Opera dilettevole da intendere, nella qual si contiene doi itinerarij in Tartaria - Versione diplomatica/Opera dilettevole da intendere, nella qual si contiene doi itinerarij in Tartaria, per alcuni frati dell'Ordine minore

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Opera dilettevole da intendere, nella qual si contiene doi itinerarij in Tartaria, per alcuni frati dell'Ordine minore

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Del ſito e qualita, del Paeſe de Tartari.

Capitolo primo.


TTRouaſi nelle parte Oriẽtali una Prouincia detta Mõgal, ouero Tartaria. Queſta e ſituata da quella parte che l'Oriente ſi congiunge con l'Aquilone. Et de qui è il Paeſe di certi Popoli, che ſi dimandano Leitai & anche Solanghi. Da mezo giorno e la ſede de li Saracini, fra l'Oriente e mezo giorno habitano gli Humi, & da l'Occidente li Naimani dal'Aquilone, circonda il Mare Oceanno. In alcuni luochi e montoſa, & in alcuni ha molte pianure, ma tutta quaſi in ogni canto e piena d'harena. Non e fruticoſa nella centeſima parte: impercioche nõ pol far frutto ſe non e irrigata da fiumare, che li rariſſime ſe ritrouano. Onde ne Vilaggi ne Citta alcuna ui è edificata: ſaluo una che ſi dimanda Carcurim. e ſi dice ſufficientemente eſſer buona. Noi certo non hauemo ueduto quella, ma ſemo ben ſtati uicino a meza dieta: quando a Syraorda che è la maggior corte de l'Imperatore dimoraßemo, auenga che queſto paeſe ſia molto ſterile: nientedimeno e molto concedente a nutrir [p. 5v modifica]

beſtiami. Sono certi lochi che hanno alquanti boſchetti, & oltra queſti legname alcuno non ſi ritroua. p̃tanto coſi l'Imperator como li Principi & altri ſacociano a ſedere in terra, e cuoceno le ſue uiuande con ſterco di Boui & Caualli. Lo aere e mirabilmente inordinato, a meza eſtade, tuoni, lampi, et ſaette, donde molti allhora periſcono, & caſcano le neue alte per li campi: ſono etiandio in queſto paeſe ſi freddi & crudeli uenti che a le fiate nō ſi pol appena caualcare, onde como foſſemo a Orda, che coſi chiamano le ſtanze de l'Imperadore Principi per lo gran uento giaceuamo gettati in terra, e per la gran poluere chel uento inalzaua nulla uedeuamo. Mai nello inuerno pioue, ma ſpeſſo nella eſtade, e coſi poco che appena la poluere e radice di herbe ſi poſſono inaquare. Qui anchora cade molte uolte grande tēpeſta: e queſto noi uedeſſimo che quādo l'Imperator poi la elettione doueuaſi ponerne la ſedia regale, cadde tanta tempeſta che de la ſubita ſua reſolutione CLX huomini nella corte forano ſomerſi: e molte robe, e ſuoi habitacoli traherno fora. Viè ancora ne la eſtade toſto un gran caldo, e di ſubito freddo grandiſſimo. [p. 6r modifica]

De la forma, habito, & uiuer loro.                                             Cap. ij.
LA forma de li Mongali ouer Tartari, e eſtratta da tutti gli altri huomini. Pero che tra gli occhi & le galte ſono larghi più de gliatri, le galte etiandio ſono prominente molto da le maſcelle, hanno il naſo piatto e breue, li occhi piccoli, e le palpebre fino a le ciglia eleuate e ſopra il capo a modo de ſacerdoti, radendo da l'una e l'altra parte del frōte, piu ch'in mezzo, fanno capegli longhi, glialtri como le femine laſciono creſcere de quali fanno due code e liganole drieto le orechie. Hanno li piedi piccoli, li ueſtimēti coſi degli huomini como de le donne ſono fatti ad un medeſimo modo. Non uſano mantelli, cappe, o capucci ma portano ueſte fatte a marauiglia de Bucharanno de ſcarlato, ouer Baldaquino, qual ſono forti et precioſi panni, e quelle che ſon fodrate hanno le pelle di fora e ſono aperte da la parte de dietro, que etiam pende una coda piccola fino alli genocchi, le quale non loro lauano, ne mancho permetteno che ſian lauate, ſpecialmente fin che dura il tempo de tuoni, le ſue habitatione ſono rotōde a modo de pauiglioni fatte di Bachette & [p. 6v modifica]

uerghe di ſopra, a mezzo il coperto hanno una feneſtra rotonda, per laqual entra lo lume, & eſcie lo fumo. Pero che ſempre a mezzo fanno foco. Il colmo, e le bande ſono coperte di feltro, del medeſimo ſono anche le porte, queſte ſue trabacche alcune ſe disfanno e portanſi da ſommieri doue ſi uole, altre nō ſi poſſono disfare, ma nelle carette coſi intiere ſi portano, e quelle ſempre portano ſeco uadano in guerra, o in altro luogo, ſono molto ricchi de animali, cioe Camelli, Boui, Capre, e Pecore, li Caualli & altre beſtie, da ſoma, ſono appreſſo loro in tanta quantita che non credo, tutto il reſto del mondo n'habbia tāti. Ma Porci & altri animali non hanno. Lo Imperator Baroni & altri magnati, habundano d'oro, argento, ſeta, e pietre precioſe, li cibi de quelli ſon tutte le coſe che ſi poſſon mangiare, hauemoli ueduto mangiar fino Pedocchi, beuono lo latte de li animali, & in gran quātita pur che ſe ne troui di quello de beſtie da ſoma, pero che nello inuerno li richi ſolo ne beuono, ma li poueri cuoceno del meglio ne lacqua, e lo laſciano diſſoluer poi la matina ne beuono uno o doi bichieri, & a le uolte piu non mangiono quel [p. 7r modifica]

giorno, quando e la ſera ſe da a ogniuno un poco di carne, e ſorbeno il brodo, ma ne l'eſtade che hāno del latte a ſufficientia rare uolte mangiono carne, ſe non le uien donata, o che ſia ſtata preſa a cazza come ſono ucelli e fiere ſaluatiche.


Delli ſuoi coſtumi.                                                                       Capitolo. iij.


HAnno alcuni coſtumi che ſon molto laudabili, & alcuni in tutto abhomineuoli, ſono piu obedienti a li ſuoi patroni che molti de noi, coſi Religioſi como ſeculari, impercio che portano a quelli ſomma riuerentia, ne mai li diriano una boſia coſi facilmente, ne fariano altro di quello li uiene impoſto. Rare uolte e quaſi mai contendono inſieme, Guerre. riſſe, queſtione, homicidio tra loro niuno interuiene, non ſi ritrouano Aſſaſini & robatori: onde le ſue ſtanze e carette doue ſono gran theſoro, ne con ſerrature, ne con altro inſtrumento ſe chiudeno, ſi alcuna beſtia e ſmarrita colui che la uede o laßala ſtare, o la conduce a quelli che hāno queſto officio: apreßo liquali colui che l'ha perduta la ricerca, & ſenza alcuna [p. 7v modifica]

difficulta ſe la piglia, uno honora l'altro, e liberalmente con familiarita cōmunicano le uiuande, benche poche ſiano apreſſo loro. Sono huomini di grāde tolerantia, pero che alle uolte che ſon ſtati uno e doi giorni ſenza mangiare ſopportano ualentemente, e cantano, e giocano, como ſe haueſſino ben mangiato. Nel caualcare ſoſtēgono gran freddo, & anche caldo intolerabile. Fra loro quaſi mai e alcū piacere, e benche molto s'imbriachino, tamen nella ſua imbriachezza mai cōtendono. Niuno ſprezza il compagno, ma quanto po li da aiuto. Le ſue donne ſono caſte, ne tra loro mai ſi dice de la ſua impudicitia, ma alcune di quelle dicono parole aſſai brutte e dishoneſte, li Tartari uerſo tutti gli altri huomini ſon ſuperbiſſimi, e reputano coſi nobili como ignobili da poco, e li ſcherniſſono. Onde uedemo nella Corte de l'Imperatore, il grā Prince de Roſſia, e'l figliuolo de lo Re di Giorgini, e molti Soldani niſſuno honor riceuer da quelli, anci coloro che alla cura ſua erano aſſegnati, benche foſſero uili li andauono di ſopra, e ſempre teneuano il primo loco, anci ſpeſſo biſognaua ſedeſſeno drieto le ſue ſpalle. Oltra di queſto ſono uerſo glialtri [p. 8r modifica]

huomini iracondi e diſdegnoſi, e quaſi mai dicono la uerita al principio ſono loſingheuoli, ma poi pūgono como ſcorpioni. Concioſia che ſono ingannatori e fraudolēti, e ad ogniuno ſi poſſono con l'aſtutia ſua dāno inciampo. Quello mal che li uoleno fare a marauiglia occultano, acio non ſe ne auedano e trouino qualche remedio contra le ſue aſtutie, ſono ſporchi nel mangiare, & altri ſuoi fatti, la imbriachezza ſommamente honorano, e poi che alcuno ha molto beuuto uomita, e toſto corre a beuer di laltro, prontiſſimi ſono adimandare, a donar auariſſimi, e ſe alcun foreſtiero appreſſo loro e morto non ſi dice nulla.


De la legge, & conſuetudine loro.                                                            Cap. iiij.


QVeſto hanno nella ſua legge ouer coſtume, che occidono li huomini e le donne che ſi trouano in adulterio manifeſto. ſimilmente ſe una uergine cade in fornicatione cō alcuno ambedoi ſon meſſi a morte, ſe ſi ritruoua qualcheduno che aſſaſini, o robbi in paleſe ſenza pieta alcuna è ammazato. A qualunche diſcopre li [p. 8v modifica]

conſigli, maxime quādo uāno a battagliare, li dāno cēto battiture delle maggior che poſſa dare un ruſtico col baſtone. Coſi etiandio quando li minori offendono alcun de ſuoi maggiori non li perdonano, ma grauemente lo battono. Generalmente ſe maritano con tutti e ſuoi propinqui (eccetto la madre e la figlia che ſia ſorella da parte di eſſa madre) p̃cio che la ſarabbe da parte di padre, e la moglie di eſſo padre, poi la ſua morte ſoleno torre. Anche la moglie del fratello, il piu giouene poi la ſua morte ouero alcun de la parentela conuien che la togli. Onde eßendo noi li, un certo Prēcipe di Roſſia che ſi chiamaua Andrea fo accuſato al Baty che menaua Caualli fori di Tartaria, e uendeuali adaltri, e benche queſto non foſſe prouato li fu data la morte. La qual coſa ſaputa il fratello minore e la moglie di quello ch'era morto, uēnero a ſupplicar il prefato Prencipe che la terra nō li foſſe tolta, ma quello comandò al giouine che toglieſſe la cognata, & ad eſſa ſimilmente che l'accettaſſe per marito, quella riſpoſe uoler piu toſto la morte, che far contro la ſua legge. Coſtui nientedimeno ben che ambidoi rifiutaſſino quanto poteuano, [p. 9r modifica]

conſtrinſeli per forza a far queſta coſa nephanda. Poi la morte de li primi mariti, le moglie de Tartari nō facilmente piu ſi maritano, ſe non uoleſſi forſe alcuno tuor la cognata, o madregna. Non e apreſſo loro differentia alcuna tra baſtardi, e legittimi, ma il padre da cio che uol ad ogniuno, per tanto ſi ben ſono di ſangue reale, coſi ſi fa Principe il figliuol naturale como q̃llo della Regina. onde hauēdo il Re di Georgia, ò Scotia, doi figliuoli uno chiamato Melich legitimo, e l'altro Dauid, nato de adulterio, morendo laſſo una parte del paeſe al naturale Melich, a cui etiam da parte de la madre ueniua il Reame per la ſucceſſion feminile, uenne da l'Imperator de Tartari, percio anche Dauid preſe tal camino, uenuti adonque ambidoi a Corte, e dati grandiſſimi doni, adimandaua il figliuol naturale che li foſſe fatta iuſtitia a modo di Tartaria, e coſi fo data la ſententia contro Melich, che Dauid il maggiore la heredita che li haueua laßata il padre quietamente in pace poſſedeſſe. E concioſia che un Tartaro habbi una moltitudine di moglie, ha ogniuna caſa per ſe, e famiglia, hor con una, hor con l'altra, mangia, beue, e dorme il Tartaro, niente di [p. 9v modifica]

meno una fra le altre e la maggiore, cõ laqual piu ſpeſſo dimora, & con tutto che ſon tãte, mai di leggiero ſi appizano inſieme.


    De le ſuperſtitioſe traditioni, che loro o li ſuoi maggiori hanno fatto.                                                                                                              Cap. V. PEr certe conſtitutione, che loro o li ſuoi anteceſſori hanno ordinato, dicon alcuni peccati eſſer indifferẽti, uno e poner il coltello nel foco ouer a qualunque modo tocchare il foco col ferro, & etiam tirar fori della caldiera le carne col coltello, ouer tagliar con la manera appreſſo il foco: Imperoche credono, coſi tagliarſi la teſta al foco. Vn'altro è appoggiarſe a quel flagello, con che ſi ꝑcuote il Cauallo: perche loro nõ fanno cio che ſiano ſperoni, & con la medeſima ſcorizata toccar le frezze, pigliar ucelli gioueni, & occiderli. Batter il cauallo col freno, uno oſſo romper con un'altro, Gettar in terra latte, o altre uiuande, Vrinar nella ſuo ſtanza: La qual coſa ſe alcuno fa di uolonta, è occiſo, ſi per neceſſità biſogna che dia molta pecunia a lo incãtatore, dal qual uien mondato, e purificato. Il quale etiandio facci [p. 10r modifica]

che la ſtanza con tutte le macerie paſſino per mezzo duoi fuochi. Innanci che a queſto modo ſia purificata, Niuno è ardito intrare, o portar fori alcuna coſa. Oltra di queſto ſe qualche morſello ſi mette nella bocca di uno, che non lo potendo ingiottire lo mandi fuora: ſubitamente per la feneſtra tonda della ſua ſtanza, lo cauano fuora, e ſenza pieta l'ammazano. E ſe alcuno zappa ſopra la porta della ſtanza di un Prencipe, perde la uita. Molte altre coſe hanno ſimile a queſte, che reputano peccati. Ammazzar li huomini, aſſaltar lo paeſe d'altri, e robarli le ſue faculta, e fare cōtro li comādamēti e p̃hibitioni di Dio, è nullo peccato appreſſo di loro. De la uita eterna, e dānatione niente ſanno, credono ſolamēte poi la morte, uiuer ne l'altro mondo, moltiplicar in beſtiami, mangiar, e bere, & far cioche faceuano in queſta uita preſente. Nel principio della Luna, ouero quando è piena, cominciano quello che uogliono fare, e chiamono eſſa Luna grande Imperatore, e pregando quella ſe ingenocchiano. Tutti quelli che dimorano nelle ſue ſtanze biſogna che ſi purifichino per il fuoco, la qual purificatione ſi fa in cotal modo. Prima [p. 10v modifica]

pizzano duoi fuochi, e duoi haſte mettono appreſſo quelli, & una corda in la ſommita delle haſte: ligano poi ſopra la corda certi pezzi di Burcharano, ſotto la qual corda, e ligature tra quelli fuochi paſſono li huomini, le Beſtie, e li habitacoli. Sono ancho due donne, una de quì, e l'altra de lì, che ſpargēdo de l'acqua, recitano certi incantamenti. Et ſe alcuno e ammazzato da ſaetta biſogna al preditto modo paſſare tutti quelli, che dimorano in quello loco. La ſtanza, il letto, la carètta, li feltri, le ueſte, e cioche hanno, da niuno ſi tocca, ma da tutti ſi rifuta como coſa immōda: Et accio breuemente dica tutte le coſe, penſano che ſi purghino col fuoco. Onde quando uiene qualche Ambaſciatore, Principe, o altra perſona, biſogna eßo, e li ſuoi doni per duoi fuochi, accio ſi purifichi paſſare. Concioſia che temono non ſi porti qualche incanto ueneno, o coſa nociua.


Del principio dell'Imperio, ouer Principato

de Tartari.     Cap.     VI.


QV E S T A Parte Orientale, la qual habbiamo detto diſopra, como ſi chiama [p. 11r modifica]

Mongal, et in che modo è ſituata: Hebbe anticamente quatro Popoli (como ſi dice) il primo Popolo in lingua loro diceuaſi Iekamongal, cioè a dire grandi Mongali. Il ſecondo Summongal, cioè Aquatici Mōgali, che erano eſſi Tartari da un fiume Tartar coſi nominati, il quale bagna lo ſuo paeſe. Lo tero Merkath, Lo quarto Metrith. Tutti queſti haueuono una medeſima forma, e lenguaggio: benche tra loro in diuerſi Principi, e prouincie foßero diuiſi. Nel paeſe di Iekamōgal, fo uno detto Chingis, Coſtui cominciò eſſer robuſto Cazator, et imparò robar li huomini, e far botini, et a poco etiandio andaua per le Citta, e qualūque poteva: pigliaua, e faceualo ſuo ſeguace. Coſi inclinò li ſuoi Cittadini, che lo ſeguitauano per Capitaneo in male operare, & cominciò a combatter con li Aquatici Mongali, ouero Tartari, e quelli ſoggiugò, morto lo Prencipe loro in battaglia. Doppoi uinſe li Merchathi, e procedendo oltra, ottenne etiandio lo Imperio de Metrithi. Vdito queſto li Naimani hebbono a gran ſdegno, che Chingis foſſe coſi eleuato: Queſti haueuano habuto uno ualēte Imperatore, a cui tutte le preditte Nationi di [p. 11v modifica]

Tartari dauano tributo. Sendo queſto morto ſucceſſero li figliuoli in loco ſuo. ma perche gioueni, e ſtolti non ſapeuano regger il Popolo, erono fra loro diuiſi, & in diuerſo uoler partiti: Ne p̃ queſto ceſſauano moleſtar li cōfini de li Tartari, e far molte Correrie. Per la qual coſa Chingis congrego inſieme tutti li ſuoi ſubietti, il ſimile li Naimani, e Karakitai Popoli, uennero all'incontto. Peruenuti adonque in una Valle ſtretta, fo fatta la battaglia, et ſuperati li Naimani, et Karakitai dalli Tartari: Quelli che potero ſcampare ſi fuggirno glialtri foro fatti prigioni. Fra queſto mezzo lo Octoday delli p̃ditti Karakitai, Cam figliuolo de Chingicam, poi che fo cōſtituto Imperatore, edificò una certa Cittade, la quale hebbe nominata Chanil. Appreſſo quì, uerſo mezzo giorno, è un deſerto grande, in elqual ſi dice per certo habitar huomini ſaluatichi, li quali niente al poſtuto parlano, ne hanno giunture nelle gambe, & s'e alle fiate cadeno, non ſi ponno leuare per ſe ſteſſi: ma nientedimanco hanno tanta diſcretione, che fanno feltri di lana de Camelle, con quali ſi ueſtono, e reparano il uento impetuoſiſſimo. E quādo ſono ſagittati da [p. 12r modifica]

Tartari, mettono nelle ferite certe herbe, e fortemente fuggono da quelli.


De la mutua Vittoria de Tartari, e Kithai.

Capitolo.   VII.


RItornati nel ſuo paeſe ſe apparecchiorno a guerra cō li Kithai Popoli: e di ſubito moſſo il Campo introrno nelli ſuoi confini, la qual coſa ſentendo lo Imperatore de Kithai moſſe l'eſſercito ſuo cōtro a quelli, e fo comeſſa una dura battaglia, nella quale uinti li Tartari: tutti e nobili loro furono occiſi ſe non ſette. Onde fino al di d'hoggi quando uoleno battagliare qualche contrada, & alcuno menazali de occiſione: dicono per il paſſato etiandio occiſi non rimaneſſemo piu che ſette, & tamen hora ſemo creſciuti in tanta moltitudine, e perciò non ſi ſpauentemo di tal coſa. Chingis, et gialtri che rimaſero, ſe fuggirno nella ſua Terra. Et concioſia che al quanto ſe haueſſino ripoſſato. Vn'altra fiata ſi preparò alla guerra, & andò contro li Huyri: Queſti ſono Chriſtiani Neſtorini, rimaſto per tanto [p. 12v modifica]

uincitore, tolſe, & uſurpò le ſue littere. Peroche li Tartari fin quà ſcrittura alcuna non haueuano: Hora tale è la littera di Mōgali. De qui partito uenne al paeſe de Sarhuyur, e de Caraniti, e de Hudirath, li quali tutti ottenuti, ritornò nella Patria: e pigliato alquanto di ripoſſo, ragunò tutti li ſuoi Soldati, & aßaltò un'altra fiata li Kithai, & longamente combattēdo con quelli pigliaro una gran parte del paeſe, e conſtrinſero lo Imperatore chiuderſi nella ſua Citta maggiore, laqual tāto tēpo oſſidiorno, che in tutto mancorno le uettouaglie allo eſſercito. Non hauendo adonque, che mangiare commandò Chingiscam a ſuoi, che di diece huomini, uno deſſero a mangiare. Quelli della Citta uirilmente con ſagitte, & altre machine dalli muri, ſe difendeuano, & poi che manchorno li ſaſſi gettauono lo Argento liquefatto: Imperoche quella Citta era molto piena di ricchezzza. Li Tartari nō potendo uincer quella con guerra, cauorno ſotto terra una grāde uia dal Cāpo, ſino a mezzo la Citta: e da poi diſcoprendoſi entro, e fuori, tanto moleſtorno con l'arme li Cittadini, che rotte le porte, e lo Imperatore, con molti ammazzato, ottennero la [p. 13r modifica]

ra, e portorno ſeco in Tartaria l'oro, e l'argento con tutte le altre ricchezze laßati delli ſuoi in gouerno della Prouincia. Allhora ſuperati li Kithai Chingis fo dechiarato Imperatore: Ma fino al di de hoggi è una parte di queſto paeſe in Mare, la qual non hãno potuto pigliare li Tartari. Sono li Kithai huomini pagani, che hanno lenguaggio per ſe, & etiandio (como ſi dice) lo uecchio e nouo teſtamento, & le uite de Santi Padri, & Hieremiti, e chaſe doue orano a certi tempi, como Chieſe. Dicono etiam hauer Alcuni Santi: Adorano uno Dio, & lieſu Chriſto, e credono la uita eterna, ma non ſi battezzano. La noſtra ſcrittura honorano, e reueriſcono: Amano li Chriſtiani, e fanno molte elemoſine, e parano huomini aßai benigni, & humani. Non hanno barba nella faccia, Concordano in parte gli Tartari.

Megliori artefici non ſi potria trouare al Mon-

do, in qualonque opera ſi eſſercita-

no. La terra loro è ricchiſſima

di frumento, uino, oro, ſe-

ta, & altre coſe.

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Della battaglia che feciono nell'India maggiore, & minore.  Cap. VIII.


COncioſia che, doppoi la prefatta uittoria, li Tartari haueſſino alquanto ripoſſtato, partirono li ſuoi eſſerciti. Et lo Imperatore mandò delli ſuoi figliuoli, detto per nome Foſſut, lo quale etiãdio chiamauaſi Cam, cioè Imperatore, cõtro li Comani, e quali, con molta guerra ſuperati, ritornorno nel ſuo Paeſe. Mandò etrã uno altro figliuolo, contro li Indiani, per il che ſupero l'India minore. Queſti, ſono neri Saracini, che ſon chiamati Ethiopi. Partito l'eſſercito de li, ſe n'andò alli Chriſtiani, che ſono ne l'India maggiore. La qual coſa, udendo il Re di quel Paese, (che da tutti è detto il Prete Ianni) cõgregato l'eſſercito, uenne contro a quelli. Et haueua fatto far imagine di bronzo, le quali poſte ſopra li Caualli, o piu toſto Elephanti, oppoſe a quelli. Drieto quelle, erano huomini con folli, ouer manteſi, che ſoffiando accendeuano un foco artificiato, che di quelle abondantiſſimamẽte oſciua, che con gran ſcorno de l'inimica gẽte li Caualli, & l'inimici, [p. 14r modifica]

abbruſciaua. Scendea ſi grande fumo da quel fuoco greco in aere, che luce alcuna iui non ſi potea uedere. Allhora li indiani incominciorno a ſcargare li archi, & far piouer ſagitte. Dilche molti morti alle fiere rimaſeno, & gli altri confuſi ſi partirono, ne piu hauemo udito, che ſian tornati.

Come forono ſcacciati da li huomini Canini, &

ſuperorno li Tabethini.   Cap.  IX.


RItornando per deſerti li Tartari, peruennero ad una Terra, Nella quale (ſi come alla Corte de l'Imperatore con fermezza, ne raccontorno i Chlerici Ruthẽni, & altri che li erano ſtati, ritrouaro certi monſtri, li quali hanno ſpecie di femina, Ma poi che per molti interpreti habbeno dimandato quali foſſero li huomini di quella terra, folli riſpoſto in quel luoco tutte le femine, che naſceuano hauer forma humana: ma li maſcoli di Canne. Mentre che dimorarono in queſta Terra, li Canni nell'altra parte del fiume ſi congregarono inſieme, & ſendo d'inuerno, tutti ſi giettorno all'acqua, poi queſto [p. 14v modifica]

reuolgeuanſi nella ſabia, & coſi per lo gran freddo, ſi cõgelaua ſopra di loro quella materia, & poi che ciò molte fiate hebbero fatto, con grãde impeto aſſaltorno li Tartari, ma quelli giettando ſaette ſopra loro parea, che percoteſſero ſaſſi, concioſia che quelle indrieto ritornauano, ne manco l'altre ſue arme li poteano dar noia alcuna. Ma eſſi Cãni ſaltando in mezzo loro, molti col morder ammazzorno; & coſi foro ſcazzati li Tartari dalla ſua Patria. Onde fin a queſto tempo è un prouerbio tra loro de ciò, che ridẽdo inſieme dicono, Lo mio Padre, ouer Fratello, fu occciſo dalli Cãni, le Donne de quelli che pigliarono, menarno ſeco in Tartaria, & ſon ſtate fino al di della ſua morte. Ma de qui ſcampati, capitorno ad un Paeſe che è detto Rurithabeth: doue li habitatori ſon pagani, & queſti con l'arme uigoroſamente combattendo ſoggiogorno. Hanno tal gente una mirabil conſuetudine, anzi miſerabile, impercio che come il padre dalcuno more ſi raguna tutto il parentado, e lo mangiono. Coſtoro non hãno peli nella barba anci portano in mano un certo ferro (como hauemo ueduto) con lo qual ſempre pelano la barba, ſe qualche [p. 15r modifica]

pelo ti naſceſſe. Molto bruti ſono: Dequi lo eſſercito ritorno, nella ſua patria.

Come foro cacciati da li monti Caſpij per certi

huomini che habitano ſotto terra.      Cap. X.


NE L  Medeſimo tempo, che foro mandati li preditti eſſerciti a uarie eſpeditioni, auioſſe Chimgiscam, contra Oriente al paeſe de Kergis: loqual allhora non preſe, ma ſi come ne era detto, uenne alli monti Caſpij, e da q̄lla parte, che ariuorno li monti, ſono como di pietra adamãtina, e però le ſagitte, & arme loro traſſe a ſe, a modo di Calamita. Gli huomini, che ſtanno tra li mõti rinchiuſi da Aleſſandro Magno, ſentito il cridor de l'eſſercito (como ſi crede) comincioro a rõper il monte. E quando l'altro tempo poi diece anni ritornorno li Tartari, era rotto il monte: e concioſia che prouaſſino entrare a quelli, mai fo poſſibile, che una nuuola era poſta innanti eſſi, oltra la quale piu andar non poteuano: Coſi toſto erano uicini, perdeuano il uedere. Coſtoro il ſimile, poi che ſentiro li Tartari non proceder oltra, [p. 15v modifica]

penſando queſto eſſer da timore, corſono cõ impeto per andarli adoſſo: ma trouata la nebbia, ne loro etiandio potero paſſare. Innanti che ueniſſero li Tartari alli predetti monti, paſſorono piu d'uno meſe per una larga ſolitudine: & inde procedendo piu anche d'un meſe, caminoro per un grande deſerto. Il che fo ritrouato uno paeſe, ma gente alcuna non era d'intorno: pur finalmente ritronorno uno huomo con la ſua moglie, il quale menato alla preſenza de Chingiscam, fo adimandato da l'imperatore, doue habitaſſero gli huomini di quel paeſe. Riſpoſe che in terra ſotto li monti habitauano: Allhora Chingiscam tenuta la ſua dõna, mãdollo dire a quelli, che ueniſſero a lui. Il quale andato, tutto il fatto ricontò: quelli riſpoſero, che in tal giorno ueniriano alla ſua preſenza, per fare il ſuo commandamento. Ma in queſto mezzo per uie occulte ſotto terra ſi ragunorno, e uẽnero diſopra a battagliare cõ Tartari, e molti all'improuiſa ammazzorno. Queſti Popoli quando il Sole uſciua no poteuano ſoffrire quel ſtrepito: Anci come era tal tẽpo bifognaua che poneſſino una orecchia in [p. 16r modifica]

terra, e l'altra fortemente chiudeſſino, per non udire quel ſuono horribile: ne etiãdio a queſto modo erano ſi cauti, che da qui molti non moriſſino. Veduto adonque Chingiscam, che feceua nulla, e li ſuoi haueuano il peggio, partiſſe de qui, e menò ſeco quelli duoi, che erano ſtati trouati, iquali dimororno in Tartaria fino alla morte: e dimandati per qual cauſa habitaſſino ſotto terra. Diſſero, che ĩ quello luoco ogni anno a certo tempo quando naſce il Sole faſſi tanto romore, che non ſi puol per modo alcuno tollerare: la qual coſa, acciò non odano, allhora con Tympani, & altri inſtrumenti Muſici, tutti cominciano a ſonare.

Delli ſtatuti de Chingiscam, e morte ſua, cõ lo

numero de ſuoi Figliuoli e Baroni.   Cap. XI.


RItornando da quel Paeſe Chigiscam, e mancato le uettouaglie patiuano gran fame: Hor per ſorte foro trouate le interiore freſche di una beſtia, e cauato fuora il ſterco, le miſſero a cuocer, e poi innanzi che Chigiscã portate tutti, ſe poſero a mangiare: Per la qual [p. 16v modifica]

coſa ordinò lui, che ne ſangue, ne interiori, ne coſa alcuna, che ſi poſſi mangiare (eccetti il ſterco) ſi giettaſſe uia. Venuto adonque nella ſua patria, ordinò li ſtatuti, che di ſopra hauemo narrati: Li quali inuiolabilmente oſſeruano gli Tartari. Poi queſto da una percoſſa de un tuono morì. Hebbe quattro figliuoli, lo primo Octoday, lo ſecondo Thoſſuthcam, il terzo Thiaday, lo quarto non ſapemo il nome. Da queſti quatro ſono diſceſi tutti li Principi de Tartari. Lo primo de figliuoli li Octoday fo Cuyne, che hora è l'Imperatore. Li fratelli di coſtui Octoben, e Chitenen, delli figliuoli di Thoſſuthcam, ſono Baty, Ordu, Siban, Borobaty, che è piu riccho, e poſſente, poi l'Imperator de tutti; Ordu piu uecchio delli Capitani. Sono quelli de Thiaday, Hurin, & Cadan. Del quarto figliuolo de Chingiscam, Mengu, Bithat, & altri molti: La Madre de Mengu detta Serocthan, e gran Signora fra li Tartari, & ſaluo la Madre de l'Imperatore, piu nomata, e potente de tutti (eccetto il Baty) queſti ſono li nomi Ordu è ſtato in Polonia, & Vugaria: Baty etiandio Hurin, & Caden, & Siban, & Duygeth, li quali tutti foro in [p. 17r modifica]

Vngaria, ma etiam Cirpodan, Il quale anchora è oltra mare contro certi Soldani de Saracini, & altri habitanti lo paeſe tranſmarino. Il reſto è rimaſto in Tartaria, cioè Mengu, Sirenen, Hubibay, Smocur, Car, Gay, Sibedey, Bora, Berca, Coreſa, ſono etiam molti altri Principi de quali non ſapemo il nome.

Della poteſta, che ha l'Imperator, e gli Principi.   Cap.   XII.


LO Imperator loro ſopra tutti ha un mirabile dominio: concioſia che niuno ardiße dimorar in parte alcuna ſe nõ lui li aſſigna, e quello ordina il loco a Principi, li Principi a Cõduttieri, li Conduttieri a Centurioni, li Centurioni a Decani: tutto quello li uien comãdato ſia qual tempo, e loco ſi uoglia in guerra alla morte, ſenza altra contraditione obbediſcono. Imperò che ſe lo Imperatore adimanda la figlia uergine, o ſorella di alcuno, la danno ſenza contradire: Anci ſpeſſe uolte fa adunare molte donzelle dalli confini de Tartaria, e quelle che uuol ritiene per eſſo: & le altre da alli ſuoi Baroni, & in ogni luoco doue manda [p. 17v modifica]

meſſaggi, fa dibiſogno li ſia datto Caualli, e ſpeſe ſenza dimora: Et ſimilmente uenga da qual parte ſi uoglia Ambaſciatori con tributi, è di neceſſita gli ſia datto caualli, carte e ſpeſe. Ma quelli che uengono da Terre, non ſottopoſte a lui, ſono in gran miſeria, e pouertà del uiuer, e ueſtire: e maſſime quando uanno a Principi, e li biſogna tardare. Pero che coſi poco dãno a dieci huomini, che non baſteria à uno, ouer duoi: e ſe li uien fatto miuria, nõ ſi poſſosno lamentare, e peggio che molti doni, coſi da Principi, como Sergenti ſono richieſti. Li quali ſe non darai fanno beffe di te, e reputano da niente, de qui noi gran parte delle coſe, che n'haueuano datto li Chriſtiani per uiuer, fo di biſogno ſpender in preſenti. Alla concluſione coſi tutte le coſe ſono in poteſta de l'Imperatore, che niuno ha tanto ardire che diceße queſto è mio, quello è tuo: ma gli huomini, gli animali, e cio che poſſedono è ſuo.

Onde pochi giorni innanti fo meſſo un ſta-

tuto ſopra queſta coſa. Il medeſimo

dominio ha ciaſcun de Prin-

cipi, ſopra le Prouincie

che reggono.

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Della elettione dello Imperator Octoday & legatione

del Principe Baty.   Cap.  XIII.


MOrto come è detto in ſopra Chingis congregoronſi tutti li Baroni, & eleſſero per Imperatore Octoday ſuo figliuolo: il quale fatto Conſiglio con ſuoi Principi, diuiſe gli eſſerciti, e mandò il Baty, che li apparteniua nel ſecondo grado, contro la Terra Daltiſſodan, e lo paeſe de biſmini, che erano Saracini, ma parlaueno in Comano. Intrato adonque nelle Prouincie di coſtoro, li fece ſuoi ſudditi: ma una Citta detta Barchin, fece gran tẽpo reſiſtẽza. Però che li Cittadini nel circuito della Citta haueuano fatto molti foſſati, e nanti che queſti foſſero riempiuti, non ſi poteua pigliarla. Li Cittadini della Citta detta Sarguit udito queſto, uſcirono fuori, e ſe rẽderno ſpontaneamente: onde non fo deſtrutta la Citta, ma molti de quelli ammazzatti, e fatti prigioni. Riceuute le ſpoglie, poſero delli ſuoi ꝑ guardia, & andorno contra la Citta Orua. Queſta era molto habitata, e ricca, truouanſi entro molti Chriſtiani, Gazari, Rutheni, Alani, & altri, [p. 18v modifica]

ſimilmente molti etiam Saracini, da quali era dominata: ſtaua ſopra un gran fiume, & era como porto ſpatioſiſſimo. Poi che li Tartari non la potero pigliare, tagliorono il fiume, e quella con tutti li habitatnti ſommerſono: Fatto queſto ſe n'andoro in Roſſia, doue con gran occiſione de Chriſtiani, Citta e Caſtelli deſtrußero. Kaonia Citta Metropolitana della Prouincia, longamente oſſediorno, & al fine preſa foro ammazzati li Cittadini: Onde noi paßando per quel paeſe trouammo infinite teſte, & oſſi de morto, che giaceuano ſopra la ſtrada. Imperò che era ſtata gran Citta, e molto habitata, ma al preſente è redutta quaſi a nulla: & appena ſono ducento chaſe, e li habitator de quelle, ſono tenuti in eſtrema ſeruitu. Partiti da Roſſia, e Comania, li Tartari conduſſero l'eſſercito contra li Vngari, e Poloni, doue molti di loro rimaſero morti: e (como è detto di ſopra) ſe li Vngari haueſſeno uirilmente fatto reſiſtenza, ſi partiuono al tutto confuſi. De qui uennero in la Terra de Morduani, che ſon infideli: e ſuperati queſti nel paeſe de Byleri, cioè la grande Bulgaria, e quella al tutto roinorno. Poi uerſo l'Aquilone contra li [p. 19r modifica]

Haſtarchi, cioè l'Vngaria grande: & habuta la Vittoria, caminoro piu oltra alli Paroſſiti, equali hanno la bocca, e lo ſtomaco piccolo a marauiglia: onde non mangiano, ma cuoceno le carne, e quando ſon cotte, pongono la bocca ſopra la pignata, e del fumo ſi nutriſcono: e ſe pur mangiano qualche coſa, mangiono pochiſſimo. De qui uennero alli Sagomedi, li quali uiuono ſolamente di Cazaſone, e le chaſe, & ueſtimenti hanno di pelle beſtia. Poi ad uno certo paeſe ſopra il Mare Oceano, doue ritrouorno certi monſtri, che in tutto hanno forma humana, ma li piedi di boue con la teſta d'huomo che in faccia pare ſia di cane: doi parole parlauano, como huomini, e poi latrauano como cani. De qui ritornorono in Comania, e li fin al preſente molti ſono rimaſti.

Della legatione di Cirpodan.    Cap.  XIIII.


NEl medeſimo tempo, Octoday Cam mandò Cirpodan Capitano de l'eſſercito uerſo mezzo giorno cõtro una natione detta Chergis, la quale etiandio ſuperò. [p. 19v modifica]

Coſtoro ſono pagani, & non hanno peli nella barba: quando more il Padre per dolore in ſegno de ſcorzo ſi leuano da una orecchia a l'altra, como dire una correggia dalla ſua faccia. Da indi Cirpodan uenne alli Armeni: e paſſando per certi deſerti trouorno monſtri, che hanno forma humana, e ſolo a mezzo il petto un braccio con la mano, e ſimilmente un ſoto piede: duoi ſcargauano uno Arco, e ſi fortemente correuano, che li caualli non li poteuano aggiungere: il ſuo corſo era con un piede à ſalto, à ſalto, e poi che coſi erano ſtanchi faceuano della mano l'altro piede, torcendoſi como un cerchio. Anchora quando coſi erano laſſi, ritornaueno all'andar de prima: queſti Iſidoro li appella Cyclopedi de quali alcuni ne ammazzoro li Tartari, (e ſi como a noi fo detto dalli Chierici Rutheni nella corte che ſtanno con l'Imperatore) molte fiate uennero ad eſſo Ambaſciatori mandati da quelli, acciò haueſſino pace cõ lui. Venuti adonque li Tartari in Armenia, quella ſoggiogorno: & etiando una parte della Georgia, l'altra parte ſe reſe al ſuo comando, e paga de tributo fino al preſente Vinti Millia perpere, che ſon alcune [p. 20r modifica]

monte. De qui ariuorno nella Terra del Soldano Deuurun forte, e poſſente: onde Combattendo con quello, lo uincerno. In ſomma ſeguitorno piu oltre e battagliorno fino al paeſe del Soldano d'Halapia, et adeſſo anche lo poſſedono: deliberando tutta uolta di battagliare in altre Terre non ſon ritornati fino al di d'hoggi nella ſua Prouincia. Andò il medeſimo eſſercito ad un paeſe detto Caliſibaldac, e feceſſelo ſuddito: Imponendoli de tributo ogni giorno quattrocento biſanti, oltra Baldachini, et altri doni, che ſon obligati à Tartari: mãdano etiando ogni anno à dire al Calipha, che uengha in Tartaria: ma quello con tributo, & infiniti preſenti prega, che lo uoglino ſopportare: Nientedimeno lo Imperatore piglia, cio che manda, ma dicegli con Ambaſciatori ſempre che debba uenire.

In che modo ſe deportano li Tartari nelle battaglie.    Cap.    XV.


ORdinò Chingiscã li Tartari per Decani, Centurioni, e Caporali: ma ogni diece Caporali ſono ſotto il gouerno di [p. 20v modifica]

uno, e ſopra tutto l'eſſercito uno, o doi, al piu tre Capitani: ma in tal modo che habbino uno ad ubbidire: e quando ſon appizzati a battaglia ſe comunamente tutti non fuggono, quelli che uoltano le ſpale perdono la uita: & ſe uno, o duoi, ouer piu de diece audacemente ſi mettono à combatter, e li altri non ſi ſeguitono, conuiene che ſian morti. Similmẽte ſe accade che in diece ſia preſo alcuno, che li cõpagni non lo liberino eſſi, Anche ſono decapitati. Le arme loro dicono eßer duoi Archi, almen uno che ſia buono, e tre Carcaſſi pieni di frezze, un manerino, e corde da tirare drieto le machine. Li ricchi hanno arme nella ponta acute, che ſolo tagliano da una parte, & alquanto ſtorte. Li Caualli armati, le gambe coperte, ſcudo, e panciera, ma le panciere, e coperture di caualli, alcuni hãno di cuoro ſopra il corpo con artificio duplicato, e triplicato, l'elmo di ſopra è ferro, o azale: ma quello che atorno copre il collo, e la gola è di cuoro, Altri tutte queſte coſe hanno di ferro, fatte in queſta forma. Son certe lame ſottile, large como un dito, longhe un palmo, & in ciaſcheduna fanno otto buſi piccoli, entro mettono tre correggie [p. 21r modifica]

ſtrette e forte, accozzando le lame, una ſopra l'altra: per tanto, quelle alle tre correggie con altre ſottile tirrate ꝑ li buſi ligano: e nella parte di ſopra una correggia da l'una e l'altra parte duplicata con un'altra cuſono, accio le lame ſtiano ſalde, & aſſettate. Queſto fãno coſi a gli huomini como a li caualli: e tanto ſono lucẽte che ſi guarda entro como in un ſpechio. Altri nel ferro di la lãza hãno uno ancino col quale ſi poſſono tranno fuor di ſella li nimici. Li ferri delle frezze ſon acutiſſimi da l'una e l'altra parte: e percio ſempre alato li Carcaſſi portano lime per aguzare le ſagitte. Hanno ſcuti di bachette e uerghe, ma non credo che quelli uſino ſe non nelli allogiamenti & a guardia dello Imperatore, e Principi ſolamente di notte. Sono aſtutiſſimi nelle guerre, concioſia che XLII anni è che batagliano con altri populi. Quando ariuano alle fiumare, li maggiori hãno un cuoro tonda e leggiero nella bocca, dil quale atorno ſon molte orecchi: dentro quelle mettono una corda, e poi che l'hanno impito de ueſtimenti & altre coſe, ſtringono fortemẽte e calzano per modo che pare una bala. Nel mezzo metteſe coſe piu graue, & etiam di ſopra la [p. 21v modifica]

ſella: doue ſi aſſentano como in una Naue; e ligati ala coda dil Cauallo, mandano uno dinanti che nodando gouerni il deſtrieri. Ale uolte hanno doi remi e loro medeſimi ſi uoghano in terra: ſpinto adonque uno cauallo ne laqua, tutti li altri tengono drieto a quello. Ma gli poueri hanno ogniuno da per ſe una bolza o uoglio dire ſacco di cuore ben cuſito: e meſſo in queſto le ſue robbe, lo ligano alla coda del cauallo è coſi paſſano il fiume como è detto di ſopra.

In che modo ſi pol reſiſterli.   Cap. xvi.


NI V N A prouincia eſſer penſo che poſſi fargli reſiſtenza: inꝑcio che di ogni paeſe, qual ſia ſotto il ſuo dominio ſoleno far gente d'arme. E ſi una prouincia che li ſia uicina non li da ſoccorſo deſtrutta quella che oſſediauono con li huomini che hanno preſo uano contro a queſta: è pongono quelli primi nel eſſercito, è como ſi deportano male li occidono. Per tãto ſe gli Chriſtiani uoleno combatter con loro, fa debiſogno ſe adunino inſieme è di commune conſiglio facciamo reſiſtenza. Li combatitori habbino [p. 22r modifica]

Archi forti, & baleſtre che molto temono, freze & dardi a ſufficienza una parteſana di bon ferro ouer manera col manego longo. Li ferri delle ſagitte quando ſon caldi debbono temperare a modo de Tartari: cioe ne laqua meſcolata col ſale, accio uagliano à penetrar l'arme loro. Le ſpade è lanze con gli ancini chi uagliano à traher quelli di ſella. Pero che facilmente caſcon di quella. habbino ſcudi & altre arme, con quale poſſino defender ſe ſteſſi è gli caualli dall'arme & ſagitte loro: & ſe alcuni non ſono ſi ben armati debbono à l'uſanza loro ſtare indrieto: è ferir quelli da longi con archi & baleſtre. Similmente, è dibiſogno como habian detto di ſopra fare li Tartari, ordinar le squadre: e poner lege alli combatenti, che qualunque ſi uoltera a ſachegiar nãti la uittoria debano ſotto iacer à gran pena: che coſi faceſſe appo loro, ſeria morto ſenza altra compaſſione. Il loco doue ſi de battagliare, ſia nel piano piu che ſi pole: accio da ogni canto ſi ueggiano, ne tutti debbono inſieme ragunarſi, ma ordinar molte ſchiere, ne percio troppo diſtante l'una da l'altra contra quelli, che prima ſi affrontano, è debiſogno mandar un squadrone, è [p. 22v modifica]

l'altro ſia preparato in ſuo ſoccorſo ſuccedere, ſon anchora neceſſarij molti ſpeculatori ad auiſar quãdo ſi moueno le ciurme: impero eße ſempre squadre con squadre debbon ſi poner all'incontro. Concioſia che quelli ogni hora ſi sforzino ſerar in mezo l'inimico. Siano attenti, etiam dio li ſoldati benche fugano, non li tenir molto drieto: accio (como ſoleno fare) non li tirano all'inganni apparecchiati, peroche piu con fraude che con fortezza combattono, & anchora accio non ſi ſtanchino li Caualli. Impero che noi nõ n'habbiamo in tanta moltitudine quãto loro. Li Tartari q̃lli che caualcano un giorno tre e quatro giorni, piu nõ tocano. Oltra di queſto ſi uoltano e Tartari le ſpalle non percio debono partirſe li noſtri, ouer ſepararſi: queſto fingono, per poter diuiſo l'eſſercito, liberamente tornar a diſtruger il paeſe Ma alpoſtuto li noſtri Capitani metano guardie giorno è notte per lo eſſercito, ne fa meſtier li combattenti giacer ſpogliati, ma ſempre prompti alla battaglia. Concioſia che ſempre li Tatari como demonij ſon uigilanti à procurare inganno, e dar nocumento alcuno. Certo quelli de loro che in guerra ſon caduti da [p. 23r modifica]

cauallo, è da pigliarli; pero che come ſon al piano fortemente ſagittano e gli huomini con gli caualli ferendo ammazzono.

Del uiaggio de Frate Giouanne Minore fin alla

prima cuſtodia de Tartari.    Cap. xvij.


NOi adonque ſecõdo il mandato della Sedia Apoſtolica, ſendo per gir alle natione de populi de l'Oriente, elegemo prima andare alli Tartari: concioſia che temeſſino alcuno pericolo per loro non adueniſſe alla chieſa de Iddio. Per tanto prendendo camino arriuaſſimo dal Re di Boemia, il quale ſendo noſtro familiare n'hebe conſigliato, che ci auiaſſemo uerſo Polonia e Roſſia: peroche in Polonia haueua di ſua ſtirpe con l'aiuto de quali potreſſimo intrar in Roſcia, è datte le lettere hebbon cõdutto fece che etiã per le ſue corte è cittade ne foſſe datto le ſpeſe inſino al Duca Bolezlao di Scleſia ſuo nipote. Ilqual ſimilmente a noi era noto è familiare, onde fece il medeſimo per fin che ariuaſſimo à Conrado, Duca di Lantiſcia. Alquale (fauoreggiando Iddio noi) era [p. 23v modifica]

all'hora uenuto il Signor Vuaſilicon Duca di Roſſia, da cui etiam piu chiaramente intendeſſimo del fatto de Tartari. Perche gli haueua mandato ambaſciatori, li quali gia erano tornati, ma inteſo che ſeria biſogno noi dargli preſenti, fecemo cõprare de quello che in elemosyna n'era datto per ſubſidio ãel uiaggio, pelle de Caſtori, & altri animali: laqual coſa preſentendo il Duca Conrado, e la Ducheſſa di Cratonia l'Epiſcopo e certi Soldati commolti altri ne dettero di queſte pelle, finalmente pregato il Duca Vuaſilicon dal Duca di Cratonia l'Epiſcopo & Baroni ne conduſſe ſeco nel ſuo paeſe, doue ripoßati alquanti giorni a ſue ſpeſe, poi che da noi pregato, fece ragunare li Epiſcopi legemo le littere del noſtro Santo Papa, che gli ammoniua uoleſſino tornar alla unita della Santa Madre Chieſa, alla qual coſa noi etiam dio quãto poteuamo induceſſimo il Duca li Epiſcopi, et inſieme tutti gli altri. Ma perche il Duca Daniele fratello del predetto Vuaſilicone, ito al Baty, non era preſente, non potero dar di queſto ultima riſpoſta, poſcia Vuaſilicone, ne mando con un ſuo ſergẽte fino in Kionia Citta metropolitana di Roſſia. [p. 24r modifica] [p. 24v modifica] [p. 25r modifica] [p. 25v modifica] [p. 26r modifica] [p. 26v modifica] [p. 27r modifica] [p. 27v modifica] [p. 28r modifica] [p. 28v modifica] [p. 29r modifica] [p. 29v modifica] [p. 30r modifica] [p. 30v modifica] [p. 31r modifica] [p. 31v modifica] [p. 32r modifica] [p. 32v modifica] [p. 33r modifica] [p. 33v modifica] [p. 34r modifica] [p. 34v modifica] [p. 35r modifica] [p. 35v modifica] [p. 36r modifica] [p. 36v modifica] [p. 37r modifica] [p. 37v modifica] [p. 38r modifica] [p. 38v modifica] [p. 39r modifica] [p. 39v modifica] [p. 40r modifica] [p. 40v modifica] [p. 41r modifica] [p. 41v modifica] [p. 42r modifica] [p. 42v modifica] [p. 43r modifica] [p. 43v modifica] [p. 44r modifica] [p. 44v modifica] [p. 45r modifica] [p. 45v modifica] [p. 46r modifica] [p. 46v modifica] [p. 47r modifica] [p. 47v modifica] [p. 48r modifica] [p. 48v modifica] [p. 49r modifica] [p. 49v modifica] [p. 50r modifica] [p. 50v modifica] [p. 51r modifica] [p. 51v modifica] [p. 52r modifica]

uato piu lo uoſtro Capitano, e ſuoi Baroni (ſi como mi ſon potuto accorger) che tutto il reſto del mio dire. Ma ſon qui preſente per la liberta della fede, e uerita: ne temo uno huomo mortale. Venuta gia la ſera che ſi doueuano licentiar da corte lo antedetto Cancellieri, ſendo per partirſi la mattina ſeguente, fece chiamar li Frati, e gli hebbe letto le littere, che Chaam haueua mãdato à Baiothnoy ſute da mandar per tutto il Mondo, ammonendo quelli, che ciò che udiſſero teneßero a mente: Tutte queſte coſe predette ſi fecero nel primo giorno.

Come li Tartari con beffe, & ingãni feciono molto appoloro dimorare li frati. Cap. XLVII.
PEr tanto nel medeſimo giorno in ſera udito il tenor delle littere promettẽdogli quelli Baroni, e lo Cãcelliere di dar à loro una copia di tal littere: li frati degiuni ritornano al ſuo allogiamento, che era ben lõtano un miglio dal Pauiglione di. B. doppoi quattro giorni F. A. & F. G. tennero a corte, e diſſero à Baroni mediante l'interpreti, che ſi uoleſſe degnar il Prince riſpõder al tenore delle littere Papale: e toſto licentiati uoleſſe darli ſaluo condutto per lo ſuo paeſe. Hor [p. 52v modifica]

alcuni Baroni, che ſe intendeuono col Signore riſpoſero, l'altro giorno, che eriuo uenuti a corte intendemo dal uoſtro parlare eßerui partiti de Chriſtianita, per ueder lo eſſercito de Tartari: poi che tutto non è anchor ragunato inſieme, ne quello haueti ueduto, nõ fa biſogno di eſſer licentiati da corte, ne partirui da qui. Alle qual parole riſpoſe F. A. ſi como nel primo giorno piu fiate ſopra queſto detto ui riſpondemo: Non ſiamo uenuti qui prima per ueder lo uoſtro eſſercito: ma portar le littere del N. S. Papa, e darli riſpoſta: quantunque ſenza dubbio alcuno conſeguiti per queſta uenuta ueder uoi, e le uoſtro eſſercito. Allhora partendoſe li Baroni, e promettendo ciò ricordare a Baiothnoy: e con celerita darli riſpoſta, eſpettarono li frati dalla mattina al gran feruor del Sole fino à nona: & ultimamente ſenza riſpoſta alcuna ritornano alla ſua ſtanza. Coſi ſpeſſe fiate frequentando li altri giorni alla corte per hauer licentia di andare, fomo ſcherniti da Tartari, e reputati da quelli, como uiliſſimi garzoncelli: ne degni d'hauer riſpoſta: anci como cani. Pertanto molte uolte, e quaſi ogni giorno giuamo à Corte, e da prima fino à ſeſta, e tal fiata à nona in quel grã caldo del meſe di Giugno, e Luglio, [p. 53r modifica]

e Luglio, ſenza coperta alcuna dimoraueno, chiedendo riſpoſta, o licentia. Ma non ſendo tenuti degni pur de parlare con eſſi, ſempre ritornaueno al ſuo alloggiamēto degiuni, & affamati. In q̃ſto modo Baiothnoy ſdegnato uerſo di quelli, e per eſcuſation della ſua ſcelerita opponendogli le oſtinate riſpoſte: e comandando tre fiate, como è detto diſopra, che foſſero morti, li ritenne noue ſettimane nell' eſſercito, dileggiandoli come indegni de audiētia. Ma gli Frati con humilta ſopportando la ſua malitia et indegnatione mutarono con ingegno la neceſſita in uirtude.

Come li fecero eſpettare Augutha. Cap. XLVII


AL fine ſuſpeſa la ſentētia per cinque ſettimane, e fatto littere da mandare al Papa, e parecchiati ſuoi ambaſciatori pensò de licentiarli il giorno de ſan Giouambattiſta. Ma il terzo giorno ſeguente reuocò quello haueua deliberato, dicēdo hauer inteſo come ueniua un grande, e ſolēne Ambaſciatore da Chaam, figliuolo de Iddio, detto per nome Augutha. Coſtui como molti affirmauano era mandato a ſignoregiar tutta la Georgia: e nella corte dell'Imperatore era degli primi Conſeglieri, e ſapeua, [p. 53v modifica]

come Chaam haueua reſcritto al Papa, e dattoli un nuouo mandato, che ſi ſpargeſſe in tutto il Mondo: la copia del quale Baiothnoy uoleua portaſſino li Frati, benche poco innanti foſſero licentiati: e forſe come molti credeuano, ſi penſaua di finir con queſto Prince, la morte loro, che ſin qua haueua differita. Onde non ſi potendo reſiſter a la Tyrānia ſua p̃ tre ſettimane, e piu con humilta, e patiētia ſoſtenero eſpettādo di giorno in giorno l'aduenimēto di Augutha. Staueno fermi, Et immobili hauēdo p̃ ſoſtētation del corpo, un poco di pane & acqua a baſtanza: Et alcuna uolta per non hauerne, degiunādo fino à ſera, mangiauono latte di capra, e uacche forſe etiam alle uolte di caualle, e piu ſpeſſo haueuano acqua pura: e per non eſſer à ſufficienza meſcolaueno col latte agro ſenza far mentione alcuna di uino.                              Come dapoi la uenuta di Augutha ſi partiro.          Cap. XLVIII.


MA penſando Frate Aſcelino che facilmente con queſto tardare potria perder il paſſaggio dil mare: che era neceſſario per la inuernata che ſi approſſimaua, Ando à ritrouar un gran Conſigliero della corte pregandolo che uoleſſi con ſuo prego far che Baiothnoy [p. 54r modifica]

gli eſpediſſe promettendogli ſi tal coſa faceſſe non douergli eſſer ingrato, Coſtui per tanto andato da Baiothnoy interpoſe preghieri, e bone parole per gli Frati: onde fece far per comandamento ſuo le littere al Papa, e metter in ponto gli ambaſciatori. Hor fatto le littere, e ſcritti entro gli nomi de noncij, et apparecchiato al camino ecco che quel giorno nel qual parimente erano per far partita ſopra giūſe Augutha con lo Auunculo del Soldano di Halapia, e lo fratello del Soldano di Mosloal; che anticamente ſi dicea Niniue. Coſtoro etiandio ueniuano da gran Cane, à cui haueuono fatto Homaggio, o per li ſuoi deſcendenti: Et eſſo cō molti doni, & preſenti honorato s'haueuono fatto tributarij ſuoi. Per tanto etiandio uennero alla preſentia de Baiothnoy: e quello con molti doni adororno tre fiate ingenochiādoſi come haueuā fatto al grā Cane. De qui facendoſi feſta p̃ tutto l'eſſercito, e conuiti a ſuo coſtume in beuer latte di caualle, e Camelli, con canti, ouer cridori; Et inuitando li Tartari d'intorno con le moglie loro a tal ſolennitade, laſciorno da canto le facende noſtre, e de tutti gli Ambaſciatori. Sette giorni continoui ſedettero à mangiare, bere, e ſolazzare. L'ottauo, che fu la [p. 54v modifica]

feſta di Santo Iacobo, dettero licentia a Frati, che ſi partiſſero con le littere di .B. e Chaam, che dicono littere de Iddio, & inſieme con meſſaggieri, che mandauono al Papa. Vno anno tra l'andar, e dimorar, e ritorno ſtettero li Frati. Ma frate Aſcelino in quel uiaggio ſtette anni tre, e ſette meſi, nanti che giongeſſe al Pontefice. Frate Aleſſandro, & frate Alberico forno cō lui tre anni, o poco meno. Frate Simone doi anni, e ſei ſettimane, Frate Guiſcardo che l'haueuono tolto da Triphleis cinque meſi, ſono como ſi dice da Achon, inſino à quello eſſercito de Tartari, in Perſia LVIII diete.

Della littera che fo mādata al Papa. cap. XLIX.


LA forma della littera, la qual mandò Baiothnoy al Pontefice noſtro, e tale. Per diſpoſition diuina la parola di eßo Chaam mandata à Baiothnoy. Sappi Papa eſſer coſi. Li toi Ambaſciatori ſon uenuti, e ne hāno p̃ſentato le tue littere. Li toi Noncij hanno detto gran parole. Nō ſapemo ſe di tuo precetto, ò da ſe ſteſſi habbin parlato, Tal parole erano nelle littere. Molti huomini ammazzati, eſtingueti, e dati in perditione: Lo comādamento ſtabile de Dio, e lo ſtatuto de colui, che cōtiene la fazza de l'uniuerſo, coſi è appo noi: [p. 55r modifica]

Qualunque udiranno quello habbino ſtanza ſopra il proprio paeſe aqua, e patrimonio: e diano la uirtu a quello che contiene la faccia de l'uniuerſo. Ma qualunque il precetto, e ſtatuto non udira ma metteraſi far à l'oppoſito ſia deſtrutto, e datto in p̃ditione. Sopra cio ui mandamo queſto precetto, e ſtatuto: ſi uoleti habitar ſopra la terra noſtra aqua, e patrimonio fa debiſogno che tu Papa in propria perſona uenghi da noi: Et à quello che contiene la faccia de l'uniuerſo te apreſenti: e ſi tu non udirai lo precetto de Iddio, e di quello che contiene la faccia di tutto il mondo noi nol ſapemo (Iddio il ſa), e neceſſario che nanti che uenghi mandi ambaſciatori, e ne facci auiſo ſe ueni o non, ſe uoi far pace o eſſer inimico la riſpoſta di queſto precetto toſto māderai a noi. Queſto precetto p̃ le mano de Aybeg, e Sargis hauemo mādato: dil meſe di Luglio il uigeſimo giorno di la Luna: ſcritta nel territorio del Caſtello ſiliente.

Delle littere de l'Imperatore mandate al medeſi=

mo Principe.     Cap.     L.


QVeſta è la forma della littera di eſſa Chaam; che loro dicono eſſer littera de Iddio. Per comādamento de Iddio uiuo, [p. 55v modifica]

Chingiscam figliuolo de Iddio dolce, e uenerabile dice Iddio, e excelſo ſopra tutte le coſe eſſo: Iddio inmortale, ma ſopra la terra Chingiscam ſolo Signore: uogliamo queſto peruenir a noticia de tutti in ogni loco: Alle prouincie a noi ſubiette. Alle prouincie à noi ribelle. Pertanto fa dibiſogno tuo Baiothnoy gli exciti, e facci auiſo che queſto, e lo mandato de Dio uiuo, & inmortale ſenza dimora, Et etiādio fagli a ſapere ſopra cio la tua petitione: & in ogni loco queſto mio mandato douunca potra p̃uenir il noncio. E qualunque contradira ſera preſo à caccia: e lo ſuo paeſe rouinato, e ti certifico che ogniuno che non udira queſto mio mandato ſera ſordo: e chi uedera ne hauera cura di meterlo in eſſecutione ſera cieco: e chiunque fara ſecondo il iudicio di queſto cognoſcendo la pace, e non pigliandola ſera zoppo. Queſta mia ordinatione peruengha à noticia di quelli che ſanno, e non ſanno. Qualunque udira, e non fara cura di oſſeruare ſera deſtrutto, morto: e datto in perditone. Pertanto cio manifeſta o. B. E qualunque uorra la utilita della ſua caſa proſeguira quello; e ſi fara noſtro ſeruo, ſera ſaluo & honorato, e colui che cōtradira à queſto ſecondo il tuo uolere sforzate di caſtigarlo.

F I N I S.

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Errore incorſo in la prima carta a tergo a

uerſi 27 lego uol dir dico.


Niſſuno ardiſca di ſtampare la preſente opera ſot-

to pena di ſubita ſcōmunicatione, & perder le

opere e ducati cinquanta como nel

priuilegio appare.



Stampata in Vinegia per Giouan' Antonio

de Nicolini da Sabio. Ne l'Anno del

Signore. M D XXXVII.

Adi 17 Ottobrio.