Discorsi di guerra/Capitolo II

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Capitolo II

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CAPITOLO II


Formazione e prime manifestazioni parlamentari

del Gabinetto Boselli


La guerra seguitò nell’inverno del 1915 e del 1916 a svolgersi felicemente. Ma verso la fine della primavera del 1916 il nemico tentò quella che esso si compiaceva di chiamare spedizione punitiva. Questa si svolse nel Settore del Trentino, ma fu ben presto fermata dal valore delle armi italiane.

Se non che eventi vari contribuirono in quei giorni a determinare la caduta del Gabinetto Salandra.

Apparve allora necessario chiamare a collaborare nella grande impresa tutti i partiti, formando un Ministero di concordia nazionale.

La designazione spontanea che sorse subito nel cuore e nella mente degli italiani fu che la composizione e la direzione di tale Ministero fosse affidata all’uomo che, per la sua alta autorità morale, per il suo incomparabile patriottismo, appariva unicamente adatto alla nobilissima impresa.

Fu così che la figura politica di Paolo Boselli si illuminò di nuova luce.

Egli fu nominato Presidente del Consiglio il 18 giugno 1916. Con Decreto Reale del giorno successivo furono nominati i suoi collaboratori:

On. Sonnino per gli Esteri, Colosimo per le Colonie, Orlando per l’Interno, Sacchi per la Grazia e Giustizia, Meda per le Finanze, Carcano per il Tesoro, Morrone per la Guerra, Corsi per la Marina, Ruffini per l’Istruzione, Bonomi per i Lavori Pubblici, Arlotta per i Trasporti, Raineri per l’Agricoltura, De Nava per l’Industria e il Commercio, Fera per le Poste e Telegrafi: furono Ministri senza portofoglio: gli On. Leonardo Bianchi, Bissolati, Comandini e Scialoja Vittorio.

Alla ripresa dei lavori parlamentari, avvenuta il 28 giugno 1916, il Presidente del Consiglio, On. Boselli, presentò il Ministero con le seguenti comunicazioni del Governo:


Onorevoli deputati! (Segni d’attenzione). Non è tempo di programmi, ma è tempo di opere, onorevoli signori. I propositi del Ministero, nel cui nome ho l’onore di [p. 20 modifica]parlarvi, mirano sopratutto, in quest’ora fatidica, alla magnanima impresa dalla quale attendono e avranno vittoria i diritti delle Nazioni e i diritti della civiltà. (Approvazioni).

A questo intento noi proseguiremo l’opera intima e diuturna di solidarietà cogli alleati fino al definitivo trionfo. (Vive approvazioni).

Continueremo così a battere risolutamente la via di quella politica estera che ha già più volte riscosso il larghissimo suffragio del Parlamento e dei Paese, attendendo strenuamente all’intensificazione e al sempre più stretto coordinamento delle operazioni militari sui vari fronti di combattimento in Europa e alla perfetta intesa tra gli alleati nell’azione loro di difesa economica verso i nemici. (Benissimo!)

Manterremo la nostra finanza negli accorti e validi andamenti, ond’ebbe fin qui vigilanza e presidio. Daremo il massimo vigore a tuttociò che valga a rafforzare la guerra delle rivendicazioni nostre e dei nostri alleati, a tutto ciò che maggiormente assecondi il sentimento ardente e gagliardo del Paese e corrisponda all’esempio, alla fede, al valore dei nostri meravigliosi soldati, dei nostri prodi marinai. (Vivissimi generali applausi).

Per simili scopi d’intensificazione bellica e di cooperazione popolare ci unimmo insieme uomini di diverse opinioni politiche, ma di un solo animo e di un volere solo rispetto a quei voti generosi e a quei supremi interessi della Nazione che dominano l’ora presente. (Vive approvazioni).

Il fervore delle competizioni politiche tace di fronte alla voce della Patria immortale. Tutti oggi dobbiamo [p. 21 modifica]stringerci insieme in una concordia sincera ed operosa; inspirata dalle tradizioni del nostro Risorgimento, illuminata dalla visione di quell’avvenire che all’Italia, restituita alle ragioni eterne dell’essere suo e della sua favella, darà nuova virtù di vita civile e nuova potenza di lavoro. (Applausi). Raggiunta la meta ciascuno tornerà al suo posto nella arena politica. (Approvazioni).

La concordia nazionale piena e fidente nel Paese, nelle aule parlamentari e nel Governo, deve andar affermata e suggellata da ogni atto della pubblica amministrazione. (Applausi). Noi non conosciamo alcuna pregiudiziale di fronte agli italiani di tutti i partiti, che del pari pugnano e muoiono per la Patria. (Vivissimi generali applausi). Tutti coloro che nel grande cimento dànno il cuore, il pensiero e l’opera per la vittoria nazionale entrano del pari nella concordia della Nazione. (Applausi). Solamente verso coloro che si provassero a deprimere in qualsiasi guisa la sicura fiducia del popolo italiano, immemori della santità della Patria, dovrà essere vigile ed inflessibile la pubblica autorità. (Vivissimi applausi).

A rappresentare la larga concordia nazionale giova, durante la guerra, l’accresciuto numero degli uomini chiamati a far parte del Governo. Esso reca ad effetto, nel solo modo conforme alle nostre istituzioni costituzionali e salvo il principio essenziale della responsabilità governativa, la più estesa e continua partecipazione di tutti i partiti e di tutte le tendenze all’opera del Governo. La quale, anche mercè la collaborazione delle energie di cui pure è dovizia nel Parlamento e nel Paese, dovrà, durante la guerra, spingere alla massima efficacia [p. 22 modifica] ogni nostra attività e mirare a tutto ciò che animerà i tempi nuovi della Patria vittoriosa. Gli ordinamenti amministrativi potranno divenire più sciolti dopo che la guerra ha più saldamente unificato la coscienza della Nazione, e con genio liberale, con nuovo lume di dottrina e all’infuori di ogni particolare opinione o interesse di partito, andrà riformata ogni parte della legislazione.

Occorre promuovere senza indugio tutto ciò che si attiene alla gloria e al potere scientifico della Nazione: rinnovare l’insegnamento professionale con pratiche discipline affinché siano pronti per la nostra riscossa industriale operai e direttori capaci (Benissimo!), ed elevare ancora e sempre meglio ancora confortare la scuola popolare, che già porge di sè così patriottica testimonianza mercè la virtù italiana delle generazioni ch’essa educò. (Vive approvazioni).

A questa riedificazione di molta parte degli ordinamenti dello Stato e del diritto italiano concorreranno del pari il pensiero e il lavoro delle due Camere. Con un medesimo entusiasmo esse deliberarono la guerra italiana e spetta ad esse medesimamente di compiere l’opera riformatrice per tutta la Nazione redenta.

La creazione dei due nuovi Ministeri dei trasporti e dell’agricoltura fu introdotta per la durata della guerra.

Il volere del Parlamento, illuminato dalla esperienza, deciderà per l’avvenire. Intanto i due nuovi Ministeri sorgono organicamente costituiti: nessuna delle presenti amministrazioni viene scomposta o variata nella sua autonomia o nel suo assetto: nessuna mutazione si porta nei servizi: non si genera alcun nuovo ruolo di impieghi e d’impiegati. (Benissimo!) [p. 23 modifica]Il Ministero dei trasporti, da assai tempo proposto e divisato, potrà essere successivamente stabilito secondo gli studi che con singolare competenza tracciò testé la Commissione per l’ordinamento delle strade ferrate dello Stato.

Intanto il Governo considererà solertemente le provvidenze additate dalla Commissione per il personale ferroviario, che va segnalato nelle operazioni della nostra guerra per l’indefessa e l’intelligente alacrità e per la patriottica e salda disciplina. (Applausi generali).

È ovvio che debbano congiungersi al Ministero dei trasporti, oggi più che mai, i servizi della marina mercantile, destinati a completarsi mercè le naturali e utili unificazioni da tanto tempo preconizzate e ad assumere nuove attività per la sollecita restaurazione della nostra flotta mercantile. (Vivi applausi).

Il Ministro di agricoltura, durante la guerra, solleciterà gli approvvigionamenti ben proporzionati al bisogno, stimolerà la produzione, favorirà i consumi alimentari, specie per le classi più disagiate. E anche dopo la guerra, tra il rigoglioso prosperare delle industrie e dei commerci, la produzione della terra conserverà il suo primato, e nelle giuste riforme sociali, insieme coi lavoratori delle fabbriche, dovranno trovare efficaci argomenti di rinnovamento economico e morale i contadini nostri (Applausi unanimi) che in sì grande numero e tanto intrepidamente danno la loro vita, a null’altro pensando che al dovere verso la Patria e verso il Re. (La Camera sorge in piedi plaudendo — vivissimi unanimi e prolungati applausi).

Vero è che ogni ordine di cittadini gareggia nelle prodezze e nei sacrifici: mentre i nostri combattenti [p. 24 modifica]veggono in mezzo a loro, sprezzatore di ogni pericolo, il Re che rinnovella le virtù della sua Casa impavidamente, (Vivissimi, calorosissimi applausi — Il Presidente, i ministri e i deputati sorgono in piedi al grido di viva il Re!) col cuore all’Italia, propagando il saluto fatidico di Roma a tutte le genti italiane. (Benissimo!)

Spetta al Ministero presieduto dal mio illustre predecessore ed amico (Vivi, prolungati applausi) il vanto di aver bandito la guerra che l’anima della Patria, risuscitata e idealizzata nei ricordi dei secoli migliori, acclamò con entusiasmo vibrante ed ardito, e, nel sostenerla, tutto il popolo italiano è forte, è sereno, è invitto. (Applausi).

Il popolo italiano colle multiformi virtù, coll’agilità del suo spirito veramente latino, vince i più rudi disagi, sopporta i più penosi sacrifici (Applausi) e serbasi consapevole che la più rigida disciplina è condizione essenziale per la salvezza della Nazione e per la libertà stessa dei cittadini, disciplina che la suprema necessità autorizza e giustifica entro i limiti proprii del diritto della patria. (Benissimo!).

Mirabile paese il nostro: diciamolo, onorevoli signori, con commozione e con orgoglio. (Approvazioni).

Alle nefande imprese nemiche risponde con classico disdegno Venezia che al Risorgimento italiano è usa dare tutta sè stessa (Vivi applausi); rispondono fieramente tutte le città nostre barbaricamente insidiate dai cieli violati: rispondono gli abitatori di quelle contrade consacrate oggi dal valore italiano, che tutto abbandonarono tranne l’idealità della Patria (Applausi), la quale saprà essere grata rammentando i giorni più dolorosi delle sue [p. 25 modifica]città e delle sue terre più travagliate dall’ira nemica. (Vive approvazioni).

Dalla concordia nostra e della Nazione sorga il saluto dell’ammirazione e della gloria ai nostri combattenti, che per le terre e sui mari scrivono eroiche pagine di storia e risuscitano i canti delle epiche gesta.

L’urto violento e poderoso del nemico non solo subito s’infranse sulle ali delle nostre truppe, ma fu presto intieramente fermato ed energicamente respinto (Benissimo!); ed ora si compie, vincendo la resistenza del nemico, il riacquisto delle nostre terre e delle ardue vette dominatrici (Applausi). Avanzano, incalzanti, e oltre, oltre ancora avanzeranno i soldati della redenzione nazionale e la bandiera italiana rifulgerà dovunque è Italia. Ora e sempre! (Vivissime approvazioni — I deputati sorgono in piedi — Generali, entusiastici, prolungati applausi — L’onorevole deputato Salandra scende nell’emiciclo e va a congratularsi con l’onorevole Presidente del Consiglio — Vivissimi applausi).


* * *


La discussione sulle comunicazioni del Governo fu molto ampia e ai vari oratori che vi presero parte, l’On. Boselli rispose col seguente discorso:


BOSELLI, presidente del Consiglio. (Segni di vivo, attenzione). Dopo il patriottico ed infiammato discorso dell’onorevole Marchesano, che tanto commosse la Camera, il discorso migliore dovrebbe limitarsi a dire che il Ministero palpita dei medesimi sentimenti che hanno ispirato l’Onorevole Marchesano, che noi vogliamo ciò [p. 26 modifica]che l’Onorevole Marchesano ha invocato: la gloria e la vittoria della Patria con la concordia di tutti i cittadini. (Vive approvazioni).

Ma io ho il dovere di dare alcune risposte agli oratori. Sarò brevissimo. Ho ascoltato tutti gli oratori con attenzione viva ed assidua, e tutti li ringrazio. Ringrazio coloro che dichiararono la loro fiducia nel Ministero, ringrazio i deputati che parlarono come oppositori, perché, valorosi maneggiatori degli strali parlamentari, li hanno adoperati molto umanisticamente. (Viva ilarità).

Io non posso rispondere a parte a parte a tutti gli oratori, ma dico a tutti che nessuna delle idee che palesarono nei loro discorsi sarà dimenticata, né da me né dai miei colleghi.

Quanto alle questioni di finanza, ha risposto pienamente ieri il collega del tesoro, enunciando così il risultato felice degli sforzi fatti, come le previsioni fidenti, ed ha aggiunto ammonizioni di patriottica virtù, che, sgorgate dal suo patriottismo, trovarono eco spontanea e sincera in questa Camera.

Quanto ai gravi problemi dell’agricoltura, io non mi intratterrò intorno ad essi: tutti gli oratori manifestarono tanta meritata fiducia nel ministro di agricoltori, che non è mestieri ch’io li rassicuri circa l’opera sua.

Io non seguirò discorrendo degli ordinamenti della sanità militare, perché, se riforme occorrono, a queste riforme attenderà il ministro della guerra. Ed è nel nostro Gabinetto Leonardo Bianchi tale uomo di autorevole competenza, che presterà all’uopo validi consigli.

Nè mi intratterrò a dire della opportunità che negli acquisti militari si proceda con quel concerto fra l’ [p. 27 modifica] amministrazione della guerra e l’amministrazione dell’agricoltura del quale parlò ieri l’onorevole Dugoni.

Delle colonie parleremo a suo tempo. (Ilarità). Quanto alle pensioni di guerra, sarà questo un argomento cui il Governo rivolgerà sollecita e larga e particolare e giusta attenzione, confortato anche dagli studi dotti e preziosi che intorno a simili provvidenze andò e va svolgendo da qualche tempo l’onorevole Luigi Rava, vigile, sollecito, efficace promotore delle giuste ed urgenti riforme.

Per i richiamati già disse ieri il collega del tesoro che giornalmente si spende la somma di due milioni, e se sarà mestieri meglio assicurare che le forme delle concessioni dei sussidi sieno corrispondenti sempre alla giustizia e al bisogno, al di sopra degli inconvenienti che possono nascere per le parzialità locali, il Governo penserà anche a questo, e penserà a tutto ciò che si possa fare per i provvedimenti benefici a quei profughi dei quali più oratori hanno parlato con calde e commosse raccomandazioni.

L’onorevole Turati ancora una seconda volta o una terza... non lo so bene, tornò sull’argomento della censura, argomento molto difficile: e neppure intorno ad esso è questo il momento che io possa fare lungo discorso.

La censura non è un’istituzione permanente: è un’istituzione che va giudicata come di equilibrio instabile, direi così, secondo gli atteggiamenti che le circostanze prendono successivamente, secondo i tempi. E una questione nella quale la ragione politica si incontra con la ragione giuridica, il diritto della Patria col diritto della libertà.

Occorre trovare dei limiti, ed io posso assicurare la Camera che la censura, istituzione necessaria in tempo [p. 28 modifica] di guerra, sarà mantenuta in quei limiti che il senso giuridico e patriottico dell’onorevole Orlando saprà tracciare a stabilire; (Commenti).

Se c’è qualche equivoco, lo spiego... (No! no!) Rispetto agli internati l’onorevole Turati fece due specie di questioni: una generale e una di immediata esecuzione.

Quanto alla questione generale nulla c’è da ripetere oltre quanto la Camera ha già consentito in un voto precedente. Egli, intanto, immediatamente, domanda che siano tratte al vero, sincero, pieno effetto le promesse fatte dall’onorevole Salandra. Ora io posso assicurare, a nome di tutto il Governo e del ministro Orlando in particolare, che quelle promesse date dal ministro Salandra saranno, se già non lo furono, pienamente eseguite.

Di politica estera parlarono parecchi colleghi. Non nomino alcun deputato in modo particolare, perchè non vorrei dimenticarne qualcuno. Si disse che il mio collega degli esteri è un ministro muto. (Si ride). Ne io vorrei essere al suo fianco un ministro loquace. (Si ride). Ma la Camera sa che il mio collega se ha muta la favella, ha eloquentissimo l’animo quando si tratta di sentire, di far sentire la grandezza della patria e di difenderla altamente. (Applausi).

La Camera sa che il ministro degli esteri se tace lungamente, quando esce dal suo silenzio, diffonde per l’Italia e per il mondo quel Libro Verde, che fu il più grande documento della nostra guerra. (Applausi).

Posso rispondere all’onorevole Treves che gli impegni già presi rispetto agli accordi economici per i tempi dopo la guerra, saranno mantenuti. [p. 29 modifica]

All’onorevole Agnelli, rispetto all’esportazione, argomento di moltissime difficoltà, andato fin ad ora meno male di quello che talora si dice, non ostante inconvenienti che di certo ci furono, soggiungo che anche per questa materia si farà tutto il possibile perchè le cose corrispondano al desiderio da lui espresso. Riesaminerò tutto ciò che di più efficace si possa fare per la propaganda; benchè io creda che la propaganda migliore sia quella che ciascuno di noi può fare direttamente, che la propaganda dei Governi valga assai meno della propaganda della pubblica opinione.

Ed io vorrei che tutti imitassero l’esempio di quei nostri colleghi che, come il collega Agnelli, si recarono a fare conferenze in vari paesi.

Noi abbiamo dentro la Camera e fuori uomini valorosi con la penna e con le orazioni: facciano essi questa propaganda, e sarà la migliore delle propagande perchè ciò che più giova è ciò che esce spontaneo dall’animo, è ciò che gli ascoltatori sanno che non è cosa d’incarico, ma è cosa di proprio impulso, d’ispirazione propria. (Approvazioni).

L’onorevole Gasparotto suscitò la questione dei prigionieri, questione la quale tocca il cuore di tutti noi e che certamente darà luogo a tutte le vigilanze e a tutte le provvidenze che possono occorrere. Abbiamo delle società benefiche, che si occupano di questa giusta e affettuosa sollecitudine verso i nostri prigionieri.

Testè abbiamo affermato come da parte dell’Italia si diano tali esempi che basterebbe fossero, anche in parte, imitati. [p. 30 modifica]

E quanto al raccogliere i documenti che dimostrano la civiltà della nostra guerra di fronte alle barbarie della guerra altrui, il suo pensiero è tale che o nell’uno o nell’altro modo deve essere accolto.

Già il Comitato nazionale per la storia del risorgimento raccoglie tutti i documenti della nostra guerra e già radunò molti documenti che si riferiscono a ciò cui alludeva il collega Gasparotto. Vorrà dire che nell’uno o nell’altro modo si dovrà mettere più efficacemente in luce la parte delle barbarie altrui, che tanto contrasta con la civiltà nostra. (Approvazioni).

Io non seguo l’onorevole Morgari. Egli ha detto che parlava in Comitato segreto: e poichè vedo dinanzi a me la solenne pubblicità della Camera nostra, io non posso immaginare di essere in un Comitato segreto e perciò non posso seguirlo nelle sue dissertazioni. (Ilarità - Approvazioni).

L’Italia, e perciò il suo Governo, hanno indubbiamente il dovere di tenere in particolare conto quelle città, quelle terre, quelle popolazioni che subirono e subiscono i danni maggiori. Già il mio predecessore a Venezia fece consimili dichiarazioni.

Parecchi colleghi ci hanno parlato delle città del Veneto, dei paesi che sono al confine dove si combatte e che tanto soffrono. Il deputato Pacetti ed il deputato Facchinetti ci parlarono della costa adriatica: ed il deputato Pacetti ha svolto un provvido programma che riguarda non solamente i provvedimenti immediati, ma anche quelli avvenire per ciò che riflette i lavori necessari sia nello sviluppo delle ferrovie, sia per i porti della costa adriatica. [p. 31 modifica]

Il discorso dell’onorevole Pacetti deve essere e sarà tenuto in particolare considerazione.

Il collega Lembo ci ha parlato di Bari, città che merita tanto poichè ha dato prove di patriottismo all’Italia in ogni tempo e tanto recentemente ha sofferto.

Il collega Cotugno parlò non solamente della sua Trani, ma parlò delle condizioni di tutte le Puglie. Le Puglie infatti, si affrettarono a seguire la via del progresso, così nell’agricoltura, troppo presto trasformandosi, così nello sviluppo dato con tanto slancio di incivilimento allo proprie città, quelle Puglie che specialmente da tre anni soffrono per l’invasione di animali più che perversi all’agricoltura, che soffrono in questo momento per la mancanza delle sementi, che soffrono per quei fatti che l’onorevole Cotugno ci ha qui ricordati, rispetto così alle condizioni dei proprietari come alle condizioni dei contadini anche in ordine ai contratti agrari colà vigenti, di quelle Puglie le quali con la serenità delle loro pianure senza angoli ricordano così bene l’armoniosa idealità italiana come con il loro mare additano le vocazioni dell’Italia per l’avvenire. (Vive approvazioni).

Ma che cosa è il Ministero nazionale? Permettetemi un ricordo: quando, un giorno, l’onorevole Canepa, in un suo discorso, ha effigiato il Ministero nazionale la Camera lo ha fragorosamente applaudito. Che cosa significava quell’applauso? A parer mio un sentimento di concordia, perchè il Ministero nazionale non è un Ministero da scriversi e da insegnarsi nei libri di diritto costituzionale, è un Ministero che corrisponde ad un momento storico del nostro paese. (Approvazioni) È un [p. 32 modifica]Ministero che, io vorrei dire, personifica quell’eloquenza patriottica che più volte l’onorevole Cappa ha fatto risuonare in quest’aula. Ed ecco come concepisco il Ministero nazionale. (Commenti).

E perciò chi non sente la nostra guerra, chi non sente tutta la santità della nostra guerra, - tutti sentono la guerra nel desiderio che il paese vinca, - chi non sente la guerra ardentemente, non può sentire che cosa sia il Ministero nazionale, perchè esso è il Ministero della concordia per la guerra e per la vittoria. (Vive approvazioni — Applausi).

Ed allora così essendo, l’onorevole Treves mi concederà di dirgli che egli ha spostato la questione. Io sono uso a seguire studiosamente i suoi discorsi perchè, quando lo intendo, mi pare dì leggere, come in anni passati, le polemiche di Marx ove dalla realtà dei fatti, sorge l’ideologia e dall’antitesi scaturisce la critica. E da Marx mi pare singolarmente temprato il nobile e forte ingegno dell’onorevole Treves, che ben so per altro consapevole e partecipe degli svolgimenti e delle variazioni onde la dottrina del maestro prosegue.

Egli ha descritto che cosa sia il Governo costituzionale parlamentare in sé, secondo la concezione sua, e poi ha detto che la concordia è la negazione di questo Governo. Così egli ragionava elevando il suo assunto alla dignità essenziale di un principio necessario indeclinabilmente e con magistrale ed eloquente ideologia oltrepassava il fatto presente.

E quando mi condannò come eretico del diritto costituzionale io sentii entro me stesso quasi uno sgomento, ma subito pensai all’Inghilterra e all’esempio che di [p. 33 modifica]là venne, e di quel paese non si è mai sentito dire che sia eretico nel diritto costituzionale. (Approvazioni).

Ma questo Ministero ha un’altro compito: quello di chiamare ad una più larga e viva partecipazione al Governo tutti i partiti e tutte le tendenze. Si è detto e ripetuto che le Commissioni, così dette di sorveglianza, di controllo, o come si vogliano appellare, siano state abbandonate, perchè qualcuno degli uomini che mi hanno fatto l’onore di entrare nel gabinetto - parlo dell’onorevole Sonnino — ha voluto ciò come condizione assoluta. Ora affermo alla Camera che nessuno dei miei colleghi ebbe a porre la condizione di abbandonare le Commissioni di controllo, perchè io fin dal primo momento che mi provai a sciogliere la crisi, sono partito dal principio che non dovessero ammettersi le Commissioni di controllo (Commenti), così come non le aveva ammesse il Ministero precedente.

E perchè? Perchè, onorevole Treves, esse contraddicono a quelle istituzioni costituzionali, ch’ella prese a fondamento della sua critica arguta, potente, cortese.

Le nostre istituzioni non ammettono le Commissioni di controllo: e poi, immaginate pure che si potessero conciliare, il che non credo, teoricamente, con le nostre istituzioni, come eserciterebbero l’azione loro?

Saranno Commissioni per informazioni? e allora le persone che ne fanno parte saranno vincolate dal segreto, e in questo caso le cose di Governo invece di essere a conoscenza di un numero più limitato di persone verranno a sapersi da un numero maggiore e non si comprende l’utilità che ne deriverebbe. Simili Commissioni hanno un voto consultivo semplicemente e non contano [p. 34 modifica] nulla, o hanno voto deliberativo e eliminano o sconvolgono o attenuano la responsabilità ministeriale: Sarebbero dei ministri che non governano, avrebbero una azione nella pubblica cosa senza alcuna responsabilità. (Commenti).

E non è una oligarchia, onorevole Treves, quella che si è stabilita col Ministero nazionale, poiché maggiore oligarchia sarebbe quella di Commissioni le quali non avrebbero alcuna responsabilità, non si sa bene che cosa dovrebbero deliberare, e intanto non lascierebbero più intera l’opera del Governo.

Ecco il perchè le Commissioni, non so come dire, se di controllo o di vigilanza, non si sono accolte.

Io spero che la Camera consenta in questo concetto, che è molto meglio vi sia un maggior numero di uomini al Governo rappresentanti di tutti i partiti, ma con opera continua, con responsabilità propria, anziché esservi intorno al Governo degli enti con azione interrotta e senza responsabilità. (Approvazioni).

Oltre alla più larga partecipazione dei diversi partiti al Governo, questo si varrà della cooperazione di tutti coloro che nel Parlamento o nel paese hanno speciali competenze.

Il collega Agnelli ci parlava del volontariato civile. Noi l’invochiamo e molto ci gioverà. Non bastano le competenze, che non chiamerò burocratiche perchè è una parola pregiudicata, non bastano le competenze dei funzionari permanenti, occorre che l’opera del Governo si illumini e si ravvivi continuamente mercè la competenza speciale di coloro che operosi nella vita del paese sanno e veggono e praticano molte cose. [p. 35 modifica]

E ieri quando l’onorevole Dugoni proponeva che si sentissero per determinare i prezzi e gli acquisti militari persone competenti intorno al ministro di agricoltura e al ministro della guerra, pensavo che l’amico e collega Raineri riterrà molto utile di seguire questo consiglio non nuovo per lui, che già cominciò a richiedere simili cooperazioni di uomini di speciale competenza. (Approvazioni — Commenti).

E qui, prossimo alla fine, dirò all’onorevole Giacomo Ferri che io, modesto cultore di studi storici, so quanto sia difficile scrivere la storia, anche cercandola nei documenti degli archivi. Peggio scrivere la storia della crisi. E posso assicurarlo che quando si indugiò a parlare della storia delle crisi, ha seguito delle informazioni fantastiche, non corrispondenti alla realtà dei fatti che si sono svolti da parte mia e a me d’intorno. Egli si dilettò a fare con molta vivacità ed anche con molta arguzia dei profili.

Ora nel mio profilo, del quale gli sono gratissimo, c’è una parola che, pel posto in cui ho l’onore di essere, non mi è sembrata tale da poterla accogliere come caratteristica per l’azione mia. Egli disse che io sono, un uomo lodato per la mia mitezza. (Ilarità — Commenti). Sentendo quel suo aggettivo, io mi sono ricordato dell’incontro che fece Dante nel Purgatorio, con quel signore d’Atene, che era «benigno e mite» il quale, con volto temperato, gli disse ciò che intendeva per mitezza.

Che farem noi a chi mal ne desira,
Se quei che ci ama è per noi condannato?

Ciò significa che la mitezza si deve adoperare verso coloro che amano, cioè, in questo caso, verso coloro [p. 36 modifica]che amano la patria e che seguono da buoni italiani le aspirazioni di questo amore: ma che si devono combattere tutti coloro che male desiderano rispetto ai diritti, alle libertà, alla gloria, alla vittoria della patria nostra, dentro e fuori d’Italia. Ed io assicuro la Camera che, nonostante la mia indole mite e la mia mite età (Ilarità), se venissero giorni nei quali questa mitezza si dovesse cambiare in tutte le forme del vigore troverei nel mio sentimento e nelle mie idealità tale vigore da scordarmi di essere stato un uomo mite. (Bravo! — Applausi).

Io ho fiducia, onorevole Zibordi, che non vedrò mai sorgere quelle barricate delle quali ella ci ha parlato. Le barricate contro i nemici, e speriamo non ne occorrano mai più, si: e Milano insegnò, nel 1848, e quelle barricate furono gloriose. Ma le barricate tra cittadini e cittadini, mai più. (Approvazioni). Perchè può essere certo l’onorevole Zibordi che non solo questo Governo, ma qualunque Governo sarà a questi banchi non dimenticherà i doveri verso le classi lavoratrici delle città e delle campagne. (Approvazioni — Applausi).

E noi questo dovere adempiremo nel modo più pronto, più equo, più valido che ci sia concesso di fare. Poichè scopo nostro supremo è la pacificazione, la concordia sociale in tutte le sue forme (Vive approvazioni), la pacificazione e la concordia sociale che è la prima vittoria entro i confini della patria, per assicurare la vittoria su le orde nemiche. (Vive approvazioni — Applausi).

Se la Camera consente nei pensieri da me esposti, che rappresentano i propositi del Ministero, ci suffraghi o ci conforti col suo voto pieno, aperto, sincero, sicuro voto di fiducia. [p. 37 modifica]

Giova sempre ai Governi essere forti di un largo appoggio del Parlamento: nell’istante in cui siamo è necessario. La Camera, il Parlamento, non è, onorevole Turati, quella moglie incomoda, che si cerca di tenere nascosta e di rimandare il più presto che sia possibile al celato focolare domestico. Non lo è. Io vivo qui con essa da quarantacinque anni e so e vedo che si ringiovanisce sempre. E mentre noi domandiamo che la Camera ci conceda uno spazio di esercizio finanziario corrispondente a ciò che le consuetudini nostre e l’andamento dell’Amministrazione raccomandano, mentre domandiamo ciò, può essere certo l’onorevole Turati che tutte le volte che ci potrà occorrere, per i supremi interessi della Patria, la parola viva — e direi il bacio, per mantenermi nel paragone (Viva ilarità), se fossimo unanimi — la parola desiderata di questa consorte non importuna, che è la Camera dei deputati, noi la chiameremo, noi ci rivolgeremo ad essa. (Vivissime approvazioni).

Ora prego i proponenti degli ordini del giorno di accogliere (quelli che possono farlo) le mie preghiere. L’onorevole Pacetti di certo consente di ritirare l’ordine del giorno presentato, volendo rammentare quanto ho detto.

Non oso dire all’onorevole Turati di ritirare il suo. (Si ride).

Al collega Facchinetti fo eguale preghiera. Fo eguale preghiera al collega Grosso Campana, il quale troverà modo, intendendosi col ministro di agricoltura, di sciogliere insieme con l’onorevole Dugoni il dissenso che esiste tra loro rispetto al prezzo del frumento. (Si ride).

Presso l’onorevole Cotugno di ritirare il suo ordine del giorno. [p. 38 modifica]

Eguale preghiera fo al collega Lembo, eguale preghiera al collega Roi. Eguale preghiera al collega Federzoni, anche per la ragiono che gli dissi, che non voglio fare il ministro loquace.

Uguale preghiera rivolgo al collega Schiavon ed al collega Gasparotto, poiché ci siamo trovati d’accordo. Credo che il deputato Morgari abbia mirato più a fare una dichiarazione di principî che a provocare un voto della Camera sul suo ordine del giorno e perciò spero che lo ritirerà. Il collega Zibordi spero che vorrà fare altrettanto. Al deputato Tovini rivolgo uguale preghiera. All’onorevole deputato Marchesano ricordo che abbiamo fatto tanta eco ai sentimenti manifestati colla sua calda eloquenza, e credo vorrà ritirare il suo ordine del giorno.

Pregherei l’onorevole Camera, che ringrazio non solo delle parole, che mi ha rivolto, ma anche del ricordo della «Dante Alighieri», poiché egli può essere certo che non cesso dall’esserne anche spiritualmente il Presidente: pregherei l’onorevole Dari coi suoi amici, l’onorevole Cao-Pinna e l’onorevole Teso di formare dei loro ordini del giorno un ordine del giorno solo, sul quale il Ministero porrà la fiducia che invoca dalla Camera e che confida di ottenere. (Vivissimi a prolungati applausi).


Chiusa così la discussione, gli On.li Dari e Cao-Pinna presentarono il seguente ordine del giorno:

«La Camera approva le dichiarazioni del Governo e passa all’ordine del giorno».

Tale ordine del giorno fu accettato dal Governo che pose su di esso la questione di fiducia.

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Il risultato della votazione nominale fu il seguente:

Presenti e votanti 436
Maggioranza 219
Hanno risposto: Sì 391
Hanno risposto: No 45

* * *

Anche in Senato la discussione sulle comunicazioni del Governo fu larga ed elevata. Vi presero parte gli On.li Barzellotti, De Novellis, Fracassi, Marconi, Mazziotti, Ferraris Maggiorino, Muratori e Pellerano.

A tutti rispose il Presidente del Consiglio On. Boselli, nella seduta del 5 luglio, con le dichiarazioni seguenti:

BOSELLI, presidente del Consiglio. (Segni di vivissima attenzione). Onorevoli Senatori! Quando ieri Guglielmo Marconi pronunciava il suo discorso così ricco di idee, espresse con forma squisitamente incisiva, io venivo immaginando che intorno a lui si raccogliessero gli spiriti di quegli uomini insigni nella scienza che ebbero memorabile consuetudine in quest’Aula, da Giovanni Plana a Giovanni Schiapparelli, da Luigi Cremona a Francesco Brioschi, da Stanislao Cannizzaro a Galileo Ferraris, e andavo meco stesso pensando che quest’Assemblea non è solamente l’altissima Assemblea politica del nostro Paese, ma è un Consesso che nobilmente rappresentò sempre e sempre rappresenta la dignità scientifica, il dotto pensiero dell’Italia nostra. (Approvazioni vivissime: applausi).

E mentre ieri si parlò con eloquenza filosofando di quei maestri antichi della classica politica, io pensavo che per verità essi sarebbero paghi perché credevano che gli ottimi reggitori della cosa pubblica, quelli dovessero essere nei quali insieme col patriottismo risplendesse la più alta intellettualità e la più sicura sapienza. (Vivissime approvazioni). [p. 40 modifica]E mentre io queste cose andavo immaginando e pensando, studiosamente seguivo le idee del Senatore Marconi, il quale, come usano gli uomini pari suoi, non s’indugiò nella sterilità della critica, ma dai fatti presenti trasse gli insegnamenti per l’avvenire. E dei suoi insegnamenti rispetto ai noli e al carbone terrà grande conto il Governo, e delle risorse non abbastanza conosciute d’Italia si farà il Governo rivelatore e propagatore, come egli mostrò di desiderare quando accennò che come si è rivelata un’Italia mirabilmente spirituale, così mestieri è che si riveli meglio l’Italia delle proprie risorse naturali ed economiche. Come si rivelò l’Italia spirituale ben mostra di conoscere il Senatore Marconi. L’anima del nostro Paese fu sempre tale: tacita, quando i grandi avvenimenti non si verificano, ma mai illanguidita, mai spenta, poiché o scoppi la grande rivoluluzione francese, o dopo lunga posa giunga il 48, o dopo lunghi anni in cui pareva vinta la nostra gioventù da un senso materialistico anziché dai nobili entusiasmi, sopraggiungano avvenimenti di magnanima ispirazione come quelli cui assistiamo, e l’anima italiana che non si spegne mai nè illanguidisce, risorge dalla terra, come a dire dalla sacra madre italica e compie i miracoli che ci fanno gloriosi e cui applaude tutto il mondo civile. (Applausi vivissimi).

Il Senatore Marconi desidera che in Inghilterra meglio si conosca ciò che noi facciamo per reciproca solidarietà e che in Italia meglio delle opere della solidarietà inglese si abbia conoscenza. Anche a ciò si può provvedere, ma io penso che una parola sola del senatore Marconi, detta in Inghilterra, varrà meglio di molte pubblicazioni che possa fare il Governo. [p. 41 modifica]A due cose egli accennò rispetto all’avvenire: alla ricostituzione della nostra marina e specialmente della nostra marina mercantile, argomento del quale parlò oggi eziandio il mio amico senatore Maggiorino Ferraris, congiungendo insieme alla restaurazione marittima anche la restaurazione dell’agricoltura, alla quale da lunghi anni egli consacra tanti studi cospicui ed importanti.

Alla restaurazione della marina mercantile è evidente che il Governo debba in qualche guisa efficacemente provvedere. Noi non possiamo attendere che venga il giorno in cui il commercio ritorni alle sue condizioni normali, senza che noi abbiamo i mezzi marittimi per servire il commercio proprio del nostro paese e per riprendere quelle vie delle navigazioni lontane che ci sono proprie e naturali. Il nostro paese, ben lo accennò il senatore Marconi, perchè Dio così ha voluto, perchè il mare c’invita continuamente alle sue operosità, perchè una gran parte dell’Italia nostra ha sopratutto la fibra marinara, il nostro paese, sarà una grande nazione marittima, o non potrà essere una grande nazione. (Vivi applausi).

FRANCHETTI. Abolite le sovvenzioni!

BOSELLI, presidente del Consiglio. Io credo in tutto alla libertà fino al punto in cui la libertà è necessario sia integrata dallo Stato: non fui mai amico di quella forma di aiuto che sono le sovvenzioni, ma giudicare oggi del metodo col quale il Governo possa efficacemente far risorgere la marina mercantile parmi ancora prematuro: tuttavia l’interruzione del senatore Franchetti non sarà dimenticata.

Altro sguardo all’avvenire diede il senatore Marconi quando, raccogliendo, e glie ne sono grato, le mie parole, [p. 42 modifica]disse dell’avvenire della scienza e raccomandò sopratutto la libertà. Io sono dell’opinione sua. Noi avevamo in Italia un insigne statuto di libertà nell’alta cultura, la legge Casati: abbiamo creduto di riformarla: la libertà non ci ha di certo guadagnato, e ignoro se ci ha guadagnato la scienza. (Benissimo).

Avendo avuto occasione, mi consenta il Senato questo ricordo personale, in tempo non lontano, di dar opera per la costituzione di un grande istituto italiano, il Politecnico di Torino, io ho ottenuto che fosse costituito nelle massime forme dell’autonomia, ed alla Camera dei deputati discorrendo di quel disegno di legge, aggiunsi il voto che simile ordinamento di libertà si rechi ad effetto, costituendo le autonomie di tutti gli istituti superiori d’istruzione e delle nostre Università. (Approvazioni).

Io vorrei possedere l’eloquenza gemmata o se volete meglio: armoniosa, limpida dell’onorevole Maggiorino Ferraris...

FERRARIS MAGGIORINO. Non sono che suo allievo.

BOSELLI, presidente del Consiglio.... Ella mi ha testè commosso con le parole a me rivolte ed ora vuol vincermi in cortesia. Rinuncio perciò a ringraziarla.

L’onorevole Ferraris ci ha trasportati a ciò che avverrà dopo la guerra, premettendo però ciò che durante la guerra conviene fare perchè il Paese nostro non si trovi nell’isolamento.

Il Governo terrà nel ricordo che meritano le idee e gli incitamenti di un uomo di tanto valore e di tanto studio.

Non posso seguirlo in tutte le sue proposte, concernenti i tempi che seguiranno alla guerra, però a lui e [p. 43 modifica]ai senatori Mazziotti, De Novellis, e anche al senatore Fracassi, che parlarono della recente Conferenza economica tenuta a Parigi, debbo rispondere che tutto ciò che sostanzialmente essa approvò fu reso di pubblica ragione nel nostro e negli altri paesi alleati.

Non si trattava di una Conferenza che stringesse accordi definitivi, ma di una Conferenza che addivenne a deliberazioni prese dai delegati ad referendum. L’Italia fu in quella conferenza rappresentata con molto valore dal già Ministro Edoardo Daneo.

Questo è certo che il nostro Governo non prenderà impegni (e già lo si dichiarò ripetutamente alla Camera dei deputati) pei tempi successivi alla guerra senza il consenso del Parlamento. (Benissimo). Quando quel tema verrà dinanzi al Parlamento acquisteranno anche maggior valore quelle avvertenze d’indole commerciale che con tanta diligenza ha raccolto il senatore De Novellis, e quei cenni sulle importanti nostre esportazioni nei vari paesi che ieri ha qui recato il senatore Mazziotti.

Il senatore Ferrerò di Cambiano parlò dell’assicurazione obbligatoria per le classi operaie. Io non posso dire ora il pensiero del Governo; ma quale sia il mio pensiero egli lo conosce. Non è questo un problema che si sciolga con una semplice affermazione, questo solo posso dirgli: che l’argomento rientra in quelle provvidenze che il Governo intende di preparare, per il giorno in cui la guerra sarà cessata, a giusto riguardo delle classi sociali che danno alla patria il loro lavoro così nell’officine come nei campi.

Quanto alla costituzione del Ministero, io ringrazio gli oratori che hanno parlato per i concordi giudizi [p. 44 modifica]lesati, come li ringrazio per la benevole e larga accoglienza che fecero a me e ai miei colleghi.

Pareva dapprima che l’amico Muratori mettesse alla sua fiducia qualche riserva: ma egli si è limitato a volgere un saluto al mio predecessore, saluto al quale si è unito anche il senatore Morra, saluto che io ho anticipato nelle comunicazioni del Governo e che risponde pienamente al mio pensiero e all’animo mio. (Approvazioni vivissime).

Il senatore Muratori con la sua fervida eloquenza rammentò la benevolenza ch’ebbero per me Francesco Ferrara, il maestro incomparabile, e Francesco Crispi, nel quale s’impersonò tanto entusiasmo patriottico e s’impersonò tanta storia del risorgimento italiano. Io caldamente ringrazio l’on. Muratori per i ricordi che vivono e vibrano prediletti nell’animo mio.

Non discutiamo oggi, on. Muratori, una tesi costituzionale. Che cosa significa un Ministero nazionale? Significa in questo momento un patto di concordia per la la santità della Patria, significa un Ministero nel quale uomini di tutti i partiti e di tutte le tendenze operano concordi per la guerra e per la vittoria. (Applausi).

Non è un capitolo di diritto costituzionale, è un fatto politico sorto con intento salutare per la patria: do perciò al senatore Muratori la risposta stessa che diedi al deputato Treves che aveva il medesimo scrupolo di ortodossia costituzionale che manifesta oggi l’on. Muratori. (Ilarità, denegazioni del senatore Muratori).

Ringrazio il senatore Pellerano per il discorso suo di patriottica ispirazione e di piena fiducia nel Ministero. [p. 45 modifica]

Al senatore Fracassi la composizione del Ministero diede un istante di sgomento. (Si ride).

FRACASSI. Nessuno sgomento.

BOSELLI, presidente del Consiglio. Egli vi vide un mostro, così ha detto, e io dei mostri di ogni specie mi spaventai sempre anche nella mia gioventù (Si ride). Il senatore Fracassi si era sgomentato un istante, ma poi ha visto nascere la bella concordia dai nostri banchi e cortesemente ci ha accordato la sua fiducia. Anzi a lui parve che i Ministeri istituiti avrebbero dovuto esserlo con carattere permanente, ciò che non abbiamo fatto per non anticipare i voti del Parlamento preceduti da ampia ed opportuna discussione, e perchè urgeva provvedere alla costituzione di questi ministeri, che anche essi hanno in questo momento missione di guerra. (Bene).

Qualche altro oratore accennò anche che altri Ministeri si sarebbero potuti creare (Commenti), e sembrami che il senatore Mazziotti avrebbe voluto un Ministero delle munizioni. Io posso assicurarlo che vi sia o no il Ministero, l’opera per procurare le munizioni necessarie ai nostri combattenti procede validamente ed energicamente. Eguale assicurazione mi è grato dare al senatore Morra, che testè parlò del medesimo argomento. Ed assicuro il senatore Mazziotti che l’esservi un Ministero o l’esservi un sottosegretariato di Stato, quando il compito importantissimo ed urgente è affidato ad un uomo del valore e della energia del generale Dallolio (Approvazioni), la questione ha poca importanza: e può essere certo il Senato che l’opera di questo valente generale che ha tutte le competenze tecniche e insieme l’ardore [p. 46 modifica]dell’apostolato e che creò mirabilmente la mobilitazione industriale, non trovò e non troverà mai alcuno ostacolo in alcun’altra parte dell’Amministrazione della guerra.

Il senatore Fracassi non ha ravvisato nella sua vera fisonomia la funzione costituzionale dei Ministri senza portafoglio. I ministri senza portafoglio sono ministri in tutta la dignità, in tutta l’efficacia dell’azione governativa, ed assumono alla pari degli altri ministri, tutta la responsabilità del Governo. Oggi possono essere senza portafoglio e con determinate funzioni, domani possono passare a reggere un dicastero: insomma il ministro senza portafoglio è un uomo politico che unisce l’opera sua come uomo politico e parlamentare all’opera del Gabinetto, ed in questo caso rappresenta in modo singolare quella più larga, attiva e continua partecipazione del Parlamento agli uffici del Governo, che a parer mio è l’unica consentita dalle nostre istituzioni. E insieme a questa partecipazione di uomini politici, il Governo più e più sempre cercherà la partecipazione del Paese, degli uomini più competenti che nel Paese vi siano rispetto alle varie questioni, poichè il Governo sente ciò che ha detto ieri nel suo discorso eloquente l’amico senatore Mazziotti, sente la necessità del contatto con la pubblica opinione, sente che questa è una guerra di popoli, e che per condurla valorosamente e vittoriosamente conviene che il Governo sempre viva, si agiti e senta ed operi stretto col popolo nostro, unanime con esso. (Bene).

Il senatore Barzellotti cui il grande valore oratorio presta qualche volta dei colori assai accesi, come avviene ai grandi pittori ed ai grandi oratori, ieri ha ben [p. 47 modifica]commeritate le mie parole, ed io le confermo. Ma poi spaziò in una serie di fatti, nei quali io non saprei e non potrei seguirlo. Intendo la concordia e la pacificazione sociale quale l’ho definita nelle parole che egli ha rammentate. Egli ed i suoi colleghi Mazziotti e Ferraris chiesero al Governo che cosa avverrà della censura: oggi il senatore Muratori prese vigorosamente la difesa di questo istituto passeggero, che è intanto da giustificarsi in quanto è connesso col diritto della patria, entro i limiti di questo diritto. Che cosa è il diritto della patria? Forse il mio amico Orlando, maestro sicuro e geniale di ogni parte del diritto, ve lo potrebbe definire: io dico con pensiero politico che il diritto della patria richiede tutto ciò che occorre continuamente e secondo le circostanze per difendere i supremi interessi della nazione, per impedire che si deprima l’animo dei combattenti e dei non combattenti, perchè l’impresa italiana iniziata vigorosamente si conduca a termine con eguale vigore e col consenso generale, non turbato da passioni e da perfidie di parte. (Applausi).

Del resto, è scritto nel decreto del 23 maggio che la censura proibisce tutto ciò che possa pregiudicare l’interesse nazionale della guerra: al di là verrebbe l’arbitrio ed io non penso che alcuno voglia giungervi. Entro questi termini è la difesa della Patria, ed è far meno di ciò che altri Stati hanno fatto.

Il senatore Mazziotti ci parlò delle riforme dell’Amministrazione: egli sa per antica consuetudine amichevole che io consento pienamente con lui, come consento col senatore Ferraris intorno ai nuovi atteggiamenti che debbono prendere i pubblici servizi. [p. 48 modifica]

Il senatore Muratori ha commentato ciò che io dissi nelle dichiarazioni del Governo intorno alle riforme che conviene sian fatte in ogni parte della legislazione. Il Governo, anche nelle urgenti e gravi cure di questi tempi, darà opera agli studi che debbono preparare simili riforme, e saranno desse preparate al di fuori di ogni interesse di partito, di ogni pregiudizio di scuola, da uomini che non solo appartengono al Gabinetto che ho l’onore di presiedere, ma appartengano per il loro sapere al lustro e all’altezza della scienza italiana ed i quali sapranno ben congiungere insieme ciò che è conforme all’indole del nostro Paese e ciò che è conforme all’eterna ragione del diritto. (Vive approvazioni).

Di Venezia io parlai alla Camera dei deputati, parlai qui per guisa che il senatore Muratori può esser certo che io concordo pienamente con lui nel salutare con ammirazione questa più che eroica città, (Benissimo) e nel- l’assicurare il Senato che il Governo non la dimenticherà mai (Bene! Bravo), non solo nei sentimenti dell’ammirazione ma anche in quei provvedimenti che sarà giusto rechino conforto e compenso là dove oggi sono maggiori i sacrifizi e più gravi i dolori. (Approvazioni vivissime).

Il Senato mi assolva se io non entro a discorrere di una questione che testè ha agitato per un’istante quest’aula.

Io confermo ciò che è scritto nelle dichiarazioni del Governo: le due Camere, e di certo la prima fra esse le due Camere concorreranno del pari ai lavori legislativi. È una assicurazione che già più d’una volta credo sia stata data al Senato, ma quando ieri io dissi che nelle mie parole v’è lo spirito interiore, volevo dire che è proposito mio e di tutti i miei colleghi di mantenere questa [p. 49 modifica]promessa in tutta la sua giusta, precisa ed intera espressione. (Vive approvazioni). Così mi è grato rispondere alle alte considerazioni del senatore Mazziotti.

Io non discuto l’art. 10 dello Statuto, che anche in Piemonte fu molto discusso e variamente interpetrato. A che aprire lo Statuto, per dimostrare quanta dignità abbia il Senato italiano: con quanta competenza egli possa esercitare il suo alto ufficio legislativo e parlamentare in tutte le parti della nostra legislazione? Non è solo per l’art. 10 dello Statuto, è per la sapienza vostra, per il rispetto che meritate, per l’opera che avete sempre dato per la patria che il Governo userà verso il Senato tutti quei riguardi che non sono solamente nel desiderio vostro, ma corrispondono a un vostro diritto e al dovere del Governo.

Nè io do altre assicurazioni al Senato. Mi parrebbe di venir meno al rispetto che al Senato io devo e professo. Il Senato assicura a se stesso la propria dignità e il proprio avvenire con l’opera sua. Tutta la sua storia è fulgida di dignità, di onore e di patriottismo italiano, dai primi anni del risorgimento, quando il Senato subalpino proclamò l’unione al regno sardo, delle terre lombarde ed esaltò i diritti nazionali delle Venezie, quando primo proclamò cittadini di quel regno tutti gli altri italiani. Quel Senato che proclamò il regno d’Italia, presente Alessandro Manzoni, quel Senato che in un giorno di trepidazione intese Giacomo Durando a dire «se l’Italia sarà disfatta noi la rifaremo!», quel Senato che Federico Sclopis disse che dovunque trasportato sarebbe sempre il tempio di Giove Statore, quel Senato diede, dà e darà sempre a se stesso la propria altissima [p. 50 modifica]dignità e la propria gloria così nella vita pubblica, come nella storia della patria italiana. (Applausi vivissimi e prolungati).

In quanto agli ordini del giorno, io potrei dire che il Governo li accetta tutti, e prego gli onorevoli senatori Pellerano, Mazziotti e Morra di voler riunire in un solo i loro ordini del giorno e precisamente in quello dell’onorevole Pellerano.

Il Governo accetta pure gli ordini del giorno del senatore Enrico di San Martino e del senatore Conti riuniti in un solo riguardanti gli invalidi, gli orfani dei caduti in guerra, confermando quanto ha già espresso nell’altra Camera a questo riguardo, giacche nel tempo in cui si stanno elaborando le due leggi presentate alla Camera dei deputati, occorre dare dei provvedimenti ai quali il Governo non verrà meno a quanto è mestieri per la pietà verso gli orfani, per riparare alla sorte dei mutilati, e perchè anche l’assistenza patriottica ha bisogno di essere coordinata e controllata. (Benissimo). A questi effetti il Governo provvederà ed accetta volentieri i due ordini del giorno riuniti in uno solo. (Approvazioni vivissime).


L’ordine del giorno, presentato dal Senatore Pellerano, al quale si associano i presentatori degli altri ordini del giorno, On.li Morra e Mazziotti, diceva cosi: «Il Senato approva le dichiarazioni del Governo e passa all’ordine del giorno».

Procedutosi all’appello nominale si ebbe il seguente risultato:

Votanti 164
Risposero: Sì 164

Null’altro di notevole si ebbe in quelle tornate del Senato.

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* * *

Ritornando all’esposizione dei lavori della Camera dei Deputati notiamo che nella seduta del 2 luglio 1916 fu portato in discussione il disegno di legge che accordava al Governo la facoltà dell’esercizio provvisorio del bilancio 1916-17 per sei mesi e non oltre il 31 dicembre 1916.

Vi presero parte molti oratori che trattarono non soltanto questioni finanziarie ma anche questioni di politica economica in genere e di provvedimenti speciali a favore degli orfani e dei mutilati di guerra.

Per le questioni tecniche risposero i Ministri delle Finanze e del Tesoro, On.li Meda e Carcano.

La discussione fu chiusa dall’on. Boselli col seguente discorso:


BOSELLI, presidente del Consiglio. Dopo i discorsi dei colleghi miei che hanno risposto ai vari oratori, e dopo il discorso che la Camera intese testè dal mio collega del Tesoro, altro compito a me non rimane se non quello di dichiarare quale ordine del giorno accetta il Governo. Comincio però dal rivolgere preghiere ai vari proponenti degli ordini del giorno perchè vogliano consentire a volgere in raccomandazioni quelle proposte che essi avrebbero desiderato fossero deliberate dalla Camera.

Anzitutto mi rivolgo all’onorevole Montemartini, il quale ha avuto spiegazioni chiare e precise, e sostanzialmente favorevoli, dai due ministri che hanno parlato.

Egualmente all’onorevole Beltrami rivolgo la stessa preghiera, poichè ha inteso che i voti da lui espressi furono già in gran parte adempiuti.

L’onorevole Goglio, dopo la discussione avvenuta e le osservazioni così del collega Soleri come del ministro delle finanze, confido non insisterà nel suo ordine del giorno, il quale anzichè presentare una proposta positiva intendeva di accennare alla Camera un determinato indirizzo di riforme finanziarie. [p. 52 modifica]

In massima il collega dell’interno ed io, e gli altri ministri che hanno competenza intorno alla materia accennata nell’ordine del giorno del deputato Salomone, accettiamo tale suo ordine del giorno, ma come raccomandazione.

Ai colleghi Maffi, Brunelli, Bianchi ed altri ha risposto il ministro della guerra, ed io penso che in parte siano sodisfatti delle risposte avute, e che per quelle parti intorno alle quali non avessero avuto piena sodisfazione, vorranno che queste rimangano come raccomandazioni, anzichè insistere per provocare un voto della Camera.

All’onorevole Teso e colleghi ha risposto il ministro della guerra e ad essi ripeto la preghiera di non insistere nel loro ordine del giorno.

Il ministro delle finanze disse agli onorevoli Soleri e Brezzi come il Governo non ha sostanzialmente alcuna difficoltà a consentire nei propositi, da loro espressi nell’ordine del giorno; ma io prego questi amici miei di seguire l’esempio, che raccomando a tutti gli altri deputati, e cioè di concedere che l’ordine del giorno sia considerato ed accettato dal Governo come una raccomandazione, perchè in ogni sua parte corrispondo agli intenti e all’opera finanziaria del Governo stesso.

All’onorevole Romanin-Jacur ha risposto così esaurientemente il ministro del tesoro, che non mi occorre nemmeno di rivolgergli la solita preghiera. Questa preghiera rivolgo invece all’onorevole Giretti.

Il collega Rava ha trattato anche oggi, con quella competenza e con quella eloquenza, che gli sono proprie, la questione delle pensioni di guerra. Il ministro del [p. 53 modifica]tesoro dichiarò a lui quanto già si fece e quanto si farà ancora, muovendo dalle idee e dai sentimenti stessi che hanno inspirato i suoi studi e commosso la sua parola, in quest’Aula e fuori.

Un ordine del giorno, inspirato da alti sentimenti, e svolto con alta parola, come è costume suo, ci venne recato innanzi dall’onorevole deputato Luzzatti in nome della Commissione, che esamina i disegni di legge per provvedere agli invalidi ed agli orfani dei morti in guerra. Egli assicurò il Governo che questa Commissione competentissima procederà nei propri lavori. Il Governo confida che essa farà quelle proposte che meglio si convengono all’uopo e da parte sua sarà sollecito di cooperare con la Commissione medesima. Intanto accenna la Commissione e sente il Governo che vi sono dei provvedimenti urgenti, i quali debbono essere adottati, anche prima che la Commissione assolva tutto il compito suo, che è molto arduo, specialmente in quelle parti che riguardano le riforme giuridiche e quell’ordinamento della famiglia, cui accennò con parola così eloquente l’onorevole Luzzatti.

Questi provvedimenti urgono per gli orfani in quanto che oggi, intorno a questo grande compito, che non dirò di assistenza sociale, perché è compito di dovere nazionale (Bene!) si procede con vari sistemi, senza quella unità di concetti e di opere che è sommamente necessaria perchè questo dovere nazionale si compia in modo che riesca più efficace e più benefico.

Ugualmente per la questione degli invalidi è urgentissimo di provvedere, perchè le nobili, le generose iniziative che a questo riguardo sono sorte e si svolgono [p. 54 modifica] nel paese non procedano anch’esse con concetti disformi di ordinamento e di opera chirurgica, con concetti disformi rispetto agli strumenti ortopedici che occorrono per i mutilati, per guisa che io so (e dico questo alla Camera perchè mi pare questione interessante) che molte di queste iniziative si rivolgono largamente a paesi esteri, con eccessivo dispendio, per far venire degli strumenti che si possono fare e si fanno benissimo anche in Italia. (Approvazioni).

E se non cominciamo in questa occasione, anche per questo intento, a far sorgere noi queste industrie e ad agevolarle, a perfezionarle sempre più, anche per i bisogni avvenire, è inutile che parliamo del dopo guerra quando durante la guerra non riusciamo a provvedere come si conviene. (Approvazioni). E vi sono città d’Italia dove si può fare benissimo, per esempio Bologna, Milano, pagando assai meno e avendo ugualmente dei buoni strumenti. (Segni di assenso).

Per addivenire ai provvedimenti che occorrono con sollecitudine, anche prima che la Commissione abbia compiuto il suo lavoro, il Governo procederà promuovendo i consigli della Commissione stessa: e sarà un altra forma opportuna ed utile di cooperazione parlamentare.

Il deputato Luzzatti propose che la Camera, convenendo unanime nel proposito di provvedere sollecitamente agli orfani dei caduti in guerra e alla sorte dei mutilati, mandi da qui un saluto ai combattenti nostri per assicurarli che non solo il plauso della Camera va alla loro gloria, che non solo il cuore della Camera batte con il loro cuore, ma che è voto e [p. 55 modifica]volere assoluto della Camera che lo Stato italiano provveda alla loro sorte se invalidi sono, provveda ai loro figli se essi muoiono combattenti in guerra. (Benissimo!)

Io mi associo a questo pensiero nobilissimo del deputato Luzzatti. Diremo a un tempo a questi combattenti che il Governo e la Camera s’interessano anche alle loro pensioni di guerra, e questo saluto che partirà da qui oggi lo vorranno recare specialmente ai nostri combattenti di terra e di mare quelli fra i nostri colleghi che partiranno presto da quest’aula per recarsi un’altra volta a combattere valorosamente in mezzo ai nostri soldati e ai nostri marinai. (Vivi applausi). Lo direte tutti voi, onorevoli deputati, tornando nelle vostre città, tornando nelle vostre terre, poiché se giova dirlo a coloro che combattono, giova dirlo anche alle loro consorti, alle loro famiglie! (Vivissime approvazioni). Giova che non solo sul fronte dove si pugna, si muore e si vince, ma che in ogni focolare domestico si sappia che la Patria impone dei sacrifici, ma che la Patria non è solo grata con la parola, ma è e sarà con le opere provvida con tutti coloro che oggi soffrono per essa e un giorno avranno la gloria di aver partecipato a questa sua completa e vittoriosa resurrezione! (Vivissimi applausi).

Accetto dunque l’ordine del giorno dell’onorevole Luzzatti.

Non mi attardo a pregare l’onorevole Modigliani e gli altri deputati perché ritirino i loro emendamenti. Il ministro del tesoro ha spiegato le ragioni per cui non possono essere accettati. Il termine a tutto il 31 dicembre egli ha dimostrato come sia una necessità: negare questa necessità è implicitamente negare la fiducia. Perciò il [p. 56 modifica]Governo pone la questione di fiducia sulla non accettazione degli emendamenti dell’onorevole Modigliani. In altri termini il Governo non accetta questi emendamenti, e prega la Camera di respingerli, ponendo sopra questa votazione la questione di fiducia.


Su tale disegno di legge si procedette alla votazione segreta la quale diede i risultati seguenti:

Presenti e votanti 347
Maggioranza 174
Voti favorevoli 317
Voti contrari 30

In quella stessa seduta del 2 luglio la Camera prese le vacanze.

Il Gabinetto dava intanto opera alacre ai vari problemi diplomatici militari e finanziari che la guerra aveva fatto sorgere e che ogni giorno veniva nuovamente suscitando.