Trento con il Sacro Concilio/Ristretto del Trentin Vescovato

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Ristretto del Trentin Vescovato

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Libro terzo Dedica finale
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RISTRETTO

DEL

Trentin Vescovato.


DEscritta la Città di Trento con tutti li di lei Notabili sì quanto al materiale, che al formale, e toccato anche il Distretto della Pretura, come s’è visto, restarebbe quì annettere in Topografia il Trentin Vescovato, e Principato, come cose, che necessariamente han connessione: ma perche questa saria materia troppo voluminosa da mettere in amplo, la restringo, misurando, come dall’Unghia il Leone, dal Deto il Corpo.

Vescovato di Trento, & suo essere. Il Trentino Dominio, ò Territorio, compresi Vescovato, e Principato, ò antica Ducea, come già fù, è uno de’ più ampli, e fertili, attese, l’Alpi, e Monti, che con le Valli, Dossi, e Seni il più lo constituiscono, & lo difendono. Li Geografi, e Cosmografi lo pongono nell’antica Retia, hoggi Tirolo, senza però escluderlo [p. 498 modifica]dall’Italia; e in questa su’l tenere di Lombardia, ò Marca Trevisana, intavolandolo con le loro Mappe, come più vogliono promiscuamente non meno nella Germania. Nel che io, per isfuggir’ lunghezza, & controversia, mi riporto alla Distintione già data, parlando del sito geografico della Città, e di lei Clima.

Trentin Vescovato e suoi confini. Hor il Trentino, à prendere tutto lo Spirituale, ò sia Diocesi, confina da Levante co’l Vescovato di Feltre, e di Padova; à Ponente con quel di Brescia; à Ostro con quel di Verona; à settentrione con quel di Brescianone, e v’ha parte ne’ confini anco quel di Coira, verso cioè il Tratto Merano, e Val Venosta. Così, quanto all’ampiezza, che sarà il primo Tema proposto per ordine di brevità, il Trentino Vescovato si stende circa 100. miglia Italiani in longitudine, circa 80 in latitudine, come mette anco nelle sue Relationi geografiche il Botero.

Principato di Trento, qual fosse già. E riducendomi dalla Diocese al Territorio Temporale del Vescovato, questo, che, già tempo, era quanto il Dominio Spirituale, e comprendeva in se Bolgiano ancora, & Rovereto, hoggi per Cause, che quì non tocco, si trova notabilmente abbreviato in lunghezza, & anche in larghezza, rispetto massime à Val Venosta, donata dall’Imperator Corrado II. al Vescovo di Trento: ben che in dubbio se posseduta. Si che, stando le cose, come stanno, abbraccia il Trentin Principato nel suo ambito dieci Valli considerabili, che sono:

[p. 499 modifica] Valli più notabili del Trentino.

Val Trentina, ò Atesia, dove stà Trento.

Val di Vezzano.

Val di Cavedine.

Val di Fiemme.

Val di Nonn, ò sia Annonia.

Val di Sole.

Val di Ledro.

Val Giodicaria interior’ & esteriore.

Val di Rendena.

E Val di Bon, comprese ambe queste in Giodicaria.

Senza nominar’ altre Valli di minor conto. Oltre poi tante Convalli, Dossi, e Seni fatti da’ Monti, v’è il Tratto notabile di Benaco, dove stà Riva, & il Tratto di Cerè, dove stà Pergine, de’ quali due Luoghi dirò à parte.

E riprendendo di nuovo il Vescovato si danno in tutta la Trentina Diocesi 80. Pievi Matrici con in circa Chiese Figliali sotto à sei Decanati Foranei, che sono (oltre il Distretto Suburbano)

Il Decanato Atesino.

Il Decanato Lagarino.

Il Decanato Benacense.

Il Decanato delle Valli, cioè di Nonn, e di Sole.

Il Decanato delle Giodicarie.

Et il Decanato di Cembra, ò sia di Fiemme.

Pievi, & altri notabili nel Vescovato di Trento

Si tralascia il numero preciso de’ Conventi de’ Regolari, Chiese semplici, e Campestri, & i varij Romitaggi. Si danno poi nel Trentin Vescovato alcuni Hospitali, e Priorati, ò Beneficij semplici con le loro Chiese, e vi stà una Collegiata con l’Arciprete, [p. 500 modifica]& Canonici; essendovi anche due Insulate Abbatie, ò Prepositure, che si diranno.

Numero d’Anime nel Trentino. Oltre le Valli nel Vescovato di Trento sono poco men popolati anco i Monti, e tanto i Monti, che le Valli capiscono trà grandi, e piccioli, rurali, e civili Villaggi in tal numero, che tutto il computo de gli Habitanti arriva à 200. milla Anime; così portò à Roma D. Domenico Amatori Pievano di Denno l’anno 1646. all’hor che fù Ad Limina Apostolorum per parte del Vescovo Prencipe Carlo Emmanuel Madruzzo; da qual tempo in quà è cresciuto il numero notabilmente.

Castelli nel Vescovato di Trento, quanti. Li Castelli, che per tutto il Trentino si trovano sparsi trà antichi, e moderni, stanti, e diruti saranno circa 70. quasi tutti con i loro Feudi, Giurisdittioni, & Signorie, che sarebbe troppo arduo distinguere di grado, e prerogativa; come tralascio di nominare li Castelli, sì perche fora troppo lungo; sì perche tutti non sono al dì d’hoggi posseduti dalla Trentina Chiesa: benche à lei s’aspettino quanto al Ius d’Investitura; da lei perciò dipendendo gran numero di Feudetarij, come si disse.

Così dell’ampiezza del Trentino havendo toccato in genere, devo ridurmi à qualche specialità; e già che, doppo la Città di Trento, il primo luogo, che hoggi dì nel Trentino Vescovato faccia figura, è quel di Riva, di questa scriverò in particolare.

Riva Luogo celebre, posto al Lago di Garda, ò sia Benaco, se si considera quanto all’essere di Golfo, e Porto, nacque, da che venne l’uso della Navigatione: se, quanto all’essere popolato, non consta preciso il tempo, ne quali fossero i primi habitanti; [p. 501 modifica]quest’essendo chiaro, come da tenue principio si ridusse il Luogo à stato considerabile sì per la qualità del sito, ch’è proprio, come per quella del Clima, ch’è placido. Riva, e sua origine, quale. Le Guerre, che à Trento regnaron varie, come si disse, furon causa, che Riva seguisse in parte la fortuna del suo vicino; e perciò, doppo haver provato l’Imperio de’ Romani, si vidde invasa da’ Goti, Alani, Franchi, e Longobardi; sin che finalmente occupata dall’Imperator Carlo Magno circa l’anno del Signore 800. si donò dal medemo alla Chiesa di Trento, per i meriti di S. Vigilio: Così scrive Pincio, come notai, e lo riferisce Innocenzo di Prato. Il che se sia con riserva, si vederà.

Riva impegnata à’ Scaligeri, e da chi. Si tenne dunque Riva sotto i Vescovi di Trento dal tempo di Carlo Magno fin’ al Vescovo Giovanni III. che per mantenersi contro i gravi torbidi di Lodovico Bavaro circa l’anno del Signore 1349. la impegnò à’ Scaligeri, de’ quali ne divenne Signore Mastino. Caduti poi dal Dominio i Scaligeri, se n’impadronirono i Visconti sotto Gio: Giovanni Giovanni Galeazzo Duca di Milano circa l’anno del Signore 1388. Riva, & sue mutationi di Stato varie. Doppo i Visconti per le Guerre insorte in queste Parti, hebbero campo di prenderla i Venetiani, à’ quali non molto doppo fù ritolta per forza da Filippo Maria Visconte Duca di Milano sù la Condotta di Nicolò Picinino, come notai. Così che, havendovi contribuito aiuti validi il Vescovo Alessandro Duca di Mazovia, restò di nuovo Riva in poter di Trento l’anno [p. 502 modifica]1432. Castel di Riva nominato Città, e come. I Veneti poi, come trovo scritto, la ripresero l’anno 1439. à viva forza, & la munirono vie più, come Luogo geloso, e di conseguenza, e vi governò trà gli altri Francesco Foscari; fin che alla fine l’anno 1509. per la Lega di Cambray uscita Riva dalle mani de’ Veneti entrò in poter del Vescovo di Trento Giorgio di Neidech; dal qual tempo in qua, essendosi mantenuta in pace, e tranquillità, è cresciuto il Luogo di traffico, popolo, civiltà, e fabriche à tal segno, che di Castello molto nobile, come lo chiama Leandro Alberti, hoggi giorno Riva fà figura di Città, e per tale vien nominata dall’Imperator Massimigliano II. in Lettera espressa originale, ch’io hò visto in Data di Praga 22. Luglio 1575. sottoscritta di pugno dello stesso Imperatore, con Sigillo Cesareo, Diretta à’ Publici Rappresentanti del Luogo, e conservata in Archivio.

Riva, e suo sito geografico. Quanto all’essere geografico, Riva situata, secondo il predetto Leandro Alberti in Lombardia, è compresa trà l’Alpi Retie nel Vescovato di Trento, come Patrimonio di S. Vigilio. Giace in ripa del Lago Benacense, che la bagna trà Levante, & Ostro, dov’è il Porto; da Ponente è guardata dal Monte, dove stà il Bastione, ò Balouardo; da Levante hà il Monte, ò Promontorio verso Torbole; e da Settentrione s’apre il Tratto di Pianura verso Arco.

Il Recinto di Riva circa mezzo miglio, e più di forma tetragono è d’antiche Mura con Fossa, che la serrano da tre parti, dall’altra havendo [p. 503 modifica]il Lago, che la cinge con Mura d’Acqua. Oltre il Recinto, la Fortezza di Riva è la Rocca sù’l Lago; Il Porto, che si serra da Catena; La Porta, che hà unica à Settentrione con Ponte Levatoio, e Torre di Guardia; la Torre Aponal di Piazza, e sopra tutto il Bastione, ò Balouardo, che hà nel Monte. Così che e per naturalezza di sito, e per arte Riva è un Propugnacolo del Trentin Vescovato in Frontiera.

Riva suo posto, & sue fabriche. Hà Riva il Posto trà piano, & erto, il tutto in faccia di matina, & mezzo giorno. Il Corpo delle Case và trà se unito, & le Contrade sono anzi anguste: benche però si nomini Contrada Larga, creddo, dall’haver’ il maggior passo. Il Cuore trovasi verso la Piazza, dove stanno habitationi cospicue, e à torno s’aprono sotto Portici assai mercantili con frequenza di Popolo sì per gli Hahitanti del Luogo, che si riducono d’ordinario in Piazza, come per i stranieri, che dal Lago approdano, ò al Lago vengono. Piazza di Riva quale. La Piazza, ch’è doppia di Figura, commoda, vistosa, & signorile adorna anche di Torre, e Palaggi publici, gode prospetto, stando, com’è fondata sopra Pali, ò Pilottini in faccia al Porto.

Fabriche di Riva, come fossero già. Fù già tempo Riva fabricata il più di Legno, e non hà molto, che vi restavano alcune Case. Hoggigiorno le Fabriche sono tutte trà di viva Pietra, e di Muro con Tegole à matoni; quindi non và soggetto il Luogo ad incendij, come una volta in particolar restò rovinato. Vi si vedono, oltre i publici, Casamenti, e Palaggi privati, per [p. 504 modifica]alloggiar’ anche Prencipi, come ultimamente seguì del gran Prencipe di Toscana nel Palazzo già Madruzzo, hora Biolchi. E v’è il Palazzo Clari, dove stà di notabile una Galeria di preggio, & un' Horto Pensile sù la Cantina.

L’essere di Riva, quale. L’Essere principale di Riva consiste nel Traffico, e Commercio, l’adito delle robbe venendo il più d’Italia; e l’essito andando per Germania con provedersi le Trentine Valli in particolare, cioè le Giodicarie, la Rendena, la Val di Bon, la Val di Ledro, & altre. Fiere di Riva. Quattro volte l’anno vi si fà Fiera, cioè à S. Andrea; à S. Biagio; doppo la Feste di Pasca, & à ogni Santi, durando trè giorni per ciascheduna con i suoi Privileggi, & essentioni. Vi concorre perciò buon numero di Merci, e Negotiatori, massime nell’ultima notata Fiera, ch’è primaria. Il Nervo di tali Fiere stà in Drapperie, Ferramenta, Lino, Carta, Cascio, e Cuoio; e sopra tutto Legnami d’ogni sorte in straordinaria quantità; e gli ordinarij Mercanti capitano dal Veronese, Bresciano, & Bassanese. Cosa notabile di Riva sù le Fiere di Bolgiano. Leggo da Carte autentiche come l’anno 1405. Riva teneva sorintendenza alle Fiere di Bolgiano, che in quel tempo erano solo due, & queste non si potevano celebrar senza i Rivani, che vi mandavano Stendardo; si come ne meno il Mercato di S. Sisinio, & il Mercato del Bosco in Val di Sole; ne sò, come si sia lasciata scader tal Prerogativa.

Oltre il Traffico esterior, e delle Fiere in Riva v’è il proprio, per le molte Botteghe di Mercatura; e più per il vivo negotio, e continuo, che porta [p. 505 modifica]Dogana, & sua Fabrica in Riva. il Porto; quindi viene, che anco il Danaro vi corre notabilmente. Vi si danno senza i Molini, Fucine, Lanificij, & altro, cinque Edificij di Carta, che si fabrica d’ogni sorte, spacciandosi gran parte per il Trentino, e il più per Venetia, da dove passa quasi tutta in Turchia. Per maggior ricetto delle Merci à Riva pende hora la Fabrica d’una Dogana publica, & è in procinto d’aprirsi dietro al Pretorio un gran Portico à un sol Arco, che sbocchi verso il Lago, & sù la Piazza. Si fanno anche in Riva Sete in quantità, che per il lavorio vanno à Rovereto Città, dove fiorisce tal negotio.

Campagna di Riva quale. Con il provento del Traffico, del Porto, de gli Edificij, e del Passo, che fà per Italia, e Germania, vive Riva anche di Campagna, che hà non molto ampla: ma però fertile di Grano, Vino, & Oglio. Et se il Grano non fa, che per pochi mesi: il Vino supplisce anche per il Grano, si come l’Oglio và in avantaggio, e per via del Vino vengono dalle vicine Valli i Laticinij, e Carni buona parte, e tutti i Legnami, che occorrono. Hà poi Riva senza il Piano, alcuni Colli, o Costiere fruttifere, e il Monte di Brion assai coltivato; havendo non men di proprio la Val di Ledro, che da molti viveri per esser Valle fertile, e pingue. E oltre i Domestici fornisce quantità di Selvaggi, trà quali i Cotorni, Francolini, e Cedroni; e trà i Quadrupedi manda que’ Vitelli così grandi, e pretiosi, che se havesser l’Ali, come le soglion fare per Venetia, non si rintracciaria più altra Selvaticina.

[p. 506 modifica] Pesce à Riva, come abbondi. Essendo notabile, che questi Vitelli così da latte come sono, saranno sino 10. Pesi l’uno. Manda anche Val di Ledro Pesci esquisiti; per un Lago, che hà picciolo di gran qualità dove vengono in particolar Luzzi, e Salmerini. In tal modo regna à Riva copia di Viveri generalmente; & se alcuna cosa vi scarseggia, Respective sarà il Pesce; mentre questo per la gola d’andar lontano, stancandosi poi tosto, come fà, vien’ à essere più caro dove nasce, che dove more. Trà i Pesci à Riva si fà goder’ il Carpione, qualità la più stimabile, e del tutto singolar’ al Lago Benaco, dove vengono anche in copia per rarità le Scarabine, le Sardene, & gli Agoni, tre sorti di Pesce delicatissimo, e creduto da molti tutto una spetie.

Vini di Riva quali. Quanto à i Vini Rivani, che nascono in quantità, riescono di qualità più gustosi che fumosi; e più amabili, che grandi, li bianchi stimandosi, oltre i neri. Tutti si distinguono in tre Classi, ò Regole, cioè di Campagna, di Brion, e di Mazano. I Vini di Campagna, che abbondano più, con essere leggieri, e passabili; sono i più sani. Quelli di Brion, massime à piè del Monte, hanno più forza, & si godono in Està propriamente. Li Vini di Mazano, come vengono il più in Costiera molto aprica, sono i migliori; e per esser’ affatto maturi, e validi si godono nel Verno; ne hanno altra eccettione, che patir alquanto della Creta, per il più riuscendo anche dolci di suo piede; si come non men’ in alcuni altri siti li Rivani Vini acquistano tal qualità, & la conservano.

Sente Riva, per Luogo trà Monti, placidezza [p. 507 modifica]Clima di Riva, & suoi effetti di Stagione. di Clima notabile con aria buona; e trà le quattro stagioni il Verno hà faccia di Primavera; mentre spirando aura tepida per bocca del Lago, che stà in calma, le Nevi, se tal’hor vengono, van tosto via, lasciando campo di verdeggiar gli Oliveti, & i Giardini, che varij si vedono piantati d’Arancij, e Limoni studiosamente con riuscita, anco i Cedri: benche non tanto. La Primavera nel suo ingresso riesce à Riva meno mite del Verno, per causa di certo Vento, detto L’Ora, che vien da Ostro. L’Estate hà calori grandi per il riverbero de’ Monti, & anche del Lago: non senza però famigliar respiro dell’Ora stessa. L’Autunno fà godibile singolarmente.

Montagna di Riva, e suoi effetti dannosi. Costitutione assai migliore haverebbe Riva se non fosse à Ponente il roverscio, ò Dosso della Montagna, ch’essendo contigua, sembra tanto più alta, com’è non men’horrida, scoscese, e d’ingombro, togliendo in tutto l’anno 4. Hore di Sole, da qual ombra reso opaco il Luogo, il Lago stesso prende anzi colore di Mar negro. E quel, ch’è più questa Montagna dirocca di Dirupi à certo tempo, come fan fede i gran Sassi stravolti à piè del Monte, senza quei, che non appaiono sommersi in Lago. Caso notabile di rovina nacque l’anno 1664. il giorno delle Palme; all’hor che scagliatasi una cima d’esso Monte, precipitò con tal impeto, e fragore, che le Genti temettero di qualche sobbissamento. Che però uscite di Chiesa, dove stavano al Vespro, hebbero sorte di veder sopita con maggior pericolo, che male una tal furia; mentre i Dirupi, che si scagliavano ogn’or [p. 508 modifica]Vantaggi recati dalla stessa Montagna. più, vennero gran parte ingoiati, e trattenuti da certo Seno, ò Vallone della Montagna, per effetto mirabile di Previdenza, così che senza tal Vallone, non sò come le cose fossero passate all’hora, & le Case più minacciate potessero mai prendere un buon Sonno. Serve per altro questo Monte à Riva d’Antemurale inespugnabile contro Nemici esterni; osta i bollori di Ponente estivo: fà un perpetuo solar’ Horologio; rende sicuro il Porto, & frena Eolo.

Due Torrenti à Riva utili, e dannosi, come. Maggior danno recano à Riva le due Acque, ò Torrenti, Albola, e Varrone. Queste sono quelle, che servono per le Cartare, & altro con molto utile: ma nelle piene s’ingrossano talmente, che inondano i Campi con esterminio; e più anche dell’Albola è il Varrone precipitoso; ne vi si può trovar riparo, che sia valido. Tanto è vero, che l’Acqua con essere l’Elemento infido, è il più indomito. Nel resto le Fontane publiche in Città, & altre Sorgenti fuori sono tutte d’Acqua qualificata, fresca cioè, limpida, e leggiera notabilmente; ne altro manca, se non che almeno in Piazza vorria il Fonte haver’ Urna cospicua, e sgorgar’ in alto, come stà basso.

Città di Riva, e suo governo. Si regge Riva sotto il Vescovo di Trento, per il quale risiede nella Rocca un Capitano, qual sorintende anche al Bastione. Per la Giustitia Civil, e Criminale si dà un Podestà Giurisconsulto, eletto dalla Communità, e confermato dal Vescovo; & si tien nel Palazzo Pretorio, essendo la Pretura stessa molto stimabile di [p. 509 modifica]grado, & antichità, con haver’ anche sotto la Val di Ledro. Cosa notabile del Governo di Riva. Per il Governo Economico si creano ogn’anno due Sindici, e sei Consiglieri, che all’occorrenze si radunano nel Palazzo publico, dove interviene anche il Podestà; & questo è il Consiglio ordinario; di straordinario dandosi il Consiglio Generale de’ Cittadini. Si dà poi la Carica di Cavalier di Commune con altri Ufficij. Et è notabile, qualmente dal Rivano Economico Governo, ch’è antico, e proprio, prendono Norma le Convicine Communità.

Qualità, e numero d’Habitanti in Riva. Gode Riva essentioni, Privileggi, e prerogative notabili. Tiene il suo proprio Statuto. Hà Cittadinanza cospicua, e di singolar vantaggio, tenuta perciò in credito, e rigore. Numera varie Famiglie Nobili, alcune anco titolate; molte Civili, & bene stanti; il più mercantili. Vi si trova buon numero di forastieri con due Famiglie anco d’Hebrei, che vi si tolerano co’l dovuto segno: assai anco distinti dalla ciera, e più da i fatti. Tutto il numero de gli Habitanti di Riva, compresi li Suburbij, sarà circa 2500. Persone.

Vivere, e costumi de’ Rivani. Vivono i Rivesi, ò Rivani il più di Traffico, come s’è visto. Sono promiscui d’industria in Terra, & in Acqua; e come tali hanno connaturale la finezza, e sagacità. L’aria vi genera buoni ingegni, e assai versatili, riuscendo con Mercurio, & anche con Marte: alquanto però flemmatici d’operare, e riservati nel spendere, si come per farsi honore, portano Insegna di liberali. Sono dediti non [p. 510 modifica]poco à ben tenersi trà loro, ne manco inclinati al Forastiere, che accarezzano. Amano volontieri la Musica, e la coltivano; in conseguenza riescono humori, anzi che tetrici: gioviali. Le Persone Civili vestono, e trattano gentilmente, & si tengono sù’l Punto d’honore. Parlano tutti Italiano Lombardo con accento proprio: ma misto di Bresciano, e Veronese; & alcuni hanno l’Idioma Tedesco. La Plebe parla d’accento rozzo alla sua foggia; e come il più attende alla Navigatione, & alla Pesca: così vive, e tratta da Gente Aquatica. Nel resto à Riva, benche trà Monti regna notabilmente la civiltà, stante massime il Passo, & il Commercio; e non ostante il sito d’Alpi Retie verso Aquilone, non si conoscono Stufe, atteso il placido notato Clima.

Parochia in Riva, quale, & come antica. Si dà in Riva una sola Parochia, Pieve antica Archipresbiterale, e vestì tal titolo fin dall’anno 1189. come hò visto da Scritture autentiche, da’ quali risulta essere stata insieme Collegiata Canonicale; E di ciò trà l’altre fà prova la sentenza, e Processo, che vertì trà il Capitolo di Riva, & quello d’Arco sotto l’anno 1308. come consta l’Originale in Pergamena; e fin dall’anno 1266. confermasi lo stesso. La Chiesa è à tre Navi con 18. Colonne irregolari, che la sostengono. A misura di lungo non è molto alta; & il Choro tiene anzi dell’angusto. L’Altar grande è di fini Marmi tanto i gradi, che il Parapetto con un Tabernacolo fulgido, e maestoso. La Facciata dell’Organo in capo al Choro serve di Palla in titolo di Maria Vergine Assunta, Pittura vaga [p. 511 modifica]del Luchese, trà ornamenti, e intagli à oro, come accompagnano le Casse dell’Organo, e Cantorie scolpite d’Angioli à rilievo, che fan Concerto, & il Choro è armato di Sedili nobili all’intorno. Altari notabili. In Chiesa si trovano altri sei Altari, trà’ quali li due in faccia di S. Giovanni cioè, e di Santa Lucia spiccano di Pittura, e Marmi; e più di tutti è notabile quel di Santa Maria de’ miracoli, detta del Suffragio in Capella commoda da officiarvi, si come l’Altar è ricco di Marmi con quattro bellissime Colonne, che racchiudon l’Effigie à rilievo di Nostra Dama di gran divotione. E quest’Altare si và anche ridurre à più ampla forma, come non meno quello di S. Antonio Abbate à dirimpetto, dove s’è per aprir sontuosa Capella con Altare di bianchi Marmi, e varij colori à nobil disegno, e lavorio, che hormai si vede. Figure notabili in Sacristia. In Sacristia, ch’è assai capace, e propria, ne manco provista di Paramenti, e argenterie, stà di notabile una Madonna di Pietà, che piange sopra il morto Figlio, compassionandovi à canto S. Gio: Giovanni Giovanni Battista, e S. Gio: Giovanni Giovanni Evangelista, tutte Figure à rilievo, e così al vivo, che fanno veramente pietà. Trà l’Argenterie si fà stimar una gran Croce di gentil lavorio con gitto di figure le più ben fatte; e oltre l’Ostensorio del Santissimo un altro se ne dà, dove stanno per Reliquia alcuni de’ Capelli di Nostra Signora. S’Officia la Chiesa da‘ buon numero di Beneficiati; non mancandovi ne l’ordine, ne il decoro, e v’è frequente la Musica con Organista Condotto dal Publico.

Stanno nella Parochiale di Riva alcuni Depositi [p. 512 modifica]Depositi nella Parochiale di Riva notabili. notandi. A destra della gran Porta Vedesi quello di Girolamo Roccabruna illustre Capitano d’lnfanteria Germanica nella Guerra contro il Turco; dalla cui schiavitù liberatosi con gloria, si segnalò poscia nelle Guerre di Fiandra notabilmente.

A Sinistra stà il Deposito con Inscrittione in marmo à lettere d’oro del Capitan Giuseppe Zanardi. Huomo insigne, per Armi, e prudenza, e che per 42. anni continui militò egregiamente in servitio dell’Augustissima Casa d’Austria nelle Guerre in particolare di Fiandra sotto il grand’ Alessandro Farnese, Duca di Parma.

Claudio Grotta, e suo credito. Vedesi poi la Tomba di Casa Grotta, di cui vissero Huomini chiari, & eccellenti, trà quali un Claudio Grotta, che stà però sepolto in Roma, dove morì in qualità di Camerier secreto di Papa Clemente Ottavo. Fù egli intimo famigliar del Cardinal Lodovico Madrutio, li di cui interessi anche di Conclave maneggiò con Plenipotenza d’Arbitrio à tutto credito. Con occasione d’incoronarsi in Venetia la Dogaressa Consorte di Marino Grimani l’anno 1597. fù spedito da Clemente Ottavo à colà portar, come si stila, la Rosa d’oro.

Nel Muro à sinistra dell’Altare di Sant’Antonio Abbate vive la memoria di Polidoro Casanico Romano, Ostiario del Sommo Pontefice, e Famigliar del Cardinal Adriano di S. Grisogono, di cui se gli fece ergere quì l’Epitafio in tempo, che lo stesso Cardinale visse ritirato in queste bande, & à Riva fece fabricare la Piazzola in Castello [p. 513 modifica], come cavo da una sua Lettera sotto l’anno 1515.

Notasi anche in Marmo l’Inscrittione con l’Armi del Dottor Gio: Giovanni Giovanni Battista Benamato Arciprete di Riva, Decano Foraneo, e Protonotario Apostolico. Huomo di gran merito nella Cura d’Anime, e nel Governo di sua Chiesa.

Vicino stà sepolto l’Arciprete parimente di Riva Donato Girardi Casista celebre, e del quale non poco si servì ne’ Consigli, e Decisioni il Vicario di Trento, Vescovo Pietro Belli.

Tomba notabile. Nel Cimiterio stà la Sepolcral Lapide d’Eustachio di Neidech Cavaglier Cesareo, e Gierosolimitano. Fù quello, che doppo spossessati i Veneti l’anno 1509. entrò primo Capitano per il Vescovo Giorgio suo Fratello nella Rocca di Riva, e per 24. anni continui la governò con somma fedeltà, e fortezza; Così parla il Sasso, che stà rivolto.

Trà le memorie segnalate à’ nostri tempi, e sepolte nello stesso Cimiterio senza Epitafio si fà osservar’ un Dottor Evangelista Bornico Medico Fisico: Huomo di gran vaglia, e credito ne’ Consulti appresso l’Università di Padova. Fù in stima del Cardinal Carlo Madrutio, e del Colonnello Gaudentio Madrutio, à cui servì di Medico ordinario. Fù ricercato con grandi offerte da D. Pietro di Toledo Governator di Milano da lui guarito bravamente in una gravissima infirmità; e si tenne alcun tempo in Corte di Salzburg Protomedico dell’Arcivescovo Paride di Lodron.

Ne si fà tralasciare la memoria d’un Giurisconsulto [p. 514 modifica]Adamo Moscardini; Huomo chiaro in Leggi Civili, e Canoniche con un gran Cuor, e Zelo per la Patria, di cui fù acerrimo difensore, stimato poi ne’ Consulti appresso il Senato di Milano, & la Rota di Roma.

Nel Cimiterio ancora stà sepolto Giorgio Lazzoli Cittadino molto fervente per il Ben publico, e benemerito della Patria. Fù erudito in Lettere di Verso Latino in particolare con una singolar pietà a lui innata dal Ceppo del Beato Giorgio Lazzoli Agostiniano Scalzo, il cui Corpo si venera in Milano, & opera meraviglie.

Altri varij Soggetti si potriano notar segnalati alla Rivana Patria, e qui sepoli: ma li tralascio per non haverne lume di notitia.

Canonica di Riva notabile. Al Cimiterio succede dietro il Campanile la Canonica, Fabrica Isolata cospicua, e ben’intesa con Appartamenti così proprij, che potria servir di Residenza Episcopale; ridotta in stato per opera del moderno Arciprete, Decano Foraneo Girolamo Balduino Nob. di Trento.

Altre Chiese in Riva. Altre due Chiese si danno in Riva; l’una è quella di S. Rocco con due Altari, de’ quali il maggiore posto à oro; l’altra di S. Giuseppe con quattro Altari notabili; quello in particolare, che stà in faccia, e mostra di Pittura una bella Pietà; quello à parte della Natività di CHRISTO, Pittura rara; & quello della Beata Vergine, che, vi stà di rilievo in Palla dorata à intaglio di più lustro, che lavorio. Trovasi in questa Chiesa una Confraternita Laicale antica di Disciplini con obbligo di battersi, come fanno, nelle Processioni [p. 515 modifica]Scola di Disciplini, & altre Confraternità. non senza haver anche rendite da ristorarsi; si come godono varij Indulti, e Gratie di Sommi Pontefici; stando aggregata questa Compagnia all’Archiconfraternità di Santa Maria del Confalone di Roma, come appare per Bolla di Papa Gregorio XIII. Annesso alla Disciplina stà l’Hospitale per i Poveri si esteri, come del Luogo, tanto sani, che infermi tutti essendovi albergati con provida Charità, e serviti da ministri, che Vi assistono.

Senza questa si danno à Riva quattro Confraternità, cioè del Corpo di CHRISTO; e del Suffragio (che sono le prime di maggior lustro), di Sant’Antonio Abbate, e di S. Rocco. Oltre quattro Compagnie senz’habito, che sono, il Rosario, il Carmine, la Concettione, & la Cintura; tutte assai ben tenute, e pratticate.

Sacro Monte di Pietà in Riva, & sua eretione. Si dà poi in Riva il Santo Monte di Pietà, che che si tien nel Palazzo Publico, dove stà l’Archivio. Hebbe origine l'anno 1492. li 7. Febraro; E fù eretto sù’l fondo di 1400. Scudi di Capitale, che al dì d’hoggi trovasi accresciuto del doppio, & un terzo di più. S’apre due volte in Settimana il Martedì, e Sabbato d’ordinario. Vi si ricevono i Pegni, e dà il mutuo: il tutto Gratis: se non che per la spesa degli Operarii si paga il due per cento, così permettendo il Breve di Papa Paolo V. emanato l’anno 1611. Sopraintendono al Luogo li due Sindici di Città, e v’assistono due Massarij; il tutto custodendosi sotto Porte di ferro à tre Chiavi; e ciò maggiormente per esservi con i Pegni del Monte, tutte le Scritture, & ragioni publiche.

[p. 516 modifica] Chiesa di S. Francesco fuori di Riva. Fuori delle Mura di Riva è notabile la Chiesa, e Convento di S. Francesco de’ Minori Conventuali. E Luogo antichissimo, e si tiene fondato da S. Francesco, all’hor che, doppo messo il Convento a Garignano, venne à por quel di Riva, per quanto ne corre la traditione. La Chiesa d’un solo Arco all’antica hà nove Altari assai proprij, massime il maggiore, ch’è riguardevole di Marmi, e Tabernacolo; e vi si veneran l’Ossa del B. Pacifico uno de’ primi compagni di S. Francesco. Fù di Patria Rivano di Casa Riccomboni, Famiglia, che tutt’hora vive. Beato pacifico, e sue Ossa dove riposino. Et se bene da alcuni si fà il B. Pacifico di Nation Francese, ciò può essere, per equivoco di due Beati di tal Nome; mentre questo di Riva è comprobato quel d’esso dal Marmo del medemo Altare; dove riposa, chiaro parlando l’Inscrittione in Lettere d’oro.

Trà le Tombe, che molte vivono, & antiche in questa Chiesa riposano Soggetti, che sarian degni di memoria, se havesser nome. Dalla fama publica ricavo quì sepolto all’Altar di S. Bonaventura un D. Paolo Franzosio insigne Theologo, e celebre non tanto per Opere date in luce, quanto per chiarezza di pietà, e Patrimonio de’ Poveri da lui fatti Heredi.

All’Altar del Rosario si tien sepolto un Dottor in Legge Giorgio Savoni. Huomo, che per il suo valor’, e desterità fù in gran credito appresso i Prencipi Madrutij, quali non poco si valsero de’ di lui Consigli.

Alla gran Porta vive memoria del Conte Giorgio [p. 517 modifica]Fuggeri. Fù quello, che dall’Auge dell’Humana Fortuna vidde l’occaso, e conobbe, quanto sia instabile quella Rota, che mai si ferma; senza che ancora si sia trovato Fabro, per darvi il Chiodo.

Fonte notabile. Nel Convento stanno alcuni pochi Religiosi, godendo con la lor’ osservanza più commodo di sito, che di Fabriche. In entrando per il primo Ingresso à sinistra vedesi la Fonte del B. Pacifico, di cui l’Acqua limpida, e fresca vale contro le febri, & altri morbi, è per tale si beve con devotione.

Chiesa dell’Inviolata, e sua descrittione. Fuori pur di Riva à mezzo quarto di miglio verso Arco notasi la Chiesa dell’Inviolata. E posta in sito piano, commodo, & ameno. Sorge di pianta cospicua d’altezza, e ampiezza proportionata; così che la Parte in alto fà vista di rotonda: però à ottangolo di risalti, ò profili quadrato, e di Finestre con Tetto à Cuppola ottangolare coperto di Rame. La Parte nel basso con, crescere notabilmente di Corpo, attese le Porte, e Capelle, che hà intorno, tende al quadro. Le Porte sono tre in forma quadrata, e grandezza pari: per prima passando quella che stà à Ponente con Frontispicio di Colonne di Pietra, & Archivolto. In entrando à tre gradini, vedesi un Corpo di Chiesa, come di Panteon tutto posto à Stucchi, oro, e Pitture con tal lustro, vaghezza, e varietà, che l’occhio si perde in vagheggiare; ne può certo vagheggiar senza invaghirsi. La Parte inferiore del Tempio consta di otto Nicchi, Archi, ò Volti di ugual simmetria, cinque cioè fanno gli Altari, e tre le [p. 518 modifica]Porte. Il primo Altare, ch’è quel del Choro, sostiene dietro al Tabernacolo un Ciborio, ò Santuario à quattro Colonne di Marmo con basi, e Capitelli di Bronzo, & una come Cuppola con sopra due Angioli à rilievo figurati di Bronzo, che fan pender’ in aria Corona d’oro. In faccia del Santuario stà un bell’Ovato di Pietra Paria dentro à lavorio di bianco Marmo sostenuto da un Cherubino di Bronzo, si come à’ fianchi della Cuppola risultan due Cherubini pur di Bronzo; e per Apice della stessa Cuppola trà due Vasi di Bronzo colmi di fiori spicca una Croce d’Argento à oro. Imagine Miracolosa Nel Santuario sotto à Coltrine di Seta, oro, e christalli si venera l’Effigie miracolosa dell’Inviolata Madre di DIO, MARIA Vergine co’l Bambino in braccio corteggiata da gran numero di Voti d’Argento, marche de’ di lei chiari Miracoli.

Altari notabili. Gli altri quattro Altari, che stanno all’intorno del Tempio, cioè di S. Carlo Borromeo; di S. Girolamo; del Crocifisso; e di Sant’Onofrio tutti un più dell’altro sono cospicui di Marmo, Pitture, Oro, e Stucchi; con esser però stimabile singolarmente quel del Crocifisso, ch’è tutto di bianchi Marmi, e Parij con Palla di Guido Reni: la dove quelle de’ tre altri Altari sono del Palma; e nelle Pitture de’ Nicchi s’impiegò il Luchese.

Ne io quì farò più lungo in descrivere tali Pitture, perche parlano da loro stesse; si come tralascio anco quelle del Choro, che sono vivissime; ne parlo di tanti Stucchi, Figure, Fiorami, Festoni, e Freggi, che ornano à meraviglia tutto il [p. 519 modifica]Tempio; la cui parte superiore sopra due gran Freggi, e Corniccioni à oro va finir’ in Cuppola, ò Rotonda mirabilmente con Pitture, Statue, Simboli, Motti e Geroglifici, che corrispondono; il tutto illuminato da Finestre, e da riflessi, atteso l’oro, che ben copioso brilla compartito. Inviolata di Riva, Tempio mirabile Il Pavimento della Chiesa è tutto di fini Marmi à varij colori con due gran Rose, ò Stelle di vago artificio l’una nel bel mezzo del Tempio; l’altra alla prima Porta; caminando poi à torno trà certi Ovati otto terse Lapidi di Sepolcro. Modello d’Architettura bellissimo Dirò ingenuamente, che l’Architettura di questa Chiesa, dal Tetto al Suolo è uno de’ più bei modelli, e meglio intesi, che m’habbi visto; ne altro manca per compimento del tutto, che l’indoratura de’ Nicchi delle tre Porte, con parte del Choro, e resta da finirsi il Campanile. Fù eretta, e dotata questa Chiesa insieme con il Convento, che si dirà dal Conte Colonello Gaudentio Madrutio Cugino carnale del Cardinale Carlo di questo cognome, che vi stà sepolto davanti il maggior’ Altare, e vi si legge in Marmo l’Epitafio:

Gaudentij Madrutij Ossa Hic Iacent.
Sat Est.
Hospes Vale.

Concorsero poi à fabricar tal Chiesa buona parte pie limosine, che con le Gratie dell’Inviolata MARIA Vergine fioccavano in quel primo fervore.

Con il Conte Colonello Madrutio stà sepolta la Contessa Alfonsina Gongaza di Novellara di lui Consorte, Dama di singolar’ essempio, [p. 520 modifica]e d’heroica pietà.

All’Altar di S. Carlo stà la Tomba di Casa Clari, dove stimò riposarsi in Patria il Conte Girolamo Clari Colonello d’Infanteria Alemanna, e Sergente Maggior di Battaglia per Sua Maestà Cesarea; Huomo chiaro, e segnalato in maneggi, e militari Imprese: ma colto dalla morte il passato anno in Insprugg, vi lasciò l’Ossa. Tanto è vero, che all’Huomo non è cosa più certa del morire: come non è più incerto, che il Tempo, e Luogo.

Convento dell’Inviolata di Riva e suo essere. Alla Chiesa stà unito il Convento di Religiosi Heremiti di S. Girolamo, simil’ Ordine dell’Escuriale di Spagna; e vi stanno al numero di 13. Hanno buona fabrica di Chiostri con un bel recinto di Giardini, e Campi. Officiano la Chiesa, & il Choro anche con Musica, e s’impiegano nelle Confessioni. Sacristia quale. Custodiscono la Sacristia, ch’è ricca di Paramenti à mute le più proprie, e accompagnate di tutto punto, senza che vi manchi l’Argenteria. Fanno qui il Novitiato, e mantengono studio di speculativa, e di belle Lettere. Così benche in poco numero questi Padri (godendo anche rendite competenti) hanno campo di viver bene, servir DIO, e giovar al Mondo; essendo, com’è il loro Instituto Eremitico di due Vite. Sù l'lngresso del Luogo sta una ricca Fonte di Pietra à tre Urne con sopra al naturale la Statua del Profeta Mosè trà due Piramidi. E nel Giardino del Chiostro una Fonte di Marmo da Colonna di Bronzo getta più di 20. Zampilli trà Figurine à Scurci, e scherzi mirabili: ma non sempre giocano.

[p. 521 modifica] Chiesa detta di S. Michele, e suo essere antico Per poi toccar’ altre Chiese fuori di Riva notarò trà l’Inviolata, e S. Francesco la Chiesa della Madonna detta di S. Michele, Residuo dell’antica Pieve, che vi fù insieme con Riva stessa, per quanto intesi; e chiamasi ancora ne gl’Instromenti questo Luogo Riva Vecchia; si come ogn’anno una volta si riconosce processionalmente questa tal Chiesa, alla quale stà vicino un'antico Tumulo.

Altre Chiese varie fuori di Riva. In disparte poco lungi trovansi due altre Chiese, cioè quella di S. Giacomo, & quella di S. Cassiano. Davanti à questa stà una Pietra con Inscrittione antica, e dicesi, che il Santo vi s’inginocchiasse; così parla il Volgo. Fù nella Chiesa di S. Cassiano, che l’anno 1485. li 12. Luglio si publicò la Pace, e Compositione Generale trà la Communità di Riva, & quella di Tenno, che di molto tempo erano state in rotta à segno non solo d’incendiarsi i Masi, e commettersi hostilità, ma fino di bandirsi da una parte, e l’altra, come perpetui Capitali Nemici. Pace, che non sò poi, se di se habbia lasciate simultà.

Per Chiesa notabile Campestre si fà osservar’ al Monte di Brion quella di S. Alessandro. Vi stà alla Cura un Heremita, e ogn’anno tre volte si visita tal Chiesa publicamente, tenendosi quel Santo Martire Protettore di Città insieme con S. Giorgio.

Chiesa di S. Nicolò. La Chiesa di S. Nicolò di Bari posta in Capo al Monte, ò Promontorio di Brion in vista del Lago saria degna tanto più di Visita, offerte, e divotione, quanto che il Santo Vescovo è la Stella Polare de’ Naviganti. Vi fù già un Convento di Monaci Benedittini, che si [p. 522 modifica]suppresse circa l’anno 1294. & hora non vivono, che le rovine, si com’era rovinata dal tempo anche la Chiesa, qual si ristorò l’anno 1624. per Legato Testamentario di Tadeo Cominno.

Chiesa, e Romitorio notabile di Santa Maddalena. La Chiesa di Santa Maria Maddalena sopra d’un Dosso, è rimarcabile, per sito bellissimo di prospettiva con Romitorio commodo, e, ben tenuto; ridotto però in stato dal moderno Eremita. Ogn’anno il giorno della Festa 22. Luglio vi si fà concorso da tutti i Contorni, celebrandovisi Messa, e facendovisi con la divotion, anche diporto, per esser’ il Luogo godibile di frutti, & Acqua fresca.

Chiesa di S. Gio: Giovanni Giovanni e suo posto. Sopra questo Luogo in altro Dosso, che domina liberamente, stà la Chiesa di S. Giovanni, dove fù già un Forte erettovi da Nicolò Picinino, e vi si tenne sepolto un' Huomo di Guerra di statura gigantesca, à quel, che mostraron l’Ossa; & si vede ancor l’Urna, dove giacquero. Hora detta Chiesa, per altro di buona fabrica in forma rotonda, è destituta, & il Fortino diruto. Verso poi la Valle, che s’inoltra, trovasi la Chiesa di S. Briccio, ch’è frequentata non solo da quei del Paese: ma fuori ancora; atteso che per i meriti del Santo vi s’ottengono da DIO gratie singolarmente contro la febre; l’Acqua, che si beve à tal’effetto scaturendo in Chiesa, come in Catacomba divota ben sì: ma che vorria essere meglio in stato.

V’è poi nel Piano la Chiesa di S. Sebastiano ridotta hormai in bella, & buona fabrica. E v’è [p. 523 modifica]la Chiesa della Madonna del Perdono, che se ben’antica, è in buon’essere con tre Altari, e Dote da dirvi Messa ogni Venerdì.

Chiesa, e Priorato di S. Tomaso in Riva. Ne si deve tralasciar la Chiesa di S. Tomaso Cantuariense, ch’è antichissima, & hebbe altre volte annesso un Hospitale. Hora il Luogo è ridotto in Priorato, & è uno de’ principali nel Trentino, posseduto hoggi dal mentovato Decano, & Vicario Alberti. Cosa notabile di Processione in Armi. Ogn’anno la Festa del Santo 29. Decembre si visita questa Chiesa da quei di Riva con Solennità portandovisi il Publico in Cavalcata con Tamburri, e Insegne, militarmente, tutti di Città uno per Casa, vedendovisi comparire, secondo il solito per consuetudine immemorabile; come segue anche il dì di S. Bartolameo alla Chiesa di questo Santo posta sopra d’un Colle. L’origine di tali Marchie, e solennità si deduce dall’essere le due notate Chiese sù i Confini, per difesa de’ quali si sia introdotto sì fatto Uso in tempo, che trà Riva, & le Communità Confinanti regnavan Guerre. Di S. Tomaso però si tiene ciò essere doppo, che da’ Rivani si rimise al posto quel Preside, ò Priore scacciato à punto da vicini Popoli; e che perciò si paghi, come si fà, al Publico di Riva un Fiorino annuo in tal dì dallo stesso Luogo.

Del resto per far capo all’essere di Riva, questo è un Luogo, che risente molto d’antichità; & se bene vi stanno varie fabriche moderne trà aggiunte, & ristorate: ad ogni modo si vedono frequenti vestigi antichissimi, e si scoprono anche più, scavando; come in fatti si son trovati diversi [p. 524 modifica]Volti, e Stanze Sotterranee con Pietre vetuste, e fino di que’ Lumi eterni, che servirono alle antiche Tombe, si come dura ancor’ il nome, e l’essere della Casa de’ Bagni, ò Terme, crederei, d’antichi Romani. Et il residuo di Castel Vecchio, creduto già residenza del Capitano di Riva, prima che si fabricasse la Rocca, porta nome di Pallasio, ò Palladio, alludendo forsi à quel dell’antica Troia. Sopra i Volti di detto Castello trovandosi tutt’hora alcuni Giardini, e Horti Pensili.

Altre memorie antiche. Memorie antiche sono poi in Riva sù’l Frontispicio del Palazzo publico, e Vicino in altra Casa privata stanno in Pittura due Effigi l’una di Giulio Cesare; l’altra di Pompeo il magno, che parlano d’antichità. Nella facciata del sotto Portico verso il Porto notansi due Pietre à Lettere Gotiche, ò Longobarde, quali però non hanno, che circa 300. anni al tempo cioè de’ Scaligeri, che all’hor regnavano. Due Pietre notabili. E nel Muro di Casa Grotta osservai due rosse Pietre scolpite l’una del nome di Quintia Massima: l’altra di Valeria; e creddo siano Romane memorie.

Rocca di Riva al Lago Trà le Fabriche di Riva antiche si notano le Torri in gran numero: benche la maggior parte demolite nell’alto, e ridotte in Case con far credere, che Riva non fosse, che un' Asilo di Torri anticamente per guardar’ il Porto; si come al dì d’hoggi lo guardano le cinque Torri della Rocca fabricata da’ Scaligeri, rimessa dal Vescovo Giorgio di Neidech; e ultimamente riparata dal Cardinal Clesio. Guardasi anche il Porto dal più volte [p. 525 modifica]nominato Bastione, ò Balovardo nel Monte fabricato in parte da Veneti, come mostran l’Armi. E di forma rotonda con Mura grossissime regolari di viva Pietra, e così forti, che fanno fin testa à’ Dirupi, che tal’hor gli diroccano in Capo senza offesa. Torre di Piazza in Riva, notabile. Finalmente guardasi il Porto di Riva dalla Torre di Piazza detta Aponalis. E di Mura fortissime di viva Pietra in quadro molto alta con Cuppola à torno difesa da Balaustri, e coperta di Piombo. Vi si battono, e mostran l’hore, e Vi stà la Campana, che regge le funtioni del Publico.

Arma della Città di Riva, quale. L’Arma, ò Impresa della Città di Riva sono sù l’Onde del Lago due Torri unite per Via d’una Scala, stando nell’alto una Barca à Vele gonfie in Campo libero co’l motto: Liberaliter, come à punto vedesi nel Luogo di Communità.

Etimologia del nome di Riva. Quanto all’Etimologia del Nome, Riva chiamossi Formosa Octis, la bella Otti, per interpretatione à me ignota. Chiamossi Ripa dalle Sponde del Lago, dove stà; e doppo si disse Riva dal Rivo di Sangue nella strage horribile de’ Franchi, trucidati dal Rè de’ Longobardi Grimoaldo, come altrove si notò, inherendo al Pincio, e ne parla il Biondo.

Del Nome di Riva scrisse un Ingegno celebre così:

Nomine de Ripæ contendunt Sanguis, & Unda,
Vult Rivam Sanguis; Ripam Aqua: lis gravis ergo.
Sanguinis à Rivo vult dictam Sanguis: at Unda,

[p. 526 modifica]

Benaci à Ripa; Sanguis, & Unda procul.
Regia, sanguineo non gaudet nomine, Pacis,
Et prohibet Patrius nomina Baccus aquæ.
Non hanc Benaci: sed mundi dicite Ripam.
Est Mare Mundus; habet Ripam, ubi iuta quies.

Lago Benaco onde detto. Quanto poi al Lago Benaco, di cui fà mentione Plinio, Strabone, Tolomeo, & altri, chiamossi Benaco probabilmente dal Castello Penede presso Naco, come vuole Sabellico; ò, secondo Leandro Alberti dal Castello, e Città di Benaco, dove hoggi è Tusculano, essendosi Benaco sommerso già da un particolar Diluvio, come mette anco Helia Capriolo nelle sue Bresciane Croniche. Lago Benaco detto di Garda, e perche. Hora questo Lago chiamasi communemente di Garda da Garda Castello reso celebre, doppo che, come scrive Biondo, vi fù prigione Alonda, ò Adleida già moglie dell’Imperator Lotario fattavi porre da Berengario III. circa l’anno 930. E detto Castello dato in Feudo à’ Scaligeri dal Vescovo Adalpreto II. come notai, doppo varie rivolte di Possesso, hoggi stà in poter de’ Venetiani.

Misura del Lago di Garda. E lungo il Lago di Garda, secondo Strabone miglia 63. e largo 30. benche ciò non s'approvi da Leandro Alberti; e in fatti il Lago cominciando da Peschiera verso Ostro, e terminando à Riva verso Aquilone non hà di lunghezza, che miglia 35. al più, si come assai manca di larghezza; ne sò, come Strabone habbia preso in Lago un tal Granchio. E Lago di grand’Utile per la Navigation’, e per la Pesca: ma insieme molto periglioso, e fiero, per l’Onde non meno sferzate [p. 527 modifica]da’ Venti, che sforzate da’ Monti trà’ quali è racchiuso; onde tal’hor per il gran fremito, e corruccio sembra anzi il Mar turbato, quindi Virgilio:

Fluctibus, et fremitu assurgens, Benace, marino.

Pesci del Lago Benaco. Quanto à’ Pesci del Lago Benaco, senza nominar tante altre spetij, le Anguille vi vengono in gran copia, & qualità, come anco le Tinche, Luzzi, Barbi, e Bulbari. Le Trutte con esser grandi riescono stimate assai, ne meno delicate le Sardene, & Agoni, de’ quali dissi. Pesce Carpione, e sua stanza. Ma poi il Rè de’ Pesci di questo Lago è il Carpione del tutto singolar’, anzi unico al Lago di Garda. Pesce degno da imbandir’ ogni real mensa; tanto è pretioso, e caro in fatti non men che di nome. A Riva i Carpioni capitano in tempo di Neve, & si pescano: per altro risiedono d’ordinario al Tretto verso Garignano, dov’è fama, si cibino di Vena d’oro.

Hò fatto questa scorsa sù’l Lago di Riva delicioso veramente, e commodo da passeggiarvi, si come trovai godibili li Passeggi anche per Terra.

Uso antico in Riva di vender’ il Pane. Regna in Riva un antico Costume notabile di vender’ il Pane in publico sù certi Palchetti, che s’espongono fuori delle Case. Così che tanto essendovi il Venditore, quanto nò le Genti vanno à levar’ il Pane, che vogliono, con lasciar’ il danaro. Et se bene per parte tal’hor de’ Compratori manca il conto: ad ogni modo quest’Uso non si dimette sù la franchiggia forsi, che deve haver’ il Pane, come primo Viatico dell’Humano Vivere. Costumanza questa, che non viddi altrove: [p. 528 modifica]ma però degna d’esser universale al Mondo, quando pari vi fosse la lealtà.

Uso del pallio in Riva. Regnò poi in Riva anticamente il Gioco della Lotta, che s’essercitava ogn’anno sù’l Campo dietro la Rocca, con grato spettacolo; mentre, per conseguir’ il premio di Vittoria, e l’applauso, dovendo un solo abbatter tre, nascevano curiosi, e strani sforzi di combattere. Hoggigiorno la Lotta è convertita in Pallio à tiro cioè di Schioppo rigato con proposta di Premio, & Officiali, che assistono al Bersaglio; ciò celebrandosi ogn’anno solennemente la Festa di S. Bartolomeo, nel qual giorno doppo finito il Pallio, si stila correr’ all’Ocha non senza tripudio, e particolar concorso de’ Cittadini.

Città di Riva Asilo de Vescovi di Trento. Fù sempre Riva l’Asilo de’ Trentini Vescovi nelle loro occorrenze, e traversie si avanti s’impegnasse à’ Scaligeri, come anche doppo. Nel passato Secolo vi si ritirò il Cardinal Bernardo Clesio dalla Guerra tanto infesta de’ Rustici l’anno 1525. come si disse. Et il Cardinal Lodovico Madrutio vi si tenne un tempo à coperto da’ nembi, e torbidi, che incontrò. Si come il Cardinal Carlo, & altri Prencipi Madrutij vi si sono, ò ridotti, ò divertiti di quando in quando, come in Luogo non men di sicurezza, che di delicia, e dove li Trentini Vescovi fanno conto di vivere in un modo tutto particolare all’ombra di S. Vigilio, di cui Riva fà gloria d’essere il vero Patrimonio.

Che se, inherendo al Pincio, & à Innocenzo di Prato, come dissi, Riva fù donata dall’Imperator [p. 529 modifica]Carlo Magno; sia quello è di tal Donatione, Riva porta nome di Patrimonio Vigiliano. Riva dicesi Patrimonio di S. Vigilio. E leggo nel Cardinal Tosco, qual cita il Fulgoso, come Riva sia in Temporale del Vescovo di Trento, e conseguentemente di Giurisdittione del Papa. In consonanza di che oltre altri Documenti, si conserva in Publico Archivio sentenza Autentica de’ Commissarij Cesarei seguita in Castel di Cremona li 12 Febraro 1414.

Riguardo notabile dell’Autore. Se bene hoggi trovo, che le Appellationi vanno ne’ suoi Casi dal Vescovo à i Tribunali Imperiali. E poiche io, scrivendo, come fò quì, Topograficamente, non devo trattare Controverscie, lascio, che in ciò trà lor s’accordino le Carte; rassegnata la mia penna di render’ à Cesare quel, ch’è di Cesare: à DIO quel, ch’è di DIO.

Pergine descritto. Dal Tratto Benacense passarò à quello di Cerè, dove stà Pergine. Questa è una Terra, ò Borgo aperto, popolato, & signorile su’l gran Passo trà Venetia, e Trento. Hà diverse belle Fabriche con alcune Famiglie nobili, e molte trà civili, & mercantili. Li Sottoportici, la Dogana, e le tante Botteghe, che si vedono quasi ad ogni Casa, fanno credere, vi fossero già tempo Fiere celebri, come si dice. Nel vero fiorì altre volte in Pergine la Mercatura in tempo massime, che fruttavano le Miniere circa l’anno cioè 1597. come risulta da una Casa Beneficiale di Santa Barbara fabricata da’ Canopi, che tutt’hora è in essere. La Fersina, Torrente fiero, sboccando da [p. 530 modifica]Val di Palio, over Palù, serve al Luogo per alcuni Molini, & Edificij di Seghe: ma causa bene spesso rovine di Case, e Campi, con le sue furie in modo, che senza tal Acqua fruttaria nel Perginese assai più Terra. Castel di Pergine, e suo essere. E difeso Pergine dal Castello sopra d’un Colle in Isola, che con essere de’ più cospicui, si rende insieme forte notabilmente, havendo, oltre un gran Corpo di fabrica regolare in quadro, le Mura à torno. Reggesi per il Vescovo Prencipe di Trento nella Giudicatura da un Capitano.

Chiesa parochiale di Pergine, & sua qualità. La Chiesa Parochiale di Pergine in honor di Santa Maria è un Tempio antico, e sontuoso tendente al Gotico, e fabricato buona parte di viva Pietra con 12. alte Colonne, per sostegno delle tre Navi. Vi sono sette Altari assai riguardevoli, e su’l maggiore si venera un Imagine à rilievo di Nostra Dama di gran divotione, ne minor concorso, anco di forastieri. La Sacristia è ben posta, e proveduta, & il Campanile sorge altamente à struttura di Pietra con Cuppola coperta di Rame à color rosso. Il Titolo di questa Parochia è Archipresbiterale con ampla rendita, e buon’ordine d’officiatura, havendo sotto di se da 30. Chiese Forensi, trà quali quella in Penisola del Lago di S. Christoforo. Sono in Pergine alcune altre Chiese particolari, e si fà veder sopra d’un Dosso quella di S. Pietro, ch’è ben posta, & mantenuta, standovi anche alla Cura un' Eremita. Fuori di Pergine si trova un Convento di Minori Osservanti Riformati, che vi officiano la loro Chiesa in titolo di S. Francesco, e servendo come fanno, al [p. 531 modifica]Prossimo per le Confessioni, godono essi ritirata propria di solitudine, standovi d’ordinario al numero di 18. Padri, che vi fanno anche lo Studio.

Fù fondato il Convento di Pergine da uno de’ Baroni Prati, di cui non mi consta il Nome: se non che sò, essere sepolto in quella Chiesa; dove pure giace il già mentovato Consiglier, e Cancellier Felice Alberti nella Tomba di Gioseffo suo Padre avanti l’Altare del Crocifisso eretto da questo.

Pergine, suo sito. Gode Pergine buon tratto di Pianura in bel sito, & hà varie Colline à torno fruttifere di Vini in particolare, quali generalmente riescono più in copia, che qualità: con esservi però alcuni siti notabili, come Madrano, e contorni, dove si fanno Vini qualificati. L’aria di Pergine è mediocremente buona: la migliore si gode verso la Pieve per bocca di Val di Fersina: più basso patisce qualche eccettione, per il Vicino Lago, & alcune Paludi, che vi regnano: dal Lago all’incontro Venendo quantità di Pesce assai buono, per uso del Luogo in avantaggio. E quando andassero le Miniere, verrebbe l’aria à purgarsi del tutto dal Fuoco delle Fornaci, come già fù.

Parto mostruoso, e sue qualità. Sù’l Perginese nel Villaggio di Serso quest’anno 1673. li 4. Febraro è nato un Parto mostruoso di due Gemelle Femine ben fatte, e di Corpo distinte perfettamente, se non che unite di vertice l’una contro l’altra le due Teste, come hò visto dal Ritratto. Ambe furono Battezzate l’una per Nome Domenica; l’altra Maria. Vissero circa due dì, e l’una morì alquante hore doppo l’altra. [p. 532 modifica]tra. Che se ambe fossero venute in età, l’una, cred’ io, haverebbe dovuto portar l’altra in Capo à vicenda. Huomo Albero all’nverso. Così con tale scherzo di Natura non si saria poi sempre avverato il Detto di quel Filosofo, che: Homo est Arbor inversa; L’una di queste due Femine stando di piedi à Terra rivolti: l’altra al Cielo.

Monte Viarago, e sue Miniere. E poiche nominai le Miniere di Pergine, debbo anche toccarne il sito, ch’è nel vicino Monte, detto Viarago, considerabile per la copia de’ Minerali, che in se racchiude; havendo principalmente Vene, ò Filoni, che chiamano, d’Argento, e Piombo. Provasi ciò dalla qualità delle Scheggie, ò Selci, che si scavano di quando in quando; e dall’osservatione, fattane anni sono, dal Conte Andrea Giovanelli Sorintendente delle Miniere Cesaree in Ungheria; così m’afferma di veduta il Nob. Francesco Felice Alberti, Fratello delli mentovati Decano, e Consiglier di questo Cognome. Cosa notabile delle Miniere. Et se è vero, quanto dice Plinio lib. 33. cap. de Argento, che, dove si scopre una Vena poco lungi ve ne suol’ essere un’altra: è altresì costante appresso gli Autori, che dove stà una sorte di Minerale, non molto lungi ne habita un’altra; havendo trà di lor le Miniere natural simpatia, e correlatione. Quindi generalmente quasi tutti li Monti di Pergine nodriscono varij Metalli; e trà gli altri in Vignola si trovano diverse Bocche, dove, già tempo, si scavò il Rame, Piombo, e Argento; & questa Cava, ch’è la principale, porta tutt’hora nome di Stubm Canop, Stufa de’ Canopi. Al presente in Vignola non si cava, che la Miniera [p. 533 modifica]del Vitriolo, qual per molto spatio, e lungo circuito abbonda di tal materia in tanta copia, che bastarebbe à continuamente impiegar dieci Caldare, & anche più, quando il Minerale havesse essito. Vi sorintende perciò un Vicario Minerale; & il Vitriolo si cuoce in Caldaie di Piombo.

Pergine cambiato, e come Del resto Pergine, che, quando caminassero le Miniere, potria farsi Città da 20. e più Villaggi, che hà sotto, si contenta d’essere un bel Borgo, e tanto più considerabile, quanto che, come nota Pincio, fù dato sotto l’Imperator Carlo V. in cambio di Bolgiano al Trentino Vescovo, qual possiede questa, per una delle più belle Giurisdittioni. Et il Castello, stato, gran tempo pignoratitio alla somma fino di 35. milla Fiorini si và hormai rinfrancar dal moderno Vescovo Prencipe Sigismondo Alfonso di Thunn, provido riparator della Trentina Chiesa.

Pergine come dipenda in Spirituale Dipende Pergine in Spirituale dall’Ordinario di Feltre, hora il Vescovo Bartolomeo Gierra, che quest’anno 1672. li 16. Settembre vi fù in Visita, come visitò anche trà l’altre Chiese di sua Giurisdittione quella di Calzeranica, e di Levico, Luogo questo del Principato Trentino, & ch’io toccarò, come vicini al Tratto di Pergine, che descrivo.

Calzeranica e suo essere. Calzeranica è Luogo posto sù la Collina, in Costiera in faccia di Tena, & in vista del Lago di Caldonazzo. La Pieve titolo d’Arcipretado è Chiesa antica in honor del Corpo di CHRISTO con Altari, e Capelle ben poste, e mantenute. Evvi più basso un’altra Chiesa antichissima di Sant’ [p. 534 modifica]Hermete, dove fù già il Colto di Diana; e vi si legge ancor’ in Pietra l’Inscrittione:

Dianæ Antiochenæ Dicatum, & c.

Antichità notabile in Calzeranica Vi si scoprirono, anni fa, tre Medaglie antiche d’Imperatori; e tutt’hora vedesi il Piedestallo, che, per quanto si dice, sostenne l’Idolo. La Chiesa è picciola, ne altro tiene di bello, che l’antichità. Sù’l tener di Calzeranica vengono trà gli altri Frutti, Castagne così grandi, e qualificate, che di queste ne và alla Corte di Cesare. Vi vengono anche buoni Vini, e vi si scava il Vitriolo, & si lavora.

Borgo di Levico descritto. Levico è Terra sù’l gran Passo nell’Ingresso di Val Sugana. Fà figura di Borgo aperto ben fabricato con popolatione di Case, & civiltà. La Chiesa Parochiale, ch’è antica, in titolo de’ SS. Martiri Vittor’, e Corona, si mantiene con lustro d’Altari, & Paramenti. Vi stà una Communità considerabile, e ben governata, con haver, oltre buone rendite, anco Privileggi. E guardato il Luogo dal Castello detto della Selva, ch’è antico, posto in altezza, e molto forte, reggendosi per il Vescovo di Trento da un Capitano, ò Luogotenente.

Aria di Levico quale. Si trovano ne’ Monti di Levico Caccie nobili, per le varie Selve, che hà, e recessi di Selvaggi tanto Volatili, che Terrestri; onde tali Caccie sono le Favorite del Trentin Prencipe. L’aria del Luogo non è autentica, per causa ò del Lago, ò delle vicine Paludi; quali però sanandosi, come si proggetta, faran doppia figura d’utilità. Hà Levico buon tratto di Campagna, oltre il Monte, e senza il [p. 535 modifica]grano produce anche Vino à competenza. A Levico ancor, e ne’ Contorni si fà quantità di Lane, delle migliori, che solite già portarsi à Trento dove si lavoravano, hora vanno altrove. Il Lago di Levico, che stà à Ponente, benche sembri anzi morto, è però vivo d’Acque, e genera per la Pescaggione.

Lago di Caldonazzo e suo essere. Da questo di Levico si può far tratto al vicino Lago di Caldonazzo nella Giurisdittione de’ Baroni Trapp, Feudale della Chiesa di Trento. E Lago di maggior ampiezza con profondità, e deliciosamente navigabile. Fà razza di buon Pesce, Anguille, e Luzzi in particolare; e vi si pesca in tutto l’anno, à riserva sol, quando resta aggiacciato. Per Volatili, oltre le Anatre Selvaggie, che vi son famigliari, vi capitano Cicogne, Aeroni marini, Pavoni silvestri, e Cigni; così m’afferma il Baron Trapp Usbaldo Hercole, che ne fè preda. E quanto sia della Giurisdittione di Caldonazzo, oltre il Villaggio con la sua Chiesa, e Palazzo antico di Residenza, il sito, che si stende in Piano, e Monte, riesce fertile, & uno de’ più proprij per Caccia, Chiesa notabile di Brancafora. compresa anche la Montagna di Lavarone, Passo obliquo per Italia verso Vicenza, e dove di notabile stà la Chiesa di Brancafora consecrata dicesi, da un Vescovo, che poi fù Papa, & che perciò l’arricchì di Gratie Spirituali, & Indulti. Qual Chiesa dipende dal Vescovo di Padova, rispetto à’ confini, che si fan’ oltre Pedemonte con S. Marco.

Trà il Lago di Levico, e quello di Caldonazzo sorge in Isola il Colle di Tena, nella cui sommità bella pianura, e fertile, stà il Villaggio di tal Nome. [p. 536 modifica] E sito ameno, e singolar di Caccia; mentre racchiuso trà i due Laghi stessi vien’à essere come un Serraglio per la Preda. E soggetto questo Colle à i colpi di fulmine, ne si sà bene il perche: se non fosse, che l’Acqua de’ due contigui Laghi uno più grande dell’altro somministrano al Sole la materia. Strano caso di fulmine. Anzi vengo d’intendere per cosa miserabile: ma vera, che d’una tal Famiglia per anco in essere tre Fratelli. non è molto, rimasero tutti in diverso Luogo, e Tempo fulminati: benche io, essendo stato sù’l Luogo per giustificar un tal fatto, non lo trovassi in bocca di quei di Tena. Quando ciò sia, (come credo) se si debba tribuir’à Caso meramente fortuito, ò à più alta Causa, non lo sò dire. L’Imprecatione di Saetta, che tal’hor si dà da’ Genitori contro de’ Figli, potrebbe quì far figura. Mà in ogni modo questo Caso hà molto dello strano, e prodigioso, & se non altro, fà grandemente paventar’i Giuditij di DIO.

Origine del Fiume Brenta suo corso, e termine. Dal Lago poi di Levico, e di Caldonazzo nasce la Brenta, Fiume, che doppo havere scorso la Val Sugana, bagnando il Borgo; indi la Val Bruna trà Solagna, e Campesio, e fatto il Ponte di Bassano, portasi alla Volta di Padova, da dove con flusso, e reflusso di Navigatione giunge nel Mar’ Adriatico. Del Fiume Brenta, in Latino, Medoacus, cantò il Tasso:

Corre la Brenta al Mar tacita, e bruna.

Pianura di Cerè come notabile. Et io rivenendo al Tratto di Cerè, dirò per fine esser’ in questa Pianura, che seguì l’Accampamento, e general Rassegna delle Genti de’ Rustici in tempo di quella lor tumultuaria Guerra contro Trento l’anno 1525. che si notò.

[p. 537 modifica] Val di Nonn come notabile, e trattata dal Pincio. Perche poi delle dieci Valli del Trentino, che nominai, tutte, una più dell’altra sono sparse di Villaggi grandi, e piccioli con frequenza, tutte quì ad una per una sarian degne da descriversi, e singolarmente la Val di Nonn, tanto notabile, per sito, ampiezza, fertilità, Popolo, & Signoria: ma si come di questa mi rimetto al Pincio, che ne scrive à lungo, & ex professo, in riguardo massime al Card. Bernardo Clesio di cui fà un’Historia un Panegirico: così, stando il fine, che proposi di scorrer’ in ristretto il Trentin Vescovato, se non hò campo di descriver’ ogn’una delle Valli, che ne men viddi, devo almeno trattare di Val Rendena, come quella, ch’espressamente visitai, in riguardo alle gloriose memorie del Vescovo S. Vigilio, che vi fù Martire. Valle perciò, che facendo per il mio assunto, merita tanto più esser descritta, come và, quanto, che altri ne scrissero sinistramente.

Val Rendena, suo sito, & sua estensione. Val Rendena, à prenderla da se, quanto al sito, principia nel finir della Giodicaria interiore, e termina con la Montagna di Campei, dietro al Luogo, detto Campo. Hà di lungo in tutto circa 15 miglia de’ quali 10. di pianura, e’l resto di Monte con larghezza nel piano d’un miglio, e più, se con il fondo si comprendono i primi Dossi, e falde de’ Monti, che la spalleggiano. Confina da Levante co’i Monti di Molven della Giodicaria esteriore, & altri; à Ostro con la Pieve di Thione; à Ponente con la Valle Camonica, e co’l tramezzo de’ Sformeni, ò Monti glaciali; & à Settentrione con la Val di Sole.

E bagnata Val Rendena dal Fiume Sarca, che [p. 538 modifica]Origine Corso, e termine del Fiume Sarca. vi scorre rapido con mormorio d’Acqua assai buona, per esser dirotta, & che vien grande più, ò meno, secondo i tempi, non senza fare tal’hor’inondationi. Nasce la Sarca da due diverse origini; la prima viene da certo Lago sopra Campei, al Luogo del Nambino. L’altra scaturisce da Val di Genova per lungo tratto, fin che unendosi in capo à Rendena con l’altro Alveo, e trà questi due sboccando per terzo quello di Nembron, si forma il Fiume, che in tutta la Valle passa sotto 9. Ponti di Legno, e serve per più di 30. Edificij trà Molini, Seghe, Fucine, Lanificij, & altro. Fuori poi di Rendena proseguendo la Sarca il suo Corso per ambe le Giodicarie fin dove termina il Monte di Banale, e di Casalio, và formar’ il Lago di Cavedine; indi co’l progresso, che fà, per il Contado d’Arco, giungendo à Torbole forma il Lago di Garda, ò sia Benaco, da dove finalmente esce con chiaro nome di Mincio, & è quel Fiume, che scorrendo à Mantova parteggia la Marca Trevisana da Lombardia; come in ciò s’accordano i Scrittori.

Val Rendena, e sue qualità. Hor Val Rendena, situata da Ostro à settentrione, & che fà il Passo Imperiale dal Lago Benacense in Germania, se devo dir, come la viddi, la notarò per una Valle facile, fertile, & amena. Facile, perche da un Capo all’altro è quasi tutta piana, con Strade commode, e sicure. Fertile, perche rende dalla cima al fondo; così che à punto dal Rendere si fà dir Rendena. Amena, perche, à riserva del Verno, e qualche altro Mese, che biancheggia di Neve, non senza horridezza [p. 539 modifica]di giaccio, và vestita nel resto di verdura, e sopra tutto in Estate è amenissima; riducendovisi all’hora per lo più Personaggi anco stranieri à goderla.

Clima di Rendena quale. Il Clima di Rendena per se stesso non è tanto rigido; benche il freddo vi faccia lungo, rispetto alle Nevi, che vengon’ alte, e tal’anno ancor nevicarà nulla, ò poco, à quel, che intesi. Quindi li Frutti, che vi regnano, vi maturano, come fanno Peri, Pomi, Cerase, & Arbicocchi; essendosi anche introdotti per rarità Fichi, e Morari; si come vi s’allevano communemente Cavoli, e Capussi bianchi, e vi fan bene i Sparagi, & i Carcioffi, nell’esser piccioli. Oppositione al Clima di Rendena quale. Dovendosi dire, che il Clima di Rendena patisce non poco accidentalmente, per causa de’ Sformeni di Neve, ò Monti Glaciali, che hà vicini da tre bande, da’ quali resta la Valle bersagliata à furia senza rimedio; mentre tali Nevi essendo perpetue nella sommità entro le Convalli: se non da che il Mondo è Mondo almen da che venne l’universal Diluvio, si rinovano crescendo ogn’anno, si come inveterate vie più dal Tempo, di giaccio trapassano in Christallo. E senza tali Sformeni Rendena goderebbe con altri vantaggi notabili più mite Primavera, e men crudo Verno; & il Vino vi regnarebbe ben facilmente, si come in ogni modo vi si vedono alcune Viti, piantate, crederei, dalla Moglie di Bacco.

Ma, venendo al solido, essentiale della Valle, il nervo d’essa è il Legname, Fieno, Latte, Carni, e Grano. Questo però se non fà per tutto l’anno, [p. 540 modifica]come potria; l’altre quattro cose vi abbondano, e con esse si ripara ancor’ il mancamento del Sale, Oglio, e Vino, che non vi nasce. Li Fieni, che si tagliano due, e fin tre volte l’anno, tutti si consumano in Paese per gli Armenti. Carni, e Laticinij di Rendena, quanti. I Laticinij, che si fanno in non ordinaria quantità, oltre quelli, che occorrono per uso proprio, vanno ogni settimana à Trento, & altre Città vicine, come anco le Carni; à gran numero ascendendo i Vitelli, Agnelli, e Capretti, che si spacciano in tutto l’anno. Il Legname poi, che per le tante Selve abbonda notabilmente, si conduce quasi tutto à Riva, dove per via del Lago và una parte per Mantova; l’altra per Brescia, e Verona ancora; e tutto questo Legname ordinariamente si converte in Vino per Concambio.

Selve in Rendena, quali, & loro frutto. L’essere principale di tai Legnami consiste in Larici, Abeti, e Peci, che vengono grandi, più, ò meno, secondo i siti, e d’una tal Selva, come trà l’altre di quella di Relon, si pagarà fin’un'Ongaro per ciascun Pezzo. Essendo anche notabile, come in tempo, che questi tali Alberi vanno in amore, ch’è nel Mese di Giugno, si coglie da ciascuna Pianta l’Humore à certa dosa di due tre, e fin quattro libre di peso; cioè da i Larici la Trementina, & Agarico; da i Peci la Rasa, ò sia Pece; e da gli Abeti l’Oglio, ò sia lagrima d’Abete; cose, che servono di non poco utile, e providenza. Tilea Legno notabile. Oltre i Legnami mercantili, è notabile in Rendena certo Albero detto Tilea, spetie di Platano, & ch’essendo molle al lavorio d’intaglio, s’indura co’l tempo, e riesce incorrottibile, al dir di Vitruvio.

[p. 541 modifica] Val Rendena, e suo raccolto vario. Si fanno in Rendena Noci, e Castagne in quantità; le Noci servendo il più à far l’Oglio d’ardere, per le Lucerne; & se tal’anno le Noci mancano, supplisce in vece il Frutto de’ Faggi: benche d’inferior riuscita. Il Lino, & il Canape vi vien per uso delle Famiglie; e, rispetto alle molte Greggie, vi abbondano le Lane, ne vi manca il Miele, per il gran numero d’Api che vi si tengono, & fanno bene. Oltre poi gli Armenti, e Capi di Bestiame, che s’allevano del Paese, capita ogn’anno dal Bresciano quantita di Pecore, per le quali servono le Cime de’ Monti, che avanzano à’ Paesani, e s’affittano buona somma di Fiorini: e quindi vien tutto l’Oglio, che può occorrere.

Aria, & Acqua di Rendena quali. L’aria di Rendena riesce purgata, e libera naturalmente, giocando, come fà, da Ostro à Settentrione per il suo Corso; con esservi poi alcuni Seni, ò Convalli per l’aria di Levante, e di Ponente. L’Acqua, oltre quella di Sarca, nasce limpida, e fresca da’ varij Siti delle Montagne; così che ogni Villa di Valle hà il suo Fonte, Chiamasi da un Poeta latino, Rendena:

Dives Aquæ, ditior Pecudis, ditissima lactis.

Caccie notabili, e Pesche. Le Caccie in Rendena sono proprie per Volatili, trà quali Pernici, Cotorni, Francolini, Galli, Galline, e Cedroni, che sono i Gallinacci Selvaggi, di peso circa 15. libre l’uno. Per Quadrupedi regnano assai Lepri, e più Camozzi, ò Caprioli, de’ quali tal’hor marchiano Truppe fin di 40. trovandosi ancora Cervi: benche di rado. Gli Orsi vi annidano, e quasi si rendono famigliari, come anco i Lupi, [p. 542 modifica]Tassi, Marmotte, e Volpi. Le Pesche non meno vi sono proprie, per i diversi Laghi nel Monte, dove nascono Salmarini; si come nella Sarca, & altri Alvei abbondano le Trutte, e i Capitoni. Le Trutte, per cosa rara vengono di tre sorti, nere, dorate, e bianche; con esser però le nere le migliori, à mio gusto.

Frutti Montani in Rendena, & herbe, quali. Per Frutti Montani di Rendena s’hanno tutta Estate Fraghe, Giasine, ò Mirtilli, & Ampomole, ne vi mancano Selve di Cerase, e d’Avellane, senza dir del Ginepro, e Faggio. E di notabile regnano Funghi à furia anco de’ migliori: se pur ponno mai legitimarsi per buoni i Funghi, Figli spurij della Terra. Per Herbe, e Fiori Silvestri questa Valle vale assai, con haver semplici Medicinali de’ più eletti, massime in Campei, che n’è il Luogo. Del resto i Monti di Rendena, à dirlo propriamente, sono de’ più belli, e ben vestiti, che m’habbi visto, non ostante, che vi fossi nel fin d’Ottobre, da cui feci conseguenza de’ Mesi estivi.

Rendena vera Valle. E quì soggiungo, essere la Rendena una vera Valle, che stesa, e raccolta di Piano, e Monte, serve in un’ al piede, e appaga l’occhio. Che se altri scrisse, essere Rendena Val’aspera, horrida, e dirupata, ò non la vidde, ò volle intendere la strada, per andarvi com’ io feci dalla parte di Casalio, Via veramente invia, & che fà horrore, per essere lastricata non che d’alte rupi, di precipitij.

Trà i Seni di Monte, ò Convalli, che s’aprono in Val Rendena, è singolar quella detta Genova, [p. 543 modifica]inoltrandosi, come fà, ben 15. miglia, & è un Passo notabile per Val Tellina, & Helvetia. Produce gran quantità di Legnami, per essere il più boschereccia, e non men horrida verso massime al Monte Glaciale, con cui confina. Abbonda di Quadrupedi, e Volatili Selvaggi, e vi vengon l’Aquile; con esservi nel ramo di Sarca, oltre le picciole, Trutte grandi.

Val di Nembron. La Convalle di Nembron, così detta dal rio, che vi scorre, s’apre verso il Monte d’Amola, e Cornicello, dove stanno tre Laghi, uno de’ quali chiamasi Lago negro. Abbonda di Camozzi, ò Caprioli, Orsi, e Marmotte: ma non v’annidano gran fatto Uccelli. Vicina stà la Convalle detta Val Castra, dove le Caccie, massime di Camozzi sono le più facili, e più sicure.

Val di Borzago. E poi notabile la Convalle di Borzago sì per ampiezza, come per fertilità. Vi sono Praterie considerabili con frequenti Masi, e belle Caccie, e vi scorre il Fiume, ò Torrente Bedù, qual si passa malamente per esser rapido, ne sicuro di Ponte. Termina questo Seno con un Monte di giaccio verso Val di Fumo. La Convalle detta di S. Valentino è anche più ampla, e più fruttifera, come manco esposta al Monte glaciale. E’ bagnata dal rio Finale, che porta Trutte per lo più nere, ò miniate, e vi son belle Praterie con Masi, e Caccie, & io trovai questa Convalle assai amena: in paragone della sudetta di Borzago, che tien più dell’horrido.

Trà le Sorgenti, e Cascate d’Acqua in Rendena si fà osservar presso Bozzonago il Rio del Vitello, [p. 544 modifica]così detto dall’esservi stato un Idolo di tal figura, per quanto è fama; e dicesi, vi fosse una Rocca, ò Castello anticamente.

Acqua di S. Giuliano, e suoi effetti. Ma senza dir d’altre Scaturiggini, è notabile in questa Valle l’Acqua di S. Giuliano, quel Santo, di cui facessimo già mentione. Nasce una tal’Acqua sopra le Montagne di Caderzone sotto l’Altar della Chiesa d’esso Santo; e per miracolo continuato, al solo approssimarvisi le Vipere, ò altri velenosi animali, restano morti, come chiaro si comproba dall’esperienza. Valendo anche quest’Acqua, per ammazzar’i Vermi ne’ Fanciullini, si come hà Virtù contro le febri. Quindi si beve frequentemente sù’l Luogo, & si trasporta in Vasi per ogni evento d’usarla, qual celeste Antidoto; così DIO favorendo i meriti di S. Giuliano.

Inondatione notabile del Fiume Sarca E poiche quì hò detto bene di questa sì salutevole Fontana, posso dir’ anche male de’ danni del Fiume Sarca. Questo, per altro utile con la Pescaggione, con irrigar’i Campi, e far andar Edificij, stando in letto, si rende poi troppo pregiudicabile co’l’uscir fuori. Hà perciò fatte rovine memorabili in diversi tempi, e ultimamente l’anno 1661. sboccò con tal’impeto sotto la Villa di Carriggiolo, che devastò i Campi à furia, e minacciando atterrar anco le Case, come haveva cominciato, fù forza frenarlo per miracolo della Sacra Hostia portata su’l Luogo. E fù quell’istesso anno, che in Giodicaria la Terra di Preor Luogo di bel sito, e buone Fabriche si vidde portar via un Corpo notabile di Case insieme co’l Ponte, [p. 545 modifica]ch’erasi costrutto in ampla forma.

Villaggi in Rendena quali, & quanti. Abbraccia Val Rendena in tutto il suo ambito 16. Villaggi, che sono: Fisto; Bozzenago; Giustino; Massimeno; Pinzolo, e Baldino; Carrigiolo; Caderzone; Strembo; Mortaso; Borzago; Peluco; Vico; Daredo; Iaurè; Villa; Verdesina"; Luoghi fabricati di Muro la più parte, e tutti coperti di Legno. Li primarij sono quelli, che guardano la Pieve in triangolo, cioè Fisto, Borzago, e Mortaso. Li più popolati sono Pinzolo, Vico, e Bozzenago. Chiesa Parochiale in Rendena & sua descrittione. La Pieve posta nel meditullio della Valle in sito proprio, e sù’l gran passo, e contiguo al Fiume Sarca, si rende notabile per la Chiesa in honor di S. Vigilio, Fabrica sontuosa. Egli è un Tempio di struttura trà antica, e moderna d’ordine Ionico à un sol Volto con 5. Archi di Pietra. In entrando, per la gran Porta s’apre la positura d’8. Altari, trà quali il maggiore ch’è posto à oro con maestà, spicca di Tabernacolo, e di Palla; e in questa si figura il Martirio di S. Vigilio con altri 7. compartimenti nobili di Pittura, man di Horatio Pilati Bresciano. Doppo il maggior’ è notabile à destra del Choro l’Altar del Santissimo ricco parimente d’oro, e di buona Pittura; e quando à dirimpetto si faccia l’altro Altare che dà il sito, v’anderà sopra l’Organo. Altare notabile. Trà gl’altri sei Altari del Tempio l’ultimo in ordine passa per primo in essere, com’è, à struttura magnifica di bianchi marmi, e di paragone, di cui v’è un doppio ordine di Colonne con fregi, e Nicchi, che corrispondono & una Balustrata all’intorno. Il titolo è di S. Gio: Giovanni Giovanni Battista come mostra la Palla, Pittura moderna stimabile. E quest’altare fù eretto dal Canonico [p. 546 modifica]di Trento, e Decan eletto Gio: Giovanni Giovanni Todeschini Arciprete di Pergine, Protonotario Apostolico, come nell’alto dell’Altare mostran l’Armi.

La Sacristia, per picciola, è ben fatta, ne poco provista di Paramenti. Campanile quale. Il Campanile corrisponde di fabrica al resto con Cuppola coperta di Piombo: benche le Campane, per esser anzi picciole respective, non si possano far sentir da tutta la Valle, come vorriano.

Sito proprio dove fù martirizato S. Vigilio. Dove stà il Choro della Chiesa, ò la Sacristia vecchia (altre volte Chiesa, come mostra l’Altare, e certe Pitture antiche) si tien’essere seguito il Martirio di S. Vigilio sù’l tener di Mortaso, Villa così detta dalla morte à punto di S. Vigilio, come notai. Ivi vedesi la Ripa della Sarca, dove da S. Vigilio stesso, & Compagni gettossi infranto l’Idolo di Saturno, che vi stava eretto. Fiume felice, non so, se più, per haver sommerso un Tizzone d’Averno; ò per haver nello stesso tempo lavate le proprie Acque co’l Sangue d’un Romano Campione, Martir di Cielo.

Canonica, e suo essere in Rendena. Alla Chiesa stà unita la Canonica, assai ben posta, e fabricata con recinto d’Horti, & una ricca Fontana. Era questa Canonica del tutto cadente, quando l’anno 1570. riparossi dal Decano Simone di Thunn, come su'l’Ingresso della Porta parla il Distico:

Ni Thomas has ædes reparet Simon ipse Decanus.
Porrigat, & dextram, funditus eruerent.

Essendovi però tutt’hora, che ristorarsi.

Il Paroco della Pieve di Rendena è il Decano della Catedrale di Trento, in nome del quale vi [p. 547 modifica]risiede un vice Paroco, che hora è D. Giacomo Polini.

Visita in Rendena, e solennità. Il passato anno 1671. vi fù in visita il Vescovo Prencipe Sigismondo Alfonso di Thunn, qual doppo le Funtioni solite vi tenne anche Ordinatione d’Extra Tempora; e nel ritorno dalla Visita di Campei, honorò questa Chiesa co’l cantarvi Messa in Pontificale la Festa di S. Vigilio 26. Giugno; havendo li Rendenesi fatto gran dimostratione di giubilo, e sbarri di solennità per un tal’incontro. Fù rinovata sù l’antico la Chiesa di Rendena, come stà al presente, l’anno 1542. e ne risulta memoria dal frontispicio.

Chiese Figliali di Rendena. Doppo la Chiesa Madre si danno in Rendena alcune Figliali, e le prime notabili sono in Capo alla Valle verso Campei la Chiesa di S. Vigilio, e più in quà quella di Santa Lucia; & queste; attesa la lontananza della Pieve, si mantengono nell’amministrazione de’ Sacramenti, cooperando nella Cura d’Anime per quattro diversi Villaggi; cioè Santa Lucia per Giustino, e Massimeno; S. Vigilio per Pinzolo, Baldino, & Carriggiolo. Ambe sono Chiese con cinque Altari, e antiche una più dell’altra: se non che quella di Santa Lucia è tutta rinovata di fabrica, eccetto il Choro, dove di notabile stà una Palla d’intaglio dorato con diverse Figure à rilievo le più ben fatte, in particolar quella di Nostra Dama co’l Bambino in braccio; & quella di Santa Lucia con à piedi quantità di Voti d’argento. Vi stanno anche con le lor Autentiche sette belle Reliquie de’ Santi Martiri, Giuvenale, Felice, [p. 548 modifica]Saturnino, Pancratio, Giusto, Teodosio, e Liberato.

Tabernacolo artificioso. La Chiesa di S. Vigilio, denominata però S. Giacomo à distintione della Pieve, è di Corpo à tre Navi con 8. Colonne di viva Pietra. Il Choro và dipinto in alto de’ 12. Apost. Apostoli Apostoli & all’intorno della vita di S. Vigilio con l’Altar grande di Palla à intaglio in oro, e con Tabernacolo del medemo lustro, e lavorio; e non men vago, che misterioso di freggi, e figurine, mirabili; ne io haverei creduto tanto in Luogo di Valle. Altre Chiese Figliali in Rendena notabili. Altre Chiese si danno, che cooperano nella Cura d’Anime, come in particolar quella di Santa Margherita, Chiesa cospicua, e ben fabricata. Chiamasi del Carm. Carmelo Carmelo , per esservi tal Confraternità con Effigie à rilievo di Nostra Dama. V’è poi la Chiesa di Vico, ch’è antica, con Campanil di vaga struttura, e Cuppola coperta di Piombo. Et v’è la Chiesa di Iaurè, ch’è ben posta con Choro nobile di Pitture, e ricco di Tabernacolo, e di Palla à dorato intaglio, con Effigie à rilievo di Maria Vergine l’Assunta.

Chiesa di S. Stefano, e suo essere. Alle Chiese predette farò succeder’ altre, che son notabili. L’una è quella di S. Stefano posta in Capo di Rendena à petto di Val Genova sopra d’un Dosso, ò Promontorio. Hà 5. Altari riguardevoli con Sacristia ricca di paramenti. A sinistra nel muro vedesi la Leggenda d’un Diploma, ò Privileggio, da cui risulta, come l’Imperator Carlo Magno, in passando per quà, fatto demolir il Castello, che vi si teneva da un Pagano, vi fondò la Chiesa, e co’l’assistenza di 7. Vescovi, per Concess. Concessione Concessione di Papa Urbano la fece ottener 1500. anni d’Indul. Indulgenza Indulgenza per ogni prima Domenica del Mese, e Feste principali di tutto l’anno, che perciò in tali giorni vi si và Processionalmente dal Clero, e [p. 549 modifica]Popolo Rendenese. Errore di tal Cronica. E tal Leggenda confermasi dalla Pittura, che per sopra si vede in consonanza: benche il computo della Cronica sia errato, per colpa, crederei, di chi dipinse; ponendosi l’anno 429. in vece di 780. in circa, nel qual tempo visse Carlo Magno, come consta di fatto. Implicando anche il nome del Pontefice Urbano; mentre non si legge, che tal Papa fosse al tempo di Carlo Magno; sì che non passando per in tutto autentica una tal Cronica; io la lascio tal quale la trovai, e la cito con riserva. Fuori di questa Chiesa stanno dipinti à guazzo li Trionfi di Morte con altre Figure. Dietro al Cimiterio nel Cengio, intesi essere un' Anello di Ferro da legarvi le Barche in tempo, che Val Rendena era Lago: ma non l’ho per credibile.

Chiesa di S. Zeno, e sua antichità. L’altra è la Chiesa di S. Zeno, in eminenza d’un Colle sopra Peluco, e si tien la prima Chiesa, che in Rendena si fondò dal prefato Carlo Magno doppo havervi demolito Castel Peluco, che vi stava in poter d’un certo Pagano, ò Giudeo per nome Catanio convertito alla Christiana Fede. Qual Castello si disse Peluco, quasi Penes Lucum; dall’esservi stato vicino un antico Bosco, dove forsi hoggi è la Villa per à punto nomata Peluco. Hor detta Chiesa, ch’è tutto all’antica, ottenne da ciascuno de’ 7. prefati Vescovi 40. giorni d’Indulgenza per ogni dì in perpetuo, come di tutto si mentiona nel precitato Diploma, ò Privileggio, di cui, oltre la Leggenda su’l Muro, hò visto anche la Copia autentica in Pergamena, e intesi ritrovarsi l’Originale in Val di Sole, si come viddi le vestigia di detto Castel Peluco, che tutt’hora vivono, scorgendosi ancora la Contrascarpa.

[p. 550 modifica] Chiesa di S. Valentino in Rendena. Per Chiesa Campestre in Rendena è notabile quella di S. Valentino posta sopra d’un' alto Scoglio, da cui si domina Iaurè. E Chiesa picciola: ma di gran divotione, per i miracoli, che vi si operano à intercessione del Santo. Ogn’anno, oltre la Festa in Febraro, la prima Domenica d’Agosto vi si fà un concorso straordinario, capitandovi quasi tutte le Pievi di Giodicaria. Vi si celebrano più Messe, & v’è ordinaria Indulgenza con gran fervore di preci verso quel Santo Prete Martire Valentino, ch’è si valente di meriti appresso DIO. Sù’l Colle di S. Valentino fù già tempo una Rocca, e Torre, di cui hora non vedonsi, che le Reliquie.

Chiesa di S. Giovanni. E poi notabile la Chiesa di S. Giovanni nell’erto d’un Colle sopra Giustino, e Massimeno in bella vista. Dicesi, che quì fosse un Castello anticamente, e s’additano ancora l'orme, ritenendo perciò nome di Castello li siti à torno. Vi fù, non è gran tempo, la Stanza d’un Heremita; che si demolì per Decreto di Visita Episcopale, come Luogo troppo delicioso, commodo, e frequente, per chi deve amar’ il disaggio, l’asprezza, e la solitudine.

Chiesa, & Romitorio di S. Martino. Altra simil Chiesa notabile è quella di S. Martino posta sopra un dirupe, ò Scoglio à mezzo il Monte, che guarda in Val Genova. Vi s’ascende per un sentiero à Serpe molto erto in un’hora di Camino, e nel giungere si gode un bel prospetto. Alla Chiesa stà vicina la Casa per l’Heremita, che vi habita in sito veramente Anacoretico non senza qualche commodità d’horti, [p. 551 modifica]horti, e vi passa l’Acqua. Il giorno della Festa vi si fà concorso, e più volte l’anno vi si và processionalmente, ricorrendovisi in particolare all’hor che regna siccità, intemperie, ò altro flagello, e sempre per i meriti del Santo sù la viva Fede s’ottien la gratia. A piè del Monte trà S. Martino, e Carriggiolo stà una Selva di Castagnari la più notabile, e di miglior qualità.

Clero Rendenese, quale. Tralascio di più specificar le Chiese di Rendena in tutto al numero di 25. con circa 16. Confraternità; bastando dir, che per Chiese di Valle sono tutte proprie, e ben tenute, si com’è vero, esser il Clero Rendenese così quieto, unito, e registrato, che la scritta Visita dell’anno 1671. tutto che essatta, e rigorosa, non vi trovò ne pur un minimo che; Caso, che ridonda in lode di chi n’è causa.

Popolatione di Rendena, e suo governo. La Val Rendena constando di circa 900. Fuochi sarà di Popolo 4000 Anime. trà tutti li 16 Villaggi; Et questi si governano ciascuno per propria Communità quanto à gl’interesi particolari: e quanto al Publico concorrono tutti, come membri sotto il Capo di loro Pieve una delle sette Unite di Giodicaria, & è la primiera. Per le Regole, ò Consigli di Valle si riduce l’Assemblea al Luogo della Pieve co’l intervento d’un Sindico, 4. Consiglieri, e circa 30. Consoli. E per i Consigli Generali si riduce alla Terra destinata di Preor, come nel Cuor delle sette Pievi, tenendosi poi Giustitia nella Terra di Thion, dove stà il Foro.

[p. 552 modifica]A Thion si fanno anche i Termini annui di Fiera, quali servono non meno, che per Rendena, per altre Valli. La principal Fiera è quella di S. Luca, e di Santa Giustina.

Famiglie in Rendena quali. In Val Rendena si trovano varie Famiglie Nobili Privileggiate; con altre civili, & bene stanti, d’ogn’una delle quali, senz’altra specificatione, si lascia l’essere à suo Luogo.

Rendena, e sua fortezza di sito, quale. Si vive in Rendena con sicurezza, perche, se bene gli antichi Castelli, che vi erano, si son demoliti, e ridotti in Chiese, come s’è visto: ad ogni modo la natural fortezza di questa Valle sono le fauci de’ Monti, e Passi inaccessibili à segno, che doppo Carlo Magno non si Legge, si sia mai espugnata da hostil forza; anzi doppo, che questa medema Valle, & le due Giodicarie interior’ & esterior’à Rendena Unite, furono, come dissi, in virtù de’ meriti di S. Vigilio donate dallo stesso Carlo Magno al Trentino Vescovo, per difesa di questo si tennero sempre in fede, e s’impiegorono validamente, com’è notorio, massime nella Guerra de’ Rustici tanto infesta; e quindi ottennero Privileggi notabili, singolari.

Copia di Viveri in Rendena. Gode Rendena abbondanza di viveri: ma vi scarseggia il danaro sì fattamente, che si fà il più commutatione di Cose; e gli Habitanti, se vogliono far soldo, son’astretti portar fuori le loro Rendite, come fanno non solo per il Trentino: ma in tutta quasi Lombardia, e in Terra Tedesca d’onde poi si provede il Sale per il bisogno. L’essercitio de’ Rendenesi Popoli in Patria è la Coltura delle Terre si nel piano di Valle, che nel Monte, [p. 553 modifica]dove attendono à far Campi, ò Fratte, e il più alle Selve. Essercitio de Rendenesi quale. Hanno, oltre i Molini, varij Edificij di Seghe, Fucine, e Lane con alcuni ancora di Polvere da Schioppo, che riesce fina. Et se bene potriano applicarsi à scavar alcune Miniere di Metallo, che vi si trovano, & anche di Christallo, per i vicini Sformeni, o Monti Glaciali: ma più di Marmi per la Pietra bigia, simile al Granito, & la Rossigna tendente al Porfido: Essi però senza badar à’ Sassi amano unicamente nelle Selve la Vena del Legno, come più dolce, e dalla quale cavano per concambio tutto il Vino, come accennai.

In tempo che le Nevi ostano il lavoro de’ Campi, buona parte de gli Habitanti gente la più bassa e povera vanno à Mantova, & altre Città d’Italia à campar la vita, e ogn’anno si trasportano le Famiglie intiere. Uso però questo fatto abuso, per molti capi, derivandone, se non altro libertà, e licenza di vivere: là dove, quando si volessero applicare si terrebbero in Valle con non manco utile, e più honore:

Ma non capisce honor’ animo vile,
E per chi non la vuol, ragion non vale.

Vivere, e costume de’ Rendenesi. Per altro i Rendenesi vanno, e vivono alla semplice con essere però in un luogo più, che in altro scaltri, e fini, si come all’aspetto più sembrano, ch’esser fieri. Sono devoti, e charitativi, e ben trattano i lor Sacerdoti, che molto honorano, & hanno in credito. Toltene le Persone civili, vestono tutti alla rozza di Lana, che fabricano loro stessi. Parlano Italiano Lombardo: ma con accento, e modi così varij, che fà un miscuglio; mentre in una Villa suona del Trentino; in altra del Bresciano; in altra del Bergamasco; in altra del Milanese; [p. 554 modifica]in altra del Mantovano, e ciò provien da’ Confini, che hanno, e dal Commercio; senza però usar Bestemmie, ò oscenità, almen Respective. Rendenesi, quali nel far Regola. Nel far le loro Regole di governo, ò Riduttioni publiche sono risoluti, essatti, e molto à segno: se non che, chiudendosi per lo più la Regola con Commensal Conversatione, in ciò si sregola facilmente. All’incontro guardinghi, e gelosi di lor ragione, più hanno fatti, che parole in sostenerla; tenaci di proposito non men nell’ingiurie. S’applicano diversi à scolpir’ in Legno con tal maestria, che si son fatti conoscere appresso Prencipi. Molti non poco riescono nella Caccia, & alcuni in Lettere anco, e Arme son riusciti. Non viddi in Rendena Vecchi di gran qualità, com’haverei creduto à quel Clima: ma osta, crederei, ò la troppo assidua fatica; ò l’aria fuor di Paese; ò il gran Vino, che s’usa tutto del meglio, perche condotto.

Rendenesi come chiamati dal Pincio. Scrive Pincio, esser’i Rendenesi Gente essosa, ne sò perche: se non volesse intendere di quelli, che diedero morte à S. Vigilio con modo così barbaro, e spietato, come si sà, attribuendosi tal fatto à quei di Mortaso. E pur'è vero, che Costoro sù l’essempio de’ Tiranni, e Tormentatori nella primitiva Chiesa acciecati dal Diavolo credevano far sacrificio à DIO co’l vendicar l’oltraggio de’ loro Idoli, come à punto di Saturno in Val Rendena. Così, se senza il ferro de’ Tiranni, non si sarian potute mieter tante gloriose Palme di Martirio; [p. 555 modifica]dalla furia Rendenese riconosce la Chiesa di Trento le sue glorie.

Rendenesi quando convertiti alla Fede di Christo, e da chi. Non trovo di preciso, quando, come, e da chi si convertissero li Rendenesi alla Christiana Fede. Consta, che S. Vigilio ve la predicasse: ma non si sà poi dell’evento. Vero è, che havendola Egli seminata con sudori, e irrigata co’l Sangue, s’ha da credere, che DIO per i meriti d’un tal’Apostolo la radicasse nel cuore de’ miscredenti, che poscia sgombrate le tenebre di falsità, viddero la luce dell’Evangelio. Dalla precitata Cronica, ò Leggenda di Carlo Magno si ricava, come questo Re, & Imperatore convertisse Egli la Val Rendena, all’hor che vi venne in persona circa l’anno del Signore 775. ma non è probabile, che essendosi da S. Vigilio conquistata già prima 400. anni à DIO tutta la Trentina Diocesi, solo Rendena havesse voluto persistere ancor tanto tempo nell’Infedeltà. Onde bisogna dir, com’è credibile, e fondato, che per i meriti, e intercessione di S. Vigilio buona parte de’ Rendenesi fossero già Christiani; quando, venendo Carlo Magno diede poi esso l’ultima mano all’Opera con debellar que’ due Caporioni di Castello, ch’eran Pagani, fabricar le due Chiese di S. Zeno, e di S. Stefano, e ridur’al Santo Battesimo gran moltitudine, come dice chiaro la stessa Cronica.

Oltre i prenomati Castelli, ch’erano in Rendena, fù sopra Caderzone un’antica Rocca, hora distrutta, nel Colle, dove per anco si dice L’Oro di Rocca. Et in Caderzone stesso dove [p. 556 modifica]hoggi stà il Palazzo Bertellio, nomato quel sito alla Torre, fù già tempo una Torre, & un Castello.

Fatto d’Armi notabile in Rendena. Oltre poi le Guerre al tempo di Carlo Magno, che, come dissi, passò per Rendena co’l suo Essercito alla volta d’Italia, sono in questa Valle seguiti altri Moti, e Fatti d’Arme. L’anno 1140. essendo Vescovo di Trento Heberardo, nacque fiera contesa trà Rendenesi, & i Popoli di Blez nella Giodicaria esteriore per causa de’ Confini di certo Monte, e doppo varie Battaglie seguite con Vittoria de’ Rendenesi su’l Luogo in particolare, che tutt’hora chiamasi, La Pozza di Battaglia, finalmente, per isparmiar’ il molto Sangue, che si spargeva, si risolse decider’ il tutto in singolar Certame, come segui, restando perditor’ il Rendenese.

Valore de’ Rendenesi in espulsar la Guerra. Circa l’anno 1450, all’hor che per il Dominio della Città di Brescia guerreggiavano trà loro i Veneti, & i Visconti, si diportorono bravamente i Rendenesi in tener lontano ogni attacco, & incursione di quelli Esserciti, che per altro scorrevano, e foreggiavano in ambe le Giodicarie; ne mai potero penetrar’ in Rendena, per la valida resistenza de’ Difensori, da’ quali rimasero anzi infestate le Nemiche Genti.

E non meno fedeli, e coraggiosi si dimostrorono i Rendenesi per il loro Vescovo Prencipe Udalrico di Frunsperg contro alcuni potenti [p. 557 modifica]Seditiosi Rubelli, che insorsero; nelle quali Fattioni, & Imprese à favor del Vescovo, molto si segnalò Marco Bertellio, come consta da un suo Privileggio, ottenuto per ciò l’anno 1490.

Montagna di Campeo, e suo essere. Del resto, per finir di descrivere tutta Rendena, doppo il piano della Valle notarò la Montagna di Campeo vulgò Campei, che fà capo, oltre il Fiume Nembron contro la Sarca. Vi si và in trè hore di strada erta; e doppo passati alcuni Masi con Chiesa di Sant’Antonio, dove stanno Prati, e Campi, detti Marignola, proseguendo sempre à sinistra, si pervien’ alla sommità, ch’è ampla, e piana con Selve d’Abeti, e Faggi all’intorno. Nel bel mezzo trovasi un Convento con Chiesa, detta la Madonna dell’Hospitale di Campei.

Chiesa di Campeo. Non è molto grande: ma venerabile sostenuta da sei Colonne di Pietra bigia; la seconda delle quali entrando à sinistra si tien miracolosa, come che nel fabricarsi la Chiesa s’eresse dà se medema. Vi stà perciò appesa una Tabella in Oro co’l motto: Columna miraculose erecta. Colonna notabile. Et questa tal Colonna, che si bacia per divotione, manda anche sudori à certo tempo, così intesi. Si trovano in Chiesa cinque Altari, trà quali il Maggiore splende di Palla dorata à intaglio con Effigie bellissima à rilievo di Nostra Dama, che opera meraviglie, e già tempo hebbe concorso grandissimo, e celebrità. A destra dell’Altare stà un Ostensorio di molte, & [p. 558 modifica]rare, Reliquie: ma non s’espongono per mancanza d’Autentiche. La Sacristia è ricca di Paramenti all’antica con fondo d’oro, e pretioso ricamo. Rarità notabili nella Chiesa di Campei. E Chiesa antichissima di fondatione: se ben il Volto maggiore, che tende al Gotico mostra solo l’anno 1507. non sò, se all’hora fatto, ò ristorato. A traverscio del Tempio per rarità pende in aria un' Ovo di Struzzo, & un certo Pesce in globo mostruoso, che infettava co’l’halito, e fù ucciso in uno de’ Laghi sopra Campei da un Pastore, qual’hebbe perciò à lasciarvi la vita. Sù’l Muro à destra in entrando per la gran Porta vedesi dipinta un’Imagine assai bella di M.V. co’l Bambino in braccio, e sotto il Distico:

Sponsa fui intacta, & Veneris sum nescia Mater;
Sum Virgo, & peperi: Spiritus almus erat.

Alla Chiesa stà annesso il Chiostro, ò Hospitale, dove albergavano i Poveri Passeggieri sotto la cura, à quel che intesi, de’ Religiosi dell’Ordine, detti, Fate ben, Fratelli. Hora il Luogo, che, già tempo fiorì in lustro, e Hospitalità, benche per altro ricco di rendite, si vede scaduto. Porta titolo di Priorato in testa hoggi del Baron Guglielmo di Fistemberg. Vi si mantiene Messa le Feste, e tre volte l’anno, cioè in Pentecoste, nell’Assontione della Madonna, e à S. Bartolomeo si dispensa Pane, e Formaggio à quanti concorrono; nel qual giorno, ch’è Titolare, v’interviene il Vice Paroco della Pieve per le funtioni di Chiesa: & il Sindico, e Consiglieri della Valle per ogni buon’ordine. E Campei [p. 559 modifica]Luogo di Caccia bellissimo, per ogni sorte di Selvaggi, stando le tante Foreste, che hà intorno. Le Nevi vi vengono dell’altezza d’un huomo, e più, e vi durano dal Novembre al Giugno per ordinario; sì che vien’ à essere un Luogo dove fà nove Mesi di freddo, e tre di fresco. Hà vicina la Sarca, che dà Truttelle esquisite, poco lungi stando tre Laghi, uno de’ quali è sempre gelato, gli altri due portano Salmarini.

Luogo del Campo onde detto. Sopra Campeo à mezzo miglio stà un Prato detto per Antonomasia il Campo, Luogo vastissimo, e che domina gran tratto di Paese. Dicesi che l’Imperator Carlo Magno (altri dicono Carlo Manno) havendovi accampate le Genti ò per esplorar’ i siti, ò per comhattervi li Pagani, lasciasse al Luogo nome di Campo, d’onde nominossi anche Campeo, prima detto Moschera, come cavo dalla già mentovata Cronica. Cosa notabile di certe Medaglie. Occorse in questo Campo l’anno 1634. che havendovi à caso una Talpa scoperto con la Terra certe Monete antiche d’Argento, scavatosi quel sito, se ne trovorono altre varie in gran quantità, così m’affermò in Campei il Vice Prior del Luogo; & alcune di tali Medaglie si mostrano ancor in Rendena stessa, di cui io farò punto à gloria di S. Vigilio, per cui vi fei capo.

Co’l descritto di Rendena può quì andar quel del rimanente di Giodicaria, che vien’ à essere tutto un Corpo in quattro membri; cioè Rendena; Giodicaria esteriore; Giodicaria interiore; e Val di Bon. Valli queste, che divise ambe quattro, [p. 560 modifica]e difese da’ loro Monti, stanno tutte sù’ l’Union delle sette Pievi, che sono: Di Rendena, come dissi, S. Vigilio; di Giodicaria esteriore, la Pieve di Biez, di Banal, e del Lomas, di Giodicaria interiore la Pieve di Thion; E in Val di Bon la Pieve di Condino, e di Bon.

Paese di Giodicaria, e suo essere. E tutte queste Pievi, che abbracciano ciascuna, oltre le Chiese Figliali, li lor Villaggi, unite, come sono, in Alleanza, constituiscono un Paese amplo, fertile, e forte, ne men fedele; quindi non poco Privileggiato, e assai geloso. La fertilità di Giodicarìa (senza quì ripeter di Rendena) consiste il più in Grano d’ogni sorte, ne manca di produr’ anche Vino: se fosse buono. Le Caccie vi sono nobili, e più le Pesche, massime di Capitoni, che vi abbondano. Li Monti, che son gravidi di Miniere di Sassi qualificate (essendovi fino la Pietra Paria) scarseggiano di Legnami; e perciò le Case; almeno nell’interior Giodicaria, e nell’esteriore vanno il più coperte di Paglia, con tetti acuminati, per amor delle Nevi.

Governo delle Giodicarie Valli. Al Governo delle Giodicarie Valli in nome del Trentin Vescovo risiede in Castel Stenico un Tenente Capitano per il Criminale; à Thion un Vicario per il Civile, da cui si dà l'appellatione al L. Tenente di Stenico; Sorintendendo poi un Commissario Generale, hoggi il Consiglier, e Cancellier Gio: Giovanni Giovanni Giacomo Sizzo, che risiede in Trento.

Fù detta Giodicaria, quasi Iovi dicata, come da principio si notò. Et il Tempio, ò Fano già eretto in titolo: Iovi Deorum Summo, come parlò una Pietra; [p. 561 modifica]hora stà in honore di S. Giovanni. E osservai, che in Giodicaria, il Nome di questo Santo è il più celebre dì colto, anche ne’ Capitelli, e Chiese Campestri. Altri in vece di Giodicaria, dissero. Giudicaria da certi Caporioni Giudei, che vi stavano ne’ primi tempi, e tenevano i Castelli. In prova di che intesi, trovarsi ancora in Castel Campo alcune Giudaiche Scritture in Pergamena.

Val di Bon, com’è toccata. Anche in Val di Bon si trovano Castelli, trà’ quali Castel Roman verso la Giurisdittione di Lodron; e trà i Villaggi, doppo Condino si dà Stor, Luogo di conto, e dove si fabricano que’ Cappelli tanto in voga, massime per gente agreste. Confina Val di Bon con il Bresciano, e v’hà commercio, anco di vivere, costumi, e Lingua. Il Nome di Val di Bon non sò, se più convenga al sito, al Clima ò à gli Habitanti, la prattica mi chiarirebbe. In tanto voglio credere non esser contrafatto un tal Nome. Li Pascoli, Latti, e Cascij, massime Pecorini di Val di Bon sono i migliori. Vanno in questa Valle varie Fucine da lavorar’ il Ferro, che si scava à Coi, Terra del Bresciano, e vien’ à Trento.

Monti nel Trentino, quanti. Dell’altre Valli del Trentino, che sol per ordine di brevità si son toccate, senza descriverle à lungo, si parlerà nel modo quì appresso. E prima soggiungo, come tutte le Trentine Valli, & le Convalli, essendo formate da’ Monti, questi trà tutto il Vescovato saran più di 200. à quel, che scorgo dalla Mappa impressa in Amsterdam per Guglielmo Blaeuv; senza comprendere i Colli, e Dossi, che non si contano. Dirò, che, se visitai à parte una delle Valli più remote da Trento, qual’è Rendena, posso anche di tanto numero di Monti salirne almeno [p. 562 modifica]tre de’ più Vicini, per dalla loro Cima, se non altro scoprir meglio il Paese, che vò scrivendo. Il Monte di Cles; il Monte Bondone; & il Monte di Pinè, ambi tre posti nel Trentin Principato, come in Trigono, faran per il mio Assunto.

Monte di Cles Luogo topico del Dottor Mattioli. Il Monte di Cles situato nel Centro di Val di Nonn, ò Nonia, ò Annonia merita tanto più visitarsi, quanto che, in riguardo alla di lui altezza, la strada ne tampoco è malagevole. Hà due sommità l’una sopra l’altra; nella prima, ch’è spatiosa, e piana, stà fabricato il Castello Cles. Nella superior sommità, detta Peller, se non si trovano Fabriche, regnano Herbe medicinali di molte spetij; & è questo il sito tanto nominato dal Dottor Fisico Mattioli nel suo Libro, per la varietà de’ Semplici, ch’egli stesso si prendeva diletto di cogliervi al suo tempo.

Val di Nonn, e suo essere in ristretto. Ma lasciamo i Semplici à’ Spetiali, e noi dal Monte osserviamo per curiosità il Piano di Val Nonia, che, qual ampio Teatro all’intorno dà sotto l’occhio con far veder in uno stesso tempo 22. Castelli trà in piedi, e diruti; 20. Pievi formali; 100. in circa Cure semplici; e 67. Villaggi di conto, senza comprendere le tante Case, & Habitationi quà, e là sparse. Et quest’è chiaro per evidenza; perche, oltre quello cade sotto l’occhio, vengo accertato à bocca dal Cancellier dell’Officio Spirituale Antonio Begnudelli, che vi fù più volte in Visita con il Vescovo Prencipe (compresa però in detto numero una parte di Val di Sole, che pur si scopre). S’inganna dunque il Graffero riferito dal P. Bucelino, essere poco [p. 563 modifica]lungi da Trento un Monte detto Nansberg, per il quale si vuol’ intendere Val Nonia, dove si trovano in piedi 32. Castelli, e 350. Chiese Parochiali; il che di fatto non si può ammettere, se non si volesse far Castelli in aria.

Chiesa di S. Zeno in Val di Nonn come notabile. Trà le Chiese di questa Valle si rende notabile quella della Pieve di S. Zeno, Tempio antico, e sontuoso; & è quel sito, dove si tien, fossero incendiati per la Fede di CHRISTO li tre Cappadoci Sisinio, Martirio, & Alessandro, spediti da S. Vigilio Missionarij in Val di Nonn; le de’ quali Reliquie furono, come dissi, dallo stesso S. Vigilio trasportate à Trento: benche non tutte, perche una parte ne restò, e fù ritrovata solo l’anno 1472. sotto il Vescovo Giovanni Hinderbach, come se ne vede memoria in Pietra dietro il maggior’ Altare della stessa Chiesa detta S. Zeno, per vocabolo corrotto, da S. Sisino, à cui fù dedicata primariamente; così nota Pincio.

Borgo di Cles, e suo essere. Trà i Villaggi di Val Nonia è singolare il Luogo di Cles posto in un sito de’ più proprij, e come nell’ombilico della Valle. E Borgo assai grande, commodo, e popolato, & che amarebbe d’esser fatto Città. Vi si vede trà l’altre la Chiesa Parochiale riguardevole di fabrica; e vi stà un Convento di PP. Riformati di S. Francesco, quali vi tengono anche il Novitiato. Si trova in Cles il Tribunale di Giustitia, riducendovisi perciò da convicini Luoghi à far il Foro; e vi risiede per il Vescovo di Trento un' Assessore. Vi si tiene anche fondato un Hospitale di buone rendite, dove i Poveri del Paese sono trattati d’ogni cosa, [p. 564 modifica]e li Forestieri per tre giorni. Per Villaggi ancora di buon Corpo trà gli altri è considerabile Thuen, & è rimarcabile Revò. Questo, ch’è in bel sito, & allegro sù’l gran passo, hà fabriche civili con fertilità di Campi, e di Vignali.

Castelli notabili in Val Nonia. Trà i Castelli, che si scoprono dal Monte Cles è notabile Castel Thunn; Castel Sporo; Castel Valler; Castel Mechel; e Castel Fondo: Fabriche tutte assai forti, & una più dell’altra cospicua, e signorile. Nel cuor della Valle stà in sito proprio Castel Nan, ò Nauno in forma di Palaggio all’Italiana con Appartamenti Nobili, Mura à torno, e Torri, che lo difendono ne’ 4. Angoli. S’aspetta alla Mensa Episcopale di Trento, e vi risiede il Massaro della Valle, hora il Nob. Trentino Bonaventura Sardagna.

Rocchetta, e Castel Corona notabili. Vedesi poi il Castello della Rocchetta posto sù l’Ingresso della Valle, e vi stà Guardia; ne si fà tralasciare la Fortezza scavata nelle rupi sopra Denno, sito inaccessibile; e chiamasi Corona, quasi che n’habbia la figura, ò porti corona in esser forte: se, non si facesse dir Corona per Epentesi, in vece di Corna. Denno anch’esso è Villaggio tra’ più notabili sì per la Pieve, ch’è buona con bella Chiesa; come per la qualità del sito delicioso, e fertile con copia di viveri, e bontà di Vini, de’ quali ne riescono anche di dolci; si come per Vini Nonesi si stimano li neri di Revò, e li bianchi sotto Castel Thunn; ne si fan tralasciar per buoni li Vini di Castel Nan.

Oltre poi le Chiese Campestri si vedono varij Heremitaggi, come quel di S. Gallo, quel di S. Biagio, e quel di Santa Giustina, dove intesi ritrovarsi alcune [p. 565 modifica]rarità del tempo ancora del Diluvio. Valle di S. Romedio descritta. Ma sopra tutti li Romitorij di Val di Nonn, è cospicuo quel di S. Romedio, che sorge da un Colle, ò Scoglio in Isola, à guisa di Piramide. E perche questo Luogo, oltre esser uno de’ più celebri, e devoti, concerne non men la Trentina Chiesa, di cui S. Romedio fù gran Benefattore, sarà bene, calando dal Monte Cles, portarsi espressamente à visitarlo. Vi si và dalla parte di S. Zeno per una Valletta chiamata à punto di S. Romedio. Valle formata, come di Mura altissime d’antichità, che tali sembran le Rupi, che la spalleggiano. Valle, che continuando in circa 2. miglia sempre irrigata da rivoli, e cascate d’Acqua, riesce così deliciosa, e fresca, ch’io essendovi passato l’ultimo di Luglio 1668. vi provai un principio di Primavera tanto più, che vi viddi rider l’herbette, e fiori, e udij cantar gli Augelletti alla distesa.

Luogo di S. Romedio, e suo sito. Dalla Valle, giunto che si sia à dirimpetto, si scopre il Luogo situato, come dissi, sopra d’un Colle, che fà Piramide. Per via non lunga: ma erta s’ascende alla Casa; indi alla Chiesa, doppo fatti 94. Gradini di Pietra, che, per essere posti fuori d’ordine à varie foggie fanno creder’ al Volgo, che non si possano ben contare: se bene anch’io li posso per avventura haver errati; che non lo sò. Distinguesi questa salita da 5. diverse Capellette, che vi si trovano l’una doppo l’altra. La Chiesa posta in cima del Colle, non è molto grande: ma però ben fatta nella sua antichità, e ben tenuta, dipinta anche all’intorno della Vita del Santo, e de’ di lui miracoli, trà quali d’un Muratore, ò Manuale, che [p. 566 modifica]nel fabricarsi la Chiesa stessa, caduto precipitosamente per i Dirupi nel fondo della Valle, non si fè male alcuno: ma del tutto illeso si ricondusse all’Opra.

Arca di S. Romedio, come fatta. Dietro l’Altar della Chiesa in Luogo recondito, come di Santuario sì venera l’Altar del Santo con l’Arca delle di lui Reliquie. L’Arca, che prima era di Legno, hora è di Stucco à macchie, come Marmo, e lavorio d’oro à mordente. Opera del Baron Guglielmo Francesco di Firmian, che insieme con la Baronessa Claudia sua Consorte l’offerirono in dono l’anno 1666. come risulta dall’Armi, & Inscrittione. L’Ossatura del Santo mostra, che fosse di Taglia molto alta, e di gran Corpo, e vi si conserva anche il di lui Bascaro, ò Arnese. Grotta del Santo. Sotto la Chiesa s’apre la Grotta del Santo Anacoreta con alcuni Tizzoni, che già più di 1200. anni, gli servirono, per far fuoco. Fuori della Chiesa all’intorno si camina per certi Poggi commodi, e sicuri: benche però non senza timor del piede, per i vicini precipitij, che mostra l’occhio.

Festa e concorso à S. Romedio. In S. Romedio ogni dì per il meno si dice Messa, mantenendosi à tal’effetto un Prete con titolo di Priore, qual’ in vero hà molto bella occasione di menarvi Solitaria vita, godendo in Està un’amabile frescura, e in tutto il tempo dell’anno un dolce horrore. Li 15. Genaro vi si fà Festa, e, non ostante i rigori del Verno, e delle Nevi, vi concorre gran Gente; e più ancora nelle Feste di Pentecoste, che v’è solennità. Altresì vi [p. 567 modifica]capitano di quando in quando Personaggi anco stranieri per divotione, e per riportar’ insieme con le gratie, che DIO opera nel suo Santo l’Indulgenze concesse al di lui Altare.

Giurisdittione del luogo E situato il Colle di S. Romedio Nella Giurisdittione di Casa Thunn, à cui s’aspetta il Ius di nominar’ il Priore. Il Conte Romedio di Thunn, che vive devotissimo del Luogo, vi hà fatto quest’anno 1672. offerte considerabili; e ottenuto di poter trasferir’ una parte d’un Braccio nella Città di Praga in Boemia, medita colà erger una Chiesa in honor del Santo, come da lui stesso intesi.

S. Romedio come si dipinga, e perche. Si dipinge S. Romedio, ò Remedio con un' Orso à canto; e ciò narrasi, haver’ havuto origine da quì, che, volendo un giorno il Santo Eremita portarsi à Trento, per visitar’ il Vescovo S. Vigilio suo contemporaneo, come si disse, ne potendo servirsi del proprio Cavallo, ò Giumento, che all’hor’ all’hora veniva d’essere shranato da un' Orso, ordinò al Famiglio, che tosto imbrigliato l’Orso lo conducesse à se: il che essequito, S. Romedio se ne valse, per far’ il viaggio. Così l’Orso pagando il fio della sua voracità, hebhe insieme l’honore di portar’ un Santo. Così le Fiere prontamente servono per DIO all’Huomo: là dove l’Huomo infinitamente obligato per ogni titolo cotanto ricalcitra servir’ à DIO.

Di S. Romedio facessimo già mentione nello scorrere la vita di S. Vigilio; ne qui soggiungo, se non che il Santo vissuto circa il terzo secolo [p. 568 modifica]del Signore, nacque in Castel Taur nella Valle inferiore dell’Eno presso Halla d’Insprugg. Rinunciò per amor di CHRISTO tutti gli agi, e grandezze terrene, così che di Conte di Taur fattosi povero Heremita, e di Signore di Castello, Habitator di Capanna, meritò d’una Contea acquistar’ un Regno, e da una Capanna passar’ al Cielo.

Valle Nonia suo sito, e sua fertilità. Del resto la Valle Nonia, ò Annonia, che ampla si protende in forma ovale tutta cinta da Monti scoscesi, che la muniscono, à dirlo propriamente, tien più tosto del Paese, che della Valle. Hà Campagne, e Pianure bellissime divisate non poco da Dossi, e Vallicelle; il tutto fertile di Grano, Fieni, e Frutti, e vignato anche buona parte. Rispetto però à i tanti Colli, e Seni, c’hor formano salite, & hor discese, riesce lungo, & arduo viaggiar’ al piede più assai di quello si figura l’occhio; essendovi trà l’altre per via invia la Mendola, che fà far voti. Vedesi poi irrigata la Valle, oltre i rivi, e Sorgenti d’Acqua, dal Fiume Nosio, ò Nauno, che vi scorre per mezzo, e vi da il nome di Val di Nonn.

Scenal luogo notabile. In capo alla Valle sopra la Terra di fondo trovasi Scenal, Villa di poco conto: ma rispettabile, per una Madonna miracolosa di gran concorso. Quì una metà de gli Hahitanti parla Italiano: l’altra Tedesco in modo, che d’un sol Popolo gli uni non s’intendono da gli altri, per quanto intesi.

Più à lungo, non descrivo la Val di Nonn, [p. 569 modifica]rimettendomi al Pincio, che, come motivai, tuole per impresa un tal’Assunto. Dirò sol qualche cosa circa il vivere. Clima di Val di Nonn. Il Clima di questa Valle, con essere per altro d’aria purgata, e piacevole, tende al freddo, & è predominato dalle Nevi: non però tanto, che le Viti non vi faccian bene: se i Vini riescono anzi crudi per ordinario. Vi regnano Viveri in molta copia, e di grano, oltre quel per il Paese, ne và fuori una gran parte; & si suol dir, che Val di Nonn sia il Granaro di Trento; chiamandosi anche Val Nonia, ò Annonia, quasi Annona. Le Carni, e i Laticinij vi vengono per uso del Luogo. Le Selvaggine non vi mancano, ne meno il Pesce; essendovi buone Caccie, e belle Pesche, sì per la qualità de’ Monti, e recessi, come per il Fiume, Rivi, & alcuni Laghi.

Parlare di Val Nonia. Al parlar’ i Nonesi, Nonij, ò Nauni sentono del Francese misto con Italiano; & io lo giudicai à punto un miscuglio d’Idioma Gallico antico, e goffo; essendo probabile, vi si sia sparso nel passar, che fecero i Popoli dell’antica Gallia detti, Gaulois, in tempo ò del Capitan Brenno, ò del Duce Cranicchio; E sì fatta Lingua udij in bocca della Plebe. La Nobiltà, che, rispetto à i tanti Castelli, & Signorie, molta si trova in Val Nonia, e le Persone Civili, parlano altramente d’accento proprio. Nonesi, e lor costumi. Hanno i Nonesi del Mercuriale assai. Vanno facilmente fuor di Paese, e co’l’essere acuti d’ingegno, e parchi di vivere, riescono di [p. 570 modifica]finezza nel traffico, e attività per ogni verso. Constando, che da Val di Nonn sono usciti Huomini grandi, e valorosi in Armi, Lettere, & Prelatura, come al dì d’hoggi vivono Soggetti insigni.

Monte di Tonal, e sua fama. Dal Monte di Cles mi richiameria il Monte Tonal in capo à Val di Sole, e mi faria voglia di salirvi, se non altro, per di là vagheggiar un tratto di Gallia Cisalpina, e notar il Passo, che fà per le Valli, Camonica, e Tellina: ma perche hà fama questo Monte di servir ad un gran numero di Streghe, e Negromanti, per farvi li lor diabolici tripudij, e circoli, non debbo hazardarmi di porvi piede: quando non havessi più, che armata la mano d’essorcismi, anco di buon Legno per isgombrarne que’ tanto iniqui, e perfidi Prestigiatori: se ben’ io non creddo di tal Monte tante cose.

Anzi vengo d’intendere da chi hà visto, come nella sommità di Tonal, dove s’apre una vasta, e bella Prateria, sorge nel mezzo piantatavi solennemente, anni sono, la Santa Croce: Segno manifesto, che sgombrate del tutto le Parti Avverse, e à forza di quel nuovo Trino disfatto ogni circolo d’Incantesimo, non più v’annida, ò sibila l’antico Serpe.

Val di Sole, e suo essere. A Monte Tonal và unita la Val di Sole: Valle notabile per il sito, che hà grande, ne meno fertile di Grano buona parte: ma senza Vino con quantità di Fieni, e Legnami. Il Tratto, che và dal Borgo di Caldes fin’alla Terra di Malè, forma, come un ampio Teatro di Pianura, e d’amenità [p. 571 modifica]in faccia del Meridiano. E questa parte porta degnamente nome di Val di Sole. Il resto, che s’interna nelle Montagne, acquista sempre più dell’angusto, e dell’opaco. Hà questa Valle varij Castelli, e Villaggi in molto numero con due Pievi una più grande dell’altra, che sono quella di Ossana, & quella di Malè. In capo à Val di Sole verso Ponente stanno vicino à Pei l’Acque Acidule, e vi nasce il Fiume Nosio, ò Nauno, qual, bagnata questa, & Val di Nonn, si và scaricar nell’Adice, portando, come fà Trutelle, e Capitoni. Caccie in Val di Sole. In Val di Sole si trovano belle Caccie di Selvaggi sì volatili, come terrestri, e v’annidano frequenti Orsi. Serve in oltre Val di Sole, per allevar ne’ Monti gran copia d’Armenti anco forastieri, che ogn’anno in Estate vi si riducono; e solo in Val di Rabi, che fà un Seno di Val di Sole, si troveran da dieci milla Capi. In Val di Rabi presso al Fiume Rabies, che ò dà, ò riceve il Nome, stanno parimente Acque Acidule.

Val di Sole onde detta. Chiamasi Val di Sole ò perche fà il giro del Sole, ò per esservisi adorato il Sole anticamente: non valendo però il nome di Val di Sole, per essimerla dal freddo, e dalle Nevi, che vi vengon’ alte, e di durata, riservando alcuni siti li più aprici. Gli Habitanti di Val di Sole sono di natura industri, e attivi in far fortuna, e riescono scaltri. Le Persone agresti sono in voga principalmente nel metter à coltura li Campi sterili; e buona parte di Solandri vanno fuor di Paese, [p. 572 modifica]il più à Venetia. Da Val di Sole son’ usciti Huomini di vaglia, & segna- lati in Armi, Lettere, & Religione.

Monte Bondon, e suo essere. Monte Bondone è il secondo proposto da visitarsi, come stà, vicino alla Città di Trento verso Occaso. Vi si và in quattro hore di camino non molto incommodo. Hà due sommità l’una sopra l’altra. L’inferiore si stende in ampiezza di Praterie fertili, & amene con belle Caccie sì di Quadrupedi, come di Volatili, tra’ quali Galli Selvaggi, e Francolini; E fù qui, che l’Imperator Carlo quinto volle divertirsi alla Caccia l’anno 1530. come notai. La superior sommità, ch’è ristretta assai più, e affatto scoscese, chiamasi l’Horto d’Abramo, così detto, non sò, perché: se non fosse, che il Volgo parla, quando non sa che dire; come à punto favoleggia, esservi un certo Anello di ferro, al qual’ in tempo dell’Universal Diluvio fù legata l’Arca di Noè; il che per avventura potria esser vero, se Bondone fosse uno de’ Monti dell’Armenia, dove, per detto della Divina Scrittura, si fermò l’Arca.

Herbe medicinali in Bondon. Per altro un tal’Anello non vi si trova, ò se vi fù, potrà haver servito di qualche termine, ò confine anticamente. Questo si, che sù l’Horto d’Abramo, e resto di Bondone nascono varie spetij di semplici medicinali anco delle più rare, e quindi vi vanno à raccoglierle ben sovente Medici, e Spetiali; come quest’anno 1672. nel fin di Giugno vi fù con il Dottor Fisico Francesco [p. 573 modifica]Marchetti, l’Aromatario Stefano Eggen, ambi Cittadini di Trento. Potendosi dire che in tal genere Bondone si possa metter con il Monte di Cles prenominato: tutto che di Bondone non faccia alcuna mention’ il Mattioli, forsi perche non vi fù.

Sommità di Bondone detta Horto d'Abramo, quale. Hor questa seconda sommità, ò Horto d’Abramo (dove non si può salir senza pericolo di precipitio) poggia così alto, che se non trapassa le Nubi, come il Monte Olimpo, sembra, che vi confini. E perciò domina liberamente un gran tratto di Retia, ò sia Tirolo, e nell’Italia trà gli altri Luoghi, quasi scopre Venetia la Reina del Mar’Adriatico. Ma sopra tutto dà nell’occhio la bella Val Lagarina, della quale dirò alquanto, calato che sarò giù da Bondone. Vedesi poi da questo Monte il Tratto di lungo l’Adice, e quel di Merano co’l Paese d’Eppen è trà una popolatione di Villaggi, e Castelli il Corso del Fiume Adice stesso, che và tortuoso, e non poco si rende Portuoso.

Fieni di Bondone quali. In Bondone i Fieni riescono de’ più eletti, & una volta l’anno si tagliano in Agosto da gran numero di Segatori, che vi concorrono. A misura poi de’ Fieni vi s’allevano Armenti, & si fabricano laticinij di qualità. Vi stanno alcuni Masi, ò Malghe per i Pastori, e tal’hor vi sono divertiti à Caccia, e frescura li Vescovi, come han fatto i Prencipi Madrutij al loro tempo.

E fama, che nelle Viscere di Bondone sia una Miniera d’Oro: ma così ardua, e profonda, che, per iscavar questa in atto remoto, un’altra vi vorria in atto prattico. [p. 574 modifica]In tanto, se crediamo al colore, le Cime d’esso Monte, che tendono al flavo, indicano felice evento, & si mostra favorevole ogn’altra Teorica.

Hor la Lagarina Valle, ch’è di sito piano, e fertile, si rende popolata di Castelli, e Villaggi notabilmente con il Passo Imperiale per terra, & la Navigatione dell’Adice verso Verona. Rovereto Città descritta in passando. Vi stà, oltre i Villaggi, e Porti considerabili, la Città di Rovereto posta, come nel cuore della Valle in sito proprio. E bagnata dal Fiume, ò Torrente Lenno, che scaturendo parte da Val’Arsa, parte da Terragnolo, doppo haver’ isolata la Montagna di Trambelenno, unitosi al Monte S. Colombano vien’ à scorrere fuori delle Mura verso Ponente, e diramasi per Città con alcuni Alvei. Gode Rovereto felicità d’aria, e fertilità di terreno con quantità di Vini qualificati. E Città picciola: ma grandemente popolata con assai belle fabriche, e Contrade, chiudendosi il di lei recinto da 4. Porte, ogn’una delle quali hà il suo Borgo. E guardata da un Castello antico, e forte sopra d’un Colle, che domina liberamente. Hà con diverse Chiese la Parochiale, ch’è sontuosa in titolo di S. Marco. Vi sono tre Conventi di Regolari, & uno di Monache con un antico Hospitale de’ Poveri, & un Sacro Monte. Pretura notabile in Rovereto. Vi stà una Pretura cospicua, e lucrosa con titolo d’Illustrissimo, & auttorità di mero, e misto Impero. Carica sostenuta ultimamente dal Dottor Carlo Spadazza da Fusignano, doppo quella di Pretore di Trento.

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Traffico di Rovereto quale. Fiorisce in Rovereto il traffico, e Commercio notabilmente di Sete in particolare, essendovi perciò molti Edificij; Et le Tintorie vi riescono per eccellenza. Vi fiorisce anche con la civilita di vivere, e vestire, lo Studio di belle Lettere, instituito per Legato Testamentario di Casa Orefici, & che principiato quest’anno 1672. si và portando sempre più al suo progresso.

Arma di Rovereto, e sua origine. L’Arma della Città di Rovereto è una Quercia, ò Rovere con Giande d’Oro, Stemma lasciatovi, come dissi, da Rolando ab Eyche, ò sia della Rovere Famiglia Nobile di Roveretti, ò Roverelli, che tutt’hora vive in Trento, Ferrara, Cesena, & altre Città d’Italia, come si raccoglie dall’Albero per me veduto, e novamente scorgo dal P. Abbate Libanori nella sua Ferrara d’Oro. Più à lungo non discorro di Rovereto, riportandomi à quello scrivo in altra Opera.

Nome, e Clima di Val di Lagaro. Del resto Val Lagarina così detta da Lagaro, ò Lagario Conte de’ Longobardi, ò da un Lago, che anticamente vi fù, à quel si dice, è una delle più belle, fertili, e deliciose con salubrità d’aria, e placidezza di Clima così fatto, che fino vi regnano Limoni, e Cedri d’ottima qualità, come si vede nel Giardino di Nogarè; e certo non haverei creduto tanto in Luogo trà Monti: se non fosse, che da Leandro Alberti si pone questa Valle in Lombardia.

Oltre il Grano, Vino, e Frutti, fiorisce in Val di Lagaro la Seta, che si fà in gran quantità, ne minor riuscita; E per cosa rara vi vengono Tartuffi, [p. 576 modifica] e Lumache non ordinarie. Queste in particolar sù’l tener d’Avio, si trovano così grandi e pingui, che si vendono fino tre Fiorini il cento; e quattro, ò cinque solo faranno il peso d’una libra; sono perciò in credito appresso le Corti di Germania, e anche d’Italia.

Tartuffi quali in Val di Lagaro. Li Tartuffi vengono de’ più eletti sì per grandezza, e duritie, come per fragranza, e per qualità di macchia nera, perfetta; essendovene anco assai di bianca, mà non è la buona.

Funghi, e Tartuffi, come si generino. Non si scoprono quì à naso d’Animali Porcini, come si fà sù’l Parmeggiano, ma si rintracciano à occhio di certi Huomini ben prattici del sito, e naturalezza della Terra, ch’è d’ingravidarsi di tal Frutto al tuffo massime, e odore del medemo, secondo, che quà, e là vien portato dal Vento. Quindi un Tartuffo, che nasca in un Luogo, ne haverà sempre de gli altri poco lungi; essendo, come spetie di Fungo sotterraneo.

Amano il terreno leggiero, e dove siano piantati Roveri. Sù’l tener di Pomarolo in particolar’ e di Salteria vengono i Tartuffi, e in quantità: benche però si vendano molto cari à ragion di peso, e di grossezza. Qualità, e prezzo de’ Tartuffi. E tal’uno, che pesava una libra, costò un Ongaro. Servono d’ordinario per la mensa de’ Prencipi d’Alemagna, & uno de’ passati anni se ne mandò per più di 100. Ongari alla Dieta di Ratisbona, dove si pagano à tutto prezzo.

In fatti il Tartuffo par, che sempre nascesse, per servir’ al Palato de’ Grandi; mentre cavo da Svetonio, che fin’ entrasse alla Mensa de’ primi [p. 577 modifica]Cesari; essendo però da stupire, come si stimi tanto un Cibo, che non rende sapor, che à forza di condimento; e in fatti non è, ch’escremento della Terra, come tutti i Funghi, in quel modo, che l’Ostrica è escremento del Mare. Onde Martiale:

Nolo Boletos, Ostrea nolo; tace.

Caccie quali in Val di Lagaro. Le Caccie regnano in Val Lagarina sì di Volatili, che Quadrupedi: non però gran fatto Selvaggi, per esser Valle domestica, e gentile. Accidentalmente si sono uccisi Cervi, di quelli cioè cacciati da altri Monti; & uno trà gli altri fù preso sotto Castel Barco, come appar memoria nel Palazzo di Nogarè.

Chiesa di Villa di Lagaro. Trà le Chiese di Val Lagaro è notabile quella di Villa, Tempio dedicato à M. V. con una Cappella ricchissima in honore di S. Ruperto eretta, e dotata dall’Arcivescovo Paris di Lodron à memoria del di lui Genitore Conte Nicolò, che standovi sepolto così parla in marmo di sontuoso Deposito

Deposito notando. Huc adsta Viator, & marmoreo in speculo itineris tui exitum ante vide, quam oculos claudas. Nicolaus Gentis Lodroniæ Comes hic iaceo, qui è septuaginta duobus annis plerosque in acie sub Austriaco gloriosissimo nomine fortissime steti. Demum Armis invicto mors receptui cecinit; Audivi; cecidi tot è pugnis, quas in Ungaria, Italia, Gallia, Lusitania, Terra, marique; non sine Palma depugnavi; umbram retuli, & huic Urnæ intuli, quam pietas filij Archiepiscopi fecit amplissimam. Cæterum me Comitem, & Militem, postquam ad cineres veni, una capere potest Galea.

Vicino à questa di Villa per Chiese moderne in bel sito à nobil modello si fà veder quella di Brancolino, & quella d’Isera, [p. 578 modifica]si come per Chiese antiche di fabrica, e di Pieve si tengon quelle di Lizzana, e di Volano.

Castelli di Val di Lagaro. Li Castelli, che si tengono di Val di Lagaro, trà in piedi, e diruti, sono: Castel di Rovereto; Castel Biseno; Castel della Pietra; Castel di Lizzana; Castel di Serravalle; Castel di Nomio; Castelnovo; Castellano; Castel Corno; Castel di Predaglia; Castel di Gresta; Castel di Brentonico; Castel di Saiori; Castel di Chizzola; Castel d’Avio; Castel Albano; e Castel Barco. Castel Barco e sua antichità. Quest’ultimo posto in Promontorio vanta la sua origine da una Regina di Boemia, che ritiratasi in queste parti, vi fabricò, lasciandovi anche l’Armi proprie Gentilitie, ch’è un Lion rampante. Fù detto Castel Barco da un Parco, che, già tempo, vi si tenne piantato; ò dal sito, ch’è in foggia di Barca. E da Castel Barco è venuto il nome de’ Castrobarcensi, che lo tennero per un Luogo di fortezza, e di Predominio: Benche al presente diroccato del tutto, non mostri, che rovine d’antichità. Tanto è vero, che sotto il Sole non v’è maggior predominio di quel del Tempo, avvalorato vie più dalle Vicissitudini Tiranne, di lui Ministre.

Quattro Vicariati in Val di Lagaro. Trà i Villaggi di Val Lagarina si fan nominar Mori, Ala, Avio, e Brentonico, Luoghi de’ quattro Vicariati, & è Baronia. Trà i Porti su l’Adice di questa Valle si fà osservar quello del Calliano Luogo di gran passo, e celebre, per il Conflitto, che vi seguì trà’ Veneti, e Trentini l’anno 1487. come si disse. Mà più di tutti è notabile il Porto di Sacco, come quello, che facendo il mezzo della Navigatione trà Bolgiano, [p. 579 modifica]e Verona, riesce il più commodo, e frequente, ne men sicuro. Sacco poi è Villaggio, ò Borgo civile, popolato, e mercantile con belle fabriche e buoni Alloggij anco per trattar Prencipi, quando occorre. Hà una bella Piazza sù’l Porto con un’alta Torre, che fa prospetto. La Chiesa Curata in titolo di S. Gio: Giovanni Giovanni Battista è riguardevole di fabrica, e d’Altari con una Capella à parte sontuosa in honor di M. V. Annunciata. Porto di Sacco, e suo essere. Tiene questo Luogo grandi corrispondenze per Germania, e più per Italia, rispetto alla quantità de’ Legnami che vi si trasmettono; servendosi trà l’altre Città, Verona, Mantova, Ferrara, Bologna, e singolarmente l’Arsenal di Venetia. Del Porto di Sacco, di cui parlo espressamente in altra Opera solo quì hò toccato passando con soggiungere, che li Zattieri di Sacco come primi, sono Privilegiati.

Val Lagarina come celebre. E celebre Val Lagarina per i diversi Fatti d’Arme, che vi seguirono, e in alcuni siti ancor restano l’orme de’ Fortini; n’è da stupire, se, essendo questa Valle stimabile per più capi, e conseguenze, pugnorono varij Prencipi, e Regoli per conquistarla. E anche celebre Val Lagarina, come nota il Franco, per le memorie di Dante, all’hor che questo Poeta, per altro di Patria Fiorentino, visse quì all’ombra de’ Scaligeri, ò Castrobarcensi.

Il Viver, e costumi di Val di Lagaro, risentono gran parte dell’Italia, massime verso i confini. Vi sono Genti di bell’aria, e che trattano civilmente, parlando del Piano. Non manca loro la [p. 580 modifica]giovialità, per la copia de’ buoni Vini; non l’acutezza, per la qualità del Clima; non l’occasione dell’industria, per le Terre, & Navigatione; ne meno la finezza di pratticare, per il Passaggio.

Val Lagarina come donata, e posseduta. Fù donata Val Lagarina, come notai, dall’Imperator Teodosio al Vescovo di Trento, per i meriti di S. Vigilio: ma poi per causa di Guerre, & altri eventi, smembratasi di Temporal Dominio, hora non si regge dal Trentino Vescovo, che in Spirituale; nel resto si tiene da’ Feudetarij, che l’ottennero dalla Chiesa di Trento; riconoscendo perciò dal Vescovo l’investitura de’ Castelli, e Giurisdittioni.

Montagna di Pinè, e suo essere. Da Val di Lagaro passiamo ad osservar’ il Monte di Pinè, il terzo, che proposi da visitare. La Montagna di Pinè trovasi posta à sette miglia di Trento verso Levante. Vi si và in trè hore di cammino per via erta, e strabocchevole, massime nel Dosso di S. Mauro; nel resto l’ascesa è anzi facile. Nella sommità di circa 7. miglia di lungo, e di largo altre tanto, oltre le Campagne, e Praterie, vi capiscono 13. Villaggi, che trà uniti, e dispersi, faran 2000. Anime. Per maggior commodo de’ Villaggi vi stanno alcune Chiese Figliali sotto una sola Pieve, ch’è quella di Basilica ò Baselga unita alla Mensa del Capitolo di Trento. La Chiesa in titolo di M. V. Assunta, per Paese di Montagna, è decorosa, con Altari riguardevoli, e ben tenuti. Vicina stà la Chiesa di S. Giuseppe sopra d’un Colle ò Promontorio in Isola, che fà prospetto. L’altre Chiese stanno quà, e là poste, & una più dell’altra remota, trà quali quella di Bedol.

[p. 581 modifica] Chiesa di S. Mauro notabile. La Chiesa di S. Mauro sù’l Dosso, che nominai, fù altre volte la Pieve, hoggi è Figliale. Hà un Corpo di fabrica assai grande con l’Altar maggior stimabile di Palla e posto à oro. Il dì 15. Genaro vi si fa Festa con gran concorso; e in tutto l’anno v’è divotione d’offerta, essendo il Santo particolar Protettore contro i Tarli ò Vermi del Grano volgarmente detti Beccheri. Cembra convalle notabile. Si domina da questo Dosso gran tratto di Paese all’intorno, e trà gli altri Luoghi si vede parte di Cembra, Convalle notabile di sito, e fertilità con popolatione di Villaggio, e buona Pieve, titolo d’Arcipretado, soggetto all’Ordinario di Trento: nel resto il Paese stando nella Giurisdittione di Chinigspergg. E soggiorno proprio d’estate massime, & Autunno, che vi si gode con la gentilezza dell’aria quella insieme de’ Vini fatti sù’l Luogo; ne vi manca con la Caccia conversatione di civiltà. Fù detta Cembra, ò Cimbria da Popoli Cimbri, che ò vi passorono, ò vi si ridussero dalla sconfitta di Caio Mario, come notai.

Sito di Piné e suo essere. E ritornando dal Dosso di S. Mauro sù’l Capo di Pinè questo quando non sia coperto di nevi, come più mesi dell’anno ne suole mostrar’ alta canitie, vedesi ameno, e fruttifero di Campagne, e Prati trà Colli, e Seni boscherecci, che confanno per la Caccia, sì di Volatili, come Quadrupedi, Lepri notabilmente; essendovi poi tre Laghi proprij per la Pescaggione. E proprijssimo Pinè, per passarvi massime l’Estate, che non vi conosce bollori di caldo, ne Influssi di Canicola, ò Sol Leone; anzi all’hora vi si gode un fresco di Primavera, come fan [p. 582 modifica]fede le Fragole, & le Ampomole, che vi si colgono in quantità.

Cosa notabile di Cavoli in Pinè. La terra vi frutta di Grani, e herbaggi singolarmente: ma per causa delle gran Nevi, non vi vengono Viti. Et se i Grani di Pinè non par che siano de’ migliori: li Cavoli, ò Capussi, Vocabolo del Paese riescono li più perfetti, e in tanta copia, che se ne condurran’à Trento fin 40. Carri alla volta, e di questi Cavoli si fanno i Crauti tanto in uso, come dissi, appresso i Tedeschi. Il Vino per uso del Paese, che non nasce in Pinè, si fà ne’ Luoghi proprij sù’l Perginaitro, oltre quel, che viene à Lazes, à Fornace, & à S. Mauro: Vini di nome.

Aria di Pinè quale. L’aria di Pinè riesce purgata, e salubre notabilmente non con altra eccettione, che di qualche eccessivo humido in vicinanza de’ Laghi. Per sito di miglior’ aria, e più godibile si tiene il nominato Colle di S. Giuseppe sopra Vico; & è questo il Luogo, dove il Cardinal Madrutio fù solito passar li tre mesi d’Està sotto Tende, e Padiglioni con farsi condur’ ogni matina la Vettovaglia da Trento per via di Muli; come ne gli ultimi anni hà fatto similmente il Vescovo Prencipe Carlo Emmanuel; E ogn’ anno in Pinè si ritirano da Trento varij Cittadini particolari. L’Acqua delle Sorgenti, che regnano in Pinè, è della buona: quella in particolare, che sgorga nel sito di Rizzolaga, & è perciò di tutti la Favorita.

Ma se l’Estate in Pinè è sì amabile, l’Inverno all’incontro riesce horrido, il tutto à discretione [p. 583 modifica]di Borea restando nevoso, & aggiacciato, per sino i Laghi. Le Nevi, che vengon’ alte, durano per il meno fin’à Maggio, e sù le maggiori Cime non solo vi stanno tutto Giugno: ma cadendo tal’hor’ anche in Agosto, fan nel più bello sbandar le Pecore, & Armenti, che vi pascono del Paese; & anco esteri. Oltre le annue in Pinè, regnano ancor Nevi perpetue, come trà gli altri siti in Fregasoga il Giaccio si tien passato in Christallo. Inverno in Pinè come si passi. Non ostante però il rigor del Verno, e delle Nevi, se la passano i Pinaitri assai bene sù’l commodo delle Legne, e delle Stufe, come sù l’industria propria dell’essercitio; e più sù la Providenza di Chi: Dat Nivem, sicut Lanam. Anzi i Laghi, che restano aggiacciati, servono di Christallino Carro, per condur fuori delle Selve i tanti Legni, che per altro converria farli passar per via invia, e troppo lunga; che così sdruciolano per la più breve.

Herba Ros Solis in Pinè Nascono in Pinè varie spetij di semplici Medicinali; e per rarità cogliesi il Ros Solis, Ruggiata del Sole. Ella è una ben picciola Pianta, che trà il verde suo natio mischia color purpureo: ma cangiante. Riceve la Ruggiata, e la trattien sù le Foglie conglobata in lagrime, come Perle; senza che il Sole ne men sù’l meriggio le possa dissolvere, ò disseccare. Si coglie tal’Herba ne’ giorni di Canicola, che all’hora solamente tiene la sua Virtù; e quelle Gocciole, che vengono essere distilli, ò quint’Essenza di Sole, si tengono in preggio appresso gli Aromatarij, & anco Prencipi. Nasce il Ros Solis anche in Val Giodicaria [p. 584 modifica] vicino à Fiavè, venendo volontieri in sito humido, e palustre. E di questa tale Pianta scrive singolarmente il P. Giovanni Rhò nel suo Essamerone: benche io non la trovi tanto considerabile in altri Autori. Serve il Ros Solis à’moderni pretesi Alchimisti, per uno trà i Segreti, & Ingredienti di cavar se non altro l’Oro dalla borsa, dal Lambicco il fumo, dal Capo il senno.

Nome di Pinè onde venuto. Pinè fù così detto da i Pini, ò Peci, che già tempo v’erano di Selve intiere, hora buona parte ridotte in Fratte, ò Campi di coltura. Vi si vedono frequenti Larici, Abeti, & altri Alberi quasi d’ogni sorte; venendo perciò à Trento gran copia di Legnami, e quasi tutti i Cerchij delle Boti; si come vengono al suo tempo l’Agarico, Trementina, Pece, & Oglio d’Abeti. Viveri quali da Pinè. E oltre di ciò per cose più proprie dell’humano vivere vengono da Pinè Carni, Laticinij, Selvaggi, Pesce, Gambari, Fieni, e Frutti: ne mancan Funghi. E non v’è quasi giorno di settimana, il Sabbato in particolare, che à Trento i Pinaitri ò non portino qualche cosa, ò lasciandovi il Danaro non ne riportino. Così non meno per esser fertile, che popolata la Montagna di Pinè fà figura anzi come di Valle. Le Selve di Larici scemate in altre parti di Pinè crescono notabilmente in Montagnaga, dove come in sito anche domestico fan bene i Frutti, e vengono due raccolti.

Non si trova in Pinè Castello di sorte: se non che nella sommità del Monte detto Purga vivono reliquie di certo Castello antico tenuto d’alta [p. 585 modifica]Fabrica, e Giurisdittione, e dicesi, essere stato quel Castello, che demolito in Purga si trasferì à Pergine con le sue ragioni, e pertinenze. In prova di che al dì d’hoggi li Pinaitri riconoscono di molto Castel di Pergine.

Vivere, e costumi de’ Pinaitri, e loro Lingua Stanno in Pinè Famiglie per lo più povere, & alcune di bene stanti. Vi sono Genti robuste, e campano assai: meno però di quello solevano, fin oltre cent’anni; e ciò per l’uso forsi del Vino fatto abuso: in vece, che già usavano Acqua, e Latte communemente. Si tengono devoti, e dediti alle loro Chiese, che frequentano, almen la Festa. Vanno da semplici, insieme astuti per la vicina prattica di Città, da dove non partono abstemij. Hanno del ruvido all’habito, e all’aspetto e parlano una Lingua, che hà del Gotico: non però tutti: ma solo in due Villaggi, Miola, cioè, & alla Faida, dove, à quel, che osservai, regnano Reliquie della razza de’ Goti, come se ne vede anco in altri vicini Monti fatti ricovero di que’ Barbari dalla Sconfitta di Totila ricevuta da Narsete Capitan dell’Imperator Giustiniano in Italia circa l’anno del Signore 560. Nel resto i Pinaitri parlano il più Italiano, Lombardo, e quella Lingua Gotica si va perdendo.

Montagna di Piné, e suo Ambito. Occupa la Montagna di Pinè più di 30. miglia co’l suo Ambito, e trà gli altri termini confina con la Val di Fiemme, che tien’al basso verso settentrione, senza però scoprirla dall’alto. Valle notabile di molto, & della quale qui dirò se non come la viddi: come l’intesi, acciò ogni Monte, che toccai habbia seco espressa anche una Valle.

[p. 586 modifica] Val di Fiemme descritta La Val di Fiemme trovasi à 20. miglia da Trento in sito recondito. Si stende in lungo verso S. Pellegrino, con qual confina da Levante; à Ponente hà il Tener d’Egna in lungo l’Adice; à Settentrione confina con Val Fascia; & à Ostro con la Montagna di Pinè, & altri Luoghi. E vera Valle, perche ugualmente stesa co’l’esser unita và spalleggiata di Monti à proportione. Di lunghezza, da’ confini di Trodena fino à S. Pellegrino farà circa 23. miglia Italiani, trà uno di larghezza più, ò meno, secondo i siti; il tutto fertile dalla cima al fondo. Et se il Piano rende Grani, Legumi, e Fieni notabilmente: le Falde de’ Monti rendono la loro parte; & i Monti stessi co’l’essere piantati di densi Alberi, servono di Legnami in tutta quantità, li Boschi facendo due terzi di sito; ne v’è altra Valle nel Trentino, che habbia più belle Selve, e più usabili. Val di Fiemme, come fruttifera, & amena. Con essere silvestre è Valle amena, perche, oltre la verdura de’ Prati, e Campi si vagheggia quella delle Piante, ch’è godibile, massime d’Estate, & Autunno, suo vero tempo. Il Verno vi fà horrido, nevoso, e lungo cosi, che di Verno vi risente la Primavera, in riguardo alle Nevi, che vi soggiornano; stante l’altezza naturale del sito, qual perciò non comporta che un sol raccolto.

E bagnata questa Valle da spessi Alvei, ò Fiumicelli, trà quali Travignolo, e non meno dal Torrente Lavisio, ò Avisio, che vi scorre rapido ingrossandosi sempre più da varie Acque Montane, sin che si và scaricar nell’Adice. Serve questo Torrente, per condur fuori della Valle i tanti [p. 587 modifica]Legnami di Fiemme dove vadano. Legnami, che van’ in Italia, come si disse per via di Verona. Porta Truttelle pretiose in copia: ma se ben chiamasi Avisio, anche senz’altro avisar fà danni gravi; mentre co’l suo impeto fabrica spesso rovine, prima di minacciarle; come sa in particolar Campo Trentino, che le provò. Oltre i Legnami portati fuori dall’Avisio, ne và gran parte anche per il Passo di S. Pellegrino, e Vallasse, in Canal d’Agordo sù la Piave verso Venetia, senza dir de’ Legnami, che forniscono tutto Lungo l’Adice.

Cavallesio in Fiemme e suo essere. Nel cuor di Fiemme trovasi Cavallesio, Terra Capitale di bel sito, e buone Fabriche con Popolatione anco di civiltà; e porta nome di Borgo. Oltre le Contrade tutte fabricate di Pietra, hà una Piazza cospicua, con Palaggio, che l’adorna del Trentin Vescovo. Parochia, e Altari notabili. La Chiesa Parochiale in titolo di Maria Vergine è riguardevole di fabrica, d’Altari, e Paramenti, & è Pieve Archipresbiterale di buona rendita. Trà gli Altari sono notabili singolarmente le due Capelle, una del Rosario posta con maestà à lavoro Frigio, & eretta dal fù Arciprete Giacomo Calavino, di cui facessimo già mentione. L’Altra del Carmine posta sontuosamente con Arco, & Altare tutto di pasta Alabastrina, che sembra Marmo; e questa Capella fù eretta dal Baron Gio: Giovanni Giovanni Giorgio di Firmian Marescial Hereditario della Chiesa di Trento, già Capitan di Fiemme, dove morì l’anno 1667. e quì stà sepolto. A Canto della Parochiale stà una picciola Chiesa molto antica, dove si dice Messa, & si venera l’Effigie à rilievo di [p. 588 modifica]M. V. Miracolosa. E tutto all’intorno della Pieve, posta in Isolata eminenza regna un gran Campo ò Piazza, dove si riduce la Communità.

Villaggi di Fiemme, quali. Dalla Parochia dipendono diverse Chiese Figliali de’ Villaggi di Valle, che sono: (oltre Val Flariana, & Cavriana, con i loro Masi) Tesero, Predazzo, e Moena; Trodena, Carano, Daiano, Varena, Castello, Antarivo, e Forni; Li primi tre di circa 300. Fuochi l’uno; li altri di circa 100. e tutti questi Luoghi compreso Cavallesio faran circa 10. milla Anime.

Governo di Valle, come tenuto. Per il Governo di Giustitia Civil, e Criminale si tien in Cavallesio dal Vescovo di Trento un Vicario, qual dura ad libitum, e giudica con l’Appellatione all’Eccelsa superiorità. Per le ragioni del Popolo, & Economia si crea uno con titolo di Scario, ò Sindico, qual’hà i suoi sottosindici, e Regolani, e dura un anno. Dallo Scario nelle Cause Sindicali s’appella à tutto il Commune congregato, e da questo al Vicario. Ordina anche lo Scario le Rendite Communali di Valle, & le amministra liberamente: obligato però in fine darne conto. Si tengono poi in Fiemme due Telonarij; l’uno Episcopale, l’altro Arciducale, & questo non essigge, che il Datio de’ Legnami spettanti al Conte del Tirol.

Essere di Fiemme, quale. L’essere di Fiemme consiste in grani, Fieni, Bestiami, e Latti: ma il Nervo di Valle è il Legname per le tante Selve, che hà di Larici in particolare, Abeti, e Peci; e ogni due anni per il meno, si conducon fuori più di 20. milla Pezzi di grossi Legni, e grandi, spedendosi dal Porto sù l’Adige, per Italia nel modo, che accennai. Il Legname minuto, che d’ordinario si spaccia da Fiemme in lungo l’Adice per uso delle Vigne, si converte in Vino [p. 589 modifica]bastevolmente: per altro la Valle non fà Vino da se, rispetto al Clima.

Pascoli in Fiemme notabili. Trà i Pascoli di Fiemme quei delle Cime de’ Monti riescono così copiosi, e pingui, che ogn’anno servono per gli Armenti di lungo l’Adice da Bolgiano fin’ all’Avisio; e di quì si cava grand’ emolumento di Butiro, e Formaggio. In oltre (astrhaendo dal bisogno de proprij Bestiami di Valle) servono le più alte cime delle Montagne, per molte migliaia di Pecore, che ogn’anno vi vengono d’Italia. Trà poi le Montagne è notabile quella detta la Monte di Fiemme, dove si cava il Fieno di tutto l’anno, essendovi, per riporlo più di 100. Stabij, ò Capanne qua e là sparse.

Miniere in Fiemme quali. Oltre la Vena del Legno si dà in Fiemme una Miniera di Ferro, & un’altra di Rame, che hormai si scava, e riesce. Trovasi anche in Fiemme un Bagno Solfureo, da cui s’indica la sua Vena; e vi stà la Pietra d’Alabastro assai stimabile, come se ne vede in opera trà gli altri Luoghi in Santa Maria di Trento. Alabastri notabili. Non è però questo di Fiemme Alabastro del più fino, come quello di Toscana presso Volterra, dove, al dir di Leandro Alberti, si cava l’Alabastro di due Spetij, duro, e molle. Il duro serve per lavori preggiati d’ogni sorte; il molle, quando sia cotto, serve di Gesso. Del primo si formò per rarità un’Organo tutto Alabastrino tanto i Tasti, che le Canne con suono dolcissimo. Instromento, che fabricato da donar’ à Papa Leon X. passò poi nella Galeria de’ Duchi di Mantova. Di questo medemo Alabastro sono anche le Finestre d’un Tempio presso [p. 590 modifica]Orvieto, che percosse dal Sole trasparono à par del Vetro, come fanno à Lume di Torcia alcune Colonne in Venetia nella Chiesa Ducale.

Caccie, e Pesche quali in Val di Fiemme. Le Caccie in Fiemme sono bellissime di Quadrupedi, e Volatili quasi d’ogni sorte, regnandovi, oltre Cervi, e Daini, Cotorni, Cedroni, e Francolini. Le Pesche non meno vi abbondano in qualità, per le tante Acque buonissime, che vi scorrono, portando in particolare Truttelle, Temeli, e Capitoni di staordinaria grandezza, e gusto; così intesi dal Nob. di Trento Guglielmo Udalrico Saracini, ch’essendovi stato in visita co’l Vescovo Prencipe Carlo Emmanuel Madruccio, racconta gran cose delle Caccie, e Pescaggioni di Fiemme; dove sono anche sopra le Montagne diversi Laghi, uno de’ quali detto Aurai porta Salmerini; & un' altro Trutte grandi, e di carne rossigna, delicatissime. Rispetto poi al sito, ch’è proprio, abbonda Val di Fiemme d’Herbe, e Semplici medicinali anche rare di qualità massime nel Monte di Lastè de Santa, ch’è altissimo.

Costumi, e vivere di Fiemme, quali. Sono i Fiemmazzi, ò Fiemmani dediti al Lucro, e molto applicati al Traffico, nel qual s’impiegano. Il commercio de’ Legnami è il maggiore; ne mancano brigar’ anco altri Utili, secondo l’interesse, che loro porta. Nel resto vanno anzi da semplici, e con essere devoti, quieti e laboriosi, menano ancor vita gioconda, per la vicinanza tanto più, che han de’ Fasciani, Gente nata propriamente per star’ allegra, e che impara, sto per dir, nel Ventre Materno à suonar di Lira, & altri [p. 591 modifica]stromenti, unico loro Genio, che li porta quà, e là. per il Mondo à far Festini.

Unione in Fiemme, & fedeltà. Parlano i Fiemmazzi una Lingua Italiana, che hà del rozzo, e partecipano di Tedesco; essendovi anche di tal’ Idioma una Villa intiera ch’è Trodena. Regna in Fiemme unione di Popolo, e fedeltà, ne mai questa Valle andò abdicata dal Trentino Vescovo, Prencipe: se non quando s’occupò con titolo invalido da Meinardo II. Conte del Tirolo, che la tenne, fin che doppo la di lui morte, si restituì nell’essere, che si trova, dal Rè Henrico di Boemia, come si disse.

Val di Fiemme come venuta alla Santa Fede. Si tien, che Val di Fiemme fosse convertita alla Christiana Fede da S. Prosdocimo Discepolo di S. Pietro, e primo Vescovo di Padova: ma ciò non consta di sicuro; mentre si ha, che Sant’ Hermagora Patriarca d’Aquileia fosse il primo Apostolo di Trento, e del Trentino, come scrissi. Quest’è certo, che doppo acquistatasi da Val di Fiemme la Fede di CHRISTO, vi s’è sempre mantenuta intiera tanto più, per il Zelo, e Predicatione di S. Vigilio, altro Apostolo di Trento, come notai.

Val di Fiemme signorile e Privileggiata. Fù già in Fiemme un antico Castello sopra cioè il Monte, dove hora è la Chiesa del Villaggio detto perciò Castello. Gode questa Valle Privileggi notabili, sì per essersi mantenuta in fede; come per i Passi, e confini, che hà di gelosia. Da Fiemme poi, dove si tengono Famiglie nobili, uscirono Huomini segnalati, in Armi principalmente, e ancor parla il valore del Capitan [p. 592 modifica]Aloisio Baldironi, si come in Lettere s’annovera un Daniel Zeno, fù Vescovo, e Prencipe di Brescianone.

Etimologia di Val di Fiemme. Quanto al Nome di questa Valle, fù chi disse Val di Fiemme, quasi Val di Fiume, in riguardo à i varij Rivi, ò Fiumicelli, che vi trascorrono. Altri dissero Val di Fiemme, quasi Val di Fiamme, per i tanti Legnami, che vi si fan’, anche di Fuoco, ò pure per la Vena Solfurea, che vi si tien’ esca di Fiamme. E vi fù chi disse Val di Fiemme, quasi Val di Flemme, atteso il Paese tendente al Freddo, fecondo d’Acque, senza produr Vino; e in conseguenza soggetto à humor flemmatico. Sia com’è; Val di Fiemme in Latino chiamasi Flemmarum Vallis: Voci, che appresso di me tanto vagliono, quanto vogliono.

Val di Ledro, e suo essere. La Val di Leder, ò Ledro, che altrove si toccò, resta quì dirsi, per un sito, com’è, proteso circa 7. miglia, buona parte fertile di Grano, e Fieni singolarmente. Vi stanno sotto una Pieve diversi Villaggi sparsi con popolatione assai notabile. Le Genti il più attendono ad allevar Mandre con tal riuscita, massime i Vitelli, che questi non cedono à quei dell’Helvetia; e ciò in riguardo à i Pascoli di Ledro qualificati. Vi sono Luoghi proprij di Caccia, e Laghi di Pesca, ne mancano Frutti, almen tardivi: si come, à causa del Clima, non vi regnan Viti. L’aria vi riesce sana, e godibile in Està, come non meno l’Acqua, che vi scorre. Si tien’essere in questa Valle alcuna Miniera di Ferro, e intesi, essersene fatto il saggio: ma fin’ hor non s’attende à scavarsi. E racchiusa [p. 593 modifica]la Valle trà il Lago d’Idro, che tien’ à Ponente, havendo da Levante quel di Garda verso Riva, dove calasi per una strada scalpellata nel Sasso, & aperta da’ Scaligeri, all’hor che n’erano Signori. Via, che se ben’ ardua, & erta: è però viaggiabile buona parte co’l Carro, e tutta con Muli, che v’han fatto il Calle.

Il Nome di Leder provien dall’Alemanno, che vuol dir Cuoio; e ciò, attesa la gran quantità di Pelli Bovine, & altre, che vi si fabricano, stante il gran numero di Bestiami, che in essa Valle vengono allevati.

Val Sorda, e suo essere. Così, descritte tutte le Trentine Valli, che proposi, ò almen toccate, ne resta solo un’altra da far’ intendere, ch’è Val Sorda. Questa, benche sia anzi Convalle non poco angusta, è però notabile per il Passo, che hà obliquo, aspero, e solingo, sì che merita à punto nome di Sordità; se non fosse ch’è popolata, oltre i Boscagli, anche di Vignali. Principia sopra Mattarello, e in tre miglia di strade invie termina con la Campagna di Vicolo, dove s’apre una bella Pianura, e fertile con un Villaggio, che dà il nome, & un Palaggio, che vi stà in forma di Castello. Più oltre, trovasi Vattaro, Villaggio notabile di Case, con buona Campagna. Grani, e Caseij, notabili Sù’l Tener di Vicolo, e Vattaro si fanno Grani de’ più eletti, il formento in particolare si stima molto. Vi si fanno anche Latticinij, e Cascij di Pecora prelibati, massime sù quel di Vattaro, dove s’allevano Armenti in copia, & qualità, riuscendovi proprij i Pascoli. Del resto se i Vini di Vattaro, e Vicolo si chiaman di nome; [p. 594 modifica]i Vini di Val Sorda rispondono, se non altro, in Estate, che han qualità d’esser gentili più che gagliardi. Alcune altre Valli sarian da descrivere, che non nominai; e attengono in Spirituale al Trentin Vescovato di confine; cioè Val Arsa; Val di Vestino; Valle d’Eisoc; Val di Passerait, e Valle di Sarento. Ma queste come assai remote tutte cinque, e di poco nome, toccandole solo le tralascio.

Paese d’Ulten, e suo essere. Doppo le tante Valli, e Monti vien’ in Spirituale sotto Trento anche il Paese d’Ulten così detto, quasi ultima Tule, per essere proteso à’ confini. Vi stà una Pieve di M. V. & una Chiesa di Santa Maddalena, che si frequenta da Processioni per Voto, e rimedio contro l’infestation de’ Lupi. In Ulten, oltre le Caccie, sono Fonti, e Pesche nobili con alcuni Bagni medicinali, uno in particolar per le Donne sterili, che vi vanno frequenti, e, per quanto intesi, si fecondano co’l’ aiuto di tal’Acqua, ò d’altra Influenza.

Montagna di Folgaria, e suo essere. Trà i Monti poi, che vengono in Spirituale sotto Trento è notabil quello di Folgaria, Montagna, che fà figura di Paese, per ampiezza di sito, e popolatione. Vi stanno, oltre il Villaggio stesso di Folgaria, 13. Contrade, che in tutto saran da 400. Fuochi sotto una sola Parochia Chiesa riguardevole in titolo di S. Lorenzo. Più basso di questa trovasi la Chiesa di S. Valentino Martire posta in riva d’un Cengio, e fù la prima Chiesa di queste parti. Più alto sopra d’un Colle à matina stà la Chiesa della Madonna delle [p. 595 modifica]Gratie, di gran divotione, & vi si veneran molte Sacre Reliquie, con le loro Autentiche per me vedute.

Del resto, Folgaria abbraccia circa 2000. Campi, il tutto, per Luogo di Montagna, fertile, e ben' coltivato, producendo Grani, e Fieni singolarmente, con quantità di Bestiami, che si allevano. L’aria, e l’Acqua vi riesce di buona qualità, e vi son belle Caccie. Li Frutti, rispetto al Clima, vi maturano tardi; ne vi nasce Vino, che nel declivio. Li Cavoli, ò Capussi vi abbondano, come anco il Canape, e vi son famigliari li Papaveri.

Folgaria, onde detta. Il nome di Folgaria par che in Italiano derivi da Folgore: ma meglio in Tedesco si denomina Filgherait, che in Italiano significa molti Ronchi, ò Luoghi ridotti novamente à coltura, come che fosse altre volte sito incolto, e silvestre, qual si vede esser il resto della Montagna Scannuccio, ò Filadonna, ch’è questa stessa di Folgaria, di cui parlo più à lungo in altra Opera.

Laghi nel Trentino, quanti. All’estensione del Trentin Vescovato concorrono, oltre le Valli, Monti, Dossi, Campagne e Praterie, anco i Laghi, che in tutto trà grandi, e piccioli, in piano, e Monte saran da 80. la più parte fertili di Pesce in tutto l’anno, à riserva sol quando restano aggiacciati. Trà tutti questi Laghi (senza comprender’ il Benaco) per buon Pesce, à mio credere, si stima quel di Molveno in Val di Nonn. E Lago stimabile per il Pesce Salmone, che vi nasce. Non è grande, come quel, che viene ne’ Mari d’ Hollanda: ma si tien [p. 596 modifica]della stessa spetie, e, per esser picciolo, chiamasi Salmarino; essendovene però fino di sei libre. E Pesce nobile à par della Trutta, e più, & è così delicato, che subito preso, vorria essere goduto. Lago di Molveno, e suoi Pesci. Abbondano in questo Lago tali Pesci: ma sono difficili da prendersi, rispetto, che nel Verno restano gelate l’Acque; e in Estate li tronchi & Alberi, che insieme con certo Dirupe vi stan caduti, anni sono, servono à’ Pesci di nascondiglio non meno, che di Pastura. Altre Varie Spetij regnano di buon Pesce in questo Lago, come Luzzi, Barbi, e Squali; e le Tinche vi vengono cosi pingui, che si fariano cuocere nel proprio grasso.

Cosa notabile del Paese Trentino. Nel resto, per conchiudere circa l’ampiezza del Trentino, se fosse, qual era, tempo fa; & se com’è hoggi ancora, si potesse spiegar’ in terra il sito che, rispetto à i Monti, si restringe in aria, sarebbe un’estensione geografica maggiore notabilmente, potendosi in tanto dir, esser’ anzi un Paese à falde, & in compendio.

Trentino come fertile. Quanto alla fertilità, il secondo Punto, che proposi, oltre quello s’è toccato, à dirlo in una sola parola, il Trentino, per Paese, com’è tutto di Monti, e Valli, produce d’ogni cosa per l’humano vivere, à riserva solo del Sale, qual si fà venir dalle Saline d’Halla d’Insprugg, Saline d’Halla, quali dove, à quel, che viddi sono Miniere perfette, & inessauste, bastevoli à proveder’ un Regno, & è Sale cotto bianchissimo. Quì dunque senza replicar del Grano, Vino, Latte, Carnami, Oglio, Pesce, Selvaggi, Fieni, Frutti, Legnami, Lana, Lino, Seta, & altro, [p. 597 modifica]che si disse à suo Luogo, soggiungerò il Miele, del quale non motivai; & che nel Trentino viene in gran quantità, e qualità: benche al colore non riesca molto. Miele nel Trentino quale. L’Api lo raccolgono per lo più da Fiori Campestri, e non poco si vagliono del Fermento nero, quando fiorisce. L’Artificio mirabile dell’Api nelle loro fabriche, e più nel governo di lor Republica non hà quì Luogo, si come lo tien appresso Virgilio nella sua Georgica, dove l’Ingegno del Scrittore hà del Divino più ancor di quel dell’Api. Droghe come vengano nel Trentino. Le Droghe nel Trentino, se non nascono da se, non si pretendono ne meno in Paese non Orientale: là dove facilmente si provedono dalla vicina Venetia, e vengono alle 4. Fiere di Trento, e vie più à quelle di Bolgiano, dove medemamente si può far' ogn’altra opportuna Provisione, che possa occorrere.

Trentino abbonda di Miniere. E poi ferace il Trentino di Miniere, ò Vene di Marmi, Metalli, & Acque Termali notabilmente, parlando di quelle, che si trovano già scoperte, senza spiar l’altre, che si tengono astruse nelle Montane viscere. Sarebbe troppo lungo il voler visitar tutte ad un per una le Miniere del Trentino, quà, e là sparse; onde bastando haverle toccate in parte con occasione di descriver Valli, ò Monti, mi portarò sopra un luogo topico Minerale, e riferirò di veduta, quanto osservai.

Viaggio notabile in palù. Il Monte di Palio, detto Palù posto sopra Pergine havendo fama di Miniere, hà fatto, che il Capitan di Castel Telvana Lodovico Roveretti, & Alvise Lener, ambi Gentil’huomini di Trento mossisi per farne il saggio, io stesso hebbi l’incontro [p. 598 modifica]di andarvi. Che però l’anno 1670. la matina di 11. Giugno montati tutti tre à Cavallo vi s’avviammo per Val di Fersina incontro à Tramontana; e doppo 4. hore di Strada parte piana, parte erta, e quasi tutta malagevole, fummo al Luogo di Palio, ò sia Palù, Villaggio di circa 50. Fuochi con la sua Chiesa. Inspettion’ oculare di Miniera. E quì, preso rinfresco, e scorta d’Huomini Canopi con Ferro, per iscavare, in mezzo miglio di strada verso la sommità del Monte si scoprì un Capo di Miniera di Piombo, che da principio debole di Vena, over Filone nella superficie fà credere miglior fortuna di Metallo per entro la profondità; tanto più, che il Monte riguarda buona parte à Sol Levante.

Perche poi la cima del Monte stesso era tutta coperta di Nevi, e Giaccio, si spedirono verso colà due Huomini prattici à scavar in sito, dove si teneva, esservi altre Vene. E noi in tanto provando qui un’Aria così rigida, che fino trovassimo morti per Terra i Tordi sorpresi dalla nuova caduta Neve, risolsimo calar nel basso della Valle, Pietra Marchesita indica Metalli. ove in varij Luoghi apparendo Marchesite (Pietra questa, che hà relatione con tutti i Metalli; e perciò indica infallibilmente) si trovano Miniere di Rame, come risultava dalle Selci e come, già 50. anni, si scavava di fatto; essendovi ancora rimaste alcune Bocche, e vedendosi tutt’hora il Luogo, dove si purgavano i Metalli. E proseguendo nel basso sempre più vedessimo una Bocca scavata circa un quarto di miglio nella Montagna, senza per anco giungere alla Vena. [p. 599 modifica]Un Prete Venetiano la fece principiare, anni sono, con gran lena: ma la Morte con haver troncato il Filo à’ di lui disegni, hà fatto restar l’Opera imperfetta, Si tien, che questo sia un gran Filone di Rame per la vicinanza d’altri, che si trovano lungo il Fiume, ò Torrente Fersina, che vi scorre. Simpatia trà Oro, e Rame. E poiche il Rame hà simpatia con l’Oro, anco di questo si suppone esservi la Vena: benche troppo ardua, e dispendiosa da scavarsi. Che poi vi si trovino il Mercurio, il Solfo, l’Allume, & il Vitriolo, non è da dubitare; mentre queste sono cose, che, al dire d’Alberto Magno, concorrono necessariamente alla procreatione de’ Metalli.

Osservato dunque benissimo il tutto, si trovò, questi Monti non meno dall’esterno, che dall’interno esser gravidi di Miniere, in conseguenza degni di sviscerarsi. E in tanto, ritornati li due Huomini dalle cime di Palù, portorono molte Scheggie di Minerale supposto d’Argento; ò almeno misto, à quel che mostravano li contrasegni. Terra Sigillata in palù & altre Spetij. Presa di poi la via del ritorno, trovassimo poco lungi il sito, dove sta la Terra Sigillata, & se ne raccolse buona parte; essendo vero, che in più Luoghi di Palù si trova di questa medema Terra con diverse altre sorti, cioè Rossa, Verde, Azzurra, e Nera; e, oltre di ciò vi nascono molte, e rare spetij di Semplici Medicinali. In rivenendo poscia Lungo la Valle verso Pergine, osservassimo in particolare trà i Monti Sant’ Orsola, e S. Lorenzo quantità di Campi, e Praterie con frequenti Alberi, fiorendovi all’hora trà [p. 600 modifica]l’altre la Pianta detta Eigen, quella, che fà star’allegri li Montanari, per l’indicio, che loro dà di buona Vindemia. E vicino alle Dighe, ò Roste di Fersina notassimo un Colle tutto gravido di Miniera Vitrea per far Bicchieri: come se n’è già mandato il saggio à Venetia per Murano, dove riuscirà, quando non osti il troppo dispendio di Condotta, over il Datio. E in quel caso sarà meglio valersene à Trento, per rimettervi il lavoro de’ Bicchieri, come già fù.

Miniere di pergine, come notabili. Oltre poi il Monte di Palù, quel di Viarago, e Vignola, che notai, hanno Miniere considerabili, e certe: ma non si scavano, ò per mancanza di mezzi; ò perche non vi si bada d’acudimento. Che per altro, quando si volesse, le Miniere di Pergine fariano forsi applicar tanti Canopi, quanti quelle di Suacio; non mancando poi di contribuir’ à ciò le molte Selve, che vi si trovano di Legnami: mezzo principalissimo, per far andar le Miniere; che altrimente restano senz’anima. Così la Natura, ad imitatione di DIO, non opera cosa in vano. Miniere quali Regalie del prencipe. La Montagna di Palù, quanto al sito, è ragione de’ Baroni Trapp Feudetarij della Chiesa di Trento: se ben, quanto alle Miniere, quelle almeno d’Argento, & Oro, queste s’intendono Regalie del Principe, come ne scrivono gli Autori.

Quanto poi sia dell’Acque Minerali nel Trentino, ò Terme, che vogliam dire, si dà quella di Pei in Val di Sole, scoperta l’anno 1650 & quella di Val di Rabi scoperta doppo. Ambe sono Acidule notande, & che gareggian trà [p. 601 modifica]loro in farsi nome. Vagliono, al dir de’ Medici, che n’hanno scritto, per l’indispositioni di stomaco, per refrigerar le Viscere, e per purgar le reni singolarmente. E vagliono per quasi ogni sorte d’infirmità; pur che non sia Morbo Gallico confermato, ò Podagra, sive Gotta incallita: Mali questi due li più intestini, & insanabili, come che usciti, crederei, dal fondo del Vaso di Pandora. Detto notabile. Quindi va per trito il Detto, che, se: Al mal Gallico non val Galeno; alla Gotta val negotta. E perciò chi li hà, può dir con Flacco: Durum: sed levius fit patientia, quidquid corrigere est nefas.

Acque Acidule Trentine, e loro tempo e luogo, comodità, e Via. Il tempo di prendere le dette Acidule è nel fin di Luglio, e principio d’Agosto giorni Canicolari, che all’hora l’Acqua hà la sua maggior Virtù, e ogn’anno fà concorrere gran Gente, Soggetti anco di qualità, massime d’Italia. All’Acqua poi contribuisce l’Aria, e frescura nobile, che dà il Paese, ne mancano Alloggi, e Viveri à competenza; oltre il frutto, che si hà di Caccia, e Pesca; e Fraghe in copia. S’aggiunge, che per andar’ al Bene di quest’Acque chiuse trà Monti, la strada che si fà, è anzi piana; ne si verifica perciò: Aspera quæ utilia.

Bagno notabile in Val Giodicaria. Altre Acque, ò Terme si dan nel Trentino, e, oltre il notato Bagno Solfureo in Fiemme, uno se ne trova in Val Giodicaria, ch’è notabile. Si prova esser’ Acqua Solfurea, e haver del tepido. Vale non solo bevuta: ma anche aspersa; e sono pochi anni, che [p. 602 modifica]lavatovisi dentro un Leproso, restò mondato; & un' altro si sanò da’ mali Artetici; il che hò per relatione di Religioso di fede. Leggo, che questo Bagno fosse il favorito de’ Romani; mentre il Paese si tenne loro Colonia.

Acqua minerale notabile. Sù’l Tener trà Levico, e Pergine, per una qualche Miniera di Ferro, che vi stà, sorge un’Acqua scoperta, anni sono, che hà del Calibe. Riesce perciò un’Acidula purgante insieme, e stomacale, come alcuni han provato; e come m’afferma il Dottor Paolo Lener, Medico Dottissimo, e d’antica esperienza.

Cosa notabile di certa Acqua in Giodicaria. Qui, senza replicar la Fonte miracolosa di S. Giuliano contro i Veleni, notarò certa Acqua presso Castel Stenico in Giodicaria. Acqua così grossa, che fà andar’ Edificij. Nasce circa l’Equinottio di Primavera, e manca in quel d’Autunno, principiando, e finendo quasi lo stesso giorno, e con esser’ Acqua più che gelida non si sà di quale virtù.

Bagno notabile in Cumani. Ma per quante ponno essere l’Acque, ò Terme nel Trentino, non creddo mai, saranno tante, come nella Terra di Lavoro in Cumani, dove, al dir di Leandro Alberti, si trovano più di 30. Bagni tutti diversi, & efficaci per varie infirmità, che fora troppo lungo il riferire. Solo trà tanti notarò il Bagno detto della Spelunca, le cui Acque tepide prese ogni matina in certa Dosa han virtù di guarir’i mali del Cervello. Io non sò veramente, se il sito di tal Bagno sia per tutti quei, che vi ponno concorrere, assai capace; mentre io non l’hò ancor visto: sò bene, [p. 603 modifica]che, per grande possa essere, sarà sempre picciolo.

Chiese più notabili nel Trentino, quali. Resta per ultimo dar’ un tratto nel Trentino, e notar’ alcune cose più rimarcabili. Trà le Chiese nel Vescovato di Trento, che non toccai, sono cospicue di Fabrica, Titolo, Rendita, & Officiatura il Tempio di Santa Maria di Bolgiano; quel di S. Paolo in Eppen; e quel di Santa Maria di Caldario. Ne si fà tralasciar la Collegiata Archipresbiterale di Santa Maria d’Arco, Tempio amplissimo di moderna struttura; si come (benche remota) per Fabrica moderna d’alto Dissegno, e lustro si fà veder la Chiesa di Santa Maria di Bagolino, Terra soggetta in Spirituale à S. Vigilio di Trento; in Temporale à S. Marco di Stato Veneto.

Capitolo di Trento chiamasi Ducale, e come. Dell’insigne Catedrale di S. Vigilio di Città già parlassimo à suo luogo; ne quì resta dire, se non, che il Collegio de’ Canonici di Trento, oltre l’altre mentovate Prerogative, porta Nome di Ducal Capitolo. Così leggo da Carte autentiche d’Investitura data à’ Baroni Trapp per il Vescovo Cardinal Christoforo Madrutio l’anno 1564. inherendo à serie di Scritture vie più antiche. E con tal Nome s’allude, crederei, à quando il Trentino Stato si tenne Ducea, massime sotto i Rè Longobardi, come dissi.

Altre molte Chiese notabili si danno nel Trentin Vescovato, ch’io lascio essere, ò come le descrissi, ò le accennai, solo quì ponendo la mentovata Capella di S. Ruperto, ch’è notanda. Trovasi posta in Val di Lagaro, nella Parochiale [p. 604 modifica]Capella di S. Ruperto descritta. di Villa, entrando à destra. Il di lei Modello è nobile compartito in Atrio, & Altare. L’Atrio, che nel basso tende à forma quadrata, nell’alto si converte in ottangolo, e và finir in Cuppola sublime. Ne gli otto Campi vanno à torno Pitture in oro figuranti le otto Beatitudini con ciascuna il motto della Scrittura; Il restante tutto vedendosi lavorato à Stucco, e posto à Oro mirabilmente. L’Atrio nel basso è spalleggiato da fini Marmi, trà quali spiccano Bronzi dorati. A destra dell’Altare in entrando vedesi il già detto Deposito del Conte Nicolò di Lodron con la di lui Effigie, e della Contessa Dorotea sua Consorte, ambi posti ginocchio, e ritratti in Rame al naturale con à torno diversi Freggi, Trofei, e Geroglifici, rilievo di Bronzo à Oro. Nell’alto del Deposito siedono in atto flebile due Angioli di Marmo li più ben fatti, e nel mezzo stà un Quadro della Risurrettione di Lazaro à chiaro scuro, qual tiene all’incontro sopra la Finestra un' altro simile, ch’è il risorgimento del morto d’Eliseo.

Altare notabile. Corrisponde all’Atrio l’Altare di questa Capella. La Palla, Pittura fina rappresenta al vivo la morte di S. Ruperto Arcivescovo di Salzburg, che spira trà le braccia del suo Clero, doppo celebrata la Messa Pontificale nel dì di Pasca. E in altro Quadro à sinistra vedesi la Pompa funebre del medemo Santo ministrata da gli Angioli. E tutto annobilito di Marmi questo Altare con Colonne tersissime, che hanno basi, e Capitelli di Bronzo dorato, come parimente [p. 605 modifica]hanno gli altri Marmi posti nell’Atrio; e tutto il Pavimento si divisa di Marmi à vago disegno, & lavorio. S’eresse questa regia Capella dalla pia magnificenza dell’Arcivescovo Paris di Lodron à memoria de’ Conti suoi Genitori, per l’Anime de’ quali si dotò anche di due Messe quotidiane perpetue, e s’arrichì di Paramenti, e Argenterie. Manca solo, che una tal Capella costata, come intesi, settanta, e più milla Talleri, co’l’essere superba in tutto si veda troppo humile di sito; difetto notabile, e che tocca parimente la Chiesa grande: questa per altro, cospicua d’Altari, e ben tenuta, con Sacristia ricca di Paramenti, d’argenterie, e di Reliquie, trà quali si bacia il Cranio di Sant’Antonio Abbate sotto Christal di Monte, & si venerano l’Ossa delle Tibie di due Santi Martiri della Legion Tebea, come hò visto.

Effigi miracolose nel Trentino, quali. Quanto poi alle Chiese nel Trentin Vescovato, dove stanno Effigi miracolose, ò di singolar divotione, senza replicar di quella della Madonna, e del Crocifisso nel Duomo di Trento; della Madonna delle Laste sopra Trento; della Madonna di Civizzano; della Madonna di Pergine (posta anco questa nel Trentin Principato) di S. Leonardo nel Luogo di Mattarello; della Madonna Inviolata di Riva; della Madonna di Terlago; della Madonna di Fiemme; della Madonna di Scenal, e di quella di Campei; alcune altre notarò considerabili, cioè la Madonna di Loreto fuor di Bolgiano; l’Effigie di Santa Rosa del Perù in Bolgiano stesso; La Madonna dell’Aiuto nella Terra [p. 606 modifica]di Lana; L’Effigie di Santa Liberata in Tisis; La Madonna di Baisenstain, ò bianco Sasso nella nova Teutonica; La Madonna di Pietà in Eppen; La Madonna di Tramen in Lungo l’Adice; La Beata Vergine di Ulten, e Santa Maddalena; La Madonna di Spor Maggiore in Val Nonia; La Madonna di Peliciano in Val di Sole; S. Carlo Borromeo pur in Val di Sole; La Madonna di Zuclo in Val Giodicaria; La Madonna del Carmine in Rendena; La Madonna di Strada in Val di Bon; La Madonna del Monte di Rovereto; La Madonna delle gratie in Folgaria; e L’Effigie di Sant’Antonio di Padova nel Luogo di Drò, dove di semplice Capitello, s’è fatta hormai una bella Chiesa in honor del Santo, che vi opera per Divina Virtù continue gratie come attestano i Voti, e Tabelle in gran numero, che vi stanno appese. Quindi, per altro Drò Luogo ignobile, & ignoto si rende celebre per il concorso, che vi capita di tante bande.

Cosa notabile di Sant’Antonio di Padova. Gran cosa di quest’Heroe della Religion Franciscana! l’essere hormai per Antonomasia detto il Santo, e tenuto per Nume Tutelare non solo della Città di Padova la di lui Favorita: ma di quasi tutte le parti d’Europa, che risuonano del di lui Nome, risentono de’ di lui Fatti; verificandosi à pieno, quanto vuol’ inserir nel suo Responsorio il Dottor Serafico:

Se cerchi miracoli, và da Sant’Antonio.


Argomento infallibile d’un Sommo grado di merito, che sì grand’ Huomo tiene al cospetto di DIO, tutto, che non eccedesse di Vita l’ottava [p. 607 modifica]lustro. Tanto è vero, che anco un solo anno speso veramente per DIO vale i Secoli; la dove un Secolo intiero, che si doni al Mondo, non val momenti.

Chiese quante nel Trentino. Del resto, se nel Trentino, come dissi, stanno 80. Pievi con più centinaia di Figliali Curate, rilevandosi tutto il numero trà Pievi, Cure, Chiese semplici, e Campestri, Oratorij, Capelle, Chiese di Conventi, Luoghi Pij, e Romitaggi si calcola, possano essere circa tre milla; & queste comprese da sei Decanati Foranei, che dissi, oltre il Distretto, ò Decanato di Città, e Trentina Pretura. Numero dell’Anime nel Trentino, quale. Che se notai sotto l’ultimo Vescovo Prencipe Madruzzo il numero di 200. milla Anime portate à Roma l’anno 1646. à Papa Innocenzo X. ritrovo, come l’anno 1657. fù portato lo stesso numero, però cresciuto, à Papa Alessandro VII. E sotto il moderno Vescovo Prencipe di Thunn nell’anno, che scrivo 1672. si tien’ essere aummentato un tal conto di più milla Anime.

Gries suo essere, e convento. Trà i Monasterij sono insigni le due Insulate Abbatie, ò Prepositure dell’Ordine de Canonici Regolari di Sant’Agostino; l’una in Gries, Luogo antichissimo, del quale motivai, essere stata Sede di Tiberio, all’hor che questi conquistò la Germania; e tal notitia hebbi dal fù Consiglier del Eccelso Reggimento d’Insprugg, Christoforo Udalrico di Pach, Soggetto di molta eruditione, e studiosissimo de antichità. Hor di Gries il Convento è di buona Fabrica, e molte rendite godute da pochi Religiosi, che vi stanno co’l loro Preposito, facendo la Cura d’Anime del Luogo; [p. 608 modifica]e Officiando la loro Chiesa di Maria Vergine.

S. Michele in lungo l’Adice, e suo essere. L’altra è la Prepositura di S. Michele in Lungo l’Adice, fondata l’anno 1145. come viddi dalle Autentiche. La Chiesa d’humile, che era, e troppo angusta, si và render’ ampla, e sontuosa con quantità di Marmi, che si scavano sù’l Tener del Luogo, Marmi di macchia nobili, e peregrini. Nel Convento ristorato d’habitationi stanno circa 20. Religiosi, ch’essercitano la Cura d’Anime, la Musica, e la Predicatione. Et essendo il Luogo sù’l Passo publico Imperiale di Germania, & Italia hà occasione d’essercitar anche l’Hospitalità, come per Legato antico distribuisce Pane, e Vino à chi lo chiede. Moderno Preposito è il Nob. di Trento Antonio Quetta, provido riparator del Monasterio.

Prodigio d’una Sacra Imagine. Trovasi in questo Luogo per rarità l’Effigie sù’l Muro d’una Beata Vergine co’l Bambino in braccio; e nel petto di questi vedesi il colpo d’una pugnalata per mano Sacrilega d’un Giocatore, che, doppo haver perduto ogni cosa sù’l Gioco, per disperatione s’avventò contro la Sacra Imagine. In memoria di che l’anno del Signore 1158. si trasferì detta Imagine nella Chiesa,e vi fù eretto un’Altare. Seguì questo sotto il Preposito Sebastiano Vigelbach, come appare dall’Inscrittione Latina, e Tedesca posta nel sito, dove stava l’Imagine. Risultanto, che scaturisse in copia il Sangue dalla Ferita; ne si sà poi, come fosse raccolto, e conservato sì miracoloso Tesoro.

[p. 609 modifica] Giurisdittione di Tramen in lungo l’Adice. Trà le Giurisdittioni, e Signorie nel Trentino, senza toccarle tutte, come sono, tali, e tante, una sola notarò, ch’è singolare, come quella, che sola retta in Temporale al Trentino Vescovo nel Tratto Atesino, & è quella di Tramen, da cui provengon’ alcune Entrate anco al Trentin Capitolo per assegnamento del Rè Henrico di Boemia prenominato con obligo della Messa regia in Duomo, di cui si disse.

Tramen, e suo essere. E Tramen Luogo di bel sito, e buona Terra: ma l’aria potria essere migliore. Hà popolatione notahile anco di civiltà; e vi stà il Foro di Giustitia con un Vicario. La Campagna è fertile di Grano, Fieni, e Vini, & questi riescono prestanti. Da Trameno si tien’ essere stato oriondo il Vescovo di Trento Lantrameno, successor di Manasse II. come nota Pincio; essendo però incerto, se il Vescovo dal Luogo, ò il Luogo dal Vescovo prendesse il Nome.

Trà i Castelli nel Trentin Vescovato, che, come dissi, trà posseduti in effetto, & quelli, che solo s’aspettano alla Trentina Chiesa, quanto al Ius d’Investitura, e Dominio diretto, saranno in tutto circa 70. oltre quei, che altrove nominai à suo Luogo, 4 soli notarò quì de’ più antichi, & questi sono pur del Vescovato di Trento.

Castel Stenico descritto. Castel Stenico per primo è da osservarsi. Stà in Val Giodicaria esteriore nella Pieve di Banal in sito elevato à piè di Monte, che domina il Passo, e la Valle. Consta tutto il Corpo di due fabriche antica, e nuova; questa fù eretta dal Vescovo di Trento Cardinal Bernardo Clesio. L’antica fahrica si tien’ essere stata fin’ avanti [p. 610 modifica]la Nascita di CHRISTO; mentre v’è memoria, che vi si tenesse Presidio de’ Romani in tempo, che il Paese fù loro Colonia. Inscrittione notabile in Castel Stenico. Si prova ciò da una Pietra rivolta, che così parla:

Marcus Vulpius Bellicus
Veteris Legionis LVII.

Castel Stenico da chi donato. Credesi ancora, che nel passar per quà co’l suo Essercito circa l’anno 775. vi divertisse l’Imperator Carlo Magno, qual’ è certo, che con le Giodicarie Valli donò Castel Stenico alla Chiesa di Trento, per i meriti di S. Vigilio. In memoria di che nel Castello stesso trà l'Effigie di S. Vigilio e di Carlo Magno stà il motto:

Carolus Magnus dedit, Vigilius accepit.

Foro di Giustitia in Castel Stenico. In Castel Stenico, ch’è proprio, & signorile, risiede come dissi, per il Vescovo di Trento un Luogotenente, che fà i processi in Criminale di tutte le Giodîcarie; nel modo che il Civile và al Vicario di Thion con l’Appellatione à Castel Stenico; indi à Trento. Da Castel Stenico si denominarono i Stennoni Popoli confinanti à i Cenomani, de’ quali dissi.

Castel Tenno descritto. Castel Tenno in vista del Tratto Benaco sorge da un' erto Dirupe in Isola trà l’angustie di due Monti. Guarda il Passo, che fà da Ponente verso Val Giodicaria per la Montagna di Duron, e batte la Benacense Pianura da Levante. E Castello antichissimo, come mostrano le rovine del Tempo riparate hormai, già 200. anni, dal Vescovo di Trento Giovanni Hinderbach; e ne attesta una Pietra nell’Ingresso. La fabrica è di regolar Recinto con Mura à merli, & una grossa Torre quadrangolare. Vi sono stanze à parte [p. 611 modifica]sotterranee non senza Appartamenti, e Loggie superiori, e vi stà l’Acqua. Fù già tempo il Castello munito di Presidij, e Artiglieria, hora non è difeso, più che dal sito per se fortissimo. Si tiene Castel Tenno con la sua Giurisdittione per il Vescovo di Trento da un Capitano da lui deputato à cui, per antica consuetudine, & honoranza si permette la Giudicatura in 2 instanza.

Castel Tenno come celebre. E celebre Castel Tenno, per le varie Guerre, che vi furon sotto, in particolar quella trà Veneti, e Visconti circa l’anno 1432. e fù all’hora, che assediato dentro alle strette Nicolò Picinino Generale de’ Duchi Visconti, scampò fuori in un Sacco, per stratagema, come accennai, e ne scrive il Sabellico espressamente. In Castel Tenno, si ritirò da Roma il già mentovato Cardinal Hadriano di S. Grisogono, e vi si tenne un tempo, come in Asilo, à quel, che scorgo da un suo Libro stampato: De latino Sermone, dove nella Prefatione si dichiara: Cùm me Procella temporis in Tridentinas Rupes, quò Iudæi ob Simonis cædem ne aspirare quidem audent, detruserit, &c. Memoria notabile del Cardinal Hadriano E trà le memorie d’esso Cardinale in Castel Tenno, vedesi nelle Mura con l’Armi, & Inscrittione una Porta di rosso Marmo, trasportata novamente nella vicina Chiesa di Tenno Villaggio soggetto al Castello.

Per terzo viene Castel Madrutio posto sù’l vertice del Monte, che domina Val di Cavedine. E di fabrica in Isola tendente al quadro; & con essere tutto un Corpo, si rende doppio, Castel Vecchio cioè, & Castel nuovo. Il vecchio, che hà forma di regolar Fortezza, fù edificato sù [p. 612 modifica]Castel Madruzzo descritto. l’antico da Gompardo, ò Gomperto Madrutio l’anno 1161. come notai. Il nuovo, che serve anzi di Palaggio, fù ò aggiunto, ò rimodernato al tempo del Cardinal Cristoforo Madrutio; indi ampliato, & abbellito da gli altri, Cardinali, e Prencipi della Famiglia, che in Luogo di Castel Nan, tennero questo per loro forte ritirata, e deliciosa. Sotto il Castello verso Ostro stà il Villaggio Madrutio, che dipende; & à Ponente stà in declivio un gran Parco piantato d’Alberi, che, per essere cinto di Mura, serve non men di Serraglio per la Caccia. Nel resto il Castello hà il suo recinto con Balouardi; è provisto di Pozzo, e Cisterna d’Acqua; & hà un Molino da mano. Arme in Castel Madrutio, e Artiglieria notabile. Si come nell’Arsenale stanno varie Armature di Guerra, & alcuni piccioli Pezzi di Cannone non essendovi più quel gran detto la Madrutia, al peso di 7500. libre, il tutto di buon metallo: Arma bellissima, e di cui si tien’ essere un’altra simile in Castel di Milano, fattavi gittar’ in tempo, che colà fù Governator il Cardinal Christoforo. Hor quest’Arma Madrutia non hà potuto difendersi, che non si sia disfatta, per farne soldo; e se ne son gittate anco per la Chiesa del Borgo due Campane: ma queste per cosa notabile rottesi ben tosto, han fatto credere, non convenirsi Instromenti di Guerra al Sacro Tempio.

Doppo la Morte del Vescovo Prencipe Carlo Emmanuel Madrutio s’è devoluto questo Castello per linea feminile ne’ Marchesi di Lenoncurt, che lo rilevano dalla Mensa Episcopale di Trento, Patrona del Dominio diretto. Così un Castello stato per tanti anni la fama, e’l fasto de’ [p. 613 modifica]Castel Madrutio, come devoluto. Madrutiani Prencipi, e dove soggiornorono i Figli dell’Imperator Ferdinando primo in tempo, che il Baron Gio: Giovanni Giovanni Gaudentio Madruzzo fù loro Aio; al presente non tien’ altro di Madrutio, che il Nome. Tanto è vero, che: Omnia orta occidunt, et aucta senescunt, dice Sallustio.

Castel Thunn e suo essere Per quarto restarebbe descriversi Castel Thunn già da me toccato in Val Nonia. Luogo cospicuo di sito, fabrica, e Giurisdittione; & che fà figura di real Fortezza. Detto Thunn da voce, che non sò se greca, latina, ò gotica, s’interpreta Tuono volgarmente; e quindi à punto si denominan i Possessori Conti di Thunn, Famiglia nobilissima, con antico Nome Capizucchi. Quella stessa, che venne da Roma à Trento con S. Vigilio, di cui hoggi regna Successore alla Trentina Chiesa Monsig. Monsignor Monsignor il Vescovo Principe Sigismondo Alfonso di Thunn, qual sù l'orme non meno della propria Virtù, che sù gli heroici passi de suoi gloriosi Antenati batte indefessamente la via del merito nel corso d’una vita la più essemplare. Di questo medemo Principe, che sù l’Apice di due Vescovati, e Principati facendo regnare la Pietà, la Giustitia, & la Vigilanza fà il pregio di Trento, e di Brescianone, la modestia incomparabile mi toglie qui scrivere il dovuto Elogio.

Origine de’ Castelli nel Trentino. L’origine de’ Castelli nel Trentino, almeno de più antichi si deduce la maggior parte dal Passaggio de’ Cimbri, Goti, Alani, e Longobardi, dalle de’ quali invasioni, e scorrerie si cercava con tal mezzo tener’ in salvo. Quindi nel resto della Retia, ò sia Tirolo si vedono quà, e là sparsi in gran numero Castelli simili, quali, se non altro valevano contro il primo furor de’ Barbari in tempo, [p. 614 modifica]Da’ Castelli si fan venir i titoli, e come. che non era ancor in uso l’Artiglieria; il che sia qui detto in passando, con soggiungere, come da detti Castelli, massime in Germania, sogliono prender titolo i Feudetarij, più di qualunque altra Prerogativa stimandosi esser Signori di Castello: se non fosse, che dal valor prendon titolo le stesse Rocche, in quel modo, che dalla Virtù vuol nascer il Nome di Vir: se dalla Terra vien quello di Homo.

Chiesa di Trento quale in amplitudine Che se à tutte le predette cose del Trentin Vescovato, e Principato si volesse aggiunger’ anche la Rendita, ò Hazienda, questa, se già tempo, potè star’ à petto trà le maggiori per ogni titolo: hoggi giorno trovasi minorata notabilmente, rispetto à i tanti Castelli, Giurisdittioni, e Decime smembrate, come dissi, per causa di Guerra, & altri eventi. Sì che la Trentina Chiesa in tal genere può dir: Fuimus Troes, sù l’honore: Beatius est dare, quàm accipere; stante il numero de’ Feudetarij che à quello viddi da Registri publici, son più di 100. trà' quali molti Cavalieri, & alcuni Prencipi.

Quì, per Coronide dell’Opera, restarebbe riandare nel Trentino i Casi, e Successi più notabili quà, e là seguiti sopra loco: ma ciò basti haver toccato in occasione di Guerre, & altri eventi, dove sù la Bilancia del Tempo, e delle Vicissitudini s’è visto, che il Mondo contrapesa d’Avvenimenti il più infausti; e che per prospere possano occorrer le cose della Terra, se le Rose non nascono, che trà le Spine; tra gli aculei il Miele, si nominan da Fiele fin le Felicità.

Confermasi questa verità, mentre la scrivo da due casi trà tanti altri notabili, perche insigni. L’uno [p. 615 modifica]Morte del fù Rè Casimiro è la Morte seguita del fù Rè di Polonia, Casimiro; quello, di cui s’è comprobato, esser l’Huomo al mondo un vero Proteo, che: Nunquam in eodem statu permanet, secondo Giobbe. Perche Casimiro, passato dal Secolare all’Habito Religioso, e da questo al Capello Cardinalitio; indi al Regno, lo governò trà fortunose Vicissitudini, fin che da stato maritale ridotto al Vedovile risolse ne’ maggiori anfratti rinuntiar il Regno, e sul credere di riposar trà Gigli, si ritirò in Francia dove vissuto alcuni anni con titolo d’Abbate, finalmente rinuntiò l’Abbatia per una Tomba, nella quale, credo si fermarà fin all’Immutatione del Dì Novissimo.

Morte del’Imperatrice L’altro è la Morte dell’Imperatrice Margherita Teresa d’Austria fù Moglie dell’Imperator Leopoldo Regnante. Morì la Prencipessa in Vienna d’Austria li 12. Marzo 1673. d’anni 22. e morì qual visse con senno superior all’età, e con sentimenti li più Catolici. Il male fù accesso di febre con soffocatione di Catarro in stato di gravidanza d’un Principino di quattro mesi, che si trovò morto nel materno utero, aperto il Corpo. Perdite ambedue le più grandi, e sensibili di conseguenza.

Si và riparar tal danno da nuove Cesaree Nozze, che si scrivano in Cielo felicissime, come d’ordine e intervento del Vesc. Vescovo Vescovo Prencipe di Thunn si sono fatte à Trento publiche Divotioni. Il tutto segua come si augura, per prole dell’Augustissima Casa, à prò del S. R. I. e della Christianità.

Suggello con eventi, che son’ infausti. L’Adice quest’anno 1673. li 30. Giugno, à causa di continue dirotte pioggie, e nevi disfatte è dato in tal’ escrescenza, che hà inondato con gran furia l’Atesina [p. 616 modifica]Caso strano di inondatione di Adice Valle à segno d’haver portato via il Ponte di Bolgiano con affogamento di Persone; e à Trento, oltre il guasto di Biade, e Fieni, le Cantine di Città si sono inacquate quasi tutte, e il Ponte del Fiume stette in pericolo; si come nell’allagata Penisola di S. Lorenzo nuotava il Convento, e Chiesa de Padri Dominicani. A ricordo d’huomo non è seguita in tal tempo simile inondatione, perniciosa tanto più, per le conseguenze d’infettion d’aria, che ne mesi susseguenti và promettere. Si faccia, come s’è pregato Dio con Preci publiche, per 4. continui giorni solennemente; trà tanto che, infermatosi di nuovo l’Adice, si medita da Cittadini con lor Salute ritirarsi alla aria montana, per ischermirsi: se schermibile sarà tale colpo anco per altri Paesi dove i Fiumi usciti essi di Letto, minacciano col fare lettar le genti, in Lecto Lethum. Noi nel imminente male speriamo bene già che in ogni caso di malignità, e mancanza di rimedio la Morte serve di Medicina trà tutte l’unica, se per tutti l’ultima.

Conclusione dell’Opera E senza più; con una scorsa data in ristretto al Trentin Vescovato nel miglior modo possibile, fo fine al terzo Libro della Descrittion’ Historica di Trento: Città così denominata, come dissi, ò da trenta Longobardi, ò da tre Denti, ò Dossi; ò da tre Torrenti; ò, come meglio credesi, dal Nettunio Tridente, Nome avverato tanto più doppo il Sacro Ecumenico General Concilio; mentre ne’ tanti turbini, e Procelle d’Heresia, che sconvolgendo il Mare della Christianità minacciavano fatal Naufragio, TRENTO hà servito, qual Divino TRIDENTE, per far la Calma.

IL FINE.