Storia della letteratura italiana (Tiraboschi, 1822-1826)/Tomo V/Libro II/Capo V

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Capo V – Giurisprudenza ecclesiastica

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[p. 517 modifica]STORIA della LETTERATURA ITALIANA Dall’anno ucce fino all’anno necce. CONTINUAZIONE DEL LIBRO SECONDO Capo V. Giurisprudenza ecclesiastica. I. Il secolo XIII avea data in certo modo la nascita alla ecclesiastica giurisprudenza, disegnata dapprima, per così dire, nelle private raccolte che delle Decretali de’ Papi alcuni aveano fatto senza pubblica autorità, e poscia stabilita e confermata solennemente con quella che ne pubblicò Gregorio IX. Aveala più ampiamente ancora distesa Bonifacio VIII col sesto libro delle Decretali da lui pubblicato, come nel tomo precedente si è dimostrato. E nuove aggiunte pur le si fecero in questo secolo di cui scriviamo. Tikàboschi, Voi. VI. i [p. 518 modifica]Clemente l’avea avuto in pensiero di pubblicare i Decreti del general Concilio di Vienna da lui celebrato, insieme con altre costituzioni che in diversi tempi avea ei medesimo fatte. Ma essendo sorpreso da morte, prima di condurre ae’effetto il formato disegno, Giovanni XXII, che gli succedette, gli diè esecuzione; e l’anno 1317 ne inviò formalmente le copie a tutte le università, perchè in esse si promulgassero (Script. Rer. ital. t. 3, pars 2, p. 476, 480, 498, 508). Queste Decretali ebbero e conservan tuttora il nome di Clementine. Quindi avendo egli pubblicate nel lungo suo pontificato più altre costituzioni, furono esse pure raccolte, non si sa per cui opera, e unite al corpo delle Leggi canoniche col nome di Estravaganti; la qual raccolta però non è stata nè formalmente approvata da alcun pontefice, o dalla Chiesa, nè colle consuete solennità indirizzata a’ pubblici studi. Così andavasi aumentando il corpo delle Leggi ecclesiastiche, e più ampia materia somministravasi agli spositori e agl’interpreti. Grandissimo ne era stato il numero dello scorso secolo, come a suo luogo si è dimostrato. Alquanto più scarso fu nel presente in cui sembra che le Leggi civili avessero maggior numero di seguaci che le ecclesiastiche. Ma queste, se non possono vantare un’ugual serie di coltivatori, posson però gloriarsi di averne avuti alcuni non inferiori in ingegno e in onore ai più celebri giureconsulti di questo e del precedente secolo. Di essi noi verremo qui ragionando, secondo il nostro costume, scegliendo ciò che è più importante a sapersi, e [p. 519 modifica]SECOSDO 5lJ) rischiarando, come fia meglio possibile, ciò che abbisogni di essere posto in miglior lume. II. Abbiamo già fatta, benchè sol di passaggio, menzione nel tomo precedente (l. 2,c. 4> n. 30), di Guido da Baiso, e abbiam veduto che l’an 1276 egli era professor de’ Canoni in Reggio. Ei credesi natio di questa città; ma è probabile ch’ei venisse da Baiso, terra di quella diocesi. In un monumento, citato dal p Sarti De Deprofess. Bonon. t. 1, pars 1, p. 403), egli è detto Guido quondam D. Ugonis Abaixii Il Panciroli afferma (De cl Legum Interpr. l. 3, c. 16) ch’egli era professore parimente de’ Canoni in Bologna, circa l’anno 1280. Ma l’eruditissimo Dott Monti mi aveva avvertito che di lui trovasi memoria all’anno 1283, come di professor venturiere, cioè che leggeva senza determinato stipendio, nel quale impiego egli avea a suo compagno Jacopo suo fratello, e che in una carta del 1286 egli è detto canonico di Reggio. Ed egli ottenne in quell’esercizio tal nome, che l’anno 1296 (Sarti, l. ciL pars 2, p. 44) fu eletto arcidiacono della chiesa di Bologna, e quindi l’anno 1298 provveduto ancora di un canonicato, come si trae dal monumento accennato poc’anzi dal p Sarti. La sua dignità però nol distolse dal continuare l’interpretazione de’ Canoni; perciocchè, come si ha nelle pubbliche Riformagioni citate dal Ghirardacci (Stor. di Bol t. 1, p. 433), l’an 1301 l’università porse supplica al senato, perchè a Guido assegnasse lo stipendio di 150 lire per la lettura ordinaria del Decreto; il che però dal ch. dottor Monti si differisce [p. 520 modifica]520 LIBRO affanno i3o2. Egli era nel medesimo tempo consultore del Santo Uffizio di Bologna, perciocchè nel catalogo di que’ che ebbero un tal impiego, pubblicato dal P. Sarti (l. cit. p. 117), Guido vi si trova nominato agli anni 1297, 1299 e 1302. Ma l’anno seguente, cioè nel 1304, entrò al servigio della corte romana sotto Benedetto XI, e quando la detta corte passò in Francia, Guido ancora vi si trasferì, e fu uditore delle lettere contradittoriali • di Clemente V, di cui ancora fu cappellano, come ricavasi da un opuscolo citato da monsignor Mansi (Fabr: Bibl med. et inf. Latin, t. 3, p. 129). Egli morì in Avignone l’an 1313, come il soprallodato dottor Monti mi assicura comprovarsi da autentici documenti. Questo esattissimo e instancabile ricercatore dei monumenti della sua patria mi ha ancora cortesemente comunicate alcune notizie intorno a un altro Guido di Filippo da Baiso nipote del nostro Guido. A lui non vedesi giammai dato il titolo di dottore. Solo fu vicario, nell’arcidiaconato di Bologna, di Guido suo zio, mentre questi era assente; quindi l’an 1303 fu eletto vescovo di Reggio, poscia trasportato nel 1330 al vescovado di Rimini, finalmente l’an 1332 a quel di Ferrara, e morì in Bologna l’an 1349 Nell’assegnare l’anno della prima traslazione di Guido, non è l’Ughelli coerente a sè stesso; perciocchè in un luogo la pone all’an 1318 (Ital. sacra, t. 2 in E pi se. regiens.)y in un altro al 1329 (ib. in E pi se. Ariminen.). L’antica Cronaca di Reggio la fissa all’anno i33o (Script Rcr. ital. voi 18, 44)* [p. 521 modifica]secondo 5ai Alcuni hanno confuso con questi due Guidi un altro Guido Guisi parimenti reggiano. Questi, per testimonianza del soprallodato dottor Monti, era studente in Bologna 1 anno i3o~ , e spesso se ne incontra il nome ne’ contratti di Guido da Bai.so il nipote, di cui perciò sembra che fosse stretto parente. L’an 1314 Sl vede dare il titolo di dottor de’ Decreti, e di vicario del nuovo arcidiacono assente, che era Guglielmo da Brescia medico del papa. L’anno 1316 fu deputato dagli scolari a leggere il Decreto, e quindi due anni appresso fatto vescovo di Modena, e di qua poscia trasferito a Concordia, e morì l’an 1347 A questi Guidi vuolsi aggiugnere ancora un altro pur da B.iiso arcivescovo di Ravenna, trasportato a questa sede da quella di Tripoli, come dice l’Ughelli (Ital sacra, t. 2? in Archiep. Ravenn.)} fanno i332, e morto l’anno seguente in Bologna; e un altro Guido dello stesso cognome fatto vescovo di Ferrara l’an 1381, e morto l’an 1386 (ib. in Episc. Ferrar.) (a). La qual molti pii ci là (a) Quel Guido detto qui da Baiso e vescovo di Tripoli, non fu della famiglia di Univo f nè vescovo della detta città , ma della famiglia dei Roberti soprannominati da Tripoli, e vescovo prima di Reggio, e poi nel 1330 trasferito alla sede arcivescovile di Ravenna. L’altro Guido da Baiso poi nominato, fu prima eletto vescovo di Modena nel 1380, poscia nel! 1382 trasferito a Ferrara, ove morì nel 1386. Intorno alle quali cose, e a tutto ciò che appartiene a Guido da Baiso. veggasi ciò che più stesamente si è d.*tto nella Biblioteca modenese (t, 1, p. 137. ec.; t. 6, p. 21 , ec.), ove pure si è parlato di Guido de’ Guisi (t. 3, p. 41). Dello I i [p. 522 modifica]522 LIBhO degli stessi nomi ha recato inviluppo e oscurità grandissima a chi ha trattato di questi personaggi, e forse non si è ancora rischiarato abbastanza ciò che a tutti essi appartiene. Ma torniamo al nostro arcidiacono. Di lui parlano con sommi elogi i canonisti che gli vennero appresso; e Giovanni d’Andrea singolarmente, che l’avea avuto, come fra poco vedremo, a maestro, protesta di avere le Chiose di Guido in conto di testo (init. in VI Decret.). E am-! pie chiose appunto egli scrisse sul sesto libro delle Decretali, oltre alcune altre che aggiunse a quelle degli altri libri. Egli scrisse ancora un’opera intitolata Rosario sopra il Decreto; de’ quali libri veggansi l’edizioni presso il Fabricio (l. cit.), ove ancora monsignor Mansi fa menzione di un Trattato sulla causa de’ Templarj!, scritto da Guido, che conservasi manoscritto nella Biblioteca de’ canonici della cattedrale di Lucca. III. La maggior gloria di Guido si è l’aver avuto a suo scolaro Giovanni d’Andrea, il più celebre canonista non solo di questo secolo, ma forse ancor d1 ogni tempo, finché i nuovi lumi sparsi su ogni sorta di scienza non fecero quasi dimenticare i più antichi scrittori che senza lor colpa ne furon privi. Ma, secondo la riflessione da noi fatta altre volte, quanto più ne è chiaro il nome, tanto più incerte ne sono le azioni e la vita, non perchè manchi stesso Guido da Thiiso si può anche leggere ciò che acni rato meu le ha scritto il eh. sig. conte Fantuzzi yScritt. j bvlogn. I. 3, p.47)[p. 523 modifica]F SECONDO 523 chi abbiane scritto, ma per la troppa facilità con cui si sono adottati i racconti degli scrittori posteriori, invece di attenersi a ciò che detto ne hanno gli antichi. Filippo Villani gli ha dato luogo tra gf illustri Fiorentini, de’ quali ha scritto la Vita. Ma la traduzione italiana che di quest’opera ha pubblicata il conte Mazzucchelli, ove si parla di Giovanni d1 Andrea (p. 92, ec.), è troppo scarsa e mancante; e per averne migliori notizie convien ricorrere all’originale latino di questa Vita, che è stalo dato in luce dall’ab. Mehus (Vita A adir, camalli, p. 184$, ec.). Somigliante, anzi nulla diversa da questa, è la Vita che ne scrisse Domenico di Bandino d’Arezzo, vissuto quasi al tempo medesimo col Villani, i quali due scrittori probabilmente eran già nati da alcuni anni, quando Giovanni d’Andrea finì di vivere. Questa seconda Vita è stata pubblicata dal medesimo Mehus (ib. p. 185), e poscia dal P. Sarti (De Prof. Bon. t. 1, pars 2, p. 107). Da questi scrittori adunque, ma più ancora dalle opere dello stesso Giovanni e di altri a lui contemporanei autori. e dagli autentici monumenti si debbon raccogliere le notizie intorno a questo illustre interprete del Diritto canonico; e gli scrittori più recenti, se ci narran cose contrarie, senza addurne autorevoli pruove, non meritan fede. IV. Or ciò presupposto , noi verrem prima a decidere facilmente due quistioni su cui molti autori contendono, senza addurre pruova che sia conchiudente per l’una parte, o per l’altra, cioè se Giovanni d’Andrea fosse fiorentino, o bolognese, e s’ei fosse figlio di un prete, [p. 524 modifica]524 LIBRO ovver di un laico che si facesse poi prete. Veg-I gansi esattamente citati dal Mazzucchelli (Scritt ital. t 1, par. 2, p. 695, ec.) i molti scrittori!! che sostengono qual l’una, qual l’altra opinione. Il Villani, secondo l’accennata versione italiana! sembra decider la prima e lasciar indecisa la seconda quistione: Giovanili Andrea, dice egl., fu della Villa di Rifredi di Mugello nel territorio Fiorentino intra la Scarperia e Firenzuola, nato di vile stirpe, e figliuolo A un prete; le quali ultime parole si possono ancora intendere, come se voglian dire ch’egli ebbe a padre uno che poi fu prete. Ma assai diversamente ha l’origi-j j naie latino: Joannes Andreae Decretorum Doctor celeberrimus... ignobilissimo loco, et damnato conceptu natus 9 et, ut quidam volunt, patre Andrea Sacerdote, matre alpicola stirpis ignotae, sed qui ambo frigido in sinu Alpium Moyselli altero ac vigesimo lapide distanti ab urbe nostra nati sunt. Qui veggiam dunque che la nascita di Giovanni da padre già sacerdote ci si dà solo come un’incerta popolar tradizione; e si afferma bensì che egli ebbe genitori nati in .Mugello, ma ch’ei vi nascesse, non si afferma. L’Alidosi, a provare ch’ei fu illegittimo, cita (Dott. bologn. p. 97) un passo dello stesso Giovanni. Ma questo passo dal conte Mazzucchelli si dice non esser chiaro abbastanza a pruova di questa opinione. Io l’ho voluto esaminare, e parmi sì convincente a provar la contraria opinione, ch’io non so qual si possa bramar testimonio più evidente. Rechiamo distesamente queste parole, che da tutti si accennano, ma da ni un si producono; ed esse ci daranno non [p. 525 modifica]SECONDO 525 poclii Inmi 5 non solo a decidere le due accennate quistioni, ma a sapere ancora più altre circostanze della vita di Giovanni: Precor ignosci, diee egl i (in Addit. ad Spec. Jur. l. 4; c. de Filiis Presbyt.), si ad verba juris misceo quae sunt facti. Mihi constat multos Sacerdotes de suis filiis in Sacerdotio genitis habere spem ubertatis divinae gratiae et honorum, hujus spei conclusionem ex mea persona sumentes. Divinam potentiam fateor, nec talium meritis detrahere non intendo... nec oblitus sum, me vidisse aliquos sic genitos notabiliter virtuosos, respectu tamen numeri valde raros. Coitum talem detestor, et solum ad argumenti detructionem ex tali spe parentum intendo. Constat hic legentibus me vidisse patrem meum purum laicum, et prima tonsura carentem , ferentem antiquae formae mantellum, pelle foderatum agnina. modicum ejus foris habens pro limbo, ut illlius temporis mos habebat. Unum autem in colore et forma illi similem noviter mihi feci, Deo duce, in elemosynam convertendum. Magister fuit in grammatica. sed non Doctor, scholas tenens recte ex opposito Ecclesiae Sancti Benedicti de /.orta nova, cujus hodie sum pluribus aliis compatronus; ibique sub eo didici primus litteras et grammaticae rudimenta, dum essem octennis, ut puro, cum coepit esse clericus Et breviter cum Ecclesia Sanctae Mariae Rotundae Gallutiorum vacaret, receptis ceteris ordinibus, ad illam obtinuit praesentari; filios enim quamplurium illorum nobilium docuerat, propter quod, et quia prudens erat, amicabatur eisdem Ecclesia etiam corruerat ,* quia turris Carbonensium ex [p. 526 modifica]5ia6 LIBRO opposito ila partialiter destructa corruit super illam; quam ex pecunio prius congregata reparari fecit in forma rotunda, ut prius fuerat; extabant enim nobilia f undamenta. Interpono, quod Ecclesia erat parva minis; ad quod propter parvitatem territorii rotunditas conferebat Inter Ecclesiam enim et turrim erat habitatio rectoris, in qua studui et profeci, et adhuc ibi erat vacuum bene, ut aestimo, quinque pedum: quod totum hodie in forma quadra tenet Ecclesia, quam adi ficari fecit Dominus Boni facilis Legum Doctor et miles; et aliquid ego contribui, et} ut retineret rotunditatis nomen, formam ibi foris rotundam, in qua Virginis est imago. fieri et pingi feci, et demum parietem medium Ecclesiae, per quem sexus dividitur, et nuper Ecclesiae pavimentum. Redeo ad prius dicta. Postea sub viro multae reverentiae Magistro Bonifacio de Pergamo, qui etiam postea fuit Sacerdos et Canonicus Perganensis, studium perfeci Grammaticae, a quo prognosticum habui, me futurum fore Doctorem. Non è egli dunque evidente che Giovanni nacque di padre laico, e che questi non prese l’abito clericale,.se non dappoichè il figlio era giunto all’età di circa otto anni? « Ma se è certo che Giovanni non nacque da padre che fosse già prete, è certo ancora ch’ei non nacque di legittimo matrimonio; perciocchè il padre di esso prese gli ordini sacri, come si è detto, mentre Giovanni aveva otto anni di età, e perciò dovea già essergli morta la moglie, se pur mai l’ebbe; e al contrario Novella, che fu madre di Giovanni, viveva ancora, quando questi era [p. 527 modifica]SECONDO 527 pubblico professore, come ottimamente ha provato il ch. sig. conte Fantuzzi (Scritt bologn. c. 1, p. 246? ec.), e non poteva perciò essere stata moglie di Andrea. Non parmi però che possa con fondamento asserirsi ciò che lo stesso erudito scrittore ha affermato, cioè che Andrea continuasse a tenersela al fianco ancora , dappoichè fu entrato nel clero, giacchè non veggo che se ne arrechi pruova veruna ». Ma non ciò solo. Questo passo medesimo ci mostra ad evidenza, s’io non m’inganno, che Giovanni nacque in Bologna. Le chiese e le torri, di cui in questo passo si parla, appartengono certamente a questa città, come pur le famiglie dei Galluzzi e de’ Carbonesi da Giovanni accennate. Andrea padre di Giovanni avea col fare scuola stretta amicizia con molti de’ nobili bolognesi; e perciò egli ottenne il beneficio della chiesa di Santa Maria Rotonda, la qual tuttora sussiste in Bologna, e dicesi di S. Giovambattista de’ Fiorentini, ed entrò allora nel clero, mentre, come si è detto, Giovanni non contava che circa otto anni di età. Eran già dunque allora più anni che Andrea teneva scuola in Bologna. Inoli re Giovanni qui non parla che di Bologna, e di Firenze e del Mugello non fa pur motto. Finalmente egli stesso altrove si chiama bolognese: Ego Joannes Andreae Bonon. (Init. l VI Decret.), e bolognese pure lo dice Guglielmo Pastrengo autore contemporaneo (De Orig. Rer. p. 44)- I quai passi confrontati colle riferite parole di Filippo Villani, che dice nati in Mugello i genitori di Giovanni, ma non vi dice nato lui stesso, mi [p. 528 modifica]5^8 LIBRO sembra clic cliiaramente conchiudano in favore de’ Bolognesi, benchè i Fiorentini ancora abbian diritto ad annoverarlo tra’ loro, poichè nel lor territorio era nato il padre di Giovanni. •. V. Da questo passo medesimo noi raccogliamo i*r,n: ,..1 », ». °.. suui che Andrea, padre di Giovanni, occupavasi in Bologna nell1 insegnare i primi rudimenti gramaticali, e che avea la scuola rimpetto alla chiesa di S. Benedetto in Porta Nuova; che ottenne poi il beneficio di Santa Maria de’ Galluzzi; che per esso fu promosso agli ordini sacri, e che a sue proprie spese fece rifabbricar quella chiesa ch’era in rovina. Or un uomo che avea denaro bastante alla fabbrica della chiesa, non dovea essere certamente uom povero; e quindi ciò che il Volterrano racconta (Commentar. Urban.l. 21), che Giovanni in età giovanile fosse dalla povertà costretto a servir da pedante in Bologna a Scarpetta Ubaldini figliuol! di Mainardo, non mi sembra troppo probabile. E al più potrassi ammettere ciò che il Villani narra nell’originale latino, cioè che Giovanni in gratiam venit viri nobilis veteris Ma inardi de Ubaldi nis, cui cum foret filius liberalitatis ingenuae, et qui de se altiora in posterum videretur ostendere, eumdem pater sub Joanne directore et auditore Juris Canonici Bononiae destinavit; le quali parole ci rappresentan Giovanni non come pedante, ma come collega negli studi e direttore insiem di Scarpetta. Con più certezza possiam negare ciò che nella versione italiana del Villani si legge, cioè che Giovanni fu da un Dottore de’ Calderini condotto a Bologna, e che egli adottato dalla famiglia de’ Calderini s* affiso il nome di [p. 529 modifica]SECONDO 5^9 quella famiglia. Il conte Mazzucchelli, indotto da questo passo, narra come sicura una tal adozione, benchè egli stesso conosca la gravissima difficoltà che ad essa si oppone dal sapersi che Giovanni d’Andrea fu quegli che adottò Giovanni Calderini Ma nell’originale latino del Villani, a cui conviene attenersi, non vi ha sillaba di tale adozione che il Calderini facesse di Giovanni d’Andrea. Ciò che sol vi ha di certo de’ primi anni del nostro Canonista, si è che dopo i primi rudimenti gramaticali, ne’ quali fu da suo padre istruito, fu mandato alla scuola di quel Bonifacio, ossia Bonaccio, da Bergamo, di cui abbiamo parlato nel tomo precedente, e da cui, come abbiamo veduto, gli fu predetto che sarebbe stato dottore. Bonifacio abbandonò Bologna, come a suo luogo si è detto, l’an 1291; e convien creder perciò, che prima di quest’anno fosse Giovanni a lui confidato e che avesse circa otto, o dieci anni di età. Il Panciroli, citando un passo ch’io non ho potuto vedere, dello stesso Giovanni il’Audi ea, dice (c. 19) ch’egli in età di dieci anni fu posto presso il suddetto Giovanili Caldei ini, perchè ne apprendesse il Diritto canonico. E se egli stesso lo afferma, gliel dobbiamo credere. Ma, a dir vero, non so come ciò possa conciliarsi coll’adottare che Giovanni d’Andrea fece il medesimo Calderini, e con l’età di questo, perciocchè egli morì, come vedremo, l’an 1365, diciassette anni dopo Giovanni d"Andrea, il quale pure era morto in età di circa setlaul’auni almeno. Più probabile è ciò che il Panciroli soggiugne, cioè ch’egli avesse a suoi [p. 530 modifica]53o LIBRO maestri, nel Diritto civile, Martino Sulimano e Rìccardo Malombra; ed è certissimo che nel canonico fu istruito da Guido da Baiso. Egli stesso 1 ne parla più volte, accennando di essere stato da lui esortato a tenere scuola di Canoni: e degne singolarmente d’essere qui riferite sono i le seguenti parole (Init l. VI Decret): ReveU rendi ss imo patri, sub cujus umbra quiesco et | doctor sedeo licet indignus, domino Guidoni 1 de A bay sio Arehidiacono Bonon. e cujus scriptis et dictis, quae non in glosas recipio sea in j textum9 et maxime lectura per ipsum super li- | bro Decretoruni no\>iter compilata, infrascripta I collegi, ec. VI. Prese dunque Giovanni d’Andrea a te- a a nere scuola di Canoni nell’università di Bologna, I le PAlidosi afferma che ciò avvenne l’anno x3oi j (Dott. bologn. p. 97). Secondo il Ghirardacci I però (Stor, di Bol. t. 1, p. 5o4) > che cita i libri 1 delle pubbliche Riformagioni, ei fu nominato a I quella cattedra l’anno i3o7 (a). L’anno 1313 I (a) Il sig. conte Fantuzzi non fissa in qual anno Gio- 1 vanni cominciasse a insegnare #in Bologna. Ma osserva I eh’ei professò a Padova insieme con Oidi ado da Ponte; 1 e poiché sappiamo che questi fu in Padova circa il i3io, I cosi convien dire che non sia ito molto lontan dal vero 1 il Ghirardacci che ne fissa la lettura al i3o7 , e che I poco appi esso passasse a Padova, Ei fu poscia, ad I istanza degli scolari, richiamato a Bologna, non si dice I in qual anno; ma certo ei vi era fin dal 1316, come I il suddetto conte Fantuzzi dimostra, ed ei vi era anche nel 1326, come ci mostra il documento della fon- I dazione di un collegio, fatta ivi in quell’anno da Guglielmo da Brescia (Marini, degli Archiatri pontiJ\ t. 3 , p.37). [p. 531 modifica]SECONDO 531 parimente era in Bologna, come raccoglievi da ini suo Consiglio pubblicato dal ch. Dott Lami (Novelle letter. 1748, p 462), in cui egli di cesi abitante Bononiae in Capella Sancti Jacobi (de Carbon. Il Ghirardacci medesimo ne parla ancora all’anno 1326:l (Lcit t. 2,p. 74)? e n chiama, non so su qual fondamento, canonico di.Trento. In questo frattempo è probabile che Giovanni per qualche anno tenesse scuola in Padova. Il Panciroli, seguito dal Papadopoli (Hist Gymn. patav t 1,^198), dice che ciò avvenne circa l’an 1330, ma le cose che ora diremo, ci mostreranno che verso questo tempo difficilmente ciò poté avvenire. L’anno 1328 ei fu mandato, dal Cardinal Bertrando legato di Bologna, ambasciadore a Giovanni XXII in Avignone (Script rer ital vol. 18,p>.348; Ghirardacci, l cit p. 85), nè io so onde abbian tratto T Orlandi (ScrilL bologn. p. i4°) e T Ali dosi, che nel tornare, fatto prigione presso Pavia, oltre la perdita delle robe e dei libri pel valore di 1285 fiorini, dovesse ricomprare la libertà collo sborso di altri 4000 fiorini, del qual fatto non trovo cenno nelle antiche Cronache bolognesi, nè presso il Ghirardacci (a). Quindi a quattro anni, allorché lo stesso pontefice promise con sua lettera a’ Bologuesi di venir in Italia per fissare il soggiorno nella lor città, essendo stata (<7) Lo svaligiamento del povero canon.sta è provato dal conte Pantuzzi colf autorità incontrast i!ale di Cartolo. Egli crede che ciò potesse accadere nel 1326, rna non v I1.1 ragione per cui a quell* anno piuttosto assegnarlo che al 1328. Presso lo stesso autore si posson vedere più minute notizie intorno alle opere di Giovanni. [p. 532 modifica]53;» LIBRO la stessa lettera pubblicata solennemente nella gran piazza, illic, dice l’antica Cronaca latina (Script rer. ital. l. cit. p. *47) > famosissima A Doctor Bononiensis, qui in imtndo non /tabe bat s imi lem, ipsas litteras ore proprio declaravit, vide lice t Dotninus Johannes And ree L’anno 1334 il Cardinal Bertrando essendo stato costretto a fuggir da Bologna, Giovanni fu un di quelli che ad assicurarlo dal furor popolare T accompagnarono a Firenze (Ghirard. L cit p. 112), ove però non credo ch’ei si fermasse gran tempo. Certo egli era in Bologna f anno i337, Taanc^° Taddeo Pepoli prese il dominio della città, e fu egli uno degli ambasciadori da Taddeo mandati a Venezia e a Padova a dar ragguaglio di questo fatto (Script rer. ital l cit p. 162). L’anno 1340 il veggiamo nel Consiglio general di Bologna (Ghirard. l. cit p. 154), dopo il qual anno io nol trovo più nominato fino al 1348 nelle Storie bolognesi j j e perciò, se è vero ch’ei fosse professore anche in Pisa, come, dopo altri scrittori, affermasi dal Fabbrucci (Calogerà, Racc. d’Opusc. t. 23) , è probabile che ciò avvenisse in questo frattempo. Cli’ egli poi fosse inoltre professore di Canoni in Montpellier, come alcuni affermano, non ha verun fondamento. Ciò che alcuni raccontano ch’egli andasse a Roma al Eontofiee Bonifacio VIII, per persuaderlo a pubblicare il sesto libro delle Decretali, e il grazioso accidente che ivi dicono avvenuto, non combina co’ tempi a cui visse Giovanni j e deesi però seguire il parere di altri scrittori, da noi pure abbracciato (t 4> c. 5, n. 7), che il [p. 533 modifica]aECOXDO 533 raccontali di Jacopo da Castello, a cui di fatto P attribuisce lo stesso Giovanni d’Andrea. I PP. Quetif ed Echard lo annoverano tra gli scrittori delf Orditi loro (Script. Orti.* Praed t 1, p. 62-), aifermando, sulf autorità di Lorenzo Vagliadolid domenicano, vissuto circa sessaut1 anni dopo la morte di Giovanni , che questi sul finir de’ suoi giorni entrò nel loro Ordine. Ma io non so se uno scrittore spagnuolo che afferma egli solo una cosa avvenuta in Italia sessant* anni prima , e da niun altro avvertita, possa bastare a persuadercelo; e forse ei prese equivoco al leggere che Giovanni fu sepolto nella chiesa di S. Domenico di Bologna. Ciò avvenne l’an 1348, in cui egli con moltissimi altri fu vittima della fatal peste che desolò tutta l’Italia (Script. rer. ital. vol, 18, p. 167, 409); e si può vedere presso il conto Mazzucchelli l’iscrizione onde ne fu ornato il aepolcro. VII. Non è picciola lode di Giovanni d’Andrea l’amicizia ch’egli ebbe col gran Petrarca. Abbiamo ancora tre lettere che questi gli scrisse (Famil. l. 5, ep. 7, 8, 9) in risposta ad alcuni quesiti fattigli da Giovanni, nelle quali però non trovasi circostanza e notizia alcuna degna d’essere rilevata. Oltre queste tre lettere, l’ab. de Sade pretende (Meni, poter la vie de Petr. t. 1, p. 162, ec.) che a lui sieno indirizzate due altre le quali nelle edizioni di Basilea si dicono scritte a Tommaso da Messina (Famil l. 4, ep. 9, 10). Il che se è vero, esse ci danno un’idea non troppo vantaggiosa di questo celebre canonista; perciocchè in esse egli ci vien descritto come un Tuiàboschi, Voi VI. 2 [p. 534 modifica]534 unno prosontuoso pedante, che uscendo da’ confini della sua scienza, cercava di farsi ammirare da’ suoi scolari con una vana ostentazione di | dottrina, citando autori e libri di cui non avea veduto che il frontespizio, e quindi affermando] tai cose che il rendevan degno di risa presso gli uomini dotti, come son quelle che il Petrarca gli attribuisce, cioè Platone e Cicerone doversi porre nel numero de’ poeti, Nevio ej Plauto non sapersi chi fossero, nè se fossero mai stati al mondo, Ennio e Stazio essere stati] contemporanei, e altri somiglianti solennissimi errori. Ma come pruova l’ab), de Sade che ([ue sle lettere sieno scritte a Giovanni d’Andrea?| Ei cita un codice della biblioteca del re di Francia, in cui esse sono indirizzate Professori Bononiensi. Ma in primo luogo perchè credere a questo codice piuttosto che agli altri in cui] si nomina Tommaso da Messina? E in secondo luogo, come si pruova che questo professor he lognese fosse Giovanni? Io ho lette e rilette amen due le lettere, e non vi trovo altro indicio, a| credere ch’esse siano scritte a Giovanni d’j drea, fuorché il riflettere che quegli, a cui scrive il Petrarca, avea in concetto grandissimo il Dot«| tor S. Girolamo; perciocchè sappiamo di fatti] che Giovanni avea per lui non ordinaria venerazione, e che perciò fu soprannomato da S. Girolamo (V.Mazzucchclli, 1. rii.)} che scriss la Vita di questo santo Dottore; e che avendo] donato il fondo, su cui fabbricare la chiesa della Certosa di Bologna, come fra poco ve«i dremo, volle che ella fosse dedicata in onore di questo Santo. Ma basta egli ciò a persuader [p. 535 modifica]secondo 535 che a Ini appunto scriva il Petrarca? Non poteva Giovanni col frequente commendar S. Girolamo averne in altri destata venerazione e stima, sicchè essi ancora lo preferissero agli altri dottori della Chiesa? Aggiungasi che se Giovanni avea la pedantesca superbia che il Petrarca rimprovera a colui a cui scrive, essa , si vedrebbe ancora nelle sue opere; e nondimeno io non ve ne trovo vestigio alcuno. Non è dunque abbastanza provato che queste lettere debbansi credere indirizzate a Giovanni cf Andrea. Questi anzi ci vien dipinto non solo dal Volterrano (l. ciL), ma ancor da Filippo Villani nell’originale latino, come uomo d’austerissima vita, e che per vent’anni dormì sul nudo terreno, avvolto in una semplice pelle d’orso; di che, dice il Villani, fecero testimonianza, poichè egli fu morto, i suoi domestici. Che se pur voglia dirsi che questi testimoni non bastano, perchè crediamo tai cose, molto meno deeci bastare L’autorità di Poggio fiorentino, perchè ne formiamo il troppo diverso carattere che egli ce ne ha fatto nelle sue facezie (p. 57, ed. ven. 1519). Io non so pure su qual fondamento il Panciroli, seguito dal co. Mazzucchelli, affermi che egli ebbe un figliuol! naturale detto Buonincontro o Buoninconzio. Di lui parlano le antiche Cronache di Bologna, e dicono che avendo egli due volte congiurato contro Taddeo Pepoli e i due di lui figliuoli, fanno i338 e fanno i35o, questa seconda volta fu preso e decapitato (Script rer. ital vol. 18, p. i63, 3-7, 4J 7) i ma in essa, come anche presso il Ghirardacci (Stor di Bol. t.2. p. n;>6) [p. 536 modifica]536 libro e presso V Ali dosi (Dott. bologn. di leg p. /\i), egK chiamasi semplicemente figliuolo di Giovanni if Andrea, e io credo perciò che il Panciroli abbia qui preso errore (a). L’ab. de Sade non solo ha seguito il Panciroli? ma ha anche ampliati a capriccio i falli di Giovanni: il lui fit (alla moglie) quelques infidélités qui eurent des suites (L cit. p. 42). Ha egli forse trovato ciò ancora in qualche codice? Buonicontro ancora ha scritto qualche trattato legale che rammentasi dal co. Mazzucchelli (l. cit p. 69:2). Un altro figlio ebbe Giovanni, da niuno, che io sappia, finora avvertito, cioè Girolamo che fu sollevato alla dignità di arcidiacono in Napoli. Ne abbiam menzione nell’antica Cronaca italiana di Bologna, in cui si narra che l’an 1376 fu mandato ambasciadore, al pontefice Greg rio XI, in Avignone Messer Girolamo di Messer Giovanni di Andrea, Archidiacono rii era Napolitano (Script. rer. ital vol 18, p. 504), di cui pure fa menzione il Ghirardacci (t 2f p. 349); ma non ne abbiamo altra notizia. Lo stesso anno troviamo nella medesima Cronaca (l. cit p. 506, 507) menzione di un altro Girolamo nipote, che fu di Messer Giovanni dAndrea, Andrea ch’era Dottore, decapitato in Bologna, come reo di congiura contro la patria, il quale nell’altra Cronaca latina, forse per distinguerlo! dal figliuol di Giovanni, è detto Hieronymus de Sancto Hieronymo (ib.p. 188), col qual nom (a) Il soprallodato co. Faoluzzi ha provato chiaramente che li uoinncontiu fu figlio legittimo di Giovanili (Strili, bologn. /. 1 , p.)• [p. 537 modifica]SECONDO 53abbiam detto che solea talvolta chiamarsi ancora Giovanni. Vili. Più celebri e più felici furono due figlie ch’egli ebbe da Milancia sua moglie (donnai erudita essa pure, e che da Giovanni era con- ^ sultata talvolta, come pruova il Panciroli), cioè Novella e Bettina. Singolare e strano è ciò che di Novella racconta Cristina da Pizzano in una sua opera manoscritta, intitolata la Cité des Dames} citata fra gli altri dal Wolfio (De Mulier. erud p. 4°(>), cioè ch’ella soleva talvolta leggere in cattedra, quando suo padre era impedito; e che acciocchè gli scolari non fissasse!* gli occhi più nell’avvenenza di cui era dotata, che su’ Canoni sacri, soleva coprirsi il volto di un velo. Rechiam le parole medesime di questa celebre donna: Pareillement a parler de plus nouveaux temps sans querre les anciennes histoires, Jean Andry solempnel legiste a Boulogne la grasse, n’amie soixante ans, n estait pas d’opinion, que mal jus t que femmes fussent lettrées. Quand a sa belle et bonne fille, que il tant’ama, qui ot nom Nouvelle, fistapprendre lettres, et si avant la Loix, que quand il estoit occupé daucune es soi ne, parqua y il ne puvoit vacquer a lire les leçons a ses Escholieres, il envoyat Nouvelle sa fille lire en son lieu aux escholes en chayere. Et afin que la beauté d’icelle n’empechast la pensée des or ans, elle avoit un petit courtine au devant d elle. Et par cette maniere suppleoit, et allegoit! aucunes fois les occupations de son pere, le quel fa ima tant, que pour mettre le nome d’elle en mémoire fist un notable lecture d un livre des Loix. quii [p. 538 modifica]538 lìbuo nomina du nom de sa fille la Nouvelle. Crederemo noi a questo racconto?. Tommaso da Piz zano, padre di Cristina, era bolognese ed era in Bologna ai tempi di Giovanni d’Andrea, e perciò! Cristina poteva agevolmente aver ciò risaputa da suo padre medesimo; e non si può perciò negare che l’autorità di essa non sia di molto peso. Nondimeno potrebbe muovere qualche dubbio il non veder narrata tal cosa da alcun ak tro scrittore fino a Leandro Alberti, che pur la racconta (Dcscriz. d’Ital. p. 335), benchè taccia la circostanza del velo con cui ella copriva il volto. Ch’ella fosse moglie di Giovanni Calderini figliuolo adottivo di Giovanni (d’Andrea, come da alcuni si afferma, io non ne trovo documento sicuro, e anche il Panciroli nol riferisce, se non come cosa non bene accertata (a). Ben è certo ch’ei diede in moglie a Giovanni da Sangiorgio (canonista esso pure famoso di questo secolo, di cui rammenta il Fabricio (Bibl med. et inf. Latin, t. 3, p. 33) alcune opere di tale argomento, che si hanno alle stampe) fai tra sua figlia detta Bettina o Elisabetta, la quale avendo accompagnato il marito a Padova, vi morì l’an 1355, e fu sepolta in S. Antonio, Il Tommasini (Inscript patav. p. 409) e il Pan ciroli ed altri ne rapportano Piscrizion sepol crale, e io non so come il Ghirardacci, che pur la reca (t. 2, p. 174)* in vece di leggere, come è presso tutti gli altri, Sepulcrum D. Bela) Il co. Fantuzzi ha dimostrato essere favoloso il matrimonio del Caldcrini con Novella figlia di Giovauui dT Andrea (Scrift. bologn. /. 3, p. i5). [p. 539 modifica]SECONDO 53l) tmae filine quondam Domini dr Bononia Archidoctoris Decretorum legga Filias, j>’Hiacquondam Domini Joannis Gozzadini.Il Facciolati attribuisce a Bettina patav. pars 1. p. 35)ciò che abbiam veduto da altri narrarsi di Novella, cioè che essa invece del padre tenesse talvolta scuola; e ne reca in pruova l’autorità di Giulio Cesare Croce poeta del secolo xvi. Ma questo poeta, oltre l’esser troppo lontano dai tempi di cui ragiona, si mostra anche non troppo bene istruito, chiamandola Bettina pur del Sangue Calderino, mentre è certo ch’ella fu figlia di Giovanni d’Andrea. IX. Benchè Giovanni avesse, come si è veduto , non iscarso numero di figlioli, volle, adottar nondimeno Giovanni Calderini, comej colla testimonianza di Giason del Maino e dell’abate Palermitano prova il Panciroli. Il che egli fece probabilmente per dargli agio e maniera di coltivare l’ingegno, cui dovette in lui conoscere non ordinario, come di fatti si dié a vedere, essendo giunto egli pure a gran nome m ila scienza de’ Canoni, come or ora vedremo. Giovanni d’Andrea non solo salì in altissima stima, sicchè fu creduto comunemente il più dotto canonista de’ tempi suoi; ma raccolse ancora non poche ricchezze, di che fan testimonio e le spese da lui fatte nell’abbellire la chiesa di s. Maria Rotonda de’ Galluzzi, come abbiam veduto poc’anzi , e il donar ch’egli fece l’anno 1333 il fondo su cui fabbricare la chiesa della Certosa di Bologna; intorno a che veggansi i monumenti citati dal co. Mazzucchelli. A questo scrittor medesimo io rimetto chi brama un’esatta notizia [p. 540 modifica]540 LIBRO dell’opere di Giovanni d* Andrea, che sono sii*^ polarmente i Comenti su’ sei libri delle DecreJ tali, da lui intitolati Novelle in memoria delJ nome di sua madre e di sua figlia , le Giunte! fatte allo Specchio di Guglielmo Durante, il I rabJ tato dell7 ordine de’ Giudizj, una Vita di S. GiJ rotatilo (di cui aggiugne il Villani nell’originale latino , che con somma diligenza raccolse da ogni parte le opere), e più alili trattali e quU| stioni legali; nelle quali opere, come il Pan ci-1 roli riflette, benchè egli per lo più riferisca Pal-1 trui sentimento senza aggiungere il suo, ove! nondimeno ei prende a esaminare qualche punto, ei mostra sottigliezza e profondità d’ingegno sì grande, che non vi è stato forse per cent’anni appresso alcun altro che gli si potesse in questa scienza uguagliare. Egli è però accusato di essersi fatto bello delle fatiche altrui, e Alberico da Rosciate sciategli rimprovera (Diction. Jur. art. Mutrim.)1 che alibia fatto suo un trattato de Sponsalibus et Matrimoniis di Giovanni Anguisciola canonista di Cesena; e Baldo, benchè altre volte gli dia| il titolo di tuba et pater Juris Canonici (Con sii 226) , il chiama però con non troppo onc re voi vocacolo insignis fur alienorum laborum (in. Addit. ad. Spec. Jur. l. 4, c. de Concess praeb.) , affermando che molte cose avea egli prese da Oldrado da Ponte. Ma converrebbe] esaminare se Giovanni sia veramente reo di cc tai furti; o non sia anzi avvenuto a lui, come a più altri, cioè che gli siano state attribuite] per errore opere non sue, senza ch’egli ne avesse colpa di sorta alcuna. [p. 541 modifica]SECONDO 541 X. Giovanni Calderini , figliuol adottivo di Giovanni d’Àndrea, corrispose alle speranze che questi aveane concepute, e a’ benefizii che conferiti gli avea. L’anno 1340 egli era già ascritto nel Consiglio general di Bologna (Ghirard t. 2, p. 1^4), c l’anno 13-4*7 froviain ^ra Sapienti per I orla S. Procolo (ib), p. 178). L’anno 1357 egli era professore di Canoni nelf università di Bologna (ib. p 235), ed è probabile che più altri anni ei vi leggesse, benchè io non sappia se possa concedersi ciò che l’Alidosi afferma (Dott.bologn. di Icg. pag. 101), eh1 ei fosse lettore fin dalf anno i322. L’anno 1360 ei fu mandato in solenne ambasciata da’ Bolognesi al pontefice Innocenzo VI in Avignone , e ne tornò lieto , fra le altre cose, pel privilegio dello studio teologico alla università ottenuto (Script. Rer. itaL vol. 18, p. 175); e un’altra somigliante ambasciata al pontefice Urbano V ei sostenne l’anno 1362 (ib.p. 467). Ei mori nell* agosto del 1365, come abbiamo nell’antica Cronaca latina (l. ciL p. 180), ove egli è detto Doctor Decrc/omrn Janiosissimiis (a). Due figli ebbe egli, secondo il Panciroii (c. 21), Jacopo e Gasparo, a’ quali però, secondo il Ghirardacci, convien aggiu(f) P* Giovanni e di Gaspero Calderini più esatte notizie ci li 1 poscia date il sig. abile Francesco Alessio Fiori negli articoli che ne ha inseriti nell opera più volte lodata del co. Giovanni Fantuzzi (Scritt(. bologn. t. 3 , p. 10, ec., oc.), e io mi compiaccio di non essermi ingannato, quando ho dubitato di ciò che V Alidosi ntTerma, cioè che Giovanni fosse professore fin dal perciocché egli ha osservato che non prese la laurea die nel i3*6. [p. 542 modifica]t 543 LIBRO gnerc 1111 ferzo, cioè Federigo padre di Novella che fu poi moglie di Giovanni da Legnano (t. 2y p. 350). Del primo non trovo memoria alcuna. Ma il secondo assai spesso si nomina nelle antiche Cronache bolognesi. L’anno 1369 ei fu un degli scelti ad accompagnare il cardinale Anglico legato di Bologna a Roma (Ghirard. t 2, p 298). Due anni appresso, poichè fu eletto pontefice Gregorio XI, Gaspero fu inviato da’ Bolognesi a complimentarlo in Avignone (Script R,r. ital. vol 18, p. 182), a cui pure fu di nuovo inviato ambasciadore dal cardinale Guglielmo legato in Bologna (ib. p. 185). L’anno 1384 ei fu scelto a professor di Canoni in quella università, collo stipendio, a que’ tempi lautissimo, di 325 fiorini (Ghirard l. cit. p 398) , e il troviam pure tra’ professori all’anno 1390 (ib p. 450). In questo frattempo però avvenne cosa che mise Gaspare a gran pericolo della vita. Udiamone il racconto dall’antica Cronaca italiana di Bologna: A questi dì (cioè l’an 1388} fu preso Messer Gaspero de’ Calderini trovato: in difetto di avere scritto più lettere a papa Ur* bario TI in Roma , che tornavano in danno del nostro Comune. E fu condannato in 200 scudi d oro. Se non fossero stati i suoi buoni amici, avea mal fatto, e specialmente Messer Francesco Rampone, eli era possente in Bologna , e molto sostenne esso Messer Gaspero , perchè era famoso Dottore nelle Decretali (Script. Rer. ital. l. ciL p. 531). Il Ghirardacci aggiunge ch’ei fu bandito (l. cit. p. 4^7)? ma se ciò fu veramente, convien dire che presto ei fosse richiamato , poiché l’anno i3<)o, come si è detto Jj [p. 543 modifica]SECONDO 5/{3 P<.li era di nuovo professore in Bologna, anzi nell’anno stesso fu ambasciadore de’ Bolognesi a’ Genovesi (Script.rer. ital. I p. 5 j8). Il Panciroli racconta che Gaspero , venuto a contesa di preferenza con Bertoldo Primadico cavaliere e con Raimondo Ramponi conte, e ito con essi a Napoli al re Roberto, perchè egli la decidesse, ne partì vinto e confuso. Ei cita a testimoni di questo le Cronache, senza spiegarci quali; nè io nelle Cronache di Bologna , pubblicate dal Muratori , nè nelle Storie per altro si minute del Ghirardacci non trovo cenno di tal cosa; e ancorchè pure vi fosse, ciò non poté certo accadere a’ tempi del re Roberto morto probabilmente prima della nascita di Gaspero. Egli morì, per testimonio del Ghirardacci (l. cit. p. 504), all’occasione della peste che travagliò Bologna l’an 1399;). Così Giovanni il padre, come Gaspero il figlio, hanno alle stampe alcune opere di Diritto canonico , delle quali veggasi il Panciroli e il Fabricio colle aggiunte del ch. monsignor Mansi (BibL med et inf. Latin, t 1 , p. 3ai). XI. A un figliuolo adottivo di Giovanni d1 Andrea , congiungiamo un illustre di lui scolaro , cioè Paolo de’ Liazari. Il Panciroli osserva (c. 22) che da alcuni ei dicesi bolognese, milanese da altri; e perciò l’Argelati gli ha dato luogo tra gli Scrittori milanesi, citando a favore di questa opinione il Cardinal Zabarella (BibL Script, mediol. t. 2, pars 1, p. 792). Ma, a dir vero, le cose che di lui si raccontano nelle Storie bolognesi, il dichiarano apertamente natio di questa città, a cui infatti V attribuisce Alberico da [p. 544 modifica]544 LIBRO Ilosciate citato dal medesimo Panciroli (a). Egli era professore in Bologna l’anno 1321 , come narrasi dal Ghirardacci (t 2, p. 11), e fu tra coloro che non ostante la sicurtà data di gii are nella Città di Bologna sua patria , ne disertarono per andarsene a Siena , di che altrove i si è detto. Con lui n’andarono due altri della stessa famiglia, cioè Guidotto e Guglielmo detto! Camazzorotto: di che sdegnato il senato ordinò f che eglino entro otto giorno facesser ritorno a f Bologna, altrimente sarebbono stati dipinti quai traditori sulle porte della città e sulle mura del palazzo vecchio, e confiscati sarebbono i loro beni, e spianate le case. Se queste minaccio ot tenessero il bramato effetto, nol sappiamo. Ma oj presto, o tardi Paolo rientrò in grazia de1 Bolc gnesi, perciocché egli era in Bologna ranno i 333j in cui troviamo eh1 ei die denaro in prestito alla sua patria (ib. p. 108). L’anno 1338 fu inviato da Taddeo de’ Pepoli al pontefice in Avignone affin di placarne lo sdegno per la signoria Bologna , che allo stesso Taddeo era stata con-l ferita (Script. rer. ital. vol. 18, p. 164). Quindijl tornato a Bologna l’anno 1339), insieme con Guigo da S. Germano nuncio del papa, per con ciliare cotai differenze, adoperossi insieme con Jacopo Bottrigaro a favor della patria; e il Gli: rardacci ha pubblicata un’allegazione (/. citM (a) Clic In famiglia rie’ Liazari fosse bolognese, con provasi sempre più chiaramente da’ documenti chi* nel sono stati prodotti nel Codice Diplomatico Nonantol mol Di Paolo, c singolarmente delle opere da lui composteJl piì 1 distìnte notizie si posson vedere presso il co. tuzzi (Scrilt. bologrt. t. 2, p. 511, ec.). [p. 545 modifica]SECONDO 545 p 1 \S) da lui scritta a tal fine. Nell1 anno stesso ei fu spedito da Taddeo derPopoli ambasciadore a Milano a condolersi con Lucchino e con Giovanni Visconti della morte di Azzo loro nipote (ib. p. 149J Script Rcr. ital. I cit.).L anno i3 j7 intervenne al gran consiglio tenuto in Bologna per dare la signoria di quelle città a Giacomo e Giovanni figliuoli del defunto Taddeo (Ghirard. p. i8<>)* NelP antica Cronaca italiana se ne racconta la morte all’anno 1356 (Script. rer. ital. l cit p. 443), con questo breve elogio: Del mese di Febbraio morì Messer Paolo dei Liazari Dottore in Decretale , e si disse , eli era de’ più Savi, che si trovasse al mondo. Il Panciroli accenna generalmente più opere da lui scritte. Abbiamo alle stampe i Comenti da lui fatti alle Decretali , oltre qualche opera manoscritta, di che veggasi il Fabricio Bibl med. et inf. Latin, t. 5, p. 216) e PArgelati (/. cit). XII. Quella gloria che il Liazari recò al suo maestro Giovanni d’Andrea, fu a lui renduta, e forse ancora in più alto grado, da un suo scolaro, cioè da Giovanni da Legnano, così detto da un luogo di questo nome della diocesi di Milano, e solo per privilegio fatto cittadin bolognese , come or ora vedremo. L’Ali dosi (Dott. bologn. di leg. p. \o.\), e dopo lui l’Argelati (Bibl. Script, med. t 2, pars 1, p. 795) citando Giovanni Sitoni , il dicon figlio di Conte di Oldrendi. Il Panciroli, allegando l’autorità di giureconsulti posteriori di un secolo al Legnano, afferma (c. 25) che tardi egli si volse alla giurisprudenza, e solo dopo aver coltivate per lungo tempo la filosofia e le nelle lettere. Io non saprei [p. 546 modifica]546 LIBRO accertare in qual tempo ei cominciasse lo stu, I dio delle leggi. Solo è certo che non in esse soltanto, ma anche nella filosofia, nelfastroij mia e nella medicina egli ottenne gran nome 1 come vedremo affermarsi nella iscrizion sepnhl crale. Ch1 ei fosse scolaro del Liazari, non solo pruovasi colf autorità di Felino Sandeo, addotta dal Panciroli, ma dall1 ordine ancora de1 tiMupi 1 In qual anno ei cominciasse a leggere nell1 uni-1 Tersità di Bologna il Diritto canonico , non trovo! chi il dica. Il Ghirardacci ne fa per la prima volta menzione tra’ professori di essa l’an 1365 (t 27 p. a8;)) j ma è probabile eli* ei cominciassi fin dall1 anno i30a, nel qual anno abbialo veJ doto eh1 egli sol lenirò alla scuola di Niccolò Spi nelli; ed è certamente un errore quello dell1 ai fica Cronaca italiana di Bologna , in cui egli si dice mandato capitano da’ Bolognesi a Roir F anno i3o5 (Script rer. ital vol. 18, p. 306 e deesi ivi leggere Giovanni da Ignano, come ha il Ghirardacci (t. 17 p. 4^7)* L’anno i3~( cominciò ad essere adoperato ne’ pubblici afJ fari, ne’ quali ebbe poi sempre gran parte y per ciocché il detto anno ei fu inviato in Avignone a trattar di pace con Gregorio XI in nome dei Bolognesi che ne aveano scosso il dominio! (Script rer. ital. l. cit p. 504); nella qual ocJ casione il Ghirardacci racconta (t 2, p. 350) che innanzi di partire fece il suo ultimo testamento , il quale fu riposto ru lla Sagrestim de* Frati minori di S. Francesco col sigillo di quel Convento e del suo Guardiano f iveva m continua questo scrittore, Prencivai le fratello del detto Testatore y e Giovannello e Cortei’ [p. 547 modifica]SECONDO 547 icaL Hi, figliuoli di Bianco giàfrate fratello del Testatore. Fu sua moglie Novella figliuola di Federigo già di Giovanni Andrea Caldarini Dottore famosissimo. Ebbe in dote novecento lire di Bolognini. Vivea anche suo figliuolo per nome Battista legittimo e naturale. A’ quali figliuoli di Giovanni deesi aggiungere quel Marco figliuol naturale del medesimo di cui parlasi nell antica Cronaca italiana (Script. rer. ital l cit. p 551), e che fu per delitto di tradimento appiccato in Bologna Fanno i3t)i. L’ambasciata del Legnano ottenne presso il pontefice ciò ch’ei bramava, ed ei tornò in Italia, e recossi al campo dei Bolognesi con autorità di conchiuder con essi la pace (ib. p. 5o5)y ma tutto fu inutile; nè i Bolognesi per allora si curaron di pace. Più felice fu la seconda ambasciata , per cui egli andò f anno seguente allo stesso pontefice tornato frattanto a Roma (ib. p. 513) , perciocchè allora non solo si stabilì la pace tra ’l papa e i Bolognesi; ma quegli inoltre dichiarò il Legnano suo vicario in Bologna, e ordinò che nelle mani di lui dovessero gli anziani e i confalonieri dare il giuramento di fedeltà (ib.p. 515). In quest onore diede Giovanni a vedere la singolar sua modestia, perciocchè non volle distinzione di sorta alcuna, e a tutti mostrossi sempre cortese ed affabile, talchè si conciliò maravigliosamente l’amore e la stima de’ Bolognesi (ib.; et Ghirard. l. cit. p. 367;). Nell’antica Cronaca latina si aggiugne (Script. rer. ital. I. cit. 190) eli egli avea dal Comun di Bologna 110 lire al mese. Ma assai più pregevole fu 1 attestalo di gratitudine, che i Bolognesi gli [p. 548 modifica]548 LIBRO diedero l’anno seguente 1378, e ch’io qui ri ferirò colle parole stesse del Ghirardacci che le ha tratte dai pubblici archivi (p. 369). Il Consiglio Generale e Comune di Bologna, ed insieme gli Anziani, Consoli 9 e Con/alonien di Giustizia , considerando li meriti e li servigi amorevoli del sapientissimo e dottissimo Gm vanni da Lignano Dottore nell una e l altri facoltà lungo tempo da lui usati al Popolo e Comune di Bologna, e avendo anche V occhA alle fatiche grandi, con le quali egli del cam tinuo 71 e* tempi passati avea fatto per la pubblica utilità negli Studi di Bologna, sempre accrescendo f onore della Città , onorando li cittadini tutti, e attendendo a pacificarli insieme sierne, a mantenerli nella divozione di Santa Chiesat sendo fatto Vicario Generale dal Sommo Pontefice Gregorio XI, il Senato, dico, ri pia tava vizio d ingratitudine il suo, se in qualche parte non si riconosceva il detto Giovanni Per questa causa adunque volle, ch’egli e li suoi figliuoli nati, e che nascessero nel tempo avve4 nire, e loro discendenti, dovessero godere lei grazie, preeminenzie, onori, dignità, e ragioni della Città di Bologna? che sogliono godere gli altri Cittadini di detta Città, e questo con libera deliberazione , consenso, e volontà delj Consiglio Generale, de’ Collegi, e de’ Confalonieri. XIII. Più glorioso ancora al Legnano fu il pontificato di Urbano VI che succedette a Gregorio XI, lo stesso anno 1378. Egli andato a< Roma per baciare i piedi al nuovo pontefice , | fu incaricato dal senato di ottenergli da esso [p. 549 modifica]SECONDO 54<J( ire grazie, cioè la creazione di un cardinal bolognese , la signoria del contado d Imola e i necessarii provvedimenti alla Rocca di Cento. Tutto ottenne Giovanni dal nuovo pontefice, e tornatosene lieto a Bologna con un Breve che dal Ghirardacci si riferisce (p•) in cut, oltre il concedere le richieste grazie a’ Bolognesi, il papa fa grandi elogi di Giovanni, dicendo ch’egli volevalo ritenere alla sua Corte, sed ipsius instantia multiplici, vestrique favore, etiam propter Studium Bononiense, quod in absentia tanti viri desolatum maneret, ipsum duximus remittendum. Il cardinale, da Urbano creato in grazia de’ Bolognesi, fu lo stesso lor vescovo Filippo Caraffa , a cui un altro ne aggiunse nella medesima creazione , cioè Bartolommeo Mezzavacca cittadin bolognese, e per ambedue mandò il cappello allo stesso Legnano che solennemente il diede loro nella chiesa di S. Domenico (Ghirard. ib.); e P Argelati accenna che in un codice Colbertino conservasi un orazione da lui in quella occasion recitala. A lui ancora dovette i primi gradi di onore, a cui fu sollevato da Urbano, Cosimo de’ Migliorati che fu poi arcivescovo di Ravenna e quindi papa col nome d’Innocenzo VII, come abbiamo nell’Appendice della Storia di Agnello (Script.rer. ital. t. 2, pars 17 p. a 13). Parlando dell’opere del Legnano composte, vedremo che la stima che per lui avea Urbano VI, era ancor effetto di gratitudine pel Trattato da lui composto a difesa della sua elezione contro l’antipapa Clemente VII. L’anno 1382 fu di nuovo da’ Bolognesi mandato ambasciatore allo TlRAliOSUll, Fol. Vf. 3 [p. 550 modifica]55o LIBRO stesso pontefice Urbano a chiederli alcune grazie , e questa volta ancora egli ottenne quanto essi bramavano (ib. vol. 18, p. 163; Ghirard, p. 3;)3). Ei morì in Bologna, non l’anno 1368; come per errore leggesi nel Panciroli, nè l’anno i38:?, come si narra nell’antica Cronaca italiana (ib. p. 524), ma l’anno 1383, come si ha nella latina clic è più autorevole (ib.p. 5i)4)j in cui si specifica che ciò avvenne a’ iò di feb. biaio alle ore 21. Ma degno d’essere qui riferito è f elogio che gli si fa nella mentovata Cronaca italiana. Morì in Bologna Messer Giovanni da Li guano, e fagli fatto grandissimo onore] e andò alla sua sepoltura il Cardinal Messer Filippo Caraffi Vescovo di Bologna, il Podestà y il Collegio, e tutte le Compagnie, e Dottori assai, e tutto il Clero di questa Terrai e fu la mattina, e si tennero serrate le botteghe, finchè fu seppellito, e fu seppellito in Som Domenico de’ Frati Predicatori, e lasciò nel Testamento , che fossegli fatta fare uri art a, e così gli fu fatta fare bellissima di marmo, ornata di bellissime figure, come appare nella detta Chiesa. Costui fu de’ valentuomini in Legge e in ogni scienza, come uomo, eli era statùi gran tempo in Bologna. Ne fece grandissimo male a più persone. Iddio dia pace all anima sua. E fu gran danno. L’iscrizione che* gli fu posta al sepolcro , e che si riporta dal GhirarJ dacci (p. 497)) è la seguente. Frigida mirifici tenet hic lapis ossa Joannis. Ivit in astriferas mens generosa domos. Gloria Legnani , titulo decoratus utroque , Legibus et Sacro Canone divi* crut. [p. 551 modifica]SECONDO 551 Alter Aristoteles, Hippocras, et Tolomaei Signifer, otqne hacres novrr.it Astra poli. Abstulit hunc nobis inopinae syncopa mortis. Heu dolor] hic mundi portus et aura jacet. XI\r. Io lascio altre circostanze men certe della vita di questo celebre canonista, che si posson vedere presso il Panciroli e presso l’Argelati. La gloria di essere stato non solo in questa, ma in altre scienze ancora eccellente, e singolarmente nell’astronomia, che abbiam veduta a lui darsi nella riferita iscrizione, confermasi ancora da Giovanni Garzoni nella sua operetta altre volte da noi citata de dignitate Urbis Bononiae y in cui fa del Legnano questo magnifico elogio: Non desunt, qui ipsum affirment multam operam in Astrologiam contulisse, futuraque denuntiasse. Haec me in eam sententiam impellunt, ut existimem, aetatem illam Joanne de Lignano nihil vidisse praestantius. Qui Astrologiam atque Oratoriam cum Juris Civilis Scientia conjunxisset, nullum me vidisse memini. Adde rerum humanarum peritiam, quae tanta in eo fuisse fertur, ut qui consilii sui participes fuerant, ipsis optata contingerent (Script. Rer. ital vol. 21, p. ìi(ii). lo vorrei lusingarmi per onor del Legnano, che s’ei si accinse per astrologia a predir l’avvenire, ciò non fosse che delle ecclissi e di altri celesti fenomeni, che si possono prevedere, e ch’ei non fosse sì sciocco che si lasciasse abbagliare dalle follie astrologiche. Ma un codice ms. che conservasi nella Gaddiana in Firenze, citato dall’esimio matematico l’ab. Ximenes (Del Gnomone Jiorent. intro d.\ p. 67), me ne muove qualche [p. 552 modifica]55a libro dubbio, perciocché esso s’intitola: Figura della grande Costellazione, ovvero Congiunzione di Saturno e di Giove nel segno dello Scorpione. tarino daltJticarnazione di tristo mccclf a dì XXII del mese di Ottobre, secondo la con-1 siderazione di Messer Giovanni da Ugnano so- i pra quella dando el giudizio suo. Le altre opere! che di lui ci son pervenute, son quasi tutte 1 d’argomento legale o canonico; e se ne può vedere l’esatto catalogo presso l’Àrgelati, che | accenna quali e dove siano state stampate, e quali e in quali biblioteche si conservino ma« noscritte. lo dirò sol de’ Trattati da lui pubbli- 1 cali a difesa dell’elezione di Urbano VI. Poiché 1 questi fu eletto, e poichè i cardinali ollramon- j talli ritiratisi in Anagni ebbero cominciate le J loro assemblee, che terminaron poi nello sci-fl sma, Giovanni da Legnano, ch’era allora in Bologna, scrisse a’ 18 d’agosto del 1378 una I lettera al cardinale Pietro de Luna por dissua--1 dere lui e gli altri cardinali dalla creazione di I un nuovo papa. Essa conservasi manoscritta* nella biblioteca del re di Francia (Cat. Bibl reg.jk paris. t. 3, p. 120, cod. 14(12), e parte ne èJ stata inserita dal Rinaldi ne’ suoi Annali (ad I an. 1378, n.30). Quindi poichè fu eletto Fan- I tipapa Clemente, Giovanni essendo tuttora in 1 Bologna, pubblicò nel mese d’agosto del 1379! un trattato a difesa dell’elezione di Urbano, 1 intitolato de fletu Ecclesiae, che pur si ha ina-fl noscritto nella medesima biblioteca (l. cit.; et 1 p. 123, cod. 1470), e un lungo squarcio del I quale è stato pubblicato dal suddetto Rinaldi I (/. cit. tu 3i, cc.). Questo trattato, come pi uova I [p. 553 modifica]SECONDO 553 rOndin (De Scr. eccl t 3, p. 1074, fu da Urbano VI inviato alf università di Parigi per mezzo di Jacopo da Seve, il quale però da alcuni ne è stato falsamente creduto l’autore. Il medesimo Oudin ha pubblicata la Relazione di Roderigo di Bernardo spagnuolo che narrando un colloquio da sè tenuto l’an 1380 con Giovanni da Legnano in Roma, vorrebbe persuaderci che lo avesse costretto a cambiar sentimento e a credere illegittima l’elezione di Urbano. Ma è certo che Giovanni si tenne sempre in favore di Urbano, e ne è pruova il secondo trattato che su questo argomento egli scrisse, e che dal Rinaldi è stato dato alla luce (Ad calc. t. 26 Ann. eccl. edit. Lucens.). Esso è diviso in due parti, una delle quali s’intitola in un codice della biblioteca del re di Francia (l. cif. p. 122, cod. 1469) Novae Allegationes; l’altra Tertiae et ultimar A Ile getti 01 tes vai de venenosae. Queste però, come osserva 1 Ondin, sono veramente la prima parte di questo trattato; e le prime son la seconda; e questa parte soltanto è uscita alla luce per opera del Rinaldi. E, a dir vero, che il Legnano non abbandonasse mai il partito di Urbano VI, rendesi evidente ancora dall’ambasciata con cui fu ad esso inviato da’ Bolognesi 1’annoi 1382, come sopra si è detto. Nè è picciola lode di questo illustre giureconsulto, che egli abbia rivolto il suo sapere a impedire, quanto per lui poteasi, i gravissimi danni onde egli ben vedea che per lo scisma sarebbe stata travagliata la Chiesa (a). («) Intorno alle opere e alla vita di Giovanni da [p. 554 modifica]55 \ trono XV. Dopo la morte de’ canonisti finor nomi, - nati. ebbe gran nome in Bologna Pietro d Anca, rano nalio di un castello di questo nome pressoi a Montefiascone in Toscana , o più verisimiL mente di Orvieto , e antenato della famiglia. Farnese, come si pruova con ottimi monumenti addotti dal co. Mazzucchelli (Script. ital. t. 2,^ par. 3, p. 674, nota 3), ove ancora si mostra, eli’ ci fu figliuolo di Gian Niccolò detto ancora Gian Cola, e che fu scolaro di Baldo. L’Ali dosi afferma (Dott. boi di leg.pag. 191) che l’anno 1384 egli era in Bologna giudice e vicario di Roberto] Camporini da Ascoli podestà, e il co. Mazzuc-J elicili aggiugne che verso il medesimo tempo] ei fu professore in quello Studio (a). Ma in primo] luogo, secondo l’antica Cronaca latina, il Camporini fu podestà in Bologna non Fanno i3S j, ma il precedente (Script. Iier. ital. voi. 18J p. 194)• E inoltre io non trovo alcun inonu-j mento che ci persuada che Pietro di questi] Legnano merita di esser letto il diligente articolo che ci ha dato il sig. conte Giovanni Fanluzzi (Scria. lolognA t. 5, p. 28). (n) Il suddetto sig. conte Fantuzzi ha con autentici monumenti provato che veramente Pietro d’Ancarano era nel 1384 giudice del podestà Camporini, e pro-j fessore del Sesto delle Clementine (Scritt, bologn. t,1 p. 230, ec.). Egli ha ancora provato che non fu l’Ancarano professore in Padova nel 1385, ma solamente trattossi, benchè senza effetto, di condurvelo nel 1412 che nell’impiego di consultore della Repubblica veneta I egli era fin dal 1387; e ch’ei veramente morì a’ 13 di maggio del 1416, e ci ha date, intorno alla vita e allei opere di esso e al Collegio da lui fondato , più altre] esatte notizie. [p. 555 modifica]srxoxDo 555 tempi fosse ivi lettore. E il Ghirardacci, che ci ha dato il catalogo de’ professori dell’anno 1384 2 ^ /;* 3y8), (li lui non fa motto, ma ne parla solo nell’an 1396, come fra poco vedremo. È più probabile adunque ch’ei prima tenesse scuola in Padova, ove gli storici di quella università, citati dal co. Mazzucchelli, e dopo essi il Facciola!i (Fasti Gymn. pat pars 1, p. 42)* dicono ch’ei cominciò ad insegnare l’an 1385. La fama del sapere di Pietro giunse da Padova alla vicina Venezia, ed egli perciò vi fu chiamato col titolo di consultore della Repubblica. Egli vi era non solo l’anno i3()2, come pruova il co. Mazzucchelli da un codice della biblioteca d’Augusta, citato dal Warton nella sua Appendice al Cave, ma fin dall’anno 1390, come raccogliesi da una carta di detto anno del convento de’ SS. Giovanni e Paolo in detta città, allegata dal P. degli Agostini (Scritt. venez. t. 1 pref. p. 7), in cui Pietro così si sottoscrive: Ego Petrus de A rigar ano utrinsque Juris peritus salariatus Communis Venetiarum de Confinio S. Marine. Quindi ei passò a Siena a leggervi le Decretali, come egli stesso afferma, e vi stette tre anni (in Cimieri* tiri. Pudum, n. 9 de Sepulturis), cioè, come mi sembra probabile, dall’anno 1393 fino al 1396; perciocchè in quest’anno narra il Ghirardacci, citando i monumenti de’ pubblici archivj, che alli sedici di Febbraio Pietro A arar ani famosissimo in Canonico e Civile fu condot/0 a legg re pubblicamente nello studio col salario per ciascun mese di lire quattrocento (L cif.p. ’jS.j), stipendio veramente straordinario a que tempi, [p. 556 modifica]556 LIBRO e clic ben mostra in quanta stima fosse egli tenuto. Noi il troviamo ancor professore del sesto libro delle Decretali fanno i \oo (ib.p. 5i\)f Egli era pure in Bologna nel 1402 (ib. p. 5:*8).j 11 co M.ìzzucchelli allega un trattato di Pietro, intorno al modo di porre fine allo scisma che, lacera\ a la Chiesa, il quale conservasi manoscritto nella Laurenziana in Firenze, e al fin di cui si legge: Compositum per me Petrum de AnchaÀ ratio U. J. D regentem Cathedram Decrcta-M lium in hac alma Civi tate Bononiensi studiorum omnia vera matre anno 1403 de mense Apri A lis; c di questo monumento egli si vale a ri-] vocare in dubbio l1 opinione degli scrittori ferJ raresi che dicono lui essere stato chiamato a Ferrara dal marchese Niccolò d1 Esle nel 1402 come già avea giustamente oppugnati alcuni a£J tri pur ferraresi che hanno scritto ch’egli era] colà stato condotto dal marchese Alberto fan-J no i3c)i , o il i3t)3, perciocché in questi anni egli era certamente o in Venezia, o in Siena. Ma che Pietro si trovasse in Ferrara nel i 4°3, j ne abbiamo una certa pruova in una carta fer-l rarese addotta dall’eruditissimo canonico Giu-l seppe Antenore Scalabrini (AI e in. delle Chiese I di Ferr. p. 397): 1403 ind. xi die primo mcrvA sis Apri lis Ferrariae in Episcopali palatio... 1 pracsente Domino Petro de Ancarano. Anzi ne- ] gli Annali estensi di Jacopo Delaito, scrittore contemporaneo, chiaramente si asserisce che nell’ottobre del precedente anno 1402, avendo il marchese rinnovata quella Università. Pietro fra gli altri vi fu chiamato (Script. Ber. itaL 1 voi. i5, p. 973) insieme con Antonio da Budrio. [p. 557 modifica]SECONDO 55^ E a dir vero nel codice allegato dal conte Mazzucchelli , in cui nello stesso mese d’aprile deir anno stesso 1403 l’Ancarano si dice esistente in Bologna, certamente è corso errore; perciocchè nel titolo di quel trattato si dice: Tractatus Domini Petri de Ancharana, ec. factus tempore Innocentii VII. Or Innocenzo VII non fu eletto che nel i \o\y ed è quindi probabile che per un errore, assai facile ad avvenire, siasi scritto 1403 invece di 1405. Fu dunque certamente Pietro in Ferrara l’an 1403, ma è probabile ch’ei facesse presto ritorno a Bologna. XVI. Ei certamente vi era l’an l407 in cui fu mandato ambasciatore da’ Bolognesi al pontefice Gregorio XII, nuovamente eletto (ib. vol 18, p: 215, 592). Ma ciò non ostante, l’an 1409) mandato al concilio di Pisa, visi dichiarò apertamente contro lo stesso pontefice, e sostenne e in voce e in iscritto la legittimità di quella adunanza; di che veggasi il più volte citato co. Mazzucchelli. Da Pisa fece ritorno a Bologna, e ne son testimonio due Prelezioni da lui ivi distese l’an 1412, che si conservano manoscritte nella biblioteca della metropolitana di Lucca, come afferma monsignor Mansi (Fabr. BibL med et inf. Latin, t 5, p. 240; t. 6, p. 34(>). Egli fu poscia ancora al concilio di Costanza, come narrasi dal Ghirardaeci. Nell1 assegnare fanno in cui Pietro morì, discordano il medesimo Ghirardaeci c F Aliciosi. Perciocché questi il dice morto Panno 141 ^ quegli al contrario, che a me sembra più degno di fede, ne parla all’anno 1415 (/. cit. p. 6o3). Di quest anno [p. 558 modifica]558 Ltimo ‘ Pietro d’Ancorano famosissimo Dottore Derr&U tale, il quale era stato in Costanza, morì, e 1 con grandissimo onore funerale fu seppellito iti 1 S. Domenico. Questi eresse un Collegio in lìchM logna per gli Scolari Italiani, e gli provide delm vivere. Stette per alcun tempo in Falle dell iM vesa, poi fu traslato nel Borgo della Fagliti H dove ora anco sotto la protezione della AVraM nissima Casa Farnese fiorisce. Si può vedere presso il co. Mazzucclielli r iscrizione con cui] ne fu onorato il sepolcro. Ei reca ancora glii onorevoli elogi con cui molti scrittori ne han ragionato, lodandone non solo il sapere, ma l’integrità ancora e il senno; nè io so su qua | fondamento Francesco Accolti, soprannomato l’Aretino, abbialo avuto in sospetto il’ noni) che vendesse talvolta a peso d’oro i consigli (PanciroL c. 26). Lo stesso co. Mazzocchi! colla sua consueta esattezza, ha parlato delle opere dell1 Ancarano, così di quelle che si hanno alle stampe, che sono singolarmente Commenti sulle Decretali e Consigli, come di quelle che rimaste son manoscritte. Non solo il canonico ma anche il civile Diritto fu da lui illusi rad) co1 suoi Comenti, i quali però non trovo che sieno mai usciti alla luce. Alcuni altri trattati di Pietro d1 Ancorano, che si conservano idi* noscritli in Lucca, si rammentano dal sopra lodalo monsignor Mansi. ^ XVII. Collega dell1 Ancarano così in Bologna (come in Ferrara, fu Antonio da Budrio natio del luogo di questo nome. L’Ali dosi T annoveri (DoU. boi. di feg.pag.8) tra i professori diBolngfl alfanno i358. Ma presso il Ghirardacci io no* [p. 559 modifica]sr.c ormo 55t> nc trovo menzione che all1 anno 1384 cu* si dice (t. 2) P* 3c)8) ch’egli era professore di Diritto civile collo stipendio annuale di 100 lire, stipendio scarso per uno che fin dal 1358 avesse cominciato a tenere scuola Nel 1387 il troviamo nel Consiglio de’ 600 fra quelli della Tribù di Porta ravignana (ib. p. 41#)• I*1 Bologna era parimente l’an 1400 in cui interpretava il Decreto di Graziano (ib. p. 514) > vi era nel dicembre del 1401 in cui scrisse un Consiglio (ConsiL 7), e vi era ancora al principio dell’anno 1402 ib. p. 4!^)* H Borsetti, con troppo incerta espressione, ci dice (Hist firrariens. Gj nm. t 2 , p. 9) clT ei fu inoltre professore in Ferrara, sotto il marchnse Alberto fondatore di quella università, nel e sotto il marchese Niccolò che gli succedette due anni appresso. Ma ai tempi del primo io non trovo alcun indicio che Antonio fosse chiamato a Ferrara. Ben vi fu chiamato insieme coll’Ancarano nell’ottobre dell’anno 1402, quando quella università dal marchese Niccolò fu rinnovata, come poc’anzi si è detto, e vi era ancora a’ 18 di gennajo dell’anno seguente, in cui si vede segnato un suo Consiglio consil 24), ma non molto appresso perduto avendo per morte F unico suo figliuolo, fe’ ritorno a Bologna. Così afferma il Panciroli , citando un passo di Antonio (ConsiL 46), in cui però io non ho trovato ciò ch’ei ne narra. In una recente iscrizione posta in Budrio sotto un busto di marmo fatto in onore di Antonio (la cui testa però pretendono alcuni (V. Jac. Guarini Suppl. ad Hist Borsetti part. 2, p. 9; et Borsetti Respons. [p. 560 modifica]5(>0 LIBRO p. 52) che sia di Clelio Calcagnini) e che si riporta dal co. Mazzucchelli (Scritt. ital. t. 2 J par. 4. p. 22(k)), si afferma ch’ei fu lettore! anco in Firenze, e lo stesso si dice ancora da* l’Àlidosi. Io non so su qual fondamento ciò si affermi; ma temo che altra pruova non-ve nel abbia che un Consiglio di Antonio, che così è sottoscritto; datum fuit 1400. 9. mcnsis onto-i bris, et latum Florentiae (Consil. 76), parole! non abbastanza chiare per inferirne ch’ei fosse, professore in Firenze, e che, secondo lo stil di que’ tempi, sembra che voglian anzi ind* carci che quel Consiglio fu inviato, o portata I a Firenze. E certo avendo noi osservato che gli anni 1400, 1401 , i.\o2 ei fu in Bologna* non si vede come ei potesse nel 1400 esser lettore altrove (a). Che fanno 14°7 e| fosse dal Gregorio XII inviato a Marsiglia per trattar dp| pace colf antipapa Benedetto XIII , non ò già I solo opinione d’alcuni, come sembra accennar* il co. Mazzucchelli, ma è cosa certissima e con* provata daun monumento pubblicato prima dall Rinaldi (Ann. eccl. ad. ari. 1407), e pose* più compitamente da’ PP. Marlene e Durai<fl| (Thes. nov. Anecd. t 2, p. 1314) > che ha peri (<7) Antonio da Budrio fu laureato in legge civile I nel e in canonica nel 1387, e cominciò all ora a I leggere. Ei fu veramente lettore in Firenze dal 1 >i|3gl fino al 1400, ed era stato prima lettore per breve tempo in Perugia circa il 1390, come ha provato il ch. sig. < <>iU|H Fnntuzzi nell* esatto articolo che ci ha dato intornoja a questo illustre giureconsulto, in cui più altre cose adii esso spettanti si potranno vedere (Scritt bologn. t. 2,Il p. 353, ec.).! [p. 561 modifica]SECONDO 561 titolo: Capitala accordata in Marsili a anno Domini MCCCCVII die xi Aprilis inter Dominum Benedictum ex una parte, et duos Episcopos Montoru nsem et Tudertinum et quemdam Doc tonni nomine Antonium de Butrio Legatos Domini Gre goni y ec. Oltrecchè di questa ambasciata d’Antonio si fa menzione in più altri monumenti dati alla luce da’ due suddetti Mauriui (Colteci ampli ss. t. 7, p. 737, 746, 750). Anzi il Rinaldi aggiunge ch’ei fu appresso spedito in Francia , e che vi fu accolto con gran festa ed onore. Il Ghirardacci (t 2, p. 578, seguito da molti, affermacli’ei morì in Bologna l’an 1408. Ma un Consiglio da lui indirizzato al concilio di Pisa, nel 1409 (Suppl. ad Concil, ven. ed. t 3, p. io.\i), ci mostra ch’ei sopravvisse almeno fino a quest’anno. Delle virtù , di cui insiemi col sapere egli fu adorno, e delle molte opere canoniche da lui composte, fra le quali le più notabili sono i suoi Comenti sulle Decretali , veggasi il co. Mazzucchelli (a). XVin. Non abbiala finora parlato che di canonisti de’ quali rimane ancor viva la memo- 1 ria ne’ loro libri. Uno qui aggiugniamone , di cui, benché nulla ci sia rimasto, abbiam però bastevoli pruove a mostrare che a pochi della (a) A questi professori di Canoni nell’università di Bologna doveasi aggiugnere Galvano di Bettino da Bologna , anche perchè non solo in quella università ei ne sostenne la cattedra, ma fu ancora per la fama del suo sapere , verso il 1371, chiamato a legger Canoni alla città di Cinque Chiese nell’Ungheria. Delle notizie intorno ad esso ci ha date il ch. sig. aliate Francesco Alessio Fiori (Fant. Scritt. bologn. t. }, p. 30, cc.). [p. 562 modifica]56n libro sua età ei cedette in fama di dotto interprete delle Leggi canoniche. Ei fu Uberto da Cesena I clic fanno 1317 era professor di Canoni in V<J] nezia , e che vi fu confermato ancor per un I anno con questo assai onorevol decreto ch’è stato pubblicato dal P. degli Agostini venez. t. 1 , pref p. 8): MCCCXVII die XXII! Octobris. Cum de anno proxime prò?U rito ad I instantiam et supplicationem nostrorum /i,Mi lium studentium in Jure Canonico , qui nec Bononie nec Padii e, ut soliti erant., irinr<m I audebant propter gì terras et dissensiones (i’oii | tatum ipsarum , prosi si un fuis set Sapienti Viro Domino Uberto de Cesena Dot tori Decretoriam de libris quatuor grossorum pro uno anno dt I salario y et annus predictus compleat, et.//* studi ntes multum se laudent delectura et f/oc/r/jjgl ejus, et sibi multum utile reputent hic esse ad studendum sub doctrina sapientis prefati; < yz/* fuit pars, quod fiat sibi gratia , quod dictus Dominus Ubertus habeat adhuc pro uno alio anno libras quatitor grossorum de salario, a Comuni. Da Venezia è probabile eh’ei pati «asse a Bologna, ove egli era certamente l’ao-J 110 i3:i3, perciocché il Ghirardaeci, allegandjl i libri delle pubbliche Riformagioni , racconta (t. 2, p. 48) che bramosa tutta quella Uiiivefll sita che il Reverendo Signore Uberto Eccelle!I tissimo Dottore Decretale continuasse a tenere ivi la scuola, come avea fatto in addietro, porse! preghiere al senato, perchè gli confermasse anzi , se era possibile , gli accrescesse lo stìfl pendio in ricompensa delle fatiche da lui soste»! nute a favore di quello Studio; e perche uofll [p. 563 modifica]secondo 563 permettesse che egli se n’andasse a Siena, ove con più ampio stipendio era stato invitato. Il senato acconsentì alle preghiere della università; e veggiamo in fatti che I anno seguente egli leggeva ivi i Decreti collo stipendio di 300 lire (ib. p. 56), il maggiore di quei che a quest’anno si trovin notati. Questa lettura di Uberto ne’ suddetti due anni mi vien confermata ancora dal ch. dottor Monti , il quale ha avvertito che negli Atti di quel tempo , egli è chiamato f Uberto, come in fatti lo chiama anche il Ghirardacci, e forse, ove questo secondo scrittore all’an 1328 nomina Frate Urbano da Cesena Dottore Decretale col salario di scudi 150 (p. 83), dee leggersi Frate Uberto. Questi era probabilmente canonico regolare. Quindi l’an 1330 fu nominato dal papa, come pensa il medesimo dottor Monti, priore de’ canonici di S. Maria di Reno e di S. Salvadore di Bologna, benchè non fosse di quella comunità. Circa tre anni dopo ei fu promosso al vescovado di Concordia, e fu il prossimo predecessore di Guido Guisi da noi già mentovato. Intorno a questo canonista altre notizie si possono vedere presso f eruditiss. P. abate Troni belli (Notiz. di S. Maria di Reno, ec. p. 2t)5). XIX. La numerosa serie de’ famosi interpreti del Diritto canonico da noi tessuta, ci fa vedere quanto celebre in questo studio fosse l’università di Bologna; perciocchè tutti quelli de’ quali abbiamo ragionato finora, in essa principalmente fecer pompa del lor sapere, perchè o ivi eran nati, o per la lor fama vi erano stati chiamati [p. 564 modifica]564 LIBRO altronde. Anche altrove però, e singolarmente in Toscana, furono a questa età canonisti h*. mosi che illustrarono colla lor dottrina la lor patria e gli Studi di Firenze, di Siena , di Pisa! Io per amore di brevità non larò che acccivl ilare i nomi di Jacopo, o Giovanni, come ah f tri scrivono, Pagliarese, e di Federigo Petrucci sanese, professori di Diritto canonico prima m | Siena , poscia in Perugia , ove ebbero a lor db scepolo Baldo, de’ quali veggasi il Panciroli (l. 3, c. 23). Così pure rammenterò sol di pas41 saggio Lapo di Tuccio, non già monaco oli. I velano, come ha creduto il Mehus (Vita di I Lo/ìo (Li Castigl. p. 1) , ma sì camaldolese come pruova il ch. dottore Lami (Antich* di | Fir. t. 1 , pref, p 68), e abate del monastero! di S. Miniato al Monte presso Firenze, verso il 1360 , autore di alcune opere canoniche meqH tovale dal Panciroli (c. 24), e Pietro di Braco piacentino, di cui pure si hanno alcune opere di tale argomento rammentate dal co. Mazzuè] ohelli (Scritt. ital. t. 2, par. 4, p• 1968). Di uno solo tra’ canonisti toscani parlerò alquanto più stesamente, cioè di Lapo da Castiglionchio e tanto più volentieri, quanto più mi è agevole il farlo, giovandomi della Vita che con molta erudizione ne ha scritta l’ab. Mehus, e premessa a un’Epistola, ossia Ragionamento del medesimo Lapo, da lui pubblicato l’an 1753 onde io non avrò comunemente che a compendiare ciò ch’egli ha più ampiamente narrato e provato con autentici documenti. Nè io però lascerò di aggiugnere qualche cosa , ove me ne l venga occasione , alle ricerche di questo ero-II dito scrittore. [p. 565 modifica]secondo 565 XX. Lapo, cioè Jacopo, figliuol d’Albertuccio da Castiglionchio, dopo avere, come sembra probabile al Mehus, fatti i primi studj in Firenze, passò a Bologna, com egli stesso afferma nella sopraccitata sua lettera (p. 43), ed ivi attese allo studio delle belle arti e delle scienze, con quel felice successo che Bernardo suo figliuolo in una sua lettera, a lui scritta e pubblicata con quella del padre, rammenta, dicendo (ib. p. 140): Voi fondato prima nelle minori scienze , buono grammatico, miglior rettorico, grande dittatore, e oratore autorista , e morale famoso , acuto loico fatto, in quattro anni ad alto grado di Dottorato ascendeste. E più luminoso ancora è f elogio che di lui ci ha lasciato in una sua lettera il famoso Coluccio Salutato (ib. p. 203), dicendo che Firenze non ebbe uomo più industrioso in ricercare ciò che alf eloquenza appartiene, più versato nelle cose di Cicerone, più ricco in raccolta di storie, più istruito ne’ precetti della filosofia morale; e che era veramente ammirabile la profondità , la dolcezza, P eleganza e la varietà che nel suo parlare e nel suo scrivere egli usava E veramente Lapo fu un di coloro che in questo secolo studiosamente si adoperarono nella ricerca dell’opere degli antichi scrittori, e abbiamo altrove veduto che a lui dovette il Petrarca l’orazione in favore di Milone e le Filippiche di Cicerone e le Istituzioni di Quintiliano. Egli dilettossi ancora di poesia , e benchè non sappiamo se( in essa si esercitasse, il Salutato però, nella; lettera sopraccitata, afferma che non v’era poeta che da lui non fosse stato e conosciuto e, co Tuuboschi, Voi. VL 4 [p. 566 modifica]566 LIBRO leggerlo, logorato. In tali studi passò Lapo da Casti gli onchio la sua gioventù. Poscia, cresciuto già negli anni, come afferma il Salutato nella citata epistola , si volse allo studio delle DeJ cretali, che parimenti ei fece in Bologna. L’abate Mehus osservando che Lapo cita sovente, e sempre con sentimenti di grande stima, Gio-J vanni Calderini, ne argomenta con probabile! congettura , ch’ei lo avesse a maestro. Ma il Petrarca, a cui piacevan più gli ameni studi] della letteratura che i severi delle leggi e de’ l canoni, mal volentieri soffriva che Lapo avesse] volte le spalle a’ primi per abbandonarsi a’ seJ condi, c scrisse dolendosene a Francesco, priore! de’ SS. Apostoli a Firenze , una lettera che òl stata data alla luce dall’ab. Mehus (ib. p. 174)-l In essa ei chiama Lapo col nome di comune amico; e che sia questi appunto di cui egli parla , ce ne assicura lo stesso Lapo nella pofl stilla aggiunta di sua propria mano a questa] lettera nel codice delle Lettere del Petrarca® che si conserva nella libreria di Santa Croce itili Firenze: In hac epistola lo qui tur de D >///irttM Lapo de Casti gli ori chio, qui de studio PoetdA I rum transivit ad stu diurn Jitris Bonon iens. quodfi V. Franeiscus a*gre, tulit. L’ab. Mehus è di pa- I rere che questa lettera fosse scritta l’an i3f>/|J| perciocchè in essa fa il Petrarca menzione (della guerra tra’ Genovesi e’ Veneziani, che in quel- [ fanno ardea. Come però non in quell’anno sa® lamento, ma in alcuni altri ancora ad esso vi- I cini, fu accesa tal guerra , non parmi che si I possa precisamente stabilire un anno anzi che I un altro. Ma checché si pensasse il Petrarca, I [p. 567 modifica]SECONDO 5(VT Lapo continuò il suo studio, e in esso ottenne la laurea, e cominciò poscia a tenere scuola egli stesso. XXI. Firenze fu l ordinaria sede ove Lapo interpretò per più anni i Canoni. Ei tenne ivi scuola oltre a vent’anni, come vedremo fra poco affermarsi dal suo figliuolo Bernardo, e ne fu caccialo l’anno i3;8, c perciò è verisimile ch’ei fosse un de’ solenni dottori che furono a quelle cattedre nominati l’anno 1357 in cui, come abbiamo altrove osservato, quell’università, vicina ormai a disciogliersi, fu per pubblica autorità rinnovata e condotta a stato migliore. L’abate Mehus accenna due carte, una delle quali ci mostra Lapo professor delle Decretali in Firenze l’an 1363, l’altra Interprete del libro sesto e delle Clementine nel i3t)7, insieme con Cino da Pistoja, il qual secondo monumento ci mostra che oltre quel Cino legista e poeta, di cui abbiam già parlato, un altro canonista pur pistojese vi ebbe in questo secol medesimo, come dallo stesso ab. Mehus fu altrove avvertilo Jmbr camalli, p. 279). Della lettura di Lapo, dell’applauso che in essa ottenne, delle onorevoli cariche che a cui fu scelto, e delle splendide ambasciate che gli furon commesse, un bel monumento abbiamo nella sopraccitata lettera a lui scritta da Bernardo suo figlio l. cit p. 140, ec.): Voi salariato dal Comune di Firenze molti anni, e alcuna volta nella Città la detta scienza de’ Sacri Decreti leggeste venti anni e più , per lo quale tempo secondo le Leggi Imperiali e , voi nel detto Trattato della nobiltà , e [p. 568 modifica]568 LIBRO diveniste, e sete Conte con tutti li privilegi, r/# Conte di ragione s’appartengono. Voi ancora lungo tempo famoso avvocato siete stato nella Città, e in quello ufficio lungo tempo in essa Città avete tenuto il primo luogo.... Sete adunque, Padre , cavaliere, essendo avvocato, Conte, avendo letto venti anni.... Voi molti anni passati nella Repubblica Fiorentina grande maestro, e a cui molti grandi fatti a essa Repubblica oc cornuti sono commessi Quante volte per essa Repubblica in solenni ambasciate stato sete destinato? Prima a Papa l rbancì Quinto alla Città d’Avignone insieme col no-j bile Cavaliere Messer Niccolajo degli Alberti1 e col savio uomo Carlo degli Strozzi; altre volte ad esso Papa Urbano alla Città di Viterbo insieme con lo eccellente Dottor Messer Alessandro dell’Antella; altra volta a Messer Gregorio Papa XI alla Città d’Anania per trattare la pace tra esso sommo Pontefice e la detta RcA pubblica, insieme col nobile Cavaliere Messer Pazzino degli Strozzi e lo eccellente Dottor Messer Alessandro deli Antella e nobili Citta-1 dini Simone di Rinieri Peruzzi e Benedetto de-ì gli Alberti; altra volta alla Città di Genova insieme col nobile Cavaliere Messer FrancescoJ Renuccini e il savio uomo Stoldo di Messeri Bindo degli A Itovi ti; altra volta alla Città di | Siena insieme co’ nobili Cittadini Niccolò di Ghino Tornaquinci, Filippo di Messer Alemanno Cavicciuli e Gio. di Luigi da Mozzi; altra volta alla Città di Lucca insieme col detto Niccolò ] di Ghino Tornaquinci Delle quali tutte amba-! sciate vedere si possono V orazioni fatte per voi [p. 569 modifica]SECONDO 5G() in imo volume per voi fatto tra di ciò e altre cose. Quante volte occorrendo alla detta Repubblica gravissimi casi, siete stato eletto in Consigliere e Segretario de’ nostri magnifici Signori Priori insieme con altri Savi e notabili Cittadini della detta Città? Quante volte essendo Capitano della detta parte Guelfa della detta Città , o eziandio non essendo , con grande fama et onore di tutti li nostri avete la detta parte e Guelfi di essa difesi e levati dal pericolo, e molte volte perla detta, cagione gravi pericoli corsi 9 i quali come in tutta la Città notorii non racconto? Così prosiegue Bernardo annoverando parecchi provvedimenti da Lapo fatti pel Comun di Firenze, i quali danno a vedere a qual autorità egli fosse tra’ suoi cittadini salito. XXII. A> sì grande felicità successe un gravissimo inaspettato disastro, ma di cui, in. que’ tempi di sconvolgimenti e di guerre, eran troppo frequenti gli esempj. In un tumulto eccitato in Firenze a’ 21 di giugno l’an 1378, la casa di Lapo insiem con quella di più altri fu messa a sacco ed arsa, ed ei fu costretto a fuggirsene travestito da frate. Quindi ei fu.dichiarato ribelle e privo di tutti gli uffici, e a’ 21 di agosto dell* anno stesso ne furon posti i beili alf incanto. Poscia a’ 25 di ottobre fu rilegato a Barcellona, secondo il modo a que’ tempi usato, come veggiamo da un monumento recato dal Mehus. Adì 25 di Ottobre la notte alle quattro ore di notte si consigliò? e deliberò, e mandato a’ confini Messer Lapo da Castiglionchio a liarzellona? e chi V uccidesse fuori di Barzellona, [p. 570 modifica]5^0 LIBRO avesse dal Comune di Firenze fiorini mille d oro, c chi ’l menasse preso , possa trarre di bando uno sbandito, cui e’ vorrà , o rubello, ch’egli vorrà nominare, e così è fatto per riformagione di Consiglio fatto ai 2$. dì 26 Ottobre anno 1 3-8 a r avanzo di tutti i traditori del lor Comune. Un anno appresso fu rinnovato il bando contro di Lapo, ma dentro una più moderata distanza, cioè a dugento miglia da Firenze. Lapo però non curossi punto di andarsene in Barcellona; ma trasferissi a Padova, ove non si trattenne già come infelice esiliato , ma , per la fama che del suo sapere erasi sparsa , ottenne la cattedra di Diritto canonico. Ninno 1 degli storici di quella università ha fatta menzione di questo professore, trattone il Faccio-! lati che ne ha dato un cenno (Fasti Gymn patav. pars 1 , p. 40). Ed è certo nondimeno] ch’egli vi fu. ed egli stesso ne ha lasciata memoria in due delle sue postille alle Lettere del Petrarca , cioè a quella scritta a Tito Livio,] ove a quelle parole in ea urbe, in qua natus\ etsepultus esy egli aggiunge, et ego nunc habitoI et tu olim; parole che in qualche edizione sonol state intruse nel testo, e inoltre a una lettera inedita scritta a Stefano Colonna proposto di S. Ademaro, ove dicendo il Petrarca: Nunc tamen ea urbs (Venezia) tanto belli motu quatitur, Lapo aggiugne: Dum hanc epistolam dei novo Paduae legerem ego Lapus de Castiglionchio , supervenit eo tunc novum, quotiinclj inclytus Rex Ungariae, et Januenses, et Dominus Paduanus, et alii sui Colligati expugnaverant terram Chioggiae et obtinuerant Or la presa di ’ [p. 571 modifica]■ SECONDO 5~l Chiozza avvenne appunto l’anno 1379. Della cattedra poi da lui avuta in Padova fa menzione egli stesso in una sua allegazione , dicendo (Allegat c. 38): Sed et omnia reformanda , corrigenda , et instauranda committo Domino meo D. Abbati Carrariae, qui sicut mihi in honorabili Cathedra Paduana successit , et labores et errores meos in corrigendo et reformando suscipiat Finalmente l’ab. Mehus ha pubblicata una lettera da Coluccio Salutato scritta in nome dei Fiorentini a’ Padovani lo stesso anno 1378, perchè essi non ricevessero Lapo (Vita Ambr. camald, p. , nè lo onorasse!* di cattedra e stipendio. Breve fu il soggiorno di Lapo in Padova; perciocchè l’anno 1380 egli unissi a Carlo della Pace che andava a Roma a ricevere da Urbano VI il regno di Napoli. Poichè vi giunse, adoperossi sì destramente in favore di Carlo, che il papa in pubblico concistoro disse al re stesso, ch’ei dovea a Lapo la sua corona. Quindi ci ne ebbe amplissimo guiderdone da Carlo insieme e da Urbano; perciocchè quegli dichiarollo suo consigliero e avvocato e sollecitato!* regio in Roma , questi il nomino avvocalo e concistoriale e senatore di Roma. Un anonimo fiorentino che andava giornalmente notando le novità che spargevansi, e che era assai mal prevenuto contro di Lapo , quando udì a qual grado di dignità fosse Lapo innalzato, ne lasciò questa memoria ehe è stata pubblicata dall’abate Mehus: Oggi nifi 21 di Giugno anno 1381- Come Messer lo /le Carlo ha lasciato in Roma in suo [p. 572 modifica]$7* LIBRO Luogotenente Messer Lapo da CastiglionchioA Onde i Romani e Banderesi, sentendo questo» fatto j subito corsono al palagio de’ Senatori , e dissono a Messer Lapo: Noi non intendiamo che tu guasti Roma, come tu hai guasta la terrai tua, e però fa che di presente tu isgombri laj Città , o noi ti taglieremo tutto a minuti pezziJ Onde Messer Lapo si sgombrò la Città di Roma e andò via. Così sia egli tagliato a pezzi. Io] credo pero, che l’anonimo fiorentino adottasse! qui troppo facilmente qualche rumor popolare* perciocchè è certo che Lapo non si partì dii Roma; anzi ivi fra non molto tempo morì., cioè! a’ 27 di giugno dello stesso anno 1381. TutteJ le quali cose veggansi più stesamente narrate dal soprallodato ab. Mehus; presso cui ancora! potrà vedersi ciò che appartiene alle opere scritte da Lapo, di cui abbiamo alle stampe, oltre la] lettera poc’anzi mentovata, un tomo di alle* gazioni, e due trattati, uno sulla Ospitalità,! f altro sulla Porzione canonica e sulla Quarta* Le sue Allegazioni furono assai pregiate da Àn® tonio da Budrio , di cui abbiam di sopra par- j lato, il quale ne fece un compendio, e ne esi-J stono copie nella imperial biblioteca in Vienna® e nella Riccardiana in Firenze. XXIII. L’ultimo de’ canonisti di questa età® di cui mi sono qui prefisso di ragionare, è il É celebre Cardinal Francesco Zabarella vescovo j di Firenze, uomo per fama a tutti notissimo® ma la cui vita non è ancora stata illustrata,! come parea convenire. Io mi varrò singola® mente dell’orazion funebre che il Poggio ne fece nel Concilio di Costanza (Poggiij Op. ciL ’ [p. 573 modifica]secondo 5y3 Basiii538, p. a5a, ec.), e di una lettera che stilla morte di lui scrisse Pier Paolo Vergerio il vecchio (Script. rer. ital i 198, ec.), scrittori ambedue non sol contemporanei, ma vissuti famigliarmente per non pochi., anni col medesimo cardinale. Il Panciroli 26), e dopo Ini il Gliirardacci (Stor. ili t. 2., p. 29(1), affermano ch’ei nacque bensì in Padova, di che non v’ha alcuno che dubiti, ma che la famiglia Zabarella è la stessa che quella de’ Sabadini di Bologna, i quali , cacciati dalla patria per le civili discordie, vennero a stabilirsi nel Castello di Sacco nel territorio di Padova..Ma se è vero, come il Ghirardacci racconta, che ciò avvenisse l’anno 1368, egli è evidente che il Cardinal Zabarella era di ben diversa famiglia; poichè essendo egli morto in età di anni, fanno i4,7» convien fissarne la nascita al 1339, cioè quasi 30 anni prima che seguisse il mentovato passaggio. Il Poggio ci dice solo eh’ ci nacque in Padova di onestissimi genitori, e che da essi fu educato nella paterna casa. È certo però, ch’ei fece i suoi studi in Bologna, perciocchè, come mi ha avvertito il tante volte da me lodato dottore Gaetano Monti , in una carta del 1383 egli è nominato: D). Franciscus Bartolomaei de Zabarellis de Padua Licentiatus in Jure Canonico. In fatti, come osservasi dal Panciroli, egli stesso afferma di aver avuti a suoi maestri in Bologna Lorenzo dal Pino e Giovanni da Legnano. Compiuti i suoi studj , e quello singolarmente, a cui sopra gli altri si volse, nel Diritto canonico, prese a tenere scuola, non già in Padova; come ha creduto [p. 574 modifica]

§74 LIBRO il Panciroli, ma prima in Firenze. Così racconta il Vergerio, diceiulo eli’egli avcalo in quelit i citlh conosciuto circa 30 anni innanzi, cioè verso il 1387, mentre Francesco vi spiegava il Diritto canonico, e ch’egli avea saputo coimI ciliarsi talmente l’amore e la stima di que’ ciu ladini, che essendo in que’ tempi vacato que| f vescovado, egli era stato, benchè in età assai giovanile, da essi prescelto ad occuparla; ma avendo il pontefice già nominato un altro. il loro desiderio non ebbe effetto. Siegue a dire il Vergerio, che avendo egli avuto a suo mak slro Francesco, gli divenne poscia famigliare j per modo, che sempre sperimentollo padre amantissimo; che avendo Bonifazio l\ <lii^T mato il Zabarella a Roma per consultarlo sul modo onde finire lo scisma , il prese secofl compagno nel viaggio; che allor corse voce che Bonifacio volesse onorarlo della sacra por porta ma che mostrandosi questo pontefice più bra^ nioso di conservare il papato clic d i termi naia lo scisma, i consigli di Francesco non gli fui ron molto graditi, e questi perciò partissi da, Roma senza ottenere alcun frutto dal suo vi agl gio. D’allora in poi , come siegue a narrare lo stesso Vergerio, il Zabarella fissò in Padova il suo soggiorno , ed ivi prese a interpretare il Diritto canonico. Il Vergerio , che avealo sempre seguito, ivi sotto gli auspici di esso prese la laurea a’ 7 di marzo del come provasi dal monumento allegato dal Muratori Script. rer. ital. vol 16, p. 111). La fama in cui egli era non sol di dottissimo canonista, ma a ir I cor di eccellente oratore, fece ch’egli fossi I [p. 575 modifica]SECONDO 5^5 prescelto a favellare pubblicamente in diverse occasioni che si rammentano dal Panciroli, e in quella singolarmente delle nozze di Gigliola , figliuola di Francesco II da Carrara signor di Padova , col marchese Niccolò II d’Este. Ei fu onorato ancora di varie importanti ambasciate così da’ Carraresi come da’ Veneziani, da’ quali l’an 1405 fu tolta a’ primi la signoria di Padova , nella qual occasione ei fu uno de’ deputati da’ Padovani a recarsi a Venezia per rendere omaggio alla Repubblica, di che parlando Andrea Gataro , il famoso , dice (ib. vol. 17. p. C)3o), e sapiente Dottor Messer Francesco Zabarella fece un honorato e dotto sermone, il quale finito, presentò e diede alle mani del Serenissimo Principe il Confalone del popolo di Padova (*). Il Vergerio riflette che, in questa mutazion di dominio , il Zabarella ch’era stato accettatissimo a’ Carraresi, il fu a’ Veneziani non meno: effetto della singolar prudenza con cui seppe condursi; per cui ancora essendo stato nominato al vescovado di Padova , egli se ne sottrasse , per non destar sospetto nei nuovi signori. Il che io penso che avvenisse quando Stefano da Carrara , (figliuol naturale di Francesco II, e vescovo di Padova, occupata quella città da’ Veneziani, fu costretto a fuggirsene, e da Innocenzo VII fu trasferito (*) Fra le onorevoli commissioni delle quali il Zubarella fu incaricato, fu quella singolarmente dell* ambasciata ni re di Francia, a cui nell* anno i4o5 fu mandato dall* infelice Francesco da Carrai a per chiedergli soccorso contro de? Veneziani (Script. Rer. ital. voi. 17 , p. 931). [p. 576 modifica]S’-G LIBRO alla sede di Nicosia, e in quella di Padova gli fu surrogato f anno 1406 Albano Michele (Ughell,, Ital sacra t 5 in Episc. Patav.). XXIV. Così continuò per più anni il Zabarella a viver lungi da quegli onori ecclesiastici a cui più volte era stato chiamato. Ma finalmente, l’anno 1410 da Giovanni XXIII fu nominato vescovo di Firenze, e poscia l’anno seguente onorato ancora della porpora , nella quale occasione ei rinunciò il suo vescovado e vi ebbe a successore Amerigo Corsini che fu il primo arcivescovo di quella città (ib. t 3 in Episc. Florent.). Correano allora quei tempi infelicissimi alla Chiesa, quando tre pontefici contendevano insieme sulla legittimità della loro elezione, e mentre tutti i buoni non altro mezzo vedevano a por fine a un tal gravissimo scao® daio, che la spontanea loro cessione, essi non altro cercavano , che di stabilirsi sempre più fermamente sul capo il vacillante triregno. Il cardinale Zabarella fu uno de’ più solleciti nell’adoperarsi a render la pace alla Chiesa; al qual fine recossi di mezzo verno, come riflette il Vergerio, alla corte dell’imperator Sigismondo, perchè ei fissasse il luogo ove tener si dovesse il concilio generale. Fu a tal fine prescelta la città di Costanza, e il Cardinal Zabarella colà recatosi, vide ivi7 dice il Vergerio, a un tempo solo tanti che in diversi tempi aveva avuti a scolari, e che pel loro sapere erano stati a gran ii onori sollevati, da tutto il Mondo raccolti in un luogo medesimo, sicchè a ragione ei potè a gloriarsi sopra tutti coloro che iute fi* vennero al Concilio , di aver generati tanti figli [p. 577 modifica]SECONDO SnT alla Chiesa, il qual onore fu certamente il più dolce * he in sua vita ei sentisse. Non è perciò a stupire di ciò che dice lo stesso Vergerlo , c|:e losse in quell’augusta assemblea l’arbitro e il mediatore nelle tante discordie che vi si eccitarono: nel che egli seppe adoperarsi sì destramente, che spesso gli avvenne di conciliar differenze che sembravano non ammettere rimedio. Benchè egli tanto dovesse a Giovanni XXIII, avendo nondimeno maggior riguardo alla giustizia che ai suoi privati interessi, non cessò di pressarlo a venire al concilio, finché non f ottenne. Egli ebbe finalmente il piacere di veder tolto lo scandalo colla volontaria cessione di Gregorio XII e colla deposizione di Giovanni e di Benedetto XIII, e se fosse ancor più oltre vissuto, probabilmente , come dicono il Vergerio e il Poggio, sarebbe stato egli trascelto fra tutti a salir sulla cattedra di S. Pietro. Ma, logoro dagli anni e oppresso dalle gravi fatiche, finì di vivere nella stessa città di Costanza , a’ 5 di novembre del i4*7j 111 di 78 anni. Solennissime ne furono 1’esequie a cui intervenne lo stesso imperador Sigismondo. Il Poggio , come abbiam detto, ne fece Y orazion funebre, cui finì con dire che conveniva innalzargli un monumento di bronzo il più magnifico che si potesse con una iscrizione che accennasse le cose memorabili da lui operate; che avrebbe dovuto soprapporsi al sepolcro una statua d’oro, scolpendovi nella base: Parenti Patriae; ma che, poichè ciò non era più in uso, gli si ergesse almeno il sepolcro con una onorevole iscrizione. Non pare che ciò si [p. 578 modifica]5^8 libro eseguisse, poichè il corpo del cardinale fu trasportato a Padova, ed ivi sepolto nel duomo coir iscrizione che rapportasi dal Panciroli, ove però con errore egli è detto arcivescovo di Firenze , il qual titolo non fu dato che al Corsi ai di lui successore. XXV. Non è qui luogo di favellare delle virtù

cristiane e morali di questo celebre cardinale,

delle quali han lungamente parlato il Poggio e il Vergerio. Io non dirò se non degli studi ch’ei coltivò, e del frutto che ne raccolse. Ainencliie i suddetti scrittori ne parlano co’ più magnifici elogi, e ne esaltano l’applicarsi di’ ti fece con felice successo a qualunque scienza gli piacque. Come agli altri studj, dice il Vergerio, così singolarmente alla Giurisprudenza ei si volse, e vi impiegò fatiche e tempo non piccolo, e <pi iridi per comune consentimento egli avea in essa ottenuto il primato. E acciocchè colla vita non venisse meno il sapere, di cui era adorno, e per istruire non i presenti soltanto, ma gli assenti ancora e i lontani, ei compose molti ed ampii volumi di Comentarii che or son pubblici, e assai pregiati. Ma benchè ei consumasse gran tempo nell insegnare il Diritto, e benchè molto ancor ne impiegasse nel rispondere sulle cause, su cui venia da ogni parte consultato, e col trattare gli affari da’ suoi amici addossatiglij non passava però alcun giorno in cui non desse ancor qualche tempo allo studio delle altre scienze; con che egli otte tuie che non vi avesse alcuna delle arti liberali in cui non fosse egregiamente istruito, e non potesse esser ad altri maestro, talché in alcuna di esse [p. 579 modifica]5ECOKDO 5-J<J c di compose ancora qualche elegante trattato. Con maggior diligenza si diede a coltivare la filosofia naturale e l’eloquenza; e più profondamente prese a studiarle, perchè avea l’ingegno ad esse principalmente inclinato, e sapeva con singolare penetrazione disputare della natura delle cose. Abbiamo le coltissime orazioni da lui dette in più occasioni, e un volume di Lettere scritte ad assenti Finalmente egli avea letti con tale attenzione i libri degli oratori, dei poeti e degli storici tra noi più conosciuti e pregiati, che se gli era renduti, per così dir, famigliari Nè è a stupire che tanti e sì diversi studj ei potesse in sè riunire, perciocchè, come il Vergerio soggiugne, egli era sommamente parco così di cibo come di sonno. I medesimi autori esaltano con somme lodi il zelo e la sollecitudine ch’egli avea a vantaggio dei suoi scolari, ai quali mostravasi padre più che maestro, facendo chiaramente conoscere ch’ei cercava il loro non il suo proprio vantaggio. Al che ei congiungeva una chiarezza si grande nell’insegnare, che conveniva essere privo in tutto di ingegno, per non intendere le cose ancor più difficili ch’egli spiegava. Quindi da’ suoi discepoli egli era teneramente amato, e bastava il conoscerlo per concepire per lui tenerezza insieme e stima non ordinaria. Le opere che di lui si hanno stampate, sono singolarmente Commenti sulle Decretali, Consulti legali, e Trattati scritti all’occasion dello scisma; di che, e di altre opere inedite di diversi argomenti, veggasi il Fabricio (Bibl. ininf. Latiti, t. p 330) e le giunte ad esso fatte dal dottissimo [p. 580 modifica]58o LIBRO monsig. Mansi, a cui però vuoisi aggiugnerc l’orazione ria lui della in Padova fanno i3i)3 nella morie di Francesco 11 da Carrara, che e stata pubblicata dal Muratori (Script. Rer.ital. vol. 16, p. 2 {3) C) (a). XXVI Come nel precedente capo, cosi po. Irei qui aggiungere una non breve serie di altri men celebri professori di Diritto canonico, de’ quali però e più scarse ancora son le notizie, e minore il merito e il frutto d1 illustrarnela vita. Ma io temo che questi due capi del presente libro, impiegati in ragionare di severi ed ispidi giureconsulti, abbian già forse annoiati i lettori, e io mi affretto perciò a por fine a questo non troppo piacevole argomento, rimettendo chi pur voglia ancor più oltre saperne a quei medesimi autori che al fine del capo precedente ho accennati. Solo non deesi pas® sare sotto silenzio uno tra’ canonisti di questi) ’ secolo, di cui si dice che tenne scuola di (*) Urf altra operetta del Cardinal Francesco Zabarella , non rammentala da alcuno, conservasi ins. nella libreria Farsetti in Venezia, cioè un trattato de Arte Metrica, ch’egli afferma di aver composto insieme con/, Pierpaolo Vergono il vecchio (lì ibi. MS. Fitrs. p. 17.2). (a) A’ celebri canonisti del secolo uv doveasi pure aggiugnere Bonifacio Vitalini mantovano professore in Padova e poi in Avignone , e onorato d dia curia 1 o«.fl ■nana di ragguardevoli cariche, e ni irlo verso f anno 13^0. Della vita e delle opere di esso belle v.d esatte notizie ci ha date il eli. sig. avvocato Leopoldo Camuiilln Volta prefetto delf imperiai biblioteca di Mantova (Nuotai Race, di Opusc. t. 29, 35), da cui de-J side ria in vivamente la Storia letteraria della sua patria, eh’egli ci fa sperare. [p. 581 modifica]SECONDO 581 Diritto ecclesiastico a Montpellier. Ei fu Bartolomeo d’Ossa, o, come leggesi in tutte le antiche carte, in cui egli è nominato, d Osa, di patria bergamasco, il quale per la somiglianza del cognome è stato da molti, ma senza alcun fondamento, creduto parente del pontefice Giovanni XXIII, nato in Cali or s, e detto prima Jacopo d’Euse. Quasi tutti gli scrittori della Vita del Petrarca, copiandosi, come suole avvenire, f un faltro, ci dicono ch’egli in Montpellier ebbe a suo scolaro questo allora giovin poeta. L’erudito ab. Serassi nella sua Vita del Petrarca, premessa alla bella edizione da lui fattane in Bergamo, è stato il primo a darci qualche più certa notizia di questo canonista, tratta da un codice che conservasi nell’archivio della cattedrale della stessa città. Ma di questo codice stesso io ho avuta la sorte di essere più esattamente informato per mezzo del sig. canonico Mario Lupo primicerio ed archivista e del sig. Giovambattista Rota, uomini ambedue e per moltiplice erudizione e pe’ libri da lor pubblicati, ben noti al mondo. Il detto codice adunque contiene parecchi strumenti e altre carte di tal natura rogate da Bartolomeo dal i3o4 fi,1Q f’d i3a5, e da esse vedesi che ci per più anni fu in qualità di cancelliere al servigio del cardinale Guglielmo Longo bergamasco morto in Avignone nel i3u); che egli con lui era in Perugia a’ 6 di dicembre del i3o,{; e con lui pure in Avignone agli 8 di giugno del i3oj). Nell1 anno seguente 1310 il veggiamo ora in Avignone, ora in Bergamo, ove pare Tiràboschi, Voi VI, 5 [p. 582 modifica]582 L1DAO eh* egli poscia si trattenesse sino alP agosto del 1317- Quindi per lo spazio di due anni ne fu assente, e non vi fece ritorno che nel settembre del 1319, nel qual tempo, come si è detto, morì il Cardinal Longo. Lo stesso codice cel mostra in Bergamo fino a’ 9 di marzo del 1321, e poscia assente fino a’ 13 di settembre del 1325 nel qual giorno si vede da lui rogato in Bergamo l’ultimo degli stromenti in questo codice contenuti. Da tutto ciò raccogliesi ad evidenza eli’ egli nel decorso di questi anni non poté essere professore in Montpellier, che o dall’agosto del 1317 fino al settembre del 1319; o dal marzo del 1321 fino al settembre del i3a5. Or il Petrarca, come vedremo7 fu in Montpellier fra’ ’l 1318 e il 1322. e perciò non poté che per assai poco ictnfflP avere l’Osa a suo maestro, se pur mai l’ebbe perciocchè egli non ci dà mai alcun cenno di aver fatto studio de’ sacri canoni, de’ quali dovea essere professore l’Osa. Anzi il riflettere che il detto codice ci mostra Bartolomeo al servigio del Cardinal Longo e della chiesa di Bergamo? dal 1304 fino al 1325; mi rende difficile a credere ch’egli in alcuno degli anni di mezzo potesse abbandonare quell’impiego per tenere scuola in Montpellier. E certamente niun degli antichi scrittori ci parla di questa cattedra da lui tenuta; e il Tritemio (De Script eccl. c. 590) ci dice bensì ch’egli era uomo di grande ingegno, di singolare eloquenza7 filosofo e storico insigne e assai versato ne’ sacri non meno che nei profani studj; e rammenta le storie da lui composte, delle quali diremo