Utente:Xavier121/Prove

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Indice

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/1[modifica]

I PROBLEMI

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/2[modifica]

ATTUALI Pubblicazione Quindicinale SCIPIO SLATAPER 1 CONFINI NECESSARI ALL’ITALIA A cura de « L'ORA PRESENTE»

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/3[modifica]

TORINO «

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/4[modifica]

La seule limite militaire à établir entre les possessions de Vòtre Majesté vers ce cóté et celles de la Bavière est la limite tracée par la nature mème sur les sommets des montagnes où se séparent les eaux de la Mer Nolre et celles de l’Adriatique ». Beauharnais a Napoleone. (Mémoires du Pànce Eugène Beauharnais. Paris, Lévy, 1858. Lettera del 15 agosto 1810). « La division naturelle des montagnes passerait entre Laybach et l’Isonzo et comprendrait une partie de la Carniole et de Plstrie et joindrait l’Adriatique à Fiume». Napoleone I. (Memorie di Napoleone, dettate a Gourgaudet e Montholon, voi. I). « Non è soltanto il Tirolo italiano che ci occorre, ma ben anche l’istria. Senza l’Istria avremo l’Austria sempre padrona dell’Adria¬ tico. Conviene profittare di quest’occasione unica piuttosto che rara, per disfare ogni ingerenza dell'Austria nell’Adriatico». B. Ricasoli, presidente del ministri, al mi¬ nistro degli esteri E. Visconti Venosta. Let¬ tera del 12 luglio 1866. (Lettere e Documenti di B. Ricasoli. Voi. Vili. Firenze, Le Mon- nier, 1893).

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/5[modifica]

I CONFINI

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/6[modifica]

NECESSARI Non c’è stato nè nazione in Europa che abbia un con¬ fine geografico così preciso e indiscutibile come quello dell’Italia ; ma non c’è forse, nessun altro paese europeo così indifeso dalle sue frontiere politiche come il nostro. Le Alpi e il mare : il mare dovrebbe isolarci militar¬ mente come un’isola; le Alpi dovrebbero coprirci almeno tanto da poter concentrare il massimo dei nostri sforzi per l’aumento della flotta. Ma anche se avessimo — come dovremmo — una flotta « inglese », Biserta e Corsica, Gibilterra e Maka, Pola e Cattaro ci accerchierebbero senza scampo. Le nostre Alpi poi sono quasi da per tutto come l’argine di un bacino d’irrigazione di cui austriaci, francesi, svizzeri tengano in mano le boccaporte. Dal Varo al Quarnero basta ch’essi aprano il ponte di S. Lo¬ renzo, i varchi del Sempione, del Gottardo, del Lucoma- gno, del S. Bernardino, del Maloja, del Bernina, di Re- sca (Reschen), del Brennero, di Dobbiaco (Toblach), di Tarvis, del Predii, di Longatico (Loitsch) e tutti gli altri secondari, e la Liguria o la Lombardia o il Veneto sono

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/7[modifica]

allagati fino alla grande linea del Po. Noi non siamo pa¬ droni in casa nostra. Soltanto apparentemente abbiamo ricacciato i tedeschi al di là delle Alpi. Possiamo difen¬ dere il nostro paese sul Tanaro, sul Ticino, sull’Adige; ma la nostra frontiera militare è pur sempre quella del Po. Lasciando stare il Piemonte, maraviglioso campo trincerato, e la Lombardia occidentale che è fino a un certo punto assicurata dall’armata neutralità svizzera : ma il Friuli e persino il Veneto non sono per noi, oggi, che la testa di ponte dell’Adige o magari del Po. E ciò causa gli assurdi, illusori, disperati confini orientali che Cu- stoza e Lissa c’imposero. E’ questo : risorgemmo a nazione in troppo triste modo perchè l’Europa e specialmente l’impero tedesco (Germania e Austria) ci concedessero la piena autono¬ mia militare del nostro stato. Fino al ’59 l’Austria dal Po è padrona a casa nostra ; ma dal ’66 essa dall’Adige e sul- l’Isonzo mantiene in casa nostra il diritto d’offesa. Non c’è fatto che dimostri più plasticamente la nostra insuf¬ ficiente e in gran parte illusoria autonomia nazionale che la frontiera veneto-friulana, la quale ha permesso sempre alla monarchia danubiana d’imporci tutte le rinunzie, le remissioni, le vergogne con le minacce degli Haymerle e dei Conrad. Il Trentino e l’Istria non nostri sono il simbolo tremendo della nostra debolezza. Sui varchi del Trentino e a Pola dovemmo accettare l’annessione della Bosnia-Erzegovina, la minaccia del Sangiaccato su Sa¬ lonicco, il continuo pericolo dell’Austria a Scutari e a Vallona, la predominanza austriaca nei Balcani, i qua- rant’anni di spasimo delle nostre provincie irredente, tutta, goccia a goccia, l’oltracotante politica austro-tede-

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/8[modifica]

r - sca contro di noi. Sull’Alpi Reriche e Giulie dunque, sul nostro Adriatico, noi dobbiamo vendicare Custoza e Lissa, ciò che Custoza e Lissa costarono alla nazione. Trento e Trieste non significano soltanto il compimento dell’unità italiana; ma sono il dovere del nostro onore e la neces¬ sità della nostra difesa. Anche, come dicemmo, la frontiera occidentale e cen¬ trale sono arbitrarie e quasi tutte a nostro danno, ben¬ ché incomparabilmente migliori di quella del settore orien¬ tale. Corsica, Nizzardo, Malta, Canton Ticino sono terre italiane, e noi non vogliamo dimenticarle neanche ora che l’opportunità del momento politico ci dà il modo di risolvere con una buona guerra la questione tridentina e adriatica. Nella Svizzera (Canton Ticino; le quattro valli dei Grigioni : Val Monastero, Val Poschiavo, Val Bresa- glia, Val Moesia ; e la valle Vailese di Divedro-Sempione), nella Francia (Corsica e Nizza), nei domini inglesi (Malta), nelPAustria-Ungheria (Trentino e Alto Adige, l’alta valle del Fella, Friuli orientale, Trieste, Istria, distretto di Po¬ stoina (Adelsberg), Fiume, Dalmazia) sono più di 50 mila chilometri quadrati di territorio geograficamente nostro con circa 3 milioni di abitanti. Noi ora naturalmente non ci occuperemo nè del con¬ fine con la Francia nè di quello svizzero, benché con la Svizzera ci si potrebbe forse intendere dopo la guerra per la rettifica delle nostre valli secondarie accordandole in cambio qualche territorio assai più importante nel Vo- rarlberg e lungo la valle dell’lnn sopra il Brennero. Noi dobbiamo invece esaminare con precisione l’attuale nostra frontiera con l’Austria e quello ch’è invece il nostro na¬ turale e storico confine con i paesi danubiani.

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/9[modifica]

La storia del confine nord-orientale Per comprendere bene che significato abbia l’assurda nostra frontiera con l’Austria è utile ricordare che ogni volta esistette un forte stato italiano i suoi confini furono sempre i naturali, cioè allo spartiacque alpino. Roma ar¬ rivava alle Alpi. Trentino, Friuli, Istria facevano parte della regione italiana. Dopo il disfacimento dell’impero romano il Regno d’Italia di Odoacre, dei goti, dei lon¬ gobardi, dei franchi, degl’imperatori e re sassoni e svevi, termina costantemente alle Alpi. Trento, Bressanone, Bolzano, Val Venosta, il Friuli orientale fino all’alta valle dell’Isonzo vi sono inclusi. Trieste, l’Istria, la Dalmazia (con la Venezia lagunare) sono parte della prefettura ita¬ liana dell’Impero d’Oriente, la quale comprende pure l’antica Japidia romana, distinta dal Norico (attuale Car- nlola, Carinzia e parte della Stiria), cioè la Carsia o pro¬ vincia di Postumia (Postoina, Adelsberg) che s’estende, come vedremo, tra la principale diramazione dell’Alpi Giulie fino al Quarnero e la catena dei Vena limitante l’I- stria storica. Trieste, Istria e anche le isole venete sono —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/10[modifica]

11 — terre di continua contesa tra i re d’Italia e gl’imperatori di Bisanzio : fra i due colossi litiganti nasce, primo in Italia, il libero comune triestino e istriano, contempora¬ neo circa a quello tridentino. Trento è città libera fino al XIV, come Trieste. Il comune di Venezia s’allea in varie forme di soggezione co' comuni istriani. Ma, come all’ombra di Bisanzio nasce Venezia e gli altri comuni adriatici, così favorito dagl’imperatori si svi¬ luppa il signore feudale. E sono questi signorotti feudali che con illegittimi patti di successione cedono alla famiglia dei duchi austriaci prima l’Isiria interna, poi il Trentino e il Friuli orientale. Venezia, che avrebbe dovuto posse¬ dere di diritto queste terre, protesta e ricorre alle armi, continuamente. Ma stretta da ogni parte da nemici, deve rinunciare finalmente nel secolo XV e XVI a questi suoi importantissimi territori di confine. Cosicché l’Austria è padrona dei nostri valichi orientali. Epoca napoleonica. Venezia non contava più : e quando Napoleone scese in Italia essa non seppe che proclamarsi neutrale. Tut¬ tavia, per l’identica ragione e l’identico diritto per cui ora la Germania ha invaso il Belgio, l’Austria invade il ter¬ ritorio veneto fino al Tagliamento dove ha luogo la prima battaglia. Napoleone vince ed avanza ; e minacciando da Leoben Vienna, costringe l’imperatore austriaco alla pace di Campoformio (7 ottobre 179

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/11[modifica]

7). — 12 — Il concetto informatore del trattato è chiaro : Napo¬ leone spera di poter avere alleato lo stato austriaco co¬ stringendo gli Absburgo a considerarsi più signori di Au¬ stria che imperatori di Germania, e assicurare con ciò alla Francia la sua unica vera linea di difesa, il Reno, e le due provincie strategiche da dove la Francia può es¬ sere girata : il Belgio e il Milanese col Mantovano. In cambio di ciò l’Austria ottiene tutta la Venezia terre¬ stre e marittima : dall’Isonzo all’Adige (con Grado e Monfalcone), l’Istria e la Dalmazia. L’importanza del trattato di Campoformio è anche per noi grandis¬ sima : l’Austria congiunge i suoi domini italiani con le provincie slave e tedesche e si fa uno stato accen¬ trato; s’accosta — come già vide il Cantù — ancor di più alla Turchia, pronta a compartecipare al suo smem¬ bramento. E’ l’antico sogno di Giuseppe II realizzato. E, benché la Francia arrivi al mare tra il Po e Rimini, l’Adriatico è ormai dell’Austria. Però bisogna ricordare che per l’ari, xi del trattato (confermato poi a Luneville, art. XIV) essa era obbligata a non tenere una flotta da guerra. Con ciò neutralizzava l’Adriatico. Le autorità austriache presero possesso del Friuli ve¬ neto il 9 gennaio 1798, e benché le due parti del Friuli fossero ormai d’un solo stato, l’antico confine a destra dell’Isonzo si perpetuò come divisione amministrativa. La pace di Luneville (9 febbraio 1801) non segna nes¬ sun mutamento per le nostre provincie, se non che i prin¬ cipati ormai semidipendenti di Trento e di Bressanone sono secolarizzati e dati all’Austria. Dopo Austerlitz Na¬ poleone, avendo già compreso dalla esperienza delle tre campagne che uno stato italiano non poteva reggersi —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/12[modifica]

13 — senza i confini naturali, voleva portare la linea dell’Adige all'Alpi Giulie. Però nella pace di Presburgo (26 dicem¬ bre 1805) s’accontenta di riprendere all’Austria tutta la Venezia terraferma (con Grado e Monfalcone), l’Istria e la Dalmazia, che fu aggregata il 1" maggio 1806 al re¬ gno italico. L’Austria continua a tenere i soliti territori al di qua dell’Isonzo. Il Trentino poi, col Tirolo, è dato alla fedele alleata Baviera, meno un piccolo tratto intorno al lago di Garda che Napoleone credeva mediocremente sufficiente alla difesa del Regno. Ma Napoleone s’accorse subito che il Garda non ba¬ stava affatto alla sicurezza d’Italia, che restava affidata alla buona volontà della Baviera; come vide che i distretti posseduti dall’Austria alla destra dell’Isonzo creavano troppe difficoltà amministrative. Perciò col trattato di Mo¬ naco del 25 maggio 1806 egli cedeva al re Massimiliano il piccolo territorio riservatosi, imponendogli però l’obbligo formale « di non costruire mai alcuna fortificazione e di non formare nè magazzini di guerra nè concentramenti di truppe nel territorio situato a sud », e per 500 tese an¬ che al nord, di una linea militare che partendo dal Picco dei Tre Signori (Tonale compreso) passando per Dimaro, Tione, Arco, Rovereto, Mattarello, Vigolo, Levico, Borgo di Valsugana e Grigno andava a terminare a Primolano sulla frontiera italiana. In questo modo, come già l’Adria¬ tico, tutto il Trentino meridionale era neutralizzato. La convenzione di Fontainebleau del 10 ottobre 1807, addizionale al trattato di Presburgo, risolveva la questione dei confini dell’Isonzo. Monfalcone (alla sua sinistra) era ceduto dal re d’Italia all’Austria, la quale in cambio dava quasi tutti i suoi territori alla destra del fiume. Le resta¬ — 14 —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/13[modifica]

vano il Predile, Plezzo e Caporetto. L’isola Morosini, fra i due bracci della foce, rimase al regno italico. Ma una clausola, molto importante, integrava la convenzione. Secondo l’art. IV Napoleone aveva diritto di costruire (( una via militare per congiungere le provincie del Regno italico sulla riva destra dell’Isonzo con l’Istria e la Dal¬ mazia ». E questa strada determinata in un annesso della convenzione fu quella che traversando il Goriziano, l’I- stria austriaca e la Croazia unisce Monfalcone per Ma¬ teria, Lippa, Draga, Zengg, Perosic con Vrillo. Con ciò egli veniva a possedere di fatto anche tutta VIstria interna, ch’egli del resto giudicava necessaria alla difesa della linea dell’Isonzo. (Lettera del viceré Eugenio al duca di Ra¬ gusa del 27 settembre 1806). A Schoenbrunn gli anni della difesa della Francia e dello stato italiano cuscinetto sono definitivamente supe¬ rati : Napoleone, rinnovando l’esempio di Roma, vuol minacciare il Danubio dalla Drava e dalla Sava. Il 14 ot¬ tobre 1809 segna la riaffermazione deH’imperialismo ro¬ mano oltre i confini' naturali della penisola. L’Austria avrebbe voluto conservare Trieste e Fiume (con il territorio di congiunzione di Pisino), perchè sboc¬ chi necessari al commercio suo e deH’Ungheria. Napo¬ leone non le bada. Prende per sé, oltre che Gorizia, Trie¬ ste, Pisino, Fiume, anche il circolo di Villaco in Carinzia, tutta la Carniola al di qua della Sava, tutta la Croazia civile e parte della militare. Aggrega ad esse l’Istria veneta e la Dalmazia, e chiama questo mostruoso complesso le provincie illiriche, dai loro antichi abitatori preromani. L’Isonzo n’è il confine occidentale. Napoleone inventò questo aggregato anche perchè la —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/14[modifica]

15 — ricchezza dell’Istria potesse somministrare i viveri e i denari necessari alle povere provincie militari di confine. E forse sperava anche che il regno illirico avrebbe potuto più tardi estendersi con nuovi territori conquistati alla Turchia. Ma con tutto ciò egli considerava la frontiera dell’Isonzo (contro cui il viceré Eugenio aveva umil¬ mente protestato) del tutto provvisoria. Non era una vera separazione del regno italiano (Thiers, XXVIII) ma, se¬ condo le sue stesse parole « ordinamento inteso a comple¬ tare il possesso del Friuli ». Tant’è vero che l’Istria fu considerata unita al Regno d’Italia in molteplici leggi co¬ muni e per alcuni rami importantissimi dell’amministra- zione (leve dei marinai, saline e boschi). Le provincie illiriche erano sette (coi nomi già esistenti). La provincia d’Istria (da Pola all’Isonzo, cioè comprendeva anche Go¬ rizia e Monfalcone), aveva Trieste per capoluogo. Il regno d’Italia, stretto tra l’Isonzo e la Sesia (Pie¬ monte e Parmigiano erano inclusi nell’impero francese), aveva dunque tanto ad oriente che ad occidente confini convenzionali, che potevano sussistere soltanto finché l’im¬ pero francese isolasse, da tutte le parti, direttamente o indirettamente il piccolo stato. Pure al nord, benché la Baviera continuasse a esser fedele, Napoleone non potè ammettere più a lungo la minaccia del Trentino in mano altrui. Col trattato di Parigi del 28 febbraio 1810 egli tolse alla Baviera tutto il Trentino e lo unì all’Italia quale dipartimento dell’Alto Adige. Secondo questo trattato do¬ veva passare all’Italia una popolazione di 280.000-300.000 anime e, in accordo con ciò, le prime disposizioni date al generale Baraguay d’Hilliers fanno ritenere che Napo¬ leone volesse portare la nuova linea di confine fino allo — 16 —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/15[modifica]

spartiacque del Brennero e di Dobbiaco (Toblach). Tut¬ tavia più tardi, contro la precisa dichiarazione del principe Eugenio, ch’è citata in testa a questo studio, egli s’accon¬ tentò del confine di Vilpiano (sopra Bolzano) e Bressa¬ none, lasciando alla Baviera la valle dell’Isarco (Eisach) abitata dagl’irriducibili tirolesi che s’erano ribellati fu¬ riosamente perfino contro la Baviera. Due cose però bi¬ sogna avvertire : che Merano, allora, non aveva che una importanza minima non essendo ancora costituita la strada dello Stelvio, e che il Brennero, Franzensfeste e Inn- sbruck erano in possesso d’un alleato. Tant’è vero che nel 1813, appena si seppe che la Baviera s’era dichiarata ostile agli alleati, il viceré Eugenio abbandona subito le provincie illiriche ritirandosi senza combattimenti dal- l’Isonzo al Phve, dal Piave all’Adige. Il 1866. E’ la riscossa degli alleati : e il Congresso di Vienna consegna all’Austria non soltanto tutte le attuali provin¬ cie irredente, ma il Veneto e la Lombardia, l’Austria li disgiunge amministrativamente dal Trentino, dal Friuli orientale e dall’Istria : e il 66 ci dà bensì Venezia, ma senza queste sue necessarie provincie di confine. Gli uomini politici italiani sostennero sempre, sino dall’epoca delle trattative per l’alleanza italo-prussiana che sotto il nome di Venezia s’intendeva tutta la Venezia compreso il Trentino e l’Istria. Difatti anche dopo Cu- stoza, quando Napoleone III ci propose sempre più mi¬ — 17 —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/16[modifica]

nacciosamente l’armistizio con l’Austria sulla base della cessione del Veneto e Cialdini occupata Padova e Vi¬ cenza avanzava con 150.000 uomini a marcie forzate verso la Carniola, mentre Garibaldi e Medici tenevano le valli meridionali del Trentino, Visconti Venosta, ministro degli esteri, mandava il 29 luglio una nota al Nigra, nostro ambasciatore a Parigi, invitandolo ad agire perchè la Francia ottenesse dall’Austria l’apertura di negoziati di¬ retti per la pace, e scriveva che « l’oggetto forse più ri¬ levante dei negoziati attuali è la questione della rettifica¬ zione dei confini del Veneto, i quali dovrebbero essere portati all’Isonzo e ad una linea che attraversa la valle del¬ l’Adige a sud di Bolzano ad al nord di Trento». Difatti il 30 luglio il Nigra presenta al ministro degli esteri fran¬ cese una nota verbale molto importante sulla questione del Trentino. (( Consentendo all’armistizio, il governo italiano s’è riservato di trattare nei negoziati di pace la questione delle frontiere. Con questa denominazione il governo ita¬ liano farà valere i suoi reclami relativamente al Tren¬ tino. Il governo del Re spera che l’Imperatore e il suo governo appoggeranno questa domanda. La riunione del Trentino al regno è essenziale per l’Italia. Questo terri¬ torio appartiene alla penisola etnograficamente e geografi¬ camente, storicamente e militarmente ». E, dimostrato che il Trentino tagliato fuori dall’Italia non avrebbe sbocchi commerciali e che, in mano dell’I¬ talia, non potrebbe essere una minaccia militare per l’Au¬ stria, la nota chiudeva : « Infine l’Austria, padrona del Trentino minaccia ad un tempo la Venezia, Brescia e Milano, e si mantiene —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/17[modifica]

18 — sul lago di Garda... Questa questione è dunque estrema- mente importante. Dalla maniera con cui sarà risolta di¬ penderà in gran parte lo stabilirsi di rapporti definitiva¬ mente amichevoli fra l’Italia e l'Austria». 11 governo francese rispose che avrebbe appoggiato la proposta, ma che non ne prendeva impegno formale. 11 Nigra però insistette direttamente a Vienna per mezzo del Menabrea, plenipotenziario per le trattative di pace. Di¬ fatti egli in una lunga nota del 2 ottobre riferisce le pra¬ tiche fatte a questo proposito e gli argomenti usati. L’Austria per assicurarsi il Trentino — argomentò il Menabrea — deve erigervi delle grandi fortificazioni, le quali sarebbero state « una minaccia per l’Italia più che un elemento di difesa ». Invece <( l’Austria, rinunzian- dovi, non avrebbe fatto che sloggiare da una posizione avanzata al di là delle sue linee naturali di difesa che avrebbero continuato ad appartenerle intere; l'Italia a- vrebbe considerato la riunione del Trentino come il com¬ plemento della sua difesa legittima da questa parte, di¬ fesa sinora incompleta». E la dimostrazione storica n’è che nel 1806 Napoleone obbligò la Baviera a creare una zona neutra nel Trentino. Così il Menabrea ricorda che Napoleone volle aver la frontiera dell’Isonzo, come era stata segnata nel trattato di Fontainebleau e ulteriormente modificata nel senso che il Talweg dalla sorgente alla foce ne fosse il cardine definitivo. Con tale confine anzi la Ve¬ nezia era passata all’Austria nel 1814-15. Ma tutte queste ragioni furono vane. Al Menabrea che gliene parlava il plenipotenziario austriaco conte Wim- pfen rispose nella XI conferenza di non avere istruzioni. Poi, nella XII conferenza, dichiarò che il suo governo

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/18[modifica]

non acconsentiva a ulteriori rettifiche. E il trattato di pace stabiliva all’art. 4 che « la frontière du territoire cédé est detérminée par les confins administratifs actuels du royau- me lombard-vénitien ». Eppure perfino Bismarck — ciò che pochissimi sanno — aveva riconosciuti i diritti dell'Italia non soltanto sul Trentino, ma anche sulFIstria. Difatti il generale Go- vone, inviato militare-politico a Berlino, riferisce il 28 luglio 1866 al ministro degli Esteri Visconti-Venosta : « Il conte Bismarck comprende i motivi che spingono il governo italiano a reclamare il Tirolo e le altre pro¬ vincie italiane; ma è d’avviso di riservare questa que¬ stione per più tardi. Aggiunse che, se le ostilità doves¬ sero ricominciare, sarebbe molto lieto di vederci occu¬ pare la più vasta estensione possibile di territorio au¬ striaco; e, avendogli domandato se, in questo caso, sa¬ rebbe disposto di modificare ed estendere la portata del nostro trattato aggiungendo dopo la parola « Venezia » le parole « Trentino ed Istria » che citai incidentemente, mi rispose di sì e mi autorizzò, dietro domanda che gli mossi, di dichiararlo ufficialmente a Vostra Eccellenza e di dirle che allora verrebbe aggiunto un articolo addizionale al nostro Ir aitato ».

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/19[modifica]

La magnifica posizione dell’Austria verso di noi La frontiera che Custoza e Lissa ci lasciarono in triste eredità è perfino doganalmente assurda. Difatti ogni giorno nascono impicci amministrativi e doganali, ad onta del reticolato di fil di ferro spinato rotto da porti¬ cine, che dovrebbe supplire alla mancanza di traccia na¬ turale e ch’è come il simbolo di tutto il nostro inesistente confine con l’Austria. «In certi punti i buoi nell’arare passano e ripassano da uno stato all’altro : altrove uno dei buoi cammina nel territorio del Regno, l’altro calca il suolo imperiale. V’è un proprietario (anzi sono parec¬ chi) che ha la casa al di qua e la stalla al di là del confine : il cortile è diviso» tra il Regno d’Italia e la monarchia degli Absburgo. Ma la cosa tremenda è che la nostra frontiera ci lascia del tutto scoperti di fronte all’Austria. Giacché le sue prin¬ cipali caratteristiche geografico-militari'sono queste (senza contare quelle che derivano dal predominio dell’Austria t — 21

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/20[modifica]

— nell’Adriatico : Pola, l’arcipelago dalmato e Cattaro) : 1‘ - Le valli e i bacini superiori dell’Adige e del Fella, e tutta la valle e il bacino dell’Isonzo sono in mano dell’Austria. La quale a darci compiutamente il senso di questo fatto unì l’Adige con Finn, il Trentino al Tirolo, il Fella alla Drava (la vai del Ferro fa parte della Ca- rinzia), l’Alta Idria e l’alto Vipacco affluenti di sinistra dell’Isonzo alla Sava (la Carsia è distretto della Car¬ riola), e — in altri tempi — unì tutto ciò, aggiungendovi tutto l’Isonzo (Goriziano) alla confederazione germanica del Reno, Elba, Danubio. 2‘ - Oltre queste tre valli che sono i principali sbocchi dalle Alpi in Lombardia, Veneto e Friuli (cioè all’Adriatico) l’Austria tiene tutti gli alti bacini dei princi¬ pali fiumi veneto-friulani (e persino lombardi). Da ovest a est : la vai Giudicane (Chiese), la valle del Sarca col Garda, l’Astico, la Valsugana (Brenta) con l’affluente Ci- smone, la vai d’Agordo (Cordevole), la valle d’Ampezzo (Boite), la valle del Comelico, tutte tre confluenti del Piave, il Natisone. Ciò significa che l’Austria c’incombe su tutte le nostre vie fluviali. 3‘ - Di conseguenza tutti i passi naturali d’Italia nell'Alpi Retiche e nelle Giulie sono tenuti dall’Austria, ben dentro nel suo territorio, in modo che l’aggiramento è reso quasi impossibile : il passo di Resca (Reschen), il Brennero, tutti e due tra l’Adige e Finn; il passo di Dob- biaco (Toblach, fra l’Adige e la Drava); il Predii (tra l’Isonzo e la Drava), la sella di Camporosso o Saifnitz (fra la Drava e il Tagliamento), il passo di Longatico (Loitsch), di Planina (tra l’Isonzo-Timavo e la Sava). Di

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/21[modifica]

tutti questi appena tre o quattro sono veramente impor¬ tanti : chiuse con sbarramenti queste porte rinforzate da opere nell’Istria, nel Goriziano e nel Trentino, noi sa¬ remmo sicuri in casa nostra. Cosi invece noi dobbiamo di¬ fendere (e quasi da per tutto in condizioni svantaggiosis¬ sime) ben 16 valichi, e cioè : il passo dello Stelvio (sopra Bormio), del Tonale (sopra Edolo), il Ponte Caffaro (so¬ pra Idro), il Garda (sopra Peschiera), la stretta di Bor- ghetto (sopra Verona), il Pian delle Fugazze (sopra Schio), la Val d’Arsa (sopra Asiago), Primolano (sopra Bassano), il M. Coppolo (sopra Fonzaso-Feltre), Caprile e Falcade (sopra Agordo), il passo d’Alemagna e il M. Piano e il M. Croce (sopra Pieve di Cadore), Pontebba (sopra Mog¬ gio), Staroselo (sopra Civitale) e tutta la frontiera asso¬ lutamente scoperta dall’Judrio al mare. 4‘ - Con questi passi l’Austria, in tempi normali al¬ meno, può aggirare qualunque nostra posizione fino al- l’Adige-Po, cioè fino al famoso quadrilatero. Teorica¬ mente (e secondo tutta una scuola di strateghi anche pra¬ ticamente, come vedremo) la nostra prima linea vera di battaglia contro l’Austria è ancora quella dell’Adige, a- vendo abbandonato preventivamente al nemico tutto il Friuli e quasi tutta la Venezia, cioè circa un 20 mila chi¬ lometri quadrati con tre milioni d’abitanti sui 290 mila chilometri quadrati e 35 milioni del territorio nazionale d’oggi. 5‘ - Il Trentino austriaco taglia fuori dal territorio militare italiano quasi tutto il Veneto. Scriveva il Baude, l’illustre critico militare francese che una volta faceva testo : « Le plus grand avantage des —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/22[modifica]

23 — Autrichiens en Italie consiste dans la possession du Ty- rol, pays montagneux qui s’avance dans la piaine et la do¬ mine comme une citadelle. Il ne laisse qu’une étroite bande de terrain entre la Lombardie et la Vénétie : la faible lar- geur de cette bande est encore réduite par le lac de Garde et par les marécages que forme le Mincio avant de rejoin- dre le fleuve dans lequel il se perd. Le massif des Alpes du Tyrol, ainsi jeté au centre mème de l’Italie, a toujours fourni aux empereurs d’Allemagne leur base d’opérations contre la péninsule, et a été le grand obstacle à l’indé- pendance de ce pays. Maintenant encore c’est au sortir de ses gorges que se trouvent les forteresses où l’Autriche a établi le centre de la domination militaire ; c’est dans les montagnes elles-mèmes, dans la vallèe supérieure de l’Adige que se trouve le noeud de toutes les routes mili- taires ». E i fratelli Mezzacapo nel loro libro sulle condi¬ zioni strategiche d’Italia, che ancora oggi è fondamentale, affermavano : « Quello cui devesi anzitutto mirare nella difesa generale delle Alpi si è di sostenersi sulla frontiera centrale; forzato il passo delle Alpi centrali tutte le nostre forze poste alla difesa d’ogni altra parte della nostra fron¬ tiera alpina potrebbero trovarsi tagliate dal Po ». Difatti in questo caso il nemico sarebbe più vicino al Po che le nostre truppe all’Alpi occidentali o all’Isonzo. Tutto ciò fu evidente nella campagna del viceré Eu¬ genio nella riscossa antinapoleonica del 1813. La Francia arrivava allora alla Drava e alla Sava ; però Eugenio non potendo più sostenersi a Lubiana retrocedè fino all’I- sonzo, che intendeva difendere. Ma avendo il re di Ba¬ viera fatta causa comune coi nemici di Napoleone, Eu¬ genio dovette ordinare subito la ritirata al Piave, e dal -, —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/23[modifica]

24 — Piave al Tagliamento. Difatti il nemico, dopo aver co¬ stretto Gifflenga ad abbandonare Bressanone, poi Trento, era entrato nel Cadore e giù per il Tagliamento accennava a congiungersi con le altre schiere che avevano valicate le Alpi Giulie e s’erano impadronite di Gorizia. Appena sull’Adige egli riuscì a difendersi validamente per tre mesi, e senza l’attacco proditorio di Murat l’esercito au¬ striaco non l’avrebbe vinto, benché di forze superiori. In conclusione, come scrisse Napoleone : « La grande strada da Monaco a Verona, che attraversa il Brennero e passa l’Adige, gira queste cinque linee (deH’Isonzo, del Tagliamento, del Livenza, del Piave, del Brenta), di ma¬ niera che se il nemico avesse un corpo d’esercito in Ba¬ viera giungerebbe per quella strada sulla riva destra del¬ l’Adige e taglierebbe l’esercito che occupa una di que¬ ste linee ». Difatti per questa strada, ch’è la più corta, calarono tutte le invasioni della Germania in Italia fin¬ ché il centro politico della Germania non fu spostato a Vienna. 6' - Ma anche ammettendo che il Trentino possa es¬ sere validamente mascherato da parte nostra, noi non ab¬ biamo che una linea di resistenza mediocre al Piave fino alla posizione veramente eccellente dell'Adige. Esaminando infatti i fiumi veneto-friulani (escluso l’I- sonzo che non ci appartiene) tutti i tecnici sono stati sem¬ pre d’accordo nel dichiarare ch’essi non offrono nessuna possibilità di resistenza perchè troppo poco larghi, guada¬ bili in più punti e diffìcilmente munibili.

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/24[modifica]

— 25 — Non abbiamo una frontiera militare verso l'Austria. Non ci resta dunque ora che fare la controprova della nostra inferiorità verso l’Austria causata dall’inesistenza di confini naturali : enumerare cioè gli enormi vantaggi che dà all’Austria l’attuale frontiera. Sono questi : 1° - L’impero tedesco (Austria-Germania) come ha diritto d’iniziativa in Francia attraverso il Belgio, cosi l’ha in Italia grazie alle provincie italiane che sono in mano sua; 2° - Possedendo esso tutti i nostri nodi stradali e ferroviari di confine (Franzensfeste, Bolzano, Tarvis, Di- vaccia, Fiume) e tenendo tutte le valli dei nostri valichi esso può compiere la sua doppia radunata (nel Tirolo e nella Carinzia-Carniola) assolutamente indisturbato da nostre eventuali minacce, pur non cedendo un palmo di territorio statale. 3" - Per lo stesso motivo può occupare subito, con sforzo relativamente piccolo, la fertile pianura friulano¬ veneta almeno fino al Tagliamento o magari fino al Piave, avendo così a sua disposizione un magnifico terreno di dispiegamento e ricca possibilità di approvvigionamento per il suo esercito in casa nostra. Non ripeteremo mai ab¬ bastanza che la pianura friulana può essere per l’im¬ pero tedesco ciò che gli è il Belgio verso la Francia. — 26 —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/25[modifica]

4“ - Se esso ci vince all’Adige noi dobbiamo di¬ fenderci sul Po, con l’abbandono di almeno una parte di Lombardia, mentre se noi vinciamo l’esercito nemico esso rientra comodamente nel suo territorio per dieci strade. 5" - Noi anche nel caso migliore dobbiamo iniziare la guerra aprendoci faticosamente la via per valli mon¬ tane minate e trincerate e conquistando il passo su un terreno carsico dove non è possibile lo spiegamento di forze, così che la nostra offensiva è tanto ardua quanto quella deH’Austria naturalmente facile. Per tutto questo che s’è detto, per la geografìa, la storia, la strategia, per la nostra dignità nazionale noi dob¬ biamo rivendicare il nostro confine naturale. L’Italia co¬ stituita nazione deve continuare ad essere anche quel¬ l’espressione geografica che Metternich dileggiava. Sul Brennero e a Longatico noi potremo trattare da pari a pari con il futuro impero tedesco e con la grande Croazia. Ci potremo difendere bene con non molta spesa. Non do¬ mandiamo che questo. Perchè l’offesa da parte nostra sarà sempre più difficile che da parte del nemico : difatti per arrivare a Monaco o a Vienna noi saremo sempre in peggiori condizioni, causa le lunghe valli alpestri che vi conducono, che il nemico per arrivare a Venezia e a Mi¬ lano. Anzi tutta la nostra storia, dal dominio di Roma alle guerre napoleoniche, insegna fra altro questo : che in Italia si può combattere per la sorte dell'Europa, ma che partendo dall’Italia non la si decide. A Vienna si arriva per il Reno, l’Elba, il Danubio : non per l’Isonzo. L’Italia non può far altro che difendersi. Ma la sua difesa non è possibile che ai suoi confini. Napoleone in una nota del

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/26[modifica]

20 agosto 1810 spedita ai generali Marmont e Maurillon scriveva fra l'altro: «Nel 1809 la frontiera del regno d’Italia era tale da rendere impossibile la difesa del Friuli. Volendo proteggere dalle invasioni questa provincia è necessario possedere tutt’e due le rive dell’Isonzo come pure i passi dell’Alpi Giulie». Il confine

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/27[modifica]

naturale Abbiamo dimostrato la necessità del confine naturale. E per confine naturale non si può intendere che lo spar¬ tiacque fra il Danubio e l’Adriatico. Ragioni politiche e ragioni militari potranno spostare a nostro svantaggio o vantaggio, questa precisa linea, noi però non possiamo far altro che seguirla fedelmente come unica norma fissa, indiscutibile. Dallo Stelvio al passo di Resca (Reschen) il confine naturale nostro è quello attuale fra la Svizzera e l’Au¬ stria (più la vai Monastero che appartiene ancora alla Svizzera). All’altezza del passo di Resca esso discende dal crinale delle montagne fra l’Inn e l’Adige, raggiunge questo fiume alle sue sorgenti e si innalza lungo le Alpi Venoste (Oetztaler Alpen), a sinistra dell’Adige, ne per¬ corre il crinale raggiungendo le Alpi Passirie e lungo il massiccio del Tribulaun cala alla sella del Brennero che divide il Sili (-Inn) dall’Isarco (-Adige). Dal Brennero esso valica le montagne fra l’Isarco e il suo affluente Pfitscher per raggiungere le Alpi Aurine (dello Ziller

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/28[modifica]

, fra questo — 29 — fiume, affluente dell’Inn, e il Rienz, affluente dell’lsarco), di cui percorre lo spartiacque verso nord-est fino al mas¬ siccio dei Tre Signori (Dreiherrnspitze), dove piega bru¬ scamente verso sud-sud-est, seguendo lo spartiacque fra gli affluenti del Rienz e quelli della Drava, le cui sorgenti raggiunge nella depressione fra Dobbiaco e Innichen. Da qui per la Croda dei 3aranci (Birkenkofl), la eroda dei Róndoi (Schwalbenkofl), e la Croda di Paterno (Pater- kofl) raggiunge al Monte Croce l’attuale frontiera delle Alpi Carniche, che segue fino al punto dov’essa piega in¬ naturalmente verso sud-est abbandonando la catena prin¬ cipale dominante la valle del Gail. Il confine naturale la percorre fino all’altura della sella di Camporosso (Saif- nitz) e Tarvis (comprendendolo almeno la prima) e su per il torrente Schliza (affluente del Gailiz-Drava) lungo la cresta del Luschari e del Wischberg (Jòf Juart) raggiunge al Predii la catena principale delle Giulie. Poi, dal Manhart al Monte Nero attraverso al Tricorno percorre il grande arco di cerchio delle Giulie orientali, che segna anche oggi il confine tra il Goriziano e la Car¬ riola, dividendo la Val Trenta (alta valle dell’Isonzo) dal¬ le valli delle due Save (di Wurzen e di Wochein). Al Monte Nero la grande catena delle Giulie, fin qui compatta e senza valichi (meno quello del Predii) si e- stende e si diffonde in un grande altipiano carsico, sor¬ montato da tre principali linee di montagna. Perciò qui le strade si fanno numerose e l’idrografia, pur chiara nelle sue direzioni generali, diventa subdola e misteriosa (il Timavo superiore (Reka), l’Uncia, il lago di Zirkniz, le cui acque s’inabissano nel sottosuolo). Difatti proprio a questa vera porta aperta d’Italia, da cui calarono tutte

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/29[modifica]

le invasioni barbare, i romani sentirono la necessità di erigere due muraglie di sbarramento intermezzate e af¬ fiancate da valli e opere minori. Ed è appunto qui che in tutti i secoli la linea del confine italiano subì piccoli spo¬ stamenti, che si ripetono anche ora, dal 1848, nelle varie opinioni dei geografi e dei politici. Noi però anche qui ci teniamo a quella che è meglio basata sulla realtà geo¬ grafica, convalidata nei secoli, sia pure con piccoli muta¬ menti, dalla storia. Fra la Venezia Giulia e la Carniola è sempre esistita, come già vedemmo, una provincia me¬ diana di costumi e di civiltà, ora completamente slaviz¬ zata : la Carsia, cioè l’attuale capitanato di Postumia (A- delsberg). Essa s’estende su per giù fra le due catene mar¬ ginali della Selva di Tarnova e di quella del Piro, pro¬ lungandosi da Postumia stessa lungo la catena degli Albi a sud-est fino alle falde meridionali del Nevoso. Abban¬ donare questa provincia ci sembra impossibile sia perchè per allacciarsi al margine occidentale dell’altipiano biso¬ gnerebbe rinunziare già all’altezza di Tolmino alla ca¬ tena invalicabile delle Alpi e in gran parte al bacino del- l’Idria, sia perchè da Prevald a San Peter s’apre una grande trouée, la cui fortificazione (anche se possibile erigendo delle salde opere sul Gaberk sopra Senosec) sa¬ rebbe assai costosa. Inoltre bisogna notare che mentre sulla linea Idrja-Longatico-Postumia-Nevoso le strade di passaggio — i passi hanno ancora carattere di valico — a Aidussina, Prevald, San Peter, Dornegg sono già ric¬ che di varie e facili ramificazioni e accentramenti. Per tutto ciò mi pare che non sia possibile altro che seguire l’esempio datoci dai romani, i quali condussero dal nodo degli Albi due valli : l’uno, il fondamentale, esterno che

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/30[modifica]

passava da Longatico a Idria (comprendendo però anche la Palus Lugea, cioè parte dell’attuale Carniola), l’altro che arrivava a Aidussina per San Peter e Prevald (Prae- vallum). Perciò partendo dal Monte Nero il confine no¬ stro segue sopra ad Idria la divisione amministrativa fra il Litorale e la Carniola, attraverso il valico arduo di Pla- nina-Kirckeim. Da Idria esso prosegue, con direzione predominante sud-est, lungo le alture dominanti la strada Idria-Planina (vicino al fiume Uncia), tagliando l’Italia dalla Slavia al passo centrale di Longatico (Unterloitsch) e comprendendo a occidente la Selva di Tarnova e del Piro. Da Longatico essa segue, sormontandolo sulle al¬ ture occidentali, il tratto della ferrovia Trieste-Lubiana fino sopra a Postumia (che lascia ad occidente), e seguen¬ done il confine amministrativo lungo la dorsale dei Monti Albi, da dove scende, includendo Fiume e qualche chilo¬ metro quadrato della Croazia, al mare, all’altezza circa di Buccari, quasi dirimpetto allo scoglio di S. Marco che fa parte del territorio italiano.

  • * *

Questo nuovo confine comprende dunque, oltre alle provincie italiane, una minima parte della Carinzia (alta valle del Fella), il capitanato di Postumia e qualche lembo di quello di Longatico (Loitsch), ambedue appartenenti alla Carniola, e un piccoio angolo della Croazia intorno a Fiume. Naturalmente nel calcolo dobbiamo computare pure la Dalmazia, di cui finora non abbiamo mai parlato appunto perchè essa fa parte esclusivamente del problema adriatico, anche più importante in un certo senso di quello della frontiera di terra ferma. — 32 —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/31[modifica]

Cosicché il nuovo territorio sarà di circa 36 mila chi¬ lometri quadrati. E cioè : Trieste 9^ Gorizia e Gradisca . . .■ 2,918 Istria 4.956 Trentino e Alto Adige *3.905 Postumia 898 Valle del Fella, lembi di Loits, h e della Croazia 360 circa Fiume • 21 Dalmazia 12,831 35.984 Il problema

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/32[modifica]

degii slavi e dei tedeschi I territori che saranno compresi entro il nuovo confine sono abitati da più di 2 milioni di abi¬ tanti, di cui quasi un milione italiani; circa 200 mila te¬ deschi (nell’Alto Adige), 400 mila fra sloveni e croati nella Venezia Giulia, e il resto croati della Dalmazia. Di serbi non esistono che circa un 60 mila in Dalmazia, esclusi quelli che abitando nei tre distretti meridionali di Cattaro, Ragusa, Metcovic passeranno quasi certa¬ mente alla Serbia. Con tutto ciò il numero dei non italiani sarà rispetta¬ bile e abbastanza grave sopratutto per una nazione come la nostra che finora è stata la più compatta nazionalmente di tutta Europa. Ma ogni periodo storico presenta e risolve nuovi problemi, e se la seconda metà del secolo scorso segnò la vittoria del principio nazionale, il nostro secolo s'è iniziato appunto con il tentativo di trovar una solu¬ zione per i territori dove s’intersecano e si confondono due o tre sfere d’influenza nazionale (etnica, linguistica, economica, politica), per le quali il principio mazziniano —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/33[modifica]

34 — è una pura parola. Tanto più che le minoranze non ita¬ liane che l’Italia annetterà sono tutte (meno eccezioni tra¬ scurabili) bilingui, parlando esse correntemente e usual¬ mente l’italiano. E l’Italia non può spaventarsi del suo compito, come non se ne spaventa la Francia per l’Alsazia e Lorena, nè la Germania per esse, per lo Slesvig, per la Polonia, nè la Russia, nè gli stati balcanici. Vuol dire che l’Italia dovrà compierlo seguendo una strada e una regola sua. A me non spetta qui di trattare di ciò. Ma siccome la questione etnica è, fra altro, strettamente connessa a quella dei confini (poiché le nazionalità straniere abite¬ ranno appunto nei punti più delicati della difesa nazio¬ nale) credo necessario dire in due parole il mio convinci¬ mento a questo proposito, tanto più che già alcuni hanno parlato di « dittatura militare » e di « assimilazione ra¬ pidissima ». Dunque : basandomi su tutto ciò che è avvenuto quasi sempre e quasi da per tutto, credo che una certa assimi¬ lazione, molto lenta, avverrà anche degli slavi e anche dei tedeschi, sopratutto tra quelli già ora misti nelle lo¬ calità dov’è una maggioranza o una forte minoranza ita¬ liana. I gruppi compatti però slavi (nell’interno della Dalmazia, dell’Istria liburnica, di Postumia, della valle dell’Isonzo) e tedeschi (nell’Alto Adige) manterranno ma¬ gari per secoli la loro nazionalità, anche se in superficie saranno a poco a poco italianizzati. E anche ciò è avve¬ nuto quasi sempre e quasi da per tutto. In tutti i casi però se noi desideriamo che l’assimila¬ zione avvenga e s’estenda il più possibile noi non dob¬ biamo far niente di artificiale per promuoverla. L

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/34[modifica]

a vo¬ — 35 — lontà di snazionalizzazione è tanto bestiale e assurda che non solo non è riuscita mai in nessun posto, almeno nei tempi moderni, ma ha risvegliato di colpo e armato vio¬ lentemente la necessità dell’irredentismo. Insegnino tutte le nazionalità che si credevano spente e non erano che oppresse nell’Austria, e insegnino la Polonia e l’Alsazia tedesche! Se noi vorremmo far diventare in breve i te¬ deschi e gli slavi regnicoli italiani, avremo subito in casa un grave irredentismo. E allora come bisogna procedere? Non austriaca¬ mente, ma italianamente. Aver fede in noi e nella nostra capacità civile. Favorire in tutti i modi lo sviluppo econo¬ mico dei paesi di confine, allacciandoli strettamente a noi coi vincoli dell’interesse e del benessere. Strade, ferrovie, industrie, commercio. Rispettare profondamente la loro nazione come facciamo coi francesi in vai d’Aosta. La¬ sciare intatte le scuole nazionali, anche magari dov’esse sono anche oggi un non senso, trasformare in slavi-ita- liani gli istituti della Venezia Giulia che oggi sono o te¬ deschi o bilingui o trilingui. La scuola è sacra : e perciò è anche l’arma politica più tremenda. Soltanto che do¬ vremo, anche per accondiscendere al desiderio certo de¬ gli slavi e dei tedeschi, insegnare l’italiano anche nelle loro scuole, molto abbondantemente. E dovremo permet¬ tere tutte le manifestazioni culturali slave e tedesche, ma¬ gari favorendole. Ma impedire fin dal primo giorno, con decisa serenità, ogni moto politico. Certo : il compito non è facile, ed è necessario che gl’impiegati che dovranno effettuarlo abbiano un tatto e una conoscenza umana non comune. Tra la politica e la coltura i confini sono assai ardui. E un certo latente ir- / — 36 —

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/35[modifica]

redentismo ci sarà sempre, finché uno slavo e un te¬ desco abiteranno nel nostro territorio. Ma non bisognerà impensierirsene troppo. I desideri politici dei piccoli grup¬ pi smembrati nazionali contano assai poco. Nè la Francia avrebbe potuto fare la guerra soltanto per l’Alsazia e Lo¬ rena, nè l’Italia per Trento e Trieste. Vuol dire che do¬ mani dovremo essere più forti militarmente, non per il milione di stranieri che avremo tra noi, ma per difendere il nostro Adriatico. Ci vorrà perciò sopratutto molta cal¬ ma e molto buon senso. E valersi non del divide et impera austriaco, ma del sentimento regionale vivo in tutti i paesi nostri, favorito da speciali autonomie. E da ultimo bisogna ancora fare questa considera¬ zione fondamentale : la massima parte dei nostri nuovi cittadini slavi nel Goriziano, nell’Istria, nella Carsia e nella Dalmazia sono contadini. Ora non soltanto i conta¬ dini slavi, ma di tutte le nazioni, hanno se mai un senti¬ mento economico e campanilistico, non nazionale ; si som¬ muovono per il pane, non per lo stato; mentre viceversa sono proprio essi, la loro ottusa resistenza che perpetua lingua e costumi nazionali anche quando la borghesia si snazionalizza. Sicché il fenomeno più importante sarà que¬ sto : che mentre la lingua slava continuerà ad essere dif¬ fusa e predominante in molta parte delle nuove campa¬ gne, mancherà invece l’elemento per una vera agitazione nazionalista slava. Di fatti oggi essa è fatta da quella assai fittizia (meno forse in Dalmazia) borghesia slava che s’è andata formando nelle città italiane (tutte le città sono ita¬ liane, perchè cultura e borghesia sono sempre state ita¬ liane) per l’urbanesimo favorito dalla politica di Vienna. Ma domani l’urbanesimo dovrà essere prevalentemente ita¬

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/36[modifica]

liano, (veneto-friulano, romagnolo, marchigiano, pugliese sopratutto), e la borghesia slava dovrà dileguarsi a poco a poco, non per costrizione legale, ma perchè i posti go- venativi e in parte comunali non saranno più soltanto per lei, e i medici e gli avvocati slavi avranno sempre meno da fare, mancando via via i clienti dalla Carinzia e dalla Carniola. I pochi agitatori slavi che resteranno sarà fa¬ cile sorvegliarli e tenerli in freno.

Pagina:Slataper - I confini necessari all'Italia, Palatina, 1915.djvu/37[modifica]

INDICE I confini necessari pag. 7 La storia del confine nord-orientale . . » 10 4 La magnifica posizione dell’Austria verso di noi a 20 II confine naturale » 28 Il problema degli slavi e dei tedeschi . . » 33 Gonella Felice, Gerente responsabile Tip. Palatina di G. Bonis e Rossi - Via Giulio, 20 - Torino