Trento con il Sacro Concilio/Libro primo

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Sonetto Libro primo - Ritratto in ristretto del Sacro Concilio
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TRENTO

DESCRITTION HISTORICA

Libro Primo.


LA Città di TRENTO, secondo Tolomeo, è posta ne’ Cenomania, Sito generale della Città di Trento. Paese di Lombardia; ò secondo Strabone, seguito da Leandro Alberti, nella Marca Trevisana. Ma dalle Mappe sì antiche, come moderne si trova esser’ in Germania, rispetto a Confini, e come Città Imperiale.

Hebbe origine, come scrive Trogo, da’ Galli Sennoni sotto il Duce Brenno, che al dir di Cronologia di Trento.Paolo Diacono nell’Historia de’ Longobardi, partito dalla Gallia, per isfuggir le Guerre continue di quel Regno, venne con trecento milla Huomini alla [p. 10 modifica]volta d’ltalia per l’Alpi Retie, e invitato dalle conseguenze del sito, fabricò Trento circa l’Anno del Mondo 4810. avanti la nascita di Christo 389.

Altri scrivono, che questa Città prima di molto venisse fondata da Reto Capitan de’ Toscani, quel Reto, che dominò, e denominò la Retia, e pose qui un tempo la sua sede, munendosi tra l’apertura di questo Passo, all’hora Bosco, per via di Torri, che vi piantò, fin che, poi vi s’accrebbero fabriche dal prefato Brenno; il qual a punto, superato de’ Toscani il Dominio, conquistò l’ltalia, e signoreggiò in Roma fin’ al tempo del Dittator Camillo, da cui espugnati i Galli Sennoni, tutti furono mandati a fil di Spada, come narra Plutarco, e Tito Livio. Morte di Brenno. Brenno però, secondo Giustino Historico, e Valerio Massimo rimase estinto nella Grecia, all’hor che volendo depredar il Tempio d’Apolline in Delfo, colpito stranamente da un fulmine, per non più sopraviver al dolore, si diè co’l ferro la Morte. Di che nulla fa mentione Paolo Diacono, se non che afferma, da Popoli Sennoni venuti dalla Transalpina Gallia per queste parti, essersi denominata la Gallia Cisalpina, che è la Lombardia, dove costrussero le principali Città. Ne devo tralasciar, che questi Galli si chiamorono Sennoni dalla Provincia Sens loro Paese; Senoni onde detti. overo, come scrive Verio, e l’approva Polibio, si dissero in Latino Senones quasi Caenones, ò Caenomanes, che in greco da Kynos significa nuovo, come nuovi popoli di Francia [p. 11 modifica] ò Gallia, che capitorono.

Antico essere di Trento. Hor Trento da principio sortì varie forme di Governo per se medemo, fin che doppo la Vittoria di Caio Mario contro i Cimbri, stette lungo tempo sotto Plmperio de’ Romani, e servì loro per tenervi anche Presidij, over Legioni. Declinata poi la Romana Potenza, per l’invasione de’ Goti, venne questa Città in poter del Re Teodorico, che la cinse di mura l’anno di Christo 515 come consta per Editto dello stesso Rè Teodorico fatto à Feltrini, e lo narra Gian Pirro Pincio Mantovano nelle sue Croniche.

Scacciati li Goti se n’impadronirono sotto il Rè Alboino i Longobardi, che la tennero con titolo di Ducea fin’al tempo dell’Imperator Carlo Magno, sotto la cui ombra si ristorò la Città, e Trentina Chiesa.

Città di Trento, e sua positura. Giace Trento nel piano di Valle in sito nobile, cinto d’ogn’intorno da Monti, o Alpi, a piè de quali siedono da Ponente, e Levante alcune Colline fertili, e sparse in Luoghi di Delicia. E bagnata la Città dal Fiume Adice, che vi scorre trà Ponente, e Settentrione, servendo di molto con la navigatione, che fa trà Bolgiano, e Verona, benche disservi altresì con le sue piene.

Fiume Adice, e sua origine.Nasce l’Adice ne’ Confini d’Intal in Val Venosta su’l Luogo detto Resaen da picciola sorgente; e ingrandendosi co’l ricever’in se tra l’altre Acque montane il Fiume Passern sotto Merano; indi il Talfer, & Eisac fin’ Brongiolo, di là poi reso [p. 12 modifica]navigabile almen di Zatte pervien’ a Trento; e qui placido, e gonfio portando Barche, & altri Legni scorre a Verona; scaricandosi per fine nel Mar’Adriatico. Ponte sul'Adice descritto. Si passa a Trento questo Fiume sopra Ponte di legno di lunghezza 120 Passi, e larghezza proportionata, il tutto benissimo costrutto, e coperto all’uso di Germania, e oltre la frequenza del Passo per Brescia, e Milano, vi si gode una prospettiva, delle più nobili.

Figura della Città di Trento, e di lei recinto. La figura della Città di Trento è in foggia di Cuore con recinto di Mura a merli più forte, che regolare, tramezzato da Torri, il tutto di viva pietra senza però ne Fosse, ne Bastioni: se non che le Mura, stante la lor grossezza servono insieme di Terrapieno, sopra di cui caminan due dal pari; e in ogni modo l’Antemurale di Trento sono i Monti.

Porte. Ha quattro Porte, che la racchiudono, cioè Porta d’Aquileia detta dell’Aquila con Torre; Porta Santa Croce, o sia Veronese armata di Balouardo; Porta S. Lorenzo, o sia Bresciana con Torre detta Tor Vanga, dove sta anche il Ponte sudetto; e Porta S. Martino, dove sta la Tor Verde, il Porto, il Datio, e la Dogana.

Borghi. Fuori delle quattro Porte alloggiano tre Borghi, che sono, Borgo Santa Croce, dove si fa Fiera; Borgo Sant’Apollinare, o Piè di Castello, dove sta l’Abbatia; e Borgo S. Martino, ch’è il più popolato con un’antica Chiesa in honor del Santo. [p. 13 modifica]Si nomina anche per quarto, Borgo nuovo: ma questo per esser effettivamente in Città, non merita portar nome di Borgo.

Contrade, e Fabriche di Trento. Ha questa Città molte nobili, e spatiose Contrade irrigate quasi tutte da qualche rivolo, che vi scorre per mezzo con diversi Palaggi, e Casamenti, che le spalleggiano di fabrica per lo più rinovata: benche ve ne siano ancora d’antichi, & questi adorni curiosamente di Pitture, ò historiche, ò simboliche, ò favolose, che parleranno. Le finestre delle Case si alte, che basse sono à vetri, e christalli communemente. Il suolo della Città è lastricato di selci, che lo rendono proprio al caminare, senza ne polvere, ne fango, e li tanti rivi servono per tener monda la Città da ogni lordura. Non vi sgorgano, che due Fontane publiche: ma li Pozzi frequenti, & inessausti suppliscono al bisogno commodamente. Essendovi poi l’Alveo di Fersina assai copioso, che da Ponte Cornichio scorre in Città, e serve per Molini, e altri Edificij; e caso che quest’Acqua, come di Torrente potesse essaurirsi, vi scorre unita quella di Silla, ch’è perenne.

Acque di Trento quando introdotte. Fu arricchita d’Acque questa Città, come nota il Pintio, al tempo del Cardinal Bernardo Clesio, sotto di cui s’annobilirono le fabriche, si salicorono le Contrade, e si diramorono li ruscelli, che vi susurrano. Dirò, & è in fatti, che in tutta Lombardia non viddi ancor Città, che più abbondino d’Acqua, e più delicijno, quanto Brescia, e [p. 14 modifica]Trento; quella di Fontane; questa di Rivoli.

Piazza di Duomo descritta. Non hà Piazza Trento, che sia più considerabile di quella di Duomo à positura di nobile simmetria perfettamente in quadro, polita, propria, & signorile; degna perciò del Concorso di Nobiltà, e che vi salti nel mezzo una Fontana, come hà un Alveo, che vi scorre à lato. Oltre la Facciata à torno de’Palaggi con il prospetto di Duomo, e di Contrada Larga, tiene contigua una Torre di viva pietra à statura quadra, e forte, dove nell’alto si mostrano, e batton l’Hore, servendo il fondo per li Prigioni; & à piedi d’essa si tien’ogni di mercato di Comestibili, il Sabbato in particolare.

Piazzola. Doppo la Piazza di Duomo si fà nominare la Piazzola, ch’è un’imboccatura di passo regio, e ben posta di Case, e d’Habitanti.

Cantone. L’altra Piazza in Capo al Quartier di S. Pietro, chiamasi Cantone, & è come un Bivio di quattro strade su’l maggior passo, dove si fà ridotto continuo di frutti, herbaggi, e altri viveri, e vi si vede matina, e sera una confluenza di Gente non ordinaria.

Altre Piazze. Si dà anche la Piazza denominata del Macello, à causa de’ Carnaggi, che Vi si fanno in sito proprio, e luogo non men commodo, che capace.

V’è poi davanti il Castello un’altra Piazza, detta Mostra, che all’occorrenze si fà servire per Piazza d’Armi, ò per essercitio di Giostra, e torneamenti. Sito per altro di passeggio nobile, [p. 15 modifica]& favorito.

Parochie di Trento. Abbraccia la Città di Trento quattro Parochie, cioè il Duomo; Santa Maria Maggiore; S. Pietro Apostolo; e S. Maria Maddalena, che à suo luogo si diranno. Et questi sono anche i quattro Quartieri, in che resta divisa la Città per ogni buon ordine.

Circuito di Trento quale. E città di buon’aria, e di molta Popolatione, rispetto al Circuito, ch’è picciolo, quanto alle Mura, non eccedendo un miglio: grande però, se con i Borghi si comprende Padiacenza, massime a Levante, d’alcuni siti, che contigui, civili, e popolati fanno come un’estensione di Città. V’è frequenza d’habitationi alte d’ordinario, e ripiene à più Famiglie, calcolandosi, che il numero dell’Anime possa far dieci milla Persone senza li Forastieri, che, come in Città finitima d’Italia, e Germania vi si riducono frequenti. Trento, e suo essere moderno. A causa poi dello Studio, che qui fiorisce, Vi saran per il meno 500. Scolari di Natione per lo più Alemanna; e anni fa, concorrevano non meno d’Italia, massime di Stato Veneto, prima che colà fossero ritornati li Giesuiti.

Nobiltà in Trento. Vi si trova gran numero di Famiglie nobili, e molte anco titolate, che saria troppo lungo il registrarle, come stanno per grado, & antichità; bastando dire, esser una Città questa, che, rispettivamente parlando, più abbonda di nobiltà, e persone illustri, come meglio altrove si toccherà. [p. 16 modifica] Traffico in Trento quale. Fiorisce in Trento il traffico mercantile meno assai, di quello richiederebbe una Città di sì gran Passo, e qualità di Posto; tanto più che hà la navigatione del Fiume Adice, e gode franchiggia di commercio con altre conseguenze di cose favorabili; che tal’è l’avantaggio delle Città di Confine.

Vi si tengono però Mercanti di polso, e molto credito tanto per Italia, che per Alemagna, & altre parti, trafficando su le Fiere, massime di Bolgiano, e contribuendo quì alla Città il commodo delle Merci, e del Cambio. Se ben la Vicinanza di Bolgiano, e Venetia lor dà su’l Capo.

Lane, e Sete in Trento come stiano. Vi si fanno Sete in gran quantità, e riuscita: ma non si lavorano, come già tempo, che tra gli altri caminò un Filatoio di straordinaria grandezza, & maestria, e faceva Vivere molte maestranze. Hora vanno buona parte à Bologna, dove han credito.

Anco le Lane vi abbondano à segno, che meritano haver’ un Edificio, qual certamente rispetto al Paese riusciria molto, per l’Acqua in particolare della Fersina, che havendo dell’untuoso, e del pingue non meno, che del purgante, saria propria.

Acque di Trento quali. Si come quella, che sbocca dalle Fauci Velane, ò Bus di Vela, e serve per un Edificio di Carta, valeria non poco per le Tinture anche di Cremesino, à quel che intendo; ne l’aria mancarebbe contribuirvi con la sua gentile proprietà. [p. 17 modifica]Riuscendovi anche il lavorar di Creta molto bene, come, oltre i Vasi, si vede ne’ Fornelli delle Stufe; e riusciria parimente il fabricar Maiolica, e Vetri, come s’è fatto il saggio più d’una volta.

Tempra d'Armi notabile. Servono poi quest’Acque, oltre i Molini diversi, & alcuni Edificij di Polvere, per Tintorie, Garbarie, e tempra d’Armi, che vi si fanno, di taglio in particolare; e trà l’altre si stiman le forbici, e temprarini di Trento, publicati de’ più fini dalla rarità del Secreto; e l’Acqua di Fersina è il principale. Ne manca di valer l’aria Trentina, e l’Acqua medemamente per i Conditi, e Confetture, che s’introducono farsi à perfettione, anco li Cinnamomi: ne osta la lontananza de Zuccari, per renderle men’ qualificate: se più care; e Venetia è vicina.

Acqua di Fersina utile, e dannosa. Manca in somma, che una tal’ Acqua di Fersina tanto di natura sua utile a diversi usi, non s’impieghi assai più, se non altro, per farla compensar i gravi danni, che reca tal hor al Campo suburbano con le sue furie: quali restano però gran parte frenate da gli Argini reali di Pont’Alto, dalle diversioni valide di Ponte Cornichio, e da i grossi ripari, e Dighe fatte per allontanarla di Città, e tenerla à segno. Che per inanzi, à quel che vedo, la Fersina sboccando liberamente à tutto impeto, fabricava rovine prima di minacciarle, & era un Torrente il più indomito, sacrilego, e furioso; mentre al dir di Pintio, che n’essaggera a lungo, non perdonava ne men alle Case di Città, e Chiese stesse.


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Fiere di Trento. Quattro volte Fanno vi si fà Fiera consistente per lo più in Drappi, Formaggi, e Lini; come pur in Cavalli, e Bovi Tedeschi principalmente, e il luogo di tali Fiere col’essere spatioso, e commodo di Piazza aperta, hà un lungo Corso per le Merci tutto coperto. Campo di Fiera di Trento. Fu fatto propriamente questo Luogo per un Quartier di Soldati d’Infanteria, e per tale servì nell’ultime Guerre.

E fama, che in Trento si celebrassero già le Fiere di Bolgiano, & è probabile, mentre questa, in riguardo al sito, riesce una Città forsi anche più commoda, almen per le due Nationi Tedesca, & Italiana, che fanno il nervo di tal Emporio.

Trento, e suo Raccolto. Raccoglie questa Città Grani parcamente: Vini in gran quantità; corre perciò il Detto: Grano per tre Mesi: Vino per tre Anni. E questi Vini con farsi senza studio tali quali nascono, si tengono in credito, per esser la rendita principale; spacciandosi non solo per il Tirolo: ma per altre parti ancora di Germania, e nella Polonia, come dirò più à lungo à suo luogo.

Trento come abbondi di Viveri. Gode poi questa Città di tutte le cose concernenti l’humano vivere si per se stessa, e per il suo distretto, ch’è molto amplo, e non poco fertile: ma più, perche confinando Trento con la Germania, e con l’Italia, di là capita abbondevolmente, quanto occorre. Quindi in tempo del Sacro General Concilio, si calcola, che soggiornassero molti anni in Trento circa sei milla Persone [p. 19 modifica] Cosa notabile in tempo del Sacro Concilio. di più, attesi li Prencipi, e Personaggi Ecclesiastici, e Secolari, tutti con la loro Corte, Famiglia, e Treno; e ad ogni modo rimase la Città proveduta sempre d’ogni cosa bastantemente. Et questo, oltre la fama publica, vien comprobato da Giorgio Braunio nella sua geografica descrittione delle Città d’Europa.

Altro notabile de viveri. Da certo registro, ò diario, che trovai in Casa Dema, per cosa notabile osservo, come la terza volta, che in Trento s’aprì il Concilio, nell’anno 1561. li viveri abbondorono sì fattamente, che il Pesce anco migliore, e fatto in pezzi fù venduto due Carentani la libra, che son tre soldi, poco più; & il Pesce ordinario un Carentano. Trà i frutti le Armeniache, si dettero fin 24. al quattrino, e per un quat- trino s’hebbero 30. Persici, che adesso a pena si danno per 30 quattrini, almen i più belli.

Prencipi in Trento. E nel 1649. (anno più tosto di Carestia) per cinque mesi continui, che soggiornorono in Trento sette Prencipi, tra quali due Rè di Corona, cioè l’Infante Cesarea Maria Anna destinata Sposa del Rè Catolico; e il di lei Fratello Ferdinando quarto Rè de’Romani. Li tre Arciduchi d’Austria, Ferdinando Carlo, Sigismondo Francesco, e Isabella Clara; il Cardinal d’Harrach, & il Duca di Terra nuova. Oltre poi il Duca di Mantova, il Prencipe Trivultio, e altri Personaggi, ciascuno con la sua Corte, che in tutto facevano più milla Persone di ferma, [p. 20 modifica]senza tante altre di passata, che concorrevano, massime di Nobiltà Venetiana, Abbondanza notabile. abbondò sempre la Città di quanto si seppe desiderare à segno, che non solo s’havevano à miglior mercato fino le cose estere: ma quasi eran fatti domestici li Selvaggi. Tanto è vero, che se il danaro corre, dove stà il Prencipe, la robba vola, dove và il danaro.

Pesce in Trento. come venga. Trà li Comestibili però il Pesce, che abbonda in Està, scarseggia nel Verno, per i vicini Laghi, che restano aggiacciati; il che saria di non picciol’aggravio, massime in Quaresima, se non fosse, che l’Ova, e i laticinij ivi permessi, oltre quei del Paese, capitano tanto più dalla vicina Italia, dove son vietati. Adice, suo Pesce. Per cosa rara dall’Adice s’hanno famigliari i Temeli, Trutte, Barbi, e Bulbari con 12 altre spetij di pesce assai buono. Da i Torrenti Laviso, e Fersina vengono le Truttelle di qualità, e dal Lago di Molvegno i Salmarini; ne mancano à suo tempo Trutte, e Carpioni dal Lago di Garda.

Grano come venga in Trento. Che se il grano, come dissi, non arriva farvi, che per tre mesi: dal Vicentino ne vien quanto occorre, e dal Veronese: e quando questo, come estero, potesse mancare, Val di Fiemme supplirebbe, e Val di Nonn che si fà dir il Granaio di Trento, e chiamasi, creddo, Val Nonia, o Annonia, quasi Annona. L’Oglio, che vi occorre, vien dal proprio Territorio buona parte: il più da Venetia. Poco, ò nulla vi si fà di Lino, e molto Canape; il Lino venendo dal Bresciano, come fà il Ferro, & il Cascio communemente.

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Carnaggi in Trento quali. Li Carnaggi in Trento s’hanno insieme pretiosi, & à buon prezzo in tutto l’anno. La Stiria, e Pusteria fornisce i Bovì, che si vedono venir à Caterve di quando in quando. Dalle Valli capitano i Vitelli, trà quali si stimano quei di Rendena, e quei di Leder: se bene però questi, che per grandezza, & qualità, sono come Selvaticine, fanno per il più l’ali per Venetia. Consumo di Carnaggi notabile. Li Montoni, e Capretti s’hanno in conto, e se ne fà strage, come anco de’ Pollami, non ostante, che questi vengano quasi tutti dal Vicentino. Potendosi dir, che il consumo, massime de’ Carnaggi in Trento, per Città picciola, è molto grande.

Lingue Salite. Vi si trovano frequenti, e rare le Lingue di Bue condite. co’l Sale, che vengono da Terra Tedesca, e. sogliono andar’ anche in Italia, dove tali Lingue Tedesche s’intendono facilmente senz’altro interprete.

Selvaggi in Trento. Tra le Selvaggine, che vi abbondano, sì Quadrupedi, come di volo, sono in voga li Francolini, e le Coturnici, quali facendo copia ne’ Monti vicini, oltre quelle, che restano in Paese, vanno una gran parte à Venetia, dove si stimano.

Frutti. Trà i frutti poi, che non vi mancano dal Paese, & anche altronde, s’hanno in tutta Està Fraghe di Monte, e si fan per rarità goder l’Ampomole. Nasce questo frutto in luoghi per lo più silvestri, e matura in Sol Leone. E spetie di Mora: ma sempre rosseggiante con di sopra via certo tal’albore, come di ruggiada. Passa le Fraghe in [p. 22 modifica]delicatezza, e salubrità. Ampomole e lor qualità. Refrigerando costringe le Viscere, e conforta il petto; e con il sapore, che ha giocondo, rende odor gratissimo.

Il Siroppo d’Ampomole riesce così cordiale, che quasi vien equiparato a’ frammenti pretiosi. Chiamasi l’Ampomola Rovo Ideo dal Monte Ida, dove nasce propriamente; benche sia molto famigliare anco nel Tirolo, e più in Boemia. Nel Territorio Trentino nasce singolarmente, come pur nel distretto di Rovereto.

Bacche di mirtillo dette Giasine, e lor qualità. Godesi anche in Està il frutto di Mirtillo detto Giasine. Nasce communemente in Germania, & in Boemia, dove non nasce Mirto, e serve quello a’ Speciali in luogo di questo. Hà il Gambo, come di Mirto: ma più gentile, benche silvestre. Fà i fiori rossi, e i frutti neri, come Bacche di Ginepro: ma più molli assai. Tra ’l dolce, e brusco riesce di sapor grato senza altro odore. Corrobora il petto, e conforta il Cuore mirabilmente, giovando, come afferma il Dottor Matioli, al tremor di quello.

A Trento s’ha famigliare in Està, e s’usa mischiarsi con le Fraghe, come per Correttivo, essendo di quelle più salubri assai; benche costi meno, e poco si stimi questo frutto da chi no’l conosce. Il Cardinal Carlo Madrutio, che l’amava singolarmente, se ne fece trasmetter sopra due Cavalli una quantità di Piante sin à Roma, dove poste nel suo Giardino, fecero riuscita, per quanto intendo.

[p. 23 modifica] Giardini quali Si danno anche in Trento varij Giardini nobili, & ameni: benche però si coltivino di frutti più, che di fiori. Non regnandovi studio, ò traffico d’odorato, come in altre Città d’Italia, Francia, e Fiandra in particolare, dove tal Cipolla, ò Germe di Fiore costarà peso d’Oro, ne si perdona à spesa, per chi hà genio. Fiori, lor preggio. In fatti i Fiori, se non fossero Effimere, sono pompe della Terra; son ritratti, ch’esprimono il bel di Cielo.

Per cosa notabile de’ frutti in Trento, questi, rispetto alle tante Convalli, e siti più, e men calidi, Vengono maturati à tempo, e Successivè; Così, che danno campo di godersi à lungo, quanto si vuo- le. Cosa notabile de frutti in Trento. Anzi un medemo frutto, che da un luogo giungerà ultimo, da un altro verrà Primitia. Et io dirò d’haver veduto in Settembre portar Cerase. Per luogo topico di frutti d’ogni sorte, e singolare, si dà trà gli altri Albiano.

Cavoli bianchi, e Crauti; loro uso. Trà gli herbaggi vi s’hanno li Cavoli bianchi, detti Capussi, quali abbondano furiosamente, e vengono quasi tutti dalla Montagna di Pinè, che ne trasmette sin 40. Carri alla volta. Di questi Cavoli si fanno i Crauti; Cibo, che vi s’usa molto, e più in Terra Tedesca, dove entra nelle mense à segno, che senza Crauti non si fà quasi Pasto in tutto l’anno. E ciò è probabile, si faccia per poter bere più liberalmente, & alla libera; correggendosi dal Cavolo, ò Brassica la forza del Vino per natural virtù, come nota Levino Lennio Medico Zirizeo.


[p. 24 modifica]Clima di Trento quale E posta la Città di Trento in gradi poco più di 45. e se bene, stando su la metà del Polo, doverebbe di natura sua più tosto essere un Clima temperato: accidentalmente però vi fanno e freddi, e Calori in eccesso: freddi per la presenza delle nevi sù i vicini monti, e per i venti Aquilonari, che vi predominano; calori, rispetto al riverbero de’ monti medemi, e de’ soffij Australi, che vi pervengono. Ai due estremi accidentali di caldo, e freddo, s’aggiungono li due altri di secco, & umido, che sogliono regnar’ in Trento. Tal’è il bell’humore di questo Clima, che vanta perciò d’essere costante.

Siccità memorabile. Et io posso dir, d’haver veduto nel principio di Novembre 1668 farsi in Trento Processioni, e Preci pubbliche, per ottener pioggia. E quest’anno 1671 nel fine di Maggio per due mesi continui di siccità, si sono mosse tutte le vicine Terre a Processione in habito di penitenza con farsi anche in Città tutte le divotioni del Clero, e del Popolo con gran fervore, per impetrar refrigerio à un’arsura grande tanto più, quanto che, essendo accompagnata da freddo, non lasciò cader ne meno la ruggiada: doppia figura di siccità, e à ricordo de’ vecchi non s’è visto tal’effetto in Primavera. Il che se sia castigo di Cielo, ò costellatione di Cause secondarie, chi ’l può indagare? Riflesso particolar. Questo si sà, tali influssi permettersi dal Primo Motore, acciò gli Huomini riconoscano in vece della lor propria industria, la di lui Previdenza, che con esser universale, è infinita, e con farsi conoscere la Sovrana [p. 25 modifica] del tutto, vuol’ essere supplicata. Et ecco, che nel principio di Giugno cadendo una pioggia congrua, & salutare, hà fatto, com’era debito, mover di nuovo Processioni in ringratiamento; tanto più per tema ancora, non eccedesse l’humidità seguita di molti giorni, danno questo per esser assai maggiore sì contro la maturanza di Biade, e Frutti, sì per l’escrescenze de’ Fiumi, e Torrenti, che soglion farsi, come quì appresso si dirà.

Siccità prodigiose. Trovai da certo Diario, ò Manoscritto antico in Casa Roveretti, come dal principio di Novembre l’Anno 1539 fin’alli 7 Aprile 1540. non piovè, ne nevicò mai; onde in tanta aridità ricorsi con lagrime i Popoli a visitar’ i Corpi Santi della Città da tutti i Contorni implororno una pioggia copiosa di molti giorni; qual cessata continuò di nuovo la siccità per nove mesi continui, ciò è dal fin d’Aprile 1540. fin’al principio di Febbraio 1541. senza mai altro piovere, ò nevicare. Dovevano all’hora forsi credere i Mortali, essere tornato il tempo del Profeta Helia, che durò per tre anni continui la siccità.

Stagioni in Trento come si trovano. Le quattro Stagioni in Trento, à dirlo, come sta, regnano per lo più di due faccie, cioè la Primavera, e l’Estate fanno un’Individuo; l’Autunno, e l’Inverno ne fanno un altro; alludendosi forse al segno di Gemini, Dominatore. Non è però, che tal’anno non si distinguano di punto le Stagioni, come si può veder, quando continge.

Fieri d’ordinario vi fanno i freddi; più però [p. 26 modifica]estesi, che intensi: Freddi e giacci quali se non è che tal’Anno la stranezza di Borea fa non solo fermar lungamente le nevi: ma prender il Fiume, e fino arrestar’ i rivoli della Città, quali facendo i piè di giaccio, perdono con il moto il mormorio, ne d’altro servono insieme con la gelata neve, che di piede lubrico alle Slitte, molto contribuendo anche li stillicidij.

L’Adice à Trento come s’aggiaci. L’Adice però in riguardo forsi al declivio della Corrente (se anco si passa gelato in altri luoghi) non gela à Trento in modo, che possa servir di Ponte, come sogliono i Fiumi di Germania, dove non solo si traggettano: ma si viaggiano à piede asciutto. Il che tal’hor avvien’ anco in Italia, almen verso l’Alpi Aquilonari; mentre l’Adice stesso, non ha molto, restò in Verona sequestrato dal giaccio. Cosa notabile del gelarsi il Pò. Et io in Genaro l’Anno 1664 viddi a Ferrara passarsi il Po senz’altro Ponte; & era in vero prodigioso, che fino i Carri, e Cocchi s’assicurassero su’l gelo, come seguiva al Ponte di Lagoscuro, Luogo chiaro all’hora, per i Ponti, che v’erano di christallo. Laghune dell’Adriatico aggiacciate. Et il passato Anno 1670. le Laghune Adriatiche furono talmente prese, che per più giorni si poté entrar’in Venetia senz’altra Barca; e pur, come si sà, fino al Continente sono cinque miglia di tratto d’acqua. Tal’Anno che à Trento l’Adice gela sù le sponde, vi si riducono le genti à danzar sopra, come s’usa in Paesi, dove regna giaccio, che vi si fanno scherzi, e giochi strani. Vita humana simile al giaccio. Ma purtroppo l’huomo è labile senza che voglia rischiarsi sopra il giaccio; e pur troppo ogni huom, [p. 27 modifica]che vive, va sopra il giaccio, qual dileguandosi al Sole di questa vita insensibilmente, vien’à mancare sotto i piedi nel più bello.

Inverni miti notabili. Per cosa rara in Trento passano tal’hor Inverni al tutto senza neve, come tra gli altri seguì l’Anno 1649 che fu placido, e sereno à segno di rendere stupite le Maestà de Regi, e Prencipi, che vi soggiornavano; non essendosi mai rotto il tempo, ò fatta veder la neve, che nel di ultimo di Carnevale, come per dar campo alle regie Feste. E l’Anno 1668 io stesso vi provai il Verno, non solo senza neve: ma senza freddo in modo, che in Genaro viddi fino spuntar Viole di campo. Dalla clemenza però di tali Verni nascono rigori strani di Primavera; Tanto è vero, che non mai il Tempo la perdonò al Tempo. Nevi in Trento sono accidentali. S’aggiunge, che le nevi in Trento, cadono portate per lo più da Venti esteriori, di Borea cioè, ò della Marina; sì che per se stesso il Clima di Trento non è nevoso; mentre ciò saria una grand’implicanza con le Viti, che vi regnano felicemente, e co’ i Vini, che vengono maturi, e stagionati.

Errore del Conte Scoto S’inganna perciò nel suo Itinerario d’Italia il Conte Scoto, scrivendo, non potersi l’Inverno, habitare in Trento per i troppo gran freddi, e li Trentini Monti essere sempre nevosi, e così alti, e inaccessibili, che sembrano toccar il Cielo, dall’haverli, creddo, misurati co’l Cannocchiale in tempo di Verno; perche in altre stagioni li sette Gioghi, che fan corona a Trento, vanno anzi coperti [p. 28 modifica] il Capo di verdura, che di canitie; se non fosse per avventura quella de’Sassi, ò Dirupi, che mostrano alcune Cime. Monti di Trento quali E con tutta la loro altezza questi Monti il più, che fanno, tolgono alla Città due hore di Sole la Matina, e due la Sera in tutto l’Anno; servendo perciò l’ombra non men di Parasole contro il Levante, e Ponente Estivo, che di Solar’Horologio perpetuo infallibile.

Montagna Sanuccia, ò Filadonna e suo essere. Questo sì, che la Montagna Scanuccio, ò Filadonna, come più alta, vicina, e posta in faccia di mezzogiorno, trattien nel tergo con la Tramontana anche le Nevi; e tutto Inverno cinta, si può dir, di Zona fredda, reca horrore. Così che, se fosse una tal Filadonna gravida di qualche Metallo, ò Marmo, come potria essere, tornarebbe conto a popoli del Trentino sviscerarla co’l ferro per trarne Oro, e insieme togliere un tal’ingombro. Perche all’hora la Città goderebbe su’l vantaggio naturale del Polo una temperie di Stagioni molto mite, e non invidiarebbe a qualche Riviera.

Stufe in Trento, e loro uso. Quanto a i freddi, che vi fanno, per eccessivi tal’hor, che ponno essere si riparano bellamente con le Stufe, che come in Alemagna vi sono in uso. Si scaldano però mediocremente, e si tengono nette, proprie, e polite con molto studio, usando anche fumentarle con Bacche di Ginepro, & Incenso. La stanza dove si fà Stufa, và tutta armata di Legno del più nobile con intessitura di Figure, & altri ornamenti à Oro appresso Signori di qualità, che usano poi, per profumarle in vece di [p. 29 modifica]Ginepro Pasta d’aromati. Li Fornelli per riscaldarle, sono fatti di Creta à color verde per lo più, e si vedono sorgere à misura delle stanze grandi, e piccioli in foggia di Piramide, ò di Torre.

Stufe quanto utili. E per dir il vero, l’inventione delle Stufe non può essere più propria, ò meglio intesa, perche se stando al fuoco, ne si scaldano perfettamente le membra, ne ponno operar’ alla libera, obligate guardar’ il camino con pregiudicio anche dell’occhio; nelle Stufe, godendosi l’ambiente caldo, s’ha campo di far le funtioni della vita senza punto d’incommodo, e con tutta libertà. E le povere genti in tal modo passano l’Inverno tutto senza freddo con poca spesa di Legne; e men di Drappi. Oppositione alle Stufe. Ne altra oppositione io trovo à queste Stufe, parlando in genere, se non che, quando siano scaldate senza modo, come si fà da’ Tedeschi communemente, è forza, che la Testa vi s’infiammi, e si distemperi. Quindi malamente vi ponno durar gli Italiani, che han dell’adusto, e non son’ avezzi; oltre di ciò, dilatandosi li Pori del Corpo tra quel caldo racchiuso, nell’uscir poi fuori all’aria aperta, si corre pericolo di Pleuritide, ò à tutto meno di sfreddimento.

Caldi in Trento, come si passino. I caldi poi che à Trento si possano far sentire, si passano d’ordinario co’l ritirarsi à i Masi in Collina, ò su le Montagne, trà quali si nomina Pinè, & si frequenta, come pur’il Covelo, & Sovramonte: se bene stando anche in Città, quando non sia acceso [come tal’hor avviene] il riverbero [p. 30 modifica]de’ vicini Monti, ò sbandita affatto l’Aura Etesia di Tramontana, son sopportabili; ne ivi la Canicola, ò il Sol Leone per essere trà luoghi di Montagna, fà gran fierezze.

Aria di Trento quale. Quanto all’aria questa regna in Trento, gentil, purgata, e salubre generalmente: così portando la qualità del Sito, ch’è libero in vicinanza di Colli, e Monti su’l corso dell’Adige ne lungi di Fersina. Si riserva tal’hor in Està qualche crassitie, che domina di vapori, almen nel sito più basso di Città, all’hora massime, che prevalendo Austro, resta perdente l’Aquilone. Inondatione dell’Adige, e suoi effetti. E si riservano in particolar que’ tempi, che inonda l’Adice le Campagne, perche all’hora, tornando il Fiume nel suo letto, lascia sù le Terre il lezzo causato dall’Acque; onde poi il Sole’ fabrica in aria vapori, che son’ infetti. Anno notabile d’infermità. Per altro vi regnano di rado influenze di Febri acute, o altri morbi di gran pravità, se non è qualche Costellazione di caldo, ò altra impressione straordinaria, com’è avvenuto nel passato Anno 1669 che in Agosto furono in campo Febri così strane, che la Morte rapì senza le triviali, varie persone anche di grado, in età prospera.

E poi che hò toccato l’inondationi dell’Adice, queste seguono tal’hora così grandi, che il Fiume prendendo forma di Lago occupa da un Monte all’altro tutta la Valle. Scrive il Pintio d’una furiosissima inondatione seguita à Trento, circa l’anno del Signore 583 regnando l’Imperator [p. 31 modifica]Inondatione d'Adice furiosa Mauritio, che invasa la Città, tentò sommergerla; e fu quell’Anno, che l’Adice stesso, assalita Verona con tutto impeto la spogliò di mura in gran parte, Gonfiezza del Tevere horrenda. come non meno il Tevere quel medemo anno si gonfio a segno, che doppo haver fatto strage grande in Roma di Case, e d’habitanti, portò à nuoto di sue piene un Drago di terribil grandezza, dal cui halito poscia, e da quel di tanti cadaveri nata la Pestilenza fé morir con il sommo Pontefice Pelagio secondo un numero senza numero di Cittadini.

Altre Inondationi d’Adice notabile. Del passato Secolo si notano a Trento scolpite due memorie; l’una cioè vicino alla Portella di primo Ottobre l’Anno 1512 l’altra presso il Datio di 30 Ottobre 1567 altezza furiosa, e che sin hora non è più giunta à quel segno: benche però di poco sia mancato l’ultime volte in particolare, che fù l’Anno 1666 e 1667.

Cause perche inonda l’Adice. La causa di tali Inondationi s’ascrive da alcuni al Lago di Caldar, che sbocca fuori tal’hor’ accidentalmente: ma non è probabile, che un Lago di sì poco ambito, com’è quello, potesse allagar tutta una Valle, qual è l’Atesia, e Trentina, che trà l’ampiezza di circa 2. miglia n’haverà 30. e più di longitudine. La vera natural causa sono, ò le nevi disfatte, ò le piogge dirotte, con quali se sbocca poi anco un qualche Lago, fa più figura. Quindi s’osserva, che sogliono venir’ inondationi nel fine d’Autunno per lo più, e di Primavera, in questa perche il Sole ogn’or più valido fà risolver le nevi [p. 32 modifica]Tempi, che suol’inondar l’Adice. sopra de’ Monti; in quello perche le pioggie cadono più facili, e più assidue, massime, se regnando Austro non lascia nevicar al monte. E se tal’hor avviene, che unitamente calino pioggie, e colino nevi ad un tempo, all’hora è, che. con quella del Cielo, datanti seni di montagne sboccando Acqua, e ingrossandosi li Torrenti, nascono le maggiori escrescenze, & inondationi.

Adice come inondi, suoi effetti. Hà però questo di proprio il Fiume Adice, che di natura placido, e quieto, alterandosi và fuori: ma non infuria; inonda: ma non estermina. Le Terre, non hà dubbio, patiscono assai, in tempo massime di Primavera; perche, oltre il guasto delle Biade, resta non poco sterilito il fondo; & i luoghi più soggetti sono i migliori, cioè Campo Trentino, Centa, la Penisola S. Lorenzo, la pianura di Lidorno, e Mattarello; siti questi, che mandano poi anco vapori all’aria, doppo la decrescenza.

Danno notabile dell’Adice. Male trà più notabili si è, che l’Adice all’uso de’ Fiumi, e di Fortuna dà, e toglie, e trahendo seco legni, travi, e grossi alberi, questi dove urtano, fanno gran crollo; & il Ponte di Città prenominato se ne risente in modo, che per difenderlo, e tenerlo, che non vadi via, conviene caricarlo di sassi, carri, & altro peso. Ponte di Trento fù per essere di pietra. Che però un tal Ponte, ancorche solido, e benissimo costrutto sopra sette Basi di legno forti, vorria essere di pietra, come più volte si proggettò, e, pochi anni sono, fù in procinto sù’l trattato di quaranta milla Talleri, & io ne hò veduto il disegno. Per altro nelle piene dell’Adice [p. 33 modifica] si pescano legnami in quantità, con uncini, & ordigni che stan’ in moto.

Està salubre, e perche. Nella Primavera di quest’Anno 1671. se la siccità, che dissi, continua di due mesi non fosse venuta co’l freddo, portava pericolo non ordinario d’inondatione. Che così le nevi montane (per altro in gran quantità) si sono dileguate a poco, a poco; e’l Fiume Adice con essere stato sù l’orlo per più volte, non è mai uscito da’ confini. E quindi nella seguita Estate non si son viste ne men febri in campo, ò altri mali: ma con istupori de’ Medici s’è goduta una sanità quasi universale, come io stesso, lodi a Dio, posso di ciò scrivere l’esperienza.

Mezzo per ovviar all’inondationi dell’Adice. Il Taglio, che si medita far sotto la Città verso Lidorno, sarà rimedio unico, per troncar i piedi all’inondatione dell’Adice, che scorrendo libero per il suo Vaso, darà luogo all’Acque. Così oltre l’avanzo di tante perdute Terre, si preservarà l’aria; e la navigazione non sarà ritardata da Remore, che si trovano, di tante Volte.

Costitutione de’ Corpi in Trento. quale. Del resto, per rivenir al Clima, le Genti vi sono communemente ben complesse, e vi godono, come dissi, aria purgata, e salubre trà Valli, e Monti, lungi da paludi, e presso al Fiume: Benche però rispettivamente non vi si vedano Vecchi in quantità, almen di decrepitezza; il che s’attribuisce, ò alla libertà de’ viveri, ò à i Vini, che (attesone la copia, e l’occasione) bevuti liberalmente validi, e sempre puri vanno alle viscere, e accendon la Bile. Onde le Febri, che regnano famigliari, son le terzane [p. 34 modifica] Osservatione notabile. solite dar fuori quei Anni massime, che l’Inverno è stato men rigoroso: & questo s’hà per prattica, e osservatione de’ Medici, quali vedono anche non poco dominar l’idropisia, l’ipocondria, e la Podagra: Mali questi da grande per lo più, e fatti communi alle Città, dove regna l’abbondanza, e il lusso.

Vantaggio notabile di Trento. Ha però di vantaggio notabile la Città di Trento che, oltre vi fiorisce la Medicina, l’Herbe, ò Semplici medicinali, rispetto à i Monti, e Valli, si trovano in copia de’ più rari, e valenti, e se ne fa studio particolare.

Terme, & Acque Acidule. Rispetto poi alle varie Miniere, che regnano nel Trentino, si scoprono di quando, in quando Terme, e Acque salutifere, e purganti, come sono quelle di Val di Sole, di Val di Rabi, di Val di Fiamme, di Val Giodicaria, e di Pergine. Ne io qui sarò più lungo in ridir tutte ad una per una le virtù di tali Acque, Solandre massime, e Rabiesi, lasciando, ne parlino le tante Persone sì estere, come del Paese, che ogn’Anno le provano efficacemente ne’ giorni di Canicola, e Sol Leone, che è il vero tempo.

Dell’Acque Acidule di Val di Sole, hà scritto latinamente il Dottor Fisico Arnoldo Blanchembach di Colonia; & il Dottor Fisico Alessandro Colombo. E di quelle di Val di Rabi il Dottor Fisico Gio: Giovanni Giovanni Gasparo Passi; come ultimamente il Dottor Fisico Gio: Giovanni Giovanni Antonio Roveretti ne hà scritto in fonte a’ Medici di Padova la relatione.


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Osservatione notabile del Clima di Trento. Per cosa poi notabile del Clima di Trento s’hà, che nevica tal’hor al Monte anco in Està, senza però, che con lasciarsi veder le nevi, faccian pausa. E si tiene, che nevicando nella lunatione di Maggio, come hà fatto quest’Anno 1671. caschi neve almen su le cime de’monti in tutti i mesi; il che corre per trita osservanza de’Contadini in modo, ch’è sino passato in Proverbio.

Grandini di rado regnano, e perche. Quanto alle grandini, ò altre male Impressioni dell’aria non vi regnano così facilmente: E pur questo, come si notò, passa per sito trà Lombardia, dove le tempeste sono facili da cader’ ogn’Anno in Està, e minacciano quasi ogni giorno. Ciò deriva, ò perche il Sole non ha campo d’attraher così facilmente vapori trà Montagne, come in Pianura; o se li attrhae, non sono tali, che giungano alla seconda region dell’aria; ò giungendo non si forma perfetta l’Antiperistasi; ò formandosi, e cadendo il colpo, scoppia per lo più su le vicine altezze de’ Monti, che fanno scudo, come de’ Fulmini scrive Seneca:

Feriunt celsos Fulmina Montes.


Altra osservatione notabile. Così li Monti servono per difender i Paesi non meno, che per dividerli, come credo l’intenda Giuvenale. Ragion’anche potissima si è, che, regnando Costellatione, ò di somma siccità, ò di somma humidità, come s’è detto, se nella prima mancano vapori alla Terra; nella seconda mancano forze al Sole; e l’un e l’altro tempo non è atto, per formarsi l’Antiperistasi, come quella, che si genera [p. 36 modifica] contrarij. E tutto ciò s’intende di natural causa di Meteore; perche quanto à’ Grandini, Temporali, che si concitano in aria per Arte nera de’ perfidi, e sacrileghi Prestigiatori, se n’havessi da scrivere per invettiva, pregarei, che la mia penna si convertisse in Fulmine essorcismale. Grandine caduta, e suoi effetti Nel principio d’Agosto di quest’Anno 1671. è caduta grandine assai fiera, e benche minuta, e passata tosto, ha in ogni modo danneggiati non poco i migliori siti a torno la Città; onde con deprimer l’Uve, hà fatto in Trento saltar’ i Vini tanto più, per haver poco prima grandinato affatto su’l tenere di Caldar in lungo l’Adice, come pure ne’ Contorni di Merano, e ultimamente di Brescianone, dove la grandine per tre di successivamente ha dato il Sacco alle Campagne non solo: ma a i tetti, e finestre delle Case non senza pericolo evidente di grand’inondatione alla Città.

Scorpioni non offendono nel Trentino, e perche Si può anche soggiungere del Trentino Clima, che essendo famigliari li Scorpioni, non portano alcun nocumento; e quindi non se ne può far l’Oglio, che si fà tanto usitato; perche mancando di veleno, mancano in conseguenza anche l’Antidoto. Del che, a discorrere co’l Padre Eusebio Nieremberg nel suo libro Spagnolo della simpatia, e Antipatia naturale, si potria dire, che l’Aria, ò Terra Trentina fosse antipatica. col morso de’ Scorpioni, ò havesse tal qualità, che lo Scorpione stesso non vi potesse portar veleno. Nel modo, che in Malta; nell’Irlanda; in Augia alla Palude Costantiense; e in Spagna nel Distretto di Toledo [p. 37 modifica] Paesi notabili non soggetti à Veleno non si trova serpe, ò altro Animal velenoso, che possa offender. Il che Pausania afferma del Monte Elicona; e similmente Eliano dell’Isola di Creta.

Herbe simpatiche contro Veleni. O vero si può ascrivere à secreta Virtù di qualche Pianta; ò Herba, come del Tesifono si scrive valer contro i Scorpioni per simpatia, havendo una tal’Herba la radice simile allo Scorpione. E Teofrasto ciò afferma pure d’altre Herbe per ragion di simpatica simboleità; come la radice di Scorzonera Africana contro la Vipera; la radice d’Enzina contro il Serpe Drijno. Il Dragoncio maggior, e minor, la Serpentaria, e altre, come mette Dioscoride.

Altra causa probabile perche i Scorpioni non offendono su’l Trentino. Si potrà anche dir quanto à’ Scorpioni, che gli Habitanti del Trentino havessero stessi natura] virtù contro quel morso; in quella guisa che Pitagora l’haveva contro i Serpenti (se ben si dubitò in questo d’Arte Magica) e, come dice Avicenna di quel Padre, e Figlio nella Provincia di Danafacia, che non potevano esser tocchi impune da’ Serpi, o altri velenosi Animali.

Ragion notabile Ma meglio si risolve co’l prelato Padre Nieremberg, ciò provenire da virtù più tosto sovranaturale. E quindi di Malta s’ascrive a gratia di S.Paolo; dell’Irlanda a i meriti di Gioseppe ab Arimatia, che vi predicò l’Evangelio; overo a virtù del Tutelar S.Patricio; dell’Augia si tien per intercessione del Santo Vescovo Pirminio; e del Distretto di Toledo si crede per gratia speciale dell’Arcivescovo S. Ildelfonso. E così a Trento de Scorpioni si riconosce per i meriti del Protettor S. Vigilio, come saggiamente osserva il Matioli.

E per la stessa ragione in Val Giodicaria Territorio [p. 38 modifica] Cosa notabile della Terra di S. Giuliano in Giodicaria. Trentino nella Terra di S. Giuliano, non vi ponno viver serpi, ò altri velenosi animali, e capitandovi d’altronde, vi moion subito, come se n’è fatto esperienze; e trà l’altre narrasi di quel Ciarlatano, o Circolatore, che nel voler far publica mostra di Vipere, e altre Biscie, che seco haveva colà portate, le trovò tutte morte. E la causa di ciò s’ascrive per à punto à San Giuliano protettor del luogo.

Scorpione, e suo simbolo. Per altro, parlando de’ Scorpioni, non si sà veder, come tali Animali non potessero haver la loro natural forza di veleno, dove l’hanno le Vipere, e altri Insetti. E per tutto il Paese Trentino hà nome di valer contro i Scorpioni, e in fatti vale. E lo Scorpione simbolo dell’Adulatore; mentre, se lusinga di faccia, punge poi con la coda; e ciò vuol forsi denotar, che vi regni nelle Genti franchezza d’animo.

Etimologia di Trento varia. Quanto all’Etimologia del nome di questa Città, si dice Trento quasi tre Torrenti, Saluga cioè, Fersina, e Salè; il primo scorre per Città, gl’altri due fuori delle Mura, e ambi tre sboccando da’ Monti verso matina s’uniscono a Ponente co’l Fiume Adice. Tre Torrenti e loro essere E sì fatti Torrenti se concorrono in dar nome à Trento, cospirano altresì a togliergli le fabriche, e sostanze, quando non si ponessero più che grandi ostacoli al loro impeto, da cui in ogni modo si danno tal hor danni irreparabili.

Overo si dice Trento, quasi tre Denti à causa di tre Dossi, ò Colli, cioè S.Rocco, Sant’Agata, [p. 39 modifica]Tre Colli di Trento, e loro sito. e Dos Trent, che da vicino sorgendo in Triangolo à torno la Città, quasi dissi, tre Denti la serrano tra le loro fauci.

Trenta Longobardi O pure si dice Trento dal numero trenta in memoria cioè di trenta Longobardi destinati anticamente dal Rè Clefo al governo delle Città, tra quali uno fu Evino, quello, che resse Trento con gran valore, per quanto scrive Paolo Diacono e lo riferisce il Pintio.

Tridente Geroglifico de’ Trentini Ma meglio si denomina Trento in latino Tridentum, in riguardo che anticamente adorasse il Dio Nettuno, e porgesse sacrificij al di lui Scettro, ch’è un Tridente. Quindi negli Archi Trionfali, ò Imprese, ch’ergono i Trentini, sogliono a punto valersi di questo Simbolo: e nel luogo di Communità vedesi trà l’altre Pitture un Quadro della Fucina di Vulcano, dove i tre Ciclopi fabricano un gran Tridente.

Pietra notabile su’l Duomo di Trento Conferma tutto ciò una Pietra antichissima posta, come dicono, nella facciata del Duomo verso il Foro, che, quantunque logora, e rasa dal tempo, non lascia di mostrar la forma d’un Tridente con far credere d’haver servito à quella falsa Deità.

Statua di Nettuno, e suo essere Avanzo indegno di star nelle mura d’un Tempio del vero Dio, se non fosse, che vi si tien più tosto per segno d’Antichità, e di derisione. Si come il Busto d’un’antica Statua di Nettuno, che si trova per Terra in Castello sù’l Gioco del Pallone, è in Sito proprio.


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Antichità di Trento. Nel resto dell’antichità di Trento parlano, oltre le Statue, le tante Torri vetuste, e Porte delle Case, che di superiori al Suolo hormai si vedono sotterranee; Cosa notabile di Marmi scoperti. anzi che si scoprono sempre più reliquie d’antichi Tempi, come novamente s’è fatto, in Man su’l Maso Cazzuffi, per un Volto, o Tempio d’Idoli con Marmi, Alabastri, e vestigi di Statue gentilissimi, ch’io hò veduti, e certo meritariano scavarsi con più calore, per forse rinvenir tra quelle antichità qualche Tesor sepolto.

Varie Antichità. Scorgo in Città una Pietra nel muro di Casa Bennassuti vicino al Duomo, dove doppo la prima riga trucidata da barbara ignoranza, si legge scolpito come segue:


Patri
M. Cornelio M. F. Fausto
Fratri
Q. Cornelio Constanti Filio
Pastor Suis

Inscritione notabile. E poco lungi su la Porta di Casa Travaglioni sta in Marmo:


Saturno
Aug.
Sacrum
Nonius
Sabinus
V. S. L. M.

Nel luogo di S.Apollinare, ò Piè di Castello, vedesi una Pietra co’l Motto:


Faustina

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Augusta
D. D.

Et altre ancora, come si notarà.

Nelle Fosse poi del Palazzo già Madruzzo si trovano in Pietra Varie Inscrittioni antiche, trà quali questa:

Altra inscrizione notabile.


C. Valerio C. F. Pap.
Mariano
Honores omnes
Adepto Tridenti.
Flamin. Rom. &
Aug. Praef. Quinq.
Augur. Adiecto
Annon Leg. I I I
Italic. Sodalisa
Cror. Tusculanor.
Iudici Selecto
Decur. Trib. Decurioni
Brixiae Curatori Reip. Mant.
Equo Pub. Praef.
Fabritio Patrono Colon.
Publicè
Magno, & Invicto
Imp. Caes.

Et questa stessa Inscrittione trovasi anche in Casa Mantij nel libro, che vidi intitolato:


Inscriptiones Sacrosanctae Vetustatis
Ex Petro Appiano,
Math. & Bartholomaeo Amantio.

Memorie tutte d’antichi Romani, i quali, come [p. 42 modifica]Antichi Romani e loro memorie in Trento. accennai, doppo la Vittoria di Caio Mario contro i Cimbri, nel conquistar, che facevano la Germania, tennero Presidij, ò Legioni in Trento, come in altri Luoghi proprij di Frontiera, e posti su’l Passo di vie più promovere l’Imprese. Val Iudicaria, e Val di Sol onde dette. E perciò stanno Lapidi, e Romane memorie anche in Val Giodicaria, Territorio Trentino, Valle detta Iodicaria quasi Iovi dicata, perche vi fosse il Fano di Giove hora convertito in Tempio di S. Giovanni: si come Val di Sole si nomina dall’essersi adorato l’Idolo del Sole, in quella guisa, che a Trento, il Dio del Tridente, cioè Nettuno. E di queste Etimologiche congetture parlai co’l Pintio.

Con tutto che Trento sia Città di Passo molto celebre, trovasi nondimeno, come s’è visto, quanto alle Mura, picciola di Circuito più di quello richiederebbe una Città tanto considerabile tra le Confinanti. Città di Trento come si possa ampliare. Si potrebbe però ampliare senza gran difficoltà, ò dalla parte di Fersina, dove i ripari del Torrente serviriano di recinto alla Città; ò, come fu già disegno del Cardinal Bernardo Clesio, dalla parte dell’Adige verso Dos Trent, gettandosi sopra il Fiume un’altro Ponte, che venisse congiunger’ al Borgo S. Martino la Penisola S. Lorenzo. In tal modo togliendo à Trento la Figura di Cuore, se gli darebbe l’anima; e all’hora crescendo il numero de gli Habitanti, converebbe di necessità instituir qualche nuovo traffico, e commercio; Che così anco i Vini non fariano in premura d’andar lontano, e farsi strada.

[p. 43 modifica] Forastieri in Trento, come trattati. In Trento si ricevono li Forastieri d’ogni stato, e Natione, che vi sono ben visti, e vi provano grato soggiorno; vi acquistano grado di Cittadinanza, e vi godono piena libertà, sì di vivere, come di trafficare. Non vi si tolerano però Heretici, e molto meno Hebrei, che sono sbanditi in perpetuo di Terra, Luogo, da che fecero morire sì empiamente il Santo Fanciullino Simone l’Anno 1475. Cosa notabile degli Hebrei in Trento. E se bene di passaggio s’ammettono per tre dì questi Giudei, obligati in tal tempo portar il segno, ciò serve, per farli anzi ricever fischiato, e rampogne per tutta la Città, come lor intraviene. Così rendesi ogn’hor più esemplare il castigo di que’ perfidi; così trionfa vie più l’honor di Christo nel suo Figurativo Martire Innocentino.

Cittadinanza di Trento quale Quanto al farsi Cittadini gli Esteri, ciò segue con le debite forme, & requisiti; essendo la Cittadinanza di Trento molto stimabile, per Prerogative, che ha, & Privileggi, e per antico decoro, in che vuol tenersi.

Fuorusciti in Trento come ammessi. Che poi la Città di Trento, come scrive il predetto Conte Scoto, sia il rifugio de’ Tedeschi, & Italiani, quando lor’avviene qualche disgratia, ciò si deve intendere con riserva; mentre, per quanto io in tre Anni di prattica osservai e s’usa rigor’ in conceder Salvicondotti à Fuorusciti, e s’invigila in tolerarli. Ne è vero che Trento sia la Sentina de’ Tedeschi, ciò che si scriva certo Autor Anonimo in una latina descrittione senza discretione [p. 44 modifica]sostenuta, non sò come, dal Maggior Atlante; perche anzi ogni Podestà inquire contro i Vagabondi, e mal viventi, e tien mano sollecita in questo punto; che così ordina il municipale Statuto.

Scienza in Trento, come regni. Come dunque in Trento non si trovano scandali, o mali publici: così (toltane qualche privata fattione) si vive con quiete, e libertà, e se ben milita l’uso dell’Armi, ne ha luogo il Fisco, non nascono uccisioni, respectivè; molto men regnano Caporioni, Sicarij, ò altri perturbatori: Briganti, e facinorosi perduti à Trento. E se tal’un ne capita per hazardo, tosto per Bandi publici, convien, che sgombri, perche occorrendo ad un tocco di Campana posti in arme tutti li Cittadini, è forza, che i Rei, ò paghin’ il fio in Città, ò sian prigione trà’ monti senz’altro scampo. Dissi, che vi milita l’uso dell’Armi, & è vero nelle forme, che dà il municipale Statuto; e dissi, che non vi hà luogo il Fisco, il che s’intende della general confiscatione di Beni, come consta dallo stesso Statuto municipale.

Giustitia iin Trento quale. La Giustitia in Trento regna essatta. La Civile, rispetto a i tanti Causidici suol haver’ il suo luogo per via lunga: se bene però, per abbreviarla, si dà il Tribunale delle Concordie. Le cause tanto nell’ordine, che nel merito tutte si trattano in scritto, e non in voce, eccettuate tal’hor quelle di poco momento. Le Criminalità pur si trattano di penna senz’altre Renghe. I Rei si puniscono a dosa di delitto essemplarmente, così che, se i Giudici procedono a rigor [p. 45 modifica]di Giustizia, il Prencipe come Ecclesiastico inclina usar clemenza con giusto arbitrio.

Cosa notabile della Criminal Giustitia. Prima d’essequirsi le Capitali Sentenze, si legge in faccia del Popolo un Manifesto di reità, da cui risultan le ragioni, perche la penna devenghi à farsi pena. Il Carnefice si tien sù la sua, come fà in Germania, e con quei, che devon esser decollati, rota la Spada. Il Luogo di far ciò è la Piazza di Duomo, quabessendo, come dissi, di nobile simmetria, vien’ a essere nello stesso tempo anco diforme: se non che, servendo alla Giustitia, è vie più bella.

Doppo l’essere di Trento seguirò il ben essere, con insieme toccar’ il vivere, e costumi de gli Habitanti. Questi si vedono ordinariamente di bel sangue, ben fatti, e che trattano con molta civiltà; potendosi dire, che posta la Città di Trento ne’ Confini di due diverse Nationi, da i Tedeschi imbeve la cordialità, e da gl’Italiani la gentilezza.

Vestito, & Idioma de Trentini. Vi s’usano le Stufe scaldate, come dissi, mediocremente. Si veste all’uso delle mode francesi, pratticate in Italia, & in Germania. Si parla Italiano; benche si prattichi ancor l’Idioma Tedesco sì per i molti Nationali, che vi stanno, come perche s’usa mandar figliuoli in Alemagna à tal’effetto, con riceverne altri in concambio. La lin- gua, che si parla, se non è della più scielta, è almen assai buona, rispetto ad altri luoghi d’Italia, e Germania, con esservi solo per l’Italiano [p. 46 modifica]qualche affettatione d’accento, & alcune parole, che han dell’heteroclito. Gli Horologi vi battono all’Italiana, & alla Tedesca, ò sia Francese, ch’è lo stesso; e la moneta vi corre Tedesca, & Italiana indifferente. Uso de Brindesi. Benche poi la moda del vivere, sia mista, per la copia però de’ Vini rari, vi regna il bere schietto a mense laute; e l’uso de’ Brindesi (communemente parlando) non vi toglie la libertà, come in Germania: ma si lascian gl’inviti a beneplacito, come in Italia. Ne si trascende co’ Beliconi.

Ingegni, e Studij in Trento come fiorisce. Vive in Trento copia di bell’Ingegni, e di Studiosi, di Legge in particolar’, e Medicina, che vi fioriscono: ne mancano amatori anche di belle lettere in Prosa, e Verso, come si fan conoscer’ alle occasioni in voce, e stampa. Hanno i Trentini, oltre il Collegio de’ Giurisperiti, di cui si dirà, un’Academia publica literaria con nome de gli Accesi, che fu instituita l’Anno 1628. e se ne fé prima solenne Apertura su gl’occhi del Prencipe con Oratione detta dal Dott: Dottor Dottor Fisico Gio: Giovanni Giovanni Battista Scienza, assistito dalla recita di diversi altri Soggetti, come di tutto vanno i Componimenti in luce publica.

Academia publica, e suo essere. Ma mentre s’andava render celebre quest’Academia ogn’or più da se stessa, e per le corrispondenze d’Italia, perdè il grido a causa del sopragiunto Contagio l’Anno 1630. che la rese sopita: se non estinta. Meditano però ridurla di nuovo all’attività; seben pare, che manchi il fuoco della risolutione preoccupato dalle Fattioni, ò dall’otio. E di fatto quest’Anno 1671. s’è risvegliata per [p. 47 modifica]opera principalmente del Nobile Carlo Mattia Saracini, havendo à punto fatto stampar un dotto Svegliarino alla gloria sotto l’aura del Principe.

Impresa della Trentina Academia. L’Impresa di tal’ Academia è un Globo di Meteore ignite col Motto: Fit AEmula motu; come di ciò vedesi tutt’hora l’erettione in Casa Alessandrini, dove in una Sala appartata pendono d’ogni intorno le Imprese de gl’Academici, che parlando ingegnosamente a motto, taciono: ma però tacciano, se più si lasciano predicar’ al deserto.

Famiglie Nobili, in Trento e loro essere Quanto alle Famiglie nobili di questa Città, che già accennai, trà le estinte, & quelle, che vivono, faranno in circa ___, comprese le moderne; e meritariano essere qui nominate ad una per una con distinguersi trà loro di Grado, di Merito, e di Sangue: ma pure risolvo tralasciarle tutte senza eccettione; le viventi, perche già sono conte da se medeme: le estinte, perche non oso metter mano nella Falce di morte. Oltre che, trattandosi di Privileggi, Prerogative, e Preminenze di tante Case, de’ quali molte sono di Conti, Baroni, & altri Cavalieri di titolo, e rimarco tanto Secolari, che Ecclesiastici, e tanto in Patria, che fuori, Riguardo notabile dell'Autore. non mi basta l’animo navigar’ un tal mare con la penna senza urtar qualche scoglio di partialità, che devo sfuggire. Bastando haver veduto in fonte, per quanto si può vedere, l’essere, che han le Trentine Famiglie di nobiltà con il ben essere di Grado, e di Matricola.

Del resto, benche nati in Valle, nodriscono i [p. 48 modifica]Trentini spiriti gentili, & elevati; e con essere di natura pronti, e risentiti, perdonano facilmente di fatti più, che di lingua. Trentini, e lor qualità. Sanno esser franchi, & ingenui di trattare. Amano con la virtù il puntiglio di gloria, non senza però amar’ anche il lucro, e riescono in specie buoni Economi. Si fanno honor alle occasioni, e professano generosità. Seguono la Commensal Conversatione, meno di quel che si soleva con cordialità. Nella divotione, e riverenza in Chiesa più risentono d’Italia, che di Germania, e assai rispettano gli Ecclesiastici. Sono trattabili, e si degnano volontieri senz’altro fasto, le Persone anche grandi, e titolate, quali ne usano essorbitanza d’habito, ne di seguito.

Riflesso per il Forastiere, in Trento. Se vanno fuori li Trentini ò in Guerra, ò alle Corti, fanno gran passata: ma facilmente si lascian lusingar da gli agi della Patria, & libertà; contentandosi veder di buon occhio il Forastiere, a cui mostrano in effetto la Figura di lor Città, che è il Cuore. Con questo ancora, che à favor, ò disfavore, quando più occorre, come in Città di non gran Circuito, Vanno quasi tutti uniti in Catena di parentaggio: norma per lo Straniere, come fia d’huopo reggersi, e diportarsi.

Se poi i Trentini di trattare riescono franchi, di parlare sono sciolti: non dissoluti rispetto alla prattica, che han di due Nationi, & hilarità; ne questa suole sbandirsi da Bestemmie, ò essecrationi, per quanto viddi. In fatti egli è un gran cativo pronostico di Cielo, quando sù la Terra [p. 49 modifica]s’ode linguaggio d’Averno.

Donne Trentine, lor habito, lor portamento. Le Donne di Trento vestono con pompa, e senza prammatica in modo, che à pena si distinguono nel loro grado. Si tengono trà l’affabilità, e la modestia; procedono con vivacità, e con la libertà guardan l’honore. Le Nobili amano quasi tutte la moda Francese, eccetto, che contra l’uso d’Italia, Germania, e Francia vanno scoperte il Capo per fino in Chiesa, dove in ogni modo appaiono devote senz’apparenza. In occasione di duolo si ricoprono con gran Manto vedovile fin’à Terra. Cosa notabile delle Donne Trentine. In Viaggio portano Capello a piume, di cui tal’hor’anche in Città usano il Cimmiero. Le matrone sogliono andar in habito di Giubba, e Collaro armato all’antica schietto, e nobile. Conchiudendo, che le Gentildonne Trentine seguono la politezza: ma senza fuco, ne amano pinger maschere à Belletti, ò abbellirsi di macchie, portando Nei.

Vivere, e Vestir delle donne Tedesche. Le Nationali Tedesche, Tirolesi, che vi si trovano, vivono per lo più à modo di lor Paese, ch’è assai libero, ne mai divariano nel vestire, parlo delle plebee. Portano Sottana a falde, Collaro a trippe, gran Capello in testa; & un breve Tabarro da gli homeri fin’alla Cintura, da questa facendo pendere vagina, e chiavi à catena d’Argento; e tal riesce l’habito di solennità. Il Mantello lungo richiede Nobiltà, e grado di prosapia. Il Capello, che in Està serve d’ombrella, e l’inverno si suol convertir in Berettone di pelle, [p. 50 modifica]non si leva mai ne per strada, ne in Chiesa, anco quando s’accostano alla Sacra Mensa, valendosene, come fanno, in luogo di Velo.

Costumi, e procedere della Trentina Plebe. La Trentina Plebe, e Persone agresti sono docili, e devoti a loro pro. Vanno tra la simplicità, e la finezza, con la qual accompagnano la rusticità; e se non altro, sono industri, essatti, & assidui nella fatica de’ Campi senza lasciar otioso ne pur un palmo di terra; si che trà le Trentine Alpi si vedono fruttar per sino i sassi. E ciò è vero, perche, oltre i Ronchi, e siti scoscesi, che si riducono a coltura, fruttano nello stesso tempo varie miniere di viva Pietra, che serve alle fabriche, come di fatto vicino la Città si scava in quattro diversi luoghi, alle Laste, cioè; in Piazina; alle Predare; e sotto Civezzano; essendo però li primi di riuscita questi due ultimi. Miniere di Pietra, notabili. Perche alle Predare stà la vena di pietra bianca, solida, netta, e facile al lavorìo; e sotto Civezzano si trova la Pietra rossa tendente al Marmo con macchia nobile, ne senza lustro, come mostrano ordinariamente di quest’una le Chiese: di quell’altra le Case; e di continuo si vedono far colpo li Tagliapietra. Senza dir quì della Pietra d’Alabastro di Val di Fiemme; della Pietra di Paro in Val Giodicaria, & altre d’altri luoghi sù’l Trentino; come ne meno dirò delle varie Miniere di Vitriolo, e di Metalli, massime di Pergine, delle quali parlo a lungo in altra Opera.

Che se de’ Trentini si può dir, habbiano genio [p. 51 modifica]Genio e attività de' Trentini. e attività per Armi, Lettere, Traffico, & Agricoltura, questa prevale certo generalmente; perche, oltre al Territorio, che tutto si fà render à ragion di sito, il Piano di Valle, ò Canale, dove giace la Città, si vede à fondo di coltura fruttifera: & i Colli all’intorno vanno così ben vestiti di Vignali, e Campi, che nulla più. Et essendo, come Luoghi posti à falde in riguardo à i tanti dossi, e Seni, rendono ad usura, rispetto all’occhio. Coltura de Campi quale. Li Monti poi, che spalleggiano la Valle, se non tutti di Vigne, e Campi, servono di praterie, e pascoli considerabili; come pur di legnami, che vi abbondano. Gli Armenti perciò hanno campo d’allevarsi in gran numero, come si vede, acciò non manchino laticinij à misura de’ Fieni, che si fanno in quantità: e più in qualità.

Cosa notabile dell'essere di Trento. Quindi, se al dir di Pincio, il Sito di Valli, e Monti, dove hora è Trento, fù per avanti Bosco inhospito, e selvaggio, habitato da fieri rustici, Briganti, e Malandrini, che infestavano furiosamente il Passo, ne vivevano che di ratto, insulti, & uccisioni, è cosa mirabile il vedere, come sia ridotto un Paese di fertilità, delicia, e sicurezza, dove si vive d’entrata, con ogni legge, e commodo, e dove regna singolarmente la soavità de’ costumi, la civiltà, la religione, lo studio, l’honorevolezza, & il lustro. Tanto fà con il Tempo la Fortuna de’ Luoghi; tanto può l’humana industria, e necessità.

Hor quanto à’ Rustici, ò Coloni Trentini, questi [p. 52 modifica] Rustici Trentini, e loro Carri. usano nel condur fieni, legne, ò altro, certi Carri agili, che vanno su, e giù per balze, & avezzi non meno gli Animali, che li conducono. Anco in Città si vedono i frequenti tali Carri a condur robbe, il Sabbato in particolare, che essendovi mercato, non riposano li Contadini in tutto quel giorno.

Cocchi, e Carozze in Trento. Li Cocchi poi, ò Carrozze, che si trovano in Trento varie, tutte vengono tirate à Cavalli, de’ quali si fa studio in copia, & anche scelti, valendosene per il Passeggio non meno, Slitte à suo tempo, e Sedie rolanti, che son’ in uso.

Tabacco come s’usi in Trento. Usano quei della Città il Tabacco in polvere, e foglia: ma non in fumo; che di ciò non si dilettano i Trentini. Dallo spaccio, che hà grande tal mercantia anco fuori in varie parti, si fà credere di buona fabrica, & qualità. Infatti il Tabacco, quando non sia adulterato nel suo essere, ò alterato da odori troppo acuti, e calidi, e venga preso à tempo, e dosa, si tien’ un Purga Capo valido, e sovrano, come prodotto da un’Herba, la Regina dell’altre. Tabacco, e suo essere. Ma hoggi mai il Tabacco si và prender per habito: non per bisogno; per lusso: non per rimedio. Scrive à pieno di quest’herba con l’uso, abuso, e virtù del Tabacco Neandro Bremano Medico, che fu a Trento co’l Duca di Terra Nova l’anno 1649.

Duomo di Trento descritto. Tra le cose notabili della Città di Trento s’annovera in primo luogo il Duomo dedicato al Protettor Vescovo, e Martire S.Vigilio. Egli è un [p. 53 modifica]Pilastroni notabili. Tempio di struttura Gotica, e venerabile, che porta seco un misto d’oscurità, il tutto di viva Pietra ben travagliata, con diversi Archi molto grandi e 14. Pilastroni che lo sostengono; quali posti sette per parte costituiscono le tre Navi del Tempio. Sono di straordinaria grossezza, altezza, & maestria, formati a 16 angoli tra acuti, e ottusi con Basi à solido di gran torno, e Capitelli fatti à fogliame. I Volti tutti del Tempio sono posti in pittura à Ciel stellato.

Cuppola del Choro. Dalla parte del maggior Ingresso à ponente vedesi nell’alto un Poggio, ò Atrio interiore, che attraversa; e dalla parte del Choro sorge una gran Cuppola ottangolare molto notabile d’altezza à proportione coperta di Piombo, come è parimente tutto il Duomo. Choro, e suo Altare. Si và sù la Cuppola per via di Scale à lumaca, con cento gradini di pietra, e altretanti di legno, e nell’Apice della maggior sommità stà una Campana di voce argentina, qual serve per convocar l’Hore Canoniche, e le Diete Capitolari; come pur ogn’altra Funtione, Elettione, e Riduttione di Stato della Chiesa di Trento; si che una tal Campana con esser picciola di corpo, fà la maggior figura.

Il Choro, essendo posto in alto, si rende cospicuo, e vi si và per due commode Scale di rossa pietra, fasson di marmo. In dietro stanno i sedili per quei, che officiano, e sù’l davanti sotto il Ciel della Cuppola stà in Isola piantato l’Altar maggiore, con à torno Parapetti di ferro dorato, che lo difendono. Fu questo il sito per inanzi, dove si officiava, [p. 54 modifica] fin che l’anno 1629. vi si eresse l’Altare in vista come và, di tutto il Tempio, e molto proprio.

Altare, ò Chiesa di Santa Massenza. Trà gli Altari di Duomo, che in tutto sono 14 è notabile quel denominato di Santa Massenza, posto sotterraneo in un sito di Capella, ò Chiesa grande a misura del Choro. Vi stanno per sostegno de’ Volti 18 Colonne di viva pietra con un tramezzo di Balaustri, che difendon l’Altare. Questa Capella fu fabricata dal Vescovo Udalrico secondo circa l’Anno del Signore 1022.

Corpo di Santa Massenza. Giace qui (senza che consti preciso dove) il Corpo di Santa Massenza madre di S. Vigilio, ripostovi dal Vescovo Altemanno, quello, che collocò anco più decentemente il Corpo di S. Vigilio, e le Reliquie de’ Santi Sisinio, Martirio, Alessandro, & altri, come nota il Pincio. Vedesi à destra di questo Altare la Statua d’essa Santa Massenza con à piedi li due Figli Magoriano, & Claudiano, ambidue Santi, e de’ quali quì riposan le Reliquie probabilmente. Cosa notabile di questo Luogo Sì che questo Luogo arricchito anco di Privileggi, e grandi Indulgenze, vien’ à essere, come un Santuario, Cripta, ò Catacomba venerabile tanto più, che vi si tiene l’adoranda Presenza del Santissimo; benche ciò paia improprio, per esser in sito oscuro, e sotterraneo: se non fosse, che Dio da per tutto habita luce inaccessibile in se medemo.

Nel prospetto di questo Luogo trà due Statue di S. Vigilio, e di S. Massenza leggonsi à lettere d’oro memorie del Sacro Concilio, che principiato, [p. 55 modifica] e proseguito in Duomo per due volte, la terza fù conchiuso nella Chiesa di S. Maria Maggiore, di cui si dirà.

Altare del Crocifisso. Si fà poi osservar trà gli altri l’Altar del Crocifisso, che si vede in capo al Tempio à destra della gran Porta. Egli è un Crocifisso grande à rilievo più del naturale, che altre volte si trovò nell’alto del Choro. Vedesi spirante: ma così al vivo con atti divini, e compassionevoli, che cava lagrime di compuntione, e tutta la Città ne vive devotissima, tanto più, che ne riceve continuamente gratie, come fanno fede i Voti, che vi pendono. Ogni Venerdì dell’Anno, doppo il Vespro vi si porta il Clero della Catedrale à meditar la Passione, recitandosi l’Hinno, Vexilla, & altre Preci, solito anche farsi un devoto sermone.

Cosa notabile del Crocifisso in Duomo. Fù à piedi dello stesso, che si publicorono tutti i Decreti del Sacrosanto Ecumenico General Concilio, come se ne vede registrata nel basso memoria con Inscrittione latina à lettere d’oro; che parla così: Ad Pedes huius Sanctissimi Crucifixi, à Choro hùc translati, fuerunt publicata omnia Decreta Sacrosancti Concilij Tridentini.

Gli altri Altari, che già tempo, stavano eretti à Pilastroni, hora posti per ordine à torno il Tempio cercano di spiccare con maggior lustro. Vorriano alcuni esser à marmo, come molti sono à oro, e tutti à pittura, trà quali quello di Santa Massenza è stimabile di tratti, e di colori; benche non in sito di luce, e di riflesso, si come quello di [p. 56 modifica]Sant’Anna, che hà l’aria propria, per fatto à guazzo, è in eccellenza. L’Altare poi di S. Biagio Chiesa antichissima, come si dirà, e compresa in Duomo, hà una Pala delle più fine, che m’habbi visto: mà per l’oscurità, e bassezza del luogo, è un tesor sepolto.

Porte di Duomo. Si serra il Duomo da quattro Porte, che s’aprono à quattro Venti, due delle quali, cioè à Oriente, e Settentrione stanno armate ciascuna da Lioni di marmo; uso antico di custodir i Tempij; vedendosi anche varij Geroglifici di Serpi, Griffi, & altri misteriosi Animali. Il Frontispicio della Porta maggiore del Duomo formato d’un Fenestrone, quando fosse finito nella sommità, richiederebbe un’altra Torre, ò Campanile, come dà il disegno, e se ne vede fatta buona parte.

Inventione di Scale nel Duomo di Trento. Si và sù le Torri per via di Scale incognite scavate nelle mura laterali di dentro al Tempio, senza, che punto ingombrino, anzi fanno ornamento con inventione, che non viddi altrove. Le Campane, che sono di buon metallo, riescono di concerto, e trà l’altre si fà sentir la maggiore, ch’è grossissima, e pesarà 400 e più libre la lingua sola. Campana di S. Romedio notabile. Per suonar le Messe, che son feriali, si dà dietro la Sacristia il Campanile di S. Romedio, così detto, ò perche stà vicino all’Altar del Santo; ò perche la Campana, vogliono, suonasse da se medema nel transito d’esso Santo; havendo anche questa tal Campana, se ben picciola, gran virtù contro i mali tempi.

[p. 57 modifica] Poggi notabili. Caminasi a torno il Duomo al di fuori per via di, certi Poggi, e Colonnati di marmo, he servono d’ornamento non meno, che di commodo in occasione di spettacoli, ò altra curiosità, & essendo il tutto à doppio ordine di picciole Colonne, queste si contano al numero di 225. di pari altezza: se non che alcune, com’ eccedenti, si son’ aggroppate.

Santo Collegio ò Capitolo di Trento quale. Risiede in questa Catedrale un Collegio, ò Capitolo insigne di 18 Canonici, trà Nobili, e Graduati, con il loro Decano, ch’è la prima Dignità; essendovi poi la seconda di Preposito, e la terza d’Arcidiacono con un Officio di sommo Scolasticato.

Canonici di Trento, e loro preggio. Questi Canonici, oltre le rendite, possiedono grandi Prerogative, e à loro stà elegger’ il Vescovo, quale non suol’ essere formato, che della loro Pasta. Quindi li Cardinali stessi, & altri Prencipi si preggiano esser Canonici di Trento, come ultimamente lo dimostrò l’Arciduca d’Austria Sigismondo Francesco; il Cardinal Federico d’Hassia, hora eletto Vescovo d’Vratislavia; il Cardinal Ernesto Adalberto d’Harrach, Arcivescovo di Praga; e il Cardinal Guid’Ubaldo di Thunn Arcivescovo di Salzburg Vescovo di Ratisbona.

Habito de' Canonici di Trento. Portano l’Almutie di molto Decoro, e se le mettono à modo di Cappe; nel resto comparendo tutti in habito nero: se non che da certa Pittura antica vedo il Decano portar in Cappa di Gibellini, [p. 58 modifica] Beretta rossa con l’habito, che mostra il medemo colore, e fà creder haver servito anche à gli altri Canonici.

Fanno residenza à beneplacito, non tenendosi in rigor’ obligati venir in Choro, se non la Vigilia della Natività del Signore à primi Vespri; così che chi manca quel dì all’hora determinata, perde i frutti di tutto l’anno: & è contra; E ciò per Consuetudine immemorabile. Ne osta il Concilio Trentino Sessione 23 Cap. de Reformatione, perche (come nelle Capitolari Chiese di Germania) non s’è accettato sù questo Punto. In ogni modo però si vedono frequentar’ il Choro almen quei, che si trovano in Città, e corrispondono degnamente al loro Stato.

Ogni Venerdì dell’anno si riducono nel Luogo di Conclave à far Capitolo; e in tempo di Sede Vacante fanno più frequenti le Sessioni secondo l’emergenze, e bisogni per il Punto d’Elettione, e per il Governo Spiritual, e Temporale, che all’hora reggono, e a lor s’aspetta, come Elettori, che sono del Vescovo, e in un Successore.

Il Sacro Collegio, ò Capitolo di Trento, quanto al suo essere, si fà Coetaneo con la Chiesa stessa piantata da Sant’Hermagora Patriarca d’Aquileia, che pose la Sede Episcopale sotto Giovino, il primo Vescovo di Trento, come si dirà. Quanto al berfessere, lo riconosce in gran parte dal Vescovo Altemanno de’ Conti Bavari, da cui [p. 59 modifica]venne arricchito di molte liberalità; Si chiamorono i Canonici con titolo di Fratelli Venerabili, e oltre le Canonicali Prebende, che havevano, ottennero l’assegnamento d’alcune Pievi, ò Parochie. Qualità singolari del Trentino Capitolo. E poi cresciuto sempre più di titolo, e di stima, per i Soggetti di gran Nascita, merito, e Virtù, che hà havuto, e tutt’hora tiene; di questo Grembo essendo stato, oltre i varij Prencipi, Prelati, e Cardinali, un sommo Pontefice, che fu Pio secondo, di primo nome Enea Silvio Senese, di Casa Picolomini; quel grand’Huomo, come leggo da i Commentarij di Gio. Giovanni Giovanni Gobelino. L’Arma del Trentino Capitolo, è la figura del Duomo.

Officiar del Duomo di Trento. L’Officiar del Duomo di Trento, è decoroso. V’intervengono, oltre i Canonici, et à suoi tempi il Vescovo 26. Beneficiati. Ogni dì doppo l’Hore Canoniche si canta oltre la Conventuale qualche altra Messa. Ne’ Riti, e Rubriche si pretende osservanza di stil Romano. S’usa il Canto Fermo diretto in Choro da due Mansionarij; essendovi però nelle Festività la sua Musica in Organo per lo più à concerto. Le Messe private vanno dirsi per ordine, e sono privileggiati Altari, quel di Santa Massenza, e del Crocifisso.

Anniversario notabile. Trà gli Anniversarij, e Funebri Officij, che frequenti corrono di Vescovi, Prencipi, e Personaggi, è rimarcabile quello, si celebra li 2 Maggio per il Rè di Boemia, Henrico, Conte del Tirolo; quell’Henrico, che, doppo haver restituito alla Trentina Chiesa, quanto erasi alienato da Meinardo suo [p. 60 modifica]Messa Regia in Duomo di Trento come instituita, e da chi. Genitore, usò di più real munificenza, e instituì per Legato espresso sotto l’anno 1334. il cantarsi ogni giorno in perpetuo nella Catedrale una prima Messa in Aurora, che a punto chiamasi Messa regia.

Uso notabile in Trento di dispensarsi il Pane. Per qual Fondatione vennero dallo stesso Rè assegnate alla Mensa Episcopale, e Capitolare l’entrate di Tramen, effetti grandi: con obligo al Capitolo di dispensarsi ogn’anno una volta il Pane al Clero, e Popolo di Città, con l’ordine, che segue, cioè: che (doppo essersi distribuita la portione del Clero alle Case) il primo tra il Popolo a presentarsi habbia quattro Pani; il secondo tre; il terzo due; il quarto uno, con quest’ultimo andando tutti gli altri.

Il giorno della Santissima Trinità si fà la Funtione in Duomo à suon di Campana grande. Et è notabile, che per haver l’avantaggio d’esser il primo, o almen de’ primi, s’affollano talmente le Genti, che non potendo capir’ in Terra, s’appendono fino in aria non senza pericolo. E quest’anno 1671. vi si sono contate più di quattro milla Persone.

Cosa notabile d’una Giovane Hebrea. Ma se fù grande una tal confluenza per interesse, fù altretanta quella dello stesso giorno per curiosità di vedersi lavar’ al Sacro Fonte Battesimale una Giovine Hebrea venuta alla Santa Fede con nome di Lucia Arcangela. Conversione applausibile tanto più, quanto che la Neofita, essendo di Genitori molto ricchi in Riva di Trento, si fà [p. 61 modifica]creder mero impulso di Divino Spirito, e Virtù veramente di volere: non di necessità. Quindi è stata soccorsa da’ Cittadini con grosse limosine la Giovine, che trà tanto ricovrata in Casa Balduini, si crede, haverà presto la Dote, per Conventarsi.

Corpi Santi nel Duomo di Trento. Riposano nella Basilica di Trento otto Corpi de’ Santi, cioè de’ sette prenominati, e quel del Beato Vescovo Martire Adalpreto; come si vede dalla prospettiva di due Volti laterali del Choro, dove stanno effigiati li Santi stessi, che sono: verso Ostro S. Vigilio, S. Sisinio, S. Martirio, e S. Alessandro Martiri; e verso Aquilone Santa Massenza, S. Magoriano, S. Claudiano, e Beato Adalpreto.
Sacre Reliquie nel Duomo di Trento. Trà le Reliquie Sacre si conserva del Legno di Santa Croce.
Una Spina della Corona del Redentore,
L’Ossa di S.Vigilio in Cassa d’Argento; & uno de’ di lui Bracci in Ostensorio distinto.
Il Capo di Santa Massenza.
Due Deti in Carne de’ Santi Apostoli Filippo, e Giacomo,
Un Piede ancor in Carne di S.Girolamo, Dottor della Chiesa.
Il Capo con i Capelli d’uno de’ Santi Innocentini di Betelemme,
L’Osso del Collo dell’Anacoreta S. Romedio, & altre molte.
Stanno queste Reliquie sotto Christalli, con le [p. 62 modifica]loro Autentiche in Altare di S. Romedio notabile. un Altare eretto in Sacristia a S. Romedio, dove si dice Messa; & è, come un Atrio à Cuppola sostenuto da quattro Colonne di Marmo con in fronte a lettere d’Oro il Distico:


Relliquias fovet Ara, Sacram Romedius Aram;
Vos Dominum in Sanctis mirificum colite.

Effigie miracolosa di Maria Vergine. Si tiene poi in Choro ad un picciol’ Altare l’effigie d’una Beata Vergine Ritratto di S. Luca, che fù da Papa Benedetto secondo benedetta con titolo di Cento giorni d’indulgenza à chi la visita. In occasione di Siccità, ò altra mala influenza, s’espone in publico, e se ne vedono, mediante la viva Fede, effetti miracolosi. Fù donata dal Vescovo Giovanni, come risulta dall’inscrittione.

Organo di Duomo quale. L’Organo di Duomo non è de’ più grandi: ma però sonoro, e ben’inteso con Cassa nobile dipinta a chiaro scuro dell’Arti Liberali, e Armi del Vescovo, e Prencipe Giorgio di Naidech. Il Pulpito, che stà in mezzo al Tempio ad uno de Pilastroni, è stimabile di fama, se non di fabrica; mentre si suole cavalcar da Soggetti di primo grido fatti venir d’Italia.

Pulpito, e modo di Predicar in Trento.’ Le Religioni di Città sono quelle, che forniscono ogn’anno ciascuna per Turnum i Predicatori, a riserva de’ P. P. della Compagnia di Giesù, quali predicano in vece nella Parochiale di S.Pietro, e nella Chiesa della Commenda Teutonica. Non si predica in Trento à competenza d’altre Chiese; onde l’Auditorio di Duomo vien à essere [p. 63 modifica] uno de’ primi d’orecchio, e de’ più floridi; ne di manco naso.

Sacristia di Duomo. La Sacristia con essere superior di sito allo stesso Choro è ampla, lucida, e molto propria. Vi stanno Paramenti, e Argenterie corrispondenti al commodo, e decoro. E perche il tutto stia con ordine, e vadi bene, vi assiste di continuo il Sacrista senza far moto. Serve la Sacristia per luogo anche di Conclave, e vi si fanno pur le Diete Capitolari. Dietro la Sacristia stà l’Archivio della Catedrale, custodito, come va da Porte di ferro, e vi sopraintendono due Canonici.

Riguardo notabile dell'Autore. Qui avverto, chi legge, che il notarsi da me in Duomo, & altre Chiese di Trento i Depositi, e Tombe d’alcuni Huomini singolari, fù perche mi parvero memorabili, e altresì in pericolo d’abolirsi le loro inscrittioni consumate dal Tempo, come di molte ho durato fatica in rilevarle. Del resto chi volesse registrar le Tombe di tutte le Persone sepolte in Trento, e qualificate sì Patricie, come anco estere, converria, scrivesse un libro intiero tutto di Lapidi, e insieme facesse parlar l’Ossa di tanti Soggetti di Merito, che non han Epitafio.

Varij Depositi in Duomo notabili. Trà i Depositi dunque che si trovano in questo Tempio, cominciando da Porta orientale, vedesi quel del Beato Vescovo, e Martire Adalpreto, che và tra Corpi Santi. Fù quello, che circa l’anno del Signore 1161 in difendendo le ragioni [p. 64 modifica]Vescovo Adalpreto, ucciso, e come. di questa Chiesa, restò ucciso da’ Castrobarcensi in Val di Lagaro presso Rovereto, dove per memoria parla in Pietra l’inscrittione: Locus Martyrij B. Adalpreti Episcopi Tridenti. Da Ambrogio Franco da Arco cavo tal’ Historia, nella quale variano il Sansovino, & il Pincio. Qui sù’l Deposito in lasta di bronzo vedesi l’effigie del B. Vescovo, che per incontro a Cavallo resta traffitto d’hasta.

Deposito del Conte Paris di Lodron. Segue il Deposito del Conte Paris di Lodron, che si segnalò nella Guerra Navale contro il Turco l’anno 1571 come si legge in marmo dal Deposito trà due Colonne di Paro, e Stemma appeso. Del Decan Ernesto, E caminando per ordine vedesi con l’effigie il Deposito del Canonico Decano Ernesto de’ Conti di Bolghenstain, benemerito di questa Chiesa da lui fatta herede.

Di Roberto da Sant Severino. Segue quello di Roberto da S. Severino Generale dell’Armi Venete, che qual Fulmine di Guerra rimase estinto nell’Adige sotto il Calliano; e rihavutosi dal Fiume il di lui Corpo, fu portato a Trento con grande honore, per trofeo, non sò, se più di Vittoria, ò di pietà. Vedesi la di lui Effigie in piedi al vivo di rossa pietra, basso rilievo, con sotto l’Epitafio, a Lettere Gotiche.

Del Vescovo di Liectenstain. Vicino si ritrova Udalrico di Liectenstain d’alta memoria, ne di bassa Tomba scolpita à rilievo con sopra un Quadro della Passion di Christo, fattovi ergere vivente da lui medemo. Inclito Prencipe, e Pastor’ ottimo, come attesta il Marmo dove riposa.

[p. 65 modifica] Del Canonico Decano di Thunn. Non lungi stà sepolto il Conte Simone di Thunn Canonico Decano di questa Chiesa in tempo del Sacro Concilio, senza però haver qui altro titolo, ò honore d’Epitafio, che dal proprio merito: se non che si vedon l’Armi, e và parlar la Pietra di Monumento.

Tombe de’ Conti di Kinigsegg. Alla Porta d’ostro stà la Tomba antica de’ Conti di Kinigsegg, de’ quali sono vissuti in questa Chiesa Soggetti grandi: ma perche non mi consta preciso il nome d’alcun di loro, tutti li lascio riposar senza turbarli. L’Armi, che stan’ erette sopra la Porta, parlando del Conte Giorgio di Kinigsegg, che ve le fè rinovare l’anno 1662 in tempo, che fu Governator per l’Arciduca d’Austria Sigismondo Francesco, Eletto di Trento.

Altre Tombe notabili. Vicino giace Giuseppe Roveretti Giurisconsulto Cavalier, e Protonotario Apostolico; Huomo segnalato in Patria, e fuori, massime alle Corti Cesarea, e Catolica per servitio del Cardinal Lodovico Madrutio, da cui fu eletto Canonico, Vicario, e Consigliere. Nominato poi Preposito di questa Catedrale dall’Imperator Rudolfo, cessò di vivere, rapito da Morte accerba. Lo piange l’Epitafio.

Non lungi sta sepolto Giacomo Banissio Dalmatino, fù Decano d’Anversa, e di Trento; Huomo insigne per scienza, & esperienza. Hebbe l’honor d’essere Consiglier, e Secretario di Cesare Massimigliano primo, e di Carlo quinto, e fù in gratia, e stima di Papi, Regi, e Prencipi, trà gli [p. 66 modifica]altri di Francesco secondo Duca di Milano; come cavo dal sasso, in Lapide sepolcrale, che con esser oscuro parla chiaro.

Deposito del Cardinal Bernardo Clesio. Si fà poi osservar il Deposito del Vescovo Cardinal Bernardo Clesio tanto benemerito della Chiesa, e Città di Trento, nella cui memoria s’è eretto più degno di gran lunga, e più nobile Mausoleo. Sopra l’Armi Gentilitie vedesi in alto la vera effigie d’esso Cardinale, a piè d’una Beata Vergine, Pittura rara.

Con il Cardinal Clesio stà sepolto il Vescovo e Prencipe Carlo Emmanuel Madrutio, che rapito di morte subitanea l’Anno 1658 co’l haver in se estinta la Linea Madrutiana, hà insieme lasciato Vedova per otto anni continui susseguenti la Trentina Chiesa.

Altre Tombe. Vicino stà il Conte Girolamo di Lodron, fu Generale d’Infanteria Tedesca sotto il Re Catolico Filippo secondo nella speditione di Portogallo, e Commandante supremo nella Gallia Narbonese, e nella Borgogna. Heroe, che, doppo essersi segnalato da per tutto in Campo di Marte, cedendo finalmente alla prepotenza di Morte l’anno 1600. e ridottosi alla Tomba più non guerreggia.

Ne lungi spicca la memoria del senior Canonico, Arcidiacono, e Sommo Scolastico Gio: Giovanni Giovanni Battista Melchiori, Soggetto di sperimentata virtù in ardui negotij, e Legationi sostenute per la Chiesa di Trento; come risulta in marmo a lettere d’oro.

[p. 67 modifica] Varij Depositi notabili. In capo al Duomo giace in Urna marmorea il Giurisperito Calapino de’ Calapini, Famiglia di Trento estinta: se non che Vive per memoria di dottrina, Valor, & integrità. E l’effigie d’un tanto Huomo riposa in habito Togato di gran decoro. Nel Muro a destra della gran Porta vedesi l’effigie in Pietra à basso rilievo del Medico, e Consiglier Cesareo Pier’ Andrea Matioli Senese: Quello, che doppo haver commentato Dioscoride con molta lode, e indagato la Virtù de’ semplici Medicinali, senza mai poter trovar’ Herba, ò Dittamo contra il Velen di Morte, qui stà sepolto.

A canto della Porta dall’altra parte sta il Deposito del Conte Leonardo Nogarola, Consiglier del Re Ferdinando, Capitano di Trieste, e Huomo segnalato in molte, grandi Ambascierie appresso Prencipi.

Trovasi poi in Marmo la memoria di Giulio Alessandrini di Neustain Protomedico di tre Imperatori, cioè Ferdinando primo, Massimiliano secondo, e Rudolfo secondo; come chiaro si scorge dall’inscrittione.

E si nota la Tomba di Girolamo Roccabruna senior Canonico di Trento, Arcidiacono, e sommo Scolastico, Huomo d’insigne merito, e pietà. Nell’alto spicca da stemma Gentilitio una Rocca à punto imbrunita d’Oro. E più basso stà dipinta la di lui effigie con un S. Girolamo, che ode la Tromba del Giudicio, & appresso Unica Verità. il motto della scrittura: Vanitas vanitatum, & omnia vanitas. [p. 68 modifica]Unica verità del mondo.

Tombe rimarcabili. Alla porta laterale verso Aquilone stà sepolto il Canonico Decano Antonio Fati, Tabarello, di cui vive il ritratto su’l muro a piedi d’una Beata Vergine, d’un S.Vigilio, e Santa Emerentiana, Figure nobili. Di sotto parla l’Epitafio d’esso Decano, nominato decoro della Patria, e sù la Tomba vivono le di lui Armi.

Vicino stà la Lapide d’Arma Cazzuffi con Epitafio consunto da Calpestio; Ne s’è perdonato al Nome del Canonico Francesco Cazzuffi, che vi si tiene con titolo di Decano di Duomo, e di Vicario Generale, Honor’, e Carico sostenuti egregiamente.

E poco lungi si ritrova il Canonico Alberto Alberti di Denno, fu Vicario Generale del Vescovo Cardinal Bernardo Clesio. L’Armi su la Tomba mostrano l’antico Scudo di Sbarra, o Fascia obliqua con una Stella: benche il moderno sia inquartato con le mezze Aquile coronate, così fatto ampliare dal Canonico Giorgio Alberti, sepolto dove. Canonico Giorgio Alberti del medemo Ceppo, che senza Epitafio riposa con detto Alberto suo Pro Zio. Questo Giorgio, Inviato dal Cardinal Lodovico Madrutio per la Chiesa di Trento alla Corte Imperiale, colà in dieci anni continui, li più ardui, diede tali prove di fede, valor’, e desterità, che à Nomina poi, e Moto proprio della Maestà Cesarea di Rudolfo II venne intavolato in Roma Auditor di Rota, e n’hebbe anco vivi impulsi dallo stesso Cardinal Lodovico, [p. 69 modifica] di cui fù Consiglier, e Cancellier di Stato.

Della prefata Famiglia Fati con essere sepolto poco lungi vive anche doppo il Fato il Conte Cavalier Cesareo Paolo Tabarelli, segnalato in Preture cospicue, & Ambascierie appresso i Cesari, & i Duchi di Milano, come si legge in Lapide vicino al Battisterio.

Depositi notabili in Santa Massenza. Notasi nella Capella sotterranea di santa Massenza, oltre diversi altri Vescovi, che vivono in Pietra, l’Urna, o Cripta a sinistra dell’Altare, dove riposa il Vescovo Alberto secondo. Quell’Alberto, che non havendo havuto bastanti lagrime, per pianger le calamità del suo tempo sotto Lodovico Bavaro, morì alla fin consolato in veder questa Città di oppressa, e desolata, ch’era, rimessa nel suo pristino decoro, & libertà.

Davanti poi l’Altare si fà intendere la Tomba di quel grande Uldarico di Frumsperg, che nelle maggiori difficoltà da lui incontrate difese non solo costantemente la dignità, e ragione di sua Chiesa: ma l’ampliò. Degno per tanto dell’Inscrittione fattagli riparar dal Cardinal Lodovico Madrutio, e della Statua in Pietra, che vedesi eretta dietro l’Altare, dirimpetto a quella del Vescovo Giovanni Hinderbach.

Altre Tombe notabili. Nel mezzo del Duomo stà sepolto il Pincio Mantovano, che scrisse la Cronica, ò Historia de’ Duci Trentini, e meritò esser fatto Canonico della Catedrale sotto il Vescovo Cardinal Bernardo Clesio, che gli fu Mecenate. Leggo però nel Libro [p. 70 modifica] il Nome di Giano Pirro: la dove sù la Tomba trovo lucio Lucio Lucio Romolo; e questo mi fa creder, che il Pincio, che qui giace non sia quel della Cronica, ò non sia più quello, come passato dall’Habito alla Privatione.

Tomba notabile. Trà le due Porte laterali in faccia al Choro giace il Canonico Gio. Giovanni Giovanni Francesco Gentilotti Patritio di Trento, fù Consiglier, e Visitator Generale dell’Arcivescovo di Salzburg, Preposito infulato in Volchenmorcht nella Carintia, & Arcidiacono; Soggetto d’antica pro- hità, e Virtù, e di cui afferma l’Epitafio:

Vir sanè Morti negandus,
Si post acerba Funera Virtus non viveret.

Vedesi la di lui Arma Gentilitia inquartata di Gigli, e Armelini co’l motto:

Malo mori, quam faedari.

Opinione circa il Corpo d’Henrico Rè di Boemia. Scrive l’Aventino, che morto in Trento l’anno 1335 riposi quì il Conte del Tirolo Henrico Re di Boemia prenominato, Padre della Contessa Margherita Maultasch. Fù quella, che dopo la morte di Lodovico di Baviera suo secondo Marito, e di Meinardo suo Figlio unico, l’anno 1363 nella Dieta di Merano rinunciò il Tirolo a Rudolfo quarto di Casa d’Austria, come si scrive altrove tal’Historia. E quanto sia d’Henrico, non è certo, che sia qui.

Finalmente in Duomo, Parochia prima, e principale della Città, oltre la Gente bassa, che vi giace in folla, estinti vivono in gran numero Soggetti [p. 71 modifica]getti d’alta nascita, dignità, e Virtù d’animo, e di corpo; essendosi, non è molto, scoperte fino Ossa come di Giganti, che ne men’ essi potero contro la Parca, sù l’essempio di quelli, che al dir della Divina Scrittura, erano avanti il Diluvio sopra la Terra.

L’Origine del Duomo di Trento, quanto alla Fondatione di prima Chiesa, si deduce al tempo di Sant’Hermagora, Discepolo dell’Evangelista S. Marco, e Patriarca d’Aquileia.

Cronologia del Duomo di Trento. Questi l’anno del Signore 78 piantata in Trento la Christiana Fede, il Tempio, che vi trovò dedicato a Nettuno, o Giove Capitolino, lo ridusse a colto del vero Dio in titolo del Salvatore; Chiesa, che almen’ in parte credesi tutt’hora in piedi sotto le Scale di Sacristia, dove trà l’altre Pitture antichissime, si vede à punto una Figura grande del Salvatore. Ducento, e più anni così durò, fin che S. Vigilio, qual secondo Apostolo, stabilita in Trento la Santa Fede, risolse con una parte della propria Casa ivi contigua ampliar questa Chiesa stessa, per il numero cresciuto de’ Fedeli troppo angusta, e la dedicò in honor de’ Santi Martiri Gervasio, & Protasio, come nota il Pincio. Et io ricavo, che dove hora è la Chiesa, ivi fosse la Casa a punto di S. Vigilio, come leggo in Choro nel basso del sommo Altare: Ubi olim fuit Domus S. Vigilij, ibi nunc eius Basilica, & Sepulcrum. Constando però, essersi fabricata per i meriti: ma non al tempo di S. Vigilio la Mole di questo Tempio. [p. 72 modifica] In prova di che ne’ due Archi laterali presso il Choro stanno Pietre, che mostrano l’Anno della fabrica; e fuori del Choro a Levante lessi in Pietra scolpito a lettere Longobardiche, Choro di Duomo fabricato e da chi come l’Opera di tal fabrica s’eresse l’anno del Signore 1212 essendone Architetto Mastro Adamo da Ronio, sotto il Vescovo di Trento Friderico Vangen, ò Vanga, che morì in Tolemaide nella Siria l’Anno 1219.

Si che bisogna dir, com’è in fatti, che la Casa di S. Vigilio, almeno in parte, fosse convertita in Chiesa dal medemo, e consecrata in honore de’ Santi Martiri Gervasio, e Protasio; & in questa venisse sepolto esso Santo Vescovo, dicendo perciò le Lettioni del di lui officio: Sepultus est in Basilica ab ipso erecta. Di qual medema Chiesa come dissi, si tiene ancor residuo la Chiesa, sotto la Sacristia, che hora porta titolo di S. Biagio, e portò anche quel di S. Gio. Giovanni Giovanni Battista, senza che consti la causa di tali mutationi di Nome, se non che così porta il Tempo, e la devotione de’ Popoli.

E se ben’ al presente non si trova ne Altare, ne Imagine de’ Santi Martiri Gervasio, & Protasio: s’ha però questo per traditione, e anticamente si soleva d’essi far commemoratione nell’Officio, come si faceva di Sant’Hermagora, e credo, si sia intermesso per Bolla di Urbano ottavo. Servì dunque di Basilica quella stessa Chiesa fin che, essendosi ampliato il Vigiliano Patrimonio, per le Donationi massime dell’Imperator Carlo Magno, [p. 73 modifica]doppo l’anno di Christo 800. che si scacciorono ancora i Longobardi, fù eretto in questo medemo sito il presente Duomo della struttura, e magnificenza, che si vede in honor del Santo Vescovo, e Martire Protettore.

Castrobarcensi nella fabrica del Duomo Contribuirono buona parte à quest’Opera li Castrobarcensi per causa della Morte del prelibato Vescovo Adalpreto; e fabricorno l’Ala verso Ostro, come mostrano l’Armi in Pietra, e parla l’Inscrittione posta nell’angolo dell’altra Torre ò Campanile non ancor finito.

Cosi (ciò che ne scriva superficialmente il Pincio) è il fondo di questa Cronica, come concordano i Tempi, e le notitie da me raccolte non senza difficoltà. Il Tempo, che durò a fabricarsi, come parimente il costo, non mi consta: dirò solo, ch’essendo tutto di viva pietra, e ben lavorata, vi sarà voluto una Montagna intiera di sassi, per costruer da fondamenti la mole d’un tale Tempio, il quale, se non va tra le Chiese d’Europa di prima Classe, come sono S. Pietro di Roma; S. Paolo di Londra; S. Maria di Milano; e Santa Sofia di Costantinopoli: si tiene facilmente trà quelle di secondo grado, qual’è il Duomo di Parigi, quel di Lione, quel di Genova, quel di Ferrara, quel di Siena; & altri d’Italia.

Chiesa in Trento di Santa Maria Maggiore e suo essere. Doppo il Duomo è notabile in Trento la Chiesa Parochiale di Santa Maria Maggiore. Non è delle più grandi di fabrica: ma però sontuosa, d’ordine Dorico; l’esterior in particolare è tutto incrostato [p. 74 modifica] di rossa pietra tendente al marmo con frontispicio nobile alla gran Porta, mà non finito: si come quel della Porta d’ostro è adorno di statue in pietra, e intagli a perfettione. Vi sono in tutto sette Altari assai riguardevoli, Altar Maggior quale. trà quali il maggiore dedicato alla B. V. Assunta, come mostra la Pala in Pittura trà Colonne di marmo, sorge di Tabernacolo costrutto in marmi, & Alabastri, dove sta di rilievo l’Imagine miracolosa di nostra Dama. Si disegnano le statue, che vanno à i lati, come pur si faranno i Balaustri per armar il Choro, à torno il quale stanno posti nuovamente Sedili nobili, e ben’intesi.

Pitture rare. Trà gli Altari, quel de’ quattro Dottori della Chiesa è il più stimabile di Pittura, man del Moroni, come quel di S. Gio: Giovanni Giovanni Battista a dirimpetto, è ricco d’oro; e si stima pur di Pittura quel de’ tre Magi. Il volto di questa Chiesa à un solo Arco sarebbe tanto più riguardevole, se fosse dipinto a misura del Choro, dove altamente spicca a guazzo il Trionfo in Cielo di Maria trà una gloria d’Angioli.

La Sacristia, ch’è troppo angusta, si và ingrandire, essendovi sito proprio, e capace dietro il Campanile, Torre notabile. ch’è d’alta struttura in quadro, tutto di Pietra viva ben lavorata, e servì per una delle antiche Torri di Città.

A Destra del Choro sta eretto quell’Organo tanto famoso, e non passa alcun Prencipe, ò Personaggio, che non habbia curiosità di sentirlo. [p. 75 modifica]Organo di trento quale. Hà tre tastature con 36. Registri uno più artificioso dell’altro; essendovi voci di diversi stromenti, e canti d’Augelletti, e risposte d’Echo, che incantano. Trà tutti è mirabile quel del Timpano, e del Tremolo, che si contempera da un concerto di flauti, Cembali, e Tromboni con grand’armonia, servendo a ciò una turba di Pedali, & un picciol’ Organo annesso, per far vie più spiccare la varietà.

Cosa notabile del sonar quest’Organo Tutto il Corpo Organico, ch’è animato da nove Folli, in vedendolo per entro, sembra, come un Campo piantato d’una Selva di Canne, che in tutto trà grandi, e picciole saran da tre milla. Quindi per suonar’un tal’Organo perfettamente vi vuole per il meno studio, e prattica di dieci anni; così soleva dir il defonto Organista Simon Martinelli, Cittadin Veronese.

Cassa dell’Organo di Trento, quale La Cassa di quest’Organo, cioè il fondo, è tutta di bianco marmo à sublime intaglio di Figure in campi divisi da Sibille, con sotto à basso rilievo tre Profeti in Bronzo, tra quali Davide, il Regio Cantore. E l’alto trà le Canne spicca nobilmente à Oro di fiorami, e freggi; con esser poi ammirabili di pittura le due Porte, opera del Romanino. Il tutto fabricossi a borsa di Gio: Giovanni Giovanni Antonio Zurlet, Cittadin di Trento l’anno 1531 come si legge dall’Inscrittione in marmo, che scritta si fa credere in Carta da due Amorini, che la fiancheggiano con additar’ insieme, un tal’ Organo esser in tutte le sue parti una meraviglia dell’Arte, [p. 76 modifica]com’è in effetto.

Organo di Trento, qual fosse già. Fù già l’Organo di Trento così sonoro, e forte che si faceva sentir il di lui Ripieno per fin’ in Piazza di Duomo; & il Tremolo fu così terribile, che faceva tremar le viscere co’l suo rimbombo. Hora resta moderato il tutto notabilmente, in riguardo, dicono, di farlo servir’ alla musica, con essersi perciò mutato il primo Sommiero, e gli antichi Folli, come pur’ alcuni Registri anco di Voci humane. Il che se sia stato meglio, lo giudichino quei, che sanno.

Oratorio di S. Filippo Neri in Trento. Stà eretta in questo Tempio tra l’altre Divotioni la Confraternità dell’Oratorio di S. Filippo Neri, di cui vedesi l’Altare, con alcuni quadri dipinti della di lui vita, e posti à Oro intorno la Chiesa. Ogni domenica per lo spatio d’un’hora vi si radunano in buon numero li Confratelli tra Sacerdoti, e Laici, quali vanno promuover sempre più quel Santo soave Instituto à gloria di Dio e beneficio dell’Anime: ma per vederne i frutti maggiormente, vorria essere piantata la formal Congregatione su l’essempio hormai di tutte le Città d’Italia.

Alla Porta d’ostro vedesi l’antico Stemma Madrutio co’l nome d’Azone in rossa pietra scolpito a lettere Longobardiche, e servì di sepolcro nella Chiesa sotterranea, che qui si trovò prima, si fabricasse la superiore. Indicio chiaro, che la Madrutiana Famiglia fiorisse in questa Patria fin’ al tempo de’ Longobardi; Cosa notabile di Castel Madrutio. mentre all’hora pur’era in essere Castel Madrutio, qual poi distrutto fù [p. 77 modifica]riedificato da Gompardo, ò Gomperto Madrutio l’anno 1161, come consta da Scritture originali, per quanto m’affermò D. Vigilio Vescovi di probata fede.

Trà le Lapidi Sepolcrali, che servono di Pavimento, si fà veder’ à destra della gran Porta la memoria in Marmo di Girolamo Mirana, Dottor celebre, e segnalato per la Patria in una Legatione appresso il sommo Pontefice Gregorio terzo Decimo, da cui fù creato Cavaliere l’anno 1581. Come parla in muro l’Inscrittione.

Tombe rimarcabili. Dall’altra parte sta la Tomba di Antonio Dorigati Conte Palatino, Giurisconsulto, e Consiglier di tre Vescovi, e Prencipi successivamente, cioè di Giorgio di Naidech; di Bernardo Clesio; e di Cristoforo Madrutio con titolo d’haver sempre sostenuto degnamente una tal Carica. Così m’afferma l’Inscrittione su gli occhi d’una Simia, che fà lo Stemma.

Trovasi poi la Tomba di Nome Pompeati, dove riposano un Tenente Colonello, & un Giurisperito, un Andrea, & un Giovanni; ambi Soggetti di vaglia in suo genere, e capiti bravamente da una sol’Urna, senza che qui l’Armi contendano con la Toga.

Nè si fà tralasciar davanti l’Altar de’ Dottori la memoria trà gli altri di Lodovico Alberti in Arma, ò Scudo à campo d’Aquila, con sotto alcune Sbarre, e per sopra l’Elmo un Albero. Fù Soggetto di gran spirito, e studio, Dottor di [p. 78 modifica]Legge bravissimo, & Avocato: benche però non potesse vincer la fatal Causa con la Morte, che lo spossessò di Vita nel florido Ius de gli anni;

Ne val’haver ragion contro la Parca.

Tomba notabile. Quì vicino in Lapide si tien sepolto il Giurisconsulto Antonio Quetta, Consiglier dell’Imperator Carlo V e di Ferdinando, di cui fù anche Orator’ alla Repubblica Veneta; e si tenne in Carica di Cancellier del Cardinal Bernardo Clesio, e di Christoforo Madrutio. Scrisse il dotto Volume de centum Consilijs, che va in Stampa; e lasciò una ricca heredità di Manoscritti Legali, che van dispersi. Tanto è Vero, che l’Oro più'si stima della Virtù; e pur è vero, che: Vilius Virtutibus Aurum.

Epitafio Laconico notando. Altre Tombe sariano da notar quì d’Huomini celebri tanto nella Chiesa, che in Cimiterio: ma le tralascio, per non isturbar tant’Ossa, che riposano, e per non destar forse puntiglio di precedenza anche trà Morti; rimettendo chi vive à sentir’ una Lapide di Sepolcro, che posta novamente à mezzo della Chiesa così essorta:

Vive moriturus, morere victurus.

Ritratto in pittura del Sacro Concilio. In questa stessa Chiesa si celebrò il Sacro santo Concilio, qual principiato, come dissi, in Duomo, e proseguito, restò conchiuso in Santa Maria Maggiore; come se ne Vede à destra del grand’Altare il Ritratto in Quadro di Pittura, mano d’Helia Nauritio, & è lo stesso Disegno, che si premette in Carta delineato.

[p. 79 modifica]Di tal Concilio, che senza comparatione fà il preggio, e la gloria della Città di Trento, l’Historia, s’è già scritta da varij Autori, e ultimamente dal Padre Sforza Pallavicino della Compagnia di Giesù, che fù poi Cardinale. Ne io quì esporrò, che in Epilogo à scurcio il Ritratto del medemo Concilio anche di penna, ne fuor di rombo, mentre siamo nella Chiesa, dove seguì.