Re Baldoria/Atto IV

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Atto IV

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Atto III
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ATTO QUARTO.

SANTA PUTREDINE.

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Il sipario si alza sullo stesso buiore denso di fumi che impeciava la scena durante il terzo atto, nel momento in cui Santa Putredine apparve l’ultima volta, incorniciata nella finestra. L’apparizione fu a mezzanotte; ora sono le quattro del mattino.

I crespi neri e i veli azzurrini dovranno quindi esser sollevati lentamente, ad uno ad uno, per simulare il lento ritrarsi della notte fitta ai primi vaghi bagliori dell’alba.

All’estremità della tavola, va sempre più nettamente delineandosi la figura colossale di Famone, che, mostruoso, puntati i gomiti sul desco, si regge fra le palme il mento, più largo d’una pala.

Egli tende il collo, e la sua bocca è ancora spalancata da un vano sforzo ch’egli fa per recere. Alla destra e alla sinistra di Famone, si vedono Pappone e Salame, anch’essi coi gomiti sulla tavola, uno di fronte all’altro, spaventosamente più corpulenti che non fossero durante il terzo atto. Pappone, che ha divorato Fra Trippa, è anche più obeso di Salame, che ha nel ventre Anguilla.

L’effetto allucinante di queste mostruose figure sarà reso, nella rappresentazione teatrale, per mezzo di enormi fantocci vagamente somiglianti a rospi giganteschi e contenenti ognuno un attore che sosterrà la parte di divorato.

Una melopea viscerale composta di gemiti sinistri, di rantoli soffocati, di singhiozzi, di grugniti, ondeggerà da un capo della tavola all’altro, attraverso l’atmosfera d’incubo che pesa sul refettorio. Si cercherà di attutire e di render vaghe quanto più sia possibile codeste voci salenti dalle viscere dei divoratori, in modo che sembrino misteriose come le voci d’oltretomba delle vecchie tragedie. [p. 194 modifica]

LA VOCE DI UN DIVORATO

lontana e velata:

Ah! Pietà!... Aiuto... Baldoria!... Aiuto!...

LA VOCE DI UN CONVITATO

rauca, catarrosa, mozzata, a tratti, da singhiozzi,violenti che terminano in gorgoglii sibilanti

Soffro!... Muoio!... Mi scoppia il ventre!... Che nausea!...

FAMONE

coi sussulti e le contorsioni di un avvelenato:

Ahi!... No! no!... Basta!... Finiscila!... Taci!...(Sforzandosi di sghignazzare, durante una breve tregua dei suoi dolori) Taci Baldoria!... Quando la finirà di borbottarmi nella pancia... questo maledetto re!... Sta fermo, suvvia!.. Dormi, o almeno sta zitto!... Canaglia!... Ahi!... Bada!... Ti affogherò con un torrente di vino!... Ahi!

LA VOCE DI RE BALDORIA

lamentevole e flautata, crescendo a poco a poco:

Fra Trippa!... Soccorso!... I miei schiavi... Dove sono!... La mia lettiga?... Dammi la mano!... Ah! i coccodrilli!... I miei cammelli... Le rive del Nilo!..

FAMONE

battendosi il ventre coi pugni:

No!... Taci!... Finirò davvero coll’affogarti in un fiume di vino!... Questo è il centesimo [p. 195 modifica]boccale di elisir che io bevo!... Un diluvio!... Prendi!... Goditi anche questo!...

Vuota con tre sorsate un gran boccale. Immediatamente flussi e riflussi di violente nausee squassano il suo ventre e il suo stomaco, che in uno scatto subitaneo vomita Re Baldoria. S’ode un formidabile scricchiolio di mascelle e un lungo singhiozzo di fogna.

RE BALDORIA

emerge a sbalzi, tutto imbrattato di vino come Bacco, fra le labbra lacerate di Famone, la cui dentiera enorme gli sta incastrata sul capo a guisa di corona sanguinolenta.

Auff!... Finalmente respiro!... Grazie, amico!... La tua ultima bevuta m’ha rinfrancato, proprio mentre stavo per svenire!... Se tu non m’avessi usato una sì squisita cortesia, non avrei certo potuto arrampicarmi fino alla tua gola!... Fa troppo caldo, laggiù nella tua sala da pranzo!... Le pareti, sono troppo imbottite...

Facendo forza con le braccia sul mento e sul naso del suo divoratore, il Re riesce alfine ad estrarre dalla grande bocca i propri fianchi e le proprie gambe biasciate, e si siede sulla tavola. Poi si volge per frugare con lo sguardo nelle profondità oscure del refettorio, mentre il suo piede destro si trastulla con la lingua pendente di Famone.

E dov’è la bella dama verde che m’ha parlato poc’anzi con tanta grazia, affacciandosi tra i denti di Famone, come all’orlo d’un pozzo?... Se n’è dunque andata a passi felpati, come una suora infermiera che tema di svegliare i suoi malati?... Ahi!... (Palpa la dentiera sanguinolenta che gli sta incastrata sulla testa) Mi scortica, questa [p. 196 modifica]corona!... Ahi!... Al diavolo!... (Si sforza di strapparsela, senza riuscirvi) Via! ci rinuncio!... (Pausa) Ah! come puti, Famone!

Sferra una formidabile pedata in pieno viso a Famone, che crolla con fracasso davanti alla porta della cucina.

LA VOCE DI UN CONVITATO

singhiozzante:

Ma...le...detta indigestione!... Ahi!...

LA VOCE DI UN DIVORATO

soffocata

Aiuto!... Re Baldoria!... Sire! Io svengo!... Non vi scordate... del vostro ministro preferito!...

RE BALDORIA.

Curiosa!... È Pancotto, che grida là in fondo, nella pancia di un Citrullo!... Vengo! (Si trascina carponi sulla tavola) Gran Dio!... Che forni, codeste bocche!...

Scivola, inciampa nella sua tinozza d’oro, cade bocconi e procede strisciando sul proprio ventre.

Accidenti! Per poco non sono caduto in una di queste trappole spalancate!

Si ferma davanti a Salame e lo osserva

SALAME

coi gomiti sulla tavola e il capo fra le mani, si lamenta in delirio, contorcendosi spaventosamente.

Che dolore!... Anguilla non è molto corpulento, ma si agita e guizza continuamente nel mio stomaco.. Ecco! Adesso diguazza ne’ miei succhi gastrici!... [p. 197 modifica]

LA VOCE D’ANGUILLA.

Soccorso!... Sire!... Sono io... Anguilla!.. Ah!... Ah! Se avessi una scala di seta!... Baldoria!... Gettami una forchetta... un chiodo... qualche cosa!

SALAME

con un gran sussulto:

Che maiale, quell’Anguilla!... Mi s’arrampica su per la gola... Mi scuote le mascelle per sgangherarmele!... Ahi!... Mi s’afferra alle gengive! (con un muggito di rabbia)... e non posso nemmeno chiuder la bocca per mozzargli le mani, perchè temo di soffocare!.. Ah! che caldo!

Si rovescia all’indietro sulla sua seggiola, come sotto le tenaglie di un dentista.

Non l’ho masticato abbastanza!

Ad un tratto, un braccio guizzante balza fuori dalla bocca di Salame e vi rientra con la rapidità di una lucertola che si rintani nel suo buco.

RE BALDORIA.

Bravo Anguilla!.. Quel furbacchione è riuscito ad acchiappare una forchetta!... (Immerge la mano nella bocca di Salame) Anguilla! Dammi la mano!... Sono io!... Il tuo Re!

ANGUILLA

affacciandosi alla bocca del suo divoratore:

A voi, sire, i miei ossequi e la mia riconoscenza!... Ma i denti m’impediscono di venir fuori!... [p. 198 modifica]

RE BALDORIA

sghignazzando

Via!... Dà una testata contro le mascelle!... Così li farai saltar via!...

ANGUILLA

mentre si odono colpi come di martello entro la bocca di Salame

Ahi!... Sì!... Pungono... ma sono fradici!

RE BALDORIA.

Più forte!... Ecco!... Bravo!...

Dalla bocca squarciata di Salame, balza fuori la festa di Anguilla, coronata anch’essa di una dentiera sanguinolenta. Poi compariscono le spalle, le braccia, i fianchi e il resto del corpo dimagrato e biasciato.

ANGUILLA.

Grazie, Maestà!... Scusatemi, se mi presento a voi in questo stato indecente!... Ah! come son ridotto!...

RE BALDORIA.

Ed io...

ANGUILLA

in tono beffardo:

Sembrate — salvo il rispetto che vi devo — un povero crociato reduce da Gerusalemme e appena guarito dalla peste!... (Si stropiccia le vesti imbrattate) Ci hanno ingoiati spensieratamente, questi Citrulli!... senza curarsi dei loro denti rovinati da precedenti indigestioni e nemmeno della strettezza dei loro stomachi!... Ma, a proposito... Dov’è il mio caro Fra Trippa? Scommetto che [p. 199 modifica]l’ha divorato Pappone... Ecco!... Sire! Ecco Pappone!...

RE BALDORIA

carponi sulla tavola, osserva da vicino il corpo di Pappone, la cui immobilità assoluta lo inquieta. Il gigante, amplificato dal ventre enorme di Fra Trippa, che è nel suo, tiene puntati i gomiti sulla tavola e si regge il capo con le mani, ma ha chiusa la bocca:

Purtroppo, non è punto facile liberare il nostro amico!... Non Vedi, Anguilla, come tien serrati i denti, costui?

ANGUILLA.

Ah! povero Fra Trippa!... Forse è morto!... (Fingendo di singhiozzare, appressa l’orecchio al petto di Pappone) Fra Trippa!... Come potrà respirare, il nostro santo prelato?... (Ridendo) Pappone tien chiusa ermeticamente la bocca, come un ragazzo alla prima comunione!... Diamine! Aver nella pancia Domineddio e tutta la religione!... Guardate che atteggiamento solenne d’arcivescovo in estasi!...

RE BALDORIA

scendendo dalla tavola:

Bisogna cercare un coltello... una spada... per aprir la pancia a Pappone...

Andando tastoni pel refettorio, urta il braciere.

ANGUILLA

che è sceso dall’altro lato della tavola, strisciaso la e rvfinestra, cercando:

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Sire!.. Ecco quel bruto di Anitroccolo, che ha mangiato il vostro poeta... l’amico nostro l’Idiota... (Anguilla afferra Anitroccolo alla cintola e lo mette a tavola, come può, scoppiando dal ridere) Ah! ah! mio carissimo Anitroccolo!... È finita, la tua indigestione di poesia!... Sire!... Anitroccolo tiene aperta la bocca!.. Venite a vedere!... (Affonda la mano nella bocca di Anitroccolo) Ohè! Idiota!.. Poeta caro!... Che fai?... Dormi?...

LA VOCE DELL’IDIOTA

soffocata e lontana:

Oh! calmati, mia bell’Orsa Maggiore! Tu saltelli su le nuvole?! Stelle! Sirio!

ANGUILLA.

Dammi la mano, Idiota!... Animo! Fa uno sforzo!...

Anguilla, facendo forza con le ginocchia contro la tavola estrae lentamente dalla bocca di Anitroccolo una cosa informe la quale sembra uno straccio, un serpente, o piuttosto un grosso straccio insanguinato che si contorce. A poco a poco vi si delinea un corpo esile e dinoccolato, nel quale si riconosce l’Idiota.

Su! Sta ritto, Idiota!... Sei un po’ rammollito... e puzzi di rinchiuso...

L’IDIOTA

cadendo bocconi sulla tavola:

Tenebro dappertutto!... Dov’è la mia cetra?... Ahi!... (Si palpa il piede destro, schiacciato e malconcio) Ormai, zoppicherò come un verso sbagliato!... Sono tutto indolenzito! Anguilla, [p. 201 modifica]guarda, ti prego... Sono ferito anche qui, alla testa!...

ANGUILLA

seduto in mezzo alla tavola, in crociate le gambe, alla turca, prende maternamente fra le braccia l’Idiota, che vi si abbandona come una bambina ammalata.

Oh! nulla di grave!... Hai un dente di Citrullo, incastrato nella fronte!... Ah! povero amico mio!... Com’è tutta solcata di morsicature, la tua bella fronte libera e aperta, nobile pianura spazzata dal vento selvaggio dell’Ispirazione!... Sappi, Idiota, che io sono poeta come te, quando voglio... Senti!... tu, bella fronte, nobile pianura sconfinata e rosea... che risuoni sotto il galoppo delle Idee guerriere e... stupide!... (Accarezzando la fronte dell’Idiota) Davvero, le proporzioni della tua fronte sono straordinarie!... Che vasto cervello! (Con curiosità, scherzevolmente, misura la fronte dell’Idiota) Il mio, vedi, è già da molto tempo una soffitta disadorna... lurida... senza imposte che la difendano dagli acquazzoni... dal sole... dalla polvere delle strade maestre! È, insomma, assolutamente inabitabile!

Qualche anno dopo la sua costruzione, il tetto, sfasciandosi, piombò sul piano sottostante. Il tuo, invece, ha grandi finestre, e vi sono specchi innumerevoli, al soffitto e alle pareti... specchi che lusingano e attirano le Stelle come se fossero allodole... Io so che esse vi s’indugiano, con gioia, imprigionate nelle seriche reti delle tue strofe... Il sole viene a villeggiare dietro la tua fronte... e di notte la tua anima vi dorme voluttuosamente in braccio alla luna!... Ma tutto questo non t’ha [p. 202 modifica]giovato. I Citrulli non hanno fatto alcuna distinzione tra i cervelli ampi e quelli angusti!... Essi non hanno rispettato né disprezzato cosa alcuna... Hanno ingoiato tutto!

RE BALDORIA

voce lontana, dall’altra estremità della tavola:

Sei tu, Masticaficle?... Vieni! Eccoti la mia mano!... Su! Spingi!... Fa uno sforzo! Bravo!

LA VOCE DI MASTICAFIELE

lontana

Gloria sonora... e Pienezza...

RE BALDORIA

voce lontana:

Basta, amico mio... Ora a te, Pancotto... Svegliati! Spingi!.... Suvvia! Un colpo contro i denti! Bravo! Ah!

ANGUILLA

dopo una pausa:

D’altronde, mio caro Idiota, potevano veramente essere orgogliosi, questi tre colossi!... Avevano nelle loro pance tutte le forze del mondo!... Re Baldoria, la potenza sulla terra!... Fra Trippa, la potenza in cielo!... Tu, l’impossibile che piange!... Io, il possibile che ride!... La Dominazione terrestre! Il Paradiso! Il Sogno! L’Ironia! (Accarezzando la fronte dell Idiota) Che hai?... Soffri?... Sei tutto congestionato! Quel maledetto Anitra, t’ha inghiottito col capo all’ingiù. Tu, quindi, gli otturavi l’ano con la tua testa possente! (Sghignazzando) Ecco perchè egli [p. 203 modifica]aveva delle malinconie poetiche!.. Non sai?., Anitroccolo cantava i tuoi versi, a tavola!..

L’IDIOTA

con un’espressione di fanciullo che si diverte:

Ah!

RE BALDORIA

che si avanza, dall’estremità invisibile della tavola, trascinandosi dietro un gran corpo:

Anguilla! Vieni presto!... Ho trovato la mia spada! la mia bella Succulenta! Indovina dove!... Non puoi... non puoi indovinare! Inghiottita, la mia spada!... Inghiottita tutt’intera da un servo di cucina!... Fino all’elsa!... Vieni a vedere com’è rigido, costui!...

ANGUILLA

lascia la testa dell’Idiota, e scompigliando, sulla tavola, tinozze boccali, scodelle e bicchieri, va verso il Re, che trascina pei capelli il corpo irrigidito del servo,

Ecco veramente, Sire, ciò che si chiama l’avidità del potere! (Vede Masticafiele e Pancotto, che seguono il Re) Buongiorno, Masticafiele!... Eccoti superato da un servo!...

RE BALDORIA

appoggiando al braciere il corpo che ha trascinato, rimbocca le maniche.

Che ne dici Anguilla?... Nessuno dei miei armaiuoli saprà mai fondere e cesellare una guaina così regale!... Ah! Perchè non sono abbastanza alto e muscoloso per portare, appeso al fianco questo fodero dolorante e moribondo?... Animo! [p. 204 modifica]Presto! Anguilla... tu, afferralo alla cintola, e voi, Masticafiele, Pancotto, tenete ben ferme contro il pavimento le gambe di costui!... Attenti! Ora sguainerò la mia spada!... Uno... due... tre!... Tenetelo con forza!... Appendetevi tutti al suo corpo!... Ah! Che dente!...

Il re brandisce, tenendola altissima, la sua spada La Succulenta, tutta rossa, con nastri di budella insanguinate. Gli ultimi vapori tenebrosi che stagnavano nella sala vanno lentamente svanendo.

Ed ora, ritorniamo a Fra Trippa! (Si avvicina a Pappone) Ammirate, amici, il taglio cesareo che renderà possibile a Pappone di partorire il nostro Fra Trippa!

Fende il ventre di Pappone. Fra Trippa compare, con le braccia in croce sul petto.

FRA TRIPPA

Deo gratias! Gloria in Excelsis Deo, et pax hominibus bonae digestionis... Voglia perdonarmi, la Maestà vostra, se stamane non ho celebrata la messa!

RE BALDORIA

brandendo la sua spada tutta adorna di gale di budella, s’arrampica sulla tavola, capovolge la sua tinozza d’oro e vi siede sopra, voltando le spalle alla finestra. Fra Trippa, Anguilla, Pancotto, Masticafiele e l’Idiota imitano il re, balzando uno dopo l’altro sulla tavola. Ognuno di essi si mette a sedere sul proprio bagno capovolto, voltando le spalle alla finestra aperta, che versa a flotti nella sala la luce dell’aurora, trepidante e verde-dorata

Oh! amici miei amatissimi... riposiamoci, adesso, per qualche minuto, prima di riprendere [p. 205 modifica]la mostra dura fatica!... Riposando, ci scambieremo le nostre impressioni... La nostra avventura, infatti, non fu certo banale!

Egli tien ritta sulla coscia scarna la sua lunga spada fronzoluta di budella.

Aspettate... Bisogna ch’io mi sbrogli la memoria!... Mi sembra... mi sembra di aver fatto un lunghissimo viaggio, attraverso i deserti dell’Africa, nel mese in cui l’aria vi è più ardente...

Intorno a me, sopra di me, si agitavano convulsivamente specchi acciecanti d’azzurro, di sabbia e di rocce arroventate!... Ero seguito da una carovana, carica dei doni meravigliosi che portano al re dei Gallanuri, mio amico... Andavo dunque, così, cullato mollemente in una lettiga sulle spalle ritmiche de’ miei schiavi, come su un’altalena... Tanto languidamente cullato, che mi assopii...

Costeggiavamo il Nilo, tra il fetore muschiato dei cammelli e il tintinnio monotono, abbrutente dei loro campanelli... A quando a quando, urli di belve sembravano esasperare la torrida caldura... Ad un tratto, i miei portatori dissero lamentevolmente:

«Sire, c’è una grotta fresca, qui, in riva al Nilo!...

«Entriamoci! diss’io.

«Ahi! ahi!... Attenti alle stalattiti! gridarono i portatori! Abbassate la testa... La soglia è irta di rocce puntute!...

Ed entrammo così, senza saperlo, fra le mascelle di un coccodrillo enorme, che inghiottì la mia lettiga e tutti i miei schiavi!... Siccome faceva molto caldo, in quell’oscurissima pancia, e siccome vi regnava un tedio da non si dire, i miei [p. 206 modifica]schiavi si misero a ballare per distrarmi... Questo produsse terribili nausea al mio coccodrillo, che si contorse, pianse lagrime di... coccodrillo, e infine mi vomitò...

Ahimè! La mia lettiga era angusta e puzzava di letame... Ecco perchè il mio corpo è tanto indolenzito e puzzolente!...

LA VOCE DI UN DIVORATO

lontana, in fondo al refettorio:

Aiuto!... Maestà! Sono io! Sogliola!

ALTRA VOCE DI DIVORATO

lontana:

Sono io... Sardella!... Aiuto!... Sto per morire!...

MASTICAFIELE

con sorda collera, a mezza voce:

Crepa, tu!

RE BALDORIA

volgendosi verso la parte visibile del refettorio e gridando, con la mano alla bocca a guisa di portavoce:

Vengo, Sogliola!.. Aspetta... Fra poco sarò da te!

MASTICAFIELE.

Sire! Sire!.. non liberate quei maledetti vassalli! Lasciateli imputridire nelle pance dei Citrulli!... Essi furono causa di tutti i nostri guai! Che v’importa, ormai, delle loro minacce?... Non siete invincibile, dacché avete subìto quest’ultima prova, che ha rinfrancata la vostra [p. 207 modifica]augusta esistenza?,.. Voi vi siete distinto fra tutti, uscendo pel primo dal ventre dei Citrulli, senza alcun aiuto!... Ed ora siete immortale!...

ANGUILLA

in tono beffardo:

Eh, via!... Immortale?... Invincibile?... Non sono parole esatte, queste!... Voi, sire, siete soltanto indigesto! Sovranamente indigesto!... Voi siete l’Emetico per eccellenza!.. Un boccone divino, che persino le tombe affamate rifiutano! E siete solido come un giogo!

LA VOCE DI UN DIVORATO

soffocata e lontana:

Aiuto!... Pietà, buon Re!... Sono io!... Soffione!... Perdonatemi!... Pietà di me!...

MASTICAFIELE

alzandosi, levato il pugno minacciosamente:

Sire.... Sire! Avete udito?... È Soffione!... Permettetemi di sgozzare quel briccone!

RE BALDORIA

abbassando la sua spada sulla fronte di Masticafiele, e con bonaria solennità:

Calma... calma, Masticafiele mio!... Non muoverti!.. Pare sempre che tu abbia ingoiate tre tarantole in fregola!... Fra poco noi andremo a liberare quegli stupidissimi Vassalli e i nostri cari Guatteri.. Ma prima, tu devi dirmi le impressioni che ti son rimaste del tuo viaggio nel ventre dei Citrulli! [p. 208 modifica]

MASTICAFIELE

sbuffando di collera repressa e lanciando occhiatacce feroci verso la parte invisibile del refettorio:

Sire... Io ho sognato che la fame mi straziavate budella!... I denti mi s’allungavano di continuo, ricurvi e terribili fra le labbra, fino a scalfirmi l’ombelico!... Non volendo divorare il mio Re, tanto appetitoso, con la sua vezzosa regina tonda e polputa... mi diedi, ad un tratto, a mangiarmi i piedi!... E così, piegato a cerchio, come un pesce che si morda la coda, mi divorai le gambe, il ventre, il petto, e... tutto il resto... finché stanco e satollo, mi lasciai cadere sulla sabbia... Ero diventato un dente d’elefante!... Infine, trasformato in mia tastiera, singhiozzai, in un organo, sotto le dita di un frate musicista!

RE BALDORIA.

Ebbene, Masticafiele mio... tu non suonerai più, sotto le mie dita... fino a nuovo ordine!... Il tuo ritornello d’odio è stucchevole!... Scommetto che Pancotto ha qualcosa di più interessante da raccontarci...

PANCOTTO

con un’aria attonita e stupida:

Sire, io, dapprima... mi son sentito come perduto in mezzo a un mare burrascoso... Ero aggrappato alla vetta di un albero di bastimento... Preso dalla vertigine, ho allargate le dita, ad un tratto, e son caduto in fondo a una fetida stiva!... Che rullìo, là dentro!... Che mal di mare!... Ho cominciato a vomitare... e ho vomitato [p. 209 modifica]il cuore, il cervello, le budella... e ho nuotalo, nelle onde del mio vomito!... Anzi, interamente liquefatto, sono divenuto l’inondazione di quel bastimento idropico!...

RE BALDORIA

sghignazzando:

Basta, Pancotto!... Il tuo sogno è stomachevole!... Però, è anche filosofico, e armonizza perfettamente con la delicatezza dello Stomaco Universale!...

LA VOCE DI UN DIVORATO

in fondo al refettorio, lontana, vaga:

Sono io!... Triglia... Il tuo vassallo amatissimo!... Aiuto!

RE BALDORIA

a Pancotto, continuando:

Ti do pieni poteri per liberare i Vassalli e... i nostri carissimi Guatteri. (A Fra Trippa) Tu lo aiuterai in questa opera saggia... (A Masticafiele) Anche tu, amico!... Ma sii calmo... e mansueto!

LA VOCE DI UN DIVORATO

in fondo al refettorio:

Pietà!... Sono io! Sono Soffione! Pietà di me!... Pancotto, Fra Trippa e Masticafiele scendono dalla tavola e s’allontanano verso il fondo del refettorio, rimboccandosi le maniche.

ANGUILLA.

Sire! Sire!... Ascoltiamo l’Idiota, che ha certamente da dirci qualcosa di molto istruttivo! [p. 210 modifica](Scuotendo il braccio destro all’Idiota) Su! Raccontaci che cosa hai visto, pensato e sognato durante il tuo viaggio al centro... dei Citrulli!...

L’IODTA

con sguardi infantili e abbagliati:

Mi coricai, la notte scorsa, a pancia all’aria, nel bel mezzo d’una vasta pianura... per contemplare a tutt’agio l’Orsa Maggiore, amica mia... Ella saltellava sulle nuvole, agitando placidamente la testa grondante di fuoco, e immergendola a quando a quando nel limpido abbeveratoio della Via Lattea...

Ad un tratto (ero ubbriaco?) l’Orsa Maggiore si accoccolò spaventata... poi si risollevò, inarcando la schiena, ritti e rigidi i peli, e balzò in avanti... Allora, io gridai come in delirio: «È folle, è folle d’ira, l’Orsa Maggiore!... Ha il morso alla bocca... e sta per saltare oltre lo zenit! Le sue zampe calpestano i monti ambiziosi e i turbolenti formicai delle città!...»

Poi, giunte le mani, invocai così quel bestione siderale: «mia cara Orsa Maggiore, abbi pieltà di noi!... Non irritarti, anzitutto, poiché non è colpa nostra, se siamo Citrulli!... Non schiacciarci, ti supplico, sotto le tue gigantesche zampe di diamante!» Infine, improvvisai delle belle strofe che placarono il suo corruccio, tanto che alfine ella s’abbandonò con gioia ad inondarmi dei fulgidi e profumati efflussi del suo intestino celeste...

Erano gemme liquide che mi scorrevano sul viso!... Ed il mio corpo, floscio, vellutato e crivellato da innumerevoli correnti d’aria, come la [p. 211 modifica]torre d’un castello, giaceva fra le gigantesche zampe dell’Orsa Maggiore!...

RE BALDORIA

scoppiando a ridere, con gioia puerile:

Bravo, Idiota!... Bisogna proprio confessare che il tuo cervello sa cucinare sogni e simboli maravigliosi!...

LA VOCE DI SOGLIOLA

lontana:

Grazie, Fra Trippa!... Ah! finalmente respiro!... Presto! Liberiamo Triglia!... E Sardella, dov’è?...

LA VOCE DI TRIGLIA

pure lontana:

Dammi la mano!... Ecco!... Ah! Grazie!...

L’IDIOTA

riprende con voce monotona:

L’alito ammorbante delle jene e degli sciacalli, che mi fiutavano, radunati in circolo, leccandosi il muso, non mi sgomentò affatto... E il colore delle mie idee era sì bello, che io, tranquillo, mi lasciai divorare da quegli animali il piede destro!...

In questo momento, urli di jene e di sciacalli forano e squarciano il silenzio umido e serico dell’alba.

ANGUILLA

sghignazzando:

Senti?... Le jene t’applaudono... Esse ringraziano la bonaria indifferenza del tuo piede che s’è lasciato mangiare tanto facilmente! Certo, era putrefatto... [p. 212 modifica]

L’IDIOTA.

È probabile!... Infatti, ho camminato per molto tempo nel letame dei cervelli umani!...

Gli urli delle jene e degli sciacalli diventano assordanti

PANCOTTO

grida forte, in fondo al refettorio, rivolgendosi a Re Baldoria che sta ancora seduto sulla sua tinozza d’oro capovolta:

Sire! Sire!... Abbiamo trovati i Guatteri! Li abbiamo trovati tutti e tre! Sono nelle pance di Crostino, di Vermicello e di Dentacuto! Che cosa devo farne?...

RE BALDORIA

con ira brandendo la Succulenta:

Imbecille! Ti ho già detto di metterli in libertà!...

ANGUILLA

all’Idiota

Strano! Non hai più la tua bella chioma bionda!

L’IDIOTA.

Ahimè!... L’atmosfera mefitica del ventre di Anitroccolo mi ha fatto perdere tutti i capelli, a ciocca a ciocca! (Si specchia nel fondo lucidissimo di una casseruola) Ah! come sono brutto!.. La mia poesia è già brizzolata... L’Ideale comincia ad invecchiare! Presto, avrà bisogno delle grucce... (Raccoglie una penna d’oca e la tempera con cura) Voglio fissare sulla pergamena le mie strofe, per la posterità!... Ho persi i miei bellissimi capelli d’oro che schermeggiavano coi raggi del sole! Ho perso la mia voce siderale! Ho perso [p. 213 modifica]la mia spada e la mia casacca da battaglia! Non canterò più!... La poesia, ormai, si vestirà di penne d’oca!...

ANGUILLA.

Infatti, hai già l’aspetto meschino e stremenzito d’uno scrivanello di tribunale!... Non ti manca altro che la penna d’oca infilzata nella parrucca!...

PANCOTTO

invisibile, gridando forte, in fondo al refettorio:

Sire! vi mando i tre valletti dei Vassalli, che ho liberati or ora... Abbiamo anche trovato quaggiù tredici servi di cucina che si contorcono nelle pance di tredici Citrulli... Tutti gli altri servi sono morti!... Che cosa debbo farne, di questi?...

RE BALDORIA

con le mani alla bocca a giusa di portavoce:

Affrettati a liberarli, Pancotto!... Ho bisogno di essere servito!

I tre valletti dei Vassalli entrano in scena lentamente, inchinandosi fino a terra, ad ogni passo, per salutare il Re

Anzitutto, voi, date mano alle scope, e spazzate via le immondizie che ingombrano quest’angolo della sala...

I tre valletti eseguiscono rumorosamente l’ordine del Re, con una precisione zelante e scrupolosa, mentre i tredici servi di cucina entrano lentamente, a due a due, inchinandosi anch’essi fino a terra, ad ogni passo, col mento sul petto e le braccia incrociate.

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Ah! Così va bene!... Voi, miei fedeli domestici, chiudete la finestra e sprangate le imposte...

I tredici servi si slanciano tutti verso le finestre per eseguire l’ordine dei Re.

Calma!... Chiudete anche la porta! (ad Anguilla) Bisogna chiudere tutto, poiché il sole entra da ogni parte come un torrente di lava, e la sua luce corrosiva abbrucia e accieca!

MASTICAFIELE

col viso grondante di sudore e gonfio di gioia perversa, entra in scena trascinandosi dietro, pei capelli, Soffione che si dibatte furiosamente per svincolarsi dalle braccia di Sogliola.

M’hai morsicate le dita, canaglia! Ma non mi sfuggirai!... Sire! Sire!... Bisogna sgozzarlo immediatamente!...

RE BALDORIA.

No, Masticafiele mio! (scende dalla tavola e si avvicina a Masticafiele) Soffione si calmerà... Non dubitare... Il cambiamento d’aria gli ha data la febbre.. Ma gli passerà... (A Soffione) Suvvia!... Sta tranquillo, amico! Non ti mangeremo!..

Indicando Pancotto e Fra Trippa che entrano trionfalmente, tirando per le orecchie Torta e Béchamel, piagnucolanti e avviliti come scolari puniti.

Torta e Béchamel sono più educati di te!... Fra Trippa.. io li giudicherò, ora, tutti e tre! Sarà un processo regolarissimo... Olà, servi! Mettete a terra i bagni di Fra Trippa e di Anguilla... E disponete i seggioloni e gli sgabelli intorno al [p. 215 modifica]braciere!... No! Il mio bagno lasciatelo sulla tavola, capovolto... Così. Benissimo!...

I servi di cucina dispongono in semicerchio e in ordine digradante le tinozze capovolte, i seggioloni e gli sgabelli, per improvvisare il tribunale.

MASTICAFIELE

tenendo ancora per la gola Soffione.

Sire! Bisogna incatenarli!

RE BALDORIA.

Dove troveremo delle catene?

ANGUILLA.

Aspettate!... Ho un’idea!... (Si slancia verso la cucina, ridendo e ballando) Olà, Servi! Picchiate sui paiuoli!... Sbatacchiate coperchi e casseruole! Soffione! Ecco quel che ci voleva... Ecco delle catenelle e dei ciondoli degni di te!

Tra il vocìo, gli applausi e le risate rumorose di tutti gli astanti, avvince ruvidamente i tre Guatteri al braciere spento, con le catene dei camini.

MASTICAFIELE.

Benissimo! Anguilla ha delle idee magnifiche!

ANGUILLA

sogghignando, in tono beffardo

Sbatacchiate coperchi e casseruole!... Eccoti divenuto un semplice piatto da riscaldare, mio dolce Soffione!... [p. 216 modifica]

RE BALDORIA

sale sulla tavola, siede sulla sua tinozza d’oro, capovolta, e brandisce la «Succulenta».

Durante la cortesissima assenza della nostra patrona Santa Putredine, io, Re Baldoria, Budello sacro del mondo, Intestino degl’Intestini, dichiaro aperta la seduta, in qualità di Presidente supremo di queste gloriose Assise gastrologiche!

MASTICAFIELE

avvicinandosi alla tavola, e con voce resa stridula dall’odio:

Sire... bisogna preparare gli strumenti di tortura, per questi traditori!... Presto, servi!... I cavalletti!... I cunei!.. Il fuoco per arroventare le tenaglie!... Soffione deve rivelare il nome de’ suoi complici!... Torturiamolo!

RE BALDORIA

irritato:

Calma! calma, Masticafiele mio!... (solennemente, ai Guatteri) Come vi chiamate?... La vostra età?... La vostra professione?...

SOFFIONE

irosamente:

Io mi chiamo Soffione.

TORTA.

Io sono il dolce che tu preferisci. [p. 217 modifica]

BECHAMEL

Io, la tua salsa e il tuo brodo.

SOFFIONE.

La mia età?... Chi può dire esattamente la data del suo ingresso nel mondo?... La nostra professione?... Noi siamo, tutti e tre, Cuochi della Felicità Universale!...

RE BALDORIA.

Mostratemi i diplomi che vi danno diritto a questi titoli rispettabilissimi!

BECHAMEL.

Un cuoco quale io sono non ha altro diploma che il proprio genio improvvisatore! (Con orgoglio) Io m’assumo l’impegno di prepararvi in dieci minuti un pranzo succulento, che vi procurerà una voluttà maggiore di quella che vi facevano gustare i pranzi del defunto Panciarguta! Sia detto con tutto il rispetto dovuto alla sua venerata memoria!... In dieci minuti!...

RE BALDORIA

imbronciato:

Basta!.. Io so che pensare delle vostre promesse ciarlatanesche! (A Fra Trippa) Amico, affido a te l’istruzione del processo... Siediti alla mia destra, nel seggiolone dell’astrologo Turchino!... L’accusa sarà sostenuta da... da.. (cercando fra coloro che compongono la sua Corte) da?...

MASTICAFIELE.

Da me, sire!... Da me!... [p. 218 modifica]

RE BALDORIA.

No, Masticafiele... I tuoi occhi feroci intimidirebbero i testimoni di difesa!... Ed io voglio che la giustizia gastronomica regni in questo processo intestinale! L’accusa, dunque, sarà sostenuta da.... Anguilla... sì!... da Anguilla, che io nomino, seduta stante, pubblico ministero! (Anguilla s’inchina, reprimendo una risata) Anguilla, siedi qui, alla mia sinistra, presso la tavola!... Tu, Masticafiele, ti accontenterai di redigere l’atto di incarcerazione... Siedi lì, accanto ad Anguilla, a terra... Così! Con le gambe incrociate... Quel paiuolo capovolto ti servirà da scrittoio!... Dovrai copiare, fra poco, il processo verbale, che sarà molto circostanziato... Tu farai tutto questo rapidamente, alla buona... Ti dispenso dall’usar lo stile dei legulèi!

MASTICAFIELE

borbotta in tono solenne:

Che data recherà, la sentenza?

RE BALDORIA

con aria ingenua:

Non ha forse luogo nell’eternità, questo processo?... Noi non apporremo data alcuna, alla sentenza, affinchè i Citrulli possano crederla di ieri, anche fra venti secoli!

MASTICAFIELE

seduto sul pavimento, con le gambe incrociate:

Da quanti giudici sarà firmata, la sentenza? [p. 219 modifica]

RE BALDORIA.

dettando solennemente:

Nell’assenza di Santa Putredine, suo figlio, da lei trascurato, Re Baldoria... (Rivolgendosi ai Guatteri incatenati) Dove sono i vostri testimoni di difesa?... (I Guatteri rispondono scuotendo il capo negativamente) Ebbene: chi sono gli ultimi inghiottiti?...

FRA TRIPPA.

Io!

ANGUILLA.

Io!... Noi siamo, qui, i soli giudici disinteressati, poiché non abbiamo subìta la salamoia!...

RE BALDORIA.

Anguilla!... Tu sarai ad un tempo pubblico ministero e testimonio di difesa!... Tu, Fra Trippa, sarai a volta a volta giudice istruttore, avvocato difensore e testimonio di difesa.... Il mio Intestino, infatti, è semplificatore...

PANCOTTO

timidamente:

Questa procedura è alquanto anormale...

MASTICAFIELE.

È ingiusta!... Non potrà aver valore!

ANGUILLA

mentre le jene riprendono a urlare:

Udite, sire?... Abbiamo un pubblico degno di noi!... [p. 220 modifica]

RE BALDORIA

stravolto:

Sogliola! Triglia! Sardella...e tu, Idiota... sarete giurati gastrologici, sotto la presidenza di Pancotto. Sedete qui, alla mia destra, su questi sgabelli, accanto a Fra Trippa!... (Accelerando il suo dire) Fra un’ora, capite?, fra un’ora... condanna o assoluzione! Tutto dovrà esser finito!... La sentenza sarà pronunciata... L’esecuzione capitale seguirà immediatamente!...

MASTICAFIELE.

Sì!... Sì!...

RE BALDORIA.

Non vi, abbandonate a sproloqui enfatici.. Ve ne prego! L’eloquenza, mi piace che sia piana e secca come un’aringa!.. Ah! Nessuno potrà allontanarsi dall’udienza senza mio permesso!...

S’interrompe, ansante.

ANGUILLA

sogghignando:

E senza il permesso delle jene!...

RE BALDORIA

con accento paterno:

Soffione! Torta! Béchamel!... comincio coll’assolvervi dal delitto di regicidio commesso mediante un’involontaria tardanza nella cottura delle vivande!... Un ritardo... non è che un ritardo!... Contrattempi simili, si verificano anche nelle migliori cucine!... Ma... voi avete ben altro sulla coscienza... Si tratta di una certa manipolazione [p. 221 modifica]e insalatura a cui avete sottoposto il mio corpo augusto e tutta la mia Corte... la qual cosa è assai grave!...

MASTICAFIELE.

È un delitto spaventevole ed inaudito... Propongo che questi traditori siano rinchiusi per la seconda volta nelle pance dei Citrulli... Così, avremo diritto di condannarli in contumacia: 1° per aver messi in salamoia i nostri corpi augusti!... 2° per aver sfidata e disprezzata la severità dei nostri Tribunali!... 3° per avere assistito al loro processo stando nascosti nelle pance dei Citrulli!...

FRA TRIPPA

soffiandosi il naso rumorosamente:

Domando un rinvio, per scrivere il verbale della mia difesa gastrologica.

RE BALDORIA

con uno scatto d’impazienza:

No!... No!... Sbrighiamoci! Questa causa non è punto difficile da discutere!... (Sottovoce, a Fra Trippa) Durante il discorso d’Anguilla, tu preparerai la minuta della sentenza e del mio discorso!...(Ad alta voce) Scusatemi, miei carissimi e devotissini Stomachi!... Bisogna assolutamente che io mi stenda sul mio bagno, affinchè tutte le forze della giustizia siano in me bene equilibrate! (Si stende indolentemente sul suo bagno capovolto) Così, vedete, i miei piedi e il mio sesso si bilanciano perfettamente col mio stomaco e col mio cervello! Auff!... Che caldo!... Temo che i [p. 222 modifica]profumi squisiti di questo refettorio turbino la serenità del mio imparziale intestino!... Come fare?... Questi cadaveri...

MASTICAFIELE.

Gettiamole alle jene!

ANGUILLA

in tono beffardo:

Oh! no!... Dio mi guardi dal distrarre quel nobile uditorio con simili ghiottonerie!

RE BALDORIA

. Finirebbe, infatti, col tacere, piena la bocca!... Ed io desidero che continuino, questi abbaiamenti e questi urli che saranno un gradevole accompagnamento all’eloquenza fastidiosa! Olà! miei cari Vassalli!... Prendete ad uno ad uno tutti questi cadaveri e buttateli negli Stagni del Passato! Girate dietro di me!... Ma lasciate chiusa la porta!... E la finestra, apritela soltanto per metà!... Ora, ai vostri posti!... Presto!... Ha la parola Anguilla!

SOFFIONE

ad Anguilla, sottovoce, rapidamente:

Sàlvaci, Anguilla!.. Ho un nascondiglio pieno di cose prelibate!...

ANGUILLA

facendo schioccar la lingua:

Benissimo!... il mio appetito è raddoppiato, [p. 223 modifica]dacché ho vissuto nella pancia della Fame personificata!

RE BALDORIA

sonnecchia per un momento, con la testa penzoloni, poi si desta di soprassalto:

Facciamo presto!... Suvvia!...

ANGUILLA.

Sire, io spingerò innanzi a galoppo... a briglia sciolta, questo processo!... Insomma, i signori Soffione, Torta e Béchamel sono incolpati di salamoia irreverente e premeditata, perpetrata sui cadaveri augusti di Sua Maestà Re Baldoria, delle Loro Eccellenze Sogliola, Triglia, ecc., ecc.... Quale testimonio, io sostengo che l’insalatura fu premeditata...

RE BALDORIA.

Ti esonero di provare la premeditazione... Vi basterà succhiarvi un poco le dita, per constatare che il sale impiegato dai suddetti Guatteri è di prima qualità!... E altrettanto dicasi dell’aceto!...

ANGUILLA.

Questa dichiarazione implica la sentenza di morte... (Gli urli assordanti delle jene raddoppiano) Ma... ma... non basta!... Nella mia qualità di testimonio di difesa, domando che la pena di morte sia commutata in quella — più dolorosa — di tenere per ventiquattr’ore le labbra, imbavagliate, sull’orlo d’un piatto pieno d’una squisita salsa tartara!...

Applausi.

[p. 224 modifica]

RE BALDORIA.

Bravo, Anguilla!.. Tu hai parlato con una straordinaria sagacia gastrologica!... Ma io non mi pronuncio ancora... Fra Trippa, a te la parola...

FRA TRIPPA

solennemente:

Sire... guardandomi intorno, non posso astenermi dal constatare, con profonda tristezza, che l’arte sublime di mangiare e di bere copiosamente è scomparsa dal mondo!... Tutti questi Citrulli, ubbriachi fradici, agonizzanti o già putrefatti, hanno mangiato, senza metodo, tanto da buscarsi una mortale indigestione... anche perchè la burrasca imperversante nei loro stomachi fu aggravata dai nebulosi discorsi di un pellegrino dal cappuccio a due corna!...

RE BALDORIA.

La prima pietra della tua arringa mi fa prevedere una costruzione alquanto pesante... Presto! abbassa il tono, e salta il tuo esordio...

FRA TRIPPA.

Obbedisco volontieri, sire, poiché mi sembra ozioso esporre, in questa circostanza, tutta la congerie delle mie teorie sulla Digestione.

Ecco alcune piccole ricette che consiglio come ottime, avendo potuto constatarne coi miei occhi la straordinaria efficacia!... (Pausa) Regola generale! Bisogna imparare a rimpinzarsi in modo da non esser mai costretti a recere... e, quando ciò sia inevitabile (con tristezza) bisogna saper [p. 225 modifica]vomitare con disinvoltura e col sorriso sulle labbra.

Vi consiglio, a proposito di questo, la lettura del Quaresimale dell’abate Gozzoviglia, priore dei Frati Mangioni... Vi troverete indicati tutti gli esercizi spirituali che possono servire a sviluppare la capacità dello stomaco, la cui costrizione e la cui dilatazione rituali esigono — sappiatelo — un metodo progressivo, e... molta compunzione!.. Vi imparerete inoltre le litanie che si devono recitare allorché si masticano e - s’inghiottono le vivande... Vi ripeterò le parole colle quali il santo priore Gozzoviglia lardellava la sua preghiera della sera... «Fratelli miei... io vorrei esser certo che i vostri stomachi sono felici oltre il possibile... Vorrei che, durante la notte che comincia, gli alimenti corressero più rapidi che mai dal vostro epigastro al vostro orifizio anale! Io prego dunque il Signore perchè renda scorrevole e vellutata la vostra digestione!» (Con solennità cattedratica) Gozzoviglia consigliava specialmente l’uso degli stalagoghi e d’altre droghe che provocano la salivazione, contro le probabili aberrazioni degli stomachi disseccati...

Gli urli assordanti delle jene interrompono il discorso di Fra Trippa.

RE BALDORIA

turandosi le orecchie:

Il mio uditorio è veramente troppo chiassoso... Via; sbrigati, Fra Trippa!... Rientra nell’argomento... [p. 226 modifica]

FRA TRIPPA

Nunc introibo!

Si vede intanto, dietro la tavola, l’andirivieni dei Vassalli e dei Valletti, che aprono e richiudono rapidamente la finestra, per gettare negli Stagni del Passato i cadaveri dei Citrulli.

SOGLIOLA

s’avanza lento lento verso la finestra, portando fra le braccia il corpo sgonfiato di Famone.

Com’è pesante!... E come puzza!... Ahi! Ahi!... Mi caccia l’unghie nel collo!... Sono vendicativi, i morti!...

Due valletti aprono la finestra... Sogliola lancia fuori Faraone, indi s’affaccia, fra le vetriere semiaperte, per seguirlo collo sguardo nella sua caduta.

Ah! che tuffo!... La corrente lo fa girare su so stesso... Ecco: ora affonda... (Chiude la finestra) Arrivederci, Famone!...

FRA TRIPPA

continuando il suo discorso:

Io, vedete, ho mangiato molto più, poc’anzi, (Gli urli delle ferie l’interrompono di nuovo) molto più di codesto spregevolissimo Famone!... Vedevo, in sogno, i corpi dei volatili ammonticchiarsi nelle sale del mio stomaco, a tale altezza che i battenti delle porte gastriche non potevano più girare sui loro cardini!... Ma bisogna sapere aprire a tempo le valvole del proprio intestino... specialmente quando lo stomaco è stanco per un lungo digiuno, o troppo dilatato dai gas della retorica... [p. 227 modifica]

SARDELLA

chiudendo violentemente le vetriere, dopo aver lanciato fuori dalla finestra un cadavere, chiama:

Psst!... Psst!... Psst!...

FRA TRIPPA

con le mani intrecciate sul ventre:

Inoltre bisogna guardarsi bene dal recere le conquiste del nostro stomaco... 1° Perchè si vomita sempre molto più di quanto si è mangiato!... Talvolta, si vomitano persino le budella... talvolta lo stomaco intero!... Masticate dunque con cura gli alimenti! Dividete la carne in tanti piccoli pezzi, se non volete che i brandelli del corpo mangiato, risaldandosi l’uno all’altro, rivivano in voi per dichiararvi guerra!... 2° Quel che si vomita è più forte e più vivo di ciò che si è inghiottito!... Può accadere che un ospite entri emaciato e morente di stanchezza nel vostro castello, per uscirne poco dopo abbastanza nutrito e rinforzato da potervi stringere d’assedio!... I Cadaveri si digeriscono più, facilmente e si vomitano con minor pericolo... Ma bisogna diffidarne, poiché hanno una vita tutta particolare!... 3° Non dimenticate che le materie vomitate serbano lungamente rancore a chi le vomita e se ne vendicano tenacemente, col loro provocante fetore!.. Così un generale commette sempre un grave errore se libera una parte dei suoi prigionieri di guerra, poiché i prigionieri liberati si affrettano a sparare contro il loro liberatore per far sì ch’egli apra subito le porte anche agli altri! [p. 228 modifica]

RE BALDORIA

che sonnecchia:

Concludi! Concludi, Fra Trippa!...

SOFFIONE

a mezza voce:

Se ci salverai, ti dirò dov’è un nascondiglio ch’io so, pieno di cose prelibate...

TRIGLIA

chiamando Fra Trippa con gesti energici:

Vieni!... Vieni a vedere! È strano!... (Apre timidamente la finestra) Che caldo terribile!... Il sole è feroce, ora!... Una cascata di lava!... (Fra Trippa, approfittando del sonno di Re Baldoria, si è avvicinato a Triglia) Gli Stagni del Passato ribollono come mosto in un tino! Sembra di scorgervi innumerevoli pupille che scintillino!... Guarda!... Pupille spaventevoli lastricano gli Stagni!

FRA TRIPPA.

È il sole che accende la superficie rattratta delle acque...

TRIGLIA.

No!... Vi sono delle braccia nere!... Non vedi?... Non vedi anche quelle chiome che si torcono?...

SARDELLA.

Sì! Sì!... Gli Stagni sembrano piscine piene di murene!... [p. 229 modifica]

ANGUILLA

avvicinandosi anch’egli e cacciando il naso fra le vetriere semiaperte, nella luce torrida:

Sì!... Si cortorcono, e graffiano l’aria, come gatti moribondi!... Quante zampe che s’agitano follemente!... Ah! sono corpi!... Sono cadaveri raggomitolati!... Ah! Ah! (Ridendo) I cadaveri risuscitano!... Guarda, Fra Trippa, come sgambettano!... E non odi come schioccano, le loro lingue?...

FRA TRIPPA.

Amico mio... sono alghe, agitate dai tuffi dei cadaveri!... Via! chiudi!... Fa troppo caldo!.. (Pausa) Ho fame, io!... Per conto mio, ne mangerei volentieri!...

RE BALDORIA

destandosi lentamente, e stropicciandosi gli occhi:

E il nostro processo, Fra Trippa?... (Tutti ritornano precipitosamente ai loro posti) In verità, stomaco umano non credette mai che la sua fame presente fosse normale!... Egli sempre cercò, nel passato o nell’avvenire, un pranzo paradisiaco!.. Una volta, pure immaginando auree salse di cui ricordava o sognava il sapore divino egli si adattava alla mediocrità delle pietanze terrene!... Era quella la civiltà dello stomaco pagano!... Cristo, che ignorò completamente l’igiene, abituato com’era a divorare cavallette, nel deserto, insieme con Giovanni Battista, sopraggiunse a sconvolgere la digestione universale, con certe sue ricette assai bizzarre!... E, per colmo [p. 230 modifica]di sventura, alla nozione della meravigliosa spanciata già assaporata egli aggiunse la visione di un mirabolante pranzo futuro...

Dapprima si fece credere agli uomini che codesto pranzo sarebbe stato imbandito sulla terra... poi, per maggior sicurezza, si annunciò invece che lo si sarebbe gustato dopo la morte... Pranzo celeste; invenzione suggerita da un’astuzia prodigiosa!... Gli stomachi, per molti secoli, se ne accontentarono... Ma ahimè! Certi filosofi ossia certi individui intenti a cucinare indigesti in-folio, schiacciandosi l’epigastro contro lo spigolo del loro scrittoio, vollero purtroppo risuscitare la malaugurata idea di Cristo!...

«Decisamente — dichiararono — il futuro Banchetto sarà terrestre, anziché celeste!... Ed esso dovrà realizzarsi presto, nel tempo e nello spazio!...» Fu quella una grande imprudenza culinaria! Da allora, lo stomaco umano aspetta, non vede venir nulla, e qualche volta si ribella!... La notte scorsa, i Citrulli si persuasero che stavano gustando il Banchetto Ideale... Le brutalità che si manifestarono non furono altro che collere di fanciulli delusi! Insomma, il progresso sognato dallo stomaco umano è vano, poiché il palato e la lingua, essendo dotati di una quantità infinita di appetiti e di attitudini, sono necessariamente insaziabili!...

Nessun miglioramente è possibile, nella felicità digestiva! Nulla accontenta gli stomachi, poiché nulla li empie!... Gli stomachi viziati esigono un nutrimento più delicato e più variato!... La loro sensibilità è tanto più imperiosa quanto più si soddisfano le loro esigenze. L’astinenza [p. 231 modifica]intorpidisce lo stomaco universale... l’abbondanza lo esaspera...

SARDELLA

che trascina faticosamente verso la finestra l’enorme cadavere di Pappone, si mette a saltellare dalla gioia, bestemmiando ed emettendo grida d’allegrezza.

Ohe! vieni, Pappone!... Ah! com’è pesante!... Aiutatemi, Valletti!... Io non potrò mai, da solo, issarlo sul davanzale!... Vieni, Pappone mio!... Perchè ti siedi ad ogni istante, come un papa, per sbadigliare?... (Scoppiando a ridere) Tu esageri un poco la tua parte di cadavere, amico mio!... Chiudi la bocca!... Ah! Ah!... I dentisti vi hanno lavorato terribilmente.

Si ferma davanti alla finestra, e comincia a sollevare il cadavere coll’aiuto dei Valletti.

FRA TRIPPA

interrompendo il proprio discorso, e alzando la destra per benedire il cadavere di Pappone:

Senza rancore. Pappone mio... lascia che io li benedica e ti perdoni!... mio divoratore... mio dolcissimo antropofago... io ti assolvo!... (Tastando la dentiera di Pappone che gli sta incastrata sulla testa a guisa di corona) Conserverò preziosamente questa corona come tuo ricordo... Requiem aetemam!

Si ode il formidabile rumore del gigantesco cadavere che piomba nelle dense acque dello Stagno. Scoppiano tosto, da ogni punto dell’orizzonte, urli assordanti di jene.

In verità, in verità, Jene, gran pubblico venerabile di queste Assise gastrologiche, voi avete [p. 232 modifica]torto di reclamare con sì alte grida queste misere vittime della Rivoluzione intestinale!... Un po’ di pazienza, mie care!... Forse ci credete putrefatti come questi cadaveri!... È possibile che lo siamo!!! Comunque, lasciate che io vi cucini il tutto con le mie salse eloquenti...

Sappiate, jene, che il gran popolo dei Citrulli si è semplicemente voltato nel proprio letto di dolore, come un ammalato in preda all’incubo!... Nulla è mutato... Sempre lo stesso diagnostico!... Il gran popolo dei Citrulli non tarderà a destarsi... e la terribile insonnia del mondo tormentato da una sete e da una fame morbose ricomincerà!... La terra è positivamente il pianeta in cui non si mangia abbastanza... il pianeta dell’appetito!... Troveremo mai il mezzo di emigrare verso qualche lontano pianeta della sazietà?... Io lo auguro!... Altrimenti, verrà presto il giorno in cui gli stomachi dei Citrulli, immiseriti e disseccati non domanderanno più nutrimento!... La grande Dispepsia scoppierà improvvisa, coincidendo col raffreddamento della sterile terra!.. Horresco referens! La grande Disfagia degli esofaghi divenuti logicamente inutili, seguirà da vicino la Dispepsia degli stomachi!... Ma non vi sgomentate, sire, poiché queste non sono che ipotesi sull’avvenire...

RE BALDORIA

svegliandosi; stupidamente:

Per fortuna!...

Si riaddormenta.

FRA TRIPPA.

Concludiamo, dunque, circa le condizioni del Regno dei Citrulli. L’insaziabilità e la fame si [p. 233 modifica]equivalgono e sono ugualmente allucinanti!... I Citrulli hanno tanto sognato di mangiarvi, sire... che hanno finito col sentirsi le vostre ossa fra i denti!... Frattanto il timore d’esser divorato da loro, vi ha fatto sembrare di scivolar giù nel loro ventre come un boccone di carne inaffiato di buon vino!...

MASTICAFIELE

battendo forte col pugno sul paiuolo capovolto che gli serve da scrittoio:

Non è vero!... Fra Trippa mentisce!... Rifiuto d’inserire nel processo verbale questo discorso ciarlatanesco!...

Masticafiele gesticola come un ossesso, Re Baldoria e tutti gli altri, che si sono addormentati, si destano.

ANGUILLA

in tono beffardo, contraffacendo gli atteggiamenti e i gesti enfatici di un vero avvocato:

Sire... Il culto che ho per la verità mi costringe a dimettermi!...

RE BALDORIA

alzando la «Succulenta» al disopra dell’assemblea rumorosa e tumultuante;

Calma, Masticafiele mio!... Silenzio!... E tu continua, Fra Trippa!

FRA TRIPPA.

Sì... Sì!... Aspettate... La mia tesi è audace, è vero... Ma ora mi spiegherò... Ascoltate! (Con gesti untuosi e pacificatori) Come la balena restituì Giona, come il Santo Sepolcro restituì Gesù [p. 234 modifica]Cristo... come il mare restituisce i cadaveri dei naufraghi... così i miseri stomachi dei Citrulli ci hanno restituiti alla luce! Tutte leggende allegoriche!... Altrettanto dicasi della salamoia, della masticazione, dell’ingoiamento e... della rinascita dei nostri corpi, partoriti oggi dalle loro fetide bocche («parturitio oris...») Tutto ciò fu apparente e simbolico... Da una parte, visione di stomachi allucinati per effetto di una fame che datava da tempo immemorabile... Dall’altra, incubo spaventoso dei nostri Intestini illustri e infarciti di felicità, i quali, sapendosi molto appetitosi, hanno sognato di perire, come sanguinacci, tra i denti dei loro nemici!...

SOGLIOLA.

Raccontale ad altri, queste tue frottole!

Urli nell’uditorio.

MASTICAFIELE

avanzandosi verso Fra Trippa, con sorda ira:

Guarda, Fra Trippa... guarda questo dente plebeo, ancora confitto nel mio braccio!...

FRA TRIPPA.

No, no!... In verità, io...

ANGUILLA

con una solennità furbesca da avvocato che tien sospeso un argomento formidabile:

Tu dimentichi, mio caro Fra Trippa, la dentiera che porti sul capo, per sempre, a guisa di sanguinolenta corona!... [p. 235 modifica]

MASTICAFIELE

applaudendo:

Bravo, Anguilla!... Anguilla ti ha tappato la bocca, mio povero Fra Trippa!

FRA TRIPPA

dopo breve esitazione stendendo con compunzione le mani sull’uditorio:

Oh! miei poveri amici!... Come vi compiango! Ecco... Tutto si spiega... L’allucinazione continua, nei vostri stomachi estenuati! Ma io non ho nulla, sul capo, ne sono certo!...

ANGUILLA.

Ah! ah!... Parli come un marito cornificato!

FRA TRIPPA

sforzandosi di strapparsi la dentiera che ha sul capo, ma senza riuscirvi:

Ahi!... Sono solo, dunque, nella realtà?!... Oh! lasciate che io pianga sulla vostra miserevole sorte! Dopo aver sognato di essere divorati, voi sognate ora che denti vendicativi vi spuntino sulla testa!... Idee d’avorio, acute e giustiziere!... Ma... sulla testa?... Il luogo è mal scelto!... e voi non potrete masticare altro che delle nuvole!... Masticazioine intelligente, non lo nego... ma ideale, e quindi illusoria!...

SOFFIONE

ad Anguilla:

Lo senti tu, questo ronzìo, là sugli Stagni?

ANGUILLA.

Ebbene?... (Alzando le spalle) Sono le [p. 236 modifica]flatulenze rumorose dei cadaveri sommersi e i borborigmi delle loro pance, che, troppo piene, si vuotano!

FRA TRIPPA

solennemente:

No!... No!... Io vi dichiaro, seriamente, che il banchetto, la carneficina, i cadaveri mangiati, vomitati e rinati, non costituiscono che un sogno simbolico, prodotto specialmente dal disordine dei vostri stomachi!... Or dunque, assente la nostra patrona Santa Puitredine, io, Fra Trippa, avendo provato: 1° Che l’insalatura e la masticazione dei nostri i Illustri corpi furono illusorie... 2° Che l’invenzione della suddetta insalatura fu benigna, previdente, preservativa ed immortalante... 3° Che se la prima considerazione cade, la seconda deve necessariamente rimanere... domando l’assoluzione dei signori Soffione, Torta, Béchamel, Cuochi della Felicità Universale, accusati della suddetta insalatura!...

In guesto momento gli urli delle jene raddoppiano. Un gran volo di corvi piomba sulle campane che suonano a distesa.

ANGUILLA.

Ah! ah! l’uditorio si ribella a questa assoluzione! (Applaudendo) Sono i corvi, che suonano le campane... a distesa!... E le Jene bussano alla porta!...

Sogliola, Triglia e Sardella si avvicinano alla porta, in agguato, mentre Re Baldoria sonnecchia sulla propria tinozza d’oro.

[p. 237 modifica]

FRA TRIPPA

che passeggia innanzi e indietro, s’inchina passando davanti aiGuatteri incatenati, e dica loro sottovoce:

E dov’è il vostro famoso nascondiglio di provviste?...

SOFFIONE.

sottovoce, ad Anguilla:

Sali subito alla soffitta della cucina!... A destra, troverai un cofano, che servì di ripostiglio pei lambicchi... Vi sono nascositi tre polli freddi!... Ma presto! Presto!... Il Re ha fame!...

ANGUILLA

accarezzandosi il ventre.

Vado... vado subito dove mi avete detto...

Scomparisce con tre salti, nella cucina:

MASTICAFIELE

slanciandosi verso il Re addormentato:

Sire! Sire!... Corruzione! Impostura!... Fra Trippa e Anguilla si sono venduti ai Guatteri!

RE BALDORIA

destandosi di soprassalto:

Calmati, Masticafiele, e taci!... Io rimango indifferente a ciò che vai farneticando. Che costoro siano assolti!... Ah! no!... Bisogna che io pronunci solennemente la sentenza al cospetto di tutto il mio popolo... (Si alza con fatica dalla sua tinozza. Gli urli delle jene si fanno udire, subito, più violenti) Citrulli! Citrulli miei!... Popolo mio amatissimo! Tacete ed ascoltatemi!... Silenzio, [p. 238 modifica]perdio! Io sono il vostro Re, di ritorno da un lungo esilio!...

MASTICAFIELE.

Voglia la Maestà Vostra alzare un poco la voce!

ANGUILLA

dalle cucine:

È inutile, Re Baldoria! Tu non hai più altri sudditi che le jene!...

RE BALDORIA.

Ebbene... regnerò sulle jene!... Tacete, jene mie amatissime!.. Che la giustizia vi ammansi le viscere!

MASTICAFIELE.

Per ammansarle, bisognerebbe gettar loro dei cadaveri!

RE BALDORIA.

No!... Nulla potrà decidermi a far questo!.... Non è vero, amatissime jene? Voi sarete buone, e sopporterete filosoficamente la vostra fame!... (Ai Vassalli e ai Valletti) Barricate la porta centrale con queste tinozze e queste casseruole, e gettate negli Stagni del Passaito tutti i cadaveri che restano!...

I Vassalli, i loro servi e i Valletti ricominciano il loro andirivieni, dal fondo della sala alla finestra, trasportando i cadaveri dei Citrulli.

O mie jene amatissime! (Volgendosi verso la finestra, brandisce solennemente la « [p. 239 modifica]Succulenta» e parla all’invisible uditorio di belve) Io certo non voglio che sì vili pietanze pesino sui vostri nobili stomachi! Vi ordino dunque affettuosamente di non toccare codesti cadaveri!... Grandi fuochi saranno accesi, di giorno e di notte, intorno agli Stagni, per risparmiare nefaste indigestioni a quelle tra voi che fossero meno riflessive!... Poiché... sappiatelo, è su di voi, jene, ch’io faccio assegnamento per muover guerra agli esecrati Baccelloni, nell’inverno prossimo, e per riconquistare le nostre donne rapite e violate!... Sarete voi, che trarrete la mia grande slitta reale sul ghiaccio degli Stagni del Passato!... (A Fra Trippa) Ho in mente un progetto meraviglioso!... Attaccate alle nostre slitte le jene, legheremo alla tesila d’ognuna un bastone alla cui estremità sarà infisso un pezzo di carne verminosa... Così, faremo eternamente galoppare la loro fame vorace, mantenendo sempre lontano dalla soddisfazione il loro violento desiderio... Che ne dici?...

FRA TRIPPA.

Sire... (Untuosamente) Vi chiedo licenza di citare nella mia prossima predica questa parabola elastica e malleabile!...

RE RALDORIA

alle jene Invisibili, che abbaiano violentemente:

Cantate... cantate, o buone jene gioviali!... Cantate così, a modo vostro, allegramente!... Mi piacciono, le vostre balde fanfare guerresche!... Ma non vi sbranate fra di voi!... [p. 240 modifica]

L’IDOTA

aprendo un poco le vetriere, grondanti di lava solare:

Oh! esse non canterebbero così se avessero mangiato!... La Fame esalta e divinizza tutta la natura!... Guardate, sire!... Laggiù, tutti quei monti dai denti aguzzi gridano dalla fame sotto la polpa rosea e sugosa delle nuvole... I più lontani — guardate — sembrano protendersi come se fossero le labbra della terra, per bere l’azzurro inebbriante e la luce, che è il sangue stesso di Dio!...

RE BALDORIA.

Il tuo cervello è ricco di similitudini culinarie... A proposito... e se io bandissi una gara di poesia lirica?... Ci servirebbe di passatempo!...

L’IDIOTA.

Sire! Nessun poeta potrà mai agguagliare le jene, il cui accento lirico è veramente inimitabile!... Oh! la voce di questi sfrenati nottambuli, che cantano in pien meriggio la loro ebbrezza straziante!

RE BALDORIA.

Animo, Idiota!... Dammi subito un argomento poetico da svolgere!...

L’IDIOTA.

Voi, sire, siete l’argomento più interessante che si possa immaginare!... Ecco: sentite... Re Baldoria leva la forchetta d’oro sulle sue amatissime [p. 241 modifica]jene, solo popolo superstite, le quali cantano a voce spiegata la Gloria di lui, fra la ghiottoneria insaziabile di un paesaggio incendiato dall’Aurora!...

RE BALDORIA.

Magnifico!... Grazie!... Comincio!

Brandisce la Succulenta, sbadiglia, erutta un fiato sonoro; poi, con la destra sul fianco, alta la testa e gli occhi rivolti al cielo, apre la bocca come un tenore.

ANGUILLA

entra in scena ballando e ridendo. Tiene intanto in equilibrio sulle dita della mano sinistra un piatto fumante e traboccante, ed impugna colla destra una coscia di cappone.

Certamente ha fame, la Maestà vostra...

RE BALDORIA.

Eh! sì!... Che gentile pensiero!... Dammi quella roba!... (aferra la coscia di cappone e v’infigge i denti, con sospiri di delizia) Sei un furbacchione, mio caro Anguilla!... Ma... come, dove hai scovate (piena la bocca) queste buone cose?... Uhm!... Sì... Capisco!... È un segreto!... Non importa! (Volgendosi a guardare i Guatteri incatenati). E questo benedetto processo?....

TORTA

implorando:

Sire!... Sire!...

RE BALDORIA.

Sì! Vi assolvo!... Va bene... va bene!... (Con la bocca piena e unta, sonnecchia per un [p. 242 modifica]momento, indi si desta ad un tratto) E il nostro processo?... Che ne facciamo?...

Si è steso sulla sua tinozza d’oro, continuando a mangiare con lentezza, mentre i ministri, i Vassalli, i servi e i Valletti seguono con lo sguardo e col corpo l’ascensione di ogni boccone verso le sue labbra.

Ora pronuncierò la sentenza... Torta, Soffione, Béchamel! Avete nulla da aggiungere?...

MASTICAFIELE.

Sire!... Sire!...

RE BALDORIA.

Taci, Masticafiele mio!... Non so che farne, de’ tuoi consigli!

ANGUILLA

porgendo al Re un pollo intero:

Sì... Sì... lascia parlare il Re!... (In disparte) Sembra davvero che Re Baldoria abbia ritrovata nel ventre dei Citrulli tutta la sua energia autoritaria!... Povero Masticafiele!

RE BALDORIA.

Riassumerò anzitutto le risultanze del processo!... Per farla breve, miei cari Gua Iteri, il numero considerevole delle vostre idee gastronomiche... e il peso della vostra erudizione viscerale vi hanno resi pigri come molluschi e pieni di dubbi indigesti!... Prescindendo da questi, siete ottimi figliuoli!...

S’interrompe, per empirsi di carne la bacca, e resta per un momento col, braccio alzalo e col pollo nel pugno

[p. 243 modifica]

FRA TRIPPA

Scusate, Sire....

furtivamente, strappa al pollo una coscia e la divora.

RE BALDORIA

sbuffando rumorosamente:

Ah! ladro!... Maledetto ladro!...

Rugge, a bocca piena; poi scoppia in una risata, e il sugo della carne gli sprizza dalla bocca.

Ah! ah! Burlone!

FRA TRIPPA.

Volete, Sire, che io continui il bel discorso del vostro augusto stomaco?...

RE BALDORIA.

Volonitieri ti cedo la parola, poiché la mia bocca è occupata, in questo momento, da affari di Stato assai stuzzicanti, che esigono una sapiente masticazione... no: volevo dire meditazione!

FRA TRIPPA

solennemente, con grandi scoppi di voce, interrotti dalla masticazione di grossi bocconi:

Siano lodate le Divinità gastriche, accoccolate sul sacro ombelico del mondo, nell’atlto di palleggiare quegli aranci divini e sugosissimi che si chiamano Soli!...

Siano esse lodate per l’olio di giusitizia benevola con cui hanno inaffiata la delicata cottura di questo processo riferentesi al preteso tradimento dei signori Soffione, Torta e Béchamel, che Sua [p. 244 modifica]Maestà Re Baldoria si degna d’assolvere da ogni delitto, per accoglierli nel suo regale intestino!... Avendo visto, annusato e leccato che, durante l’esercizio interinale del potere, i suddetti messeri ebbero l’intenzione lodevolissima di perfezionare e rallegrare i nostri stomachi augusti, studiando con cura la salsologia mondiale, dai tempi di padre Adamo fino ai nostri giorni, Noi, Re Baldoria, chiaroveggente intestino del mondo, pronunciamo sentenza assolutoria pei loro delitti passati, presenti e futuri!... (Bonariamente, rivolgendosi ai Guatteri) Infatti, che colpa avete, se non quella di aver voluto cuocere a fuoco lento il banchetto della Felicità Universale?... (Solennemente, rivolto al Re) Voglia ora la Maestà vostra ratificare questa sentenza con tre esplosioni dei gas contenuti nell’intestino reale, a guisa di firme di suggelli indelebili e sibillini!...

RE BALDORIA

dopo avere eseguito:

Masticafiele! Libera dunque i Guatteri dalle loro catene!... (Masticafiele obbedisce) Così! Benissimo!... Vi ringrazio, miei cari amici della sottile previdenza con cui salaste la nostra carne regale... Mercè vostra, noi siamo ben conservati e più saporiti d’ogni altra cosa al mondo! A me, per esempio, basta succhiarmi le dita per salare il mio arrosto!... Vi nomino miei consiglieri particolari... e miei aiutanti di campo nella guerra che dichiarerò al Re dei Baccelloni...

Ognuno di voi comanderà un terribile esercito di jene, avendo cura di nutrirle con carogne putrefatte da dieci giorni... Quanto agli ufficiali della mia corte, essi mangeranno cadaveri di guerrieri [p. 245 modifica]morti da un sol giorno... Le jene sono, veramente, buongustai raffinatissimi... Preferiscono la carne fradicia a quella fresca... la qual cosa costituisce un progresso rispetto al popolo che ebbi prima!(Coll’ indice teso sulla bocca) Zitti! Udite questo scalpiccio sulla scalinata?... e questi stridori di unghie sui vetri della finestra?...

Sonnecchia per un momento, indi si desta di soprassalto.

Che dicevo?... Ah! Parlavo di progresso!... Ebbene?...

ANGUILLA.

Sire... Mi sembra si tratti d’un progresso soltanto apparente, poiché tutti gli esseri viventi sono un po’ putrefatti, prima di morire! Fra Gozzoviglia assicurava persino che almeno tre quarti dei Citrulli cominciano a putrefarsi il giorno stesso della loro nascita... Le sciocchezze non sono altro che esalazioni della loro progressiva decomposizione!... Il cervello, essendo pieno di fosforo, imputridisce pel primo...

Gli urli assordanti delle jene coprono la voce di Anguilla, mentre lo scalpiccio, il tumulto e i rumori inesplicabili vanno crescendo sulla scalinata e tutt’intorno al castello.

RE BALDORIA

scendo dalla tavola e si avanza verso la finestra chiusa, brandendo ancora la Succulenta.

Calmatevi... calmatevi mie amatissime jene!... È vergognoso, che vi sbraniate così, reciprocamente, come facevano i Citrulli!... [p. 246 modifica]

ANGUILLA.

Infatti, le jene assomigliano ai Citrulli in tutto e per tutto!... Fu sempre per cose morte e cadenti — tombe, o biblioteche, o musei — che i Citrulli si uccisero l’un l’altro!

FRA TRIPPA.

Le jene stanno per sfondare la porta centrale e per fracassare i vetri della finestra! Che fare?... Ora terrò loro un bel discorso!... jene amatissime! Mio gregge affamato di putridume, sappiate che la lista delle vivande di un banchetto è sempre migliore, da assaporare, che il banchetto stesso!... La putrefazione ideale, la giusta ripartizione d’un cadavere saporoso, non possono esistere! Esiste soltanto la fame di queste buone e nobili cose!.. Vi consiglio dunque di disdegnare le più appetitose cancrene e verminosità della terra... e di non nutrirvi che della vostra fame insaziata!..

La finestra scricchiola violentemente.

RE BALDORIA.

Olà!... Sogliola, Triglia! Sardella! amici miei!... Soffione! Torta! Béchamel! illustri Cuochi della Felicità Universale, avanti!... precedetemi!... E tu che fai, Masticafiele?... Che ne è del tuo coraggio feroce?... E tu, mio dolce Pancotto?.. Venite! Venite meco, a diffondere la saggezza e la mansuetudine sul mio nuovo popolo ammutinato!... Avanti!... Precedetemi!... Aprite [p. 247 modifica]la finestra!... Anguilla! Apri la porta!.. Olà! Servi e Valletti, armatevi di spiedi e di mestoli!...

Tutti, curvi, affranti, contorti por un violento e crescente brivido di terrore, rimangono immoti al loro posto, tranne l’idiota, che s’alza e segue il Re, con indifferenza, abbandonate le braccia lungo i fianchi e con gli occhi sognanti.

Ahi!... Ahi!... Non posso camminare!... Sanguino tutto!... (Si palpa le gambe) Mi sento dei denti in ogni parte del corpo!... Il mio corpo è tutto irto di denti plebei!... Bisogna ch’io mi riposi per un momento!... Precedetemi!

ANGUILLA.

È facile dirlo, per voi! Ma io, per esempio, non potrei certo seguirvi! Le gambe mi si piegan sotto... Ho le vertigini!... Mi gira la testa!... Ah! questo frastuono!... Non sono le jene... non sono esse, che s’arrampicano là, sui vetri!... Ad ogni modo, guardatevi, sire... poiché le jene potrebbero semplificare i loro gusti!... Sire! Con tutto il rispetto che m’ispirate, devo dirvi che puzzate troppo!... E sembrate un mozzicone di sigaro biasciato!...

LA VOCE DI FAMONE.

scoppiando improvvisa, fuori dal castello, fra lo scalpiccio confuso, il frastuono e le stridule grida di una orda barbara lanciatasi all’assalto:

Rimangiamoci i Re,
Rimangiamoci i preti,
I giudici e gli sgherri!
Che ogni tempio s’atterri,
Che ogni palagio crolli,
E alfin, stanchi e satolli,
Corichiamoci lieti
Nelle tombe dei Re!

[p. 248 modifica]

FRA TRIPPA.

Cielo!... Cielo!... È Famone!... Sono gli Affamati!.. (Si nasconde sotto la tavola, tutto tremante. Poi, ad Anguilla che lo ha imitato e che gli è accanto) Che fare!... Ci rimangeranno, costoro!... Dovremmo svignarcela in cucina!

ANGUILLA.

È troppo tardi!... Senti?... La finestra cede!... Maledetti Vassalli!... Avevo tanto raccomandato loro di pugnalare con cura, in pieno stomaco, tutti i Citrulli!... Oh! Capisco... E semplicissimo!... Il bagno freddo li ha svegliati tutti, liberandoli dall’ubbriachezza!

La finestra viene fracassata e frantumata violentemente, con un fragore formidabile di cateratta e di valanga.

FAMONE

apparisce nella grande cornice della finestra, in un torrente di luce abbagliante. Con uno sforzo delle braccia, innalza sul parapetto il proprio corpo enorme, nudo, verdastro e spettrale sotto la chioma fluente e fangosa che nasconde quasi interamente la sua faccia cadaverica, e ad un tratto, spalanca la bocca sdentata e squarciata, la cui profondità cavernosa sembra esagerarsi orrendamente da un istante all’altro.

Rimangiamo Re Baldoria!... Rimangiamo Fra Trippa!... Restituitemi i miei denti!... Maledetti [p. 249 modifica]dentisti!... Ah! d’altronde, che importa?... Mene spuntano dei nuovi!..

Intorno a Faraone, si accalcano innumerevoli Affamati, che s’aggrappano alle imposte e salgono gli uni sugli altri, a gruppi, in atteggiamenti convulsi e violenti. I loro corpi ignudi sono flaccidi, nerastri e spugnosi; essi protendono facce che inverdiscono sotto i capelli impiastricciati di fango e aggrovigliati con erbe grasse cne ricadono come turbanti sciolti sul fulgore grifagno degli occhi.

Rimangiamo Re Baldoria! Avanti!... Noi siamo tutti più vivi che mai!... La Fame, la Fame maledetta, moltiplica le nostre forze vendicatrici!...

Famone scavalca il davanzale ed entra nella sala tenendo a guinzalio due jene abbaianti. Re Baldoria, i vassalli, i Ministri, i Guatteri e i servi indietreggiano, tremanti, atterriti, davanti a Famone e s’accalcano a destra presso la ribalta, voltando le spalle agli spettatori.

I VALLETTI

hanno ammucchiati rapidamente i paiuoli e le casseruole, per formare una barricata. Il Re, i suoi Ministri e i Vassalli hanno afferrate le tinozze d’oro e le tengono ritte, come altissimi scudi che lo spavento fa sbattere gli uni contro gli altri. Tutti tremano, in mezzo alla tragica turba dei Citrulli risuscitati, meno l’Idiota, che resta in piedi davanti alla tavola, sotto la quale Anguilla e Fra Trippa si sono accoccolati con le gambe incrociate alla guisa degli arabi.

ANGUILLA

sottovoce a Fra Trippa;

Guarda... guarda i Citrulli risuscitati! Sembrano scheletri sui quali sia stata incollata della [p. 250 modifica]pelle di montone... Le ossature di quei corpi si disegnano con una orribile precisione... Vedi? La rotella dei ginocchi ed i gomiti fanno sembrare randelli nodosi le loro membra!... Le coscie, formate da un osso solo, sono più sottili delle gambe, che hanno due ossa...

FRA TRIPPA.

Dio!... Come son tese, le loro labira, sulle gengive sdentate!..

ANGUILLA.

Diamine!... I denti di costoro li abbiamo noi, sulla testa!... Oh! oh! ma com’è audace, l’Idiota!... Lo vedi?... (Pausa) Che caldo!... Soffoco!.. Questa luce acciecante sembra versarmi sulle spalle un ruscello di lava!... La mia carne bolle come una caldaia dell’inferno!...

FRA TRIPPA

preso da violenti brividi:

Senti questa voce stridula di latta!... E queste grida come di vapore che sprizzi da un piccolo foro?...

SANTA PUTREDINE

lungo fantasma di fumo perlaceo, con torto e terminato in alio da un sole rosso, acciecante, apparisce al disopra degli Affamati ammonticchiati nell’ampia cornine della finestra:

Sono io, io, che li riconduco tutti, per infiniti labirinti, questi eterni affamati dagli occhi grifagni e dal ventre, sfondato come la botte delle Danaidi!... questi eterni affamati dalle lingue veementi e dardeggianti che bevono il sole!... [p. 251 modifica]questi etemi affamati, la cui bocca calcinata dalla sete fumiga di perpetuo desiderio!...

ANGUILLA

insinuandosi con destrezza tra le gambe di Famone, per osservare l’apparizione, fa un cenno a Fra Trippa:

Oh! guarda!... Santa Putredine!... Si è invitato sul collo un sole rosso, a guisa di testa... Ecco la sua voce di latta!... La senti?... La facondia di costei è monotona come quella d’un mercante girovago che vanti la sua mercanzia!...

SANTA PUTREDINE

facendo scattare la sua voce di vapore che si sprigiona violentemente:

Ho infranto con un buffetto la porta granitica della Morte... Ed eccoli!... Li riconduco tutti, più vivi che mai, per gettarli fra le braccia possenti e crudeli del Dolore... soffio vivificante e distruttore delle metempsicosi, o Dolore immemorabile del mondo! Essi si destano tutti, con ebbrezza, nella corona delle tue braccia!... braccia del Dolore!... Braccia color d’acciaio!... Braccia verminose!... Braccia lucenti e ricurve, incrociantisi come falci nell’erba alta, o come splendidi quarti di luna!...

FAMONE

con uno scoppio violento della sua rauca voce:

Maledetti dentisti!... Noi reclamiamo le nostre clentiere da carnivori, per rimasticare il Re e per riassaporare la libertà!...

L’IDIOTA

ritto, beffandosi di Famone, dal lato opposto della tavola che li separa:

La libertà?... Non è cosa che si mangi! [p. 252 modifica]Conoscete lo sforzo di superare un ostacolo, di dar la scalata ad una muraglia o ad una montagna inaccessibile? Questa è la Libertà!... All’assalto, dunque!... Non gridate: «Sono giunto!...» Voi non giungerete mai!... Più in alto!... Più in alto!... Più in alto!... Sentire che l’alito esasperante della vetta vicina vi gonfia d’Inutile e di Assoluto!.. Ecco l’assurda ebbrezza della libertà. D’altronde, che fareste, voi, sulla vetta sovrana?... Sareste calpestati dalte grandi nubi tatuate come Pellirosse e piumate di raggi multicolori!... E le Stelle si burleranno sempre di voi!...

ANGUILLA

sotto la tavola, sottovoce

Bravo, Idiota!.... (A Fra Trippa) Costui distrae gli Affamati!... Potremo svignarcela!...

FAMONE

cantando in coro con tutti gli Affamati:

Abbasso preti e scheri!
Satanasso li afferri!
Abbasso leggi e Re!...

I Guatteri sacri, approfittando della confusione, strisciano furtivamente verso la porta della cucina, per evadere; ma gli Affamati, accorgendosene ad un tratto, li legano strettamente con delle liane e li trascinano verso la scalinata, per divorarli.

L’IDIOTA

con tracotanza, alzando la voce:

Non più Re?... Non più leggi?... Accetto! Sopprimiamoli!... Ma purché non si sostituiscano loro altre forme equivalenti!... In verità vi dico: [p. 253 modifica]«Guai al primo che vuole obbedire!...». Tuttavia non posso dirvi: «Guai a chi vuol comandare!...» Dunque, che tutti i vostri desideri ingordi e feroci si scateniino e s’uccidano l’un l’altro! È inevitabile e fatale!... E, sappiatelo bene... se uno di voi, riprendendo fiato nei vortici della rossa carneficina, sentisse nascere in se una fervida ammirazione per un guerriero prode più d’ogni altro, aureolato di forza e di coraggio... s’affretti, colui, a dilaniarsi il petto... a strapparsi il cuore di cane schiavo e a schiacciarlo coi propri piedi!... In verità vi dico che quando vi sarete lungamente e rabbiosamente azzuffati con ferocia, intorno alle piramidali ricchezze del mondo, falciando le legioni dei vostri nemici, come papaveri... battendo e torcendo formidabili guerrieri, come panni bagnati, vi fermerete ad un tratto, senza piìi lena, come lavandaie stanche dopo lungo lavoro!

Nel rosso bucato d’un campo di battaglia dal quale vaporerà la morte, sotto un sole africano... voi, seduti su cumoli d’oro, riposerete alfine le aperte mani insanguinate sulle vostre coscie fasciate di bronzo!... E, guardandovi in fondo agli occhi, sentirete scorrere ad un tratto nelle vostre vene infantili il latte pacifero della giustizia e dell’eguaglianza!... Oh! ridiamo di cuore!.. Sì! Ve lo concedo: Abbasso i Re! abbasso le leggi feroci!... Viva la bonaria Anarchia, nel sonno delle possenti digestioni... nella stanchezza e nella nausea del mordere!... La Libertà?... Essa è inafferrabile, poiché ha l’elastica ampiezza del vostro desiderio sempre crescente... come l’orizzonte ha l’ampiezza dei vostri sguardi aperti a ventaglio!... [p. 254 modifica]

Colui che grida, ritto su una vetta: «Finalmente respiro!» sta per soffocare!

La Libertà?... È il nostro slancio, a rapido volo, verso un azzurro sempre piiù vasto e più dissetante!

FAMONE

violentemente tratto dalle sue due jene a guinzaglio, s’avanza gridando formidabili bestemmie per spingere innanzi gli spettri affamati: ma questi rimangono immobili, come vinti da un superstizioso terrore, davanti alla tavola che li separa dall’Idiota

Per mille diavoli! Avanti!... Quando cesserete di dar retta a questo poltrone?... Ammazzatelo!... Avanti, maledetto somaro!... Avanti, rozza!... Avete dunque paura?... Noi vogliamo abbattere tutte le teste ambiziose, per imporre, nel Regno diei Citrulli, la divina Giustizia!...

L’IDIOTA

beffardo:

Ah! la Giustizia?!... Ecco invero uno scudo più ingombrante d’ogni altro, per un Citrullo possente come te!... Preferisco ancora la tinozza funebre di Re Baldoria, per difendermi!...

Frattanto, veli gialli e dorati si innalzeranno dalla ribalta, annebbiando di sogno sinistro la luce abbagliante della sala, per simulare i miasmi degli stagni, che si mescolano agli aliti violenti. L’orda impetuosa degli Affamati, sembrerà così gesticolare e azzuffarsi fantasticamente, da sempre, attraverso i secoli, nella polvere turbinante e nel rosso vapore delle battaglie immemorabili, sotto le mani stese di Santa Putredine.

[p. 255 modifica]

Ma, per Domineddio! Io sono più nobile di tutti i re della terra!... Non mi parlate del loro sangue bleu! Nelle mie vene, scorre l’azzurro stesso del cielo, e sento sbocciare dei fiordalisi nella mia anima!... Puah!... Come puzzate, voialtri!... E sono tanto sensibili, le mie narici!... Mi degnerò, finalmente, di sterminarvi!... Non vi muovete, fantocci miei?... Aspettate dunque la chiacchierata funebre?... Ah! Eccomi divenuto, anch’io, uno schiavo come voi!... Schiavo del mio disgusto e del mio coraggio, che m’impone di non indietreggiare, davanti a voi, nemmeno d’un passo!... Ma che importa?...

L’Idiota si volge, e slanciandosi d’un balzo verso il Re, che rincula atterrito, gli strappa di mano la Succulenta e la brandisce levandola alta sugli Affamati.

A voi, Citrulli risuscitati!... To’!... Prendi!...

L’Idiota colpisce violentemente, ma con destrezza, nella calca dei Citrulli, e ne stermina tutta la prima fila, tranne Famone.

Il vostro sangue mi ripugna ancor più della vostra pelle!... Basta!

Ho sete di poesia... Voglio cantare, sfidando la vostra vendetta... qui, davanti a voi, a costo della mia vita!... Io sogno di cantare un sublime canto di morte!... Ma eccomi divenuto schiavo di un bel sogno!... No!... Anch’esso mi ripugna!... Voglio lasciare che la morte mi canti nelle vene!... Uccidetemi, dunque!... Non osate?...

Io ho trucidato i più coraggiosi fra voi, colpendoli in mezzo allo stomaco!... Per me, la cosa [p. 256 modifica]è diversa! In fronte!... In fronte!... Ecco dove bisogna colpirmi!...

Impugna a due mani la Succulenta, si dà un gran fendente in mezzo alla fronte, e cade morto.

FAMONE

scavalcando la tavola d’un balzo, con le sue due jene a guinzaglio, che indietreggiano spaventate davanti al cadavere dell’Idiota:

Rimangiamoci il prete!
Rimangiamoci il Re!

GLI AFFAMATI

E i valletti, e gli sgherri
Che hanno fiele per sangue,
Per budella catene!

FAMONE

Restituiscimi la mia dentiera (a Re Baldoria) Maledetto cavadenti!

SANTA PUTREDINE

sforzando la sua stridula voca di latta e di vapore sprizzante:

Sulle alghe che imbottiscono le rive degli Stagni del Passato, ho trovato il gran popolo dei Citrulli, innumerevolmente stesi supini... Morti vivi?... Ecco le vostre parole illusorie!... Nè morti, nè vivi... e nemmeno più vivi che morti!... Erano tutti incapaci di liberarsi dalle mosche verdi e ingorde, incollate alle loro palpebre chiuse. I loro ventri sembravano completamente vuoti di [p. 257 modifica]viscere tanto erano schiacciati; le ossa del loro fragile bacino avevan forata la pelle... Il mio greve bacio di vapore fetido e giallastro li ha fatti sussultare ad un tratto... ed eccoli ritti, che protendono smisuratamente il collo, come struzzi in corsa, dilatati gli occhi per la febbrile golosità delle pasticcerie ideali... Ecco!... I loro denti si schiudono ad un lungo grido di lupa...

GLI AFFAMATI

Famone!...oone!... ooone!...

SANTA PUTREDINE

Brulicano tutti, si alzano, e s’avanzano, agitando la testa mascherata di putridume nerastro e dalle labbra raggrinzite da cui gronda marciume color marrone. Le loro palpebre semiaperte su abissi sinistri sono orlate di grosse mosche azzurrognole che sembrano incastrate nella pelle terrea, come zaffiri in cuoio di Cordova!

Sentite?... Le loro ossature tinniscono come spade incrociate! Le loro dita fanno un rumore di nacchere! Le loro mammelle pendono sui cerchi del torace, come sacchetti vuoti!... Essi non sono né morti né vivi!... Si decompongono da sempre fra le mie braccia!... Sono i miei figliuoli... gli amatissimi figliuoli di Santa Putredine!... Con le mie mani d’avorio ingiallito, ho ricomposte con cura le loro membra disgregate, saldandole con un pesante bacio fuligginoso.... Poi, ho soffiata in essi la febbre amara, esasperante, della vita! Ho versato nelle loro vene la linfa divinizzante che gonfia d’angoscia le [p. 258 modifica]vegetazioni primaverili!... Ed ora essi bramano rivivere l’antico desiderio deluso, il vecchio sogno ardente, friabile e liscio, che sfugge tra le dita, come sabbia!...

UN AFFAMATO.

Io voglio strangolare il Re, per rapirgli il suo oro... col quale mi comprerò delle cortigiane affascinanti!...

UN ALTRO AFFAMATO.

Io voglio strangolare il Prete, e creare una nuova religione, della quale sarò il papa e forse il Dio!...

SANTA PUTREDINE.

Di notte, io m’invito al collo una luna scarnita verdastra e pensosa... e pettino con le mie dita insinuanti le chiome delle campagne tutte frementi di lussuria vegetale! All’aurora, poi, mi fisso al collo un rosso sole levante, a guisa di testa, e i miei sguardi brucianti seminano e fecondano! Con un’unghiata fo scoppiare le ovaie... e subito un feto erompe da una fetida gelatina gialla!... Citrulli redivivi, sono io. Santa Putredine, che soffio in voi e vi do voce! Cantate, dunque, o tristi cornamuse funebri!...

ANGUILLA.

Senza saperlo, ognuno di noi porta nel ventre una piccola scimmia nera dagli occhi lunari, che ride sgambettando, con mille malizie e capriole [p. 259 modifica]da acrobata!... Quella piccala scimmia nera ci rode i muscoli, fa cricchiare le nostre ossa come noci e beve nella tazza slabbrata del nostro cuore!... Non dobbiamo aver paura! Ridiamo piuttosto!... Verrà una sera, in cui, emergendo col capo dalla nostra gola, la scimmietta verrà ad affacciarsi alle nostre labbra, e, per non ferirsi le braccia, ci strapperà i denti!... È veramente inutile aspettarla!...

SANTA PUTREDINE.

Io sono il letame divino che ingrassa la terra... Io sono l’alito caldo che vapora dalle pianure, come da tini pieni d’un mosto infernale!... Io sono il sublime concime che feconda le valll ribollenti di bitume... Il mio gesto incendia le paludi e ne provoca l’ebullizione... Io presiedo al prodigioso parto delle terre grasse, gonfie di escrementi... Da una ovaia elastica, fetida e misteriosa, sorge il mio corpo formato di vapori pestilenziali... e la terra bruna dalle mille sfumature carbonose e lusitreggianti... la terra grondante di zuccheri brucianti, si screpola e scoppia sotto il mio passo vellutato di fuoco!... L’argilla bionda e fulva, l’argilla serica e carnosa trasuda per me un liquore abbominevolmente stomachevole!... prodigiosi escrementi dell’uomo, che fate sbocciare frutti d’oro!... gialla linfa delle uova lungamente covate, in cui si cuoce il corpo implume d’un pulcino vivo!... mestrui, satanici filtri dell’amore eterno!... bramanti liquori fetidi che sprizzate dalla matrice squarciata dal feto!...

Io sono la vita incessante, che pullula nella [p. 260 modifica]morte successiva ddle cellule esauste... Io sono la vita delle folle, che si rinnova nella morte degli individui!...

Io sono l’Eternità, dal ventre ampio e tenebroso come l’estuario del Gange in una notte stellata... Io sono l’Eternità che si diverte a sgranare un rosario abbagliante di costellazioni e di secoli... interminabilmente!

Io sono la Morte che abbraccia la Vita! Io sono la Morte nella Vita, accoppiate!...

Sono la vita fragile e delicata, tutta impregnata di nostalgie, che sviene di voluttà fra le biraccia della Morte dalle possenti poppe adamantine!...

Sono il bacio crepitante e selvaggio che la Vita atterrata subisce fra le sue coscie aperte, piangendo, come una vergine, dai suoi occhi di crepuscolo infinito!...

FAMONE.

Che la Giustizia, l’Eguaglianza e la Libertà regnino finalmente su tutti gli stomachi e in tutti gl’intestini! Fulmini e baleni!... Ah! eccoti qua, Baldoria! Uccidiamo il Re!...

UN AFFAMATO.

Sì!... Uccidiamo il Re! (In disparte) Io ho più forza e più spirito di questo vile Famone... Lo ucciderò, domani, per mettermi al suo posto!... Frattanto, (gridando forte) viva Famone!... Abbasso Re Baldoria!... Ammazziamolo!...

SANTA PUTREDINE

indicando gli Affamiati:

Io sono l’autrice della risurrezione!... Io sono [p. 261 modifica]la Dea della Fecondazione e della Distruzione!... La Dea dalle mille braccia e dalla duplica testa!... Tutti questi spettri vivono e danzano nel mio alito fetido, come atomi dorati in un raggio di sole!... Sono io, che creo e faccio crescere splendide le piante viscose dai pistilli erettili come minuscoli falli!... Sono io, che accoppio i fiori osceni, più caldi e più bramosi delle vulve!... Davanti alla eterna realtà della natura, io sono la forza assoluta ed unica, che resta sempre identica a sé stessa!... E mi manifesto nello sbocciar di una rosa, nella decomposizione di un cadavere, nel sorriso di un fanciullo e nell’urlo di una tigre in foia! Io sono la Dea trionfante delle orgie e delle alcove... e danzo con piede lieve fra le coppe dell’alcool e del veleno, e sui guanciali bavosi in cui affondano le teste degli amanti accoppiati!... Quando mi mostro, il ritmo della vita si accellera freneticamente e la Distruzione affretta le sue stragi!...

Questo tridente simboleggia la mia triplice forza: Creazione! Distruzione! Rigenerazione! Ciò che voi chiamate «la morte» non è che uno degl’innumerevoli mutamenti la cui successione costituisce la Vita!... Non dite: «Morremo domani!... Io vivo!... Io ero morto!» Ma dite piuttosto: «Io sono una particella del cadavere eterno e vivente della Natura!...»

FAMONE.

Dov’è Fra Trippa?... Ammazziamolo!...

FRA TRIPPA

ancora nascosto sotto la tavola, mormora, falsando la voce:

Fra Trippa è morto!... [p. 262 modifica]

UN AFFAMATO.

No! No!... È impossibile! Cerchiamolo, e ammazziamalo! (In disparte) Lo ucciderò volontieri, per abolire la sua chiesa e i suoi santi!... Sono abbastanza dotto, io, per fondare una nuova religione, della quale sarò il papa, il messia, il Dio!... E le vergini immacolate verranno ad offrirmi la loro verginità!...

SANTA PUTREDINE

si volge verso la finestra aperta e chiama con voce monotona:

Ptio! Ptio!... Ptiooo...

IL VAMPIRO PTIOKARUM

entra dalla finestra e va ad appollaiarsi sul braccio teso di Santa Putredine, la cui rossa testa solare ha sorrisi materni, carezzevoli:

Eccomi!

SANTA PUTREDINE.

Ptio!... Sappi che li ho risuscitati per te!... Infracidivano come canapa, ed eccoli, tutti in cammino verso l’eterna primavera della fame e della sete!... Ptio!... Ptio!... Hai bevuto qualche sorso di sangue umano? Ed hai trovato in quei dolci vini qualche sapore inatteso... qualche pensiero profondo?...

IL VAMPIRO PTIOKARUM

fissa co’ suoi occhi tondi Re Baldoria, i Ministri e i Vassalli, che, indietreggiando sempre, davanti alle jene di Famone, si sono a poco a poco stesi a terra, insinuandosi sotto le loro tinozze capovolte.

Non è affatto buono, quel vino vermiglio!... [p. 263 modifica]Non ha aroma!... Oh! mammina mia!... Ho sonno!

SANTA PUTREDINE.

Presto!... Di’ la tua lezione!

IL VAMPIRO PTIOKARUM

sonnecchiando, dice stentatamente la lezione, come un fanciullo fra le braccia della madre, con voce monotona e ingenua:

Ho imparato a memoria alcuni pensieri di moribondi, che ho letti nel loro sangue.. Desiderio! Desiderio!... Fervore sacro dell’eterna fame!... Desiderare tutte le carni della terra, con acuti denti!...

SANTA PUTREDINE

in disparte:

Essi hanno persi i loro denti... Ma questi rispunteranno!...

IL VAMPIRO PTIOKARUM

facendo sforzi per non chiuder gli occhi:

Trovar l’estasi dappertutto!... in ogni cosa!... ed amarla perdutamente!... Bramare tutta la natura, aprendo le braccia... tendendo le labbra!... Abbracciare in un vasto sogno d’amore gli uomini e le cose... senza fermarsi al possesso... Consumarsi nella brama sfrenata di tutte le apparenze succulente e luminose del mondo!... È buono cattivo, questo desiderio?... che importa?... Quel ch’è essenziale, è il desiderare!...

Si addormenta

SANTA PUTREDINE.

Davvero, tu ne sai più di me, Ptio!... Tu [p. 264 modifica]frughi nelle arterie come negli scaffali di una biblioteca!... Infatti, gli uomini non sono saggi, mai, se non nell’ora deiiragonia!... Bravo, Ptio I Continua!...

IL VAMPIRO PTIOKARUM

destandosi:

Poiché ogni sensazione è una presenza, e lo splendore delle cose non deriva che dalla brama che si ha di esse... Il sapore di una polpa è nella bocca e non nella polpa stessa, come le bellezze della natura sono soltanto negli occhi che le contemplano. Le nostre labbra affamate hanno impepate e salate tutte le pietanze... I nostri sguardi versavano il sole sul mare, arricchivano il firmamento, divinizzavano le cime dei monti, esaltavano la nudità delle donne!... Il nostro palato e la nostra lingua bramosa maturavano i grani, inzuccheravano le uve e preparavano le vendemmie future... Infatti la natura non ha altri soli che i nostri sensi divini! Che importa sapere d’onde viene l’estasi, se essa viene?... Il divenire!... Ecco l’unica religione!... Quando rimpiangete qualche cosa, avete già in voi il germe della morte!...

SANTA PUTREDINE.

Ptio!... Suvvia!... Non inventare!... I moribondi, non hanno tanto spirito!...

IL VAMPIRO PTIOKARUM

continuando a recitare la sua lezione, con voce monotona:

Arricchirsi di ogni desiderio, di ogni fame e di ogni sete... ecco la tortura deliziosa, ecco tutta [p. 265 modifica]la felicità triste e tutta l’essenza amara dell’umanità!... Ha essa uno scopo?... Uno scopo?... Il mondo non può averne alcuno, poiché imo scopo è un limite... La speranza di un banchetto magnifico è la conseguenza di un certo grado di attività sanguigna!... E, pure essendo state mille volte deluse, le loro cellule bramose non si scoraggiano!...

Il Vampiro Ptlokarum si addormenta e rimane insensibile alle carezze di Santa Putredine.

SANTA PUTREDINE

volgendosi verso gli Affamati che hanno circondato da ogni parte il Re, i Ministri e i Vassalli, nascosti sotto le loro tinozze, vede ad un tratto il cadavere dell’Idiota, e, alzando le Toce, riprende la sua cantilena;

Sono io che riscaldo i fosfori del genio e della demenza poetica entro cranii eletti, perchè passino, portatori di fuoco astrale!... Perchè passino vilipesi, schiaffeggiati, insultati dalla folla!... Sono io che li condanno ad un triplice inferno!... Il mio alito fetido dà il ritmo de’ bei canti... le divine cadenze del genio!... Il mio alito di letame dà vita alle rose ideali!... Il mio alito gonfia, solleva e lancia sul curvo dorso della terra, come cateratte di Stelle, i meravigliosi poemi ebbri di lussuria, d’orgoglio, di amore e di ambizione... torrenzialmente, nell’infinito, dove il tempo e lo spazio perdono il loro nome! Viva, dunque, l’eterna fame d’impossibile felicità!

FAMONE

ritto sulla tinozza capovolta sotto la quale sta nascosto Re Baldoria:

Con tutti i nostri denti rinati, con le nostre [p. 266 modifica]mani possenti unghiate d’odio... bisogna sbranare il Re... bisogna rimangiare Fra Trippa!...

Gridando a voce spiegata:

Abbasso preti e sgherri!

Satanasso li afferri

Abbasso leggi e Re!...

Oh! che la Giustizia, l’Eguaglianza e la Libertà regnino infine in tutti gl’intestini!...

SANTA PUTREDINE

facendo fare smorfie alla sua rossa faccia solare:

Calva Giustizia dal naso adunco sotto gli occhiali!... Libertà di desiderare invano e di morire, come spiche, sotto la falce della Morte! Olà! «Giustizia», «Libertà», «Uguaglianza», grandi parole sonore!... Olà, vecchi Don Chisciotti dall’elmo di sangue, che passate con stivali infangati e mantello turchino, caracollando sui vostri corsieri d’apoteosi!... Olà! Don Chisciotti morenti! alla riscossa!... Se i mulini a vento dell’Impossibile non vi hanno consumate le braccia che spazzano gli orizzonti, sguainate dunque un’altra volta le vostre spade azzurre fiorite di speranza, per trinciare carni siderali, sulla tavola del cielo, al festino dei festini di tutti gli Affamati!...

FAMONE

gridando a gran voce, ritto sulla tinozza d’oro che copre Re Baldoria:

Sono stanco di te, Santa Putredine, e della tua solenne testa solare!... Le tue parole rosse mi bruciano il cervello!... Sono stanco del tuo [p. 267 modifica]vampiro troppo dotto!... Vattene, o farò insorgere contro di te tutti gli Affamati!... Tu vorresti toglierci l’illusione della prossima gozzoviglia, poiché ti senti morire a fuoco lento!... Veramente, la tua testa brilla assai meno, da ieri, e comincia a far fumo come un tizzone che vada spegnendosi!... Io mi so immortale! Io, Famone! (Si volge verso Santa Putredine, alzando il pugno) Sono stanco di te!... Ti detesto!... Olà!... Ribelliamoci, amici miei, contro Santa Putredine, questa baldracca che ci mena per gli occhi!

SANTA PUTREDINE.

Non c’è modo di trattenerli!... Segar loro i denti?... Ma i denti rispuntano sempre più rapidamente!... Presto vi rimangerete l’un l’altro!... Poi, ognuno di voi assaporerà il proprio corpo, deliziandosene!... E allora (beffarda) potrete esser contenti!

IL VAMPIRO PTIOKARUM

destandosi un momento per continuare a recitare la sua lezione:

Di età in età, i Citrulli vanno perfezionando le loro mascelle nell’arte di divorarsi l’un l’altro con crescente agilità...

Ecco il solo precesso possibile!

FAMONE.

Rimastichiam Baldoria!
Rimastichiam Fra Trippa!

[p. 268 modifica]

SANTA PUTREDINE.

E mangiateli, dunque! Decidetevi! Questo non calmerà il vostro appetito!... E non avrete un’oncia di felicità... La felicità è altrove!... (Facendo un gran gesto verso l’orizzonte) Ptio!... Ptio!... Svegliati!... (Indicando il cranio infranto dell’Idiota) Vuoi mangiare questo bianco cervello impregnato d’azzurro?...

IL VAMPIRO PTIOKARUM.

No!... Mi ripugna... come gli altri, mammina!... E ho già fatto un’indigestione di Citrulli! Sono... stanco! (Si addormenta)

A queste parole, Santa Putredine afferra il Vampiro e gli apre per forza il becco triangolare, che vomita sangue densissimo. Questo sangue cola come un ruscello rosso, che si gonfia, diviene un immenso torrente, e, innondando la scena, cala sulla tragedia come un sipario supremo


FINE