Utente:Xavier121/Prove

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dicerie [modifica]

[p. 2]

Prefso Gio: Pietro Brigonci • Cvn lictnx.* dt‘Superiori, L E D I C E RI E SACRE, Del Signor CAVALIER MARINO In qutfl' ultima Impnjfttnt

ricorrette, e migli [p. 4]

ALLA


IMMORTALITÀ


DI


PAOLO QVINTO:


Pontefice migliore degli Ottimi;

Maggiore de’Massimi;

Dell’anime fedeli Padre bea

tissimo;

Custode della vigna Ecclesia-

stica;

Pastore della greggia Cattoli-

ca;

Nocchiero della nave Aposto

lica;

Simulacro di Dio,

Vicario di Christo,

Ministro dello

Spirito Santo;

Fonte di prudenza;

Specchio di bontà,

Sole di gloria;

Cultore della Religione;

Difensore della

Giustitia

Protettore della Pietà;

[p. 5]

Domatore di rubelli;

Conciliatore di

Prencipi,

Di moli immense

Erettore magnifico:

Campione

dell’auttorità di Piero,

Armato di doppia spada, spri-

tuale, et temporale:

Il cui impero si termina

con le stelle;

Al cui scettro ubbidisce

il mondo, trema

l’Inferno,

Le cui chiavi aprono, e ferrano il

Paradiso;

All’ombra del cui provido go-

verno verdeggia la Pace,

fiorisce l’Abbondanza, rico-

vera la Virtù,

viuono felici i popoli; sotto la

cui Aquila giace prostra-

to il Dragone,

Dal cui piede è concilcata l'

Heresia;

Nel valore del cui magnanimo

Nipote,

Cardine del Vaticano,

[p. 6]Colonna dell’ Vniuerfò ì Fregio della Porpora, Pregio della Mitra, Oracolo di Roma, Miracolo del fecolo Oggetto degl’ingegni, Soggetto de gl’inchioftri, S’appoggia la machina delle cure graui : oyfiSTo picciolo telìimonio di riuerenté affetto, infieme con tutte l’al- tre Tue fatiche Ladiuota penna del Caualier Ma: rino Humil mente, Pronta¬ mente , Meritamente, Dona, Dedica, jConfacra. AL [p. 7]ÀI Sereni fs. D- CARLO E MAN V E LLO, D.diSauoia. Fl{à gli altri giuochi celebrati d<ù Ema in bonore delle ceneri d'^in- cbifr,vno ne fù il trar dell’arco ai vna Colomba in cima d’vn albero di na¬ ne legata, dotte ciafcuno de’ Saettatori fece il (uo colpo.Il primo inueflì il legno, e fpauentò l’vccello. Il fecondo colfe iru su la corda,e recije il nodo,che lo teneua prefo. il ter%o lo ferì in aria d me%o il yolo, e fecelo piombare trafitto à terra. Il pouero ^icc(le.cbe di tutti gli altri ri- mafe l'vltimo, accorgendoft d’effere fla¬ to preuenuto all’acquilo della palmtu, nè auan^argli pii luogo alla proutu * volfe contuttociò (che gliene auueniffe) (eoecare in alto lo Hrale à voto : E por¬ tò il cafo, che la fletta nel ritorno, ebe fe invtù dalle nubbi, fi traffe dietro vna flrifeia di fiamma.Somigliante for¬ tuna (Serenifftmo Sire) poffo dir'io esser¬ mi al prefente incontrata nel rito folen- ne infiltrilo ila P, A. fcr bonorare il fnntral [p. 8]rer»l di Cbrìflo,poicb’efJendo flato prò- . pollo come vn berfaglio d tutti i ragio- ‘ namcnti, cb’al fuo cofpetto fi fanno, il ! (uggttto della [anta Sindone,laqual con buona ragione è figurata nella Colombi sì percb’è fimbolo dello Spirito fanto, di cui le voci de’Vredicatori fon regolate , lì anche perche il Verbo eterno fu quel¬ la Colomba pura, tb’vfcita dell’^rc&j del Taradifo ci recò il verde olmo dell» , vera pace; & hauendo molti facondi Dicitori,quaft tanti facri arcieri,/cocia¬ te in effo le faette delle lor lingue,e con* I belle,e dotte predicationi colpito felice¬ mente lofeopo, tanto, ebegiàfegnata i la meta, e tutti i concetti paiono hog- gimai occupati, che altro refla al mio debole ingegno, fe non gittar via il dar¬ do, difperare della vittoria, e cedere la contejai tìor (ia,chc può,ancorcb'io co- nofea ciò efjere inuano, e fia ficuro di percuotere il vento,non voglio rimaner¬ mi diJ.caricar l’arco anch’io, al^ar leu mira,e dri^ar la mia freccia al Cielo. Non già y ch’io pretenda d'emulare co¬ tanti valorofi huomini, ò che {peri pre¬ gio alcuno di loda, ò d’applaufo ! So che I tutte le quadrili* auuentate dal mruo [p. 9]del mio [nervato intelletto ricadranno fubito à baffo . 1Ma ò pur mi (ia dato, [e non di toccare il fegno, almeno di tirar giù qualche [cintili a, non di luce d’hit- tnana gloria, ma di fuoco di diuina cari¬ tà,sì che gli animi pij traggano da’ miei fcritti alcun frutto di diuota compun¬ zione . Le faette fono alate ; ma s’io non potrò folleuarmi con le penne della men. te,che vola,tenterò al meglio, ch’io pof- fo d’effercitarmi con la penna della ma- no^he [erme . Tiaccia à V.jl, con l’ef- fempio di quel pietofo Troiano,sì come fi i fin qui degnata d’afjlftere allo [petta- tolo, fauorando della [uà prefen^a tutti coloro > che di ciò hanno parlato, cofi ri¬ volgere ancoragli occhi benigni all’ e- (iremo sformo di quello [no dinoto, con¬ cedendogli for^a alfacttare, e porgen¬ dogli con la cclefle virtù del proprio Sa¬ gittario aiuto opportuno. In tanto coru quella humiltd, ch’io poffo maggiore_# auguro à V. A. il compimento de’ fuoi magnanimi penfieri. Di Torino adì 15. d’Aprile 16x4. Di V. A. Sereniffìma Humilifs. e dtuotifs. Sera, Il Caualier Marino, DEL- [p. 10]DELLE DICERIE SACRE, DEL CAV. MARINO- La Pittura. v jl nr £ v 3. j ai ji \ CH E fri tutte Farti fabtili.ò vogliati» dir fattibili, habiti della ragione in¬ feriore , il cui fine non è con l’iurel* letio couofcerc, ir,a con la mano o„ perare, le più nobili, e le più degne fieno 1»_» Scultura, c la Pittura,nou è è chi ne dubiti Se- lenifs.Signotejsi come quclle.che per eder fa- gaci imitatrici della Natura, dilettano l'occhio ron la bellezza , aguzzano l’ingegno con l'ar. ti/icio,ricreano la rimembranza con l’hiftoria delle cofepattate, & incitano il defiderioalla virtù con l’eflempio delle preferiti. Arti certa¬ mente fopra l'altre tutte,che nunuali,& attiue Le Dicerie, A s’ap- i LaPi [p. 11]ttvra.' s’anf ellano, non foJo nobili, e degne:ma rate, e niollruofc ,sì perche quali di niente rappie- fentsno ftupori incredibili, e miraceli alle » genti, si anche perche fono i più atti, & accon¬ ci ftromenti da rifuegliar la memoria ,la quale edendo teforiera , c depofitaria della parte in. tellettiiia,la ferue di non piccio'o aiuto co'fan- tafimi, che da quella le fono efteriormente_» fomminiltrati. Ma delle due qual debba,ò ce¬ dere, ò precedere, Se à qual di loro in nobiltà,e dignirà fi debba l’altra preporre,di ciò n’è fla¬ to fra quella , & quella lungamente quiftiona., ro, & allegando ciafcmia di effe in fauor della parte fua vari argon» iti, ediuerfeauttorità, onde ancora meerr.' fotto il Giudice la lue, e dubbia ne pende 1 renza.ro fon più nobi¬ le (dice la Scultura, cagione dell’ antichità j del mio natale,imperoche adai prima di te'col tellimonio di grauiffimi Hiftorici) hebbi inco-‘ minciamento nel mondo, laqual non prima del tempo di Fidia folli originata. lo fon più de¬ gna (dicela Pittura) per cagione della ft:ma del .tuo edercito.Chiedine Atlieue.fe rutt’i fan, \ ciulii nobili ne’lor primi anni à difegnare iro- pararono, e fe perciò nel primo grado dell'ar. ri liberali fui accettata. Dimandane Roma, fe leciro era adoperarmi,fe non fole al citcadino , che per lunga ferie prouaca hauelle la libertà del fuo fangue. Dicanlo i Greci, e i Latini,fe le famiglie Illuflridìmc non fi vcrgogtnrono di prender da me il nome illedo, non che l’vffi- , ero. Ioti vinco (dice la Scultura) per cagione j della dureuolezza , non edendo à gran pezza quanto, tu à gli accidenti fortuueuoli fottopo. Ila, come appoggiato m fuggecto affai di tu» più [p. 12]D ! C E R I A I. J piti (labile, e (aldo. Fede ne rendano tante an- tichilfime ftatue, che fi confermilo tuttama, là doue dell’opere tue non n’è ninna rimafa in piedi. Io ti fupero (dice la Pittura) per cagione della vii'uerfaiità, potendo io imitare la nofìra commune maeflra,non folo in tutte quelle co- fe che toccare,ma anche in tutte quelle che ve¬ dere fi pollono , percioche rapprefenro con_j la differenza de’vari colori la diuerfità di tutti gli oggetti mfenfibili, alla qual cofa tu non.* aggiugni. Io hò la maggioranza,dice la Scul¬ tura,per cagione della realtà.Tu fei fofiflica,& apparente, anzi bugiarda, & meretrice,pecche della rauola tieni fola la fuperficie.onde le cofc da te dimoflre non fono quali in effetto fono. 10 imito molto meglo, e molto più al vero mi accorto, mentre le membra formo tutte intic. te,e palpabili, non altrimenti di quello che la Nituralefà. Tu contenti appena l’occhio , 11 quale molti/lì me voice s'inganna . lo fodis. fp al tatto,il quale è fra tutti i fentimenti il pii! certo. Per la qual cofa c tanta differenza fri me, e te , quinta è dall’eflfcre al parere, dall* foftanza airaccidenrcjdalla menzogna alla ve. riti . lo hò la premmenza(d:ce la Pittura) per cagione della fatica. Hauui fatica di corpo, c qutiìa come ignobile lafcio à te. Hjuui fatica d’ingegno,e quella «ome nobile ferbo per me. Più è difficile, Se maggior fatica irtellcrraale fi ricb edc in dare ad intendere quel che non è, che in far parere quel che c realmente.Laonde chi non flupifce, mentre io porgendo ^d vna figura i lumi, & l’ombre ben o (reniate, la fil fcoiciate,sfond:re,andar lontano,3c in campo piano parer rilcuata, e rifond i, e per forza di A i linee 4 La Pittvja [p. 13]linee in vn corpo , doue non è fe non larghez¬ za,e lunghezza,rapprefento all'occhio la tetza diluendone, ch’c la grollciza ? Io tengo il pri¬ mo luogo (dice la Scultura) per cagione della difficoltà, rifpetto alle molte vedute, ch'io fon neceffitata à dare alle ftatue mie tutte quante d'ogn’intorno fpiccate;ilchc à te non auuiene, ch’alle tue figure non dai, ch’vn frontifpi- cio folo ; rifpetto alla durezza della materi*_> poco cedente,& arrendeuole, come i faffi, Se i metalli che fono fcabrolì, e pefanti: rifpetto al* la offeruanza delle mifure’, le quali defraudar non fi po(Tono,si cumc nelle dipinture, doiM_i non è coli pronta la proua , rifpetto alla dili¬ genza , poiché il pipintore può infinite volte.» cancellare,rifare, e diftornate il fatto fenza, che niuno del fuo difetto s'accorga:ma il mar- motaio non può mai rappicare i pezzi dóde gli Ieua,nè racconciare gli (troppi fenza accufarfi per inetto; rifpetto finalmente alla partenza,e perfeueranza che ncll’opere mie fi ricerca, do¬ ue continouar bifogna in vn medefimo pen¬ derò infino al fine:ina le tue per lunghe,e ma* lagcuolt ch’elle fieno , in bteue tempo fi fini- fcono.Io ottengo il primo grado(dice la Pitcu- rajper cagione della commodità,conciofiacofa che molto più ageuolmente fi polla dipignere in ciafcuu luogo,& meiafeun tempo,chefcol- pirc.si per fatti con minor fpefa, Se anche con minor tempo come tu di;sì per trouarfi, e ma¬ neggiarli più facilmente i coloniche i porfidi, &i bronzinomelo concedo Lafcio.che ne’pa- Jagi, e ne’icpij le mie fatture né portano impe¬ dimmo di luogo,ò pencolo di danno alcuno.si come fino le tue,Io petto la palma,dicc laScul tura, [p. 14]D I C E R I A I. J tura, per cagione della vtilità, perciocbe l’ope- re mie (ottenendo alcuna cofa , ò facendo alcu¬ no vfficio/ono affai fpelTb à gli edifìcij d'aiuto. Sentono di colonne à gli archi dimenforio alle volte.alle fepolture per termini,alle fontane per vtlie,talché la medefìma tua ragione vienfi cò¬ tto te fte(Ta à ritorcere, & poi, ch'io fono di te più vtile, la precedenza della perfettione fenz’ altr o mi fi conuiene . Io riporto il pregio, dice la Pittura,per cagione della vaghezza, Scdell'- ornamento. Quanto è più vaga,& magnifìca- cof a,ch'm vn pezzo di marmo,il vedete vn co* pommento d’hiftotia intiera,compartita in tan. te varie figure con tante,& tanto diuetfe attitu- diniìEt oltraciò chi è,che non fappia,che il mio vfficio è d’efprimcre la qualità, di cui è propria la fomiglianza,iltuo è d'efprimere la quantità, di cui è propria l’vgguaglianza ; onde (orni¬ gli andò hucmiui, & donne più coloriti, che di pietra, ò di legno non fanno,più confeguente - niente dilettano! Potrebbe qui foifc la Scultura lifpondcre , replicando,che per cagione del di¬ letto pretende aneli’ ella i primi honori : e che £e bene pai, che la leggiadria de’ colori rechi maggior piacere,ciò nondimeno più nelle par¬ ti accidentali,che nelle fuftantiali con(ìfte;onde àglihuomini intendenti piace più adai la cofa da tatti i lati compiuta, che la dipinta ; £ che maggior magnificenza apportano i bronzi, e i mar mi,i quali adornano le piazze, e i teatri,che il minio,& la cetufla, ch'appena detto lo (patio d'vn’angufta cornice cópaiono,& che (e le ran¬ cano i lumi,& l’óbre, che può dar l’Artefice,el¬ la hà nódimeno quelli,e quelle,che fà laNatura iAeda^ che fi vano naturalmente variando: Et A } che 6 LaPittvra [p. 15]che fe da! canto di lei s’adducono l’me di Ze¬ lili, il cauallo <f Apelle, e i cani di N'Cia , dous coilero gli anim ili, per fe non mancano la giumenta di Mirone, la Venere di Prafsircle , e quella di Pigrmlione.di cui s’innamorarono gii huomini . E potrebbe in fine per vltima proua della fua eccellenza addurre il gran_j pretzo checoftano l’operc fue, & molto mag¬ giore di quel che fuole per le pittare pagai (ì. Ala auuenga che non iia cefi facile da decide¬ re qnefta difputa come altri crede;& come che alla fine fi pofsano non fenza qua'che ragior.e chiamar fore'Ie.efsendo amédue figliuole d’vn padre iftefso.ch’c il difsegno,& hauC-Jo per «ó- inune vn fol fine raedefimo, cio<5 có vna arti fi. ciofa imitinone della Natura offerire à gli oc. eh' noftri le foftanze indiuidue,contentili non. dimeno la Scultura di fopir la cootefa, e detes- ininar la differenza, cedendo per hora alla pit¬ tura , nelle cui lodi per mozzatle lunghe non jn vogj io oltremodo diffòndere.Tacerò.ch’e^ la lia prima figlia della Idea,madre del model¬ lo , Reina della merauiglia, Prencipefla della £mmetria , nutrice della proportene,alimen¬ to dell’archipenzolo,norma della riga, regola del compatto. Ni dirò i beni proceduti dal di¬ noto, e pietofo culto delle imagini fante chi.» per lei s’adorano: Vfo infin dalla origine delia Chiefa noftra ragioneuolmente introdottQ.in- di da tutti ifaeti Concili; legitimamentc ap- promto. Impcroche quelle fan Iodi pet auen- tura conimunali, e potrebbonoranto all’vna, quanto all’altra conuenire . Porterò folo in_j d»fcfà della Pitrtira rna ragione, la qual dourà (*’io don in'inganno) chiudere in tutto, cper tucco [p. 16]Diceria I. 7 tutto all’emula fua la boeca , &. è, che lo Rollo ottimo,& grandils. Iddio hà voluto più Pitto- rc.clie Scultoreffeconclo il modo del noftro in¬ tendere ) Junoftrarfi. Perche quando quella à quella altro vantaggio non port', balta ch’egli pet arricchir la fupelletile della fuaChiefa d’*n ineftimab.le arredo, bahbia lalciato in terra di fuo proprio pugno hiflonito non contint«_> materiali, & caduche,ma con colori immorta¬ li, & diuini quello drappo mifteriofo.di cui voi liete fatto dcpofìtario,Serem!limo Site. Vieta- uali da gl'antichi Romani fotto pena di perpe¬ tuo bando, che non potette alcuno Schiauo ef- fercitar la pittura , anzi in tanto honore era qu»lta protezione in quel fecolo, che gl'Impe- radori fupretni con quelle mani flette , con cui folteneuano gli feettti, & dauano le leggi ai mondo, non (I fdegnauano di trattare i pen¬ nelli, & di dare opera a’colori. Ma sì fatto co- fiome, fe ben in vna parte di quella diuina di¬ pintura fi può dire etterfi ode riuso, poiché chi i'hà fatta è il Prencipe dell’Vniuerfo; nell’altra nondimeno par che fi fu rotta la legge,perciò, che quello iltefso Signore coli grande,auttore di sì bcH’opra,ri(hetto in catena d’Amore, fi è fatto Schiauo per noi. Exìn,%niuit [emctipfum fermain fimi accipiens. Hor quello Impera- dore feonofeiuto, quello Schiauo innamorato dipingendo in vna ftraordinaria guifà, hà (qr- mata vna imagine rara,& infolita,pegno fi ca¬ ro, & teflimomo indelebile dell’amor fuo . Ri¬ tratto di fe delio, ch’egli voJfe ò donarcalla Chiefa fua come fpofo neU'vnirlì con la fpofa. Sponjabo te mihi infide : ò lafciare alla natura nollta come amante nel dipartirli dall' amata, ' A *, font

  • La PiT. [p. 17]rrRA

Pene me vt fignaculum Juptr cer tunm . Bel- ; la certo (fe debbo credere à chi ne fcr/ue J fu la prima origine della Pittura , di cui fouuiemmi ! uaurr letto , che l’inuentore fu Amore ; Percio- che Itcenrandofi dalla fua Donna rn’Amanre_j neN'virinia notte de'fooi trallulli per andar ló- | (ano, & volendo di fe lafciarle qualche ricordo difegnò la fua effigie rozamente nel muro,con- I cornata sii l'ombra del proprio Carpo al refleC fo della candela . Et co/i fcce il noilro celefte_j Vago, che in queU’cftrcnio , écdolorofo com¬ miato cou volle da noi allontanar/i fenza la- j feiarr in Pittura alla noftra memoria vna dol¬ ce rimembranza di fe fte/To,Pittura non roza_v,1 ma perfetta ; fatta all'ombra notturna d'vm . morte bombile,& tenebrofa.ma formata al lu¬ me ardente della fua infinita fapienza , & della fua fuifcerati carità , là aoue gli Arali d’Amore fecero vfficio di pennelli,poich’alrro ch’amoro, fe faette non furono già que’fantillìmi chiodi , che lo trafilfero in croce.Coli della propria ima- gine.ò più rollo di quella cb’egli portaua flapa, ta nel cuore, aozi del cuore ifleilo nella imagi, ne rapprcsaato ci fcce vn g Stiliffimo dono.Cor fuum dabit in fimi', itu dini picìur<e, & vigilia /ha perfidi opus E' >ersmente con ragione pud dir(ì,ch'Iddiocihabb:a il proprio cuore donato donandoci la fomiglàza di quello ritratto satoj Prodigalità, che daua molto da marauigliare al paticciffinio amico di Dio, onde dicea.Quid e/i homo,qui » magnificai tù?»Hl quid appetii* erg» eù cor f*«;Qiiclcucfre hà donato Iddio all'huo. monche per le colpe dcH'huorno infih dal pria, cipiodel mòdo hebbe à dolerli tato. TaSus do¬ lere eordii mtriuftcMS, Di quel cuore ad dolora* [p. 18]Di cer i a li 9 to,e’nfieme della ftapade’fuoi dolori nel ritrat¬ to ,di cui habbia prefo à parlare,ci bà fatto do- natiuo Iddio. Et fe Socrate braraaua il pecco di chnftallo , perche di fuora trafparelTc il cuore ; in quello cuore à beneficio nollro fi è adcpiuto quel defidetio,poiché riporto dentro vn taber¬ nacolo criftallino , à ciafcuno è iecito di mirar, lo. Pittura mirabile,aozi memoriale di tutte 1’- alcie (ue matauighe.Mtmtrià ftcii mirabilii Juorum,Et da che per fodisfare all’afFctro della miadiuocianeverfo sì facta reliquia,& per adé, jir l'rfficio del mio debito verfo V A. Serenifs. fono indegnamente inuitato à difeorrerne, per taccorre i 1 filo del ragionamento à capi, dico che quella venerabile imagine , & per rifpecco del Pittore, & per rifpecco della Pitcuca , & per rifpetto della cofa dipinta é mirabile. Mirabile dal-càto del Pittorech'èlddio.Mirabile dal ca¬ lo della Pittura,chJc forma diuina. Mirabile dal «5:o della cofa dipinta,ch’è tutta diuinità.Hor incominciando primieramere dal primo capo, nella petfona del Pittore deono molte codrio¬ ni cócorrere,ma à renderlo eccellete,& perfet¬ to fe ne richieggono principalmente tre, Scie- za,Spericza,&: diligéza Che inquato alla feien- za fappiaoperare;che in quanto alla fperienza fi.i efercitaco nella operatone; & che inquanto alladiligéza applichi l'animo à quel,che opera. Nella parte che conuiene alla fciéza,& al (ape- re dee il buon Pittore abbondare non folod’. ingegno nel ridonare, ma di giudicio nel rap- presétare,&d’eruJitionc nel cóporre.lngegoo cóciofiacofache quelle fieno le dipiture degn di loda,& di marauigtia.nellequalififotcoin de pitiche ùi fi diraoftra,e tuttoché l’arce per A f ftefla [p. 19]to LaPittvra fletta fta grande,l'argutia nondimeno l’eccede; e cotali c fama , che fallerò l’opete particolar¬ mente di Timante. Gmdicio poi,& prudera no meno, ch’ingegno fi defidera nel Pittore, per¬ che diferetamente fugga gl’atti fconci,& dalle fconueneuolezze con fommo auuertimemofi guardi. Cosi raccontali,ch’ApelIe ritrahendo il Rè AntigonoJI quii d’t nocchio era fcemo,Io ritraile in fnneo, accioche il difetto del corpo fu.Teà mancamento della Pittura attribuito. 1 Ma tutto ciò non bafta.percioche olere l’inge- gno.e’lgiuditio.che fon doni della Naturatila petfetriouc dell’artefice, di cui parliamo, la co- gnitione della maggior part» dell’ altre arti è ancora neceffaria. ideila patte, che tocca alla fperienza.oueroelTercitio, dee l’egregio Pitto¬ re del continuo vigilando Tempre meglio tutta- ! uia nella fua facoltà auanzarfi, nè giamai dalle fue nob li fatiche celiare. Vuolfì ellercitaie seza . fiancarli, perche incorai guifafacilitando à fe [' flelTo lo ftile , & acqmflaiidoiii habilirà mag- l giore.vienc a raffinate la perfettione dell’habi- j ro. Che pertiò il grand» Apellf,come colutene ' fapeua erte re la teorica fenza la prartica poco I meno,che inutile, hauea per vfo di non palfaroe giorno sézi linea. Nella parte fìtta! m£te,cheapr partienealla diligenza,òapplication*,deel’ac- corto Pittore ogni ftudio impiegar nell' opere fue,& con ogni accuratezza limarle. Non già ch’elleno Gabbiano con sì fatta iuduftria àl.cc- ' carioche ne riefeano ricercate; Imperoche non . vogliono effer polite con illento, ma agsuola- te con franchezza,ò quando pure ftento vi (ìa, ■■ non hà egli da apparire,anzi fotto vna artificio- ! fa negligenza danafcauderli. Quinci il mede- : imo [p. 20]Diceria I. n fimo Apelle foleua fotte Prorogene riprédere porche fouerchio tépo intorno alle figore fpc- defle,troppo afsiduamente ritoccandole,nè fa* pendo giamai la mano dalla tauola leuare. Hò breuemente racconto tutto quello ch’à codi* tuire rn Pittor perfetto fi richiede Icquali tutte cofe fe con fuprema em néza fi ritrouino infie- me congiunte in quello fourano Pittore,di cui ragiono.non voglio molto affaticarmi à dimo- ftrare. Badimi folo dire, ch’egli infiniramen» tesa,perch’è laftelTa Sapienza, che tinte le co¬ le inrende ; ottimamente fi , perch’è la ftella Potenza,che tutte le cofe crea;& efficacemente vuole, perch’è la ftefsa Bontà,ch’à tutte le cofe fi communica.La prima patte, cioè la (cienza , ne'Pittori mondani è imperfetta , percioche di zado,ò non mai auuiene,che in vn folo artefice fi vnifeano iufieme quelledifcipline tutte ,che in cotal’arte fon necefsarie. Et chi non sà, che gli ènecedaria la contezza della Tbeologia per poter con ficurezza deferiuere le cofe di Dio,degli Angioli, & de’Santi ? Delle Hiftorie fa ere, & profane per non (aliar ne’cofhirni delle perfone,òdegli auuenimenti? Della Poe- fia non parlo per notitia delle fauole, poiché.» con efla è quali vna cofa medelìma. Parlo ben dell’Anotomia per collocarci ratifcoli oellej fedi loro fenza ftroppio. Patio della Filofofia per cfprimere molti accidenti naturali fenza errore: Et fe vogliamo regolarci fecondo il detto di Panfilo Macedonico maeAro d’Apcl. je,come potrà egli tratteggiar eoe fondamen¬ to le linee fenza la Geometria ? come diuifare perfettamente le fabriche lenza l’Architettura? come rajptefentare i luoghi del mondo fenza A < la [p. 21]ix La Pittvra la Cofmografiarcome dimoftrare l’imaginidcfl Cielo feaza l’Alt rologia? come difegoarc i fui de'paeli,& le piante delle fortezze fcnza la Mi- litia; & come allumar le figure, far gli (corei, j Se atteggiare i moti, lenza la l’rofpettiua? Mà comc c poffibile , cht Pittore haueiTe gijmai ramo fcrentiaro, che insèr»ecogliefle adatta¬ mente tutte quelle dottrine, f« nou folo Iddio, di cui fi dice. Mt^nns Dominai nt>Jìtr,ó» ma¬ gno virtui tini, <3» {apientia eius no» t/l nu¬ mi rut* La feconda parte,cioc la fperienxajRS* Pittori terreni è difettofa, percioche la Pittura non in *n tempo folo , nè da vna fola perfona hebbe perfcttionc, ma da molti, Se appoco ap¬ poco riceuette ascrcfcimento. I Coriuthij dall' ombra deirhuomo(eomc fi di(Ie)tra(Tero i fuoi principij.Gli Egittijftirono i primi,che cólinee il corpo bumano eircofcriuelleto .Ardice Co- iiothio;& The le tane Sicionio la eflercitarooo fenza colori. Venne poi p an piano l’arte à dt- llinguer fe delta,& con le differenze de’colori,

  • de’lutni, & dell’ombte à format le coramif-

fure . Cleotanto incominciòà colorare. Apol- lodoro /irrottoti pennello. Eumaro Atheniefe fu il primo, che uella pittura dillinguefse dal¬ la ftminail rrufehio. Cimone Cleoneo ritro¬ ttò l'Knagiuioblique , & gli torcimenti de’ corpi, variò! volti in diuetle attitudini , arci- «olò jmu£p»li,enfiofe vene.&rincrefpòle ru¬ ghe degli liabici.PoIignoto dipinte primiero le doDtK eoo verta lucida^ eoo mitre à piò colo¬ ri; & fi) colui, cu’ad aprir la bocca, & à difeo- jrruei denti diede principio. Zeulìprefeà rin¬ forzar l'eminenza del rilteno, & diede all» ca¬ ie ia v'uszzadel paturalc.PjMtaéio inlcgnò à di- DrCBRIAf. [p. 22] 1} dipingere con fimmctria , efprefle la venufti del »i'fo , l’elegaoza de' capelli, Se al gindicio di tacci gli artefici di quel feoolo confeguì la palma nel finimento delle linee eflreme. A pel¬ le tìnalméte fecondo l’vniuerfale opinione gli andati, e futuri fuperò tutti, & recò l'arceal fommo dell' eccellenza. Di più non tutti furo, no del rutto perfètti, uè ognuno ottenne ogni fingolarità , ma à molti molte cofe mancaro¬ no, Se alcuni più in vna riufeirono, che in altra parte. Per la qual cofa ne’ fecoli antichi Zeufi portò il vanto nelle frutta,Parrafio ne’ contor¬ ni,Apellc ne'ritratti, Anfione nella difpofitionc, Atiftide ne gli affètti, Afdepiodero nelle mi fa¬ re , Pireico nelle beffie, Ardea ne’paefi, Paufi* ne’fanciulli, Eufranore ne gli heroi, Eutichidc ne’carri.Sofo ne’pauimemrNicia nelle donne, & ne’cani, Claudio, Serapione, & Eudoro nel¬ le fcene,Turpilio nelle figure picciole . t< fra coloro , che ne' t;mpi più à noi vicini fioriro¬ no, à mirabil riufetta hanno fatta il Parmigiani no nella gratia, il Correggio nella tenerezza , Titiano nelle tefte, il Ballane negli animali, il Pordenone nella fierezza , Andrea del Sar¬ to nella dolcezza, Giorgione nell’ ombreggia¬ re, ilSaluiaci nel panneggiare, Paolo Vero- refe nellavaghezza.il Tintoretco nella preites za, Alberto Doro nella diligenza, il Cangiafo nella pratrica,Polidoro nelle battaglie, il Buo¬ na roti ne gli fcorci.RjfaelloÌR molte delle fo- dette cofe. Ma doue fi ritrcuò giamai Pittore, che forte , ò effer poterti folo in tutte quefte_» eccellenze eminente , fe non folo Iddio, di cui fi dice. NuKjuid natii ftmitxi nubiù magnai, &pirftdti(citatiti Otti Là Kiza parte,cioè [p. 23]T4 L* Pittvra - la diligenza, ne’Pirtofi mortali, è fallace per. cioche per molto diligenti, & fofferenti ch'erti fieno , Don pollono tanti riguardi hauere , che in qualche cofa non manchino, ò che l'opera I appieno corrifponda alla volontà ,sì che in ef- fa fi ammiri perfettamente la maeftria del di. feguo pofleduto con Scurezza, Se maneggiato con pratica, la freschezza del colorito efpri. j mente negli atti citeriori gli effetti interni deL l’animo, ilpoflibile, e’1 verifimile delle atti. tuJini rnifurate con proportione, & comparti¬ te con giudicio, l’ofleruanza del decoro nelle arcioni, & ne gli habiti conformi al tempo, &al luogo, & appropriate alla materia, Se alle perfonc, la forza de gli sbattimenti non ! difcompagnata dalla nacuralicà , il componi, mento delle membra non difeommertie da’pro. prij luoghi, il particolareggiamenro dc’mufco. li anatomizati fenza pregiudicio deila motbi- dezza,la dilicatnra delle linee ben tondeggiate ne* contorni, Se tirate con foauita ; la nouità della inuentione, la riuacità dello fpirito, la chiai -zza de’ lumi, la foiccatura deH'ombre, l’acceunamento degli icorci, lo sfnggimcnco de’ lontani, i fui delle profpettiiie, i mouimen- ti degl’ignudi, la fueltezza del ferpeggiare, le piaghe delle veflimenta, i rolazzi de’reli, la gratia nella bellezza, la prontezza nella gio- uentù, la grauità nella vecchiezza,la manille, tudmc nella modeftia, la baldanza nella sfac¬ ciataggine, la furia nella braunra, l’auccoticà '1 nella maeftà, la piecà nelle diuocioni, l’allegria nelle fefie, la mefticia ne’ dolori, lo fpauenco nelle ftragi ,1’actencione nelle marauiglie , & in fomma quella maeicra n«uau>glicia, in cui la [p. 24]la gentilezza de'tratti rancida alla bizarria de* concetti, la fierezza fi accoppi del pari con la dolcezza , & l'artificio fi congiunga ?gual* mente con la leggiadria . Ma qual Pittore fti giamai tanto raro,che quelle cote tutte, & eoa amore adempiile, & con felicità pratticalTe, f; non folo Iddio, di cui fi dice: Dei perfettafuni «per* t Et ecco, ch’à lui folo pofsono ragione* uolmcnce conuenire quelle parole da me poco dianzi ricordate. Vigilia fua ftrdcit opris, poi* che l’opere fue fole hanno intiera, & Suprema rerfettione. Hà voluto adunque, hà Caputo, 8c i flato tèmpre folito Iddio di dipingere , Se ( fi come nella fu» Sacra Cofmopea canta il gran Cronifta Mose) hà nella creatione dell'. Vniueifo varie, & d uerfe marauiglie dipinte. Incominciò in prima à far paefi, quando dille* fe l'aria, fofpefe il fuoco, ragunò Tacque, fon¬ dò la terra , Spianò le campagne , incurvò le montagne, iiic.mò le valli, condensò le felue, raccolte i fonti, difciolfe i fiumi, dilatò i laghi, & in fomma dipinte quante in sècontiene_> quella gran machiha vniacrfale. Et quali de¬ lirio di luoghi d letteuoli offerfe giamai qua* dro Fiamingo all’altrui villa con vaghezza d’inganno, ch'aSsai meglio con verità reale non Pefpong?. àgi'occhi notiti quello imme- fo, & piaceuole teatro del mondo } O chi è che non comprenda eSserc il tutto miSurato,& lineato da quel pennello incomparabile • Vii tr*s quando ponebam fundament* terrt ? in. dica mihi,fihabts inte!le&nm , quii pofuit mtnfuras firn fi no flit vel tjuis tttendit fuptr etm lineami Dìlettofsì tal fiora di far grotte), che, formando tanta yaiictà d’animali, par[C tet-

  • 6 LaPiT [p. 25]TVrZ

terréni, parte acquatili,parte volanti, compar¬ tendo il guizzo a’pefci, il volo agli vccelli, lo ftnfcio a’fetpent'jU eorfo alle fiere, e dando al Cerno le Corna, al Cauallo le zampe, al Cin¬ ghiale !e zanne , all’OiCo le branche, al Leone allattigli, all*Iftrice lefpine , alCameloIo lcrigno, all’EIefìte la probofeia .Illic preclara cpera, & mira Mia, varia btfliarum gtrura, & emnium ptetrum & creatura btltiartim. Coen pia eque fi alle volte di far fedoni. Riuol- geteui ( vi prego} à riguardare per la verdura tanta copia di fiori, e di foglie, e fronde, e di frutta, e di fpiche, e d’herbe.e di piante,e di ra¬ dici,e di bofeaglie ; e ditone poi fe fi polTono più bei fregi,e fogliami dipignere.ò più ricche Spalliere,e cortinaggi te Ile re di quelli,e quelle, ond’egli adornò quefta fpatiofa cafa dell’huo- mo . D temi fe fi ritrouano drappi in Lidia,a- razzi in Babilonia,ò tapeti in AlelTandria, ch’à i naturali etnamenti,che per la terra fparfi fi veggono,non cedano di gran lunga. Chi è,che vegga il cinabro della rofa, il minio del garo¬ fano, l'incarnato del papauero, il candido del geifomino, il giallo del girafole, il cileflr© della viola ,1’azurro deU’infiorito,e che non_* ammiri la fapienza, e lo fttlc di quel gran Co¬ loritore ? qual labto è che non fi Aringa? qual ciglio che non s’inatchi? qual fronte che non s’mcrefpi nel rimirare la variabile fpoglia, di cui fi verte il Camaleonte r il ponipofo moni» le, che porta al coltola colomba: òla fio¬ rita ghirlanda , che s’intefle della coda il Pa¬ llone > qtial’huomo è tanto ftolido, che al¬ zando gli occhi alia vaga dipintura , che-* per i’oppofaione del Sole negli bumidi mmo¬ li fór- [p. 26]DICERIA I. 17 li forma l’ateo balnco di ceruleo , di purpu¬ reo, & di *erdiccio , ftupido non dica . Vide arcum, & bencdic tum , qui fecit il¬ luni . Valile ffecitfus e/i in fplendort [ut. Fece oltracciò delle fàntafie , & de’capricci, con produrre tanti moftri bizarri, tanti, Si fi ftram , Si ftratiaginti portenti, non (ol difor- mi, ma etiand'o Immani, non folterreftri, ma etiandio celeftì , non fol quanti alla gior¬ nata quaggiù ne’Tuoi arbori ne partori!c«_» l’inferior Natura, ma quanti dal principio del moudo lafsù n’aflìfTeil Rettore della Na¬ tura ; quagg ù Sirene, Se Tritoni ,& Satiri , Se Senrcapn , & H'dre , & Sfingi, 5c Ciclo- pi, fi Centauri, &Minorauri: la&ù Tauri, fic Montoni, & Leoni ,& Scorpioni, Si Cancri, & Capricorni, Si Cani, & Lupi, & Corni ; & Cigni, Si Lepri,& Pegafi, Si Aquile , Si Bale¬ ne,!: Delfini,& Orfe,Sc Serpenti; tanto quel¬ li che non eccedendo il numero di dodici fi¬ gurano la Zona obliqua; quanto quelli che fiammeggiando nel fermamento (imagini ap¬ punto dagli Altrouomi nominati) compiono il numero di quarantaotto. Quifmit Arfttt' rum, & Oritn»,& Hjradus, & inttritra An¬ tri. Uifdcù di più à far dilegui di chiaro ofeu- ro.Ecco il giorno Si la notte;i lumi didimi col profilo dell’ombre, l’ombre rischiarate dalla dolcezza de’Iumi.Er ecco l’alba, termine del¬ la luce,Jc delle tenebre,& ronfine delle delle, & del Sole. Vedete quando ff unta il Sole dal« l’Oriente , come il pennello della luce, iutin» to ne’colori dell’Aurora , incominci pian pia¬ no à miniare il Cielo ; come diuinamcntej il nero coi chiaro mc(colando,& tratteggian¬ do iS Ld [p. 27]Pi tt v R a do l'aria di fofco, 8c di liminolo, faccia prima in campo d’azurro olttamarino quali vn’ab- bozzo del giorno; indi appoco appoco rem- . prando la grana fina con l’oro macinato , Se colorando i nujoletri di vermiglio,& di racio, J vengaà terminarlodiftint mente; Et chi non ammira, ò non loda vna pittura così bella di quella fapientilTuBa mano ? Tu fabricatus es sturar.im Stltm.Egt Dominiti, ©»»J» al¬ ter formans ÌHccm,(ycreans ttnebras. Prouofli ancora , ficome alluminatoreeccellenriffìmo, a far delle miniature dilicate,& gentili.Mirate ,1'Api, guardatele Zanzare, inuèftigate i Ra¬ gni,olTeruate i Bigatti,contemplate le Locciole confiderate le Formiche,minutiffimi fra tutti i corpi viuenti. Volete dilicatura maggiore ? Ec come poteuano con più efqoifito artificio,ò co più accurata fottilkà effer dal Aio diligente^ •pennello organizate >)v*dt ad fornicamo pi- gir, & confiderà vitti titts,& di jet fapìtntià. Nè meno nella Plaftica.e nella Scultura dimo- ftrar fi volfc dotto , & efperto, prendendo tal- uolta à lauorar di rilieuo , «ozi pure a guifa di giudic ofo Pittore , il quale afiai fouente quelle irteli* figure ch’cglihà di colorile in tauola,ri¬ duce in modello di ftucco, ò di terra , compofe j’humaoa ftatua di limo , & di fango . tgo et Ubo /'pulutram eius. Sopra tutto ritraffe fe medefimo, & di fe mede fimo fece molti ri¬ tratti,& ritratti tutti limili,& tutti belli.Ccrto à che niuna cofa propriamente fi può dire in ,, tutto fimileà Dio. Deus quii erit fimilis libi ? Q*is tnim fimilis mtis Non tfl fimilis mi Domine . Però ( diceua Antifone Cinico ) non bifogna pcufare dj coaofcer la fac-, ?» [p. 28]Diceria I. eia di Dio per imagine che di lui fi faccia. Et Senofane beffo ndofi della vanità de.): genti adorarne! delle ftatue,diceua che fe gli animali ir ragion: uoh le maui hauute lunederò, & ha- uellcro faputo adoperarle, bauiebbono anch’- eflì fa tifi gl'Idd j nella forma loro, sì come nella loto hanno farlo gli huomini . Quinci dille il Poeta. „ Nulli attttm effigia, nulli csmmiffa me¬ lato . t. Formatiti. Er qiufto mede fimo concetto parue che hauefie ifa'a,quando diceui.Ciiiirga/imilcm—> feci/li: Dturni dut quam imtgìncmfonttis ti! nunquid fculftilt emnc confi «bit f.zbtr f aut nuriftx auro figura bit illnd ? ó> Umiais ar¬ genti is argentari»! ì Cpmutcoció molti ritrat¬ ti vCciti ftwo della mano di qucfto fopracelcfte Artefice, ne’wrtli tutti hà lafciato Rampato al* cun veftigio della propria fomigtianza. Ritrar, to di Dio c il Sole. Ritratto di Dio è l’Huocao» Ritratto di Dio è l’Angiolo . Ritratto di Dio ìè il Verbo. Egli è però bene il rero, che fe be¬ ne non folo in quelle prime tre , ma in tutte quante l’altre fue fatture riluce il carattere del¬ la diuina mano , ncll'vltima imagine ch'io dilli par nondimeno , che fi fia qucfto l'omino Pittore particolarmente compiaciuto ; aozi fe¬ condo il coftumc appunto de'dipintori, i quali fogliono d’vna iftefsa figura dinerfe copie for¬ mare , tutti gli altri tre cauò da quefto primo, Se principal fuo ritratto. Ritratto di Dio, 5e- renilfimo Sire, è il Sole, StUm (uum ari¬ ti facit frper infio>,& inixftos. Sclem fmum, Lo chiami fpccialmciuefuo, perche fe bene per io LàPitt [p. 29]vra per la pcrfcttione della figura.& per altre cir¬ codanze tutto il Cielo ft può dire che fìari. tratto di D o . „ idundum mtntt gtrtns,fimilique ima* gini form*ns . il Sole nondimeno c quello, in cui maggior¬ mente appare ,& rifpltnde la fomiglianza di erto facitore.Perciò i Pitagorici haucuano in ifod'inchinarlo nafeente. Perciò Platonsj chiamollo Idolo, Se Coloflo di Dio porto nel Tempio dell’Vniuerfo;& altroue vifibilefì- gliuol di D’o. PerciòLamblicodifle .ch'era xiguaidtuole imagine della diuina intelligc- ia. Perciò nella prima lingua tanto il figliuol di Dio, quanto il Sole con la rnedefima voce c’appellano. Son quafi amenduedella fanità autori .DaHefiodo,&daHomero è detto iìgl'uolo d’Hiperioue , & di Thia, cioè della «Luinità . Da Orfeo occhio della giurtiria, Se lame delia vita ; Et appo lui lignifica laftefli Sephiret, e ouero numero Cabalirtico, cioè Tiphcret, interpretato bellezza.Da Euripide lampada di Dio . Da Speufippo Apollinea , qiufì contenente in sè la forza , & la luce di tu.te le (ielle. Da Heraclito fontana di luce. Et dagli Hcbrei par mente è chiamato 'Se* roes, che tanto importa , quanto luce. Da’- Gieci Hel.on , ò Haylon, perche fi mota in¬ torno al bellico del inondo.Da’Latini Sol, Se da^li Adiri Adad;iìche altro non vuoldir che Solo . Da Oceroue moderatore del tutto. £ finalmente da Ambrogio Satocon altri ceto eucoaiij nobil (Timi c celebrato.Et diucro chi ì die nò tauuifi,& nó raffiguri in querta bel- lilfima figura la lineatura di DioiTutto chia* rezza, [p. 30]Diceria I. »i rtzza,tutto bellezza.Ofole,occhio deliro,5zi pu- ! pilla del Cielo, fpecchio, & fuggello della Na. I tura;cenrro,& cuore delle sfere anima, & men¬ te del mondo,fuga,& flagello dell’ombre,gem¬ ma, Se reforo della luce ,& lampa,& lumiera,.* del giorno, vita , & allegrezza de gli liuoimui, tenore, & regolatore del tempo , condottiero de gli anni,padre della generationc, Fenice de* lumi, fineftra deU’Ofiente , fanale delTVuiuer- fo, & per fine lìmulacto immortale , & incor- rottibile dello Aedo Iddio,ilquale in te hi rpo-

fio il fuo padiglione, il fuo trono, & lafua^.

reggiamo[uit in Scie tabtrnactilù f»ù. Quinci auuiene, che nella Natura torte le cofe anco fo¬ no più dell'altre nobili, pretiofe, & petfette_>, quanto più fono della qualità folate parreci. i panti. Il carbonchio fri le gemme, l’oro fra’- 1 metalli,la porpora fra'colori,il miele, fra’licor», il mufehio fri gli aromati ; tra'fio ri la rofa , ni le piante il balfamo , tra gli alberi il lauro, tri gli vccelli l’Aquila , tra'pefci il Crocodillo , tra le fiere il Leone; Roma tra le città,Caldea fra le l Prouincie,il cuore frè le membra , l'occhio fra’- I fentimcnti, l'intelletto frà le potenze, il fa?co fri gli elementi,l’Empireo, fra'Cieli, il Serafino fri gli Angioli. Laonde fe pute può alcuna feu- fa meritare l'antica Idolatria , i più fcufabili Idolatri io pet me (timo,che fuffero i Perfiani, i Caldei.& gli Egitti j, adoratori del Sole, poiché ■ febene notabilmente errarono adorando co¬ me creatrice la creatura , nulladimeno frà tutte ' le creature corporee alcuna non ve n hà ,chej meglio,ò più al viuo la diuinità rapprefcnti di quel che fi /accia il Sole Iddio è vno , il Sole I èlolo,Iddio vriifcc tré pei Cane in vna foftanza, [p. 31]L* PrTTVRA. il Sole congitinge tre cofe in vn foggerto . Id- ■ dio Padre.lddio Figlio,& Iddio Spirito fono vn D o; ilcorpo, il ragg'o,& lo fplendore fono vn Soje. li Padre genera il Figlio, Se da quell», & daqotllo procede lo Spirito ; la foftanza del Sole produce il raggio,& dal!’vno,& dall’altro nafce lo fplendore . tl Padre, benchc lìa origi¬ ne del Figlio, & dello Spirito , non è però più antico dello Spirito , ò del Figlio ; il corpo del Sole, fe bene è cagione del raggio, & dello fpleudore, non è però innanzi allo fplendore , ò al raggio. Il Figlio li calò in terra,nè però lì difjni dal Padre, o dallo Spinto, ma fù tempre infeparabilmentc congiunto allo Spirito , & al Padre in Cielo, & in terra; il raggio difeende da! Sole in terra , nè mai (ì difpirca da! Sole , à dallo fpìcndoie, ma è fempre induiiìbilmeme vnito con lo fplendore, & co! Sole in terra , Se in Cielo. Lo Spirito è col Padre, & co! Figlio, ' nè giamai fe n’aì!c«tana,& pure in ogni luogo fi trou i,& nt’più chtuli pettis’incerna;!o fplen¬ dore è nel Sole, Se nel raggio, nc giamai fe ne diparte, & pure il tutto illumina , Se nelle più profonde cauerns riappalta. Più. Si come Iddio hà in fe potenza,fàpienza,£c amore; così il So* le lià in fe moto,lume,& calore. Sìcome Iddio è oggetto beatifico, che contcuta i beati, mco¬ irebbe Io contemplano ; coli il Sole è corpo puro, nella cui villa ogni occhio li compiace, Slcome Iddio è bene fommamenfc communi- cabile,& diffufiuo.così il Sole non lafcia mai di recare a’niortali il folito giou imento. Sìcome Iddio con la fua eterna prouidenza ci gouerna, & non è menoma creatura, la qual beneficio nou riceua dalla fua protezione ; così il Solej [p. 32]Diceria I. * j con la fua vkiacc virtù non gli animali foftiene-, Si non è picoiol verme, eh’ utilità non tragga della fua cortcGa. Sì come Iddio per tutti gli effetti della fua grandezza fpande , talché non è gente tanto Barbata,da cui non (ìa conofciu- to Idd'o ; così il Sole per rutto ^calore della fua face fparge; talché non è l»ogo tanto in- Jiofpiro, doue non fi fenta il Sole. Sì cerne Id- dio in vn infrante comanda, &efleguifce, & fenza interuallo di tempo opera ciò ch’egli vuole; così il Sole,oltre la velocicà del fuo cor¬ po rapid:(Iìn:o, Si nel corfo proprio, & nell’¬ obliquo , appena fi leua sù’l primo punto dell’- Orizonte , che tocca co’ raggi gli eftremi ter. nvni dcU'Oetidente. Più. E Signor de’Signo- ri, & di tutte quante le cofe Monarca Iddio ; E Prenc pe de’Piancti,Duce delle Stelle, & Rè di tutte l’altre sfere il Sole. E infinito, immenfo, immifurabil: , incircofctittibile dalla capaciti de’mortali Iddio; E per mifura Geometrica^» maggiore cento, Se più volte di tutto il globo^ della tetta, & auanza tutte le Stelle di gran¬ dezza il Sole. E cteatore di tutti gli venti ^ Se per efler d’ogni fecondità fonte, & origine, in¬ fonde l’anime in tutti i corpi Iddio; E fecon¬ diamo , & genera quanto negli elementi (i cria, concorrendo etiandiocon l’huomaall’* humana produzione il Sole. Habita vna luce inacceffìbilc, & s’ammanu di fpleudore, come di redimento, Iddio; Sfontana di luce inedie- cabile , & circonda la fronte d’ innumerabili lampi il Sole. Giunge da confine à confine, Se difpone il tutto foauemente Iddio; Procede nel fuo camino con ordine certo,& con mouimen- to tegolato il Sole, Dà à fuo talento legge, & re- [p. 33]14 La Pittvr* regola alI’Vniuerfo , tacendo (oliente cangiar tenore alla Natura Iddio jdiftinguc l'hoieai giorni, compatte i me(i agli anni, & varia le vicende à unte le (tagioni li Soe. Più. Raggi¬ randoti il Sole di grado in grado , fpatia del continuo fra’due Tropici, Cancro, & Capri¬ corno in quella guita iftcfta , che racch uden¬ doti Iddio tra'coniìni delia carne , fece rea mezanirà perpetua di dii: nature , diu ua , & humana. Porge il Sole alla Lina più cb’à cut- tc l-’altre (Ielle la communicanza del fuo lu¬ me in quella guifa iftclTa , che versò Iddio in vna Vergine più ch’in qualfiuoglia altra cica, tura la pienezza delle (ue grat e . Difcorre il Sole per Io torto cerchio del Zodiaco , che in dodicifegni è di(lmto,& quindici porca à tutti la chiarità della luce in quella gu.ìa ifìeda.che danda Iddio tauore, & forza ai dodici Apo¬ stoli , feminò per tutto col mezo loro la verità deltafède . Fiero auuerfario è il Sole delle te¬ nebre, onde difeacciando la notte, conduce à noi la chiarezza del giorno in quella guita i(te(7a, che nemico capitale è Iddio del pecca¬ to , onde lo bandifce, & punifeeapportando agli huomini la talute. Delta il Sole dal Tonno le genti, & le richiama alle loro (olite fatiche in quella guita i(tc(ta, che rifueglia Iddio dal. la loro pigritia I’anime,& le inuita alle opera, tioni della carità . Più. Quando (punta Iddio conlagratiain rn cuore, ne cancella tutti i penfieri men degni ; Quando (orge il Sole in sù’l mattino di Letiàte,rade tutti i minori fplc. dori del Cielo ottauo. Quando Iddio con la fua gratta illuftra , & tocca di tutta forza vn’- amma, ne difgombra ogni imperfettione , & difcuojQuando il Soie poggia sù’l mezogioc. [p. 34]Diceria I. 17 no difendendo per dritta lineai raggi , ren¬ de mu^ore l’ombre dc’corpi opachi . Quando Iddio per cagion della colpa dall'hqomo lì di¬ lunga, lafciaciafcuna parte di elio in gelo, iti caligine,& in horrore; Quando il Sole iì dipar¬ te p:r calare al mare Atlantico , fila terra ri¬ maner gelida,horrida,e tenebrofa . Vede Iddit^ tutti i fccreti più nafcofti, e fpia le più intitHi_* imaginationi delle menti ; Penetra il Sole co* fuoi raggi fin nelle più profonde, e ripofte vi. (cere della terra . Diflolue Iddio con le fuc oc¬ culte, c tacite infpiiationi l'oftinationc altrui, Se inrencrifce la durezza de’cuorijDifcioglic il So¬ le nelle fommità de’monti le congelate neui , c l’accumulate pruine in tepidi rufcelli. Solleua Iddio al Ciclo i noftti penfieri ofcuri.e vili,e pu¬ rificati gli trasforma in falutifere lagrime; Tira il Sole dalla tetra in alto i vapori grauofi.e baf- fi,&a(Tottigliatigli conuetre in fruttifere piog- gie . Belliflìme antithefi,gentih(Iìmi rifeontri, fomigliantiflim; pnralelli, onde (prefuppofta la proporiione) Iddio,e’1 Sole fi corufpondono, e contrapongono infieme . Ma quantuuque_> quefta grande , Se infaticabil ruota di luce lì* • (come det:o habbiamo^ritratco di quel Sole fpi- rituale,che di fe ile fio diiTe, Ego fttm lux mun¬ ii, non è egli però, Setemfs. Sue,che per edere femplice corpo.ritratto men perfetto dell’Huo- mo n on ha, il qua! di corpo, e di fpir irò è com¬ pollo. Prencipc fondatore di Città nob:Ie , òdi palagio iiluftre,dopò l'hsuere con magnifica . fpefa , e con pompa fplendida condotta a fine la ftiuttura , e terminata lafabr ca, fuoleòndìa piazza,ò nella cotte,ò sù la porta,òdi marmo, ò di bronzo, ò di colori lafciatui a perpetua me. LcDictrit, ' B mo- ìé [p. 35]La PittvraI ria la propria imagine . Et l’tmptradore dell’- Vm'ucrfo dopò l’hauer gittate le fondamenta delle terra (opra le (palle degli ab,ili , piegata in arco la gran volta del Cielo,freggiato il tetro di delle,alzate le mura de'monti,dabilite le co* Jonnede'poli aperti i balconi del Sole , e dell» Luna,indorata la fìnedradel giorno,innargeta. io il padiglien della notte, fmaltato l'vfcio dell* Aurora,dilatate le logge dell'aria, didimi i pai» chidc'climi , datolo (piraglo al camino del fiioco.piantati i giardini de’bolchi, ladricjto di fiori, il pauimentode’ptati, r p enod’acque_> , e di pefcagiom il viuaio del mare , popolata d’ anime viue la terra , e fornito d'edfficare li_» tnachina marauigliofa,che Mondo fi dimanda , nel bel mczo di qu: d'ampio anfiteatro volfel' buomo collocate , accioche dalla turba vulga¬ te di tutte (altre creature fude come loro vni- uerfal Signore riconolciuto,& vbbidito, e come fuo naturai ritratto ammirato, e riuerito, e ihe in fegno d'homaggio,e di valTalIagsio tutti gli animali da lui nctuedeio nome efficace. Sòma, c componimento di tutte l’altre Tue fatture,epi¬ tome , & epilogo del maggior mondo, arbore alla rouerfcia,che hà le radici ne] Ciclo, animai manfueto, legame fià l’intelligenza , e i corpi, compagno degli Angioli, Vicario , e Luogote» nente di Dio , anzi Vicedio in tetra, viuo teatro delle diuinemerauigliejdt forze debole, d’alpct- to humile.di datura picciolo,ma d’animo vado, di mente occelfa, di fpirito potente, oracolo de gli oracoli,miracolo de’miracoIi.Cofi conchiu¬ de quelGrande tré volte maffimo.A^gnw/» mi» raculum <ft homo. La cui mente lucida è ador¬ na d'vn raggio della diujnità , nella cui (accia ini- [p. 36]imperiosa risiede una maestà veneranda, la cui fronte non china; ma sublime si solleva verso le stelle. Le fiere lo temono, gli elementi lo servono, la Natura gli sottogiace. Omnia subiecisti sub pedibus eius. Prende l’immense Balene, ritiene i veloci Delfini, doma gli smisurati Elefanti, soggioga i feroci Leoni, imbriglia i superbi Destrieri, imprigiona l’Aquile altiere, e le vipere istesse implacabili, e gli Aspidi inumani, e rigorosi addomestica. Felice lui, le avesse così saputo signoreggiare, e tenere à freno i propri appetiti, serbando intiero l’abito innocente della original giustitia, come fatto della plebe de’ rettili, de’ volitili, e de’ quadrupedi eccelso Rè, fù scelto à possedere libero lo scettro; e assoluta la signoria di tutte quante le cose sottolunari. Dominamini piscibus maris, et volatibus coeli et cunctis animantibus, qua moventur super terram. Chi vuol notare la sovrana eccellenza, e nobiltà di questo umano sembiante, osservi, che nella creazione degli altri animali Iddio comanda agli elementi, che producano; ma nella creazione dell'uomo impone à medesimo che faccia: in quella non assegna ad alcuna specie luogo particolare; ma in questa pianta apporta il Paradiso delle delizie; in quella dà la forma à i corpi, et all’anime in un medesimo tempo; ma in questa forma prima il corpo, e poi l’informa dell’anima; in quella basta senza consigliarli semplicemente ordinare; ma in questa chiama prima à consiglio, non dico gli Angioli, come affermano gli Hebrei, non le misure, ovvero Idee delle cose, come vogliono i Cabalisti; ma tutte, et tré le persone della propria divinità. Faciamus hominem ad imaginem, et simili [p. 37]tudinem nostram. Ad imaginem per quel, che concerne alla forma; Ad similitudinem per quel, che pertiene alla natura. Ad imaginem, ecco il dominio, che hà sopra le cose corporali, e terrene; Ad similitudinem, ecco l’imperio che deve havere sopra le passioni interiori, e i movimienti del senso. Ad imaginem quanto alla ragione; Ad similitudinem quanto alla dilettione. Ad imaginem per la cognitione della verità; Ad similitudinem per l’amore della virtù. Ad imaginem secondo l'intelletto; Ad similitudine secondo l’affetto. Gli diede l’imagine, perch'egli fosse atto a conoserlo. Gli diede la somiglianza, perchè fusse inchinato ad amarlo, e conoscendolo, et amandolo lo possedette, e possedendolo fosse beato. Non bastò a dir solamente ad imaginem, percioche alcune se ne ritrovarono fatte da dipintori ignoranti, le quali sono imagini, ma non somigliano. Soggiunge. Ad similitudineam, perche somiglievole a maraviglia fù formata questa da quel sapientissimo maestro. Par che convenga alla maestà de’Prencipi grandi, e de’Regi, colà dove non fi possono con la persona trasferite, mandar l’imagine propria, accioche posta in sublime, et eminente luogo, riconoscano i popoli soggetti la faccia del Signor loro, e quali presente lo temano, e co’dovuti honori lo riveriscano. Il che fù da' Romani Augustì osservato troppo bene, la cui effigie per le Città pottata, e per gli eserciti, si esponeva ne’ publici Pretorij; e nelle insegne militari infieme con l’Aquila si spiegava. Anzi alcuni di essi in tanto eccesso, non sò s’io mi dica di superbia, di pazzia, ò d’empietà, smoderarono, che ne’templi istessi comandarono che [p. 38]tutte, e con vittime, e con incensi, e con vini; e con giuochi, e con altri superstisiosi honori al divino culto pertinenti adorata. Laqual cosa quanto a i cultori della Christiana religione all hora sorgente fusse molesta, e pericolosa; e con quanta prudenza fusse da’Catolici Imperadori a cotale scandalo proveduto, le sacre leggi di Gratiano, e di Theodosio lo dichiarano apertamente. Hor’Iddio, il qual per comunicarsi a noi, a i nostri costumi talhora si accommoda volentieri, stimò alla sua infinita grandezza opportuno, in questa provincia del mondo, quantunque molto angusta alla immensità sua, dove vederlo occhio mortale non può, discoprirsi in certo modo singolare per mezo d’un suo ritratto somigliantissimo effigiato nell’huomo, accioche e essendo quello istesso, l'huomo quaggiù nel mondo, che lassù nel Cielo è Iddio, l'aspetto di quella luce invisibile in se stesso come in una tavola, ò in una statua alle creature tutte rappresentate, e tutte insieme da essa contemplato, rispettato, e temuto. E piacque a quel sommo fattor delle cose, non dirò già d'imitar Fidia, ma più tosto con l’esempio di quello Scultore ammaestrar noi, ilquale nello scudo eburneo della statua di Minetua, ch'era d'avorio, in tal guisa l'effigie sua intarsiò di commesso, che senza distruggere l'integrità dell'opera distraccar non se ne poteva. Cosi Iddio talmente nell'huomo la fua imagine affisse, che svellerla, ò cancellarla è impossibile senza guastare tutta la fabrica. E per essa assai meglio, e più chiaramente che per lo nome non si suole, se ne può comprendere l'auttore. Per laqual cosa i Filosofi contemplatori della [p. 39]Natura, seguendo con la specolatione dell’intelletto la fiaccola del lume naturale, da certi incerti anzi che nò, e torbidi raggi di maravigliosi effetti, che l'anima per gli velami del corpo trasfonde, conobbero anch'essi, se non perfetta questa divina imagine, quale i sacri libri l’hannoo manifestata, alcuna ombra almeno, ò vestigio di essa ritrovarvisi. Così Mercurio Trimegisto insegnò à gli Egittij, che dalla bellissima opera dell’huomo può più che da qualunque altra fattura si può intendere il gran fattor Iddio. Così Zoroastro Battriano ferrittore antichissimo negli oracoli Caldei non andò guari da questo parere lontano, onde di lui quel memorabil detto rimase: Signa paterna mens infervit animis. Che dirò di Fiiocide, Poeta di molti Filsofi più antico? Questi l’imagine di Dio a noi occulta investigando, et quasi attingendo non lasciò di farne mentione in quella sentenza: Spiritus est usura Dei mortalibus, atque; imago. È *verisimile, che da questi fonti la medesima dottrina ne'libri di Platone si riversasse, dove questo nobilissimo ammaestrator de’ Filosofi scrisse l'animo nostro esser divino, et immortale, cioè à Dio somigliantissimo. Nè d’altr’acqua è credibile che bevesse Marco Tullio, che della Platonica, nella fua Filosofia dell'huomo quando disse. Providum hoc animal, fagax, multiplex, acutum, memor, plenum rationis, et consilij, praclara quadam conditione generatu à supremo Deo; conchiudendo finalmente. Est igitur homini cum Deo similitud. Al grande Aristotile istesso non fu nascosta quella verità, il qual mentre dice esser proprio della divina natura l'inteudere, e’l sapere: mentre confessa l'hu [p. 40]mana natura esscre assolutamente divina; mentre testifica l'huomo esser frà tutti gli animali ò solo, ò più di tutti partecipe della divinità, con che ragione potrà negare l’huomo esser similissimo à Dio? Da questa ragione convinto penso io, che nominasse egli la noftra, mentre cognata degl'Iddij, et con esso loro strettamente d'affinità congiunta. Scorse ne’successori Filofofi tanto Greci, quanto Latini la medesima opinione, onde Sesto Empirico deputante contro i Matematici che negavano Iddio, non altronde seppe meglio la sapienza, di quel divino Artefice argomentare, che dalla imagine suà in noi impressa. Et appresso L.Seneca si legge, che’l Savio (eccettuata la morte) è vicinissimo, e somigliantissimo à gl’Iddij. Ne' Poeti Gentili parimente de’ Filosofi studiosi sfavillò un raggio di questa istessa cognitione. Quindi Arato questo emistico lasciò scritto. Ipfius enim Iovis genus sumus. E che altro volle accennare Ovidio, quando descrivendo la procreatione degli huomini, cantò,

Finxit in effigem moderantum cuncta deorum?

Che Manilio nell'Astrologia dottissimo, il qual con maggior gravità l’espresse

Exemplum Dei quisque est in imagine parua?

Ma dall’ombre filosofiche passiamo hoggimai all'aperta luce del Theologico Sole, dove non hanno però infimo luoco gli oracoli delle Sibille, le quali di divino spirito accese, molte cose future stimati haver predette, et molti celesti misteri haver mi [p. 41]LaPittvraJ labilmente riuelati. Horquiui , mentre 1*3 prima manifjttuta delThuomo fi defcriue_> , non fi legge Iddio hauer bello , e nobile I’- |. huomo creato ricrahendolo dalla propria ima- (■ giac? E l'Eritrea , ò qual fi fufle , di quefta imagine tn noi diurnamente npofta , e di cui f l'anima è cotanto nobilitata , nó cantò con pa¬ io!? fi fatte. Imagi me* t(l homo ricini» ratio- j ■ntm hnbins f Quefta rnede/in» propofitione I afferma Ambrogio . Qoefto iftelfo conferma Gre<>orio.Ma chi più chiaramente dello Spiri- | lo lanto idombrò la noftra 4>u'na origine , e teufeguentemente la fimiliflldine per bocca di 1 ■ nid,dicédo,E£<> dixi Oif (flit, & fi[ij txctl- * fi emneiì Er doppo lm perGiouanni : Dtditeh l f o:eftiuè filios Dei fitti f Edopòhii per Paolo, I Qui adbirtt Deg,vnus fpiritus tfficiiurcù tei I Sciba talméte in fe fteflo, ò Iddio,Timpreffione ! del diluii fuggello quefto tuo fimulacro anima, to , e fpirante , che in tutte Tattiom fue moftra t floofolod’efTerti fimile , ma prerende, quali I tuo competitore , d’emularri, e di concorrer \ tero. Se tu fei potente, Aleflandro, eCefare_> ' «on le forze, e con Tarmi vincono il mondo.Se iu fei fapicme^latone, & Ariftorele con lo Au¬ dio , e con la fatica acquiftano Thabito dellej feienze .Se tu fei per tutto, Cadmo ntroua le_» letterCjOiidc può Pliuorno cfFerc in più luoghi, ! fe non col corpo, almeno con la fcrittuta . Se ; tu fei eterno, Giouanni di Magontia inuenta } Je ftampe , con cui Thumana memoria può e- { ternari». Se tu col foffio infondi la vita in vna inaila di fango,Prometheo di forma, emoui- mcnto alle imagini fatte di terra . Se tu irifpiri ; lo(pirico,enfiatoneli'Embrione , Giulio Ca¬ rni li o ” | [p. 42]Diceria 1. jj mtllo per forza di lambicchi fabrica vn fan¬ ciullo anhelante.Se tu.diftingui la fauella,& ar¬ ticoli le parole agli huomini, Alberto Magno con diuerfi ordigni forma vna tétta di bronzo che parla . Se tu col tuo fpirito fei portato fu« blimeper l’acque , Tifi ardifce di rompere.» con vn fragil legno i flutti del mare . Se tu ca¬ mini fopra le penne de’venti, Dedalo s’intefle piume di cera , & varca à volo la region delle nubbi.9e tu con l'efficacia della tua parola edi¬ fichi i cerchi de’Cieli,Archimede c6 l’indurtria della fua mano machina vna sfera, che con re¬ golati giri fi muoue. Se tu dai virtù d'inccderc al fuoco,lo fteflo Archimede ,e Procloforma- no artificiofamgte fpecchi tali,ch’opporti al So¬ le vibrano di l6tano le fiamme. Se tu empi l’a¬ ria d’vccelli,Archita finge di legno vnaColóba che fpinta da contrapefi difpiega l'ali. Se tu a gl'ifteflì vccelli fciogli il canto, Leone Impera- dorc de’Greci pofTiede vccclletti d'oro, che ca- tauo. Se tu a’Serpenti doni il fifchio, Boetia ottiene Serpi di rame fibilanti.Se tu fulmini, e tuoni, Bertoldo Tedefco mette in vfo lo fcop- pio della bombarda . Se tu faiofcurare, e pio- uereil Cielo, Ruggiero Bachom per virtù di pura Magia naturale produce in aria nuuoli, e pioggie.per conchiudere.Se tu crei di nulla,!’-’ liuoino dipigne,poiché di poco men che nulla, la Pittura dà l’efìerealle fue forme . Nò hà pe- lò-dubb.o a leuno, che fe in tutto il comporto dell’iiuomo.è flapato il marchio di Dio, l'ani¬ ma è quella che precifamcnte lo rapprefenta « E fi come il Sole ( fecondo che dcemmo) fra’- gli oggetti vifibili, cofi l’anima frà i fuggetti, jnujfib|li in gran parte lo rafToniglta ; la- “ ■ ■■ ■_£ s quale [p. 43]34 La Pittvra quale ( per quanto leftimonia il Padre della Romana eloquenza ) à ninna cofa altra fi può con legitima ragione pjragonare, ecceico ì Dio. Sì eh’egli è vero, ò Anima che tu fei «li tutte l’altrc imagini creata fìmiliflima al tuo fattore. 5e Iddio è bello, tu fei dotata d’ogni bellezza, Se Idd’O è (pirito , tu fei foftanza fpi- rituale. Se Iddio è immortale , tu godi l’un* mortalità . Se Iddio è infinito,tu fe< intermina¬ bile da qualfìvoglia mifura. Se Iddio èproui- dente,tu hai per moderatrice la prudenza . Se Iddiononèmaiotiofo, tu fei Tempre in coeti- nouo moto. 5e Iddio fi il tocto con ragione , | iti operi ogni cofa con diTcotfo. Se Iddio Tecon- do la Tua volontà fi niuoue in iftanre.tu col pen- ! fiero voH più leggiera, che Tacita, (e Iddio L con la Tota utente il mondo rutto, e ciò che vi I bà dentro comprende, cu >1 medefimo mondo , e le cofe tutte con la Tola imaginatione ab- I bracci. Se Iddio co) ferino folo gouern.< la mole I delPVniuerfo, tu co! Tomo folo fa machina del I tuo corpo gonerni. Se Iddio è in tutti i luoghi I ©pereffenza.òptr piefcnza, ò per potenza, ti» -, iti tutta nel tutto,& ineiafeuna parte del tutto. I Se Iddio non (ì piò sforzare, tu Tei libera ;n_j tutte le tue operaoooi. Se Iddio c gran Rèa cune le cofe fooraftante, tu Tei picciola Reina i fea cributatia. Se Iddio è gloria del Cielo, tu fei t bonor delia terra. Che più » Se Iddio è vno , | e crino y tu in te comprendi parimente il Ter- I nario > e TVoirà. L* Vniri, percioche non-» | comeil corpo (ci di più parti coflitu ta y ma fei fcruplice natura ; il Ternario, percioche I contieni tre potenze.Memoria,Intelletto, e Vo- j iontjj Padre Figliuolo,e Spirito, Onero paf- £an- [p. 44]Diceria I. (andò dagli arci primi agli atti fecondi dicia¬ mo,chc le Iddio f3 ab eterno, & ab eterno heb- be (eco la fapicnza fua ; & egli ceduamente la genera; & ella eternamente è da lui gene¬ rata; & egli generandola Tempre, Tempre con_j amore la rimira , onde fi forma quel diuino Gerionc , che Trinici s’appella , e fi ftringe quel groppo di ere cordoni, di cui dice il Sauio, ìunieulus trifltxdifficile rumpitur . Il Pa¬ dre, che è da fe ftefso, il Figliuolo , ch'è dal Pa¬ dre, lo Spirito, ch’è dalTvno , e dall’altro , tutti & tre fuftannalmenre vno , ma perfonalmen- cediftinci ; il fimile ( quantunque non l’i- ftefso) auuieneince, in cui è mente , notici» , & amore. La mente conofcendo fe ftefsa, pro¬ duce vna conoscenza à fe fttfsa fomiglunce, e quefta è-hnccl!etro ; & ella mentre Io va¬ gheggi a,l'ama,fi compiace in quell’oggetto, & io cfso contempla la verità . Dalla mente adun¬ que procede l'intelletto , dall’vno , e dall’altra è partorito l’amore. Ec con tutto ciò tu non fei efsencialmencepiùchevna , da cui , cuttiquefti ire foggerei fi deriuano.Puoffi egli più dire del¬ le prerogariue , e dignicà di quefta diuina Tem- biàza petinelleggiaca da quell’eremo maftro ? Vadano pure à toc talento i dorri, Se fcieotìaci del mondo intorno ad efsafancaftrcamentefìlo- fofando, anzi pazzamente farneticando , varie chimere, si come quelli che non hanno faputo penecrarc à conofcere la fua nobiltà , poiché di cièche fia l’anima , ancora da foro non èftaca data libera , e rifoìuca fentenza , onde cantò Lucrecio, ,, Ignorarti multi qut Ut tintura animata. Alcci la poDga nel ceccbro , altri nel cuore , B 6 al- [p. 45]La P r t ri x a? altri nel fangue, altri per tutto . Altridìcaek fere come auriga in carro, altri come nocchie¬ ro in naue. Dicano Democrito, e Leucippo, ch’ella è fatta d’atomi ritondi.Dicea Archclao ch'ella non è atomo, ma motrice degli atomi, Anaftagora.ch'ella è intelletto mouente, com- muneetiandio à’bruti. Anatrimene , e Dio¬ gene , ch’ella c aere puro. trippone, ch’ella i della qualità ddl’àcrpia . Senofane, ch’ella ò d’acqua, e di tetra.ParmenidejCh’ella è di ter¬ ra, e di fuoco.Epicuro, ch’ella è di fuoco ,e di fpirito. Emprpode, ch'ella è fabticata di più flemcnt:.Auéiaehi, ch'ella è comporta d’èie- menti,d’àmore, e di vittoria. Atcmeone, ch’el¬ la è della natura del Cielo.Talete iVMcfio.ch”- I «Ila è virtù- motiua de’corpi. Grate Tlicbana , I che non *i é anima , ma i corpi cosi li muono* no ptr narura. Heraclito Kfciìo, ch’ella è fein*- I tilla deireffeirza dtile ftelle . Heraclito Fonti- I co,ch’ella è Ilice. Poflìdonio.ch ella £ Ideaci ; Hippareo,ch'ella è vigor di fuoco. Circi.), eh*- «Ha c fangue del cuore. Afclepiade , ch’ella à carne esercitata armonicamente di’fenlì. Cri» tolao, ch’ella è generata di qu;nta'eflenza , ■Hippoerate, ch’eìlaè fpirito fott'le diffufo per tutto il coTpo.Galeno,ch’ella é complc(Tìon<_> del corpo . Gli Egittij; elvella è vii» certa for¬ za , «ne lì fparge per rotti i corpi I Caldei,ch’- «Jla e vna virtù fenza forma determinata, ma che tutte le riccue.Pitragora feguito da Plato¬ ne .ch’ella è vna progenie diuina piena di for¬ ine-, ma abbeuerata dall’acque di Lethe_» . Anaifandro, ch’ella è numero. AnftolTeno, ch’ella è mjfnero mouentefe fteflo. Ariflote- le, ch'ella è forma (uiUntiale, patto primo del [p. 46]D I C E R X A~ 1. J7 dst corpo fifìco organico . Seuero, ch’ella hi l'effere Geometrico di punto, e didiftanza , Proclo, ch'ella è vnica rnfieme, c moitiplice , Plutarco, & Attico, ch’ella hà due parti, par- cibile l’irragioneuole , imponibile la diuina ^ Plotino, ch’ella è vn mezo ttà l’intelletto, c‘l fenfo. Afmeo , e Theodoro , che vi hà due intelletti, Tvno contenente l'idea degli vni- uerfali, l’altro de'particolari. Aaertoe , clic tutte l’anime fono vn’anima fola . Altri affer¬ mi, ch’ella è vn mirto di tutte le coffe , perche tutte lecofc conofce . Io lafciai tutti quefti fogni indifparte ,dirò iolo f ch’ellac vna ima¬ gi ik foraigliautiffima del furf Creatore. Ad imagine di Dio è fatta adunque l'anima ra- gioneuolc, la qual da tutte le cofe può ben’ef- fèré occupata , ma non ripiena , percioche quelche cape Iddio , cofa noi* può riempire che Ila meno di Dio. Alcibiade predo Piato» nc lodando Socrate nel Conuitco , come bello d'animo,ma diforme d'afpetto, rallomigliot- h> à i Stieni, i quali chiufi rapptefentauano l’¬ effigie d’vu Satiro co’piedi di Capra, e con_* la fittola in mano, ma aperti difeopriuano i fi- mulacri dcgl’Iddij. Volendo lignificare,clie'l corpo di Socrate era laido, & agli affètti be. fìiali affai per natura inclinato, fi come Zopi- ro della fifonomia del volto indouinato gli haueua j nè di fuora altro appariua di buono , thè l'armonia foaue della eloquenza ; ma na (corto dentro il petto teneua vno fpirito per la virtiì , e per la fapienza quali diui- jio , ilquale allhora fi dilìerraoa , quando con la dotta fauella mamfèrtaia i fuoi alti joncctti. Ma quanto ( per mio giudicio ) )S [p. 47]Ijì Pititha! all'huomo quefta comparatione è più conface- uole.ilquale è fabricato d’vna materia fozza, e caduca, e con la patte inferiore per gli appetiti irragioneuoliallc beftie fomiglian- te?hà la fampogna per la foauitàdella Mulìca , c per la facondia della lingua ; ma (bpr-irttrro forco quella roza (corta ferra f quali armato artificiofo} quella forma bella,e gentile, ch«_» cotanto m fe rit ene della diuina fomiglianza , Forma , e foiniglianza tale , che per erfere im¬ materiale,più tolto eli'altra forte di dipintura, gioitami di paragonarla ad vn puro, e limpido fpecchio ; percioche da mima cofa ò fatta dal¬ la Natura,ò finta dall'Arte parmi,che fieno più •I viua Specificati gli altrui fembianti, che dal¬ lo fpecchio,in cui non folo l’aria,la ftatura,i li¬ neamenti^ (egnali.e i colori,come nelle taaole dipintc;ma etiandio l'etàj mouimenti,i geftì, i coftumi.gli effetti tolti efprclfi fi veggono nel¬ la "«'fa appunto che nell’anima fi efptimono i gradi delle cofe inferiori, le facoltà, teatro¬ ni,gli habiti,& altre molte perfezioni fimili al¬ le diurne, le quali fe bene à quelle,che fono in¬ finite,di gran lunga nós'aggnagliano, almeno quanto portano le fue forze in certo modo l’a¬ dombrano . Niello fpecchio in tal maniera del corpo,che gli li fà incontro pende l'imagine , ch’alio fparirediefso fuamfee anch'ella,e tan¬ to folo lo rapprefenta,quanto l’oggetto gli Ai innanzi . E fe Iddio dall’anima put’vn poco la fua prefenza conferuarrice allontanale , chi non sà.chefiriloluerebbe fubiro in nulla ; Là doue percioche quefto continouo aiuto non lemaca,ne’dannatnfte(Ii tra le fiSme infernali jtuiero ficonfetua il ritratto, Le montagne.;. [p. 48]gli Elefanti, i Gig5ti,& altri corpi di fmifurata grandezza dentro lo fpecchio, ancorché pic- ciolo,(i feorgono tutti meiafeuna parte intieri, c fenza vn menomo feemamento . E nel bre- ue (patiodi queft’amnia.òcome l’affinità in- citcofcritra, &iocomprenfibilc della potenza , della fapieuza , della bellezza d: Dio li ve¬ de perfettamente raccolta . Qual’oggetto fi troua più sfrenato,& intolferabie del Sole J di cui ben’à ragione dille quel Poeta Latino, I „ Sol iti urti cachi , centr/t fi ttni.cn pir- Replicato poi da quell’atrroTofcano. „ E'I Sol abbaglia chi ùtn fifo il guarda. Pur quei Sole , che nella fua sfera non (ì lafcift da occhio fiumano rimirare che non abbjglt, fenza detrimento alcuno della vifta , e fetiza_.» pericolo d' cecità dentro *no fpecchio co petto di velo lì difcerne comodamente. Et quel ehia* ritfimo Sole delTamme,chemfcotiotti ilam- pi della fai gloria, e tra i raggi de’fuoi diuini atttibati, tra qued’ofeure tenebre della vita morcale non è lecito fe uon da glteffcrtr »rgo- mcranjo riguardate détto'fchrKtsIfo naslu» rido di qucft’amina telata d'ma béda cotrot* tibile trafpareingui(à,che nè Rita , nèCiela, nè animale, nè ftella, nè qualunque altra- cofa creata ne può dare altrettant i nonna, qitain>- ella fà.Che perciò fbtfe dicea rApoftokvYM«c videmus per[ptculum in unigmette. Narra¬ no l’hiftorie, che DoRlitiano (fufle per fu» dc- litia, ò per fofpctto di tradimento) fece l’inter¬ na facciata d’vna Galena , doue egli per to più haueua il» vfo di fat foggiamo ,*clkn tutta d’ma incioftatura di falli così lucenti, che^> >o [p. 49]La Pitttra quafi tanti ammiragli, rifletteuano l’imaginè altrui, talché quiui.e cenando, e leggendo, «_» fcriuendo, e fedendo , e palleggiando douun- que gli occhi fi riuolgeffe, póteua , e dauante i e da tergo , e d’ogn’intorno nelle mura chiun¬ que vi entraua , ò ne vfciua chiaramente vede¬ re . Fate ragione,che tanto appunto habbia far¬ lo iTmperador del mondo nel marauigliofo edificiodell'hoomo , Incili patte inferiore hà egli foderata d'vna pietra lucida , in cui non al¬ trimenti, che invn rerfiflìmo fpecchio vagheg» giando fe fteflo , fi diletta di fkmpar la propria figura. Entra entra, òhuomo, ne'penetrali di qaefto Portico ftupendo, fpatia pet entro i re¬ ferti di quefto bel teatro, confiderà le profpec- tiue, gli artifici, elemerau'gliedi quefta diui- na architettura fe vuoi ftuplre. Dimmi,e di che li marauigh Nell’altezza delle ftcllc , ò della profondità del mare ? Marauigliati dcU’abb.lTo dell’anima tua , che non hà meta , nè fondo . Che eofa miri ò Anima ? Miri forfè la terrari TFtì fei più bella della terra, perche hai il carat- tcre.e la fimilitbdin: di Dio.Miri il Sole; Tù fei pili lucida del Sole , perche hai vn’intelletto fuminolo , ch'arriua al conofcimento di Dio. Miri il Cielo ? Tu fei più alta del Cielo,perei» liaida calcare gl’ifteffi Cieli , i quali fol per te furono fabricati da Dio. Che vi pare di gemma così peregrina , intagliata di cosi nobile im¬ pronta? Nobili fono le gemme non per la qua¬ lità propria, ma per la ftima, ch'altri ne fà. L’¬ anima c nobile sì perche per fe ftella è pretio* fa , sì perche da altrui è apprezzata . Nobile perfeftefTa, e più ncbil? delle pietre, perche hà il vegetate, più oebjle delle piante, perche bà [p. 50]D i c e R I. hi il fentire ; pili nobile de gli aìHmaW', petcbfl hà il d'fcorfo;più nobile di tutti i corpi animati, perche è puro fpirito ; più nobile de gli elemen¬ ti , perche è più fcmplice ; più nobile del Cielo, perche è più capace. Nobile poco meno de_» gli Angioli, fe fi riguarda alla dimeftichezza * che elfi hanno con Dio. Minuifli ttim pania tninut ai Ange li i. Ma nobile più de gli An¬ gioli , fe fi mira all’ innefto della vnione hipo» ftalica,ond'ella fi è ligaca con D:o . Kufauam Angelus apprehendit,fedftmen Abraht: Tran¬ ne folo Iddio, non hà cola più nobile, più bella, c più perfetta dell’anima. Ma non follmente.» la nobiltà di quella gioia fi conofce dalla fin . propria qualità, che anche tale è ftata ftiman V da quel fopramortale Orefice, il qual si come.» n'è ftato prattico conofcitote , così n’è fiato prodigo pagatóre. Egli n’hà fatto tanto contoj che l'hà mercata con la fede, cambiata con la gloria,redenta col fangue, cuftodita con gl’An- gioli,ornata della fua fimihtudine, e legata in j quefto pretiofo anello per fregiarfeue il ditoi Nnm & ipfe quafipgnum in manu de x ter a. 1 frati. Fù antico ftile Reale,& Imperiale tene-' re ad vfo di fuggello vn* anelletto con la pro¬ pria imagine j ftile tenuto fpecialmcnte da Au- guftoCefare , imitato in ciòda tutta le fchie- ra de’fucceflon, accioche chiunque le fue lette¬ re, ò i fuoi ordini legge (le , dal comandamento conofccflcd’hauer Signore , e dalla imagintj quale l'hauetfe,ventile in vn tempo illeflo ad in. tendere . Così nè meno Iddio , non per ragion di guerra, ma di natura , non per altrui elec- tione , ma per proptia volontà Monarca vni- uetrCale del módo/uggellù nell’anjma di queiy . huo- '4- [p. 51]i La P i t r r r a huomo con la fua virtù cffcctrice l'impronta j della propria fembianza. Signatum t(l fuptr noi lumen vultns fui Domini, acc.oche da si tatto carattere fi pollano per noi, & il fuo do* minio, e la fua tacc a inficine riconofcer«_i. E fe tanto quefta gemma è nella ftima di Dio; hot quanto più ftimar la dcoono gli huomini t Furono in grandiffimo prezzo appo gli antichi quelle due tamofe pietre , 1' agata di Pirro; e lo fmeraldo di Pol'cratc,per cfTcte huorate_j di fottiliffimo intaglio. Ma quanto più hà da cflere apprezzato da noi quefto gioiello im- prontato di sì bella , c sì notabile impresone t Prohibiuafi ne’ fimboli Pitagorici il portare^ imprelta l'imagmedi Dio nell’anello, accio* che per la fouerchia frequenza non fi vcnifTej «d auuilire. Ma quanto piiY fi vuole hauer ri¬ guardo à quella,che dentro l’anima noftra por¬ tiamo , perche nel tango del peccato, e nelle fozzure del fenfo non s’imbratti, onde perdaci la diuina fomiglianza, tirando alla fomiglian¬ za de’bruti. Compttratus tfl iumentis infipUn. tiius , & fimilis f*cìus tfl illis. Quefta è la «asfotmatione de’corapagni d‘ Vlifle in fiere, . Quefta è la metamorfofi de gl’Iddij in beftie, lamentar» fjilitts/um apud te , miticamen¬ te intefa per coloro, che dati totalmente in pre¬ da della fenfualità, fottomertono all’appetito la ( Jagione. Notile fitti fieut tquus, & mulus, [ quibus non tfl inttUtclus. Quefta (per mio ! , amfo ) c la Pahngenefia, e Ja metetnpficofi Pitagorica, e platonica, cioè adire iltrap- paftamenco dell'anime noftre alla natura beftiale .Non parlo della efteriore.la qual fisi elTcr tal fa, tauol ota, & iinpoffibile , percioche [p. 52]Dieinii L 4; l'anima da quel centro, à cui è vna volta affida, difpiccar non fi può giamai, nè dell'anima (lu¬ mina altro corpo,che l’humano è capace. Ma della interiore , e quella auu enc quantunque^ l'anima nofha da’vitijfouraprefa , perde Tvfo dcirìntelletro, e fatta fetua de gli aff:cti irra- gioneuoli, in certo modo fi dishumana, c pren¬ de qualità ferma , fecondo la diuerficà delle_> malitiofc indinationi. Vtrfi in militi am, hu. manti» quoque ami/ere naturam . Euenit i. gilur , vi quem traniformatum viti/s videai, hominem nflimxri non poffis. Il fuperbo fi tra¬ sforma in Leone, il rabbiolo in Tigre,il rapace in Lupo, il motdace in Cane, l'infidiofo in Vol¬ pe, l’orgogtiofo in Toro, il lafciuo in Porco, il ritrofo in Afpido. Quid ergo m>f*r abili ui fut* rit peceatoribus , qui & ipfo htminis nomine._j friuantur ! Cosi di Nabuc fi legge,che fe ne_» flette gran tempo à guifa di Bue à pafcolate U fieno con gli armenti nella forefta; nè mai poti la fua prima humana forma racquifhre infoio a tanto, che la mente non ritornò in fe He ja i Conofcere Iddio, Et figura me a reuerf« e fi tne.Hauete fin qui v«duto (Serenifs. Sire) come bello,e nobile ritratto di Dio fia l'huomo. Veg. gali bota come bello , e nobile ritratto di Dio fia l'Angelo ; il quale per non eflcraggrauato dalla malia corporea, e per efler d’ogni terre¬ na miftura libero,negar non fi può,che inquan¬ to à quella parte non s" inalzi più dell'haomo, e non fi auuicini piùà Dio. Somiglia Iddio nella incorporeità , percioch’ egli è fpirito fchietto. Somiglialo nella eternità, perciò afe fu creato eterno ; & immortale , come l’ani¬ ma , Somiglialo nella iapienza,percioche nell* atto [p. 53]44 L a Pittvra atto deH’intendere, e del contemplare hà piena notiti» della prima cagione. Somiglialo nella portanza, percioche non è poteftà (opra la tet¬ ra, che paragonare gli fi parta. Somiglialo nella nufericordia, percioche da gli Angioli fi} portato il mendico nel feno d’Abraamo . So¬ miglialo nella giuftitia , percioche vn’Angiolo fu, che vccife in vna notte migliaia d'huomini nell'eflercito degli Affiti. Somiglialo nella ter* ribilità , percioche vn’Angiolo fu, che percortq Herode , e fecelo confumare da’vermi. Somi¬ glialo nella carità, percioche vn’Angiolo era; ch'offeriua à Dio l’orationi, e le lagrime di To¬ bia, Somiglialo nella prouidenza, percioche vn’Angiolo fu , che condurte di Giudea in Ba¬ bilonia Abacucco col pane à Daniello. Somi¬ glialo nella purità, percioche vn’Angiolo fù j che prefentò Giuditte da gli ofeeni abbraccia¬ menti d’ Oloferne . Somiglialo nella protet¬ tone , percioche vn’Angiolo fù ,che comparile à Ciofuà con la fpada ignuda à difefa dell’efer- eito fuo . Somiglialo nelle riuelationi, percio- ehe vn’Angiolo fù , eh’ annunciò alla Vergine l'incarnatone del Verbo , à Giofeppe la con¬ giura d’Herode, Se alle Donne, larefurrettio- ne di Chrifto . Somiglialo nelle confolatiooi, percioche vn’Angiolo fi), che confortò il Sai- uarore nell’ horto à bere il calice della medi¬ cina preparata dal Padre. Somiglialo nelT- Vnità , percioche ciafcun’ Angiolo (fecon¬ do l’Angelico ) coflituifce per fe Aedo vna fpe- eie particolare, ediftiuta. Somiglialo nella_j Trinità , percioche in tre ternarij diuife feno le legioni de gli Angioli, doue l’amore delio Spinto Santo vieti fìguificato ne’Scrafìni, la__jj [p. 54]D r e t x i a I. 4J fapienza del Figlio ne'Cherubini, la macftj del Padre ne’Troni . Le Dominationi corri- fpondono al dominio del Padre, le Poteftà al¬ la poteflà del Figlio, le Virtù alla bontà delio Spirito Santo. Lo Spirito Santo hà analogia.^ co'Principati, che guardano le Prouincie , & j Regni ; il Padre con gli Arcangioli, clic han¬ no in cura i Prencipi, c i Regi ; il Figlio con gli Angioli, che ftanno alla difefa di ciafcutu*' huomo, e vanno qua , e là meflaggieri. Et ol¬ tracciò in ciafcuno Angiolo nfplcnde la ima¬ gine del la Trinità, poiché in ciafcuno tre_» cofediftime necefTanamente firitrouano, che fonol’eflenza, la poteftà , e l’operatione, e_» nondimeno tutte tre quelle cofc fono in vn fo- lo. Nè folo tutti gli attributi, eie qualità di Dio fono comraunicateà gli Angioli, malo fìeffo Figliuolo di Dio per accennatesi fat:a_j fomiglianza nome d’AngioIo hà voluto appro* priarfi . Chiamali Angiolo del Tclìamento.' Angiolo del gran ConGglio, Figurato in quell* Angiolo,che fu pofto in dfefa del Paradifo ter- xeftre con la fpada di fuoco in mano : poiché^ nello fteflo modo Chrifto armato di carità ar¬ dente afiifte alla guardia della fua Chiefa.Figu¬ rato in quell’Angiolo , che accompagnò il po¬ polo d'iftaele , quando era perfeguitato da gli Egitti) ; poiché nello fteflo modo Chrifto pre¬ correndoci con la dottrina,e con Tefiempio,fì è per noi oppofto all’efsercito infernale . Figura¬ to in quelTAogtolo, che vinto volontariamen¬ te da Giacob nella lotta , benedirle il fuo vinci¬ tore j poiché nello fteflo modo Chrifto , quan¬ tunque nella diuinità folle forte , volfe eflere_> debole nella catcepetdtrelabenedittione al- l’huo- [p. 55]46 Là Pittvra l’huomo. Figurato in quell’AngioIo, che nel¬ la ftccilicà del deferto difeouerfe all* ancella di Sarta il fonte ; poiché nello (ledo modo Chti- (lo apetfe all'aridità della nofìra fece l’acqua_j viua della gratia eterna. Figurato in quelT- Angiolo, chedifcefeà Daniello, &a‘compa¬ gni nella fornace ; poiché nell’ ideilo modo Chrifto difccfe in Inferno à liberar Tanime de*’ padri Hebrei. Figurato in queil’Angiolo, eh afeefe con fiamma del facrificio ; poiché nello fteflo modo Chrifto fi ofRtfe per noi inholo* caufto all'eterno Padre. Figurato in quell’- Angioio, che falfe dall’Oriente, gridando à gl* altri quattro, che non noceflcro al mare, ne al¬ la terra , nei gl’alberi : poiché nello fteflo mo¬ do Chrillo forfè dalla (cpoltura in «ita, e fpar- fe per tutto il chiaro grido della predicanone.» cuangelica. Che ftò io àdire ; Mancano d«_>J luoghi nelle faere lettere, doue fotto nome, & \fficio angelico rien figurato il Verbo incarna» to ? Somigliano tanto gli Ang oli à D o, che_» fenza pregiud ciò di e?Io Creatore, hanno anco, ra titolo di Deità mentito ; Percioche mentre Platone, & Ariftotele d’vna moltitudine di pili Dei fanno menticne.non pofTò-io recarmi à ere» dere, che intelletti tanto eleuari, quanto effì f«- rono diqnt’NJumi bugiardi,e fjuolcfi parlarte- ro,i quali da gli Etnici furono afcntti nel Ciclo: ma che p ù torto voleflero fotto cotal nome in. tendere quegli enti irr pa(libili, & inalterabili, quelle foflanze attratte,e beate,quelle menti ol> tracelerti, e datine , che noi da più chiara, e di¬ rti nta cogniriyne lluflrati,Angioli chiamiamo, licite non dee però parerci rtraoo , poiché Dei nominati fi trouano euandio da'facri Profeti. Onde [p. 56]Diceria I. 4 7 Onde quel,che nel falmo, fecondo Tinrerpteta» tion nodra,è tradotto, Iti confpt&u Angtltrnm ffallarti nitritila editione Hebiaica fuona_j, InttnfptUu llohin , chevuoldir Dtorturi—>, Et que'.ch’altrcue c fctitto . Paulo pìinui ab An^rlis,(c con l’Hcbrto leggeremo, dirà ad E« Johin,ch'c quanto dire à D'js. Ritratto adun¬ que di Dio digmllimo, e nobiliflimoc l’An¬ giolo; nobile, e degno sì per rifpetto del tempo, poiché prima dell’altre cofe tutte fù creato(par- !o quanto alla natura ) onde è cor tauro del Tempo ideilo, e nacque ad vn parto con I materia prima, e col Cie'o Empireo; e frà que¬ lli l’Angiolo fù il più nobile , e che perciò nel principio della genitura del mondo fotto nome di Cielo s’intende la fattura fpirituale , e la cor¬ porea folto nome di terra . Sì per rifpetto del luogo , poiché fù cieato dentio quel Cielo, ch’c danza gloriofa di Dio , e feliciflima pa¬ tria de’ beati, e che per cagione del fuo info¬ cato fplendore, fiammeggiante, e non arden¬ te , fortifee il nome dal fuoco . Sì per rifpetto della bellezza, poche fe il fermarrento, si tome c pieno di tante delle, rccoftillt d’al¬ trettanti Soli, fol che vn folo Angiolo della in¬ fima fchiera vi compurifle, farebbe fubiro di tanti Soli quel, che (itole il Soie di tante delle. Sì per rifpetto deli’'ffioo, poiché fon nuntij, corrieri,melTaggiti i,& igentl di D o,ai'7i pag¬ gi,valletti,camerieri,c (ergenti deftinau al aiui» no minifterio.X'c»»rfunt r.dminiflrMO* rij fpiritut ir, miniftttium m'Jft ? Si per rifpec. to della varietà, poiché (come fù detto) furono tutti di differente fpecic creati, diflìnuli nella_j dignità , c difsgualj nel dono della gratia . E ^ [p. 57]8 La P i t t v r à che farebbe vedere vn giardino , doue non tut¬ ti i fioti Cullerò tofe,ò gigli, ò viole, ma quante fono viole,e gigli,e roìe , tanti fioti follerò di varia qualità? Hor, che fia vedere di tanti Angioli, eciafcunodi forma diuerfa, fioriti quegli amenillìmi prati del Paradifo > Sì per rifpitto dell'ordine, poiché fono in tre Gerar- ehie didimi, ogni Gerarchia in tre Chori, Se * ogni Choro in più Legioni. Gl’inferiori fono da’fuperion illuminati di grado in grado, e_» quefti da Dio. 1 primi hanno cognitionc più , chiara delle dittine cofe, che i fecondi non_i hanno ; più i fecondi, che i terzi. Siperrifpet- fc to finalmente della moltitudine, poiché aliai ^ più Angioli hà nel Paradifo, che creaiure nel mondo, s’egli à pur vero(come r.oii può negar- fi veriflimo ) che sìcome i corpi incorro».bili eccedono fenza comp.natione i corrotubili in quantità , cosile foftauze fpirituali le corporali auanzano in numero. NunquìU c(l munir ut ; tnilhum tini ? Perche grauemente errò il’ | maeftro de’Saui, feguito fcioccamentedaal- eri Filofcfi , il qual fegaiuudo il (enfo, redrinfe in così breu: numero quelle menti gloriofe con adegnar tanti motori al Ciclo fenza più, quan¬ ti fono i vari moti de'globbi fuoi, dimando, che quedebadallero, e che oltre quede fouer* chie fodero l’altre , come quelle , che fenza_j propria operatone pigre, e neghittofe in otio 1 riuere non poteffero. Oltre, che lecodrinfeà volgere faticofamente à forza quelle correnti ruote ; E non s'auuide , che più alto , e più de* guo fine fi conueniua à quei pur i/lìmi intellet¬ ti, che l'elTere à muouerei corpi (blamente oc¬ cupati . Bado vfficio nel veto à lato à quello de- [p. 58]Diceria I. 40 gli fpiriti più fublimi,clie d’intorno al trono del fornaio Monarca aflìllono à mirarlo,& i fruir. Jo principalmente deputati. Et certo s’Iddio negl'imperfetti non abbonda,maggior dobbia. modire , che fia il numero delle cofc più per¬ fette. Quinci auuiene.che le fiere nelle feluej fon poclic , & gli armenti ne' campi fon copio- fì j & fe quelli fono auanzati della moltitudine degli huomini , quella degli huomini eller dee di gran lunga minore, che quella degli habi- tanti del Cielo. Etfele Corti de’temporali, & terreni Signori fono da numerofo Duolo di Cortigiani confitquentate, Nam gloria Rrgis di in multitndine populi, ignominia, auttm in paucitatt; perche la reggia del Re de’Regi per la vana opinione d’vn Filofofo hà da rimaner¬ tene tota, & folinga > Ma che vò io ad vna ad vna tutte raccontando le qualità di quefto bel ritratto , fe fenza vfeir della Pittura la Pittura (leda con mifleriofa imagine in gran patte Ie_> dichiara,& ombreggia; Dipigne gli Angeligio- uanetti à dinotate la fempiternità dello flato loro , che giamai per età non cade, nè per vec¬ chiezza indebolire. Gli dipigne à iati per acca¬ nare la velocità del loro difeorfo , & la preflez- za del moto loto.che vince la fuga de' lampi , & eccede il volo , de' venti . Gli dipignt.» fcalzi , per fignificare la purità della lor na¬ tura non impedita da grauezza , nè fporcata da macchia alcuna , ma tutta intefa ( fecon¬ do il lor potere ) ad accodarti alla dimna_j fìmplicttà . Benedicaui per fempre la ma¬ no eterna , lodinui per fempre le lingue mor¬ tali creature belle , primogeniti di Dio , Virtù fublimi , fpititelli lieui , intelletti Le Diarie, ' C ighu- [p. 59]fO La Pittvra. ignudi, menti feparate,fiamme lucide , fólgori ardenti, fìellc dell' Empireo, lampe del tempio felice, lucerne della fcena beata, colonne del palagio immortale .gigli del giardinocelelie, f pecchi dell1 increato iole, Api del femp terno Aprile, Cigni, & Vfignuoli della *ccel;icra del Parad fo,S:rene , & Mtifedella Mulìca fuper- ra, Pitali, & Salamandre del diurno amore, Scudieri, & Caualieri della Corte celeftial<_>, Sentinelle, & fpie delle fante oper.niotii, Aral- di,& Ambjfciadori degliafFan dell’ Alriflimo, I raranitifi , & Himenei tra Dio, & l'huomo, Guerrieri, & Campioni delTedercitoonn'po- • tente Cittadini eletti della celefte Gierufalcm. me , riencipi Iliurtnrtimi della luce, folleciti tutori,& cuftodi degli-huomini,vigilamiguar» di.ini, & difenfon de' Regni, & de' Regi, ama¬ tori della pace i tapprefenraroridelle ufioni , liberatori degli opprertì, suide de'peregrini, domatori de' Tiranni , aff citatori de’moftri, diacciatoti de' morbi , tranquillatoti del!«_» tempefle, carcerieri de’ venti, fomentatori delle vite . gouernatori degli elementi, sfauillatori delle ilelle , motori infaticabili delle sfere. Vi vedile della dola candida della immortalità , vi armate dclTarnefc lucente della beatitudine, vi nutrite del c bo inu fib:le della gloria , ope¬ rate fenza fatica, feiuite fenza trauaglio, con* templare fenza rincrefcimento , gouernate_» fenza errore ;non comporti di materia , & di forma, ma formati d’ertere, & d’ertenza; fem¬ pre intendenti , ma con difcoifo di natura , non di tempo: Sempre mobili , mad'intelli» genza, non già di luogo ; Liberi d'arbitrio, poi) perche polliate eleggere il maic, ma per- Diceria!. fi [p. 60]che volere liberamente il bene ; Immortali per gratia, petche feoza la dmina coi feniaticne il tutto temerebbe in nulla ; Incorporei, perche fe ben fiere d'fHnitiuamcnte in fuo,non però ne fitte circofcritti,onde hauete moro locale ftfn- 2a occupar luogo , vi pai tite dal Cielo fenza perder la felicità ; non aggrauati da pefo , non agitati da paflione , non perturbati da Fortu¬ na; forti, veloci, (aui , agili, chiari , perfpi» caci , impartirli , incorrotribili ; fottili d'* eflenza , acuri d’intelletto , rifoluri di vo¬ lontà, diflinri diprrfona , immutabili dopo 1- clertione, confermati nella gratia, comprenfo- ridella gloria, ritratti efprcrtì, & fpecficidella bellezza di Do. Cesi flato nonfulletrà voi Spirito tanto ingrato , & fellone, che prefo ha- nelle ardire di fommouerecon feditiofo am. nuicinamento le vo(tre fchiere , & con empia congura riuolger Tarmi ribellanti contro il Fattore . Dque fi trouò giamai Pittore canto prefontuofo , eh' ofafledi por la mano in vna tauola di maeflro celebre ? Anche alle mac¬ chie , & alle fgrofsacure degli huomini grandi fi fuo I portare nuerenza,& rifpetto, anzi To- peie loro non finite maggiormente fi ammira¬ no, percioche in efse ogni minuto penfierode* gli artefici fi vedeaddentro. Quinci l’Iride o Ariftide.l’Helena, di Nicomaco.Sc la Medea diTimomaco furono in maggiore (lima , & veneratione impetferte, che s’elle fufsero ter¬ minate. Quinci la Venere dipinta da Apclle in Coo , quantunque nella parte inferiore al¬ quanto rotta fufse , non hebbe giamai chi la nconciafse . Chi fà quefto Pittore tauro arro¬ gante, quanto ignorante , che prefo'à voler [p. 61]correggere le imagini perfettiflìme di quel grl fabrode'fjbri ? Queftifù Lucifero federato . I Et quando diede egli principio alfa fua temeri¬ tà ? Subito appena vfeira l’opera della bottega del maeftro , nel primo ano , nel primo in- ftante dopo la fua creatione : & perche fi mife egli in quefta fupetba,& fciocca imprefa ? Per | smbitione di vanagloria. Penfaua , nelle prò- ; prie fotte, confidando di potere ammendare i ritratti formati da quella mano non pure ine¬ mendabile,ma inimitabile. Et quali ritratti fu* ! rono quefti>II ritratto dell’ Angiolo,& il ritrae» I todell’Huomo . Etcome egli ritoccò? Pare- I uagli che non troppo bene fi rafTomigliafTero ; • onde prima al ritratto angelico rolfe dare_> atia più fimile di quella, che riceuuta haucua_* f da Dio. Ero fimilis altijjimo. Poi mellòfì an- £ cora intorno al ritratto haitiano,credette di ti- & farlo più fomigliante. Eriiis ficut Di/ Et che i cota gliene auuennc ? Gliene auuenne, che per [ edere inefperto nel meftiere , per non pofTedcrè | la pratica del difegno, & per non faper ben_j I maneggiare quel diurno pennello, in vece d'- | accommodare quefte due imagini, amendue le guaftò.Guaftò l’imagine dell'Angiolo (dico in fe fteflo, & ne’ fuoi feguaci )perche le tolfe la finezza del vero lume,ch’era il dono della gra- ! tia,contaminandola con le macchie del pecca- ! to ; onde Ifaia in veggendola così malconcia , i coluta dal fuo primo pregio, impouerita d’o- j gni fplendore,Se tinta del fumo, & della fuligi- 1 ne della infernal facina,proruppe in quella do- r lotofa apoftrofè. Quomodo ceeidifii dt Cai» f Lucifcr,ytti mane oritbarisl Guadò T imagine deirHuomo,pcrche la torfe dalla fua prima,& -• bella [p. 62]Diceria I. jj bella fembianza, dandole la fembianza non fo- 10 delle beftie, ma de’ Demoni iftefli.Erafcome dirti pur dianzi ) l’animi dell huomo a guifa_* di fpecchio,in cui vagheggiandoli Iddio veniiva 11 proprio volco ad imprimere . Ma sì come lo fpecchio vuol' erter lucido, & terfo, & fe hà tuga, ò barlume, non può riceucte , nè riflette¬ re i raggi chiari del Sole : Così l'anima, clic per la innocenza, era limpida , & chriftallina , d.ucnnc fpecchio abbaccinato, & ofeuro. Per¬ ciò ritornata innanzi al fuo primiero auttore quella, imagine così bruttata fu da lui medefì. mo fc onolciuta , nè per opera fua raffigurata : onde dopo Teflerfi egli lamentato per Gere¬ mia . Cui te affimiUbo ,filia Hitrujaltm—i ì quando poi tanto mutata da quel di prima ven, ne à capitare in mano dello dello Chrifto, non folo non feppe egli difeernerui l'antica fomi- glianza, ma la vide ridotta à termine, eh’ era impoffibilc à leggerne il fopraferitto, & a rac¬ coglierne s' ella era anima humana. Ca/ns eft imago htc, {£> fuperferiptio } Ma ritorniamole vi piace Serenifs.SitcJaìla noftra Pitmra.Ritrat’ ti di Dio tutti fenza dubbio bellirtìmi fon que- fti eh’ io hòfin qui defcritti.Ma chi non sà.che nè tanto belli, nè tanto perfetti fono,che di gra lunga paragonar fi portano all’altro, eh’ iodi fopra accennai ? Ritratto di Dio fenza para¬ gone alcuno più rato , & più (ingoiare, èa.- dunque il Verbo. Cosi lo predica il Dottor del¬ le genti. Qui eùmjit jpltnior,glori a,&figura fubjlantit tius. Gli altri tutti fon riuoli di que¬ fto fonte , rami di quefto tronco , membra di quefto capo, raggi di quefto Sole, ombre di quefta Idea, eflempi di quefto effemplare,copie 74 L* PlTTVM, [p. 63]di qucflo ofiginale . Citelli furono fatti nel tempo , quefto prima del tempo ; qi.it111 fono creati, quello è mcreato;quelli naturali, quello foptanaturale; quelli vifib'li, quello inuifibile , Et s’io per fodisfare à quella curiofa dimanda, cioè pnma che crealTe il mondo, che cofa foce¬ na Idd o, diceffi eh’ Idd o prima che'l mondo cteaile , altra cofa nonfaccua chedipjnere quella imagine , non direi gran fatto menzo- gn i,nè crederei peramienturu d’errare. Et cosi é iniero, percioche per toua là to«ghiffìmi_j leiie degl’infiniti fecoli, in tuttofo (patio dell* profonda eternità, quando ancora non r ueua- no animali, perche non ri erano elemenii, non ulti eua Sole, perche non vi era Cielo ,non_* concitano hore,perche non vi era tempo ; pti* ma eh’ Iddio d'fcacciafTe da quell' antico femi* rat io dicofc l'infelice Nulla j prima che in¬ fondere in quella imperfetta , Se difordinata difeordia iì fuo fpitito viuace ; mentre eh’ egli fatto di fe medefimo habitatore,& albergo,er* nel tutto , & fra il tutto, folo in fe (ledo dimo« zante fenza altra coinmunicanza,che di quelle tré hi porta fi fnblimi, di quc'trè ftippofli indi- nifib.Ii, di qirl'etrè perfone confufiantiali del fuprctno Configli© ; egli per entro la grolla bozza di que I» inferma mefcolanza d’abbiffi, Se di quella ind flinta , & confufa mafia , che Chaoss'appellaua, vagheggiando fc (lefso dé. tro lo fpecchio limpidiffìmo della propria ef- fenza , & con atto non mai interrotto inten¬ dendoti non foloefsentialmentc, ma anche na* rionalmente fommo bene ; venne eternamente col pennello dell'intelletto fuo produttiuo, Se fiKondo à ritrarre fe medefìmo, anzi f per vfar qucflo [p. 64]Diceria I. ss (]iterto terminc)à medematfi , & 3 formare {fi può due) vn'alrrosè, & quefìi fù il Verbo e- terno. CanJor ludi utrnt. Ecco il pennel¬ lo. Speculum fiat macula Ecco !o fuccch o. ti imago inniiAtts Uhm . Ertoli Ritratto. Rimerò da tuitc le parti petf;ml!ìmo, fontana di diuiutà, radice di gloria , propagme nuca , prole vn genita, (implicita , e foftanza del Pa- dte,vguale, coeterno , e coellcntiale col Padre, parto ir.cfFibile, concetto mirabile, parola-.» indicabile, fiato incomprenfibile , principio e. terno, Capienza infinita , raggio di luce , lume di lume, Iddio di Dio, occh'o, faccia, & roa¬ no di Dio, progenie chiamato da Virgilio,Pal¬ lide da Orfeo figlio di Dio,da Platone, »etbo, da Giouanni imagine,da Paolo . Qui eli ima- &o Dei inuipbilit. Et altroue. Gloria Chrijli, qui e(i imago Dei. Ritratto tanto conforme,e fomigliante.che richiedo rna volta Chrifto da Ifilippo.chegli laCcrarte veder la paterna imagi- ile, gli rifpofe . Philippe qui videe me, videe &patrem meum. Quifidicerte. Trame, eM Padte non hà differenza alcuna , fumo amen- due vna cofa iftelfa.Ie mie fattezze fono le fue, io fono il fuo ritratto fpiccato ; Vedi me, e »e- drai lui. E così è in effètto, percioche , quali/ fattr talis FiliuSy\mi,gtmtn*tùfe videe Pa¬ ter in Filio,Ok Filiusin Patre. Amano i Pittori la folirudine.e’l <ilentio,che perciò la maggior parte quando lauoranodi ferrar fi in luoghi fe- cren hanno per vfanza, dcae altri non vfi, nè fia chi loroillauoro interrompa. E così nè meno fece Iddio,il qual mentre fìaua quello ri¬ tratto formando , lo tenne appiattato per tutto (1 corfo eterno degli antichi fecoli nello Audio C 4 chiù- [p. 65]La PittvraI ehiufo, nella camera ritirata, e (o’itarìa della_i fua impenetrabile diuinità,in maniera, ch’altri non n’era partecipe , ch'egli folo , e perciò era chiamato Verbo oafcofto.Pw» ad me diUum eftrerbum abfconditum . Quinci nacque la fabrica di quell' altare edificato in Grecia con¬ tro’a Peftilenza con la iofcrittione.chediceua. Ignoto Deo. Piacquegli poi quando giudicò , che così conuenilTe, di communicarlo à gl’An- gioli. Pure, tuttoché allo fguardo angelico ne facelle patte, in ogni modo dentro la (ala Em* pirea lo ritenena occulto ,nè leciro era, (enon folo à i ceiefti habitatori vederlo . Finalmente nella pienezza de’tempi deliberoffi di publicar- ioalla vifta di tutti nella gran piazza del mon¬ do . PoJIhtc in ttrris vifus tfi, t$> cum homi- tsibus conuer[*tus i(l, Fù tocco di lume quefto litratto quado difle l’Angiolo. Spiriius fan ci ut fuptruenitt in /«.Gli fù aggiunta l’ombra qua¬ do foggiunfe . Vìrtus allibimi obambrabit ti• ti. E per fine gli fù dato il colore incarnato,' anzi la foftanza della carne quado Vtrbutn ca¬ vo factum eft. Ma non altrimenti fcce,di quel, che fogliano appunto i terreni dipintori,! quali dopò l'hauer diligentemente terminata vna fi¬ gura, perche ftrappazzata, e guafta nbn (ìa,fo- gliono farle di roza tela vna coperta,& in quel*. la per pafeere l’altrui vifta di fuori dipingerei anche qtialch’altra cofa , non però tanto bella, che pareggi,quel,che dentro nella tauola fi rac- ch ude . Cosìfivfcde ne'teatri,le cui cortine per lo più con qualche dipintura diuerfa dalla feena trattcngonoj>li occhide’curiofì fpettato- ri. Et ecco Iddio, che con famigliarne artifi¬ cio copri quefta fua diuina imagine di grofTo , ero- [p. 66]Diceria I. ^ e timido panno, il quale ingannando nel di fuori i riguardanti, altro dimoflraua da quel, che dentro fi rafeondeua. Il velo , cui la co¬ perte, fù vna Immanità patìbile , e mortale, la fpoglia vile, & abietta . Semetipfum exinn- nitiii formnm {trai aeelpiens , in (ìmilitudi- ntm hominumfalìui, &hal>itu inuentutvt homo. E chi haurebbe giamai penfato,che fot* lo quella dipintura efteriore cosi mifera, e mi- arabile vn’altra fe ne celaffe tanto pretiofa , e glonofa ? Dall’apparcuza di quefta benda co¬ sì ro7ameme dipinra venneadtflfcr delufo il mondo, & vccellato l'Inferno, Si tnim cogito- Uiffent, nunquam Dominum gloria trucifixif- Jtnt. Raccontati di quel Greco celebre, e fa* mofo Pittore, che per fare vna fua profana, e fauolofa figura belMfima , per (ingoiar prillile* gio al fuo valore conceduto, delle più belle giouani d’Agrigento fcelfe le parti più notabi¬ li, e le più belle . Ma con che modo più pere¬ grino , & a’voftri ingegni nafcotlo il gran_J Padre Iddio per dotare in colmo quefta fua fora , e vera imagine di tutte le perfettioni ò create, ò increate, ò creabili, sfiorando à gui* fa di Pecchia i prati ratti, & incircofcritti del¬ la fua immenta potenza, e della fua infinita fapienza , accumulò in elTa il fommo del pu¬ ro, il fiore del fiore, la (celta della cima di tut¬ to il bello del b:llo della bellezza ? Sogliono i Pittori del mondo , per eccellenti, Se illuttri, che fieno, e per bella, e rignardeuole, che for¬ mino vna imagine, quando l’hanno già di tut¬ to punto finita in guifa, ch’altro non fanno ag- giungerui, come , che loro paia non poterti 1’- actc più olite difendere , (oteoferiuendoui C f non* f8 La PttttraJ [p. 67]nondimeno (petche fi fappia il maeftro) il prò- prio nome, dire il Tale la faceui, volendo con quel tempo imperfetto dare ad intendere , che il II: cole mortali perfezione non fi troni, «_» che quelle opere,che più fonoin iflima di per¬ fette,podono riccuere qualche menda. Quinci fi legge , eh’ A pelle pub'icand» le fue pitture , l’efponeua alTaltrui fìiidicarura, & dopò Ie_» tauole s'appiaraua per afcolcar le cenfure d«_>r riguardanti, onde biafiraaro vna volta da fem- plice contadino, fottogiacque volentieri all'» acci>fa , e cedere alla corrertione. Infine è ve- riflimo, che non è cofa daH’intellctto, & dalla mano dell’huomo tanta(tu diara,e fudata, che non fi i corrig'bile, &emendabi!e. Onde per cofa rara , e (ingoiare (i conta , che Prorogene folo in vn certo Amorino da lui gentilmente delineato, e con affetto di partialirà ftimato (crinelle , Frothogenu fteit. Hora il Creato¬ re del mondonel dipingere tutto il quadro del¬ la Natura , febene; l'idi t cunei a qua [ter¬ rai , cytrant va/de bona ; tuttau a perche fon cofe rifpetto alla fua onnipotenza limitare, Se terminate, non (e ne pregia molta,, nè molta lodane pretende. Aggiungali à quello , che tutte fatte furono folocol cenno della fua im- periofa parola,talché il volere.il potere.il dire, e l’operare furooo in lui vn’atto folo,& vna co- fa medefima . Portavi omnia verbo virtutì: /«*. Vixit,ó fatta funt,m*ndauir,& creata funt. E perciò quando fi parla di erte creature, fempre con imperfetto tempo1 fe ne ragroni_j, fluendo fnp.tr ab»! Caeht, quando certa leget & gyro vali ab ni abyffos, quando ather* firma- tat furfum, & hbrabat fontei «quxrum, quA* «> [p. 68]Diceria r. j9 do circumdabat mari ttrminum [HUm,©■ li. l'm pon bat a<)HÌi,ni trnnfuiifirnsfuoìfluari' do «ppendtbut fundamcnta tcrrt . Facitbat, facitbat. Elementi, e Cieli, Stelle,e SoIe_>, corpi ,& anime, huonvni, & Angioli,cofe»» belle ( chi ne dubita ? ) imagini tutte rtopende, ma imagmi, e cofe , le quali non prefciiuono il diuno potere , non feftrmgono il d uino fape- le, onde Iddio fquefto è ceiro) ;uicora molto più belle faprebbe, & potrebbe far le. Là doue d’alta parte quando del gran ritratti Ji fe ftef- fo fi tratta , par che Iddio ( fe cosi fi può dire ) fe nedunoftri quafi fintamente ambtoofo ; e_> r.uouo Protogcac hauendo dipinto quefto A- Oloreinnamorato, fe ne compiace in gii fa,che ti pone il fuo nome fotto & non dice facitbat, ma perfettamente , faftumtft , Tranftamus •vfqut Bethltcm , & vidcamus hoc vcrbum , quid faftum cft, dicono i Pittori. Et vtrbum caro fadum tfl, dice G'ouamii. Chi hà mai veduto, & oliciuato Pittore tatuo capricciofo, quanto valente , che tra folazzeuole brigata_j dipingendo, non però Iafc:a d’operar la mano, ma motteggiando , & cianciando parche con le c ancie fi pigli la pittura à gabbo, & tiranne tuttauia con incredibile agevolezza hor’vna, hor'altra linea , conduce il fuo lauoro à (ine, onde appoco appoco fi veggono da’fuoi fchet- zinufcir marauiglie? Cum to tram ctwftcL^ ctmpontns, & deliftabar ptr fingnlos diti, lu• dtnt cum to omm trmport Scherzo dell» .. mano di Diofùquclìo Ciclo fiorito di tante_> fklle, quefta terra (Iellata di tanti fiori, queft’ aiia molle, e(parfaàguifa d'vn (ottil velo, qucft’acquc affienate col morfo di debole, «_> C ( mi* éo LaPittvra. [p. 69]minuta arena,quefte tante fpecie d’animali, Se feroci,Se domellici, & feluaggi,& manfueti.Gi* uoco delle dica di Dio furono in Comma tutte le cofe create . Oper» digitorum ttìtrum flint Culi. Et mentre ne giua componendoli ino* • -dello .come fe opera così maranigliofa fu(I«_» vna burla,altro non faceua che fcherzare.e gi- Docate. Ludens in orbem terrttrum. Allo’ncon- tro poi nel ritratto del Verbo eterno applicò' qjjefto eterno efBgiatore tutto il fuo ingegno),' imto il fuo fiudio : & fi come in elio più che in qnalfiuoglia altra fua pittura (ì dilettò , così fo¬ pra ogni creatura l’amò.l’er la qual cofa quado colà nel monte Tabor gli piacque d’alzare al¬ quanto il velo,che locopriua, & inoltrarne vna patte a gli occhi de’fuoi più cari ,Sc diletti (che non ad altro mirteto alludendomi : fòioà cre¬ dere,cbe'l refto fi ferua appunto di quefta pato- la Transfiguratus, fe non per dinotare, ch’ali’- hora fi faceua vna moftradi quefta figura di* fnclata per modo di paflaggio) pofeia ch'egli hebbe con gl’improuifi lampi di quefto diurno ritrarrò rapita, & abbagliata la vifta di Pietro, Se inebr'.i togli l’animo di marauiglia, & di dol¬ cezza; Cubito in quel punto fi Centi la voce del¬ lo ftello Iddio,ilqual di fua propria bocci gri-' do .Me e/l filitit meus dilettiti,in quo mibi be¬ ne compiaciti. Come s’egli dir volefle. Quefta è la viua Si vera imagine di me ftefso, Pihtura def tutto fornita, & perfetta . NeH’alcre non mi Cono io compiaciuto, percioche la mia infinita potenza haurebbe potato infiniti mondi crea¬ re . Mi compiacqui, & Codisfcci bene infinita¬ mente nel ritratto, che Tedete , percioche in ef¬ fe trasfufi,&diffufi tutto mefiefso,tutta l’efsrp- a, [p. 70]Diceria I. 61 za, & la foftanza mia in modo che nò pofso vn* altro figlio generare: non già che ciò pregiudi» chi punto alla mia onnipotenza , ò che imporci in me imperfettione alcuna , anzi il non poter ciò fare è fomma perfcttione , perche il termi¬ ne fatto £ tanto perfetto , ch’adegua , & pareg» già tutta la potenza . Qui con eccelso ftraordN natio feci f vlcima proui di quàto sò, Pcftremo sforzo di quanto pofso:& ecco che io ve Io fue- Io, Se *e loriuelo . Quefta è la mia fembianza ; quefta adorate . Ip/um Milite. L'altre creatu¬ re fono ritratti sì, ritratti però non del vifo.ma delle fpalle di Dio.Et quefto,per mio auifo, vo- leua egli inferire » Masè, quando d3 lui fù così caldamente,e coll sì affiti tuo/a preghiera (con¬ giurato, Si ir.Htnigratiam in confptcìu tuo , «flendc mihi fatiem tuam . Signore, fe vaglioa tanto le fuppliche d'vn fcruo huni'lr, & fedele , difcuopr rmi put’vn tratto cotefto ritrattolo», tentati,eh’iogli dia vna occh'aia fola , lafeiami per gratia mirate il tuo Verbo incarnato. A cui rifpofe Iddio. Voj\> riera m'n vidtbis, faciim autem mtxm vidtre non poltrii. Parole dette a’Padri della vecchia legge, curro aJFi!ofo!i della Gentilità : poiché tutta la fperanza de’’- Patriarchi, & tutta la Filofòfia de'GentiIi arri- tiar nonfeppe mai à vedere altra parte di Dio -, che le fpalle,cioè perla traccia delle creature jro'edcrealla cognitionc del Creatore. Inni fi- ■ tiLia ipfìus à creatura mundi, per ea, t]"£ f*' cìafttnt inttllecìx confpìciuntur . Quali pur dir volefse Iddio . O Patriarchi, ò Filofofi, fe Senfatedi vagheggiar li mia effigie qual’el- i è, voi vanegejite,perch(j Nrmo Deum vi- ditvnjuam, Videtnus nunc perfpeculum in in il- 61 LA Pi [p. 71]TTtRaT . Migmatt. fcrutator tfl maieflnt'n, tp* primi tur à gloria. pubes, & caligo in circuì- tu tius . tofuit tenebra! Ulibuìumfuum. Zt demm rifletti e(? fumo. Abfcondlt» e fi ab étult! omnium viutntium. Et coroevn’oc- eh'olippo, Se infermo gingne ad affifsarfi in ina luce infopporrabile? S'anche T Aquile, Si le Fenici tanto fplendore s’abbaibaghano , che faranno i Pipirtrelli , & le Nottole ? Sei più eleuati Serafini del Paradifo à guifa di far. Falle fi dibattono, & fe con l'ali non fi fcher- misero , a’raggi del mio Solearrortircbbono le pupille , hot che iirà degli huomini ? qual piopot ione hà il corpo fecciofo con lo fpirito iemplice? il mifurato con J'infinito? la caligine con la luce ? che vgguaglianza puòefserefra vna potenza impura ,& indifpofta, & vn'og. getto puro, & fubhm'jSÌche pofsa ladebolez» za del fuoorgmo fotUnere i chiari lampi del. la diurna gloria ? Vi hà di più, che non pur J'- occhioCorporale , ma l’intellettuale ancora cercandomi non mi troua , & feguendomi mi rimane di lunghiffimo fpatio addietro. Perciò- che s’io fono vn’ efsere fenza termine,che con¬ tengo in me ciò che pnòefsere,& la mia efseu- zj attratta in rutto dalla materia , fenza alcuno accidente c tutta fp’rituale , & tutta incompo» Ila ; & fe non può l’angoftia dell’ fiumana in¬ telligenza capir cofa che non le fia dalla feor» ta de’fentimenti porta innanzi ; Se efsendo co¬ tale feorta natoraJe, materiale, & corporea , come può la bafsezza del vortto intendimento A.Hctiarfi fopr3 la natura ad attignere vn’in" icllig bile così alto - Nò nò, ancora non è fta* tx data 1' rJtima mano al qaio ritratto,n’ è fatta ben [p. 72]Di ch r i a I. (j ben la bozza in Cielo . Altri orterrà l’effètto di cottila tua dimanda . Verrà tempo, ch'alia; tua pofterirà, ò Muse, farà conceduta ventura di vederlo. Per hora balliti contemplar le ter¬ ga . Et perciò , Serenilfimo S’.re , il paflaggio che fà il noftfo intelletto a conofcere il fattore della fattura, fi chiama da’Dotti . Cognitio à fofìiriori.Son le parti deretane di D o le crea¬ ture , onde impettito lume di conofcimento è quello,che di loto fi trahe. Che (i come dagli homeridVna perfona riuoltainlà non fi puòr la fpecr; dell’ind uidao difcernere dillintamen- te, fe !Ìuolgei)dofii;> q»*à non ci v ene à palsfa- re il volto ; Ex vi fu cognofcimr vir, & ai oc. curfu fucili (ognofeitur/infami ; Così dalla notirta delle crearure non fi può quella piena infotmatione battere deUe qa Irà di Dio , che dal vedere il figliuolo fi hà , il quale è| la fua faccia propria,& effenrrale. Egli è bei.Mvero, che non pur Mesi, ma tutti gli antichi Padri poterono in tuttó il coifo della legge naturai?, & della fcrirra infino alla Euangelica rimirare in ombra ofeurameme abbozzata quefta tan. to bramata imagine. Taccio le fcrittute , per- cioche opera fora non poco mafageuole il vo¬ lete ad vna ad vna in minuto racconto rac¬ cogliere tutte le profetie, nelle qinli l’effigie del Meffia difegnata fi vede . Palio alle h'fto- rie. EtcheaTrtofign ficauano i facrifici, & le ▼itiirae.o chealtro erano irin, & le cerimonie, che tante abbozzature , done fi vetiiua if vero adombrando •, Tra'afcio per breu't* ['altre anioni deira vita di Chrifto,le quali tutte fi teg. gono nell’antico teflamento d’auamaggio delineate, Parlando folo ( per quel, che tocca al [p. 73]6+ LÀ PlTTTR A alfuggellonoftro) dell’vltimo atto.doue a ter¬ minare , Si confumare fi vennero tutte le fue_> fidate operationi, non fi rede in mille,& mil¬ le eflempi dal facto libro contenuti «fpreda la paffione, & la motte del vero figliuol di Dio T Tutti furono fchizzi , & fpolutri di quefto bel ritratto, & perciò fono chiamati figure del fi* gurato .Hic autem in figura fatta fant,omnia in figura contingebant illis. Hora rifacendomi da capo dico , che quantunque il fopraccenna- to ritratto così inuolto fu(Te, & appannato dal¬ la fafeia dcll'humana catne, era però così dili • cata, &fotti!elacouertura , che chiunque da prefTo glifi faceua poteua ben veder di fuori trafpatere i raggi della interna bellezza . La¬ onde Chrifto nella maniera iftefla tenuta dal buono Apelle foleua in publico efpotlo all’al¬ trui parere , chiedendo fe pur alcuno qualche difetto vi conofcelfe . Quii vefirtim arguti mt de peccato} Parie dipinture d’Apelle furono ( come di fopra d cemrao ) conofeiute manche- uoli. Ma in quefta irreprenfibile imagine co¬ me poteua giamai trouat/ì imperfettione , ò macchia alcuna ? Qui peccatum non fteit, net inuentut e fi dolm in eri eiut. Infinoa tanto', che per propria inu'dia , & per Satanica ;fug- geftione fù dal popolo Hcbreo con ingiurie, &: ftratijcotal fignra disfigurata. Ondcilgran_j Profeta Gieremia in vifione rapito , Si preue- dendola così difparuta , & contrafatta,tutto at¬ tonito prefe à dite . Quomodo obfcuratum e fi aurumì Oimè che ftraiia met.imorfofi.che for- tuneuole, mutamento è quefto > Come fi è per¬ duta la viuacità di que’colori, che con rancai macftria diftefe in così bella imagine la fempi¬ terna [p. 74]Diceria I. 6j terna mano! Mutami e/ì color optimtti. Don- que auuicne, ch'io la vegga così pallida, e (co¬ lorita , che pare non più dipinta concolori, ma sbozzata col catbone-DfH/ji’*/.» t/l fuper tar¬ limi facies dui ? Ahi cheque! volto già fere- no , in tj-.tim defilili ant Angeli profpiccre, non fetba più hormai vefìig.o alcuno della fua primiera fembianza. Non tjl ti/pecici,nctf} dt- cor. E fporcata la tela, fon cancellate le linee. Vidimai tumfo non trat nfpcftui . Pittore e- terno tu,che la componetesi bella , vedi hora f: la ricouofci nella fua cangiata forma. Deh qual factilega mano è ftata audace di diffbr* maria,e trasformarla in sì federata guifa? Ma che? Indarno per diftruggere pittura così gen¬ tile^ nobile t’affaticafti ò cruddtàGiudaica:an« zi tutte l’ofFefe, tutti gliobbrobrij, gliolcraggi tutti.che le facefti,fortirono effètto a(Tai diuer- fo dal tuo peraetfo intento. Souuengaci di quell’ingeniofo auuenimento fcritturale fe» guiio nella perfona di Dauid il buono . Era_j egli da! fuo potente nemico fieramente perfe- guitato , onde riolto in fuga, e ricouerato in_j cafa, dalla neceflìtà aftretto, prefe partito di fcampare perJa finefha. Et intanto la fua mo¬ glie Micol fatto all’ improuifo vii’ ir.uoglio di panni, e di pelli, c compoftaoe vna ftatua à lui molto famigliarne,la mife nel letto à gia¬ cere , c fingendo cfTere il marito, che dotmif- fe , con sì fatto ftratagema ingannò i creduli feguaci, i quali penfando d’vccidcre il vero , incrudelirono nel fìmulacro . Perfeguitato era il benedetto Verbo dall’infernale auuer- fario , il qual per mille aftute vie gli teneua fempre alla traccia, Se sì come dal primo [p. 75]66 La Pittvra infante della fua creatione con:ro lui folo irì- dnzzò tutte le fuearm , & fcoccò 'ute le fiitf fM t. in Cielo. Agnui,<jnittcifm ep ab uri* gtnt munii ; così Col mezo della intl'dia ,SC ma'ignità Hebrea del co itinouo inaiandola procacciò di dirgli 11 morte in terra, non pef altro che per imprdite la redeniione delThu- mano legnaggio . Et nella gufa illeiTa cht_» Cefare non potendo ttion£ire di Cleopatra , códulTc al fuo trionfo la (lama finca di Ic’:così egli non hauendo potuto al Verbo diuino nuo¬ cere , altro noti feppe che maltrattare l’imagi- ne fua mortale . Ma fciocco , & mal luucdura Satana (To, & come rimafe la tua mal'tia da co¬ lui che tentarti di fchernire, fagaceméte fcher- rita ; Percioche inuece d’offendere la dignità di quella imagine , sfogarti folamente fa tm_* rabbia in vna (lampa di carne , fabricata ap¬ punto da ma Donna( voglio intendere la fan- tiflìma Vergine,) & portati per opera (ua à bel¬ la induflria innanzi. Poca accottezza fulatua , che non confapeuole dello fcambio ci )?fciafli burlare,anzi procurando la rouina,a lui Venirti ad accelerar la falnte a noi . Fotmaui Ncalce Pittore illurtre v» Corfieto feroce in atto di maneggio , & tallendogli tutte quelle parti compiutamente date , che renderlo ooceumo» xiguardeoole ; ceruice alca, refta breuer, coll» eleuito, orecchie aguzze , occhi viuaci, nari gonfie , petto colmo, fianchi larghi, ventr«_j picciolo, groppa fp>anata,cofe polpute, gambe neruole .ginocchia ritonde, crine raro , coda lunga, fronte (Iellata , piede balzano. volendo [p. 76]P 1 C E R f A I. 67 fianvla pili vo re fctvzzara , & quarta , f.rta , d sfitta , & r fatta .cangiati pennelli, nd (op¬ piati coioti, non balla ndogl1 finalmente l’ani* mo di piacere a le fteflo, & diffi i indo depri¬ merla à (uo talenro,montato in corrucci» traf. fe per annullar la Pittura quella fpugna, in cui foglionoi dipintori gli ftromenti nettate , & òmarauiglia.douegmgner non potèl’artej , arrmò il cafo , la forte nella Pittura adempì P- t/Hcio della naturalezza , Se quel.che la qu ete della diligenza non feppe , fece l'impeto della ftizza . Petcioche la fpugna bruttata di que’- colori, ch'egli pur dianzi haueua in efTa forbi¬ ti ,in s'.r la faccia del Cauallo auentata , venne à fargli mirabilmente la bocca , morfo angu- fto,ringhi sbarrati-, forge sbuffanti, freno d’« oro/puma d’argento,& per fine à darTe ratte.» quelle qualità , che l’arte richicdeua , Se il de- uderio procurati!. Il limile [ s’Iddio mi guar¬ di ) fi può dire edere alla Sinagoga Hebrea adiaenuro , il cui peflìmo difegno era di detur* pare, Se del rutto dfttuggere qucflo diuino ri¬ tratto . Nè ad altro fine ( per quanto io mi fti- mi)racconea l'Euangelica hiftoria, ch'ella con. tro fui adoperaffe appunto la fpugna intinta nel fiele ,& nell’aceto , fe non per difperata- mentc imbrattarlo ,& renderloofeuro, & d f- forme, Ma ecco che le macchie l’illuftrano , gli fcherni l’abbellifcono, gli ftratij l’ellaltano, onde vieneellaaconfegmrefinein tutto con¬ trario al fuo proreruo Se iniquo penfìero, poi* che per mezo di quella amara palfione otten¬ ne Chrifto la grandezza della fua Chiefa . Oportuil pati Chrìjlum , ila inirare in gl», riam fu am. De torre me in via bilrit,&proptt. re* [p. 77]La Pittvra,' rea exalt abit caput. Propter quei lìtui txnltauit illum , & ionauit illi nomea, quocl efì fuper omne nomea. E che non fcce il perfi¬ do Giudaifmo per danneggiare , e disfaic.que- fta imagine, infino al [ratrare i ferri ? Tutto nondimeno à maggior confusone di fe fteflo, & à maggior chiarezza di quella, Clarificaui, Ó ì/erum clarificabo. Imperoche à forza di chiodi, e di lance fù ftraeciato il velame, che la coprala, onde fù appieno la bellezza del ritrat¬ to veduta. Che non per altra cagione ftimo io, che nel punto della fua morte fi fquarciade il velo del Santuario, Vtlum templi (eijfum eft, Se non per mifteriofameute accennare, eh' all’ hora apunto fi fendeua il miftico velo, eh'am- maniaua quefta pittura.E perciò il Centurione, il quale intìno à quell'hora veduto non hauea della imagine, fe non folo la parte efterna, ap¬ pena vede aperto il velo,lacerato l’impedimen¬ to,e disbendato il ritratto,che fubito compren¬ de la maniera del maeftro,riconofce la mano,e raffigura la fembianza, onde grida altamente. Perì fihus Dei ex ut i/le. Fortunato Cenrurio* ile, felici Apoftoli, e ben’auuenturofi tutti voi, che nel tempo del Redentore nafcefte ! Ventu¬ ra grandehì veramente la volita d'eder de¬ gnati della fua vifta , e di poter fermare Io (guardo in quella belliffima imagine. Onde non lenza giufta cagione potete del vanto di quelle parole pregiami. Beati oculi,qui vidtnt qui voi v ieiis. Ma noi miferi nati in quefta vltima età come polliamo à tanta dignità pog¬ giare? come à rimirar la vera effigie del N.Sig. polliamo apprellatfi fenza morire ? Solo il lu¬ pe della gloria può l'occhio noftro difporre, e pur- [p. 78]Diceria I- 69 spurgare in guifa , che libero dalle traueggo- le, e da’bagliori del fenfoin quell’ og getto beatifico s'affifi ; il che folaruente è conceduto a’beati , nè può farfi fenza lo fcioglimento dell’ anima da’ legami di quefto corpo . Dun¬ que oimè farà egli vero , che infino à tanto » clic di viandanti non diuenriamo comprenfo- li, S: di peregrini del mondo ci facciamo pae- fani del Cielo , ci fi debba negare quefta for¬ tuna , & habbiamo di tanto reforo à reftar pri- ui ? Ah nò , che mtmoriam fccit miratilium Jutrum. E doue meglio,che nella Sindone fanta fi può rifibdmente difcernere la forma del ri- tratto,ch'io dilli; Onde parmi,ch’ai Salultore, mentre , che per lo fpatio di que’rrè giorni di¬ morò nella fepoltura , poteflero aliai bencoii- uenire quelle parole , ch'egli altra volta in rita diceua. Putir meus vfquc nunc cptmtur, & egooperor.Volefti operare,ò Sign.per non retta¬ le anche in quel poco di tempo ( fiami lecito così dire)otiofo . Ma che cofa operafti confor¬ me all’operatione paterna? Il Padre (comedi fopra diflì ) dipigne fe fteffo il Ver bo generan¬ do . E tu,nè pilone meno dipingerti ancora,la» feiando la propria imagine impreffa in quefta facra tela;non con altra differenza, fe non che quella è tutta luminofa , e lucente , ma quefta ètuttafangi,inofa,&ofcara . E certo qual mt- ttero, ò qual particella della paflìone , della j morte, òdelia fepolturadelCroci£flofi può confiderare, ò defiderare da vn cor fedele,che quefto miracolofo lino non la contenga appie¬ no, c non la efprima al viuo ; Altra lingua più faconda più dottamente, che la mia far non. faptebbe , dunoftn altrui il modo, come in c£- [p. 79]IP I III 70 La Pittura. (o li rirrou! effentialmente Iddio . A me bifte- rì per hora il dire , che fe il Pittore che la di- pinfe è mirabile,non meno mirabile , & memo- xable c la Pittura . Et ecco (Seteniflìmo Sire_« ) ch'io feendo al fecondo capo principale del mio difcorfo ; la cui noia , bench: non fenza prefuntuofo abufo della vo- ftra Immanità troppo in lungo fìdiftenda, priegoui ran* to con benigne o. rccchie à fo. ftenere, , clic l’ordito fi'o , giàcolvoflro fruore giunto al mezo, fia ancora fe. licemente condotto all'* diremo. DEL* [p. 80]7» DELLE DICERIE S A C R E, DEL CAV. MARINO- La Pittura. T J. ^ T E SECONDA. S©n tante le proporrioni, Se sì grandi I’a» nalogie,ch'ai credere di tutt’i iaui pafla- no trà le tele, & le cai te, tra i colori,& gl’inchioftri.trà i pennelli, & le penne ; Et fomighanfi ramo qucltc due care gemelle.» nate d’vn parto, dico Pittura , Se Poefia, cbe_> non à chi fappia giudicarle diuerfe, anzi trà k flefle le proprie qualità accomunando , & in¬ ficine gli vfficii tutti, & gli effetti confondendo da chiunque ben le confiderà fi pedono qaafi diAingueie appena. La Poefia c detta Pitiuia par- [p. 81]jìt La Pittvra. parlante,la Pittura Poefia taciturna . Dell’vna è propria ma mutola facondia , deil’ altra rn’ eloquente (ìlentio . Qaefta tace in quella , e quella ragiona in quefta , onde (cambiandoli alle volte reciprocamente la proprietà dellc_» voci, la Poefia dicefi dipingere, e la Pittura defcnucre. Sono amendue ad vn medefimo fine intente , cioè à pafeere diletteuolmente gli animi humani, e co» fommo piacere conciar¬ gli. Nè altra differenza ban trà loro, fe non¬ ché l’vna imita con colori, l’altra con parole; L’vna imita principalmente il difuori, cioè le fattezze del corpo, l’altra il didenrro,cio£ gli affitti dell'animo ; L’ vna £ì quafi intendere»» co’fcnfì, l’altra fenrire con l’intelletto ; L’vna è intelligibile ad ogni qualità di perfone.etian- dio ignoranti, l’altra non fi lafc?a intendete, fe non da coloro, che hanno ftudio, e feienza , Hor’anche le Pitture di Dio (SerenilTìmo Sir«) hanno con la Poefia quefta conformità ; Onde s’egli tanto nella creatione del Mondo, quanto nella impresone della Sindone Pittore ( come dicemmoJfT c palefato , l’rna, e l’altra Pittura fi può piamente dire, che fien Poemi; con que¬ fta diuerfità però, che rVniuerfo è Poema, ma Poema fcrittoinvn libro indorato per tanti caratteri d’oro.chevi fcintilJano La Sindone è Poema , ma Poema fcritto in vn libro miniato per tante lettere vermiglie,che vi rofTeggiano. Quello è vn volume improntato di fette fug- gelli.come quello di Giouanni, che fono i Pia¬ neti del Cielo; Quefto è vn volume dolce al gufto più che’l miele, come quello d'Ezechiel* !o,ch’èil foaiiifTimo frutto della Paflìone. la quello può leggere ancora chi non si Irgge» [p. 82]Diceria I. 7$ re;Iu quefto non sì ftudiare chi non hà la dot¬ trina della fede. Là fi lodano la potenza , c la fapienza d’rn fommo Facitore. Cali enarrati! gliriam Dti ; Qui fi cantano l’armi', e glia¬ mori d'vn pietofo Redentore . Et/cripta ersi* in co Umentutionis, carmina . Efe 1! famo- fo Poema d’Homero fù riporto dal correfe*# Duce di Macedonia nella ricca cadetta di Da- rio; quefto è conferuate dal magnanimo Dvca Di Savoia parimente in rna cada, ma molto di quella più pretiofa , edendo fabricara più di religione , che d’oro; & edendo le fue gemme diamanti di ftabil fede , foieraldi di fiorirà fpe- ranza,e rubini d'ardente carità.Poefia adunque c la Pitturaci cui faucllo, e Poefia non già ta¬ cita,ma loquace,che eoe cinque bocche fangui- nofe ragiona al cuore de'fuoi fedeli . Non da però chi penfì , perche metafora di Pittura . fi dia à quella fantidìma imagine, ch'ella non ,f fu d’ogni Pittura per infinite conditiani in¬ comparabilmente più marauigliofa, e più no» bile . La Pittura artificiale èimitatione della Natura ; Ma quefta Pittura fopranaturale è inimitabile dalla Natura. La Pittura terrena è oggetto appena d’vn fentimento folo del cor¬ po ; Ma quefta Pittura ceiefte appaga tutte le potenze dell’anima. La Pittura ordinaria altra in se non hà, ch'apparenza, Se illufione, poich* ella c arredi rapprefentare con colore le cofe yifibiliin fuperficie piana ; Ma quefta Pittura {Iraordinaria ferba in se verità reale , anzi è tutta edere , e tutta foftanza , poiché contiene colui,ch'i il tutto,nel tutto,e per tutto. La Pit¬ tura degli huomini alerò nonfà.fe non folo de¬ ilare co lo ftromenco dell'occhio alla memoria LcDic»ritt D la [p. 83]74 La Pitttra la ricordanza di Dio ; e perciò fi riuerifee , C non s’adora , fe non di Dulia ; Ma quella Pit¬ tura di Dio dimoerà, erapprefenra all’occhio cfterno , Se all’interno lo fteflo Iddio , e per Iq contatto.che hà col diuino fangue , menta IV doratione Latria, Alcune Pitture vi hà , lcquali fi rogfiono mirar dai fuo verfo , fecondo il ri, battimento del lume ; Ma quefta è vn a Pittura fatta a tutte le profpettiue ; da qualunque pir¬ te tu la miri,ò in tribulatione, ò in profperità , èia peccato , ò in grana, fempre ci (embrerà l’iftella. Alcune Pitture ri fono.lequah da vil* Iato rapptefencano ma cofa, dall'altro v«'al¬ tra , fecondo l’artifìcio dello fcambiatnento y Ma quefta è rna Pittura vguale da tutti icaq? i ti; douuuqUC tu la tiuolga, ò dalla patienza, ò dalla vbidienza, ò dalla hifmiltà, ò dalla cari, tà, fempre ti «oftrerà Tifteflo . Quinci è, eh? fe tutte Taltte Pitture ( come le leggi voglio, no) cedono alla tavola , a quefta per ellerdi inano illuftre,e celebre, la tauola fdegnar non lì deue di cedere , poiché mercé fol di quelTo» pera fatta da si fegnaU'o maeftro, la tela è tao, to priuilegiata, che le creature tutte le portanq riuetenza ; le rignuole non la rodono, gli eie. menti non la offendono , la terra le hà prodot. ta m'herba immarccfcibile, l’aria non ardifce di cancellarla , l’acqua la bagna , ma non U guafta , il fuoco la lanibifce.ma non la diuora, il Tempo le perdona , la Natura tutta vbbi. diente miniftra le ferue . Chi vorrà adunque negare, che mirabile quefta Pittura non fia I Perciò quelle parole , che per lo miracolo del Languido furono già dette da Chrifto , aliai meglio, c più conucoeuolmente, potrebbe hQ> ta [p. 84]Ditm* L 7j- fa egli per quefl’altro miraco'o ridire . Vnum opusfici.&omnet rniramini . Sò beu’io, ch« roolic opere , e torte mirab li funno fatte dal Saluatore; Ma fe l’attiomaltiu' h 'nodaeder regolate dalla cagion finale , «(fendo (tate tut- leì’operatiom Aie indrizzare a quefto fine loia della padìonc fua, e redentione noftra , può ra- gioneuolmente dirfi , che tutte l’attioni della fua vita fieno date vn’atto folo, vn’opera fola ; e quell’opera è tale, che fa marad'gl are no» . la Terra,ma il Cielo . Ajpicite in gentibns, ©• videi! , & aimirammi, fj» cbftupcfcite, qui* epui futium e'i in dìeius vt/ins , q:<odntm* tredel tjuàm n*rt abitur . Duecof«( per mio credere) fon quelle, chepofsono ammirabile rendere la Pittura ; l’eccellenza del Difegno, e quella del Colorilo . E per amendiie que(H rifpein ammirabihdìma fenza dubbio è da di» re , che (ia la d>uma Pittura di quefta facra Tela . Quanto alla primiera circodanza , di duernaoieri fi può confiderare il Dfegno t L’vno è intelleitiuo interno, l’altro piatticoc- fterno j e tanto l’vno, quanto l’altro, altro non lifguarda, che la forma , ò fittezza delle cofe corporee, mediante la circofcriitione, ò (ia d’¬ intorno, e l’efser bene infìeme, cioè l’efset ci»- feuna parte del tutto nel fuo proprio fuo col¬ locata . L’interno intcllettiuo fpecoKi quefte forme nell’Idea del l'ittore , fecondo il fuo fa- pere . L’cflerno prattico in carta, in tela, ò al- troue materialmente le fpiega per g udicarle con l’occhio corporale, e fecondo, che fi di mi- ftieri rassettarle poi,c correggerle infino alT- vltitua perfettione , Altrettanto in quefta ma- rauigliofa dipintura di Chrifto puòconrem- D » pia- 76 La [p. 85]P i t t t R à piate l'anima Cbriftiana . Difegno interno, e Difegno efterno,Amore, e dolore . L’vno nel» 1o fpirito, l'altro nel fenfo; L'vno nellainten» 1 tionel’altro nelTeffetco ; l'vno nel rolere ; T «lcro nell’elTeguire ; con l’vno effèrifee, con 1* altro foffèrifcejcoo l’ino elegge di patire,con T altro realmente pacifce; con l’vno nel di dentro fi contenta di foftenere ma morte brutta,& vi- tupereuole per la faluezza del genere humano ; con l’altro lì efpone , e fottopone à tutti que’ martiri, e fupplici, che poieua meritare il pecj caro degli huomini . E chi sà.fe qupfto mifte- i ro appunto voglia lignificarci la doppiezza.* della Sindone iftella , nella cui tela dall’vne , e dall’altro capo ( quali quelle due-forti di dife» i gnoaccennando) fi vede geminata la figurai Con l'affètto interiore adunque primieramente accefo del feruido deliderio della noftra falute non ripugna all’eterno decreto, nè contradice alla paterna deliberatioue. Ta&us obeditns v/~ 5«t *d inorttm,mortem auteto crucis. E perciò qualunque volta gli rifoouiene delTamor.che ci porta,!! rapportatila volontà del Padre. Veni» tamtn non mea volnntas, fed tu»fiat. O Dio, «hi haueflc potuto vedere quell’anima bene¬ detta nel bel principio della fua eoncetcìonc fu- bito.chefù creata, in efserledall'eterno Padre iapprcTentata quafi io vn foglio tutta quella do> Jorofa biftoria , che con procello di tempo do- ueua io quefta vita auuenirle, come l’haurebbe veduta fottentrar volentieri al carico della paf- fione, abbracciar caramente la croce , accettai prontaméte i flagelli, & a guifa d’vn falcetto di fiori,ftringerglifi foauemete nel feno cS offerirli per noi alla diuina Giurtjtia vittima volontaria, [p. 86]Diceria I. 77 0hiatus eft , quia ipfe veluit. Quello fù il' Dileguo fpecolatiuo, con cui andaua egli frà fe (ledo riuoìgtdo il modo da tirar felicerocte a fi¬ ne l'opera fua. Sic faber ferrorius ftdtns iuxta incutiti», fj> ccnfiderans opus ferri. Vapor ignit vret carnet eius,& in calore fornaci* concerta- tur. Sraua egli del continuo appretto la fucina della fua ardente carità battendo co’martelli della fiu dura paflìone in sù l'ancudine del pro¬ prio cuote, & aguzzando la punta à i chiodi che lo doueuano crocifigere . Vox molici in• nouat ourem tini, & contro fimilituAintm—j vafss oculus eius. I fuoi penfieri non erano già* mai altroue mieli, cb’à difegnar quella imagi- oc, rnac limandoli mioue.e Arane innentionida temperare i colori . Quinci parlando egli eoa laSpofa.diceua . Copili meum plenum eft ro¬ ti , & cincinni mti guttis nollium . Il capo di Chrifto era l'intelletto fuo, i fuoi capegli era¬ no i penfieri; e quelli erano fempre fparfi del¬ le gocciole di quella infaulla notte , & humidi della rugiada di quel pteciofo fangue . Portò Zara neU’vfcirealla luce, dopò la lunga conte- fa hauutacol fuo gemello dentro il ventre di Thamar, legata la mano d’vn fìl purpureo po- ftogli a bell'arte dall'accorta alleuailrice per difeernete il primogenito . Ma portò Chrifto dalle materne vifeere auuinto il cuore d’vn’a- morofo laccio, laccio vermiglio , laccio fan- guigno , nodo forte , e tenace, in virtù di cui contrattando vinfe la lutta conSatanaflo . Se però non vogliamdite , ch’egli del contino» uo intorno all'anima portafle quefto ftame_» filato in Paradifo , il qual doueua egli poj tigocre in 10U0 3 dico quella Tel? P > [p. 87]7& La PttttraI lanca , la qttal colorita di fangue, doueua efscr campo della lua mirabil pittura . E cesi viene egli a conformare il Dileguo prattico con l’in- tellcttuale, eflercitande col fenfo ciò che deter. minato haueua con l'affètto . Hcbbe Mosè da

Dio il modello dell’Arca , ch’ej.
  • ione del Temp o , ch'egli doueua edificare^ . Tolfe Vria da Achaz l'eilempio del!'Altar«_>, ch’egli doueua ftabilire. Prtfe Chrifto per ma¬ no dell’Amore lo fchizzo della figura , ch’egli | doueua fornire . E fe l’vno di quelli due Di. i {egni dtue all’altrocorrifpondere, fein vn» « medefìma bilancia vanno conrrapefati Doto, le , & Amore, fe tanto pati Chrifto, quanto’ amò, efTendo'ftato l’Amore infinito,& immrn- Io, quale dobbiamo immaginarci elTere fiato il Dolore t Per tré vie vfa ordinariamente ope. tare, ne* Pittori terreni il Difegno prattico , il cui vfficio 2 porre in opera iconcetti imagina¬ ti , ò gli oggetti veduti . L’vna di far le cofe a mente, che fi dice far di pertica, ouetodi fan. calìa . L’altra di regolarli puntualmente per 1 tegola di Profpettiua . Laterza di calia re dal naturale . La prima come più fpedita dell’al- ire , è anche la più vfitata dalla maggior patte di coloro, che dipingono, valendoli eglino di quello, che con la lunga effercitatione dei di¬ legnare hanno a mente apparato ; E quefta^* fuo! riufeire più, e meno l'alfa, fecondo, che il Pittore hà più, ò meno di Audio, e di talento. L’altra fenza dubbio è la più certa, e Scura, co¬ me quella, che niente là a calo, ma il tutto eoo Cagioni vere , e con preue, e dimoftrationi in- fallibili.Queftafomminiftra altrui Is grandez¬ ze. [p. 88]D I C » R l A I. 79 te ,te dimìnutioni, e gli sfuggimenti de’corpi coflituiti, ò invaginati in qual (I voglia lonta¬ nanza dietro al taglio , ò allffcafc della Pira¬ mide vifiua, fecondo i vari Or.tonti, vedute, e diflanze adegnate a’ riguardaoti , infognando indifferentemente a degnargli tu\ti , sìcome Appunto per variati angoli peruèpgono all'¬ altrui v:Aa . Ma perciò che quanto i corpi re¬ golati fono facili da difegnare in Profpettiua , tanto gl'irregolari hanno di d fficoltà, e di lun¬ ghezza di tempo ; più efpediente è a’Pittori va¬ lerli della tetta via, laqualcorae inezana par¬ tecipa d’amendue , ritrahendo • vifta d’occhio dal naturale, ò da modelli fatti jppofla, ò con l’aiuto di qualche ftromento Matematico !e_> Cofe ch'efli dipingono . Niuno di quelli duc_» vltimi modi hà tenuto nel fuo Difegno Iddio . Non fi è fetuito di naturale oggetto, ò di com¬ parto Geometrico, perche oltre ch'egli bifogno non ne haueua, edendo quella Mente eterna ( in cui rilucono tutte-l’ldce , non fi tronaui co¬ ncreata , ch’arriuade vn sì alto concetto ad cfprimere . E qual mifura Matematica pote- ua citcqfcriuere quell’amore , che non haueua mifura ? Sic,Sic Deus diltxil mundum , vt fi- liumfnum viùgcniium dtret. O quii natura¬ lità agguagliare qu:l dolore , ch’eccedeua i termini della NJtùra ? O vts omntsjui tran* ftlii per vi*m, àttenditt, <$• vidttt ft eft dolor ficut dolor mtus. Ma chi dicede , che quello Dife gnofù fatto per mano di Michelagnolo, noo^Lrebbe egli cofa inuenfimile , e ftrana ? E pure è vero , chel’Angiolè Michele non al¬ tro perfuafe a fuoi feguaci quando pugnò con lucifero ia Ciclo , che la fattura di quello Di- [p. 89]So La Pittar*.’ fegno; nè con altre atmi mife in rotta l’clTer* cito dell’auuertario , che co’ colori di quell» -■ imagine , Et ipfi victrunt tur» prof tir funghi¬ vi Agni, E chi di più foggiugnefTe.che in que¬ fto Diffgno hebbe anche parte R.ifaello , non darebbe altrui da marauigliare , come di cofa incredibile, & imponibile : E pare è veriflìmo, clic Rataello aiutando Tobia à cauare il pefee dal fiume, il cuore,e’1 fiele dal pefee, poflente a fcftituir la luce , & a difcacciare gli (piriti, fa¬ cendogli rifeuotere le paterne entrate, con ben dotati moglie (potandolo , in rutto il viaggio accompagnandolo,e riconduccdolo finalmente faluo alle patrie cafe,non altro iua ombreggià- «Jo,che i benefici, e i beni, che dalla paffione di' Chrifto erauamo noi per ottenere ; ilqual do¬ ueua ricomprarci col fangue, illuminarci coo_* la gratia,liberarci dal Demonio , maritarci con 3>'o , e per deliro camino guidarci allacelcfte jatria. Onde a lui in fegno di gratitudine dan¬ no affai bene quelle parole, che gii della fua fi¬ data feorta dille il «orrefe giouanetto. Quarti Mntrcedtm dabimus ti } «ut quid dignum po¬ ltrii tffe bentfìcijs tiui 1 Ma non fi tolga (Sere- wiflìmo Sire) la fua parte al Colorito,ilqual non «seno di quel, che il Difegno fi faccia, ci mani- ffefta in quefta Pittura l’eccellenza diquell’ot- limo Artifta. Molte conditìoni, ma tré fpecial- cnente frà l'altre pofiono,e fogliono render mi- zab.Ie il Colorito d'vna Pittura. La yiuacità del¬ la naturalezza, la finezza de’colori, e la faldcz- za della tempra . E tutte quelle mirabilmente fi raccoeliono nella ftrana dipintnra del Suda¬ rio di Chrifto . E prima , fe della naturalezza decorrere vogliamo, fpiccanfi con nurauiglio- [p. 90]Diceria t ti (o rilieuo dal campo le dipinture de’ Talenti maefhi ; Par che habb>ano lo fpirito, fembrano animate, e fe ben non parlano, inquanto all’at¬ to,nondimeno par, che non tacciano . Pittar* Optra tanquam viuentìa cKtantJtquid veri ro- gaueristverecund<t ndmcdurn flltnt. E non hà > dubbio, che tutte le cofe ben difegnate, e ben-» colorite da chi fappia a tempo,e luogo compar¬ tir gli fplendori.e i reuerbeti, & ofletuar giudi- ciofameote in elle i riflcUì de’lumi , e i recedi dell’ombre.non rendano nel geflo, che rappre- fearano il medefimo afpetto , che icnde la Na¬ tura ideili . Scriuefi. ch'alia Pernice dipinta -» da Protogene nell'Ifola di Rhodo volarono le Pernici. Leggeli,che il Drago dipinto nel Triu- uiratofece celiare gli vccelli dal canto , che inter/oropeuanno il fonno a Lepido . Narra¬ li, che i Corui ingannati dalle tegole dipinte nel teatro di Claudio il bello , per rfcir del¬ lo fìnte (inedie gli retarono degli occhi. Rac¬ contali , ch'Apelle l’imagioi altrut dipigne- ua tanto fìmili al riuo, che moltiIndouini, e_» Metopofcopi dalla faccia de’ ritratti prono» {bearono la vita , e la morte de gli huomioi, Il medefimo A pelle dipinfe vna volta vn Calia Ilo, ilquate non così torto le Caualle viue hebbero veduto, che co’nitriti, e col calpcrtio la naturalezza dell’opera approuaronó . Ta¬ le , e tanta è la forza del Colorito , e disi minuto magiftero è capace, che non è cofa al¬ cuna corporea da Dio creata , la qual non fi poffa con colori rapprefentare , come fe vera fuffe . Dipigne il nafeere dell’Aurora, l’appari- le del Sole , il lampeggiar della Luna, il bril¬ lar delle Scelje | Rapprcfcnta l’ofcurirà della D j noe- »i [p. 91]La Pittvra notte , il Furore de'»enti,I'horrorc Je'bofchi , l'amenità de'giardini, la limpidezza dell'ac- cjuc . Dimoftra i raggi fcintillanti de gli occhi azurri.e neri, il bioudor de'capegli, e de’pe- li, lo fplendor dell’arm», le rempc Ite del mare , gl'incendi} della città. Contrafi i colori del* le carni, diftingue il cangiante de’panm , ra¬ fia le piume degli vccelli , dà anima quaft vi¬ ilente a'pefci , efprime i fudori, ritragge Izj fpume, deferiue i nuuofy baleni, e le faette_> , dà forma visìbile à i fenfi , & aglifpirici , fa Yiuere, e morire à fua voglia . Ni folo hi fa¬ coltà d'efprimere nelle figure Te cofe quali fo¬ no, ma moftra etiandio i moti interiori, ponen. «foquafi fotto gli occb' le compleffiom, le paf- fioni, e leaficttionidell’an'mo . Ma .comtj poteua non diprgneredrl Dannale colui , che aut'ore, efignore della Natura ? Quelle eo¬ liche fononaturalmentedipinte , fi fuoi dite che hanno forza Hor qua! forza, &effic.icia^* può in sè hauere pittura alcuna maggior di quefta, di cui trattiamo ? Forza di rapire gli huomini Forza di placate Iddio. Forza d’inga- nareil Dianolo . Et ecco tré effetti mirabili di quefta tnirabil Tela . Il primo fi è,che tapifcc , « tira à se gh animi humani. £ qual cuorci-co- sì perfido,anzi qua! petto £ cosi dì porfido, che nel prefenrargliu auanti quella lagnmofa hi- ftoria.non fi muoua, enonilfch'antf Tioppo bene è per me faputo, chel’ombre fono inde* gnedi ricontrarft con la luce r e clic non fi miftieri aH’auttorirà del reto d'edere attualo- rara cG balli elTempi di paragoni bugiardi. Ma ▼aglami il farmi taluolta leciti si fatti contra- poftì, purché il /incero fine del tniodifeorfo fi» [p. 92]Diceria I. 8 j zelo t che perfuada , non empietà ch'aulii* fca . Pande ( per quanto fingono i Poeti ) per difcopore ad Helena i fuoi lafciui, e Iicentiofi amori, fcriueua col duo intinto nei vino fopra il manille . Io amo . Chrifto pcrmanifeftarc all'anima il Tuo celefte , e diuino innamora* mento,hà in vn Imo non ifcrkeo, ma dipinto , non col rino, ma col fangue, non con in duo, ma con tutte le membra quefte arnorofìflìme note Amore Urguet, Filomena, elfendole^ ftata dal peifido Tiranno di Thracia troncai la lingua, nè fa pendo come meglio far confa- ptuole la forclla ilei proprio torco, e dell'altrui crudeltà, li* fece tutto il cafo vedere imaginato con l’ago in vna tela . L'humamtà di Chrifto dal difpietato Hcbreo violata , e con mille in¬ giurie,e tormenti (tracciata , perche a-l'huma- na pietà fi a mamfefto il Tuo ingiuftidìmo ol¬ traggio, lo fcuopreà noi, quali in bel riccamo, nella pittura di quefto lino. Piramo veduto il telo infanguinato dell'amata T'sbe , auifando lei edere ftata dal fiero Leone d'Qorata , volon¬ tariamente s’vccife. E l’huomo.che vede il velo fanguinofo del fuo celefte Arnanre , sbranato dalla ferina rabbia della ccudelcà Hcbrea. Ter» fejftm* deuenuit eum ; ricuferà.fe non di mo¬ rir per lui, almeno di compatire^ di compian¬ gere quefta morte } Se canto commode i ri¬ guardami quella tauola di mano d’/VriftidtJ , irafportata da Alellandro in Pella , douenel conflitto d’vna Città vedeusfi vna madie Ale¬ nata , e moribonda porger la poppa al fuo pargoletto bambino ; e con cenerò fornimento d'amore, di dolore , e di timore ftrmgendolo, ratea» in quell’rltimo finghiozzo guardarli , 7 D 6 cb:
    • 4 [p. 93]LaPittvra
    che l'infinte fuggendo il latte dalla mammella non lambifte il (angue della ferita; Che dee fare quefta Pittura colorita dal gran fattor del moo~' do, in cui fi feorge così bene effigiato l’amore , t la pietà di colili, che mortalmente trafitto, Se ▼icino all’cftremo fiato , ci donò il latte nella fua cime, & il fangue ne’Sacramenti} Amore fenza comparationc maggiore , e più fuifeera- to, che’l materno. Madri (i fono titrouate tan¬ to proterue , che non hanno abhorrito d'incru¬ delire ne’proprij figli • Medea ftrozzò i fuoi per la rabbia. Maria diuorò il fuo per la fame . Ma Chrifto muore per dar vita à noi, fi fà cibo per cibar noi . Chi non s’intentrifee a tanti vezzi amorofi, merita bene ch’egli qnereJandefi di¬ ca di lui . Filiti tannini, & tx»It*ni, tffi mutem/premtrunt me. Quando il Pittore c neJ principi) d’vna figura , tratta pennelli groflr, adopera colori roti ; Ma quando egli è poi in sù’l finirla,«fa colori più fini, mette mano à pe¬ ntiti più dilicati. Mentre Chrifto per Io fpatio di trenta, e più anni (tentò, fudò, operò per la fatare delPhuomo , era rno fgroflar delia pit¬ tura ; c quantunque l’operc fue fieno ftate tut¬ te ftraordinarie, c piene di fqoifitezza , fi può dir nondimeno,che fuffero colori ordinari,pen¬ nelli non molto fquifiti . Ma quando- vien^> predo il fine à darle l’vltima mano , l’vltime botte, piglia i più fottili.i più foaui,dandoci fe. gni d’vo’amoreftraboccheuole, fmodento, in¬ finito, Cnm dilexijjtt [un,in finti» dilexit eoi. L’altro effètto di quefta forza fi i, che placa Id¬ dio, inuaghifcegli occhi fuoi, equaficon »na dolce violenza lo sforza à perdonarci le^t folpe . ConcioSacofa, che quefta fia quel li¬ no [p. 94]Dicbria I, *J* ^ nrf filmante, di cui fa mentione l'oracolo prt* fctico d'ifaia. Et linumfumiguns non txtìn» gnet. Fumo vfcito da quei fuoco ineftingu'bi* le di carità. Ignem veni mietere in terramfr quid volo, nifi vi Mccendatur ? Fumo d’inter- ceflìone, il qual dall’altare della croce alzan¬ doti peruicne à Dio, & in virtù del fangue, on¬ de fù bagnato quefto lino, c’impetra mifericor- dia. Et xfcendit fumus inceri forum. Se Sem, & Iafet.i due pietofì figliuoli di Noè furono fià gli altri benedetti per hauerlocon vn telo rico- uerto, mentre, ch'egli innebriato dal vino dor- miua ignudo nel p»diglione;perche non decno fperar gl’huomini d’ottenere ogni bcnedirtio- ne dal gran Padre Iddio bruendopietofamente per le roani diGiufeppe e di Nicodemo collctta la fua nudirà, mentre , ch’egli ebro d'amort, e prefo dal fonno della morte giaceua nella fe- poltura. onde pc!T? loro nell’vliimo giornodi¬ re . Nuditi tram, & cooperuifiii tpe ? Se Da- uid moftrando al fuo nemico Sanile il lembo della falda,che nella grotta tagliata gli haueua, lo difpofe ad v fargli merci ; come Hiuomo ad¬ ditando al gran Rè del Cielo contro lui adira¬ to quefto fttaccio di panno, che dentro la fpe- lonca di quella fanta tomba gli tolfe,non lo nie¬ llerà ad obliar lo (degno,à deporre il flageI.’o,& à concedergli perdono con dire. Poter mi,vi- de , & eognofee oram elamydit tut in mante enea. Se iduefoldati di Dauidcamparono dal¬ la furiad'Abfalone, cheli perfegniratiamercè d’vn velotcfo in sù la bocca d’vn porlo ; do- ue meglio portiamo 001 hauer refiigio, e tico- lieto, che fotto l'ombra di quefto velodifpie- gat* in sii glj oiljdjquel glorjofo fepoléro ; _ - — ... [p. 95]86 La Pitiì « i. Ónde per noi fi porta dire. Et ttjcondutmt de¬ nte ftr trunftat furtr tuus ; E (per non vfeire della Pirtura ) (e il Rè Nino non (oleua graria alcuna negare à chiunque ricorreua alla ima* gine del padre ; qual graria crederemo noi che voglia negare Iddio à eh unque ricorre al ri» tratto del figlio qualhora afjfcttuofarneme gli dica Refpict in faticai Chrifli tui ! Il terzo,ic rkimo effetto della forza di quefto Colorito fi i, che inganna , e vince il Diauolo . Fin- fero gli antichi fauoleggiatori, che l'orgoglio- fa Aracne accorgendoli di valer molto nell ar¬ te del riccamare e del ledere,falfc in tanta alte- rigiifche prefe ardimento di d sfidare la Dea 'della Sapienza,la quale fol per confonderla c8- tentorti di venir Ceco alla proua.Entrano adun¬ que in telaio , difpongono i licci, premono le ,ca1cole,battono le carte , trattano la fpola , e’I ’fubbio ; là doue primieramente la fuperba gio- uane incomincia il fuo lauoro ad ordire, emé» tre ch’ella per difprezzo del Cielo rapprefenta in erto gli oltraggi , e le vergogne de’Cele- fti, l’altra più faggia , & immortai tertìtricc con più prudente ,&artificioso riccamo finge nella fua orditura i vanti, gli honori , e le glo¬ rie degl’Idd'j. Cosi la vince, indi (tracciato il pazzo ordimento, trasforma in Ragno l'emula fila arrogante, la qual non lafcia tuttau>a mife- lamente fofpefa d’ordire in aria le fue ftagilif- lime trame. Se mi fi concedette d’agguagliar tuttauia le profane alle fa ere tele, e dagli auue- nimenti fauolofi .edalle fittioni dc’GStilitrat¬ tar argomenti di verità Euangelica, direi, che quefta fjuolofa gara adombra in gran parte la contefa del D.auolo contro Chrifto, con cuj [p. 96]Diceria I. 87 (fecondo, che di fopra fi è detto ) fù fempre di gareggiare, e di guerreggiare ambkiofo. Ni altro feppe giamai in rutti i fuoi prefontuofi lauori ordire, ch'opere (ciocche, & imprefe al foo Creatore ingiuriofe. Maconuicn che tin¬ to, e confafo rimanga da quefta Minerua diuir na , non falfa Deità nata dal capo di Giouej , ma vera Sapienza vfeita dalla mence del forn¬ irlo Padre;tnercc d’vna teftura mirabile. Opus Uxtilt viri fapitntis iuditio, & vtritale prx- diti. Hi conicità Chrifto vna Tela d’altro, che di (età,e d’oro,douc intra la grandezza di Do, e la gloria del Paradifo , hà con fupiahumana delicatura trapunta. Tefom ,quam ordiius eft fuper omnts natìamt. Con quefta reprime la fua baldanza,rintuzza la fua arroganza, e per¬ che fubito creato Lucifero , gli fù nudato que* ftomiftfro, lo conduce à tale , ch'egli perde la nobiltà della prima forma, c ne prende vn'- altra viliflìma, in cui non reft-1 però, fecon¬ do l’antico ftile, d tramare per fu preda de Un¬ anime noftre (ottilittìmc reti . Ma pattando dalla fauola all’liiftoria , c continouando l’in- traprefa metafora della Pittura,non è fors'ella quefta medeliina tenzone nel comrafto di due Pittori fàmofi adombrata 2 Apelle tira vna fottrlilTtma linea nella cauoiadi Pro'ogene , Pto'ogene riconofciato il tnacftro,diuide quel¬ la d'Apelle con altra più lottile , Apelle fi¬ nalmente fenza lafciar più luogo della fotti, gliezza con vn’altraindiuifibile fega permezo quella di Ptotogenre . O con quanta genti¬ lezza tirò il Pittor celefte l’muifibile lineameli, todell'anima hnmana creandola innocente , Sttuniùtn /uamfttii iìlum. Ma cO qpxn- [p. 97]83 La Pitttra; quanta tattilità il Pittore infernale interruppe il corfo di quefta bella linea facendole violare il diuino precetto. Imagines abominationum , dice Ezecluello. ConfUnle, ©• imaginem fai- fam, dice Abacucco. Et ecco che'l fapere dell'- vno abballa l'audacia dell'altro con I’incompa* labile lineatura di quefto lino , e riuolgendo in defperatione l'emulatione , finifeeil giuoco, e fpezza del fuo competitore il difegno . Et confringet fimuUcr* eorum,d ce Ofea. Et ima• ginn ipftrum ad nihilum rediga , dice Daiud. Ma meglio , e forfè più viuawente potremo quello (ingoiar ccruinc raffigurare nel certa¬ me di Parrafio, e di Zeufì . L’rno appella l'al¬ tro à dipignere , la pugna è dubbiofa , il pre¬ mio prepofto è alla gloria . Vienfì al para¬ gone , comparono in duello , fccndono nel¬ lo (leccato , la lizza è l’officina , il campo la tola , la fcherma lo ftudio , i pennelli fou l'¬ armi, i colori gli aflalti, irratti le ferite . Ec hauendo l'vno in vn caneftro d'vue dipinte rapprefentara iugulala verità , che delufi à beccarle vi volarono gli vccellerti , vfcì della mano dell'altro , quali colpo di gran raae- ftro, vn velo cosi ben fatto , che Zeufì già gon¬ fio del giudteio degli «celli , per veder qual pittura fotto il velo di Parrafio fi nafeondef- fe , volfe leuarlo , & intefo l'errore cedette ar* roflitola palma. Vincerti (gli dille} percioche iohògti vccellini ingannati , ma tu l'artefice ifieflo . Prende fomigliantemente à cozzare Sa- tanado con Chrifto,ofa d’entrar (eco in agone, prefume di concorrere, e di dipignere a gara. Il meglio però ch’e’fappia fare fi è il dipignere delie frutta per adefcarglj rcccllcuj, Vccan» [p. 98]D i e mi * I. Xj hi Orienti autm . E s’egli non rapprefenra_j l'vua.rapprcfcnta almeno vn pomo,con la cui rana bellezza tira all* inganno la femplipità de’ noftri primi padri. vum in deferte in. ueni Ifmtl.èfuafiprima poma ficulue«. Ephra- j ini qnitfi auis nutlauit. Ma ceda ceda al no- ftro disino Pittore , il quale hà vn velo formato j di tata marauiglia(ecco la Sindoneje gli hà da¬ to co'fuoi ftupendi colori (antodi forma, che il pregio della disfida guadagna , e ne ottiene^ gloriofamente la vittoria. E tanto baftiquan*
    to alla viuacità della naturalezza. Se poi della
    ! finezita decolori parliamo,qual colore di tanto I prezzo hà il mondo, ch’appo quelli, che nella fui Pittura hi adoperati Chrifto,non perda? Sò che fecondo la dottrina del maggior Filofofoi coioti non fono, che fette, due eftremi, e quafi padri de gli altri tutti, e cinque mezani. Sò , che i naturali fanno mentione del colore Atti-, co, del Sirico, del Lidio, del Melico, e del Pon- tieo. Sò, che i Platonici affermano tre foli ef- fere i colori principali del mondo, dedicati ì ire lumi del Cielo , à Venere, al Sole, & a_* Gioue, che fono quegli apunto, de’quali l’Iri¬ de è comporta. Sò.che la prattica de’ Pittori gli dirtingue in minerali,in mezo minerali, & in vegetabili. Però i colori, che qui fparG fi veg¬ gono, non fono cauati dalle miniere fotterra- nee del Parettonio, di Cirene, di Creta, di Lenno , ò di Smirna , ma dalle vene aperte del Saluator del mondo ; non tratti dalle fpelonclac dell’ ifole Balearidi, ma dalle vifeere verginali della Reina del Cielo ; non nati, e raccolti fri metalli, e falli, ma trà le polpe, e l’offa di quella fama humanità ; non femplici prodotti d»I* $0 [p. 99]t A P ! f I V U dilla Natura, ò triini fatti per artifìcio, ma for¬ mati con fopranatutal miracolo per opera del¬ lo Spirito Santo; non diftemperati conogl'O di lino, ò di noce , ma incorporati con la mirra, C con l’aloè. Non conferttur Indi* colorii hi, me lapidi Sardonico pretiofijfimo, tei Saphno, non adtquabiiur ci topati ai de Atthiopia , me tin&HTumundijftm* componi!ur. Coioti non folo viui, ma vitali,non folo pretiofì, ma inefti- mab'li. Color bianco,e color rodo. Dile&ut meni candidai,& rubicundut . Ecco la biac¬ ca,ecco la lacca. Candidai per la diuinità/at- bicundas per l’humanità , candidai per l’inno¬ cenza , rubieuduui per la patienza, candidai per la bontà,rubicandai per la caritì,candidai per la verta bianca, rubicandus per la vermi¬ glia , candidai per l’acqu.1 vfcitagli del fianco, rubicandus per lo fangue mefcolato con l'ac¬ qua , candidai per la purità della carne , rubi, tnnius per lo color della porpora, onde fù tin¬ ca quefta Pittata. Strana racconta/i edere (la¬ ta l’origine della Porpora, e ftrana l’auuenru- ra.con cuifù ritrouara. Mentre lungo il lido di Tiro vn Maftino trarrò dall' autdità della fa¬ me ricercaua quinci, e quindi di qualche cibo t il cafo lo fpmfe là , doti: era la cocchiglia della Murice; onde fptzzato ilgufciocon le zanne , e mafticaroto con le f mei, al fuo Pa flore ritor¬ nò con mufo tinto di toflo di cotal fìore;i| qual profondo, che fangu: fullc il colore , e ferita la tintura, fubitamente v'accorfe ; &veggendo per entro l’acaue rofleggiar vn purpurioo refo¬ ro, & in sù la riua diftillare quafi vna liquida fiamma, fpiatiifecretidell'Oftriga, venne di quefto regio licore in notitia. Indi, sì com«_» è co- [p. 100]Dietnt I. 91 è eoflime de gli huomini, che Cogliono dalle_* occafioni repentine, & impenfate edere (corti alle muentioni delle cofe, entrò l'ambitionu de’ Prencipi in vfo d’aggiugoerecon quefti__j maritimi delira alla pompa delle lor vedi no¬ bile , erignardeuole ornamento. Ilccrpodel noftro Redentore dito io , che futTe vna genti» Jirtìma Conca ; Conca creata dentro il ventre di Maria , più del Mare ifteffodi grane ricco , e capace. Hot mare magnum , ó> fpattofum munitili. Fù rotta quefta Conca per opera_j dell’ Hebreo, più feroce, e crudele di qualfìro- glia Cane. Circundcicrunt me Canti multi , Quefti famelico di ftratio, e di ftrage fchiac- crolla non con denti,ma con chiodi,onde fi tin* fe dd fuo generofitfìmo fangue . Et ecco, che vienfi pur di nuouo à conchiudere quanto di fopra fi diceva, cioè , che l’intentione del Dia¬ nolo era col mezo della Sinagoga folo d’oflfèn- det Chrifto, fol di maltrattare,e lacerare il fuo corpo con battiture , e con ferite. Ma ne eie- fee t jtto il contrario, poiché dalle rotture, e_» dalle piaghe efee il finifEmo colore del fuo fan¬ gue pretiofo, il quale è dal gran Paftore Iddio dentro le vafclla de’fantiffimi Sacramenti rac¬ colto. E fe propria, e naturai qualità è di si fatta foftanza, Inngo fpatio di tempo dopò 1’- effere fiata dal fbo nido vitale feparata, il fcr* bar quella frefehezza, e viuacità rugiadofa_*, eh’ appena nelle piaghe de’ cotpi viui pur’ hora aperte,e ftillanti veder fi fuole ; Et oltracciò pur come quel fangue nobile fdegni di fpirarc nul¬ la d’horrore.ellalare à chiunque il fiuta odore_> foauillimo; qual marauiglia, che’l fanguigno colore fpatfoda Chrifto tn quefta marauiglio- [p. 101]9t La P I T T V R A fa Pittura foftenga più che mai frefca la fuaJj propria virtù natiua ? E quantunque fpiccjro dal fuo corporeo vafo , non perda però punto del fuo diuino vigore , anzi tuttauia fpirirofo, & odorifero fi mantenga ? Sicut tinnamo- tntim, Ó> balfamum aromatizans tdartm^i dtdi. Odore di tanto conforto, che nella gui- fa, che fà la Panthera deU’altre fiere, fi tira die¬ tro rutta la fchiera de’fedeli. Trtht noi, tur- rtmut in odortm vngutntorum tuorum . Odo* re di tanta foauità, ch'innamora le nati di Dio* Odoratili tfl Dominai odortm fuattitmtis. La Porpora, quando nella fua tintura è mefcolato il miele, conferua il fno colore più viuace, e-» lucente. E forfè non fu mj,ele, anzi più dolce, che miele quel dolciflìmo afrore, con cui fù di' Pillata , e fparfa quefta porpora fanta ? Si si, dulcii fuptr mtl, & fsuum. Dalla virtù di quefto miele è tenuto frefeo, e vermiglio il co¬ lore , di coi ragiono, e mercè di quefto amore non è per perder giamai punto della fua prima viuezza. Non voglio però lafciar di foggiu* gnere, che coloro , i quali vanno ì vendemiare la porpora, e dentro i fuoi rubicondi fonti i ve¬ li delle lane, ouero delle fete intingono, deuo- no quando ciò fanno audar col corpo cafto, e d’ogni bruttura di corjjo immacolato , percio¬ che la fccreta proprietà di quel pretiofo licore.» fugge naturalmente le cofe immonde. E vor¬ rà (dico io) Io federato peccatore raccoglierei il prezzo di quefto fangue puriflìmo con ma* t)i contaminate di mille macchie infami ; Tol¬ ga Iddio, che viuanonel Chriftianefimocuori tanto oftinati, che benche pietre fieno, al ma¬ cinare di sì fino colore con fi fpetr(no, e non fi rom; [p. 102]D i c s r fli I. jj rompano. Finiflimo colore, pretiofiflimo fan¬ gue , mirabilillìma Pittura . Erano due volte tinte in grana le cortine del Santuario, ma non già colorite del fangue di Chrifto. Era ordito in trame d’oro,e d'argento il velo del Tempio, ma non già riccamatodel fangnedi Chrifto. Erano à pai colori liftati i padiglioni del Rè Af¬ filerò ; ma noa già fregiati del fangue di Chti- fto. Era variata alla diuifa la vefta, ckc fece.* Giacob à Giufeppe . Era fparfa di fquilletre d'¬ oro, e di melagrane quella del fommo Sacer¬ dote . Era contefta per mano virginale di finif- lima porpora quella di Chrifto iftclTo j Mjj non perciò quefta , nè quelle giunfero à tanto honore , che tocche fòdero pur d'vna mano di quefto colore, ò bagnate, e molli d’vna goc¬ ciola fola del fangue di Chrifto. Agg’Ugnej perfettione alla finezza di quello colore l’im* perfettione de gli ftromenti, con cui fù maneg¬ giato; Conciofia cofa , che gli ftromenti im¬ perfetti fogliano accrefcerc l’eccellenza della_» «peratione. Perciò accrebbe loda al valore.» di Sanfone l’bauere /confìtti i Filifteicon vn»^* vili/Gma mafcella. Perciò accrebbe ftupore al miracolo di Chrifto l’hauere illuminato il Cic¬ co convnfozzirtìmo fango. Però accrefcej gloria alla gloria di quefto gran Coloritore 1’. tauer dipinta rna imagine così bella con iftro- menti guadi. E con clic ftromenti Kà egli for> mata la bellidima imagine della Chiefa fua_j l ftromenti infami, flagelli, e patiboli ; onde tra- liendo dalla vita la gloria , dalla ignominia 1’- honore, dalla mortela vita, viene ad accrc- féer le merauiglie della Pittura fua. Volete i pe- nelliiecco i chiodi. La tauoletca: ecco la croce.
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    La [p. 103]94 La fiTrv*A La bacchetta? ecco la lancia, I limi? ecco le lanterne. 1 profondi ( ecco le tenebre. Late* Ia> ecco la Sindone. Il cinabro? ecco il fan» guc. L'acquarella ? ecco le lagrime. Cumla- thrymis , & cl*mori valide exauditus tfl pr$ f:.a reuerenti*. Nè folamente le lagrime fuo •ccrefcono à quefto colorito ornamenro, e tic* chezza , ma le lagrime ancora della Tua purif- fimi genitrice; onde chiunque l'occhio v’affi- fa,vede »na Pittura quafi fatta à guazzo, incol¬ lata col fangue dell’ vno , & muernicata col pianto dell'altra . Che fe la Rema di Cartagi- ne piante amaramente (opra lefpoglie d'Enea, & accefoil filoco del facrificio, col medefimo flocco da lui lafciatos'vccifè , con che pianto , e con che pena diremo noi, che l'Imperadrice del Cielo, abbandonara da! fuo diurno aman¬ te , alla vifta di quefta dolciffima fpoglia fi fen- tifle dalle fiamme del materno amore ftrugge- re il petto , e da quella dolorofà fpada pacare il cuore profetizata da Simeone ? Tuam,& ip- fini nnimam Johrii gladiut ftrtranfibit. Fù lodata fommamenre l'accortezza diTimante, il quale hauendo nel facnficio d'ifigenia dipin¬ to Calcante meflo , Vii (Te fofpirofo, Aiace, chc gridaua, Menelao, che fi difperaua; quando giuufe à voler dipingere Agamennone , che di pallio ne tutti colìoro fuperalfe ; econofcendò non elTet così facile à rapprefeotare 1’ affètto del padre , come la pietà deU’Arufpice, il dolor degli amici, il pianto del fratello , e la iriditi* de’ circolanti , vinfe il difètto con l'artificio, e feeelo eoi capo turato, fingendo, che per afeiu- garfi le lagrime fi coprille con vn velo la fac¬ cia . D. limile fagacità fifciuì l'Euangeliftu Gio- [p. 104]Diceria I. y; Giouanni nel deferiuere il pietofo holocaufì* del fuo Signore fatto fopra l’altare della Cro¬ ce . Dipinte le donne lagnmofe.i difccpoli sbi- gettiti, il ladrone (upplicame , il Centurione^ (lapido. Dipinfe la famiglia tutti nelle crea¬ ture piangenti, il ciclo reftito à bruno, la terra tremante, le tom(>e aperte, i macigni fpezzati, il Sole pallido, la Luna fangq gna . Ma giun¬ to alla Madre, e diffidato di potere appieno e- fprimercqucll’eeceflod’angofcia , con vn'arti- ficiofo velo la ricouerfe , padando le particola¬ rità fotto (ilentio, e dicendo folo . Statai iuxr- t* cructm Mari* maier Itju . Pur come dir volede. A me non dà l’animo di ritrarre al ri- uo l’imagme di tanto dolore. Baiti folamen- te il fapere, ch’ella era n<adre, e che fiaua pref- (o alla Croce. G ud'Ctofa induftria per certo, pcciochesì come Fidia crafTe la mi fura di tutto il Leone dall’ *ughia fola , e Pittagoradal fo- io piede d’H^rcole conobbe la proportione di tutta la (U na , cosi potede altri da quel poco, ch’egli n’accennò , argomentare quel molto ch'era inefpl cabile. Ma ragliati di sì fatta in- ucntioue ancora chiunque defidcra di com¬ prendere l’incompienfibile dolore della me- defima Vergine dopò la Paflìone. Se pute è vero (come dobbiam pietofamente imagnare) ch'à lei quando dopò la refurrettione andò ì tifitare il monumento perucmde in mano Santa Sindone, qual’ingegno potrebbe arriua- teàcapire, òqual facondiaà raccontare con quanto affanno la rimirali*, e di quante lagri¬ me la bagnade ? Nonè mente, che fa pelle di* fìinguere lafua pena, nè lingua ,cheporedtJ difingete il fuo mattino, Chi vuol fapcrej qua- 9 [p. 105]6 Li PlTTVRA quale, e quanta la fua doglia fi fufle, badi folo, che negli occhi le ponga il «lo; fappia folo, eh’ ella hebbe innanzi à gli occhi quefto telo : penfi folo, ch’ella fù fpcttatrice di quefto *elo, fupplifcaal reftoil penfiero , e dia luogo alli_* cotitemplatione l'eloquenza. O relopretiofo, tempeftato di rubini, feminato di perle ; rubini di fangue, perle di lagrime , fangue di figlio, lagrime di madre; figlio Iddio, madre Vergi¬ ne ; Chrifto patifce , Maria compatifce; Chri¬ fto muore, Maria piagne ; Il fangue efes dalle yene del figlio, le lagrime piouono dagli occhi della madre; quello featurifee dal corpo, que- fte fi deriuano dall’anima; quello è fparfo per man di Carnefici, quefte fon verfare per mano della Pietà ; quello è tratto per forza di chiodi, edifpinc, quefte fono fpomaneamenre diftil- late dal fuoco del materno amore. Ma acco* fliamei di gratia à federe come falde, c ferme fieno della noftra Pitturale tempre . Pot:ua petauentura la Pittura in vna parte della Scul¬ tura cedere , c poteua in qualche modo quefta Tela felice inu:diare al marmo del fepolcro fa- ero la durezza, elacoftauza, per ferbar più tenacemente, che non era alla fua fragilità poflibile i fegni di quella imagine, feà tal di¬ fetto non hauefle il gran Pittore fupplito, ej proueduto con mifchia perfetta di colori perpe¬ tui , & immortali. Le Pitture ordinarie, ò adoglio, òà tempera, ò à colla , òàfecco, ò à frefeo , tuttoché fieno in ben fondato ma¬ ro , appena però refiftono alia pioggia , ed al- 1' acque . E quefta in fragiliftima cela non folo all* impeto dell’ acque, ma alla forza delle fumine refifte, La finezza, dell'azuuo o!tra- [p. 106]Diceria L 97 okt*v9H>no al paragone del fuoco fi proua_j £ E la proua di quefto colore adai più Huo pur al fuoco fi è fatta, nc il fuoco gli hà tolto punto de Ila fua viuace bellezza. Il che gran_* tempo innauzi fùpreueduto, e predetto dal Profeta Euangelico. Cum ambulnutrit ia igne non comburerti, ©■ fiamma no» ni debit in ttd E opinione, chc'l cuore humano, quando egli infetto è di veleno, non polla dal fuoco edere offefo ; onde del cuore di Germanico fi raccon¬ ta, che metto sù le bragc infocate non (ì poti «lai concimare. E non difs’10, che la Sindone eia li cuoce di Chi irto ? Cor {unta dabuinfi- tnilitudim mpiSnr*. Hor quefto cuore crj_* auuelenato d'amore , qual marau’glia/e ripu¬ gna alle fiamme,e da! vigore del fùocó fi difen. de’Nafcc in alcune parti delle Indie vn lino vi- uo.Asbcftino chiamato,ilqual parrccipàdoqua- fi della qualità della Salamandra, dellafiramla, ò delia Pantatbe , 111 niezo alle fiamme pollo , arde,e non fi confuma. Ma qual Imo fi può die Tcramente viuo più di quefto, ilquale 111 sè la vita iftetta contiene ? Viuo , anzi viuificantc in gu>fa , che dalla fua viuacità ij fuoco ideilo mollificato perdendo ogni fiu polTanza gli cef de . Parue nel fecolo antico miracolo grande, eh' vna tauola, iu cui Demone Atbemefedi¬ pinto haueua Teifeo, Hercole.e Meleagro, tré volte fulminata , e mai cancellata non falTe_>. Ma quanto maggior miracolo, che <juc(U_« Tela , in sui fi vede il celefte Campione ritrat¬ to, aliai di que'trè valorofi Guerrieri più forte, percolfa ttè volte, qtufi da tré fulmini, dal lei re, dal fuoco, e dall'acqua, non folo intiera., & intatta fi fetbi, ma fi poliica, & affini ? Pofc Le Dicerie, E Ne- [p. 107]9* L a P i t r r n a'. Nerone il crudele la propria imagine forine» ta di fmifurata grandezza neglihorti Lamani, ma quindi à poco tocca da rn fulmine la vid«_» con gran pane degli botti cader combutta. Po¬ rto il ritratto di quello Rè pietofo frà le fauille ardenti d’rnaaccefa pira, non pur non ince¬ nerile, ma ì guifatiel rogo di Mosè rimane.» illefa, & inconfumabile dentro l'arfura. Era fi lungamente affaticato vn Pictor goffb(fjuo!eg« già la Greca Poefia} in lauorando due tauole^, nell’rna delle quali haueua l'inondamento di Oeucalione dipinto, nell'altra l'incendio di Fe¬ tonte . Da coftui richiedo l’oracolo,qual prez¬ zo , ò pagamento fu (Te à quefta fua fatica pre¬ mio,e guiderdone conforme, rifpofe fcherzan- do. Poiché l'rna contiene materia tjj fuoco , c l'altra d’acqua , l'rna è degna dell'acqua, l’al¬ tra merita il fuoco. Ecco ecco Satanaflo, Pit¬ tori (come fù dettojdi poco ralore, che duej yolte con ogni fua induftria rapprefcnta in ter¬ ra l’imag'ne del peccato, l'vna in tempo di Noè,l’altra in tempo d'Abraamo. Omnisquip. fi caro ccrruftrat vi*mfu/un. Erano quefte si come due tauole dipinte per mano diabolica.*», delle quali fperaua egli vn gran guadagno, e prerendeua rna r cca mercede. Et ecco.che dal giufto giudicio di Dio fono amendue appunto nel medefimo modo condannate, l’vna all'ac¬ qua , l’altra al fuoco . Ecco il dilnuio vniuer- fale , & ecco l’incendio Gomorreo, onde l’vna abforp*, l'altra abbracciata rimangono. Pit¬ tore fciocco , chehà cercato fempre audace¬ mente dipignere à concorrenza con Dio, ali«_* fui pitture fi rede, che nè il furore del fuoco, che tutte le cofe diftrugge, nè la piena dell' acque, [p. 108]Diceria I. 99 acque , à «li nulla contrafta , può nuocere , • danneggiare giamai. Virtù flupendi di que¬ lla miftura di colori con lega indidolubile , 8c inco Trombile temperati diurnamente infic¬ ine. Deh perche nel tempo del tuo vniuerfal diluuio ò Mondo, e perche nel tempo dtltoo «delle incendio ò Pentapoli, non era 111 voi coti pred'giofa Pittura? Che fe contro le fue mira- co lofe tempre fi dimoftrano impotenti l’acqua, & innocenti le fiamme ; giouami di credere , che nè la corrotta tetra farebbe (tata da quella fommerfa , nc le nefande Città da quefto incc- nettie. Efe l’Vwuerfo ratto potrebbe fotto sì fida difefa aflìcurarfi, hor quanto più ficurt-# può,e dee tenerli la Città di Torino , cuftodita da »na guardia tanto potente ! Se l’arto colo- tato dell’Iride niello frà i muioli del Gelo fù argomento della pace di D o con gli huomini ; perche quello velosì ben dipinto poftofrà le^ montagne della terra nó dee darci indicio dell’ amiftà di Dio co* cittadini di Torino? Se gli » fei fegnati del fangue dell'Agnello eranoef- fenti dal furore dell'.Angiolo eftermmarore_j,i perche le porte di Torino, chechudono insè la fpoglia infanguinatadi quella vittima falit- tare,nó faranno franche di qual fi roglia flagel¬ lo? Se la falcia roda pendente dalla finefira di Raab fù conwafegno dello fcàpo della fua cafa neH’cccid odi Ger>co; perche quefta benda io¬ tinta nel faogue di Chrifto non affiderà Tonno dall'ira del Cielo fdegnato?Seà la porpora dot. totale oppofita da Vlpiano Giurifconfulio con¬ tro l'impeto de’fol dati armati, che l'Imperador Scuero perfeguitauano , ripetile la loto auda¬ cia, e gli fece petriuerenza dalla loro teme- E 1 ricà [p. 109]ioo La Pittvra lira <Iefiftere ; perche quefto purpureo manto J tinto di quel (acro colore , di cui pur dianzi ra¬ gionai, non potrà difendere con la tua aucto- rità Torino dall’armidi rotti coloro, clic vor¬ ranno infettarla ? Se il Simulacro di Pallade xi- pofto nelTempiod’llioera fchermo alle roc¬ che di Troia contro le fpade de’Greci ; perche quefto ritratto del vero Iddio fpiegato nella ^ piazza di Torino non gli farà riparo contro le fchiere de’Barbari ? Se l'imagine della madre , traslata da Aladino nella profana mefehita , era cuftodia fatale alle mura di Getufalenime ; perche l’imagine del figliuolo trafportata nel¬ la Chiefa facra di CARLO non guarderà Torino da tutti gl'infortunij, e da tutte l'infi- die nemiche ? Se Io feudo, incuierafcolpito Gioue, creduto celefte daNuma Pompilio, ha- uea virtù di francheggiar Roma da qualfitio- glia feiagura; perche quefto arnefe fabricato dal fabrieator del Cielo, e dipinto del fuo ve¬ race ritratto, non haurà portanza di fchermir Torino da qualunque auuerfuà ? Se Demetrio non volfe Rhodo mandare à fuoco, potendo diftruggerla., econqmftarla, per non ardere il Bacco di Protogene ; nè gli rincrebbe condo¬ nando la perdita alla pittura di perdere l'oc» catione della vittoria, perche la fpadadella diuina giaftirianon perdonerà à Torino per hauer riguardo à quelta gloriola Pittura , fatta non da mano humana, ma dalla propria mano di Dio?Viui adunque Ccuroò Tonno,nè teme¬ re mentre ricourerai fotto la protettione disi fatto (cudo.che contro te l'ingiurie della Fortu. na preuagliano,ò che gli aflalti de’nemici t’of- feudano, Imperochc ( con dico Tarmi degli [p. 110]Dick ri a I. 101 e (lerciti mondani, non dico gl’incontri del/e^ forze infernali, ma anche le (aerte ifteffe vendi¬ catrici del braccio di D/o adirato ti porteranno rifpetto,anzi torneranno indietro rintuzzai, & ottufe. Hora io mi perfoado [f« non erto ) ha- oere fin qui à baflanza prouato, come, e per la patte del Pittore,e per la parti della rimira mi¬ rabile fia qucflo quadro. Alerò non refla (Se« renillìmo Sire) fe non d>mofttire come mira Ir . le (ia ancora per la parte della cofa dipinta.* . Mtmoriamfecit mirnbiUum futrum . IIchc_* nell’vltime linee del mio mal colorito ragiona; mento mi apparecchio à far vedere, E J DE V. [p. 111]TOl DELLE DICERIE SACRE, DEL C A V. MARINO» La Pittura. 3» ^ ^ te t e n z SVole il diluente pittore dopol'liautr data alla fua tauola di colore vna ma- n°, aggingncnti anche [a feconda, e la cetza , acciochequelle mende, ch’alia prima in efla non fu podìbife à coprire, ricetta¬ no dalla frequenza dell’atto, cortetrione, e mi. giuramento . E cefi appunto { Sereniamo Sire) farò io nella benedetta imagine, che hò ptefo rozamenteà delincare, à cui non badan¬ do le pria e pennellate, nè contentod hauerla lD»r e due TQlte ritocca, ecco eh* per accre* fc*r- [p. 112]Dici k i a I. ioj feerie quanta per me fi può perfettione , ven¬ go di bel nuono col fuggecro della cofa dipin¬ ta à darle l'»ltiino compimento. E certo quale oggetto fi può agli occhi nollri rappiefenta* re, ò {ini degno, ò più caro, ò più profitte* uole di quel, che appare in quefta (acrofaura_j touaglia? qual rena di latte ? qual torrenre di miele ; qual fiume d’oro qual'intelletto angeli* co,non che humano,potrebbe penfare, non che narrare,contemplare,non che deferiuere le ma* rauiglie , che fi racchiudono in quefto prototi¬ po della paffione del Signor noftro ? 11 figliUol di Dio incarnato,flagellato,fpinato, impiagato, inchiodato, fanguinofo, morto,fcpolto,r.fnfci* tato. Ciie più fi può credere dei titillerò delia noftra redentione, che quioi apertamente non iidimoftriì Gioueuole à noi inucroè l’imagi- ne della Morte, come quella,la cui memoria fpefle rolte dal peccato fuoi pteferuarci. Mi¬ norare nouijfima tua, {$• in iternum non poe¬ tati!. Pure hà non sò che dello fpauentofo , e dell’horr.bile, percioche rifueglia in noi la du- ra rimembranza del noftro fine . O mors , quàm amara ejl memoria tua ! Ma l’imagine del morto,che qui fi vede infieme col faloteuole gionametuodell’anime por:afeco vna dolcez¬ za ineffab le , che confola gli occhi,intenerifee gli fpinci, & riceicando le vifeere infino all’ intime caueroe del cuore, riempie il petto de' credenti di celefte foauità . Maggiore honore non feppe far la Republica Atheniefe à Mil- eiade per hauer liberata non folo Athene, mu la Grecia tutta dal furore dell’armi Pcr(iane_>, che fare in rn publico portico dipignere la_« guerra , e la vittoria , io ella principalmente E 4 [p. 113]to* La PiTt vsa! eminente fopra tutte l’imagi ni de' dieci Pitta¬ li collocare il fuoritratto. Nèpoteua mag¬ gior fegno di gratitudine dimoftrare il popolo Chriftiano al fuo Capitano celefte vincitor del- 1' Inferno i e liberatore dell’anime, chedi- Ipiegare nell’ ampio teatro di ciuefta città in¬ terne col gloriofo veflìllo della battaglia 1*ef¬ figie fua (anguinofa, ma trionfante. Felicif- fimo Lino, in cui fi vede fenfibilmenteil ri- tratto di colui, eh’ c maggiore di lutti i fenfi. Più felice del Prefepio doue nacque ; quello lo vide frà partorì , & animali vili, tulovederai frà baroni, e perfonaggiillurtri. Più nobilcj de! Tempio douedifputò ; quello l’accolfe fan- eitilloacerbo, tu raccoglierti nel maturar degli anni. Piti degno del monte Tabor doue fi rras*- figurò; quello lo mito candido,e luminofe, to lo mirarti fanguinofo.& ofetiro. Piò honorato del Caluario doue fali ; quello 1’ hebbe trà il lezio aVcadaueninfepolti, tu Thauefti condito d’aromatici,& odor feri rnguenti. Più gloriofo della Croce doue morì ; quella lo fortenne nel¬ la parte fellamente delle fpalle, cu lofoftenefti in tutto il corpb intiero . Più beato della Sepol» «Tira doue giarque; cucila lo toccò innolto nel lenzuolo,tu lo toccarti difcoiicrto, & ignudo . Più chiaio {'con pace dirollo del facro aitato) delTHoftia doue fi tranfurtaotiòj quelTa lo con¬ tenne i nuifìbile,tu lo conrc ncfti vifibile.Più for¬ tunato (fiami .'ecito d’ardir cotanto) del Ventre della Vergine doue s’incarnò; quello l’efpofe patibile,e mortale,tu l’cfponerti imp iiTibiIe,& immortale. Più faum'ro l'ncrdommi il Paradi- /o) del Paradifo irteflo ; quello lo riceuette in gloria,tu lo riceuefti in miferia, 5tò per direte [p. 114]DlCIRIA I. JOf fcufimi la diumirà eterna) più cortefe del fenò dello ifteflo Padre ; quelle lo rinchiude imper- fcrurabile in guifa, che gli fleflì beati lo poflo- no bcn'apprendere.ma non comprendere ; Tu lo publiclii al mondo quale,c quanto egli fi fù, & etiandio agli occhi indegni de’ peccatori nc fai fpettacolo vmuerfale, in modo che quel che per fede ofcuramente fi crede , in te per gratta chiaramente fi vede, e gl'mcomprenfibili fecre- ti di Dio in te fon diuenuti vifibili facramenri.O Lino fantiflìmo, feminato in Cielo, e nato in^» terra,dal lo Spirito fantofeeódatn dalla diuinità vegetato,dalla carità adufto , dalla morte fuel- toidal fangue irrigato,dalle lagrime macerato, pefto da martelli, pettinato dalle fpine, rotto da'clvodi,imbiancato dalla innocenza, filato dalli fapienza, innafpato dalla pietà, tefTuco dalla gratia , piegato dalla fepoltura. fpie^ato dalla fede,cucito dalla religione. O Tela, anzi òtelo, chetrafigi il cuore al Prencipe delle te¬ nebre . O Velo, anzi ò veilo.piu ricco del vello degii Argonauti, e più prodigiofo di quello di GeJeone. O Velo,anzi ò vela, con cui la cotn - battuta nauicella della Chnftiana religione.» ‘folcando quefto amaro mare approda felice¬ mente alla riua della perpetua falute. E vero, che la fede gitta l'ancora, la coftaza fondi l'ar¬ bore,la fperanza prende il vento,la carità muo- uè 1 remi,la perfeueranza regge il timone.l'vb- bidienza (tende le farte, 1 humiltà fpalma il pa¬ lamento,la prudenza volge la calamita, la giu- ftiriafà la fentinella, la dottrina fcarica l’arti- glietie, 1' elTemp'o fp:ega la bandiera. Ma tu Velo fei la vela,che gonfia d.ill’aura feconda delio Spinto fanto la conduci al porro del ve- t s ro [p. 115]ioS La P it t vr aI io cooofeirnento. E vero,che Chrifto fu il viuo Sole della giuftitia, à cui furono Cielo il prefe- pio, Orienre la cuna, Zone le fafce.raggi le fpi- nc, epiciclo la Croce, Occafola morte, ecclide la fepolrura. Ma tn foft’i! nnuoleiro,che del Tuo fangue colorito, & verm'gl o nel tramontare^» Jo nafcondcfti. E vero, «he tri l’anima, e Chri¬ fto c conchiufo il maritaggio, G tono celebrate le nozze/ono ftati cantati gli Epithalami con confentimento dell’vna,e dell'altra parte. L’v- no bà detto, Vini umica meajormofa fieri fa mta . L’altra bà rifpoOo _ Sport/tu (an guinttm tu mihi es. Il bacio i la pace, l’anel¬ lo r la fede , fa teda la canti, il coouito la gra¬ tis, il thalamo la Croce,la dote il Paradifo,la_j Pronuba Santa Cb efa . Ma rofei il Flammeo,il Vcl purpureo, che fecondo l'antico rito fi folc¬ ila porre intorno alla Verginella quando el¬ la andaua à marito. E »ero, che la nvhtantej Chiefj, sguernita tu ta de’reafi arnefi del fuo Si¬ gnore^ bella,e riguardatole fi dirnoftra.haucit- do per trono la croce,per ifeettro la canna, per diadema la fpina,pcr viuande il fiele , e l’aceto , per armi i chiodi,e la laocia.per dcluie i flagel¬ li,per «fori i Sacramenti, per leggi le fciUcure, per trionfo la morte. Ma tu fei l'addobb iniet¬ to, ond'ella potnpofamente veftita, agl i occhi fuoi più honoreuole, e ìmefteuole appare. A- fiitit Regina à dtxtru tuis in vefiitH deaura¬ te. Vcfta non ricamata «la ago Frigio, non^/ intefiuta da fpola Attalica , non iftudiata in A- caia,non lavorata in Adina. Fole,e ciance fono ]e fpoglie cornette per mano di Foloe Crectn- fe delia fa ino fa Nicandra, ò della tanto cele¬ brata Sabina.Ccdanoquelle,che furono di pro¬ pria [p. 116]Diceria L io7 pii > mano faticate dalla moglie di Serfe, e dalli madre.e dalle (creile d’Aledandro. Non *’ag- guiglia à te la poipora Indiana (ofpe(a da Au¬ reliano Imperadore nel tempio d> Gioue in t Campidoglio. Nè teeo fi pareggia di pregio quel torace di Imo mandato da Amili Rè d'E¬ gitto à Lacedemoni, di diuerfità di figure eoa oro,e lana contefto. CireunJat» vanitali, E che bella varietà di colori hanno lafciato in te quelle macchie immacolate. Che? S'io ti raf- foimgl-oad vn quadro di vari colori dipinto, è nulla. Seti paragono ad vn pratodi vati fiori temperato, è poco . Se t'agguagho ad »n_j drappo di varie gemme grandmato, è qual co- fa,ma non alfa). Che dirò adunquetqual’imagi- ne itooerò io alla tua celefte varietà proportio- naca? Dirò che tu fia vn Cielo ricco di varie.» bellezze, e ricamato divari lumi. Chi vuol vedere il cerchio del Sole , miri quella coro¬ na di Spine . Chi vuol vedere la meza Luna , miri l'apertura di quel cullato . Chi vuoi vede, re le delle fide, min l’alcce paghe delle mani, ede’piedi. Chi vuol veder la via lattea, nvri quella humanità pura. Chi vuol veder la va¬ rietà dell’Iride , miri la pittura di quel fangue , che per tutto il corpo fi diftilU. CircunJatiLj •Marinati. O Velo.ò Cielo,Unto di quegli altri Cieli p ù bello, e pregiato, quanto quelli alla fine ; tanquam vtftimtntum vturafunt. Ma tù perpetuo vefiimento della Spofa reale per tempo non inuteehi, l’età non ti logora, gli anni non ti frudano- Deh con qual'occhio ti miro ? con qual mente ti contemplo? con qnal cuore t'adoro? con qual lingua ti celebro ? Bc. nedette piaghe , beato (angue, beitrdìn» [p. 117]ioS La P i t t r n, inuoglio. Io per me »oglio credere, che fe_» come per la pietà dt quella morte acerba fi di- uife il telo del tempio, cofi fi fuflie anche quell’ alito velo diuife, non pur le diuerfe uationì della tetra, magli Angioli fletti del Cielo hau. cebboao con diuota ambinone contefo à ga¬ ra per inuolatnequxlchefqiiarcio. Ben’è piò afpto dcldialpro il mio cuore s’alla reduta in_* •ì dolorotà pittura non fi diftempra lauandola almeno con due nuoti di lagrime vfeite da que- fi 'occhi in cambio di cinque fiumi di faiigue_> vetfati da qnelle vene. Ma miferi noi.che vale quella vaga Pittura po/ledere nafccila al buio, e fenza la luce della diurna gratia rimirarla-* ? Che ci gioua l’efler fatti degni di c.Ta, s’ad’o- £ni altra cofa il noftro (ludio c tiuolto, ch’à ri¬ formarci,.^' à conformarci con quella} Indarno fi gloria Tormo d'tanto hoiiore,fe dal fuo ean. co non protiocad ’imirare(ancorche inimitabili} quelle diurne pennellate , formando in fe_j fteflo vna perfetta imagine di virtù. Staua ri¬ mirando vn* Athemefe certa fcaramuzza fin¬ ta in vn quadro, doue da quei d’Athenej erano vinti, & vccifii Lacedemoni, & in ri¬ mirandola efclamò frà fe ftelTo. O forti Attie¬ nili! . Vdillo Lacone, e foggiunfe. Si neila ta¬ uola . Significando qaafi /ciocca, e leggiet co- fa efFère l’infuperbire , e gonfiarti delle dipintu¬ re , qumdole vere aironi fono da quelle di- ucrfe. E clic vale , ch’altri fi pregi dello foi- feerato amore portatogli, e paiefatogli dall’ Immanità Verbo, fe con difformità di coftu- mi fi traligna da quella d uina fomiglianza > folli folli coluto, i quali ióbaiidonanJo il ma- giltcro della «cerna Pittura .cbe hanno daiua-
    • - te, [p. 118]Diceria J. 109
    té, vanno dietro a'vani, c caduchi ritratti del mondo. Vmbrapifturt Ubtr (int frutta & tf. fiditi jculpta per varioi cthret, cui ut afpettttt inftifato d/tt concupifcentiam, & di ligi t mar- tut imtgmis effgiti»fine *nim» . Oroi, che quali nuoui, e vaneggianti Narrili , delle bel¬ lezze della propria imagine Acerbamente v’in¬ namorate ;■& voi, che con unta curiofità ite To¬ gliendo 1 fimulacti vifibili della Natura,vn pia¬ cercela ricchezza, vna dtgnità ; fappiate, che pattato, e non fono punto dureuoli cotefts_> voftre figure . Piterit enitnfigttrA huiut mttn* di . Soli pitture corrottibili, & ò !a poluere de¬ gli humaVii accidenti le logora, ò il tarlo del Tempo le confuma, ò l’artiglio della Morte le ftracca ; Vtruntamen in imagine fertrunfit homo. E fe pure hauer fcmbtauo qualche poco diftabilità, cdinlieuo, fon come l'Idolo fo¬ gnato dal Re di Bab,Ionia , il quale era appog¬ giato iiel fango . Cecidi: l ipisj& pircujjir fi a- tunm in pedibus eius fìtti h i us, & iomminuit tot. Perciò riuolgiamci à quefta imagine ?iua,c ferace, donde la norma, e la regola fi può in>* parate del riformar noi fletti. Situiportituimut ' imaginim terreni,pertemus imaginem ali flit. Procuriamo con vna vera, e lodruole am*fetio- ne, come veriChriftianidino.ne.edifatti, di configurarci à Chrifto . Ttudto (ibi fecundùm txempLir,t)tiod mohflratxm efl in monte. Alza gli occhi, egira lo (guardo al moaceò Anima pietofa; non dico al morte Caluario,doue tiij rapprefentan quefta funrfta Traged'a, mai jqucll’ momi Alpini, doue fei fatta fpettatr.'ct di quella tragica in/egna . C'nm thnatttm flu¬ tti fignum in montiùus. Erano aoricsme irs U- [p. 119]ir o LÀ Pitttra {apiemilfimi i Pittori ; onde (ì legge , che M* rrodorofuda gli Athcniefi mandato à Pao¬ lo Emilio «come Pittore per adornargli il rtionfo , e come Filofofo per ammacfttargli i figliuoli.Ma qual dotctina fu giamai, che pa¬ reggiato quella della Sapienza irteli* , cheta* ccnJo ancora n’infegna , e le cui pitture folo per ammertramento noftro fon fatte. SnoIe_» Pittore illuftre, po che bella imagine hà iauo- rata,darla a’fuoi allieui àcoppare, i quali eoo tutto l’ingegno fi sforzano Sfarla conforme sU'elfempio del mneftro. Cosi proprio fece il Verbo incarnito,Capit le/us factre,deindt da. rere. Qui vult venirepo/l meabmgttfernetip- fum , tolUt crucine fuam,&/equatur me. E- xemplum tr.im meum dedi vobis,vt quemtd- rnedum tgo feci ,it*& vos faciali] . Quindi ciafcuno de'fuoidfcepoli prefe fedelmente da qucflo esemplare , apparte apparte la manie¬ ra imitando , e gloriandoti con Salomone ; Txtmplo didici difciplinum : Ecco Giacomo . Xxtmplum ucciditi fratres laboris ,& pati en¬ ti*. Ecco Pietro . Chri/luipiffus eft prò nebis , vebis rtlinqumi tximplum, vi fcqvamini ve- /ligia rius.Ecco Paolo . Imitatoris mei tjlote -y fitti' & Chrifli, Sparfero indi coftoro , e fmalrirono quelle copie col mezo della fanta_j predicanone per diu<rfe parri del mondo . Kos autem prtdicamus le/um Chri/lum cruci/i• xum . Ingratiflimo è qoell’buomo , ilqual non diuienne di quefta Pittura imitatore iiu* d'ofo, ingegnandoli con tutte le forze di cor* nfponderc affctuiofamcnte à tantoamortj . La vefta infanguniata di Cefare dimoftrata al popolo da Maicantooto , lo mofTc tanto à [p. 120]Diceria T ii 1 terrore,à compaffìone, Se à fdegno, che eo». fc con repentino tumulto per vendicar la morte di elio ne gli vccifori. Ma con quanto maggior forza muouer dourebbe inoltri a- nimialla diftruttione de'peccari micidiali del Signor noftro lo fpctracolo dell» fangoiuof* | fpoglia, cbe da quefto Sereinllìmo Prencpc ci viene additata ; D'pinfe Theone Pittor famofo vn folduto furibondo ingefto fPanda- re à combattere , cosi tnaeftreuolrnente imi¬ tato,che l'atteggiamento del fembiante chiara; fede faceua dell’auiruo filo coraggiofo , He intrepido . Onde pareiia altrui verac:m*nte di vederlo correre all'armi, crollarla reft*^», fttinger lo ftocco.itubr-,cerar Io feudo. Allam¬ panali tifo, sbuffata la bocca , minaeciaua lofguirdo.roffeggtauano gli occhi, e tintori* j 'pieno di feroce bramita , arcennaua di far’im- pcto per afsalirei nemici. Dato, cbreg!i htbbe componimento à si bel quadro non prima voi- fe àlla ragutianza del popolo ptiblicatlo, ehc'f Trombetta vicino defse fiato al fuo fonoro metallo . Perla qual cofa auutnne .ch’vd t© da’circoftami il bellicofo rimbombo efs’ortato- re della battaglia , Se veduto in vn medesimo puntoli giouane armato,eccitò l'vno , e l'altro più elìicacemente nell'animo di tutti 'pirito-d'¬ ardimento, edefidcrio di guerreggiate. Se fù giamai al mondo guerriero ammofo, & ardi¬ ta, certamente è da dire, che fu de Chrifto fi- t gurato in Dau'd contro Goliatte , rnSanfooe contro i Filiftei, in Gedeone contro i Madianr- ti,in Giuda Macabeo contro gl'ldumei, intefo per quel Caualier valorofo appatfo al Solita- iìo di Pathraos , ch’aftìfo fopra rn candido } • de- 'Ut [p. 121]La Piri vili tleflriero con tré faerte in mano exiuìt vìnctns vtvinceret. Queftisù’lcausilo biancodella fua puta Inumanità, non più , eh: con tré chio¬ di in vece d’acuti Arali, nè d'altre armi guer- nito,chedi quelle della patienza,e dell’amore, pofe in isbaraglio tutte le fquadre dell’Abbilfo, & vccife conia motte la Morte. Può ben per noi vederli l'imagine di quefto franco Campio¬ ne, ma chi la fcce non vuol, che fi miri f-nza fentire il fuono inftigator della pugna. Cum eleuatum fuirit fignum in meiihui,vidil/ilis, ©• cl/tvgortm tult. uuUittis. Vdite l’Apofto- lica tromba, chequafi vnfollecito incentiuo con i(limolo pungente c’inuira , Seincita à ve- ftit l’armatura. Chri/iopatfa in turni, &vos -tailtm cogi fattone armamini. B‘fogna,cht_> gli fpeteatori di cotal Pittura (poiché altro non c la prefente vita , eh’ vna coutinoua militia)s’ apprettino per entrare in campo, s’apparecchi. no al fatto d’armi, e fi portino bene nella gior- nata imitandolo nella fatica, efeguitandolo nella vittoria. §)hì doctt manus rneas ad btU ium, & digitos tneoi adprtlium. Sentì tutto raccapricciarli Caflandro, e sbigottito, e_> tremante non fapcua giudicare fe verofufle^, ò dipintoli ritratto di Aleflandro il magno, fotto cui guerreggiato haueua la maettà, & il valore di così grand’ huomo frà fe fteflo rivol¬ gendo. E pottà il Chrifbano volger la tfifta all'afpctto del fuo Signore , e non peniate,eh’ «gli milita fotto quella bandiera ? e non riuo- carcalia memoria con ifjupore, eco» pianto Jc grandezze di quel Capitano, &i menti di quel fangue? Se l’.imgiif;di Polmone F'Io- Xofo^jcr la tutid-iì a Se fiocchi, pet Uleut» t>:à [p. 122]I) I C E R I A T. IIJ riti del volto , c per la grauità dell’atro , che rappretentaua , veduta da quella meretrice^ dentro vna camera valfe 5 fpauemarl* , & a_j reffrenarìa, mentre, chcera già in procinto di commetiere dishoneftà . Che dourà fare il fembianre dell'onnipotente Iddio , giufliflìmo giudice di tutte le noftre operationi , qual' ho¬ ra, òperfuafi dalle luGnghe del (enfo, ò fol- lec'tati da gli (limoli dell’ affetto, à viol ire le diurne leggi ci apparecchiamo con qUa!ch;_» fcelcrarezza ? Non hauremo adunque noi ri¬ guardo al fuo cofpetto d’offenderlo ? ò non ci fentiremo dalla prefenza di si fatto ammoni» tore interiormente atrernre , e ritirar dal pec¬ cato f Della (tatua di Mitiofi narra, checag- gendo vccife il coipeuole della morte di colui, di cui era (tatua , qna(i il marmo priuo d’intel¬ letto , e di fenfo, conofcittto l’vccifore del rap* prefentato da lei,far ne voleffe memorabil ven¬ detta . Temi, e trema, ò Anima peccatrice* tu , che non folo hai cen le tue colpe crocifitto Chrifto, ma tieni tuttauia in mano il pugnai fanguignofo , con cui (ancorché egli non fi fili pambile) per quel , che tocca à te milieu Tolteti giorno lo erucifigi. Guardati (dico) •non quel, che attuenne già d’fna (tatua , hoia d’vna pittura non auueaga , si che quella iftef- fa imagine, la qual (in qui ri è (lata fauoreoe- Je protettrice, non ti diuenti per l’innanzi ri¬ gida perfecutrice vendicando in te Teucramen¬ te la morte del fso effigiato. Ahi non t’accor¬ gi,che mentre così oftinata , e pertinace te ne_> Sai nella tua perfidia, non fei più figura vina, e colorita, rapprefentante la diurna fomiglian- za, ma dille nata fei vna (tatua immobile, £c [p. 123]114 li PlTTVRA iafcnfibile . Et, ò piacele pure all’eterna bon¬ tà , che tu folli almeno rtatua di Tale , si che ì guifa della moglie di Loth, piena d’*na picco- fa fapienza à riguardare ci fiuolgeffi , non l'a- bomiueuole fuoco di Sodoma , ma l'inefaufto incendio di Quefta diuina carica. Lamentali Chrifto per bocca della Spofa dell'ingrato Chriftiano, la Tua tepidezza, e ritrofìa rimpro- uerandogli con si fatta dolcezza. In Ichul» tnicftTnoliimtjudfini, qnem diligit anima £<tx,qutfiui illum , ó> non inumi. Due letti ebb’io ( dice l'immanitàdel noftro Chrifto) I’vdo disegno, l'altro di pietra : l'rno tergo- £nofo, & infame, f altro gloriofo, 5c illuftre; ì'rno di tormento, l'altro di ripofo; l'vno fù la Croce, l'altro fa Sepoltura. Per molto, ch'io mi habbia cerco, e ricerco ir mio fedele nella notte ofeura della mia paflìone, perche col peti* fiero mi accompagnane, in niuno di queftì let¬ ti 1* hò rìrrouato. Vergogna grande dell’ ani¬ ma , fc pur non vuole col fuo celcftc Spofogia- cere nel primo Icko, per «(Ter troppo duro, Se angufto, à non vifitKilo almeno con la con- templatione nel fecondo, ch’è tutto morbido , e fiorito, iiftului no fi ir fiori Jus, E s* egli è ver^, che il letto dclla'Sepoltura fiorito (ia, chi dub'ta , che fiori, e roiè non fieno quelle ver¬ miglie macchie, che nel lenzuolo di quefto Iet¬ to rolTeggiano ? Sì si , Rofe purpuree per f« J cintura del fangue, Rofe odorare per la foaui» tàdelmerico , Rofe nouelie compatfenell» Primauera della gracia , Rofe ridenti per U . gioia della vniaerfal faluce, Rofe rofe fenzuji dubbio è da credere, che fiace voi mondiflime macchie, poiché L veggono in voi i fegni dei- [p. 124]Diciria I. li; ftfpint. Rofe non tinte dal piede Sanguigno d'vna Dea fauolofa:, ma imocrporate da’piedi, dalle mani, dal capo, dal fianco, e da tutte le membra infangoinate dal vero Iddi». Quefto quefto è >1 caro lenzuolo, anziil nobil corti¬ naggio, eia ricca rapezzaria del letto del no» Aro Rè, à queftoamorofameme ci chiama,in» aitando*i-non folo in elio à coricarci, ma à có- I templare ancora la fua Pittura . Jnuxui funi, ini Itciulum mium, /f'aui up.tiéus picìis tx Atgffto. Sò, che Alchida Rhodico^innamo¬ rò libidinosa mente della ftatua di Venere, ope¬ ra di Praifitele. Hò letto, cbe Pigmalionej della fua s’inuaghì si follemente, che con clTo lei ragionaua, 1’ abbracciaua, e con aff.ttaofi gemiti fofpiraua . Souienmi, che (funio ha» cjndo veduto vn Simulacro delle Mufe ignudo fi accefe per elio di ftrano ardore. Mi ricordo, che Pont» fi compiacque in gmfad'Atalanta, e d’Helena fattegli per mano di Cleofanro, che fe neftruggeua didefiderio. Trouo fcrit- f * co finalmente amante efletfi ritrovato tanto focofo, che moti baciando della fua cara ama. ta il ritratto. Ma perche queU'affctto, e quel- ■ l’amore, che vanamente altri fpefe in imagini motte, Scinfenfate, non impieghiamo noi in quefta imagine *iua,e ritale di cita fantamente innamorandoli , ({tingendola con le braccia del cuore, ribaldandola co’baci dell'anima, e lauandola col bagno delle lagrime noftre_> » Qui à voi mi fiuoìgo ( Sereniamo Sire ) e «ti. • co , che s’à ciafcun’ altro conuiene la d uotio* ne , e la r Decenza veifola Pittura mirabile^
    lapprefentataci da quefto (acro asciugatoio ,
    io toì fopra tuttieilet dee rctfo quella, quan¬ to [p. 125]tlé La PlTTVRA roè maggiore l'obligaéione, maggior* laJj veneratione. Souerchiò parmi il ricordarui quanto fegnalato priuilegio fia della voftra_j Sereniflìma Cafa l'eflèr degnata à poffedertj così notabil reliquia, adorata dagli huomini., inuidiata dagli Angioli, fegno, e pegno (in¬ goiare dello fuifeerato amore di Dio . Piace, mi folo l’incomparabil valore di e(Ta recami à •niente, maggior di qual fi voglia ricchezza, e tale, che In mano larghilTìma dello fte(To dona* tore , par che non habbia roluto eflerne fenza gualche conditione liberale. Pitture hebbe l’« antica Grecia tanto pregiate, che del Rè Atta» lo,e del Rè Candaule fi leggemmo hauer com¬ pra vna tauola d’Ariftide cento talenti, e l'al¬ tro cod altrettanto oro hauerne pagata vna di Sularco, Taccio la Medea di Timomaco, ap¬ prezzata da Cefare Dittatore ottanta talenti j egli Argonauti di Cilicia pagati da Hortenfìo Oratore poco men.che due volte tanto. Ma . che hanno da far quelle prezzolate , e venali d’ artefici mercenari con quella del Pittor duino,’ il cui pregio tutti i (efori eccede > In quo fune tmnts thè fantifeiintu, Ó> fnpientit Dei. O doue metallo tanto fino fi ritrouaua nelle vene della terra , che pareggiale pur' vna dilla di fangue-featurita dalle vene di Chrifto. Non da. bitur aurum obrizum prò ta, nec nppcndetur «rgentum in commutntione tini. Qujnt’oro, impai lidifee dentro il biondo limo del Tago; quante perle biancheggiano per le ricche ma» jremrae dell’Eritreo, quante gemme fciutillano sii le lucide arene deH'lndo; Quanti cumuli di marche Ibere, quanti mucchi di ftampe Onga- re chiudono le grauide arche de* teforeggian- [p. 126]DlCSRfA T. IT7 | ci forano nulla à lato ad «n Col (ilo di sì pregiò ta ttl.i.N*1» corruptilihb. auro, vii argento re- iempti, ifiìs, ftii pretio/o finguine agr.i imma- tuUti Chrijli. Giudicando Zeufi non cfTertj oro bafteuole à pagar l’operc fue, vfaua più to. fio di donarle , che di nceuerne prezzo. Ma Chrifto (e bene à tutti vmuerfalraente hà offer¬ ta in dono la fua,à >01 nondimeno,fapendo po¬ tere efseme in qualche parte con ricca ricorn- penfa contracambiato, hà voluto più tofto ven- derla.che donatlajvenderla però in quel mo¬ do,e con quelle conditioni, che poteua foftencr la valuta della fua Pittura . Nómi lafcierà me* tire lo Spirito fanro.il qual per bocca di Salo¬ mon: di ciò quafi chiaramente parlando dice- ua,Digiti tius «pprthenderunt fu/urn, Sindoni ficit, ó> vendiditcingulum tradidit Ch/t* nax&o.Prctc la d u.i.a Sapienza à trattare ilfu- fo. E qual’altro fulò diremo noi hauer trà le mani prefo il Verbo eterno, che la Croce? Con quello fufo egli à guifa di nuouo Hercole fi ri¬ durle à filar per amore; e filò sì fottilmente , | che vi lafciò fpczzato il proprio ftame vitale , | E filando venne à comporre vna Tela, quella I tela , incuivolfe poi lafciar dipinta Kimagi* ne di (c fiefso,Sindonemfecit, & vendidit. La j vernila di qoefta sì ben figurata Tela fù fitta ad vn mercatante, che tale è il fentimento della I voce Cananeo.Echi fù quello mercatante fe no [ il Sereniffimodi Savoia , >1 quale da lui cora- i prolla volentieri, dandogli in vece di paga¬ mento due gioie, le più pterofe, che fufsero nel t douitiefo gemmaìo della fua reai famiglia ? Vmb£Rto,& Amedjo , Spiriti S^reniflimi, voi I fufte le gioie , con cui quefta nob.l merce fù com- [p. 127]ti* La P i t t v r a compra, talché quel, ch'era proprio della ter¬ ra , fù trafportato nel Cielo, e quel, ch’era de¬ gno del Cielo fù conceduto alla terra. Beoj fi verifica in quefto trafico la profetia d ’ Ifaia. Cuins mgottatores Principet, & trurrt ntgo- fiati» eius, &mtrces eiui f*n*iific*tt nomi¬ no . Auuentutofiflìmo cambio,due anime bea¬ te per vna Sindone Santa. Samiflìma vfura, per vna Sindone Santa due anime beate, Gtn. tililTìma mercatantia , doue Chrifto à gtufa di quel G'oielliero Euangelico , qui vn* inten¬ ta prttio/a mirgarita,vendit cauli» quA habtt, Q> imit tam, ritrouatene non vna fola , ma due ,di tutto ciò, ch’egli haueua di meglio , fece con vantaggiofo gu adagno pof- felTori gli heredi del voftro glor ofo legnag- g'o . Che perciò la medefima fcrirtura fog- giugne . Et cingitium tradititi Ch*n*nto . Cinto d’Italia fon quefte Alpi infujierabli . Cinto di Torino fon quefte mura incfpugna- bili. Ma Cinto molto più ficuro , e più forte di tutto il voftro Stato ( Sereniamo Sire ) è quefta Saotiflima Sindone,baftione,che da tue* ti i sinvei vi guarda, c da ogni infidia vi difen. de. Spianinfi i fotti,abbattanfì le rocche,sba¬ diti il vallo d’Augufta , rouini il Monuifo, pre. Cipiti il Monfanefe, atterrili tatto qucH'antc* murale di rupi, e di balze, che per lunghiflima linea , incatenate à quefto dclitiofo paefe fan* no corona, pur«he folo il voftro celefte propu¬ gnacolo rimanga in piedi. Ch’ alla fine non £ altezza, che non fi fuperi, afprezza, che non fi domi, fotttzza , che non s'efpogni. Anche le pendici fafTofe, & impenetrabili dell’Atho fu¬ rono damarmi Pcrfiane fuifcerate, & aperte. Au- [p. 128]Diceria I. n9 Anche le porte inhofpire degli Anmafpi, eie foci gelate del Caucafo forate , e rotte dalle Macedoniche. Anche su per J’alpeftri, e ftta- ripeuoli cime de'Pitcnei volarono le Romane . Anche per entro l’angufta bocca dell'Oceano, e frà i due rigidi promontori d’Abila, e Calpe trappaffatono le Spagnuole. Anche per l'e* miuenza delle (Ielle Alpi macceffibili, e per Io di(co(ce(o giogo dell' Italico Appennino difee* fero le Cartaginefi. Nè fece in lomoia giamai la Natura luogo alcuno per (ito tanto (icuro, nè l’Arte lo tenne giamai per mupicione così ben difefo, done l'hurpana audacia , e la forza il ira reo non s’apfifle . Ma ceda ceda à quefto molle, e piegheuole riparo la durezza de’mort» ti,la fermezza delle niuraja (labilità delle tot* ri; pofciache si come il «oflro pacifico (lato, quantunque d’ogni altra gnerngione sforni¬ to,affida dalla guerra,così l'altrui infoiente te¬ merità, benche poderola di gente, e d’armi -, diffida della vittoria . Qui rimangono delufi gli aguati, confuti gli (Iratagemi, ingannate le (pie, fiaccate le fcalc . Qui lafcia la Materna* fica il difegno , la fpenenza la prattica, la Mi* 1 litia il valore, il valore l'ardimento . Perdono in quefto la puuta gli flrali.il neiuo le laocie, il filo le fpade,l'impeto le palle. Fuggono da que* fto non folo (compigliaie le falangi degli buo- mini, ma fpauetxati gli eflciciti de' Dianoli. Quefto quefto è il Cinto dato al Cananeo,pro¬ fetato et andio pr;ma,che da Salomone,da Ilaia quando dide . Induatn ilium tunica tua, Cf> 1 (iugulo tuo confortato cam . Quali chetato-
    • nica.ch'é la Sindone, (ia con la cintura vna co*
    lì n.cdcdma , feitificatrice di quefto ftato. Q U fa [p. 129]no LÀ Pittura cafa di Savoia più d'ogni altra dilettasi Ciclo; Cafa chiara illuflre per l'intinto valore ; ma più per l'incorrotta religione, o per ia pietola cultodia di quella iindone_i, Giacob rimafe herede della veda mfangui- nata del fuo figliuolo creduto morto. Car¬ lo rimafe herede della fpoglia del Figliuol di Dio cropfitlo. Elifeo ottenne dal fuo mac- ftroinsù l’eftrcma dipartita il mantello, che gli copriua le fpalle. Carlo ottenne dal fuo Sjgoore il panno , che gli fafciò le carni, Veronica hebbe vn fchizzo del volto di Cliti- fto abbozzato co] fudoreinvn moccichino. Carlo hàvna figura perfetta di tutto il cor¬ po ih vi» lenzuo!o. Pietro fi vide fpjegar dal Cielo vna cortina piena di animali velenofi, Carlo fi vide fpiegare in terra vn confatone, doue è il vero ritratto dell’innocente Agnello, O fauote fopra ogni fauore, ò ftuorito fopra ogni altro fauotito. Mosè fù degno di parla, re à Dio da faccia à ftccia . Stefano di mirar Giesù ftamealla delira del Padre . Paolo di fpiare i diuini fecreti rapito al terzo Cielo. Giouan Battila d'alzar la mano fopra la teda di Chrirto nel lauacro del Giordano . Lazaro d’eiler da lui lagrimaro dopò la motte.Giouan- ni Euangelifla d’appoggiargli il capo in grem. bo nella cena eftrema . Pietro di commetter, gli i piedi trà le mani nell’ visimo bagno, Maddalena d’ ungergli , ramingargli, e ba¬ ciargli le piante nel parto di Simonc . To* m.ifo di ficcargli il d;to nel fianco aperto . Giti- (eppe di toccarlo, e rtringctlo con tenerezza, L’altro Giufeppc di trattarci! fuo corpo mor¬ to mungendolo nel drappp, di cui parliamo. [p. 130]Diceria I. ut Pià. La Vergine iftelfa , evuo, c mono di legirlo età le fafce , di lufingarlo co’ baci, di ra«orlo nel feno,di recarlofi in braccio.Fauo- ntuttiC non fi può negare) grandiflìmi. Mai Carlo priulegiaco con difrmftira , & eccedo di parrialirà vengono quafi in vn fafeio eoo la sa- tiflima Sindone conceduti tutti quelli fauori infieme ; Onde si come ella c vn Sommario di tutte le marauiglie di Dio , così è anche vn'- Epilogo di tutti i fauori di Dio. Volfe l’infini¬ ta bontà del Saluatore à diuerfe Città , & à di- uerfi Prencipi diuerfi ftromenti diftr;buire del¬ la Tua dolciflima paflioiie . A Milano Iafciò va chiodo, à Napoli diede vna fpina, à Parigi tut¬ ta la corona, à Roma donò la lancia , à Man- toua vn poco del fangue, à Gietufalemme par* te della Croce. Ma tutto quello, che comparti¬ to era didimamente à molti, è ftato prodiga¬ mene diffufo infieme ad vno. A voi ( Scremili* mo Sire ) lì è compiaciuto di donar cofa, !a- qual tutto il contenuto di que'tanti m. fieri rac¬ coglie in vn riftretro cotopendiojPoiche chiun. que mira quefto facratiflìmo cornetto , efpref- (amente vi vede , e le c:cattici de'chiodi, e le fmmure delle fpine ,e la felTura della lancia , e a Scaturigine del fangue, c la rigidezza della Croce. Per la qual cofa vi potete diuotamente vantare d’hauer quafi impouento il reforo del Cie!o, & in certo modo fpogliato Iddio di tutta la fua maggior ricchezza . Leggefi di Scipione Africano, a che militando inlfpa-»- gna , dopò l'hsuere feonfitto Indibile Duce de’Carraginefi , gli fu condotto attinti vn_j garzone prigioniero d’afpetto (ignorile, e di legnaggio reale.che petcliergli nella battaglia Lt Diarie t £ cada- Iti LÀ PlTTVRA [p. 131]oaduto Cotto il deltriero era flato prefo da Ra. mani; Se egli mollo si dall'aria nobile del fem- biante, come dall’hauer intefo efiir r nipote del Rèdi Numidia, donatogli vn bel Cauallo, ma ricca Collana , vri’Anello d'oro , & vna Vefla di Porpora,mandollo libero à MaflinilTa.Quafi che lalbcralttà d'vn Capitano terreno polTa parisonarfi con quella di D.o , quafi che la rob 1 d'/na flirpe Barbara polla coi-traforli à quella di Sano a. Bada per certo è la compa- rat one ; Ma [ ar »oi Carlo voglio pcr-bora io tallomigliare à qutfto giimue, à cuiaggua- fliare ben con ragione vi p te te , non folo per honorata prefenza, ma per ('opere generofe Che vi fia flato dalla diuina cortefia donato vn Cauallo, ci ) può vederli cl iaramente nelle vo. lire armi, uellequali altro non fi dipinge , che vn Cauallo fenza fieno, antich'lfima infogna della famofa famiglia di Sauoia. Et quefto dirò io che fia il voftro Srato; Cauallo magnanima, e feroce, ma Causilo indomito, e sfrenato per. cicche à guifa di Bucefalo non fi lafcia ma- neggiare da altra mano, che da quella d’Alef- fandro; anzi come quello di Sciano, imparen¬ to del morfo ftraniero, fcuote ogni altra foma, e licalcitraà tutti coloro,che lo vogliono fog- giogare. Onde gli poffono ben conuenire quelle parole del Patriarca . Fiat Don ctluber invi4, cer afte sin femit* mordati vngulai equi , vt cad.tt afctnfor titts retrt. Poiché à chiunque hà taluolta per l‘addietro tentato di premergli iltergo, parche fi fia oppoflofem¬ pre qualche intoppo quafi fatale, che gli hà pottaco piti tofto precipitio, che l’acquifto . Quefto c il Cauallo commetto a! volito gouer- no, [p. 132]Diceria I. nj no, «Jone vot con g'ufto dominio caualcando, eie fue redine con fomma prudenza reggen¬ do , ve n'andate trionfante, e pompofo à guifa d'vn’altro Mardocheo, regalato da prepoten¬ te Affuero. Sic hcnorabitnr quem Rex vt- Intrit bontrari. Viaggiunfe di più la Colla¬ na , e quefto è quel pretiofo monile, che vi cir¬ conda la gola , c »i pende al petto con sì mifle. riofogioiello, che gli Angioli inerti s'inchi¬ nano à riuerirlo. Trofeo fegnalaro , Cerchio mruauigltofo, in cui feelpita infieme fi vede no men la vittoria.che nel mondo contro i moliti infernali riportò il Verbo eterno, che quella, che 'n Rhodo contro le fquadre infedeli ot* tenne il voftro Conte Verde. La Colla, naera fegno difegna!a:o honore, efoleuafi anticamente donare a'foldati, che guerreg¬ giato haueuano egregiamente. Quinci «ra’Ro. mani hebbe origine il nome di Torquato. Et à cui più à ragione ch’à voi, poreua per quefto rifpetto cotal dono sì come debito tributo con- uenire , che in tante pericolofc imprefe vi Cete fatto conofcere non men coraggiofoCaualierc combattendo, che piouido Prencipe coman¬ dando ì Volfe oltracciò farui donatiuo dell’¬ Anello , antica infegna di nobiltà : & ecco l’¬ Anello di Mauritio Tanto, il quale ottenuto da Bernefi infieme con la Spada , econl’alrre reliquie di quel Martire con arte non meno diChriftiana pietà, che di guerriero valore, appo voi fi cooferua. Gemma di pregio aliai maggiore,che quelle del Rè d’Epiro, e del Ti¬ ranno di Samo : PeTcioche fe nell'vna norij finto con intaglio, ma con natiua pittura era effigilo Apollo eoa le Mufe,in quefta nfplé de Et la [p. 133]114 La Pittvra la luce di Dio ,&degli Angioli; Erfe l'altra gittata al fondo del mare, fù cauata fuor dell’- onde per gran ventura, qu.-fta perduta trà i flutti ddi'Herefie, fu ricuperata per virtù vo- ftra. Ecosì nobilitato di Collana, & arric¬ chito d'Anello , quali da nuouo Faraone nuo- uo Giufeppe , date occasione d’inuidia a’Pren- cipi del mondo, e di terrore à quelli dell’Infer¬ no . Doni inuero tutti grandi,immenfì, inerti- mabili, e degni d’efTet da voi ricorofeiuti con effetti di partico'ar gratitudine . Ma quel, chc eccedeognfaltro pnuilegio, e fuggella ogni altra dimoftratiene della diuina munificenza, è la Verta purpurea, dico quella Verta, chJio di fopra già vi accennai, bagnata nel fangue del Redentor del mondo. Non sòfe olTeruarte mai la bella allufìone di quella kmofa imprefa di Hettore, laquale era vn Leone à federe con vn manto di porpora intorno. Ma quanro meglio può alla voftraperfona, ò Carlo , ch’à quella d'Hettore, si fatto (imbolo quadrare ? Poiché, fe li Leone è fiera forte,magnanima, e reale, in voi tutte quefte conditiom fi ritrouano J’auan. faggio . Se quello fiede , voisù la fede del vo¬ ftro pae fico rtato vi ripofate. E fe quefìo fi am, manta d’vna Porpora , voi di quel purpureo lembo vi ricoprite , che fù pompofa fpoglia del vero R,: della gloria, e ricco feminario del fuo falucifero fangue . Entrato Augulio vitto» iiofo n? gl'intimi archiuij, e ne' riporti came¬ rini di Cleopatra doue ella faceua conferua_j delle cofe fue più {'celie , e più dilicate frà Tal. tre fpoglic contano Plxftone , che vi ritrouò il manto d'Aldlandro il grande, ilquale gli fù sì caro, chc ritornato à Roma , volle addobbato [p. 134]Diceria I. 1.1 j «Ti c(To compantc nel publico trionfo, glorian¬ doti più d’hauere intorno vn così fatto orna- hVtnto , che di quante altre pompe faccuano fupetbo l’apparato di quella fertiua folennità . Piegiateui molto più voi ò Carlo, fatto pof- fe(7or di quel ricchitlimo manto, cheveftìla carne del Monarca dell’Vniuerfo. Nè fatto ,ò fplendore alcuno delle voftre profpere fortune vi faccia tanto andare altiero quanto la verta di colui, che non d’*n Rè Indiano , ò d‘vn_j Perfiano, ma del Diauolo, e della Morte fù vincitore. Simili fauori appunto leggiamo,che Aleftandro figliuolo del Rè Antioco ficelfeà Gronata Pontefice de’Giudei, ilquale hauea_j rotto in campo Apolloiro Capitano di Deme¬ trio. Mifu ci tpijicltim,purpurnm,& ceron»m «urtam . Et ecco gli honori, e le prerogatiue d i voi riceuute per la mano del gran donatore d’egoi bene. La Corona reale.eccoui va regno grande,antico, vnito,forte,armato,ricco,e be- ncuolo. L'Epiftola,cccoui i caratteri intagliati intorno alla roftra medaglia ; Lettera diurna, ambasciata Angelica Ave Gritia Piena . La Porpora , non vel difs’io , che la Sindone di Chrirto è il fuo manto purpureo; Vdiieciò, ch’egli d;ce in vno de’ fuoi dolci lamenti colà ■el 1 brode’Cantici. Tulcrunt mihipalìihm tncum cuftodts murorum. Pur come voglia dire Gmfcppe lafciò il mantello alla moglie.» di Pucfar: Giooauni abbandonò ri lenzuolo in mano de’ Satelliti . Martino patti col men¬ dico la propria verta. A me è ftata tolta la più eira fpogfra-, -clic m’hauefs’io, e la mi hanno tolta i ctirtodi di quefte mura d’Italia,che pof- fedono il rcrragliodcll'Alpi,e volgono le chia. F ì ai 11< L A P I TT V R ^ ; [p. 135]ui delle porte Piamomeli. Chc frà Dagisl,^ Gionsta paflafTe intrinfico,& ifuifceratoamo- tc, ch’ara fède ne rende la Scrittura. Diìigtbat tum qua fi animam/uam. Ma quale per volt ra fe fu l'origine principale di si cordiale amore » Vna fola cagione fe n’affegna.Muw txpcliauit ft Ionathai tunica,qua e rat indutus,& dai il eumOauid,^ omnia vefnmcaia fua dedii eiw •vfque ad gladium,^ arcum,& vfqut ad bai. teum. Ni maggiore, ò più vigorofo argomen¬ to sò trouar’ioà prouare, che voi f Sereniflrm® Sire) fiate fingolarmcme da Dio amato,fe non i! vedere, ch'egli fi è fpog.'iatodi quel panno i- fleflo che lo couerfe, e re n’hà fatto libero do* no. ! E ciò che più c da notare ) infieme cal panno ti hà anche donato l’arco, la fpada, c lo fendo, poiché il medeGmo panno ri feufa feu¬ do, e vi fetue di fpada, e d’arco per la potemif- lima difefa,che leco porta. Laonde non fia chi fi marauigli s’io torno à dire, ch'iddio fi ì per voi fpropriatodel meglio ch’egli s'hauefle, Se hà io voi à piena mano verfata tutta la douitia de'beni fuoi. Fauoreggia quello mio penficro l’auttorità di quell’altre parole dette dal buon vecchio Ifaac al fuo figliuolo E finì , quando accortoli, chc l'altro fratello gb haueua fcal» tramente vfurpata la primogenitura, non ra¬ pendo qual'altta benedizione concedergli, dille, frumento,& vinoftahiliui tum, & libi pofiùttfili mi vltta quidfaciam 1 Parla il gra Padre Iddio agli altri Signori d’Europa, e dica loro. Deh che pofs'io piùdarui ? Se il mio ca* rilfinio primogenito frà tutti i Prencipi vi hi egni pretenfione preoccupata, togliendomi di «nano la miglior preda del mio cclefte Erario, [p. 136]D I CS R I A I.* 117 ffns) ftìùjtìi nt> suìDZ» p.ù pittiob fa coup partire à voi altri? Frumento^ vino ftabiliuf tum. Hò ftabiliro il fondamento delle (ue gra- dezze in guifà che nó può dar più crollo . Fru¬ mento, & vino. Fauori temporali, fluori fpiri- tuali; doni terreni,e doni celcftì; grane natura¬ li, e grat'e dittine, Fertilità di paefe , fecondità di fuccclfione;abbondanza di ricchezze, vbbi* denza di fuddiri, virtù nelle operationi, fortu¬ na ne’pericoli ; prodezza in guerra, fenno in_* pace. Eccoui ilfotmento. Fafcia di Chrifto, imagine di Chrifto, piaghe di Chrifto , fangue di Chrifto,Chrifto ifteflo. Eccoui il vino. Qual cofa di maggiore , ò d’vgual rilicuo dadifpen- fàr mi refta » Tibi pofi k&c fili mi vi tra quid facmmì Quefto medefimo penfiero accennato prima da Ifaac per Giaeob, paroe che foffe poi dallo fteffo Giacob efprefl: mente confermato àGufeppe, quando hauendo moribondo ac¬ concio il teftameato , e difpofto di tutte le fue facoltà con gli altri figliuoli, à lui riuoltofì, gli lafeiò anticipatamente vn legato particolare.. Tollefartem tuam , quam tuli di manu A- merrbéi in gladio,^ arcumto. A tutti gli al¬ tri Prencipi ( come detto habbiamo ) hà lafcia- ta Iddio qualche cofa della fua heredità . Ma tu fei l’amato ( dice egli ) tu fei il caio,tu il pri. uilegiato fingolarmente. Tu farai herede co¬ me d‘vna parte auantaggiata oltre i tuoi fra¬ telli. A te voglio che tocchi de’ beni paterni quella patte,quam tuli dtmanu Amorrhtti in gladio^ areu meo,quella tela vergata del mio fangue ; quella fi può dir propriamente parte mia , e non d'altrui, perche, torcular calcaui f*lut, lo fon quegli, chc dagli artigli del^ [p. 137]F + ì i * I* PlTTTRA." Inferno la rifeoffi in v.tit) della mia Croce , della mia moite.Titifofihi.c6li mi vìtra quii furiant ? Corichili Jo (Sercniflìmo Site) con la confegutnza di Paolo A portolo. Qttsmcdo nen cum ilio omnia nobii non donabit ! Co¬ me è poflìbile, che chi con tanto (moderameli* 10 di larghezza il proprio figl-o vi hà concedu¬ to, cofa alcuna per grande , 5; importante che fia , habbia à negarui > e che chi hà in fua balia 11 teforo de’refori, non (ia per edere fempre fe¬ condato dal Cielo in ciafcun’altro effare ? Chi dirà, che mentre i polli ricourano fono l’ali dell’Aquila, non fieno da qualfiuoglia infulto fìcuri ? E qual’è 1* Aquila, fe nrn quella,di etti «fide Ezechiello. Aquilagrattdit magnarum a.arum ! Quali fono i fuoi polli fe non la ftit* pe di Savoia ? Aquila sì per It naturai magna- nim.tà, di cui è piopro (imboloquefto vccel- Jo, che perciò da gli antichi fù attribu to a_* Giouejsì perche la infegna vecchia dell'armi di 'Savoia era l'Aquila Imperiale, donata gii dall’Imperatore Ottone a Biro ino ioti» compenfa de’ trauagli (ofititt nel (occorrere il Rèd'Arles» Horouefti polli, non altrimenti che fuoi cariflìm: figli, fono da quell’Aquila^* celefte inuitatì à volar feco in alro,& à volger(ì al vero Sole . Sic ut Aquila fnuocani ad ve. Undum pulloi futi, O /uftr tu volitimi <*- paniit alai fuas. Quali fono queft*n|i,fe non U fua protettione, adombrata nell’ampiezza del¬ la Sindone, con cui par che vada loro del coiv tinouo couando ? Conreniomi d’eder r putato bugiardo, fe nelle fcritture ifleffe non fi fi let¬ teralmente à quefto propofiro efplicita’ineotio- >c del come voftro Scteniilimo Siie. H trit ex. [p. 138]tatua ì EkiAXVEL. Di voi,òCarloEma- nvell.o, di voi ,& à voi ragionaIfaia, percio¬ che pulando eglià pofleflordi terre, nonpof- fono (eccettuato Chrifto, à cui principalmen¬ te connengono)adaltro Emanveilo,che non fia Preucipe, efiere indirizzate le fue pa¬ ro le. E di che potete dubitare ò voi, ò la vo- ftra terra , mentre fotto I ombra di qaell’ali vi dimorate > Due dite pure à quell’Aquila con¬ fidentemente. Sub -umbra alarum tuarumpro- . ugt me. F. vi fornirete da lei rifpondere beni- gnamcte.Sub vmbra mea requie/eite.Gìotin- ni adunque à gran ragione douete del poflefTo di quefta Tela informata del dmino ritratto,& à gran ragione di effa cotanto vi pregiate . In¬ troducano pure gli altri Prencipi fupetbi(sì co¬ me già il Rè Ezechia fece) gli Ambafciadori ftranieri à vedere i loro fecreti ripoftigli, & i ricchi gazofilaci j de gli ori ; e de gli aromati. Ma Carlo alla curiofìtà de gli hofp ti pere, grini faccia folo della fuafacra Guardarobba, di sì pretiofo arnefe corredata , ambitiofa mo- ftra . Credeua l'antichità , che le fculttire di Dedalo , fe non erano ben legate, prendeffero la fuga, e fi dlpartifTero. Voi gelofo della per¬ dita di quefta miracolofa Pittura, accoche_« fdegnofa per tanti peccati del popolo non Kab. bandoni dicendo con Ofoa ; Liberai» Unum mentrilana meam,qi<t eperitbant ignomi- niam ei«i;e con Geremia. Curanimus Bai] lo. ntm rtontji fanata, derelinquamus e am ; J’haucte cófaldifTime funi di vero amore ftret- ti,& incatenata,onde potete bc dir con la Spo¬ la, Tenui eumjttc dimittam. La collocae nel F } > [p. 139]t*o LÀ Pittvr'a mero del maggior Tempio, ma più nel cen- tro del voftro d:uoto animo. La riponefte nella cima de!l’alto Santuario,ma più nella fommità della *oftra nobil mente. La chiudette dentro vn’arca di fintflìmo oro , ma più dentro il reli» quicre del voftro regio petto. Le fabricafte rna cwftoiia di limpido gelo alpino,ma più del cal¬ do cliriftallo delle calde lagrime voftre. Le of* fcrifte »-n core gioiellato d'meftimabil prezzo , ma più la voftra humilc, & affettuofa volantà. 1.3 predicate con la lingua de’Dicitori eloquen¬ ti, ma più con le Iodi continone delle »oftr«_» ftruideorationi. La fpiegate con pompa fo- Irnnc sui palchi della puòlica piazza , ma più «ctl’ampio theatrode'voftrigenerotì penfieri. L'accompagnare con mimerofa procellione di Cauaiieri, e Prelati, ma più con la fchiera de' 'veltri retigiofi affetti. Ma perche la varietà di tante colè non fi può in così picciol falcio ri- ftringere : miatterròall’induftriadi Timante; il qual rapprefentando di fcorcio iti picciohffi- ma cauoletta Poliftmo fmi furato Ciclopo , nè fapendo come meglio in così angufto campo dar la prodigiofa ftatura di quel gran bufto ai intenderlo, fintelo addormentato , e dipinte* gli à piedi vn Satiro , che eolthufogli pten- deua la mifura d’ rn dito , lafeiando a'giudi» ciofi riguardanti dalLa propoioonc confiderà- -ie, fe tanta era vna menoma particella d«ll» mano , quanta eller douefic la mano ifte(Ta_j, guanto il braccio, c quanto il rimanente d^ll* altre membra. Così baueudoiodi materia» vafta in breue fpatio prefo à ragionare , l*_j qual più crefce, e fi dilata , quanto più moltipli* «ano i concetti, & efTendodall’jtnp-a ruote di [p. 140]tal Pittura 1’ anguftia del mio ingegno , e del mio ftile incapace , tanto folo baftcrammi ha- uer’accennato,quanto detto (e n’c; dal che può ciafcuno argomentare, fe il meno delle fue_> grandezze è di tanti fregi, e di tanti pregi ab- 1 bondance, quali efler debbano gl’Abbirti delle fue glorie immenfe.e delle fue lodi infinire.Ho- raper non offiifcare in parte col rozzo pennel¬ lo della mia lingua imperfetta, e con gli ofeuri colori del mio dir bado le bellezze di quella^* non mai appieno lodata imagine , le quali aliai meglio.che con iftile facondo, fi pollono efpn - mere con modello,e pietolo filentio,voglio più rotto tacere j e pattando con vna profonda me* ditatione dalla loda alla marauiglia,e dalla lo¬ quacità allo flupore; chiudere il giro della mia lunga parlatura con quella fentenza amorcuo- le . A Domino faBttm tft iftmi, & e(i mira¬ bile in «fuHt no/iris, [p. 142]L A M V SIC A- D IC E RIA SECONDA. Sopra le Sette Parole dette da Chrillo in Croce. AI Serenifs. CARDINAL DI SAVOIA. IN VENETI A, M. DC. LXVII. Prefso Gio: Pietro Brigonci. j Ctn lictnzA deJ Superiori. [p. 144]Al SeremTs. P R ENGIPE M A VRITIO CARDINALE DI SAVOIA. SOnatido vn giorno Eunomio Titufi- cola Cet era nel Theatro à con¬ correnza con ^rilìo/Jeno, nel bei mc%p,e nel più dolce del fuono gli fi ruf¬ fe vntt corda .[Et eccofubito volata ut d* tmprouifo vna Cicala t fupplì col canto al mancamento di efra , efecegli del fuo compititore riportar la vittoria;onde fli memoria di cotal fatto fù da’ Greci pre¬ fa la Cicala per Geroglifico della Mufic*. La Croce di Chriflo (Sereniamo Sire) col pietofomiflero della fua dolciflìma Taf- fione,altro non è cb'vn'armonico, e ben’ accordato Jìromento, il cui fuono vuol* efler da noidel continouo, à almeno bene fpeffo frequentato non folo col penfiero contemplando, ma con la lingua ragio¬ nando . Hor che ceffate le fatiche dellai» Quarefima, tutte le corde più /onore di tanti Predicatori eloquenti quafilogore [p. 145]ò (pedate fi taccft>no;ecco vna C ic alet¬ ta (ìrtdkla,e roca,cbe con fuoi audaci, e firepitofi garritifuccede al concento (ofi¬ ne della lor faconda dottrina , entrando à cinguettare di quella (aera TAufica iru luogo loro. Fauoleggiaftyle Cicale efiere fiati alcuni bucatini , i quali bauendo dalle noueforelle d’Helicona imparato à cantare, prtftro del canto tanto di¬ letto , che per cflo fcordat 'tft del cibo,in- cwfide^at amente morirono ; ma furono da quelle cangiati nella forma di quefio animaletto con tal priuilegh, ebe fen^a bifogno d'alimento confumino tutta la.j vita cantando. ’Nè io per me faprei con altro ftmbolo migliore ,ò più proprio,e fi. unificante di quefio rapprtfentare à V. lAltei^a la naturale inclinatione del mio ingegno, il cui Genio non poffo nega¬ re, che nella delitiofa, e piaceuole arte_> delle Tdufe non ft trattenga volentieri, e che non fra di quefio bonefìo trafittilo tanto inuagbito, che difpra&tti molti altri {ludi più vtili, da quali potrebbe^ perauentura procacciarfi vitto, e foftan- %a, par, cbefolamenie di effofi nutnjca. Diconoi Naturali,chelaCnaia canta* non con la bocca, ma col petto : e ebe-f ita- [p. 146]H? tinta appunto in sù’l filo del mc^o gior¬ no ejiiuo quando bà maggior for^a l'ar- fura del Sole .lidie certo fi verifica anco¬ ra in me, poiché sì come fù quefio dinoto Difcorfofolo del caldo di diurna carità concetto, e formato, co fi procede pii* dal cuore,che dalla lingua;! più mi muoue à pMicarlo affettuoso (pirite di ccmpu io. ne,che vana ambinone à’applaufo . Do- wà'Jel « {petunia non mi fcbernifce)e§tr da V. Altera noumeno con pronte^* accettato,che con bumanità gradito.tic farà forfè la Mufica di quejia importuna Cicala al fuo inuitto, e fempre inuincitu¬ ie genitore per effer difpiaceuole, ancor¬ ché occupato nelle cure grani dello Sta¬ to,e negli affari importanti della guerraj !Poiché fe de’ "Prencipi parliamo , Epa¬ minonda tra’Greci,e molti lmperad.tr<*’ Latini fi fono della Mufica dilettati ;efe de’Guerrieri, l’^ma^oni trattauanol’ armi alfuono de'calami-, & i Lacedemo¬ ni, e i Cretenft incitati da effa combatte- uano. Ricordo à V.Mte^à,cbe fe ci¬ polla dona il Caduceo à Mercurio, Mer¬ curio à rincontro non bà con che contra- cambiare il dono di jlpollone non con la Li?* . L’vno è firnula ero del Trendpe,l‘ [p. 147]Mtro . I?g altro del Letterato ; Quell'offre protet¬ tane,que(lo porge fatiche .E eoa qual’al¬ tro fegno di gratitudine può la mia debo¬ lezza riconofcerc le tante grafie, con le quali ella in molte opportunità mi fi è di, moftratafauoreuole, tbe con Toefie, ò con componimenti W'.ficali,qual è quefio ch’io al prefente le prefentctScufila con¬ fidenza,perdoni all’ardimento, e condo¬ tti l’vna, e l’altro all'affìettuofa, e dinota ejjeruanz* dell'animo mio. Efen^apiù, il pregare à V. .A. dal Cielo compiutiti profpcrità, e felicità vaglia per fine di queìla. Di Torinoadi i J.^pril.ióiq. Di V.A. Ssrenifllmi. • Homi lift, e (kuotifs. Stxu. llCaualicr Marino. [p. 148]Del . Del Sjg. CONTE LODOVICO T E S A V R O. . E L M*r de le Sirene in iù l’arata Nacque •un’altra Sirena; E quefta il canto hor canta v D'vita Sirena {anta , Che le Sirene angeliche confonde, Ne certe altri potèa con gloria tanta Note fpiegar lì dolci, e sì faconda 9i Sirena dittina, Che Sirena Marina. Del [p. 149]l-*0 Del Sign. D-LO RENZO SCOTO. .1 Fy' ntl fucne, e nrl canta Con[corno già del Giudice mal faggio Vinto del biondo Dii lo Di» ftluaggio. Ttnor di »»<* in dslctQil ti'jfk/t. Vinto Apoi lo, 11* Mufc ; jtnzi ptrgr»» miracolo mutilo # Vn nono Apollo e qutllo, Chi di fan fpitg.» » mupei [ofpiri , ìa,r qual M>4* farà, (ht noti l'ammiriI DEL- [p. 150]DICERIE SACRE, DEL CAV. MARINO- La Mufica. T J. \ T E P il i m PAn Iddio delle Selue,linfe l'antica Gen^ tilirà, che venuto con Amore in con¬ trado , e da lui fuperato , fù corretto dal vincitore ad innamorarti di Sirin¬ ga ninfa d’Arcadia , la qual sì come fduaggia, e rittofa , datati velocemente ì fuggirlo, giun¬ ta in sù l’eftrema riui del fiume Ladone, e dal feguace amante à mezo il coifo fopragiunta , fu dalle ninfe in tremula, e paluftte canna tra¬ sformata . I cui calami da leggier venticello agitati fentendo egli con foaue tibilo sfrafco- late, ne troncò fette , e di quelli cou difuguale i4i [p. 151] La M v sic a ordine comedi compofe vnafonora Sarnpo- i gna , a! cui tenore accordando poi la voce_> , cantò l’hiftoria de’fuoi poco felici amori. Fa- uolofo fenza dubbio è l'auucnimento di que- fta ijoudla Serenillìmo Sire ; ma non g à fmo- lofo il fentimenro, che in ella fi racchiude; On¬ de s’Ezccbiello lapperà il muro.fcorgerà grau marauiglie ; Se Beniamino aprirà il lacco , ri- * rrouerà il vafo dell'oro; Se Mosèbatterà la po« mice , farà fenturire acque frefclie : Se il Sa. cerdote alzerà il reto , (coprirà le bellezze del ; Santuario: Se Tobia fucntreràil pefee’, nc ca- | uerà il cuore Ttilillìmo ; E fe noi vorremo ! paflar dal (imbolo alla figmficanza , ricercan- i do l’interno di quella poetica fittione,conofce- remo , che contiene in sè grandiflìmo, epro- fondillìmo milìero . E chi non sà , che letto l’inuoglio di cosi fatti velami , & enimmi fo- 1 leua molti, anzi tutti i p ù riporti, e maraui- gliofi fecreti nafeondere la fupcrftitiofa ami. chtà; Che perciò ritrouate furono leftatus_* de’Sileni , le cui eoncaue vifare erano gra» oide de'fimulacri degl'Iddij, accioche i diurni arcani GtenelTero alla gente vulgare appan¬ nati, & occulti . Piùofodi dire ; che (otto ?tie(le bende milleriofe non folo (ì celano k jllacie J-dle bugiarde Deità degli Eroici ; ma' chiunque con zelo pio, e con ingegno catto¬ lico prende à (piarle addentro , vi può conrem-, piare etiandio adombrati alfaidìmi facramenti della Chriftiana religione . Così ritrouerà in csrro modo (quantunque imperfetto ) figurata la Trinità in Gerione, la generarione eterna in Minerua , lacreanone dell’huomo in Prome- theo, la louuia degli Angioli nc’Giganti , Lu- [p. 152]Di CIR JA ir. 141 Lucifero in Fetonte, Gabriello in Mercurio Noè in Deuealione , la moglie di Loch in N10- be, Giofuè in Leucothoe , la conferuatione del mondo in Atlante, l'incarnatioue del Ver» boioD.inae, l'amor di Cbrifto in Pliche , le battaglie col Diauolo in Hercole, la predica- tiene in Anfioneja rifufeirarione de'morti in_j Efculapio , l’mftitutione del Sacramento in_j Cerere, la paflione in Atteone , la difeefa al Limbo in Orfeo , la falira al Cielo in Dedalo, l’incendio dello Spirito Santo in Semele , 1*. Affuntione della Vergine in Arianna , iI Giudi- ciò in Paride, e cento, e mille altre menzogne al »ero applicabili, che ftudiefo della breuità tralafcio. Calili adunque la cortina , e riluce¬ rà la Scena. Leuifi la mafehera , e comparirà la faccia . Piccb'fi la felce, e sfauillcrà la fiam¬ ma . Rompali il gufeio, e gufteraffi i! frutto . Speziifi la conchiglia, & «fciranne la porpo¬ ra Ceda la feorza alla midolla, il corpo allo fpirito, la nube al Sole. Traggali daIl’onibra_j la luce , dalla mentita la verità, dalla fauola l'¬ allegoria , e dicali, che in quello Pan ci viene chiaramente dinotato il grande , Se vero Iddio. llche ci manifèfta non folo il nome illelfo di Pan , ch’altro non importa , che Vniuerfo , oucro ; Il tutto; ma anche la fìraua imaginc fua, la quale l'vniuerfal corpo di tutta la Na¬ tura contiene . La cicra ridente , e giuliua è della Tua gioconda lentia , e delia fua eterna felicità argomento. Le corna dritte verfo il Cielo à quelle della Luna alludono , quando ella è fccm.i, erinafeente ; oucro alla doppia poteflà , ch’egli hi fopra le cofe fupenori , & inferiori j La barba lunga, e pendente vetfo [p. 153]L k M v s ic a i! pitto finora i raggi del Sole, che con la loro virtù (opra la terra (i drftendono . Ntlla fac¬ cia rubiconda , & accefa i cfpteflo il puro ele¬ mento del fuoco , che con le celefti sfere con¬ fina. Nella Nebride, ò pelle di Pardo picchia¬ ta, e d'ftinta à varie macchie fi defer ii; l'of- namentodell’ottatiasfera ,dipnta, & variata di (Ielle. Nella verga partotale ritorta in ci¬ ma fi dimoftra la pofcanza , & il gouerno di tutte le cofe, e Pìncutvatura dell’anno , che in sè medelimo firipiega. Per le piante capi igne, e ferigmite s’intende l’afprezza de gli (cogli , e-delle montagne: Per le cofe vellute, hifp.de,e fetolofe fi ombreggia la fuperficie della trrra courrta d’alberi , e di boscaglie. Dalla fìrtu- lacerata di più cannelle fi accenna l'ordinata armonia de'Cieli _ Daila velocità del fuo cor- to lignifica la prertezza , con cui fi gira il mondo. Et ecco ch’io dirti vero , che la figu- ' ridi Pan è figura di Do, ilquale in sé tutto comprende , percioche ripieno infinitamente in (e ftedo di virtù fecondiilìma, genera fen- za peregrino concorfo le cofe tutte . Et ef. fendo egli vna Sfera intellettuale . Tgo Al¬ pha , c§* Omega , sì come fuor della sfera del mondo nulla fi ritroua , così nulla è fuo¬ ri della diuina circonferenza , la quale ogni | cofa abbraccia . Quinci colui (teda , che_> ; Pan fiì chiamato da Poeti , Cagion prima i pilofofi appellarono , e di tutte l’altre cagio* , ni principio , come quello, che concede loro la forza, Sòl vigore del potere fotto infitti¬ le ; talehe da quel primo Ente tutte le cofe j che fono hanno l’elfere , e da quella prima vita tutte le cofe, che viuono traggono il vi, uc;e. I [p. 154]D icì iiì II. i + f uere . E fe niuno può altrui donare quel,chtj insi non hà , infondendo quella feuranain- telligenw tanta virtù in altrui , è neesflàrioi ch’élla in fe ftella traboccantemente ne abbon* di . Nè farebbe Iddio compiutamente ( si co-< pie egli è ) e perfettamente felice, fe cofj alcu¬ na gli mancalle , òhauededi lìraniero aiuto bifogno i non efsendo altro la Beatitudine, ch’vnbene di tutti i beni accumulato . Nulla adunque bifogna conchiudere, che pofsa man¬ care à D.o , pofciache in lui con fupreraa emi¬ nenza tutte le cofe fono , e virtualmente come le nature nel feme, & idealmente come gli ar¬ tifici nelrintelletto ; e da lui folo tutte le cofe dependouo , come tutte le mifure dal punto,e tutti i numeri dalljvnità . La onde a ragione diceu’io, che nel fìmuUero di Pan il tutto com¬ prendente, e lignificante , era lignificato Id¬ dio di tutte le cofe ccmprenfore . Oltre chi¬ appo i medefimi antichi Pan , e Gioue erano (limati tutt’vna cofa . Echiè,che nonfappia, che Gioue era di tutti gli altri ldd:j '1 maggio¬ re , così detto , percioche à tutti fuole con la fua infinita bontà giouare , qualirà propria di Dio ! Egli è bene il reto , che (e bene quello Pan tutta la Diuinità ( come dettn Iwbbiamo ) ci rapprefenta , più propria ,e p>rtfcolarmencc nondimeno ci dà della feconda pei fona diurna indino. Pan fùfigl uolo di Demogorgcne.-Chri- Jlo è figliuolo del Padre eterno. Demogorgonc fu da'creduli della vecchia età (limato primo di tutti gli altri ldd j , eterno di tutte lecofe padre, da muno generato,intorniato di nuuoli, c di nebbie , e nelle vifcere della terra hab>rani te . Quello è (imbolo del Padre , capo, era- Le Dicerie, G dice [p. 155]146 La M v s i c a'. «Ji'cc di tutta la d’U'na natora (parlo ingiunto alla origine, non inquanto al tempo) Iddio ter- ribile , e formidabile ( che tanto monta l’in- t:rptetationediquel nome Greco) onde fu à lui in particolare allignato l'attributo della po- tenza.da n:uno al^ro prodotto,effendo egliprin» cipio della eterna produzione ; di tutte lecofe genitore, perche tutto le cofe creò . Ma nafco- fto dentro latebre ofcure .ecaliginofe , peref- fer impenetrabile à gl’intelletti de' mortali.' Pofuit Umbra! lal'bttlum fuutn . Nttbet, cJ» caligo in circuita cittt. Alcuni confusero que¬ lle due Deità, & volfero, che trà Pan, e Demo* gorgone non fufse differenza alcuna , Et ecco: l’vnitàdell’eflenzatrà Padre, e Figlio, che_» quantunque perfonalmente dilìinti , in quaa- to però alla (oftanza diuina fonoamendue vna cofamedefima . Quello ifteffo Panfù credu¬ to dagli Arcadi efsete il Sole, come quello eh.' è aattore, e Signore di rutta la vita mortale ,■ e per tale ne'templi al fuo culto dedicati lo re~ nerauano . Volete fomiglianza più conuene- uole al Saluatore, il qual come Sole di Giufti- tia , Solefopramondano , e fpirituale , renne co’diuini raggi della fai gratia à difgombrate le tenebre del peccato , onde di fe fltfso d<ce- ua : Tgofumlux mundi ? Era biforme il cor, pò, eSatninala fembianzadi Pau per l'accop¬ piamento del Capro, edell’huomo . La qual doppiezza ci dà ad intendere il marauigliofo innefto delle due nature geminate in Chri- Ho, non già ferina, &humana,ma hurnana, e dmina col miracolofo modo del legame hi- poftanco congiunte infieme. La forma htima- na è ntratcodclla diuimtì , percioche difsej Id* [p. 156]Diceria IT. 147 Iddio. Faciamut hominem ad imapnent , O fimiliiudiatm no/lram . La caprignaèfigura della hum«nità , adombrata nel Capro emilia¬ no,che quello era 11 defidetio della Spofa , Fiige dilecii mt, aflìmilare Capret. IJd'O de’Paflori fu Pan , 1 quali per la cura ch'egli haueuadi di- fcacoare i Lupi dalle gregge d’Arcadia , Liceo lo chiamarono ; e per quello iftefso nfpetroi Mendefi) , popoli dell’Egito, folcila na il Mon¬ tone facrificargli . Et il Signor Notlro non è egli il Paflor de’Pattori, onde pur di sì medefi- mo parlando difle ; Fgt fum Paflor bonus, ccgnt{co oues meas,(j> cegnefcunt me me* ? E quante volte auernua egli icuftodi delle fu» » pecorelle . Cauete à f«t(is prephetit ,veninnt cairn io veftimtnth ouium, intrinfecus autem funi Lupi rapacesìK non Tappiamo noi.che tan. to rhumdtà di quella roza ,e femplice viragli piacque , che tt/Paflori volfe nafeere , & i Pa- ftori furono i primi, che voti gli porgefsero.c che con rufliche.ma diuote offerte l’adorafsero; E non è à tutti mamfedo, ch’egli nó folo del fa- orifìcio dell’Agnello fi compiacque .sìcome nel- l’r Itimi cena dimoftrò.ina egli iftefso facendoli vittima falutare,diuentò vn’Agnello innocente, & immacolato, e«le lo predicarono l’vno, e 1’ altro Giouannijll Battifla, Ecce Agnus dei,ecce qui totliipeccata mundi ; Il Vangelifta , A- gnMsflui cccìJhs e fi ab erigine mundi. Habbia- rno fin qui vedute tra Pan , c Chriflo le confa- ceuolezie tutte, & 1 paragoni conformi. Vuolfi hora vedere i’amorofo, e dolorofo (uccefso di quefio Pan . E cettiffima cofa è, ch'egli vinto dall'amore, ch'alia humana natura pottaua,e coppafsatQ di mille Arali il cuote,ptefe à fegui- G i tat- % [p. 157]148 La M v s i c a." tarla,non dirò di monte iti ralle, ma di Cielo in Tetra . E (e mi fi concede , che il nome di Si¬ ringa proceda da Sirim.voce Greca,che latina- mente Tuona Canranteà Dio ; non (ari dadu» btare, che in coftei fignificara non fia la noftra liumanità, la qualec tutta canora, & armoni¬ ca ; e quella armonia non ad altro fine fu com- _ polla, ch'alia loda, S: alla gloria di eTso Iddio. I» te cantatie mea fcmptr . 0 grande , ò mi-, labile, ò TacroTanto Pan , Cittadino non de boTchi , ma del Parad'To , Signore non degli Arcadi, ma degli Angioli, e degli huomini ; à che mifera conditione ti hà condotto l’eccef* fino amore, à cui ti Tei voluto fottoporre. Pan folcua portare inghirlandate le tempie di pi¬ no, di falce , ò d'hellera : ma tu ( à quel ch'io veggo ) porti trecciata la teda d’rn ferro di pungentiflime fpine. Pan Tolcua tingerli ilvi- fodi more Teluagge , ò d’ebuli; ma tu vai tin¬ to dell’infaufte , Schorridc macchie del prò- prò (àngue. Pan (fecondo le fauole) era Nume immortale; ma tufouerchiato dall'amore, ti fei anche dalla morte laicato foggiogare. Se¬ guendo adunque il noflro diurno Amante que» (la Tua fattura roza, e villana ; anzi ingrata , « feonofeent? , dico l’auimafuggitiua , che non pur lo fchifa , e deprezza, mi l’ingiuria , e tor¬ menta, giunto (lanco all’amato fiume della Tua Paflìone, la vede cangiata in vilidìma Canna, cioè à dire insertante, e fetìza fermezza . Que¬ lla Cannxprende egli in mano ; nè per a!tr*_j cagione ( s’io mai non auifo j dopò mille altri fcherni, e flagelli gli è canfegnata la Canna, le non per fegno d della fragilità,e debolezza dcl- l’huonio, c delia inftabilità , e leggicrezza del mon. 0 [p. 158]Diceria II. 149 mcndo, ò della vauità , & apparenza del pec¬ cato . Per le quali cote afflitto, & addolorato Chri(lo,ecco,che forma , & mtefle da lette buc- ciooli vn muficale flromento, al cuifuono can¬ tarmi deplora^ piagne il mal impiegata amor fuo.ela ma!u.igia ingratitudine noftra. E quin¬ ci verace fi conofcc la fentenza di colu^che dif- fe, à che'l vero maeftro della Mufica è Amore, ni altri di’Amore ia’nfegna altrui ; poiché non altro ffirito, ch’amorofo, detta al Sonatore di quella d uina Sampogna le fette bdliflìme, & affrrtuofilTìme canzonette, ch’egli hoggi fopra la Croce compone , e canta. Intorno alle quali dt uendo io diffondermi n ragionare , quaI’ot> dine prenderò in tanto difordine ? come potro trattar d'armonia . fe con iftupore del gran Fi- lofofo d’Areopagola Natura tutta è meda in confusone.Piaccia à te cclefle,e diuifìo Mufico, di regolare il mio ingegno, frodare la lingule rifehiarare la voce tanto,che ne’rochi ace&idel¬ la mia fauella b.ilba , c fcilmguata rifoni dolce- méte iltenote delle tue note.Ma concici acofa, che fopra fuggetto di Mufica habbi da verfarfì tutta l’hipotefi d.il ragionamento mio.faià bene ch’io ì gu fa d’accottoCantore,primi,che Kj al¬ te,e diiare voci véga il mio canto a diftinguere, procuri có qualche bafsa,e sómefsa ricercataci difporre l’orecchie , e ptepatate l’animo alirw alla melodia,difeotiédo delle circoftàze di que- fte fette anjotofe canzoni,fopra lequali due capi da confiderare g’ud co poterli proporre: l'Aut- tore.e l’Operajil Cantore,c'l Canto; il Mufico,e la Mulica. Vedremo prima(SereifTlfimo Sire)co- me il Mufico fu eccclléce; Sécircmo poi quanto la Mulica lia foaue. £ dalla prima patte fenza G ) indù- [p. 159]ijo La MvsicaI indugio, incominciando nella per fona del Mu¬ fico due conditioni fono ncceflanamenre ri- chiefte.IaTheorica, elaPrattica. Che inten¬ da l’arte, efappia compprre , ecco la prima_j ! Che habbia buona voce al canto , e buona ma¬ no al (uono,eccola feconda . Per quel che toc¬ ca alla prima, quale, e quanta fi fia l’cccellen- 2a , e perfmione di quefio fbursno Archirou- feo, il moflranol’opere publicateda lui. S’egli 1 poco, ò molto, ò infinitamente vaglia nell’Ar¬ te, fede ne rendono tante diuerfe mute di com- p.minienti mufìcnli, che coti ben compartiti, e fenza vn menomo errore per tutta la Natura Ji cantano. Prendete pure à difcorreredal prin- cip o al fine pet tutta la ferie delle cofe, ncn_j < foloi Mondi creati , ma etiandio gl’increati, iicercmdo ; c che altro ritrouerete, fencn_j rami concerti di Mufica l £ chi altri vorrete di- le , chefufleautrore , c componitore di tutti <|uclb concerti, e concenti, fe non quel diuir.c Cufico,di cui parliamo ? Incominciti dal Mon¬ do Archetipo, ò Ideale, ch’è Io ftcfFo Iddio, non fu forfè opinione di dotti huemini , ch’egli fia armonia di fe Redo , e deli'Vniuerfo ì E non i leutenza di Platone, ch’eflo Iddio quando tal $\ora con feco medefino ragiona in certo mo- ; do fri sè consigliandoli, formi vn canto Muti- {
    • o,e vna Mufica canora, donde ha origine tut¬
    to l’vninerfa] concento del mondo; Lafcio l’ar- I •ioniche confonanze , con cui Iddio timplicif. limo, per efler fomma vnità, fi diffonde nondi¬ meno con modo ineffabile inttèpur d:uine_> I Hipcftafi; e’eorae quegli alriflimi foggettidi j c/Ta Triniti fra fefìeffi concordi fi corrifpon- doDo;$ Padre generameli Figliuolo piodotto, [p. 160]1 £ t RI * II. J f I lo Spìrito fanto fpirato, de’quali quantunque eiafcuno habbia voce , e tuono differente in- quanto alla pei fona ; formano però tutti infie. me vni Mufica mcfplicabile d’inufibile v, nione . Dirò folo, chr quello fòmmo Protho- maeftro, inquanto creatore, difpofitore,gouer- natore,eeonferuatore del tutto,inquanto il tut¬ to regge,e foftenta,inquanto dà regola, e mifu- taà tutte le cofe , & è delle cofe tutte cagione tffcttrice.e finale,non hà dubbio,«he infonde lo fpirito della concordia in tutti gli altri Mon¬ di inferiori in modo, che l’vno all'altro ( come vedremo ) con canore voci di vita , econfoa- mflima proportione rifpond;. Ceciato,&Ut- mtn ege i triple», d.fs’egli per Geremia Profèta. Tteus tft in quo vittimai, moutmur, & fumai, difle di lui Paolo A portolo . E quello fpirito a- gitante, e nutritiuo, che viue per entro tutta la mole della Natura , fùda'Platonici Anima del mondo nomiuato.percioche viui£cando le nc- Ì5ra di qutfto immenfo corpo , e con atroonico groppo itìfiememente legandole , il concen¬ to dello (Iromento mondano rend^confonao- te. Ma percioche sì come vo si alto oggetto ee- jeede i noilri fentimenti, così ma si profondai /pecolatione fugge da'noflri inielletti, lafcian- do alle dotte lingue de’Dottori (acri d'*n tal difcorfolacura , me ne palio al Mondo intel¬ lettuale, ò Angelico, che dir vogliamo. E certo ( Sereniamo Sue ) fe quegli Spiriti celcfli , che Intelligenze appellano iThtoIogi noflri , furouoda Socrate predo Platone chiamari Si¬ tene , folo petche della fonora machina del. le Sfere fono motori, io per me credo , e cre¬ do di credere il ?cro , che faccia ciafcun di G 4 elfi [p. 161]ift Là M v s i c a" tffì Tolgendo , ò gouernando l’orbe ftio armò* * nia felice, t confoneuole . Nè parlo foto de gli altri cerchi inferiori, a’qaali affegnati fono; ma j dell'Empireo ifteflo , Cielo inmobile, eficura cafa della eterna beatitudine , doaeèJa mag¬ gior Cappella di quefto gran Tempio dcll'Viìi- iierfo ; la cui gloria , che fi a, ò polla elfcre fen- 23 le delitie della Mufica , «iuuo, che diritta* mente giodxhi iAimerà giamai. E ciò confer¬ ma l’auttorità di graoifiìmi Padri, i quali pia¬ mente contemplano 1* felicità de’Beati , della disina nilone partecipami,noaefTere alrro.che Mulica . E le bene il cantare , e'1 parlare an¬ gelico «immunemente fi tiene , che fia puro, e iwriioale ; «ut non ri è mancato chi habbi» . detto, 1'vn‘Angiolo parlare all’altro, come gli I huominil’yn l'altro fanno , con voce corpo- iea, e (cufibile . Vera cofaè ,ch‘e/Tcndo due i «irti à formarla voce.e'lfuono(fecondoi Fifij ci ) allegnati dalla Natura, l’aria cioè, c l’ac¬ qua; e richiedendoli di neceflìtà inqoeftaatti- I rolatiooe lo ftromento corpereo , ch’è la lin¬ gua ; par ^ie non e.lendo fopra i Cieli elemen» , to alcuno, nè haoendo gli Angioli corpo,Mufi« ca perfetta edere non vi porta . Nulladtmen», fe vogliamola letterale fpofitione feguitare_», troueremo.che dicci! gran Filofofo Dauid. Et mqut orniti: flut, (uftr Ceriti funi,laudi/ acmi Uomini . E prima di lui l’oracolo di Mosèha- uea detto. Diuifit xquas ab aquls. Oltte.che fe il nonoCielo opmirne riha, che fia chilolit¬ ro, cioè aqueo, adunque l'ordine feguendode gli elementi,potiemo credere,che'l Cielo fnpe- riore a quello Zìa aereo,ma aereo raffodaro in_j cetra fermezza bafteoolc àfoftenere il trono dei Prcn- [p. 162]Diceria II. ifj Prencipe,& i fediii dc’Bc2tijla qual lolidirà non impedì fee però punto, che per quei fluido dia¬ fano la *oce poffa per rutto rifoiì.ire ; lidie con pace fia detto di coloro, i qual affermano quel fommo Cielo elfer di fuoco , daila fignificanza del vocabolo Greco argomentandolo . Alla quale opinione acconfenro ancor'>o , daDdogl t però con alcuni Thcologi p ù torto la qualità dello fplédore.che I* natili a cocente del fuoco. Quanto poi alla feconda circoftanza , potreb¬ be certamente dubitare, fc gli Angioli Gabbia¬ no , ò non iiabb ano lingua d i cantare,c lodare il Creatore , quando l'Apoflolo in quella fopra- cddle fcuola dello Spirito Sanro aromaertratoj & al fuptemo Conciftoro di quell’alrtflima Mଠlica rapito , nondrcciJe apertimente . Silirt- guis hominum loquar, & Angelotum. E non haucfl* detto DaHÌd , Mutilò qutrebant An¬ geli, quii tfi tfte, qui vtnit de Eden ! E Ifaia, Duo Seraphin tlamabant alter ad ulterum— E Gionanni.f'irf» alttrum Angelum, Ó' tln, tntnit qu/tluor Angeli!. Hinno adunque gli Angioli la lor lingua , con cui foto benedicen¬ do Iddio ferapre nuoui hinni compongono J gloria fila ; ma anche tra fe fleffi, & à noi ral- uolta ragionano . Sepcròquefo) cotal ragio- namento 116 per fuono vocale fi fàccia,ma nno- uo,concetto formando incoiai,.*cui faaellaaoj onde la lor lingna non fia.fe non vna riuelatio- ne, e fignifìcanza di penfierijouero vna ma- nifeftatione , edimortranzadellecofr da loro inrefe , e conofcinte, non in’importa per hora difputate. Bartami.che quello flrotnentofqaal fi fia) col cni mezo afTat meg’io, che per fenft- bil voce s'cfprinKffe , fi communica , e dà G / adì [p. 163]IH La Mvsica. ad intendere ciòch’è cbiufo nella lor mente \ f lingua à ragione fi può chiamare ; laquale non per altro ( al credere de’Pilofofi ) ci fù data , fe non perche con e(Ta apriamo , epalefiamo al¬ trui quel,che di nafeofto il noftro intelletto c5* eepe.Sarebbe qui lungamente da trattare della intelligibile armonia di que’puriffimi Spiriti, e có quanto ordine difporti fieno i tripartiti Ter¬ nari; di quelle fante Gerarchie ; e come gl'infi» mida’mezani, i mezani da'fupremi.e quelli da Dio riceuano fcambicuolmente il .lume. Mjj per non edere , mentre di propottioni, e di mi- ture ragiono, fproportionataincnte fm fararo nel imo difcetfo, voglio folamente dite, che no folo intellettuale armonia formano quelle fo« ( ftanze fpirituali, ina anche fotientc Tolte con_* | muficofuoDo fcnfibilmentc fi lafciano inttde- le .Quincidalle facre Scritture fi coglie , che Me laudabant aftra m*tutina:t che; Canlant i lanticnmnouum ,c che di cantare con tripli¬ cata tocc non cedano queU’Hmno milìeriofo, Sanfftu Sanffus Santini : e che nella forrtiaa- •a notte del facro Natale fparfì in più chori per ; l'aria s’accordaronoin quel bcllilljmo verfo , Gloria in excelfis Dee , & in fina pax homi- nibus. Efebeneperl® pictofp fpertacolo del CrocififTo.che hoggi a gli occhi loro fi rappre- fetira fopra il Caluario, fi dice che Angeli pa¬ tii amare fUbant-, non è però, ch'affittendo af¬ ta beatitudine del Paradifo , e fpecchiandofi nella glotiofa faccia di Dio, dal fempiterno lor canto mai fi rimangano . Ofedato cifulTedi fencire quaggiù per gratia , come /periamo di finire lafsù per gloria folo vnfolo momen¬ to , (ola vnafolapaflatad’Yo’archetto folo di [p. 164]Di "un II. iff quelle cele (ti lire percoffe da mano angelica J come torto ci prenderebbe obliuione di tutte le terrene dolcezze. Dillo tu Serafico Padre ; à cui ciò fù per (ingoiar pnuilegio conceduto ; dife alla prima tirata d’vn plettro , ad rn fot tocco di poche corde, incapace di tanto conforto, là* guendo di foauità.traboccando di gioia, inne* briato di gloria , tramortito nell’eftafi , (epa- rato da te mede/imo, & impotente à (oftenere con (cntimento mortale vn’immotrale armo¬ nia,forti cortrecto à (uenire.e ti la(ciarti palpita* te cadere à terra. Non (ara pili adunque chi ne¬ ghi, in Patadifo douet'efler la Mufica vera , e reale . & è ben cofa credibile ( degli Angioli parlando Togliamo all'angelica dottrina at¬ tenerci) chedopòlarefurrettione de’corpi si come gai nell’Inferno la bertemmia vocale , così in Cielo debba ancora la vocal Mufica ef- fercitarG.SÌ si .ch’egli è »ero,òdel vero Apollo finrflìcne , ebeatilfime Mufe, che de’paflag* gi delle Tortre lire , e de'verfi vortri le contra* drdel celerte Parnafo rifonano . Ma con que¬ lla d ffcrenza di Tantaggio , e con quefta dif- fomiglunza di peifettione fopra il noftro il vortrofuono, e’I voftto canto s’auanza , che noi Tappiamo folo mirare le note , e querte fo¬ no le creature fenfibdi, dalle quali vna ofeura , & imperfetta congettura di conofc/metito fi ttahe . Voi cantate le parole , percioche co- nofeendo, mercè del lume della gloria , più pienamente Iddio, megl o di noi lo lodate. Noi cantiamo tirubando per l’incertezza del no¬ ftro fiato dubbiofo, ilquale èfempre in peri¬ colo di rou'na . Voi canrate la vortra parte ficuti, percioche non temete di potete erta* G 6 le [p. 165]i fÉ L k M v s i c a. tr n- ;>cr coden-e alcuno li podere ha porte» diui^rar: lib rare. Noi co»molte paufc di- ftaiich;:tza . e di dittiamone interrompi imo- ii nollio canto , Voi eoa lcia- 11I.11 maggiore Jo tirate tutto iti va feto , perche fate nel can¬ tare , e ne! lodare incrilantemtntc infaticabili» Noi andiamo fpertb difsonando,e femitonndo r perla poca attentione -ch’applicar fogLnno- alla oratiooe gli animi notiti. Voi fiete à quel, che fate attentiffimirne con la voce fola , ma; con tutto lo fpiwto ciate, lodate , c cantate- in noi, metirre cantiamo, per la inofseruanza delladebiti modeft;a ,e riuerenza fi Icorgono- mille difetti, e laidezze . In voi mentre canta¬ te-, niuna aIteiar:one , ò difcompeniniento fi- vede, poiché con fonima-diuotione , e quiete il volito minifltrioadempite.Il coflrocàco final¬ mente non finifee in tuono, ma vi d'hora in_j hora-variando, percioche lodiamo, e preghia» mocon riutercITe dèlie gratiè , die per cotar melo fi oitengono II volito càto e sepre vgua- le dal princìpio al fine; & è tutto pieno di puri . tà , pecche nulla giamai per voi ftelfi eh edete , Se ogni volita mira è folo il dar glotia fimpli- eiHìmanienrc à colui, che vi hà creati. Horx /condiamo ( fe vi e in grado SereniflìmoSite,). da i Mondi incorporei à Confiderare alquanto icorporei,che viaflìcuro ,che troueremo vera¬ ce la propofitione del Sauio . Hoc quoti conti« mt omni» fcicatiamhabtt vocis . E prima fe al Celefte ci rivolgiamo,è co fa certa, che’l gratin volume di que’globi giteuoIi,e fonari,, è vna muta di Mufica,ma non già muta, perche Cali tnarranfgiorìam Dti. Vdite oò,chc na dice Orfeo .Tvtftà CéUù canora cìtburum ttmge- [p. 166]Dromi* IT. *ST. , lempirai.\quella fentenz» Raccordarono PW talora, Platone, Tolomeo, & Eratoftenc, i cu» h i-riflcuiti à tonofcere, Se incendere quella ben concertar* Coft&MKtS* (i alzarono; La qua¬ le dunulìci numeri nfultantr .vogliono, chen5 folaiTKut: nella (Manza , ma ei.andio nel mo- uttaemo conlifta . L'armonia della d'Iìasza di’ Pianeti Ja Plinio , e da Cenfonn© fii detto efie- re diapifomca di tuoni (èi, e di fette inretualli » Affermano coftoro,il cerchio, ò diametro del¬ la terra tener di mifura dugentocuiquantadi}- mda ftadij, non m.c» Olimpici, o<* P.thici, ma Italici , cioè d ccutouemicinquc pirdi. Quinci adunque procedendo i Filofofi hanno titroua, to dalla fuperlkie di eda tetra a) corpo def!» Luna efler cento ventifei mila ilad'j , che fan* no lo’nteruallo d’vn tuono , e della MuficaJa propornene fefquiottaua. Dalla Luna alla del¬ la di Mercurio la metà , cioè vn fcrattuono . Di Mercurio à Venere altiettanto, ch’c vn’al- iro femituono. Da Venere al Sole vn. triplo , quafi vn tuono, e mezo,che Ci chiama Diapére; e dalla Lana ii duplo, e mezo, ch’è il Diatefsa- roo. Dal Sole poi alla ftella di Marte tanto ap¬ punto vogliono, che Ha d'interuallo , quanto dalla tetra alla Luna, e quefio fà vn tuono » Da Matte à Gioue la metà,che fà il fenvtueno » Altrettanto da Gioue à Saturno , ch’c vn’aU tro femituono. Da Saturno al fommo Cielo vn fefquiplo, ò vn’altro femnuono . Talché da efso Cielo (Iellato al Sole lì compie il Diatef* làron di due tuoai, e mezo . £ dal medefimo Ciclo alla fommità della terra hi fei tuoni, c!a quali rifulta la Sinfonia del Diapafon , onde la machia», tutta del Qelo è aimonizata Haii'» [p. 167]fj« LÀ MvsréJ Hauui poi quella patte di elio Cielo , ch’è ap¬ pellata Sedile, percioche in sè vna feda parte re contiene , cioè gradi feffanta , onde viene ad elTere di proportene fefqai^Itera. Hauui il Trino, che di gradi cento venti è comporto ; il quadrato , ch'é di nouanta , e J'Oppofitione , che in sè ne comprende cento ottanta . E tut¬ te quefte dirtanze (ono parimente di dupla , onero fefqu altcra proporr one . Ma oltre l’¬ armonia ,cbe nafee dal!*cff)anza de'Cieli, il itiouimento irtelfo la produce numerofiffima , fc ben da noi per l'eccedo de! Tuono ( quant’al- con crede ) non è fentita , onero f per più vero dire) perche i metri di quella mirabil Mufica affai meglio con la mente purgata , che con 1’- orecchie fcnfuali fi capifcono. £ pur'clla è co¬ sì dolce, e gentile , che qualunque armonia s’oda quaggiù frà noi , e Ga quanto fi voglia (oaue , & appena di quella vn’otnbra picciola, & imperfetta , anzi al paragone di erta rtrepiro hornbile, e d:fpiacc»o!e . Cali ( diceua S'ob) fohdiQìmi qua/i Are fufi funt. Hor fe i Cieli fono di bronzo -, chi vorrà negare, che l’vn l’¬ altro con rapida rertig'ne toccandoli , non facciano fuono fenfibilc ; Perciò fogginnfc il meJefimo. Quis tnarrabif C*lorum i/otest & concini» m Ctli quii dormiri fatiti t Oue. ^lo fponendo il tefto fecondo i’Hebraica edi- tione . Qmìi exfenit nubtt in Japitntix r aut inflrumtntur» Calerum quii facili quit/ce, ri ? Non è poflìbile, che nel noftro fecolo fia, è che nell’antico fufle giamai feena così ben fabricata.ò cosi ben temperato ftromento con tutte le Mufiche proport'oni defiderabili, che ienda, ò rendette agli fpcttacori le voci degl’- [p. 168]Diceria I. H>drioni, & agli afcoltatori quelle de'Canran- li meglio, ò più dolcemente di quel,che li fac¬ cia Io fpatiofo teatro di] quegli orbi rotanti,la cui mifura Tempre certa, & inalterabile di tan¬ to eccede, & auanza gli artifici di quefte cofe.» bade, quanto la Natura imitata vince, e fup«ra l'Arte imitatrice. Soauidìmo adunque è il con. cento del Cielo ,tanto nel moto, quanto nella didanza ; e nella conuenienza non pur della_j virtù quilitatiua, ma di tutte l'operationi, che concernono lo dato , e l’accrefc mento del Mondo confonantidino : E queda dottrina da tutto lo duolo deTmagorici , e de'llato* nici è (egn'tata, c (opra tutti da Cicerone , che dide. Ccelorum tantus tfl cunctntus ex diffi- milibus molibus, vteam famma Saturimi rtfrigeret, bis imene FI* Uuis/itila illuftrtt^ & tempere!. Che diremo poi’( Serenid>mo Si¬ te) del Mondo elementare da noi habicato T Non dilfc Dorilao Pitagorico , che'J Mondo è v o'Organo di Dio ? Non fu ciò conforma¬ to da AlelTandr© Milefio, e daGregor.’o Na- zianzeno, mentre difle ; Lattdahlis mandai tfl prò (ingulis qttibufcunqut fpteiebus , fed multo laudabilior ex armonia omnium, com- ptgequtvniutrforum, in quo fummaejl , ó> ftupenda ex conir arittaie m eadem vita , & fono concordia , dum inter ft inuicem diutrf* funt, & cum /ingulis cunUa conutniuru, vt- luti infirumentt/ì/ìaU velfibra in tandem/>- numcongrtdiuntuT . Vno è ( dice Apuleio) il concento del mondo , e contanti effetti diueifi da vna virtù fola c però regolato di tutte le co¬ fe create il choro. £ Ci come nelle danze il guil datote del ballo, e nelle mufìchc il maedro d« cau- [p. 169]La Mvsica ..to lior graui, hor’acuti variando gli aeeen? ti,riduce con la (ua mifura cintala fchiera de’» carolanti , e decantanti ad vna fola armonia j Così la diclina Mence con la fua eterna , & in- fal libila fopraintendenza le mondane varietà in vn folo, e ben'ordinato concento raccoglie, il qual concento vniiterfale gli liuomim con_j la debolezza de’loro intelletti cap re , e consi¬ derare mal pollono . Ma fe al primo genete della Mulica formaleC che Mondano appellaci Boecio ) auuicn ch’altri raggiri il penfiero, Se alle bali di elio voglia inchinare l’otecchie , fen tira negli elementi vna moderata annpariftelì, Se altresì ne'compolìi di eflì vna melodia dal fommo Cantore orgaoizata foauillìmamente , Quinci di ciò con <aiob fuo famigliare trat¬ tando egli domefticamente diceui. Vbieras quando ponebamfundamenia terra ? quii pe- fuit menfurat tius t vtl quii tetendil fuper tam lineam, vt examuffìm, ( come fuona . rni fra fe ) in dtbitam confinanti am pondera- rentur , ó> extendtrentur produCla omnia t Certo è che tutto ciò non fù da altrui operato, che dalia infinita fapiSza diurna, la quale il tue, to difpofe, in pendere , numero , & menfura. Onde Salomone di ella parlando dillc-.Quando mppendebatfundamenta terra, ctim toeram ,tunlia cemponens, &• deleciabar per fìngalot Vies,ludens cor am to omni tempore, ludens in erbe terrarum . Ghortas dzcent, interpreta la tradottionc Hebrea ; onero fecondo vn’altra lettione . Deliri ani in vnìntrfì confinanti* , Confonanza veramente marauigliofa è qu«- fta, che negli elementi fi ritroua, ne’cut nume- li,dalle cui mifure, c delle cui ptapottioni non ifue* [p. 170]Diceria II.' i&ir èfoono , nè canto più potente à muouere gli humaui affetti. Il numero quaternario ( sì co¬ me Hierode infogna ) è la radice, e’I principio di tutti i numeri, imperoche il raddoppiamen¬ to dall’ vnoal quattro compie il dieci, oltre il qual numero muna regione (fecoudo il Filo- (ofo } ninno idioma è pattato giamai, raa_* tutii al dieci contando peruenuti, dacapoall’- vno ritornano. Puoffi sì fatta armonia aitai ben comprendere dalla fcamb'euole conuene- uolezza, e corrifpondenza , che trà quefti ele¬ menti p^tTa con gli ftellì quattro concenti mu- (ìcali, poiché l’acqua col Dono , il fuoco col Frigio, l’aria col Lidio, e la (erra col MiiToli- dio confonano . Comprende!] ancora dalle_J lor bafì, e da’Ioro angoli, imperoche elTendo trà il fuoco, e l’aria la preportene dupla nelle bjfi, e la fefquialtera ne gli angoi lo lidi, & ol¬ tracciò ne'piani la dupla , ne nafee la doppia ar¬ monia del D apafon, e dei Diapente. Trà l’a- tia, e l’acqui nelle bafì è la proportene dupla fefqmalrera, onde fallì il Diapafon , il Diapen¬ te , & il Diareflaron ; la dupla negli angoli, tal¬ ché ecco vn’ altra volta il Diapafon. Trà l’ac¬ qua, e la terra nelle bafi è la proportene tripla lefquitcrtia , onde forge il Diapafon , il Dia¬ pente , k il Diateffaron ; negli angoli la dupla , e cosi fi coftituifce il Diapafon. Se bene trà il fuoco ,e l'acqua, e trà l’acqua , e la terra par , che manchi in certo modo la confonanza , ef¬ fondo trà quefti elementi ripugnanza di qualità in tutrocontrane.e nemiche. Più. Vn’alrra coti- ueceudljzxa, oltre quefta ritrouarono nel nu- mero quaternario gli Academici, procedendo infino alla quadrupla proportene , infino [p. 171]i<i La Mvstcà alla quale le mufiche ragioni fi Rendono , per¬ cioche il paflar'oìtre par che offenda le noftrej orecchie. Il fuoco è al duplo più Tortile dell'a¬ ria , al triplo più mobile dell’acqua , & al du« pio più acuto. L'acqui al duplo delia terra.* più acuta , al triplo più fottile , al quadruplo più mobile. E quantunque il fuoco fia acuto, lottile , e mobile ; l'aria Tostile, mobile, Se ot- tufa ; l'acqua mobile, ottufa , e corporea ; lj_j terra ottufa , corporea ,&immobile; tri loro nondimeno è la medefima, Se miai proporte¬ ne . Conciofia cofa , che trà il fuoco , e la ttrra con sì fatta legge l'aria, e l'acqua s’interpon¬ gano, che in qaella maniera,che G porta il fuo¬ co con l'aria, così l’aria fi porta con l'acqua ,e l'acqua con la terra. E sì come la terra li por¬ ta con l’acqua, cosi l’acqut fi porta con l’aria,e l’aria col fuoco in contrarietà conueneuole, o confonanre. Ma per rifehiarare con alquanto di facilità le tenebre del mio ragionamento, di* co , che ciafctino de gli elementi ritiene per si propria »na qualità,e con l'altra ,ch'è il Tuo me- 20, al Teguente, e prodi mo qnafi con bel grop- co s’annoda. L’acqua c huroida , e fredda , I’* Juimido ritiene come proprio, e nel freddorej partecipa conia terra. La terra è fredda,e Tee» ra , la frtddora c propriamente fua, con cui ai- i’acqoa s’attiene, nel Tecco li ragguaglia al ,-fiioco. Onde sì coire la terra lì commuuica_j nella fredderà con l’acqua , così parimente^ col fuoco nella liceità fi congiugne ; e quello ia fua ealidiràcomparte all’aria, la quale nell*- humidirà con l’acqua fi tramefcolaEt ecco gli alterni, evicendeuoli anelli di qnefl&ada- nuotina catetu, che dal primo Ente indepea- [p. 172]dente con lunga, ediuina ferie quaggiù pcn-' dendo, l’Vnitierfo tutto tlrtnge, Se abbraccia . E quefta (/«condo i Pittagoricijc degli elemen- ti l'armonia con tanta confonanza mirabil¬ mente comporti , che non è merauiglia fe tan* to ne’mirti , quanto ne’propri luoghi loro, con taiita pace , e con cosi foaue quiete fe ne lipofano. Onde Boetio de’Pittagonci imita¬ tore. ,, Tunumtris tlementnlig*s, vifrigird-i flammii, .. \, Arida conutnìani liquidi» , ni puritr igni* Zuolet , aut mtrjas deduttnt fonditi ttrrai, Nè altra ragione migliore (per mio parere)ad- <Jur (ì può à quel dubbio.ptrche l’acqua la ter. fa non foffoghi, eflendole faperiore ; fc noruj che non vuol dipartirli dalla fua confonanza, nè abbandonatcil tuono del Aio ordine , ni rompere la legge di quell’armonia, con cui il fomtno Artefici perfettamente la legò, e di c;:i ella pacificamente fi contenta. Cefa fouerchis- uole parmi hora il volere lungamente ric«rca- re la dolce Mufica, che fanno non folo io fej flcfli gli elementi, ma ancora i mirti di erti, tanto grimpetfetti,quanto i peifttti.c da quel¬ li incominciando , che hanno fetnplicemente_> l’eflcre, dir con che fuono fi facciano (finirei metalli, e come le pietre, e i minerali con l’al* tre cofe tutte concordeu«'merte la lor parrei adempiano . E pillando à quelli , ch’all’tfL-re hanno cong unto il vegetare, difeoprir n&a_» lòlo quella naturai (ìmpatia , che trà fe fteflej hanno le piante, come la palaia con la palma, [p. 173]T<4 LÀ M V S I « A l’olmo con la vite , la fmihce con la fpina , I'. liciterà con la quercia , mi quella altresì, con cui c le piante , e 1’ herbe , e i fiori, e le radici feruonoal foftegno , &al conferuamento del mondo. Indi trattando di quelli, ch'olire l’ef- fere, c’1 crefcete , hanno il fentire, dimoftrare come , mentre il Lufigmiolo gartifee , e la Lo- dolattrelira , 5: il l'appagallo fquimfce , & il Coruo crocita , e la Cornacchia gracchia. & il Cucco cuccoueggia, e cantando il Gallo , o coccolando la Chiocchia , e pigolando il Polci- no, e miagolando il Gatto, & abbaiandoti Ca* ne ; e col ruggito il Leone, e col-muggito il Tc^ ro, e col grugnito il Cinghiali, e con l’vlulato il Lupo,e col baiato l’AgnelIa,&il Causilo non pur col nitrito, ma cou l’i nnafpar della braccia, e col leuar delle zampe, e col battere à tempo), e minatamente il terreno, altro tutti non fan. no , che tener bordone à quello publico con¬ cento . Anzi non folo gli vccelli nell’aria, c le fiere nella terra, ma nell’acqua i pefei, tuttoché per natura fien mutoli, pure m quefta Mufica commune, fe non altro, fanno almeno la parte del Tacet ; e quella facoltà , che in fe (ledi non hanno , da altrui esercitata fi dilettano fom- marne nte d'afcoltare , sì come il cafo memora¬ bile d’Arìone ce ne può rendere apeitidima fe¬ de . Ma la plebe di quefte crea-ure vili,& igno¬ bili tralafciando, folo à qaell'ammal nobilillì- mo mi riuolgo, il quale per vltimo grado à tut¬ te le fudette doti aggiugtte la virtù dell’ inten¬ dere. E poiché già del Microcofmo fi è detto' à baftanza , paiTar’ anche del Microcofmo a_j far parole nonfidoutà difconueniie, di cui, come di materia appartenente «ilo flato noftro, [p. 174]Diceria II. i6j più lungamente fà bifogno.che fi ragioni. Voi Serenilìimo Sire, mentre io qui con alquanto di digrelTìone mi dffondo, e di cofe pù nuoue, e più lottili apparecchio la lingua à difcorrere , apparecchiate l'animo ad vdire con sttentione non minore di quella , che fin qui predata mi hauete , per la quale mi fono in guifa della_j volita humanità fatto certo , che datila all'- auanzo del mio dite, quantunque nncrefcc- uole, m’iroprometto vdienza corrcfe . V huo- moper oliere affolutiffìma opera , e belli/lima imagine di Dio,fi può dire quafi vn Mondo mi¬ nore . Dirti male. Meglio haurei parlato, fc detto hauerti Mondo maggiore quanto alla ec¬ cellenza , e nobiltà , poiché con affai più perfet¬ to componimento, con più piactuolearmonia , e con più fublnne dignità i numeri tutti, le mi- fure , i peli, i mou menti, le qualità , e quante altre cofe il maggior Mondo compongono, in tè contiene, efoft’ene. Le quali tutte, oltte la commune confonanza, che ne gli altri < ompo- fti hanno, in erto comein fapremo artificio vna forte fuprcma confeguono. Età guifa a’vna gran Mappa vniuerfale da dotto Geografo ri¬ dotta in aogufta muoia , ò quali picciola, & ar* tificiofa palla da più fotti le Archimede lauora- ta ad effempio delfimmcnCe sfere, vedefi in ef- fo epilogato vn breue compendio dell’ Vnuer- fo. Cosi dille Filone. Pnduxit Deus hominem de limo lem, dr dedit ei virtuitm commendi tfmnia. Così il Trimegifto Uomo tfl quoddam omne,& quoddam totum in omni. Così Chri- flo dille. Ite indicate £ua»gel:t<m omni cria- tur* . Et à dirne il vero,qual cola hà l'huomo, che iioQ fi troui nel Mondo ? ò qual co fa hà [p. 175]166 La Mvsica il Mondo, che n:H’huomo non fi raccolga» Volere gli elementi ? ecco i fenfi efteriori. L’- occlvo rifponde al fuoco j 1* orecchio conuiene con l’aria , il tutto fi confà alla terra ; e con l’¬ acqua il gu8o,e l'odorato fi rifcontrano. Vo* Jete i fa (fi > ecco l’offa, ch’offa appunto del cor¬ po mondano furono i fallì chiamati da Empe¬ docle . Volete i metalli? ecco gli Uumori,i quali habitano nel corpo humano; sì come i minera¬ li nelle vifeere della terra. Volete le piantu ? ecco il fangue.e la carne, che mercè della virtù vegeratiua degli fpirtti vitali, alimento, Se ae- erefcimento riceuono. Volete l'herbe, e i fio¬ ri ? ecco i peli, e i capelli. Le fontane > ecco le rene. Le ftelle ? ecco le pupille . La Luna sec¬ co il ventre . Il Sole ? ecco il caore, il cui moto al moto del Sole corrifpondente , per l’arterie in tutto il corpo diffufo, gli anni, i meli, i gior¬ ni , e i momenti con certiffima regola all'huo- ino dimoftra . I mouimenti ancora dell' altre„ membra humane co’ moa;menti de gli altri. Cieli s’accordano. Et effi fpeciilmente ritro- Dato hiuer 1’ huomo certo neruo nella Mica , il qual tirato tira in guifa l'ahre membra tutte , «he ciafcuno fecondo il proprio moto fi muo- ue, ad imitatione quafi del mondo , con cui le membra del maggior Monda muoue il foura- no Motore. Et ecco, chefe 1’Archetipo ri¬ fponde all’Angelico., l’Angelico al Celefte, il Celtfte aU’Elemétarc,l’Elementare rifponde an¬ che al M’crocolmo. E fe il Padre rifponde al¬ la prima Gierarchia, il Figliuolo alla terza, lo Spirito finto alla mezana; E fe i Serafini ri¬ spondono al primo mobile, i Cherubini allo Stellato, iTronià Saturno, le Douaiuationi à Gio- [p. 176]Diceria II. 167 Gioue, i Prciicipati à Matte, le Poterti al So¬ le , le Virtù à Venere , gli Arcangioli à Mercu¬ rio, gli Angioli alla Luna; E fe la Luna ri* fpondc alla terra , Mercurio con Saturno all’¬ acqua, Venere con Gioue all’ aria, il Sole eoa Marre al fuoco,anche l’huomo cou le Tue qua¬ lità à i mentcuati elementi non fenza armoni* ca (immerria cotrilpoode. Non mi manche¬ rebbe modo oltracciò da dim olir are come ap¬ parto apparto tutte leconditioui di quel Mon¬ dogrande in quotlo picciolo compiutamente.* s’sdunino. E direi,che fe qnello fù ciearo fen¬ za materia da Dio ; anche quello riceue l'elle- re di nulla. Se in quello le tenebre erauo fo¬ pra la (àccia dell’Abbido ; anche quello ori fu* ìafcimetuo tiene i lumi ferrati: Se in quello urono fatti i due luminati maggiori ; anche_> i.uedo incomincia trà le falce ad aprir gir oc- ihi. Se in quello la terra concepii femi, che la fanno germinate, anche quedo prende il latte dalla nutiice, & acquida appoco appo¬ co le forze. Se in quello apprefe Adamoda^ Dio a nominargli animali, facondo l’eder lo¬ ro , anche quedo impara dalla balia à balbetta¬ te i nomi delle cofe. Se in quello fù data all’- huomo rirtù di crefcere, e moltiplicate, e po- "teftà di pafeer/ì delle frutta del Paradifo; anche quedo s’auezza pian piano à maouere i padì, & à gurtare i vari fapoti de’cibi. Se in quello i pri» mi nofiri padri fubito traboccarono nel pecca- 1 to ; anche quedo, mentre c bambino , ad ogni picciola fpinta inciampa. Et aggiugnerei di più, che la prima (implicita di quello rifponde alla fanciullezza di quedo la moltiphc«tione all’- adplefeenza, il procreiloalla giouentù , il vi¬ gore I [p. 177]Li M v s i c à 'gore alia virilità , In dedinatione alla vecchiez¬ za , la miferia alla decrepità , l’eftremo giudi* ciò finalmente alla motte. £ foggiugnerei an* cora , che come quello verdeggia di Primaue* ti, auampa di State ,fruttificad’Autonuo,ge¬ la di Verno ; così quefto fcberza fanciullo, ier* ue garzone, genera adulto, incanntifce attem¬ pato. E potrei d’auamaggiocondvudere, che fe quello talvolta vacilla , quefio trema ; Se_j quello pioae , quello piagne : Se quello venta , quefio fofpira ; Se quello balena , quefto ride : Sequello tuona, quefto minaccia; Se qnello folmina,quefto fenfce : Se quello fi raflerena, quefto fi placa , e cento mill’altre antirefi. Se non ch'altro concetto da quefti penfieri mi di- ftorna chiamandomi à fpeculationi pili dilica* te. D’anima ,e di corpo (quefto è chiariliimo) l'indiuiduo dell’ iiuomo è comporto, e l’vna ,e l'altro fon quafi due mufici ftromenti coftruc» ci à gloria del Creatore ; e parue, che confen* tifte à quefto penderò il Profeti,quando diceua. Zxurgepfalieriiim.Ó' cithara,volendo per au* uentura nella ceteia il corpo humano.e nel Sai* terio l’ao'snalignificare . All'anima (feinco¬ minciar vogliamo di quà ) per auifodi Platone, c de’PIatomci cono:enfi,e confettali naturatali* te la Muliea , dlendo ella(feeoudo loto)frà le_> cofe mezana, e principio del mouimento otbi* colarmente volubile. Imperoche il concento per la natura aerea porta nel moto muoue il corpo-, per l’aria punfic^ra concita lo fpirito aereo , e’I legame del corpo(e dell’anima ; per l’affetto attraile il fenfo , e l’animo infieme; per la figmficanza opera sella mente j & in fine per lo ramo dell'ària lottile penetra cfficacenietir ’«! [p. 178]Diceria II. i£? te,per la eontemplatione lambifce (oaiiementr, petla canfotme qualità con raarauigliofo di¬ letto lufioga , e per la natuta tanto fpitituale, quanto materiale,tutto tutto inGeme tapine,e (ignoreggia l’huomo . O che mirati] Salte¬ rio: Perciò lo ftello Platone vuoi che l’anima huraana nata dall'armonia Hi quell* eterno MuGco, tocchi anch’ella con mulica ragion* la estera celeilc, come quelia,che di mutici n«- meri i co(h:uita;numeri però non già acciden» ti matematici^! come alcuni (ciocchi calogna» tori affermano) ma ideali, e metafifiche ragio¬ ni. E si come la confonanza del corpo confìtte nella debita mifura.e p:oportione delle mcnv¥ bra , e degli humotijeosì la confonanza dell’a¬ nima confitte nel debito, e ben’acconcio tem¬ peramento delle fue virtù,& operationi,Ie qua¬ li (odo laconeupifcibile.l'irafcibile, e la ragio- Rcuole; Percioche dalla ragione alla concu- ptfeenza fi hà la proportione del Diapafon,all' ir* quella del Diatelìaron , e dall'ira alla con- cupifeenza vi hà qnelladella Diapente. Oche snirabi] Salterio! Ma pet ben» inueftigare que« fta poco coBolciuta armonia dell' anima, e da' Saui incerto modo ofeutamente adombrata, - ciconuiene da’ corpieelefti, sì come da mezi potentiflìmi, accattarla . Imperoche s’è vera la Temenza Peripatetica. Oportet ktc inferio¬ re Juperioribus reUtiombus effe contigua, fa* pendo qual facoltà dell’anima à qual de’Pia¬ neti Ga rtfpondente, i concenti,che trà quefta , Se quelli ripofe il Fattore , di l'ggicri conosce¬ remo . Alla Luna rifponde la virtù vegetati- ua, la fantaftica à Mercurio,concqpifcibile à Venere,la vitale al Sole^l’impulfiua à Matte, ì Le Dicerie, ■ H Gio- [p. 179]17° La MtsicaT G’ouc la naturale à Saturno la ricertitw.e final¬ mente ( ciuci ch'è fommo ) la volontà di tutte qiieft’altre fori; , e potenze à Tuo talento go« uematrice al primo mobile. Qneflacol foura- no intelletto diurno congiunta , lcmpre al bene s’ìndtriita , e muoue, il qual diuino intelletto, si come fa I urne all'occhio, la buona llrada le fcuopre, nò già die puuto la sforzi ma la lafcù libera del Cuo arbitrio , e delle fu: operationi (ignora. Egli è però il vero, die le bene a! be- ne.come ad oggetto à lei confaceuole, propor- tionaro, Tempre li volge, alle volse nondime¬ no auuiene, che cicca dall'errore, e fofpinta_* dalla forza animale, dei male mafeherato fot- to imagme di bene fà demone . La grata a- duiique,ò vogliam d r co'Theologi, la Carità infula,è nell i volontà in luogo del primo Mo¬ tore , fenza cui tutto il concento di ella và iru-* diflcnanza. Corrifponde ancora l'anima alla tetra nel fenfo,all'acqua nella imaginatione,»l fuoco per lo mooimento, ali-aria per la ragio¬ ne , al Cielo per l'intelletto. Et ecco, ch'ella. aU’armonia degli dementi , c delle sfere be- n Iti mo per la (ua parte s'accorda . Ochemi- rabil Salterio. Ma che dico io > Gldiabitiiftef» fi delle potenze d queft’amma, e fpcc almente quelli della mtcllettma , dico tutte le difcipline- Jberali, nè feuza lo Audio della Muficas'ae- quilìano , nè fenza l'amicitia della Mufica fi eonferuano. Archita,& Art/loffenoalla Mafi- ca diilero efler foggetra la.Grammatica Quin¬ di Eupoli ftì, e di Mufica, e di lettere imie» me nnoftro; Et Ariftofane f«ri(Te di ciòvn litio ; aicicolite , doue dimolhò per quefta via dou.t;i i primi piecctti mfegnate a'fàc ulli. La [p. 180]Dicsrta II. 171 La Loie» è tanto della Mufica partigiana , che ronaltracofa ,'che’lfuono , e la voce h'illr prefo per Tuo foggetto . 5e la Retorica ne hab- bia ncceffìtà ; nen che vaghezza, lafcer© dirlo • Marco Tallio, che m diuetfc occalìoni con molti encortnj la celebrò; à GaioGracco,che (come dirai fi più di fotco^foleua parUmctando regolar col Tuono d'vna Sampogna la fua.pro- nficia; à Cameade Cireneo,che leggendo nella publica catedra in voce più che non li comic— nma fonerà, oe fù dal Prencipe della fcuola ri. prefo. Theofr.-.fto,e Nicomaco Arthmetiei; Theodoro, & Archita Geometri; Tittagora , e* Tolomeo Aflroiog > Platone dell'antica Theo- logia, e della diurna Fi'ofofia padre,fecero tat¬ ti de’ numeri mufici profcllìone effattiflìnia , e pet tutta la Grecia d’inculto ^Weluaggio in¬ gegno era filmato colui, che di quella delirio- la dottrina non hauelle cognitione . E quefte comunque (I d cano, arti, ò facoltà , Tono an¬ cora tutte all'ordine, & al numero de'Cieli rif¬ ondenti . Rilponde la Grammatica alla Luna^ perche si come quella è in parte omfcrcfi per la rarità del Tuo corpo , e muta il lume bor ad ▼ n lato , bor da vn’alrro , fecondo clte’l So!e_» „ la Tede ; così quella per la (ua infinità non ter¬ mina 1 raggi della ragione almeno nella parr» dc'vocaboli, Se ri I'vTodelle *oci d’vno 111 al¬ ito leco.o variando . Rifponde la D alert ca à Mercurio , perche sì come quello è la pitì piccio'a ftella tri ferranti, & »àpiù d’ogni altra velata de’raggi del Sole , cosiquefbè minore in fuo cc rpo d'ogni 'alti a fetenza per¬ fettamente compilata , & anche più folca, in. quinto con più iofiftisi argomenti procedei . H 1 R'fpon* [p. 181]17*- La Mvsica. R fponde la Recotica à Venere, perche sì coma quella hà l'afpettochiaro.fcreno, c più d alcun’ altro Pianera al vedere dijetteuole , & oltrac¬ ciò appare all’apparire,& allo (patire del gior¬ no ; cosi quella i fopra tutte l’altro profellìoni fosue all’vdire , e con la luccmatutina delle parole colorate rende beneuolo , e con la vef- pettina delle ragioni argute reude dolce Edi¬ tore . Rifponde l’Aritmetica al Sole, perche si come quello tutte l’altre (Ielle illumina, & è si lucido , cht la vifla non vi fi può fermarci cosi quefta dà lume * tutte l’alire difcipline, i cu» foggetri tutti (otto alcun numero confiflono , e di più abbaglia l'occhio dell’intelletto , poi- eie il numerti per sì confiderato è finito. Ri» fponde la Manca à Marte,pere he si come quel¬ lo da qutlunqueVera mab.ie fi cominci, ò dal¬ l'infima, ò dalla foipma, è il mezo, & è Piane- raaccefo, il cui calore arde, edilFecca le cofe à gwifa di fuoco, onde tira in alto le impreflìo- ni aduftf :cosi quella c tutta'(come diremo ) di belle relationi piena , e quali vapori del cuore trahe à sè gli (piriti hamani, quando l'afcolta- no. Rifponde la Geometria àGioue , perche «i come quello èrteli» di temperata coraplef- (ione in mezo al calore di Marte, Se alla fred¬ dura di Saturno, e frà tutte l'alrre bianca fi di» moftra, quafi d'argento : così que Ha tri due-» cofe ad ctJa ripugnanti fi verla.cioè trà il pun¬ to, e’I cerchio, eilendo l’vno per la fua indiuifi- biltà immifurabilc,e l'altro per lo Aio arco im. poffibile à quadrare, & è ancóra candidiffima^ non hauendo in sè macckia alcuna d’errore^, come quella, che rifchiara la fue proue con di- moflracioaiccice^creali, Rifpeadc finalmente [p. 182]Diceria lì. 17) r Aerologia à Saturno, perche si come qudJo i di tutti gli «Ieri giti il più alto,e di tardo mo* uimento: così queftaealtittima per la nobiltà del fuo foggetto, ch'è il Cielo, e per la difficol¬ tà de’fuoi giudici j richiede più d'ogni altra dot¬ trina lungo fpatio di tempo. Nó parlo poi deli’ armonica, e reciproca c6mnnicanza,con cui le fcienze tutte, qnafi in leggiadra treccia trà fe flette concatenate, fi porgono l’vna all’altra la mano.Bitta accénare, ch’elleno fon forelle na¬ te d’vn parro;e che dalla Mufica nome di Mafe fartirono; Onde quando il Poeta introducendo Siluio à cantar le lodi di Gallo, ditte ch'ai com¬ patir d’rna di ette, tutte l’altre in vn medefimo tempo fi leuarono iti piedi. ,, Tarn etnit errantem Permtfli ad flumi¬ na CalUtm Aonat in monta vt duxtrit vna foro- rum , Atqj viro Pbtii chsrus affurrtxtrit »m- nis ; che altro volle allegoricamente lignificare , fe non eh* l'rna 11011 rà féma la compagnia del¬ l'altra , ne può alcuna di ette fenza l’aiuto della compagne ettercitare operationc perfetta ? e_> ch’advnfine iftetto commune tutte infi;me_» conuengoiio, cxèdinondifcordaredaltenor loro nel bel concenro dcH’anira-i > Odierni- rabil Salterio ) Ma poiché qualcofa fi à ragio- nato dgU’anitua , ragion *uole , che del corpo ancora quanto è dvbito fi difeorra . Chi non vede con quanta armonia dalla Natura , anzi dal Rettore , e Correttore della Natura fiì il corpo humano fàbricaro? Chi a6 sì,che gli an¬ tichi huomiiii tuttj cócayano in sù le dita, e có H 3 le [p. 183]174- La M v s i caT dita i numeri tutti fegnatuno ? Chi non haleN io , che dalleniembra ,e da'mufcoh dell'Imo- manon menchei numeri,le m l'ure tutte ,e le proportiom , come dal bracc o tl braccio , dal ja!mo il terzo,e dal piede il patto, furono trat¬ te , eritrouate. Chi non hà otterutto , che i templi, i palagi, i teatri, & oltracciò le naui , & ogni altra fotte di mnehina, d’artificio ,ò d‘ edfrcio^ ciafcuna patte d'tifi,e colonne.e ca¬ pitelli , e bafi, e pieditlalli ..origlili, e corni¬ ci, & archi,&architrau»,& vici, e fineftre, tatie quante ad ettempio del eorfohumano fo¬ no fiate coflrutte ; Così è nel vero , poiché lo fletto Iddio infegnò al gran Padre Noè d'edi¬ ficar qttell’Arca marau'gliofa fecondo il mo¬ dello del corpo humano , si come egli mede fi¬ mo pur con la (immettia dell’humano corpo h lueua l’Vniuerfo tutto edificato. Treccto go- tnit. era la lunghezza dell’Arca , cinquanta la larghezza, l’altezza trenta, onde veniiu ad ef- fere dalla lunghezza alla larghezza la fcfcupU firopcrtionc.aH'altezza la decupla ,e dalla lar¬ ghezza all'altezza le due terze . Dalle quali fnifute la bruttura del corpo noftro di facile—» «'argomenta. Diuidono etto corpo i Microcof- •nografi in fet piedi, ciafcun piede compatrono in dieci gradi,e ciafcun grado i cinque minuti; «nde di tutti i fei piedi feflanra gradi rifultsno, che fanno tutti infìeme minuti trecento, i qua¬ li tanto fono quanto altrettanti gomiti Geo¬ metrici, fecondo che appiito da Mosè fi*defcri« «e b rr.ifura dell’Arca,la cui fabriea, per efsere opera dell'Arte imitatrice della Natura e cre¬ dibile , chefatte dall'eterno Architetto *ic «en curata, che quella del noftro corpo for¬ mato [p. 184]nato fon più alro modo dalla propria mano . Oche Cererà mirabii? ! Somigliantemente poi tutte le parti dell'huotr.o fonocosi bépropor- lionate,e confonanti fri fe (lede, e cc«ì alle mi* fure degli altri Mondi ccnfaceuoh che non hà mébro in lui.ilqual non rifponda à qualche fe- jno, à qualche (Iella, a qualche intelligenza , oueto à qualche nome del d inno Archetipo primo tipo di mtte le cofe Conrentifi chimi a- fcolia, ch'io (esondo il coflume di coloro, che i corpi morti degli animali à brano à brsro fmembrano.edi mufcolo in mnfeo.lodiuidQro, letnrmbra dell'hucmocol co’icllo clrlfa mia lingua prenda ad vno ad vno à fégare Se aprte," accioche meglio i nafcofli artifici del’a Natu¬ ra, e i rumeri della diurna Mufica G cóprerda- no. EfTendo Iddio (come d fémo) ?feta intellet¬ tuale , & essendo anche sferico quf fio Mondo ■corporeo,l’huomo fimilmente.che trà Dio, e’1 Mondo può dirli vn mezo, con la njrdefima fi. gara Gorcofcriue. Dal cui bell’co, fecondo al- cuni;ma dal pettine,per meglio dire, fe fi tirala fur.tj del compafso, C foima , e chiude vn per. fetto circolo , Anzilamifura del corpo tutto quanto dalla totond«tà ptouenire , & a quel¬ la tendere manifcftamente fi ecnofee ; Per- ^ cioche ritondo è il capo advn globbo fomi- ■ghante , e del corpo parimente ciafcuna parte i tornatile . Mj aurlie alla quadrarnra 1 huma- no corpo s’adaita , poiché diritto l’huorao fo- pra’p edi accoppiatile co» le braccia d;flefe co- ilituifce vn quadro eo'lati vgus! ,il cui centro è nell’vltiroa parte del pettine . E (cdal njedefi- mo centro vn cerch o fi tira per la sómità della tefta cóle braccia dmiefsc sì che l’cftreroe dita H 4 d:l- [p. 185]17 6 La m v 5 i ca, delle mani, e dc’picdi tocchino la circonferen- zi, all'hora di quello in cinque pani vgualidi- iiifovn pentagono perfetto fi forma : E dalHe- ftreme calcagna al bellico vn giuflo, e ben có- poflo triangolo . E le amendue i piedi da de¬ lira, e da fimflr* verfo l'vno, e l’altro lato fia , che fi Rendano, e che le mani amendue à dirit¬ tura delta linea de! capo s’inalzino , ailhora di qaefte, e di quelle dita ertreme faranno vn qua¬ drato equilatero, il cui centro farà fopra il bel- lice nella cintura del corpo . E fe con le mani al e in guifa i piedi, clecofceauuren , chs_> fi sbarrino, che l’huomo la dccim«quaria par¬ ie della fua folira datura diritta ne d'Ucnga più breue, ailhora la diftanza de’piedi portata al fondo del pettignone, formerà vn triangolo vguale, e porto il centro nel bellico , menato il diano il»giro, toccherà l'eftremi tà de’ piedi, e delle mani. E le le mani quanto più fi pud pn alto fi Renderanno, i gomiti agguaglieran- «oo il fommo della tefta. E fe ailhora così ftan- ce l’huomo i piedi appaiando in vn quadrato Vgua.'e verràa fituirfiji! centro di quel quadrai co t rato per gli eftremi delle mani, c de’ piedi farà nel bellico, ilquale è pare il mezo trà l'e¬ minenza del capo, e k ginocchia . O che Cr¬ eerà mirabile ! Più innanzi . Partiamo alle-* mifure particolari . Il circuito dell* huorat» fono l’afcelle la metà della fua lunghezza.*» contiene. Di là in sù à mezo il petto trà l'imam c l'altra poppa, e dal mezo del petto alla cima del vertice è la quatta parte. Dai baffo del pet¬ tine iafin fot» le ginocchia , e quindi al tallo¬ ne eftremo , put la quarta parte vi hi d’inter» uallo, Laraedefim» larghezza fi mifura dall* eftre- [p. 186]Diceria II. 177 eflremodeirvna à quello dell’altra fpalla. L* tnedefinia lunghezza hà dalla curuatnra del braccio allajpfHemità del dico più lungo.Quel- lo fpacio , cli’è dal pesi» all’rno , & all’altro punto delle mammelle, e quindi Jbpra alle la- bra,ò fotco al bellico , e quei, ch’è trà l'eltrerai- tà dell’olla, che nella fuptema patte del pet¬ to cingon la gola, e quel, eh’è dalla pianta del piede al confine del lacerto , e di là à mezo la ruota del ginocchio j tutte quelle mifute fo* no fra (e ftefle coralmente Tguali.e coftiiuifco- no di tutta l'httmana altezza la fettima. Il capo dcll'huomo dalla profondità del mento alla_* fommità del rertice è l'otraua parte della lun¬ ghezza . Altrettanto è dal gomito al fine delle (palle . Altrettanto io qualfìuoglia huomo grande fi ritroua efTere il diametro della cinto, la , il circolo del capo girando per la riga del melone,ò diciamo per lo ciufRtto,e per la cop¬ pa intorniando l’»lrime radici della cuticagna, doue la eappegliaia fi termina, fà di tutta la lù- ghezza la quinta patte. Nè più,ni meno con¬ tiene la larghezza del petto. O Che Cetera mi- rabilelChe più; Quanto hi dal mento al petto,' tanta è la larghezza del collo. Quanto hà dal¬ la forcata dello ftomaco al bellico, taoto è il contorno detmedefimo collo. Quanto hà dal mento al rileuato della tetta, canta ò la lar¬ ghezza della cintura.Quanto hà dairintetnal- lo delle ciglia allo fporto delle nari , taoto la {trozza dal m:nto fi dilunga. Quanto da effe nari s’allontana il mento , tanto ì diftanza dal¬ la gorga infin doue fìnifeeil canal della gota. Di più la coneauità de gli oefihi dal mezo del¬ le ciglia allecornici interiori, la prominenza H S del [p. 187]t>* La. M v 5.! c jl «J«ì poiolinodeile nati, e quel picciolfolao, ch’« t dall’aii del nafo alle eftremità del labro fo- •raoo, cutti.e tré fono fp«t>j fri sè vguatmeiice «Manti. Dj! fommu dell’vnghia deli'md ce_> alla fua giuntura più balla , e di là in fin douc la num li congiunse al braccio nella patte (il- •elite ; c nella domenica ancora dalla eftrema «nghiadel metano diro infoio ali'vltima giH- ntra, e quindi alla rafeetta della mino , tutte quefte proportioni fono eguali fra fe ftclTe . Il «naggior articolo , ouero intianod* dell’indice agguaglia l’alrezzadrliafiome; Gl'al-ri due infino all’eftretno dell’vngliia, pareggino la jnifuta , ch’c dalla glabella delle c/glia alla sò- triti dtllc nari. li pr nio , e magg ore artico’o «ftl dito metano coirifpóde à quello fpatio.ch-
    • tià la tadice delle forge, e 1 vi timo fonda del
    mento. Il fecondo è tanta, quanto dalla punta* tl;l mento all’orlo del labro inferiore - Il terzo i quanto dalla boccali più profondo termine «Ielle cari. Tutta la mano è tanto, quante tur* toil volto. 11 maggiore iurranodo del pollice fi «fifa eoo l’apertura delia bocca,e tó quella mi- luca,ch’c dal mento al labto più ballo II mino» te è quàro dal monte delL'infiino labro all’infi* «io sire delle nari » Di tutti gli articoli eftremi l'vughiecatengonoappSto la metà. Q che Cc- tera mirabile J Anche pù . Dal Canaletto,ch’è tra le ciglia agli angoli eftremi,è q ;3ro da’der¬ ti angoli aU'òrecchie. L’altezza della fronte, la. lunghe*** >i;l nafo, l'ampiezza della bocca lo¬ co £rà fc ftc^e eguali. Parimente la larghezza «Iella palina e della piata è l’iftefla.L': largliez* li, ch’c dal più baffo confine del tallone al più alto del piede ,é pari al’alunghczza , ch^ dal [p. 188]Dici ri a IL 179 collo del piede alla eftr?mità dcU’vnghia.dall’- altodella fronte alla diu>fione degli occhi, da quella al piofondo delle nati,e quindi all'eftro- mo del mento c vua mifura medefima . La có- giumura delle ciglia adegua i circoli degli oc¬ chi ;ei fenvciicoli defi’otccchie adeguano l'a¬ pertura della bocca. Talché i circoli degli oc» chi,dellJorecchie1e della bocea fono vgùali. L’¬ ampiezza del nafo è quanta la lunghezza dell' occhio ; onde gli occhi tengono due parti di quello fpatio, ch’è tràl’rna, c l’altra loroefhe- mità, & il nafo.che rileua nel mezo, occupa (a terza.Trà il colmo del vercce, e le ginocchia il bellico fi il mezo . Tra il fommo del petto,e là profondità delle nari il mezo è il groppo del gorgozzuolo . Trà il principio d?l vertice, e’I fine del rocn-o lo fano gli occhi. Trà l’interual- lo de gli occhi,e l’eftremità del menro le nari, Trà il bado delle rati, e’ibaffodel mestolo /porro del labro inferiore. E quanto bà dal la¬ bro fuperioie all’infenor tenerume delle nari¬ ci dà la terz2 parte della cuedeGma diftanza. O «he Cererà mirabile ! Più p.ù. Sono tutte quell* mifure , e proportioni piene d'armonico con» centone fra fe ftefle fcambieuolmeiue confo- nanfi. percioche il dito maggiore procedendo verfo la giuntura della mano mfindoue il poi* foli dibatte, hà nella mifura circolatela prò* portiondupla fefqualtera. Dal raedefimoalla cima fourana del braccio nel laeerto vicino a* gli homeri vi hà la tripla. Dalla grandezza del* la «amba à quella del braccio, vi ha la (efqoial* teta E quellamedefima properrione,ch‘è dalla gamba al braccio.c anche da! colloalla gàba. Lapropoicion della cofcia al braccio i tripla . H 6 Di [p. 189]tSo L * M T 9 T « il Di cuito il corpo al tronco è fefqaiotraa£Zt J Dal tronco agli (litichi infìno all’vltima linea delle piante 1* fcfqoiterza . Dal petto al collo ini]no al bellico, a i lombi,all'aluo, oucro al fine di effo tronco dupli . La larghezza de‘- fianchi alla larghezza della cofcia è in fiefquial- tera. Del capo al collo tripla . Dal capo alle ginocchia patimente-triplà. E dal capo alla ^ polpa del la gamba pur la medefima. O che Ce¬ rerà mirabile ! Quelle quelle fono le mifute_j ^ mufiche.per lequali le mébra del corpo fiuma¬ no fecódn la loro lifeliezraJarghcKta, altezza , e circonferenza trà fe flerte, e col Ciclo, e_> col Moodo s’accordano. E da queAe pbrrite per aioìtipl'cab'Ii proportioni ne ridonda vn» varia,ma brn'intcf» atmcnìa;po:clie la propor- tion dupla fà tri Diapafon; la quadrupla il Bif. diapafon , & il Diapente . Lafcio le corrifpott- denze de'Nei, iquali ( come molti rogliono} r.#n fono nel no Uro corpo pofti à calo dall» Nftura , ma fono a gnila di rame chiaui ,ch’« andandoli Con fecrete relacioni ad incontrare infienie, rendono quella dolce Mufica più con» fonarne - Nella Aeffa maniera gli elementi, It qualità , le ccmplelfion ,c gli humori fono con bella compagine propottionati. Lmperoche all* huomo iano, c ben compoflo otto pefi di sague s’allegnano, quattro di flemma , due di colera, »no di fangue, & vno di maninconia,.onde fra rutti per ordine viene ad elTet la dupla prò* poctione^e dal primo al terzo , e dal fecondo al quarto la quadrupla. E tutti quelli humori conuengono anche ottimamente alla Mufica , percioche il Dorio è attribuito alia flemma , il feis^o alla colera , |1 Lidio al fangue , il MiC- [p. 190]Dici it i i ir. 18T folidio alla maninconìa . -Mi manchcrebbonò il tempo,l'intelletto , e la Iena, non (enza for¬ fè biafimo di fatietà , fe tutte per minuto del corpo humano le proportioni joleUì feguire a raccontare, hauendouene rnadìRiamente alcu- ne,oItrelepalefi .dentroil profondo delle yc- j ne, de’nerui,e dell’imime yifecreocculte , le-
    quali niuno ingegno contemplando , niun*
    lingua narrando, niuna mano imicftigando , nè anche quella degli Anatoinifti, la cui cru« del diligenza de’ cadaueri fpia fòttilmente_> ogni racnomu fecrcto , ha fapuroritronate an¬ cora . Oche Cererà mirabile, ò che mirabil Salterio, ò che Siring.? ionora, e rancate à Dio I Vero è, che fe bene cella ccnipofitione , edi- fpolìtionc dell'huomo nulla hà di difeorde , è di diflonante , anzi tutte le fue parti f co¬ me dettoli c ) à gmfadi tante corde in rat j • Cetcra , con reciproca melodia connengon» inficine; nondimeno fra tutte quelle , che dt- uifate habbiam»,alcuna ve n’hà,laqual più del- l'altte atta «(l'armonia , particolarmente all» , Mufica lenfibtle è dedicata , equefta è la boc¬ ca , di cui nella fegtiente parte trsttaremo di£- fufamentc . Rcfterebbe hora ( Sereniflicn» Sire ) ch'io dalla fubliraità di quefti Mondi fu- periori alla profondità dell'infimo Mondo pió- ballì, e fecondo il configlio del Profeta , di» die* . Drfcwdant in ìnjtmum viuentcs , co¬ laggio il mio ragionamento abballando, d mo- ftralli come fri gli ridati de'lamenti, e le feof* fedellecatene non c ancora fenza armonia il difconcerto , e come pur della Mufica fi còpia. • ce l’Inferno ifteffo . E chi sà, che forfè à quefto nonintcndefle l’antica fauol» di coloro , che [p. 191]ifft La Mtntiì ffnfc.ro, che dal plettro di Thracia intenerito Plotone, impierofitc le Furie, e tutte l’Infernali ombre addolcire , i foliti vffici lafciati fofpefi , Se interrotti,tri le graui pene d-c'ior fempiterni flagelli refpirallero ? Ilche quandunque paia_* ftranoàcbi hà lette quelle parole di Chrifto , Ibi erit flttut[indir dtntiumze. qu;ll’alrre diGtob. Nuilus ordo-, [ed femfiternur horror rnhab>tat\ nulladmieno chi confiderà quell'- altre di Salomone, Gjrum Citi circuì ut ftt /<*.Ó'inprofundur» Abyftpcmtraui-, farà as»e- Bole da perfuadetfi , ch'anche l'Inferno fia ne’- fuoi diforduii ordinato , e che'l tormento dì «juell’anime ree adempendole leggi della di- Bina giuflitia, fìa (iromenro pur nccefTario alla concordia rniuerfale dcll’Vniuerfo . Ma di quefto pili non dirò , perche 1 orecchie dellj .. voftra benignità pur troppo cortefì, conl’abu- fo del mio dire più lungo , ch’io non penfaua , « ingratamente non faftidifca. Perche ria filime li¬ do i capi del mio difcorfo , in ciafcun modo per fe fteflo, & inrutti inficine mi perfuadod'- hmer fatto ( il meglio, che per me fi è potato y conofcere , & intendere quella Theonca muti» cale , che fù da me primieramenre propofta_j * Hora chi fù ( per vita voflr.i) l’Auttore di nitri gli armonici componimenti, chedeferitti h.ib- biame, fe non folo colui, che commettendo hoggi le canale della fua amorofa Hftula, tede l’incomparabi! melodia di quelle fette doloro» fe canzoni,, le quali cosi prattico come fpccola» tiuo lo dimoftrano / sì come doppò vua bteue paufe delia mia Mufica intendo di far vedere „ D E L- [p. 192]DELLE DICERIE SACRE, DEL CAV. MARINO» La Mufica. T ^ H T E SECONDA. POichc hebbe qtisflo (Ktno Maertr© comporta, e porta in luce Fa beljillìma Mufica deii’Vniuerfo ; diftribuite /e_r parti, & aflegnata àciafcuno la fua ^ Làdoufegfi facenti! Scura no , l’Angiolo il Contralto, l’huomo il Tenore, e la tui ha degli altri animali il Baffo ; Là doue le note erano i gradi de gli flati, le chinili i dmini precetti, le tighe la dirittura delle lèggi naturali, le parole le lodi del Creatore . Là doue ciano note b>5> cLc^e attedi giorno ,e la noteifughe,e paufe >« [p. 193]T*4 Li Mtsicà moti veloci, e i tardi ; malTime,e minime, gli Elefanti, e le formiche : mentre ch’cffo Iddio, quafi Primaio.efourafìante , batteria la mifu- ra,e daua regola all'armonia , fubito dopò la_j creat/one, e diftintione delle cofe, nel bel prin-. cipio dc’tempi , appena incominciato il con¬ certo, ecco chi loguafta, edifturba. Lucifc» rofù il primo ch’vfcì di tuono, e lafciando di far la fua parte , volfe alla parte del Soarano auanzarfi, quando alzata la voce dille. Afctn- d*m in Aquilonem, & ero/imilis Alti/fimo. Che fà il Corrcttor della Mufica } Lo fcacci» dalla cappella del Paratifo , e banditolo dal choro de’Aioi felici cantanti, Jo confina trà le perpetue difTonanze infernali . Ma ecco nuo- uodifordine . Volgendo l’huomo l'animo al maluaggio eflempio , e porgendo l’orecchio alla diabolica fuggeftione , fi defuiò dalla fra parte/raarri anche egli il tuono ,e feguen- do il falfctto di quella voce fai [a , che lo por. taua in alto . Iritisficut Vij fetentes bonum &malum. Diuennc intutto, e per tutto dif- cordante; per la qua! difeordanza tutta la Na¬ tura andò fpflopra, e quel.bell’ordine , chele fù dato da prima, videfì ftranamente alterato, e flrauolto . Ailhora si, che’lMadrose!canto entra m .colera , monta in corrucci!*", e tutto fdegnofogitta il libro a terra , e poco meuo> che per iftizza totalmente 11011 Io ftraccia . Quai'era il libro Muficale, fe non qtftflo r.oftro Mondo tutto pieno ( come fù detto ) di mufi- che proportioni? Quando lo gittò , fenotipi quando licbbe col diluùio vniuerfale à diftrug- gerlo ? Come fi farà ! che rimedio à tanta roui- Venga chi ripigli il libro in mano, Trouifi chi [p. 194]Dicitit II. i9f ehi falui,e mondi il mondo. Dignus tfl Agoni, qui oceifut t/l , Accipcre librimi. Era dopò il Àio cadere (conciamente imbracato il Mondo nel Cozzo fango di mille brutture terrene. Ecco dii lo purga,e netta ; Ecco chi rafletta le parti; Ecco chi racconcia gli errori ; Ecco chi ripara '■ all’angelico, & all'hnminodifconc'rto, riem- | pendo i luoghi abbandonaci da gli Angioli, e cancellando col fangue delle proprie vene lt_> co'ps de gli hnomini. Coti rimette la Mulica , e cantando forma hoggi paflaggi, e coutrapun- ri di far ftupir la terra , e’I Cielo . E qui vengo (Settnifiimo Sire) con opportuna occ,ifions_> ad attingere la prattica della Mufica , ch’àia^» feconda patte del primo capo , doue da trattar m'atianza, come non meno efperto, &e(Ierci- tato per proua , che cheorico per arte il noftro Malico fi manifefti. Fra le prinsipali conditio- ni adunque, che richiede la prartica iti qucft’ar. te, la principalifTìma,e frale prime forfè la prU ma è la dolcezza della voce . Ma perche meglio la qualità dell’humana voce s'intenda, perche non andiamo qualche parte delle fue circoftan- zc cariofamente inueftigando ? Hor per inco¬ minciar di qua . Tanto nella Natura maeftra dell’Arce, quantenell’artiemuledella Natura, quell’opera ritrovarono i buoni Giudici dcllt_> cofe pili ifquifitameme perfetta, e di maggio* re ftimi degna , alla cui fabrica maggior nu« mero di machine, di ftromenti , e di fatiche concorre . Trà le cofe naturali ditemi quanto hà d’artifìcio, anzi di marauiglia l'architettura v del miele; al cui lauoro di tanto ingegno , di tanto Radio, e di tanta diligenza fà dimeftic. ti di tanto apparato Jj rugiade, di gomme, di la- [p. 195]i8fi La M v s i c a lagrime, di licori, e di fiori, coti tanta dilicatll- ra (celli, raccolti, e mefcelati dalla itiduftria dille Pecchie, le quali con tante regole , e tanti ordini, fenza punto temere arfora di Sole, ò lunghezza, e dfficoltà di trauaglio con diu¬ turno , e pertinace effercttio non cedano mai intorno allo (ciarpe d'affaticar (i. Fra le cofe ar¬ tificiale , e fabriii la (cultura delle vafelta di cri- ftallo non vince, &auuilifceil prezzo dellt_» gemme iftelTe? Quefte fono Io fplendore del¬ le nieufe, l'ornamento delie credenze , le deli- tic de'Pr«ncipt, i donatiui de’Regi. Ma con_j quante ruote, con quanti torni,con quanti fcar- pelli,e martelli, e lime, e fpunroni ? con quante acque forti, polueri ftrane , & ordegni di me¬ talli , e punte di pietre fi fega, fi polifce, e fi fi¬ gura il chriftallo l con quanto tempo finalmen« te, accuratezza , e fudore quelle imaginette_> t che ri fi veggono effigiate ne’iauori cluiftallini «'intagliano ? Hor nell'humano corpo ancora, in cui la Natura tutta parche rifugga, la mede- fima ragion di perfezione , conlidcrar fi deue , cioè à dire , che in quelle fentimenta , & in_* quelle parti, che più cpfe alla loro ceftruttura difefa, & ornatura richieggono , più di pregio, e d’eccellenza fi titroui, che nell'altre . Ma io nonsò per cetto vedere fe fenfo alcuno vi fia, il cui vfficio di più mathine , e di più mataui- gliofi arnefi habbia la Natura proueduto di quel, che nella bocca hà fatto , la qual propria¬ mente all' vfo della Mufica fù deputata da lei ; là doue tutto l’ingegno fuo, tutte le fue forze 1 impiegò. Quiuitanti fono gli ftromenti, eoo , tanta cura , e fottilità lauorati ,e tanto di lonta¬ no condotti, che quaute membra fono in tut¬ to [p. 196]Drc m'< II. * i?7 to l’vninerfo corpo, par, che loia per fcruire alla Mufica farce fieno, ‘talché i più chiari in¬ telletti fi'ofofando , e lc'pni dotte mani fenden¬ do à sì fatta conli leratione fi fiancano. Non patio del petto, dalle etti eoneaue tombe fi era.» heilfiito canoro, e diuelta quafi da radicela voce forge alle fauci. Taccio i polmon1', i qua¬ li con vna certa rarità (onvglianre alle fpugne, e per la fua molle' materia à ritrar lo fpirito af¬ fli, atconc'a, hora per refpirar fi reftrm^ono , hora per frequentar la refpiratiooe fi dilatano, hora à gnifj di mantici da piudiei»fo fihromo- derati, l'aura fpiritale à formar la roce man¬ dano inuer la gola . LaCcio J' artetiaafpra , li quii con m tabi) artificio della Natura daelTi polmoni fpiccaodofitnfin'o all’interno delli ■ bocca fi conduce ; e per lo cui tratto , come per t’alinone , ò per tromba , corre l’aria à fabricat la tocé. Palio il cetebro , da cui molti netui à muouere, à verfare,& à riuolgere prettamente in ogni parte la lingua procedono, e dondt_j non sò quale humorc alla medefima lingua, 8c alle fauci per la continoua fatica talhora a Ju> Ile, quaG pioggia à gocciola à gocciola fi di* fìilla . Mi firmo fol nella bocca , doue sì come ili principale officina disi bell’opra i pruni, e_» pili prorfìmi ftromenri, come lingua, palato, denti, gola, fauci, gingiue, labra, e gli altri à ciò fa re neceflarifi ragunano. Horquitn quan¬ ta induftria ,'iddio immortaleje quama diligen¬ za della Natura ? Primieramente fù qutfta da lei collocata nel capo , cioè nella rocca , e nel- la reggia di tutto il corpo , doue la Mente Rei¬ na habira, -regna, e nfiede quafi in fuo trono leale; accioche là, doue gli occhi eCploratori, e » [p. 197]188 La Mmica (pie de gli oggetti vifibili tutte le cofe olTeriia no, doue l'orecchie guardiani, e fcnt/nclle de’ /uoni, Ranno intente alla cuilodra , e doue gli altri fenfi di e(Ta imptradrice vfeieri, e miniftri vigilanti la feruono, &rbbidifcono; qiruian* che la bocca fia fintata , onde la voce, che vi fi cria , meno s’allontani da qnella, à cui fetue_> d'interprete , e medaggiera. Oltracciò della_j bocca le parti interiori ne troppo dure, ni trop¬ po tenere fece , che l’vno, e l’altro eccello fora flato all’vfo della Mufica inettiffimo, poiché-» la voce ne’corpi duri diuiene afpra , e ne’teneJ ri languifce , e muore. Non tutta la fabried d’oHo, che fi può rompete, nè tutta di carne, che fi può impiagare, ma vn certa mezo le die¬ de trà il fodo, e'I molle, qual’è la cartilagine , affinché la voce, e la parola fi poterti: con faci» lità formare , e con commodità diffondere nell* orecchie de gl’vditori. Aggiungiamo . Quan« ta è poi la dignità della bocc3 ? quanta la mae« ftà ; quama la venuftà ì Quella è la piazza.* dell' anima , l’rfcio della fattella, l'oracolo de* Cnfìeri. Qnefta è la fontana della eloquenza j camera delle parole , l’archiuio de’ concet¬ ti . Quella c la faretra, che con le factte de gli argomenti ferifee, il fulmine, che co'cuoni del» Je efTageraticni atterrile, il plettro, che co’nu* meri delle ben fpiegate petfuafioni indolcifce.' Alle fiere , & alle b:flie dinielTa , e china ver* fo i piedi fù data la bocca,vicina al pafcolo.do* ue la naturai neccflìtà del vitro le tira ; nè mar, fe non dopò la morte, ò qual volta fono dall’ira irritate al morfo , la folleuano, ò difeuoprono i altrui. All’huomo è Hata polla in alto, nel pili eminente luogo della perfona t che è la faccia, ' PK2 [p. 198]Diceria II. iS? e pretta ad efler vedati,perch’egli col mezo di quefta foauilTima miniera della ragione , e del¬ la volontà polla ciò,che uel cuore , c nell'incel- le:tofi chiude,fenfatamente fpiegare. Ma non fi tolga intanto la fua patte alla lingua , la qual (enza dubbio frà tutti gli ttromeiHi, che nella detta officina & (cibano, ritiene il Piencipato. la que(la,oltre l'vfo, che poflìede del parlare, i collocata la fede del Gutto, tribunale (upremo delle vivande, e delle beuande , ond’ella con la dittinta cogmtione di tutti i fapori, efferata di effi il giudicio, c dà U Temenza in modo , che_» fecondo ri fuo arbitrio i cibi, che ci nutrtfcoue. Se i licori, che c'innaffiano , fe non piace ono à lei, fono dallo ftomaco , e dalla bocca rifiutati; ni alimento alcun» cotta in noi, che quetta_j giuditiofa credenziera non ne faccia prima il faggio; Indi eftenuandoil cibo , macinando¬ lo , e col Tuo veloce moto fra denti agitandolo t 10 manda finalmente à concuocere. Tuttavia 11 principale vfficio fuo , e la fua più nobil dote non fi può negare , che peculiarmente non fia (ormar d’aria la voce, trasformar la voce in pa¬ role^ le parole informar d’armonia . Impero* che ella lo fpitito da’penetralidel petto fmode- ratamente fofpinto,termina, aggiufta, e mifura, • quali artifìciofo ftile d’egregio dipintore , di quello fpitito abbozza prima rozamente la vo- ce,indi la voce ia perfette,& articolate note di- flingne.Alla qual cofa fare,accioche ella potette per entro la bocca di sù, e di giù, e da quello, e da quell’ altro lato muouerfi acconciamentu , in modo tale larga, tenera , mobile, volubile-», e picgheuok fu prodotta dalla Natura, che.» di larghezza, di tenerezza, edimobiltà (da¬ ta [p. 199]190 La Mvsica fa la proportione de’ corpi ) fupera le lingue di tutti gli altri ammali. Non può la forza dell» mia lingua alle lodi della lingua con vn (olo encomio fodisf^re , tanti, e sì vati titoli deile fne eccellenze, eprerogatiuem;germogliano Bellamente. Onde s’io la chiamerò oftetrice de gli animi , (lampi delle parole , chaue della memoria, fquilla dell'ingegno , mano della ra¬ gione, freno della prudenza, timone della vo, ìontà ; Sugcllo, che nell’orecchia altru impri. me i concetti ; Penos.che fenue i caratteri dei penderò ; Pennello,che dipinge rimaglile del— l'intelletto : Ariete efpugnatore de'più forti cuori; Tromba pubjicatrcede gl’interni af¬ fetti; Strale che punge.e rifana ; Spada ch’vc- cide, e viuifka . Klers & vita in mznibm hn• gmc ; dirò poco, Si hautò tocco appena alcun de’fuoi pregi più conofc uri. lo non $ò sa'cu¬ llo s’habba anco a otTeruato , donde l’Arte_» iiumana iiibb a la fabrica di tutti i muficali t _ , - - . - -• .W • • ww^ka«n/y<w VS 9 • . lnbbia alcuno,da qual’Idea ella imparale, da tju.il’ellempio togliere l’inueiirione,c doucri.-. fremire il modello, che poi col bronzo, òcol legno, ò cum T3110/10 prefe ad imitate fagacc- metite. Se dirò, i’ellemplare di tutti Si fatti ar- tifiti eifere (lata Colo la bocca humana , non_» mi vogliate creder fcnza elljtt flìma proui_* , I Che del Tuono della Sampogna (ia fiata la no- < Ara bocca prima muenfrice , e che ne fia tutta* 1 u:a mgegnofa emuLtrice, oltre la dottrina d’- I tìud.iiiiì ii'huyinmi, che l'affermano, bcn_^ ' (h a- [p. 200]Diceria II, i9r chiaro dà hoggi à diuederlo il nollro rii lì: co P»n , il qual sù l'auene di quella fua Sirin«i_j , Don con altra, clic con quella fanttflima boc¬ ca ,compone Muficamaranigliofa . l'attcìiaà | la canna, la qujl gonfia dello fpiriro , clic dai ’ petto G trahe , porta il fiato alla gola . Mi lo lingua (s’ioiual noli giudico) adempie i’vffiei® della mano, la qual chiudendo, & aprendo al¬ ternamente i forami della fiftula , varia , e di- ftingue led ffcrenzedcl fuono , con tanto più di marauiglia, quanto il Tuono di quella nulla fignificante molce folcii difuori dcll'orecchie, ma l’armonia di quella diletta inter oimente_» l’animo con l’elpredione de’coticem . Più. Tutta la bocca nel didentro , che altro è, ch’vn’ animata Lira , doue in vece di corde fono i den¬ ti, che perciò modulatoti, e M oderatori della voce fono fi mati ? talché s’ alcuno pei furcu- neuole accidente ne cade ( ilchc fuolc minima¬ mente a’vecchi atuiemre ) la fperienza dimo- ftra, che la yoecToppca , e vacilla; ladou«_» qualhora à.quelli ben’ acccrdati.nerui l’aria fi (pigne , e fi rompf , tutta quanta la bocca nej freme, e rifuona. Ma qual’è il plettro , con_j cui la Mtifica : mentre percuota le corde di que¬ lla Lira (e non la lingua ! plettro fonoro, dalle oui percolfe (per au fo tanto di F lofoiì .quanto di Teologi antichi, dolciflìmo , c giocondi!!!* mo fuono fi forma). Qnefla è quella vera teilu- dme, la cui virtù lermaua i fiumi, e tap.ua gli alberi, e i falli . Ccn queflo Mercurio gli huo- mmi feroci rcndeue manfueti, e i fcluaggi co. fiumi, e i riti baibari rdulfe à vita ciuile. Co¬ ttiti non finto , e falfo Idd o della eloquenza—!; Come fognaua l’aucchicà , ma huome verace- hish- [p. 201]-ijt La Mvsica mente d’alto ingegno e della Mufica Audio- lo, culcor della vocc, oroator della fauella , fa- bro del bel parlar gentile , c come da altri di molte belle , eviti arti inueneore, coti dal mag¬ gior Litico della curva Lira, chiamato padre ; donde per voftra fè credete , che prendere l'i. dicanone delle corde, la manifattura del plet¬ tro, lediftintionidell’aria, gliinterualli d«_>' fuoni, Se in fomma l’intiera fupcllettilc di quel canoro arnefe fe uon dall’humana bocca ? Per¬ ciò la liegua alla fua Deità fi coafccrauj, e per¬ ciò ( sì curue hà raccolto alcun follile , e dili¬ gente oderuatorc dell’antiche memorie ) vna lingua con quattro denti per figurar la Mufi¬ ca foleuano finger gli Egitti). Più. Non folo la Sampogna , e la Lira furono dalla noftti_j bocca mueatate , ma ftromento ancora molto più mirabile, eftranotrafte origine, e formio da quefta . Nè ciò prenderei ardimento d’af¬ fermare, perche lamaraaiglia non ifcemaUo fede al mio dire, fe l’autorità di P,*Jri dottifTi- mi non me ne fufte malleuadtice .(Furono in- fìo da primi fecoli della dilatata religione ne_>’ temp^j de’Chtiftiani pet nfuegliate gli «nimi fedeli alle diurne lodi , medi in vfoalcuni ftro- menti mutici,che Organi s'appellano ^Contie¬ ne quefto ftromemo vna ferie di canne di me¬ tallo diritte, le quali di numero ,e di lunghez¬ za difpari fono in guifa difpofte, che da gratin folli à forza di rigorofe braccia folleuati, agi¬ tati , Se enfiati , per trombe pur di metallo, ò di legno il veoro riseuono. In tanto con Icj battute delle dita l’vna.e l’altra mano dell'cfpcr» to maeftro qua, e là sù per gli tafti vagante i buchi de (p'ragl', ò turando, ò fturan.fo nel mo- [p. 202]Diceria II. xfj modo quali ifteflo , che fi fà alle Sampogne, il fiato , che qtiiudi fi diffonde fenza mifura.at- tificiofamentc contemplano . Per la qual cofa auuiene,chc<]ue'regiftfi,i quali per fe ftefll con difconcertaro , c ftrepitofo rimbombo forme- rebbeno pii) collo muggito, che fuono, regola* to,c compartito in tuoni gram, acuti,e mezanf, vn concento faauilìmo elprimono,onde di giù* liua.e fefteuole allegria fi riempono i chori del¬ le Chicle, & i cuori de gli afcoltanti. Quell'Or¬ gano medtfimamente nella bocca dell’huomo ii ritrona . La roceoctienc il luogo del fuono. I polmoni foftengono la vece de'mantici, i quali Il petto comprime per render l'aria,che ricetta. L'arteria c come il cannone, per cui difeorre lo fpirito . Con l'ordine delle canne difuguali fi conforma la vatia difpofitione de'denti, a quali s'appactiene frangete , e figurar la voce.c diui- dcrc gli aiticoli del canto . Volete poi l'Artefi¬ ce,ò il Sonatore t Ecco l’intelletto, il qual (er- uendsfi della lingua in cambio della mano,cor¬ regge il fiatoincompofto, «dà norma, e forma alla voce , che vien fenza regola, e fenza legge. Et ella elee taluolradi cosi annullo organo co¬ sì grande , che le fpanofe fa le de' palagi, ci* immenfetubune de' templi dicoptofa moltitu¬ dine di gente ripiene riempie di foauità. Mara- uigliofa è cerco quefta à chi la confiderà , con¬ ciona cofa , che quelle de gli altri ammali tutti per molte conditiom (operi, & vinca di gratin vantaggio. Vince di grandezza, poiché prefup- pofta la picciolezza del corpo dell'haoino, 1ì__j fua voce in cumparationedelle beftie è mol¬ to maggiore . Vince di varietà, poiché il Toro dal Toto, c l’vn dall'altro Lufignuolo ò poco, Le Diarit, I ò nul- [p. 203]194 La Mtsica.' ò nttlla fi può pir muggirò , ò per canto diftin- puere, ma trà huommi quanti gli huommi fo¬ na,unte fonale voci, fecondo le differenze de’ volti; e prima che i volti per uoi fi reggano, le voci fi tieonofeono . Vince di dolcezza, poiché le voci delle fiere tutte afpte.roze , edillonanti ( tranne alcuni pochi vccelletti di natura cano- . ii) l’orecchie infettano annoianoafTordano ; Ma la noftra , fe per grauezza di morbo , ò per altro accidente non e roca, & ofeuta diuenuta, dolce,chiara, fonora, lufinga,alletta, diletta in modo, che uon pure i petti humani fi placano , ma gli animi ferini alla forza del can:o s’hu- ruiliano. Vince finalmeute di tenerezza, poich; Hiuna altra voce c più molle, e fleffuofa , niuna • più ageuolmentc fi piega, fi torce, fi fpezza_, , niuna con maggiore attitudine fi rmolgc nel canto infino alla imitatione degli vpslli ilfodi, onde nafee vn’incred bile varrai genitrice della dolcezza . Hora con ifpirito continouato irv^j lungo fi trahe , hora con torcnofo lì «aria, bo¬ ra con concifo fi tronca ; quando con dilicati falfeggiamenti s’ammollifce , quando con cer¬ te,e feuere note fi diffonde . Spello da monte à valle ì p ombo,© di falto, ò per alquanti gradi , ò per tutta la fcala de’ filoni fi prrcipita ; fpelTo dal bado al fommo d’vna in altra confonanzi s'eftolle . Quante tolte con gemma iterato¬ ne fi copula; con improuifo affondamento s’of- mfea ? congratiofo pedaggio fi ripiglia? quin¬ te con ripofato fofpiro s’arrelta / quante prima che del tutto fatolli .s'interrompe,e fimfee? qua¬ le in vn punto fuauifce, e vola / Tal hora fpeda vàfetpendo, talhoraeffonuata ràdeclinando. Qui languida , e fioca, colà gagliarda , e_> [p. 204]Diceria II. ijf foftrnuta , coli tarda , e reft'aj qui fugginua, e veloce, altroue graue. e profonda, altroue acu¬ ti, e fott’le ; fublime , mezana , e bada , & in_j fomma di tutte quelle diuerfe forme capace,al* le quali la voce del bruto inhabile, & indocile £ per natura Tsò che le Manfchore, le Crocu- te, e l’H cneliete mhumane, d'imitare l’huma- no fu mone ti sforzano quanto poflono;& con* tali ch'elleno le voci de’Paftoricontrafanno.e’l nome d'aleuti di loro à bell'arte per fe ftclTe_» imparano, per poter nel bofeo fuor del tugurio cliia ujiiJolo am aramente Minorarlo . So che gli Storni, e i Lufignuoli fono flati alle volte-» fentin parlare in Greco, & in Latino linguag¬ gio. Sò che i Tordi,e le Gaze,i Corui,PAqu>Ie,e fopra tutti i Pappagalli non folo le patole , ma le membra,e le periodi intiere fecondo l’vfo de¬ gli huommi recitando, hanno Imperadori , e Prenomi grandi in lor fauella falutati. Sò an¬ cora ( ciò che più è degno di flupore ) molti ve* celiati ederui fiatisi farti, che non per dottrina di raacftro.ni per correzione di sferza difcipli- nati,ma fpótaneamente.e folo dallo fludio della naturale imiraroue lofptnti , vna breue diceria hanno à ptonumiareapprefa. Quindi la follia di colui m racconta , che da vi)3 ftrana cupidi¬ gia di d<ui»icà (limolato , dopò l'hauere den* tro vn ferraglie raccolta , e t.icchmfa gran-j quantità d'vccelli loquaci, infegnò loro à pro¬ ferire , Pfafoneè D'o; indi aperte le gabbie, e rotte le prigioni , lafeiogli liber andare à volo per campagne , e per colli ; &elfi qua , e là quelle tré parolerre loro dettate diuulgando , fecero tutta la L bia della leggera, e vana Dei¬ tà del loro Pedagogo rifonate . Il che ad An* 1 i none [p. 205]ifé La M n i c il none Cartaginefe, che con lamedefimaindu-. Aria pur di ciò fare tentò, non auaenne felice¬ mente. Ma chi crederà .cotale imitatione efler perfètta? Niuno, ch’io ftirni,poiché quantunque sì fatte voci articolate fieno , Immane però non fono , ma fìnte,(intuiate, adombrate più tolto che vere ; non hauendo la lor loquela concetto di fignificanza alcuna , per eller formale non_* da ingegno arguto , ma da lingua irragione- uole, onde nè fanno, nè intendono, nè capiro¬ no ciò che garrifeono . Là doue la voce dell’ huotnu gl’incfplicabili penfieti della mente_> efpone come interprete, gli ordini ofeuri della volontà dichiara come nuntia , l'effigie iftefsa dell'anima tutta tapprefenta altrui come ima- gine , ò fimulacro . Torcimanno delle cifre del cuore, Trombetta de'fecreti dell’animo, A- raldo de’commeroj, e delle amicitie degli huo- mini. Ma chi vuol meglio conofcere quefta ar¬ monia, di cui parliamo,prenda meco alquanto à filofofare intorno alla fimpatia , che concia voce hanno ['orecchie,di tanta affinità feco co- giunte, che quella per legge naturale pjr che à quefte fole debba feruire, e quefte folo per rice- uer quella par che fieno ftace formate. Impe- roche ellendo d’aria fatt> la voce, accioche più fpedita paffi all’orecchie , ncil’orccchie pari¬ mente volfe l’ottima macftra delle cofe porte alquanto d’aria racchiufa in vnafottile spic¬ ciola membrana, diftefa fopra vn’oflo porofo, e fecco, à guifa di timpano militare, il qual nel fondo dell’orecchia fituato , dalla voce di fuo¬ ri batt.uto, epercollo, manda l'aria fonora al fenfo commune per vn neruo,che dal ceruello fi diparte in due rami. Più , Fece quefta di- ligen. [p. 206]Diceria II. 157 ligentiffima Architettrice t'orecchie gemelle , e quafi tutte neH'edifìcio della tetta fitte , per¬ che più vicine futtero al regio albergo del)a_l» Mente , & alla cella della Memoria , la quale.» nella più baffa parte dell’orecchie fù da lei edi- ficataje tuttoché per ctler due,doppio, e dmer- fohabbianol’fdito, nel capo nondimeno ma» rauigliofameme fi congiuugono amendue, e_> nell’imenor feno dell’vdito s’vmfcono in mo¬ do, che non differenti cofe, ma lemedefime per quetta,e per quella parte s’introducono. Più . Fecele non pendenti, quali in alcuni infulfi , e difformi animali regg amo , ma diritte in for¬ ma d’ali, òdi promontori , non folo perguar- i date, e difendere dal rigor del heddo , e dal furor del vento la dilicatura di quel feufo , mà anche à gu;fa di fegni, e d’indice, perche la vo¬ ce ambafciadrice non erri l‘»fcio , e la parola imprudentemente fe ne trappoli. Più. Fece-» loro perpetuamente aperta l’entrata , acciochs mentre l'animo fi npofa , e quan to i cuftodi fon prefi dal fonno , non fia alla voce preci- » fa la ftrada , nè le fia ritardato il paTaegio . Più . Feceui l'adito non fpauof», non fempli* ce, non diritto, ma tiretto, eauernofo , & 0- bliqao à foggia di Lumaca , sì perche il tie- tncndo fragore de’ tuoni , e lortrepuo deile_> grida , e delle (Inda grandi non Docciano al* l'organo , ma per quelle tortuofe *i»?uftie (i rompano, si perche la voce, che qoiui ari ina, à guifa d’onda per gli fpeili, e conful ■ auu.il- I gimenti del Meandro , s’indolcifca, <• de po¬ lla ogni afprezza , diuenga li.op'da e mol* le ; sì anche perche la parola iutromella^* IBS volta , più non ritorniindietto, maqui- 1 | ui [p. 207]ij8 La M r s i c.a ; ui à fermarti fia coftrctta , titrouando la via di quel cartilaginofo labirinto più H-fficilc nel» l’tfcke, che nell’cntrate. Grandiffime in forn¬ irla fono le marauiglie, e niarauigliofìllìmi gli Atamcmi, che nella fabnea hutv-aiia feiuono al roinifterio di quefta voce j laqua’e dall'intel¬ letto fuo perno Motore di Delle ragioni arma- ta, & in noroerofi accenti dtftmta , c ditanta^. forza,che non per altro mezo Marcantonio fi libera dalle fpade de’fo'dati di Mario ,e di Gin- na , che per vccidcrlo gli fono intorno ; nè con altro feudo Dauid reprime l'impeto de’ miniftri di Saulle , che hanno commiffione_» di torgli la vita . E fe tanta forza hà in si la parola creata, e naturale, quanto penfate fa* là quella della fopranaturale,& incresta? quel¬ la laquale è lo ftelTo Iddio . Credetelo à G’o- uanni. Et Dtut ernt Pfr£«0j,cjuel]a,chc hà po¬ tuto dar l’efserc al nulla,creando quanto di bel¬ lo fi vede nell'Vniuerfo . Sentitelo da Dauid. Virbo Dimini cali firmati funt. E fe tata for¬ za hà ella inuifib le,& infenfibile io Ciclo quan, ra dourà hauerne veftica di carne , c fottopo- {la à i noftri fenfi in terra , doue (come di raffi) non per altto fine viene, che per cantare l Ma quanto in quefta parte della voce il noftro Mu¬ fico fia eccellente,voglio,che ne ftiamo al detto della Spofa , laqual come ottima Cantatrice , per hauer comporti i facri Cantici , potrà ren¬ derne buon giudicio.Vdite ciò,ch’ella dice in vn fuo vago madrigaietto, Vcx tu* dulcii tjf.Vdi- te ciò che foggiuuge in vn'altro de’ fuoi affet- tuofi Panegirici, Fauus diflillans labi* tua* Et inuero fe conGderiamo quella frà l’alrrece- lefti fentenze vfeitedi bocca del (àpientiffimo raac- [p. 208]D re s R i a II. 199 maeftro de' mortali Salomone , anzi per bocca di quel Sauio dettata dalla fapienza dello Spi¬ rito famo , Vxuui mtllii veri» comptfita: con qual metafora più fomigìiante , ò lignificante crederemo poterfi efprimerela d urna forza.j delle parole di Cbrifto , che con quella del miele? Famofo prodigio,dalla automa dimoi¬ ti grauiflìmi Hiftorici àpprooato , fù quello, che la foauità della futura eloquenza di tré huomini in diueiTo genere di dire fegnalari, Se illuftri con maraugliofo- prclagio pronofti- cò. Pindaro nella Poefia inimitabile , Plato¬ ne nella Filosofìa diurno , Ambrogio nella ^ Theologia dalla Chiefa Santa frà’primi Dot¬ tori annouerato . A coftoro tutti tre att- uenne , che mentre bambini giaceuano addor¬ mentati in culla , l’Api ttà le Icr labra aperte , fa u 1 del miele edifici reno. Strana cofa,& am¬ mirabile per certo , non già però inered bile quando al diurno confentimento, che c o per- mife,fi Toglia hauere riguardo. Ma di pocori- lieuo ne parrà quefto miracolo, fe alla miraco- lofa dolcezza del parlare di Chriftofarà para¬ gonato da noi . Nella cui bocca, non già co¬ me di fanciullo,ma c«me d’huomo, e Dio ,fù non f.bricato dalle Pecchie , ma dalla fomma Sapienza , non per incerto argomento di f • còndia futura, ma per fegno infallibile in nini i fecoli della eternità , non vn fialonedi mie¬ le, ma vn torrente di foauità diuiiia . Quam—j dulciafaucibus meis tloquia tua fuptr mel o, ri meo. Felice fi ftimò Sanfone quando dentro le fauci del Leone eftinto ritrouò il miele ; onde tutto lieto,e fèftate a'fuoi parenti propofe quell' jngeniofo enjmma, Vi cmedente exmii tibut [p. 209]io® La Mtsica! ifr de forti (griffa tfl Uuletdo . Hor non furori» molto più felici coloro, a’quali fù dato, non di»
    • o rirrouare.ma guftare quel dolctrtìmo micie ,
    che dalle latra del Leooe della Tribù di Giu¬ da fi diftìllaua t lae fub lingua tua. Li* core non comporto de' fiori corrottibili di que¬ llo , òdi quel prato teireno , ma tratto dall’ eterno giardino del Paradifo ; non nettate degl'iddi) .come i Poeti cianciano, non fudore delle (Ielle, come Plinio afferma , non parte più para, e dilicata della rugiada , come vuo¬ le Andatele , ma fiore di tutte le perfèttioni eelefti, feeltadi tutte le dottrine fante , fo. flanza della veradiuinità , Onde fe il miele è dilettcuole al gufto , vtile allo ftomaco , &à latto il corpo falubre ; la parola di Chriflod gioconda, profitteoole, eTaluteuoIe à tutta 1* anima. Vox ina dulcis tfl. Pericle Atheniefc difomma forza d’eloquenza fù commendato da tutta l'antichità, tanto che nelle fue labra_j Eupolo Poeta Comico s’indufle adite, che ha- birafTe Pitho, la qual nelle menti di chiunque l’afcoJtaua.pateua, che lafcade affilio il pungi- filone dell’Api. Ch: cofa fi fuffe quella Pii ho » merfamente da diuerfi n’e (lato (crino , Vo¬ gliono alcuni, che quefta ful7e vna Dea , il cui Simulacro per inanodi Praffiielefù porto iruj Thebe dentro il Tempiodi Venere; Dea della Perfuafione,fig!iuola della Eiuditione, e Torci¬ la della Vericì. Non mancano di coloro,ch’ai numero delle tré Gratie raggiungono . Altri Suada, altri Suadella l’appella . La cui forza cotanto filmata fù da Tem (lode, che l’aggua¬ gliò alla Neceflità . Ma dal gran prencipe de’ Latinj Djcicorj Soaujtà è jmcrprctata, coni*» [p. 210]Dici R t ì II 101 éni quel famofo Oratore,quafi con mufico con» cento , lufingando l'orecchie , tiranneggia* ua gli affetti , &àguifadi Pecchia legando i fenfi col miele della dolcezza, trafigeua gli ani. mi con lo (limolo della perfuafìua. Soggiun¬ te forza di lingua attribuirono Homero.e Clau. diano , l'»no à Neftore , & ad Vliffe, raflomi- gliando la foauità delia lor parlatura al fapo. r» del miele, e l'impeto alla piena delle neuidi. fciolte, l’altro à Mamliot d dolcezza nel dilet. tate , c d’efficacia uel mueuere lodandolo ne' fuoi Tcrfi . Ia m da ice loquendi „ Fondai , & attorniai firmo qui dueertt aurei : „ Mox vndare foro vidrix opulenti a lin- g«*, „ Tutarijj reo! . Ma che hanno da fare tutte quefte eccellenze^ contrapofte alla polente armonia del noftro diurno Mufico ! Vox tua dulcii efl. Le Diceie de gli huomini eloquenti , col redimon o del maeftro di cotal’arte, altra cofa non fono, che canti muficali , il cui concento non folo mol- ce l’orecchie, ma gli fpiriti etiamd'o diletta , e dilettando rapifce:concento mirabile,in cui non men, che nella vera Mufica , le differenze.» dc’tuom, eleconfonanzede’numeri necelTa* xiamente concorrono . Onde mentre l'inuen- tione ajla difpofirione rifponde .alla inuenno- ne, i’elocutione; l’attione l’accorda eoa la me. moria,e con le cofe dette ; nè il volto dalla prò. nuntia, nè la pronuntia da gli atti del corpo di- feorda ; l’ingegno del Dicitore s’accoraoda al fenfo degli alcolismi ( la voce all’rdiro , &il I y mo- [p. 211]»oi La Mf si e t rnouimento alla villa s’adatta cui decoro , e col conueneoole, e finalmente in tutto il corto del dire il fine al principio , il mezo all’vno, & all* altro, il tutto alle parti, e !e parti al tutto con_» bella teftura , e conartifìciofa conneffions_» fi confando; allhora quel concento ne riefee , che gir vditori prende con la «agheiza, e con l* ^ atte licione ritiene. Hot qual’Orjtiotve tanto fa- condatnttcin sè quelle conditioni raccolftj , ch’à lato alla Mufica , ch’etiancfco nc' più do- meftici ragionamenti vfeitta Jclh bocca del Verbohumanato nonperrfclle d’affai f in cui non vna Deità bugiarda , e falfa , .Tortila della Verità,ma la Verità ifìeifa ; non vna delle men¬ tite Gratie , ma tutta la grana , & venodà del Ciclo habitaua ,. orde con la (impilerà dclla_j natara auanzò tutti i precetti dell'arte , mentre à guifa d’Ape armata d’ago , e cond ta di miele hora con le minacceatternua , hora con !c_> promeile alh traua; bora fpauentaoa gli oftina- ti, horaaffidauai penitenti , hora fpalancau* l’Inferno;horaaprua ilParadifo ; hora fui- minaua zelante; hora fi placaua manfocro : ho¬ ra pafeeoa col ner are, hora feriua con le pun¬ ture. Ne per certo altro , che canto ai mon co era quefto fuo parlare. Falatum tini duleedi- »<7,dice vna fcrittura;Ma Palane eius canticat leggel'Hcbreo. E con clic belli varietà di tuo¬ ni, edi muranzeandaua eghfigurando il ftiO' canto,e temperando la voce ? hor lunga Ma//* habeo di noèit lotpti, hor tronca . Si cognonif- Jes & tuyhot piena. Non vtni [olutrc legem.fet xdimphrethot Cottile, §}»i potefl capere capiat. hor graue. §}uì vhIc venire poft me, ttlUt crtr- cem/u/im,& /cqvuturmefiot leggiera, lugum »e»m [p. 212]Dicm* II. io} mium fanHt ift,& onm meum lene hot molle. Tìliolì.mti, adhuc mtUicUm tèpHt Mifcù sii, hor dura. Generatio fratta,& adultera,hor al¬ ta. E gode fupernìs (um: hor bada. Abfjj para¬ toli s non lojHtiatur, lior'afpra, Ego vado, é> inpiccato vtflro morìemini,hoz pia. Venite ad me omnei qui Uboratis, hor la promette . Eg» ventar», & carabo e um, hor la niega . tfoiu rifpondit ci verbum . Edaqutfta dtuerfitadi confona ma formaua Chrifto cantando quel¬ la melata melodia , cheteneuaaQratto, noiu pure attento chi Tafeolcaua. Vtx tua dutdi <ft. Di Cleopatra la bella in grauiflìme hiftorie fi ricerca per qual cagione frima Cefare.poirt figlio di Pompeo inuaghifle,e finalmente Mar¬ cantonio così follemente del fuo Amore in- nebrialTe , ch’egli con fine miferabile ren¬ ne à chiuderne i' giorni tuoi . Nonfù tanto l fcriuono ) la luce della bellezza , che gli oc¬ chi de’riguardanti di marmigli» abbiglia¬ ti! quanto la forza foaue delia (cotta, e facon¬ da lingua , la quale à guifa di ben temperato ftromento con tanta fefta , e prontezza à fuo fenno moueua.che conTambrofi» delle parole, col fale delle facetie, col zucchero della gf ; t a, e dell’argutia nel parlare , quali Sirena , ò ma¬ ga gli afcoltatoti fhipcfjtti iu tenace rete tn- CJtea.m di ftraordmaria dolcezza. Mi »ile, e fpropottionatocirempio, fconcia, e difforme ctìmparatione farebbe il roler raflbmigliare la sfacciataggine d'tna Putta profana, anzi d’»na Barbara meretrice, che non fapcua, fe non in- nefeare i cuori con l’efca dellalafciuia, alla pu. liffima (Implicita della Sapienza incarnata , la mal fc moueua altrui col rigore delle paro1e_> 1 16 fo'X [p. 213]104 L < M V * i c ì I fotti, & scine, molte p ù moiKUj c»! canfore dell» vita imrn.'.colara ,& imprenfibilc . Vox tu» dulcis tfl. Miftet'oÉ*, fe ben fattolofa, ftì gufila d. pintura degli antichi popoli dei?.. . Grecia ,da quali si come da'Greci Hermetc , c da’Larni Mercurio , cosi Hrrcole era riputato Idd o,e Prefetto della cloouenza. Ma queftì ((e* condogli Egitti^) quantunque ducili nomi fbrriffe, nonfù peròintffettoda Mcicutìo di- tterfo. Per laqual eoli delle ftatue dclINno ,e dell’altro s’adornauano le fcuolt; & in alcuni luoghi per quitto ifteflb rifletto vna fiatila, medefìma amrndut quefli Numi rapprefenta- Ba . Qucft'Hcrcole adunque dipigneuano co¬ loro dellafpoglia del Leone veft:to,e della no- derofa clauaarmato .dalla cui lingua forata in cima alcune ca/e/iette d'oro tfciuano, Se a!l’o- xecchie parimente forate di molti huommi s’ac- ceneuane,.vna lunga fchiera di cflì volontaria¬ mente feguaei uahendo . Che cofa importa.,» quefio {imbolo (direte voi ) fe non il rapace , e tenace vfficio della eloquenza, la cui proprietà «(Tendo domare gli animi Spugnare gli affet¬ ti, e fignoreggiare le volontà , fi può dire pcc la difficoltà della imprefà edere vn’opera He- roica, & vna fatica Herculea f E le catene pea* denti lignificano quello iftedo appunto, che.» Fa orca verga di Mercurio, e l’aurea catena_» ( fecondo Homero j procedente dalla bocca di Gioue, edJ Ciclo calata in terra , cioè l’hu- njanaeloquenza più pretiofa , e più rilucente dell’oro . Ma che cofa importa quefta fauola. (dirò jo) fe non la poffan2a,e virtù della predi' catione di Chtifto, guerriero inuitto, on degli titaua.l’aojmc , e fefpcndeua Je memideglj [p. 214]D t e ii i a IL' tof huomini, i quali ftupidi, immobili, e quafi ini catenatipendcuano dalla fua bocca t lichen nondimeno eglino nò fi recauan* à fare inno. ^ lontui), ma per Spontanea clettiooe; percioche | quellaera vna violenza non violenta , che tra* h:ua, manou con ripugnanza , ftringem . ma non coilrmgeua, c faceoa forza (cm.a .. sforzare. Vox tua dxlcit tfl Ritrouafi vna pie¬ tra nell’Iiidie da noi chiamata Calamita , da Piatone H.-rculea , per forza (credo ) incredi¬ bile compartitale dalla Natura ; nell'affetto
    Scolorirà , vile , & ofeura , ma di virtù (ingo¬
    iate , e mirabile, percioche fucilo , e fura j chioii' alle nuui,& ogni forre di ferramento ac- uahe.e ritiene E s'egli auuiene, che molte att. nella fra fe ftellc vicine le fi accoi. no , tragg* l’vn doppo l'altro m guifa , chem lunghillima ’■ léne fi diftendono ,cou marauiglia de'Filofofì, • quali di ciò l'occulta cagione titrouare anco¬ ra non (anno, nè (anno cotal vittù.che cofa fia, fe fimpatia , ò amore ; fe fia forza corporea ,ò incorporea, doue fi nasconda,neiia pietra, ò nel ferro, e fe il ferro da per se fi muoua , & ri cor¬ ta, ò parvi fia tirato, e rapito. Ma quanto pili fi dee (hipire dello ftupore , che predicando jnfondeua la voce di Chrifto negli vditon , da Ìcui (ì fpiccaua vna virtù fecreta, che tutti i eir« collanti diletteuolmeute quafi con catena in- uifibile imprig onaua ? Vtx tu» dulcis tfl. Hor- tibil cofa era ne'fecoli antichi il fentir la voce di Dio , perciò sbigottito diceua il popolo à Mosè. Lttjutre tu ntbii, & auditmut, non lo- qMUtur Vominus , nt forte m°ri»mur. Ma dol- ciflima cola è fiata il Cernirla nella pienezza de’- iepjpi,p«rcjèdjcc Paolo Ap«MotMttItif*ri*, [p. 215]io( La M rncti muhifqut moiis olim Deus loqusns patribui in prophltit^ouiffime diebus ijìis loquutus eft nobis in fili o, Salio Andre*, ch'abbandonata in. fieiuc col fratello la pefcagone.e le reti,gli ten. ne dietro. Sallo Matteo, che lafciato il banco,e l’vfure, fi diede à feguitarlo . Dicalo Madale- , Da, che condotta dallaforellaad vna del!e_> prediche (ue , difprezzò da indi in poi tutti i piaceri fenfuali , Chiedetelo alla Peccatrice di Samaria, checonuinta dal fuo ragionare , fi difpofe lub to di mutar vita . Dimandatelo à Pietro, che prigioniero anch'egli, e tirato dal. ia catena,ch’io didì, non fentiua cofa più dot. ce , che le parole del fuo Sign.onde diceua . Do. mine quòibimus ? verba vii* itemi tu habts. © ebe vocilo che parole, Loqutbntur tnnquum foteflattm habens ,d'.cc l'Euangelifia. Era! po¬ terti iit fermonf.diceuano quegli alcri difcepoli. Kunquam fio Icquutus ejl homo, diifero i fuoi nemici ifteifi.Comanda à i D:moni;, e fuggono. Comanda al mare,e fi rranquilla, Comanda al¬ la febre, efi parte. Comanda alla Morte , e_> fpanfee. Vox tua iulds tfl. Chi hà letto dell* fiorita,e numerofa rdienza ch'orando fi vede- ua intorno DemoPtene 3 quante genti? di quanti luoghi ; quanto fontani vi concorreuano ? non dico da vna contrada, da vn borgo, da vnca» Hello ,ò da vna città fola, ma da tutto il teni- toto della Grecia ; malfimamenre quando con Efchine fuo chanflìrno competitore ven* neincontefa ? Che cofa fi fece à Cameade.» Acadcmico Filofofo , quando nell’età di Ca¬ tone il vecchio venne inficine con Critolao Pe¬ ripatetico , e con Diogene Stoico mandato à Roma Ambafciadore degli Atheniefi ? notw rictn- . D [p. 216]iceria ir. *07 riempì egli d’ammiratione , edi fama la Città tutta, tanto che la giouentù difaiellì i giuochi, e tralafciati, i folazzi cupidamente a»liel.)uj_» per afcolrarlo } Fu fors'egli Cicerone à De* mortene, ò a Cameade inferiore f non fi chu- deuano i fondachi,e le botteghe qual hora prò* deua egli alcuna caufi nel foro à difendere t Efpecialmente nella Orarione CorneIian*_* non diede (anta marauiglia a’Romani , che_* comeftoltr, c fotfennati, nonfifeppero conte- sere di prorompere nell’acclamatione , e nel plaufu? Che diremo di Tuo Liuio, ilqualcon la poteftà, e l'imperio della fua pronta fauci!» traile da'eonfìni di Spagna infinoà Roma icit¬ tadini di Gade ? Lafciò molti aliti Gentili per dir d’alcunifacri, e Chiiftiani Dicitori . Mi* rabilcofa. Appena apre la bacca Pietro A- portolo, che fubito fi connettono le migtiaù degli huomini. A quattro femplici parolette.» di Caterina la Verginella rimangono confuti quaranta Filoloficol Tiranno. Gregorio Na- zianzeno, mentre il» Coftantinopoli oraua , tanta attencione nel popolo vedetta, con tanta foffèrenza , e con tanto fileutio era ascoltato „ che non li fotmaua accento, non iì feiìhua fuf- furro, non fi barteua palpebr i, e quali la refp> tallone ìfteda (i ttneua lofpefa . Vincelino Fer- tiero SpagnuDlo , dell’ordine de’Predicatori , huomo non me» fame», ch’eloquente, fi era he» uadictrotanto concorfo , che tal horafuor delle Chicle in campagna era à ragionare co* fuetto ; Si. alle volte infìno al numero di ot- tantamila perfóne nella fua piedica li conta¬ ttano . Bernardino da Siena , religiofo d’elo¬ quenza vgualc ,c di lanuti,di tua non mina» - ' te , [p. 217]tot Li Mtm c£ . re, fcguic«Ddolo nella predicanone, da pari Moltitudine di genti fò feguitaro , le quali qualuolta egli parlar doueua , per occupare i leggi ne’rempli lo preueniuano in sii l’Aurora. Pietro il folirario.di natione Francefe, di condì- rione Romito , Teppe si bene di qui,e di là dall- Alpi adoperare l'energia, & veluoieuza della fua lingua, che trà pochi meli cinquanta miN la huomini armati alia fpeditione di Terra Santa promofTe , e molti poderosi Preneipi nule infieme, i quali commettendo il freno ,e'l dominio di fe fteflì ad rn pouero Scalzo , da lui guidare, e maneggiare li lafciauano . An¬ tonio ii fantoeiouanc Padouano, non folo di diuoti nè il Sole , nè la pioggia ctiranti fi face* oa intorno inondare i torrenti , ma i pefei ideili di Mareccbia fiume di Rimmi dall'acqua al lido faceua à fchiera guizzare per ascoltar¬ lo . Ma cedete pure voi antichi , e moderni , Toi profani, e facri Dicitori, alla eloquenza del Santo de’Santi, & alla popolar frequenza, &attentionc , che nel fuo dire confeguiua , Trattaua gli animi, po&deua le menti, »ol- geua i voleri, fignoreggiaua gli arbitri;, affre- naua gli appetiti, fedaoa le p'aflìoni , correg¬ ger i fenfi, inteneriua i cuori, prouocaua i fo- fpiri, e le lagrime, moueua à dolore, à ldegno , ad horrore , e gli altrui defin à fuo talento inchinaua doue voleua , e donde voleua gli ritiraua . Alle voglie licentiofe poneua il mor- fo , alle precipitose determinationi daua leg¬ ge : deftaua il zelo ardente ne’cepidi, rompeua il duro ghiaccio ne gli oftmati; inuitaua à mo- deflia i difToluti, ad humilrà gli ambitiofi: effor- taua gli auui alla catjtà,ilafcjuj alla conti nen. • za; [p. 218]Diceria II. 109 li: perfuadeua la manfuetudine agl’iracondi , la mortificano ne à i carnali: diftruggea le tua* chine della diabolica maliria , atterrali» gl’ido¬ li della vanità mondana, i buoni Tene partiuano coufblati.gli federati fi rifolueuano al pentirne* to ■ e tinalmeate con vn concento non mcn po¬ tente , che (oaue , p'antaua, e feminaiu per tut¬ ti 1 petti frutti degni di vita eterna . Vox tu» dulcis tfl. Fù chi poco credibilmente difTe ,che le Cavalle del Tago allo fofpirar di Fanonio concepifcono, e partorifcono. La quale opinio¬ ne fù da altri trasfrrira à gli Auoltoi . Da altti alle Tigri. Deh quanto meglio, e più vero det¬ to haurebbono, e più ageuolmt-Qte haurebbo-' no altrui perfuafo, che l’anime nceuendo il fia¬ to della parola del Verbo eterno .d’alTai più pu¬ ro Zefiro grauide, btuauo auidamenic 1 femi della fua fécoydillìma facondia ? Qual ma ra¬ lligna poi fe la calci l’incalzaua, le tuibe gli ap- plaudeuano, 1 popoli tumultuauano ì Turbi tt comprimimi. Cùm turbi irrutrtai inltfum vt AUdirtnt illurn. Stqutbalur tur» multila d» magna. Tea munJm temi turrit po/l illum. Corninola tfl vniutrf,« [tittitMt'dittns, quis tfl hit , quit tfl hit f E con le vedi , e con gli vliui , eco’clamori locelebrauino come Rèi Htfunna filit Dauid , btntdiUus qui vtnit in nemint Domini hofanna . Virtù ftupen- da di quella d>u na voce , che haueua in_j lì , & il miele , Se il latte, Se l’oro, & la ca-] lamica, & la catena , e la fertilità ,e la di- umici, e la Mufica . Onde giudicate vai fe_* puodì ragioneuolmcnce dire . Vox tua dultit tfl. Ma fe dolce, e foaue in tutto il corfo della fra vita fù la voce di Chriflo, dolcifSma, e fo*z [p. 219]no La MvstCA «'(firn* c hoggi nel tempo della Pallione; E fe meutt’egli vill'ein terta , h;bbefempre grarvj forza U lui parola , grand (Gina è da dire , che n’habbia hoggt mentre morendo pende in_j croce, doue egli con quefta Sampognada fec- te calami dolorofamente contrapunteggiando per fare il fuo canto più alto, vi fparge quanta ' voce hà nel petto. Et vice tm'fit fpiritum. Vero è , che non bada la vo¬ ce (ola à compir la Mutici. Bifogna ch’ella Sa armonica, e di più che lì accoppi inficine col fuono. Se la voce è gittata a cafo , non è fo» nora ; S’ella è difeompagnata dal fuono , non è perfètta. Quando ella è regolata con miftì* xafeae forma il canto j E quando col fuono fi congiunge , ailhora ne rifulta l’armonia . Sonora , c perfetta da tutre le parti è la Mali¬ ca del noftro Pan , poiché olye l’hauer vote tanto gentile, quanto detto fi è, la raccoglie in canto, e l’accorda in fuono . Canta il Re* dentor del mondo , e forma cantando vna Mufica non più fentita d’Arnore . Ilehe fù aliai chiaramente molti anni innanzi vaticinato dal Profeta Reale. Cantabile: mihi travi iuHift- cationa tui , ouero ( come legge vn’altra let¬ tera) Cantiate: mafie* futruat mihi fiatata tua in loco pcregrinationii tool . Quafi voltf- fe in perfona di Chrifto inferire . Non è così dolce ali'orecchie altrui vna canzonetta beru» cantata come alle mie ( ò Padre)fù la voce dal tuo commmdimento , quindo mi commettevi l’imprefa de/l’humana redentione ; ni con tan¬ ta attendono , e diletto fi fentevm Mufica ben concertata , quanto io afcolrai volentieri ciò chedou:ua quaggiù incontrarmi dj trauaglio- [p. 220]Diceria II. ni fo, e difpiaceuole . Cantionts nufirt. fununt mini (lamia tua . Ma doue ? In loto ptregti. nat;onis me a , Quando io entrai in quefio ter¬ reno pellegrinaggio . ftrtgrinut f*flus fum filìjs mutrn me*. Quando venni à faimi paf- faggierodel mondo , frguendo *na ninfa fuga¬ ce . Incarnati funi collii mundi »i itintri- hus itcniutis ti ut . Qaando abbracciai il botifon della croce, che tu mi delti . Tufolus ptregrinus ti in Hitru/altm . Era tale , e__> untol'amor, che per lei mi diftruggeua Iej vifeere, ch’andando à patire , mi era auifod'. andare à feda . Zxultauit vt gigat mi currtn- dum vlum . Corti pellegrinando dietro alt* fuga di quefta ingrata per la traccia de’miei dolori à parti di Gigante, e correndo giubila- ua.cgioiua. Viam mxndatorum tuorum cu- curri cunt diUtafli cor meum. Parue, che mi -fi allargale il cuore , quando mi fù da te im¬ porta fopra le fpalle quefta carica, e perciò con vclocirtìmo cottomi molli per la via delle pe¬ ne,e delle af&ttioni à cercar la mia Siringa . Et è ben parto degno d’efler notato , ch'egli ter¬ minato l’vltimo Pafto , nell’vfcir fuora del ce¬ nacolo per andare all’horto, doue far fi doue- ua principio alla Tua dolorosi pafTìone , fubto incomincia à cantare . Hymr.o ditto , d ee il Latino ; ma Hymno cantato , dice il tefto Gre¬ co. Cantaua pei farci intendere, che gli bril- lauailcuor d'allegria mentre incaminaua in¬ contro al martirio,& alla motte. Canta il Pa- flore colà all'ombra d'vn’ albero lungo la riua d'vn ruscelletto, e fonando la fua fambuca pa- fee lecar«pecorelle. E canta Chrifto ( gii vi dirti infili dal principio cii’cgkè Pallore ) all'- om- [p. 221]ombra d’vna pianta infaofta , predo al fiume del proprio fangue , e fonando la Sampogna delle fue fante parole, raccoglie la greggia de* fedeli alla paftura de'iacramenti . Canta l’A¬ gricoltore fotto il piè cocente Sole, e con le fue roze canzoni inganna la noia dell’eftiuo la* uoro . E canta Chrifto Cultor dell’anime no- ' ftre all’arfura del fuo feruido Amore, & alleg- oerifce col cantori trauaglio delle fue penofej fatiche. Canta il Marinaio trà i venti,e le pro¬ celle per ageuolare i rifchi della pencolofa na- uigatione . £ canta Chrifto Nocchiero della fua Chiefa per correr meglio il terapèftofo ma¬ le della fua amara paftione . Canra la Nutri¬ ce per acchetare il pianto, & allettare il fonoo de’tenen fanciulli . E canta Chrifto noftraal- leuadrice, e madre, per apportare a’fuoi miftici figliuoli allegrezza eterna , e ripofo . Canta il Prigioniero per difaceibar l’afprezza de’ fer¬ zi , e delle catene . E canta Chrifto inferrato nel carcere della Croce per allentar la gtauez» za di que'durilfimi,e pungentiiTìmi ceppi. Can- t ta il portatore de’ graui peli per relpirar dall’ incarco,che l'opprime. E canta Chrifto aggra- uato dalla pefante foma dell'Immane colpe per mitigar PafFanno del gran fafcio , che /ottie¬ ne . Ma canta anche il Pellegrino (per ritor¬ nare al punto ) nè altro folleuamentohà nella fua ftanchezza , nè altraconfolatione ne’lun- !>hi, e noiofi viaggi, che'l cantare . Hor'ef- èndofi egli fatto viandante del mondo , e pren- dcdo à calcare idari, e fatico!! fentieri de’fuoi tormenti, qual marauiglia (e canta? In Iteope~ r egri nati onii me» càtionet mufic*. futrunt mi- hiftttHt* ih», Non i però seza il (nono quefto £««• [p. 222]D I C * R I A II. 1IJ canto di Chrifto . Così fi dà vnione , e per- fèttione alla Mufica ; E così accorda egli con la bocca la inano , con la dottrina l’eflem- pio , con la predicanone l’operatione . E fa¬ ma, ch’Orfeoco! canto, e col fuono confor¬ tale gli Argonauti à continouar l’intraptcfo viaggio , poiché fi fù dalia riua fpiccato il le¬ gno , nel quale anch’egli nauigana. E cantan¬ do, e fonando ciTotta Chrifto tutti noi , che nella naue della fua Chiefa dall'acqua dique- fto mondo fiamo agirari, ad hauer riguardo al timone, ma inficine ancora à maneggiare il re¬ mo,e non lalciar la voga E quefto appunto è il folito coftume dei maeftio di cappella , ilqual faole a’principianti tirar l'orecchio quando cantano, accioche non difcordino dal tuono, e dar loro oltracciò le regole della Mufica insù limano, in cui tutte le chiaui fi contengono. Poco nleua al Chriftiano afcoltare i diuini co- mandamenti con l’orecch’o della fede . Fides ex auditu. Se non fupplifce ancora con l'ope- re della carità,ponendo in rlo quel,ch’egli cre¬ de, Fides/ine cperibas menu» e fi. Percioche in quefto punto foio tutti i precetti della mufica noftra confiftono . In his durbus maniatis v- niuerfd lexArnmaeftramcto prattieato aliai bene da Chrifto,ilquale incomiuoò prima à fate, ch’ad infegnare , & h.;ucndo altrui pre¬ dicata la pr.tìenza , la prende in fe ftefTo, e pa> tifce taoto , che non perdona alla propria vita. FuSus obeditns vfque ad morurn . Oiiefta - fanta patienza è quel manfucto Do fino, che porta in ifpalla il noftro diurno Arione ; e da cui egli fonando, e cantando c condotto à ri¬ ua di quefto procellofo pelago di dolori, doue [p. 223]114 A Mvsica la crudeltà de gli huomini l’hà gictato . Veni in *lt>tudinim m*rh , & tempeftat demetfit me. Ttà'i’alcre leggi , che fi proponeuanoà Coloro , ch'anticamenre foleuano ne* teatri Cantare , e fonare , erano quefte. Nefeffus re fi¬ derei , nt fudorem,nifi tanqttam indulti: gere* bat, ■ve/ie abflergeret ; Ma quanro pili (offe- ' rente è la coftania del Mufico del Cielo , il- quale dopò > Tuoi fanguinofì fudori è rafciuga- to sì ,raa per maggior tormento con vna vetta di porpora ,dopò la fua lunga lafTezza fiedesì, ma per maggior fatica fopra r n ruuido tronco t fingon le fauole , che la prima corda della cererà d’Apollo vna volta con elfo lui fi que¬ relò , dolendoli che con ettere ella fra tutte 1*. altre la pili fotti ìe, e più debole , fufTe con tutto ciò la p ù percoila , e più fouente eguagliata ; Da cui le fii r.fpofto, che cosi era alla perfertio- ne deiratmoma efpediente . Ma quantunque il corpo del Signor noftro, fopra quanti nej formò giamai Natura dilicato , e gentile, fia più dì quanti ne furono giamai tormentati da Tiranni, tormentato, & afflitto, non però pun- co, per non guaftar la fua Mufica , fi ramarica , òfilamema . E fpogliaco dc'propri panni', e Don fi duo!e ; E intrecciato d’acuriilime fpine , enonfìmuoue ; E battuto con duriflìme ver. ghe,c noi! fi torce ; E confitto da pungentif- fimi chiodi , e non fi lagna . Tanquum ouis cor am tendente non aperti it os /imm . Celebri pure lafauolofa lingua di Marone il gran Mu* feo, dicendo ch’egli per l'amenilTìme ombre de’gùrdim El-fij fpatiando , con la dolcezza dellcfuecorde mteneciua l’aure , e riempiua di gioie l'anime beate . Io non altro con ve* [p. 224]Dicbria. II. n f lità , che te debbo , ò voglio magnificare , ò Signore, la cui Mufica ( benche mefia , e dolo- loia J porta (eco la felicità eterna ; e dal cui ta¬ to , e nuouo concento imparano non pur le Mufe de'Cieli , ma leSirene del Paradifo. Dite¬ lo voi,giudicate voi, Seremdimo Sire, feciò fia vero; e fe di quanti Cantori, e Sonatori fu¬ rono giamai, ò fono trà noi piò conti per fama gli lì debbi dirittamente il primo honore , la ptima palma Scriffero Democrito , e Theo- frafto, molti Mutici edere dati, che col fuono , i col eanto hanno molte infirmiti curate , & a molti huommi da grane morbo oppredi redi¬ mirà la fallirà . Così fi legge diTerpandro Spartano; Così diTaletc Cretenfe ; Cosi d'- llmenia^Thebano; Così di Senocrate , di Ie- ' rofilo, e d'Afelepiade . Narra Gelilo, il pefti- ftro, e mortifero morfo della Vipera ederfi col fuono medicato più volte . E contali, che hog- I gidi in Puglia alcune genti punte da certi pic¬ cioli, ma velenofi animaletti , che Tarantole s’appellano.giacciono taluolta ftupide, infenfa- tc .ella[limate infino à tanto , che non sò ch« I fpecie di fuono odano, il quale vd to, rifanate dtlmale forgono fubitamenre fallando . Ma ì che miracoli maggiori non fece il Verbo in¬ carnato con la forza della fua Mufica, mentre ch'egli vide nel mondo ? quante ftbri fcaccia- ic? quanti flulfi di fangue faldati ? quante lepre iimoude? quante paralifie riftorate > quante . languidezze rinuigorite .'quanti morbi carati ? ’ anzi quante morti vinificate fnrono in virtù • folo della fua parola? Die tantum verbo, ©• | jtntbiturpuir meni, diceua il Centurione . Si juifleshic, frater meni n>n fuijjet mnttms , di- [p. 225]ntf La M ▼ s i c a I diceua Matta. Nè foio fopra i malori de’cor- pi l'imperio di efTafù grande , ma fopra l’ani- me etiandio fi diftrfela fua infinita portanza , di nodo che ad vn menomo fuo motto il Pcfca> core lafcia le reti, l’vfuriere il teforo , la Me¬ retrice i diletti , e tutti i peccatori da lui chia¬ mati fi conuerrono. Quanto fu lodato quel < Pitragora, illuftriflimo fplendor dell’Italiana filofofia, e per Kauere con vna Mufica vrile, c (aiutare tenuta à freno quella fchiera di gio- uani, li quali feruidi di vino, infiammati d’infa- no amore , anzi da pazzo furore rapiti , quella cada Donna eentauauo di violate à forza , con minacciare incendio alla cala., s’alleloro federate voglie non confentiua ì Ma che *ò io eflempi ricordando d'huomini profani , fej nelle facre hi Ito rie habbiamo il garzonetto Dauid , che col fuono delle fue corde folcua maratiigliofamence acchetare la rabbia della Furia iftefla infernale , da cui era agitato il Rè della Paleltina ; Figuta di queft'altro Mufico del legnaggiodi Dauid; Percioche fe quello W Betcelemmica, quefto nacque in Bstcclemmc ; Se quel io sbranò l'Orfo, e’1 Leone , quello ve- cife il l’cccato , e la Morte ; Se quello ruppe la fronte à Golia , quello tolfe l’orgoglio al Dia- uolo; Se quello fù perfeguitato dal figlio , que¬ llo fù infidiato dal popolo Hcbreo ; Se quello fù huomo conforme al cuor di Dio, quefto è lo fteHo Iddio ; Et fe quello con l'armonia del¬ la cetera daua requie a i furori di Saulle,quefto con la Mufica della Croce difcaccia SatanafTo infettatore deH’humana natura . Chi farà dun¬ que di noi, che di quetta Mufica non fi com¬ piaccia/ che non guftì quello fuono, e quello can- [p. 226]Diceria II. n7 canto ? echcconeflo fecondo il tuono della propria voce non s'accordi? Chorda dicitura» quid cord* moneat,dice Caffiodoro. E fe tanto hi in sè d’efficacia il fuono,e’I canto de gli huo- miniordinaii, qual marauiglie nondoutà po» rete operate in que'cuori, che fi ritrouano all* armonia difpofti, la Mufica del figlino! di Dio humanaro? Non è bambino in culla ( dice Fi* Ione) à cui la Mufica non fia quafi vn'altro lat¬ te.Non è natione al mondo cosi barbara,e dalle buone arci aliena,che pur del cantare, e del fo¬ nare non fi diletti. Non è città tanto inculca,e nul'intefa , a cui non fia quefto giocondo tra¬ stullo riabilito per legge. Quinci plarone hebbe adire , che con la mutatone della Mufica fi mutanoetiand'o le Republiche. Dallaqualcofa eflempio memorabile ce ne porgono gli Arca¬ di,i quali (come racconta Polibiojper hauc c di- fprezzate le buone leggi del cantare,l’vibanità, e l'Immanità in ferità commutarono , e da cru- de li (Time diffenfioni ciuili furono da indi in poi eguagliati infino all’vltima diflrutt'one . Là doue a rincontro t popoli della Gillia dianzi feroci, & intrattabili diuenneto per quefta vir- tùmanfueti.e benigni. Che più’Non è animale così terribile, nè creatura cosi auftera,in cui di qutfta dolce, e moderata rilafTatione d'animo non fia naturalmente wfufa qualche raghez- za . Glivccelli nell'aria dalla imitatione del canto tu fingati volano alla rete. 1 pefei nell'ac¬ qua dentro lo ftagno d’Alefssndria dalla dol¬ cezza del fuono trattenuti non fuggono. I Cer. ui interra daH’humano concento allcttati fi lalciano prendere . La forza della Cetera tra* he a sè i Cigni Hiperborei, La virtù della Lira LtDitcrit, K con. [p. 227]m8 La Mvsica; contraile amifitia tri i Delfini ,e gli Inumici. La foauità dell'armonia placa il fiero cuorej <3e gl’indici Elefanti , e riduce gli Arabici Co¬ rnelia portar volentieri intolerabili peli . Che diremo delle cofe infenfibili, & inanimate ' an¬ si,che diremo delle pietre idede ? Non par, che della melodia godano ancb'elle ? Di cofa inue- ’ tifimile, & incredibile fà fede Marco Varrone j e quantunque al parer mio fauolofa, protetta egli nondimeno d'hauerla veduta , cioè quelle Penifole , che in Lidia chiamano delle ninfe , per naturale , & ordinario codume, al fuon.^ della Sampogna fpiccarfi dal Continente , e dopò l'hauer menata in cerchio vna danza per mezo l'onde.di nuouo col lido ritornare à con- giungerfi. Non fifa egli mentione predo molti Scrittori di quel (affo di Megara:ilqual, perciò- che Apollo mentre fabricaua le mura di Thcbe vi posò Tufo la Cetera.ogni volta, ch'era tocco, ò percodo,nfpondeua con rauGciaccentifE non è predicata da graui Auttori per cofa veridìm$ quella datua di Mennone in Egitto, laqualc il-' ludrata da’primi raggi del iole , prendendo quafi anima canora , fi fentiua con note fottìi xifonare ? Sola la Tigre (dice Plutarco ) pù di (Otte ('altre fiere fiera , & inhumaija , anzi pili de g|i deflì maeig ni rigida, e dura, fi dimo dr| nemica della Cetera, e quando ne fente il fuo¬ no , con atti di futore, e d'impatienza s’arrab¬ bia . Ahi ben vi è più crudele,che Tigre è quell* huomo, e fopra le pietre idede afpro, & impe- netrabile,ch’alla Mufica di Chrido non fi com¬ punge^ non compiange, poich'anche i Carne- fici peggiori,che fiere fi commouono , & anche le pietre, quafi da nuouo Anfione citate> fi fpe- .Diceria [p. 228]II. u? trano . CredibiI cofa è ( per quinto altri dice ) che chiunque di qutfto piaceuol: diporto mu- ficaie non prende (blazzo , gli fpiriti habbia del luteo trà fe {ledi difeordanti . Nc altro dino* tar voleua fper non rfeir della m afauola )qu:i coftume di Siringatile da tutti i Sat ri fùggiua , fe Don che la Mufica à gli huomini rozi , e be- Siali non piace. Ma molto più diftemperata, e difeorde (dico io}bifogna,che fii quell'anima , che alle compaffioncuoli cazoni del no Oro Mu. fico non fi niente: c non folo dalla pietà , e dal¬ la ragione, ma dalla iftefla natura humana di* nettò è da riputarfi colui , che non predando orecchie à quel fuo diu'no cantare, l’abhorre, e deprezza. Vada pur'egli (fe nel Choro de'fedeli è pur vero ch’alci} *e n'habbia)ad habitate trà i più faluatici,& indomiti nioftri (fella L>bia;oue- ro à conuerfare con quel Barbaro Athea Pren- ripe della Scithia,ilqual dopò che Ifmenio Mu¬ fico eccelientifiìmo hebbe alla fua cena coru» iflupore de’commenfali, e di tuttigli a (tauri ot¬ timamente cantato, dell'altruimarauiglia raa- tauigliandofi, con giuramento affermò, ch'af» fai più caro gli fora (fato il nitrito d’vn cauallo fdite.che la roee di quel Cantore. O anima ve* tamenre alpina, ben degna d’elfcr nata colà tri le difpietate Serpi Arimafpidi.e trà kfaflofe , e gelate montagne Rifee, poiché cotanto à quel¬ le, e qu&fte ncll’afprezza , enei rigore ti raflo- migli. Non cosi auuenga di noi ( Seremilimo Sire) cb’anzi per adempir la parte,che ue tocca, dobbiamo di quefta bella Mufiqa compiacerci , t con pietofa, & affettuofa attentioue afcoltar. la. Ma che non s'afcolti, ciò può nafeere da due cagioni ; ò per la propria confuetu Jioe, ò per K x l’m* [p. 229]no La Mvsica. l’induRria del Tentatore . Non hà dubbio (di¬ ce Seneca) che per lo fuflurro, e mormorio de* circoitanti , che romorcggiano , fpelfe volte aituiene , che non fi fente il buon Mufico . O Dio quanti argomenti , e quante aftutie per defuiar gl'intelletti noftri dall'acuto fuono del.» la Mufica di Chrifto , e per rompere ancora la noftra dolce confouanza , vfa il Demonio, va¬ lendoli di quella medefima inuentione , di cui ( fecondo coloro , che delle bifogne villarecce hanno (critto) fi vagliono i contadini, i quali ò perche l’Api ritoin noa gli alueari,ò perche(co« me altri dice ) lo ftrepito de'tuoni non Tentano, di cui fon forfè paurofe , Tuonano timpani , & altri ftromenti di cauo rame nel modo , cha G fauoleggia de’Coribanti, quando col fuono de’cembali nafeondeuano il parto di Gioue. Di fomiglianre ftratagema fi ferue SatanalTo, che per non lafciarci fenrire la foauità di quefta Tanta Mufica,e per renderci in tutto diffamanti,' ci pone attorno all’orccchic i romori del mon. do traditore, e gli allettamenti de’piaceri fenfi-’ bili in guiCa tale , che nè le minaccie tonanti della diuinagiuftitiacifpauentano, nè i latra* ri iftefii della propria conTcienza ci muouono punto.Fà per me il detto di Giob, che Btemoth fubvmbra ciormit infanto calami , inlocit hnmtntibus . Dilettali anch’egli il Diauolo di ftar trà le cannucce,e fot delle Sampognette per vccellate a coloro, che troppo fempliccmente^ Se ingordamente corrono a dar nella pania del¬ le fue malitie. Leflì,che Mercurio.già dalla va¬ nità delle genti creduto Iddio de’furti , e delle menzogne, col Tuono della Sampogna fua sd- derracmaiido ArgOjl’vccife^a è pai fagace la frati- [p. 230]Diceria II. ut fraudedel noftro infernal* auuerfario, che per recidere l'anima , e rapirle la grr.tia, viene ad inuaghirlacon diletti in(idio(ì,e fallaci, onde s’ ella cautamente non vigila, ammorzati tutti i lumi della ragione , tefta del fuo ingannatole mifera preda. Deh non pollano in noi tanto le lufinghe di quefte fjlfc , & allcttatrici Sirene, che hanno folo faccia di Donna , ma nell’e* flrtmo fimfcou in pefee . Moftrano folo di dolcezza vna piaceuole apparenza , raa fono noftre micidiali , e nemiche . Sirene infarai, e pernerfe , non Cantanrrici , ma Incanta* itici, tanto già temute, & abominate da Ifaia 1 Reffondebiint Vinti in editui tini, ©• Syrents in dtlubris voluptat».Che tre fu fiero le Sirene del mare,Partenope, Ligia,e Leucofia, è fauola troppo nota . E che tre fieno le Sirene dell’In¬ ferno,Mondo, Carne, e Diauolo, è verità trop¬ po più chiara . Che quelle Sirene fiifTerofupe- rate , e fpiumaee dalle Mufe , quefto ancora £ fingimento poetico . Ma che quefte Sirene lienoda glihuomini faui fperinacchiate , & vinte, è cofa, che in effètto fpeflb , e di leggieri fuccede . Le Mufe, da cui la MuGca fortifce il nome, furono (limate figliuole d. Gioue , e del¬ la Memoria , e perciò fon Titubalo de gli huo- tnini giufti, fapienti, folo di Dio amatoti, de’ diuini benefici ricordeuoh . Imitiamo adunque l’accortezza d’ Vlifse , che per non tdir le Sirene , incerandoli l’orecchie, fi fece all’albe¬ ro della naue legare . Infegnici la Chriftiana prudenza di chiuder l’adito a i vezzi loto , o mentre fi folca quefto infido Egeo delle fen- fualità mondane, andiancene ad abbracciare, e Intingere quel benedetto tronco di Croce.Qui- K i tj, ' [p. 231]ut La Mtsica nò che melodia più (onora riconforterà gK animi noftri. £ che altro fono quelle fante eia» ghe , fe non tante canore bocche , lequa- li a tutte l’hore n’inuitano, e ch'amano a peni» tenzì ì Ma (penalmente dalle labra di quel fianco aperto,che parole fi fentono »fcire da fa^ xe altrui traboccare di tenerezza? Vox cantan¬ ti! mfentflr* . Quefta èlafineflra, donde il buon Padre Noè s’affàcciò per vedere s’er* cedaro il diluuio . Quefta èiafineftra , donde il Rè D.uid vagheggiaua tabella Berfabea, Quella c !a firrcftra, dóde la ctlcftc fpofa felice- giìia il fuo caridimo fpofo. Rcfpideni ftr fe. ne fi ras Profpitievs per cancello!, £ quefTaneo.
    • a è la (ìnclita , donde il noftro diuinc Aman.
    tccauta a noi le fue facre, & amorofe canzoni. Ma oimè. Vditc ciò che foggiunge il Profèta. Ccrntis in fuptrliminari , In quefto ifledo balcone, doue (là la noftra pura Colomba can¬ tando , e gemendo, fi raggi» ancora il nero , e bratto Coruo del peccato , ilqual crocian¬ do , e gracchiando accorda con le fue impor¬ tune voci l'anima noftra , e la diftorna dai bel "concerto. Impedimento di grandidimo rilieuo ; Nè fi può certo negare, che in quefto diftutbe la fuggdlione del nemico non poffa ailai . Ma conuiene dall'altro canto confettare, f&ecco Ja feconda cagione } che’) noftro confentimen. to deprsuaro dall'vfo , Se habituato nel creale vi kabbta ancora qualche parte . Quante volte rapito dalla dolcezza d’rna Mufica , che di poi te Cotto le fue fineftre fi fà,fi leua vn fonnac- cbiofo dal letto doue giace, e corre ad afcoltar. la,ma finito poi il canto, corna da capo ad ada¬ giarli sù le piumeìEt ahi quante volte il neghic, [p. 232]Diceria II. uf lo So peccatore, tirato dalla occulta forza della d uina parola, dal fonilo de'vitij fi rifcuote, t_> mentre dura la viua voce del Dicitore, s’intene- rifce, contempla, fofpira, piagne la padione del Rè del Cie!o:ma paflato quel bieue tempo,va a ricadere nel primo Letargo, e fi di bel nuoua ritorno all’habito antico. Et tris qua/i carnuti muCtcumfìttetifuaui,dultique fono cmitur,& audii nt veri a tu*,f&> non facitnt e». Hor non fu il meglio più tofttf,quali rna Eco confonate, à quefta bella armonia concordeoolmentc ri* fpondere; Sì sì.arreniaci al configlio del Profeta Ifaia , ilqtiaj ci dà il modo come dobbiamo iru* qoefta fìnfònia edercirarci.Sww/f ubi titharam, tiretti finitala» mtrttrix oblivioni tradita , tanejbtnt caneyfrtquita cimticum.htHWis. pec¬ catrice, Peccatrice lconofcente.che di tante gra- rie dal tuo benefattore ticeuute ti fei feordata . Mulitr oblivioni tradita . Lafcia fioggimai di fonare cotefti ftromenti diabolici,che ti fino di- fpiaceuole al Cielo.Non più MuSìche vane,non più diletti temporali. Cantò la fiuolofa Grecia, ebe Minerua Specchiandoli vn giorno in limpi. da fontana mentre fonaua la fidala , & veden¬ doli in quell’atto (conciamente gonfia la guan¬ cia, venne in tanta confusione di fe fteda; ch*j la fpezzò. Mirati,ò Anima, dentro il viuo fon¬ te di quel fangue puro.ouero nello Specchio del¬ la propria cogmtioae, & vedrai quanto bruirà , e dfforme ti fà la Sampogna , che ti dà il Dia. nolo a Sonare. Se fei prudente, vergognati; Se vùoi piacere al tuo vero Amante, rompila, per* cioche da Dio Sono abominati si fatti Suoni , Càticalyrt tua non audiam.Sonitus cythxrari 'muri ni ahditiHr, Volgiti più tofto atta Sirin, K 4 g* [p. 233]iz4 La Mvsica ga di Chrifto , e prendi in mano la fua Cererà ] Sume tibi cytharam , perche cythara t & lym dulcemfaciunt mtlodixm . Cererà fia la Croce di Chrifto, Lira fia la volontà tua; Oche dolce fuono faranno alle diurne orrechie quelli due_» flromenri concordi ! Non fi poflono ben’ac- cordare infieme lo ftromentodi Dio concjtieC lo di Satanaflo.La ecidi dell*Agnello con quel¬ la del Lupo in Tn medefimo liuto vnite fi è per proua olferuato , che non fanno buona confo- «anzi, percioche hanno trà sè dillonanti i pri¬ mi fondamenti. Non potefiis Deoferuire , cj> Mammon^.E perciò Sutne cytharam,circuì ci- mitatem. Và circondando con vnadiuota,e fol- lecira meditatione la città di Gerufalemme.vifi. ta con i’miaginatione, contempla col penfiero ciafeun luogo , doue pati il tuo Signore , come faccua la Spofa . Surgam, & circuibo ciuit»• lem,per vicos, & piatta* qntram quem diligi! anima me». Cane, beni cane,frequenta canti, tum. Bifogna cantare fpetfo, ma cantar bene, Vna ferenità di mente, rna tranquillità dico» faenza , che la carne non ripugni allo fpirito, che'l feufo non cozzi con la ragione ; lodare Iddio con tutta l'anima , e con tatto il cuore. Quefta è la vera Mufica (pirituale . Così di¬ ce Agoftino effaggerando quel verfetto. Pfal¬ lite fapienter. Sapitn'-erpfalli t ,qui mentisti- Infirmi one laudai, quia nemo fapienter facit qued ne» bene inteUigit. Imperoche quel cali- ro,che dal cuore non fi muoue, è odiato, e pre¬ fo a fchiuo da Dio, ilqual per bocca d'ifaia fe ne lamenta. Pepulus hic Ubijs me honorat,cor autern eorum longe eft à me. Haueua già detto Dauid. Confitebor tibi in cythar« Deus metti : Ma [p. 234]Diceria I I.‘ Ma di ciò nonconrenro, meglio altroue fi di- «hiara,dicendo. Confittbor tibi Domini in te¬ lo corde meo . Nè Colo il cuore, ma l’anima ancora, e lo fpirito voglionfi accordare in lo¬ date , e benedire quefto Iddio, e dir con la B. Vergine. Ma$nifie»t anima mea Dominar», Q> exultauìt Jf irittn mius in Beo /aiutati tnto . Non voglio però tanto fopra quefta pri¬ ma particella fermarmi sù la perfona del Mu- fico dimorando, chs’l fecondo punto abbando-] ni, e di quel, che appartiene alla Mufica mi di- mérichi di parlare,di cui(fe il refoirarc mi fi có- cede) all’ altro capo coftituito,fecondo la djui- (ione del mio prjmo ordine,mi riporto • DEI-' [p. 235]DELLE , D I C E RIE SACRE, DEL C A V. MARINO» La Mulica. VAI\T E T E R z , GRan contefa ( ScreniffimoSire) fur tri gli huomini della fuperiore età, fe la Mufica fufTe indegna, e vcigo- gnofa profcflìoue ; ò pur nobile , Se honoteuole. Fu appo alcuni in opprebr o mjf« Jìmamente ne’Prei»:ipi biafìmata; e come arte troppo molle, &effeminatrice de gli animi, hauuta n-ira, e difprezzo. Quinci Filippo il Maccdon'co haucrforterip'gliato A leda udrò il figliuolo, (I racconta, dicendogli, che doueu* vergognarli di fapercosì ben cantate, come fa- peua . E Pirro dimandato del fuo giudicio, chi miglior Mufico gli patefle, ò Cafìa, ò Pithone. Cb edirai piò torto (rifpofej qual di loro due fi* Ctb* [p. 236]D i cui i II. 117 Capitano migliore. Scipione, & Emilia no alta Romana giouentù rimprouerar folcuano,che_* li lafcialferogli honefti fanciulli a1 giuochide_» I gl’Hiftrioni concorrere con la Sambuca, e col Salterio à rrefcare. Cicerone parimente à Gai¬ bino Confole lo Audio del ballare rinfacciò, si come fchernciioIe,e vile.Domitiano altresì po- fe fotto la cenfura in Senato rn Romano Citta¬ dino,perche p'ùjdie troppo del canzonare,e del danzare fi dilettafle . Predo gli Egitt jera per Teucra legge vietato , che n:un gioitane fi efler- Ciralfealia palertra,nèalla Mufica. Ilche d’Al- Cibiade ancora fi legge, il qual cotal’arte, sì co¬ me indegna di ciafcun'huomo ingenuo,non fo¬ lo Con ifdegno abominò,ma con odio perfrgni. tò.D’altra parte i Pitagorici,non,che non l’ab- horriffero , ma cotanto riputarono la Mufica, che 1* eflercitio della Lira haucano (opra ogni altro pef affidilo , nè fapeuano fenza l’alletta¬ mento del fuono ritirarli alla quiete. Anri nel¬ la Grecia i Mufici, e i filofofì erano tutt'irna c<>- fa;il fuono,il cantoni fallo erano li condimen¬ to de’più lieti eonuiti, e dopò I: cene foleua . comparir la Lira, la quale eflendo vna volta da Temiftoele ricufata, ne fù perciò ftimato di . meno, sì come per contrario C monc, & Epa¬ minonda , i quali la fudetea facoltà pofltdeua- no, gli furono anteporti Appio Clandio huomo trionfale,Marco Cecilio, Licinio Craflo, Decio Siila, e CatoneCenforino; nèd’apparare a_* cantare, e fonare fi vergognarono, nè il faper ciò fate, riputarono opera feruile , ma fc'l re¬ carono à fomma gloria. Nè folo Licurgo nelle fue rigorofe Leggi la Mufica approuò,ma etian. dioSocrate.huomoper altro fetierifCmo^eruc- K 6 nuti? ììS [p. 237]La M v * i c a rmto già alta caniciedell’vltinia era , dice fi ha* ucre apprefo à fonar la cctera.Queftione intiero à chi più noo sà rnalageuole da r folue re,poiché di qui , e di là huotrmn grauiflimi entrano in^* campo , parte della detta difciplmafautori.par» te auueifari . Ma io con buona pace di tutti per la decifione di quefta difputa à sì facta di. ilintione m’appigiio, che quella Mulica foli_, fi) da tiprÉderfì,la qual con numeri lafciui, con note laide, e con accenti brutti, e difconuene- woli prouoca gl’arumi humani à inouimemi di- fordtnati, e dishonrfti. Quella si, che come meretrice sfacciata, {limolatrice de’fsnG , allet¬ tati ice delle voluttà, &allagiouentù per la più inclinata al male oltremodo noceuole^ee da_j noi con ogni ftudio fuggirfi. Quefta è la per¬ fida Ciree , quefta è l’ Àìcina , quefta c 1’ Ar¬ mida , che con i fuoi magici vezzi, e iufinghe incanta l'huomo , maflìme quando con li_j Potfìa efcena è congiunta le quali due com¬ pagne , à gtiifa delle due iuceftuofe fi<jliucle_> di Loth , del dolce vino de! diletto , edclla_j luiTufia inuebriandolo, l’inducono à preuari- eare. Quefta (dico ) Buzzicando il pizzicore.! dell’appetito, de fta gl’mcentiui languenti,i ge¬ lati raccende, e dsll'antiche piaghe del peccato già per la confezione faldate , ftrofinando, e flrooicciandofi le cicatrici, le infillolifce in_j j.u-fa , che rnalageuole ne diuienela cura_j, percioche sì come i chiodi vnti d’olio s’algo¬ re «'legni più facilmente , elefaette intinte di velino fanno più pericolofa la ferita , cosìi
    • erfi poetici morbidi ,& impudici, conditi del¬
    la melata dolcezza del canto, quafi di vcleno- fo vnguemo infufi, fi rendono pili atti à ferire sii [p. 238]Diceria II. ti? gli animi, e più potenti à penetrar ne j>li affit¬ ti. Parli incomprouacione di ciò dopo Arifto- leleil Seueriuo Boetio , huomo sì per nobiltà , per fansicà, c per dottrina chiaro, come anche della Mufica ftudiofiflìmo. Pofcia, che egli hebbe con ifqmlira diligenza lungamente di- moftro ( sì come anch' io fin qui mi fono inge¬ gnato di fare ) quanta fiala forza di ella Mufi¬ ca ,ò che fentenzadi verità , edigrauità ripie¬ na ci lafciòfctitta i Hinc morum quoque ma~ f Mime permutai ione; fttmt, lafciuus qui ppi a-
    • vimus,vel ipfc lafciuioribus delecì/ttHr mvdis,
    '.Miei/api tofdtm auditns cito emelìitur,ac fri- gimr. Come più chiaro poteua egli dirlo? Che lo fpirito noftro da canzonelle lutìnghcuoli follecitato fi ammollifee, eli rompe. Se il canto adunque ( come egli dice ) fà mut3rco- I fiumi; Se da elio( come aff ima Seneca) è in- ftigato, e commolìo animo; >e pei elio (come vuol Cicerone))'huomo fi eccita,Se accenda, Se indolcifee.e ]anguifce;ch: or'a degna di toni* mendanone riputar cofa.da cui effetti fi dorma¬ no cosi rei ? Che cofa ren eua tan.o il gran Pia* tone alla cittadinanza da lui fon ultime leggi inftituita, fe non che la Mufica ben coturnata, e carta in libera, e Jiceiitiofa non fi cangiato > Qual maggior macchia ftimamegh potere il candoie di quella fua Republ ca contaminare, per cui non iolo la virtù cadetfe , ma le veftigia ancora ne rimaneflero cancellatele nó qual'hc- rarn cantar pienodiIafc>uialapudicitu dell'- amica Mufica cóuertiffe in libidine? Per qual ca¬ gione i Lacedemoni,della giouctù accuratiffimi alleuatori, (iella Città per decreto ptiblico di- {cacci aronoT hjmothcoMilc fio^rnufico ucbil.ft. ìftì [p. 239]La M vii ex non perche eoo l'aggiunta d’vna corda la fei uerità della Mufica antica in Cromatico affai piti molle genere riuolgendo , i fanciulli a! Ia_j fua educatione comincili dalla modeftia nuo¬ citi corruppe ? Quella Mufica adunque, che Platone, e li Spartani, come perniciofa viola-, (rice de’perfetti coflumi bandirono dalle loro Città,douranno forfè i Chriftiani amare, e fe- guire? Vorremo noi fomminiftrar fiamme al bollore, falfugine alla fete, & alle feraide incli- nafioni della noftra corrotta natura, pur troppo! da fe ftelfe precipitose correnti, aggiugnere_» ftimoli ? Nò nò, lunge da noi,come dannofa,** dannabile,si fatta maniera di Mufica , PiacelTe pure alla diuina bontà, che haueflimotrà noi più torto di quc'Mufici, che con altro genere <fi canto, e di fuono modello, e ben comporto' hanno qualità di fopir gl'impeti immoderati, c di fedare le rutbofenze degli affitti, non d’ir- rirarle. E quefta è à rincontro l'altra fpecie di Mufica fodeuole , & amabile delle due, che di fopra io ri propofi, Quefta è quella, che (col teftimoniod’Homero ) infegnòil vecchio Chi- ione ad Achille nella tenerezza de gPanni Tuoi, permettendo il fauio maeftro, che quella ma¬ ro , che fttinger doueua con tanto valore la__j fpada , e che tanto fangue Troiano doueua^* fpargere, trattale prima la Lira, e furto al fuo- no delle corde fouente occupata. Ilche da_^' due Prencipi dell’ vna, e dell’altra Filofofiad approuato ancora, i quali vogliono, che l'buo- mo bene inftituitofia anche Mufico, e ch«_» per moltiffimc cagioni fi debba dalla fanciul¬ lezza cotal profeilione apprendere non tan¬ to per quella fuperficial melodiche fi fenre_>, qua ih [p. 240]Dic«Rii t tjf quinto per edere atta ad indurre in noi ri? nuouo hablto buono, & rn coftumc indintrer alla virtù , ilqualefa l'animo più capace dì fe¬ licità . Quefta veggiamo noi tutto dì ne’faeti tempi edere in vfo per lodare Iddio , e ringra- tiarlo , ìlqualNfo (si come già ordinaua Plato¬ ne ) fù per antico rito oderaato ancora in fia nel fecolo della vecchia legge . Quinci il Rè fauio,e pacifico nel choro del fuo gran Ttmpitf ordinò rn concerto marauighofo di roci.edi ftrùmenti.in cui diuerfe cofc in loda, e benfdit- rionedel Cremore fi calumano . Così il Rè d! - Ifraelle fuo padre andaui dopò l’Arca del Te ita m?t«o follenneinente «ccomp,ignaro col Salterioin rtiano fonando. Hauui il cito d’ Adamo, d’Abraamo, di Melchifcdeche, di Mo- jè.e d'Aùf,tu!ri celebri nella Scrittura . Hauui il f miofo cantico di Maria forella d’Aron , ae* compagnara da d uerfe fchiere di Vergini &. gttie, e di fanciulle cantatrici . Hjuuì quello de’trègiouancrri porti nella fornace di B;bi" Ion a , i quali ad imicatione di Dau:d inuitaua- 00 cantando à lodare il Signore tutte quante le creature. Et i deuoti Sa mi del medefimo- Dauid , &ifacriEpthalami di Salomone,. Se 1 fcntentiofi Dialogi di Giob,& i tragici Lamctr di Gerem », e le mifteriofe Profetie d'Ifaia, e la mirabil Canzone comporta dalla Vergine i- fteda quando rifitò Elifabetta , che altro fono, che verfi muficahiO non fono forfè per l’aot- torità di Girolamo, d'Eufebio , e d’altri dottidì- mr Padri dettati, e ferirti con ritmi,e numeri di piedi, e con mifure metriche di poefia, e Mufi. cafViue ( non ch’altra)nelJc gouani, e frefebe k fio rie Umemorja di Cecilia Santa, la quii sì to- [p. 241]
    • jt L À M y s i e X
    tome con l* armonia delle fue preghiere alk£ tauaad afcoltarla Iddio , così con quella ds_>‘ fooi Organi molle à vifirarla Valeriano. Per ]a qual cofa fiamo à credere coftretti, ch’à Dio gratillìma, e cariflima fia la Mufica . Lauda- te Dentri in fono tubi^r {/[alteriti, & tythara,, ($< organo, tic cymbalis iubilantibns. E perciò dille Plotino, che col mezo della Mufica può r huomopiù facilmente , e più felicemente.» poggiare à lui . HalC adunque ad hauer per collante , quefta forte di Mufica non folo itoti eller cattiua , ò biafìmeuole, ma gioueuole, e_» commendabile fommaraente, nè di ella ripofo alcuno à gli fpiriti affaticati più honefto, ò me¬ dicina à glianimi infermi più faluteuole poter xittouare nell’otie, come quella, che moke 1*- orecchie,(oliala la mente,conforta il cuore,mi* riga gl’iracondi, rallegra ì maninconìci . tem¬ pera le frenefie, e tutti i vani, e molefti penfieri difperde. Non però già mi arrifchio à dir'io, che tale fia la mufica del noftro Chrifto, per» ciocha le naturali non fono alle fopranjturali eccellenze da contraporfi. Ma perdonimi-il ve- ' xo , fe con humane mi fu re vò pur taluolta k di¬ urne cofe coi»paflando, poiché non sò più iru* alto con l’ali del mio bado intendimento Icusr- mi, nè quaggiù oggetto mi fi porge innanzi più conforme per dichiararle , nè altroue ef- fempio ritrouo, che meglio à sì perfetta imagi-’ ne fi confaccia . Quefto dirò bene, che dal fuo cantare ogni fanto coftume s’apprende, ch’è di bontà,d'humiltà, di carità, d’innocenza, di pa- tienza, d’vbbidienza, e di milk altre virtù vmo clTemplare; ch’è vna regola infallibile della no- ftra vita feorretta, polTcnce in coi ad infondere gra- [p. 242]Bice n a I. 15 j gradatale, che da tutte le mlluagge inclina* rioni ci defuij.e da qual fi voglia fceleraggine ci preferu’. Tre fotti di MuGca (per quanto io mi habbiaoflcruato)fono Hate cóGderate da colo¬ ro, che dottamente n’hanno ferino, le due na* turali,e l’rlcima artificiale.Mondana,Humana, & organica. Della Mondana n’è flato di fopra à fufficienza trattato, la quale altro non è, eh' vna lega , ò difpoGtione delle parti di quefto Vniuerfo,GmmetriaIméte,e có bella,e ben pro- portionata ragione rifpondentifì infieme.come fono i riuolgimeoci delle sfere,e gli afpetci del¬ le delle, DeH’humanane habbianlopure nel capo addietro accennato qualche poco, & è v- oa coftitutione di parti fra fe ftede difsomi- glianti, ò vn temperamento di qualità differen¬ ti,cioè calore,freddura,humidità,e ficciri,tutte però nell’hliomo con elegante ordine,e cócor- danza cipofte.L' Organica,ouero Stromentale è di due fogge, perciò,che altra fi efsercita con iftromento naturale,& è concento di voci ben’ vdite,e concordi particolarmente humane; al* tra con artificiale, il che può farG in molte gui* fe,ò col tocco delle dita,come nelle viole,e ne’- grauicembali ; ò col fiato della bocca, comej ne'flauti, e nelle trombe ; ò nell’ vno, e nel¬ l’altro modo, come nelle fiftul:, di cui parlia¬ mo. Potrei quefta ( fecondo alcuni J in tre al. tre maniere diuidere . L’vna Armonica, la quale hà pervfficio di difcern:re tra’fuoni il gtaue.e l’acuto, il fermo, e’1 vagante ; e le fue parti fono fette: fuoni, intetualli, paufe, gene¬ ri , tuoni, mutitioni, e modulationi. L'altra Metrica ,à cui s’appartiene conofcere per ra¬ gione i metri, & {numeri de’verfi, e le diuerfe PÌ' [p. 243]La Mv sica inifure de’piedi,e delle fillabe,altri intieri, altri tronchi,altri lunghi, & altri vguali. La terza ì Ritmica , quefta è riporta , e librata nelle ter¬ minarne confcoeuoli delle parole, acciorhe il (uono ne riefca foaue ; éfi conofce ò con l'vdi- to.come nel canto,ò con la rifta.come nel bal¬ lo,ò col tatto,come nel polfo. Potrei anche co ’ altri Scrittori altri tré generi, ò differenze di Mufica apportare , Enarmonica, Diatonica ,e Cromatica , L'Enarmonica per le fue troppo' recondite difficoltà è ftata difmeffc . La Cro¬ matica per la fbucrchia ofcenicà delle fue la- fcitiie è ftata abhorrita . Solo la Diatonica i ftata , & è tuttauia frequentata dall’vfo , come conforme al componimento del Mondo. Ma per noti auuilire con l'infolenza delle foci pere^ gtine la nobiltà dclmiodifcorfo', bafterammi de'trè primi termini foptaccennati, sì come_i principali, e più accettati, hauerui fatto ricor* do,perche fi regga , che tutti nella gratiofa ar* xnonia fi contengono della noftra marauiglicM fa Siringa.Trouafi primieramente in quefta ce. lefte Mufica la Malica Mondana , percioche tutta la Paffione di belliflìme proportioni c rN piena.Hà ptoportione col Padre .perche non fi potaia fate sforzo di maggior potenza . Hà proportioneco! Figlio, perche non fi poteua_j trouareefpedientedi maggior fapicza.Hà prò- portionetion lo Spirito sarò, perche non fipo- teua dimoftrare eccello di maggior bontà. Hà proportione con la Giuftitia, perche con quefta vittima fi è placato il fuo rigore . Hà propor¬ tione con la Mifericotdia, perche con queftu motte le fi fono allargate le mani. Hà propor¬ tione col Peccato,perche có quefto pagarne ntor è fU- [p. 244]Dic'srij; II. i)j è Aito fodisfatco. Hi proportione £on la Gra* ria,perche con quefto mezo fe n'e riccuuta li .. pienezza . Hi proportione con gl’Angioli,per¬ che (i riepiono i feggi voti. Hà proportione cB gt'huommi, perche fon rifeoflì dalla perdicio- ne.Hi proportione co‘Patri*rchi, perche fon liberati dal Limbo . H. proportione col Dia. uolo irte (Io , perche,N«»f Principi mundi ku. in: tijcìttHr forai.Hi proportione con lo ftef. fo Chrifto,perche Oportuit pati Chrìflum , in ìntrxrs in gloriai» [uam. Che più ! E’pro* port'onata ancora, & accorda/i con la iegg«_» della Natura,con la Scritfa.e con i’Euagtlica . E'proportionata con la legge della Natura, e principalmente col capo della Natura, che fù ii noftro primo padre,poiché,non per altro pati-, fee Chrifto , che per lauar col fuo sague la col. pa d'Adamo. OlTeruiamo di gratta dell* pio* portione i r:fcontri . Adamo in rn giardino, Chrifto in vn’horco. Adamo fotto vo’albero, Chrifto fopra vn tronco.Adamo ftende la ma. no al frutto, Chrifto le porge amedue à i chio¬ di . Adamo gufta il pomo , Chrifto a(Taggia il fiele, e l’aceto. Adamo hà per maledittioneil (iidor della fronte, Chrifto fuda v uo (angue . Adamo miete in pena del peccato le fpin;_> , Chrifto riceue vna ghirlanda fpinofa . Adamo fa,che la moglie partorifea có dolore, Chrifto ì tutto addolorato da capo à piedi . Adamo fi vedeignudo, Chrifto è fpogliato delle vefti , Adamo è difcacciatadal Paradifo terrcftrt_>, Chrifto è condotto fuor di Gerutalemma. Alia¬ mo in fomma s’acquifta la morte, Chrifto per. de la vita morendo per vccider la Morte, e_» muore Del monte di Golgota, luogo doue ap. putì-; [p. 245]ij6 La M v s i c a puntoffecódo l'opinione di molti) era la fepol- tuta d'Adamo.Che più?E’proportionata con la legge Scritta , e con tutte le Scritture del vec¬ chio Teftamento, percioche non c cerimonia, la quale in Chrilìo non fi termini ; non è figu¬ ra,laquale in Chrifto non s’adempia; nó è prò- feria,la quale in Chrifto non fi verifichi. Tutti Itceiimonie legali furono come tante ombre precedenti alla fnlfifteza di quedo corpo.F/ai/ legis Chrijìus.Adombrato nell’Holocaufto per l’arfura del proprio amore. Nell’Hoftia propi- tiatoria per l’impofitione de'noftri peccati.nel* la Vittima pacifica per la pace impetrataci eoa la fua morte;nell'Agnello per la manfaetudine dell’animo: nella Pecorella per l’innocéza del¬ la virameli* Capra per la fomigliaza della car- neinell’Hirco per la virtù del sague, nell’Arie¬ te per la guida all’otlile del Paradifo 3 nel Gio- uenco per la fortezza inoperabile delle tenta- cioni, nella Colóba,perch'è séza fiele,nella Paf- fera,perche monda I: noftre macchie. Et in só> Kia.Tunc eteeep:ubis facrificium iu(litit,obl*, thnes,&ht>loc*:i/a,tunc imponent fuper Altu¬ re tuum visulos.Cìxc più;Tutte le figure anti¬ che furono tate dipinture difegnatrici della ve* rità di quefto ritratto. Abelle vccifo nel campo, Noè ignudo nel padiglione, Ifaac condotto al facrificio,Giacob valicante il Giord.ino,GiufeF- pe fepolto nella cifterna,Mosc có la verga,Da- uidcó la fióda , Salomone nel trono, Abfalone nella quercia, Sedcchia abbandonato da'folda- tiJHelia falito fopra il carro di fuoco , Helifeo burlato da’fanciulli, Amafa tradito da Gioab, Sanfone imprigionato da’ Filifteija figluola di Iefce condannata dal proptio padre,Sufanna^ accu- : [p. 246]Diceria lì, 137 iccuf.-.ta fattamente da'Vecch',Gionata col bai fione intinto nel miele, Giona nel ventre della Balena,Daniello nel lago dc’Leoni, G:ob nello fterquilinio. E per fine omnia in figura conti»- gtbxin illii. Che più ? Tutti ipronofticide’- Profeti Hebrei fuionocome tante trombe pre- Corridrici,& annuciatrici della venuta di qne- flo Rè. S’egli trangofeia nell’horto, non corr rifpondeà quell’oracolo, Pro iufiitia «goni- zar»prò anima tua, & vfque ad morttm cer- taproiuftititjfS’egltè inGdiatoda’Scribi,e Fa- iifci,non cornfponde à quejl’altto, Super mon- tesptrfecuti funi ncs jn deferto infìdiati funt ncbisjaqueumparauerunt peelibus tneis . S’- egli è tradito da Giuda,non coriifpóde à quel¬ lo, Homo pacis me a in quo fperaui, qui edebat pana meos, magnifeauit fuper me fappiani a. lionemìS egli è venduto , non corrifponde a_> quello, Apprehenderunt mercedtm me am tri- lintaargenteos,precium,quo apprettati funt 1 S’egli c abbandonato da’Difcepoli, non corri¬ fponde à quello,.P«rfMtt/>«/7<>rfi1eW»/j&*>’£«** inrouesgregis}S‘eg\i c legato,non cortifpon- de à <\w\\o,Infurrexerunt in me tefles iniqui ; S’egliilegato, non cornfponde àquello, Et tu fili hominit, ecce data funt fuper te vinca¬ la , dr li gai uri t te in eis t S’egli c beffato con villanie, non corrifponde à quello , Oppro- briatxprobrantium tibi ceciderunt fuper me} S’egli è rampognato con ftratij , non corri¬ fponde à quello,Corpus tneum iedi pertutien- tibus,&genas meas vellentibus ? Vegli rice- uè delle ceffate , non corrifponde à quello, Dabit percutienti fe maxillam ì S’cgli c ben¬ dato d’vn velo,non cornfponde à quello,Fané man [p. 247]ijS l a M i t it i tuam vel*liit& non videbk terram? S’egli J fentencato alla Croce,non corrifponde à ojuei* ; Jo, Morte lurpijfìma condemnemm eumìS’cgli « pofpofto à Baraba.non corrifpcn )e à quello, Uereìiquerunt mt fonttm aqtia rum [ibi cifUrnas diffipatm t S’egh è flagel¬ lo,non corrifponde à quello, TlagellatU!fum tota die& cafligatio mea in matu/iniiì S’egli i cacciato fuor della cittì / non corrifponde à quello, Egrelìm es in falutrmpopuli lui,in /«• Imeni cum Chrifto r»«?S’eglii fpogliaro, non corrifponde à quello, Diuiferunt [ibi ve/i imi. tu mea.&fuper veftem me am miferunt forti) S'egli è condotto al patibulo,non corrifponde à qucllxi^/rtt/ xuis ad occificnem duce tur ? S' egli è crociilTo, non'corrifpcnde à quello , Ftf- manti: meast&pedei f»f«j?S’egli è fo> fpefo fra due ladroni , non corrifponde a quel. la.Et cu i/i iniquis reputami e fi ? S’egli è pv feiuto d’amaritudine, non corrifponde a quel¬ lo, Dcderunt inefeam meamfel^in fili mu potausrunt me aceto ! S’egli verfa lofpirito £iora,non corrifponde a quello, Emine fpiri. turn tuum,&creabuntur, & renouabis farti terra ? Se finalmente gli£ aperto il coftato eoo vna lancia, non corrifponde a quello, circun. dedit me lanceii fuii, connulnerauit lumbot meost Mancano le corrifpondenze confonanti all’afltiche feritrnre in quefta Mufica dioina j Che più? E’proportionata con la legge Euau- gelica ancora,conciofiacofache tutte l’altre al¬ cioni delle fua vita fufTero indirizzate a qutft’- «ito eftremo del morire in croce; e quafi tante linee tirate dalla periferia al centro,[altro pun¬ to non ferirono^ altra mira non imefero.ch’ a queft'- [p. 248]Diceria L à.quell’opera finalejOnde fi tede, che IMtuna ronchinone à ciafcuna delle premerti: coneor- deuolmente rifponde RifpCde allìncarnaronc, perche là vn’Angiolo feende adannunriar la ■Vergine, e qui vn’AngioIo feende à confortai; Chrifto. Rifponde alla Natiuità, perche là ap¬ pare to Sole geminato in Oriente , e qui il So¬ le tramonta di mezo giorno . Rifponde alla « Circoncifione, perche là incomincia à fparge- ic il fangue , c qui finifee di fpargerlo tutto . Rifponde all’Adoratione, perche là vna nuoua (Iella xnuouc i Magi orientali, e qui vna prò* digiofa ecclifle conuerte Dionigi Arcopagita. Rifonde alla Difputa, perche là ponfbndej i Dottori,e qui è (aiutato come Rabino. Rifpó- deallaTrasfiguratione, petchela fceglie Pie¬ tro,Giacomo,Giouanni, e qui mena in difparte imedefimi Apoftoli. Rifpondeallp Predicano¬ ne , perche la tira i peccatori à penitenza, e qui conuerte il Ladro,e’I Centurione. Rifponde fi¬ nalmente à i miracoli , perche fe là muta l’ac¬ qua in vino, qui muta il Tino in (àngue. Se lì moltiplica il pane,qui tranfuftantia il pane ; Se là fi nafeonde dalle turbe, che Io Togliono la¬ pidare , qui le fi ad vna fola parola cadete in¬ dietro ; Se là rifana gl'inférmi, qui rifarcifce l’¬ orecchio à Malco : Se là illumina i cicchi, qui reftituifce la luce & Longino . Se là rifufcjra i morti,qui fi aprire i monumenti, e rifòrgcre_» molti Padri. O propoi tioni fìupendc ! Et ecco come nella diuina Mufica di Chrifto la Mufi- ca mondana non manca.Ma quantunque diui- na (ia.la Mufica Humana parimente vi fi rac¬ chiude,percioche alno non contiene, che con- ttpucifiejcontrarictàjc |oiuradictionì,tf p»fi• [p. 249]140 La M » s i c a tu si fi in 6gnu sui cotmdicttur.àWlz Simeone. Reccgit»t‘ mm,q«i talem à pcctatoribus aii- Mirjùm [tmttipfum /uftmuit contradiftio. nera, difle Paolo. E quante contradittioni, Id- dio buono ? Che chi ftringe il mondo co'lega- rei de gli elementi, fia llrerto da funi ; Che chi incorona il Sole di raggi.fia incoronato di fj*. ne; Che chi vette le campagne di fiori, fia (pò- gliato de’propri drappi ; Che chi appende la_j aiachina del mondo (opra tre dita , fia fofpefo {opra tte chiodi ; Che chi pafee gli animali di tanti cibi,fia cibato di fiele ; Che chi è fonte d’ acqua viua, dimandi da bere ; Che chi verfa le piogge dal Ciclo,pioua sague dalle ferite. Che più^Che l'altezza s'abbalH.che la grandezzas’ humilij.che la gloria s'intorbidi, che la luce s* offulchi, che la parola ammutifca.che l’eterni- tà s’abbreu j,che l’infinità fi mifuti,che la bon¬ tà fia acculata,che la Capienza fia tradita,che 1‘ onnipotenza fia offefa, che la maeftà fia Cchet- nita, che l’innocenza patifca.che la vita mota. Che piò ? Che l’imprigionato allolua.che l’in¬ giuriato glorifichi, che l’ignudo vefta , che il poueto arricchita, che l'impiagato fani, eh: il crocifillo e traiti, che l’abbattuto vinca,che il debellato trionfi , che l’vccifo immortali. Che piùfChe quefta morte fia «iurta quanto al de- crcto ftabilito dalla Trinità in C'.elo? ingiuftì quanto alla eflecucione , che ne fà la Sinagog» in tetra.Amara dalla parteTietdolore,che l’af- fliggecon torméti incomparabili, dolce dalla parte dell’amore, che gli f i parete le pene leg¬ gere^ Coatti. Fruttuofa a’fedeli.e penitenti,*he in virtù di quello lingue fi CaIuano>ftcrile à gl’ increduli,& oftinati, cha calpeftano tanto telò* [p. 250]Diceria II. 141 ro.Che fi congiungano infieme amore dal can¬ toni Chrfto j odio eoi canto di Giuda ; malici» (c tu guardi i| peccato , che lo conduce à mori* re, bontà fe confiden la prontezza.con cui s’ef- pone alian’ortejinfamia per quel ch’appartiene al tempo, al luogo , & al modo del Tuo patire , honorc per quel, die concerne il trionfo della gloria fua,edella falute dell’buomo. Che più? Contrai,ttione in Chrifto , perche defidera di patire, e poi teme,e trema ; priega perche il ca¬ lice gli fi leui, e poi lo bene volentieri.Contra- dittione m Giuda , perche lotradifce , e poi fi pente; fi pente, e poi s'irapicca . Cotitraditcio- ne in Pietro, pe.rche giura di fcguirlo infitto al* la motte, e poi tre volte pur con giuramento Io rinegj. Contradittione ne gli altri Apoftoli , perche lo conofcono per vero Media, e poi alla puma tribulatione l'abbandonano . Contra* dittionein Filato , perche lo dichiara innocen¬ te,e pos lo condanna à morte , Contraditttone in Caifallo, perche lo coftringe à parlare, e poi li fquarcia le »cfti. Contradittione in Herode, perche fi rallegra di vederlo, e poi lo difprezza. Contradittione ne’ teftimnni, perche tri sè difcordami Contradirnone ne’ladri, perche l’vno io maledice, e l’altro lo (uppiica. Contra* dittione nel Centurione , perche artìite al mini- fieno della fua morte,e ro l’adora. Contradic* tione ne'Giudc .perche l'offèndono ,e maltrat¬ tano , e poi remrtebuntUT percuihntes ftdorx fu. Quelle fptoportiom, e difuguaglianze co. sinuouc , e così (liane rapito in ifpinto à con¬ templare Abacucco,chiama la Naiura.i Cieli,la terra,1 popolale creature tutte a marauigliarfi, Se à ftupire . Au di te Cmli, & obftupejcne,& Le Dicerie, L [p. 251]i4i L a M r ) i i i| aamiramini omnts gentts . £chc (pettacolo è coietto cosi grade.a cu c'inuiti ò Profeta? qui» opus fnCÌum t/l in diebus ut/ìris, quod non ere¬ ditar cùm n»rr»bitur . Pur come foglia dire. Lafciadiraarau’gliarti , òFilofofo del moul¬ iné nto delle sfere,del cotfo del Sole, della iurta- bilità della Luna,della influenza delle (Ielle, del fluflo.e refluita del mare, della temperarura de¬ gli elementi,della varietà delle ftagioni.dc'séti* menci,e delle potenze dell’huomo, de gl'inftmti de gli animali, delle virtù delle piante,ddl’her» be,e delle pietre, della (impacia , & antipatia—# delle cofe,e de gli altri fecreri naturali. Maraui- gliatid'vnaftrauaganza fopranaturale, d'vna ri feordanza concorde. 11 fìgliuoldi Dio viene à patire,à morire . Qui i;on giunge l’humana Fi- lofofia, l’intelletto s’abbaglia, il difeorfo fi per¬ deva ragione vien meno,la curiofità tur a con- fu fa. Dottrina, che s’impara folo nella Catedra della Croce. Lafcia di raarauigliarti, ò Hcbreo, che della cotta d’vn'huomo fia edificata vni_* Donna , cb'vna Donna (ì cangi >n lìatua di fa¬ te , cb’vn diluuio inondi tutta la certa , che per vna (cala vadano palleggiando gli Angioli , ch'ynofpinetoarda, e non fi coofuroi, ch’vnj mano moda dmétileprofa.ch'vna Terga fi tras¬ formi in fetf èie,che in Cie.'o .ippaiano colonne di fuoco, e di nube, clic dmifo il mare ti conce¬ da il varco afciuito, che inteneritala pietrati fearunfea rufcelli, che prodigo il Cielo ti pioua la manna di più fapoti, ch’vna vii mafcella_j faccia tttage d'efferati , che'ISole ritorni in- d etro ben dieci gradi, che s’arrerti nella mag- g or velocità del fuo corfo , e di cento, e miti' al:» c cofe moftruolt occotfe a: gli antichi fe¬ to* [p. 252]Diceria II. 14; coli. Nuono portento io ti propongo , maraui- glia 11011 più veduta, miftero inaudito, prodigio mirabile, paradoffo incredibile , diflonanza fo- nora. Gloria,& Ignominia, Beatitudine, e Paf- fione,Duioità,e Croce,Immortalità,e Morte. Doue fi videro mai , òdoue mais’intefero si fatte difcordanze,e durezze t qual fottiliri d’in¬ gegno penetrò mai *n tal fecreto.'chi mai giun- fe à quefta cognicione ? chi potrà mai credere quefta verità ! Quis cretfidit «uditisi nojlro ! Muditi,& cbflupefcitc, & admiramini. Reco, giiate entn,<jui t»lem à ptccatoribus aduersùm ftmetipsi fufìinuit contradillioni. Effetti tue. ti alla noftra capac-tà imponibili , maagenoli alla diuina Sapienza, che gli hà tenuti in sè esi¬ tabilmente nafeofti, in gui£a,che nè pure il dia- uolo con tutto quel tuo vuace lume di natura Teppe arriuate à comprendergli pienamente,ma ne flette fempre intra due. Si enim cognouifsit, nunqtmm Dominum gloria crucifixiffent. Anzi gli ftedì difcepoli più cari à Chrifto,mentre,eh' egli chiara,& apertamente ne parlaua loro,Ecce tfeendimus Iero/olymam , & filini bominis tmdetur Principibus Sacerdotum,& Scribi:,et condemnabùt cum morte, & 'raderti eù genti- bus adilludidù &fl*gellàdù,& crunfigidù, non fi fapeuano recare ad intendere il fuono di quefta corda, laquale all'orecclue loropareua difeorde. £ quindi auuenne,che Pietro ideilo Tuo fauorito cercò più volte , & in più modi d' opporli alla ellecutione . Prima quando, coepit increpare rum. Poi quando difle, Bonum tfl nos k'ictffe. E finalmente quando {giiainato contro quel Sergéte il coltello, amputauit aurimlam lius, Perciò fecondo il medefimo Paolo ilmi- L 2 fte- [p. 253]144 La MvstcaI fiero della Croce predo le genti era filmato pazzia.Nos aulem predicamusChtiflum crucifi. xu tal ude.ii ijxtdem /caudali!, gtntibus auleta fluii itiarn. Parrà vna mclenfjgine il predicate al mondo quelli comrapotli; E pure è vero,che sì farce ripugnanze fri fe Utile non ripugna* no, le diferepanze fono vmformi, le contradif- rioni fon pacifiche , anzi s’accozzano mfiemo fot per fare il concerto più mirabile,e gloriofo , Et ecco , come nella Mulica di Chrifto non fo* lo la Mufica Mondana, ma ancor l'Humana, benche in vn modo foprahumano , famigliali- temente concorre.N'è fai quella,ma l’Organica ancora vi fi ritroua , poiché le voc del Mufico cooglifiromenci della fua Mufica fi accorda¬ no be nidi mo in Seme . Ma quali fono gli Uro» menci, òSignore,,al cui fuono cempri tù la vo* ce, & accordi il canto tuo ; Non altri certo, che Croce, c chiodi. Srromenti dolorofi. Stro, menti vergognofi. Sì si, fono primieramen. ce dolorofi quelli firomenti, ma quanto più a. mari fono, tanto più dolce riufeir ne fà la fua_j Mulica il noftro diuino Amante . Narra Mo- sè , che l’inuentor della Mufica fù Tubai della ftirpedi Caino, ilqualdalle raddoppiate botte de’ martelli, «da gl’iterati llrepiti delle incudi diTubalcaino fuo germano , ch’era fabro da ferramenti incominciò à comporre i tuoni , & ù regolar le battute ; Come, che Macrobio, / Boetio attribu fcano la prima loda dicotal’ar- te à Pitcagora , il qual pattando vn di à cafo per vna Ferrarla ofseruò que’fuom ,e quelle mifu- re,onde venne pian piano ad aprir&la ftrada à quefta bella inuencione . Hor come efprime» re fi potrebbe meglio la dolciflima Mufica_* [p. 254]Diceria II. 14; del noftro gran Cantore? Mentre l’Hebreo fuo fratello quanto alia carne , ad litro non è in• tento,ch’ad arrotare 1 ferri, chcg.i (tracciano lemébra, egli aprono le vene egli d'altra par¬ te trà le due percoli; di quegli ord’iii lonoiiin altro non ftud a che in med tar verfì, & in ac¬ cordar paliaggi per far numerofo il concento fuo. In pruni 1 ,& in malleu frmxujt t’iud , djccualfaia. Ai fuono dell’altrui grsuiflìmej martellate. Predo le damme delia (ua cocctillì- ma carità prende egli à formare quefta Mufica miracolofa l1 che però molto roefrto-fù elpref- fodopò lui da Salomone , Sic fabtr ferrarius ftitns iuxta incuter» & confiderà»! opusfer- ri vapor igni* vrtt carnet eius > E eh: p i’? Vox moliti inocuat aura eius E doue fti? In calo¬ ri fornaci: .E che cofa f1! Concertatur. Fabric* vn cencerroftupendo di madnali, e A mottet¬ ti,e trahendo dal difordme numero , dall'ama¬ ritudine dolcezza, dalla didonanza proportio¬ ne ,e dallo ftrepitoarmonia .rapifce ad afcol- tarlo la terra, e’I Cielo Sono anche »ergogno- fi queftì ftromenti ; ma quanto fono più vili , Canto più gloriofo ne riporta il noilro MuG- co l’honorc . Venne ( nfcr fee Luciano ) a' giuochi Pitbij vn certo Talentino detto E- uangelo , nè confidandoG d’entrar nel certa, me della Lutta , come colui, che nè di lena , né di deftrezza G fentiua fornito à ba danza; cond- gliato dalla propria audacia , fi perfu <fe di po¬ ter con la celerà , eco! canto ottener facilmcn- teil premio propofto. Giunto adunque coflui in Delfo tutto gondo di fafto, con velia intor¬ no fregiata di ptetioG riccami , con corona j io cella di foglie di lauro indorate , e con cc- L j cera [p. 255]La M r s i e a!' tera in mano fabricata di finiflìmooro , tarda¬ ta di tafti d’auoro, e d’htbeno, fcolpira delle_> imaginetted'Apollo , e delle Mufe, adorna_j d’anncilerri , e di cauiech>e di tubino , e tut¬ ta di vàrie gemme , e (mairi appatte apparr«_» compallata , e per altri ricchi arn*fì fuptrbo, e riguardeuo'e , teneua de gli fpettarori gli ani-* mi fofpefi ; Qjando nel giorno deftmato al publico paragone trà molti Sonatori , ch’alia proua erano concol fi, ecco comparire il nubi Cita[ifta,guernito d’ofìro,rilucente d’oro,e tur¬ co per la quantità de gli fmcraldi , dc’z.'.tfìri, e dell'altrc g ote ammirabile. Quiuidopò l’ha- uere con lunga artenrione tenuti d’ogn’intorno gli afcolrar.ri buona pezza quafi ftupidi, e pieni di gran concrtio, e fperanza.ecco incomincian¬ do con pefante mano à grattare, e trimpellar la cttera,rompe le chiaui, llrunca le corde, indi con rauca,egrofla «oce canticch andò,manda fuora vn garrito firidu!o,c fìrcpirofo si, che nó folo diuicne del teatro tutto fauola, e fife ho, ma per la feena fieramente rtrafcinjro , fatto berfaglio delle sferze, e delle pugna, paga le pene della fua ambitiofa arroganza . Dal» l’altro lato entra indi à poco in tenzone il po- uero Eumelo Eleo, con cotta lacera , con chio¬ ma fghirlandara , con cererà di legno, icuibi* fcheri rofi più dal tempo,che dal tarlo, dauano altrui poca afpettatione di gentil fuono. Con tutto ciò tocca con piaceooh dita le fila, carteg¬ gia Pintauolatura con bell'arte,e da ben’efper- to maeftro alternando à tempo à tempo hor graue,hor dolce nel fuo arguto rtromento.e ri¬ cercate, e ripoloni,e trilli, fcioglie la lingua , e rompe il filentio con noce così canore , & ar¬ mo» [p. 256]Diceria II. 147 monicht.cht con altrettanto applaufo della Aia ftodeftia.quato al primo hebbe fcherno, e fup- plicio alla temerità, à grido di tiombe della pu- gna è acclamato vincitore. Veder SatsnalTo ve¬ nite in duello con CI)rido nel grande apparato del mondo con si beila mortra , incoronato di trofei,tutto faftofo,& aitici o per le tante prede, che dal Parad (o hauea tratte feco , e che rutta¬ la all’eterno precipitio traheua dalla terra , ò che vago fpettacolo, ò che fontuofa oftcnrat'o- ne faceti* egli di si , e delle fu; grandezze aUa ritta degli Angioli, e de gli huom'ni . Non t/t foti/ias /upir ttrram,qu4 cemfarttur ti. Chi hauelle dall’altra patte veduto Clitifio veftito di viltà, cinto di miferie , fatollaro d’obbrobri , bruttato di filiue,macchiato di fangue,trapana¬ to il capo di punture,teuipeflato il corpo di pia- ghe,con chioma fttaceiata.coo batb 1 ìuelta, có fronte china,con bocca amara, con occhio liu;- do,con guancia Squallida, ignudo,deprezzato , dtlufo.prouetbiato, percoflo, humi 'aio, e (lina- nito.tron l’haurebbe mai giudicato p-> quel,eh’ egli era. Nca tfttifpeeits,ntqut d’tor^idimus tnmIó' non trut a fptcìm. Viene il Diauolo con .vno ftroroento pompofo , e quello àia vanità del mondo,la cui taratura èia fuperbia , i cui piroli fon le ricchezze, le cui corde fon le lafci- uie.icui fregi fonoi diletti fenfuali. Alletta con jnfìdie, lufìnga con vezzi, promette agi.olftej tefori. O/ltndit ei omnia riga* muniti, ó< glo¬ ri *m forum Pompe,lurtì.gio'e.traftutì^piaceri, folazzi, tutte bugiarde illusioni, e fantaftiche.» apparenze di fplendore. Transformatft in An~ gtlum lucis. Viene Chrifto allo’ncomro có vn* Cererà vile, e quefta è il legno della Croce. Se » [p. 257]4? La M v s i e a.’ la folete bicorne , ecco i due rami dall'vna^ e dall'altra parte. Se volete le corde,ecco i nerui, Se volete le ch'auetce , ecco i chiodi . Se la ro- fa.ecco l’apertura odorifera del coftato. Ma ri. nolgafiil rooetfciodella medaglia , & vedraflì la differenza . L’vno cuopre trà i fiori la rete , trai cibi il veleno, nel miele lamentio ,nel riW' le lagrime. L'altro nafeonde Torto le fpine lej
    • ofe i fono il fiele la manna , (otto l’ignominia
    laglona.fotto i lamenti la Mufica. Quello pro¬ mette confolatiom, e porge affanni, promette Aonon.e porge infam e, promette npofi, e por¬ ge fatiche . Quefto dà imperi, e dimoftra baf- liezze,dà conforti,e dimoftra flagelli,dà canti,' e dimoerà pianti, lugum mtum fuaue tfl, ó> énus meum Itue. E che ne fieguc? Mentre quel¬ lo pauoneggiandoG nel teatro delI'Vniuerfo ardifcedi fard competitore di quefto , e corui» «fio lui gareggiar nel canto , refta vituperofa- mente confufo, & à guifa di nuouo Marfia fu- peratodal vero Apollo , fpogliato della pro¬ pria pelle, cioè priuo di totte le fue forze, lafcia la vira fopra quell'albero trionfale. Vt qui per lignum vicit, in Ugno qmque vinttretur. O- limpo (come racconta Ariftofieno ) fù il primo «he cantò con la tibia sù la fepoltura del Pi- thone i funerali di quel Serpente . E nella morte di quel moftroliorribile da lui faettato di cui fi dice, Drag» mMgnus.Strfens antiqum, canta,e Tuona dolciflìraamente Chrifto.Et ecco finalmente, come tanto la Mufica Stromentale, quanto l’Humana, e la Mondana, nella Mufica di Chrifto fi comprendono tutte.Ma certo qua¬ lunque tutto'l progrefso de'fuoitormcti altro in effètto non fia,ch’rna Mufica amorofa, la Mu¬ fica ' [p. 258]Diceria II. 249 fica nondimeno , ch'egli in queftì vltimi accin¬ ti fparge hoggi fopra la Croce, par che culto il relìo di gran lunga vinca , e fuperi di dol¬ cezza . In due parli principali (Sercmllimo Sire) confitte cucca la Mufica . Nell'Aria cioè, e nelle pacole . Da quefte due parti ogni Tuo difetto, & ogni fua perfezione dipendono . E che pera» mendue quefte parti perfcttiflitna, e dolcilTima fiala Mufica del noltro [’an , facilmente m’ iraagmo poterli vedere. L'Aria è numerofa, le Parole fon lignificanti. Il Numero fi confiderà nell’Aria , il Sentimento fi ammira nelle Pa¬ role . E quella, e quefte lon del pari mirabil¬ mente muter ofe . Il numero (pet farmi da ca¬ po) è proprio dell’Aria muficalc, anzi quel, che noi Aria chiamiamo, altro propriamente non è che numero. Hora efsendo qucft'Ar'a m lette voci, & m fette paufe dii:fa , qual numero di maggior rilieuo , & eccellenza defiderar vi fi potrebbe ? l-’otentitOmo numerose d’indie bile forza grauido efsere il Settenario , non e cufa da dubitarnej& ò fi faccia d’yno, e (ei, ò di due, e cinque; ò di tré, e quattro, quanto più andre* mole fue parti minutamente difsammando, più lo rroucremo,& in Cielo.& in Tetra.e nell’ anime,e ne'corpi, e nella N-ituta ,e nella Scrit¬ tura ripieno d’efficacia , e di maeftà . Grande in Cielo primieramente è di coiai numero la pofianza , percioche tfsendo quattro i car¬ dini di efso Cielo , diametralmente fe fteffi ri¬ guardanti, l’afpetto, che ne rifalla, pur nel Set¬ tenario è fondato, poiché dal fettimo legna fi fà,e coftuuifce la Croce , figura molto al Sette¬ nario conforme. Con fimi! nfeontro di fpatio s’allontana il Solfticcio dalla bruma , e l’£. L J qui- [p. 259]ifo La M ▼ s i e a . ouinottio vernareccio dall'eftiuo , il che tatto raffi in virtù de'fcttimi fegni. Sette di più fono i Circoli, c (ette iTrioni podi intorno al polo Attico lungo la lunghezza dell'alTe . Setta le_» ftelle notabili, Vergilie, ò Pleiadi da gli Alìro* nomi chiamate, Sette i Piatift.'.che in fette gior¬ ni la Sertimaua diuidonoje la Luna in ifpicieltj ftà erti quello numero infallibilmente ollciua j poiché quanto al mouimenro in venrorro g or¬ ni tutto il Zoduco circonda , talché viene dal fao difcoifo ad empire quarrro Settenari . E quanto al lume, pur cou si farti Sette nari Io va¬ ria , e «Mpenfa. Nel primo crefcrndo s tocur- ua informa di cerch o duifo; nel fecondo col. ma Porbe inriero d'argento; ne! trt7o feema, cmancance inmez’obe fi d uide di bel nuo- uo ; e nel quarto con Pvlrimo mancamento det fuo lume ritorna a rmouatfi. Co’inedcfimi Set, tenari difpone i fliifli , e i rcfluffi del mare_j. Nel principio del primo incomincia l’onda_j appoco appoco à mancare; nel fecondo va pian piano crefcendo ; nel terzo fa quel , chefànel primo , e come nel fecondo procede,così pro¬ cede ne! quarto . Accom moda fi anche il Set¬ tenario à Saturno, che dai più bado incornili- ciando c il fertimode' pianeti , à cui il fettima giorno è aferirro , il quale il ferrimo millena¬ rio dinota , quando I si come reftimonia Gìo- uanni ) incatenato il Dragone d'AbbilIo , ri- poferanno in vna rranqu H1 quiete le genti . Nè di minore importanza è quello numero in Terra, fpeciahneiuc fe neli'huocno li confide¬ rà , ch’à il Prencipe di ruttigli altri animali . Chiamatilo i Pitagorici Vehicolo della Hu¬ mana vita , come quello, che'l corpo, e l’ani¬ ma abbraccia in (terne , Imperoche il còrpo di qow- [p. 260]Diceria II. ifi quattro elementi è comporto , & à quarto qBalità è (oggetto : Se all’anima lì coim>ene_> il Ternario,ò vogliamo,intelletto, Memorii, e volontà,ò vogliamo Ragioneuo!e,lcrafc bile_j , eConcupifcibile. Il Settenario adunque, itqua- lei! tré co! quattro congiunge , fi può dire, che (ia vn legame ,ò vna copula , che l’animi col corpo reftrmga . Oltre, che l’huomo nè ti genera.nè fi concepe, nè fi forma,nè na fee, uè crefce,nè viue, che nella vita,e ne! nutrimento, enei natale, e nella forma, e nel concetto , c nella genitura non concorra in gran part-_» la forza del Settenario. Riceuuto ncll’aluu ma¬ terno il teme geniale , fe per (ette hore vi ri- inane fenza diffónderti , è certo , che vi fi con- fcrua per viuere. Ne'primi fette g;orm la mace¬ ria fi rapprender r3lfoda,f((Iì arta alla forma s difponfi alla impresone della humana figura, & il corpo del malchio in quarantafette giorni perfettamente fi orgamza. Nel fettimo m«fe_» (come fouente amitene) produce, & efpon fu >ri il fuo parrò . ilqu ile quantunque fia mtcmp;* ftiuo,egIi è però il pù delle volte maturo , e vitale . Dopò il parto fe debba , ò non debba viuere l’infante , la fettima hora n’e giudice, poiché chiunque oltre quefto numero l’alito dell’aria foltiene, è ficuro d’eder nato alla vita. Partati i fette dì il bambino,!! purga, e giita vii le reliquie del bellico. Nel fecondo Settenario de'g orni incomincia ad aprir le palpebre , à niuouer !e luci, a girar la vifta , Sci farfi ca¬ pace del lume . Ne! terzo non pur gli occhi muoue liberamente, ma tutto il »ifo qua , e là volgejeriuolge . Compiuto il fettimo mefe, gli (putita la dentatura nelle gingiue. Nel fecó. [p. 261]iji La Mvsica; do Settenario dc’mcfi fiede , & tà fenza timore, ò pencolo di caduta. Nel terzo fi rfipc il riregno della parola e dillingue alquanto i vagiti Nel quartoftà in piedi fermimentc, e fprd tamen- te cam na folo. Nel quinto ride,e fcherza , e prende à fchifo il latte della nirnce . Al vali¬ care del fetnmo anno , cadutigli i primi denti ,*• gli tinafeono gli altri à pili fermo ebo dif- i porti ,e la fiorila articolata gli fi difcoglie in* fieramente . Nel fecondo Settenario de gli anni i! fanciullo ingarzonfee, e fente i primi princi¬ pi} degl'incemm'naturali . Nel terzo crefcein ptrfona , difeopre i fioi i della lanugine , e fafli rigorofo , e robnrto. Infine al quarto per di¬ ritto , e per trauerfo s’auanza nelPaccrefcimen- lo della ilarura . Nel quinto la vtuacità , e vir¬ tù delle forze giouanili m toito , e per tutto Ideropie . Per tutto ilfefto vaffi nella verdura iella virilità maturando . E giunto al Setti¬ mo, ch'èia petferttone dell’humana età, nella prudenza, e nel fenna fi ftabilifce . Quando poi al decimo Settenario inchinano gli anni , Aiole l'huomo per lo più ver(o la metà conimu» ne della * ta elfer condotto , fecondo l'oracolo de] Profe-a Diei annorum ntflrtmm in ipftt JeptHagintn minis. Oltracciò i'Iiumano cor* po erefeendo al fommo, non eccede per ordina¬ ri o la mtfura di fette piedi. Sette fono igradi, ebe nel medefimo corpo tengono la dimetifio- -ne dell’altezza dalle vifcerea'U fupeficie , l'of¬ fa,le midolle.i ueroi,le venerartene,lacarne , c la pelle. Sette fono le mébra, che negre da’Gre* ci fono appellatela lingua, il cuore,ii polmone * il fegato,la milza,eie due reni. Sette fono di ef- io corpo le parti principali, il core , il petto t [p. 262]D I « 1 R I A IL ifi le mani, i piedi, e qualch'altta cofa, di cui 3 bello il racere._Setrc fono i fon nella tefla aper¬ ti dilla Natura,!* bocca,gh occhi, l’orecchie, c le nari . O'tra fette hore fenz* il refpirare_* del fiato la vita non dura . Più d' fette giorni il dig'unp non fi foffre fenza mor re . 11 g'udicio de’morbi eoo ma^i'iore euidenza ne' fettrmi giorti' fi fj, qual' perciò ì Medici Critici, cioè Siudicial fon detti. Conia proportione anco¬ ra del Settenar o crea Iddio l'anima ,e fecondo il Settenario l'anima è nceuma dal Corpo . Ec ecco , rhe "orbe’ it'la rtoftra vira morralf lutto intorno al perno d quefto facro numero fi ri- uolge Appellano incora i fegtiJCi di Pnrago- ri quello numero di virginità , e perciò à Pal¬ lai): fù confecrato, per non rflcre generato, n5 generante, petcìoche non fi puri in due patti tguali d uidere , sì ch'egli nafea d’alcun nu¬ mero replicato, nè duolicaro pattot'fcc nume- roalcuno che fi racch ude destro i confini del D 'ci, il quale è il primo termine di tutti i nu- meri. E parimente numero della religione ve¬ nerabile, e f irmidabile .eflèndo predo gli He* btei numero di giuramento, i qu ili per gli let¬ te noim di Dio giurar folcuano ; Onde Abraa- moquaudo fi rappaiumòcon Abmtelccche, in teftimomo del patto , e della tregua , Statuii feptem »gnasgregif/eorfum. Enumero di tipo* lo, perche nel fe'timo giorno della creatione. Vini requiem? ab vniuerfo operi, quo A p aita¬ rti.. E numero di beatitudine , e quinci fi derma quella vulgare apoftrof: del Poeta. „ O terqut,qunlcrque beati J
    o coi fi comprende la beatitudine doppia,deli’,
    •njcwj c del corpo ■ li numero di putita : Cosi l’im- [p. 263]if+ La Mtstca* l'immondo nella legge fette volte bifognaua | che fulTc fparfo del fangue della Paflera . Co¬ si il leprofo per fempre d’HWfeo fette voltej fi lauò nel Giordano , e rihebbe la famtà . E’- numero di remiffione, onde per eiafcmi pecca- ro ftì inftituita la penitenza di fette anni , fe¬ condo il detto del Sauio Et fup'r pecattofts ftptuplutn , E'numero di libertà percoche fet¬ te annilferuiua l’Hebreo,»» feptimo egredietur libtr. E'numero di loda , che per quefta cagio¬ ne diceua il Salmografo . Stptin in die la«> dtm dixi tiii fuper indici* iufliti* tut . E'- nnmero di vendetta . L’afferma il gran Croni. ftaMosè. Omnis , quioccidcrit Cai» , feptu. plumpunietur. Lo conférma il medefimo Sai. mifta Dauid . Rtddevicinis no/iris ftptuplum infinti ttrum . E’nuinero di correttone, per la qual cofa di (Te Chnfto à Pietro . No» din tibi vfijue fpeties, fedfeptuagiei feptiei. E nu- mero(pcr concludere) di famirà , facro allo Spirito fanto, a coi fette doni appunto (come di- terpo J fono dal Profeta attribuiti . Hor vedete
    • ’hò detto vero, che in rutta quanta la Nan¬
    fa numero non fi ritroua del Settenario pili niifteriofo, e mirabile . Se vorremo andar di libro in I bro dalle facre lettere raccogliendo fatti i luoghi particolari , doue di elio fi crac, ra, quim lo ritroueremo noumeno di rari, & altiffimi mifteri fecondo . Incominciamo dal. la Genefì . Nel fettimo giorno ( come diflì , Iddio fi ripofa . Sette hore Adamo , & Eua_» dimorano nel Paradifo delmcfo . Nel deci* mofetrimo l'acqua rompono i fonti dell’Ab» biffo. Sette animali mondi fono introdotti nell'¬ Arca . Sette Agnelli oflìe Abtaamo ad Abime* Iccbe [p. 264]Dieuu IT. iff letche . Sette anni ferue Giacobper L'a , e fer- te per Rachele. Sette giorni è perfeguitaro da labaii. Altri fette lì (anno l'elTcqu'c della fua motte dal popolo. Sette (piche, e (ette Vacche predicono (ette anni di fertilità , e di penuria all'Eg'tto. Partiamo all’Elfodo . Nel fettimo giorno fi (unifica il Sabbato , come fo.'ermitì del Signore. f,ur nel fettirnocella di far'oratio* ne Mosi . Nel ferrimo inno feome intendedejfi libera il Seruo. Pur neKettimofi lafcia npofar li terra femmata fei anni . Per fette giorni fi mangiano sjliazimi. Per (ettr ancora (ilafcia- do dar con la madre la Pecorella ,e’l Bue . An¬ diamo al Leuir'co Nel fett mo giorno (i ordi¬ nai venerar come (amo il di della requie . Il primo di del fetnmo me(r potè il Sabbato s'io» ftittjifce. Per fette giorni farti l’olFcrra dettolo- caofto. Perfette (ì celebrano Ir ferie. Nel (cret¬ ino mefe (i jpparecch'a la pompi della feda fo- lenne. Srtte giorni (ì alloggia «'tabernacoli. Sette vo'te (ì afpcrge l'altare. Sette volte (i tin¬ ge del fangne della PaTera il mondaro della Le. pra. Sette giorni (i laua nell'icqire viue, chi pa- tifcedi fluito di fangu? . Setre (ettimane fi con¬ tano dall*' no all’altrefacrfìcio. Entriamo ner* Numeri. Sette fon le lacerne del Candeìicre_» d'oro - Per (ette giorni Maria ir ritira da’padi» glioni. Setre volte Eleazaro (pruzzn col dite il (angue della Giouenca.Setre Agnelli immacola- ticomanda Iddio , che gli fi otfcrifcano . Sette »olce minaccia per lo peccato di percuotere il popolo. Sette altari edifica Balaam, e fette Vi* ielli,e fette Arieti facrifica. Per fette giorni refla immondo chiuque tocca vn cadauere human», Veniamo al Deuteronomio t Sette popoli otten- [p. 265]oano la terra prometti II fettimo annoi di te- miffione . Per fette dì non fi manica pane leui- tato Per fette ancora fi celebra la folenoita de - tabernacoli. Olleruamo Giofuè. Sette Sacerdo* ti portano l'Arca del patto . E fette giorn. or- condano Genco . E fette trombe hanno -n ma- no E nel fettimo giorno le Tuonano Ricerchia- mo i Giudici. Sette anni regna Abefan in Ifne- ]e Per fette giorni celebra Sanfone il conuico deile fu: nozze. Nel Settimo (piana l’enimma alla fui Donna. Con fette funi è legato . òette fono i crini del fuo capo . Sette ano. fono op- preiri i figliuoli d'ifraele dal Re de Madianiti. Confideremo i Reggi-' Alla fettima volta vede Heliala nuuoletta . Sette mefi foggiotna 1 Ar. cadi D o trà Filiftei . Sette giorni confumano gl’Ifraeliti in accamparfi. Nel Settimo fidi_j la giornata . Sette annidi f*me fon propoft.à Dauid per lo peccato della mormoratone . Set- te volte refpira il fanciullo tifufcitaro . Set- te huomim fon crocifitti nella ftagione della-* prima melTe. Con fette lauande è purgato Naa- man da Helifeo . Riuolgianci al Parahpome- non Sette giorni digiunano i Cittadini di labcs dopò la morte di Saulle. Sette Tauri, e fatte A- lieti fi facnficano - Per fette giorni fefteggiano Salomone, e poi Ezechia Iafolenmtà delle vit¬ time Ricorriamo ad Efdta . Settè fono iCon. fielieri del Rè Artafcrfe . llfettimo mefe e de¬ dicato alla Scenofègia .E nel primo giorno del fettimo mefe G legge la legge al popolo . Che più » in Tobia Sara fili» R*gutlis tradita fuit (tòtem vini. E/per (eptem dies epulantes om. na cum gaudio magno gxnifi funt. In Efter ■ frtctpit RtxJepHtntunHchis, inconfpt. [p. 266]Diceria II, flaeins minìflrabant, vt intrcducerent Regi- lam. Et feptem troni Ouces Perfarum , atque MtAorum,qu> vidibant faciem R’gis. Etprt- ttpit vt traderet ti feptem puellas jpeci0ftff,mas it domo Regii.ln Giob, Nati funt ei feptemfilij, ltftderunt curneo in terra feptem diebtts , & ftptem notti bus . Nc Ialini di Dauid , Septies in die tandem dixi liti. Et argentum igne exami- vitum ,probatum terra purgatum f-pruplum j Ne'libri di Salomone.fu»!, qui odit Domi* m,& Septimum dettflatur anima eius.Et Sa- pièna, adificanit fibi domum.excidit coiumnm lepti.Et fapiètior fibi piger vtdetur feptem viril liquentibui fententiai Et feptem ntyuitiai sùt in corde inimici.Et Influì mortai feptem diesj In lfaia.Septem mulieret apprehenderùt virum in um . In Geremia , Infirmata efl qui peperit ftptem, & deficit anima eius. In Ezccchieilo. Stpiem grstduum crai afcenfus eius . In Da¬ mele . Pracepit Rex vt fucctdtretur fornax fiptuplum. Et in lacu erant Leones feptem . In M'chca. Sufcitabimus fuper eum feptem P*- fitrts [n Zaccharia . Super Upidem vnù feptem cculi, ó> feptem lucerna fuper candelalrum—< Utrtum, & feptem infuforia lucerna. Che piti Latriamo le Profetie , e caliamo à gli Euangcli. Sette fono i verfetti del Cantico de!la Vergine. Sette le dimande della Oratione Dominicale,' Sette anni dimora Chr:ftofugg'tiuo in Egitto, Sette hidrie emp'e di vino in Calia di Gallicani . Sette paniidiftribuifce Sette fporte di frammenti auanzano,Sette Demoni difcaccia dalla Donna peccatrice . Alla fettima hora fogge la febre dal figliuolo del Regolo . Nelle Epiftole Canoniche 7.gudi di fapiéza deferiue Giacomo, c 7-gradi [p. 267]ijS Li Mvsióa: virtù amouera Pietro. Negli Atti Apoftolic* fette Diaconi fi contano, e fette Difcepoli elet¬ ti da gli A portoli. Nel|’Apocali<Te fette Cande¬ lieri,? fette lampe.e fette Stelle.e fette cotone, e fette Chiefe , e fette tuoni parlanti, e fecce fp-riti affittenti,e fette fiumid’Egicto.e fette fughi¬ li, e fette «orni,e fette occhi d’Agnello, e fettej capi di Sedia, e fette Ang oli con fette trom» be , e fette piaghe, e fette vrne , e fette monti, t fette Regi. Che più ? In cento , c m Il'altrt» eofe oltracciò notabdittimo , & importantif. fimo è quetto numero. Cosi troueremo fet¬ te eci nel mondo. Sette mutationi nell'huo* mo , Sette metalli nella terra , Sette colori nelle miniere, Sette faui nella Grecia , Sette Regi in Roma, e Sette colli, Sette guerre ci. uili , e Sette Chiefe principali. Sette furonoi Dormienti . Sette fono gli Elettori dell’lm. pero, e Serte atti folenni internengono nel co¬ ronar delPImperadore . Sette fono le pene (lai bilite dalle leggi. Sette telamoni fi richieggo- na nel legitimo telhmento . Sette fono i Sal¬ mi penitentiali. Serte fon gli ordini de'Chierio, e di Sette anni puoffi ordinare il fanciullo Set¬ te rolte il Sacerdote faluta il popolo nella Mef- fa . Sette furono gli huomini annunciati dall'* Angiolo prima ,che nafeettero , Ifmaele , ifiac, Sanfone , Geremia , Gio: Batt fta , Giacomo, e Chritto . Secce fon l'Arti liberali , Sette le Mecaniche, Setre le Proh b'te. E per non vfeirt della prefa metafora della Mufica, Sette appun¬ to fetiza pù fono delle voci i gradi, e le differì- ze.e quando alla Settima fiarriua,indietro è ne. cellario,che fi ritorni.Sette parimente della voci le mutationi,graue^cuta^ircÓflefsa, afpra, pia. cc- [p. 268]DichkIa ir. RUoIe lunga, e breue . Sere anche fonodi ef¬ fe ?oci le confonanze, ò le fìnfonie. Il Ditono, il Semitono, il Dtatefsaron , il Diapente , col taono , il Diapente col fem tuono, Se il Dapa- fon. Sette ne più , nè meno fono i tuoni musea¬ li Frigio , Lidio , Dot io , MttTolidio, Hipodno f Hipohd o , & Hipofngio . Setre fimilniente le corde principali, Ipate.Pcr pate, Licano, Mefe, Paramefe, Ncte, e Paranete. E fette finalmente fono le canne fonore.che tocche, e gonfie hog- gi dal noftro innamorato Pan , compongono rn’Aria d' celefte melodia . E coutmouando pur ruttatila la incominciata mareria del Na* mero,non ri difs'io da prima , che tutta quefta Mufica era di belliiTìme proportoni piente, ? Sì pure. Hor guardare fe l'opera della Rcdcn- (ione con quella della Creatione ottimamente cornfponde , e s’accorda . Lafciamo (tare , che là ttnebrterant fuper faciem abyjfi, e qui Hntir* f*£ti junt fuper vniunfam ferrar» . Diciamo folo , che quella im prefa fi fpedifce in (erte giorni , e quella fi term na con fette parole. Nel primo giorno fcintilla la luce. Nel- la prima parola sfauilla la carità. Nel fecondo Sdiftmguono Tacque dall’acque. Nella fecon¬ da fi diuide il buono dal reo ladrone. Nel terzo fi fanno produrrei primi parti alla terra. Nella terza fi dà nuouo figliuolo alla Madre . Nel quarto il mondo gode la rida del Sole. Nella quartaChrifto fi nuolge al fommo Sole. Ne! quinto guizzano i pefci per entro l’acqoa. Nel¬ la quinta l'afsetato dimanda dell’acqua. Nel fe¬ llo fi fimfee il lauoro. Nella feda ficoofumal' operatione. Nel fettimo il Creatore refpirando fi dà alia, quiete. Nella fettima il Redentore fpi- [p. 269]i<o La M vsicaì fpirando fi ripofa . Et clamarli voce m»gn»ix- pirauit. Et ecco in Tette parole fette opere d ui» ne. O dm:no Settenario. E dirti ben'ancor’io, che la vera catedra, e la vera fcuola era la Cro¬ ce, ilche hora pillando à nuouo penfiero, torno da capo a confermare, articurato mallìmamen* te dal protertp dell’Aportolo . Nibil indicatiti me /ciré, nifi Iefum Chri/lum, & httne cruci fi* xum . E cosi è in effetto , poiché non è arte , nè difciplina.di cui il Crocifidb non ne lia maefiro, In quo funt omnes thifaurifapienti»,^ fato, tiu nbfrontini . Io pcrmc(dicc Paolo) altra Re¬ torica non voglio, che la tua ò Signote,quando perfuadi il perdono al Padre. Pater ignofceiU lis, qui» nefeiunt quidfaciunt. Altra Aftrolo- già,che la tua , quando doni il regno delle del¬ ie al Ladro, Hodie mecum erij in Paradifo. Al. (ra Grammatica,che la tua, quando fai la bella concordanza di Maria eoa G:ou>mi.Ecce film tuui , Ecce mattr tu». Altra D.aletica , chela tua,quando formi quel fotte argomento alla_j dillinità . Ditti meut. Deus mcuitquari me dt. nliqui/li ? Altra Geometria, chela rua,quando mi!uri l'eccedo del tuo fmifuraro ardore. Sitio, Altra Aritmetica, che la tua , quando agg'uftì le mie partita,e ne caui fuora la fomma Confttm- tnatttm t/t. Altra Mufica finalmente, che la tin* quando raccomandi l’anima alle parerne ma¬ ni, Patir,in manus tu»i commendo (piriti mtS, Et ecco m fette parolf fette facoltà . O virtuofo Settenario . Ma perche d’eo io, che nelTrltimi fola di ede la Mufica s'impari , fe tutte quante «ltro non fono,ch'rn bel componimento di Ma- ficai Et io foggiungo di più , che lo fteflo Croci- fillobi come è rn libro dottrinale, doue fludia* [p. 270]Diceria IL t6i do tutte le fudette fcienze s’apprendono, cosi 4 anthe vn libro muficale,doue cantando tutte le belle confonanze fi trouano.Vi (eumene di quel libro del Piofc-a fermo dentro,e di fuoraìEc- co in Chrifto dolori interni, e dolori edemi. Ma vi raccordale cofa ri era fermo? Lame», lati enei, Cnrmina,(^ Vi. Vi erano ferirti guai, e quelli guai erano efpreflì in lamenti, e quefti Irnienti erano fpiegati in verfi, eqtieftì ver- fierano medi in Mufica. Note banche, e Dote nere, innocenza, e padione. Note »eloci,e note tarde,pottione fupenore,& inferiore No- te,Vetfi,Aria, e Parole.Anche Giouanni là nel¬ la fol'tudme del fuo e(fil:o( come di fopra v'ac¬ cennai) racconta d’hauere vn’altro I bro redo- to, ma dice, che’l libro era ben chiufo , e_» fuggellato, e che i fuggelli erano fette,e che quefti fuggelli non poteuano edere aperti, ft_» nonfolodal 'Agnello, e che l'Agnello haueua parimente fette corna, e fette occhi. Ma qual’à ("Agnello rccifo.fe non Chrifto morto in Cro- de ? quali fono i fette occlv, fe non aggiunti ì i loidella fronte i cinque delle piaghe» quali le (ette corna, fe noni fuoi fette attributi,virtù, diuinità fapienza, fortezza , honore, gloria , e benedizione t quali i fette fuggelli, fe non fet¬ te fecteti profondi della fua eterna fapienza i quali le cb:aui da differirgli,fe non le fue fette Parole; nelle quali ci d.fcuopre-fette precetti vtiliflimi .cfi’eghcome Padre amoreuole lafcia a’ fuoi figliuoli nell* edremiti della vita l Che perciòall’aprir dell'vltimo fuggello, ftclum tjlfiltritiut» in Cilo ; quafi dirotando, ch'¬ alio fpirar della fettima parola col fine della ▼ita fimfee ancora il parlare, P«ttr ignofee illit , [p. 271]i«i La M v s i c a. 1 illis ficco il primo fuggelloaperto.doue c’infe- gnj a perdonare a' nemici, fittiie micum trit, ecco il fecondo, douc ci ellorta a hfeiare il pec¬ cato, e tornare a penitenza, Ef tu»j,ec¬ co il terzo ,doue ci ammaeftra à rendere il do¬ mito olTequo a’ pareri. Deus meus Detti meutt ecco ii]quarto , dou: ci confìgl’aà ricorrerea D o nelle tribulationi. Siti», ecco il quinto, do- U< ci dà ellempio d defideiare ardentemente la falute del proflìmo. Confammatum eft, ecco il fefto, done ci conforta a perfeuerar nelle buona opcrationi inftno alla morte. taterin martus fuas t ecco il fctnmo , doueci dirnoftra comc dobbiamo cómetter l’anima noftra nelle rruni di chi l’hà errata . Et ecco in fette parole fette documenti. O marauigl’ofo Settenario.Ma più Dìi piace a qucfto propofito and ir cófìderando quelle fette ISpade,quelle fette fiaccole.e quelle fette ftelle.pur da me duzi métouate, che’l me- defimo Euàgelifta fra l’altre riuelationi, lequa- li in vifione gl'apparuero, vide innanzi il trono di Dio, Si alla delira del figliuolo dcH'hiiomo^, E non vi par’egli.ciie in quelle fette parole aua, pino appunto fette fiamelle, che riempiono l’a- nime di virtù,e d’ardore? dico quelle fette gra- tie,chc dalla terza perfona della Trinità v£go» no quaggiù a gli huomini difpenf.ite , lequali fono come le fette ftelle della Tra montana, che da quelli flutti del mondo amanflìmi al vero porto ci feorgono. Andianle per voftra fè col Profeta Ifaia annouerando .Spiritum fapientit, Ecco la vera fapienza.che compatifcc l'ignota- za de’ Carnefici, hatertgnojee illis .quia ne. /cium. Spiritar» intellettvs,Ecco il vero intel- letto .che fà iotédcie al buon ladrone quel che incc> [p. 272]Diceria II. intefo non e ra da'Giudei.Hcdìe mrcum tris in faradìfo. Spiritum confili/. Ecco il reto confi* g!io, che configli* la madre a coofolarfi có vn’ altro figliuolo,Mulitr eccefilini.Sfiriium for- titudinis,Ecco la vera fortezza,chc qualunque abbandonato dal Padre non fi fgcmrnta, Diui tntvt, vt quid me dereliqui/ìi! Spiritum jcUn¬ ni, Ecco la vera fcienza , che con l'acqua della Aia parola ammorza la fete dell’humana curio* fità, Silio. Spirituspietatis, Eccola vera pietà} che per pietà del genere humano hà confumata li vita, ConjummlttHm c/l. Et fpiriturn lìmorii Vernini, Ecco il vero timor di Dio, che sù’l pii* to della motte a Dio folo fi raccomanda. Pater in mtnui tuas commendo fpiriturn meum, Et ccco in fette parole fetre doni. O gratiofo Sec- Icnario.Ma diciamo meglio. Tornitici a mente quelle ferce Lucerne , che del cótinuo ardcuano nell’aureo doppiere del Santuario. Chi sàs’a- dombrauanoanch’elle i fette chiaritimi lumi , che in quelle fette parole fopra (I cadeliere del* la Croce accende il vero Sacerdote della vera Iegge;P4«r ignofee illu, Qui inftituifce il Bat- tefimo , che c’impetra il perdono dell'antica colpa,Hodie mecum eris in Paradifo. Qui la Cfifermatione, che ci ftabilifce nella grana del Signore, Mulitr ecce filius tutti, Qui J’Eucari. ftia, che ci réde degni della diuina hgliuolaza. Dtui meni Deus meus, Qui l'ordine facro ,che ci fà domeftici, e famigliati di Dio Siti*. Qui il Matrimonio, che fpegne in noi l’arfura della concupifcéza fcnfuale. Ctnfummatum eft ,Qui la Penitenza,che confuma i peccati, e diftrugge le diaboliche forze,Pater in manui tuas.Qui l* Prema Vutionc, che nell’»Itimi linea della vita [p. 273]164 La Musica; ♦ira ripone l’anime noftrein braccio ì colui, che le glorifica. Et cero in fette parole (ètte Sa¬ cramenti. O facrofanto Settenario. Strano fù il modo ,coh cui il figliuolo di quella Vedouafù lifufc'tuo Ha Hclifeo , ilquale fopra il corpo dell’eft*nto fanciullo s’incurnò fette volte ,e fette volte sbadigliò.Sapete quaPè qoefto Heli- feo ? E Chrifto maggior d’ogni Profeta Sapete qual’cqii'fto fanciullo? E’I’huomo, da! pecca¬ tocondotto à morte. Sapete quando Helifeos’ incuiua > Quando >1 Veibo s'incarna. Sapete quando sb-d glia; Quando Chrifto muote. Sa¬ pete come lo nfufcita? Con (ette parole. Ma fa- pere con che lo fà ? Con fette virtù , Theologi- che, e Cardinali, che in quefte parole fi com¬ prendono. Pater ignofee.Carità inenarrabile in Chr.fto . Hodie mecum trii. Speranza in¬ fallibile nel Ladrone. Mutier tccefilius tuut, Fede inalterabilenella Madre. Ocus meut auli¬ re me Aereliquì/li ? G uftitia mellorab le nel Padre. Sitio . Temperanza incomparabile nel- la (ete Confummatum t/l Fortezza muincibile nella confuirutio ie. Pater in manus tuat , Prudenza mcomprenfibile nella raccomanda- tione.Ec ecco in (ette parole fette virtù . O Set¬ tenario gloriofo . Quefte fon le buccine, che per bocca di Sacerdoti fece toccateli gratin campione Giofuè, al cui terribil rimbombo Gerico già inefpugnabile fù fpiaoata . Nè fenza cagione , ò mio celefte Guerriero , ì Giofuè ti ralfomiglio, poiché s’egli con le fue parole contro l’ordinario corfo del Cielo fece fermate il Sole , ru con le tue molto più efficaci fùor de'preferirti ordini della Natura lo fai in> necclifiare, Macheparaggiohàla rouina d’ [p. 274]Diceria II. i6; vna p:cciola Città con l'efterminio di tutto il regno infernale, ch’ai fuono di quefte diuinc trombe trabocca à terra ? di fette doppi di mu¬ ra , e di fette corooe di torri era Gerico cir¬ condata . E fette appunto fon le rocche, & i propugnacoli, di coi è cinta la Metiopoli del Diauolo. Trabocca l'Ira mentr’egli prega per gl'inimici. Patir ignofct illis . Cade I'Alia ri-' tia,mentre dona il Paradifo al Ladro. Hodicj mecum iris. Precipita l’Inuidia mentre cede la propria madre al D>fcepolo,E«e mattr tua. Abballali la Supcibia , mentre ricorre humil- menteàDo, Deus meus Deus mttss. Rolli- naia Crapula, mentre hà fere di fide, e d’ace¬ to. Sitio . Tracolla la LulTuria, mentremo- ftra disfatte le proprie carni. Conjummatum iji. Và in fracalTo la Negligenza, mentre an¬ cora morendo negotia con l'eterno Padre_> Patir in manus tuas commendo ypiritum_> mettm. Et ecco fette vitij capitali abbattuti , edifperfidallaiiicontraftabil forza di quefte_> fette trombe. O Settenario potente . Ma che dico io? Perche dò met fora di cofa bellico- fa, ellrepuofaà parole cofi dolci, & armo¬ niche, che hanno fomiglianza più tolto di cor¬ de,che di trombe? l)i fette corde nè più nè me¬ no vogliono i Poeti, che fulie la Lira d'Orfeo comporta , ilquale per la cogoitione , che pri. mieto hebbe delle celcftì cofe nella Grecia,vol¬ te in ella l’ordine , & il concento rapptefen. tare delle fette Sfere; epeiciò ordinò certi fa- cnfici di Bacco lon alcune canzoni , che egli (opra la medtfima Lira cantaua. Vero èche la Mufica ( fecondo Nicomaco ) fù dal pnucipio linvlicillima,e primieramente fù da* Le Dicerie. M l’ir- [p. 275]166 La Mtsica Pitagoriciritrouato vno ftromento detto M«> nocordo, percioche vna fola corda in se haue- ua. Ne furono poi fabricati degli altri da più corde, e prima da due come la Ribeca. Indi fù introdotto il Tetracordo, che confìfteua in quattro, ad imitatione della Mufica Monda* na,la qual (come dicemmo) di quattro ele¬ menti è coftituita ; li che duròiniìno al tempo d'Qtfeo . Vi fù poi aggiunta la quinta corda da Corebo Rè di Lidia . La fefta da Hiagni Fri¬ gio . E finalmente la fettima da Terpandro Lesb o , per compire »n numero conforme à i fette corpi celefti. £ fe bene crebbe di mano in mano delle corde il numerotanto, che Boetio ne contò fotto il Diatonico diciotto , & altret¬ tante fotto il Cromatico, e fono 1' Enarmoni¬ co; le fette nondimeno, che narrate habbiamo, fono dal Prencipe de’Filofofi (limate più neccC. farie,& eflentiali. Talche di Licurgo narra Più. tarco, .che dalla .cetera di Fronide, che n’ ha- uea noue, corrifpondenti al choro, &alnu* mero delle Mufe, ne tagliò due , perche non_i intenerirgli animi fuor di mifura. E fopra quefte fette corde fette ancora erano i concen¬ ti mutici, che modulaua l'antichità. I primi furono il Frigio , il Lidio, Se il Dono ; A'qoa- li Safodi Lesbo (come vuole Ariftofleno ) ag. giunfe il quarto , che fù il Miflolidio , quan¬ tunque altri n'attribuifca i‘ inuentione à Ter- fandro, altri à Lamprede Atheniefe. Eque- Ai tuoni dall' auttorità de gli antichi (ì ritroua- no notati per celebri , che la ftruttura di c(1ì appellarono Eocidopedia , quafi vn circolodi tutte quante le feienze , poiché (fecondo Pla¬ tone ) nella Mufica tutte quante le dfapliue con- [p. 276]Diceria II. zij concorrono . Trà queftiil Frigio , come ec* citator dei furore , & mciutor della guerra , non è lodato, tua èchi imito Barbaro . On- de fi legge , che i Lacedemoni, Si AlelTandro ifleffo di quefto prouocati corfero all'armi. Nè il L'dioè menfciafimaroda Platone, per ef- fer tioppo acuto , motbido , & alla modeftia del Dono totalmente contrario. Il Dorio, co¬ me il piùgraue, & honefto atto à moderar gli affetti de II’a n mo , e i mouimenti del corpo , è (lato à tutti gli altti anrepofto, Si preilo i Lace¬ demoni ,c gli Arcadi fù in fornirla venerinone tenuto. Quinci fcriuono , che Agamennone douendo partire alla fpeditione delia guetra Tro’ana , iafciò à Clitenneftra fua moglie vn Mufico Dor;co, ilquile'in virtù (olodel pie¬ de Spondeo la mantenne caft.i, e pudica ; nc ptima potè Agifto violarla , che non facete il Mufico crudelmente monte. (I Miflolid o è proprio delle cofc tragiche, Si flebili ; &di quefto voleua intendete quel Poeta quando Cintai»! mtfìis tibia funeribus. Ma à quelli quattro tuoni alcri poi ne furono ancora aggregati, detti collaterali, l’H'podo- rio, TH'polidio, Si l’Hipofrigio, già di (opra nominati, cccsi al numero di fette peiuenne- ro. Balla in fomma , che tanto la pcrigiafia delle corde, quanto la ferie de'conccnri, pan (ono di numero a' Pianeti, & a* P'aneu tutti quanti fi nfcrifcono. Ma torniamo alla Lira d'Orfeo. Chi dirà , che Chrifto aut tote della noftra amorofa Mufica non fia egli il vero Oc- feo ì Orfeo defmò col fuo cauto il corfo de'fiu¬ mi, facendogli mirabilmente ritornate indietro M i rerfo [p. 277]t6S La M v * i c a v:ifo le prime foci loro.EChrifto contiene Pie* tro dal fuo fìniflro camino facendolo ritornare cori due fiumi di lacrime alla vera fontan.i_* della (alme.Nè forfè fenza quefto miftero vol- fc.cbe quella penitenza celebrata fu(Te col can¬ to del Gallo. Egrtjfus forasfleuit amari, & fiati/n Gallus cantanti. Oifeo con la forza del fuo pUttro tiraua le fiere feluagge. E Chri¬ fto con la virtù della fua Croce tira à sè nonu pur gli altri peccatoti, ma i crocifilfori ifteflì, animi più, che ferini. Ego fi exalt atui fuero à /erra, omnia fraham ad me ipjum . Orfeo, accefo d'amore, per ricuperare la fua Euridice difeefe trà l'ombre infernali. E Chrifto dell’ anima fiumana innamorato difeende forni* gliantemente mInfèrno per liberarla. La Li¬ ra d’Orfeofù traslata finalmente nel Cielo, e da gli Affrologiannoueratatrà le ftelle.E del¬ la Croce di Chrifto non difle egli fteflb. Tunt apparebit fignumfilij homints in Ctlo 1 Tutto mercédi quel fuo concento, non furiofo , e guerriero, fe non nella pugna contra Satanaf¬ ta ; nè tenero; c molle, le non di puro,e diuino amore; ma ben grane,e moJefto, fecondo li_j profetia di Michea. Cantabitur canlieum cura fuxuitmt ; poiché con la fua paffione tutte le noftre panioni c’infegna à moderare : ma ben tragico,c mcfto, fecondo quella di Ezechiello, Cane carmtn lugubre ; poiché col querulo fuono di quefte (ue cordi tuttela Natura muo* ue à compalTione. Lequali corde, beitchc non col medefimo ordine de’Cieli, non è però, eh’ ancor* elleno co' Sette Pianeti non fi confac¬ ciano: Pa/cr ignofee illis. QuefU per l’a¬ more fi confà con Venere. Hodtt mecum eris, Que. [p. 278]Diceria li. ifi? Quefta per la liberalità conuiene à Gioue_> . Mulier tcct filius tum . Quefta per la Fecon- dirà s’attribuifce al Sole. Deus meni , qnart me dertlitjuifli ? Quefta per l’eloquenza hà proportione con Mercurio . Siti». Quefta per gli humori hà cotrifpondenza con li Luna . Ctììfummatum tfl. Quefta per la fortezza hà commumcanzacon Maice . Fatir in mttnus luti. Quefta per la paternità hàrelationeà Saturno. Et ecco in fette parole fette corde, e fette Pianeti. O Settenario numerofo. Ma fa¬ ri forfè meglio , che dalla Lira alla Sampogua fallando, torniamo in vece di corde à fonar le canne paftorali, che quefta fù la Mufica , ch'io dal principio del mio ragionamento propofi . Di Gracco fi racconta, ch’odorando folruadi certa fiftula , ouero piua feruti fi, con cui s’ati- uezzaua à dar regola alla voce, fecondo, chc più opportuno gli pareua , & à renderla nell' eUotdio dimetta , nella narratione feruida , nell’ epilogo concitata ; nelle materie lugubri flebile, nelle liete fcftiua, nelle terribili feroce, nelle graui ripofata, & in fomma à mode¬ llila in guifi, che niuna patte era del fuo dire, che dagiufliflinie mifure armonizara non fuf- fe. £ fimileindultna pareà me , ch’adoperi il noftro Pan, mufico infieme, & Oratore eccel¬ lente, ilqual con quefta artifìcioia cicuta rende armonica cialcuna foce delle fue fante Parole, La prima canna,che priega è humile.La fecon¬ da,clic dona c gioconda. La terza,che conforta cfoaue. La quarta.che fi duole è querula. La quinta,che langu fce è pietofa . La fella,che ri* folue c acuta.La fettima,che muore i graue. Ec ecco iu fette paiole fette caune,e fette affetti dif. 170 La [p. 279]Mvsica ferenti. O Settenario benedetto. Eco quan¬ to (ì accompagna bene in quefta Mufica il fuo- no delle canne infieme con la voce dolce, Vo¬ ce chiara , Voce canora : Voce non femp!ice_>, ma conrencn e in sè il numero, e la forza di 7. voci. Che moft' luoghi fi rttrou no, doue per vna voce fola, che h profetica, (è ne fentano per la reiteratione dell'Eco repl-rar fette , hau- ui Scrittori affai gtaui, iqH.iIi piena fede ne_> fanno. Tcftimorvj di ciò fono le Piramidi d'¬ Egitto , le quali per vna fola voce quattro , ej cìnqnc ne rendeuano altrui . Teft'monif lt_> Torri di Cizico colà vicine alla porta , che di Thtaca s’appellaoa, le quali fette voci riccuu-
    • e raddoppiati.!no, e moltiplicaiiano in numero
    aitai maggiore. Ma molto più chiara proui_j re può fare il fatnofo Portico d’Olimpia, ilqual dall’cftito Heptaphonon nominaronoi Greci, percioche la tr.edefima voce quiui tratta, allo- xccchio del parlante Tempre con più alto tuo¬ no tirornauaben fette volte. Quinci difle Lu- cretio . ,, Sex Mut ftpttm loca vidi reddtre vo~ ctt, ,, Vn.t cttm tacerei ; ita coliti cclUbut ip. ,, Verta rtpulfantts iterabunt diftart- ferri . Come ciò fi faccia, io non voglio per hora fot- lihnentefpiare. Dicono i Peripatetici, che l'¬ Eco altro non è , che rifletta humana voce_>, ch’alle mura di quello fpeco , doue fi parla_j giungendo fenza effer rotta, all’altrui orec¬ chie ritorna intiera , & àguifa di palla, che_> incontroàdttxo fall» battuta, ritdedi nnouo in* [p. 280]Diceria I I. 171 incontro a colui, che la batte ; ouerodi fptc- cbio, il qual npcrcotendo indietro quella ima- gine, che gli fi fà innanzi, la riflette à gli occhi di chi in elfo fi mira ; così la roce rintuzzata^ dalla repulfa de’ fatti d’vn luogo concaao : non però diftipata , ò difperfa ,nia per quelle eh ufe voragini vagando crratxa, con inriero, e di¬ pinto fucilo fà ritorno là donde parte . I Poeti poi la chiamano coda di voce , ombia di voce, voce ignuda , voce tronca , & in fomma tale, ch'entrato già vn Pittore in capriccio di ritrar- la , fù con quefte parole qmfi per ifchctzo dc- lifoda Antonio. Et fi vii fimiltm finger» , fingi ft- num . Ma che? Duerni qual più bell’Eco di quella, thè hoggiChrifto ci fà fentire ? F.iuoleggiò la Greca Poefia, che oltre Siringa, ancor'Eco fulTe molto amata da Pan. Et io dico , ch’a_j Chrifto non fol piace l'armonia, ma fi compia¬ ce ancora di farla rifonare alle noftte orecchie; Che perciò diceua forfè Giouanni. Ego vox tlamaniis in deferto. L’Eco ( come 10 accen¬ nai ) è voce ignuda negli antri rifonante * Hot s'egli è vero , che la voce fia vna efpreftìone del concetto della mente , doue puolfi p;ù bella . metafora rirrouar di quefta per dichiarare in_j patte la generatione del Verbo ? poiché Verbo altro non vuol dir, che parola, nè altro è eh' vna fimpliciftìma nota del paterno intelletto. E sì come la voce è ft tomento,con cui fi palefa, e publica l’interno concetto dell'animo ; così Chrifto è mezo, percuificommumcaà noi la paterna volontà. Se non, che U voce, e la pa¬ iola fi diuide, e disgiunge dal parlatore ; ma il M 4 Ver- [p. 281]171 L A M V S I C A Verbo è Tempre vnitoal Padre, & è tutt’imo col Padre. Quella non porta Teco foftanza di colui, che parla ; ma quefio è confufianriale à chi lo genera. Quella alle volte è falfa.e bugi¬ arda; ma quefto è (omma, & infallibile verità, Quella fobico formata TuaniTce, ma quefto ri¬ mane per tutti i fccoli eterno. Lafcio,che come l'Eco à gliarcenti altrui col medefimo Tuono 1 liTponde .coli cornfponde il Vetbc con Tempi- terno amore a l’amore del Padre , onde riTulta quel puro,e Tauro fiaro, che Spirito fi dimanda. £ finalmente Tc Lchohabt» nella conciliti de’fj/Iì.e nellr profondità delle grorre; Eccola pietra incauata Petra autem era: Chrifius.Ec- co le fpelonche profonde. Infcraminibus fl¬ irt. in cauerna maceri». Qui del continouo quati per tati fpiragli, rifuena I ’Echo di quefte dolc'flìme voc E quefte fon fotfi quelle voci, che Tenti G'onaiini «fot del Trono. De troni frecedibant fulgura,tonitrtia,0> voces. Tuoni di dolore, folgori d’amore, & voci d’armonia procedono dal Trono della Croce di Chrifto, Ver,!<■ quali fono appunto Tette , come quelle del Topranarrato Portico d’Athene,anzi, come «juelle del concerto del Cantore Hebreo. Vox in magnificenti». Ecco.Pater ignofee illis.Vox frtparantis ccrteos.Ecco.Ilodic mecum tris in faradijc. Vox intercidenti; flammam ignii. Ecco. Mulitrtccefilius tuus. Vox concutientis deftrtum. Ecco. Deus me»s,vt quid me dtrtli. quifliìVox fuptr aej14as.Ecco.S1tto.Vcx cìfrin- gearis etdros Ecco. Confummatum t/l. Vox in •uirtute. Ecco .Pater in manus mas commende fpititum meum . Et ecco in Tette voci,& in Tee* te parole tutto l’ordine dell’ Arpicordo di Da- [p. 282]Diceria II. 171 uid . O Settenario mifteriofo ,.ò Numero per- fcttillìino. Ma perche i Nerui della mia cese¬ rà per la frequentatone del continuo battere non fi fpezzino, farà bene con rn’aitro'piccio¬ lo interuallo rallentargli alquanto , per potere poi con maggior franchezza il rimanente del¬ ia mia Mufica profeguire, M s DEL- [p. 283]DICERIE SACRE, DEL CAV. MARINO- La Mufica . T A K T E A KT JL . VOrrei (Screnirtnna Sire) gran parrede’concttti , clic in quefta ric¬ ca materia mi fonrabóondano, ftu- diofo della t>icirri tralafciare. Ma sì cornea] tafteggiard’v»liuto, mentre vna corda fi rocca , I* altre (pomatamente nfooa- no, quantunque fcparate , e lontane; cosrap* punta nel mio rau/ìco ragionamento al fouuc- «ired'vn penfiero,rni/le, e miU'altrioffereodo- mifì innanzi »e ne concorronoda fe (l'-ffi . Ma per accorciare ho»g'mai quel lungo apparato di cofe,ciieperdifpotrei mezi , 5t ageuolarc le difficoltà del foggftto, allo (patiofo edficio del mtu .^.icoifobò ftabilitopei fondaci cut»,mi ri¬ to!- [p. 284]Diceria II. t7; foltio d’accoftarmi alTvJcima, e prineipalcir- coftinza Ji quefta Muli» Tanca . Già della vo¬ ce parmi.che fi fia fin qui ragionato à fufficien- za; Ma fe vogliamo Tenza ammofità filofofarne il vero.chi non sà,che la voce indirti ma, inarti¬ colata, e nulla lignificante, da per Te ftefla è itn- perfeita?ncfi può con buona ragione dir Mufi- ca,ma p’ù torto vlulato fermo,quella,che Tenza confiderai eTpreftione di parole, e di concetto rimbomba . Non bà dubbio, che’) vero con¬ cento fi forma di fuono, c di voce. Il Tuono è Tp rito Tenfibile , cioè qualità , che per l'vdito fi comprende quanto T aere fi muoue, e fpczza trà due corpi infieme battuti, e Te bene Tenza 1* aere non può fùfliftere, non è peto della natura dell’aere . La voce è Tuono , e fpirito animato, cioè aere viuificato dail’anima Tenfitiua , man¬ data Tuora dalla bocca dell'animale, quando gli ftromenti naturali fi percuotono infieme, & ef- fo aere per Io mouimenro della lingua nella_j gola , e nel palato fi riuetbera Ma la parola i fpirito informato di Tuono , e di voce , non pe¬ rò Tenza d'ftintione, e fignific inza formato , e quindi procede il canto armonco, e'I concen¬ to mulicale , il quale dalla Tantafia, e dal cuo- re Tpiccandofi, c con l’aere rotto, e temperato toccandolo fpirito humano, e (eco l'affetto dello delfoCaniore incerto modo portando, viene altresì à Tcrire fin ne" più profondi Teoreti l'affetto dell'vditore, i cui fpiriti Tcorrendo tut¬ ti allo fpirito Tenfibile, che nceue il Tuono, cef- làno quafi da ogni operatione quando l’odo¬ no . Parole adunque Tono neceflarie alla Mu- fica , onde tempo mi pare da far paffagg o ( sì tome l’ordine richiede ) all' eftreinocapo del M 4 tuo [p. 285]17 6 La M » s i c a'. mio primo proponimento, dimoftran do dopò il numero dell'Aria la forza delle parole, che nella noftra Siringa.fi cantano . Et-eccoei alla prima canna, e qui incornalo,! la noftra me* ìodia del noftro innamorato Pai, Patrigno- fet illis,quia nefeiunt, quid facilini. O pa¬ rola ineffabile, ò dolcezza mirabile , ò carità memorabile à tutti i fccoli ! Venite ò Serafini ardenti à predicar quell’amore in terra voi , che lo fornite nel Cielo, che bei» è degna della vofh j angel e» eloquenza materia di fuoco ; ò piacciatn almeno con quel calcolo accefo , con ct»i purgafte le labra d’ffai.1,tergere l’md'gnità di quella mia lingua impura , Se intubile à ragionarne. All’ ofeatar del C'ie!o fi vede fcintillare il lampo. Allo ftsndfr della piog¬ gia fi fenre fcoppi.ire il tuono. Ocoraeer* ©ffùfcata que)la cePefte humani:à, Se òche lampo infocato d’amore . Ocomt pioueuana diliiuijdi fangue quefte fentiffimc vene , Se ò che tuono di voce amorofa. Pater igne/et il- /»>. Tutto il mondo à qnet?a morte fi contur¬ ba, tutte le coftnceuono qualchea'teratione, eccetto l’amore di Chrifto. Il Sole s'ofcura,ma non s'eflingne l’amore.La terra trema,ma non vacilla l’amore . Le pietre fi fchiantatio, ma non fi rompe l'amore. If velo fi fquarcia.ma l’amore riman fempre intiera , Fortis eli zt mors aitili». ! fuoifteflì attributi fc ns fi an¬ no tutti in cetto modo abballati, t confali. La potenza . Vah, qui dtflruis templum Dei , & in tribut diebui rt&diflcns illud . La Sapieo^ za . Propi>etiz.a nobis , quii tfl, qui ts-pcrcnf-' //.La bootà.Si non e [Jet bic malcfachr non libi iradidifsmus tum.La, innocéza. Rtvsffl mer¬ iti. [p. 286]Diceria II. *77 tìi.La giuftitia.H«»t inumim'u probibtntem tributa duri Ci/ari . La prouidenza. Situa Cbriflut jaluù fac tcmetij>ià,& not La verità, Quid efl verità ? La macftà.■<!'<« Rex ludi», rum.Là carità fola,fola l’amore lì (erba intatto, nè detrimento alcuno pacifce. A qua multi non fotuerunt extinguere chiritatem. Pater igrw- fteillis. Ben tifi puòdir Signore,si come gii tu dicelìi al Bottigliere di Cana Galilea. Tu an¬ tera feruafli bortum vinum v/que adhuc . Fio qui hai confctiuco finsero , e puro quel vino dell’amore , di cu> d'ccua la Spofa . bibite,& inebriammo ckanjftmi ; quel *1110potente , ? i gagliardo.chc ti ridulTe alla ebrietà T»nquar» fotttns trapulmus àvin». Infìno ali’ villino della vita. Infine dikxn et» . Quafi fiaccola, che giunta prclio al coufumarfi, gitt.i maggior vampo di luce. Quafi honuolo, che ewando s.’ accolta al tocco delittore volge più veloce¬ mente le ruote . Quali Cigno, che vcjio a_j morte più foauemente canta ; ancorché haiibra ( lutto il corto della vita palefati all’huoruo de] fuo ccleile amore fogni infiniti, nondimeno mentreali’boraeftreniafi auu'cina, Infinem dilexit ecs. Vanno molti fpecolando la ca¬ gione , per la quale canta il Cigno morendo, uè fi è fin qui fopra di ciò nttouata opinione.» collante . Faceuafi à credere , petfsafo da' detti di Pittagora fcioccamente Platone , che_j il Cigno hauefle l’anima feparata dalla mate¬ ria, foprsuiuenteal corpo, cupida della fa¬ pienza , e che quindi auuemlle.che quaG coufa- peuole della futura immortalità, e ore/ago A’ vna vita più tranquilla , ne gioiua, e cantai», Tutcauia ò fia per ccitc penae,che quellVcctll®
    • 7* [p. 287]L a M r s i c a'.
    habbia fitte nel capo , le quali in quel punto fìmuouauo, e gli diano indirò del fuo morire, òfia perche bauendo il tratto de! collo affai lungone nodofo, mentre dal petto alle fauci ti. ra lo fpirito, vada il fiato per entro quell'oblf- quo canale della gola ferpendo.gorgogliando, e tremando,onde formi vii mormorio fimilej al cantore;ò fia (come p.ù è verifimile ) per lo concotfo del fangue fpinrofo , che gli fi acc». mula intorno al cuore, e lo faccia brillare. Comunque fia, bada (quefto è cerrifiìmo) ch’¬ egli celebra folenniri della fua morte col can¬ to. O Cigno diuino, non fioro Rè d’Hetru- fia , fatto Cigno per dolore del precip;tio di Fetonte; ma vero Rè del Paradifo,fatto Cigno per dolore della reuma dell'huomo. Non de¬ dicato à Febo, come animai Solare , ma lo ftef- fo Sole di giuftitia . Non fiero alla vana Dca_j d’Araore.ma Io ftefso Iddio d’Amore . Taccia hormai la Gentilità menzognera , che’lfalfo Gioue innamorato di Leda , fi trasformali in Cigno, & Helena gcncrafse. Diciamo noi, che innamotaro della noft ra natura ii vero Iddio , fi è fatto Cigno, & hà generata la ChiefLj. Hor quefto Cigno fentendofi oltre l’vfato , e con maggiore ardor,che mai, morder le vita¬ le, c pungere il cuore da quegli fpitti gentili del fuo tenero , Se amorofo affetto, ecco, che morendo canta . Pater ignofet illis. Vaticinò Socrate la futura grandeza di Platone fuo al- lieuo fognando di tenere in grembo vn Ci¬ gno pargoletto di prima piuma , e per naturai candore riguardeuoie, il quale appoco appo¬ co rnefse le penne volaua in alto , e riera* pitul’aria di mirabile melodia i quafi con.* que- [p. 288]Diceria I T. »? f quefta vifione l’eleganza della facondia, e dcF* la dottrina platonica ptonodicando E del no* (irò Ct»no,che prefag i j. Hie trat magnus & fi¬ lini a! affi mi vocabìturp he progredì? Putr te- (ut profictebat fapiemia & Mare,& gratta a- pud Deumfo bcmsntstchz volotCrrm exalia- utritisfiliù hommit'tunc eognoftetis, quia eg* fnmlche armonia >l-»tir ignofet illis, quia feiunt quid fuciunr.l'i Cigno fù ftel Ufirato trà ìeimagmi del offe; Mi quedo è C ’g no ,è Signo¬ re delle delle del celo- Et è da norare.chefsi co- me ha tino o (Vernato gli Adronomi ) nella ima- gine di Cigno hà cmqoe delle fegnabte fri l“- alcre.Ie quali fono m tal manier ; finiate per di¬ ritto, e pertrauerfo, che formano Tiiaquadca- turadrcioce. Chi vide mai più bella analogia di quella , chi- trà quel Cigno celefte, e qticfto Cigno foprac; lede fi t roua ilqwl i fregiato di cinque purpuree rtellc>(ma cedano pur le delle allo fplendore delle fue piaghe Jfhifsene anch'e¬ gli in vna croce Jikeforc quella croce idefsa fa¬ rà pare alla fine ancfi'ellaf^ià *f I d ifi 'O quan¬ do della Cererà l'O. fto ragionai)afsii'ita , «_> trafporrara trà le più chare delle del celo. Fu¬ rono i Cigni da Horatio elvamati purpurei_ t>Purpurets ales clcribus _ Come , e perche quedo colore fia dato afsf- gnato al Cigno,non. fia al prefcnte m a cura di ricercare . Alcuni intendono per bianco. Al¬ tri l’interprcrò per he Ho. Baderà fapere,ch’el- la è maniera di parlar figurar», c poetico, non però nuoaa;ò inufirata nelle Senti ore idefsej „ poiché difse anche Geremia. Catididiorts Na¬ zari» eius niut, nitiiitrtt latte , rubìeundin- tts ebore antique ? Ma io per me non vecg* [p. 289]k8o La M t si ca! qual Cigno fi pofla veramente dir purpureo le non Chrifto , candido sì per la purità imma¬ colata dell’innocenza, ma della porpora del fuo fangue tutto colorito , e vermiglio. Del fuo candore ce ne faccia fede il Rè Sauio. Can- dor lucii e.ternt.. Del tortore riportaticene al Profeta. Quare rubrum eft indumentum tu• um ì Ma come fi accoppino bene infieme que¬ fte due qualità di bianco, e dirotto, impariam* lo da quefta medefimi Spofa , che feppe sì ben lodar la fua voce. DileBm meut candiditi, & rubicundm. Candiditi, ecco la bianchez¬ za del Cigno. Rttbicundui, ecco il Cigno pur¬ pureo; che fono appunto quelle due vefti.l’vna bianca, e l'altra rolla, che pur’ hoggi gli fono mette intorno. Quando il Cigno conofce ede¬ re arriuato al termine della vita, dicono, che fi ferma fopra il margiue d’ma fponda , e quiui dopò l'hauer fatto cerco circolo con l’ali, po« ftofi nel mezo , incomincia à fciogliere l’argu- tia del fuo canto. Tale appuntoparmi di ve¬ dere il mio Chrifto lunge l’amaro torrente del¬ la paflìone, pretto la rocca nua del proprio fan- gue, che in mezo tutta la corona delle creature fpetcattici.fpandendo fopra la croce le braccia, forma vn cerchio perfetcìflìmo.che fi diftende à lutee quattro le parti dell’vniuerfo . Operatiti tfl falutcm in media tura . Halli però da au- tiertire, che non fuole il Cigno per ordinario fnodar mai la lingua alle fue canzoni, fe non.* quando fpira Fauonio,venticello placido,e leg¬ giero , genitore de’ fiori, il qual con fuoi dolci futturrecti par quafi, che lo inaiti al canto. Et anche il Cigno,di cui ragiono, all’hora appun¬ to prende à cantare , quando quel fanto fiat» del [p. 290]Diceria II. iSi de! fuo diuino amore, Zefiro molle, efoaue, e di quanto bene fi produce al mondo fecondil- fimo Padre , che è quello iftelfo , che lo faceua palleggiare ,ad anrampo/l mcridiem , con la fua virtù toccandolo lo (limola maggiormen* te. Saluofenon volellimo dire, che'l libilo dell’auretta dolce,e fottile fia il folpiro di quel- l'al ro ellrcmo, quando anhelante, e moribon¬ do, tr*d’dit fpiriturn.Hot'all’ellalare di quello vento amotofo, vdite come dolcemente flebile, & amaramente (oauc il cauto del noflro Cigno ù fi fcntirc . Paur ignefee illii. O mifterio da non contemplar fenza lagrime , ò fauore da_* non potetti, fc non con altrettanto amore pa¬ gare . Mentre il Cigno canta, tutti gli altri vc> celli afcolratori (fe crediamo à Meliltojpiem di merauiglia, e d’atrentione ammutirono, Ahi qual farà quell’ingrato cuore , che'l fuono di quelli canori accenti,non honori con filentio,e con piatito? Audite cccli,& obflupefcitt,& *d- miramini omnts gentes . Il Cigno fi tiene da’ nocchieri per nuntio deliro di profpera naui- gationc ; onde finfero i Poeti, che Venere dall' apparire de'Cigni il ritorno della perduta ar¬ mata augurale ad Enea.Ma d'aufpicio.ò quan, to più felice apportatore è quello Ggnoa'na» uiganti del mondo, che trà gli fcogli delle ten- tationi, e trà le fortune delle tr bolationion¬ deggiare . Spes me» tu in die afflicfitnii. Sa¬ lta noftra in tempore tnb ulationìs . Il Ci¬ gno è di fua natura humano, benigno, epia- ccuole, non hà fiele, nè fuol giamai nuocere , s’altri non l’irrita ; £ fe ben con 1' Aquila hà naturai nemicitia , non però mai l'offènde, fe non è prima da quella oiFcfo, O che fìupenda con- [p. 291]iSt La m v s j c A . conformità. Non diffidi della mifericordia di Chrifto,chi pecca, non defperi del perdono de’ fuoi falli chi fi pente , percioch’egli è tutto pie- tà,e tutto amore , nè mai s’adira, ò fdegna, fe non prouocato dalla maluagirà de'peccati , e dalla oftinrua peruerfità de’peccatoti. Cui prt. priù tfl mìftrtri stptr,&p»rcirt.Chc fia vero, comprender fi può dalla Mufica del fuo canto. Patir ignoftt illis. Pù ricercata nel connito di Plutarco la cagione , perche da qaell'antico Poeta Greco fulle ftato detto : Mu/icam deett amor. E per molte ragioni (ì eonchufe nonj eflercotal prouerbio fenza buon fondamento di proua.Mi qui fon'horaiocofhetto à dire il contrario, Mufica doctt amortm ; poiché dalla Mufica oltra mirabile di quefto Cigno amoro- fo non è dottrina,ni fecreto d’Amore, che non s'impari. Fù per Mufico illuftre, e famofo dall’ antica Grecia celebrato Tirteo, non già per al. tra cagione,fe non perche col fuo cantare irti* taua all'ira,& alle battaglie la giouentù ; Onde dal Poeta meritò quell’Encomio. ,, Tyrttufaut mara anima in MarticUt bella nVtrfibus txatHÌt. Valfe non meno in ciò Senofonte, ò (come altri vuole ) Timoteo, il cui canto fù potente ad infiammar di furore il grande Aldlandro , e fargli dar di piglio all’armi . D’vn’altro Cantore fà altresì memoria SafTone Gramma¬ tico, il qual fonando, e cantando à tanto (mo¬ deramento di rabbia concitaua la mente di chi l'rdiaa,chetrafportar fi lafciaua infino all’ vltima infania . Ma lunge da noi sì fatta for¬ te di Mufica j Vadane pur tri gli efierciti t [p. 292]Diceria II. jSj Ctra’foldari nelle fanguinofe campagne , qui- dì trionfi , c capacitici petti dr’Chrifttam fia per fempre in tutto, f per turto band ta . Perciò Diogene hauendo il cafo di Senofanre rdiro : 0 quanto (d (Te) Mufico migl ore fora egli At¬ to ,k canto Caputo haueile ritrouar tale , chs_> l'animo d’AlefsHro furiofo n’hautlle fentito il freno piti tofto, che ripofato lo (limolo ; quin. ci molto p ù lodato fù Empedocle , il <]ualc_» ad vn’orgogliofo, Se iracondo gioitane, ch«_» col ferro ignudo in mano vn fuo hofpite affali* na , fedandocon Mulica non tanro filiera la_j colera, gli fece deporre in vii medefimo tempo il pugnale, e Indegno O benigtuflirao.ò man-» futtiìfimo Mufico,che qtando vedi la ditiina_* Giuftiria piùciuccofa contro l'hiiomo Hringer la fpada per dargli de’commefli delitti il meri¬ tato caftigo >*021 quando redi il paterno rigo¬ re più adirato con la delira tremenda vibrare il fulmine per punir cotoro, che malo tratta¬ no, all’hora con le tue mufiche note gli fai ca¬ der l’armi di mano,e placato il fuo furore , lo sforzi, lo torci, & à tuo fenno lo pieghi à cle¬ menza » Onde fe gii Caligula ammirò l'affec* taofa manfuetudinedi quel giouine flagellato, e compiacque!! della tenerezza del fuo lameu- to,mentre fri le battiture,form*bat(pei vfar le parole del Suctonio) elià infitta gemi- tuqut ftrdttlctm , quanto piùdourà il gran Padre del cielo intenerirli , innamorato dalla dolcezza di quel canto ancor trà i flagelli, c trà 1 dolon (o>uiffìmo;.P/ir«> ignofet illii,qui» nt- ftiunt quid faciunt. Pur come voglia direj. PADRE ,fe Mosè tanta auttorità hebbe teco pregando à fauor d’vn popolo idolatra^ d’vna [p. 293]z&4 La M v s i e k. donna mormoramce , ben debbo io con mag¬ gior fidanza da te impromettcrmi l’effetto del* Ja mia richiefia, mentre per coftoro intercedo, che fenza faper più , che tanto mi offèndono. Ai cofpetto de'Magifttati temporali in nva di- fefa io non aperfi mai bocca : Ma innanzi al tuo Tnbunale eterno per la tutela , che hò pre¬ fa dell'huomo grido ad alta voce. Quando io trattai teco de’miei imerellì , appofiTa condi» tione alla preghiera . Si poflìbili efl, tranfeat, Hot’m cofa doue importa la falaezzadi chi a- mo tanto , la mia dimanda è fenza elaufula^, patio allolutamente, è neceflario, che io fìa_* cflaudito , così voglio, falioinogni modo. parer igno/ce illis. Non ti chiamo Rè, perche gh affligga, non Signote, perche gli punifea , non Gudice,perche gli condanni, non D.o,per¬ che gli factti ,ma Padre cletnentilfimo, perche perdoni loto. Io ftimo più la viti di quefte a- nime, che la mia propria : e tu deui più Rimate la carità, con cui ti pnego, che l'iniquità, coru* cui eflì mi crocifigono. E fe ben dillì,che mag¬ gior carità non fi rroua, che morir per gli ami¬ ci, non credo io peto di morire per gl’inimici, percioche inquanto à me niuno voglio hauer per ta!e;Et auuengache alitimi babbi a in odio, tutti nondimeno da) mio canto mi fono amici} jtnziGiuda ifteflo quando venne con tanta per¬ fìdia à tradirmi volfi honorare di quefto titolo afFcttuofo.E perciò habbiaoo(ti priego) fine in vn medefìmo punto la vita mia,e l’ira tua. Fin qui la Gmfticia hà troppo potuto,c fempre vin¬ to. E’ ben ragione,e tempo, che la Mifericor- dia trionfi.Vuole il douere,che appo te vn figlio polla più d'vn feiuo, Fà adunque, che quefto [p. 294]Diceria II. i$f fangne, che chiama pietà fia più efficace teco di quello d'A belle, che gridaua vendetta . L’igno¬ ranza fuole fcufate i delinquenti. Se l'humana natura è fconofcente.la mia duina uaura è fco- nofciuta , perche ntfciunt quid. E quefta non sò s’io mi dica Oratione , ò Mufica , Ai di tanta forza , che non altra cofa ( s'io mal non giudi¬ co) diede allaconucrfìone del Ladrone la (pin¬ ta ; il qual ( per mio credere ) (ìnpido , Se atto¬ nito à bontà così infolita , ftraordinaria , e fo- pr,maturale , com’è l’eflere vfficiofo per gl’ini¬ mici nel colmo delle villanie , e degli affronti » fubito ne tira la domita in confeguenza, ej muouefi à chiedergli parte nel fi» reame , on* de gli è rifporto. Hodie mccum (rii in Para- Ufo . E quefta è Ja feconda canna della Sam- pogna, la feconda Parola della Mufica diChri* Do, Parola non meno amorofa , che la prima . H mi fero ladro non gli chiede, ch’vna iempji- ce rimembranza futura, e ne riceue in dono la beatitudine prefente . O amore fmifurato , fmoderato , fourabbondante , fouraecceden* te ! Mtnfuram bonam, & confcrtam, & cox- fupirtjflutntim . Che diretti Ifaia, tu che già vederti quefto fommo Re di gloria frà gli Àngioli in trono ? Che ne direfti tu Pie¬ tro , che lo redefti pieno di luce , e di maeftà fràHelia, e Mosi ? Ahi guanto vi paricbbe_» differente Spettacolo narrarlo hora in Croce frà due ladri federati pallonaro , e pendente. Ma con licenza di Paolo , che dille. Non r«- finam arbitratus tfl, Non fenza cagione, ( e peidonami vn tanto ardimento ò Signo¬ re) dico io, che ciò t’ausiene. E fedi propria bocca tu fteflo alla Coorte parlando,quefto tuo- [p. 295]116 La M * s i e a titolo volerti dìtli.Tantjuam ad taircntm txi- ftts cumgUdìjS'&fHflibus comprthtndtrt mr? perche non farà à me leci o ancor di dire , che tu come ladro in razzo di due ladri fei afHfso meritamente ; I miei primi padri rubbarono il pomo . Prineipts infittiti focij furum . Ma (U Tei ritrouato col furto addofso. Qat non rapui fune exolutbam. Eua, & Adamo volfero rapire la Somigliànzà,e la fapienza di Dio. Eritit ficut Vij/cientts. Ma tu fei condannato dalla Giu- flitia . Cum pttcatortttfftmus, Chrijìui fra ttabii mortuut t/l.O Ladro fanto, Ladro caro. Era mia quella Croce , erano miei que'chiodi, e quelle fpine ; mio era tutto il fjfcio di que’- flagclliche ti hanno cosi malconcio.A me fìdo- ueuano il fiele,l’aceto,e la lancia.Mia fù la col- pa.e miaefser doueua la pena. Mi fu per r«b- barmi ancora il cuore, volerti tutti quelli tor¬ menti rnbbarmi. Qual marauiglia adunque , fe tta'Ladroni Conuetfì, e fe aH’vn de'due có det¬ ti così correliti vol^i? Hodit mini tris in Fa¬ rad i/o. E cerco chi con ladri collama , non è gran fatto che dcH'efseroHo del rubbare pren* da anch’egli à dilettarli . Ecco vo’auima tolta fottililhmamenteda Chrifto fuor delle bran¬ che dell'infcrnal Ladrone.Et ecco Orfeo, che.# già incomincia à tirar le fiere . Fiera feluaggia età quello malandrino, auuezzo fempre ne’* bofehi à depredare i pafsaggieri : & hora da quella Mufica uon più vdtra fi fente rapire, on. de apprende anch’egli à cantare fciogliendo la lingua non meno à riprender i'impatieuza del compagno , ch'à dimandare il regno al Si¬ gnore . Parmi in veggendo colà fopra due_* tronchi di Croce il Ladrone , e Chrifto , & ni [p. 296]Diceria IT. 187 &infentendo l’vno, e l’altro parlate, di fe¬ dere , e di fentire appunto vn paragone di due rccelletti canori , che fopra due aibofcclli concertandoti infieme contrapunteggiano à gara. Bella inuentione c quella , che fogl oro gli vccellatori vfare nellecaccie desolatili per I tifargli al lacciuolo.ò all'vfcio; Percioche sù la t cima d'vn’hafta vno ne legano , e lo Aringo- ' do in guifa.che’e’fi dibatte , e cantaci cui can» | to gli altri mentre ricantando concorrono,nel» la panuia.ò nella rete vicina s'intncanc. Simile in gran parre è l’aitificio vfato dal gran Cac- • ciatore del Cielo. N un quid caitt auii in la- qutnm tbfquaauiupt 1 Egli per farpreda^» dcll'aninie peoitenti fi fcrue di quedo gemiliffì- mo rxh arr.o confino sù'l palio della Croce, il- quale ò con che do'ci, e con che pietofe uottj hà quiui cominciato a cauta tc . Raccogliefi da Virgilio, che quando gli vccelli cantano fette Tolte c fegno di futura fetenità . „ Turn liquidits Corni piffa tir gutturA vocts , ,, Et quatir gtminant. Chiatillimo fereno alle nodre mortali tempe¬ re: pnofTì ben’hoggimai fpetare dal canto di quedo diuino vccello in cima à quell’albero eccclfo (ette volte replicato, Sicut in firuo gl«- citi folutntur piceni a tua Et ecco vn'altro ve* , celJino,ch’allc fue voci cantando,e verfeggian- do fpiega l’ali da locane contrade, e riman pre. fo . Vocans ab Oriniti aucm , & di ttrra Un- j ginqua virum voluntatis min . Onde s’egli è vero ciò che’J Sauio dice, Atiium Jcnus fuxuis; non deue certo d’akolcare 1 paflaggi dell’vno, & dcll'alcro rmcrefcerci, Miro Chiifto che in [p. 297]tS8 La M v s i c x vn legno (ecco languifce,dall’ eterno Verbo la- feiato folingo > quanto al concorfo, e lo rafto- miglio ad vna vedoua Torrorella.laqual quan¬ do hà perdutoti contorte , non beue mai itu* acqua chiara , ni pofa mai in ramo verde , ma ftalfene in sfrondata pianta gemendo fconfol»> ta , edolenre, Vox tM'turis Audita eft io tir\ r» ntjlru. Miro il Ladrone vicino al chiara Sole della diurna miferìcord.a lafciare il pecca¬ to, e l'agguaglio ad vna gionane Rondinella, la qual come prima incominciano i raegi del bel Pianeta intepidì à temperar l’afprezza della ftagione delle Piramidi di Menfi (ì tragitta a_j Soggiornare sù i noftri tetti, Sicut full»! hi- rundin!s,fic rlamaio. Che vaga, e dolce e- mulationei quefta , che pa(Ta trà quelli duej mutici vccellim, hor che'l Verno del peccato hà perduto il Tuo rigore , hor che la Primauera della faiute fà Spuntar fiori di grarie. Hytms tmnsijt t imber abijt ,& recejjìt, Chebcll*_j tenzone , che gratiofa contefa fanno amendue à proua, e nell’ offrire , enei donare, e nel chiedere, e ne 1 rispondere. Il Ladrone offrej quanto egli hà,dona quanto può. Altro di(uo in tanta pouertà non gli auanza : Altro di libe¬ ro in tanta ftrettezza non gli refta, che cuore, e lingua . Et ecco,che con l’rn l’ama, & ado¬ ra,con l’altra lo confe(Ta,e difende ; E fe Spiccar da'chmdi potelfe le mani, c pietà il credere, eh’ armandole à danni de'manigoldi, fi sforzereb¬ be ancora di fcroofigerlo . Chrifto con prodi* galità infinita , mentre fe ne ftà con le polpej bracciate, e rutto lacero dalle ferite, medi irvj non cale i propri dolori,impiegato ogni fuo pé- ficroinlui, per mezo d’vna Sola paroletta gli [p. 298]DierRiA TT. ijjl fà vn’ampio legato , vili donarione itale di guanto bene fi può fperare dopò !a morte. Me. nitrito mei Domine cum vtntris in rtgnum tuum.Hcdie mecum tris in par adi/o . Più non fi parli d’Alefiandro , nè più tanto la fua libe¬ ralità fi commendi, perche à quel poueto fante donalle vna Città , dicendo, che non fi doueua xiguardo luuereaìla battezza di chi ricercaua il dono,ma alla grandezza di chi donaua.Tan¬ to nel donare inferiore à Chrifto,quanto è me¬ ro donare vna Città caduca, ch’vn regno eter¬ no ; e quanto c meno donar cofe in non giuda guerra ad altrui per forza tfurpate.che ricchez ze proprie, hereditarte, con lunghi fudoti ac- quiftate, econlegitima ragion poffedure_». Adirerò promette la metà del Regno alla Spc- fa. Chrifto lo dona intiero ad vn nemico. He» rode per veder ballare vna rea femina , l'effì- bifee meza la corona reale . Chrifto in vdit cantare vn Ladrone , gli confcgna turra la mo* narchiadel Cielo . Et vadano hora vaneggian¬ do i fauoleggiarori con dire , che M;rcurio in- uentor della reftudine rubbaffie l'armenro ad Apollo,e con la fua Mufica la G-unenci ad Ar¬ go. Altro furro è quello diqnefto Ladro, ilqua- le à colui,ch'è infieme Paftore, e Sole, ruhhi * col fuono della fua dolce ontione la glori* e- terna. Hvdie mecum tris in Paratifo. Pur co¬ me voglia dire. FORTVNATO Ladro ^ io quale Scuola impararti i forrmr sì fatti ar¬ gomenti? Vedi ignominie, e prefupponi mae- tlà ? Vedi nudità , e confetti r efori ? Vedi raifcrie , e domsudi fcerrri ? Hor eonfolati, rallegrati. Se mi credi Re , gradifco la tua fe¬ de ; Se brami i! mio regno, appiouo la tua fpc- Lt Dicerie, N ran- [p. 299]t9° L* Mrsie*; rama; Se corneggi il tuo pioftìmo,accettoI» tua carità . E (appi, eh: in tutte le tue rubberie non facrfti mai ladroneccio tale , che palla al bottino,c’hcggi fai,di gran lunga paragonai, I Gl’a'tri furti non fono flati fenza pericolo, que- j ftoè con premio. Da gli altri hai acquiftar2_j infamia.da quefto hai la gloria. Per gl’altri hai meritata li morte , yer quefto fei fatto degno della vita . Felice Ladro, che con mani incjt o- date hai faputo sì ricca preda furare, ponendo à facco il Patadifo ; onde qnell’acquifto , chej in tanti anni di domfftica eoniietfatione , dopò tanti prodigi di miracoli veduti, far non feppe il mifAro Giuda, hoggi à te fi concede. Quello coti efter difcepolo fi è ribellato . Tu conelTer rijbcllojni feguiti. Quello con la bocca bacian¬ do,»' hàtradito. Tu con la lingua parlan¬ do, mi bollori . Quello per cupidigia d’argento mi hà venduto . Tu per defidcrio di regno mi fupplichi. Felice ladro , c più che per altro fe¬ lice , & auuenturofo per efler come miofauori* to commenfale degnato à guftare il mio cibo, Sf à por la bocca nel nvo bicchiere. Priuilcgi» - partiate fatto già da Giufeppeal fuo caro Be- { marnino, quando gli pofe dentro il facco la_j tizzi dell oro. Qnifurtttusefi fcypbum, tpfe tH firutu meta, Seppe Dauid limolate con grati destrezza à Saullc la lancia, e la coppa. E tu pur La coppa , e la lancia, ma con maggior fa- gacnà limoli al Rè del Cielo . Beni dentro il Calce della mia pafiìone , indi fatto fr.:o cani* pione , predicando combatti per me col con» fotte del tuo fupplico. E perciò. Amen sn'.n . Prendi quefta promerfa infallibile dalla bjcca delJ* Vcjìù , Dko (ibi, Non all’altro tuo ♦ [p. 300]Diceria IL 191 luo compagno , il quale sì per la fua poca con- tririone.come per l’altre cagioni fecrete, & all' hnrnano ingegno incognite, non mi piace di conuertire. Qviabodie. Hoggihoggi, in_j quedo giorno ( fe giorno fi può dire, doue mezo giorno tramonta il Sole J in quello gior¬ no appunto quando pnì fei immtrfo nell' Ocea¬ no delle fciagute. Mecum. Con la medefìma perfona mia , così ftratiara , come la vedi ; con colui, ch'ai prefente pende abietto, beffato ,c mortificato in quefto legno. iris in Parndifo. Dal patibolo al trono , dalla forca alla reggia, dalia morte al trionfo. Efe bene in effetto non afeenderò hoggial Cielo, douendo ancora fer¬ marmi in tetra per molti giorni ; nondimeno i« noo mentirò , percioche doue ì il Verbo , ini è il Paradifo ; do«t è Iddio , mi è gloria, dout_# fon’io, iuiè felicità . Felicillìsio ladro, à cui dopò il mio eterno Padre hò intirizzate in Cro¬ ce I: prime parale , e quafi di me lìdio dimenti¬ catomi , anzi del a mia eara genitrice , da mtj più di me (tedio amata,c del più amato amico, hò roluto te à loro in quefta parte anteporre. Ma tempo ben parm),ch’elTì riceuano qualche conforto. Eccefiliustuus. Ecce muir tua. Ec ecco il fuono della terza canna , e quefta è pur Mmfica d'Amore . Ma, ò Signore,tu allegrezza degli Angioli, tu,che giàcoutanta pietà con- folalti la madre vedoua quando piangeua h . morte dcH’vuigenito di Naitio,Mulier noli fle. re, come hora alla tua con parole così pocoà prima *ifta amorevoli porgi dura occafionc^ di maggior pianto! E, ebe ftrano modo di coufolare è quefto ? Chiamarla donna, proue- dcrla d’vn'akro figlio, e prillare di qoella r», N 1 gio; [p. 301]ajt La MtsicaT gionc, che hi in te, vna madie tanto degna, e tanto collante > O miftero d’Amore.'Non l’ap¬ pella madie , perche la tcneiezza delle fue vi¬ ncere noi comporta. Era nome troppo tenero,e biafimeuole , onde fe madre delio l’hauellè, I’ liaurcbbe fatta, fe non morire , fuenire almeno di cotdoglo O diligenza d'AmoreiSe bene alla madre raccomanda il difcepolo , al difcepolo la madre,l’tna nondimeno è figura della fuaChie- fa, l’altro del popolo eletto, e l'vna,e l'altto gli fon tanto à cuore , che nell’eccello delle_i fue pene maggiori fe ne ricorda , e cura_» ne prende particolare , Ecce filius inni. Ecce mattrtua. Dolorofi maternità , magratiofa figliolanza , onde alia canora voce di Chrifto è dalla Vergine per vice figlio adottato Gio- uanni. Nè peto quella adott:one è lenza pro- pottione armonica ; perocché si dal canto di chi adotta,come dal canto dell’adottato, è ben legitima , e ragioneuole. L’adottatrice è Don* na , Se alla Donna non è lecito ( fecondo à lej leggij adottare, faluo in vn cafo fclo , quando aauenga, che’l figlio in battaglia rimanga vc- cifo . Onde non halli à giudicare per tal circo- tìanza mancheuole la prefeate adottionc fatta dalla madre di Chrifto , poiché la fi quando ella il perde in guerra sì fcgnalata , in fcara- muzza sì fangumofa. Mors,& Vita Àudio con- flixere mirando . L’adottato è benemerito , percioche non fi folcua adottando fate fcelta , le non di petfona, che fi fulle in qualche occor¬ renza dimoftrata amoreuole all’adottante. Et in qual de’difccpoli poteua Chnftn si fatta . cond rione ritrouar meglio, che in Giouanni, «1 ogal l'olo alla fuga , &allo fcandalo ditut- [p. 302]Diceria II. ijj ti gli altri lo feguita Tempre à guifa del buorlj compagno di Gionata trà l’armi , e’1 fanguu cofl anretuente mfino alla morte? In due manie* re fri Ialite princpalitlime foleua nt’tenipi addietro fatti l’adottione; òpir *>,& libram,ò per a. Faceuitinel primo inoJo i'inati¬ zi al Magifttatocon tefttmoni intorno, iquali efferdoueuano Cirtadiut Romani , &»’inter- ueniua il pefatore della moneta. Le quali tutte folennirà fe rorremo nella noftra adortione^ confiderare, troueremo , che fi fi innanzi al gran Tribunale della diurna G'Uftitia . H iuuì il bilanciatore con la bilancia. Penditi,®'fiate¬ rà ìndie in Domini funt. La bilancia è la Cro¬ ce . StattrafaSa corporii.Et in quefta bilancia il prezzo della redemione giàtièappefo , fe¬ condo il detiderio di Gtob . Vtinam appendi- fintar peccata mia , quibusiram turriti, & calamitai,quam patitr in (Intera . Ma qua¬ li fono i teftimoni prefenti ? Siete toi nobiliti¬ mi habitatori della otti celefte . Aggeli parti amare f/tbanl. Voi voi con le toftre lagrime celebrafte le cerimonie di qnefta b:'liadot- tione , anzi pur con e(To il fangue drl Signor roftro la regiftrafte nel gran libro del Para- d:To , Ecce filius tuui . E-ci m.itir tua. Li fe¬ conda gu:fa dell’adottare, faceuafi , conceJen- do, e commutiicando all’adottato le propri; in- fegne . Così Theodonco Rèdc’Gothi addetto il Ri degl’Hetuli ; indi da Atalarico del mede- timo Theodorico fuccetTore fu adottato Giu- ftmo . Ma mi faprefte dire qual tìaPmfegna di Chrifto?E la Croce VtxìHa rtgìsprodiuntpul¬ iti crucn myfltrium. Se però non voglum di¬ re,ch'ella fu l'amore, Et amor vexillù tius fu- N j ptr [p. 303]i94 La M v s i c a. fermi. Solo Giouanni è honorato di qtieffa 7 l'urea; folo a Giouanni, come a più amato , è compartita la vicinanza della Tua Corte ; folo Giouanni è il diletto, introdotto ne gli vltimr receffi del fuo amore. Difcipuìus i lle,qnem tHligeh.it Icfus . Confermandogli quel mcdefi- I mo priuileg'o, che in quella etb(ì marauiglio- fa conferito gli hiueua , quanduà cena gli fe¬ ce guanciale del proprio grembo . La onde vie* ne Giouanni boggi ad ottenere tutti quegli fiefli guadagni, che fi foleuan® anticamente.» concedere alì'adott2ro . Gusdagord'tulità Ilonore. L’honnre.peicicch’egli era 'neorpo rato nella famiglia di colui,che adottaoa, onde •Augufta adottata da G hIu fcriuono ederfi doppiamente nob litata , e fatta in certo modo più illuftre godendo delle prerogatiue tutte di quella cafa. La vtilità ,percioche veniua il fi¬ glio tdottiuo à partecipar delle altrui foftan- ze, e facoltà , fuccedendo al noouo pjdre come lagitimo herede. OGiouanni felice, fatto de¬ gno d’edere ammedo alla famiglia di Chri* fio, quanto à ragione puoi tu da hoggi innanzi alla fui bered'ti afpirare , e pregiarti d'efssr celta fua Chiefa Prototipo della vera fedej , Con quinta ragione puoi tu pretendere l'im» mortalità eriandio della carne , poiché fei alla; progeniedella vita aggregato. Ecce filius tutti, , Ette muttr tua . Ma à te mi nuotgo, ù defola* ta,efconfolata Protomartire d’Amote, e clic nuono parto fuppofìtoè quedo ? e con che di¬ fai uenturan cambio ti è foflituito in vece del mac Aro il difcepol >. del Sign. il feruo, del fst- tore la ere; tura,di Dio vn'huomo ? DalTem- fio d'ilio fù per aiutila d'Vliflc inuolar©il Pii- [p. 304]Diceria II. i9f jadio,ftatua da’Troiani adorato ,& in fuo luo¬ go pollane Tii'altla . Induftria famigliarne i quella vfàta ancera daMicol , che in cambio di Dauid infijiato d*'nemici , pofe nel Ietto vn fimulacto faito di drappi. Infelice donna,à cui è tolta non vna itn.igine van», ma la vera figu* ra della foftanza diuin»; & in vece, non d’vfLj Inafiro, ma*i'vn figl o, non perftguitato, mi Crocififlo ,tc ne rimane, quafi reliquia à mag¬ giore affanno, vna fproportionata 'cmbianzi. Infelice Rachele , che pardi il figliuolo della Jeftra ,&a qo1 (li vd figliuolo di Holoie . In¬ felice Noemi, orfana d’ogni conforto , e col¬ ma d’ogni amaritudine per la perdita della tua cara prole. J.cce filini tuui •. Eccemct-r tua. Fece Salomone per honorar B;r(abea er¬ gerle yn'altro Tfono vicino al fuo. P jitufqu* tft thronui matti rt*ii} qui feti11 ad dexttran» lini. Patterò qui .come difeorfo trito,tutti i ti- feontri, che pattano ftà il Tronod. quei Rè, e la Croce di Chrifto . Attai per hora farà s’ o dco, eh à piè della fua Croce , per fare alla madie (entirebcne ogni parricolare acceno della faa Mulica , hà fatta egli rn'altra Croce piantare, done ella fingolarmentefauoreggia. ta entra della fua paffione à parte , e con fpi- iitu.il martirio è crocifilla infieme col fuo ero- cifitfo cuore. Aflitit Regina à dextrii tuis,E fe tanto dolore pufe il petto di quella madre qua. do di bocca del medefimo Salomone vdi la ctuda fentenza. /Iffcrte mihigladium,& diui. dite infantem viuum in duai partei . Quanr<j maggiore deue etter quello di quella bella marnrizata mentre non ode parole finte, e mi- nacccu©li,maYcdeeflferriuamente ibranare il N 4 figlio, • [p. 305]La H v s i c il glio.difgiungerfi dal corpo l'anima; anzi l’vna dall’altr'amma fepararli, anzi m’anima iftef- fa diuiderli in due pezzi, ediuiderfi ingolfa, che gliene refta vna parte lacera 'li mano , di¬ co Giouanni , nvfero auanzo di cosi mifera. bileftrage? Figlio poi da lei amate, non folo, come figlio , ,ma come figlio vnico , come fi¬ glio fenza padre, come Iddio , come benefat¬ tore, come innocente, come vbbidiente , e co> me per infinite conditioni amabile . Icct fi- liuus tr<KS. Ecce matcr tua . Martirio non me¬ no annunciato , ch’anriueduto da quel buondì secchio Simeone . Tuxrn ip/ms animar» dt. loris pcHrunfìbit gltdius . Che di ferro fa¬ ticate fieno le fpade, quefta è cofa, che l’arte ogni giorno la frequenta , elafperienza chia- xamente la dtmoftra . Ma chi vide giamai vna fpada Temperata di dolore , e non d’acciaio I Ahi Amore Carnefice pietofo , tu foftiilfabio di quefto difpietato ordigno ; trà le viue_» fauille delia tua ardente hicinafutono datele tempre a quefta ftrana armatura , che pa(Ia_j alla Vergine il cuore . Nè certo d’altra ma¬ teria faceua mefticri , che falle per far colpo tale, douendo non ferire vn corpo , maluifce- tare, & vccidere m’anima. Per far ferite pic- ciole batta la punta, ò la metà della fpada_j, ina quando la fpada arriva infino alla impu¬ gnatura dell’elfe, infinoalla Croce, legno è, che ptofoiidiflìma Zìa la ferita . Quanti dolo¬ ri infino a queft’ hora hà foff-rtiper Chrifto la Vergine , e nel circonciderlo , e nello linarrirTo,& in tutto il rimanente de’ fuoi tra- uagli, fono ftate punture si,ma non però molto impotunti^fucono piaghe sìjtnaj che pure alla [p. 306]Diceria II. 197 ine fi Caldarone. Hoggi hoggi la ferita è mord¬ ile, la p'aga non può eflcre più profonda , la aada non può pattar più olcre , percioch’ella giunta al cuore mfino alla Croce . Così dice 1 (aera hiltona . Stabat iuxt» cructm Mxri.t mattrStfn. Madre già , hor non più madre , yoi:(ie ogni materna r;gione!’c tolta da quella parola non dirò,ma fpada.e coltello, Ecctfilim tuus. Ecce mattr tua . E fe per le ferire gran¬ di grandittima abbondanza di fangue fi verfa , effendo quella mifera fpettatnce di quella tra¬ gica vifta da! duolo cosi fieramente irafitri_* , in che larga copia doueui ella (pargere il p a i¬ to,ch'è il vino fingile dell’anima ? Mentre,ch'¬ ella recataG in quell’atto, chele inlègnaua la doglia, tutta tremante à verga à verga/orcci- do le mani, & intrecciando le dica , con fronte ftupida , con vifo fmorto, con labra aride , mi con luci humides’affifaua in quel femb;ante_> disfigurato : che ecclille d’amore , e di dolore penfate voi facelleroi raggi di quegli occhi con quelli; Ecclitte attai più fiera di quella, Che fanno in quella morte il Sole , e la Luna , poi¬ ché fenza interpolinone di corpo opaco quan¬ to più fi rimirano più patifcono . EcclilTc sì , ma lura nofa, percioche U luce dell’tuo, e lo Cplandore dell'altra per entro l'ombra di quegli horrori pattando , rifchiarauano tue- 10 l’òrÌ2onte, faceuanfi dar luogo alle tene¬ bre , di(grombauano d'ogn'inrorno la cali¬ gine dell’altra Ecclille. Sono gli occhi mefsag- gieri d’Amore ,- Son porte della mente , Son balconi dell’anima, Sono fpecchi, che rap- prefentano l'imaginedel cuore , Son 1-bri, jn cui fi leggono gl’interni affetti . Soii^, N s pen- [p. 307]ijS La Mrsic» penne ,che non di lontano,ma prefcnti fermo» no lettere amorofe. Son lingue , che parlano» fenza fauella . Ma fono anche rtrorhrnti muli* ci, eh: fi accordano trà gli amanti. O che Mu- fica fanno gli occhi di Chrifto con quelli di Maria mentre fi mirano! O che armonirfaono gli fguardi di Maria coir quelli di Chrifto mentre s'incontrano ! Sguardi efficaci, fguardi loquaci, anzieloquenri ,che cacendo ragiona* Do,nel (Ilentio s'intendono, ccmmuouono fen¬ za parole, perfuadotiofenza argomenti, e dia¬ logando reciprocamente trà fe rtelli con vna mutola facondia, fanno qtiafi ma bella muta «fi madriali à due. Chi hà giamai veduti quia, a, e quindi opporti il Sole , e’J Grafole , quello itr Cielo, quefto in rerra.quellocon raggi,que¬ fto con fogl.c, l'vno all’altro nuolgeili , che fe quello fotge,quefto s’apre -, fe quello pogg a , quefto s’inalza; fe quello tramonta,q<iefto s’in» china;Concempli in fimil'atro la madre pende* te dal figlio penderne; la quale fe già al Leuan- te del fuo natale fù piena di gioia , al' meriggio della fua vita vide lieta.c beata, ahi rmfera, che hora airoccafo della fua morte trabocca di mortai dolore. Tgo diltlìo meo,& ad me con- uerftoeius. Chi vide mai due fpecchi l’vno z fronte all’altra,che con vicendeuoli nfUflì ri- percuotono quefto i quello i medefitni ogget¬ ti ; Cófideri nè più nè meno la madre,e’I figlio, il figlio sù la Croce,la madre à piè della Croce, il figlio patifce,la madie compatire, muore il figl'ojtramortifce la madre, languifce il figlio, fpafima la madre, e con dolciflimo cabio di te- uerezze fi dano.e redono infieme colpi, c rifpon. fte d’affettuofi (tntimiti.Fltùi fuper *f- [p. 308]DlCUi ► II. i99 flifltts compHtiebatur animi me a pai*- feri. Ma per meglio dire,chi fentì mai due liuti in conforme proportione di coofonanza ac. Cordati, che peroccu'ti virtù di fimpathia.mé- trel’vnoè fonaco.l'altro fenza efTtt tocco ri¬ fponde ; [magmi tali appunto il figlio, e Ja ma¬ dre in vgual tenore d'amorofa angofeia con¬ cordi, che nella padrone,e nella compaffione T- Tn l'altro fi rifpondorio fcambieuolmente . Si vagheggiano gli occhi , fi feontrano gli fgnar* di.fi riflettono i voleri, «'abbracciano gli affet¬ ti,fi comuìuuicano i cuori. Aùyffui aiyffum in- Utcat invece camrndarum fuarum . S’rna fpma fora le tempie a! figlio, è vno ftrale, che (rappafla il cuore a Ila madre.S'vn chiodo pun¬ ge fa palma al figlio, è vn pugnale, che rrafige ilcuoie alla madre Se la lancia ferifee il fianco al figlio,è vn fulmine, che faetta il cuore aHa_, madre. Nè folo con gli guardi fannoglioc- clii quefta Mufica dalorofa, ma con le lagrime ancora . O lagrime armoniche tri gli occh itrgiadofi di due anime innamorate ! Tunc vi- denti; ccuH nequaqunm quitfeunt , fed I*- chrymis ipfe quoque perfunditur. Armonia pe- rauentura fomiglianre à quella , onde Tacque fuperioride'Cieli girando intorno con bri te¬ nore all’acque inferiori accordano il moto lo¬ ro, poxhe il flullo, e'1 rifluita del mare non d) altra cag'on procede, che dall'ordinatomoui- mentode’celcfti corpi . Vn fiume in Ifpagna deferiue Tacito, le coi onde tocche dal vento fotroano concento dolciflìmo . Vn'akroinA- rabia , ne nota Varrone,che quafi (reterà rifuo- Da foanemente. yn’altro inCihcia ne racconta Solino, ch'ai tonar della piua fi gonfia,e balla, N « Eco- [p. 309]joo La Mt si c a E così in Frigia Marfia trasformato in micelio mormorando ancora è canoro . Ilqual mira* colo di Natura è flato po' ingegnofamentej invtsro dall'Arte, onde in molte fontane de- Iitiofe fentefi l’acqua il fuono dell’organo , dell'arpa, della cornamuf» , e de gli vccel- li iftcflì contrafare . Iu fine non poilono gli occhi di chi ama vedere nel fo;getto amato fpettacolo di ftratio, e non lagrimare ; nc pof- fono le lagrime lue inuitate dalle lagrime con¬ correnti non fcaturire Non è adunque da ma. rauigliaefi, fe Ugnmando Chnfto. C»m c/ti¬ more valido, ó* latbrytOit txnttditus (fi pn> {un reuirenria. E Jagrimando da rutte le mc- kra.non che digli occhi.gocciole fangutnofe , lagrimofa ancora fi d'mpftra Maria; & il fonte delle lagrime di quefta prouocatodal fuono della Sampogna di qudlo , quali dola foa Ma- fica emu’itote , falta da! cuore , e gronda pec gli occh,(entendofi mslfimamenie da quell i + flcb;l p irola frettate . Mirti tr e tee filmi litui. Pur come voglia d re.SCVSAMI, ò madie, s’io ti tenuti.io, perdonimi fe ti abbandono . Con* uien , che rati proc icci altro figlio, s come io mi accodo ad altra madre. Madre ftata mi fei tu'nfìtio àqu-ft’htira . Ma m.iJie di qui in¬ nanzi mi fia la Croce. E vero , che tu mi porca- fti noue meli; la Croce non mi porterà , che tré hore. Tu fenza (faglia,e fen2a pefo;quefta coti pefo, e con dogla. Tu con l’ombra dello Spi¬ rito fama , qu:fta con le tenebre dell’Vn»- uerfo . Tu mi legarti con falce , quefta_* mi ftringe con chiodi . Tu mi fcaldalti nel feno, quefta mi raffredda col gelo . Tu mi facelti le carni, quefta m: Is ftraccia, £ vero t [p. 310]Diceria I t )oi cheta non mi ricsuelli di lei, ma ella mi r/cc« ue da te,e ticeuutomi mio, mi ti rende morto j e quanto à quello capo la croce ti è debitrice.* di malto ; Ma tu ancora per la faluezza del mondo deui molto alla croce . Tu follila vite dell'vU3 , quefta è tl torchio del vino . Turni lunedi come frutto , quelli mi prende come prezzo. E fe ben del tuo frutto li dille. Bene- iiftttt fruQus vtntris fui ; E d‘quella. Ai*» ltdiclu> q.iipendei in Ugno ; nund.meno d» « hoggi auan tc fata pianta di brneditJone, tro¬ feo di glwifa , ft.-ndirdo di (j!uic. Omlefegià à te fù drrto dall'Angolo. Auegrati*piena : alla croce farà detto dalla Chrefa . O crux *ue fpes vmta . Non ti paia adunque tirano , s’io per madr.-l’accetto , e fe non fenza pre^iudi- Cio tuo , che folli lapr.ua , concedo alla fe¬ conda qualche maggioranza . Ma mi accorgo, che tu non t. contenti ui cedere, nè voi, ch'el¬ la ti porti vantaggio , poiché veggo , che come fua competitrice le ftai j lato del pari . luxt* trucem . Di quellosl r; nngratio , e (ingoiare obligatione ti porto , facendo , che sì come fei più d’ogni altro alla m a croce verna , così ha» più d’ogm alno partecipato dt’twiei dolori, Se affiftendo al miocantire , hai fatto quafi vn_j contr.iptiiiro sì*l canto fermo. Ninno mi hà in quefta difgrat a accompagnato. Tcrcul*r Cat¬ taui folta le fai foltis tr*t in urrà , £xptcfa:ii qui me confobMtetur t (§> r.on inueni ^Tutti, fe non tu fola , mi hanno abbandonato . An* che il in o Padre etrrno , il Padre cato . Vetit meni DiUi meus, vt quid me direliqttifli ? E vengo alla quatta canna muficale della mia Fi* folla, oc in quefta parola d’altra cofa fi (rat* [p. 311]u 'jfli Li m » s t si; ta.che d’amore. Lagnaficol Padre, oon gii perche il Verbo occupando in Chrifto il luogo dell'anima , fi vada bora feparando da quella affifttnza .sicome bà follemente beftemmisto l’H«rettco;nè perche l'homaoità fia dalla diui- ftità abbandonata, percioche, quo A (etnei a/- (umpfit,num<fuam tiimiftt. E viro, che in_* quefto punco (otrrahendo, e fofpendcndo la di*1 uinità il fuo aiuto alla parte inferiore , la lafcia pfiua del folito Conforto,fenza però priuar gia- mai quell’anima fempre beata della bcat'fica_j tifìonc.c della diurna compagnia. Così il mon¬ te Olimpo nelle fue cime,percioche oltre la fo* (frana regione dell’aria s'auanzano, è fempre chiaro,e fereno.ma dal mezo in giù là doue T- infima lo circonda,è pieno di ntraoli.edi piog¬ ge . Così la Luna , corpo mezo lucido , e mezo opaco, dall’vni parte c illuftrara dal Sole, ma «fail'altra rimane ofeura . Così queirAngiola dell’Apocalifle l’*n piede teneua fopra la ter¬ ra appoggiato, l’altro arraffato nel mare. Co¬ sì quella Donna veduta dal medefimo Euan- gelifta haueua la tefta coronata di (ielle , mi ■ in tanto fentiua i dolori del parto. Così l'ani¬ ma di Chrifto, come congiunta i Di®, e come di Dio comprenditrice, e tutta lieta , e gio- iofa; ma dall’altro canto, come quella, ch'¬ ama di patir per noi , non lafcia d'edere ad¬ dolorata . E perciò, Deus meus Deus meus quare me dereliquifti 1 Ma io con altri Spiriti contemplarmi (limo più balla confideratioae il credere , che quefta fia vna voce d’amore , e che fe ben Chrifto ècolui, che parla, rferifca nódimeno il fuo parlare i gli amici. Sì come a- dunque appropriò egli j (c ftelio le noftte col* Pe» [p. 312]Dicm r» ir. joy pc, ccJÌ anche in perfona noftra priega il Pa¬ dre , e perche ama l’huomo quanto fe Sello , perciò di lui, come di cofa propria fauellandcr, dice, Deus meus De ai meus quare me dereli- quiftt ! Oliera diremo , (e quefto è pur pende¬ rò d’AmoreJch’egli non fi duole,che'l Padre i* habbia nel padre abbandonato, percioche que¬ fto è il fuo maggior dffideno ; ma che in tanta debolezza lo lafci così fneruato, fpolTato,e lan¬ guido , che non fia più à foffèrir d'allunaggio1 buttante, si come far potrebbe s’egli fu(Te(fecó- do il folito)d.i)la duiinj v irtù foftcntato.E per¬ ciò, Deus mrus Deus meus ejuare me dereiiijui. fti ? O pur d camo ,( e farà pur contemplatici ne d’Amoie, ) quell» , che in quefta parola ra’» giona, fia la lingua di Chrifto, e che dica . Ol¬ meto veggo cia'cuo'altto membro del Salua» tore andarfene altiero d qualche particolar tormento. Gliocchi furono pur couerri d'v>- na benda . L'orecch e odono le beften'.me e Je ingiuria . Le nari fiutano il lezzo del Cas¬ oario'. La guanc a hi fentita la percofsj del¬ lo (chiatto. LemJnr, & i piedi fono affìtte con chiodi. La tetta è fcarnvgli ita dalle (pine . Il corpo tutto è fquarciato damigelli. Erio fola rimango libera r Io fola me ne ftò ancorai intatta f E maffime hora , che hò già fodis» fatto all’amore pregando per quelli re^io fola non patifco ? Perche, Signore , miabbandoni r Deut meus Deus meus quare me dertlitjuidir Ma io quanto à meà più pietofo,ma puramo- rofo concetto mi appiglio, e dito , che Chrifto preuedendo della fua morte la vicinanza,come bramofo di tirare tuttauia in lungo i fuoi do'o* ij,con (jucfta pietofa quercia fi lamenta , che Olii» [p. 313]jo+ La Mvsica giunga à fine la vita. Ec eccolo al MifToIidio J tuono frà gli altri ( comcio d:cetu} a!lt_» cofe mede, e patetiche aitai acconcio ; onde può ben’egli dire Coti Giob . Ver/a e/i in In. cium citbarn mea^organum meum in votem flentium. Intenerito l’eterno Padre di (en- tirlo cosi alièttuofamente cantare , vuol tu¬ rargli la bocca, e fi apparecchia à leuargli lo filamento di mano ; Ma egli non vorrebbe lafciar la faa Mufica . Claudio Nerone era tanto dal cantate muaghito, che per confer¬ ir la voce folcila portare vna patirà di piom¬ bo «ù'I petto, e per cantar fonerchio ne diue- riua alle volte ro«co, onde b foguaua , che’l Fonafco , l’ammonifee à petdooate alle fue_» arterie , e che non più cantafle . Duolfi Chrifto del Padre Iddio , maeftro fupremo di quefto canto , perche gli vada accelerando il morire, & interrompendo ‘1 fuo cantare , quafi dicendo con Salomone . Ne impediti tnufi. cam , c con Mardocheo. Ne riandai ora ca- nentium, e percò d ee, Deus meui Deuinteus quare me dereliqui/li ? Ve’ldipinfi pur dian¬ zi Cigno , hor vel rappcefento Lufignuolo . Filomena , mentr’era iìratutadal ciudeliffi» mo Teteo riuolgeuafi à rimembrare il pa¬ dre , e con dolorofi gemili lo r chiamaua trà 1- anguftie di quella rirannide di lontano . O quanto ben conuienfi à Chetilo quelìo nomo amorofo, poiché Philomela altra cofa noru lignifica , che dolcezza , e melodia d’Amo- re. Et ò quanto bene s'auuera in lui , ciò che di quella nulera fiKatntnie finfe la Poefia fa> uolegg airice . Lafignuolo gentile dalla perfì¬ dia Hcb;aica fieramente oltraggiato, & òcon [p. 314]Diceria II. joj- che lamenteuoli accenti Infinga la paterna * pietà . Detti meni Deus meus, vt quid me de- reliquifti ? O che apoftrofe , ò che diefi, ò che fìncopa ! Pur come voglia dire . PADRE padre , Udrò mio , Iddio mio, dunque farà egli vero, che tu folo inqujfto vniuerlal concerto òifcordi ? Tu folo trà gli armonici applauft dcll'Vniuetfo non renderai fuono confotme_> ? E’ poflìbile , che mentre tutte le creature fi commouono à compatirmi , fola la tua rigoro- fa , c Icuera Gmllitia confentaal mio cosi pre¬ tto morire ì Chi vide mai, che’l Sole «egade la luce alla terra ? che’l fonte negaffe l’onde_> al fiume} che il cuore negafle il nutrimento al corpo ? l’Angiolo non lafcia lacuftodia del- l'huomo. Il medico non abbandona la cora_j dell’infermo. Il Padre non fi fcorda della difc- fa del figlio. E tu Padre , s'io fon tuo figlio, perche mi volgi le fpalle ? Se fon'mfermo , per¬ che inafpnfci le m'e piaghe > Se mi fon fatto huomo , perche di me ti dimentichi > Se fei il mio cuore , perche non mi nntrifei ? Se fei il mio fonte,perche mi contendi l'acqua ? Se fei il mio Sole,perche ritiri i tuoi raggi indietro? Sto, & non rejfpicis» Ciano, & ntn exaudis: Muta¬ tili ei mibi in crudelem. LamiMitauafi Marta . Domine non ejl tibi turt,, quid Jotor mea reli- quit me/o/«CT.Lamcntauafi Dau'd. Saluto» me fac Domine Deus, quia intrauerunt aqUA v/% ad animammeam.Mi con quanta maggior ra¬ gione debbo io di te btn:ntarmi,che in sù’l pili bello del patire mi lafci in abbandono? Il defide* rio crefce.e la vita mancajmi fi accoicia J.i pena, e mi fi prolunga l’affetto ; fi dilata il penfiero, e fi rcftuiigc il tempo j l'intectiouc vorrebbe $ [p. 315]66 La M v s i c A durare , mi la natura non può fupplire ; le fot- ae dell’amore s’auanzano , ma quell» del corcar fi fcemino ; li brami del partire fi fi maggio- fé , ma il tormento fr dbmiou:fce . Ah che non bada ma fola eroe* , rna fola morte ; la fetej dell'amore , e del dolore mi fourabbonda. Si- tieniti». S 1 E G V E della Mufica la quinta canna,nè cjuefta altro rifiioon, che fenf? amoro» fi. Quella cocente fiamma d’amore,di cui ha- urna Chnfto a*cefo il petto, diuampando dal» l’anima al corpo , gli haueua inaridite le rifee» re,vote le vene, diseccate le fauci, afeiugata la bocca, fuggellatelelabra, incollata al palato la lingua , onde tutto adulto da quefio ccceiTì- uo caldo, fi fenciua mancar di fece, Concaluit (or rueum intrame , & in meditatone mtsLj exardefeet ignit. SitiO,Sitio. Infermo fitibon- do, à cui fi a dato rn poco d'acqua da bere, non pur la fete non eftingue , ma doppiamente T- accrefce . Tanca era in Chrifto la fece del pa» tire , che la Paflione , à cui di tutti i Profeti fii dato titolo di Oceano. Veni in altitudine»!—t marii,tempeflai dtmerjit me. Magna velut mare contritio tua . Pelagui ccoperuit caput mttim. Omneifluttui tuoi induxiflifuper mfà da lui nondimeno è ch’amata tazza < Trnnfeat k me calix ijie . Noti è pnù d'vna croce quella, che lo ritiene, n6 fon più di tre chiodi quelli,chc Io trafiggono ; & egli hà fete di conto croci, di mille chiodi. Eff.tìo mirabile di quella infinita fete, che l’infiamma, e di quegli occhiali ingan» neuoli d'amore, che le cofe grandi fan parer piociole. Era ancor ranca Ia fua fete delia falute de gl*huomini,che fe ne featiua flruggere if pet¬ to,L'anima humana per la fua infinita capaciti [p. 316]D i c i R I a 11. jo-f è à gttifjd’vn vaglio forare,anzi d’vna (ecchirf sfondata,onde à coloro, che cercano d'empirlcr dell'acque de’beni temporali , adiuienecomff alle Behdi, dì cui fi fauoleggia , che per contr- noua pena fon condannare ad attigner I’ acqui I co’cnbri, i quii, ne refiano fempre vot . Q*i ititi ex hac ayua./itiet iterum.Non badano i piaceri del fento, nè gli honori del mondo ad empir quefto *afo, perche tutte Tacque (e ne_» feertono. Inquietarti e fi cor nojìrum dante requie/catini*. Il vero modo da tenerlo col¬ mo,è , accuffktlo dentro quel fonte riuo di gra- tia, dentro qHe! pelago immenfo di gloria , di# co la d u na eterna , la qual fola può appagare 1’ anima noftra incontentabile . Tunc f*tin- ter , cùm afparuerìt gUria tu*. A queft' ac- i quac’muita Chrifto . Si tjsis (ititvcni*t ai m‘t ó'bibat. Acque dolciflìme già promette per Ifaia. Haurietis aquas in gaudio de fonti- bus Saluatoris. Hi egli adunque fete del!a_*' noftra fete, e defilerà , che noi.lafciate queft’» 1 «eque torbide , e fangofe , ci riuolgiamo con_> vna vera penitenza à gallare quelle pretiofe, e ^ lucenti. Quefta è l’acqna ,di cui tanfoauido (i dimoftra , e di cui incominciando egli à guftarc vna Iti la nella conutrfione del buon !*Jrone,n5 che non fi fpegne Tatfura,anzi ne diuenta mag» | giore. Silio,Sitio. Suole, oltre il calore, anche dalla fatica effer generata la fete. Ma chi fi er» più affaticato di lui tanto in quel gran peliegri- , naggio , ch’io vi diceua. Fatigatus ex itinere' quando nel fiero abbattimento di quefta pugna mortale, che viuo fangue fudar gli hà fatto - D’ Orlando narrali nelle croniche , che dopò Fhauer lungamente combattuto t ftanco all» [p. 317]jo8 La Mvsica fine morìdifete. E SanfoneiftelTb,conta la_j Scrittura , che dopò la fanguinofa ftrage fatta de'F'liftei , vinto anch' egli da quefta necefficà, gridaua . E» fui morior. Ma pure à Sanfone )a mafcella fi trasforma in fontana. Pare ad lfmaele l’Angiolo difcuopre il pozzo. Pure à Mosi la pom;ce diftilla acque . Pur Helia s’in~, contra nel torrente di Carit. Pur’lfaia s’abbat¬ te nel fonte di Siloè.Pur’à Dauid è recato da be¬ re dellacifterna di Bettelemme.Ma Chriftoa(Te- tatoaltro non ritroua,ch:aflentio,e fiele . Siti», Sitia . Può ancora la fete nascere dal mangiar troppo. Per la qual cofa eflendofi Chtifto ripie^ nodi quella viuanda.dicui già ditte. Aieusciiut tfl vi faciam voluntntcm eius, qui mi fu me ; e pafciuto del pan del dolore infino alla fatietà, fecondo il profetico oracolo . Saturabitur ep- frtbrijs ; non c gran cofa , che fenta fete. Era coftume antichirtimo celebrar conia Muficai conuiti per fargli più feftiui,e giocondi. Quin- di da Virgilio fù nel parto di Didone introdot¬ to Iopa à cantar gli errori della Luna , e le fati- che del Sole. Quindi il Sauo la giocondità della Muùca pareggiò à quella del vino. Vi- num, & Mufica Utifìcant, Se altroue. Vt Mu- fica in tonuiuio vini. Sontuofo era il banchet¬ to nella menfa della croce apprettato da Chri* fto : Conuiuium pir.guium, conuiuium vin¬ dettiti pinguium medullatorum , vindemit defecali. Tatti i fedeli fono à quefto appa¬ recchio chiamati . Beati, qui ai ctenamnup- tiarum agni vocali funt.Vctò è,che fe foleuano anticamente i conuitati incoronarli di rofe_j , Chrifto dalle refe n’hà feelte le fpine.e di quefte faccofi corona ; SaJuo fe non fi volettc dire, che [p. 318]Diceria II. jo? refe fiero pur quelle fhllc di fangue,che gli h3- l:o fatto «iella tefta vn giardino. Hor’ à quefta cena vi fi richiede la Mufica,& ecco,che fi è ferì- tiro cantare . Ma chi non si , che propro è de' Cantori dopo Thaner molto cantato il bere vo¬ lentieri ? Sod sfacciafi adunque hot mai alla lin¬ gua , acciochc à gli altri fenfi tormenran non_* porti inuidia Venga i) fiele,venga l’aceto. Sili» Silio Deh non fiamo, Anima m a ingrata,di po- ca acqtia hoggi fcarfi à chi è prodigo di tanta fangue , onde polla poi neH’vlt!mo dc'giorni à ragione nmproueratei. Sìiìhì, & non di di/l is tnihipo'um. Accordiamo ancora noi à quefta pietofa Mufica, fe non polliamo con le bocche, con gli occhi fe non col canto], col pianto, fe_» non con le veci, almeno con le lacrime , ccn_j quefte acque Tacque di quei fonti canori imita* do,che naturalmente rlpòdono al fuono. Que* fta quefta era la tua Mufica , ò Maddalena,à p:è di quella benedetta croce; E quefta fu anche 1’- I armonia,che tu faceftial tuo fpirituale amante quando carica di timore, e d’amore te n’andafti colà al pafto di Simone H:breo. Se voleui eller veduta,deh perche ti ritiraui da tergo! Sì. Slam reirò. Ma latbrymis capii rigare pc destini. Con quefte ti faceui fentire , e quefte erano dal tuo Signore afcoltate , fe non vedute . Secreto forfè imparato dal Re de’ penitenti, e maeftro di quefto canto , il qual feppe ccsi ben piange¬ re , che de li’adulterio, e dcli’homicidio, con_j (cui hauca dishonccata la porpora , e fatto ver¬ gogna alla corona, mertò di riportare il per¬ dono. Perciò diceua . Aunbusptreipelachry. mas mits.tìò pregaua.che le m'ra(Te,ma che le fcntiflc.Indi foggiungcua. Zxdudinit Dcminus [p. 319]3 io Là M v s i « a iwcem fletus mti. Dtce.ch’à Dio era piaciutali Mufica delle fue lagtime. E quefta è la beuaa- .da , di cui tanto hota fi dimoftra auido in Cro- «e. Sirie,silio. La maggior Cete, che l'afflig¬ ga, è fo! ia fete delle lagrime noftrc . Quefta è l’acqua .ch'egli ci chiede j E quefta è qutl.'a.che già chiedala alla Donna di Samaria. Mulier 4* tniki bibert. Le quali parole s’egli hauelle io quefto punto dette alla Vergine, io non sò co¬ me ella potuto haurebbe fecondo coiai defìde* tio contestarlo , hauendo già dal tanto pian¬ gere le conche de oli occhi oggimai afciutte , disfatto quali tutto in humore il cuore ; etlen- do rimato immobile, infenfibile, quafi ftatua di fontana, à cui le canne fomminiftratrici del¬ l’acqua fono ftate guafte , c tecife ; e diacnuta tale , ch’à farla del fuo fuenimenro rrfentire , di quel medefìmo aceto le faciua perauencurabi- fogno nel vifo , di cui il figlio , qirndi à poco hebbe poi fptuizata la bocca . Se figlia in Ro¬ ma C trouò già cosi pietefa, che per non la- feiare il padre prigioniero morir di fame , an- daua in carcere à cibarlo del proprio Iane_j ; quanto p'ù volentieri ( quaoro potuto hauefle ) baurebbe la madre rettorato il figlio , non fer¬ rato rrà ceppi , ma ferrato da chiodi, non fa¬ melico , ma fitibondo, non col lane delle pop¬ pe , ma col (angue delle veue ; E fe i figliuoli del Conte Vgolino Pifano , che infieme col pa¬ dre erano dentro la torre della Muda racchiu¬ di , reggendolo per la fame morderti le mani t fi lcuarono ( come Dante racconta) ,, Dicendo, Padre nj]ai re finmen dt- , ,, Si ih mungi di noi ; Tu ne ve/ti (li »kuez [p. 320]Diceria II. jii i > mi fere carni, e tu le Ipoglia j flic haurebbe fatto in fece tanto ardente per fi¬ glio tantodegno,madre tanto amoteuole à na¬ tola tanto amorofa ! Sinefiitio. Pur come vo- gli; dire. Vn’luferno quanto alla pena,è quefta paflionmi'a, e di tutti i tormenti infernali per «ricarne le mie fpallc , mentre la perfona del peccatore foftcngo,c ftata accumulata vna far¬ ina . Dolores inferni circundcdcrunt me. Pati- feo la pena del fenfo con la grauezza di tanti mali . Panico in patte quella del danno con la priuationed’egni fo.eeprfo . Hauui le tenebre ,
    che mi ricuoprono d’.ogni intorno . Hauui gli
    pfperti Jiombili, i tolti de'Gmdei più dc’Demo- ni ifteifi difformi. H.iuui la compagnia de gli federati, poiché pendofrà due allaftìni. Giro vna ruota perpetua di dolore in dolore. Volgo vn fatto pefante della paterna volonrà. Sento tn’Auoltoio pungente, ildefiderio dcll'huma- na fallire . Vi c il fiume dcU'cblm oiu-,pere oche di quanto parifeo mi dimentico Vi è l’incendio i ineflinginbile delle coccntiflìme fiamme amo- lofe. Mancaua folo in quefto I&fet»o la pena 1 dcll'Epulonc.P«/«r Air«bum mine Lazarum, vi intinga! extremum digiti fui in acjuam, vt ttfrigertt linguai» meam , quia cruciar in bac fiamma. Io diuino Epulone, quanto gii ric¬ co mi vidi di tutti i beni defidcrabili, che vefti- ua porpora, e biffo, ammantato della ftcla di (gloiia, e palleggiala nelle Jautiflìme menfe del Paradilo ; tan>o hora pouero mi veggo d’ogni conforto, e ridotto-à termine, che in fuoco pe- Dace d’amore languifco per vna cocciola d’se- qua.Etancorch’io me ne ftia,qualì nuouo Eze- chiclio , immeifo nell’acque iefino alla gola. C<r- ?ii [p. 321]La mtsicaT Circundederum me aquivfque ad, animttm. Con tutto ciò a guifa d’*n’a!tro Tantalo , pur da gli antichi dannato dentro Tlnfetno.micigar quefto mtenfo, & immenfo ardore no mi è pof- libile . Aqus. muli a non po'uerunt extingutre tharitati. Può ben confumarfi la carne,il rogo però di quefto amore farà fempre meonfuma- bile. Confummatum eft. Ecco la canna fefta,al par dalle altre tutte tenera, & amorofa. Quel cuore infocato,& in viua fornace accefo, fi (en¬ te quafi dileguare in ftroggiinento d'amore, j TaRum efl cor mtum tanquam cera licjue. feens . Manifefta cofa c, che quanto più d'ef- ca al fuoco fi fuggerifce, tanto più ne diuora, e tanto più l’incendio s’auanza , Dcnt ignis confumtns eft . Vengan cordogli, aggiungaci -i pene all’anima di Chrifto-,più ne chiede l’amo¬ re, e più ne confuma quell’ardore, che non hà fine,«èmifura. In igne x/eli mti deuorabitur emnii terra . Non manca chi legge quefta parola in maniera interrog;tiua . Confum- matumtfiì Così tofto finilco io la vita ? Co¬ si breui fono ftaci i tormenti ? Così poco hà durato il dolore f Va'orofo Capitano , quin¬ to meglio di quel famefo Imperadore puòdi* rehormai. Veni, Vidi, Vici. Venne n luogo dimifcrie.e d'affanni. Vide oggetti d’abomm'a- ì tione.ed’iogratitud ne. Vmfe gli auuer(ari,che ! gli fi fecero incontro. Spogliò l’Inferno, inca¬ tenò Satanaifo, cancellò il peccato , vccife la Morte, confufela Giudea , confegui la pa'ma i'it era di quanto volfe. Et in vigilia fua perjt- cit òpus. Omnii confttmmationis vidi finem. Opus confummatù,q uod dedtfli mihi.CiJum- tu atti eft, Parola brcue,nu cùfendio,epilogo,c [p. 322]Diceria II. jt 5 fomniarie mirabi’e di tutta quanta la Mufica Confummatio abbreniat* innndtbit iufii- tixm.Confummiitionem cnim O' abbitu'mùo- ntm Dominus Deus txercituum facies in me¬ dio omnis terre. Sommario veramente, poiché in erta con fomma brtuicà la fomma di tutti f numeri armonici fi racchiude . Hà egliriue- duco il libro de’ debiti humani> hi calcolati I contali ri faldate le ragioni,& in fine ritroua ef. fer già fiato pagato, ciò che pretendeua il ere* ditote, ejrere fiato tenduto il fuo diritto alla diuina Giuftitia, ami per infinito valore del proprio fangue, eflere Rara d’auanraggio fo- disfatta.Summatum eft. Son fommatr le colpe noftre.fe ben fono fenza numero. Summatum
    • (?.Son fommati i meriti fuoi,fe ben fono fnnu-
    merabili. Et cenfummatum eft. Si è fatto il ri- {contro, fi fon l’vne , e gli altri bilanciati infic¬ ine, errouafi maggiore lo sborfodel prezzo, che’l bifogno del rifearto,percioche dalla virtù di quelli vinto c di gran lunga il mancamento di quelle. Confummatum eft. Pur come vo¬ glia dire . E CONSVMATA la giù* fticia,perche l'hà placata il mio fangue. E con¬ fumata la mifericordia, perche l’hà fufeitata la mia paffione.E confumato il peccato.perche T- hà diftrutto la mia Croce.E confumata la cari¬ tà, perche in me hà fatta l'vltima prona.E con¬ fuma ta l’fbbidienza , perche mi hà condotto à morte.La paiienza in canti dolori.L’humiltà in tata infamia. La liberalità in tanto difpcd'o. La niaeftà in canca miferia.La ricchezza in tata pe. nuria.La bellezza in canta difformità La poten. za in efier legato.La fapienza in efier fchernito. La bontà in efier condannato. E confutila, le Dicerie, O co $ [p. 323]14 LaMtsica to l’interefledegli Angioli, perche le magioni de’feguaci di 1 ucifcro faranno ripiene. £ con- fumatoli delìderio de' Padri Hcbrei, perche da quei carcere , in cui gli pofe il peccato d’A- damo, faranno rifcollì. £ confumara la veri» tà delle fcnrture, perche in me hanno hauuco compimento tutte quante le proferie . E con- fumato il poter deU'lnferno,perche gl’hò Iner. nate le forze . £ confumata la crudeltà della Giudea , perche non hà più flagello da ftrac- ciarmi. £ confumara la cera, conuien , che s'e- ftingua la luce. E confumato il nutrimento,bi- fogna , che s’ammorzi il fuoco . E coturnata la foflanza , è necellario, che manchi la vira . Non han più lena i polfi.non più fangue le ve* ne,non han più fiato gli (piriti. Son giunto ali’, fftremo palio. Già raccomando l'anima al Pa¬ dre. PJter in manus tuas commendo fpiriturn tneum . E quella è della noftra Sampogna la fettima, & vltima canna , e qui conGfte le (ire¬ mo sforzo dell'amore. Percioche in quefta pa¬ iola, fecondo vna pierofa opinione,raccoman¬ da alla prorettione del Padre l’anima dell', huomo , la qual gli è alrrettanro cara , quan¬ to lo ftelso fpirito fuo . O amor fenza pari ! Qual none più tenero, e cordiale può ritro* uarfi di quello di Padre ! La prima voce , che in croce gli vfcitfe di boea, fù al Padre, e_* col Padre chiude tutti i fuoi taggionamenti nell’vlrima dipartita. O amor fenza ellempicl Pater in manus tuas commendo fpiriturn—> tneum. Tutto quanto egli haucua.nel fuo final icftamcnto hà difpenfatoChnfto.Hà le fpoglie lafciate a'Carnefici, il Paradifo al ladro. Gio- uanm alla madie, la madie à Giouanni, il fan* gue [p. 324]pae alla croce, la carne a'chiodi, i Sacramenti allaChiefa . Ma lo fpinto in quefto pa incoiar codicillo à colui,da cui l’hà riceuuto lo rende. Pater in manus mas commendo fpìtitum tneum Se Tanime de’giufti non alnouc dimo¬ rano, che nelle mani di Dio. luflorum animi in maott Dei funt. Anzi come di tanti prefiofi gioielli di elle lediuine mani fi fregiano. Kam Ó» ipfe quafi fìgnum in manu dextera 1 frati. Che farà l’anima puridìma di quel Santo de* Santi ? Cnftodi animam meam.quoninmfan. flus funi A cui non daaltre mani,che da quel¬ le di Dio, dopò tante fatiche durate , e tarlo fangue fparfo fi dee per sè,e per / fuoi eletti la meritata corona. Zt tris corona glori a in ma¬ nti Domini, & diadema regni in manu Dei lui. Pater in manus tuas commendo fpiriturn mettm.Tretnenda cofa è cadere trà quelle ma¬ ni onnipotenti. Horrendum eft imidere in ma¬ nus Dei viuems's. Percollo appena il pouero Giob da vn femplice tocco di quelle dita,grida, uà à corrhuomo. Mifertmini mti,Miferemini nei fallì vos e miti mei, quia manus Domini tetigit me. Ma ottimo partito è riporti voluta¬ ti amente in quelle,percioche felicità, & eterni¬ tà,ch’è quitto (fecondo Platone) può per noi di bene defiderarft,tuttoè nelle diurne mani.Z.*»- gitudo dierù anni vna in dextera eius, & infimflra illius diuiti£,& gloria Hauea fra¬ ncate il Padte Iddio le (iie mani fopra la perfo¬ ra del figlio, e lavategliele piombate addolfo grauemente amédue. Rtputawmus tum quafi / trcnffutn à Dto, £5> humiltatù. E perciò egli à quelle mani fi raccomanda . Pater in mxnut tua> <»wmtn4»J}iritHrn meum . Patio horaà O i te v ' JÌV*’ • r*. [p. 325]5\6 La. Mvsica te Anima tributata, cdico. Se pur l’ineorrc- re nelle mani di Dio viuo è cofa fpauentofa, Se horribite, il ricorrere a’p’edi di D:o morto do- uri effetti almeno dolce, e foaue. Dicodi quefto Dio morto in croce, che per ammae- firarcicol fuo esempio, nel commino della >ita accommiatandoti dal Padte ,gli commet¬ te ,e rimette lo fpirito nelle mani.Putir in ma¬ nus lutti cemmend» fpiriturn mitim. Finfe la MufaGrcca.ch’Vliftéjperche potette con tran¬ quilla nauigatione alla fua terra ritornare, oc- tenne da Eolo in dono vn’vtrc pieno di vento ; & eflendo già la naue prefloa'confiuid'itaca , fù da alcuni per fofpetto, che vi fu!fe nafcafto te foro, fdrucito il cuoio j il quale appena apet- ro , ecco vfeir fuora m vn folììo il re uro , che lafciandoàgli autori di quefta fraude tempe- flofo il mare , & ofeuro il cielo, fece al regno del Tuo Signore ritorno.Ma non farà già fittio. ne s’io dirò , chel’humanato Verbo, hauendo dal Padce fupremo Impctador de’Cieli riceuu- to lo fpirito dentro Prtre d’rna fr.igil carne_» raccwiufo, per poter fatui ricondurre alla cele- ffe patria i nauiganti del mondo,e da’Proci in¬ fernali liberare l’anima humana; giuro sù'l le» gno della Croce vicino al termine del (uo mor. tal viaggio, huomini fi fono ritrouati tato pre¬ teriti, che per ingordigia d quel (angue afsai più prenoto deil'oro,hanno non con pugoali.ò con fpade, ma con chiodi e con fp:ne f«raca__j quella fanta pelle Et ecco al fine,che fprigiona, to dnl corpo quel fottiliflìmo fiarc.tui bando al fuo partire con inufitari portenti il Cic lo , eia terra,al Re di tutti i venti, cioè di tutt: l’amme fe ne ritorna. Putir in moniti tuas commenti» il1'. [p. 326]DICERIA II. 317 fpiriturn tnium.Pur come voglia dire. Il Cie¬ lo,fiegue l'animajChe’l muouc. I fiumi riedo- no al mare,donde partono . I vapori s’inalza¬ no *erfo il Sole. Il Sole eh.ude il fuo gironel- l’Occafo. Il fuoco fi folleua alla fua sfera . La linea vè à ritrouare il ccniro.D piede del com¬ patto fi ricongiunge al fuo principiò. La ca¬ lamita fi volge al polo. Il fèrro fi dirizza alla calamita . La paglia c tirata dall’ambra . Il corridore s’affretta al pallio . La faecta vola al berlaglio. La farfalla corre alla luce.E l'anima mia fà ritorno alle tue mani. In manus tuas commendo fpiriturn meum . La Colomba poi¬ ché vide tutta dall’acque allagata la terra,non treuando doue pofare il piede,ricornollene con l’olmo à Noè. Queft’anima immacolata dopò il diluuio di cauto fangue, non trouando per le fozzurc delle malitie ripofo in tetra,à te ripor¬ ta la Tanca pace . Il meflo d’Abraamo, poiché hebbe fri Rebecca,& Ifaac conchiafo lo fpon- falitio,ritornòàchi l’haucua mandato Quedo fpiriro mediatore dopò I’hauer crattato,e rtabi. lito crà l'humana natura , e Dio il facro mari¬ taggio, viene à ripatriare. Tobia poich’hebbe gran tempo errato, fpcditi gl'aflàrialla fua cu* za commcdì.ricouerò alle paterne cafe.Io dopò lunga peregrinatone, e lunghe faciche nella fpeditione importami durate, ecco che ritorno fià le tue mani./>j manus tu*s commi ciò [firi- t*m meum.Scife accettò con lieta fróte vn pu¬ gno d’acqua fchietta offertagli da femplice vii. lancilo. Tu non ricufare vna offerta di fpirito puro,cheti rafsegna la mia volótà. Dauid rac- colfe volccieri l'vua pafsa recatagli da Abigail. Tu non ((degnate il merito della mia pjidìone,
    iS [p. 327]La Mvsict
    ch’io con l’eflalatiooe dell'anima ri ettibifeo. lo (letto nó rifiutai i ruttici doni de’poutri Pa- fiori. Tu prendi in grado l’humil tributo, che n porge la poucrtà del tuo figlio. Tu (letto non abhorrifti già le vittime de gli animali •vccifi. Hora gradifci il facnficio innocente di quello Agnello sbranato. In manu: tutu com¬ mendo fpintum tneum. L’Arca del parto fù ri. cernita con fetta in Gerufalemme. Il mio fpiri¬ to fia da re benignamente raccolto in Paradi- fo. L’anima di Lazaro pouero fù condotta al leno d’Abra^mo.Lamia fia ricondotta nel tuo paterno grembo. Il figlino! prodigo fcialac- quan la fua heredità, ftì con pterofe accoglien- ae abbracciato dal padre. Io diftìpara la foflan. za del mio fangue, mi gitro tra le tue braccia. Vengo, afpettami, riceoimi. Hò cantato, e fo¬ nato ; è tempo, ch'io goda il premio della mia M ifìca . G'à ne fon gionto al fine . Ecco l’vlti- ma battuta . Inclinato capite. Ecco l’vkimo fofpiro. Et emifit fpintum . Gvarbati Mor¬ te; Fuggi Diauolo, ecco già sfoderata quella fpada per voi micidiale , di cui diceiia il Profe¬ ta . Accinger! gladio tuo fuper ftmur tu uni > fotenrìjjtme. E fc bene dopò tre "iorni tornerà dentro la guaina delle fue membra, prim*_# nondimeno farà di voigrandittlma rccifione . Iffunde fmmeam f dieeua il medefimo Profe¬ ta) e conclude aduerfùs eoi, qui perfequua- tur me. Et ecco appunto la conclusone della vittoria, eceo i nemici efpugrmti, ecco la fpa¬ da ignuda . inclinato capite, emifit fpiriturn. J’oflhdc fìbilus cura tenui/, ó> ibi Deminus. rtjlhac. Dopò i turbini, i rremori.e gl'incendij di tanti fcherni,flagelli,e tormenti, Siti lui au. ra [p. 328]DicbriaII. j i 9 tt tennis. Aura rortiIe,meRcrc moribondo rin- forzando le reliquie del fiato, e trahendo con l’anhelitoeftrcmo dalla fieuolczza vigore,c/fa. la lo fpirito fuora . It ibi nominai . lui c lo sforzo, e l'eccello dctl’amor di Dio, iui è l'ani¬ ma di Chrifto, & iui c la Mufica. Il Diapafon (dicono i Mutici) è lottaua lignificante il ou- mero.che vien dall'vno,& all’vno ritorna. EI’- ottaua cofa appunto , che fà Chrifto dopò Icj fette parole, è rimandar lo fpirito al Padre da cui era vfcuo. A Dee exiui,& ad Deurn rtdeo. Inclinato capite,emifit fpintum. O amore, ò bontà, ò prodigalità infinita ! Altra cofa intor¬ no non haHttia quefto largh’lTimo donatore, che le rcftì, e le veftì fi fpoglia concedendole a’ foldati. Sotto le vefti eran le carni, e le carni fi lafcia flagellar dalle sferze. Sotto le carni eran le vene, e le vene »uoI, che eli fieno aperte da' chiodi.. Sotto le ven’era il (àngue , e il fangue fparge tutto fenza ritegno . Sotto il fangue era il cuore, & il cuore fi fà trafigere dalla lancia . Sorto il cuore era l'anima,e l’anima iftefTa ver- fa fuora per la falute dell'huomo. §}uià vltrtt tibi ditbofili mi’Quodpotui facire vinci me*, & non fedi E con tutto ciò non contento chi¬ na pare al petto il capo per ricercali! intorno con minuta diligenza,s'altra cofa da donar gli refta , Et inclinate capite emifit fpiriturn . Ma dimmi, e perche chini il capo ò Signore? Forfè per abballar la cima di quella pianta , perche ciafcun di noi polfa agiatamente carpirne il frutto ? Pianta è la Croce. Così canta la Chic* fa . Arber decora , & fulgida. Frutto fei ra. Cosi ti chiamò Elifabetta . Benediftusfruftus vtntris mi, Quali in lignificato di Verbo, e O + non [p. 329]510 La Mtsica. non di nome volendo diti , Inclinato capite'. Il ramo <ic!la pianta è piegato, cogliete coglie¬ te quefto frutto, premiere prendete quefto fan¬ gue .godete godeteli premio di quefta palilo- ne .China il espo per farci vn ponte da paline alla riua del Parad (p. China il capo per calate vna bilancia della ftatera à terra , mentre che l’altra s’inalza al Cielo . China ii capo per for- mote dentro il pelago di quel fangue vn’ha- mo , doue dalla punta della fua diu n tà nafeo- fta fotto l’efea della mortalità rimanga dclu- fo ,e ptefoil Diaue>lo. Alt extnhert poteri! Leuinthan hamo, & fune ligabii linguum > eius. China il capo per fabr.care vn’arco trieo, fale dopò sì fiera battaglia , quafi pompa della jfuagloriofa vittoria. V ide arcum , eviene. Àie eum qui fecit illum, valdt Jpttiefut tfl in fphndorefuo . China il capo per dar la pie¬ ga all’arco , mentre volle Icoccar la faetta di quell'anima fantidìma , che deue ferire il cuo¬ re al Prencipe delle tenebre Arcum fuumtei tcndit, & par.iuit illum . L’arco celefte è fo¬ gno di pace, e quando inchina Prode'«api nel mare è fegno di pioggia. Ecco la pioggia delle gratie , ecco la pace tra Dio, e l’huomo ■ jircum meum penzmin nubibui Cali,& erti figr.um faderii. Tutto bene, ma io aggiung# di più , ch’egli china il capo per fare vn’ar- che-to alla lira,e dar compimento alla Mufica. Et è di tanta forza I’incurnatura di queft'ar- co,che fol per ella non isbafìfee l’Vniuetfo, nè corre pericolo di confonderli la Natura. O Rio, in veggendo così oltraggialo , efangui- nofo il Fattor del mondo, come fifarebbono fmarrito il Ciclo, sbigottito il 5oIc, impal¬ lidì- [p. 330]Diceria I I. jir Udita la Luna più che non fecero ? come fi fa- rebbono fcompigliace Je ftel!e, difordinate Ie_> sfere, e gl'Attgioli ftetfi atterriti, s'egìi per non contriftar&li non hauclle loro la fua fronte na- fcofta?Crut con cucto ciò à sì fiero fpettacolo »;e Ila la terra, traballano i poli, fi fpezzan lu felci,fi diuidono i veli, s’ofFufca la luce, s’iuror* bida il giorno,fi feuocono i monti, rimbomban le valli.crollantì le fondamenta,sfondati gl’edi- fiei.rouinano le rocche,diroccanti itempij.fpaCv canti i marmi,romponti le colonne,traboccane i colo(fi,vrlano i venti,fofpirano Paure, tuonan le nubi, gonfianfii mari,frcmon gli fcogli,ge¬ mono gli antri, fermanti i fiumi, corrono i la¬ ghi,piangono i fonti, sfrondanti ibofehi,ficca¬ no gli alberi, fchiantanfiirami, caggjon Itj fronde,languifcono i fiori,tramortifeono l’her- be,(iridali gli vccelli,fuggon le fiere,muoiono i pefei,tramano le gregge,difpergonfi gl’armen- ti,imbalotdifcono i bifolchi,imbucanti leferpi, intananti i moftri, difeompongonfi gli elemen¬ ti, ftupifeono gli Aftrologi, coimertonfi i Filo* foli, tremano gli Abbitfi, palpitanie Furie, ap- piatanfi i DiauoliJ e rotte Cantiche leggi della Natura,riforgono dalle tombe i cadaueri fcpol- ti gran tempo innanzi. Tenebri faci*, funt fu¬ per vniuerfatn ter rum, terra mota tft , petr* JciJJi funt, vtlum templi feiffum eft; & multa corpora[anttorum , qitt dormiemnt, (urrext- Tunt. Non c cofa al mondo nata, ch’ai mori¬ re del noftro Pan non ti difcoi)certi,e ch’ai ter¬ minarti della fua amorofa Mufica nonapplaa* da con qualche fegno. Leggeite ( Serenitfi- mo Sire ) di quelle prodigiofe ftrida ,che nella morte di Pan furono da’nauiganti vdite colà O j nel 1 iv [p. 331]La Mysic* nelgalfbdi Lepanto prcffo all’ Ifole Echinadi, à co que'flebtli.e lamenteuoli vlulati,che facc- uino l'aria d’ogn’inrorno con pierofa , & hor- nbil voce rifonare. Panmagnus interi]t. Ma ò con quanto vantaggio di dolore,e d’horrore_» ♦tngono hoggi quegli fteflì lamenti à verifi-* Carli nella turba delle creature dell’ Vniuerfo, lequali tutte allo fpirare diquefto Pan immor¬ tale fi rifenrono, e fanno pubi icadimo(tra»io- ne di condoglienza. Se il fiiglio del Ri Crefo, ancorché mutolo veggendo contro il padrej quel foldato armato ìtringer la fpada , fopra* fatto dalla violenza del timore, e del dolore, fecs tanto impeto alla natura.e pofe nello sfor¬ zo tanta efficacia, che in virtù di quel dominio, «he l'anima hà fopra il corpo , gli organi cor¬ porali incontanente alla forte dccecminationej ■ialla volontà vbbidirono, onde fciolto all’im- protiifo lo fcilinguagnolo, e rotte le legature della faueila , diftinfe le voci, Se articolò 1 e_» parole gridando,che non l’Tccideffe. Cani ni Rtgcm occidui ; Ahi come poteua ftar falda la Natura,figliuola di quefto gran Creatorejmen- tre con sì fiero, edolotofo feempio vedeua i Ci uJei incrudelire contro colui, che le diede.» relTere,e’l viuere ? Qual marauiglia.che quan¬ tunque priua di lingua , fi conturbi, e cornino* oa, e co’fafiì, e co’monumeriti, e co’terremoti, col Sole, e con la Luna, quafi contante taci¬ te note, anzi con tante feroci iimettiuc, efda- mi in fuo linguaggio altamente contro iper- otrfi vccifon ? Ma che? Tutti fono di quefta Mufica diliin* effetti marauigfiofi, dalla cui iolcezza (non, ch’alito) Je tenebre iftefle fono sopra naturalmente rapire,Onde quii che già di [p. 332]Dichbta TI. jij quel canto paftorale dite il Poeta , ,, E‘ inuiio frocijfittthtr Olimpi. Ex io, qnod diti inuitus abfctflit ( efpone il Comment.' torejcè’ ex eo,quod ni mio audiendi dejìdirio vt/pir txorius tfl ; Puofli molto me¬ glio del canto di Chrifto dite , delia cui armo¬ nia par che inuaghita la Notte, accelerando intempeftiuamente ileorfo, anticipi la fua_> venuta nell'Orizonte, e cosi rifponda quafi in vn pieno choro infieme con tutte le cofe create al tenore del fuo cantare. Mentre in Panno- nia fotto Tiberio Imperatore mtlitaua l'eller- citoRomano, veggendo all’improuifo inec- clillarfi la Luna , e penfando ( troppo fempli* ce,e credulo)ch’ella patite, prefero, conio ftrepirodell’atrai, col concento delle trombe, c col fuono delle cornamufe come à volere al* legerire il dolore. Tanto par, che auuenga in quefta roiferabile ofeurità , non d>co in quel¬ la del Sole naturale , ancorché à tutto il mon¬ do , e fpecialmente à Dionigi Areopagita_j , ftrana, formidabile, e moftruofa ; ma in quel¬ la del fopranaturale , e fopracclcfte Sole, la cui penofa,e terribile ecdifle è in guifa dalle crea¬ ture tutte compatita, che quali di confolarlo, ò d’aiutarlo bramofe, d’ogn’ intorno gli ap* plaudono per pietà. E la tetra infin dal cen¬ tro crollandoli, e le pietre l'vna contro l'altra battendoli, par, che vogliano appunto formar quel plaufo.e quel dibattito,che con le percofle delle palme foleua anticamente farli ns’thea- tri, doue Mufiche fi rapprefenrauano. I quali plauft erano anche efli muficali ,e fatti per arte armonica, si che faceuano d'vn romore bene¬ dico . e concorde rifonar dolciflimamente tutto 0 6 il [p. 333]ji4 L A HvsicA . il coiicsuo della Scena . Anzi qualTrora dalla plebe tale non (i rendeua , qual’era folito , era d i'Sergenti della guardia feucramente battu- ja . Quinci Craflo contro i Partili guerreg¬ giando, fi sfinire oltremodo, percioche dopò 1' bau*re orato al fuo eflercito, il popolo ac¬ clamando non liauede nella fua acclamatone lifporto in fuono vguale , e con tuono muli» co . E Neionc bauendo non sò chimentrej egliinpub!ieocancau3,efuoaaua , fenticodi- lìonare , feceio di mortai fupplico punii«_j . Vogl o io conchiudere , che fe » si tragico og¬ getto ì due lumi maggiori fi falciano di fune-- fio velo la fronte , fe il cielo di nera , e ferrugi¬ nea banda fi cuopre il volto, fe la terra con tre¬ mende fcolle infili dall’»itime radici fi (quatta, fe le rocche alpine con repentino rimbomba fcopp^no, (ei(tpolcbri (gangheraci fon co¬ rretti à vomitare l’antico patto , fe il velame.» del Sù'liario da fe ftelloin due fquarci fi fende; tutto èapplaufo di quella melodia , tutto è concorro , che’l fuonodella Siringa di Chrifto (biennemente accompagna , Ma oimè. Se_> gli occhi della Natura s’offufcano, comej non fi ofeurerà la luce del mio intelletto? Se il ciclo fi decolora, come ppfs’io di vaghi colori il miodifcorfo adornare? Se la terra ctema.co- jre non tremerà la mia lingua in raccomando tsntaronina ? Se le pietre fi rompono , corna non fi rópetà pgni legge d’eloquenza nel rato itile in tanca confufioux fmarrito ? Se il velo fi Urgerà , come non fidifperderanno dalla mia mente tutti i concetti? Se le folle fi (palancano, come non fi aprirà per Io me?o il mio cuore>Se tatto quello guo palagio vellico i bruno,e cin, co [p. 334]D i ce r i a 11. jz; to di lugubre grainaglia, neH’ettequic dei filò Signore rapprefenta dolore,e mcft:t:a, qaal’al- legcczza fi trouetà nel mio fpirito.si che fegua la traccia del fuo dire fenza cfler impedito da lagrime.interrotto da fofpiri, fofifogato da fin- ghiozzi ? Conut rfi funi nupti« in lucium, & vox Mu/ìcornm m lamtntttm. C'fjauit gladi- um lympanorumfluituitfonitus conticuit dulcedo ciibart, E poiché la Cererà, e la Sampogna tacciono , non debbo io il mio noiofo parlarr oltre il doucrc citando innanzi, rendermi à tanta humanirà ingiuriofo .Trop¬ po lungamente con la mia importuna Mufica, tì è più di ftrepiro piena , che d’armonia , hò quelle nobiliflime orecchie tenore à bada. On¬ de poi che hò(fecondo le promette) fatto vede» rejnel Mufico Theorica,e Prattica;nella Mufi¬ ca Aria,e Parole; e eoo le Parole al fuouo del¬ le fette canne ^ofto fine, farò ammutir quella Fiftula^ion già(Sereniffìmo Sire) perche il fia¬ to della voftra benignità mi manchi, ma per mancamento di forze , la cm debolezza alla ^ prontezza del mio affetto, & alla corretta del aroftro fauorc non corrifpoade, IL FINE, [p. 335]IL CIELO D IC E RI A TERZA. Sopra la Religione de’ Santi MAVRITIO, ET LAZARO. AlSerenifs. P R E N C IP E DI PIA MONTE. IN V E N E T I A, M. DC. LXVII. Prefso Gio: Pietro Brigonci. Ctn lianz.it dt [p. 338]Al Serenifs. P R E N C IPE DI PIAMONTE. partorita dalla mente di Gioue (fecondo , che fingono gli antichi fauoleg- giaton)nacque armata,e fubito nata in¬ cominciò ad imbracciar lo feudo, c?* vi* brar la lancia . Ma come farà (Serenia¬ mo Sire) quefto mifero parto del mio in¬ gegno,che na/ce ignudo,e difarmato d 'o- gni difefa ? E pure appena vfeito alla.* luce,gli conuerrà entrare in campo con¬ tro le lingue de'detrattori, affai più pun¬ genti,che le fpade ? sò,cbc non manche¬ ranno di coloro , i quali cercheranno di trafiggerlo in sU'l vi no,e di ferirlo etian. dio à tradigione ; imperoche afpettano i componimenti della mia penna per lace¬ rargli con quella attentione , che’l Dra¬ go dell’^ipocaliffe afpettaun à gola a- ter. " [p. 339] perta il concetto di quella Dqkna celejle per diuorarla . Hò Rimato onimo rimedio,& vnico refugio ilgucrnirlo dcll’ar. mi di V.A. Càpione inuitto della virtù, à cui farà facile fchtrmire dalle ingiurie ingiufte il nome d’vn fuo diuoto con l’au. torità,non men, che difendere dalle forte potenti la vita de’fuoi fudditi con lu fpadj. A Vrencipe celefte celefli cofe fi deono; e ch’ella fia tale, il mollrano efpreffo la fublimità delfuo intelletto, lo fplendore della fua magnificenza,e l’ornamento di tante altre virtù;Dalle quali io orbe inferiore, qua fi da rapace violenta di primo mobile tirato,vengo à fecondare il mouimento del mio riuerente affetto con l’banale offerta di queflo picciolo Cielo. E fetida più i V.A .profondamente m’inchino. Di Torino adì 15.d’Aprile 1614. Di V.A. Sereaidinu. Hum IiTs. e dcuotifs. Sem. 11 Caualier Marino, del; / [p. 340]DELLE DICERIE SACRE, DEL CAV. M A FvINO- Il Cielo. T A K T E T % 1 M Al SO n o si alte 1’eccellenze, sì ampie !«_» preminenze di quella, non sò s’io dir mi debba religione, ò legione, croce, ò , trofeo, habito, ò fpogha trionfale-», di cui sì come l'altrui pietà fù antica infìitutri- ce ,cofi la roftra prouidenza c fiata noue!!a_j riftoratrice SeremlTìmo Sire j che non ritto» nando io fra quefte cofe baffe oggetto degno, , à cui raflomigliarla in terra , eonuiemmi fra , le più fublimi riccorrere à quei foggetti, à cui fol merita d’efler paragonata in Cielo. Nè in Cielo imagine alcuna reggendo, che poffa, ò debba guittamente conttaporii sì nobil para¬ gone jji II Ct [p. 341]eloT gone,le celelli cofc lafciate tutte in difparre, al Ciclo fleflo mi appiglio , nc con altra Cornigli, paza (limo poterli miglio dare la liu dignità , Che-col Cielo ftefloà dinedcre. Alca materia da lunghifiìmo encomio è quella , di cui l'oggi à decorrere intraprendo; Ma fea reggere la grauillìma armatura di Saulle vacillarono gli Komeri d’vn Paflorello ; & a portare quella d’ Achille furono mal'atte le forze d’vu Giocola¬ re ; come potrà dicitore inefperto,e debole a si grauepefofottcntrato, foftenerlo lenza cade. ie?Io per me di ninno ingegno doratoci niuna dottrina,di niuna eloquenza , con la fcala di si bado intelletto alla fommità di si alto Cielo poggiare, nèfpero feracemente poterlo, nè pollo ragioneiwImtQtc fpcrarlo.Saluo fe a voi* generefi Caualicri fratelli,non mi volgeffi con tutto l'affetto pregandoui, che sì comeinsl bel numero ammeflo indegnamente mi haue- te , cofi vi piaccia me nube vile , & ofeura co' polenti raggi del volito Sole f*lleaarc in gni- la, che quantunque fofeo, e terreftre vapore io tni fia,da e (Ti putgato,& iIlu(lrato;d:uenga in quello Cielo vn’ltide di vaghi, e lucidi colori dipinta ? O (e per proprio valore ptendet non pollo qualità d; llella fcintil!an:e, prenda al¬ meno ( voilra mercè) forma di baleno caden¬ te , ò d’ altra meteorologica unpre(fions_» di quelle , che c.iluolta nelle regioni dell’aria fi ftampano. Ne da voi, che ftà tanti a niuno in valore , & in honoteuolczza fecondi, fiete_» con tanta eminenza il primo, voglio meno fperare d’impetrar tanto di fauoreuole huma. niti , ch'io di si leggiadro corpo membro inu. tUc, disi nobile ihoracn.co corda fleinpera- [p. 342]Diceria III. ’) 3 j ti,Vi sì ricco edifìcio colonna inferma , vaglia à si falda bafe appoggiato fcfFriie vigorofa- mente lo’ncarco , da si dotta mano tocco ren¬ dere armonia foaue , e da sì viuace fpitito in. formato acquiftar fenfo.e mouimcnto. Non te¬ merò adunqie con la feorta della bella Vra- nia.frà l'altre Mufe la più fufclim:, di porre (si come il Tolgar detto tifuona ) audacemente la bocca in Cielo , delle proprietà di elfo Cielo ragionando, purché dalla virtù di quello fteffo fplendore , che può in vn nicddìnio punto al¬ trui sbigottire , & auualorare, sì come ne fono a prima vifta abbarbagliato,e confufo.così fa* uore,e conforto parimente mi vergano. E s’e- gli è pur vero, ch'all’huomo fù da Natura non per altro effetto data la fronte leuata veifo il Cielo.da gli altri animali differente, che l’han¬ no china Terfo la Tetra, fenoli folo perch’e¬ gli il Cielo rimirafTe; ecco, ch’io non altroueà riuolgerui.nè altro à contemplare v’inuito/he queftomiftico Cielo , in cui fe tutte le condi- tioni del vero Cielo concorrono , chi Totrà dire, che titolo di Cielo à dritta ragione non_^ f»li conuenga ? Prendete meco (fe vi piace) paf- 0 pafso à mifurare le proportioni di queflo marauigliofo rifeontro, e confìderando appar- te apparto dell’vno l’origine , il fito ,la mate¬ ria, la figura, l’ornamento, ia virtù', l’or¬ dine, ilmouimeuto, d’armonia, giudicate poi fe fieno qoefle circoftanze all’altro in tut- \ to , e per tutto , com’10 dico , e d’auantaggio diceuoli . Fù il Cielo (fe al veritiere, & infal. j libile reftimonio delle facre , & antiche Cro- 1 niche vogliamo predar fide J di tutte le fattu- ] re forniate dalla creatrice mano di quel fom- [p. 343]H4 !i Ci eio mo artcfice.il cui volere c poteie, Tenia alcun dubbio la prima . E si lontana da i’htnnan j « memoria c la notitia del fuo principio , che_j ttìoìù diligenti interpreti della Natura, e folle, etti nmcftigatori dell’antichità hanno (ciocca- mente creduto ò edere flato ab eterno , ò di qual cofa edere flato fatto. Talete Milefio por- tòopinione, Iddio haucre il Cielo , e tutto I’- Vn'uerfo d'acqua formato. A collui H'ppone Atheo fi accollò,fa luo, che rfoluere non fi fep. pe à concedere alcuno Iddio . Anadimandio ftimò edere flato procreato d’ut certo mezo infinito,ò materia interminata fià l'jcc)ua_v , e l'aria , e la terra ; & entrò filolofando in_j tanto eccedo di foli a , ch'affermò innumera- bili Mondi ritrouatfi . Epcuto, e Metrodoro t'accordarono con elTo lui . Ana(fimene_j , e Diogene giudicarono , che’! principio deJle cofe fude l'aria , e l’infinito . Heraclito Efe- fio, & Hipparco Metapont ino furono di pa¬ tere , che’l tutto fiilTc otigiuatu dal fuoco . Democrito, Leucippo, e D odoro penfarono, che da gli atomi ,e dal vuoto ogni cofa fi de» rimile . Empedocle conchiufe , che dalla terra , e dall’impeto della difeord a vfeidero ]e Temenze di tutte le creature . Anadagora difse, che tutte le cofe erano infieme mefeo. late , e fu il primo, ch’all’HiIe , ò materia , che roglucn dire , la meute , e l’animo afse- gnade . Archita Tarentmo teftimomò efs:- ze vn Mondo (olo, ma da Dio creato con l'a¬ nimi . Zenone Citx co lafciò (ctitto due ef¬ fere (lati i prilicip'j fug^ettiui, l’Agente , cioè Iddio, & il SofÉ'teute , ciò) la fodanza lenza qualità, da lui conucrfat 11 acqua per l’aria , Ho- [p. 344]Diceria I. jff Homero fi padri vniucrfali delle cofe Tfieti- de,e l’Oceano. He dodo vuol) che quanto fi ve. de fude dal Chaos , e dall'Amore prodotto . rittagora attribuì ti tatto alle proportioni ar* ironiche , & a’uumcri formali.ò naturali, Pla¬ tone , e Socrate ripofero nel primo luogo Id- dio.la Materia,e l’Idea, c fcrilsero.che I a Ma¬ teria era infinita, e fenza forma , e che da Dio fu in vn luogo ragunata , c didima , e che co¬ lale edenza fù poi in elementi murata , e quin¬ di venne à nafeere il Mondo con la Natura tutta. Quinci pofcia gli allieui della I latoni¬ ca fcuola in ttè Mondi il Mondo du'fero. Vno Ideale .ouero intelligeuoie, ch'c degli Spiri¬ ti fopraceledi. Vno Celcfle, ouero flellante , ch’è il corpo proprio del Cielo. Vno Elemen. tare, oueio fottolunare , ch èjjucdo da gli a- nimali habitato . Tutti , e tré mideriofainente adombrati del modello di quel famofo Tem¬ pio,che nel medefìmo ordine tripartitola ma¬ china figuraua dell’Vniuerfo tutto . L’Atrio publico, oue entnuano le vittime ; Ecco l'Ele¬ mentare , efpoftoalla generatione, & al cor- iompimento.Il Tabernacolo fecreto.doue ar- deua if doppiere delle fette lucerne , Ecco il Celede luminofo di pari numero di pianeti .'La Camera fama del Santuario, doue li feibauano la manna, la verga , e la legge . Ecco l'Ideale danza gloriofa delle tré diuiue prrfone . I Sacerdoti Egittij, delle cofe celedi primi con¬ templatori, e delle Matematiche feienze pri- 1 mi rurouatori, hebbero à dite , che'l Mondo t j e per confeguente il Ciclp , fù creato , & ' ch’era cofa «rottale , e che tutta quetta grsn_j I fibtica fù tratta d’vna certa mole di terra , ' edi i 3j6 t l Ciel [p. 345]o di Cielo.le quali cofe feparate , il Ciclo col Tuo calore, e la Terra per la fua natura, di quanto fù poi generato dinennero genitori . ! Caldei,c e gli Ailirij Tentennarono, il Mondo efsere fa¬ talmente eterno. A queffa eternità inchinarono anche Senofane,Parmenide, e Meliffocon la_j fchiera di tutti i Fifici. A quefta acconfeutì Fe- recide,determinando, ch’iddio,il Tempo , e la Terra Tempre erano . A quefta finalmente fi fottoferiffe il grande Arinotele, pertinacemen- te deputante , il Mondo non hauer gi3mai principio hauuto , nc edere per mancar ria¬ mai, e che tutte le cofe in e(To contenute Tem¬ pre furono, e faranno Tempre . Fauolevane , chimere,heretiche , degne di Tcherno , ediri- fo , & in tutto da quella terità lontane, a!!a_j quale Tolo l’Hefcreo, & il ChrifìianoTheologo s’attennero. Imperoche n uno, da ellì in Tuori, feppe Confe(Iare,ehe fufle fiato il Cielo Tenia altra materia creato ; anzi, che(Tecondo l’ora¬ colo del gran Prothoroenifta Mosè) Iddio in¬ nanzi a tutte le cofe di nulla tale appunto lo facefle.quale di prefente lo veggìamo. Ilprimo lauoro adunque (per vero dire)che Torma ricc. uefle nella farragine di quella caraffa informe , doue foflopra giaceua il difordine de gli Abbif- fi; Ilprimo patto,che diftinto fiifle dalla mafla di quel rozo Embrione , che chiudetta in rsè I femi de gli elementi : Ilprimo corpo, ch’- yTcirte fuori dell’ofcuroTeno della Confufio- ne , albergo già di quell'infelice habiran- te , che Nulla s’appellaua , fiì certamen' te il Cielo . Hora ricerchili!! con minuta diligenza di quante religioni di Caualle* ria dopò Chrifto la infegna Tpiegaro- no-i [p. 346]D I C E JtL I A III. } )j no le fondamenta , e i principij ; vedradì quan¬ to di gran Itiuga per precedenza d’origin«_» debba quefta , di cui fauello, all’altre tutte.» preporli. Nacque la milicia de'Caualierì Gie- rofolim tani per opera di Gerardo, Reetore_> dello Spedale di S.Giouanni, predo al lepolchro del Redentore neU'aiino mille , Se ottanta.^ . Incominciò quella de’Teutonici, da*n Tedef*. co introdotta nella Città di Gerufalemme nel mille , e cento • Germogliò quella di S. Giaco¬ mo m Ifragna con la guida di Pietro Bernar¬ dino nel mille, e cento cinquanta . Spuntato* no quella della Redentione, e quella di Mon- tefia InGeme (otto gli aufpicij di Giacomo Ri d'Aragona nel mille , c dugento vndici. Fù fondata quella di Calatraua in Portogallo da Giouanni Papa ventefimo fecondo nel mille_>, e trecento venti. Fù ftabilira quella di San_j Stefano da Codino Medici, Duca di Firenze^ nel mille, e cinquecento fedanrauno . Riuol- tanfi non fola le religioni militari j ma etian- iogli ordini regij, La Tauola ritonda infti- tuita da Ami Rè di Brettagna . La Binda da Alfonfo decimo Rè delle Spagne . L’Annun- tiata da Amedeo Sesto Di Savoia . Ljlj Garciera da OJoardo Terzo Rè d’Inghilterra. llTofone da Filippo il buono , Conte di Fi* andra. La Stella da GiouanniRè di Francia. San Michele da Lodouxo vndccimo . Lo Spi* ritolanto da Arrigo terzo. Il Sangue di Chri- ftoda Vincenzo Gonzaga , Duca di Manto, ua . Tutti , e tante ( per dirlo in Comma) dal Millcfimo in qua tirano le prime radici de’- loro ftabilimenti , eccito la religione , a_j lui fotto noi militiamo , la quale f fecon- Lp Dicerie. [> do [p. 347]3 }8 I l Cielo, do l'auttorità di Gregorio Nazianzeno) nel tempo di Bafiiio Santo, c di Oamafo Papa , men¬ tre , che la nauicella eccledaftica fcà le terape- fte di mille errori di perfidia ondeggiante, da quel peruerfo di Giuliano Apoftata era coni, battuta, intorno a gli anni del Signore tre¬ cento fefTintafei hebbe le fafee, e la culla . Veg¬ ga adunque ciafcuno, che hà fior d’ingegno , s'io in quefta parte dell'antichità originaria l’ hò con ragione al cielo agguagliata; e fe me¬ ritamente , e quali per miftero fatale , si co¬ me ella è di tutto il Chriftiauefimo la più an¬ tica , coti il cielo hà voluto anche nella più anticacafa di tutta l'Europa collocarla, Altq il cielo idi fito; Il che fù fatto non fenza op¬ portuno configlio della eterna prouidenza, ac- cioch'e’ fi rolgefle tanto lunge dal globbo del¬ la tetra , che con la velocità del fuo moto non la rapide, si come il prollìmo elemento del fuoco del continouo rotando ne porta (eco . Oltre che ben conuenne , per eifere confer¬ me albergo di si eccelfo habitatore , com’èl' Altiffimo, allontanarli totalmente dalle bade imperfettienidi ciuefta palla impura. E ceito fe in tanta altura tù fituato quel del tiofo Para- difo; che chiamano della tetra, piantato lo lo per diporto dell'huomo , che la piena dell vni- uerfal diluuio credefi non haucrlo potuto inna- bliate ; perche quel luogo, ch'c reggia di Dio, magione de gli Angioli, e fede della vera felici- rà, non doucua edere folleuato in parte, che luf¬ fe da tutte le turbulenze de' mondani accidenti feparato? Lafcio, che male potuto haurebbe quella patria di beaci dalla violenza, & audacia de gli huotnini aflicurarfi , quando efpolta fi [p. 348]Diceria UT. j j 9 fude molto vicina alla loco ingorda capacità , e non p ù cotto fcnza lafciarli pur dall’altrui veduta fp are, ritirarli al fommo dell’Vniuer* fo. Che fe tutto, che tale fode il Ciclo , quale detto habbiamo edere , pur non fi rimafe la infolenza d:’ Giganti di comporre quella paz¬ za conteftura di monci, con cui pretendala di fcalatc 1 nuuoli , e muouere adalro alla rocca colettiate ; nè però mancò l’alterigia di Nem* brocco d’edificare qnella fuperba corre , la cui cornice auanzar fi doueui fop'a le più eminen¬ ti ttelle ; nè gli vm, nè l’altro diffidammo di venire a capo dii lot temerario penfiero fe l* arroganza di quelli non era có l’irreparabil for¬ za del fulmine rintuzzata ; c la baldanza di quello dalla vana confufìone de' lmgaaggi difperfa , che fora ttato quando penetrabili, c fuperabili dall'humano ardimento fulTero ttace le confini del cielo / E come potuto ha* urebbe 1! cielo diffónderti, e ripararli dall’aJ uida cupidigia d'Aleflandro , il quale di non hauere più , che vn f»l mondo cooqtiiftato fi lagnaua ? ò come nafcondecfi , e chiuderli al fagace ingegoo del Colombo, il quale per intentati man rn’altro nuouo , & incognito nericrouà, s'Iddio a ciò proueduro non ha- usde con limolarlo alla induttria de’ mottali , e con far lo in guifa à noi moaccefCbile, ch'altri nonpocelle, fenoli folocon l’ali di Zoroattro Intelletto ,e Volomi , volando peruenirui ? Ma quale altezza maggiore poteua in quetto terce» (ire cielo defideratfi , che l’edere nella fubli- ni'cà dell’Altezza itteda riporto t Dico in_* quefta ALTEZZA Serenidima, fourano, c fin qui vltimo grado della lunga, e diritta P 2, fcala [p. 349]540 I I C i e ia). fca'a della fua flirpe^-Stirpe , dal cui fecondo ieno, non altrimenti , che dall’aureo ramo di Cuma foleuano germogliar Tempre pretiofi virgulti, è fempre rampollato certo, e con- tinouato ordine d’inuittidìmi Heroi , e di glo* rioGCfimi Prencipi, Ma Prencipe ( ragiono folamenre di C A R. L O J in cui- sì come nel¬ la doppia faccia di Giano quinci la vecchiezza , e qumdi la giouentù s'accoppiauano , cosi di nobiltà antica, e di virtù moderna quafii rn_j gemino moftro s’innefta mirabilmente . Im* petoche non contento egli di quel bene , che dalla Natura ottenuto haueua in dono, inge- gnoffi dall’arte alrro nuouo procacciacene per acquilo ; nè badandogli di riceuere lo fcettro, col teftamento, s’egli noi fofteneua col proprio valore , volfc pallando dalla coro* na all’elmo, dal trono alla fella, dalla reggia alla tenda, e dalla lance alla lancia, a titolo di Prencipe , ch’è titolo di Fortuna , aggiugnere ti¬ tolo di Guerriero,et’è titolo di Virrtì. Prencipe, ch’apptefe prima à reggere fe ftelìo , ch’à go* uernare altrui , & imparò ad edere non meno delle proprie paflroni Signore, di quel, che fi fuffe de’ foggetti Prencipe , che l’afficeuolezza con la grauità accompagnò , la giurtitia con la clemenza,ondeparueinsè hauerele due qua¬ lità del fuoco congiunte , l’atfurantl punire , la luce nel premiare. Prencipe, che nondieda maicirtigo per isfogamento di vendetta priua- ta.nè porle mai dono perdifegno d’vtilità par¬ ticolare; ma l’vno edeguì con giudicio incor¬ rotto dall'odio , & l’altro compartì con lar¬ ghezza incontaminata dall’interelle. Prencipe, ■ che non fi piegò mai à perdono per mandarne* im- [p. 350]Diceria III, }+r impuniti delitti, nè concedette mai grana per moltiplicare gli errori; ma per d (potre alla e- menda i delinquenti ,& per dare fpatio di cor. rettioneì gli erranti. Prencipe, che nè per loda di lingua adulaci ice fi gonfiò , nè per ingiuria di forte nemica s’auuili ; ma alla pros¬ periti di qaell'aure fù legno ben guidato, all* auuerfità di queft'onde fùfcoglio ben ftabilito . Prencipe, che meritò con la prudezza il feli¬ no, & con la forza il fapete ; con quella non_j lì lafciò rincere , con quello non fi lafciò ingannare . Prencipe , ch’efercitò del pari imperiofamence la maeflà , & magnificamente la liberalità ; quindi fi rendette intrepido con. ero i fuperbi,quinci fplendido verfo gl'impoten¬ ti : Guerriero coi, che non dirizzò Io fguardo alla luce dell'oro pec arricchirne Tetano , ma all*fplendoredell’acciaio per armamela per¬ lina ; che tri gli agi delle delirie non effeminò la (pada , ma tri i rifehi delle bat¬ taglie fece bellieofo Io feettrù; che non am¬ molli l'animo lumeggiando fri gl’onj, nè infingardì le membra languendo fri le morbi» dezze, ma fudando fott® il Sole , Se gelando fotto le naui, auuezzolli al pefo dell’armi, & al¬ le fatiche dePa vigilia .Guerriero, che non pu¬ gnò perauid'tà d’impero, òper ambicione di plaulo, ma per difendere l'honelU delle leggi, & per accrescere l’auctorità della Croce. Guer¬ riero , che mitigando col rigor» la gratile , e con l'atrrattiua lo fpauento , dimoftroflì fempre quanto amabile all’amico , tanto al nemico formidabile . Guerriero , ch’adope¬ rando tra' fuoiil configlio in pace , &trà gli auuerfari la mano in guerra, fpefea danno di qucftj « & a prò dj quell/, npn che l’oto, i fudo ? I II Giuo. [p. 351]ri, e’1 fangue. Gueriero, che imprefe la pugna ne’ cali dubbiofi più , che nc’Scuri ; nè operò magnanimamente per neccdìtà , come co¬ rretto, ma per elettione come forte ; nè cac-' ciato dalla temenza del maggior male, ma- portato dalla fperanza del maggior bene.; , Guerriero , che non fi efpofe a' perigli per minace di pena, nè gli incontrò per prouo» camento d’ingiuria, ma modo più dalla ra¬ gione , che dall’ira, e confidato più nella ga¬ gliarda del fuo braccio , che nel fouerchia- mentode* faldati , corfe con intrepido pro¬ ponimento d’hoaoreuol mette , doiie era bello Tvfcir di vira . Guerriero , che non guerreggiò per ifeonfigere , ma per folleuare &aH’horaft'mò di vincere, quando perdonò al vieto ; & alWiora n’andò trionfante, quan» do altre il perdonare, potè altrui dosare, u guiderdonare . Potrei di varie, t difFufe ra* g oni facollare il mìo ragionamento, e corno g<ì fece il gran dipintor di Crotone delle più belle Donne delia Grecia le pili belle patti fcegliendo, così io da’ più famofi Impetado- ri, e Cap oni dell'antichità il meglio sfioran¬ do in quelìo Prencipe Guerriero vniramcnre accumularlo. Ma à aie baderà ni ratto il dra- pello de’gloriofi trarne fuori vn foto fenz» . più, il quale si come della fanrglia di queft'He- roe( fecondo che alcun dice) è flato il capo prin¬ cipale , & il ceppo origina le, cosi fù anche il re« ioeflemplare,e fa perfecta Idea della fatica , della virtù, e della gloria.Hebbe (è vero) molti Prencipi Guerrieri l'antica età , i quali di forni- gliare il grand'Hércole troppo fuperilitiofa- mente ambitiofi, in alcun* non efleiuiali , ma eflri'Q- [p. 352]Diceria 111. eftrinficheconditionicon ricercata induftr/a fi sforzarono J’imitarlo . Vantoffi Aleflandro il grande nelconuito de gl'Idd j d’bauerlo e- mulato beendo dentro la lua coppa , Vertendo alla Tua fòggia , contrafacendo i (uo partì, e_» rapprefentanJo le fue braulire. Milone Cro- toniate neJ giuochi Pancratij inuincibiie, difi- mile humoie peccante , quando entiiua nella palertta , della fpoglia del Leone il fianco fi coptiua , con la deftra la ruuida , e pelan¬ te mazza ctollaua , & à lui in tutti i modi precuraua di conformarli : Commodo, e Ca- tacalla lmperadon , di p>à bizarro , e fama* (tico capriccio inebriati , vere credendo Ie_> Pitagoriche Metempficofi , penfarono d’ha- uer le due anime ne'lor corpi , quelli d’Alef- fandro,imitandolo negli arnefi.ne' portamen¬ ti, e nelle rifpofte ; quegli d’HereoI:, facendoti HercolechiamaitLjdipignere,efcolp 'e. Ma à CARLO cono enfi per giufta , e kg>tins*_i hereditì quel, che gli altri pretendenti s’vfur- parono pet arroganza . Sì sì, cb'j te voglio paragonarlo, ògran figliuolo di G:cue; nè pet mio auifo è da credere , che per altra cag ©ne, chediqueftaben propottionata vguagliauza , fu (Te deftinato dal cielo, ch’egli fanciullo ftran- golarte due Vipere in quella guita iftefla clic tu parimente bambino fofibgafti già due Ser* penti. Ttì elTerciratodalla madrigna, quefti balleftratodalla fortuna , Tù eftirpatore del fecondo Veleno dell’Hi jra quefti debellatoti.» della tinafeente perte dell’Hcrefia.Tù vincitore d’Anteo, che fempre nforgeoa, quelli petfegui- tore d'rn nemico, che fempre fi rinforzaua. Tli cfpugnatotc d'rn Leone terribile > quefti impu- P 4 gna- [p. 353]344 ! t Culo, jgnitore d’vn Ré magnammo . Tù affrontato¬ le d’rn Cinghiale feroce , quefti affai tore d' ?n Dnce.mdomito. Setù atterrarti il Drago¬ ne, cogliendole le poma dell’orto Hcfper/o, quefti mifeà terra l’Auaritia , difpenfando 1’ oro de’tuoi Tefori . Setù ragg-ugnefti rn*_j Cerna fiiggitiua , quefti pofe in foga la viltà timorofa . Se tu domarti Cacco , che depre¬ dai» gli armenti, quefti impedi la rapina , che inetteua à rubba i villaggi. Se tu fpezzafti il feornoad Acheloo , che io mille guifefitraf- formaua , quefti ruppe i difegni al Tradimen¬ to , che con mille frodi l’infidiaua . Se tu fiac¬ carti l’orgoglio à Gerione , che hauea tré cor¬ pi, & à Cerbero , che hauea tré tefte -, quefti contiaftette a quel triplicato nemico dell'buo- mo , che con tré gole procura di diuorsrJo . Porto termine à quefti miei paragoni col ter* mine delle tue fatiche, poiché come tu penefti •Ha nauigatione l’eftreme mete , cosj quefti hà preferite! gli virimi confini alla gloria, e come tu purgato dalla fiamma forti ftellificato in cie¬ lo, cosiquefti immortalato dalla Virtù é flato deificato in terra . Ma che ; doue mi lafciò io rapire dall’impetodi si copiofa materia ? Hora mi auueggoeffermicome àcoluiauuenuto , il quale à cafoentra à tentar co’ piedi il lido del mare , poiché inefperto nuotatore pian piano nelTampiezza di si vafte Iodi attuffàtomi, fento d’horain hora dall’abbondanza di nuoue on¬ de foprafarmi , e quanto pili nel gorgo di que- ft’alto , e profondo pelago procedo innanzi , tanto più crefce il fuggetto del mio dire, che pur dianzi porgendomi piano, e libero il gua¬ do, fjpcdico,e facile mi pareua. Adunque per non [p. 354]Diceria III. j + f far torto alle modelle orecchie di quel Serenif- fimo fpirito, il quale sì adai meglio le lode- uoli cofe operate , che le lodi confcguie a* Icoltare , e perche ni la capacità del tempo può il falcio di cotante cole rilìrignere , né vfHcio della mia lingua è per hora tederc hifio- rico elogio , tacerommi di ciò , entrando ot- dinatameme à parlare della materia di quello cielo. Mà del cielo qual fi a la materia, e di che follanza calcinato fi fude da quel fiipremo Ar¬ chitetto , efiendo quel corpo ( come detto fìi ) tanto da gli occhi noflri lontano , in* nefligar non fi può , fe non per argomento di congettura . Pur non hò io della dottrina del Liceo, e dell'Academia si poca contezza , et»* ignori la varietà delle lor fentenze , e come al¬ cuni Tollero, il cielo edere rn'alito piùprrpa- to della foflanza aerea , e colà sù alzatoti , Se ammaliatoli . Altri , che fude humore pec moltillìmi fccoli compredo , e con faldiffima denficà congelato . Altri, rna fiamma di fuo¬ co piramidale conglobata io dodici bafi ; ci 3 dalla Tua mobile), dalla fua luce , e dal fuo calo* re argomentando. Ni sì poco hò lette e Pia¬ toniche , e le Peripatetiche carte, ch’io qui, lap- pia di quello, òdi quel maeflroi pareri ripu¬ gnanti^ difcordi.e che l’vno dal fecciofo, e dal¬ l'immondo il fommo, c’1 pura fcegli:nJo,com¬ pone il cielo della millura de gli elementi, e_* vuol, che dalla terra prenda la folidezza , dall* aria habbia la trafparcnza , il fuoco lo faccia leggiero , caldo , e luminofo, l’acqua tempe¬ ri il calore, che col fuo mouimento produce , e che perciò fia naturalmente corrotnbile , e ca¬ dutole , dalla fua forma però conferuato, e da P f Dio [p. 355]j4® ii Cm»; Dio (cauto in vita quali perpetua , Ma so an¬ cora, che l’altro fabrica qncfte imraenfe rol- * te,che ci cuoprono, non di contrari (che perciò * forano di lor natura diflolubili) ma d’vna fo- ftanza corporea d'incotnpofta fìtnpricità . E come che da alcuni fia if ciclo nominato quin¬ to elemento, noirè «gli però, ette da gli e- lementi, e nella fpecie, e nell'ind uiduo , e_> nella mareria , e nella forma diffèrentiflìmo’ non (la . De gli elementi due fempre in alto il lor viaggio indirizzano , e due al chino -, Il corfodel cielofenza giamai ò a delira, ò a fini Ara torcere, vaflì fempre intorno raggiran¬ do renalmente . Il moto de gli elementi non_a £ mica cremo , ma terminato; (1 cielo fenza pofa per via ordinata mouenrfofì , non muta fenriero giamai . I corpi comporti d’elemen¬ ti fono del continouo combattuti da guerra r itteftina , che delle loro alterationi cagiona* trice , col tempo finalmente gli conduce i morte. Mà il cielo ni feema, nè crefce, nè per tempo fi logora , nè per vfo fi confuma . Per la qual cofa ferma opinione hà da portarli, che_» quella regione lucente fia del fiore d’vna quia* ta natura , ò diciamo quinta eflenza formata , molto da quefle cofe inferiori diaetfa, e molto piò deglrelementi pura,e pretiofa, materia fem- plice, inalterabile, e d’ogni auuerfità, e peregri- na imprcllìone libera; onde perciò non foto co¬ ma immortale giamai perire non debba, ma fia alla corrottone inha bile , e della morte inca- pace; fe non quanto il medefimo fabro, che così bella la fece, più bella nell'cftremo de’ giorni la lifarà, dandole pcrauemura qualità fette volte piq rilucenti, Immutabile è adunque il ciclo , con- [p. 356]Diceria III. 547 Conciotta cofa , che quella materia foggiaceli fempre alla fua forma , la quale in guifa la rende fatolla , e perfetta , che d'altra contra¬ ria, ò migliore ogni defiderio le toglie, onde_» non effe ndole dato d'altra petfettione appeti¬ to, potenza, ò priuatione alcuna ritenere non_j può . Il che non auuiene nella incostanza del» le cole caduche, la cai materia , percioche d’al¬ tra forma d fempre auida, non potfiedemaivn medefimo (lato perfettamente , ma i quando à quando cangiandoti,diuiene fornire delle vicen¬ de . Vienci nella pitriflìma , e finitlìma mate¬ ria di qaeflo cielo la integrità , e fcbictrezza della votlra nobiltà rapprefentata , nobiliffi- miCaualieri . Non tratto foto di quella della ftirpe, già da voi nelTetlere alfunti à quetto cielo , e per fede di fcritturc efficaci , e per teftimonianze di bocche aurtoreuoli à baldan¬ za comprouata . Ma parto di quella , ch«_» confitte nel proprio valore, quella, che è vera,e legitima figliuola della Virtù ; quella ,chepaf- fando da’ »oftri in roi concorfo non interrotto, quafi con leggiadra catena al retaggio de' beni la conformità de' cottami congiunge . La pri¬ ma ottiene il luogo , che tengono nella pianta le fronde, & i fiori, 1 quali ad ogni foffio^di ven¬ ticello fi difpergono ; la feconda podìede la bel¬ lezza delle fratta, e la fermezza del tronco, eh’ arricchisce la fecondità dell’Autunno .ed* fprezza l'impeto de gli Aquiloni. L’vna fi ratio- •miglia alle incroftatnrede’ rempli , tardate di mofaico,e di Smalto,l’altra alle colonne di mar- mo,e di porfido,Sopra cui la foma di tutta la fa- bnca fi ripofa . Q»ella èà guifad’»na vaga di¬ pintura , i cui colori io breue, ó a luogo andare P 6 per- [p. 357]j4* U Cutoi perdono la viuezza ; Quella d’?na ftabile (col¬ tura, la cui dureuolezza concorre con l’eter¬ nità. Sparifconole corone,e gli fcetrri; Sua- nifcono gl’imperi, e le monarchie: Mancano le palme , e i trionfi ; Padano le mitre, e le porpo¬ re; nèpoffono, ncdeono diritramenre chia¬ marli noftre quelle cofe , che dependono da gli altrui fatti. La virtù fola sì come quella, chehàlefuc radici fitte tenacemente nell’ani¬ ma , può, e dee à buona equità dirli proprio ac¬ quilo dell’huomo. A quefta nì'.Forruna , che la ruota di tutti gli amicnimenti inferiori a fuo feno rolge, e riuolge ; nè Tempo , che le più dure, e durenoli materie rode , e d nori; nè Morte , che di tutte le create cofe trionfa , pof- fòno offtfa , ò danno recar giamai. Imperoche Morte, Tempo, e Fortuna folo fopra i fuggetti baffi podonoedercirare la lor podanza , ma ne’ fourani del Cielof che Cielo è quello , di cui fe- nelloj podanza non hanno , ò fignoria alcuna . In capo delle fini ( fe gioua à dirne il vero) 1’ huomo dali’huomoè generato, e la terra ma¬ dre commune à tutti diede vna forma forni- gliante, onde nulla habbiamo in noi di pro¬ prio , ò fingolare, le non quanto noi ftedici rendiamo col ben viuere dalla turba ignobile differenti. Nè Iddio di diuerfa qualità com> pofei corpi, ò l’vna anima creò più nobile , e (ignoriledell’altra; ma tutti fiamo rampol¬ li d^vn ceppo, tutti riuoli d’vna fonte; nè flato fi rittoua in terra tanto eminente, che ( fe la prima origine fi ricerca ) non tragga di baf- ù, e debole deriuanza i progredì fuoi. Ecco due frà gli altri principalidimi, e famofidirai « L’rno diuifotc de gli /patjofi Gonfiai dell'A- [p. 358]Diceria III. fia , e dell’Africa , fecondatore delle plaudofe_> glebe dell'Egitto, innaffiatere dell’aride , &a- renofe campagne dell’Ethiopia , produttore-» di fmifurati , e moftruofi Ctocodili; che col tuono di fette bocche ailotda i »iemi, e con_^ lo ftrepito di cento roci disfidai! mare. L’al* tro incoronare di pioppe , fertile d’ambro , e_> d’eletrOj'l cui nome tì degno di titolo reale, la cuiimmagine meritò d’ellere aferitta nel Cic¬ lo, la cui fronte emula quella del Tauro cele- fìe , e con le corna della Luna gareggia , le cui onde poterono ammorzar le fiamme dell'in¬ cendio rniuerfa le, e dar fepoltura al figliuolo del Sole; la cui Vrnadelle proprie acqneinca» pace, prima che nell’Adriatico feno sbocchi, per le contrade Lombarde traboccando, lafcia d'ogn’intorno qusfi nc n fiume, ma fulmine.» » memorabli , e miferabili veftigia de’ fuoi fn- tori. E pure, quando al principio de'lor na¬ tali fi habbia diligentemente riguardo , quel¬ lo il capo nell'intimo fuo rieouero appiattan¬ do , viene di feonofeiuta fcaturigine originato; e quefto, fe bene il fuo nafeimento non naf- conde, nafee però tale, che non fi sì fe fia_^ più picciolo doue pargoleggia fanciullo , ò grande doue tiranneggia Gigante . Non fi Ri¬ ma ottimo il formenro , perche in bello, c di- letteuolepodere nato fia, nifi giudica il fuo preggio dall'altezza del gambo , dall'abbon¬ danza de’ gufei, ò dalla quantità delle paglie ; ma dalla'pienezza della fpica, dalla fodezza de’ granelli , e dalla foftanza del nutrimen¬ to. Non confitte la perfettione della Vite_» nell’ombra de’ pampini, nella vaghezza de' tralci, ò nella moltitudine de’r/tjcci ; ma nella [p. 359]Ifo li Cttto. grortezza de’grappoli nella eccellenza dell'v- ue, e nella generosità del vino . Non è riporta la bontà del Cauallo nel freno doraco,nella fel¬ la trapunta, ò n»lle girelle riccamate, ma nella doppiezza del petto , nella robaftezza delle_> gambe , e nella ferocità dello fpirito . Nè la nobiltà dell'huomo c fondata nello Splendóre de gli ori, de gli ortri, e delle gemme, ma nella finezza della virtù , del merito , e del valore_> , Gli atrij pieni de' ritratti de’ maggiori, i porti¬ ci d’infegne , e d’imprefe dipinti, le infcrittio- ni de’ motti , le fuperbie de palagi , le delitio delle ville,gli abbagliamenti delle cafe, le pom¬ pe de’trofei, i cimieri dcU'armi, i fettoni, e gli feudi delle portiere , pii) portano di marani- glia à'riguardanti, che di nobiltà a’poffefiori . Ingiuftameme s’vfurpa le prerogatiue di chi 1'- acquiftò con loda chi le poflìed* Con bia/ìmoj nè può l'oro fino d’vna inclita genealogia in¬ dorare il ruginofo ferro d'rna vitiofa pofieri- tà . Che gioua a eh! è contaminato di Tozzi co¬ ltami il legnaggio chiaro / ò che -nuoce il le* gnagg’o vile à chi di nob li cortumi ('adorna ? Quanto più è limpido Io fpeccho , tanto più chiare agli fpaiuti rapptelenta le lor laidez- ze. La chiarezza de gli auoli confonde l'ofcu- rità de’nipoti , il valore de gliantenati è l’in¬ famia de’tral: guanti ; nè cofa vi hà , che più a- pertamtnte difeoopra le macchie de’pofteri , che la candida fama de’genitori. £ che impor¬ ra,che con lunga, e diritta periferia fi dilati la linea della profapia, fe ndl’angufto punto và a terminarli d’vna vrtupereuole fucceffione } O che v^Ie , che ben profonde , Se ampie fi di- ftcndanolebatbcdell’atboie fe poco fi folle- ua- [p. 360]d t c t r i i h r. ut nano i rami, e poueri di verdura i gettiti infttf^ rilifcono ; l’eflere da gran parentado prodotta è ventura : llloflenere honoreuolmentc il gra¬ do della nobiirà è decoro, ina l'aggiugnere alla dignità de Tuoi qual «ofa delle proprie virtù è glotia incomparabile. Imprrocne sì come vn* indigna , e dtdoluta razza contradice alle_» {odi de’fuoi anrecefTori , cosi vna degna , e_» modella ciò che di Toro fi racconta , egregia¬ mente conferma . Egli è meglio di deprezza» difeendeuza farli ch'aro, che di chiara dipen¬ denza Hafcerc difprezzabtle . Chi nafee in quel¬ ito modo, tutta la bruttura reca fole lopra_* fe (Vello,ma chi nafee in quello, approprila f«_» fleflo folo tutta la gloria. Quanto hà più del magnifico edificare vn palagio, che habitarlo, onero edificato abbellirlo, tantoè più bello il fatfi nobile, che iT nafccrtii j e tanto più è ho- noreuoletl polledere la nobiltà da fe (ledo fa- bricata, che Confinarla da altrui riceuuta. On¬ de meglio amar dee ciafcuno , cheifcroiparen* ti pollano gloriarli in lui,che ch’egli habbia de’¬ fuoi parenti à gloriarli , eia nobiltà da sè pro¬ cedente più gli dee edere à cuore , che quella^» della parentela, perche colui rin cui finifee la_j nobiltà,allhora appunto nella nobiltà de’paren- tiad hauerbifegno incomincia • Poco rileua , ch’altri grande, &iiluftrepo(Ta predicarli per fangoe ; Ma molto importa , ch’altri Itudi; di legnatati»con anioni degne del fuo fangue j Conciofia cola , che più fogliano muouere , e penetrare gli animi de gli Ipettatori le cole-» vedute , che de gli vdvori le fcntite , & in¬ tere . In fomma colui è chiaro , colui è fa* Mime , colaj è perfettamente nobjle , che d'- [p. 361]jyi IL C I * L o.’ d’ognifchifiltànemico,fi fdegna diferuire a- viti), e d'edere da edì fupecato abiiorrifce. Fù ben giuftamente da’Greci, e da'Romani de¬ cretato , che coloro, i quali lunga fila d’hnomi- ni illuftri nella loro (chiatta contauano, fuf- fero in molte cofe priuilegiati fra gli altri, non già perche quefti cotali , contenti della fama della-loro antica gefta , e fatolli di quefto ra¬ tio fumo di fogno , fondato nella incerta opi- Bionedel vulgo , fi deffero con lafciua libertà e diffipare ciò ,cke i padri, e gli auoli s'affatica- ronoad accumular con fudore.e con fangucj . Ma folo perche,quafi da viue ftorie,e da Spiran¬ ti fimulacri, fudero eglino eccitati, & incitati a ricalcacela traccia di <]uell’orme riuendo ,ch’- eflì morendo lafciarono loro ftampire. Perche legge di gente Bai bara, ma non punto Barba- refca fù quella de’popoli Rifei , la qual co- mandaua, che chiunque perle prodezze de’- fuoi hauelfe alcuna dignità «tenuta , fude di eda fpogliato , e ragguagliato à gli altri plebei, fe il merito del viuo alia qualicà dc’roocti non rjfpondeua. Appocta( egli è vero ) auttorità iinomede’progenicocia'fuccedori, che coruj honorace opere vanno loro imitando . Ac- crefce (noinego ) alla virtù de'figliuoli or¬ namento la gloriofa vita de padri . Aggiu- ene ( il confedo)lume allo fplendorc de'di- Icendcnti il chiaro lampo dc’maggiori. Ma vi¬ le , e mefehina ambinone,gonfiarti delle dqci non fue . Vano , e ridicelo vanto pregiati! di merito (tramerò . Indegno, Se indebito te¬ tto , dcii’altrui gloria infupetbice. Procuranoa- dunque de’vecchi fregi delle famiglie folamen* te arricchirti coloro, che de'proprj fono in cut* [p. 362]Diceria, IH. jjj «endici. Appoggino a sì fatta Safe tutta la ma¬ china delle lor grandezze coloro , che in fe ftef* fi altro fondamento non hauno. Vadano le memorie de' palTati titoli ricordando coloto , die da’ paterni getti degeneranti, nulla in sà poflono dimoftrare di riguardcuole. Ma a chi foprabbondeuolmente e fornito de’ propri ho- noti, gli altrui riuolgerc , e procacciare non fi di meftieri. Arroffifca , e dal voftro ejTernpio (ò Caualieri)à nobilitarli impari l'ambitione c quegli ofeuriflimamente Illuftriffimi, i qu jIì a guifa di Pauoni, perla pompofa ruota delle ricchezze, edelle-ptofperità orgoglio!! , non fi volgono a riguardarci fozzi piedi de’pro¬ pri difetti; &aguiùdi Lucciole per l’ombre della notte fcintillanti, mentre tentano con la luce de'titoli tlfchiarare la loro indignila, à perpetue tenebre il proprio nome condan¬ nano . Altri fono dalla dignità inalzati, voi i- nalzate la dignità ; e come rufcelli Scaturiti di chriftallina vena, in voi tuttauia lucida rite¬ nete la naturai limpidezza. Onde cotali liete hormai diuenuti;che qualhora delle vottre .lo¬ di fi ricerca, poco fi ritroua occupami di luo¬ go l’inuidia, niente l’aduiatione , il tutto la_j marauiglia. Nò che non fogliono da* Leoni nafeer le Damme, nè dall'Aquile le Colom¬ be . Dirado in germe gentile alligna villa* aia, e rade volte auuenne, che da feme di pro¬ pagine generofa pullulaffe fìgliuolanza vulga¬ te, Voglia dire, che la nobiltà della vottra^» progenie già prouata , & approuata , è vn..* carattere infallibile , & vn'inditio certo del¬ la virtù hereditaria, la quale difficilmente può errare , caminando per fentiero tanto virtuo* [p. 363]li C i » i _ fa me me ealpeftato, & operando con 1a fcorta_ì innanzi Hi tanti lodati , e lodeuoli precurfori ì Sopra sì fatto argomento accurato , volfe que¬ llo Sereniamo di cotale infegna honoraru'j nè reftò punto del fuo penfiero , ò della fua Spe¬ ranza delufo, po che vede del continouo fio¬ rire m voi tal bella Varietà di virtù , quale di coioti nel vaga lembo di Frimauera , anzi qua» le nel gj^o Jdell'»ltimo Cielo diuerfità di lumi fi vede appena. Ma perCioche già è (lato in¬ torno à quella parte difeorfo à bafianza , il di* Scendere alla figura del Cielo non fi dourà dif. dite hoggimai. £ che al Cielo la figura fuf- fe dal fuo gran ftbricatore data non quadrata t piramidale, ò cilindrica, ma circolare, molte ri, gioni l’approuatio, e molte dimoflranze lo ma* nifeftano. Argomentati dal nome, imperoche dalla fua orbìcqiare rùondità , Orbe fù da gli anriehi hiionjmi chiamato il Mando. Pro* tufi dalla Somiglianza , che non hauendo il Mondo Archetipo principio, nè fine , confor¬ me à quello, conuien; adunque , che (ìa pari¬ mente il eelefle. Oimoftrafi dalla capacità , poi¬ ché più dcll'alrte tutte cotal figura è Capotate, Come quella , che la forza in sèdi tutte l'altre figure contiene. Confermali dalla fimplicità , perche doue l'altre fono da più d'vna fu per fi. eie termiaate , quefla per eifer cirfconfcritta da vna linea fola , è di gran lunga p ù Sem¬ plice . Perfuadefi dal mouimento , percioch’- ellaè più gireuole, &ag>le, onde fe in.altro modo futTc (lato formato il'.Cielo , non fi. po¬ trebbe in giro volgere vgualmente . Conchiu* defi dalla perfeteione , etlendo ( feconda gli Arjtmetici ) la sferica di tutte l'altre forme /a [p. 364]Diceria Uf. jjf piti perfetra.sì perche in sè non dimoftra prin-* eipio , nè fine, dando à vedere il fuo mezo da qualunque parte (i giii ; si perche da effa, come dall'altre linee imperfette, non fi dà in altra roifnra pedaggio -, sì perche nulla le manca , e nulla fi puòaggiugnrre , effondo di tutti i nu¬ meri, e di tutte le parti compiuta . Oltre, che fe qtieftocelefte globbo fufse ( sì come di reccf- fità conuien dire } in altra figura , che di ruota ,fabricata, con fornma difconueneuolez- za ne feguirebbe , ch’alcun luogo fude roto, C corpo fenza luogo fi delle, alche per gli ango¬ li eleuati, s girati attorno, il contrario con fi- cura proua n rede. E fe piano e’fude, alcuna parte di edo Cielo fora à noi più propinqua del* J'alrra, e la (iella , che n'è foprailcapo, piùt proflìaia ci farebbe di quella, chefude ònell*- Occafo, ó dell'Orto, la qual cofa non hà fallì» ftenza di velici. Perche ripigliando I’applican» za della mia allegorica allufione, dico, che net tondo di quelta Sfera altro non fi fegna , che'! giro perpetuo delie Tirili heroiehe , morali, c Chriltiane, intorno alle quali il religiofo Ca» Oaliere trappafsando d’vna in altra perfettione , dee muouerfi del continouo. Ilche , fe le mi- fteriofe cerimonie , che nella collatione del grado , e nella profeflione deH'ordine nell'¬ età di fopra s'ofseruauano , e delle quali par¬ te aggiorni noftri s’oderu* ; & oltracciò gli habici, e gli arnefi di eflo Caualiere Torremo apparte apparte confiderare , ci fia chiara¬ mente manifefto . Vegghianfi quella notte 1’- atmia dinotate la fatica, e’i trauaglio della vigilanza. Celebrafi quel giorno la meda iri_j fegno della fama ,, e diuota religione . Accen¬ tanti [p. 365]jj6 II Citi oi' cendonfi i lumi per rapprcScntare la chia¬ rezza della verità euangelica. Prende colui, che hà daeilere ordinato, il Sacramento della Con» (riunione per riftringerdin vera amiftà con_j Dio. Dagli il torchio ardente in mano per allu. dere alla viua luce della gratia Riceue vna cef¬ fata insù la guancia , òtrècolpi di piatto in siila Spalla, perche lì guardi per l’innanzi dal dishonore, c dal vituperio. Vibra tré volte in atto minacccuoleil brando, perche in nume della Trinità dee Sperare contro gli Infedeli cctta vittoria . Forbifce Sopra il proprio brac¬ cio lo flocco , perche mondo di tutti i vitijhà da rilucete il Suo valore. Ripone il ferro nel-' la guaina , perche non hà da nuocere a- buoni, ma da incrudelire Solo ne' rei . Re cita per debito l'Vfficio della Vergine , ò de* Morti perche impari a frequentar l'Oracione , E che importila banda del zendado verde , fe non la riuaciti della Speranza ? Che la col- lana nel petto.Se non lo fplcdore della magnifi¬ cenza? Che il cordone con la crocetca,(e non la memoria della fune.con cui fù legatoli Signo¬ resche la croce grande dalla parte del cuore , Se non il penderò della palTìone, che dee (Sem¬ pre (largii nell'anima} Che il bianco di e(I*_j croce, Se non la purità della confcienza. La Spa, da non c (imbolo della Giuftitia, con cui vuol1 edere adoperata , e per cui (i de* virilmente Spendere il Sangue quando bifogna?I tagli, e la punta di e(Ta uon accennano i tré modi, con cuiSeruirSe ne dee, in difcSadella ChieSa fan- ta,della propria religione, e del proprio hono. re? [Il pomo,che tiene Tcftremità delia impu¬ gnala , non è ritratto del Mondo t che in a. [p. 366]Diceria III. jf7 nìmo pio dee occupare l’rltimo luogo ? L’elfe,' cheladiuideattrauerfo; non efprime il fcgno De! CrocifilTo, per cui non fi dee temere afFan- r.o, nc morte? I! pendente, che feende dal man¬ co lato , non adombra la Temperanza , che dee edere fempre a cuore a chiunque milita per la fede? La cintola , che gli circondai fi inchi non inferifee il dono della Caditi, che dee ftrmger- li i lombi per reprimere ogoi motiuo di libidi¬ ne ? Il pugnale , che gli fi appende alla cintola , non lignifica l'efficacia della diuina parola . t più acuta , e penetrante di qual fi voglie coltel¬ lo ! Ne! cauallo . che fi caualca , fi figura il Ten¬ ta indomito; il quale fà di mefh'eri col morfo della ragione ben’affrenare , Nello-fprone, che fi calza, lo ftimulo alle imprefe virtuofe, & alle inchiede honoreuoli. Nella indoratura di ef- fo fprone il difprezzo dell’oro, pet cui dee eia- feuno guardarti di commetter mancamento , Nella lancia diritta , e ficura la Prudenza , indi* r zzatrice dclliiuniana mtentiont a fine infal¬ libile, e certo. Nel ferro in cima arrotato, & a- guzzoilzelo pungente prima della gloria di¬ urna , epoi della humana riputatone. Nel pen- noncello modo, Se agitato dal remo , il grido chiaro, e gloriofodel nome, portato a rolo dalla fama . Lo feudo può additarci la Fede, la- qual conuiene francamente imbracciare. L’el¬ metto ò la celata il gindicio lincerò , c pieno di diritto conofciuiento, La bauiera.ò barhuta,che guarda il volto , la vergogna di quii fi voglia indigniti . Il cimiero in sii la teda il rerrore da datti a’nemici . La corazza nel petto la Fortez¬ za . Lo fpallaccio negli liomeri la Parienza. La buffa dal dedro lato la lealtà . La gorgiera in- tor- )j8 IlC i [p. 367] noi torno alla gola il giogo della vbbidienza a’fu* periori. Gli fchioieri ne gli ftinchi,|>li habiti buoni nell’intelletto, e nella volontà . Lefo- lerette fotto le piante la velocità , e la grauità ne gli affari. 1 bracciai la conretRpIariua, e l’at- tiua . Le manopole il rigore,e la benignità. La foprauclta vermiglia finalmente il feruore del¬ la Carità , laquale in guifa appunto di redi¬ mento ricuopre la moltitudine delle peccata . EteHendo la fudetra tonica intinta non nella porpora di Lidia , non nel cocco di Tiro, non nelle Murici d’Arabia, ma nel viuo fangue di Chrifto, e de’Martiri fuoi , dee confortarci à fouuenire con pari amore, e pietà alla neceflìtà 'delle vedoue , degli orfani, de’pupilli, e del l'al¬ tre perfonc bifognofe, e fconfolate. QikOc que¬ lle fon l’armi, con le quali il Caualier Cattoli- COjC Qhnftianocombactendo, rcfiltc a gl’in¬ terni, Se 3 gli edemi auuerfari ; Et in qnefto modo Tiene sttimameate à chuderfi la mara- uigliofj figura del noftro celefte cerchio . Ho¬ ra per fod:sfare all'altra particella del mio pri¬ mo proponimento , è da vedere come ben’a- dorno (la il noftro Cielo. E di veto bcll.lTìmo è il Cielo(g!i occhi non mi lifciano mentire , e fopra rgni teforo pretiofe fono le ricchezze de' fregi fuoi. Chi non vede ( fe non c ciecojqtian- to magnificamente incortinato fu quefto gran padiglione azurro, che ci fi fpiega di fopra ? come di mirabili riccami compallata fia quefta douitiofa tapezzaria , chefifpanda d’intorno ! di che nobili lauori dipinto fia quello va¬ ghiamo tetto , che fi fouerchio , e cupo¬ la al palagio del noftro Mondo ? O cht_» l’ombra diftenda il fuo fofeo velo fopra la ter- [p. 368]Diceria III. terra, è che la luce con la forzi de'fuoi chia- ri lampi lo fqoarci ; Oche la notte accendale lampe del fuo gran tempio , ò che’! giorno vi- bri la face del fuo bel carro ? £ quando la Luna col fuo baleno ìnnargenta le nubi, e quando il Sole col fuo fercno indora le montagne? E quà- do il Cielo vegghiando,conmiH’occhi,raflem- bra vn’Argo, e quando aprendo vna fola luce raflomìglia vn Polifemo, doue fi vede, ò fi può vedere oggetto di bellézza , ò d’ornamento maggiore? Non voglio io co’ più fattili Inquifi* rondella Natura, armato delle Diatetiche faec- te, gli acuti (limoli de gli argomenti aguzzan- do difpurare , fe le (Ielle tratte fuljero da quella mafia di luce, che nel bel principio della fua_j fabrica l'eterno facitore creò ; ò pur fe fattelo della medefima foflanzadel Cielo condenfate, nella guifa, che della materia dell’acqua i pefei, e della materia della terra i terreftti animali poropofìi furono. N= rai P'ace con lunga, e fa- tieuole queftione contendere, s'ellecome nodi affidi in tauola , ò come pefei guizzanti in ma¬ re , fieno (late porte in quel Cielo , che preode. dalla fua fermezza il nome, & è l’vltimo confi¬ ne di tutto il Mondo fenfibile . Bafterammi per horafapere, che le (Ielle fono l’ornamento del Cielo, & hanno per cortume d’andare intor¬ no à quel polo , che fempre appare , giran¬ doli feconde il »ertic« della terra . Ma ò che chiaro fpettacolo di lumi , & ò che lumi in_j I qualità più lucidi , & in quantità più numero» Odi quanti, e quali nel maggior colmo della fua fercnità feoprir ne faglia la pompa del notturno teatro, rapprefentaà gli occhi miei il rodio teligiofa Cielo lUuftrilIimi Caua lieri. [p. 369]3 6n II Chic lieti. La mi fura delle Selle fù pur comprefa dall'artifìcio dell’Aftrolabio, e del Quadrante, ma corti: può il comparto d’vn’ingegno an- gufto inaurare la fmifurata grandezza di tan¬ ti Heroi? Il numero delle ftelle fù pur’oflet- uato dal buono ftudio di Tolomeo,e de gli altri Agronomi; ma chi faprebbe giamii annoue- rare l’infinito numero di tanti meriti ì Le ftelle eotiofciute di poco eccedono il migliaio, c 1* imaginilegnalatc non fono che quarantotto i Ma che hanno da fare con la fchiera innume- rabile disi feelta radunanza , e con l’innume- tabilcumulodi tanteattioni degne d’effer no. tate nel Cielo ? Schiera immortale , e genero- fa , doue quanti fon perfonaggi, tanti fon fio¬ ri . Che fiori > tante fon gemme . Che gemme ; tanti fon'occhi.Che occhi; tante fono ftelle, pof- fentiad illuftratenon pur le tenebre d’vna not¬ te , ma le notti di mille fecoli inuolti nella cali* gine dell'oblio . Gioitami di coprir con vii nu- uolo di giudieiofo (ìlentio i particolari fplcn- dori di ciafcun di voi; Imperoche crollar col dito la (labilità del medi (imo fcrmamento, ò ritener col piede la velocità del primo mobi¬ le ,imprefa mi fora perauentura più agcuole , che tutti ad vno ad vno contargli. Non farò però tanto ingrato , & irriuerente , ch’io lafci d'additar qualche raggio, e d’accennar qual¬ che fauilla delle due lumiere maggiori , che_> tra le viue fiamme di corali delle lampeggia¬ no nel bel mezodi quello Cielo. Beati voi , toì immortalmente beati Laz aro , e_> M a v r 1 t i o ; & quanto cumulo di glorii accidentale fi|dee aggiungerò alle voftre ani¬ me (ante qual hora le luci i quella torbida vaHc [p. 370]Dicuil' TU; }*r valle abballando , alla voftta /aera pianta , in tanta altezza crefciuta , e di tanto honorem fiorita , vi riuolgete . O fe gli animi celcfti fufsero d’humana paffìone capaci , e potefle in eflì pnr’in qualche parte l’inuidia hauer luo* go, di che {anta crmilationa accedi cuori, e edi che modello loflore dipinti i volti vedrette voi diGiouanni, di Giacomo , c di Stefano, dell’accrefcimento in frequenza , io nobiltà, & in diuotione del volito magnanimo drap¬ pello fpettatori. O lumino!! , egloriofi lumi, nari delnoflro (Iellato Cielo, dth come l’v- no in vece di Luna , e l'altro ni luogo di SoleJ fìete da noi non men venerati , che benedetti, Luna quello nella ofeorità caliginosa d’vna amica incoi tura. Sole quello nella c hiariffinu luce d’ina nouella riforma . Amendue_» figliuoli nati in vn parto di Larona, e di Gio- uè, cioè di Chriflo, e della Ch'efa . Amendue concorrenti alla bellezza , e pcifctcione di que¬ llo Cielo . Pure [e fuflè à me dato il diftingue- re; grado delle maggioranze , con pace direi del primo , non fenza qualche vantaggio del fecondo . Non già', cn’io ptetenda di femi- natconcorrenzatrà due Titolati, e Titolari , pieni di vera humiltà i e fpogliati d’ogni ter¬ rena ambitione. Nè ch’io prefuma d» contra» dire à quel, che per bolla Pontificale fù efpref- famente decifo, cioè , che fenza diftmtione ,è difFerenza alcuna trà loro, amendue in tutto, e per rutto fi rimanefsero vguali. Ma fc tri l’vno, e l’altro hà quel la differenza, ch’è trà la Luna, e’i Sole, chi ncn sì,che quanto il minor lume hà da cedere, tanto il maggiore hà da procedere t Quella d’argento , quella d’oro ; quell " ia* Dicerit Q II [p. 371]C kioì e fredda, quefto feru’do , e caldo ; quella corp? opaco, quefto traslucido ; quella alle tolte.» cornuta , quefto fempre titondo ; quella btiucata di qualche macchia , quefto limpido , Si immacolato, quella bada , e vicina à noi , quefto eminejite in mezoatutte le sfetc; quel¬ la madre delle rugiade, e de gli humpri nu* triliui, quefto padre di tuttala genctatione f quella amica della quiete , e delripofo, que¬ llo dell'operatione , e della fatica ; quella dilTolue Tombte Ticine, quefto illumina le lon¬ tane -, quella (itole vfeire del diritto filo del fuo corfo , e vagarepsr tutto il cerchio , qu:- Ao non varia mai il prefentto camino, ne mai dail'rfata linea declina ; quella prende lp Splendore da quefto , quefto l'hà per propri virtù da (e fteflb; quella al nafeere di queito tramonta , quefto al cader di quella formoli* ia. Tuttefomigliauze , ò p ii torto dilloqii- glunze , atTai confaccuoli all'antica , & alla ri- nouata noftra religione. L'rna inlbtu ta per fondamento , l’altra vnita peraggrrt’anza; l'r¬ na pierofa, l'altra fulminea ; l'voa fpedal era di lepfofi , l'altra perfeguitiice d’idolam ; l’yna principiata da rn Santo , l'altra davn Santo, e Mature; t’v-na introdottaò dal Mendi«oim- piaga.o, (ò come altari vuolej dal datone di Bet- tama.edi Madda'o; l'altra da *n Cap tan ge¬ nerale,e Colonnello d’rna banda,ò legione Ro¬ mana ; l’rna da vn Paftor follecito, Si intorno .allecureciudipieno di perfetta carità; l'altra da vn Guerriero forte primo capo ,e maeftro in prattica della Chriftiana milma ; & in fomma I' vna già cadente, e fenza l'appoggip di que(ta il) Sederne pericolo d'ellmguciG; l'altra forgen- le> [p. 372]D i c ■ * i * T!i. fgf te, mentre in (e medefima incorporandola , le porfe aiuio, « foftegno con le proprie foìtanze . Li Luna olerà ciò è pianeti mutabile, phe a tutte l'hore in diuerfe forme (ì cangia ; hora crefccntc , hora gonfia , hora piegata in corna , hora vgualmentediufa, hora perde il lurae_> - boralo racquifta ; Eccola grande a cerchio pieno, eccola indi à poco feema , eccola poi di lubito nulla ; talhora rilucente per tutta la notte , talhora tarda , & in parte del giorno aiutante la luce del Sole; talvolta manchcuo- le , e nondimeno nel difetto lucda ; tal volta ba(Ta , tal vplta io jlto ; uè quello Tempre in vna guifa, ma quando nella fommità del cielo , quando congiunta co’monti , quando alzata in Aquilone, quando in Aulirò mcl nata. Tale £ hnalmenre, che con la fua continoua ioco- danza rende anche mcofbnrirtìmo il mare, si come ne' fludi, e rifluii! del Br ttanicoOceano fi vede ,doue ttahe à si con tanta rattezza Tac¬ que, che vincono ogni altra velocità. E chi è, che non raffiguri nella inftabilti della Luna 1' agitatone della Croce di L A Z A R O ? hora caduta al fuolo , hora rimontata in cma , hora depredi fra le iatture , hora riforta con le prò* temoni, hora fpogliata delle rendite , hora rin- tegrata ne'beni ; talché giamai, dopò la fui prima inft turione in vn mede fimo (fato non fi fermò. Il Sole à ncontro con ragione è chia¬ mato della Natura maggior miniftro, perciò* che di tutte le (Ielle è non foto maggior di cor¬ po , ma anche in pollanca, & in virtù.cflendo auttorcdel contemperamento de gli elementi, del cotf>ponimcnco de gli indmidui elementa¬ ri. £' fimplxillìino, pcrcioche non è di contrarie O. t patti [p. 373]j'«4 11' C i ìt ol p#rti comporto . E ordinato , percioche non hà nel fuo moto confusone . E prencipe del- lellellc, perciocbecon lamaeftà della fua lu¬ ci iurte l’altre luci cancella . E moderatore.» degli altri pianati, percioche regge, regoli^,, e fonema il corfodi tutti quelli. E cuore del Mondo, e del Cielo, percioche caldo , fred- do, temperatura , e qualunque cofa nell’aria fi1 genera , fono dal Sole , $1 come nell'anima¬ le ogni mouitnenro è dal cuore. E genitore.», della Natura, percioche aprei pori , rinoucl- la lepiance, rifueglia la virtù delle radici , e_j rifluendo l’humor della terra, in nutrimen¬ to lo conuerre, E’confertmore del tutto ; per- cioche non potrebbe viuer cofa, che non par¬ tecipane della forza del fuo lume ; egliemen- ri-fle/Iì per le loronimicicic l’vn l’altro fi Itrug- > gerebbono , fe per la virtù fua , edegTakri celeftì corpi non fi rappacificallero infieme . E Idolo della Medicina , pircioch; da lui tutto il corpo dipende il vigore del cuore, <Sc ilcalor naturale, per cui fi difende lafanità, e fi rifanano i malori. E Iddio della Mufica , percioch’egli forma vna ben confonante armo-. n>a del d.battimento degli fpiriti animali, o delle mifure, e concordanze dc'polfi. E’pa flore, d'armenti, pere oche pafee, nutrifce , e feeoa-, da quanto TVniurrfo produce . E Arciero , e Saettatore, pcrc:oche i fuoi raggi fono acu-, r>,e penetranti fin nella più bada parte del mon¬ do. Età cui pofTono tutte quelle qualità me. glie conuenire , ò in cu: più verificarli , che ideila perfona del gran MAVRITlOf Non vi pare egli , che fia Grande nell’edaltatio- ne del fuo habico ì Semplice nella innocenza. della [p. 374]Diceria III. j'tfr della fua tita ? Ordinato nelle regolede’ fuóì ftaniti.’ Lucente ne’ raggi della lor gloria i Prencipe ,come capo diqucfla militia f Cuore', come motore di quefto corpo f Confernatore Iier la’nterceflione delle gratie ? Medico per a falute delTanime r Mufieo per lo contento della vnione» Padre disi nobil famiglia f Pa¬ llore di si bella greggia; Arciero finalmente, poiché non pur co' nimici inurbili , ina etiati* dio co' vifibili hà combattuto t quindi con l'Inferno per hauer confeguita la fanttrà , e con la Morte per hauer fofferto il mattino , ondecoufiero, cdolorofo prodigio, tinto,e folleggiarne del proprio (angue compaiuc quefto Sole, quinci contro la perfidia de’ Bar¬ bari, armando non meu di ferro la deftra , che d’integrità la mente , facendo feudo del petto alla vera fede, e fotto la fua condotta gui¬ dando à belle, e lodeuoli imprefe l'inclito ftuo- lode' Caualieri Thebei, a' quali fon fuccedu- tii Mauritiani . Fede ne tenda quella venera¬ bile , e formidabile Spada vi è più ricca di glo- tic, che tempeftata di gemme, di cui inferno con gli altri auanzi del fuo facro corpo, dalla pietà detnoftro Duce rifeoffi, hà voluto lafciar» cihcredi. La quale non dirò già , che fia in quefto Cielo vna Cometa a’nimici minaeciofa & infaufta.sì come quella, che nel tempo di toè fama, ch'apparile sù la città di Getufalem* rnejnia dirò più tofto,che fia la fpada d’Orione,, apportatrice a’nocchieri della infedeltà di piog¬ ge fanguinofe , e di procelle mortali. Saluo fe non vogliamo dire,che fia la fpada Angelica,ir- fìammata di zelo, e vibrata da quefto ctlctfe. Cherubino, cuftode del noftro Cielo, e del oq* ‘ ino )<( [p. 375]II C I ! IB. Uro terreno Paratifo difcnfore . O Egitto non ti vantare per la lunga (erte de'tuoi Tolo- inci, e Faraoni, Legislatori , e Regi; nor^ pet le famofe Scuole, e per gli tanto celebraci Muftì della Giecia , fontane dell'antica Fi- lofofia; non per (fide, A nubi, & Aminone, Idoli profani ,&oracoli bugiardi : non pet l’¬ altiero Simulacro della Sfinge d’Amafi, mira* colo dello Scarpello . non per l'illu'fre Labi¬ rinto , capace di fette teggic ; non per l«_» pretiofe confetue delle mummie , dal bitume, e dalla pece mantenute incorrotte ; non pet la.,# chiarezza del Faro di Canopo , polo , e tra* montana de’nauiganri , non per la fecondi¬ tà del N lo, pelago nauigabile , e palude collie nablej nonperMeroe, ifola triangolare, Si immenfa, fertile di palme , e nutrice d’Ele- fànti; non per Aleflandria, città fuperba per lo nome dell’muitto giouinetto di Macedonia^* r DonperMenfir, pompofadelle Piramidi, lea¬ le delle ftelle, e marauigliufc montagne dell'¬ Arte : non per Heliopoli, vifitata dalla ringio* nenita Fenice : non per Babilonia , ambitiof* per le mura di Semiramis legate irr oro : ma fo- larrrentr per Thcbe . E Ut Thebe non tanto1 gloriarti dei per edere appellata città di Gioue r per edere (lata edificata da Offri, e da Bafiri , pet hauer dato nome alla prouinci» Thebaida 5 non tanto per lo fpatio di centocinquanta fla- dij circondato dal le tue murar , per le tue cen¬ to faraofe porre, per gli cento1 palagi reali , C per lo cinto delie torti ine (pugna bili, quan¬ to per lacuna', cbedefti àquefl*glorio(i(lima fquadra . Ceda ceda alla tua la dignità della -» Greca Thebe, poiché fe quella li pregi* di Bac¬ co, [p. 376]D i c « R i a III. i<i c'o.d’HercoIe, e d’Epaminonda , e ne và fupet- ba pet ertcre fiata mutata in virtù deila Lira d’- Anfione ; tu fci grande per la Spada di que¬ fto munto Arciduca , e per lo valore di quelli virtuofi Campioni. Ma doue lafciò ió la fe- condiflima vittù del Cielo , padte delle ili* flucnze , che per quefti canali d’oro', da no? chiamati ftelle, pioue , e fcaturifce in tutti i corpi inferiori quel non sò che , onde li gene¬ ra quanto nafee ? Chele ftelle habbianoin^ noi potete , non pur de’Matematiei , e dt'- Plaronici è Itata opin one, i quali audacemen¬ te affèttnano, i corpi humani di'corp-. di elio ftelle, e gli animi dall’atiime loro liauet forma , t qualità; e tali appunto edere gli huominì y <^uali Fe ftelle fono', dalle quali fono informa¬ ti? Ma anche rt gran maeftro de’Fifìci aperta¬ mente in’mfegna , ch’il mondo di quaggiù ft tegoli per que Io di lafsù ; e dopò Iddio, ,i cui i( moiidocoiiTa Natura s'attientf, il Cielo fia di tutto ciò, che trà noi fi niuouc , e crìa , cagione yniuerfale" . Nè perche l'anima haitiani Ca della diuina mano vfeita , l’huomo nojurahe_* anche dali’huomo, e dal Cielo origine a'Utatcr (come'dicemmo) à generare dal So!?, almeno in quelle parti, che fono caduche , e mortali .• É perche vorremo noi,ch’ai fofHar deVenti fi ìmiouano le fila dell'alghe in miti ,^e !: fronde d<f gli alberi in terra , & alla riuolationej di que’ftmp'iterni Splendori nulla fi faccia? Non dico io1, ch’elle non fieno ancelle, e miniftre H quel fupremo Rettore , ilquale in elfe hì cop¬ rale virtù infufa, & il tutto tempera , e gouer- na Con la difpofition della fua legge perpetui , Si immutabile , e ch'cfTe per ctrftodire l'otf. [p. 377]j<8 II Cui».' dine fatto-delia proereatione delle cofe , cortei gTiofaticabili loro con/entimemi à Itti nnn . ybbidifcaoo . Lungelunge da me la federata impicca di coloro , ch’aflolma potcftà , e lì* f noria danno loro /opra le noftre vite ; e qua* Arbitri del Fato, e Giudici del Dettino , cir. cofcriuendo con picciolo oricalco la vaftità de* Cieli , calcolando gli altrui natali , Se em¬ piendo i fogli di /egni , di numeri, di figure, cdicafe, condannano, Se adoluono.minac» ciano mali , e promettono beni ; oderuano delle fide , e delTerranti amicitie , e le ripu¬ gnarne , i corfi, Se i ritorni, i nafcimenri, e gli Occafi, con tutte le lar varie oppofttioni, e ^lia/petti,ò in fertile, ò in trino, ò in quadrato» o in incontro ; e dalle forti, ò benigne , e fauo- reuoli, ò infaarte, & infelici, à quelli, Se à quelli ne’ lor prono/lici predicono, ò fortunati,ò/òr* tunofi accidenti. Fole/ciocche di temerari , e per la pili mercenari Indouini, che dciraltrui fortune fatidici , Cogliono di fe fteffi mal pre- faghidiradoanruederei propri auuenimenti „ lo a'più veraci oracoli de' /acri , Se ecdefii- fttei Cerìferi rapportandomi, niego, che le (Iel¬ le lo 'mpetio deÌTarbiciio , Se il conGglio della ragione ne tolgano , e che con la violenza delle loro cofkllacioni pili ad vno, ch’ad vn’altro ef¬ fetto ne tirino à forza. Sò, che colui, ebe le reg- fe, perche ifmerito, e’1 premio non (i di/dicano chi ben’opera , diede libera all'huomo la vo¬ lontà, e che l'huomo fauiopuò col fenno, mini- ftro della ekttione, à fuo talento fìgnoreggiar- le. Non però niego, ch’à quelle imagineitc ar¬ denti non fra fiato dato qualche mouimento , che ci di/ponga à quella, Se à quella inclinano? ne, [p. 378]D i c r r i a III. j(9 he, e fpeciiimente ( fecondo, che dilli ) qualche forza (opra quelli corpi balli. Imperoche sì co¬ me il Soie per entro il chrifhllo frappa fia , cosi la virtù di que’raggi vitali i fuoi dmertf, e pof- fenti indurti in giù riuerfando , fende il corpo diafano del fuoco, il ttafparente dell’aria, il li- fluido dell’acqua, e nel cerchio della terra » si come à mezo del tutto , vienfi finalmente ad vaire , e ritrouandolo opaco nel fuo fon¬ damento fi ferma . Hor fe ci ridurremo à con*’ fiderare di quante commende , di quante peni» (ioni , e di quante entrate quefta noftra fe¬ conda genitrice fia prodiga difpenfatrice, ritro- ueremo, ch’anch’elToilnoftro Cielo benigni- mente infla fce . Pofcia ch'ella per le ingiurie de‘tempi , e particolarmente per le guerre de’ Goti,e de' Longobardi, della bella ltal:a infetta¬ toti, hebbe qualche detrimento foflfèrto,piacque alla Santità d'Innocentio Terzo , ed'Honono Terzo di riceuerla fotto l'Apoftolica protet- tione. Da Gregorio Nono le furono non po¬ che , e non picciole Indulgenze concedute^ . AklTandro Quatto le confermò la profelfioue d'Agoftino Santo. Federigo BarbarofTa Impe- radore, prima che fcommunicato fufle, lealfe- gnò in Cicilia, in Calauria, & in Terra di lauo- ro con regnatati priuilegi alTaiifimi beni . Indi di mano in mano altri Papi con fattori fingola- ri, e con gratie partiali prefero ad ampliarla^, & ingrandirla.Tra’ quali furono N'colò Secon¬ do, InnocentioQuarto,Vrbano Quarto,Clemé- te Quarto ,Giouanni Ventefimofecondo .Gre¬ gorio Decimo, N colò Terzo, Honorio Quar¬ to, Innocentio Sedo, Vrbano Quinto , Eugenio QU«tto,Pio Secondo, Paolo Secondo,Innoceo- Ci. f «io [p. 379]tfct IL C r I i (Tr tio Ottauo, Sifto Quarto , AldTamfro Serto ,. Leone Decimcr, Pio Quarto , e Pio- Qumto . E ben fi può credere,ch'ella fude oltremodo da'* Prencipifiiuoreggiata , & accrefciuta , quando, I oltre i luoghi-, de’quali hoggi<fi è tuttauta'in^ polTelTo,iperrintnri alta fua giuri(dirtione_j r madaduerfi *furpatori occupati , giungono- nello flato- del Chrifhancfrmo al numero di' tremila . Volle, veggendola poco men die mcr- . fibonda, la Beatitudine di PioQkntto nfufci- tarla nella pedona di Gooanotto Cartiglioner dopò la cui motte feguira in Vercelli nell’an¬ no rj7£. Gregorio Dtcimoterzo per decre- sd part colared civarò Ptoromaeftro perpetua il voffra gene rolliamo genirore coirtum i fuc- ce(Iori,Serenifl.Sire.lmp<roche, fe bcnr opinion «e fù d-'àlcuui',. che la pnmi rallcgiia forre' quefto titolo fude fatta- da AmDeo , prmo' Duca drSaooia, ma fettimo di cotal nome,qui- <Jo feguitarodavna (ccltidi poehi ,e co ufi.len» ri Caualier>>, fi-rirralTealla folitudme di Ripai glia; affai più fanov e (icuro aitilo è però quel¬ lo» chefullepcnfiero del grande E mu w» i n¬ no Fi c db IR TO'i il quale quello facro if- pedienre ritrouò ,, per tenete à' freno la’nfo- lenza degli Héretici Alpini, & alTicurare lej riuiere maritime dalle rubber e de’Corfari ?> Che fèce?anzi che non fece finalmente per fol* kuarlaCiE mente Ottavo, Ponrefi- «e dì1 g!oriofa> ricordanza-, il qnal'e non folo con1 ftuoreuole tutela auttorcuolraente la fofterr- ne ma con- larghe rendite corre fe mente l'e_> fouucnne, redimendo allò fiato regalare di' prima>i beneficij.per la difubbidienza,& inofler- aanea-deUa boJladi Pio Quinto g'à fmembratj [p. 380]D I C E R r A I ir. J7f dal noflro ordine ? E che altro fono qucfte do- uitie , fe non tante ricche, e benigne influenze r che ì guifa di rugiade innaffiano l'arida nee-f- fiti della noftra terra , che le riceue f E virtuofo* quefto Cielo ; Già mi peifuado hauetloui iba- ftanzadimoitro1. Volete hora vedere , cornee- gli fia anche altrettanto!ordinato? Certa cofa ir cb'ordirtatiffimo è il Cielo, e con tanta ragio¬ ne, e Con sì bella legge guidato, ch'altro noi» fcnrbra, ch'vna Corte mirabilmente difpofti_j, anzi vna Repubìica leggitimamente regolata. Doue il Sole,Sì come Prccipe è portato nel me- iodell’Vn uerfo, circondato dafuoi feguiei e da’miUiftri di sì bel regno fenza contradiroo'* ■ neferuito. Eccogli da vn Tato Marte, Capita¬ no, e Guerriero fouraftame alle battaglie^, tccogli da vn'alrra parte Mercurio, Prefetto’ della eloquenza,e Secretario della pace. Qui ndi> Gioue.e iatnrno.Gouernarori, e Maggiorenr* ti ,àcui s'appartengono gli affari deFo flato- Quinci Venere,e la luna,Theforiefi,e D-^un- fièri generali di tutti quaoti gli humori.D’ogn' intorno pofeia le ftelle tutte , quafi foUec ti Cortigiani , al minifterio affiftenti , e come miDiftri Vfficiali, delle fueleggi eftecurofi , ì cenno lo’ntendona, egli vbbtdifeono . La¬ onde fe tanto ftupore , pofe nell'animo della_j> Rema de'Sabei il vedere la reggia del Rè paci¬ fico , cotanto per ordinanza, per pompa_j , t per maeftà riguardeuole 5 quanto creder dbbbtamo, chela eelefte , lacui difpofitione ' quaggiù per gH effetti trafpare , fia più de- ’’ gnadr marauiglia ( Ma ditemi, chi non i-
    ftup'fee qualunque volta fi rechi à riguardare
    Folcirne marauigliofo diquefta facra Corr»- Q- * F*- [p. 381]J71 f i Gnu,' pagnia t Varie furono le opinioni di coloro che filofofarono intorno al numero de’cclefti cerchi. Altri credette, eh’vn folo folle il pati¬ mento di Dio. Altri quel gran palagio diaife in otto palchi. Altri in noucclafli Io compartì. Al¬ tri dieci ne contò. Altri vndici ne conobbe, con l'aggiunta del primo mobile , del Ctiftallmo , & vIoniamente dell'Empiteo , Cielo cosidalle fiamme appellato ,oueto Olimpo , cioc alber¬ go tutto lucente , roa Cielo da’fenfi non cono¬ sciuto, sfera immobile, pcrelfere conformi.» ^quell’alca, e primiera cagione , Scmdignirs più di tutti gli altri corpi fcmpliei eccellente^ , cafadi con;empianone,, e di quiete , fede glo-. riofa deiTaoime elette , de gli fpiritt b;ati , e della ftelìad unità beatrice. E vogl’ono, che’! conteftadi tutti qusfti globbi faccia in guifa . il’immenlb gonvrolo , ò di mifarato volume vn’inuoglio, talché l’vnoaH’ekro furceda, c dal più ampio,e fpaciofofìaabbraciiato il man¬ co capacc , Comunque lì-» , batta , che quella l'ordine del noftro Cielo-ne venga di¬ notato . Le differenze degli honoti , i- gradi delle maggioranze, diflribuiti fecondo i me¬ riti , eifertiigi , 1’ vbtvdienze de gl'inferiori a’ fuperiori 5 qual di minore , qual di maggior Croce fegnato il petto; qual più alto , qual < più ball» di flato ; qual più cardo , qual più veloce di corfo . Altri Commendatoti , e pre¬ cettori -, Altri Anfìani , e Conuennuli ; Altri Sacerdoti, e Cappellani ; Altri Scudieri, ej Sementi . Vero è, che fe ben fri quefti giri i alcuna verità fi vede , rutti però inlieme alla 1 perfezione vniuetfale conuengono . Secto.( co¬ me pw dianzi diuiGu ) fonoi celefti pianeti , e [p. 382]d i c i * t a n f. ni fette virtù particolari fogliono da erti fopra noi piouere ; lafottigliezz.i del contemplare da. Saturno , la portanza del fignoreggiare da Gio- ue, la fortezza dell'animo da Marte, la chia- rezza de' fenfi dal Sole , ilealdodeH’Amoredji Venete , la facoltà dello interpretare da Mere»*, rio, la fecondità del generare dalla Lona . Ma che i Da quelle fette fiammelle d’oro, da quelle fette ftelle ardenti, che nella delira del Verbo eterno ride sfollare il grande Aattor delTA-* pocalirte, dico dal concoifo delle grafie foprc- celefti, difpenfate dalla bontà dello Spiritali- dio, Motore del noftro Cielo, fi riuerfain noi con modo affai più mirabile il pretiofo fetten». rjo di quelle doti fante, e di que' doui dittini, i cui nomi, & effètti percioche fono a ciafeuoo pur troppo noti, non voglio, ch’ai prefente fi» mia cura di dimoftrare . Hà il Ci«lcr f per di- ftinguere più minutamente Je particolarità di ^utft’ordine ) dne apici , ò fommità oppottc allo’ncontro, Poli chiamati dagli antichi , flabiliti in due Hemifperi , l'uno Artico l'al¬ tro Antartico, l'viro ferrrpre fi motlra , & ergo inalto, l’altro fempre fi nafeonde , Srinchimu-» fotterra . Sono queftr i capi eOremi d’vnu' tratto di lunghezza , ouero dJvna linea , no» reale , ma imaginata , tirata per lo centro del* la Sfera diametralmente mfino alla rotondi* tà .• Sù per laférmezzadi quelli due fa Idi Ili mi, e coftantirtìmi termini fi raggira tutta li_j ruota del mondo, e farti il rinoIgimento del- l'hore . E ben dirti faldi, e cottami , impe-1 roche creduti fono del tutto immobili ; si perche fotto punti indiuifibili, equtfli mai non1 ti jnuouono ; tì perche fono cftrcm; pan* (Ì4 [p. 383]l i C i i l <?'. deU'alfe , ilquale c immobile fenz’alrro ; si pef- Che non occupano luogo , e perciò nèanchtj pollono eller trasportati di luogo ; si perche il moró durino inforno ad efG fi fi , nè il moro1 ptìò farli perfettamente fenza la qwete d'alcu- na cofa. Ecco la Prudenza, e la Foltezza? L’vna' è parte dello'nrelletro , l’altra è vfficio àe’ìi__j m ino ; Tvna perticne alta lettere, l'altra fi colf- Citile all armi ; Tvna' dicrota il fenno', l’alira_j fommin ftra il valore j l’vnaè buona al confi, gliare, l’altra all’elleguire: f'vna- fpecola, Talrr* CpCrail'vna’ inp^ce, l'altra in guelfa: Tvna co- manda , l’altra vbbidifce 1 quella è vna diritta rag one delle cofe fattibili, qtìefla i vna intre¬ pida reflftenra alle terribili : quella indrizza a norma lodeuole quanto penfa e quanto fà j cjuefta alla morte fi cfpone , e non cede y i peri¬ coli fortiene,e non fogge: quella preued'e, e pro¬ cede il noCeuole, & il «foucuole, e ciò che fchi- fare, e ciò che fegu-re dee ; quella tegola gl* {moderamene! della temenza , e dell'audacia per Io bene della RepubJìca , Sopra quelli due cardini,e fo(legni principali s'appoggia, e rifie- de tutta la machina dellanoflra religione. Dic¬ ci cerchi oltracciò fi ritrouano incielo', a1 gir occhi foìodello’ntclletto (ottopodi , e di fola lunghezza contanti, fenza hauerui alcuna lar¬ ghezza , ò profondità' * Cinque fon Para, lelli, così detti , percioche Tempre dì pari fpaco da fe fteffi dittanti , mar infìeme non (i con* giungono'. Il maggior de’ quali fi è l'Equinor- tiale , per *ltro nome Equatore , ouero Equi- dialc , della notte , e del giorno pareggiato" te, equetto fopra il centro pattando , tient_> il bel mezo della Sfera , di cui è chiamato I» CltVr [p. 384]d f c 111 » 11 r. cìntola, ouer la falcia , fi a perche la Tega in da* parti vgualr, ò fiapcrch’eflo dall'Otizontc r- gualmente è partito,in modo, che in Oriente^ r & in Occidente fempre delle due parti , mentre l’Vnafi’cela fot re r ra , l’altra fopra la terra fi moltri. Quello cerelroè (imbolò della Giufli- tia,Virtù Reina, liberatrice de’ Eenr, e de’ mali ? e delle altiui ragioni1 incotroctibile adirgua- trce r percioche sì *ome quello con vgiule_> fpatiodiuide la luce dall’ombra , cosi quella il rotto dal diritto con- inu'olabifc bilancia di-- ftingue, tendendo a ciafcuno il fuo douere , e Ir pene, e i premi conformi all’opere d'fpeu- fando. Virtù della Verità am.c» , ch’alia pro¬ pria , e pr uata prepene la commune, e publica »nlità,compartendo al maggiore la teucrenza all’vguale la concord a , al nrnore la dilapid¬ ila , a Dio l’tbidienza , al nimico la partenza , al mifeio la p era , & a fe (leda l’integrità . E per quella in quefto Cielo dee it baoD Caual'e- re feguitate ii fuo Sole , perciocha intorno a quella la fua proftflìone fi verfa principa’- mente, eflendo percbligaroredi proprio Ciò tenuto a difendere le ragioni, ad emendate rtorci, a foftenere le leggi, a punire l’mgiudi- rie , a folleuare l’òppreffioni, ad abballare le fu» perbie, ì foccotrere le debolezze, & à reprime¬ re 1’ mfolenze . Lafciò gli altri due cerchi all'eftremiti vicini e perciò minori il Set» lentrionale , e l’Auftrale, do’ qua Ir quanto quello fopra il noftro- capo s'inalza , tanto quello fotto i noftrr piedi s’abbadtf - Que¬ fti n’accennano il zelo- »etfo Iddio , e la_j carità verfo il proflimo ; Con l’ima ci folle- Bamo al Cielo t con l’altra ciriuolgiamo al- \iè [p. 385]it Citif: la terra ; conl'vno diuemamo attratti nell’af¬ fètto della éontemplatione , con l’altra ei dimo* filiamo folleeiti negli effètti della operatiooej , Taccioidue Tropici , de’due cerchi cftremr maggiori, e minori del mezano ; l’vno folftttia- le,& eftuo, l’altro brumale, & vernareccio; l'r* Doverfo Aulirò, l’altroverfo Aquilone, termi* Di del ? l'aggio folare. In quefti ci fono lignifica¬ ti il femore dell'amore, & il gelo del timore , l’vno ci fi ardere , l’altro tremare ; l’vno ci ren¬ de amanti della bontà di Dio, l’altro rìueremi alla fua potenza . Palio i due vlcimi Coluti , circoli imperfetti, ma di fommo artifìcio, iqua- li per gli poli pattando, e quiui incrocicchian¬ doti, in quattro patti vguali diuidono i cinque^» Paralclli . Per quefti fono intefe la coftanza nelle fortune contrarie , e la temperanza nelle feconde ; l’vna affronta gli oggetti horribi- li,l’altra non fi perde ne’ piaceuoli , con l’vna non dobbiamo difperarci ne'mali , con l’altra habbiaiyo da regolarci ne' beni. Parlerò folo di quel cerchio obliquo , ch’abbraccia tré de’fu - detti c/rchi, e per la capacità, e grandezza de’ fegn/, che albergano in elfo, ben dodici gradi di larghezza comprende ; iodico il Zoduco, che per gli Tropici , e per l’Eqtunottiale trap- patta, e due fiate per lo cerchio di mezo decor¬ rendo , lo diuide in due parti vguali , e da quello anche d uifo in altrettante . A quefto eorrifponde la Fede , percioche sì come quel¬ lo è nel fetmamento , così quefta hà da ettar ferma . e ftabile ne’ noftri cuori , e sì co¬ me da quello dipende la vita di tutti i viuen- ti , onde cerche di vita s’apprlla , così da quella procede la vita di tutti i credenti , onde [p. 386]Diceria ITI. J77 Fede fina fi chiama . Hà dod.ci Aderirmi, ò »oi gliam dire groppi, e complicationi di più ftel¬ le , a' quali fù dato nome di fegni, e figura d’a» nima li. Da quefti fono adombrati i dodici arti* coli , conteuuti dal tnifteriofo Simbolo della noftra Fede, fopra i quali il Sole di quefto Cie¬ lo fi muoue, c fotto i quali moiri altri impliciti fe ne comprendono , efpliciti però ne’ Cano¬ ni de’ (acri Conolij, e nell'£cclefi»ftiche tra* dirioni. Hà in sè tré linee : due fono locate nel¬ le parti eftteme: la tei za , che per lomezodi elio è condotta , è detta lana del Sole, e qui- ui qualbora oppofti , ò congiunti corrono il Sole, eja Luna, conuirn, che i'rndi loro necet- fariamente s’eccliffi. VaUeoe il Sole per quella ». non accoftandofi delle due a quella più , ch’à quella ; Ma gli altri lei Pianeti dall'ina parten»- dofi, & hor di qui, hor di là decorrendo, qual più tofto , e qual meno di giugnere all’altra fi lludiano. Quefto racle con allegorico amma«- ftramomo infognarci, che parimente 1 Seguaci, del noftro Selc cleono per la diritta linea dell» Virtù tenergli dietro , c per via indeclinabile.» incarninoli fempre alla buona offeruanza dcT voti, lènza mai torcere dalla dirittura delle an¬ tiche regole, e guardarli intanto da qualfiuo- °lia incontro di tentarione, che porcile nel col¬ lo di quella Ecclitica cagionar diftètto , & o* feltrare la ma luce dell'anima . Non fò trà quelli tanti cerchi menrionc deU’Otizonte , c del Meridiano, imperoche amendue , sì co- 1 me fouerchieuoli, e non uccellari, (odo dal¬ la cclcfte Sfera efelufi ; quello perche in o» gni pa(To fi mata , e per ogni punto fparifee, c doue gli altri fono violentemente poru- .. «r [p. 387]J7 i f t C i i i o'. fi dal primo mobile , elio ama di Tua natura li quiete, e fta(lenc Temprem vn medefimo ftaro^ quefto perche luogo certo non hi in Ciclo ,• e per li diuerfìtà degli hab't jtori della terra fi varia . I'che fi può far chiaramente conofcere la imperfettione della incotta nza , & il manca- ihenro della inftabilità , lequali sì come mota* tricide’generofì penfieri, hanno da edere in' tntro, e per tutto bandite , e diTcacciate dal no- ftroCielo. Il Cielo di più è partitolo cinque fa- fee , che Zone fi dicono, delle qual' tré ne fono' inhab'tabili, quella di mezo torrida per Io fo- uerch o del caldo , e l’altre due eftreme gelide per le Tmodcrate freddure , percioche et mina¬ te da due aeuofi paralelli , più che nute l’al- ttedal camino del Sole s’allonranauo . Dell altre due , che pur’al Sole vicine , ma porte a- iriendue tri il ghiaccia, élWars, tri i dut-t cerchi del Settentrione, e dell’Auftro ,e sii i fini' del Granchio', e del Capricorno hanno il nome di temperate, l’rna fi i da noi habitata, l^ltra . da’popoli, che nell'lfole albergano ri(rouate_» nouellamtnte. Quinci s’impara , e raccoglie , quanto biafimeuoli fieno l’eftremiti degli ec* cedi, doue fi ricettanti i viti), e quanto fodeuole fia il temperamento della niczamtà , in cui eonfìft'e la vera virtù, onde il vaforofo, e I^rrt^- tfifciplinato Caualrere quanto quelli dee con tutto il Tuo sforzo fuggire, tanto qUefta hà cotf ógni ttud o da ricercare. Ma quale c la1 Galif* fi*, che con candido folco diuijegli fpanj di' cfucfto Ciclo ; Dico quella Zona', ò qu’el circo'*' lo , che difugualedi larghezza , a idue Borea¬ li s'auuicina per dieci gradi; quella, che nonlj’ sp* C come alcuni1 credettero ) ftampata nell'a- 0 I < [p. 388]f I * I A tlt- ' ria fotro molte ftelle à guifa d’eflalationc ac-' tefa; nè prodotta dal lume di certe rtcllc_> y che non fono da'raggi del Sole abbigliate^ i nè riflcflìone , ò ricuruatura di edo Sole à gfi occhi noftii riuerberanre ; mi da fpeffa quan¬ tità di numitiftime ftelle accumulare , fcnde_j per mero con lungh (Timo tratto l'oltana sfe¬ ra ; quella, in chi ( per quanto fauoleggiò 1' antica Gentilità ) il concilio degl’Idd j fi ragu- naua in cielo, e per coi l'anime degli Heroi fi calauano in terra < Saldatura immollale de*' due Hem.fperi, che per ella ( tenne altri vuole ) vengonoà commetterli infume ; veftigio me. morabile della rouins di fetonte ; ò più to- ftofegno indelebile del pretipiiio di Lue fero * Lattea nominata, òfia ( fecondo le pceticle' fittioni ) fpruzzo del fatte di Giunone fdegne- fa , quando ad Hercole il figl*aftro tolfe la' mammella di bocca , delle cui gocciole cadu¬ te prefero etiandio in terra il bianco colora ig'gli. Ofiaefpreflione delle poppe d’Opis, quando per campar Giouc ilfigfiaoTo dalla go¬ la del diuorator marita, fece modrad’allattare tn fa (To'. O fia (come più n’è debito a credete ) che dal lattei!nome fortiffe,percheu’a e(Ta tut* tele cofe quaggiù feminate p gliano il latte , ò' diciamo l’humor geniiale pei fa benignità di' due ftelle, per le quali trà il Sagittario, & i Ge- melliil detto circolo-è tirato , due Tolte fegan* do l'Equittoftiale nel centro' del Sole ,. le cui giunture rrell’rna parte fono occupate dall'A- Sila t nell'altra (falla Canicola, amendue alla- tilità della terra appartenenti. Quella è la Bianca Croce, da voi Sereniamo Sire per nota¬ rle y e Segnalato fregio aggiunta ifoaellamtnr* II Citta'. [p. 389]al nortro Cielo. Se però non fi djCeffe, ch'ella proprio nella figura della Croce nullificata « fia ; non dico quella, che nella quadratura di ef. fo Cielo a tutti fi dimoitra vniuerfalmente , ti¬ rando dalla deftra dell'Oriente alla fimftr» ■ dell’Occafo, indi attrauerfando dal capo dell' Aulirò a i piedi dell'Aquilone ; ma intendendo di quella , che ben proporcioneuolmenre for¬ mata di quattro ftelle , da’Portughcfi detta Crociere, attenta gradi del polo Antartico fi lafcia vedete dagli Antipodi. A me nondimeno gioua più tofto ralTomigliarla à quella candì» da ftrifcia, che di fopra hodeCcritta , per cagion della bianchezza , che rapprefenra. Bella, e lo- denole coftuma fù ia vero quella, che inftitui- rono l'antiebe leggi , di promettete maggior hooore achi pii\ metitaua con l’opere, e d'ar¬ ricchire di parcicolar ptiuilegio i rari, e prodi huomini , accioche la virtù non rimanere de¬ fraudata di quel premio, che di ragione le per* uiene . Ma non men bella, e lodeuole vfanzafiì quella di manifeftare l’occulto merito de’pri- nilegiati con qualche fegno cfteriore di publi- co ornamento , accioche non (olo in quel luo¬ go particolare, doue eglino haueuano mtuo- famente operato , fuflero tali cono/ciuci, quali erano, ma etiandio in qualfiuoglia altra lonta¬ na parte del mondo, douunque fi trasfcriilcro, in virtù di coral nota additati , fi facedero con¬ ti all’altrui notitia . Quinci nacque ftà gli E- girtij l’vto dcll’appcndcte innanzi alle nobili , & antiche cafe l’ali dell'Auolroio. Quinci fù in¬ trodotto dagli Arcadi il diftinguere i Patritij da'Plebei col mai chio della bolla nel petto, e co le fibbjc dell» luoa eburnea ne' calzaci; quia- [p. 390]Cicjnii in. jti cifà fitrouato appo i Romani I’afJegnare agli Equiti l'anellodell'oro , Aragli altri Macerati altri (ceni di dignità . Quinci defilarono la Toga , la Preiefta, il Latilclauio, il Paludamen¬ to. Quinci hcbberoorigine le Mitre, i Diademi, le Corone . Quinci finalmente fi m:|einfte-> queim Padotnare il Caualier Chriftiano della Croce, vera infcgna , & efprella (lampa di reli¬ gione , e di militia . Grado di tanta riputatone itimato, che molti Prencipi de’ foprani hanno afommofauore, e gloria recatoli il poterfeng taluoita honorare . 11 CONTE VERDE rii Sauoia dopò l’hauere con beroico valore e.- fpugnata la Città di Sion , vinti i Valefiani, o nmeffo in illaio il Vefcouo , da Guglielmo di Cranfone , e da Vgo di Boizeflel fi fece crear Caualiere . Attione imitata poi predo a’giorni nollri da Francesco Rèdi Francia , ilquale do¬ pò la famofa vittoria di S. Donato,quello facro ordine prtfe per mano del Capitan Baiar» do, gentiihoomodi prouara , e lodata fperien* ?a nell'.irmi . Ma come ,cbe ciafcuna Croce_» di Caualierato per (e lìdia il veflìllo della tiollra Rtdentioneci rapprefenti , quella non. dimeno , e come ftendardo della lantiffima bilione, e come reliquia d’vn Martire , eto- me di più geroglifico, e memoria della morte ( par., che per triplicato milterio porti quali la fjlma di tutte l’altre. O Croce tt onfale,òOffa felici, &.iuueM«rofe, deh si come di voi vlcj più gloria, che fangue , perche chi di voi porta fregiato il petto, non fi sforza di portarne cosi parimente cariche le fpalle , premendole fan. guinofe vedigia de' 110 fi ri primi fondatori , e indettoti, • del loro , e aofìto Gran Mae. «.Aro ? [p. 391]8i II C ! I i oi fìro Chrifto per la llrada d’vna imitatione <Je- «ora a gran .parti di gloria operarioni / O Prea» jcipe vewiYiente degno di cotal nome , e pro¬ le degmiEma di cotal (eme , dico di proge¬ nie di Beati , e di Santi ; rifar cuore delle l'a¬ cre rouine dicjuel vafo lotto, già dal vecchio Profeta veduto , che incrociando que/l’ofla be¬ nedette , volcfte nel voftro CieJo all’antico verde dello foieraldo innertare il nuouo can¬ dore del latte, tinto dell’altro più degno, « no¬ bile, quanto quello è proprio color della terra , e di quello biancheggia la via del Cielo . Era roio, & informe il parto di quell’Or/a; Voi con la leccatura della voflra diligenza gli delle forma aquenente. Era sicuramente adombrata la bona di quella imagine ; Voi col pennello del voftro Cenno alla peifrtnone dell’Wtime li¬ nee la riducefte, Era mifto, & intnfo in qual¬ che zolla di terra quert’oro; Voi col fuoco del voftro valore raffinandolo lo renderte fchiec- to, e polito. Era tremula , vacillante la fabri- ca di quefto edificio; Voi co’puntelli della vo¬ flra auriorità la riparafte. Era di molte piaghe ferito quefto corpo; Voi con la medica mano della volita pietà le faldafte . Era inuolro in_. viluppo di confufì abbiti! qoeflo Cielo ; Voi eoa la virrù della volita prudenza lo dift nguelle, Grande fenza dubbio nato fiere Sercnillfmo Si¬ re , per edere germe deH’amichiffiroa radice di Saflonia, e canale di quel B eroico , che in Italia fù fonre originario della voftn + regia liuea , Più fatto vi fiere grande per 1* «tt.oni generale , e reali , che vedute fi fo¬ no ogni giorno piouere dalia voflra mano, e dal voftro ingegno, Ma gtandiirnr.o(quel,ch’è fora- [p. 392]D T .C 8 R I A III. ftf /ommo) vi rendete, & al colmo d’ogm gran» Mezzine tuttauia auanzatidoui per 1a denota ^pictà, e per lo .zelo ardente, cheimoiflo al le fi¬ ere cofe a/&ttuof.t«ente dimoflrate . Troppo ben (apcte , chc'J principio della vera Sip;enza è il diurno timore, e si come a ciii Dia ben cole tutte le cofe aauengono profpere , così à chi lodifpiezzaioglfono fucceder contrarie . Sa¬ pete , che la pietà all'huomopio è #da, e ficuta tuttodì» , e ch'egli è in gutfa dal cele (le patro- cin o gnardato , che nc alle infidie dello'irfer- po, nè alle .forze del dettino i (letto foltogiaccj. Sapete , che in yn ben fondato regno dee p'ù del Prencipe fignoteggiar la religione , pome quella , eh‘e legata con la vita , e congiunta con la Natura. Sapete, che chiunque vuole al fuo giogo tutte le cofe felicemente (oggette , con- piene, ch’anch’egli al Cielo foggioghi il pro¬ prio fentimento, e'I proprio intelletto . Sape¬ te, che colui, ilqualeagli altrihuommi foura- (la, e coinmanda, hà da pattai loro innanzi,non tanto nella poteflà della (ìgnoria , quanto nel¬ la fermezza della cattolica fede , Sapete, chc non hà cofa, laqual meglio , ò più lungamente foftenga lo' mperio, che'I culto di D o; c(ie per¬ ciò aliai fouente (ì vede al moto della religione ponfeguentemente il moto dello flato fucce- dete. Sapete, chc si come il Pefce ineommcià a marcite dal capo , così nella perfona del Rè confide principalmente la bontà Chrilliana : ondeTe in lui entra la corrortione della here- tica empietà , di facile il rimanente del corpo fi guada. Sapete, che si come gli alberi diuen- gono più odorati qualhora in elC (ì ripofa I* Arco colette , costi Grandi quando coi Cielo li Cii' [p. 393]to' tiiniio commercio,e le celclliali gratie di là fo¬ pra in sè gratamente riceuono, iono in iftima , Se veneratione maggiore. Sapete , che si come Iddio a guifa di fuo bellillìrao fimulacro pofe in Ciclo il Sole , così quali fua animata ima- gine collocò in terra il Prencipe ; iJquale rap- prefenrando erto Iddio nell’auttorità del do¬ minio , dee anche rapprefcntarlo nella manftie- tuJinedel gouerno ; e ralfomigliandoli al Sole nella eminenza del regimento, dee parimente ralTomigliarlo nella chiarezza della luce . Impcrochesì come rfticiodi quello è illuftrare co'raggi l’Vniuerfo , così carico di quello è il¬ luminare con la verità i popoli : £ si come il di¬ fetto , e l'ccclifle di quello fuole effere a’mor¬ tali prodigiofo di ftrana calamità , così il man¬ camento , e l'errore di quello ( ancorché leg¬ giero ) portafcandalonorabiliflimoa’fudditi ; i quali per lo più regolati dal fuo ellcmpio , fogliono a lui, quali a fpccchio, riuolgcrli, e farli fpedo delle tue acrioni a bello itudio imi¬ tatori. Lequali tucte cole fc rei, Serenilfimo Si* re, ottimamenteucn fapefte , e perfettamente nonopctafte , non li redrebbe egli in roi vn| animo tanto religiofe , & vn’affètto tanto ze¬ lante verfo Idd'o , nè vna clemenza tanto hu* mana , Si vna curj tanto diligente verfo il po¬ polo , quanto li rede . Onde sì come il Sole per renderli più temperato, e tollereuole, non per diritta riga camina , ma obliqnamente ( come dicemmo ) per lo torto cerchio del Cie¬ lo } Così roi con loaue riguardo imperan¬ do , non procedete difcrctamente a rigore, ma vi piegate il più delle volte a benignità . Non foto il terrore de' voliti, ma l'amore pofsede- [p. 394]Diceria III. }8j te; non folo come Rettore, mi come Palio* te, e Padre gouernate , non folo fopra le_> Cittì, e le Prouincie, ma fopra i cuori, e gl) animi regnate felicemente. E non altrimen¬ ti , che quell'Ariftoride d’Euripide il corpo haueua tutto d'occhi ripieno , ma vedeua fola- mente per quelli, ch’erano riuolti reifo il lume del Sole; Così quantunque roi di mille lumi, e di fortuna, e di corpo, e d'animo fiate pompofo, quelli nondimeno fopra rutto fouo ftimari più chiari , che s’affifauo alla luce della vera teligione, e di quelli fopraijio- do vi cale , che’Iculto di Dio,ede'diuini ri¬ ti hanno per primo ,& infallibile oggetto . E niente tanto con feruido ftudio ,e con folleci- ta diligenza curate , quanto dall'vna parrete profane fette perfeguitaudo, d’ogni fcelerarez- za purgare i voftri fUti, e dall'altra il vedrò facto habito( come in queftagiudiciofa muta¬ tane fattohauetej non pur conferuate, ma di¬ latare . Quello quefto ri fece degno polle (Tot e di quel fanto Confatone, in cui la figura della vniuerfal faluce fi rede effigiata . Quefto vi fe¬ ce per hereditaria fucceffiooe depolitario.e cu- flodediquel facro Anello, di cui il giro del Sole non è più pretiofo . Quefto non folo iru» mille fortuncuoli fucceflì ri loftcnnc irà i pen¬ coli dell'armi, ma nel punto eftremo alle fauci di Motte iftefla , che già r'ingozzaita, fano, c libero ri fotirafle. E fù ben diritto, eton figliato «rendimento della dmina Pietà , che colui, il qual doueua miracolofamenteviue- re, e miracolofe cofe operare , s) come per miracolo nacque,fude ancora con miracolo ri- fofcitato.Ma perche come le cataratte delCata* Le Dicerie, R dupe J86 I l [p. 395]C I E L o dupe afforcano , cosi i lampi della voflra glo¬ ria s’abbagliano ; e come Inguai quantità del ferro fi iellate immobile la calamita., co¬ sila gran copia de'concetti mi poneincon- fcfione i penfieri, abbandonato quello capo, pallerò al mouimencodel Del». Non più che due mommenti principali da Eudoflo , da Calippo, da Talete, da Pittagora, e dagli ali ri antichi oflcruatori dell'Aflrologia furono no¬ tati nel cielo. L'vnodall’Orto per mezo gior¬ no verfo l'Occafo intorno à i poli del Mon¬ do, l'altroad Occidente per Settentrione à Le- uante intorno à i vertici del Zodiaco ; quello fù giudicato alla fupremasfera proprio,e con- ueiieuole,laquale tutte l'altre sfere, ciie'ncon- trario fi muouono,trahendonc Ceco, chiude cu tnirabil prefìezza il luogiroin ifpatio d’Iiore vintiquartio^quefìo fù à gli altri Pianeti attri¬ buito, i quali mentre da Ponente in Oriente fi girano fecondo la natut.idel corfo loio,à vol¬ gerli col primo Mobile fono sforzati.Il primo c detto vguale,percioch’c sepre vniforme,vali¬ cando meiafeuna hora quindici gradi. Mòda¬ no,percioche da quella sfera fi fa,che circonda J'Vniueifo tutto . Ragioneuole, percioche nà pur vn mimmo momento lineimene nel fuo corfo, ma coflantemente lo fofliene. Sempli¬ ce, percioche con altra compagnia , ò miltura non và , nc lì varia giawai, ma procede fem¬ pre con rgual palio Diurno,percioche dall'O¬ riente infino al fuo ritorno rapifce il Sole,onde vieti fi à terminare lo fpatio intiero del giorno. Commune,percioche non folo à gli aitri Orbi tutti fi comparce , ma etiandio a gli elementi. Primo,sì perche al pi imo giubbe è propriame- te [p. 396]D r e b * i a III. 587 te naturale, sì pcrch'è il più ant co, e niuno al¬ no ne hà innanzi à se jSÌ perche d'honore, di natura,e di c.igione è il più degno, come quel¬ lo, ch’efce dal primiero, & altilTìmo Motore, e con la vita vniuerfale lo ftaro di tutte le cofe_» conferua. Il fecondo poi à quefto oppofto, ma non alloluramente contrario, fe non quanto fecondo il diametro per l’oppofitione del cor¬ fo gli fi fàincontro, chiamati fecondo, per¬ cioche all’altre ruote inferiori s’aflegna .Non ì del tutto femplice,percioche mai non fi com¬ pie, fe col primo , e maggior mouimento non lì rimefcola. E in certo modo commune_j, cioè folo à i Tetre erranti, ma non già à quel giro , che fi muoue fopra tutti gli altri primic* ro. E difuguale,e diffórme , percioche prima , chc fi formfea,parta pei molte varietà, naocdo ciafcun pianeta,qua) pìgro.e lento,qual veloce, e rapido,corfo da gli altri d ifcrenre. Eirragio- neuole percioche fecondo la natura diedi pia¬ neti,che vanno quinci,e quindi oe’loro epicicli vagando , diuieue errar ce, e vacilla . Ma ri¬ torno alla mia ptima allegoria , e dico, ch'at- trettanti moti confiderar fi poflono nel noftro cielo. Turn noi dobb amocommunalmente feguitare il moto del primo mobile, cioè la traccia, e l’ellempio del nofiro Gran Maeitro , eoo l’vhbìd'enza fecondandolo, e con l'attioni imitandolo. Ma ciafcun di noi vuole hauere in sè vn moto fuo particolare, e diflmro, inge¬ gnati ioli con qualche opera fegnalara di farti alla religione benemerito. Non biffa ò Caus¬ iteli, l’ellet corpi celcftì, ma bn'ogna accordar¬ li ad a urate l'opcrjfone cmuerlale di quefto cielo moucndo£ . Non perche fiate à tanta di- R 1 gni- j38 I [p. 397]L C I I L o gmtà Icuati, douete ftaruene otiofi à dclici'areJ anzi procurare trafudaudo di diftrugger cjocl- l'iniquo diftruggi'oredella gloria,quell’mgor- dodiuoratorc del tempo,quel maligno Tirati» no della Natura, quel pigro fon no de’vigi¬ lanti , quel raoftro pefhfero, che fuole i pili nobili ingegni infettare col veleno del fuo Le¬ targo , colui che può fenza far nulla disfare il tutto. Sò, che ciafcuoo intende, ch’io ragio¬ no dell’Otio, della Virtù morrai nemico, & vnico corrompitore . Conciofiacofa che sì co¬ me quell’armi, che del continuo non s’ado- prano , fono logore dalla rugine, e quell’ac- que, che non corrono, fogliono edere pefti- lentiali, e mortifere ; così l’humano valore , fe non è per negligenza eìTercitato , fi perda, e fe non c per ifeioperagine dal buono ftudio aiuta¬ to, marcifca. Onde nè Giafone farebbe al glo- riofo acqui fio del Vello dell’oro perueuuto.nè Alcide ftatogiamai degno di pofleder luogo nel cielo , fe prima l’vno non haueffe con le dure fatiche fuperati i pericoli di Coleo , e l’¬ altro con le continue vigilie atterrati i moftri di Libia. Perche non fenza ragione fù chi dif- fe, la pianta della Virtù efler sì fatta, che per trarne buon frutto,non con altr’acqua vuol’ef- fere inasta,che con quella de’fudori. L'eflier» citio adunque,si come quello,che della fudetta pianta è cultore, e che d'ogni bene è padre, ef¬ ler dee follecitamente abbracciato da tutti co¬ loro, che hanno della virtù vaghezza, sì come no verfa dubbio,che voi habbiate. Vera cofa i, che quantunque in tutte le virtuofe operationi vtile fia l'eflercitio.vtihffimo c però da (limarli quello dell'arte militate,profcffioue propria da [p. 398]Diceria III. 389 Caualicri. Ma cacto, che la militar difciplina fia fempre ne' Caualicri ìodeuole, lodeuoliffi- ma è nondimeno quando contro gli auuerfari della noftra fède s’efsercita. Hor chi non_» sà, che della noftra fede i due nim:ci princi¬ pali fono l’Heretico , e‘lTurco? Ma chi du¬ bita , che fe beae i feguaci di Lutero, e di Calumo , e gli alcri empi di Dio, e della Chiefa ribellanti, comelicentiofi vfurpacoridi Gcneua, e d’alcri luoghi à quello Prencipe do¬ limi , ne paiono più degni del noftro fdegno ; nulladimeno dalla profana fcuola di Sergio, e di Macomecco , e dalla federata dottrina dell'Alcorano, si come rufcclli da fonte, deri* uate fi fono cucce le beftemmie di queft’altre falfe j e peruerfe fecce Apolitiche ; Laonde fe fù amico ftile di voi alcri Caualicri hofpicali il tener con l’armi preferuati gli huomini dal¬ la lepra ; vfficio anche dee cller voftro fni- dare col roflro valore dal mondo la pefte del» la credenza erronea, e della ' Barbarica io- fedeltà . Ma fe per fanare vna infetta parrei del corpo , all’origine del morbo fi dee ri¬ correre primieramente, prima contro quefto, ch’c a littore, e poi contro quelli,che fon fattu¬ re, riuolgere vi dcuece. E s’egli c chiaro(com’c chiariamo) che’l cielo fia regolatole non ani- maco,foftenuco,fe non informato dall’alliften- za di quegli Intelletti immortali, Spiriti infati¬ cabili , Menti incorporee , Virtù motrici, che temprano i gra regiftri di quefto fmifurato or¬ gano,aggirano le volubili ruote di queft'immc lo Horiuolo,gouernano il mirabile ingegno di quello vafto animale ; doue meglio poflono, ò dconogli Angioli muouere, & indirizzarle K ) IP:
    • 90 [p. 399]I l ClBLO
    ▼ oltre armi, cb’a danni di quel Barbero infe¬ dele, Idolatra dell'Oriente ? Certamente s'altri colà fnol velocemente correre, ò doue la Na¬ tura lo’nchma , òdoue l’honofelo (lìmola , ò doue 1*vcilità lo fpinge , ò dene il diletto lo lu» finga, ò doue l’elfempio lo tira , ò doue l’obli- gatione lo’uduce, io non sò vedere, perche_» non debbano le votlre fpade cingerli, levo» ftre infegnefpiegartì , e le votlre forze impie¬ gar fi contro quel rigogliofoTiranno, che_» con tante offèfe vi hà porta perpetua cagione di vendetta. O potefs’io, come già fece alcun Latino Poeta Africa, e Roma in metto ,e la* 'jnmofo fembiante compatire alla prefenza di C oue; così nel mio difco’to parlate l’vniuer- fale fpettacolodi tutti i paefi oppreflì, « nelle mie parole angufte le’nfinite {irida di tutti i popoli tiranneggiati rapprefentatui. Ma da che ciò non mi c lecito , non lafcierò almeno due fole Donne piangenti, e fupplicheuoli di corni innanzi, pet conformità di clima folci¬ te , e per vgoaglianza di conditione conferà# amendue Itole, l’rna dell’Egeo, l’altra del mar Siriaco ; e l’vna , e l’altra à quella SerenitTima «afa pertinenti, quella per retaggio, quella per conquido. Cipro ottenuta in dote per lo lega¬ me dal maritaggio trà LODOVICO diSa- noia , e Carlotta figliuola vnica del Rè Gia¬ no . Rhodo difefa , e fortenura in guerra coa¬ tto l’armi Turchefche , e daH’atfcdio liberata pet opera d’AMEDEO Quarto. Eccole graffiate le guance,rabbuffate ie ciglia,fcarmi- gliate le chiome, lacerate le vedi ; l’vna con li ghirlanda de’miiti sfrondata,l’altra con la co¬ roni delle rofe appaflìta , & amendue in qud- [p. 400]Diceria III. j$i la rece cime d'opio, e cipredo, empiendo di lamenti l'aria, e di lagrime il fuolo, vi fi pro¬ fondono à piedi, e per Dio à man giunte vi chieggo» mercè. Epoche alla miseria dello flato loro infelice non fi muoue la Terra .vo¬ gliono prouare, fe (coprendo le piaghenond« portano fquarciaro il feno , pollo no con le lor voci intenerir quefto Cielo. Er infino à quan¬ do ( vd te ; Et infino à quando ne lafcierete in si dolorofa, & infbpportabile feruitù languire ò Caualicri magnanimi; Che più s’indugia ad eftinguere quelle fiamme, che non fenza voftro pericolo fi fono in noi apprefe , & à ri¬ fiorare que'danni, che per si lunga ftagionc fi fono con biafimeuole trafeuragine per voi (of¬ fèrte ? Adunque il zelo dell’edaltar la vera re» ligione ,& il debito di ricuperarci perduti re¬ gni^ il defiderio del vendicar le pairare ingiù, rie , e l'a.uertimento del campare i prefenti ri- fchi,& il configlio dello fchifar le future ango.. feie dee cotanto edere in voi arturaro, e meda in non cale,che l'Afia diuenura dell’Europa fu» perba difprezzatrice,debba in noi mefehine ef- fercitare con tanta violenza la fua Tirannide ? E polTìbile, che fatto per tanti fecoli ftupido ii Cnriftiano valore,habbia quaG del tutto cedu. te l’armi, e con l'armi l'ardimento , e con l’ar¬ dimento il fenno à gente vile, à miliria difar- mata, à natione ignorante , sì ch'ella habbia non folo predo all'Italia dilatati i confini del foo ingiuftiflìmo imperio , ma fi vada di gior- no in giorno nella fua fiera fignorra per viua forza auanzando ? Potremo forfè noi nel rac¬ conto di sì pierofa, e lamenteuole hiftoria fen¬ za lagrime, e fofpirj narrare, e potrete voi fon* [p. 401]j9t It C i * i o 2» l’ira, e corruccio per si dura , & horribilc ricordanza afcolcare i femi di tante fauille, e_> lefauilledi tanti incendij; Girare la memoria primieramente ì Solimano , e (omini à mente come dopò l’hauer Belgrado, Buda , e Vienna «attagliate, Cotfù depredata, Napoli in Ro¬ mania,e Maluafìa a’Vinitiani tolte, foggiogata Tripoli, disfatta S'gherto, adalita vna,edue_> volte Malta , riuolto finalmente alla penerà , e fconfol.ua Rhodo ( ch'è l’vna di noi due ) la ti- dulk à tale, quale voi vedete. Recareui poi al¬ la rimembranza Sellino, e founengaui come 1* infelice, e faenturata Cipro ( ch’è pur l'altra . di quella coppia ) fii fol per lui opprefTa, de fo¬ lata, & all'vlrimo flenninio condotta ? Quan¬ do per isfogar la rabbia , pir cancellare il bia- fimo,e per ricompenfar la perdita della diflrut. >a armata, non contento della vittoria , rom¬ pendo le leggi dell’ humana fede , anzi violati-^ do quelle dcH’humanità, mentiti gli accordi « (taditi i patti, fàlfate le promclTc, i Nobili del Senato Adriatico ,i lui pet condir ione renduti- £, e con heroica fortezza foffèreoti, con iftra- no genere di tormento fece fcuoiare. Voi fiu¬ mi gonfi, e traboccanti di fangue, Voi campa¬ gne biancheggianti d'offa infepolre, Voi muc¬ chi di cadiueri alle montagne agguagliaci,da¬ re à cofforo fermi tedi moni della fife ferità fe¬ rina. Et voi Martiri glorio/! , ohe del voftro inerito in Cielo riportarte corona, e palma,fup- plite voi con bocche aperte da! fèrro, e con pa¬ iole di viuo fangue al mancamento delle noflre lingue, raccontatrici di tanta flrage. Ma à far catalogo delle antiche ingiurie, & ofFefe, fe_> pure al prefcntc dal fuo /olito coflume non.., cella \ [p. 402]Diceria ITI. j 9 ; certa quefto fiero, e fupetbo Cane , anzi pili che mai ne’feguaci di Chrifto crudclmentej imperuerfa ? Vorremo noi , ò Caualicri , an¬ zi nafcoudertiì, che tapprefentatui ne’trofèi di quel Barbaro furore le proprie roume , fe non chefperiamo con la tragica villa delle noftre (ciagute fatui pietà . Mirate il liuore delle ca¬ tenese ci premono le gole. Riuolgeteuialla grondaia del fangue checipioue dalle ferite , Ma chc può elTcrc più degno di compatitone , che vedere da'nottri feni le fempliciVerginelle rapite , a’prottiboli condurre, c dalle noftre poppe i miferi bambini, fuelri , & alle (acre acque del battefìmotubbati, rrafportare i ..* profani Afili delle maluagie Mefchite ? Quanti Sacerdoti fcherniti ? quanti tempij profanati I quante facre imagini guitte ? quante veneran¬ de reliquie calpeftite ? Chi può contare gl'in¬ cendi delle biade, le rapine de gli armenti , i faccbi delle ville, le catiiuità delle genti ; O flagello tanto più moiette, quanto meno ven¬ dicato 1 Che eioua all'vru di noi Ja clemenza dell’aria, la fecondità del terreno , l’amenità de'giardini, la bellezza delle habitatrici, l’al¬ tezza del monte Olimpo, la gloria del tempio di Venere? Et all’altra che vale la ferenti per¬ petua , che ne’più nubilofi giorni vede il iole l’antica libertà , c’hebbe in fu* balia il Pren- cipato del mare ; il Colollo tanto celebre t fudato da Charete Lindo per dodici anni continoui : il muro tanto famofo , che per io mezo la dunde in due parti ; In forte punto volfe il Cielo fàuorirci cotanto , fe doueuano poi folo ad rn’empio , & inhu- matio Signote eller fetuli, e ricche. Quanto ne- [p. 403]I t Cmo meglio ci haurebbe Natura condannate à gir vagando per l’onde, come già De lo , e l'altre Cicladi, ò ad eruttar torniti di fuoco dalle vifeere , come Ilchia, Lipari, eMongibelo, che fottoporci a si pelante , e d fpiaceuole gio¬ go ? Perche il tremoto non ci sfonda nell’Ab- b fio ? Perche non c'ingoia la voracità del Ma¬ rc ì Perche l'eccedo dcll'arfura.ò del gelo non ci rende inabitabili ? Perche la faluatichezzt noncifà flerilmente imbofehire, ondefodimo più torto deferti da fiere , ch’alberghi di siri* gidi habiratori? Vorrete adunque voi, ò Caua- lieri, più lungo tempo portare, che quefto po* polo indegno fignoreggi coloro, da’quali ra- gioneuolmente dourebbe edere fignoreggia* ro ? Non hanno à fdegnare i voftri animi ge- rerofi, che quefto mi (credente, e contumace di Dio non fi rimanga di venir tutto di con fufte, « faetre a coifeggiare i voliti mari , & à fac- cheggiare i voftri lidi ? Non vedete, come di* uenuto per le «itrorie infoiente, c nelle info- lenze pertinace, da glieltremi Acrocerauni fi ditlende per l’Albania , per la Dalmatia, e per la Croatia ; e non folo l’Eufino, l'Egeo.e l’Ar- cipelago ingombra di legni m.ifnadieri, ma per loThirreno, e per l'Adriatico accollati* doli à guadar le be' le contrade Italia ne,(pedo con trionfi di Chriftiano fangue contaminati dall’vno all’altro capo del!'Hele(pomo fi tra* gitta ? Come potrete voi, fe non con biafimo , più tardate à dìfporui di vendicar voi fttfì ,e di fouuenire alle noftre graui bifogne ? Deh , poiché à niuno più che à voi fi conuiene que¬ lla imprefa, sì per edere religiofi miniftri della Cbtiftjaaa Republica^om’anche per moflrar- [p. 404]D i c i n a llf. 59 f ui degni imitatori di due AMEDEI, Corani to all'Ottomano Imperio d.innofi , moueteui allearmi, e col fauore del potennfTìrao Iddio de gli efTcrciri imprendete quefto nfbre. Che «(pettate; Troppo lunghi maneggi fon lej pratriche di quelle più defiderate, che cófeiua- te leghe, per la difficoltà, Jcqu.ili fogliono im¬ pedire , che non fi facciano, ò che fatte non fi difcio.'gano. Batterà almeno intanto, che voi con l’apparecchio di que’ pochi, ma ben cor- jedati'legni., chc’l-?oftro Sereniffimo fpilma, vniti con le galee di Tofcana , e di Malta ne veniate con maritime gualdane, e correre à rooleflarlo ,& à pertutbargli quel tranquille, ch’egli fi gode maluoftro grado ? Che ? Vi fpatienta egli forfeit continuo corfo ditan- le fueptofpere fortune? Doue fìetehorardi Baldouino, e Boemondo, l’vn de’quali la Ci¬ cilia, e l’altro l’Antiochia dalle mani pur de* Turchi liberarti si agetiolmente; Doue feitn Cottifredo, ch'efieguita fotto Pafchale Secon¬ do la fpeditione del paffaggfo oltramare, eoa felice rittoria dal Sepolchro diChriftodifcac- ciafti Aladino ? Doue tu Ladislao, che ne’tem- pi d’Eugenio Quarto eoa tanto coraggio ad Amuratte sù le frontiere opponendoti, nep—» fenza pericolo d’eftrema (confitta Io coftrin- geftì alla ritirata ? Che diremo dell’Vnniade, che nel Pontificato di Califto Tetzo con pochi Chriftiani in Belgrado pofe Macomettoccn rutti i fuoi in ifcompiglio,& in rotta? O non fa¬ ta per fempre viuo il nome dell’inuitto Gioua- ni d’Auflria, che sù le foci dell’Acheloo nell’* Echinadi ruppe con sì notabile difuamaggio di legni ,c di genti vn’armata formidabile dj [p. 405]59^ It Cmo trecento vele Turchese; Adunque fe a’pro- freffi di quefto Moftro difpictato Fortuna fi imoftra propitia,non c da dire,che vinca fua prodezza,ma che perda l'altrui viltà.Se no fi face ile torto alla fortezza de’ voftri animi grandi.che non nella debolezza del nemico ti* pongono le fperanze.ma i rifehi, e le malage- uolezze affrontano più volentieri,vi fi potrebbe porte innanzi la prefente opportunità della .. guerra.mctrejche’l freno del gcuernoè in ma. no d’vn Ré tenero fpolTato.e languido,a coma, dare, & à reggere poco atto;& oltracciò mor¬ bido, e molle , dato alle delitie.e qua.fi in tutto marcio dall’otio . Aggiungati, ch'egli ftanco quindi dalla guerra, già tanti anni foitenun . col Rè Perfiano, quinci moleftato dalle rubel- lagioni di molti Baftani.che in 5oria,& in Da- mafeo fon fortiiri campo,e dall'altra patte fie¬ ramente ftretto,e combattuto in Pannonia dal¬ le forze Imperiali, hà quafi tutto perduto il £0, re, e confumato il netuo della railitia ; oli Jcj gli conu ene riempire le reliquie delle valoro- fe fquadte Giannizzere ilon più di forti Vet*> ran'.ira delle più vili turbe dell’Afia, tuibe vi- Ji,e codarde,ciurme difordinate, e precipitofe, e non in altro, che ne’volti , e nelle ftrida ter¬ ribili A quefto appreftamento vi chiama la . commod.i occafione. A qaefto v’ inuita l* honore della militante Ch ela . A qaefto il noftro miferabile , e compallloneuole infor¬ tunio . A quefto la voftra gloria ifteffa . L’im- prefa è giufta , la guerra è profìtteuolejo fpar- ger fangue è pietà . In voi hora l’efTeguircj, Hauete vdito, Caualieti fratelli,gli angofeio- fi fofpiri , c gli aftèttuofi gemici delle duo [p. 406]DlC* *1A tri. } 97 afflitte,e mifere Schiaue. Qual rifpetro adun¬ que ri ritiene i Che cofa vitgomentaj Temete forfè le ponce autieleoate dell'acuto faettame di Parthia,diThracia,e di Scithia?Ecco il rato* roto SAGITTARIO del notlro Cielo , ch’ar¬ mato anch’egli d'arco potlente , minaccia OP- PORTVNAMENTE difcoccate nelle 1 nimiche fchiere rn nembo di quadretta cele- Iti. Deh inoltrate, che qaefto Cielo quantun¬ que fia fempre fercno, merci alla Serenità del luo Serenitfimo Sire, sà pur’anche taluolta tor¬ nare foptai Giganti, & vibrate à tempo i fui* mini d'vn’ira giufta. Fate, jrfi’à quella falfa Lu¬ na, laquale al vero Sole (\ contri pone , e fopra il noftro Cielo pretende di poggiare,rimanga¬ no fpuntate le corna,onde vota di luce,e piena di fangue vergognofamente ne cada . Maféi fianchi nobili , e generofi vogliono i cen¬ ni , e non gli fproni, perche vò ió oggiugnen- do ftimolial voftro rapido corfo ? Bafti l’ha- uerui fin qui follccicati ad imirare i mouimenti del Cielo, ilquale è però veriflìrao , che di pii) fenza concento armonico non (i moue . Anzi £ necetTaria, & indubitata cofa f per conchiu- ^ere con l’vltima circoftanza il mio difeo^ib J che mouendofì canti,e sì fmifutati corpi, e eoa tanta preftezza rotanti , ne riefea fuono , e che’l fuono fia grande , nè può efTere , che non folo gli Orbi , ma anche le ftelle iftetTe a i metri, & alti periodi del Cielo non s’ac¬ cordino con foauitlima armonia . Ma dalle noftreotecehie ,auezzeagli ftrepiri di que¬ lle cofe inferiori , ouero per confuetudine io* fin dal pii ncipio del noftto natale in ella habi- cuate non c cotal melodia saita, sì come quel» I t [p. 407]C I * L O le dc'fjbri, afluefatte al romor de'martelli,e delle incudini, ò quelle degli Egittij, llupide dal precipicio del Nilo, ad ogni altro fuono fi rendono mhab ili, e Corde. Voglio con qur(lo inferire, che'l vollro mouimento dee edere concorde , & armonizato dalla confonanza di »na pacifica, & vicendeuole vnione. La Con¬ cordia è madre delle vittorie, la difeordia par* torifce fempre i difordini, Per quella crcfcooo le cofe picciole ; Per quella le grandi vanno à rouina. Di quella non hanno muro pili inefpu- gnabile le Città . Di qu:(la non hanno veleno pù petlifcro le Republiche. Le verghe riftrette in falcio non cedouo punto alle (corte,difciolte di leggieri fi fpezzano.I carboni raccolti in pi. ra luminofamente ardono,chi gli diflmgue.gli eflingue . Ogni corpo per le contrarietà (lem- perato fiditfolue. Ogni regno per le (ed t oni diuifo fi fpianta.Formifi adunque con vna bel - la,e (anca pace le mie, le didenfioni.e i tumulti con ogni All'Ilo fchfando,quafi di moire voci v na Mufica; Viua in pili membra vn’anima fo» la;& accommunando tutti idifideri ad vn fine, conformiti la varietà di canci penfieti in vna fola volontà. E po’che i Cieli ( fecondo , che fenile il buon Poeta Hcbreo ) fono incerpreti mutoli, che con facondo filentio narrano la gloria del loro eterno facitorejonde pet quella flella cagione furono le (Ielle da Oifto appel¬ late lingue di D>o, dcbb asi tutti inficiAe di communi! coiifcntimenro accordarci alle lodi di elio Idd o,& al diurno honore indirizzare le nollre ait.oni tutte quante. Che altro cosi ben difpc(ta,& otdinata fembrerà quella religione, che vn Ciclo ri (pie adente di Caualicri i O che [p. 408]Diceria III. altro fembrerà il Cielo, che»na religione di flelle?Diròmegl o Muterò il nenie di Cielo in titolo di Paradifo ; Che altroché Paradifo ca. duro in terra farà quefto.doue tanti chori An¬ geliche tant’ordim di Serafini fi veggono! Deh perche non fono io Atlante, che al grauofo ca¬ licò di quello Ciclo , ilquale mi fono difauue- duramente addogato, e fotto il quale fuppreffò già hormai traballo, potefli farmi ftabile,e co¬ llante colonna? Ma pofciache Atlante non fo¬ no, non voglio, che Fetonte,ò Icaro la mia in¬ cauta temerità mi faccia.onde per si alte,e ma- lageuolt vie venga à finiflrare il diitto fentie- ro,ò carreggiando di là doue per fouerchio ar¬ dimento falfi, per poco accorgimento precipi¬ ti. Troppo.e troppo noiofo per sì ampia mate¬ ria il mio parlar ctcfcercbbe, fe le ragioni, che àsi bella imprcfadfporre.c confortar video, no , vole/Jì tutte quante ad vna ad vna qui di- uifare .Talché si potrò ben’io per lo migliore tacermene , non fenza fperanza,che il mio fi- lenno (11 fcita lido nel voftro penfiero la memo, tia di quanto hò detto, debba con ifprone piti pungente all’opra (limolatili. Onde si come il Ciclo è termine del continente,e fotto l'ombra fua fpatiofa il mondo tutto i cuopre ; e fuor di elio non vi hà luogo, nè vano , nè tempo, nè corpo, nè mouimcnto; colila volita religione nemp:ràdi sè l'Vmuetfo,nè Ja volita fama ha- ura angolo , che la preforma, ile la vcftta gio¬ ita confine, chc Ja racchiuda. IL FINE,