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Dialogo de la caccia de' falconi, astori, et sparvieri/Dialogo de la caccia de' falconi, astori, et sparvieri

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Elogi all'autore Discorso del la caccia de li smerigli, de l'astorelle et dei falconi alle pernici



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D I A L O G O

D E   L A   C A C C I A

de' Falconi, Aſtori, & Sparuieri.


NN
E la Patria del Friuli ſiede vn'antico, & nobiliſſimo Caſtello nominato Arijs, adorno di belli, & ſignorili edificij, irrigato dal fiume Stella;Arijs, caſtello. il quale, bagnando lo ſpatioſo piano da la più uaga parte, conduce le ſue tranquille, & lucide onde nel ſeno del mare Adriatico. Queſto principale ornamento è poi accompagnato da molti altri non meno riguardeuoli, & ſpecialmente da vna vaga, & fruttifera campagna, cinta in molte parti da verdi, & amene ſelue. in tutti i luoghi di questo nobiliſſimo fiume ſi vede, & ſi hà in ogni tempo gran copia del più ſegnalato peſce, che ne la

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Patria ſi ritroui; ilquale da' Peſcatori con hami, & con reti è preſo in diuerſe maniere con grandiſſimo piacere de' riguardanti. in queſta campagna, oltre l'vbertà, & fertilità d'ogni ſorte di frutto al viuer humano appartenente, ſi troua gran quantità di pernici, & altre ſorti d'uccelli per la caccia, ouero (come noi ſogliamo volgarmente dire) per la paiſſa dei falconi, de gli astori, & de gli ſparuieri accommodata, & gioueuole molto. Et, ſe con verità lo debbo dire, con molta ragione ſon tenuto a commendare ſommamente la vaghezza de le ſudette ſelue: perche nè dure, nè difficili da caualcare, ma facili, & per tutto diletteuoli ſi dimoſtrano, & non meno copioſe di caccie di lepri, di capri, & di faggiani, che qualunque altra di tutta la Patria. Di queſto ſingoiar luogo con molte altre nobiliſſime Giuriſdittioni hanno per lunghiſſima mano d'anni hauuto il dominio gl'Illuſtiſſimi Signori Sauorgnani; li quali con gran valore, con molta ſplendidezza hanno illustrato non meno la famiglia loro, che la Patria tutta. Onde il grido del nome loro è già glorioſamente ſparſo per tutta Europa. Ne' l'anno de la fruttifera incarnatione del figliuolo di DIO mille cinquecento cinquantaotto era Signore del già detto Caſtello il Magnanimo Signor Giacomo Sauorgnano, di queſta generoſa Caſa vſcito; il quale per virtù heroiche fù, mentre viſſe, non meno riguardeuole, che qualunque altro de' nobiliſſimi antenati ſuoi. Con queſto Signore hebbe il Caualier Codroipo mio padre vna ſtretta amicitia, & conuerſatione, contratta ne la più verde età, & [p. 3 modifica]

continouata ſempre con ſegni di ſcambieuole corteſia. & a ciò porgeua loro nobil occaſione la vicinanza de luoghi: eſſendo che non più d'vn miglio è lontano il Caſtello d'Arijs dal picciol luogo di Iſernico, Giuriſdittione già conceduta a gli antenati mieiIſernico Caſtello da la Sereniſſima Caſa d'Auſtria. Onde in ogni tempo, che eſſo mio padre ſi ritrouaua in Iſernico, egli andaua a viſitarlo: & talhora era preuenuto da la molta corteſia di quel Signore, andando ſpeſſe volte in compagnia a diuerſi ſolazzi, di campagna, & ſpeſſe volte trattenendoſi con grati, & giocondi ragionamenti: ſi come auenne ne l'anno ſopradetto 1558. nel quale ritrouandoſi eſſi nel detto Caſtello d'Arijs inſieme per andare a la caccia, & non potendo per vna gagliarda pioggia, ch'a l'improuiſo loro ſoprauenne, cominciarono a ragionar diffuſamente ſopra tutte le caccie del paeſe. Et perche io alhor giouane ancora mi ritrouai preſente ai loro diſcorſi, &, hauendogli attentamente con mio gran diletto aſcoltati, gli ſerbai ne la memoria, &, giunto a caſa, ne feci di tutti vn compendio; hora, che a la vecchiezza a gran paſſi m'accoſto; parendomi il ragionamento honorato, & degno; hò voluto, a fine che il tempo non lo mandi in obliuione, ridurlo in più ampia forma, & di eſſo farne anco partecipe il mondo. Dico adunque, che il Signor Giacomo Sauorgnano, volto verſo il Caualiere mio padre, incominciò in queſto modo a ragionare. S I G. G I A C O M O. Poiche per l'accidente ſoprauenuto de la pioggia noi non poſſiamo hoggi andare al deſtinato noſtro piacere di campagna, noi debbiamo piamente credere, [p. 4 modifica]4 De la Caccia Caccia no che qttafi da celefìe aiti fa q nifi amo trattenuti nelfeftiuogiorfLe^nVi no f re f ente •’ pereht mt ricorda d’hauer letto per t adietro» giorni di jgfi talhora anco <odito da più letterati, gtfi nobili ingegni» fe ^ a * che ne tempi andati hanno battuta conuerfatione in cafi nofra, che gli antichi gentili, & maffìmamente i popoli Partbi hebbero co fiume folenne di non andare a caccia ne * loro fefìi • m giorni, filmando di fare offe fa a quei loro 3 benché mani, & bugiardi idi]. ilcheofferub poi anco la famofa memoria di Carlo Magno Chnfianiffmo lmperadore-t. Hor dunque, Signor Caualiere,trappafflamo queflo giorno 3 poiché babbiamo prima fodisfatto al nofiro riverente,O" pietofo dovere nel facro tempio, con qualche piacevole ragionamento. fAV ALI ERE. Ufon fa grave a Voi, Stgn ore,di proporr e la materia: perchè io m ingegnerò di feguir le ^vefligte rvofr&j.SI G. G l A C. fo non credo, che fra tutti quadrupe» di campagna f rttrom il maggior di quello de la cac diAdegii cfa d e l e l e p n & de ’ capri,• de ’ quali, come Capete, ne habqual diio- marno ajjai larga copia in quejie nofre Giurijaittiom. t Ahonorata* V A L I E, lo non nego, chetai caccia non fa molto nobiley ’ cr bonorata, magiudico, che la caccia de, falconi fa di maggior diletto, (efi la fupen di gran lunga d’artifìcio. SIG. GIÀ C. Quefìo non goffo credere. ma m’imagi no benes, che y fi come ^oi ne’ primi annidi hauete impreff ne l’animo quefiipenfìeri > costui perfuadete., che queflo filalo avanci ogni altro di campagna, ma che ciò fa, <Vero, <~vorrei faperlo con più r viue ragioni. C A V A LI E. Signor e,Voi flètè flato il primo, chà pigliato a fauonre la caccia de le le [p. 5 modifica]De’Falconi, Scc. 5 pri, de le feluatiche fertj. però in gratta degnate dirmi con qual ragione <vi monete principalmente a (limar tanto quefìo soffro diletto. ch’io non mancherò di farui conofcer U contraria opinione _? in quel miglior modo, ch’io faprò. S l G. GIA C. lo lo farò <1 volentieri:perchè credo poterne dar qualche conto particolare di fimil caccia; ejfendomi in ejfa esercitato per molti anni. Nè crediate, Caualiere, ch’io non reputi la caccia degli <~uccelli molto nobile, 0 diletteuoles ejfendomi fempre fommamentepiacciuti tutti ifola7^ Zi di campagna. ma dirò quejìo, che tal caccia mi pare -vn poco inferiore a la già, nominata da me: perchè io riseggo in quella Patria tutti, ò la maggior parte de’ Nobili 3 che dopo i loro negotij cercano con dtuerfe maniere di trattenimenti rallegrare gli (finti in quejlo nojlro continuo pellegrinaggio trauagliati 3 appigliarji a quejla forte di diporto, come-» nobile, honorato, ptf checonferuagli buomwi in robujia, 0 * gagliarda diffofìttone.fì che poi così a cauallo,come a piedi pojj’ono con grandiffima facilità fopportarei pefìmilitari, che occorrer loro potejfero, (9* farfì capaci de’fìti de’ paefì, per diuenir con ageuolezga maggiore fra breue tempo ottimi faldati 3 de’ quali fì rvagltono tanto 1 nofìn Prencipi in tutte le occafìoni,che loro fì rapprefentano. C A V ALI E. Io a >i hò detto, Signore, che l’opinion rvoftra è honorata: ma che la mia vince, per parer mio, di molto. Nè mi fgomenta quefìa vostra conchiufìone ultimamente allegata: perchè non è dubio veruno, che l’ejjercitio de la falconeria fà di gran lunga gli huomim più gagliardi ^" piùfuegliati,che qualunque [p. 6 modifica]6 De la Caccia que altro: poiché nel più gelato sverno a f apparir del giorno fà bifogno creder campagne, marcar fiumi, 0, /correndo le picelo le riuiere, quittifar proua a cauallo, 0 a piedi del malore, 0giudicio degli buomwi j con che po/fono poi far fi non menogiudiciofi de* fìti de paefi, che malorofi, 0 arditi faldati. Però mofiratemi, Signore, con più certa proua quejìa fuperiorità, che per parer mofiro la caccia del correre tiene fra tutti gli altri ejj’ercitij di campagna. SIG. Gl AC, Son contento, poiché ciò defìderate: ne /opra queflo parlerò molto a lungo } poiché tal arte, 0 ejjercitio è così conofciuto in quefìa nofira Patria, che pochi fono, chabbìano nobiltà d’animo, &fi trouino robufli de la per fona, che non nefappiano dare particolar conto } (&jr perchè so, che ancora moi ne fapete qualche cofa, per ejj’ere fiato il padre mofiro, (efi gli altri progenitori mofiri cacciatori di malore. ma ben defiderarei, che moi difiwta, 0 particolarmente me ne ragionafie di que fio ejjercitio de’ falconi, 0 de gli altri mccelli da caccia, ò mogliam dire paijft. percioche non. così facilmente da tutti fe ne può hauer fìcura relatione. CAVALIE. lo lo farò, Signore, con ogni prontezza,. ptfi ancorché la dilettation mia in talprofe/fione fia grande, nondimeno io còno fio l’imperitia mia ejjer molta, però mi dirò il parer mio in tal materia ne la miglior maniera, che dal debole ingegno mio mi farà fmmimfirat a. ma ptacciaui prima attendermi la promejja mofiro.; perchè lungo haurà ad ejfer poi il mio dJjcorJo ne là materia tmpofiami. SIG. Gl AC. fo non Jtaìò a dar ut a conofeer la natura, 0 l’ej/’er de’ cani così [p. 7 modifica]De’ Falconi, Scc. 7 n leuneri, come bracchi, che albifogno de la caccia s’appartengono: perchè io fimo ciò effer per fe affai chiaro, patefe a chiunque di quefìa profejfìone fi dilettai, Di queflas caccia, de la quale intendo alquanto ragionare, in ogni Ragion de l anno fe ne può hauerfiola^o,ancora che molto maggiore nel freddo rverno: nel qual tempo fi uede la campagna ignuda, &•/fogliata. (fondofa che la mattina, hauendo fatto dopo illeuardelSole uri allegro pranfocoi cacciatori, pigliati a la laficia i cani leuneri, & leuate le coppie _s ai bracchi, poiché fono giunti ai luoghi determinati de la caccia,acconci tutti in una lunga, & accommodata fila, cho^ da noi cacciatori con uolgar uocabolo fi domanda rafelio, hauendo di/fojìi 1 leuneri si da capi, come in quelle parti, che giudiciofamentefi può comprendere douerfìlemr la leprcs, cacciati 1 bracchi inanti, fi ua pian piano fcorrendo la campagna. Quiui fìuedeò leuarjj la faluaticina a l’improuifo, cacciata congrandi[fimo Strepito da’ bracchi, ouero con acuto, ftj giudiciofo occhio effere fcoperta, & appofata da alcuno de’ cacciatori. doue,fatta incontanente fi e Ita d’un paio di leurieri de’più gagliardi, con un poco di Jìrepito fatta faltar dal conile,& lafiiati fubito e [fi cani, fi uede coti t anta uelocità (tenderfi al cor fi in quelle ffatiofe, &largb<LJ campagne,che come preftt lampi a pena può la uilìa compiutamente uederli) ù* ffecialmente quando 1 leuneri con fimmagaghardia uanno ad arriuargli. G)uiui fi uede l’agilità de la lepre s la quale, quando fi crede, che di già fia ne le bocche de’ uelociffimi cani, fihfandò con marauigliofa defirez$a, Caccia di campagna quanto fo lazzeuole, &honoratafia. [p. 8 modifica]8 De la Caccia linzzd hor a deftra, hor <t fmi/ìra rincontro, ’veci!!* inni, ft) prende vngrandiffimo vantalo da loro.si che fa bidono, che elfi di nouo con molta melodia, fatica cadano a ritrovarla. percioche ella con l’iflefa attitudine prontamente ripara al fio[campo, cercando fempre di ncourarfi m quelle felue, ne le quali hanno hauuta continua,&* particolar pratica. ma quanto più fi penfano di ejfer falui?, &fuori di pencolo, tanto maggiormente incorrono in ejjo: perchè fubito nhauuti alalafeìa i leuneri, & acconci t cacciatori a le polle m ogni canto, onde fi giudichi poter vfcirelafaluaticina, mandati ne bofichi, oue fi è faluata, alcuni, che con resoci diano animo a bracchi, a ciò che la facciano rv j cir *T‘» fra breuiffimo tempo e ricacciata da’ cani con grandifjimo firepito di fonore <■voci j a le quali Echo, quafi da dolce insidia fio (finta, molto gratamente nffonde hor da l’vna, borda l’altra parte de le felue con tanta att emione degli affrettanti a varchi 3 che fermati,, come fa fi, immobili a pena re/firare ardifcono. Quiui dopo vn lungo raggirare hor in su, hor ingiù del bofco è la faluaticina sforata da _» gl’infoienti bracchi,che in ogni parte la trauagliano,ad vfc ir del bofco pigliando vìi poco di campo, ftj 3 vfcita da Icj macchie > con l’orecchio fente i bracchicon l’occhio mira-» m ogni parte,fe vede pofiii leurieri minfidie. poficta pure sforzata da’ bracchi, piglia il partito de la campagna: doue attefa a’ varchigli fianca, & fiacca non può con lunga difefa prolungar la vita: fubito morta arnuano con grandi fimi gridi i bracchi; / quali fono fatti infangumare ne la-* [p. 9 modifica]De’ Falconi, &c. p faluaticina da quel cacciatore, che più vicino fintrouas. (S fatto loro piacere con dolci ragionamenti de tbattuto filalo, fi ritorna di nouo nei medefimi modi afeguitar l’incominciata cacciaj nèfi lafcia in fin che il Sole giunto a l’occafo dà certo fegno de la ’ventura ofcurità de la notte^j, con appiaufo carichi di molta preda ragionando de l’hauuto filalo fi ritorna a cafa a dar rifioro a le fi anche, & affaticate membra così degli huomìni,come de’ caualli, & de’ cani. Hot quefto filalo non vipare che fia di molta [diffusione a l’animo di cui nè hà guftodi fìmilipiaceri? C AV ALI E. Voi mi hauete, Signore, con sì bell 1 ’or dine, ftfi con tanta grafia effreffo quefto nobile effercitio, che mi hauete fatto con grandi jfima attemione vdirui. Ma (caro Signor e,per donatemi, fe lo dico a la liberalo credo, c’habbiatein quefto voftro difcorfo[celta runa giornata più che mille altrefelice, & di buona fortuna, non fapeteruoi, che infinite ’volt e,O* quando più è rvoftro defideno di dar filalo di quefta caccia a qualche Signore, che degno, & meriteuole fia, non hauete potuto darglielo compiutamente, fi come era defideno r voftro: perchè a pena rveduta la faluaticina, che alfuo[campo attende,fubito in macckia,inftrada,o m qualche folta biada fi nafconde,nè qui fermata pur procurando lo [campo fuo,non più fi può per diligenza alcuna vedere* Ma placetaui dirmi, non amene molte volte, che defiderando voi porger diletto ai Signori, che meritano, fileua 1<V, faluaticina,&• vn contadino a pena leuata, vfcita dal conile l’vcctde ò con baftone,ò con altra [per chiaria? onde B il [p. 10 modifica]ito De la Caccia il pili de le volte rimanete affrontato,& a cafà ve ne ritornate con mille difigufii, O* con poca fodisfatttone. Maffeo e mente d’ogni nobilfiritopolendo bonorare alcun Signor meritevole,di dargli quel contento d’animo, che fi può mag gìore, io reputo il filalo de’falconi, [offra il quale ne farò larga difiwtione,affai maggiore. Di più,fe in tutte le anioni con più attentione, & marauigha s attende a quelle coffe, che con contrafiocon difeffa fono fioperchiate, a ùnte, che a l’altre, che fino a diferetion d’ogniuno travagliateci l’argomento mio è maggior del voffro. S1G. GI AC. Io sòyche il vofiro argomento è in ogni luogo da intendenti di quell’arte predicato: ma non perciò voglio abhafffare il mio propofito. anzi, ancor c’haueffi fatto penfiero, che quanto ho detto haueff ’e a bafflare, O* bauejfipromeffo di puff aria-* affai affciuttamente: nondimeno,defiato da la propofia da-* voi ultimamente fattami, nonpoffo fare di non figure-* a narrarui l’incomparabilfi lazzo de le caccie da correr es» Hor nel più algente verno, quando più gelati fi trovano li fi agni le piante languide,^ finza alcun honore, alhora la caccia de capri, & de l’altre fiere groffe m quefia Patria ■ èfegnalata, & rara: perchè cono fiuti da’ cacciatori i bo fichi, a* luoghi,dove in tal tempo fi riparano quefit animali, fatte le fratte,pofii i lacci,O* teff le reti la mattina, mentre il cielfireno in ogni parte fi dimoftra,prefft leurierial laficio,arnuatialluogo,doue fono te fi gli aguati, fi prefippone alficuro efferui tal caccia graffa sì per le pedate, & per la frefea traccia veduta, stanco per altri accidenti cono [p. 11 modifica]De’FalconL&c. n fciuti benifiimo da’ cacciatori, di[codiati i bracchi,filafctatto al contrario degli agnati fare m e fi bofchi ’vna gagliarda cerca,• li quali a l’vfla, ò vogliam dire al fintare conoJciute lefaluaticine,fùbito lefanno ^vfcire, & con gran diffido Jìrepito di contmouate voci cacciandole per lo bofico, parte ne menano ver fio le tefe infidie, parte anco ne conducono ala campagna d‘ognintorno circondata da gli affrettanti leurieri.Quittifi r vede la gagltardia del capromi quale non con ifcaramuccie volgendofìhor a l’njna>&* hor a L’altra parte, comefa la timida lepre, ma rifiuto inulta i cani ad vn veloce, & lungo corfi. doue fi può con ragion giudicare il valor de cani: perchè a rifilato cane, mentre gli arriui, non vi ha rimedio ejfo capro. che fubito e da lui atterratomorto. & certo fe fi può per lunghetta di corfi confiderare il valor de’ cani, qutuifi rvede largamente; perchè l animale intrepido fi dà a la campagna liberamente, come grande,fipuò beniJfimo,& molto a lungo vedere, Jfrecialmente da quelli,che a f:iolta briglia per le aperte, & libere campagne lofeguono,non ne perdendo parte alcuna di tutto il folazgo. Ma che dirò io delfiero, & fietofi cinghiale ì non fi sà, che rare evolte in quefh nofrlrt bofichi facciamo caccie, che,con diligenza fatte,reali fipojjbno chiamare, che non fi ne vegga, & ammazzi? Qutui fi a tede il valor de gli huommi arditi, che fe l’animale trauagliato da cacciatori,^ da cani d’ogni forte-*, [degnato & ardente per ejf’er cacciato da fùot ripojiiglt, & luoghi, doue in fimili tempi. più che in altri volentieri vi dimora,inuiatofiper quel fenB 2 tiero, [p. 12 modifica]12 De la Caccia fiero, che per fuo fiampo a lui più pronto pare3 incontra cacciatore3 che ardito (tf pronto di mano fintrouiy non fi me de alhora mno (fett acolo degno non di deferto, & folitario luogo 3 ma di ejfer me dato a la prefen^a de’ più famof H eroi? Lafcio di ragionar de le nobili,ancorchéfaticofe cacete>cht-> de’ cerui fi fanno ne la Germania,O* ne la Francia,O* non ne parlo di quelle non meno feroci, che pericolofcj, che «e_s l’Africa di Leoni di Ttgnfi fogliono fare.: ne le quali Muleaffe quel Rè dtTunifi Muleafiè, pofio in fiato da l’inuittijfimo Sfi d quln- Ce f are Car l° Quinto > fioleua ne le ornatifìme loggie de fiuoi io fijWec* giardini reali,come trofei d’inumo malore^ 3 dimofirare a* caccia. maggiori Prencipi,(efi Capitam infiniti cuoi di cornati Leoni mccfi malorofamente ne le cacete di fiua propria mano. @r la caccia del Leopardo a la lepre co sì ejfer citata dal grande Ottomano, e>* dagl’imperatori, che reggono il Romano Impero,non è molto fiupenda, &• artficiofa? ma tralafcio tutte quefte caccie nobili(fimes, ho moluto ragionarfilo di quelle de la nofira Patria _». Onde per tutte quefle ragioni conchiudo, la caccia da correre ejfer la più diletteuolepiù genero fa,che trouar fi ’pojffi». il che molto bene pofio confera Zaffimi* mare con l’efiempio, &gmdicto di Majfimiliano primo lmmo Impe- P er ator di tal n ome de la C afa d’AuHrta, il quale tanto s’mto^dile tfi mo ne G accla > c l Je dopo le Imperiali attioni fiue non ritò de la trouaua altra maggior ncreatione,che quefio ejfercitionobicaccia.. jj come i e mo i te finche, & pericoli, a che fieffoneua, fi può chiaramente comprendere. Che fimedepurej ne le parti d Ifiruch, IUufirtJfimo Contado del Tirolo, in [p. 13 modifica]De’Falconi 3&G 13 quelle horrìde,& alpefìri montagne ’vn luogo y doue egli feguendo ’vna faluaticina, allettato da fommo defìdsrio di ucciderla, ficonduffe folo mparte,doue non polena nè andarcene ritornare, ò*con grandijjima fatica aiutato da molU ingegniartipuotè ritornare tllefo a fuoi. doue per co fa fingo lare e & rara <zti fu pofio <vn Crocefff’o,che forfè ancorafì<-uede_s. Ma che dirò di Ferdinando il Catolico Rè di FerdinanSpagna 3 per lo nvalor fuo non meno celebrato, chéqualun- d ° Rè di que altro Rè de 3 tempifùot? poiché, oltre le file infinite ma- quando fi rauigliofe tmprefe, faccio 1 Mori di Granata, & simpa- ^caccia troni con tante’vittorie del nobili fimo Regno di Napoli, di campaQueflo fisa di certo, che dopo ipenjìen, O* negotij di tanti §na ‘ Regni da lui con fimma prudenza retti non in altra maggior ricreatione diffenfaua il tempo, che ne le cacete. anzi per le molte fatiche in ciò durate ’venuto da la robufiiffima fu natura, & compleffione in affai debole, cangiò con la morte quefla ’Vita mortale: lafiiando Ferdinando juo nipote,nu- Ferdinantritofiotto la tutela & documenti fimi, bora eletto mentiffi- dolmpera mo Imperatore i dal quale ’voi battete riceuuto l’honorato to fidìlet grado di Caualleria, O* al qualeper quefti ’vofìri qut’vtci- *^. d * ^ ni Feudt fìete <■vaffallo, fi come per molti anni manzi è fata capagna. Cafa r voftra a la SereniJJìma Cafa d’Aufìria. Hor non fiapete ’voi, quanto quefìo Imperatore trappaffi tutti gli altri ne la dilettatane di que fio nobile efferemo? più faperlo po teua il Signor Nicolò ’vofìropadre,di felice ricordation(Lj } Mc,, il quale,come cacciator ’valorofio,fu molte nvolte iffertmen- Codrofp.o tato dafua Ce farea Maefià m quei paefi de l’Au[irta,& con vdorofo" benigne [p. 14 modifica]?4 De la Caccia benigne grafie favorito, & ejfaltato. Queftì dunque r vt debbono ejfer chiari indicij, che la mia avanzi la <vofira-> opinioneCAV AL 1 E. lobo fentito con mio gran con* gli vcceili ^ ef tto La continuafion de folazzi di caccia da r voi con nobi Sliìmeuo- W m<t maniera $ ie g an infieme con gli effempi d’Imperatorie honò ri Rè.nè ciò mi (paventa, poiché dal canto mio (fa ciò rata. detto con buona gratta di ’voi gratiofjfmo Signore) conofo la ragione più certa, &* più efficace. Et fe ben io non la fa prò dire con quell’acconcio, <& leggiadro modo, col quale. havete fatto ’voi s fiero nondimeno, che 1 ‘opinion mia non Jarà da nJoi riprovata. Ma perchè nel dar principio <-voglio rifonder a qvejla •vofìra ’vltima ejfemplar concbiufione^t, Ferdinan- dirò,che fe Ferdinando il Catohco Rè di Spagna, & Verdi Spanni!?* nando Imperatore fi hanno dilettato di quefìa caccia di corq T«ò de ^ ^ m nm dannata ) non è però,che non habbiano fenla 1 caccia! tlt0 molto maggiore il gufo de la caccia de Falconi. Et,fi de’ falco- come per l’altrui relationebò tntefo, Ferdinando Rè fùdi Ferdinan- grlunga più inchinato a le cacete degli <vccelh, che a quaratorequi lun T M altra f orte dt Meta. ma non ho con gli occhi proprij lofi dii et- ’veduto io Ferdinando Imperatore >pofiofie le caccie nobilif da de’fa! fi me de le fiere, già con difiendio grandiffimo ordinate,’ve° Forando nir ì ènecon.fimmo affetto, & defiderio a ’vedere i nobiliffi Re di Na- m 1 de falconi così di riviera,come d’airone? che più? tofiS Aerando d’Aragona ultimo Rè di Napoli di tal nome,mento de u irepivgagliardamente^ fu da’ Francefitravagliato per lo ■ fSi de J iiieiU degno dt Napoli, tanto diletto hebbe del-volo de Falconi, che melìremi pericoli fi efioneua per godere di ejf<$ caccia, [p. 15 modifica]De’Falconile. ij caccia. auenne, che:, ejfendo l’esercito Francefe in campagna, &poco lontano s egli fin^a alcun penfiero 3 allettato dalgr andiamo filalo 3 (itrattenne fin a le due bore di notte con tanto trattaglio di Pro fiero Colonna 3 & degli altrifuoi maggiori Capitanile, dubitando de la nvita fio-»; ne la qual conji/ìeua il racquifio del Regno di Napoli, O* la fomma di tutta l’imprefa s non dubitarono di fargli runa-» gagliarda riprenfione, da lui non con altro ridicolofimente rigettata, che con dire: temermi io per dilettatone di quefta caccia troppo trattenuto <ui ha fatto dubitare di me. ma che? alcuna naolta non fi ponno frenare così gran appetiti. Hor, ancorché fieno fauolofe quelle NoueUes del celebrato Boccaccio, non è effemplarijfima quella di Mejj’er Torello 3 che fatto fichi auo dalfamo fi Saladino,iui conofiiuto per buono di ^valore, fi accommodò al fuo feruitio per acconciatore d <-vccelli,& con ejjercitio cosi nobile fiali à quel fupremo grado,chefipote(]e in quella Corte hauere.Ma lafiaamo tutte quefie cofe, & reggiamo teff empio tanto chiaro 3 &euidente, che tuttauia marini a gli occhi h abbiamo. fi Sereni fi signor fimo Prencipe de la Repubblica di Venetia s fitto ti cui Flato, & ombra felicijfimamente attuiamo ì hor con qualpiugra- mondai to, & fingolar dono può honorare il Signore Ottomano, che ^[v^neda con falconi, & girifalchi mandati a pigliare con grandijfi - condono mafie fa m lontaniffime parti ì che è più da quefii Prencipi di ^ aIcon, ‘ apprezzato, che altro qualfi ^voglia pretto fi dono. Il chcj> fio lo rm dourebbe bafiare a farui cono fiere la fuperiorità di quefio filazzp a tutti gli altri. Et il Sereniamo Senato Veneto-, [p. 16 modifica]De la Caccia neto, volendo con efquifita, & reai maniera di alcun preLodouico [ente bonorare Lodouico Rè di Francia Cbri(lianiJJìmo,gli dahonol man do in dono fejfanta falconi: come ne fa fede il Bembo rato da Ve ne la fua nobiliffima hi (lori a Venetiana._». Ma, perfeguire vn 1 dono l’^cominciato propofìto, pojjo dire con ’venta, cheti volo di 6o. fai- de’ falconi a rimerà è co fa maramgliofa, & Jìupenda: poiché fi vede vn animale il più altiero d’animo> & inimico de l’huomo, ch’altro qual fi voglia, con la folapatiens^ua, (éfr indù firia non fola fatto amico, ma qua fi intendente di tutte le voglie di chi lo regge: perchè il buon falconiero facendo piacere a’ falconi (’fi come poi difimtamente ne ragionerò) gli ha talmente a commando, & ad ogni fuo cenno, che fi vedrà (cofa mirabil di dire) che appo flati gli vccelli, & lafciato volare il folcone con quell’ordine, chefi conine ne, effo falcone non ad altro attenda, chea folleuarfi ne_» l’aria, pigliando campo honn quefla,horin quella partii, fempreperò hor di qua, hor di là de la rimerà, doue egli antiuede ejfer le anitre,&• falito a la fua [olita ftrada più, & meno fecondo il valore degli vccelli, mouendofi al galoppo del cauallo vn falcomero, Ó* veduto dal falcone,ancorché lontano fìa,fe ne viene velociJfimo,&fempre auan^ando de Caria a trottarlo, prefigo,ch’egli habbta a dimoftrarligli vccelli, di cut nepenfa far preda. il qual falcomero a pena fermato da l altra pari e de la rimerà, fùbito f moue vn altro a cauallo nel mede fimo modo,per cagionare maggior voglia nel falcone di afendere,• il quale a ciò fare attende • tuttaula.poi veduto apprefentarfia la via, doue fono gli baccelli. [p. 17 modifica]De’Falconi, Scc. 17 tycccUibn quel miglior modo, che fare al giudicio di chi ne sa,fi<và a dirittura loro, <& con <vngrido, 0 battimento di guanto ala coficia fi fanno le tiare: 1 quali a pena ’veduti dal falcone,.quafì folgore ficefio dal cielo,con tanta velocità, 0 fierezza gli affale, che fe con grandiffima pr e(ìe%$4 non ritornano a la rimerà, ajficurandofi ne tacqua,facil co fa-» farebbe, che alcuno abbattuto, 0 morto <vn refiaff. ma -ciò non attenendo, fin ne l’acqua gli mette in fanta’viltà, 0 ffauento, che cacciati m auterfi luoghi de larimera a pena ardi fono mouerfi, ò re finrare. il che maggior trauagho loro apporta, fenda caduta amene, ch’alcuna abbattuta-» non fia; perchè r veggono il falcone, come frale cauato da~» l’arco, 0 ’verfo il cielo tefocon nana gagliarda, 0? fperIbiffima fritta quafì ritornare a la prima ’via, dotte fi parti al principio dei cadimento,poi con tanta attentione femprt^ a fendendo girar in poco fatto il luogo, dque hà njeduto gli ’ r uccelli,che 1 mtferi prefaghi de la prefia loro fìrage timidi, (efi inermi non fi accofiano a partito alcuno per fampo loro, 0ifalconieri pigliatili m mezo di ftto,0* difpra con continuo,0 firepitofo grido gli fanno ’vfcire da la rimerà, ftj prender campagna; ai quali con tanta fretta,0for?^> cade il falcone,che <volendo gli r vccelh far l’archetto per ntornarfenea l’acqua, ivi riman colto alcuno conpercoJJ’a tale,cheìogetta lontano due,o trepajj’a morto, ò fìroppìato im in terra a difretione del falcone; il qualefubitpgirato fe-> gliauenta fipra,0 affettato il falcomero, mi è p afiuto con quel piacere, che fi può maggiore: 0* poi di mano tn mano C fi fanno [p. 18 modifica]De la Caccia fi fanno’volare gli altrifalconi: izr<-ve ne farà alcuno dt tanta lena 3 ancorche molto alto non fi (ficchi 3 che fi farà colare due 3 e tre rvolte 3 & con b afoni a la caccia appropriati così a piedi 3 come a cauallo fenefà ftrage di quefii ’uccelli, pigliandofene a parer mio nvn (ingoiar diletto. Ma r uoi 3 Signore 3 mipotrefie dire 3 che quiui non f <-vede <-un gagliardo eontrafloyCome io <-ui hòpromejfo di fopra 3 mapiù tofio runa molta fuper chiaria r uerfo quel timido 3 & inerme r uccello. ma attendete: e bora ’ui (copro quanto ho promejfo. Non e’una grandiffmamarauighaquefadel (ingoiar animo 3 & core delfalcon pellegrtno 3 il quale difl atura di gran lunga inferiore,&foperchiato molto di pericolofe arme fe ne-* ’uà con tanta brauura a combatter con l’airone a fngolar Falcon pel certame ì & attendete in qual maniera.s. fi ritrouano gli me^corn** airom tutt0 ‘l njerno in quefìo nnfìro Paefe. ma fono molto barre con più gagliardi ilmefe di Marzo diAprile 3 ne la qualfia131 Aironi &* one f anno ^Ipafjaggio da quefienofire marine 3 per andaro nido fi e- fine d laghi d’Vngheria a fare inidi. Hor in quefio tempo giiardi f a " fi r uà la fera a ’veder le qui nvicine riuiere.errare r uolte auiene, che non fe ne ritrouino. & da lontano feoperto alcun di loro per alterezza 3 con che fìà folleuato 3 & alto 3 il falcomero, chà inpugno il falcone 3 gli leua la lunga., £7* mandato rvn altro falconieroJopra evento da l’altra parte de la nuiera 3 doue fi ritroua l’airone, ejfo col falcone fe ne-* •uà a talvolta fua 3 allargati prima i lacci delcapelletto: il qual airone a <-uole fi leua, & 3 fubito leuato il capelletto al falcone 3 gli rutene dimofiralo, che ^vedutolo 3 come capitai nemico, [p. 19 modifica]De’Falconi.&c. ip nemico, parte dal pugno del fiale oniero per andarlo ad afahre i U* afcendendo fempre m aria con diuerf giri, e> af falti profano ilvalor loro accompagnato da la defirezgga, & animofta. Quitti fi a tede l’airone hor di qua, hor di là 3 doue gir a ilfalcone con lunghe ruote ne l’aria, non attender ad altro, che a l’afc e fa: <& giunto il falcone a quella via-*, ne la quale ficonofce in altera hauer di molto foperchiato l airone, andarlo a trouare, & apprefentatof, con prandif fìnta agilità tirargli vnapafjata a la tefia, ouero m altra,_* parte, doue meglio d’offenderlo fi vede il commodo. Quiui fi fente la voce de l’airone più rauca, & più Jìrepitofa, che di qualunque altro più tormentato animale^! $ il quale con grandiffma r abbia jì volge più cor aggiofo a la dfefa. & il falconefubito fatto il colpo con vna veloce fortita a fende ne la medefima fuperiorità. &, veduto l’agio,non mai ceffi di ferirlo, O* trauagharlo in ogni parte. ma auiene poi, che alcuna volta nel cadere ingannato da la de/ìrez^a, £?* agilità de l’airone, fìtroua quafì vna torre et altezza inferiore s & aliandof poi t airone, cerca con orni finto di non ejjer più fperchiato dal falcone:Crfilo vede pari in aria, fempre feguitandolo con l’acuta punta del becco ver fio lui ri uolta, cerca di apprejj’arfgliper dargli conto, che di lui non teme, ma il falcone di lui dimagrando poco curarf, attende a pigliar vento da lontano, cercando ananzar de l’aria più che può. poi vedutof di nouo,come fogliono dire i falconieri, a cauahero, cioè di fpra,f ne viene con velocijfma _» ala a trouare il nemico, O* più prò nido de t altre volte fi ne C 2 fià [p. 20 modifica]2o De la Caccia Jià Attento a lòccafione di farne vn fignalato, Smottai cólpo: fatto cènno di ferì rè, & incontanente in maggior ditela falitò prende nona Aeterminatione di ligarlo con le acute vngbié ò per la te fi a, o per lo collo in luogo, doue non pojfà effer da l airone ferito: il quale fretto a gufa di tanaglia conuiene a feto malgrado effer, dirò cosi, (ir affinato da quella fuprema altezza de l’aria fin’a la terrai qutui datogli fide cèffi da quelfalcóni eroiche con più ragione fàgiudiciò doue puff a cadere,&fubttó cacciato il becco de tairone^ tn terra fògli fa vn ottimo, & artificiò(o piacere 3 come più di flint amente vi dirò poi. & tutti qvieflifilatoi, chequi bò narrati, fono veduti, & gufati dagli affifienti in ogni parte, fenzà pèrderne pur vn picciolpunto: perchè fi fuffb piena di gente la campagna— i,tutti n’hauranno parte del folaz$o. Hor quefa,Signore,non vi par cacete, chefuperi qualunque altrui SIG. Gl AC. [Quanto più mi bautte con gr ài lofio, & euidente modo dirnoflrato ilfilaz$p di queHa diletteHólt cacci as, tanto maggiormente mihauete accefio il defideno d’intenderne più particolarmente di lei. tanto pinchi quantunque il vofiro fioUzgo pofia d’indùftrtafiperar il mio, non voglio però credere, che, doue vi entra la patienza,^ difficoltà maggiore,mi non fa vn certo diffrezgp de le coffe, ancorché diletteuolì, & rare. Hor Falconie- dit emi vn poco y non egr aue pàtienzgi, & firn furato trauaSitf tra° d ’ antmo ^^o del falcomero,quando ridotto con granivano, & dtffima fatica il falcone a mrubrl perfcttion<La, vn giorno KggSu. * l ’ lm F om f° °fiinato,er colerico pei mimmo ff ucen bauuto [p. 21 modifica]De’ Falconi,&cc. 21 to fi‘vede torcer la coda, leuarfi da la rvifia-», & cadérti in lontamjfima parte m wn ‘volger d’occhi? hor chetrattaglio & animo può in fimil tempo efjer a gli huomim ajfettio nati a tal cacciai che fe a l’incontro mi Ji letta da gli occhi qual fi nsoghaleuriere a mepiù caro, ad non foioso due gridi fe ne corre ‘veloce a ritrovarmi. però ditemi nanpoco non h maggiore il filalo, ancorché fufie mengufieuole fenza alcun penfiero,ò tr attaglio,che quello, che <viene contaminato dagli accidenti da me fopradetti? C A V ALI E. Signo - Gloria nò re,io crederò, che ilforte Alcide, & tanti altri così Greci, vome Latini celebrati Heroi non afcendejfero a la fupréma ca. gloria ferina moltefatiche _», <ùr trattagli: perchè le cofe pi ù fegnalate non fono perfettamente godute prima, che con fatiche,& fi enti fi armila quelfegno, che perfettione fi può chiamare. Però in ogni tempo,che ilfalconiero ne’ primi fio* h anni rufia quella diligenza,che fi gli conuiene nelconofier la natura del falcone, & dargli quella tempra, che fa btfogno, cosi ne l’hora del‘-volare, come neldarglt quella qualttà,& quantità di cibo, che fia a la natura fua appropriato s raro,ò non maiaccaderàildifordineopposto.Ma non ègra-. uijfimo dijgufio ancora._s il<vofiro,the quando haurete *vn più perfetto, 0 *Jingoiar bracco,& che più cacciando la fai -. uaticina da ’voi s’allontani,tanto più fiete prefigo,^ quafi certo, che ut fia morto, & sbranato da’ turi. oltre che ne ho fichi <-vi è pericolo di firpt, d’altri veleno fi animali, che pojjòno ‘vcciderh mvn momento: le quai cofe patonmi dn non minor trauaglio,che le propofle_j, SI G. Gl AC. Voi m’hauete [p. 22 modifica]li De la Caccia m battete dateti fiodisfattion tale co * <~uoftri ragionamenti, ch’io depdero fommamente pentirne più oltre. Però ingrana fiate contento di raccontarmi la diuerfa forte de’falconi, & natttra loro: &,fe r vipare i toccarne anco delpaefe,doue nafeono: poi del modo di fargli piaceuoli, & accoflumati a le cacete fopradette: & ^ultimamente de la manieradi medicargli ne le infermità,che loro occorrer potejfero.di più fiate poi contento di trattare in fimil materia _> ancor degli afiort, & ffar uteri, ruccelli ancor effi di molto filalo, & trattenimento: & non <u’mere fica fauorirmi di tal grati a. C AV ALI E. Io <zri ho promeffo, Signorelo debbo offeruare. però sio erraffi in alcuna parte da più perito di me r uifoffepoi dimofirato qualche mancamento, ifeufiate l’imperfetto mio,&* crediate, che in nefiùna arte può trottar^ compiuta perfettionc.SIG.GIAC. An^iio (ìò ad affettare runa compiuta fio disfanione: perchè cono fio il njalor ruofiro,& ffecialmente tn talprofejfione. C A V Atione >,°& ^ ^ 1° dunque, Signore. l*, darò principio,&fecondo il ordine di commandxmento -uofiro tratterò prima-* la condttione de’ guefto h-f a i com J a bellezza loro m ogni qualità, il modo di cono feria,da qual parte fe ne vengano dtp a fi aggio,a qual forte di caccia fia inchinato più l runo, che l’altro. poi tratterò del modo di ridurgli non filo dome firn,amici de l‘huomo,mx quafi intendenti d’ogm fuo diffegno. rultimamente tratterò de la maniera del curargli in diuerfiforti d’infermità, 0* indiffofittone,che^ l or 0 pqtejfi per diuerfi occafiom auenire. poi ir aiterò de gli afiori, O* degli ffaruieri, fncomincian* do ^ [p. 23 modifica]De’Falconi, &c. 23 do dunque da falconi pellegrini; come più nobili 3 0 fingo- Falconi lari per attione d ardimento, 0 malore 3 che qualunque-* df*quar"e altro eccello di rapina j dico, che tal falconi, i quali mengo- -forti fien 0 no di p affiaggio in quefio noflro paefe nel principio del mer- ditione!& no,naficono m Penante ne’più horridi 3 0 alpefirificogli de la natura * Caramanìas 3 che micini almare fi ritronano. jguefii fono prefi co 1 lacci hor ne le paludi di Marano, hor m quelledi Caorle, 0 hor m altri luoghi de la Patria con diuerfie altre induflrie, 0 inganni, 0 fono 1 migliori a parer mio,ctialtri 3 che [intronino. Ben amene,che nelpajfaggio,cb’ejfifanno per l Ifiole di Cipro,& di Candia, ne mengono molti prefi, tsn mandati in nane a Venetia-* per ficrutr con ejfi dtuerfì Prencipi, 0 Signori. ma non mi è paragone; perchè iprefi in quefia Patria-?, come più fr efebi, fono di molto maggior ifierien^a,0 malore dei namgati,0fianchi per lo pafi’aggto di tanti man: 0 tanto maggiormente, che quelli pigliati fiubito peruengono a le mani delfalcomero, 0fionogouernati con la diligenza, che ficonuiene. 0 a l’incontro queJh ignari di molte cofe 3 che paffandò tanto paefepotrebbono imparare,fono anco tmuaghati da molti finifin nel condurfi a Genetta,sì per lo continuo batter, onde rare molte amene chef conducano de le ali compiutamente integri, sì anco per la maluagita de pafii,de quali fono sforati a mangiare per la penuria, ch’a lungo miaggio fi [copre loro. Sono anco falconi pellegrini,che di Ponentefie ne mengono, 0 nafeonowe l’Ifiole di Danimarca blanda, 0 Fnfia. 0 di quefii ne-> fono molti prefi ne la Prujfia-», 0 condotti ne le bare a diuerfi [p. 24 modifica]24* De ]a Caccia uerfiPrewjfi jpecialmente a Vienna a la Maefià des l’Imperatore: It quali ho non /blamente meduti, ma~> per cortefìa de l’illufire Signor Alfonfi Mercados fiupremo Palcomero di fita Maefià Ce(area ne ho hauutt molte <-volte m dono. Quefiifononobtltffinu con tutte le qualità, che a falconi pellegrini fi conuengono.ma fono di gran lunga inferiori di calore d Leuantim: O* fidi loro mi è cofa buona,ui pellegrini *** moderarnefirefio di prima, ò feconda muta, di que/h ne muderà- ho meduti alcuni,ancor che pochijfirm,di raro, & /ingoiar m Falconi ’valore, ma però folamente armerà. Se poi de’ Leuantini pellegrini debbo dire,t fori fino perfetti, & i muderàmi di prima,O* feconda muta eccellenti, & rari, ne per la riuiera folamente, ma ancora per l’airone di coraggio, &■ ardire fin^a p$ris&fiecialmenttLji fori; li quali,come più giouani, fino anco più ardenti, ammoglio fi di moflrareil ualor loro in fimil attione di briga, & contrafio. questa dunque è la forte de’ falconi pellegrini, & quefiifino ipaefi,douebò conofciuto per ifierienza, che trouar fipofiàno. Horarefia, ch’io Bellezza a// dica il modo di conofier la beller^a loro più, & meno, pi[kgrinf ec 0 iì d° che per magherà di piuma, & per colore di mano, come fi co ò altra nobiltà mi potrò dare ad intender e-». Falconi J p lti ’voghi falcompellegrini, fecondo il commune giupfùftfmTti ^ tao domini periti, fino ifalconi biondi- li qua li dal de gli alrri primo Jcriminale de la te/iafin a gli evitimi termini dimoquai fì ran() runa candidezga fuprema:poi, feguitando la parte delpetto, tut fi mede mna maglia aj/ai minuta, C^ maga-*. la cofciaè dentro miabiamhijfima, & il piede, U gamba [p. 25 modifica]De Falconi 3 &c 2$ ha più tofto di ’ver de y che di celefte colore. il becco fort<u, ancorché più tofto picciolo, che altrimenti è di colora atterro. La fchiena poi è tutta tortorata, & di ’vaghtfftmx penna.Vene fono alcuni, che c vanno accrefendo, & allargando di mano in mano da la fommita fno a gli ’virimi termini de la fchiena i pennoni: & altri non così: & è meglio a parer mio, che da capo ’verfo la coda declinando s’allarghino fempre dipennonigrò(f, il che non fanno gli altri di più minutacontinouata penna. Alcuni poi f trottano, che fono carichi d 3 alcuni fegnt ne le piume de la fchiena, che noi bicoche chiamiamo: li quali, ancorché dim 0 firmo gagliarda,no dimenofono 0 (rinati,& meno coraggio fi di quelli, che fen%a effe fritrouano. per ordinario poi quafìtutti i falconi biondi hanno la coda fmerlata _», Sono i falconi di quefta forte animo fi’, & atti fimi al ’volo de l’airone, O* a quello de la riuiera: ancora che perla troppa loro, cornea noi <vfamo dire, mordevi e%ga non fi (ficchino in molta altana.fono nondimeno gagliardi, & di tanta fierezza-», chefopra i guazzi cadono così determinati, come in campagna ignuda: & come arriuano, toccano gli <vccelli mortalmente. ma hanno quefto dijfetto, che, rime fé tanitre, volentieri con diuerfe paffute fin ne l’acqua le ’Vanno ad ajfalire. il che 1 falconieri addimandano pefcare, come poi di ciò ne farò ragionamento quefto fuccede ferialmente ne* primi tempi, che a la rimerà fono effercitati. che per Jfatio di tempo poi fon tutti con maeftna leuari da quella cattino-* intentione,ò* ’Vigliaccheria*. D Sono [p. 26 modifica]ì6 De la Caccia Sono fot altri falconi di penna rojfa pellegrini, li quali hanno fmilmente la te fa bionda^,ancorché non tanto, & hanno le macchie dinanzi piùgrojfe, che fono rojj’e, affocate. hanno la cofcta bianca dentro naia la gamba 3 & il piede ajfai bianco, il becco belli fimo, la fchiena tortorata, & tutta ardente, che fa njna njijìa <z>aghi(fma 3 la penna-* poigrojfa-j più 3 & meno fecondo la condition loro. alcuni hanno la coda fmerlata, <òr altri più fc Inetta. Quefi fono falconi gagliardi, £r hanno grandi fimo core. l? > & riefcono a nuiera 3 &ad airone. Sono anco altri falconi pellegrini di penna più bruna 3 & quafforni gitante al colore de la fcorza di cafagna. quefh non hanno la te fa tutta bianca 3 ò bionda, ma folamente nel principio 3 che è lo fcnm ma le dinanzi* hanno <-vn poco di biondo, hanno da la parte del petto le maglie grojj’e, & f t-uanno fempre allargando fin a gli ultimi termini de la parte dinanzi, hanno per ordinario la cofcia~» dentro <via di bone fa bianchezza 3 ma lagamba, & i piedi di color celef e, & nobiliffima -, il becco de lUfiejfh colores 3 la fchiena jchiotta de la ifejfa penna 3 ma a bufo nel fne di ejfa hanno i pennoni larghi, ches ifalconieri addmandano ocbati i Cr hanno la coda alquanto più lunga-* degli altri, tutta fobietta 3 &, come noi diciamo, fachera’a. Ghie fi fono quei falcont da me più degli altri fintati 3 perchè fono fortijfmi, agihjfimi molto cor aggiof, CJr a parer mio debbono ejjer in gran concetto di tutti, ejfendo facili, & prontijfmi fi’nana,&a l’altra caccia.*. Sono poi altri falconi pur pellegrini,ancorché di non tanta [p. 27 modifica]De’Falconi, &c. 27 ta nobiltà, 1 li quali hanno la tejla, fi non in tutto, in gran parte bionda. hanno le maglie dinanzi fìmili a quelle dcj l’uccello detto arcala, la co fcia ajjai bianca, la gamba, & il piede di color r verde ì ma in qualche parte tira al giallo j la fchiena con piuma fcbietta,0* lunga,O* la coda fmerUt.ts, & per ordinario fono di rutta pi u piccioli degli altri, quefli fono molto gagliardi, & atti al <~uolo de la rimerà: ma difficilmente f fanno a l’airone,per non effercosì arditi, come gli altri. Queflo è quanto pojjo dir de 3 falconi, che pellegrini fifogltono nominar cj, V engono poi altri falconi di paffaggio in quefìo nofiro pae- Falconi f(Lj,che nafcono ne tifila di Cerigo ffoggetta a* Seremjfimi &[ofo c<5no fri Signori V enetiam,& così fattifalconi Cerigotti fimo bilioni. chiamati i li quali fono di buona rutta di piuma,benché bruna, nondimeno con qualche poca di nobiltà, hanno certo che di bianco nel ciujfetto dman%i.nel re fio fono di penna tutta bruna, &fequente dentro la coficia non in tutto bianca,& netta; hanno lagamba, & il piede di color quafì cele/te, che porge loro qualche poco di ’vagheccpca. hanno Llj> coda quafìtuttiper ordinario fchiettafs* runa rutta tonda, C’5" molto difiofia: & io ne ho <~ueduti di quejh nufiircj» a fiuterà eccellemijfimi. Sono poi altri falcom,che noi nominiamo montanari, & Falconi nafcono nel Carfo, detto anticamente Iapidia _j, ^vicina al h f&?oro nofiro Friuli,in quelle montagne afre, & difficili di Dui conditiono^Trieficj, & Finguento, & ne le montagne anco più a dentro ruerfi la Carruola, 0, come diciamo, il Cragno. & D 2 di [p. 28 modifica]28 De la Caccia di quefti anco ne nafiono ne le montagne di [opra de la Cdrgna. quefei fono falconi piccioli negri di piuma, con gamba, & piede giallo, con la coda corta, 0~ fmerlata: le penne._» de la quale fono frette: ne infatto fife opre in loro nobiltà, che degna fa. tuttauia ne riefce alcuno gagliardo, & ches ruolacon gran lena a rìuieras: tutto che non cadano con quella mortalità,^ cosi rifiuti, cornei pellegrini, ma fono prefiijfmi d’alar. di queUi fe ne uag/iono fuori di qua t Prencipi di Germania al ruolo de la cornacchiaia quello de laguna-», c ’f rie fono molto bene per la ^velocità dej> tala, che gli fà molto deferì, & fuelti. Falconi Sono poi ultimamente i falconi detti lanieri prefe in queioro^con - Patna > b nafiono in dtuerfemontagne werfi la-» ciitioni. Germania.j, O* dtmoferano m prima ruifea tanta nobiltà, che, chi non hàperitia molta di falconeria, può ingannar fi: perchè hanno la tefea tutta bianca con la penna dinanzi, & eh dietro affai nuaga, & bella, con lagamba, & mano di color celefle. ma il falconiere s’accorge da la mano picciola, & ciuettina,da la pennas 3 che tira a la rojj’ezga con molti fegnetti bianchi,che m effafi ^veggono, da la tesla aguzza, er fproportionata-y -, finalmente da la coda più lunga di quella degli altri. quefei fono falconi, di molta lena, gagliarda. hanno molta piuma, fono nel pugno di poco pefo, &flanno fopra leali fin due bore, non fi difcofeando da L’huomo. ma in fatto non cadono rifiuti, &, doue ru ergono impedimento di acquai, bofio, ò femile altra difficoltà, a pena accennano di cederla preda, O* la lafii ano andare È [p. 29 modifica]De Falcóni,&c. 29 fetida curar fi di lei. fono nondimeno adoperati molto da-» quelli, che fi dilettano di cani da rete, riefcono molto a fpauento de lepernici.-perchè in campagna fono di gran lena» Ò* intendono la rimerà prejìiffmo. Et perchè ho veduto anco tn quefla noftra Patria falconi chiamati facrt, che vengono in nauedt leuante 3 voglio di coditi a ni. loro anco dirne il parer mio. quefh fono falconi affai più grandi di ogni altrofalcone di quefìo paefìe 3 con molta piuma» con la tefia affai bianca. il color de la penna 3 de lagamba, tT del piede è quafì fmile al laniero. hanno la mano grande a conuen enfila coda tutta fchiettafacherata affai lunga -*. fono leggieri, gagliardi > & di grande animo -, vanno confacilita a l’airone, & al nibbio, fono atti a tutti i voli di getto. ma molto più coraggiofìfimo(ir ano, quando a l’imprefa Reggono la compagnia d’altri falconi, non volano però arimera-». H ò veduto anco molte vòlte a la Corte de l’Imperatóre F iconi<TÌ Ferdinandofalconi 3 che girifalchi fono chiamati, irne ho rifaichi,^ hxuuto in dono vno, mercè di quella Maefìà 3 che degnò fai’- n * mene gratta. GJuefh fono vccelli quafì altr etanto maggiori de’ falconi,con bionda tefìagroffa a proportione de le altre-» membra 3 ccn la macchia cosi dinanzi, come di dietroì che-» tira più tofto al lungo 3 che altramente, con vna bellìffma _> gamba, mano di color celefle, forte, & molto dtffojìa _» <a la preda, & con vna coda affai lunga, £?• facherata. di quefìi ne ho veduto vno co marauigha di piuma quafì tutto bianco, quefìtnafcono ne ’ mari di Ponente, Cofano prefì U [p. 30 modifica]Falconico me fi rendano atti a le caccie dariuiera. 3 o De la Caccia la maggior parte ne tifile d’olanda,0“ Zelanda, 0»e_s la Danimarca; 0* fino di tantagaghardia, 0 malore^, ferialmente al ruolo de l’airone, che non è altro qual fi ^uogliafalcone,che loro fi pojfa agguagliare: perchè, leuato loro il copriletto, come prima fcoprono l’airone., ancorché in gran montata fia, Iona anno a ritrouare, 0 non come gli altri falconi, che girano la campagna, 0 <11 anno pigliando il evento,ma in quella me de firn a maniera.s, che fi ^uede la lodola nel tempo de la? rimaner a, mentre cantando, sbaragliata la coda,diritta fi ne fiale in aria s 0 arriuati a l’airone,con tanto rvalore, 0 ardire danno principio a l’affatto, che pochi fono,che a due,o tre colpi loropojfano refifiere. 0* in fatto a l airone fimo di tutti 1 falconi ipiuferoci,0 eccellenti: ma a rimerà non fono atti. Quefiefono le forti de’falconi, ch’io ho cono fimi in quefio nofiro paefe. Refi a bora per la feconda parte, ch’io h/i racconti il modo di fargli piacerli, 0* atti a le cacete, ò r vogliam dire a le paiffe fipra dette. Parlerò dunque in quefia parte prima de’falconi detti fori S poi di quelli, che fono chiamati muderami. Tanto fio che il falcone è peruenuto a le mani del falconiero, gli %uernfee le gambe di buoni getti,0* di perfettifonagli grofiipiu, 0‘ meno, fecondo che fi puòfar giudi ciò de lafchtena,zr gagliarda del falcone. incapo a’getti fi attaccano dueficudctti d argento, ne quali <~uì è fcolpita l’wfigna, 0* il nome di quel Signore,di cui è il falcone,a fine che capitando a le ma m d alcuno (fiperfine (ifiiajj’e)pojfa effer ritornato al padrone di ejjo: 0 * dentro al buco di talifendetti fi pone U-= lunga. [p. 31 modifica]De’ Falconi -, Scc. 3 f lunga, poi fegli mette in tejìa ’ztn capelletto, che largo, &* leggiero fìa, il quale nei primo tempo, per ejj’er l’uccello accigliato, fi lajct.erà ponerfacilmente; ma hauuto, farà ogni potere per trarlo di tejìa, tirando co’ piedi, & con l’nmghie, & cercando con ogni indufìna di tenario: <& non potendo, diuenta cosl’[degnofo, che cerca morderf col becco le gambe,&i piedi. albora deueilfalconiero ejjeraueduto, & con vn legnetto ne la man dritta lafciarlo più tojìo col becco iui sfogar la colera,onero porgerli <-un <-vafo d’acqua [otto: & anco è forfè meglio temrgli[otto <-vna cipolla’s, a ciò che,[althtodaquel jjiaCeuole odore nonpmfentitojejìi di ciò far e. ma bifògnaalfalconiero in quejìaparte hauer molta patien^a:perchè non è bene, che to lafcidat pugno almeno per due giorni, & due notti.& conviene, ch’egli habbìa

  • vn compagno, & che mangiando & dormendo a vicenda

hor l’njno, hor l’altro di loro tenendolo in pugno lo tengala dejìo, & nvigilante,[empre toccandolo in tutte te parti,ma [jeaatmente ne la tejìa. £7* così tornando molte njolte a far l’effetto di metter,& rimetter il capelletto, fi riduce per la continua ^vigilia a tanta domejhcbezga, che nel porgli ejfo capelletto non piufìmotie, che [e fujj e cofa fen^a [entimema, quando poi fiuede capelliere ( la qual cofa io molto tflimoj fà b fogno alfalconteradorne noi ufìamo di dire, decollarlo dandogli la [olita [uà ^tjìa^a ciò [are dt notte, & dopo f t >n gran pe%$? cominciar a poco a poco ad allargargli i lacci del capelletto: poi in luogo [ecreto, <y* <-vn poco ofcuro ritirarfl, O* levargli ejjo capelletto a meza njtfU:poi tojìo ritornarglielo, [p. 32 modifica]3 2 De la Caccia tornarglielo, attendendo femore in tutta notte a dargli più alfa, &• tornando ad incappiarlo con meno alterationes. che fiapoffibile, per attergarlo ad affettar la mano, & co nofcer con la aifia l’huomo, che ciògl’mfegna. in tutto quello tempo fé gli danno pajìi liquidi di pollo, ò di poli affralite non molto grojja fa. & perchè, effóndo affo a pafìi feluatichi,poca firn a _* farà di t ai cibi, ferialmente.* ne* primi tempi; però conuiene ingannarlo ponendogli fotta ejfo pafo, mentre è ne la coler.i~» di beccar fi getti, che ne piglierà qualche beccata, ancor as che ne getti atta-* moltes; poi a poco a poco farà affretto da la fame-* a mangiarne conuenientemente, &•, afffcurato poi <zma evolta >f papera affai più rifiuto. & così ridotto poi il falcomero amerò. luce, doue alcuno non ai fa,gli leua il capelletto, & 3 ffando quaff immobile, gli dimofìra ilpafto,& con gran patienra affetta, che cominci a beccare. poi rvedutolo a gufare il puffo con quattro,ò cinque beccate,incominci a a mouerff, &con qualche pocadiaoce-» ad affìcurarlo aconoffcer l*huomo, O* a ffegmre l’incominciato modo di beccare.u. <&* come fi aede, che più non curi, & che guardando in altra parte, con la teff a mai non fi fermi, & con an certo mouimentodicore moflridi effer alterato, fiubito con molta defIr erga s’incappia, opprimendogli quel capriccio, ne maifi laffcta dal pugno,finche affaticato,fianco, O* trauagliato da la fame non fi riduce a qualche miglior interinane, poi aerfo la fiera fi fà così incappiato piumare,ouero tirar e,fe •-vuole,attor no a qualche parte di ala di pollo, onero al piede con an [p. 33 modifica]I De’Falconi^&c. 33

  • vnpoco di fotto cofcia, a ciò con piacere auanzi qualche cofa. il che è perfetto: perchegli dtjcarica la te fa, (dfi lo mettem

appetito, per far glielo maggiore, fe gli dà lafera-» al cuna purgatura dtfioppa,ò di bambace con l’affen^o. a quefio modo fi continua per otto dì, tanto che afficurato il falcone mangia a tutta luce_j a nnfla di tutti. poi fi fa fiannare nanpollo in mano; > cedendolo incarnato,nel pafcerlo con njoci continuate fifa conofcere col piacere ilfalconiero, che glielo fa: il che egli docihffimo molto bene apprende. poi la fera con runa candela [oprala tamia, leuandogli il capelletto, fifa piumate anitra, ouero runa gallina, che morta fia, & dopo l’hauerlo meffo m humore, appetito, facendolo pigliar qualche beccata, mentre che hà l’runghie ne l’ruccello rifìrette. defìr amente fi leua, 0, come noi diciamo, fi dtfgremijie, (efr fi getta tanitra, ouero gallina fiopra la tamia, leuandoperò <-un pezgo lontana la candela, a ciò non dia con leali [opra. & ogni poco, che difende dal pugno, dsr-ruà [opra effia anitra fife alt dà ruoc tu,lafu andò lo ptum are, & pigliare anco qualche beccatau, pur fempregridando,&• mouendofiil falconiero per meglio affiorarlo. poi la mattina per tempo dopo gettatala purgatura con bel modo fi ruàpian piano a la pertica, & con run ala fi fà ^venire fiopra il pugno 3 &, dandogli ruoce, con treu, 0 quattro beccate fògli fà piacere, <& s’mcapella,ne filafcia dal pugno per run bora, & anco due, finche fi può far congettura, ch’egli habbiafarnu,& che fia lafua bora di pafierlo e indi con <zm pollafìro nuiuo hgato fiopra illodro, O* E rottagli [p. 34 modifica]34 De Ja Caccia C4WM.-&, allargai,, Ucci del eapelletto, Ufi,mìo dare alfalco» ancora mediato due piumate ad elfo peliafre, Zldhk’ r u ”d*>1 falconepmardite,&e ^fi^imarfimlm,Jip, m decen Imam defra >lp.oUafro % &d!odre > al quale è anca hgata la lunga del falcone. tp afiofo, dietro le rem f, prende con la hocfa il fiocco incontanente _» dal pugno perfalirglifbpra, &• [cannarlo.ilche aline fi. falcone, perchè alcuno, determmatifrm, [abito. „/, rjr p ta.addofr. Comprima egli comincia afeamjj, & far fwm,fi giberna,O-frgU camma attorno attorno per p uafre uranio, & farlo,amico.del’.buono. fefiiail.fXe^"“H^accoftapianp.ano^JeuateduImemhrLdel dandogli quelfaflo.cbe conofce a la natura [uà [officiente più a lungo al piacere risemelo. &,n qmjlo modo fi contilontano,on lpfilagna gettando ilb/frojlpoliafro f&ciè pt megho afrcurareilfalcone. ^datolo[curi, uncLl fMfttema.cke^ajUprèmi,giorniandaromifn^ K a * [p. 35 modifica]De’ Falconi,&c. 3 5 a^> a ciò che non piglino qualche vitiò. Mi quando vanno Arditamente, Cr* fenati alcun foretto,fi continua per due, 0 tre di la mamera [opra detta.poi veduto,che fi patte fubito dal pugno, &attende a beccare fen^a alcuna afirezga, 0 fuperbia, fi pafice fempre con piacer e,dandogli voce, poi la figuente mattina _> fifa pigliare in pugno da vnaltro falcò * mero,&nela filita bora dipafcerlò, mefiagli vna lunga filagna,l’altro falconieri ) col lodro, & colpollafiro viuo girandolo attorno la tefia comincia a gridare chiamandolo con l’vfata voce s & l’altro falcomero fcioltig/i 1 lacci delca pelletto, o* leuatog/ielo di tefia gilè lo mofiras il quale irrefilato fid a guardare: ma fubito gettato via il ladro, & veduto m terra il vieto pollaBro fi ficca dal pugno,&• figli auenta addojfo, & tui fe gli fanno le fi lite carene pafeendolo con ogni piacerti. l’altra mattina poi ne la follia bora fi chiama nel mede fimo modo in du<Lj:&fe fcapellato non fi j ficca immantinentepè? venir a la volta del lodro,fi getti Via ejfo lodro col pollaflro viuò: & venirà finita indugio alcuno: &, lafiìato [cannare fe gli fati fillio piacer o pafiendolo,& dandogli voce.& così fi fa ancoraper vno, ò due giorni fin che rifilato, tantoBo che figli lena il cap obietto, fi parte a la volta del lodro, mentre fi gira attorno* poi lofio, vfitto ilfalcone dal pugno,figetta Via il lodro col poliafro s fopra il quale va determinato, & fe glifi il fìpradette piacere. come comincia tosi d venir a In volta del lodro fi va ógni di chiamandolo otto, ò diece pajfit j» più lontanò* si che in termine di pochi gtórni finevientJ E t rifi [p. 36 modifica]3 6 De la Caccia rifolutifimo da lungi vna buona occhiata.poijt comincia-, a chiamare,ejf’endo a cauallo chi lo lafcia-,, & a piedi chi lo chiama.&fihmgmnto il falconefif,a.IpoUaJìro,mentre lo /canna, colui, che è a cauallo,glt comica attorno attorno dandogli le [olite voci, & affienandolo a conofier effio cavallo, poi l altro giorno fichiama, effóndo ambedue i falconieri a cauallo. O* in quello modo chiamandolo ogni dì, in cinque, ó fiei giorni fi afficurapprende così lodnero,ch c_, a la prima voce del falconiero prefiijfimo 3 & fienm alcun timore[e ne viene, vedutolofirn,fi gli lem la filagna.,, O* fi chiama ancora per tre 3 ’o quattro dì in libertà -V e ffendo [curo, &famiglianjfimo a l’buono, veduto vn dì [reno, Of che il Sole fecondo la fagiane honeftamente [caldi, dopo l battergli dato la [olita buona gorga, fi và a Lai che guasco d’acqua cbianjfima,che nel fondo habbla minuta giara, con auertir, che [a acqua [ergente: perchè nel freddo inverno e affai più calda: lontano da la viffit^ d ognuno ben ligato ad vn quadrello filafcU _> [capetto a fuo /volere.pigliar l’acqua, <&gu a ^arfi: vedendo che /aitatofuori più non curi, [e gli va pian piano con l’ala apprejjo^/ipigha m mano,ponendolo poco lontano in terra/opra due, ò tre quadrelli vnpoco eleuato adafaware-i, veduto, che fa afautto almeno latefta, a ciò non pigli troppi anaygT s injuperbifca,fegli và pian piano appreffo col [olito palo <vr con carene fi piglia m mano, ^sJLeUa Irngo, dece gl, du U Soie,fin che và a fcccafo -nel^d [p. 37 modifica]De’Falconl,&c. 37 tempo fi toccherà da fi fteffo, & acconcierà le piume con fifa grandiffimafodisfattione -*. l’altra mattina poi fipuò anco chiamar a lodro, & trouar un’anitra-», che rviua & gagliarda fia:& il fieguente giorno poi un falconi ero pigliatala in mano, S accigliatala adietro, fi che fellamente tnan5 un poco uegga-*, la mattina ne l’bora ]olita a paficerlo unaltrofalconiero con l’anitra in mano fi acconcia un poco fiotto uento,S l’altro, chà il falcone in mano, fi tira-» un pe%go di fiopra, & allargati i lacci del capelletto al falcone, fattogli un pòco dififehio per far lo fmaltire, poi leuatogli il capelletto fi laficia di mano in una bella campagna-»; il quale quafibalordo anderà quà, S là fen^a fiapere quel, che fi faccia, & mofio colui, cha l’anitra in mano al galoppo delcauallo dandogli •noce dalfalconò conoficiuta _*, anderà a la fila evolta: S, ancora che poco alto fi (ficchi, il falconiero data una grande-*,S continuata-* nuocegli getterà Il anitra uiua; la quale dritta fi parte a gran uolo. ma fuétto fieguita dalfalcone con uelocifilma ala è prefa, esportata in terra-*. S quiuì è pa fciuto dal falconiero de l’fiejfo pafio con tutto il piacere, che può maggiore. & per più fua fodisfattione s’tncapeUa hauuto ilfiolito fuo pafio lui in terra. potfilafiia ancora un pezgoptumare-», & darfi folazgo. l’altra mattina poi al’bora follia fi uà in camp agno-*, & trouate alcune anitrelle, da noi dette ar-^agole, le quali ancorché rveloci d’ala,nondimeno fono affai più timide de le-* anitre graffe, & mai non fi partono lontane per menar naia di caccia 1 falconi. però fubito appofiate,partitifii falcarne [p. 38 modifica]38 De la Caccia ri di r ì,& dilìdela rimerà,tirato clm,Sili Ufidami ^T/T^* fip™ vento, fatto tifila L Uo & niamtodparm inan K ififi,ccb e tà meglio, Lfc». mero-zufolo alfegno,gh mfirerà lefidate arctmlL fi. {riZaiTr l’T^^f**’*’****^ ^^^fdcommodl^datamUr.^éiU) rofoflo marnai ladro con -vn follajìro rumo, -vedutola bc TfreZT JI ’“ C ‘“°n T‘ ‘° Ch “” KerÌdm ^» c tre -volte attorno il ladro, & dandogli -voce filmo lo aetf^terra^il falcone come-vn fiombo LdZ jl ladro ber fcannare ilfoUafiro: douegli farà f a „ 0 pUc £, dandogli il film fafta. Ultra mattina Jfi al, fard ri7»r‘àZlZTif^ tdiq “ Me<,,tn *"*Akwth lido r & fi er ’ me ’! u < i >■■ Vuoiti.fmrnta>-ve» rJf «w™ il falcane,che thh nmefi fi, & fa„egh carene,mcafclla,a fidi in pU g„ 0 J3 tro, a*meritato il fArano,1. F ° ™_ * U ’ tnlt JJ > JJ Ui T«> ^ dl là M ti [p. 39 modifica]De Falconi, 5 cc. 39 rofa» non volendo fare» effendo rimeffa benìjfimo *vna-*» Ó? duev alte,&*v e dendo»cheil falcane attende,fà Infogno» cjfendo ne la riuiera, lafciar *1volare quella accigliata» gradando quanto fi può. Si che contai me^gh abbia fimramente piacere. & è bene Inficiar svolar l’anitra con tai garbàtura, che il falcone non fi accorga ejjer nvenuta da la mano delfalco mero» ma. creda ejj’er difetta da la riuiera yfipra la quale fidò, poi il confueto p a fio con tutte le cerimonie del trattenimento fopradetto. poi fi feguirà ogni dì acconciandogli qualche eccello ne 3 migliori luoghi,chefipuò» & dandoglieli a fino luogo, & tempo» fin^a dubio fi rimetterà toJìa un r v ocelli» {r conoficendo 1 piaceri» attendendo al’huamo».fi fiaccherà più, & meno fecondo il vaiar de falconi. perchè, fimo alcuni falconi» che ne’ primi tempi» che filar [ciano.dimano» non vogliono a modo veruno, {piccarfi, ma. da vn luogo a l’altro fi vanno a poner in terra; albera trattata vn anitra viu.i-* 3 gagliarda»Cr accigliata» fa b fogno trouar lepauoneme m vna bella campagna»^ moArargliele. che lo faranno al ficuro (piccare in buona firada.poi veduto» che cominci a cedergli» 0, come noi diciamo,retredergliiViftolo in affai buoha firada fe gli galoppa fiotto y & Inficiata volar l’anitra accigliata con vn grido,fie ne veniràcon gran furia a batterlas» è tarla in piedi; & fattogli piacere fivedrà.da indi in poi a {piccare,& in lui non poca mutai ione. & auer tufi bene, che 1 falconi molte voltai ne’primi tempi fono Juiati»&‘ Lettati da La rimerà bora da-» le anitrefior ada diuerfe altreforti d’vccellamitcheglifir a [p. 40 modifica]Scaramaffo che cofa ila. 40 De la Caccia mano vnpezzp lontani;®* 1 falconieri galoppando gridando cercano fargli leuare da quelpenfiero, facendo loro recreder lupai fa, ® ritornar a loro. & molte volte, pigliato il vento,torneranno a ritrouare 1 falconieri infuperbijfima flrada. alhora baurà il falcomero vn anitra villa» & gagliarda, ®*gliela ge tterà fatto facendogli vn bellif fimo piacer fj: perchefe in quella fuprema altezza fe gli fà piacer e,non e dubio che,ricordato fi di quello,cercherà t altre volteficcar fi ne la iftefa altezza,per ottenere il medefìmó piacere. Deuefianco auertire, che; hauendo vn falcone c habbia buonafantafia di andare,®*firccarfia quelle firade,che reali fi chiamano; non bifogna Jlentarlo a la rimerà» ne far rimettergli vccellipiu di due,ò tre volicis®*, non potendo ammalare torlo alodrow quella alte KK a, facendolo[cannare,®* tenendolo pm, che fi può vogliofo d‘ammazzare. nè mi piace veder mai vn falconiero a piedi,dotte (i può caualcare: perchè fegtmfegna far de le tefe_s, ®* poltronerie. ®fe il falcone fi fuujje dietro qualche vccello di rimerebbe Lontano fileuajje,poi tornajj’e a ritrouare i falconierifempre con afe abbajjandofi s albore fà bifoono al falconiero gettarli fuori vn anitra» ò gallina»cbe mòrta (ìa, ór chefcaramajjo fifuole chiamare, ®* fubito f montato in capellarlo fenzpi alcunaforte di piacere, a ciò che non fi vii a quella viltà. & fe il falcone principiante, tra portato da la mordente ^4 dopo rime fi gli vccelhfmettejfe a p e fargli per cauarlt da la riuiera,conutene con la voccj, ®* con la r*™*™ intano cenar al tutto di leuarlo da quel penfiero, [p. 41 modifica]De’ Falconi,&c. 41 fiero, &farlo tornar a suolar o. e> colendo pure far in quella pertinacia fa bifogno gettargli lo fc ar ama fio,<& pentito fopra, incapellarlofenza alcun piacere. Alcuni falconi fanno quefio per troppa mordentezga, altri lo fanno per poltroneria, per non tornar più a far la fatica del montare, ma, ferbando quefio ordine d’incapellarlo cosi a la ribuffa.» fegli leua quefìa opinione. bifogna anco fargli <■volare fopra le riuiere un poco più larghe, & più faticofi.»: perchè in quefìa maniera fi chiarifcono meglio, che ne le piccia le, ne le quali credono con maggior facilità poterle cauar da l’acqua: & far quefio almeno fin che fi ueggono leuati da queJìa cattiuamtentione. féperauentura il falcone cosi pefiando pighafie l’anitra ne l’acqua fà bi fogno leuargliela fubito da 1 piedi,& mcapellarlo con ogni forte di ff tacere: perchè pafcendolo, & facendogli piacere m quel modo farebbe poi gran difficoltà di leuarlo da quel uitio. Q* deuefi fopra il tutto intender la natura del falcone.&fe è famelico, & mordente, farà amico de l’huomo. però fà bi fogno lenirlo m buona carne, più tofìo morbido, che magro facendolo uolare a le fue[olite bore, & chefìa a l’ordine, dandogli l’acqua almeno ogni uentt giorni una uolta,& ale uolttu la fera a gorga uota-> qualche purgatura d’affentio } che lo mette m appetito, & lo guarda da le filandre. fe a l’incontro il falcone faràinfìpido, 0, come noi diciamo, uago dcj 1 ‘àrictydeuraffi tenere più in ceruello,dandogli paflo liquido, purgandolo ffeffo; tenendolo più baffo di carnea, farlo uolare,a ciò che habbia fempre buono appetito. a que [p. 42 modifica]42 De Ja Caccia fio modo [egli leua quella fiuperbia, &* quel vano penCiero. e. che i falconi mfipidi, ^ altieri per tordi, nano Ja gono più m aria,onde fono detti aitavi,®* fifbiccano meglio a nuiera, che non fanno i mordenti, ma hanno poi queflo pan,colar d,fetto, che non cadono così deHrmnaù, come fanno, pii, morde»,,, c rlamdufir,*, & cUlmncca del falconino può benfar/ficcare,& inalzarci folco»!, con dmrfìp,aceri.allegrando,1,falcone[opra te,gilre mImgbi larghi, doue fa quantità, di -uccelli, hauendo fempre il fuo-vcceUo rLn U0, ® gagliardo,Cdf,quando lo vede in bel lefrade fargli piacere.ma, fe è mfipido, il falcomero non ha quella facilita di farlo cader rifiuto. percioche dettandoli m pi e di,per ine amar lo,molti eccelli,fifà ilpegmiper, che fra breue tempofi accorgerà di quell v ocello vileJ,<& accigliato,che fe gli getta in piedi: & affettando,che dì Ha gettato,cono/.tendo gli eccelli gagliardi, fra poco tempo non gii cader a nè poco, nè molto. però fà me ferì andar molto or cof etti con tal forte di falconi. Ho ragionato quanto a falconi di rrner a.Refìa bora, ch’io ne parli del fargli a l‘airon f 3. Dico adunque,che i falconi pellegrini, che -vengono di pajfaggto di Leuantefono animofjf mi,& f e ne tetano di loro, che fen^a aiuto di airone -vitto, o, come noi dieta Traina jmo,femea trama -vanno cor aggiofamente a l’airone &* fiat q uc f>Tnentrefieno gagliardi, fono gli eccellenti, & (ingoia, ri. Sono poi alivi pur falconi pellegrini,che con le traine,^ con vn poco dipartenza,ancorché non fieno di tanto care fi rendono nondimeno perfetti,& cor aggio fi ad effo volo de l’airone. [p. 43 modifica]De a Falconi, Scc. 43 t airone. Tratterò dunque del modo di trainargli 3 & far- Falconilo gli animofi 3 & nemici a quefio animale. Primieramente l» banomadunquefa hifogno ritrmare un’airone nomo -, & gagliardo > nare, & &,per che dijficilififimamentefene può battere m quefia Pa t j a j a cac. tri a,chi non hàfalcone r vecchio, chepr l’airone fa buono > 1>a1 ’ mentre ha prefio l’airone 3 dette Iettarglielo con defirez^a dai piedi 3 & mettergli fiotto un colombino 3 pafcendolo di quel paflo delicato fiopra la fchiena de l’airone. farà non meno piacerebbe fefcannafijè tairone ^ 3 e^* auanzerà ilpafio più buono d’affai, però 3 quando non fìhabbiaquefla commodità, mandi fi a Ferrara: doue per ordinano con reti 3 & altre arti fiempre fene piglia nel tempo del pajjaggio: & babbia colui 3 che fi manda a pigliarli} cura di condurlifatti, & gagliardi. cr perchè l’animale -è forte 3 & di natura robaJla 3 fipuò condurre con facilità 3 pur chef ufi diligenza.»» quando poi fono giunti quà, debbonflafciar per un dì ripa far e, & m quefio me^o metter una buona fame al falcone} che fbà da tramare 3 battendolo per alcuni giorni auanti uomo con cibi liquidi. & poflo in termina diffiofto a tal affare 3 quando fu e de a l’ordine, <& in efifer tale } che 3 c creando quà & là il cibo 3 apena fi può temr in pugno 3 conuienf metter una filagna al piè de t airone: &yaccigltato ^ battendogli poflo un pezzetta di canna m cima il becco 3 a ciò che non pojfi’a offender> 0 * fcaltrtr il falcone 3 ponerlo primieramente in una fata 3 ò luogo riferrato; &>prefa la filagna in manoyfcapellato il falcone^} tirando la filagna far aprir le ale a l’airone.O* feti falcone determinato fiùbitogltan [p. 44 modifica]44 De la Caccia derà fopra,&* mofirando mordentezga lo morrà [cannare? quefio farà buonijfimo fiegno. però ponendo ilfalcomero la-* mano [opra il collo de l’airone? a ciò che non fa ojfef),pafcafi quanto prima il falcone con pafìo di colombino di me^a-* penna? che è paflo dolce? £r al falcone grato? & che lo tiene moto. & fi per fine il falcone non haueffe molto animo, & fientafie ad andar [opra l’airone^? figli deue andarpm apprefb?fsr con ogni forte di mefiti far, che mi mada,fi fi douejfe moflrargli il pafto [opra la fichi ena del proprio airone: perchè in quefio modo a poco a poco fimà facendo più ardito,&più coraggiofamentefigli auenta addojjo. & come fi mede determinato? come ho detto, di andargli [opra? & thè ha hauuto piacere, fi deue poi l’altro giorno a tempo? che ilfalcone fi megga a l’ordine, fu l’hora più tofìo tardai, che altramente,mofirargli l’airone in campagna, chabbia-* nel becco fitto l’iftétfio cannolo?& non filo con la filagna far, che allarghi l’alt,ma ancora far, chefimoua mnpoco a molo. & fi il falcone rifilato fi parte dal pugno? & mà a pigliar lo,bifigna [occorrerlo? difender gli il collo a ciò che non fia jcannato? ponendo al falcona fitto mn colombino caldo di me^a penna? (y pafiendolo fargli il maggior piacere?che fi po fia. l’altro dipoi ne thora?che fi vegga ne l’iftef fo modo a l ordine, deue fi anco andar in campagna piana-*, •’ & pofiol airone m me%o ad eff, allargatagli l’acciglia: ur a,O* con la [olita filagna,pero lafciata in libertà j posto a l’airone ne la punta del becco il’film cannolo?fi laficia mn perfetto lontano? fin che prefio mn poco d’aere. l» [p. 45 modifica]De’Falconile. 45 filetta dafefiejfo a ruolo: & così auìato rvnpezgoflena-* il capelletto al falcone 3 il quale ^vedutolo caualcar ruta -», fen%a dimorau» per gli hauuti piaceri rifiutiamo fi partirà dal pugno 3 & anderà a trouar ejj’o airone, & di primari giunta figli auenterà addojfo, & lo porterà in terra. albera fi glifi d [olito piacere con lefudette circofiantg • l’altro dì meffo a l’ordine il falcone ne l’ifiejjb termine 3 pofio il cannolo a l’airone finta rvfirm la filagna, & dificigliatofi può laficiar andare in runa bella campagna: <& <uedutolo auiato quafial fiegno d’rvna meta torre 3 più alto 3 fi può moJìr arto al falcone i il quale per gli hauuti piaceri arditi fimo incontanente partito dal pugno l’anderà a trouar e > ó* ala prima 3 ò feconda pajj’ata lo legherà,& porterà in terra-». dibora fi la [eia [cannare, fi p afte pur di pafio di colombino caldo di meta penna con quel piacere, che fi può maggiore. l’altro dì poi fi p afte il falcone di pafio liquido, come farebbe rvn core di <~vitdlo ben netto, & che fia bagnato ne-» l’acquafredda,ouero run pollafiro di non molta grandezza. & fipafee due 3 ò tre bore manti il [olito tempo di pafcerlo, a fine che habbiapoi il feguente giorno al tardi runa fame. efiraordmaria. nel qual giorno fi cercano rvn poco a tempo i buoni luoghi per trouar l’airone. & ì trottato, fi affetta-» l’hora tarda: perchè l’airone pefeando bor quà,bor ia, /L» non e moleslato da archibugieri 3 ò da pafion 3 non farà lontana partita-». Zralhora, che fi conofce l’aria rverfo il tardi affai nnfrefcata,& il falcone molto ben a l’ordine, il falcomero acconctatofifitto *vento, & mandato rvn altro falco - 4 mero [p. 46 modifica]4^ De la Caccia «i ero [opra evento da Ultra partii, & «Umani mdt del capeUetto, fi nenti pian piano a la ’volta de [airone, il rff^tofi,fe» K ap m toditardan K ak m to,UapeUe lt o,,1 falcomero alte a moftra s & ilf atc0 „ e, ^ mmatiJfmofegU apprefemerà, & con diuerfimod, cerchera di atterrarlo, maperche trotterà molta differenza dica. glt«rdta,&’valore daqmfioaqueUo,mofÌratogli c „„ fi, &*>«’, c<muerra,cb ancor egli tram mtua defi,rezza,&muenttme dt abboffargli torgoglio, gr’vincerli. v-nt_, rtjleffo certame trotta,1 falcone con qual modo, & arte tm f«f‘Intentepoffa’vincereqttefloanimale. & [ì firvedL che dopo lunga,ìpre/la.pugna, fecondo Uccafane,il falconi 2’ K,atm nwo»e m terra, deuefi immantinente foc. correrlo,^cacciando interra,1.becco d, ejfo airone, aprir. i!,,l P el ^’l’‘fciandocéeejfofaleoneitd/,pafca.&-,/q M. fiomentrefi rompono a tairone gli off de le cofeie,&dele ah.potcon’vna pennella [egli cattano le midolla, (sneon ntn cartello filetta l’ojfo de la tefia di fopra,ùrfe gli cattano lecerueUa -poi cattato il core, &■ minante titfe quelle^ tre cofe infume, fe gl, danno così a mezp pafta a mannare tlcbegb e da molta fòfian^a, w di gran piacere. Indtflvè. dutoc habbiaajfa, baona gorga, ùncaplUa,m terra, &, f “ ’vngt anpezgpp, untare,g- incarnare con orni forted piacercultrodipoi,come prima hà purgatogli Jce dipafio liquido, & dt conuenientegorga, sì che polla efc fir* lordine, £r confarne ilfeguentegiorno, OUd’anuef. tire» [p. 47 modifica]De Falconi j&c. 47 ùres, che fe ilfalcone ammat&apcrauentura nel giorno di hoggi l’airone,& ep afciuto di ejffo pafiojlqualeèdi granif finta digeSiiones,non cornitene per alcun modo farlo ’volar nel giorno di domani: perchè, non effendo ben al’ordinai potrebbe far qualche ’viltade-*, & ’vi farebbe poifatica-» a farlo ritornar tn ceruello, & in quella buona intentione. nè bifogna, che, mentre fi ha mejfo in ^uccello per l’airone-*» fi faccia ’volare a qual fi’voglia altra forte di r volo:perchè ancofacil cofa farebbe a leuarlo da quell’animo generofo,con che è fatto capitai nemico dieffo animale. ansq fe fi <vedeffiyche, mentre, ilfalcone combatte L’.airone-*, egli, ’veduto pajjarfi fitto qualche amtra,o altro nuccello, cadendo ad efi fio njccello» lafciafie l’imprefa de l’airone-* 3 fà mejherogettargli[abito lo ficar am affo,ir,pigliato il falcone per li piedi, incapellarlo con di fila cere, a ciò ch’egli s’auegga de l’errore, c’hà fatto lafiiando la maggiore per la minore mprefa. & m quejìo modofi deue tenerlo ne l’bum or e,&penfiero di battere m detto tempo per nemico filo l’airone._>. & queflo è il tnodofch’io ho tenuto a far buoni 1falco ni a l’<vna ì & a l’altra caccia _3. Quanto poi a i falconi fori,che ’vengono prefi dal primi Falconi fo pio del pajjaggio,che comincia da la fine del me fi di Settem condititi bre fino a Natale (parlo de’pellegrini) ejfifino antmofi, & ’vanno facilmente a l’airone -*, come comincia poi il mefidi gii perfetGennar0,1 falconi,chefipigliano da indi in poi,fino chiama - n * U mararoli,&per la brina, che continuamente in campagna gli ha tocchi, hanno fatta lapenna più bianca, & fono [p. 48 modifica]48 De la Caccia più <-uaghi da vedere. quefi riefcono a rimerà perfettivi mi, & ancofe ne fa alcun buono per l’airone. ma, per effer prefi tardi,Jono anco più fuperbt, & per lo primo anno pochi fanno facende: perchè conuien tenergli in ceruello: > quando ne la pnmauera il Sole comincia afarfì fentire pii* de l’ordinario, vanno in amore j &, non curando lodro, ò altra forte di trattenimento,fe ne vanno in lontane parti a cadere, & figgono facilmente. j>. sì che come hanno pref due, 0 tre para d’vccelli,& fono me fi con piacere m paijfa, fì debbono ligare a la lunga, & per quell’anno non farli pii* volare, ma con pattenda metterli a la muta, vfando ogni diligenza, a ciò chefieno quieti. & f danno loro buoni pa(ìi, fin che f mutano.-percheil fecondo anno poi Jonoeccellentifìmi rari, &fimpre buoni,fin che viuono. I falFalconi, ccni pellegrini per ordinano hanno la volatura lenta, come &iorovo- quell’ve cello, ebes noi chiamiamo alocco, ouero co chalet, io qual fia ^ njontanari,(df altra forte difalconi di nuier a da me fopra detti hanno il volo p:ù ffeff1, (efr fono gagliardi, ma non di quella mor denterà, de la quale è il pellegrino. Et dei falconi montanari vn fio ne ho veduto a’ miei giorni affai buono d’airone. Ho ragionato fn’bora de’ falconi fri. bora Falconi parlerò de’ muderamiin breuitk. 1 falconi pellegrini mudem luì eia-- rami f, no a f al biondi dinanzi, & hanno la co feto, bianca _» ro condi- dentro via,& la mano alquanto più bianca di quella de i modo’ di f on •’ ^ t£ ft a m f rtmina l e dinanzi vn poco bianca: nel fargli per- reflo la fchiena, & la coda tutta beretttna. quelli, che fono fetu * nobiliff mi > hanno la gorga quaf tutta bionda, <srfen%^» fegno. [p. 49 modifica]De’Falconi^&c. 49 fegno. Altri, che non fono tanto nobili > hanno in effa gorga alcuni fognati, come fagioli. I montanari poi hanno la te fa. tutta negra-j>, & fono forchi dinanzi, & di dietro col piè molto giallo. que[ìt } ff edulmente 1 pellegrini di prima, 0 feconda mutafs’fatti per mano difalcomero rvalentuomo, fono 1 migliori di rimerà, che fìpojj’ono trouarcj. fi ti ene il me de fimo file a far quefli, che a fare 1 fòri. ma fi deue andar molto più confederati,^ con molto maggior patienza-» con quefli, prima,che fi facciano rvolare, fargli talmente piaceuoli, ancorché con lunghezza d’-un poco più tempo, eh abbiano intuito pofii da canto ipenfieri de la perduta libertà, (dfe fieno lodneri, & feopra il tutto conofcano il falco mero, affettandolofenza alcuna affrezga, ò ftperbta: O* guardarfì difargli alcun diffiacere y almeno per lo primo anno: perchè lo tengono a memoriaben ffejfo fanno qualche burla-* poi abandonando il falconiero, quando meno lo crede.’percheil primo anno tengono fempre qualche poco di capriccio.fono molto più facili di farfi a rimerà, chei fon: quafìper ordinario tuttif (ficcano mgrande altezgg— >: cono(cono i partiti,nè r vanno di caccia, come 1 fori: cadono det ermmatiffmiyffecialmente quando^veggono poter ferire l‘<z>ccello a la feoperta: lo toccano congrandiffma forzai, a quefli debbonfi dare le gorghe giufie,fecondo la natura lotosefoperchiarli dipafto in conto alcuno.’perchè fe ffaranno colare, che non feno a 1 ‘ordine,fì potranno perdere facilmente. per lo primo anno fono <vn poco deboli, &• facili «patire in molte cofe ^. mafiefi conferuano,fono poi contiG nuameme [p. 50 modifica]5 <S De la Caccia ’nwttrr etite fio i ti -, & 1 migliorì, che fipcjfano trottare. tre ne è alcuno,che dà Juapofia, & fenica traimrefie ne ’và a lairone-j. & qttefii fono molto eccellenti: perchè janno tutti

  • partiti. 1 fidimi Muderamiy che pajfano là feconda muta,

fino rvnpoco vfiinaU } <t 9 * difficili da far fi. ma chi ha molta paUenza,gh fà mtracolofijficialmente di nuiera. per cono Falconi fa* rvn f^ cone muderameyche fia di prima muta, fi è pellemuderà- grino,temrà fimpre <~uno, ò due cartelli per ala fori, cioè il me fi co- ■q m nto,cy‘ là nrltima penna de le ale detta da noi fi adetta, nofeano onero la fia detta fola,& ne la coda t entra due, tre,&fin mute 2 fi” quattro penne fiore;fipra le reni poi molte piume fi>re,& così no * di fipra ne la, efirermtd de le alt s qualch’wna anco per leu* fchiena, & dinanzi.siche è facilcofi a Cono ferii di prima muta. ma fi fono di feconda muta, fi zrede ancora qualche piuma fora,fiecialmente fipra le rem: &puo efjerne ancóra alcuna ne la efiremità de l’ala fipradetta; & cori ne la te (da mofira ancora "un poco di ciufifietto bianco,& il porrettv, eh tigli ha ne le nari,fi zoede ficcato, & frefico, & il piede ancora bianco. ma Je ilfalcóne è di terza muta,fi può ben far congettura,ma non già che fi pójfa a fatto mdouin are: perchè, ancorché murai 0 fia, dimofira purè <-unpoco di frefcbez$a,& hà la coda ancora ajjallunga. quelli nveramente, c hanno la quarta,quinta mutaj<ùr che anco ’-vecchiffirni fono,hanno la codapicciola,le penne frette il porrei to ne le nari frujh a fatto, (djr che a pena fi r vede <zm poco: hanno 1 piedi tanto molli,O* lucidi, che a pena la mano, che gli tocca,può fientir co fa più delicata, O* morbida _>:& quanto [p. 51 modifica]De’Falconi,,&c. 51 quanto più fono nuecchi, tanto più effi piedi diuengono dico / lor giallo. gli altri,che in piùgiouane età fono, hanno i fegni di tempo in tempo,che per congetture,fi come ho detto,fipuò indo umare quante mute pofi ano hauere: Crfe fi falla, i falconieridi buon giudice pojjòno errar di poco. I montanari FaIconi muderamty (@jr altra forte di falconi non così nobili, prefiin montana(jAeflo nofiro paefe, di prima muta mutano tutti i cor tetti,& “è fi cotutte le penne de la coda,& tengono pochi piumini fonfopra ™ fc * a n ° te le reni ne la feconda muta fono così cangiati di piuma, m ute Cieche non fi <vede loro pur ’vn piumin foro: & indi poi è più no • difficile a conofcergli,chenon e a conofer ìpellegrini. Tuttala i buoni falconieri ne fanno qualche giudicio, il quale, per non effier di molto momento,non mi occorre a Reificare. Ma perchè ho ragionato de* mar •staro li, & muderami,chc.j il fecondo anno riefeono perfetti; perciò mi pongo in obhgo di dirci* il modo di mutar ifalconi d’ogm qualità. Però il Falconi mutargli m njna camera, ò fila, che fi chiama in libertà,con dar loro ottimipafii ne l’hora ordinaria,& tenergli con l’acqua ne la fua conca netta,a ciò che non fia puzzolente, ma-* frefca,& limpida,è partito buoniffimo; Cr certo fi mutano meglio,che m altro modo. ma poi <vi è a ciò qualche contrario; perchè^ fe ’Vie falcone altieroyO* robuHo, 0 * fpecialmente muderame, che è più debole._j, faci! cofa è, che negli tfremi caldi de la fiate impatieti evadano ad -urtar col petto nelparete,(éf piglino molte percoffie,per le quali fra breuc termine poffiano terminar lana ita-*, & fpecialmentem quel tempo 3 che pieni di. carne } ricordeuoli de le cofep affiate, G 2 Cono come fi mutino. [p. 52 modifica]5 2 De la Caccia fono defederò (idi vita più libera. refi* poi,che quando fono pienijfemt di carne per li p afei delicati,che loro fi danno,a ciò che toflo fi mutino, volendo volare da luogo a luogo’, per la granerà loro nel dar giufo copiedi vrtano ne la pertica-,, ò pietra, onero altro appoggio con tanta forche può facilmente [correr molto humore ne la palma de la mano, con la quale percuotono, <£r cagionar loro, ftecialmente il chiodetto male di molta importanti. Ma il mutargli a la pietra _» con la[abbia frefica fiotto,ancora che,per non ejjer liberinoti con tanta facilità fi mutino, nondimeno,[e patificono a l’improuifo di qualche infermità,èfubito conofciuta dal falconiere), che pafcendoli ogni dì m mano la può vedere, & conofiere,[occorrer li con la medicina al male appropriata oltre che vi evn rimedio appropriati fimo negli efiremi calai a nnfreficargli, che è il portargli alcuna volta la mattina a gorga vuota a quelle acqueforgenti,limpide,& chiare. nel cuifondofi veggono alcuneghiar elle, le quali e fi medefimi pigliano nel becco, & mandano nel facchetto, che li refrigera, purga, netta: poi la feguente mattina le gettano fuori contaminate da diuerfa maluagità d’humore,che-> m efio facchetto haueuano ripofto. il che gioua loro mirabilmente, però mi piace più hauer vn falcone,che mi fia caro a la pietra, che in fh a. £?* quefìo per vederlo, & hauer lo tn mano ogni di: ancora che qualche falcomero per m.nor faticalo vedrà pià volentieri m fila, doue ogni minimo rag^opuò con facilità pafeer ledendogli vna, ò due volte Regnato. & perchè nel mutar gli vccelh fi fiele dar loro gran [p. 53 modifica]De’ Falconi, &c. Si gran pafìo, <£?* il migliore, & più calido, che fipoff’a trovare, per tenergli morbidi, & pieni, sì che non babbuino penderò fe non ad ejja mutas, & anco a ciò che incominciando a mutar C-i, gettando via 1 cortelli, & le penne principali, pojfano menar giufo le mone più belle,<& più larghe, onde._* amene, che come fono poi mutati, per quelli pafii grani Ji ridonano pienifjìmi di carnea, & dentro di calcinaccio, & d’altre immondìtie,& r volendogli canar di muta così, facil co fa e,che loro anenga l’afmo,ò altra forte di male molto importante.onde diece,ò qmndeci di innanzi, chef canino da la muta, bifogna dar loro parli liquidi di core di vitello lattato ne l’acqua fredda 3 & ben netto da quei graffetti. & è buono anco ilpollaJirello 3 chenon fa grande, dandolo anco netto, & più tofo freddo, ohe caldo. & come f vedeva, chabbiano cominciato a r votarf, fi pigliano in mano, (efi fi gouerna loro il becco,& le unghie a loro mi fura,&proportene. poi fifornifce l’uccello co’folìtifitoi guérnimentì, cioè getti, fonagli, fcudetti,lunga, & capelletto, <& fi porta m mano naribora la mattma, 0 *vri bora,ò poco più la ferii-* per la prima volta. poi fi va di giorno in giorno allungando più il tempo di tenerlo in mano, (djr trauaftarlo, dando gli fempre pafo liquido,& ogni altrafera, dandogli le fte^> purgature con l’ajfentio. & quando fi vede, che mangi con appetito,&piumando mangi de la penna, cr qualche ofi’etto fenica gettarlo via> &fmaltifca fmaltituragagliarda, netta s alhorafi puòfar congettura, che fa bone fi amento voto; perchè a votar bene vnvccelto canato di muta. [p. 54 modifica]54 De la Caccia & metterlo al ordine^ 3 & in filo non uinjuole meno di quaranta giorni, fi può bene fungerlo con poco palio,& debole in minor tempo affai. ma non fi fa mai ciò con ragione: perchè molti fono gh accidenti cattiui, chepoffòno occorrere al ‘Xt ocello, mentre che fruitole ruotarlo con maggior prefie*$a,che fi contenga. e> il metter ne le purgature ^npoco di gomma dragante mette loro molta fame. ma non fide uè continuarli^: perchè dijfecca troppo gli bumort per far mutare l’uccello r hò detto in altra parte 3 che fi richieggono buoni pafii y en luoghi frefihi 3 O* rimoti 3 portandoli Jpejjo a laequa. ma perchè xjtfono alcuni rimedi da’ falco, meri /imperi approvati, non soglio refiar di ragionarne. Primieramente fi piglia la theriaca fina-*, fida

  • dain colombino quantofia ingrano difaua,er* y Lfciata

digerire, fi dà poi ejfo colombino caldo a Eccello. ghtefio è rimedio di qualche firn. Fi è poi run 3 altro rimedio 3 che è pigliar manna 3 piftacchi benpefii 3 acqua di rvite, theriaca fina eletta 3 & di tutte qvefie cofe mefcolate tnfieme fi_> ne fa j>na pafta 3 che fi dà al colombino, Or fi lafcia digerire„ poi fi da caldo a l’naccello. Sono alcuni 3 che danno anco ella pafia a l’uccello. ma il ciò fare è molto pericolofo. y t è anco run rimedio di pigliare alcunegbiandelle di cafirato, &> Infilarle <-unpe^o ne l’acqua di ruite,poi darle a l’uccello ma anco quello non mi piace 3 per ejfercofa di molto pencoli il rimedio di dargli il colombino conditionato,come di Copra,

  • buono almeno otto giorni auanti ilplenilunio.

Hauendo io ragionato de falconi de la prima, feconda [p. 55 modifica]De Falconi,8cc. $$ da parte da me promeff’a,mi refia bora darne conto de la ter%a,& ultimai che è tL rimedio approbato a malti chepojfono loro occorrere. & perchè effi rtmedij pojj’ono giocare così a falconi,come ad a fiori, & a ffar uteri, de’ quali ne ragionerò poti perciò bora ne parlo,per più non ragionarne ^ Si può dunque comprendere, fe L’uccello è diffofio 3 ò in- a ftori, & dtffofio dal digerire. chef prefio uiene da lui dtgeftoil: pa- JPJgFg» fio, fifa certa congettura di fanità, c> di robujìa compief- rione, & fion’Lj. così a l’incontro, tenendo per molto tempo il palio ne la gorga fen^a digerire, & mandar giufio, dà chi aro fe- come fi gno de la tndifpofìtion di ejf ò uccello. p erò fi hà d’auertire, & come fi che per molte cagioni può auemre quefia indi fio fìttone, Icj * quali hanno da effer giudicate dal buon falconiero con ottimo giudicio:&prima quando ilpicchetto è fforco per li pajìi graffi,ch’egli hà hauuti per lo poco spratto, procede da calcinaccio.fi cagiona anco da infermità ditefìa,& anco da l’hauer mangiato cattiuipafìi,cbenon piacciono a l’uccello, ■& oltre aò quandofipafcefòpra la purgatura, c’hà tenuto, nè ancora hà purgato. perciò ba puzzolente il fiato,che uiene dal faccbetto.procede anco da qualchefcoffa,ò firettas * che gli è data: & ultimamente precede da nfcaldaménto > chepuòbauerprefò l’uccello. fe fi uede, che ti male proceda da calcinaccio per la fomma graffetta, fi piglia del lardo di porco,cioè quelgr affetto più ulano a Ufcorza,&fi lana in notte acque nettiffime,&’ chunffime,che fila poi anco~ ra un bora ne L’acquafrefia. poi fi pigli a di lui quanto fio*» una buona fasta, & fi ponetnejjo mefcolando infieme un poco [p. 56 modifica]5 6 De la Caccia po.o di buchero fino ridotto in po/uere, & fatta come undJ> pillola,fi dà la mattina a l’uccello agorgauota,&filafcia fcapellato per due, anco tre bore in qualche fianca rimota: poi fi pape di pafio liquido, come farebbe di copie d’unet pollafirella di me%a uita. & queflofifàper tre ’■volte, un disi, & l’altro nò.(Sfi ho trouato ejjò rimedio giouar molto in ejfa infermità.<& fili male procede dalpicchetto porco, ò per purgatura non ancora purgata, c’hauejje in ejjo picchetto,fi prende l’aloè pathico, fi getta un pesila, come-* <vna nocella giu per lagola,pm, (èfi meno fecondo la qualità de l’uccello. che lo farà a la prima purgare,& in due, ò tre •volte gli netterà il picchetto. & fi dà in detto tempo pafio delicato, fin che fi netta a fatto.&• fe il male procede da la tefia, fe gli danno ffefie purgature con l’agarico,& fifà fiejfo tirares, & nel pafcerlo fifà auanzar il pafio con un poco di fatica. O*per ultimo rimedio,ejj’endo il malgraue, fi piglia melograno di reobarbaro, & un poco di buchero candido,&pifìato infiemefi fanno trepillolette,& la mattina a.gorga uota Jene porge una per dì, laficiandolo almeno tre bore finsga papere. O* è rimedio approuato per tutte l’altre infermità fopradette^. ma conutenein detto tempo dargli buoni pafli, & caldi. quando poi un’uccello hà piena la tefia di maniera,che l’acqua, ò marciagli uenga fuori da le nari, deuefi u e dere da che procede tale infermità: perchè può auenire da molte cofe: & prima perchè, quando figli dà l’acqua, non fi lafcia ben afiiugare. _s>; feconda,per non gli dar mai purgatura: ter^a, per pafcerlo mozgo, non [p. 57 modifica]De’Falconi^&c. 57 non lo far mai tirare: quarta, & •vltima 3 procede da bumorì humidi, di che <vn eccello più de l’altro ne palifica» a quejio male non gligiouando il tirare, & le purgature _j, s’adoprano diece grani àitrafufarapofìim <vn pezzetto di panno di lino 3 (dir col filo ben ligato fìlafcia<vna notte in infufone nel <vin bianco, & f toccano la mattina a gorga*» •vota a l’<vocello le nan 3 lafctando cadere in effe di quel liquore. & lo farà nettar, & gettar fuori per due bore molta materia cattiua. ma perchè il medicamento è •vn poco gagliardo, non conuiene adoperarlo per li muderami, che fono di natura più.deb ole. è ancora appropriata a tal male la radice di chelidonia lofciata ne l’acqua chiara per <vna notte. poi la mattina fifàpigliar l’-ve cello pur sgorga njota,&fe gli getta giu per lo collo ne la gorga quattro,ò cinque pezzetti con njn buon cucchiaro di quell’acqua de la infufoncj. quefagh netta ilfacchetto, la gorga, & gli purga mirabilmente la te fa: perchè nel gettarla fuori gettano con ef <zl_» molta femma,catarri, O* altri humon cattìui: & <vn pez^ %o dapoijche l’bauràgettata, fipafee di buon pafìo. ma, non rtufendo alcuno di quefli rimedi], per effere limale inocchiato,& di qualità cattiua, eglie necejj’ario venire al fuoco, & con vmo fide d’argento infocato darglielo ne le nari. & quefo è l’<vltimo rimedio, ma eccellente 3 & approuato per molte proue. & dopo dato ejfo fuoco bifogna ungerlo alcuna evolta colbutiro, doue fhà toccato col fuoco 3 & fopra il tutto dare ogni altra fera qualche purgatura di bambace a l’<vccello: perchè afe tuga la femma > O* il catarro, chcj H <vien [p. 58 modifica]58 De la Caccia rute» da la teflajjr netta ajfai bene il facchetto, & perchè ia_, ri fuoco fi applica a diuerfe infermità, racconterò di flint aceI: mente il modo dt darlo fecondo toccar renzgs.Se l’<~vc cello battef e <~vn poco di nebbia ne lìocchio,& con efj’o non r vedef fe cosi bene,bifògtza dargli il fuoco alquanto flotto effo occhio, fe ha male di gotta,à chiodetto, fe gli dà fatto: lapalma de U mano con de Brezza. ad ogni forte poi di mal di tefla è molte appropriato ridarglielo a le nari, mas pol ii rimedio del fuoco a le nari e molto celebrato per lo male del capo forno? quando /’eccello non mai ferma la tejìas x & con difficoltà può beccare, quando batte, fempre flotto ripugno <~và uggir andofl attorno attorno, equefla infermità pericolo fa, mangia poco,&quel poco paflo,che fegh dà,deue ejfer molto delicato,dandogli qualche purgatura con i’aloe, qualche^ poca di noce mofcata,&qualche fio di ^afrano } che gli rallegra il cor e gli r ifcaldagl’interiori,i qualifonoopprejfl? occupati£9* malinconici per lo gran male. Sono alcuni ^uccelli,che pati fonode fhumor falfoji quali fi beccano legamoe 3 &fanno fempre in moto,mouendo horfopra l’r vno, hor fopra l’altro piedes. quefli e buona co fa fa lafflar e <zm poco ne la njena tra lagamba» & la cofctas. Cr è rimedio affai opportuno. Se ’-un’rvc cello fi cauaffs dafe me de fimo le p enne dzs la codasde le ali, <& fi beccajfe 1 ptedi,facctaflrz/n bagno con l aloe pathico, con faceto forte x & con l’acqua dei lupini tutto infame, ponendo il detto bagno in njn baetlts grandes, & lafciandolo al iole per due giorni, poi lauifl tue [p. 59 modifica]De’Falconi^&c. 59 faccetto, & pongafi al Sole tanto, che fiafciughi bene, facendo quefio,fra il termine di due giornifi njedrà, ch’egli a fatto cejferàdi confarti. Se njrìrv ocello fujfe accozzato per qualchepercoffa ne-? le ali,(i mede la penna accozzata, ch’egli ha gettata ’via-?, té fe è tocca di [angue, come fono la maggior parte, facendo pigliar l’uccello, guardifì ne Cala il luogo, doue era la penna, (fijr fe ’Vie ancora il [olito buca,mn <viè male importante: perchè, ancora che la prima penna menajfe a botonzym, té cor refe più dei douere,té anca fu fèda l’uccello gettata evia: nondimeno la feconda egli la menerà affai perfetta-*, poi gli anmfeguenù la menerà perfettiffima. ma fe dopo la cozzai ara fi njede in ^on fubito ferrato il buco, dal quale è affata la pennata co fa e pencolo fa, che più la meni perfetta, pure alcune evolte con Cmdufiria fi può aiutare, & ferialmente con tal rimedio.fi piglia agrefla ^vecchia, @jr feme di ponzalo fatta in poluere,té con C’vno, & Caltro mifchiato infieme, & così per <vn giorno lafciato fe gli lana il luogo de la coniatura: perchè il [angue è quello, che, nonpigliandofiprefio rimedio,fà ferrare ilbuco. però tenendo per otto,Q diete dì bagnata Cala diquefìo rimedio & leuato con effa il [angue a fatto,gli giouerà non poco. & perchè occorre molte ajolte^che il falcone cadendo a Cbaccello congrand ffirna furia, non potendo ritenerfi,impenfatamente dà del petto tn terra,ò in albero,òr amo souero anco per ifcotro nel mede fimo rv cerilo, té piglia percoffa: però deue alhora il [alternerò bauer in tarmerò la fua mumiapreparata, té darla H 2 al [p. 60 modifica]6 o De la Caccia al falcone per due 3 o tre giorni trita in poluere [opra buono, & delicato pafta: che gli giouera fopra modo. Era gidrun falconi ero Greco.nominato Manalifdi ricordo di mio padrei il quale faceua runapafia con diuerfe jfeciene tanto eccellen, te> cbegtouaua non meno. forfè più de la mumia io ne ho hauuta di quefta pafta, ma non mai ilfecreto dt farla, <Ùrfe bene alcuni hannofritto& detto di faperlafare 3 non però lo credo: perchè io ho con diligenza pronato il modo di farla fecondo la opinione altrui.ne però mi e nufcita di gran lunga,f come quella del fopradetto Maefro. ben ho ceduto giouare 3 mentre djn eccello habbta hauutapercoffa 3 & fi’■vegga rima fa fiacco, con non molta fichieno-*. fidargli Jfeffmele purgature il naflurtiojetto ^volgarmente agretto. fi <~vn ^uccello fiefio fmaltifie 3 ancoraché poco, con fmaltitura non digerita.ir con diuerfi colori dentro 3 queHo è male di qualche importanza, però fi piglia *vn poco di reobarbaro con altretanto sbucherò candido sfatta <~vna pii t lo leu a 3 fi getta ne la gorga ruota de l ruccello s &, tenutolo in mano fin che l ha mandata in facchetto,fi mette poi fiapellato a L’ofcurOi.1 a fidatolo così per due, ò tre bore 3 fip a fice poi di buon paflo.&fi continua per due 3 ò tre giorni. & e buon rimedio. fiogliono anco venire nel palato "de la bocca agli nuccelli alcune naefighette come grani di miglio, che taruoli da falconieri fono chiamate.a quefiefi ripara con uana penna acconcia qua fi come fi con efja jcriuere firvolefie. & pian piano fi leuano le rvefigbettels: poifùbitofi ungono col mele rofiato 3 (df fifa tre di.O* queflo e rimedio fìcuro. [p. 61 modifica]De’ Falconi, Scc. 6ì Se un eccello hauejje l’a fimo, bifiogna-i antiuederlo nel principio, che comincia a patirne: perchè fubito che pigli#-# il tempo d’una fittimana-*, non è rimedio alcuno, per gagliardo che fìa,che lo pojj’a guarire:perchè la grafiezggi des> l’uccello, la forza del calcinaccio,& de la fiorchezga, che egli ha nel picchetto, finnge talmente tutti i meati del fiato, che nel refiirare è forzatoti polmone ad allargar fi, & Jìringerfi per aiutarlo: Ù* ne l’allargar fi fi macchia di quella fetida -3, puzzolente materia del pacchetto. fi che in quattro,ò cinque giorni s’mfiett a,ne ui è più rimedio, che-» giouar gli pojfia. onde l’aueduto falcomero,come prima s’accorge d’un principio di tal male,principalmente ha da tenir lì uccello incapeìlato in luogofrefco,doue non fenta fìrepito i che lo pojfa far battere,ò trauagliare -, eS* dargli ogni mattina per tempo quattro,ò cinqueghiarelle frefche, & cauate._> da l’acqua chianjfima,& fcapellarlo. che in termine^ di un’bora le getterà. poi fi gli uà appreffo con pafio di pollaJìro flato ne l’acqua-»-, & ben aflciutto, & figli dà conuenientementegorga, sì che habbia mandato in pacchetto, & digerito due bore manzi fera, poi ogni notte fi continua una purgatura d’aloe,&* agarico meffine la bambace: <& a quejìo modo fi continua per quattro,ò cinque di, tenendolo firn• pre in ripofi fienza trauagho.poi quando fi uede, che-fi comincia a fmaltire affai largamente, &* fi può pre firn ere, eh abbia il facchetto affai netto,bifogna metterlo a l’acqua in luogo opportuno, & fiequeflrato da le genti fe la piglia,è buon figno 9 &gligtoua molto.però fidsue farlo ben [p. 62 modifica]6i De la Caccia afciug(tre 3 gmrdandoJt di farlo difleratamente battere } conferuarlo ancora qualche dì con run poco di ripofio, dando* glipaflo liquido più,& meno fecondo che fi vede con buona carne, onero magro, O* a queflo modo, non ejfendo invecchiato il malefi può guarirci. S e l’vccello ha, feda ammaccata, & negra.*, per hauer •percojfo ne la pertica,ò in altro luogo, fipiglia garofolipefli, cannella,tanto de l vna,quanto de l’altra forte, &* fai* uia,rofmanno, ù^perfemolo, c3 * fifa bollir tutto inferni in vn pignatello con boniffima maluafiajafciandolo poi raffreddar tantoché la lavanda fa tepida, la mano pojfa _» benijfmofojfrirla,& con quellafi lana per quattro,ò cinque dì. che gli gioua non poco,<^fi rifoìuefacilmente. Suole anco difender humore ne’ piedi a gli vcceUì,che._» j prima fi gonfiano [opra, poi l’humore difendefitto la palma di ejfo piede, fra breve tempo,non curandofhfa i gheffi dentro, O^ fopportando continuo dolore fi fa debole de lL» f°r%a tanto neceffaria de la mano,nè può batter,òtenir vecello, chegroffò, & di forzafia. a queflo male fiubito 3 che. fi vede comparir [opra Umano fi toccafieffocon l’acqua._» di vite. & fi per ciò non refla di andare a tingiù l’humore, e> comincia ad ammafj’arfi fitto la palma de la mano, fi taglia vn pezzo de la punta de l’vnghia de Uperteghetta del dito di mezp de Umano mferma,ouero d’ambedue,f<Lj fino travagliate di talmale, 0 *fi lafciano vficire ottofò diecegoccie di [angue, poi filetta vn poco di crofletta 3 che, hamndo queflo male, quafl per ordinano tengono fiotto la pai* [p. 63 modifica]De’Falconi, &c 6j ma- 3 Ù* fifone [otto una pezzetta-* di fanno Imo nouo con un cerotto di ojjacrozgi difiefiofiofra umfe%9$tta 3 la qua * le glt abbracci tutta la palma de la mano. & è buono per la proua, ch’io hò fatta,il tenir fipra lafianga,doue fiponeva a ripofare 3 un fiacchetto di mattone ben pedio 3 & fiale 3 & temrlo continuamente bagnato con l’aceto più gagliardo 3 & fiorte, che fi può hauerej. Alcuni tagliano fiotto limale de^» l’uccello 3 & cercano cauargh queigheffi. ma il medierò è affai peri colo fio di non jlr oppiarli 3 per ejjere i ghefifi cacciati tra neruetti de la mano.però è molto meglio tentare di asciugargli humori per uia de’ medicamentifiopradetti. &fiL» auenijje 3 che neldifigremire conprefìez$a,oueroper altro dificoncio L’uccello per dejfie alcuna unghia maefi ranfie gli rimane un poco del corno 3 fipuò fferareichefra no molto tempo I’babbia dì nouo a rifare ^. &btfogna primieramente fungergli ilfiangue^poiporgliper quato piglia l’unghia un poco di cuoio fiottile con un poco di cera noua ben fretto 3 sì che non lopofifia cauare 3 <ùr laficiar per alcuni dì in quefto modo. &guanrà 3 menando giufio l’unghia a fiuo luogo. & fi per fiorte non gli refiafife punto del cornetto, o 3 come noi diciamo 3 tugho fitroua un fiele di gallina 3 { 9 *fi pone in un fa cchetto di cuoio tantoché pigli l’unghia, un poco più oltre._? ben hgato fiopr a ejjagti fiagna incontanente il fiangue 3 & fra breue tempo comincia a menar giufio nouo cornetto. ma conuiene battergli rifletto per un poco di giorni. Sogliono ancoragli uccelli patir di filandre più 3 -& meno fecondo la natura loro } & i pafii, che nceuono: perchè [p. 64 modifica]£>4 De la Caccia il dar loro molte «volte dt due forti pafiì, & pafiì freddi col graffio attorno che non ben curati) (gfi acconci fieno, loro fà putredine ne gl’interiori-, de la quale ne nafcono poi quelle filandre } b «vermicelli 3 che gli trauagliano molto, & fono atti a far andar di male ogni buono nuccello fra breue tempo. di quefio male ne patifcono più gli «vccelli biondi,& delicati,che quelli di piuma di color negro, o caflagno, che fono più forti robufli. Per difendere adunque gli «vccelli, che di quefio male-» non habbiano a patirefii danno loro jftejfe purgature d’affienito, O* alcune r volte njn pe^o a aloe a gorga «vota-*, &fi lafcia,che lo mandino nel facchetto,tenendoli incappiati,fin che fi «vegga, che l’babbìano mandatogiufo. poi fi mette-» l’«vccel!o a la perticai fcapellato fin che lo getti. & a quefio modo fi pub guardar da le filandre. ma fiefi «vede, che ffeffo isbadighando apra la bocca-», è fegno, che ne patifce. però buon rimedio è dargli due, o tre (Righetti d’aglio curato, O* gouernato in tal maniera, che gli fia cauato quel poco dt fufilo, chetn meteo de lo (figo fi rìtroua, che fia fiato almeno tre dìin mfufione in olio commune,chefia buono,& darglielo a gorga «vota, sì che fia netto a fatto non filo ne la gorga, ma ancora nel facchetto: & dapot che l’haurà, gettato, la filarlo così «vnagrojfa bora, poi paficerlo di patto buono, & caldofin^a dargli purgatura-», «vi è poi «vn altro rimedio molto buono: che è vigliar «vn budello di gallina _j, ouero di poUafiragrcjJ a, CJT ben netto porgli dentro «vn poco di fiele di por co, et 1 mt poco di fugo di perfintolo, & dopo pieno per quanto [p. 65 modifica]De’Falconi, &c. 65 quanto poffa capir lagroJfe^a,&> lunghezza (Fnjnapurgatura-*, ($r ligato con r vn filo da un capo,& l’altro ben netto da ogni parte darglielo a gorga uota,(dfi dopo mandato in faccbetto lafciarlo anco purgare,poi da lì ad un bora pajcerlo di buon pafio. libo trottato rimedio molto a proposto. io trono poi,che il fiele d’ogni uccello datogli ferina-* romper è molto buono per difender da, fimilmale.tutti gli uccelli, (dfi fe un uccello baueffe gettato ilp a fio,ptfi fìuedejf? infermo,(djr languido, come fogliano ejfere,quando da tale infermità fono oppreffiifideue uederfe l’bà gettato putrido, b netto.fe è netto, il male non è di tanto pencolo: (dfi fe putrido dpejfimo fegho. (efiprincipalmente fi bà d’auertire, fe l’uccello è in buona carne, b magro: (jffi fe è in buona carne,fi pub bauere molta fferan^a di guarirlo: mafcj. e magro,ut è poco rimedio a miogiudicio. pero fubìto, b poco dapoi che egli ha,gettato il pafio,ejfen do bora conueniente, pongafi ad un’acqua chiara, ((fi forgente, (fi fe beue,come alficurofarà,ejj a acquagli gioita,jfi lo refrigera fiamma mente, (fi il gettargli per la gorga la mattina a tempo un cucchiaro d’acqua rofafi affai apropofito & nelpafcerlo bifogna dargli pafli teneri, (fi delicati, come fanali pafio di uccelletto chiamato betterelio,b codaroff0,0 altro uccello di macchia: il pafio anco di qualche ferretto picciolo non è cattiuo: (fi il darli detto pafio bagnato alcuna uolta nel latte di donna pub giouarli. ma bifogna attendergli tuttauia, che quel fiato putrido, che dal faccbetto per lo pafio indigeno gli uiene a la te fi a tene dolofitto filato,(fifen^a appetito di becI care, [p. 66 modifica]66 De là Caccia idr’èjiongli faccia languire lo ftom’aco,’e^ lo rènda ctefiofe. dichegtoua darli alcuna evolta fioprail pii/loqùalcH filetió’Ui Tfifrdhb,&qu’a’che-pócìx ‘dì ’fòtkè’fedi nóce ’wófciit’iL»: dìe gli rende buòn fi: ato,<àr gl* fbrftfich ’lo fiord acó. mafie ^vi ejfiar’ufero ’,ch’e per lo gerì ai* d’èl’pdfio à ’èérWini ’p’éricblófi fi tidùcaifUefiòfih’iò propóngò,e un rir/iediò affai opportuno. p’éòfefè in tempofihe Migra fatto piacevole fa, contitene filfierlò’di ^uefii’p’àfiifipr’dd’eht: t&grìonfi ne trinando in k’ètttrtenipdidàrh "ttófi-qióaifìto fitti ’dì rbndtn’eUi, ai quali Jra leuato tutto’ilgraffo;& tutte l’ojfa.ér darli foprailtutto calài. pòi ejjendo fuori in rùtila ne ToficuYar de la notte 3 leuata la lunga & il capélletìo, Infurio un ’vicino ’vfcirdì ni ano, ’($• andar a la campagna, doue a lui piace, & a pigliar quel rimedio, che gl pare: polla ma: fina laf tarlo an ’d’àr a piacerfio.iyafandare^ &, pigliar quel rimedio, chi.» ijfbfaprà trouarfiipdt cortie comincia afarfifientire il caldo y fàtue pigliarlo con qualche uccellino gpafcendolo dieffo pafio- netto, & delicato:&*Cosi feguendo per due, Ótre di, ciò ^gioita mira’bilm’èhìe, & è il miglior rimed oper ffdruteri 3 dita talh’bìal’ff’élMeht’atb. Et Je aÙicnealtiina hJ’oltà^ -ì che fuccèllo habbia prefi gran gorga di catt. uo pafio.. cónte de ìairone j che è pafiógre^■y^pe’ffMo } quaWò-fidd’efraòrdihàrumènte sfi fiued ciche l Eccello tenga ejj cì pafio fè ‘la górga affai pi u del ìem finche‘fi conuiene apadircLi t fienai mandarne punto in jdci! jeito,bifigna prima,’cbe il pafio ’diUènga putrido farglielo gfirt óre Ifieiòfpigli a unpcò% fieriìfit /còme e ingrano di [p. 67 modifica]De’ Falconi, &c <5f di fava, & rnifcbtdU con un poco ài..mk fi lofi, dandola.a (ii’A • cfe getterà fibitoeffi pasto, poi gelato, figli latterà Ingorga con un buon cuccbia.ro d ac~ qp.arofa.& fi laficia così per tutta la notte, poi la mattina» per tempo ’fivìi apparecchia un colombino utuo, £r fe gli datino ambedue/e ali caldefen^a ofi,& nette de’graffetti: &JÌeojniipjta per due dì jtmili pafii. • tal manier a fi ri/kra kewfinio. Ef fe un’uccello patifee di pidocchtfifimo di quei cime fini, fino c attlni finn: & fi non fi libera tofio,per buon pa- da imo fio’che fi gli dia, fià fimpre magro, gfi afflitto. ma fi fino fg® pidocchi grafi, non fino cosi tatuiti fi? con maggior facilità, no gh vefi caccialo ufi. a guardar gli ’uccelli da ejfl,e ijpediete u.edcre fiejfo le pertiche^ fi fianghe,doue ripofino, che non ut pratichili fopr 4 galline fio colombi: che rare uolte,ò non mal fiatino fenica. quefii fon quelli, che infettano le (finghe. Bifogna ancorché ilfa leoni ero fi firoc^iero non mai attacchi alafianga il carn ero: perchè tenendo dentro il puffi di gallina, pedo, ò colombino y fimpre un (tanno dei pidocchi^ che in un momento s’attaccano a U (finga,(? fi cuce uno negli uccelli. nè mi piace, che in campagna, ò p.erfir uolare.altro uccello, 0 per dargli /’acquafi Ughi l uccello al carniera, come ho ueduto fare molti: perchepojfono anco pigliar efi ■pidocchi. I rimedij di leuarti fono quefii, a parer mio, 1 più gioueuoli. Bifigna pigliare un poco di peuerepeflo con altre tanta trafufira pejta, O* metterli infime a bollire nel’acqua j poi lajciar raffreddar ejfa acqua tanto, che fia tepida, v ’ i * T * (Tt* [p. 68 modifica]£>8 De la Caccia 6 " bagnar tutto l’-vccello,pòi lodarlo afcìugar a! Sole,fej non e troppo ardente, fi può amo metter a bohtr con le radette co/e -vn rametto,ò due difam„a,che hi -vn’odor oaoliarMUU a Quarti a fatto, -vi è poti! rimedio de l’orpimento macinato,,1 quale fi può dare afautto, V-iaonato: O" gtoua-a molto. &fe -vt fono pidocchi grò fi, hò -veduto gtouar tjueU herba, che-volgarmente è nominata menta-o a/ cca ^’>f‘ft‘i->,&cauatoneilfugo > colqualef,alauato ■££& Jll[ e u r " T"/ c ’ mi fi” i >d ua ndofi hà dato a t-vc «ino agl, «“» «primo rimedio da mefepra detto,deuefi la fera.qua’ do-viene / ofcuntà, metter fitto a l’-vccello panni lini netMT’& irglielipoi l prima, che apparifca il nono, che fi ntroueramo carichi d. così fi^, & no, ofiammalati, ‘hefuggendo firitirano, & s’attaccano m effe perite, mo-a conmen leuare effipanni prima, che appan/ia ildì, a ciò che non tornino -vn altra -voltai fipra l’-vccello; & a quello modo continuare, che m pochi dìfi libererà a fatto. Ho ragionato fin qui dei medicamenti,chefi pollino farew tjferentcmente così a’ falconi, come ad afton, 0 - fharuieri. Refia bora, ch’io parli, come bò prom elfo, di e K adori, &ffmtmcwe de la§ecie,&natura loro, & delmoMotì v! r lmma " itcmUll ’ l ’l m Ka,^mduflr,asì,ch^ T*l òli* hum ‘P‘ m ■ & comincierò da gli ajiorifir,. d»™“i fonare‘ Ch m ”.“ d’-vcceU,,gli loro nam- on ’ lter ^li di-vnaifìejfa forte, noe l attorci che e la. & perchè ne-vengono da dmlrfiparnh [p. 69 modifica]De Falconi,&c. r 6 p quefìa noHra Patria del Friuli, comincierò da quelli 3 chtLs ’vengono pre/t poco dapot che efcono de’ nidifìcome io ne ho fatta prona de la natura, & de l’ejfer loro. Sono dunque^ alcuni a [loriche r vengono da la Dalmati as, & da l’Albania portati a Venetia,& di là anco in quefìa nojlra Patria: £r fono, fi come in ogni luogo, di macchia-;,& vita l’vno da l’altro diuerfo. tuttauiafono vccelli animofi, famelici, & che arditamente vanno al groJfo,JJ?ecialmente gli a fiori, però pochi rie fono a pernici, ma a fagiani nefconoeccellenti, & a la lepre molti arditamente vi vanno, & la tengono 3 fe non •vi e bofco, ò macchia, con gran •valore. vanno anco coraggio famentes al’vccello detto tar abufo,& ad ogni forte d’vcceUti, che pojfano arnùaré, intrepidamente s’attaccano, & lo tirano interra. ma perchè ih queflo nofìro paefe vi fno necejfarij vccelhgagliardi per la patffà de le-* pernici, de le quali in quefte campagne ne habbìamo honefìa copiai perciò non ne fono quefìi d’vntuerjal fodisfattiohe, Sono poi altri vccelli, che vfati da’ nidi vengono prefi in dmerjibofchi, & montagne. a sì del Carfò, come de la Carinola, & de la Canntia, & fono tutti quaf di naturai, e ffécte poco differenti, quefli fono animof, (gfì gagliardi, (^r ne ne fono molti di quefìi, quando capitano in mano di fìrwzgf ero di giudicio,buoni di pernici, (èfì di fagiani,&fì confanno indifferentemente così a l’vn.L^, come a l’altra paiffa. il che in pochi altri fi ritroua. Sono poi alcuni altri, che vengono prefìin quefìe montagne de la Cargna, <& di Maniaco. & di quefìi così prefì a tempo,per parer mio,ne [p. 70 modifica]7 ® De la Caccia rirfccm (Wsfe*,. gliardi,a merchi non mi muffii éhéwk * ■&* turali, ^iZ^t knm ^‘ n ì-f^rp^ffe. (rwtàfo’Jfaf no mi- dubiot migliori: perchè battendo patjfatenel putiamo, e^ ^° n * 4f*f^r»dàlwéK* eftendodtm^Jllahtdwghardi^per«fp,dpratichi de gUtn, dfgna 4 *ca*r confluenza, che ri efcano meglio, grquefk, efiendo pei la f^jeJ.t: p fi rn m. m ^or h foraneo m quefU^ria^ h fm adoperati ■ ^uefltr^ceUi fitto di penne, £* macchie^ diuerf l uno d i l altro s de lepidialcmefono bianche con cene r Acchmttrj > che tirano un poco al negro. mefli fo.no a parer mobili granfino, che wfanofli bontà perfètta. Smo alm4tpwn,a> <? macchia rugmofad del color de la caflagwa,con macchiagrojfa dinanzi, quefli ne fono malttMgluar.m*ht.*fJu rvtdft’i perfetti. Sono oltri dì pei,. <*•>&’■ "f<émék "«Ito.affocato. e» h,fogno notarù, che alcuni hanno le macchie dinanzi ancorché ra/Je, nondimeno minute: < 0 r fin le hanno,molto.pd grafie. Io neh •veduti riuf ir buoni dedurne dell altra fine, ma moU to migliori,quando.hannole wapchie grafie. tepidi -Uccelli la macchia grafia} molto celebrata. Sono altri adori,c hanno L macchia negra flfit graffa,^ hanno le penne de la coda con fegmgraffi negri atirauerfati, come fi fulfero di hi fu. di quelli ne h,ò uedun rari, che per buoni pa dano, f correre,ma molti dipocoufire. D t tuttepoi ih ffectedtgli fi o ni*Jif^^ [p. 71 modifica]De’Faicohì.,&c. y: ingahni,nòti denotando bontà, ualore: perchè fìfi*%&•■ de aff&fè, ò’téfàptò dbfiófto’cdn-isn petto dicolombo gettato. in flibri 3 coti le a V (ir ette ritir ette ih alto a filo luogo iòdi coda più tòjìogrande, che picciolo, con ia coda rifritta, con poca penna, & thè (t aèco’mmòdtfopra il pttpnócon bella di fio f-’ ìfione,&- altererà fientendiifi’fbpra Cffv di buon fé fi; quefittali fatti per mahì) di buòn frangierò raro è, òhe non riefranò ’buoni. Sono poi a ’cuni a fòri, che uengono di puff aggio dada Sebi tuoni a & hanno -un poco di fegno negrofopra lafiommitd deb becco ul dritto de le nari; il qualfegno è det* to da’fiPUggieri’là mora; & è più, &■ meno grande ficòn» dòiò-condì tionè degli Accedi. que(irnefcxmo.per ordìharU) inóldobuonì j^fiegirdlati. ■U’dfioìrèi i & il tersolo 1 fimo di na ■ tur’a’ptù fi^WàìtHychC’iutiigjì-alm «uccelli dirapina banéo’irteno còlemgffi àltefe^ga.’per ciò fino ancofacili dì ’rìdWJf amici a th&mb;nftdMd<fi>dbfàéfiMÌj & > pimemli’. Allori co -6^ fi non fi fanno ’con’préfiegg* 3 fimo anco facili adru-mir ”*Jj *** ’•Vili’ } &‘ eh mun Aaxlofe.‘perciò fiibiio ■,• che,peruehgono atte ceuoli. WMì^éofirU^ei l oibfiignM i àhbgh ’ufi.continua dihgeni^afico’me dirò. Pnhìieranìente conmeneformrli di getti, gu:nò-agito } lu nga, t&fónaglijpoi metter loro un cApedetto leggiero, & ufiito, tenendogli mmano. & i o lodoche fi hdia’ìoro’ucggJnjpCr’unajò^eyìotn-ifer’rtrtd’ethfpttceHo* 4: ’à’Ieàpe’Ut ‘ito-,psfiendóh ìdt fifio dtpdlèiifiro i&r facendoti • tir‘fre’ ì &’‘MM%fir: é > il fàfioa poco a poco ffiWebéfiuedeùn loro Una bùmfl.tg(frga.gfi a-quefo modoji deue t entri’ «uète’llofer- dte&ire-giorm /finc-bt’eiunpo cL-difctghxrlo w* a Ih or a [p. 72 modifica]72 De la Caccia albor a poi continuarlo a-tenir in pugno più che fipuò 3 &“ pafierlo di pafii fintili ancora almeno per due dì mcapellato poi il terzp di ritirarfi m vna camera a me%a luce col pafio, &, ficapellandolo, c veder fe vuol mangiare: &,fcj >i mangia bone piamente rifio luto, dargli qualche voce,&,mouendo la man dritta, alcuna evolta toccarlo, per affiorarlo meglio: poi l altra mattina paficerlo fiapellato a compiuta luce: &, mangiando vn poco più ficuro, dargli voce_j, O* afficurarlo mouendo,come di fiopra, la man dritta _». a quefio modo fiacendo, dandogli pafii liquidi, astenendo più,chefi può,,m lungo il paficerlo fra tre, ò quattro dì mangierà ficuro i fifrfe ben lo firu^iero fi mouerà, non refierà di beccare,(tifare il fiatto firn come è m quefio termine pascendolo a tempo, fipuò la fiera dergli alcuna purgatura _» di affienito colbambace,ouero con la floppa,zsr la fidarlo la fiera fiapellato a lo ficuro a purgare:poi la mattina, quando hauràpurgato, fideuepigliar nana fiotto coficta di pollafira 3 & apprejfarfi pian piano a la fianga, doue è.&> fe affetta fin%a dibatter il pafio, che fe gli accofia 3 è molto buono: £sp h fogna lafiiarlo beccare, tirar per vn pe?$g,fin che_> fi fianchi,dandogli qualche voce: poi tncapellarlo, tenendolo m mano fin ala follia fua bora di paficerlo: poi paficerlo a laprefen^a d alcuno, ch’vn poco larghetto fimoua tn sù, ingiù. & n. mostrargli anco cosi al largo vno bracco di ve celli, eom.be fi ha pota paiffare, mi piace molto: & come poi 3 ciò facendo 3 (i vede,che non teme de thuomo.nè del cane,fi può la mattina, quando Jivà a la Jhnga,farlo fiat [p. 73 modifica]De’Falconi j&c. 7$ far in pugno quanto è grande la lunga. & ’-venendo ficuro, tenendo fempre nel pascerlo tl cane ’Vicino,fa bifigno poi cominciare a gettar lo firamazpp -, &,per più ajjìcurar lo,gettargitelo per due ’volte almeno in camera, o tn fiala-». Zsr fi può per laprtma ’volta, a ciò che più ’volentieri fcenda dal pugno, gettargli [opra il lodro <vn colombo <viuo, ma-» non mai gettargli polla(ìri,ò galline <viue. Z3* menare r vada bene [opra il colombo,fipa[ce con piacere dandogli ’voce, l’altro dt poi fi mette in terra[opra nanapolla [ira morta, facendogli il [olito piacere dandogli voce-». zy mentre piuma, fi deue mouer lo [ruzzerò hor qua, hor là per meglio affìcu trarlo: Zy nelpafcerlo fi chiama il cane, dandogli qualche affetto, a ciò che lo riconofca meglio fernet hauertema dt lui. poi fi comincia a chiamar fopra lo fh amasio in campagna».& ciò fi fa per due, ò tre giorni. Zy quando fi rvede, che-* vada rifiuto,Zy lontano r vn pezpp, hauendo la filagna à piedi, fa bifogno caualcarlo in campagna-*,portandolo per vnpezpio[spellato,a ciò che vegga thuomo, ilcauallo, Zs* i cam,Zy fi ajficun bene. poi btfogna mettergli in campagna runa fi angamo nero altro appoggio,Zy lafciarlo ad offa andare pur con la filagna-»,zy gettargli lo firamazgp vn pezpp lontano. zy[e vi và[ubilo nfolutamente, facendo ilfimi le,ZS* meglio il di[eguente,[arà a l’ordine da volare._*. ZS* fe è vccello prefò ne’ primi tempi, contitenetramarlo con vna,ò due pernici viues facendogli ogni volta quel maggior piacere,che fi può.mafie e pnfi tardi, Zy hà veduto U camp ugna,io nonfento,chefi traini,ma bene che fi babbu-» K né [p. 74 modifica]74 De la. Caccia pe’ primi tempi del metterlo in uccellofempre una pernice •V incaciò che facendo fi uolare,ne fi potendo per qualche _* dificoncio reborir la pernice da lui fognata, onero,ingannato da lei Eccello mentre la cerca in qualche macchia,effaprima,che l,ofruscierò arrmifia lernta, & rubata uta, onero- offa,correndo in qualche parte, per difetto de* cani reborita non fia: alhorafa bifogno, eh e lo fruscierò, fatto leuar t’-uccello a la più ’-vicina brocca, lafci <-ufcir quella pernice, ch’egli ha urna in mano. &r fe troppo gagliarda foffe, le fia lenaia una pennato due per ala, a ciò che l 3 uccello alfi curo la pigli y habbia piaceres Jafiiandolo pafeerein terra di quel pafio caldo. ne però fi deue re fare di hauer ancora per ( due,ò tre uolte una pernice uiua y a ciò che,non potendo per qualche difgratia hauer piacere de la pernice di campagna y mentre però habbia fatto il debitofùo t l 3 habbia almeno da^s quella del carnìero. & a queflo modo, effendopoftì con piacere m uccello y fegmtan poi fiempre tutta lapaiffaa far bene,pur che lofruscierò non fa troppo ingordo. Òr uoglraL», farfare a l 3 uccello ptù di quello, ch<t^ può, non gli facendo quelpiacere,cheficonui.ene.er perchè molte uolte, mentre l’uccello,che ancor non fia ben fermato, habbia fognato,fe gli uà adojfò gridando con molti caualh, & cani, cr fi fa leuare,X5r andar lontano dal luogo,doue hà fogna to, & da ’ la ingordigia de 3 cani è leuata la pernice, %£, eff óndo lontano l’uccelloyejf a pernice,cheper faluarfi uà fempre al contrario del luogo,doue ha ucàuto andar l’uccello, piglia un l grandiffimo. uantaggioydoue che poi difficilmente, fe non fono [p. 75 modifica]De Falconile. 7$ no in eccellenti buoni > lepojfonopm fegnare j & fetrt^y è quattro evolte fi comporta loro quefio ’vitto del recredere y fono inediti.O’fefìhà aflore, b terbio, c he buono fa, fen%a <vitio, non mi piacer, che fi faccia ’volar e a fagiani: perchè come -uccello men gagliardo, & più ’Vile, facil cofit ì,che leui l’attore da la pronta rvogli a,ch’egli ha contra le* permei: &* tanto maggiormente, perchè la paifi’a de’ fagiani fifà nei bofcht folti, douefi dà gran trauaglio a l’^u ocello, (gfi rare <voIte amene, chefìa pafcìuto con piacere. oltre che jùbitOych’eglì hà cominciato.a pigliar fagiani, t factlcofa è, che risolando a le permci,& andando r verfo le <viUe, <v eden do la commodita de’ caponi, de le galline, & de’ poUafin, fe ne fcenda a pigliarne alcuno in piedi. il che è nonfilamento pencolo fo per li contadini> chepojjmo uccìder lofi almeno mal trattar lo,ma ancora pencolofo per l’njcceUo: perchè non arcuando lofrusterò a leuarglielo toftofuori de’ piedi co diJf tacer e, & non offendo trouato, che fi pafea a Juo modo fo pra,è cofafaciltfitma,che in ogni tempo } che a lui parerà,non potendofi così prefio reborire,piantato lofrusterò, fe ncs •vada a le <ville per pafeerfì confìmil ’vigliaccheria. & perciò non farà mai più ’vccello reale, & buono. Sono alcuni afiori,ó*terzoh,che ’volano congrandifjima ’velocità. ma

  • volano baffijfimi radendola terra:poi quando la pernio o>

è rimejjafanno la forma,& fi piantano in terra, doue è ntnejfa, ouerojalgono fòpr a qualche arborea eminente il più nticmo. quejti mettono m grandi film a paura la perni ces.: perchè con efierle fempre al pelo lajlnngono molto. Sono al K 3 cuni [p. 76 modifica]76 De la Caccia ij ||Ì; M I r «’ | lite curii altri,che nvolano alto come <~una torre-»,&più^ fèguétando pero Jempr e confrefca ala,(dfrferrea tefe _». fjr quefti tali in queflo noflro paeftLs, dotte è tanta qiiantttà di arbori & piante,mi piacciono più: perchè fi pub cedere, & giudicare molto meglio doue ^vadano a fegnare,Cr poffono ejfer Afrori fa- topo foccorfi. il che è di fomma importanza.. Uaftore, ty il niatici di terzplo è, cornea ho dettoci più flemmatico di tutti gli altri tn vicini rvcce ^ i ^ 1 tapina.però, per fouenirea queftd loro imperfetti rapina, none, cornitene fargli tirare ogni mattina attorno qualche. _> rimedij a co ^ a ^ man K° > oUero qualchefottocofcia di gallina. & perquefia io- che intorno a ciò ho trottato njn rimedio, che mi e nufeito fluone! a jJ ai ^ ene > non m diffiace raccontarlo -, O* è, che, mentre fifa tirare,fi habbia di quà y (djr di Là nel pugno <-vn mazzetto di ruta,il cui odore lo fa fìarnutire, Ò* con quella forza, chefà nel tirare,glileua molta flemma,& catarro. mi piace anco, che fegli dia fpeff’o ne le purgature _» tagarico, & l’aloè, che gli e molto appropriato. tr* fe fono amici de l’acqua, bijogna dargliela ejf o,non già ne le conche, ma ne le_* acque chiare, <y <xnu^, & forgenti, & in luoghi rimoti, Terzoii Infoiandoli bene afciugare. ti che molto lorogioua. llterzpdeboli de ^ e a H ai P tu debole de Paflore: & ancorchépia più leggero, gli aftori, nondimeno L’ajtore mette m maggior terrore lajaluattctna. mLerzolo bifognu hauere queflo antiueder di teniriofempre né" tempi freddi pieno di carne,dandogli buoni pafit y &caldi; perchè fe fi lajcia diuenir magro pudico fa è, che per im■p ot enzg. non finif ca di fegnare, <y come comincia a recredere, può anco ejjere.,cbe sauiiijca a fatto. Uaftore è piùro - bufo, È [p. 77 modifica]De’Falconi,, 5 cc. 77 bufo, & 1 può fopportar maggior fatica.■-», & ne maggiori freddi rìefce meglio. c zr que jìo è di ricordo quanto io pojjò dire ne la materia degli afion, i5r de tersoli fori. Sono altre cofcj, de le quali, rileuanti y non ho, rvoluto ragionarne.folo quejìo mi refa a dire, che fe l’afiore, ò il terbio èptaceuole di maniera, che, come ha fegnato, fubito arriuato lo frullerò gli nuengain pugno,quefio e <~un grande auantaggio a la riborrita,& fìdeue rifare ogni diligenza f e non fi può il primo anno,almeno il fecondo, che ricono fc ano quejìo auant aggio di rifalircon prefedra in pugno a lo frullerò,a ciò che col giudteio di ejfo fa micino a la-» riborrita de la pernice già fmarrita-»: perchè effóndo a la-» brocca, rare evolte amene,che la pernice,bauendo corfo lontano ne la riborrita, non habbta molto auant aggio, lichen fà,cbe non fitoflopoffono hauere il piacerebbe fi de fiderà-». Hora re fa a ragionar de gli a fon muderami.Se dun Aftorimu quell muderame è di prima,ò feconda muta, ciò fi può com £ 0 ™™’ j prendere da" fegni de’falconi da me fopradetti, ancorché c °notcaquefii r<uccelli molto meglio de’ falconi fi mutino: perchè di no di pn feconda muta rariffime njoLte fìtroua loro pure <~un piumtn ™ c a 0 5 n ^ dl foro. tuttauiafnuede da la morbidezza del pie de, dagli oc- muta— chi non a fatto roffi,&affocati,da le macchie nel petto affai graffe, da la lunghezza de la coda, che fono ancora frefehi, ejrgiouam. quefii ejfendo fatti con diligenti-», & con njn poco di più lunghezza di tempo dei fon 9 C 7- * chefiano fenzgt rvitio, lafciandogh m buona carne, rare <~volte mancano di ’ effer studimi funi. O*, continuandoli con piaceri, fanno tutto [p. 78 modifica]78 De la Caccia tutto quello, che po/fa fare altro buon nuccello. ma bifogna hauer loro qualche rifretto il primo anno: perchè._» fono alquanto deboli, & auertire, che 3 ejfendo molto più pratichi de la campagna de’fri,hanno anco quejìa parte,che fubito, che hanno la pernice nei piedi,le voltano il petto,& hauen do poco piumato,trouano il <uiuo. il chefatto in diece, o dodici beccate fon quafì a fatto p a fiuti. & f fono trouatt da lo fruscierò in fai terminifbtfogna hauer defirezga net andar loro apprejfo.^ ricuperarli f lafciano la pernice,0* fanno nona notte fuori,e poi diffìcile iltrouarfirada di ribatterli,fi non fon molto piaceuoh,&ben incarnati.che co<-vn colombo njiuo,ò con <~una pernice fi poJJ’onopigliar e.ma nofi deue poi far li più <■volare per quattro,ò cinque dì,fin che non tornino a riconofcer ben lofiru: zgiero,<&* no fieno molto ben a l’ordine. Conuiene anco guardar molto benebbe da’ bracchi ingordi non fia loro leuata alcuna pernice dai piedi.’perchè quefii eccelli tegono molto meglio a memoria 1 tonache nonfannoifn,che per natura fino più piaceuoli,&dimenticheuoli di fimili difriacen. Ho ragionato quanto batta in materia degli attori. refia bora, ch’io parli de gli far uteri. Spamieri S ° n0 demi fraruteri off ti biondi in orno a la tefi^,0* quali fie- condona macchia dinanzi affai picciolanel campo bianco» rie fono molto ptaceuo(i,ma deboli^efino molto agili gliori. nel ruolo. Sono altri di macchia rugmofa, e> ancorché fieno njn poco fuperbifono nondimeno forti,&gagliardi, & nefeono bemffino, hauendo lo jtruT^iern pattenda dtfargli piaceuoh. j ono altri di macchia rojja: O* quanto e più grofi f a > [p. 79 modifica]De’Falconile. 7p fa, tanto e migliore, queflt hanno per ordinario nel princìpio de la fchiena le penne tortorate, che danno loro molto ornamento: 0 riefcono bemffimo s ejjendogagliardi,prefii, 0 molto animo fi. Sono altri di macchia mimt adorne quella del tordo. di quefii rari ne ho nveduti di gran bontà: 0 fino qua fi tutti di poco ceruello, 0 non tengono memoria dei piaceri hauuti da lo fruscierò. Sono altri di macchiai pur negra,ma grojfa,0 che rajfembrailcores: 0 altri con macchia negra, 0 lunga. di queftinehò ^veduti molti gagliardi,forti,& animo fi: ma fino fuperbi, 0 colerici s 0 come fallano qualche getto, fanno su lefue prima, che fi tafano pigliare 3 0 uccellano ^volentieri a dtuerfì eccelli, perciò non mi piace, che alcuna forte di fiar utero, che buono fa, ffaccia colare ad ar%efiolzj, ò, come noi chiamiamo* gherle: perchè f r vfano ad ^uccellare,, pigliando qualche ^-uccelletto,lo portano di albero in albero,fin chefp afono, 0 fanno difierare lofrutterò,che non <~uede rimedio di ricuperarli sitarlo... Io ho rueduto ancoalcuni fiar uteri nominati de laguggia, che ’vengono dal Bergamajco da <vn monte nominato laguggia,ajj’ai belli,& difio fi,<&riefono molto benes. La mano de lo fiaruiero quanto è maggiore, 0 abbraccia più ilpugno, tanto è più bella: &fiè gialla, èfiegnojche è figliuolo di fiaruiero rvecchio: & fe e bianca, non così. Lagamba •vuole ejf r afeiutta, 0 netta, 0 non graffignai f órche,efjendo talefacil co fa è * che, dandogli fatica, gli concorran dentro molti humori. 0 quanto lo fiaruiero ha meno piuma, tanto più mi piace. è buono anco,che^ [p. 80 modifica]8o De la Caccia Jtfenta in pugno di buon pefo, &* eh abbia il collo <"un poco lunghetto,&la tefia conueneuolmente groffa, il becco grò fi fo, le nari larghe, le ali poi fimili a quelle de le rondinelle firingate, <& boneftamentefiottili, con la coda diftojìa, & tutta <~umta infieme. Io ne ho veduti due, ò tre a mierdì 3 ch’anno hauuto tredici penne ne la coda 7 <-vna più, delfolito: & fono riufeiti molto bene _s. Lo [parutero è di natura altiero, O* colerico molto. onde fa bifogno nel far lo piaceuo/e hauer molta defirezga con lui: perchè chi non ha patienza,mal può riufctmes. Sparuieri, Li fi/ar uteri fono di diuerfeforti, & (fecits,• majjima de?& na- mente quelli, che nvengono m quefta no fra Patria, cioè nimodo di 3 ra ma^gotti 3 raminghi, & mar zar oli. Li [paruteri farli eccel- nidasij nvengono in quefto paefe trouati in diuerfiluoghi 3 col fparùieri me ne ‘ bofiht de la Cargna, ne monti fopra Manidafij do macOy & in quellt fopra Tolmtno. Buoni fono quelli de la uinoyquà- Cargna: non men buoni quelli fopra Maniaco: ma ecceller K ecce? n f[ im 4 parer mio quelli di Tolmino. Bifogna nutrir quefii Femi?* in ^na fianca, ò camera ben netta, & tenirglt frefcht con doue e rvlte f otto mutate ogni terzo di con l’acqua ne la-» uernare, conca nettai chiara,mutata almeno ogni fettimana-*. gs* ceuoli P1 fi cÒnuientLjyfe fi può, gettarli ogni dì qualche pafjèro, ò altro deboono. vccelletto nji to, a ao che conofcano, gjn s’incarnino al ’■vino. poi quando cominciano a •volare, fà bijogno ogni altro di gettar oro qualche quaglia, ò altro vccello viuo, che-» •voli: perchè,non gettando loro di viuo ne la fianzgu», è il maggior trauaglio, chepojja hauer lofiruz^iero a farglielo [p. 81 modifica]De’ Falconiere. Si tonofeer, (d$r incarnar in e fio. quando poi fono ben afeiutti de le penne, & in efi’er di cauarfuori, fi pigliano la notte.* a l’oscuro 3 (gfi con ogni maggior defìr ez$a~> fi pongono loro t getti col guinzaglio, & con la lunga.poi fi mette il capei letto 3 (efi i fonagli 3 (djr fi aggiungono loro anco le braghetta pofiefiotto l’ali coi cordoni di fita~» 3 ouero di cuoio fiottili ap~ poggiati da la braghetta al getto con quella mifiura, che pare a lo (ìruzgiero di laficiar Antecedo atto 3(0?- libero al ’-volare, gjrquefio fi fa, a ciò che ne lo fungere c-ol pugno dietro la _* preda, lo fiarutero non pigli qualche finiflro ne legambes, coficie youero anckc^i<& fio fio ne lafcbiena _» s quando fono paijjati da chi non molto ne sci. ma ben giudico io, che chi paifi a con -un poco di giudtao 3 & con li fi anneri liberi da quefio trauaguOichan ne le ali, qua firn tutta la-’vita^, Jia molto meglio, ((figli ’uccelli <voLmo, più gagliardi affai, pur bifogna, che tutti ji Jodtsfacciano del parer loro. Miu> per tornare al modo di par piaceuoli, & metter in paijj cu» gli <-u ocellifopradetti, dirò quejlo 3 che facil co fa è render piacerle runo (firmerò nidafio: perchè ne la stanza nelpafeerLo è fatto di giàmezp amico de thuomo. poi nonfìhà deu* tentar altro 3 che far lo beccar ficuro a la pr e fenici degli h uomini, del cane3 che fihà a paijjare. & perchè ne* principi^ fimofirerà altiero, & 1 Juperbo, bifognerà per ciò a poco a poco } dandoghgiornalmente pafii liquidi,fargli riconofcere chi glifà piacere. poi quando fi ‘-vede beccare fieramente ) & finza penfiero, fi mette m pertica col fio panno lino fiotto >a ciò che dibattendo non fifaccia alcun male,ma ritorL ni [p. 82 modifica]8 2. De la Caccia nialfohto fuo luogo.fi bene ogni forte di gente caminatido fi la fa a jfiejfi cedere, ciò non importa. anzi lo rendei più toflo piaceuolcs. & mi piace, che lo jìruzgìero fiUfci fipejj’o nvedere colpafio di core ben netto, ò con qualche cofcia di pollafirello, O* accofiato pian piano a faccetto, mentre.» gli fatta m pugno, dargliene quattro, ò cinque beccate: poi difgremito ritornarlo in pertica, che a quefio modo facendo, m termine di due, otre dì ricono finto il piacere da lofirnz^ ziero, fnbito,che lo’vedrà farà pronto a fltargli in pugno, & <venirà anco per vn pafio, ò due lontano, pero fempriL» con la filagna^. & fe non <vieneficuro,non bifogna ajficurarfia chiamarlo lontano: perchè come comincia atrar al pugno, facil co fa è, che riceua fiejfo dei dif taceri. poi fa bi fogno caualcarlo, & flagellandolo mofirarglt la campagna» il cane,con chefihà a patfia re, & al tardipoipafcerlo così canale andò in pugno con dargli qualche fifehio, fi come fi fuolfare chiamandolo a pugno. indi s’incomincia a chiamar in campagna prima a piedi per due di almeno, la filando il cauallo,&ilcane poco lontano:poi a cauallo, bauendo il cantilo piace noie, & che fi fermi doue fi vuoici. Venendo ficuro a cauallo, (introna nana quaglia hjìuos, c ’^fivàtti nana campagna netta, & ligata ejfa quaglia per njn piede col capo de la filagna, <& per l’altro capo la lunga de lo farmerò,fi mette ejfa quaglia fitto <vn capello?(dfi fiapellato lo jj armerò, lafiatolo pigliar aere per vn poco,fi tira ejfa filagna per leuar la quaglia ili fitto del capello y la qualefubilb sfitta fi leueràa volo> 0 * veduta da lo fiarmerò, s’egli [p. 83 modifica]De’Falconi j&c. 83 è mordente, fubito[eglificcherà dal pugnOi&t*andrò, a tor in piedi: &• la potrebbe portare mn penetro lontano: poi fifermerà a piumate. & come comincia a far [angue>fegli può lo[ruoterò pian piano accofiare y (efi con de freisa torlo in pugno paficerlo con piacere, dandogli conuenientcj pafto. Auertifco, che btfogna[opra il tutto afar quefte tr aine, ejfer in campagna netta: perchè fe fi traina apprejJ’o arbori, macchie,ò biade,facil cofa è, che portando mìa la quaglia s’intrichi conia filagna, O* in luogo di piacere ne riceua molto di filatere, & ffecialmente d mdafìo, che <■volentieri porta la preda in folta macchiiis ìUon giàper mitio,ma per gelofia delpafio, doue fià fen%a punto per mn pezgo mouer fi, (dfi come [ente ogni poco difirepitofià immobile^, fi fienta -3 a trouarlo congrandtjfimo trauagho, (èfi ira de lo firUT^iero. però fi continua per due molte a trainarlo con la filagna nel fiopr adetto modo, ejfendo a piedi. poi ejfendo a cauallo figli getta mnagu agita in libertà s leuate però ad ejja quaglia du<u, ò tre penne principali per ala,a ciò ches ììmccedo h abbiapiacere al ficuro.indi come rifolut amente ma a pigliar la traina, fi può far molare ad mn quagliottù giouane in qualche bel luogo 3 & y fe lo mà a pigliare, fi dette darli di ejjò pafto, che è perfetto sfacendogli più piacere» che fi può, cn cosìpoi di giorno in giorno incarnarlo con piacere. che riufiirà buono. & ciò baftt dei mdasij. Li ftaruienpoi ramazzata fono quelli, che mfiati delnido manna di ramo m ramo nel bofico, doue fon nati, nè hanno ancora forato, nèfino partiti dalpaefe, doue hanno meL 2. duta Spannai ramazzoc ti, & loro qualità,. [p. 84 modifica]Ir; 1 84 De la Caccia d “,aU ‘«ttanaUmadreporta/òro gl,’vcceBi rznu,,&-gl, Uftu andare, che, ejfendo ejfamadre affifiente, h pigliano prejh.&ardmp® coi, «JJuefattida quella traine prefìo comnctano da lorofteJJ,ap<gl,arfi,lr-J, mr ^. quefi, fono molto pm faci, dandosi)* conofcer ilvttu. & ’veramente qUeft, a mio gufo riefcono perfetti ® fittene,1 modo fopradeito a fargli piaceuolt, ® * mettergli m pailfa. douc fi dalpaeje, don e fon nati, -vengono prefi nel me fi d’Aaoflo in rZo’ T ‘T ed ‘ Vto’ùU Car g na quell, qualità, fono gagliardi,® molto Uni, ma■.faci, a forarla tlprtL annofacendof,ruotare ne lefiotaneUia, ì ne, caldi, che lì panno fenttre molte risolte nel mefe di Settembre^, (pecialmente quando fono [degnai, per hauer fallatto alcun getto. ® molte ’volteforano,n tanta Jirada, che d,[falcofa ètn. domnan done cadano. @r perciò fiperdono -volentieri. & nel fari, ptaceuolt,® buon,fittemi,ifopradetto modo. S, S °”°p°tltft*rmer,m*r K arol,,che ’vengonoprefiilrnefe &lo, qua- ^ M -”? ■ qmjiifono 1 /primo anno più deboli de ll, altri ’ f u>. “ rl f d ‘>[ piatemi,, ma fe firvjamaogw, diligenza facendoli con bmnipajti, ®p,anp,alo con maga gior ‘unghe KK * d, tempo,quelli fono,m,gl,or„ ® f,lfj po %. gono a la muta con piacere, fono po,,1fecondo anno mirai,li, d, m,gl,or natura,® moltopiuf,orti,che ilprimo anno, mi tipot U[opratimi ffaruier, fipoffono mutare,*, come noi di^riefe^tenanferUpnid figliente anno.- &l, fiat neri prefinelmefi d’Ottobre a lo- do le. i [p. 85 modifica]m De’Falconi,, &c. 85 ao ge,ÌT a colombe, c babbi am njita,fe ben non fono paijf’ati, nondimeno ne fono bemffimo. ir chi gli pedona ala. fianga,ir chi ne le fianze,ouero Jhe. ma a me piace più, che feno tenuti ne la Jha netta con la fra acqua ne la conca, pur che e (fa (Ha non fa fredda, ir humtda, ir tui alcuna <volrvedere il SoI<lj>. & prima, che fi cauino la fine del mefe d’Aprile, fa bifogno njoer otto,ò dtece dìpa/li liquidi. poi tolti in mano,ir forniti,fi acconcia loro il becco, (dfi le unghie, Iettandone fin che (i accommodmo a giufia proportene; ir così portandoli frejj’o in pugno dajfi loro alcuna r volta qualche purgatura con l’agarico, & con l’a l° e ne ^ bambace, ir facendolo ffejfo tirarefi danno loro pafit liquidi. ir ancorché t con di rullilo, ir dtcafirato fieno pafii liquidi } tuttauia non mi piace continuarli: perchè li mangiano a grandiffime beccate con tanta fretta, che non pofjono lorogiouare 3 ir ejj’er di molto profitto nel digerire, ben mi piace il polUfirello, ir ffecialmente le cofae: perchè beccano con fora 3 ir fatica. ilpajfero ancoragiouane è paflo affai buono, ir ogni altra forte d’uccellinogiouane, chefìafrefco,ÌT non trauagliato. ne fi debbono dar loropaftt di due qualità: perchè li trauaghano molto, ir poffonofar loro filandre,@r patir di altri mali. ir fe lo Jtruzgiero fintroua ad bauert-? fraruiere da lui cono fiuto di ’•valore,ir cor aggiofo,non dette farlo e volare a pernioni piccioli, ma affettar, cbabbtano for^a: perchè ^vfandolt a quella poltroneria di pigliarli picciolhcbe non hannogagliarda,ne forza, facil cofa è, che anditi ta per lo difilafct di e fa fila, che è a tarludando loro p I [p. 86 modifica]85 De la Caccia Militi recredano ai graffile ’vogliano far bene. frames piace } che li fiamerì bauendo ilgetto vnpoco lungo njodano a fognare ilpernigone, ancorché t Ferrarefinon così defidermo: perchefe lo fionderò non piglia con la for K a de Fola di mezo campo, vorrebono, che [abito recredejfe per ribatter più tofio IHtettilo in pugno. ^ quefio per la gran copia dltiaillaschannnìnnìj,/>lh*Bfi> - -_y7‘ ^ ‘ &. ajcenareu permgone. per poter poi, nhauuto l’vcceUo,pigliar [abito direborrita., sfargli piacere. & gli ocelli, che ’Vanno a fegnar e. Sono a parer miopia nemici a pernigonide gli altri, perciò io ho veduto alcuni flru^ieri celebrile mentre hanno vn eccellente fiaruiero apermgom, non lo fanno volare a quagUe, a ciè che non impari a recredere, erquefli fono quelli fiaruien,che incarnati,&pratichi in sì fattapaijfa fanno poi molte facendo;<&fe ne trouano molti, Centanno animoramente a pigliare i fagianotn con quattro buone dita di coda nma. ancorché ogni fiaruiero de le qualità fidette pojjafar bene a (imilpaifie; nondimeno ho ceduto nidasii molto animo fi, £?* ardenti a (tmilpaijfagroj])^, Hauendo io ragionato, fi come hò preme fi, de’falconi degli afion,& degli fiarmeri, dei medicamenti a quelle inf ermità appropriando le quali ho veduto > che foÀono Jori t*""ireJU bora, ch’ioparli del modo difcatirgh Radendo fparuieri, rotta alcuna penna de le altiero de la coda, come /beffo ocfS*- 1 c<Wc -* * adun T e >cbefi fanno far dele gucchied’acno., O* con la punta da fv/34 Parte * [p. 87 modifica]De Falconi, &C. 87 parte, & da l’altra s (ejr trottata ’-una penna de la medefima qualità) chefia netta 3 & intiera,fipipita la mifir.is, e> fi accommoda tagliandola gufila s 3 che non pr eterifica._* tordine degli altri cortelli. poi prefi in poco di fales 3 O* con la fallita dimenatolo <■ un poco, fi mette in ejfa fallita la-* fidetta gucchta. pollarne fi<-uede hagnata 3 Jìcaccia in quella penna tagliata per mi fura 3 st che bene $ acconuenga, efs» fi caccia dentro fin a mezg. poi fatto pigliare l’’uccello fi caccia ne la penna rotta pian piano l’altra parte de la gttcchia, fin chefi appr ejfa più 3 chefi può,l’ina a l’altra penna. & a queflo modo reflano impennati: & 3 fifetido bene acconci, fe ne <-uagltono,come fe non fifijero mai fiati rotti. alcune evolte però rompono le penne più a baffo, & poco lontane^ dal fugo. alhorafà bifognotrouanna penna de la ijìejft-» forte tutta intiera } & datogli neltugo di ejfa penna in taglio per lungo, firingendola con la mano 3 farla-* <~uenir più fittile de l’ordinario; &*■■> battendo fatto pigliar l’iccello, tagliata la penna rotta fin fitto il tuga 3 cacciarli poi dentro ejjo fugo l’altra penna intiera j la quale,perefferfatta fittile 3 entrerà finta ifender iltugo di ejfoicceUo. poi come-» è penetrata a dentro più 3 chefi può 3 conuiene hauer inafibbia fottiliffima 3 & pajfar a trauerfi nel tugo ambedue le-» penne} poi hauer ina penna ben netta de le ali de ia’pernice» £?* canata la fibbiapajfar con lapartefittile di ejfa penna di pernice per tifieffo buco 3 tirarla ierfi ilgrojfo 3 fin thè può ientr es fian piano 3 per non romper ejfo tugo: poi con inaforficetta tagliar di qm,:& di là la penna de la-* v. •> pernice. [p. 88 modifica]88 De la Caccia pernice. & mentre ciò fiafatto con diligenza,farà ben fcatifo l’uccello.ma feto ffaruiero hauejfe rotta la coda^^O* bifognajje mutargliela fà bifogno trouar ’-una coda digauinello:&,fe fi può hauer mutata,e migliore, chefiorai. cauate d ’-una in ’nna tutte le penne de la coda del gauinello, fatte nette, nel tugo figli dà <-un taglietto per lungo, poi fi nj anno accommo dando per ordine,fi come risanno in runa carta. &, trouati de * rami di fico con le foghe, & co * fichi,che,rompendoli, gettino latte,fifà pigliare lo (far mero, & ben acconcio col petto fipra njn cofano, fi piglia <-un poco di carta,&figltfà <-vn buco tanto, che pojfa entrare la coda rotta di ejfo ffaruiero; la quale-» fi caccia dentro di ejfo buco: sì chegli leua in fiufio tutti i piumini, che di fitto, & di fipra gli ftanno. (dfi,trouata euna forfice tagliente fi gli t agita tutta ejjacodafin apprejfo il tugo. indi, pigliate._* ad >~una ad runa le penne. _> delgauinello, (efi ben toccate in quel latte tenace del fico, fi gli <uanno cacciando in ejfitughi,cominciando di qua di là da le bande, (dfi poi tenendo di mano in mano fino ai fopracopenhi. pofiia, leuata la carta,fi laficia lo (par utero ficapellato in luogo ripofio: che, toccando fi, acconcia,^ accommoda bemfpmo da fi mede fimo. Quefio e quel tanto, di che io ne ho potuto render contò in materia degli ‘-uccelli, fi io hauejfi mancato in molte-» co fi, come perauentura poffo hauer mancato,fgfi s’io non hauejfi ragionato così ordinatamente, come fi conuemua in tal profeffione j ifcufate, Signore, la tniaimperfettioue, ancorché [p. 89 modifica]De’ Falconi,&c. %> che ù con ogni maggior affetto habbU _>• hamto (defiderio di dar ni compiuta fodisfattion <l->. lo non ho voluto in quefio, mio improutfo difcorfo parlar de ruoli maramgliflfi che fi fanno in Francia al milario, che è volo di fupremo folazgo. Ancorché faticofo: nè de la caccia, che con falconi fiacri fi fa, a la lepre.y la quale e molto sfiata da’ Nobili nel’lfola di Cipro y fi come anco il ruolo de la grue, ambedue volt artificio fi, Ò* di mirabil folazgo. Nè meno ho coluto dire del svolo de la cornacchia, &• de lugana, <voh molto altrou u» Adoperati! nè del volo defafiore a rimerà, che tanto è in «ufo fui Ferrarefici; & di altri, che indiuerfe par tt del mondo s’adoprano: perchè mia intentione èfiatai di ragionarne fidamente di quei vohychefivfano m quefia Patria, & che ne la Cafa mia fono fiati per più di ottanta annipofii in òpera dal padre mio,& da me, che pur troppo me ne fono compiaciuto fempres. Et quefio è quanto io ho potuto {fregare intorno a la materia de’falconi, afiori, Cr {farmeri da me, & dagli altri in quefio nòfiropaefe ifferimentata._*:tn che feto perauenturahauro con troppo lunghi giri di parole.a recata noia a voiSignore,degnateui d’ifcufarmi con la vofira Heroica humamtà frela quale fiete fiato benigni filmò, O* gratto(ìffimo in afcoltarmi. perciocbe la vaghezza-» in me già lungamente babituata m così fatto diporto ha cagio * nata la lunghezza del parlar mio. SIG. Gl AC. fio refio m vero così fodtsfatto de la diligenza vofirunel trattare minutamente il nobil[oggetto diquefiitrcpiu famofi, O 4 principali vceelh di rapina-*, M e ’r [p. 90 modifica]

& mie è ſtato così caro, & giocondo il ragionamento voſtro che tanto è lontano, che mi ſia paruto lungo, ch'anzi l'hò giudicato breuiſſimo. &, a confeſſare il vero, io reputo di hauer diſpenſato il preſente giorno con mio dilettoſo guſto. percioche voi hauete in ciaſcuna de le parti del voſtro diſcorſo data information tale, ch'ogniuno ne potrebbe hauer di ciò chiariſſimo lume. anzi vi dico di più, che voi hauete deſtato in me vn deſiderio così ardente di godere per l'auenire queſto diletteuoliſſimo diporto, ch'io hò fatto fermo proponimento di trouar falconieri, & ſtruzzieri, & ſpender talhora il tempo anco in queſta honorata caccia.

Il fine de la Caccia de' Falconi, Aſtori, & Sparuieri.


Frater Hieronymus Bigarella Magiſter, & Reuiſor admiſit.

Frater Hieronymus Haſtæus Inquiſitor Generalis Aquil. & Concord. approbauit.

M. Antonius Fiducius.

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D I A L O G O

D E   L A   C A C C I A

de' Falconi, Astori, et Sparvieri.


NN
E la Patria del Friuli siede un'antico, et nobilissimo Castello nominato Arijs, adorno di belli, et signorili edificij, irrigato dal fiume Stella; Arijs, castello. il quale, bagnando lo spatioso piano da la più vaga parte, conduce le sue tranquille, et lucide onde nel seno del mare Adriatico. Questo principale ornamento è poi accompagnato da molti altri non meno riguardevoli, et specialmente da una vaga, et fruttifera campagna, cinta in molte parti da verdi, et amene selve. in tutti i luoghi di questo nobilissimo fiume si vede, et si hà in ogni tempo gran copia del più segnalato pesce, che ne la

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Patria si ritrovi; ilquale da' Pescatori con hami, et con reti è preso in diverse maniere con grandissimo piacere de' riguardanti. in questa campagna, oltre l'ubertà, et fertilità d'ogni sorte di frutto al viver humano appartenente, si trova gran quantità di pernici, et altre sorti d'uccelli per la caccia, overo (come noi sogliamo volgarmente dire) per la paissa dei falconi, de gli astori, et de gli sparvieri accommodata, et giovevole molto. Et, se con verità lo debbo dire, con molta ragione son tenuto a commendare sommamente la vaghezza de le sudette selve: perche nè dure, nè difficili da cavalcare, ma facili, et per tutto dilettevoli si dimostrano, et non meno copiose di caccie di lepri, di capri, et di faggiani, che qualunque altra di tutta la Patria. Di questo singolar luogo con molte altre nobilissime Giurisdittioni hanno per lunghissima mano d'anni havuto il dominio gl'Illustissimi Signori Savorgnani; li quali con gran valore, & con molta splendidezza hanno illustrato non meno la famiglia loro, che la Patria tutta. Onde il grido del nome loro è già gloriosamente sparso per tutta Europa. Ne' l'anno de la fruttifera incarnatione del figliuolo di DIO mille cinquecento cinquantaotto era Signore del già detto Castello il Magnanimo Signor Giacomo Savorgnano, di questa generosa Casa uscito; il quale per virtù heroiche fù, mentre visse, non meno riguardevole, che qualunque altro de' nobilissimi antenati suoi. Con questo Signore hebbe il Cavalier Codroipo mio padre una stretta amicitia, et conversatione, contratta ne la più verde età, et [p. 3 modifica]

continouata sempre con segni di scambievole cortesia. et a ciò porgeva loro nobil occasione la vicinanza de luoghi: essendo che non più d'un miglio è lontano il Castello d'Arijs dal picciol luogo di Isernico, Giurisdittione già conceduta a gli antenati miei Isernico Castello da la Serenissima Casa d'Austria. Onde in ogni tempo, che esso mio padre ſi ritrovava in Isernico, egli andaua a visitarlo: et talhora era prevenuto da la molta cortesia di quel Signore, andando spesse volte in compagnia a diversi solazzi, di campagna, et spesse volte trattenendosi con grati, et giocondi ragionamenti: si come avenne ne l'anno sopradetto 1558. nel quale ritrovandosi essi nel detto Castello d'Arijs insieme per andare a la caccia, et non potendo per una gagliarda pioggia, ch'a l'improviso loro sopravenne, cominciarono a ragionar diffusamente sopra tutte le caccie del paese. Et perche io alhor giovane ancora mi ritrovai presente ai loro discorsi, et, havendogli attentamente con mio gran diletto ascoltati, gli serbai ne la memoria, et, giunto a casa, ne feci di tutti un compendio; hora, che a la vecchiezza a gran passi m'accosto; parendomi il ragionamento honorato, et degno; hò voluto, a fine che il tempo non lo mandi in oblivione, ridurlo in più ampia forma, et di esso farne anco partecipe il mondo. Dico adunque, che il Signor Giacomo Savorgnano, volto verso il Cavaliere mio padre, incominciò in questo modo a ragionare. S I G. G I A C O M O. Poiche per l'accidente sopravenuto de la pioggia noi non possiamo hoggi andare al destinato nostro piacere di campagna, noi debbiamo piamente credere, [p. 4 modifica] [p. 5 modifica] [p. 6 modifica] [p. 7 modifica] [p. 8 modifica] [p. 9 modifica] [p. 10 modifica] [p. 11 modifica] [p. 12 modifica] [p. 13 modifica] [p. 14 modifica] [p. 15 modifica] [p. 16 modifica] [p. 17 modifica] [p. 18 modifica] [p. 19 modifica] [p. 20 modifica] [p. 21 modifica] [p. 22 modifica] [p. 23 modifica] [p. 24 modifica] [p. 25 modifica] [p. 26 modifica] [p. 27 modifica] [p. 28 modifica] [p. 29 modifica] [p. 30 modifica] [p. 31 modifica] [p. 32 modifica] [p. 33 modifica] [p. 34 modifica] [p. 35 modifica] [p. 36 modifica] [p. 37 modifica] [p. 38 modifica] [p. 39 modifica] [p. 40 modifica] [p. 41 modifica] [p. 42 modifica] [p. 43 modifica] [p. 44 modifica] [p. 45 modifica] [p. 46 modifica] [p. 47 modifica] [p. 48 modifica] [p. 49 modifica] [p. 50 modifica] [p. 51 modifica] [p. 52 modifica] [p. 53 modifica] [p. 54 modifica] [p. 55 modifica] [p. 56 modifica] [p. 57 modifica] [p. 58 modifica] [p. 59 modifica] [p. 60 modifica] [p. 61 modifica] [p. 62 modifica] [p. 63 modifica] [p. 64 modifica] [p. 65 modifica] [p. 66 modifica] [p. 67 modifica] [p. 68 modifica] [p. 69 modifica] [p. 70 modifica] [p. 71 modifica] [p. 72 modifica] [p. 73 modifica] [p. 74 modifica] [p. 75 modifica] [p. 76 modifica] [p. 77 modifica] [p. 78 modifica] [p. 79 modifica] [p. 80 modifica] [p. 81 modifica] [p. 82 modifica] [p. 83 modifica] [p. 84 modifica] [p. 85 modifica] [p. 86 modifica] [p. 87 modifica] [p. 88 modifica] [p. 89 modifica] [p. 90 modifica]

et mie è stato così caro, et giocondo il ragionamento vostro che tanto è lontano, che mi sia paruto lungo, ch'anzi l'hò giudicato brevissimo. et, a confessare il vero, io reputo di haver dispensato il presente giorno con mio dilettoso gusto. percioche voi havete in ciascuna de le parti del vostro discorso data information tale, ch'ogniuno ne potrebbe haver di ciò chiarissimo lume. anzi vi dico di più, che voi havete destato in me un desiderio così ardente di godere per l'avenire questo dilettevolissimo diporto, ch'io hò fatto fermo proponimento di trovar falconieri, et struzzieri, et spender talhora il tempo anco in questa honorata caccia.

Il fine de la Caccia de' Falconi, Astori, et Sparvieri.


Frater Hieronymus Bigarella Magister, et Revisor admisit.

Frater Hieronymus Hastæus Inquisitor Generalis Aquil. et Concord. approbavit.

M. Antonius Fiducius.